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	<title>Malitalia &#187; Politica</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>I politici a lezione dai tecnici</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
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C’è da ammettere che, da un punto di vista di meri fruitori dell’attualità politica, le questioni che popolano titoli ed occhielli di quotidiani e telegiornali in queste settimane sono ben più noiose di quelle che la facevano da protagonista solo un anno fa. Le leggi sulle intercettazioni, le proteste contro le restrizioni alla libertà di [...]]]></description>
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<p><strong>C’è da ammettere che, da un punto di vista di meri fruitori dell’attualità politica, le questioni che popolano titoli ed occhielli di quotidiani e telegiornali in queste settimane sono ben più noiose di quelle che la facevano da protagonista solo un anno fa. Le leggi sulle intercettazioni, le proteste contro le restrizioni alla libertà di stampa, e poi i processi…</strong> Che fine ha fatto tutto ciò? Tutto impietosamente sommerso dall’agenda traboccante dell’attuale Governo, che in nemmeno tre mesi ha messo sul piatto della vita politica nazionale manovre economiche da quaranta miliardi, riforma del lavoro, riforma della giustizia e delle carceri, riforma della legge elettorale, e poi le tre questioni che stanno monopolizzando l’attenzione pubblica: le scuri sui costi della politica, le innominabili liberalizzazioni, e la caccia &#8211; che si spera senza quartiere &#8211; agli evasori fiscali, siano essi super ricchi, imprese e quant’altro. Problemi che sembrano essere nati insieme all’esecutivo Monti, e che invece sono radicati da anni ed anni nel nostro tessuto economico e sociale. Un esecutivo che apre in maniera repentina numerosissime questioni, alcune decisamente scomode, e lo fa sicuramente con la sicurezza, verrebbe quasi da dire con la disinvoltura &#8211; concetto del resto ribadito dagli stessi membri del Governo &#8211; di chi deve rispondere solo alla propria coscienza o, più prosaicamente parlando, che non deve rendere conto ad un elettorato ed ai suoi interessi &#8211; e si spera non ne metta in mezzo altri. Un governo su cui si sono spese le definizioni più disparate: “tecnico” è il termine più comune, ma forse la definizione più interessante l’ha data proprio il Presidente del Consiglio, quando definì il suo un “governo di impegno nazionale”. Ma non sia mai definirlo “politico”: ed è l’opinione più condivisa proprio tra i politici. Non politico perché non nasce da una chiamata alle urne per elezioni &#8211; per l’appunto &#8211; politiche, non politico perché sorretto da una maggioranza che sarà si una delle più estese dalla nascita della Repubblica, ma che non è espressione di una comune volontà politica: qualcuno la chiama “responsabilità”, qualcun altro “passo indietro”, altri ancora “fuga dalle proprie responsabilità”.<br />
<strong>Eppure l’avventura politica del tecnico Monti porta con sé almeno tre paradossi.</strong> Primo, la tenuta di fiducia nell’opinione pubblica di un esecutivo che non è espressione di pubblica volontà politica. Come emerge da un sondaggio realizzato da IPR Marketing per Repubblica, la fiducia degli italiani nella figura di Mario Monti al 28 gennaio scorso &#8211; dopo lo tsunami di proteste da parte di tassisti e forconi &#8211; si attesta al 57%. Poco meno di quanto registrato prima della manovra economica (-3%), ma ben più rispetto al giorno di affidamento dell’incarico da parte di Napolitano (+7%). Tra i ministri, quello che raccoglie più consensi è il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, seguita da Riccardi e, pari in terza posizione, Giarda, Passera &#8211; malgrado si sia detto, e si dica tutt’ora molto sulla sua presenza nell’esecutivo &#8211; e Fornero, in discesa dell’ 8% rispetto allo scorso mese, che probabilmente sta scontando l’impopolarità del nebuloso dibattito sull’articolo 18, che fin’ora ha prodotto solo dubbi e zero certezze.<br />
Secondo paradosso che viene fuori dai numeri di Ipr Marketing: non tutti i partiti sostengono o si oppongono al governo Monti seguendo gli umori del proprio elettorato. E’ esempio eclatante di questa tendenza il PdL: dei suoi elettori, solo il 30% ha fiducia nell’esecutivo “tecnico”. Tanto per fare un raffronto, nel bacino elettorale leghista &#8211; il più accanito oppositore in Parlamento e fuori &#8211; la percentuale scende ad appena il 28%. Ciò malgrado, oggi Berlusconi torna a ribadire che staccare la spina a Monti sarebbe da irresponsabili, con buona pace degli ultimatum in arrivo dal Carroccio. E’ evidente che ben altri interessi muovano queste scelte. Altro caso curioso quello dell’Italia dei Valori, che resta all’opposizione malgrado il 60% dei suoi elettori si dichiari fiducioso nell’operato del governo Monti. Come mai la “discesa in campo” di una squadra di professori che non avrebbero niente a che fare con la politica riesce a portare tanto scompiglio tra gli elettorati, tanto da recidere il filo che lega la base con la testa di quelli che sono tra i partiti che più si affidano al carisma dei propri leader per far presa sull’elettorato?<br />
<strong>Il terzo aspetto paradossale di questo quadro, allora, discende dagli altri due, dalla fiducia degli elettori in questo governo e dalla remissione dei partiti della cosa pubblica nelle sue mani:</strong> sembra quasi che la politica stessa debba imparare qualcosa da questi non politici. Il che è molto di più che tirare fuori l’Italia da un periodo di crisi, è molto di più che far scendere lo spread e riportare il bilancio al pareggio. Nel suo recente discorso all’Università di Bologna il presidente Napolitano ha auspicato che la crisi possa rendere tutti un po’ più sobri. Ed è certamente difficile che un popolo riesca a rinunciare a parte dei privilegi su cui si è più o meno meritatamente arroccato se la propria classe politica si guarda bene dal farlo. Forse è proprio per questo che Mario Monti, che molti vedono come l’uomo calato dall’alto quasi “a tradimento”, riesce malgrado tutto ad esprimere consensi. Perché prima ancora dei fatti, che se ci saranno produrranno nell’immediato conseguenze dolorose e, si spera, benefici nel lungo termine, porta avanti un’immagine sicuramente diversa rispetto a quanto abituati a vedere nel passato. Gli italiani sembrano non voler attribuire più di tanta importanza al rischio che l’attuale governo possa avere un occhio di riguardo per alcuni “poteri forti”, banche e Chiesa prima di tutti. Sarà “tecnico”, ma mette sul tavolo da gioco della politica le questioni che proprio la politica ha ignorato per anni, sempre e comunque. Ed ora, come del resto deve essergli familiare, il professore sale in cattedra. Dopo un trimestre di “governo tecnico”, viene da chiedersi se forse non dovremmo ridefinire tutti questi termini. Ci si chiede se in fin dei conti “politica”, “tecnica” e “impegno” possano essere davvero parole a se stanti, o se invece non starebbero meglio indissolubilmente legate.</p>
<p><strong>E’ incredibile costatare come un governo non politico, che non deve rendere conto a nessun e elettorato, riesca ad avere il 57% dei consensi.</strong></p>
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		<title>Il bipolarismo in crisi e la fuga degli schieramenti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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Fa uno strano effetto guardare quello che succede oggi quando il premier Monti parla alle camere, e andare con il pensiero ad alcune scene degli anni passati divenute ormai un classico dello scontro in aula tra i poli: dalle bottiglie di champagne alla caduta del governo Prodi &#8211; era il 2008 &#8211; al premier Berlusconi [...]]]></description>
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<p><strong>Fa uno strano effetto guardare quello che succede oggi quando il premier Monti parla alle camere, </strong>e andare con il pensiero ad alcune scene degli anni passati divenute ormai un classico dello scontro in aula tra i poli: dalle bottiglie di champagne alla caduta del governo Prodi &#8211; era il 2008 &#8211; al premier Berlusconi che si alza e gira i tacchi quando prende la parola Di Pietro &#8211; ricordate quella del “pregiudicato illusionista”? Se non ci fosse la Lega a tenere i toni sul pacato scambio di vedute &#8211; governo ladro, terroni, questa è per Monti (e mostra il dito medio) &#8211; ci sarebbe da non riconoscere più i nostri deputati e senatori. <strong>E proprio al Senato, oggi, nulla ha interrotto il discorso del premier nella seduta dedicata alle mozioni sulle politiche europee da portare a Brussels, se non applausi multicolore</strong>: centro-sinistra, centro e centro-destra. Tant’è che dei cinque documenti presentati, uno era siglato proprio dai tre maggiori partiti che siedono tra i banchi di questa singolare maggioranza: firma congiunta di Pd, Terzo polo e PdL. Che l’immagine della nostra economia stesa in una corsia di pronto soccorso abbia placato gli animi, o più semplicemente si cerca di tirarsi fuori gioco prima che diventi troppo duro per i più? Dei tanti “passi indietro” fatti in queste settimane, quanti sono dettati dalla responsabilità e quanti dall’opportunità? E negli altri paesi dell’Unione, il bipolarismo che ruolo sta assumendo? Cerchiamo di capire se e come un momento di crisi possa influenzare la lotta tra schieramenti politici opposti insieme al prof. Vincenzo della Sala, docente di Scienza politica presso l’Università degli studi di Trento.</p>
<p><strong>Professor della Sala, questa mattina durante l’esame al Senato delle mozioni da presentare all’Unione Europea sulle politiche comunitarie Partito democratico, Terzo polo e Popolo della libertà hanno presentato un testo unico. Che significato ha questo “matrimonio” politico?</strong><br />
Più che un matrimonio, è una scelta di andare in vacanza insieme. Nel senso che riflette un momento abbastanza particolare per la politica e l’economica italiana, e che non credo abbia più di tanto dietro. I matrimoni si fanno nelle democrazie quando si va dall’elettore dicendo “noi ci presentiamo insieme”, e siamo ben lontani da questo. Certo la situazione mette insieme, può darsi, dei compagni di viaggio che altrimenti non avrebbero pensato di viaggiare insieme.</p>
<p><strong>Nei mesi scorsi siamo stati abituati ad assistere a delle vere e proprie trincee parlamentari, ed ora vediamo scene di sedute tranquillissime con interminabili applausi finali. Cosa è successo?</strong><br />
Monti raccoglie applausi perché non si può fare diversamente in questo momento. Monti risolve i problemi di tutti: nel centro-destra e nel vecchio governo c’erano dei conflitti che non si potevano risolvere, e il governo tecnico gli ha dato il tempo di comporsi, di scaricare in un certo senso su di esso le responsabilità di una politica che avrà delle conseguenze pesanti per gli italiani, e dunque l’applauso è più un sollievo che altro. Da parte del centro-sinistra il governo Monti risolve alcuni problemi, e spinge più in avanti le decisioni da fare anche sul centro-sinistra. Direi che è si strano che dopo una politica polarizzata che dura da diciassette anni o forse di più, avere adesso una situazione in cui siamo tutti amici, ma è un momento particolare, e dura o finché persiste l’emergenza, dunque lo spread e la pressione che viene dai mercati rimane, o finché i partiti decidono che l’emergenza è passata e ritornano sui propri passi.</p>
<p><strong>Non si può vedere in questo senso una sottrazione alle proprie responsabilità da parte dei partiti?</strong><br />
Certo, è una fuga di responsabilità da parte di tutti. Il fatto che c’è un ampio consenso vuol dire che la politica ha abbandonato il suo dovere. Ma non può durare, è una cosa che durerà massimo mesi o fino alla fine dell’anno, ma a un certo punto la politica deve tornare a fare il suo mestiere. Difficile capire come potrebbe essere diverso il nostro Paese in base ai vincoli che vengono dall’esterno: o l’Italia doveva decidere di abbandonare il progetto dell’Euro, o doveva abbandonare la politica per un po’ di tempo. Se questa è stata la scelta giusta, l’elettore italiano avrà occasione di esprimere la sua opinione.</p>
<p><strong>Negli altri stati europei la crisi economica sta portando ad una polarizzazione o ad una conciliazione del dibattito politico?</strong><br />
Ci sono casi diversi. Il caso italiano e il caso greco sono casi singolari, nel senso che ci sono governi tecnici e ancora l’elettorato non ha avuto occasione di esprimere un giudizio. In Grecia per esempio, dove ci saranno elezioni a primavera, non sembra che ci sia un governo e un programma unitario che sarà presentato all’elettorato, i partiti presenteranno le loro posizioni ed è molto probabile che ci saranno delle forti divisioni, anche tra partiti che attualmente sostengono lo stesso governo. In Spagna, dove non so se si può parlare di polarizzazione, ci sono state delle elezioni in cui il centro-destra è tornato al potere con una forte maggioranza, ma non c’è una mossa unitaria dietro la politica economica del nuovo governo perché non è necessario, il governo ha una maggioranza in parlamento che lo sostiene, e stesso discorso in Portogallo. Se diamo un’occhiata a cosa succede in Francia, con le elezioni presidenziali che si terranno a marzo lo scenario è tutt’altro che unitario, c’è la posizione del candidato di centro-sinistra che critica fortemente il governo di centro-destra: dire che è un quadro politico più polarizzato rispetto al passato, forse no. Con una premessa: una delle posizioni estreme che stanno diventando parte delle quotidianità politica, quella anti-europea, di solito di destra, sta facendo parte della politica nazionale di alcuni stati membri, in Olanda ed in Finlandia ad esempio. Direi che è molto probabile che la crisi economica, come la storia ci ha insegnato, porterà più all’estremismo che a posizioni unitarie.</p>
<p><strong>La governance centrale europea uscirà rafforzata o indebolita da questa crisi?</strong><br />
E’ difficile dire che le istituzioni UE emergeranno rafforzate. Qualsiasi soluzione si trovi, porterà un forte stampo intergovernativo. Dunque saranno gli stati membri più che le istituzioni europee a prendere decisioni di garantire il funzionamento dell’Unione Europea e delle decisioni che vengono prese a livello transnazionale. E’ chiaro che siamo solo all’inizio di questa crisi, ci saranno delle riforme nella governance europea, ma poco probabile che l’UE emerga rafforzata dalla crisi ed i conflitti all’interno dell’Unione possono soltanto incrementare. Non sono stati anni felici per l’Europa, anche se c’è chi pensa che essa vada avanti quando ci sono delle crisi e questo porta più  cooperazione, è chiaro che ci sono dei problemi strutturali al suo interno. Un’altra conseguenza di questa crisi è che la Germania, ed in modo minore anche la Francia, emergono come dei veri leader con cui gli altri devono trattare, ed il downgrade della Francia è stato un duro colpo a questo asse franco-tedesco: difficilmente in francesi possono pretendere di essere pari con i tedeschi quando si parla di politica economica europea.</p>
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		<title>Reggio Calabria Caput mundi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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“Per me Reggio Calabria è caput mundi”. Non ha dubbi Santo Versace. Se pensa alla sua terra si emoziona e crede che sia “fondamentale che il Sud decolli”. Quello che manca oggi in Italia è l’attenzione per il Meridione, “ricco di risorse e enormi potenzialità”. Si parte da qui, dalla sua terra, per capire lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/reggio-calabria-caput-mundi/_dsc7763-copy-2/" rel="attachment wp-att-9175"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC7763-copy-2-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9175" /></a></p>
<p><strong>“Per me Reggio Calabria è caput mundi”</strong><strong>. Non ha dubbi Santo Versace.</strong> Se pensa alla sua terra si emoziona e crede che sia “fondamentale che il Sud decolli”. Quello che manca oggi in Italia è l’attenzione per il Meridione, “ricco di risorse e enormi potenzialità”. Si parte da qui, dalla sua terra, per capire lo spirito di un uomo di successo, semplice nel modo di porsi. Lo incontriamo a Roma, siamo con una troupe di Sky Atlantic che sta svolgendo a Roma, come in diverse altre capitali mondiali, una inchiesta sul potere. Ci dà appuntamento prima in un ristorante vicino a Fontana di Trevi, poi andiamo nei suoi negozi di via Condotti. Ci accoglie, ci sorride e lascia da parte ogni formalità.<br />
Per lavoro vive tra Roma e Milano, ma segue tutto quello che succede in Calabria. Santo Versace, il fratello di Gianni e Donatella, peraltro, è presidente fondatore di Altagamma (associazione delle imprese italiane di alta gamma).  Ha dato il nome ed ha contribuito alla stesura della legge Reguzzoni – Versace che disciplina l’architettura del Made in Italy, oltre ad avere introdotto l’obbligo della tracciabilità delle lavorazioni tessili.<br />
<strong>Ma il suo impegno è anche quello politico.</strong> Dopo il divorzio col Pdl e con Berlusconi, oggi fa parte di Alleanza per l’Italia. Non ha alcun problema, “fatemi qualsiasi domanda, certo” non esita a dire. E la nostra attenzione si sposta subito alla Calabria, allo scioglimento del Comune di Reggio. Versace è un uomo di classe e moderato:<strong> “Sicuramente la magistratura dovrà fare luce su quanto è accaduto negli anni e la commissione d’accesso chiarirà come stanno le cose”.<br />
Intanto, però, bisogna stare attenti alle enfatizzazioni e alla disinformazione. “Si tratta di territori particolari, alle volte capita che non ci si espone in maniera diretta. I prestanome sono quelli che prendono gli accordi”. </strong>Motivo per cui non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, prima di avere delle prove certe. “Il problema è sempre la classe dirigente. Soprattutto al Sud – spiega ancora – noi abbiamo bisogno di persone trasparenti in politica, dobbiamo pretendere il meglio”. Un ruolo fondamentale per l’onorevole Versace è certamente quello dell’informazione. “C’è bisogno che la gente sappia”. Senza cadere in facili generalizzazioni, però.<br />
Per quanto riguarda il governo tecnico di Monti, il presidente di Altagamma non ha dubbi: “Ho sempre auspicato che arrivasse un primo ministro come Monti. Uomini come lui e Passera sono in realtà dei grandi politici”. A differenza di poco tempo fa “<strong>questo governo non ha bisogno di pubblicità. A questo governo non serve l’audience perché non ha bisogno di vetrine, solo di fare. E sicuramente le persone che sono al governo sanno fare”. </strong><br />
Vorremmo fargli tante altre domande. Il tempo che ci dedica è tanto, quasi due ore per le vie di Roma, un saluto alla gente che lo incontra per strada, un sorriso a noi. Ma alla fine abbiamo preferito parlare con l’uomo, non con il politico, né con il presidente di Altagamma. <strong>È sempre bello scoprire che un uomo di potere come lui, sta in mezzo alla gente con estrema semplicità. </strong></p>
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		<title>Donato Lezzi, sindaco eroe: Il politico è un umile servitore</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Domenico Logozzo)
“Politico significa umile servitore. Datemi la vostra fiducia e onorerò fino in fondo il mio mandato&#8221;, queste parole pronunciate  da Donato Lezzi nel discorso elettorale dell’11 giugno 1999 e ricordate con una lapide posta nella piazza principale di Torino di Sangro, debbono essere il filo conduttore dell’azione limpida e lineare di quanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-9049" title="iezzi" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/iezzi-274x300.jpg" alt="" width="274" height="300" />(di Domenico Logozzo)</p>
<p><strong>“Politico significa umile servitore. Datemi la vostra fiducia e onorerò fino in fondo il mio mandato&#8221;</strong>, queste parole pronunciate  da Donato Lezzi nel discorso elettorale dell’11 giugno 1999 e ricordate con una lapide posta nella piazza principale di Torino di Sangro, debbono essere il filo conduttore dell’azione limpida e lineare di quanti sono impegnati in politica, ma anche una lezione per ii giovani che entrano in politica con l’intento di cambiare il vecchio modo arrogante e clientelare di conquistare e gestire il consenso. Non il “potere” per imporre gli interessi di parte e trarre utili personali. A discapito del bene di tutti .Lavorare per creare condizioni di vita migliori per tutti. <strong>Ricordare l’esempio di Donato Lezzi,il giovane sindaco che è stato ucciso da un treno mentre stava controllando la stabilità di un ponte ferroviario minacciato dall’alluvione del 25 gennaio 2003</strong>, è un dovere per quanti credono nella sana e giusta amministrazione della cosa pubblica. Donato,il giovane e generoso politico  &#8220;umile servitore dei cittadini&#8221;. A viso aperto.A testa alta. Mani sempre pulite in un mondo politico dove purtroppo  ieri come oggi mostra poca chiarezza ed è al centro di grandi inchieste della magistratura. Donato ieri è stato sempre lontano dagli affaristi e sempre vicino a chi aveva bisogno. Sempre in prima fila. Non si è mai defilato. Non ha mai dato segni di cedimento. Uomo rispettoso delle leggi e delle istituzioni. Quanta differenza con i tanti, troppi politici che sono divenuti strumenti operativi degli intrighi tangentisti, dei condizionamenti mafiosi. La democrazia indebolita.Lo Stato tradito. Il sindaco di Torino di Sangro lottava per una democrazia sempre più forte ed uno Stato sempre più presente e capace di difendere i fedeli servitori. Donato ha lottato con le unghie e con i denti per far crescere il suo piccolo paese. Amava il suo territorio. L&#8217;ha difeso, fino al sacrificio estremo. Ci ha rimesso la vita. Ha lasciato  la giovane moglie Cinzia Cannone e i suoi tre bimbi, Giulio, Damiano e Simona. Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli ha conferito la medaglia d’oro al valor civile. Un eroe.<br />
<strong> Sono passati quasi dieci anni da quel maledetto pomeriggio di fine gennaio</strong>. Ma la memoria non può essere cancellata. Ci si dimentica troppo in fretta di chi fa il proprio dovere, dei coraggiosi gesti d’altruismo in quest’epoca in cui tutto si fa velocemente. E si valuta superficialmente. Purtroppo.Ma non è giusto. E’ un grave segno di irriconoscienza. Una comunità che vuole crescere nel rispetto della legalità,deve ricordare con orgoglio  uomini politici come Lezzi, dotati di grandi doti di coerenza, umiltà e dedizione ai bisogni della collettività. L’Abruzzo deve essere fiero del suo “sindaco eroe” e il 25 gennaio prossimo dovrà essere una giornata di riflessione per quanti credono nella politica dei fatti. <strong>Nella politica  pulita ricordare Donato per dare forza a chi crede nelle idee di rinnovamento, contro tutte le “cricche” che alimentano la malapolitica e infangano i buoni ed i giusti che in Abruzzo lavorano e si sacrificano, mettendo al primo posto l’onestà e gli interessi collettivi. Donato Lezzi per questo si è battuto. Sempre. Coerentemente. </strong>Generosamente. Altruista. E ci ha rimesso la vita. Non dimentichiamolo. Onoriamo il suo pensiero,con pensieri, atti politici ed amministrativi positivi.</p>
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		<title>L&#8217;imprenditore che non può più lavorare</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/limprenditore-che-non-puo-piu-lavorare/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 15:33:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Luca Rinaldi)
Secondo i dati dell&#8217;ultimo rapporto di SOS Impresa di Confesercenti ogni ora due imprese commerciali sul territorio nazionale chiudono a causa dell&#8217;usura. Un dato preoccupante che mostra come fare impresa oggi rimanga un miraggio. I condizionamenti delle mafie nelle imprese sono pesantissimi: dall&#8217;usura al racket, metodologie criminali che con il passare del tempo [...]]]></description>
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<p>(di Luca Rinaldi)<br />
Secondo i dati dell&#8217;ultimo rapporto di <strong>SOS Impresa di Confesercenti </strong>ogni ora due imprese commerciali sul territorio nazionale chiudono a causa dell&#8217;usura. Un dato preoccupante che mostra come fare impresa oggi rimanga un miraggio. I condizionamenti delle mafie nelle imprese sono pesantissimi: dall&#8217;usura al racket, metodologie criminali che con il passare del tempo si sono ammodernate prendendo alla gola la classe imprenditoriale. I settori più colpiti sono l’edilizia e le attività commerciali. Scrive il Presidente Nazionale di Confesercenti Marco Venturi nell’introduzione del rapporto «in periodi di crisi, i soldi delle mafie, benché sporchi, fanno gola. Fanno gola a pezzi di finanza deviata, che offre riparo, riservatezza e professionalità nell’attività di riciclaggio. Fanno gola ad alcuni imprenditori senza scrupoli che pensano di realizzare facili business, fanno gola anche a pezzi, seppur limitati, del gotha imprenditoriale, persuasi che la strada della convivenza collusiva sia l’unica possibile per fare affari al Sud». Le modalità con cui le mafie  si avvicinano alle imprese sono sempre più efficaci: dalla classica “messa a posto”, per evitare di vedersi i mezzi sui cantieri bruciati e ricevere &#8216;protezione&#8217;, alle assunzioni e alle forniture imposte a prezzi fuori mercato, fino allo strozzo di piccole attività commerciali. Anno dopo anno le mafie si sono impossessate di una fetta consistente dell&#8217;economia nazionale, in particolare nel mondo delle imprese edili pubbliche e private. Le cronache degli ultimi anni dimostrano come anche al nord le imprese debbano fare i conti con le ingerenze della criminalità organizzata che arriva ad infiltrarsi e a colonizzare anche le commesse delle pubbliche amministrazioni, aggiudicandosi appalti al massimo ribasso grazie a materiali scadenti, manodopera in nero e imprenditori più o meno grandi a volte compiacenti.<br />
<strong>In Calabria</strong> la pressione della &#8216;ndrangheta sulle imprese e le infiltrazioni negli appalti sono all&#8217;ordine del giorno e chi non si assoggetta è oggetto di danneggiamenti e intimidazioni che spesso portano l&#8217;imprenditore minacciato a pagare il conto per “lavorare con serenità”, con la protezione degli &#8216;ndranghetisti del territorio.<br />
Giuseppe Masciari, per gli amici Pino, quando era imprenditore edile ha deciso di non piegarsi e denunciare, e agire  nel solco della legalità.<br />
Lo ha fatto venti anni fa quando nessuno parlava di ndrangheta, quando la ‘ndrangheta nessuno la conosceva.<br />
Pino Masciari, parte da molto lontano quando racconta la sua storia, dalla vecchia azienda del padre di cui si &#8216;innamora&#8217;, fino ad aprirne una propria. Giorno dopo giorno l&#8217;impresa edile di Masciari, da Serra San Bruno (VV), cresce e si espande anche all&#8217;estero e nella sola Calabria fa lavorare più di duecento persone iniziando a partecipare anche a commesse pubbliche. La ‘ndrangheta si presenta nei cantieri, chiedendo il 3% sulla commessa. A chiedergli il 6% su quelle commesse saranno anche uomini delle Istituzioni. Masciari non ci sta e denuncia, e denuncia quando di &#8216;ndrangheta si parlava troppo poco, l&#8217;associazionismo era inesistente e il legislatore nemmeno prevedeva che a far pervenire denunce sulla criminalità organizzata fosse un normale cittadino. Si legge agli atti della Commissione Parlamentare d&#8217;inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata: “Il Masciari racconta di aver riferito all’Autorità giudiziaria ed alle Forze dell&#8217;ordine delle intimidazioni e delle richieste estorsive ricevute, ricevendo in cambio solo consigli sull’opportunità di non esporsi con la denuncia dei fatti, per gli eccessivi rischi cui conseguentemente sarebbe stata esposta tutta la famiglia (il Masciari ed i suoi otto fratelli). A partire dal 1990, Masciari tentò di sottrarsi alle pretese dei politici, ma non tardarono ripercussioni con pregiudizievoli effetti di natura economica sulle sue aziende; gli stati di avanzamento dei lavori gli venivano pagati, infatti, con notevoli ritardi ed a ciò si aggiunsero le difficoltà frapposte dalle banche nella concessione del credito. Si rifiutò di corrispondere alle richieste estorsive avanzate dalla criminalità organizzata; ciò causò una lunga serie di conseguenze che giunsero a sconvolgere la vita dell&#8217;intera famiglia (furti, incendi, danneggiamenti a danno dei mezzi di lavoro, minacce personali, telefonate minatorie, colpi d’arma da fuoco, fino al ferimento del fratello, avvenuto nel mese di aprile del 1993)”.<br />
Nel 1994 Pino decide di licenziare gli ultimi 58 dipendenti e chiudere l&#8217;impresa. Denuncia al Comando della Stazione dei carabinieri di Serra San Bruno e va alla DDA di Catanzaro : fa nomi, cognomi e circostanze, incardinando processi, in cui Masciari si è sempre recato a testimoniare,  che hanno portato a decine di condanne per gli &#8216;ndranghetisti coinvolti  tra cui anche un alto magistrato ed ex consigliere di Stato condannato per concussione.<br />
<strong>La vita di Masciari non è più la stessa</strong> dopo le denunce e per l’ alto rischio di vita lui e la sua famiglia vengono inseriti in un programma di protezione e il 17 ottobre 1997  di notte fatti fuggire da Serra San Bruno con la moglie e i due figli piccoli. Oggi, a 52 anni, non ha più le sue imprese. Pino e la moglie Marisa non si perdono d’animo e scrivono un libro che è più di una testimonianza, “Organizzare il coraggio” è il titolo (ADD Editore), <
<perché il coraggio del singolo non è mai bastato>>.</p>
<p><strong>Dottor Masciari, per raccontare la sua storia dobbiamo tornare molto indietro, addirittura agli anni &#8216;80. Come è cominciato tutto?</strong></p>
<p>Fin da piccolo ho voluto seguire le orme di mio padre, innamorato del lavoro che svolgeva, e spesso dopo la scuola, lo andavo a trovare sui cantieri. Alla morte di mio padre ho iniziato a portare avanti l&#8217;azienda, fino ad arrivare a realizzare il sogno di avere una mia impresa edile e di essere un imprenditore conosciuto in tutta Italia. Così ho portato avanti la sua impresa come amministratore e parallelamente ho dato vita alla mia azienda, con cui ho iniziato a lavorare con la Pubblica Amministrazione. A quei tempi, metà anni &#8216;80, di criminalità organizzata si parlava poco, anzi non se ne parlava proprio.<br />
In pochi anni la mia azienda è cresciuta in dimensione e fatturato, e ho mantenuto continuamente aggiornati dal punto di vista professionale i miei dipendenti, dai contabili a chi lavorava nei cantieri. L&#8217;azienda continuava a crescere, e a un certo punto arrivò la ‘ndrangheta: è racket e mi rifiutai di pagare cercando lo Stato e le istituzioni per poter continuare a svolgere in libertà la mia attività imprenditoriale. E&#8217; l&#8217;articolo 41 della nostra Costituzione a sancire la libertà di iniziativa economica su tutto il territorio nazionale e dovrebbe essere cura dello Stato garantire una sicurezza.</p>
<p><strong>Ma a questo punto Pino Masciari non si è tirato indietro</strong></p>
<p>Non mi sono tirato indietro, ho iniziato a cercare le istituzioni e ho denunciato quanto mi accadeva all’Autorità Giudiziaria. Tutti mi dicevano che si rischiava la vita, perché le collusioni con questi signori che allora nemmeno venivano classificati come &#8216;ndranghetisti  erano molto forti. Tutto questo accadeva in un contesto territoriale in cui dominavano le faide, sanguinosissime in Calabria, e gli imprenditori erano terrorizzati da tutti quei morti.<br />
Non c&#8217;erano forme di prevenzione o di tutela per commercianti e imprenditori.<br />
Vede, con la caduta del muro di Berlino la &#8216;ndrangheta si trasforma: capisce anche che non può continuare a esporsi con i sequestri di persona che sono poco remunerativi e così fa il suo ingresso nel mercato globale. Lo Stato non è pronto a fronteggiare questa situazione  in quanto questa organizzazione è differente perchè silenziosa rispetto alle altre mafie.<br />
Appare solo dopo l&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti con cui la &#8216;ndrangheta fa un autentico favore a Cosa Nostra eliminando il magistrato che aveva in mano le sorti del maxiprocesso di Palermo.<br />
Io non ho mai pagato perché lo ritenevo e lo ritengo a tutt’oggi normale, anche solo per il rispetto che mio padre mi ha insegnato nei confronti della legge, nell&#8217;etica di fare impresa e della democrazia. E siccome abito in un Paese che “esporta” democrazia non accetto che nel mio paese si possa essere schiavi delle organizzazioni criminali. E&#8217; stata una scelta di libertà nel rispetto delle leggi, un atto che dovrebbe essere considerato normale.</p>
<p><strong>Dopo le denunce cosa succede?</strong></p>
<p>Dopo le denunce lo Stato inserisce me e la mia famiglia sotto protezione, lontano dalla Calabria. Oggi fortunatamente le cose sono cambiate: c’è più consapevolezza del fenomeno e lo Stato e la Società civile sono più preparati a raccogliere denunce di questo tipo e lasciano meno solo l&#8217;imprenditore che denuncia.<br />
Al tempo delle sue prime denunce non esistevano particolari tutele. Il legislatore aveva pensato ai pentiti, ai “collaboratori di giustizia”, ma non a chi avrebbe deciso di denunciare senza essere organico alle organizzazioni criminali, cioè i “testimoni di giustizia”<br />
Proprio così. Diciamo che quella prima legge sui collaboratori di giustizia fu un passo importante nel contrasto alla mafia.  Per  l’ imprenditore che denuncia però non c&#8217;era una legge, sia sotto il profilo della protezione che sotto quello lavorativo. Così fui costretto a scappare da Serra San Bruno e nel 1997 per la prima volta sentii parlare di Servizio Centrale di Protezione. Vennero a prenderci la notte del 17 ottobre del 1997 i carabinieri per trasferirci in una località segreta del nord Italia. Da quel momento, io, mia moglie e i miei figli siamo diventati &#8216;nessuno&#8217;. Per anni siamo stati solo ombre e persone senza alcun ruolo sociale familiare o altro , nascosti e seppelliti vivi. Poi con la legge 45 del 2001 si è cercato di istituire la figura del “testimone di giustizia”, che prima non esisteva.</p>
<p><strong>Da quel momento in poi inizia a vivere una vita che forse non aveva scelto</strong></p>
<p>No, quella dell&#8217;esiliato non era una vita scelta né da me, né da mia moglie che aveva uno studio dentistico. Da lì iniziamo a vivere una vita nascosta, senza poter mai comparire e quasi scordarsi il proprio nome e cognome, cosa che hanno dovuto fare anche i miei figli. Tutto per fare qualcosa che dovrebbe essere normale. Invece a nascondermi sono stato io, e non i mafiosi.<br />
E’ una sconfitta per lo Stato il fatto che io sia senza le mie aziende e non sia rientrato nel mercato dell’imprenditoria: essere privato del lavoro è come essere privato della vita.<br />
In questi anni sono stato anche privato degli affetti: pensi che i miei figli non hanno mai conosciuto né vissuto le famiglia di origine. Stare chiuso dentro casa per non farsi vedere, per essere al sicuro, non è vita, almeno non quella che avevo scelto io. Questo comporta isolamento sociale, abbandono, cose che uccidono una persona; perché vede, le persone non si uccidono solo con un colpo di pistola alla testa.<br />
Nascondere chi denuncia per non esporlo al pericolo non ha senso. Chi denuncia va esposto quale esempio da imitare e non nascosto e privato da ogni sua funzione e attività.</p>
<p><strong>Ora Pino Masciari è fuori dal programma speciale di protezione</strong></p>
<p>Si, dall&#8217;aprile 2010 io, mia moglie e i miei figli siamo fuori dal programma, anche se continuo a spostarmi con la scorta. Partecipo ai numerosissimi convegni e dibattiti cui sono invitato, da istituzioni, scuole,  università e associazioni, occasioni in cui la mia testimonianza di vita ha un ruolo fondamentale nella diffusione della cultura della legalità. Tali incontri sono coordinati dagli “Amici di Pino Masciari”, che animano e seguono quotidianamente e costantemente il blog www.pinomasciari.it e i miei spostamenti . Loro sono stati la mia vera risorsa , la mia scorta civile e sono persone meravigliose che si sono agglomerate intorno a me riconoscendosi nella mia battaglia a difesa dei valori di legalità e giustizia. Oggi io cerco di costruire giorno dopo giorno legalità.<br />
Oggi io, mia moglie e i miei figli abbiamo una nostra dimora e finalmente abbiamo potuto svuotare quegli scatoloni che ci siamo portati dietro in tutti questi lunghi anni durante i nostri spostamenti nelle località segrete, scatoloni che non avevamo mai aperto, quasi a voler difendere il ricordo di ciò che era prima la nostra vita fatta di passione per il lavoro e calore familiare.</p>
<p><strong>Ora anche gli imprenditori lombardi hanno il loro da fare per limitare le ingerenze della criminalità organizzata, senza poi parlare del piatto ricco di Expo2015</strong></p>
<p>Dice bene lei, è un film già visto: non c&#8217;entra solo Expo2015. Mi vengono in mente per esempio gli Arena di Isola Capo Rizzuto, che con le stesse modalità in cui operavano in Calabria, sono entrati anche nei cantieri di Milano e del nord Italia.<br />
Così in questi anni, mentre io ero tenuto nascosto, questi signori prosperavano accumulando ricchezze e radicandosi dappertutto come una malattia.<br />
Io dico questo agli imprenditori lombardi: al sud ci veniva imposto questo condizionamento, le leggi dell&#8217;antistato erano più forti di quelle dello Stato. Al nord forse non è ancora così.<br />
Oggi non ha più senso parlare di infiltrazioni, ma di radicamento e il radicamento avviene quando lo si permette.  Intanto l&#8217;economia si corrode e a questo punto la colpa è un po&#8217; di tutti noi e delle istituzioni che non hanno avuto la forza per ostacolare il fenomeno.</p>
<p><strong>Pino Masciari rifarebbe daccapo tutto quello che ha fatto, sapendo di dover perdere tutto?</strong></p>
<p>Io ogni giorno rifaccio quello che ho fatto. Ma non mi sento affatto straordinario per questo: credo fermamente di dover rispecchiare la normalità di questo Paese. Gli anormali sono quelli che pagano e quelli che vivono nell&#8217;illegalità e di illegalità. Però qualcosa funziona al contrario e allora le persone per bene vengono accantonate ed esiliate, come le migliaia di vittime di mafia che hanno scontato prima l&#8217;isolamento e poi l&#8217;abbattimento anche fisico. A questo punto mi viene quasi da dire che la parte buona dell&#8217;Italia si trova in minoranza e che la criminalità organizzata nel frattempo, accumulando ricchezze pressoché incalcolabili, può prendere il sopravvento sulla società civile.</p>
<p><strong>Lei e sua moglie Marisa avete scritto un libro dal titolo “Organizzare il coraggio”. Cosa vi ha spinto a raccontare la vostra storia?</strong></p>
<p>Inizialmente il libro non lo volevo scrivere, poi la rete degli “Amici di Pino Masciari”, in primis Davide Mattiello, autore de “La mossa del riccio” mi hanno convinto.  Vede ci sono stati momenti in cui probabilmente morire sarebbe stata la cosa più semplice da fare, vista la sofferenza, la paura e la tristezza che ho dovuto sopportare. Se non fossi andato avanti con ostinazione sarei stato uno sconfitto, e la stessa eredità di sconfitta  l’avrei lasciata ai miei figli. C&#8217;è stato un momento in cui ero a fondo del pozzo, ma poi gli amici di Pino Masciari in quel pozzo ci sono entrati e mi hanno tirato fuori anche chiedendomi di scrivere questo libro. Libro che riporta tutte le battaglie mie e della mia famiglia, sempre cercando il rispetto di leggi e istituzioni. E&#8217; una storia vera, raccontata per provare a far partire una rivoluzione culturale e non darsi per vinti. Se le mafie hanno saputo organizzarsi allora noi dobbiamo diventare Stato applicando le nostre leggi nel rispetto della nostra Costituzione. La speranza è che un giorno tutti riusciremo a essere normali in questo Paese, e io continuerò a fare quello che faccio per me, per i miei figli, che un domani saranno cittadini. In questa battaglia bisogna essere uniti, come lo è l&#8217;Italia nella sua Costituzione.<br />
(da Antimafia senza divisa)</p>
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		<title>Vent’anni dopo il messaggio di Don Peppe è ancora attuale</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 09:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Don Peppe Diana]]></category>
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(di Raffaele Sardo)
La parrocchia di Casal di Principe ha deciso di distribuire il documento vergato da Don Diana nel Natale 1991 in cui tuonava contro la politica e le collusioni con la Camorra. Quel testo fu fra le cause della sua uccisione nel marzo 1994

A Natale di vent’anni fa, don Giuseppe Dianapubblicava il documento: “Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/vent%e2%80%99anni-dopo-il-messaggio-di-don-peppe-e-ancora-attuale/don-peppe/" rel="attachment wp-att-8820"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/don-peppe.jpg" alt="" title="don-peppe" width="295" height="152" class="alignleft size-full wp-image-8820" /></a></p>
<p>(di Raffaele Sardo)<br />
<strong>La parrocchia di Casal di Principe ha deciso di distribuire il documento vergato da Don Diana nel Natale 1991 in cui tuonava contro la politica e le collusioni con la Camorra. Quel testo fu fra le cause della sua uccisione nel marzo 1994<br />
</strong><br />
A Natale di vent’anni fa, don Giuseppe Dianapubblicava il documento: <strong>“Per amore del mio popolo”</strong>. La curia di Casal di Principe lo distribuirà il 25 dicembre prossimo al popolo dei fedeli proprio come quel Natale del 1991. Lo farà per riannodare il filo della memoria con un martire della Chiesa, ma anche per indicare una via d’uscita a quanti ancora oggi sono imbrigliati nella rete dell’illegalità e della violenza. Quel documento, che è di un’attualità straordinaria, fu una delle cause della uccisione di don Diana per mano della Camorra, avvenuta il 19 marzo del 1994. Il parroco della chiesa di San Nicola di Bari di Casal di Principe tuonava contro la politica e le sue collusioni con la camorra. Puntava il dito contro la sua chiesa che non parlava con voce chiara. Denunciava la presenza di un’imprenditoria collusa e corrotta. Ma lo faceva quasi in solitudine, in un clima di violenza diffusa che ha prodotto decine e decine di morti. Don Peppino credeva nella “forza della parola”. La usava per spiegare, convincere e disarmare i giovani che erano affascinati dalla violenza camorristica. Alzava la voce per difendere la parte più debole del suo popolo. L’amore per la sua gente e la sofferenza di tante famiglie lo aveva spinto ad uscire dalla sagrestia per cercare di impedire a tanti giovani di percorrere i sentieri che portavano direttamente alla morte. E per questo era diventato il simbolo del riscatto della propria terra. Non glielo hanno perdonato. Ha pagato con la vita il coraggio di ribellarsi.</p>
<p><strong>“La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana</strong>”. Scriveva don Diana in quel documento del 1991. Fotografava la vita nelle contrade del suo territorio con una chiarezza unica: “I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato”. Conosceva fin troppo bene la sofferenza di tante mamme che temevano di vedere distrutte le vite dei propri figli. Perciò scriveva:<strong> “Siamo preoccupati. Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra”</strong>. Era consapevole che la Chiesa deve svolgere un ruolo di primo piano nel costruire la speranza. Perciò parlò con le parole dei Profeti. Utilizzò le parole di Ezechiele per richiamare la denuncia. Le parole di Isaia per guardare avanti. Le parole di Geremia per richiamare la Giustizia sociale” e la “Genesi” per vivere nella solidarietà.</p>
<p>La politica la metteva sul banco degli accusati: “E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale”. Si appellò soprattutto ai suoi confratelli, ai Cristiani, al popolo di Dio, per aprire un varco nei clan della camorra che nel 1991 apparivano, nonostante le divisioni, come un unico monolite di violenza. Si appellò soprattutto al Popolo di Dio e ai sacerdoti:</p>
<p><strong>“Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa.</strong> (…) Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.</p>
<p>E’ stato ucciso per quello che ha scritto. Ma il suo sangue è stato il seme che ha dato buoni frutti. Ora, il territorio che in tanti conoscevano come il regno della camorra, sta cambiando pelle grazie anche al suo martirio e sta cambiando anche nome:<strong> Casal di Principe non è il paese diSandokan, ma è il paese di don Peppino Diana.<br />
</strong><br />
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 24 dicembre del 24 dicembre 2011)</p>
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		<title>Cattolici,liberi tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 07:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Pasquino]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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Voltano le spalle all’era Berlusconi, ma guardano con fiducia al ’tecnico’ Monti.&#8221;Cattolici, liberi tutti&#8221;Gianfranco Pasquino: &#8220;Non riconoscendosi negli attualipartiti, isono in linea con le tendenze generali dell’elettorato&#8220;Negli ultimi due mesi lo tsunami che ha investito &#8211; e sta investendo &#8211; la politica italiana non ha lasciato indifferente l’elettorato cattolico. Una fetta di voti tutt’altro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/cattoliciliberi-tutti/pasquino/" rel="attachment wp-att-8725"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/pasquino-300x209.jpg" alt="" title="pasquino" width="300" height="209" class="alignleft size-medium wp-image-8725" /></a></p>
<p><strong>Voltano le spalle all’era Berlusconi, ma guardano con fiducia al ’tecnico’ Monti.&#8221;Cattolici, liberi tutti&#8221;Gianfranco Pasquino: &#8220;Non riconoscendosi negli attualipartiti, isono in linea con le tendenze generali dell’elettorato</strong>&#8220;Negli ultimi due mesi lo tsunami che ha investito &#8211; e sta investendo &#8211; la politica italiana non ha lasciato indifferente l’elettorato cattolico. Una fetta di voti tutt’altro che trascurabile che oggi si trova in uno stato di grande indecisione, fattore che la rende ancora più ambita dai partiti di entrambi gli schieramenti. Eppure i cattolici italiani sperano nel ritorno di una nuova componente in grado di rappresentarli degnamente nella scena politica. E nel frattempo, voltano le spalle al ventennio di Berlusconi, sul quale avevano pure investito molto, e guardano con fiducia all’esecutivo tecnico di Mario Monti.Sono questi i tratti salienti che emergono dalle cifre del sondaggio sul rapporto tra l’elettorato cattolico e gli ultimi sviluppi della scena politica, realizzato a inizio novembre da Ipsos per la Fondazione Achille Grandi per il bene comune. <strong>Dall’indagine emerge che il 39,4 dell’elettorato cattolico in caso di voto avrebbe optato per l’astensione, il 58% dei cattolici praticanti auspica la nascita di un partito, o almeno di un movimento in grado di rappresentarli. Inoltre, il 62% ritiene che non esistano forze politiche in grado di rappresentare i valori cattolici (ed erano il 45% nel 2007).</strong>Tra coloro che invece si rispecchiano nelle linee di un partito, aumentano le preferenze verso l’UdC (dal 35% al 45%), verso il Partito Democratico (dall’8% al 12%, malgrado l’uscita di personaggi come l’on. Paola Binetti), mentre il PdL vede dimezzarsi in quattro anni la fiducia accordatagli dagli elettori cattolici, che si riduce dal 28% al 14%. Ma cresce anche (sono il 47% degli intervistati) il numero di quanti sono convinti che la politica debba essere laica e debba saper trovare una sintesi tra le varie culture. Cerchiamo di andare oltre i numeri e capire le motivazioni alla base di questi orientamenti insieme al professor Gianfranco Pasquino, professore di Scienza Politica presso l’Università di Bologna e, tra le altre cose, presidente della Società Italiana di Scienza Politica.Professor Pasquino, dal sondaggio emerge che la maggior parte degli elettori cattolici non si sente rappresentata da nessuno dei partiti attualmente sulla scena politica, e che una maggioranza considerevole auspica la nascita di un nuovo soggetto. Eppure in Italia più di un partito si proclama di ispirazione cattolica: perché quelli già esistenti non rispondono alle domande di questo elettorato?E’ un dato che segue la tendenza degli altri elettori, che trovano difficoltà nel trovare identificazione con un partito. I partiti tradizionali sono crollati, sono spariti, per fortuna, ed i partiti nuovi non si sono mai in realtà assestati: Forza Italia è diventata Popolo della Libertà, Alleanza Nazionale si è annegata dentro il PdL, il Partito Democratico non si sa bene cosa sia esattamente. Credo che pochi siano gli italiani che si identificano con un partito che per di più nel corso del tempo cambia nome, cambia leadership, cambia anche posizione. I cattolici sono in linea con le tendenze generali dell’elettorato. Inoltre, l’unico partito che si definisce cattolico è l’Udc, che per di più si chiama Unione di Centro e non più Unione Democratico Cristiana, per cui i cattolici sono, si potrebbe dire cosi, ’liberi tutti’.Il calo di preferenze più significativo registrato all’interno dell’elettorato cattolico è quello del Pdl: nel 2008 la percentuale di elettori cattolici convinti che il partito di Silvio Berlusconi potesse rappresentare i loro valori era del 28%: nel 2011 sono scesi al 14%. Come si spiega questa controtendenza nei confronti di un partito che si è sempre mostrato &#8211; almeno nei fatti &#8211; vicino al mondo cattolico ed ecclesiastico?Non controtendenza, ma tendenza. C’erano molti che si identificavano con il Pdl perché tra l’altro aveva reclutato dei dirigenti democristiani, anche piuttosto visibili, come ad esempio Scajola e Pisanu. Anche quelli di Comunione e Liberazione, che si presume votassero Democrazia Cristiana nel passato. Dopodiché i comportamenti concreti di Berlusconi hanno fatto, in maniera graduale ma credo irresistibile, sapere a questi elettori che in realtà se stavano cercando un partito cattolico decente il Popolo della Libertà non era né un partito cattolico, né un partito decente, per di più con un leader ’libertino’ ed anche abbastanza volgare.Sempre dal sondaggio emerge una buona fiducia dell’elettorato cattolico nella figura di Mario Monti: il 51% dei praticanti impegnati lo ritiene espressione del mondo cattolico. <strong>Cosa si aspetta questa parte della popolazione dalla nuova squadra di tecnici?Innanzitutto vuol dire che sono soddisfatti che Mario Monti sia Presidente del Consiglio</strong>. Tra l’altro una delle prime cose che ha fatto Monti è stata è andare a messa la domenica mattina, e credo non per esibizione, ma semplicemente perché è un credente. Secondo, i cattolici hanno probabilmente apprezzato anche lo stile sobrio, sufficientemente austero di un Presidente del Consiglio che tra l’altro ha anche rinunciato alla sua indennità, mantenendo soltanto quella che ha &#8211; che comunque è abbastanza cospicua &#8211; di Senatore a vita. Si aspettano una gestione equilibrata del potere, dell’economia, ed uno stile che sia moderato: credo che l’aggettivo si adatti benissimo ai cattolici. I cattolici italiani in politica, e probabilmente l’elettorato cattolico nella grande maggioranza, sono moderati.Abbiamo visto &#8211; l’esempio più lampante è la campagna per le scorse elezioni comunali di Milano &#8211; come alcuni partiti abbiano portato avanti la questione della ’sopravvivenza’ delle nostre radici cattoliche, di fronte al peso sempre crescente che le altre religioni hanno all’interno della nostra società come arma elettorale, sebbene con scarso successo. Davvero nell’elettorato cattolico c’è preoccupazione per l’importanza che le altre religioni possono avere nel nostro tessuto sociale?Preoccupazione si, però una preoccupazione che certamente non riguarda soltanto i cattolici. L’Islam è una religione battagliera, è una religione d’assalto, ed è quindi giusto che ci sia una qualche preoccupazione da parte dei cattolici, ed è giusto che ci sia in generale una preoccupazione da parte degli italiani. Non è facile integrare o assimilare l’Islam, e dunque quella preoccupazione dei cattolici credo sia condivisa anche da una parte più ampia degli italiani.E allora il mondo politico, ed in particolare i politici cattolici cosa dovrebbero fare?Quando si incontrano due religioni monoteiste che in qualche modo aspirano ad ampliare il numero dei loro seguaci, che fanno ’proselitismo’, gli scontri e gli incontri possono essere frequenti. Il problema non è di ciascuna delle due religioni, il problema è dello Stato, che deve garantire pari opportunità, e deve anche garantire rispetto della legge, e quindi non può garantire separatezza e privilegi. Lo Stato italiano invece è da una parte debole, ’accomodazionista’ se posso dire cosi, e da una parte non sa esattamente cosa fare, e quindi ci troviamo in questa situazione di mancanza di regole, in cui possono anche proliferare gli scontri.A suo avviso la nascita di un partito cattolico sarebbe &#8211; come sostengono in molti &#8211; un rischio per la laicità dello Stato, oppure quest’ultimo è un valore che non ha nulla a che vedere con il credo degli attori della politica?No, la laicità dello Stato non dipende affatto dalla presenza o meno di un partito cattolico. Lo abbiamo avuto: il Partito democristiano era un partito di cattolici, e non ’dei cattolici’, perché ce n’erano comunque molti che votavano per altri partiti. La laicità dello Stato si difende attraverso le leggi, attraverso la capacità di fare buone leggi che siano sempre in grado di rispettare la libertà degli altri, ma nella misura in cui la libertà degli altri non incide su quella dei cittadini nel loro insieme. <strong>Ben venga quindi un partito cattolico, se i cattolici ritengono che quello sia uno degli strumenti con cui fare politica: però i cattolici ’adulti’ sanno benissimo che per fare politica bisogna avere delle idee, e non soltanto un partito, bisogna avere capacità di far circolare le idee, e soprattutto di difendere i propri valori, ma senza cercare di calpestare i valori degli altri.</strong></p>
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		<title>La firma di Cosentino</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 22:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>
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E’ la notizia del giorno, dopo 16 anni di latitanza gli uomini della Dia finalmente mettono le mani su ’Capastorta’, al secolo Michele Zagaria.
Il re dei Casalesi, latitante dal 1995 è stato scovato nel suo bunker a Casapesenna, grazie ad un blitz che ha visto impegnati oltre 100 uomini. Cinque metri di cemento armato non [...]]]></description>
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<p><strong>E’ la notizia del giorno, dopo 16 anni di latitanza gli uomini della Dia finalmente mettono le mani su ’Capastorta’, al secolo Michele Zagaria</strong>.<br />
Il re dei Casalesi, latitante dal 1995 è stato scovato nel suo bunker a Casapesenna, grazie ad un blitz che ha visto impegnati oltre 100 uomini. Cinque metri di cemento armato non sono bastati a renderlo invisibile, ha implorato gli agenti di non sparargli. Lui, il numero uno del clan più spietato della storia della camorra, ha alzato le braccia e ammesso “avete vinto voi, ha vinto lo Stato”.<br />
<strong>La cattura di Zagaria è una di quelle notizie che forse pochi si aspettavano </strong>e che sicuramente ha fatto piacere a quanti ieri hanno plaudito ad un’altra importante operazione della Dia che ha portato all’arresto di 55 persone, smontando una rete del crimine che, partendo da Casal di Principe, aveva avvolto tutto il Paese.<br />
<strong>Pure Totò avrebbe dovuto ricredersi e cambiare la sua celeberrima megafonata del ’vota Antonio, vota Antonio’, con una più attuale ’vota Nicola, vota Nicola’</strong>. Già perché scorrendo quella lunga lista di nomi di persone indagate, spunta nuovamente quello dell’onorevole Nicola Cosentino, detto ’Nick o’ mericano’: sempre lui, l’ex sottosegretario del Governo Berlusconi, il presidente del Pdl campano. Dopo il rifiuto delle camere, arriva per lui la seconda richiesta d’arresto. L’accusa quella di voto di scambio, comprende di concorso in falso, violazione della normativa bancaria e reimpiego di capitali, per i pubblici ministeri Ardituro, Curcio, Conzo e Woodcock il numero uno del Pdl campano è il referente politico nazionale del clan dei casalesi.<br />
Il nome di Cosentino rispunta nell’ambito dell’inchiesta dal nome romanzesco, ’il principe e la ballerina’ che ha visto finire dietro le sbarre politici, imprenditori, banchieri e camorristi, tutti legati agli Schiavone e ai Bidognetti. Un duro colpo inferto al sistema del voto di scambio per le amministrative del 2007 e del 2010 che ha visto gli agenti della Dia in azione in diverse regioni, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia.<br />
<strong>Cosentino è accusato in particolare di aver fatto pressione su alcuni funzionari di banca affinché concedessero un finanziamento a esponenti del clan di Zagaria per la realizzazione di un centro commerciale.</strong> A fargli buona compagnia un altro politico campano, il presidente della Provincia di Napoli, altro fortino berlusconiano in Campania, ’Giggino a’ purpetta’, alias Luigi Cesaro, indagato si, ma non per camorra. Per lui l’accusa è aver fatto pressione, con Cosentino, su una filiale romana di Unicredit, per fare avere un prestito ad uomini del clan. E’ indagato per violazione della legge bancaria.<br />
La banca, che si è dichiarata parte offesa, ha visto finire in manette anche due suoi dipendenti, insieme all’ex sindaco di Casal di Principe, Cristiano Cipriano, un consigliere provinciale di Caserta, assessori, consiglieri comunali. L’operazione di ieri rappresenta il giro di boa di un’inchiesta partita dalla realizzazione, poi bloccata, di un centro commerciale, il ’Principe’, che sarebbe dovuto sorgere nel 2007 a Villa di Briano. Secondo gli inquirenti quella struttura sarebbe servita al Cipriano per farsi eleggere attraverso le promesse di assunzioni, anche a nero, fatte in campagna elettorale.<br />
Un lavoro, quello degli inquirenti, che fonda le sue basi probatorie su un vasto e articolato patrimonio investigativo fatto di indagini bancarie, intercettazioni telefoniche, intercettazioni ambientali, perquisizioni, appostamenti e consulenze. Ma ad inchiodare l’ex sottosegretario sarebbero soprattutto le rivelazioni dei collaboratori di giustizia che, dopo anni di militanza nel clan dei Casalesi, hanno deciso di vuotare il sacco, facendo luce su quella zona grigia di collusioni tra colletti bianchi e camorristi che è il punto di forza e di espansione del sodalizio criminale.<br />
In particolare Salvatore Caterino, arrestato nel 2010, ai pm dice: “In occasione delle campagne elettorali, oramai da molti anni, mi sono sempre impegnato a fare propaganda in favore di Nicola Cosentino. Mi chiede perché i Cantiello ed i Russo impegnavano le persone a loro vicine nella campagna elettorale in favore dei Cosentino, ed io le rispondo che i Russo mi spiegavano che era importante per il clan avere un proprio referente nel Parlamento nazionale. Posso dirle che più in generale la famiglia Cosentino era agevolata dal clan camorristico dei Casalesi, poiché, come dicevano sempre i Russo erano stati loro a fargli avere una sorta di monopolio nella distribuzione del gas nell’intera provincia di Caserta. Così l’appoggio elettorale a Nicola Cosentino, è stato costante, dall’inizio degli anni ’90 fino alle ultime elezioni politiche. In sostanza il sostegno del clan non è mai mancato a Nicola Cosentino”.<br />
<strong>“Tu mi porti i voti e io ti do un appalto, un pacchetto di assunzioni, una modifica al piano urbanistico”: ed ecco che ’le ballerine’</strong>, cioè le schede elettorali, con la x sul nome del politico colluso di turno, arrivano a valanga. Sistema preciso quello usato nel 2010: i supporter del nuovo candidato a sindaco, Antonio Covino, arrestato pure lui, portavano fuori dal seggio una scheda elettorale in bianco che, dopo essere stata contrassegnata con il voto di preferenza, veniva consegnata ad un altro elettore ed inserita nell’urna.<br />
Quest’ultimo a sua volta portava fuori dal seggio la scheda che gli era stata consegnata dagli scrutatori e così di seguito. Sarebbe milionaria la fidejussione ottenuta da imprenditori in odore di camorra grazie all’intervento diretto dell’onorevole Cosentino. <strong>E pensare che oggi lo stesso Cosentino, che accusa una fetta della magistratura di voler far carriera colpendolo di continuo, si complimenta con le forze dell’ordine per l’arresto di Zagaria “è un segnale tangibile di come si possa estirpare la camorra e ridare coraggio e dignità ai nostri territori”. </strong></p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Lega Nord, dal governo all&#8217;opposizione senza se né ma.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 07:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[opposizione]]></category>
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(di Elia Fiorillo)
L&#8217;unica mossa possibile che il Senatùr poteva fare era di andare all&#8217;opposizione. Nemmeno per un attimo gli è passato per la testa di seguire le mosse del Cavaliere. Per la Lega, dopo il lungo periodo di “lotta e di governo”, non c&#8217;era alcuna altra possibilità. Il bisogno di un lavacro rigeneratore Umberto Bossi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/lega-nord-dal-governo-allopposizione-senza-se-ne-ma/bossi1/" rel="attachment wp-att-8400"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/bossi1.bmp" alt="" title="bossi1" class="alignleft size-full wp-image-8400" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>L&#8217;unica mossa possibile che il Senatùr poteva fare era di andare all&#8217;opposizione</strong>. Nemmeno per un attimo gli è passato per la testa di seguire le mosse del Cavaliere. Per la Lega, dopo il lungo periodo di “lotta e di governo”, non c&#8217;era alcuna altra possibilità. Il bisogno di un lavacro rigeneratore Umberto Bossi, la cui volgarità espressiva è pari solo al suo opportunismo politico, lo ipotizzava da tempo. Capiva bene, nonostante i distinguo dal presidente del Consiglio, che il destino del Carroccio era legato a doppia mandata a quello dell&#8217;Esecutivo. <strong>Ma  il Popolo della Padania  stava perdendo la pazienza. Non più borbottii e mal di pancia silenziosi dietro le quinte</strong>. A lui, al capo carismatico ideatore della “secessione”, erano state mosse contestazioni mai lontanamente ipotizzate. Sotto, sotto, forse l&#8217;Umberto avrà ringraziato i “traditori” di Silvio che l&#8217;hanno tolto dall&#8217;impaccio di passare lui per infedele e di staccare la spina al traballante Gabinetto. Certo, ci stava pensando già da un po&#8217;. Qualche fido furiere lo incalzava in tal senso, ma il potere è potere e&#8230; “logora chi non ce l&#8217;ha”, Andreotti docet. Insomma, per Bossi non poteva andare meglio per smarcarsi e per  provare a rilanciare prima di tutto la sua leadership. E, allora, in un battibaleno si rispolvera il parlamento padano con tutti gli armamentari ed i riti della propaganda secessionista. Le camicie verdi gridano all&#8217;usurpatore nei confronti del nordico – è nato a Varese – Mario Monti. Non si prendono nemmeno il disturbo di andare a farsi consultare dal presidente del Consiglio in pectore. Il loro ragionamento è elementare: nessun governo tecnico, o di unità nazionale,  o del presidente. Alle urne e basta. </p>
<p><strong>Quelle urne tanto invocate paura la fanno però agli uomini della Lega Nord</strong>. Gl&#8217;indici di gradimento, i sondaggi tanto cari all&#8217;ex presidente del Consiglio, indicano risultati elettorali non rosei. Ben venga allora l&#8217;opposizione tosta al Governo Monti così da serrare le fila ed aggregare anche quelle anime libere che in più di un&#8217;occasione hanno sgomitato. Essere poi gli unici a non battere le mani alla nuova amministrazione è proprio una fortuna. I riflettori saranno tutti puntati sulle camice, fazzoletti, foulard, bretelle rigorosamente verdi – ma anche sulle facce verdastre di ex ministri – dei rappresentanti del Carroccio. </p>
<p>L&#8217;opposizione è una bella parola quando non sei stato mai al potere. Quando invece hai toccato o solamente sfiorato le leve del comando, allora ti rendi conto di com&#8217;è difficile affrontare  problemi territoriali, accontentare clientes impazienti, dare il contentino a tizio o a caio per farli essere fedeli alla causa stando all&#8217;opposizione.  Ma, “di necessità virtù”. Oggi è il momento della minoranza in Parlamento, domani si vedrà. Per fortuna ci sono ancora le “autonomie locali” che tengono. Su questo fronte bisognerà essere molto cauti nel rinnegare le alleanze storiche. Meglio che per il momento rimanga tutto così com&#8217;è, poi si vedrà.</p>
<p>Al discorso programmatico di Monti il bollo della negatività senz&#8217;appello lo ha dato Calderoli: “Macelleria sociale, istituzionale e politica”. Nemmeno Maroni ci è andato leggero nelle sue dichiarazioni. Tutti d&#8217;accordo questa volta senza distinguo contro i predoni del voto popolare. Nei pensieri più reconditi dei big della Padania, al di là delle emergenze odierne,  ci sono le ipotesi di navigazione futura, non solo collettive, ma anche e forse soprattutto individuali. Fino a quando Bossi resterà il capo carismatico “in servizio, permanente, effettivo”? A chi passerà lo scettro del comando? Berlusconi una mezza designazione l&#8217;ha fatta. Certo, trova il tempo che trova, ma già è qualcosa.<br />
C&#8217;è poi l&#8217;altro pericolo che potrebbe essere esiziale per Bossi e compagni: il ritorno della D.C.. Non sicuramente la vecchia “Balena bianca” che non potrà mai più navigare nei mari della politica italiana. Ma una compagine dove il “bianco” che raffigura i “cattolici” uniti  c&#8217;è. E a guardare l&#8217;elenco dei novelli ministri del gabinetto Monti ci trovi, in posti chiave, tre esponenti di punta provenienti da Todi, dal “Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro&#8221;: Andrea Riccardi, Cooperazione internazionale e l’integrazione; Corrado Passera, Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti (interim); Lorenzo Ornaghi, Beni e Attività Culturali. Un bottino di tutto rispetto. <strong>Vuoi vedere che da questa congiuntura economica negativissima ne nasce una politica positiva che chiude definitivamente la seconda Repubblica? Chissà.</strong></p>
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		<title>Ha perso questo governo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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Fiorello, nel suo show su RAI 1, ha descritto così Mario Monti :“È alto 1,75, ha un sacco di capelli e ha la stessa moglie da 40 anni…”. Sembra forse eccessivo iniziare in questo modo un articolo ma proprio quelle parole servono per capire perché molti italiani sono disposti ad affidarsi a lui- il 78% degli intervistati [...]]]></description>
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<p><strong>Fiorello, nel suo show su RAI 1, ha descritto così Mario Monti :“È alto 1,75, ha un sacco di capelli e ha la stessa moglie da 40 anni…”.</strong> Sembra forse eccessivo iniziare in questo modo un articolo ma proprio quelle parole servono per capire perché molti italiani sono disposti ad affidarsi a lui- il 78% degli intervistati secondo il sondaggio di ieri di Demopolis, mentre soltanto il 22% degli italiani preferirebbero le elezioni subito, secondo la statistica dello scorso 11 novembre dell’Istituto Piepoli &#8211; a Mario Monti, il tecnocrate, per uscire da questa crisi.</p>
<p><strong>​Un uomo normale che non ha bisogno di ’trucco e parrucco’</strong> per essere intervistato, che ha una vita privata di cui si sa ben poco. Una necessità di normalità, di valori condivisi che fa diventare eccezionale il suo comportamento.</p>
<p>Anche in Grecia è successo più o meno lo stesso. E quindi cosa succede quando la politica abbandona il campo? La <strong>fotografia di oggi è affidata a Marino Niola, antropologo e docente universitario</strong>.<br />
“Non è che la politica abbia abdicato al suo ruolo ma è questa politica che ha perso. Quella degli ultimi 17 anni che ha dato di sé un’immagine penosa. Il cittadino comune pensa che chi siede in Parlamento sia un inetto, un incapace. Dei buoni a nulla insomma. L’idea che si ha è quella del Parlamento dei peggiori. E qui non si parla dei vecchi politici che avevano scelto questa strada come proprio mestiere, ma di quelli arrivati in parlamento negli ultimi 15 anni: dei mestieranti. Infatti chi ha una professione non si butta nella mischia della politica. C’è una forte disistima verso la classe politica e una disapprovazione, come d’altra parte è successo anche in Grecia.”</p>
<p><strong>Tecnocrati o tecnici?<br />
</strong>Tecnico perchè i tecnocrati sono quelle persone che pensano che con la tecnologia si possa risolvere tutto. Monti è un grande tecnico, stimatissimo e tutti abbiamo l’idea consolidata, e non solo percepita, che lui sappia dove mettere le mani quando si parla di economia</p>
<p><strong>Ma in fondo Monti rappresenta proprio quelle banche che, per molti, sono state causa di questa crisi<br />
</strong>Ma cosa c’è di meglio? E quelli che dicono queste cose hanno proposto una soluzione?</p>
<p><strong>1993 governo Ciampi oggi governo Monti, si può fare un paragone?<br />
</strong>Sono molto simili, ma oggi Monti trova un paese peggiore di quello che trovò Ciampi, che per me rappresenta il miglior governo dell’età repubblicana. Oggi l’Italia è livida, depressa, divisia, sull’orlo di una crisi di nervi. Monti è una figura di primissimo piano ma rispetto ad allora raccoglie il Paese in un momento molto più drammatico. Abbiamo avuto altre crisi ma mai siamo stati così in basso dal punto di vista della moralità.</p>
<p><strong>Di chi la colpa di tutto ciò?<br />
</strong>In questi 20 anni c’è stato uno scardinamento delle nostre tradizioni e della nostra storia. Anche la sinistra per paura di sentirsi diversa ha gettato il bambino con l’acqua sporca. C’è stato un disastro formativo ed un allontanamento dalla realtà della politica, della televisione e di molti giornali. Potremmo dire, con una frase che Pasolini mette in bocca a Orson Welles nel film ’La ricotta’, che “l’Italia ha il popolo più analfabeta con la borghesia più ignorante d’Europa”</p>
<p><strong>Quindi siamo perduti?<br />
</strong>No, assolutamente: c’è una grande risposta e reazione da parte del popolo che non quello che viene raccontato nelle televisioni. Intanto anche perché il baricentro dell’informazione non transita più solo attraverso il tubo catodico. I giovani usano molto il web e anche quando guardano la Tv sanno discernere cosa guardare e cosa no. Quindi non siamo perduti.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Un governo tecnico  per la crescita e&#8230; la politica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 09:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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(di Elia Fiorillo)
Nel momento in cui Mario Monti entra al Quirinale per uscirne come presidente del Consiglio incaricato, l&#8217;ex inquilino di palazzo Chigi, il Cavaliere Silvio Berlusconi, fa circolare un video-messaggio in cui, tra l&#8217;altro, afferma di essersi “dimesso per senso di responsabilità” ed è pronto a  “favorire un governo tecnico”. Anche nel momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/un-governo-tecnico-per-la-crescita-e-la-politica/monti/" rel="attachment wp-att-8380"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/monti-300x199.jpg" alt="" title="monti" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-8380" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Nel momento in cui Mario Monti entra al Quirinale </strong>per uscirne come presidente del Consiglio incaricato, l&#8217;ex inquilino di palazzo Chigi, il Cavaliere Silvio Berlusconi, fa circolare un video-messaggio in cui, tra l&#8217;altro, afferma di essersi “dimesso per senso di responsabilità” ed è pronto a  “favorire un governo tecnico”. Anche nel momento probabilmente più duro del suo arco politico vitale, il tempismo non gli è mancato.  Sa bene che la nuova partita per lui ed il suo Pdl si è appena aperta. <strong>La posta in gioco è alta:</strong> 1) difesa di tutto ciò che ha fatto in politica fino alle dimissioni; 2) costruzione di un futuro per il suo Pdl (che forse cambierà nome) senza di lui come conducator; 3) cancellazione, in tutti i modi possibili, dell&#8217;immagine dell&#8217;uscita da palazzo Chigi tra lazzi, frizzi e canti di liberazione. Insomma, lo stato d&#8217;animo non è dei migliori, ma la voglia di rivincita è al massimo. </p>
<p>Chissà se avrà pensato, nel momento più buio della sua esistenza politica, all&#8217;inizio dell&#8217;avventura. A quando mamma Rosa lo sconsigliò in tutti i modi di scendere in politica, perché quello non era il suo mestiere. Ma poi dopo una notte insonne (come lui stesso raccontò in un summit con le parte sociali  alla presidenza del Consiglio, difronte agli stupefatti segretari generali di Cgil Cisl Uil – Cofferati, Pezzotta, Angeletti – e all&#8217;allora presidente di Confindustria, D&#8217;Amato),  fu proprio la mamma a dirgli che aveva riflettuto e che la scelta era giusta: “solo tu puoi salvare l&#8217;Italia”. </p>
<p><strong>Berlusconi irruppe sulla scena  politica quando la vecchia classe veniva spazzata via dal pool di Mani pulite. Era la discontinuità con il passato</strong>. Era una faccia nuova con un linguaggio completamente agli antipodi da quello usato dai politici dell&#8217;epoca. Alla gente piaceva per il suo eloquio comprensibile, per il suo accattivante sorriso, per il contagioso ottimismo, per l&#8217;ipotesi che avrebbe gestito il pachiderma Stato come se fosse un&#8217;azienda privata, senza la burocrazia paralizzante. Il successo gli venne anche dagli errori dei suoi avversari. In particolare  da Achille Occhetto che con la “sua gioiosa macchina da guerra”, denominata Pds,  non riuscì a far tornare da dove era venuto il Cavaliere, anzi gli regalò migliaia di voti. Attribuire la vincita elettorale dell&#8217;uomo di Arcore alla concentrazione televisiva di cui poteva disporre, che pur ebbe il suo peso,  è voler trovare un alibi alla buona. La verità è che si era sottovalutato il fenomeno popolare; la stanchezza di certi riti, il bisogno di comprensione dei programmi politici. E Silvio, con la sua grande esperienza televisiva, riuscì a semplificare, a far capire, a far sognare gli italiani con le sue trovate immaginifiche. </p>
<p><strong>Lo stesso uomo che ipotizzò e provò ad attuare il cambiamento della politica oggi, per una sorta di legge del contrappasso, paga proprio sui fronti che dovevano essere a lui più congeniali: il liberismo, l&#8217;immagine, la semplificazione della politica e dello Stato che non ci sono stati. </strong></p>
<p>Nell&#8217;attuale situazione il governo guidato da Mario Monti potrà avere due effetti determinanti e probabilmente benefici. Uno sulla razionalizzazione delle finanze e sull&#8217;immagine internazionale del nostro Paese, che è diventato il capro espiatorio ed il bersaglio preferito di governi europei che di incognite e buchi neri  nel loro interno ne hanno da vendere. L&#8217;altra conseguenza è di natura più squisitamente politica. Può sembrare un paradosso, un esecutivo di tecnici che può incredibilmente sbloccare e rilanciare la politica. Ebbene si. Se si andasse oggi alle urne il  centro sarebbe imbarazzatissimo a scegliere Di Pietro, Bersani e Vendola, oppure il Pdl di Angelino Alfano.  Il governo Monti, invece, potrebbe essere la parentesi di riflessione utile a tutti per scomporre o ricomporre, per inventarsi altre aggregazioni al di là della contingenza.  Il Pdl ha bisogno di rifondarsi e sia Berlusconi che Angelino Alfano lo sanno bene. La coalizione di ferro con Bossi è destinata a rompersi. Il trio Casini, Rutelli, Fini (Bocchino) dovranno scegliere con chi stare una volta per tutte. Rimanere nel limbo, appunto, del terzo polo &#8211; quando i poli sono due &#8211;  può diventare esiziale. C&#8217;è poi Bersani, Vendola e Di Pietro. <strong>Ma come farà il romagnolo Pier Luigi a far convivere la pasionaria cattolica Rosi Bindi ed i suoi con Vendola e Di Pietro? Mysterium fidei. </strong></p>
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		<title>Come decrescere felici</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 11:38:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Robert Kennedy, nel 1968, diceva”Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-8351" href="http://www.malitalia.it/2011/11/come-decrescere-felici/pallante/"><img class="alignleft size-full wp-image-8351" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/pallante.bmp" alt="" /></a></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Robert Kennedy, nel 1968, diceva”</em><em>Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”</em><em> </em></p>
<p>E chissà se al CNEL (Comitato Nazionale Economia e Lavoro) hanno pensato a queste parole presentando il progetto su “benessere equo e sostenibile” e quando, insieme all’ISTAT, hanno individuato i 1<em>2 </em> indicatori del benessere e cioè: ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni.<em></em></p>
<p>Ma possiamo pensare ad una nuova economia? Usciremo da questa crisi e come? E quanto dobbiamo crescere per vedere la luce?</p>
<p>Forse c’è un modo nuovo di leggere questa crisi e c’è anche una ricetta nuova, alternativa che farà molto discutere: la decrescita felice.</p>
<p>Cosa vuol dire ? Semplicemente “meno e meglio” come il titolo del libro di Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la decrescita felice.</p>
<p><strong>Quindi Professore meno è meglio?</strong></p>
<p>Certamente si. Questa non è una crisi finanziaria ma un crisi economico produttiva. Oggi produciamo più di quello che consumiamo e negli anni ci siamo sempre più indebitati perché  c’è stata una spinta ad acquistare e questo per far fronte ad un’offerta maggiore della domanda. L’utilizzo di tecnologie sempre più performanti ha spinto sempre più verso il taglio del lavoro e l’aumento della produzione. Ma a cosa serve tutto ciò se poi non c’è richiesta? E ogni politica che parla di crescita non fa che aggravare questa situazione</p>
<p><strong>E quindi cosa dovremmo fare?  </strong></p>
<p>Liberare risorse per riacquistare denaro. Faccio un esempio in Italia, per riscaldare le nostre case, consumiamo 300 kwh per metro quadrato. In Germania viene data l’abitabilità sole se non si superano i 70 kwh anno per m.quadrato. In sintesi il rapporto, in media, è 15 kwh7anno in Germania e 200 in Italia. Gli sprechi energetici di edifici mal coibentati fanno crescere il pil ma comportano un peggioramento della qualità della vita perché fanno aumentare le emissioni di CO<sub>2</sub> e le spese per l’acquisto di fonti fossili. Gli unici a trarne vantaggio sono i bilanci delle aziende energetiche. E i partiti politici.</p>
<p> <strong>Ci può spiegare meglio….</strong></p>
<p>Se nei paesi industrializzati la quota della produzione agricola di sussistenza fosse rimasta significativa, si sarebbe valorizzata la biodiversità e la fertilità dei suoli, ma le vendite si sarebbero limitate alle eccedenze, il pil sarebbe cresciuto di meno e la base imponibile sarebbe stata molto inferiore rispetto a quella di un’agricoltura basata sulla monocultura e finalizzata alla vendita. La crescita del pil comporta la crescita degli introiti fiscali, di cui i partiti attraverso le pubbliche amministrazioni definiscono l’entità, stabiliscono i contributi percentuali a carico delle differenti classi di reddito e decidono gli usi finali (una quota significativa dei quali destinata agli emolumenti dei propri rappresentanti nelle pubbliche amministrazioni e nelle aziende da esse partecipate). Pertanto la crescita del pil è un interesse specifico degli imprenditori, dei commercianti, dei professionisti, dei partiti e delle aziende a cui i partiti commissionano i lavori pubblici, delle quali spesso sono i principali azionisti, direttamente (cooperative) o indirettamente (banche, ex municipalizzate trasformate in società private a prevalente capitale pubblico).</p>
<p> <strong>E cosa dice dei rifiuti?</strong></p>
<p>Che andrebbero ridotti e questo si può fare migliorando l’utilizzo delle risorse. Lo sa che nell’Oceano pacifico galleggia tanta plastica grande quanto il continente americano?</p>
<p> <strong>Un consiglio?</strong></p>
<p>Essere meno bulimici. Negli ultimi anni abbiamo fagocitato qualsiasi cosa ci venisse venduta. Abbiamo vissuto per la quantità. Oggi  è tempo della qualità. E’ come mangiare di meno e più variato e quindi con più gusto. E dobbiamo ridurre l’impronta tecnologica. Tutto questo non vuol dire tornare indietro ma solo ottimizzare le nostre risorse.</p>
<p> Questa crisi potrebbe quindi essere un’opportunità per cambiare stili di vita, gestione delle risorse. E’ un  cambio culturale come lo fu il passaggio dall’economie della campagna a quella delle industrie. Forse lo schock di questa crisi globale potrebbe invece essere una svolta.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Cinque pentiti: così noi aiutiamo i politici</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 22:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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“Dottore , se io so dove abito,e per andare a casa devo passare da Botteghello, ma so che in quella zona ci sono i fuochi d’artificio, per tornare a casa cambio strada”. E’ il 9 settembre e a Reggio Calabria fa caldo. Nell’ufficio del pubblico ministero Giuseppe Lombardo,ancora di più. Soprattutto dopo le parole sussurrate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8273" href="http://www.malitalia.it/2011/11/cinque-pentiti-cosi-noi-aiutiamo-i-politici/tribunaereggiocalabria/"><img class="alignleft size-full wp-image-8273" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/tribunaereggiocalabria.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a></p>
<p>“<strong>Dottore , se io so dove abito,e per andare a casa devo passare da Botteghello, ma so che in quella zona ci sono i fuochi d’artificio, per tornare a casa cambio strada”.</strong> E’ il 9 settembre e a Reggio Calabria fa caldo. Nell’ufficio del pubblico ministero Giuseppe Lombardo,ancora di più. Soprattutto dopo le parole sussurrate dall’avvocato Lorenzo Gatto,difensore di buona parte del Gotha mafioso della città. Ha chiesto di entrare nella stanza, ma ha lasciato la porta aperta. L’avvocato non perde tempo in premesse. Prende sottobraccio il pm, lo porta in corridoio e continua a parlare. “Dottore lei sta dando fastidio, stia attento e quando fa un’inchiesta si faccia affiancare da un suo collega”. Lombardo sta indagando sui rapporti tra boss e politica, <strong>la sua inchiesta “Meta” è ormai a processo e rischia di alzare il sipario sul livello alto delle collusioni. Mafia e politica, boss e zona grigia, anfratti finora scarsamente esplorati</strong> . Insomma  un magistrato “non gradito”, un pm ad altissimo rischio. Stesso discorso di Gatto pochi giorni dopo, il 14 settembre durante la pausa di una udienza. Il compito di dare una lezione a Lombardo sarebbe stato affidato alle “famiglie” che controllano l’area dove vive il magistrato. Sono ‘ndrine federate alle cosche che contano, De Stefano,Tegano. Alta mafia. Ma quello che più allarma è che si tratta di gruppi che hanno una forte di disponibilità di esplosivo da cave. Quando parliamo all’avvocato Gatto di questa storia si irrigidisce. “Scriva che io non ho attinto notizie da ambienti criminali,stimo il dottor Lombardo e gli ho voluto rappresentare solo  delle  mie semplici deduzioni, tutto qui”. Dei colloqui e delle “deduzioni” del legale,il pm Lombardo ha fatto relazioni scritte al procuratore Giuseppe Pignatone, Gatto  è stato interrogato a fine settembre. Ma il 4 ottobre, le affettuose “deduzioni” hanno assunto la forma inquietante di un pacco bomba. Indirizzato al pm Lombardo,ovviamente. Un ordigno sofisticato fatto trovare sotto gli uffici della procura. Era incellofanato, dentro, in evidenza, la foto del giovane magistrato accompagnata da un bigliettino “E’ tutto pronto per la festa”.</p>
<p><strong>In piena estate,la procura antimafia reggina ha interdetto l’avvocato Gatto dalla professione per due mesi  accusandolo di essere “il postino” del boss Luciano Lo Giudice</strong>. Portava “i pizzini” del capintesta della ‘ndrina a suo fratello Antonino, che ad ottobre del 2010 si pente e “se la canta” sui rapporti della cosca con magistrati, avvocati, gente che conta. Nino Lo Giudice racconta che si rivolgeva a Gatto, che i mafiosi chiamavano “Mastrolindo”, per avere informazioni su operazioni  di polizia, spesso imminenti , sempre supersegrete ma stranamente note in anticipo a certi ambienti. Quando a luglio gli perquisiscono lo studio, il legale avverte magistrati e poliziotti :”Attenti potreste trovare documenti coperti dal segreto di Stato”. Quei documenti, però, non sono stati ancora trovati. Si scava nei computer sequestrati e nei file cancellati. Misteri di Reggio , città avvolta dalle nebbie e dai veleni. Qui sta succedendo qualcosa di grosso. <strong>Lo dicono le 200 intercettazioni</strong> preventive che da mesi stanno mettendo sotto osservazione i telefoni dell’area grigia, si sussurra di imminenti operazioni sulla ‘ndrangheta al Nord che piomberebbero  anche sulla politica reggina. Ancora misteri, perché a Reggio,come ha detto un esperto di rango, il mafioso Roberto Moio, “la ‘ndrangheta  è la politica e la politica è la ‘ndrangheta”. E Moio, pentito dal 29 settembre 2010, di nomi di politici ne ha fatti. E’ uomo di ‘ndrangheta da quando aveva 17 anni, sa delle guerre di mafia ed è imparentato con la figlia Tegano. “Con la politica- dice interrogato in un processo d’Appello il 19 ottobre- abbiamo sempre avuto ottimi rapporti. Abbiamo raccolto sempre voti, ogni periodo i miei zii (i boss Tegano,ndr) candidavano qualcuno. Abbiamo sempre aiutato i politici, la maggior parte di destra, ma ultimamente De Gaetano (Nino, eletto in Rifondazione al Consiglio regionale, ora in predicato di passare al Pd, ndr)…”. “In tanti- continua- salivano spesso in via Corvo, ad Archi (il quartiere generale di Tegano,ndr). Gigi Meduri (ex parlamentare Margherita,ndr), Renato Meduri, dottori…abbiamo sempre votato per il Sindaco Scopelliti, attraverso Peppe Agliano (ex Assessore al bilancio del Comune,ndr)..”. Peppe Scopelliti, golden boy del Pdl e governatore supervotato della Regione, è l’uomo forte della politica calabrese . Con Moio sono ben cinque gli ex mafiosi pentiti che fanno mettere a verbale di aver gli dato sostegno elettorale. Nino Lo Giudice il 7 dicembre 2010: “Gli abbiamo dato i voti io e la mia famiglia”. Giovanbattista  Fragapane,  ex killer dei De Stefano,pentito dal 2004 :”Alle elezioni sentivo sempre il nome di Scopelliti”. Nino Fiume, imparentato con i De Stefano e collaboratore di giustizia: “Ero amico del sindaco, lo conosco da quando l’ho appoggiato politicamente”. Paolo Iannò, ex braccio destro del “Supremo” Pasquale Condello :”In relazione a Giuseppe Scopelliti  si diceva che era appoggiato dalla ‘ndrangheta già da quando ero latitante”. Parole di pentiti che vagano  di inchiesta in inchiesta, bollate come menzogne dal governatore che annuncia reazioni e querele. E invita sempre ad avere fiducia nella magistratura.”Ma una fiducia selettiva”.</p>
<p><strong>Brutto clima in riva allo stretto</strong>. Dottore, si sente tranquillo? La domanda è rivolta a Salvatore Di Landro. E’ il procuratore generale che ha avuto il torto di rimettere ordine in quello che tutti in città chiamano “l’ufficio sconti”. Gli hanno messo due bombe, una il 3 gennaio 2010 sotto il suo ufficio, un’altra, il 25 agosto, l’hanno piazzata sotto casa sua. “Non mi sento assolutamente tranquillo. Le indagini non sono venute a capo di niente e ancora oggi  non conosciamo movente e mandanti di quegli attentati. Se la ‘ndrangheta è una struttura verticistica e unitaria, i Lo Giudice da chi hanno avuto il via libera alla strategia della tensione?”.<strong>La domanda è ancora senza risposta</strong>.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 3 novembre 2011)</p>
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		<title>Sartori:&#8221;Noi retti da buffoni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Una piccola libreria “Nero su Bianco”, a Roma, al centro di Trastevere, a Piazza San Cosimato, la passione di Mariangela Mincione e la voglia di portare la cultura e le grandi storie tra la gente. Con questi ingredienti ( e con la complicità delle telecamere di RAI Millepagine e Vittorio Castelnuovo) nasce il colloquio con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8172" href="http://www.malitalia.it/2011/10/sartorinoi-retti-da-buffoni/sartori/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8172" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/sartori-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>Una piccola libreria “Nero su Bianco”, a Roma, al centro di Trastevere, a Piazza San Cosimato, la passione di Mariangela Mincione e la voglia di portare la cultura e le grandi storie tra la gente. Con questi ingredienti ( e con la complicità delle telecamere di RAI Millepagine e Vittorio Castelnuovo) nasce il colloquio con il professor Giovanni Sartori, politologo di fama internazionale, nato a Firenze nel 1924 compagno di Università di Giovanni Spadolini che “aveva in testa di diventare Presidente della Repubblica e non ci riuscì per un voto”.</p>
<p>Ha appena pubblicato un libro “Logica,metodo e linguaggio nelle scienze sociali” in cui enuncia la sua convinzione che nessun progresso scientifico può essere raggiunto quando mancano basi concettuali e metodologiche precise poiché nulla si produce se non si è “criticamente” consapevoli di ciò che si sta studiando ed analizzando. La coscienza critica, per il professor Sartori, rende lo scienziato sociale un “pensatore consapevole” che guarda al suo oggetto di analisi senza lasciarsi fuorviare dai miraggi delle tecnologie contemporanee.</p>
<p>Ma il Professore parla anche del fatto che la nostra vita è un mix di caso, fortuna e ostinazione. Ma parlare con Giovanni Sartori è un’avventura che parte dai suoi studi e dall’Università e che arriva ad oggi: alla crisi, ai giovani, alle prospettive di questo mondo.</p>
<p><strong>-Professore partiamo dalla questione Bankitalia. Un “pasticciaccio” brutto</strong></p>
<p>Del problema di Bini Smaghi si sapeva già da tre mesi, la carica ha una durata fissa e quindi Berlusconi non poteva promettere a Sarkozy nulla. Quando si fanno le offerte devono essere accettabili. Ma il nostro governo è  nella totale disorganizzazione, siamo nelle mani di dilettanti di terza categoria. Siamo retti da buffoni.</p>
<p><strong>-Parole forti professore, passiamo alla politica estera: dopo la Libia la Siria?</strong></p>
<p>Non credo, la situazione è completamente diversa. Dietro la Siria c’è l’Iran e finchè c’ è questo sostegno non succederà nulla. Intanto anche la Turchia sta diventando un riferimento. Comunque si tratta di lotte legate al petrolio. Adesso ci sarà un po’ di confusione, qualche cambiamento e poi si tornerà ad un sistema di banditi.</p>
<p><strong>-Per quanto riguarda la Libia quali le possibilità dell’Italia per la ricostruzione?</strong></p>
<p>La Libia l’abbiamo persa. Siamo riusciti in un’impresa impossibile.</p>
<p><em>(Qualcuno dal pubblico dice “Berlusconi ha portato male a Gheddafi.Gli ha baciato la mano e guardate come è finito!” e il Professore subito, pronto, risponde “Lo dirò a Putin anche se lui è  più in gamba! “.ndr)</em></p>
<p> <strong>-Passiamo alla crisi. Quanto durerà?</strong></p>
<p>Sarà molto lunga. Ricordiamoci che la grande depressione del ’29 durò fino all’inizio della seconda guerra mondiale e solo l’industria bellica  aiutò gli Stati ad uscirne. Inoltre questa  è gestita male: troppi attori in campo e troppo litigiosi. Durerà tantissimo perché ci sono molti derivati occultati ovunque e nessuno sa quanti sono e le banche non lo dicono. Sono carta straccia. E comunque gli altri paesi sono messi meglio di noi che siamo subito dopo la Grecia.</p>
<p><strong>-Una riflessione sui giovani e il loro futuro</strong></p>
<p>I giovani dalla loro parte hanno solo l’energia. Ci vuole una scuola più forte e in questo momento non mi sembra che in Italia goda di buona salute.</p>
<p> Forse questa intervista può essere conclusa proprio da una frase del Professor Sartori <em>“Il pessimismo dell’intelligenza va combattuto da un ottimismo della volontà”.</em></p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Qualunquismo o bisogno di politica?</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 15:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
La signora è inferocita. Credo di assistere ad un litigio condominiale o roba simile. Sto per archiviarlo nella mente, ma poi capisco che non c&#8217;entrano né le questioni tra inquilini, né i piccoli o grandi soprusi che capitano spesso in una città di provincia. L&#8217;incavolatura è politica, o meglio viene dalla politica.
Se la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/10/qualunquismo-o-bisogno-di-politica/draghi/" rel="attachment wp-att-8089"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/draghi.jpg" alt="" title="draghi" width="256" height="170" class="alignleft size-full wp-image-8089" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>La signora è inferocita. </strong>Credo di assistere ad un litigio condominiale o roba simile. Sto per archiviarlo nella mente, ma poi capisco che non c&#8217;entrano né le questioni tra inquilini, né i piccoli o grandi soprusi che capitano spesso in una città di provincia. L&#8217;incavolatura è politica, o meglio viene dalla politica.<br />
Se la piglia un po&#8217; con tutta la classe che sta al potere la nostra passionaria. Elenca quelle che ritiene le colpe capitali del governo, a cominciare dall&#8217;aumento delle tasse e della disoccupazione, che non dà tregua e che “ruba i sogni” ai giovani di un lavoro e di metter su famiglia. Ma non risparmia l&#8217;opposizione anch&#8217;essa colpevole degli stessi peccati, sia pur con un diverso grado di responsabilità.<strong> Qualunquismo? Antipolitica? Me lo chiedo mentre provo a ragionare sul quel fiume in piena di rancori.</strong>Il &#8220;qualunquismo&#8221; e&#8217; un termine negativo che definisce atteggiamenti di sfiducia nelle istituzioni democratiche, nei partiti e soprattutto nella politica. Per la verità&#8217; il movimento dell&#8217;”Uomo qualunque” non era un&#8217;organizzazione antipolitica, anzi. C&#8217;era sfiducia nel sistema partitocratico e nel modo con cui esso considerava ed affrontava i reali problemi della gente; dell&#8217;uomo qualunque, appunto. Altri tempi. <strong>Le ideologie </strong>allora non ammettevano tentennamenti o mimetizzazioni. O si stava da una parte o dall&#8217;altra. I tempi sono cambiati, ma il rapporto conflittuale tra la politica ed il cittadino resta. Da una parte i partiti &#8211; spesso fuorviati  da logiche di potere interno &#8211; che non vedono e non sentono i fermenti della società civile, che pur dovrebbero rappresentare. Dall&#8217;altra il cittadino, che sempre meno ideologizzato, cerca nelle istituzioni democratiche risposte ai problemi di tutti i giorni. Non avendone, s&#8217;incavola e fa di tutta un&#8217;erba un fascio. Qualunquismo, antipolitica? Solo esasperazione verso un modo di fare politica che non si capisce; che non si basa sul “buon senso del padre di famiglia”. Soprattutto che non prova a “gestire la città”. Non s&#8217;afferrano i proclami risolutivi che poi cadono nel dimenticatoio. O i conflitti tra organi della Stato che sottendono interessi di parte da tutelare, costi quel che costi.<br />
<strong>Sull&#8217;altra faccia della medaglia della signora strillante e rancorosa c&#8217;e&#8217; la presa di posizione del governatore della Banca d&#8217;Italia</strong>. Certo, Mario Draghi qualunquista proprio non e&#8217; eppure cita Manzoni: la &#8220;tentazione atavica e&#8217; di attendere che un esercito d&#8217;Oltralpe risolva i nostri problemi. Ma non e&#8217; così. Sarebbe una tragica illusione. Gli interventi risolutori spettano a noi&#8221;. Eppoi parla di crescita e del  “dovere che abbiamo nei confronti dei giovani, un quarto  dei quali sono senza lavoro”.  Insomma, anche lui, con accenti diversi, suona la sveglia al gruppo dirigente del Paese.<br />
E&#8217; stato solo un incidente di percorso, come lo definisce il Cavaliere,  per auto-impallinatura dell&#8217;esecutivo la bocciatura dell&#8217;articolo prima del Rendiconto economico dello Stato? Al di là della soluzione del problema di come fare a riproporre la legge, c&#8217;è il dilemma di come andare avanti.<br />
<strong>Il balletto esasperato ed esasperante delle  “fiducie”, date ad ogni piè sospinto e sconfessate dai fatti parlamentari di tutti i giorni,</strong> non può continuare. I cittadini si sentono presi in giro. C&#8217;è bisogno di un programma di fine legislatura che punti a far girar pagina al Paese, tenuto conto dei tempi che corrono. Insomma, mettere in  campo strumenti legislativi coraggiosi che puntino alla crescita, allo sviluppo, Mezzogiorno compreso. Quando la casa brucia non si può far altro che un lavoro di squadra per salvare il salvabile. “I furbetti del parlamentino”, che pur ci sono ed appaiono nei momenti topici per posizionarsi tenendo conto esclusivamente dei propri interessi di bottega, devono essere neutralizzati. Più il premier medierà, più il suo governo non avrà la forza per provare a saltare il fosso della crisi.<br />
Per converso l&#8217;opposizione, più che abbandonare l&#8217;aula del Parlamento come si faceva ai tempi che furono di Giorgio Almirante e del MSI, provi a dimostrare compattezza ipotizzando un governo alternativo con tanto di programma condiviso.<br />
<strong>L&#8217;idea da cancellare nella gente, costi quel che costi,  è che la “classe” si agita solo per conservare se stessa ed i propri interessi. </strong>Certo, in una fase così delicata un gesto di riduzione di compensi e benefit sarebbe un toccasana. Un&#8217;ottimo messaggio pubblicitario. </p>
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		<title>Il partito degli onesti</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 02:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Angelino Alfano]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro Romano]]></category>
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		<category><![CDATA[Riforma]]></category>

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(di Elia Fiorillo)
Angelino Alfano, ex guardasigilli, attuale segretario “acclamato” del Pdl, va ripetendo che vuole “un partito degli onesti”. Le buone intenzioni però si frantumano  sulle logiche del consenso, leggi voti. I repulisti costano caro. Certo, possono essere vincenti sul medio, lungo periodo, ma comunque costano. Le annunciazioni senza riscontri oggettivi da parte della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/09/il-partito-degli-onesti/alfano-2/" rel="attachment wp-att-7953"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/alfano.jpg" alt="" title="alfano" width="263" height="192" class="alignleft size-full wp-image-7953" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Angelino Alfano, ex guardasigilli, attuale segretario “acclamato” del Pdl, va ripetendo che vuole “un partito degli onesti</strong>”. Le buone intenzioni però si frantumano  sulle logiche del consenso, leggi voti. I repulisti costano caro. Certo, possono essere vincenti sul medio, lungo periodo, ma comunque costano. Le annunciazioni senza riscontri oggettivi da parte della pubblica opinione, viceversa, servono solo ad aggravare situazioni già di per se compromesse. Insomma, si perde di credibilità tout court.</p>
<p><strong>Mercoledì prossimo alla Camera si discuterà e voterà sulla mozione di sfiducia all&#8217;attuale ministro delle politiche Agricole, Francesco Saverio Romano</strong>. La Procura di Palermo ha chiesto contro di lui  il rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Brutta storia. Già il capo dello Stato, all&#8217;atto del giuramento di Romano, in una nota affermava: &#8220;Chiarire presto pesanti imputazioni a suo carico&#8221;. Insomma,  quello fu “un giuramento con la condizionale”.</p>
<p>Il “partito degli onesti” cosa farà mercoledì? Non potrà fare altro che rigettare la mozione di sfiducia individuale voluta dalle opposizioni. Stessa cosa farà la Lega che “si turerà il naso e voterà no”, come ha tenuto a precisare il Senàtur. Lo stesso ministro degli Interni, che con grande tenacia si sta impegnando a combattere la mafia, non potrà  fare altro che la stessa cosa di Bossi. Quella mozione di sfiducia, se dovesse passare, vorrebbe significare la fine del governo Berlusconi. Quindi no, al di là del merito: al di là di Napolitano.</p>
<p>Il problema vero è che l&#8217;opinione pubblica non comprende  certi passaggi, complessi da afferrare anche a chi la politica la segue con interesse.  <strong>Perché Alfonso Papa del Pdl  è stato spedito  in carcere e Marco Milanese, sempre del Pdl, ex braccio destro del ministro Tremonti, no?</strong> La valutazione che il Parlamento fa per concedere la carcerazione non è di merito, come dovrebbe. Se, cioè, esistono gli estremi per l&#8217;ipotesi della persecuzione giudiziaria, ma per mille altre motivazioni politiche che con la “persecuzione” non hanno niente a che vedere. </p>
<p>Oltre al “Partito degli onesti”, Angelino Alfano ha annunciato di volere una nuova legge elettorale che metta da parte la “porcata”, ovvero l&#8217;attuale legge elettorale, così definita dal suo estensore, Roberto Calderoli. Per Alfano c&#8217;è bisogno di una nuova legge  che spinga dal basso gli eletti, facendola finita con le cooptazioni volute dall&#8217;alto. Le intenzioni dell&#8217;ex ministro della Giustizia non si possono che condividere. Per fare questo però c&#8217;è bisogno all&#8217;interno del Pdl &#8211; ma per la verità non solo in questo partito -, di regole chiare che non devono essere assolutamente aggirate. Ragionando per assurdo “il porcellun”, come qualcuno ha pur invocato a sua  estrema difesa, poteva (e doveva) portare  in Parlamento solo personaggi assolutamente “al di sopra di ogni sospetto”. Non è stato così. Ha certo aperto a categorie lontane dalla politica, ma per fatti a volte miserevoli, non ha bloccato però i tanti inquisiti, o rinviati a giudizio, o condannati che certamente era meglio se restavano  a casa loro. </p>
<p><strong>Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, vecchio marpione della politica, sa bene che se non vai sul concreto gli annunci si trasformano in boomerang</strong>. Propone, allora, una commissione per valutare le candidature. Per vedere se in certi casi non ci sia una vera e propria persecuzione giudiziaria verso il candidato inquisito. Fa bene Alemanno a fare una tal proposta, ma al di là di certe azioni persecutorie della magistratura che pur ci possono essere, è bene inserire nelle liste anche i “i non chiacchierati” dalla voce del popolo. E&#8217; possibile che con tanta bella e rappresentativa gente che ha il nostro Paese bisogna ricorrere ai soliti noti per confezionare le liste elettorali? </p>
<p><strong>“La politica non conosce né risentimenti personali, né lo spirito di vendetta, la politica conosce solo l&#8217;efficacia”. </strong>E&#8217; una vecchia massima questa,  sempre attuale però. Forse, nella scelta dei candidati, i responsabili dei partiti la dovrebbero tenere ben  presente. Al di là delle beghe interne, dei posti al sole da assegnare, c&#8217;è bisogno che la politica sia efficace.<strong> E l&#8217;efficacia non può che camminare sulle gambe di donne ed uomini seri, non chiacchierati, che guardano  alla politica come ad un servizio da fare, non per se stessi e i propri compagnucci, ma  per la  collettività.</strong>	</p>
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		<title>Berlusconi ed il colpo di scena per salvare il governo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 06:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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(di Elia Fiorillo)
Proviamo a ragionare senza schemi e al di la&#8217; delle parti. Il governo si trova in una morsa stritolante. Da una parte la crisi  che sempre piu&#8217; ha bisogno di comportamenti coerenti da parte del Paese tutto. L&#8217;immagine di coesione nazionale diventa, appunto, nell&#8217;attuale congiuntura negativa, un toccasana vincente.
L&#8217;altro pezzo della morsa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/09/berlusconi-ed-il-colpo-di-scena-per-salvare-il-governo/berlusconi-2/" rel="attachment wp-att-7854"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/berlusconi.bmp" alt="" title="berlusconi" class="alignleft size-full wp-image-7854" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Proviamo a ragionare senza schemi e al di la&#8217; delle par</strong>ti. Il governo si trova in una morsa stritolante. Da una parte la crisi  che sempre piu&#8217; ha bisogno di comportamenti coerenti da parte del Paese tutto. L&#8217;immagine di coesione nazionale diventa, appunto, nell&#8217;attuale congiuntura negativa, un toccasana vincente.<br />
L&#8217;altro pezzo della morsa e&#8217; raffigurato dall&#8217;&#8221;affare&#8221; giudiziario, ultimo in ordine di tempo, che fa capo al presidente del Consiglio. Stavolta il Cavaliere non e&#8217; indagato, ma chiamato in causa dalla procura della Repubblica di Napoli come vittima di estorsione. Nessuna imputazione, ma la pericolosita&#8217; mediatica  dell&#8217;evento sta superando di gran lunga, dato il momento politico, altre vicende che pur hanno visto Berlusconi in brutte acque giudiziarie. Pare che il &#8220;vittimismo da magistrati rossi&#8221;, che pur aveva fatto breccia nella pubblica opinione, non tiri piu&#8217; come un tempo.<strong>L&#8217;opposizione, d&#8217;altra parte, pur volendo mantenere un profilo basso dato il momento delicato, non puo&#8217; non &#8220;darci sotto&#8221; nel chiedere l&#8217;andata a casa dell&#8217;esecutivo. Gli elettori non capirebbero morbidezze dettate da prudenza da crisi dei me</strong>rcati. La richiesta di un &#8220;governo di salute pubblica&#8221; diventa allora una richiesta obbligata che sara&#8217; sempre piu&#8217; pressante e gridata. Finche&#8217; pero&#8217; il presidente del Consiglio avra&#8217; la maggioranza in parlamento, anche di un solo voto in piu&#8217;, non pensera&#8217; minimamente ne&#8217; a elezioni anticipate, ne&#8217; ad altri tipi di esecutivo diverso dall&#8217;attuale. Dal canto suo il presidente della Repubblica non potra&#8217; far altro che prendere atto che la maggioranza ci sta e inviare  messaggi di ragionevolezza  e di sprone che gli faranno aumentare il consenso nella pubblica opinione, ma che non avranno effetto concreto sul governo del Paese.<br />
Insomma, la situazione e&#8217; ingessata come non lo e&#8217; mai stata e potrebbe protrassi fino alla fine della legislatura con un ovvio logoramento di tutti i giocatori in campo. Primo fra tutti Silvio Berlusconi e il suo partito. Ai voglia al nuovo segretario del Pdl, Angelino Alfano, fare i salti mortali senza rete per avvicinare il partito alla gente. Se non si cambia qualche cosa il tonfo per il Pdl, ma anche per la Lega, e&#8217; assicurato. Non avverra&#8217; che i voti in libera uscita, almeno nella gran parte, andranno a beneficiare altre realta&#8217; tipo il Terzo polo. Aumentera&#8217; il livello degli astenuti, delle schede bianche e nulle, simbolo vero del decadimento di una democrazia parlamentare.<br />
<strong>Ci vorrebbe un &#8220;colpo di teatro&#8221; immediato che allontani dal governo lo stillicidio giornaliero delle rivelazioni giudiziarie.</strong> Anche Bossi, se qualcosa non cambia nella maggioranza, sara&#8217; costretto  &#8211; per salvare la pelle a stesso ed alla Lega &#8211; a passare dalle parole piu&#8217; o meno scurrili ai fatti. Cioe&#8217; a prendere le distanze dal Cavaliere, com&#8217;e&#8217; gia&#8217; avvenuto in passato.<br />
Chissa&#8217; cosa avra&#8217; proposto al Capo il fido Gianni Letta. La &#8220;mente fredda&#8221; di Silvio certo avra&#8217; fatto notare al presidente che in una tale morsa c&#8217;e&#8217; bisogno di un diversivo strategico e non tattico. Non certo un decreto legge  per bloccare la diffusione delle intercettazioni telefoniche. Un qualcosa, insomma, di significativo che da una parte cambi l&#8217;attuale situazione, ma che dall&#8217;altra non sposti equilibri di potere. Un&#8217;invenzione alla Tommasi di Lampedusa: &#8220;cambiare tutto per non cambiare niente&#8221;<br />
No, non un nuovo governo troppo complicato da mettere su. Nemmeno un governo di &#8220;alleanza nazionale&#8221;, o di salute pubblica che dir si voglia. Sarebbe un&#8217;ammissione di fallimento che l&#8217;attuale maggioranza non potrebbe mai accettare. Nemmeno le urne anticipate  potrebbero andare bene: con il clima attuale sarebbero guai per i partiti che sostengono l&#8217;attuale compagine governativa.<br />
<strong>L&#8217;unica operazione possibile e&#8217; una marcia indietro di Berlusconi. Solo lui pero&#8217;. Non l&#8217;andata a casa del suo esecutivo, ma uno scambio di ruoli tra il presidente del Consiglio dei ministri  ed il suo sottosegretario, Gianni Letta.</strong> Credo che un&#8217;operazione del genere potrebbe essere ben vista dal presidente Napolitano. Sempre meglio dell&#8217;attuale scenario che si va sempre piu&#8217; a logorare.<br />
Il Cavaliere avrebbe modo di poter gestire le sue beghe giudiziarie in posizione più defilata. Nello stesso tempo sarebbe comunque il Capo morale della coalizione, con buone possibilita&#8217; di un recupero elettorale nel 2013.<br />
<strong>Utopie? Si. Conoscendo il pensiero di Berlusconi un&#8217;ipotesi del genere e&#8217; tutta da scartare. Sarebbe per lui non una mossa intelligente, ma una  sconfitta personale.<br />
Insomma, un giocatore che non accetta di staccarsi dal tavolo da gioco se non con la vincita in tasca o con il tonfo totale, anche se nella la seconda ipotesi c&#8217;e&#8217; il rischio serio del suicidio&#8230;politico, si capisce.</strong></p>
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		<title>Italia, si bella e perduta</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 08:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[almirante]]></category>
		<category><![CDATA[berlinguer]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe D'Avanzo]]></category>
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Sabato 30 luglio è morto uno dei giornalisti più rappresentativi della stampa italiana:Giuseppe D’Avanzo. Oltre il dolore, forse parola eccessiva per chi non è stato un suo familiare o amico stretto, ma è quello che provo, la sua morte mi ha portato a fare delle riflessioni sul sentimento che pervade il nostro paese.
Su face book [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/08/italia-si-bella-e-perduta/almirantebrlinguer/" rel="attachment wp-att-7637"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/08/almirantebrlinguer.jpg" alt="" width="232" height="207" class="alignleft size-full wp-image-7637" /></a></p>
<p><strong>Sabato 30 luglio è morto uno dei giornalisti più rappresentativi della stampa italiana:Giuseppe D’Avanzo</strong>. Oltre il dolore, forse parola eccessiva per chi non è stato un suo familiare o amico stretto, ma è quello che provo, la sua morte mi ha portato a fare delle riflessioni sul sentimento che pervade il nostro paese.<br />
Su face book sotto la notizia della morte di D&#8217;Avanzo, qualcuno ha scritto: <strong>&#8220;mi unisco al cordoglio per il grande cronista. sarebbe bello poter pensare che sarà rimpiazzato da giovani talentuosi. Ma è difficile, non perché non ci siano i giovani talentuosi, ma perché sono strozzati, sottopagati e tenuti sott&#8217;acqua dai &#8220;grandi&#8221; editori. il che dovrebbe farci pena almeno quanto la morte di Giuseppe D&#8217;avanzo.”</strong>Sulle pagine de Il Giornale , sotto l’articolo del collega <strong>Stefano Zurlo </strong>(che ha scelto di parlare non tanto dell’uomo ma della frattura tra guelfi e ghibellini di questa nostra Italia), sono apparsi una serie di commenti che riporto così come sono stati scritti: <strong>“Come ipocrisia vuole&#8230; i morti son sempre meglio da morti che da vivi. “</strong> oppure “Ipocrisie melense. D&#8217;Avanzo era un pessimo soggetto, e l&#8217;unico vuoto lo avrà lasciato &#8211; forse &#8211; fra i pari suoi. Tutti peraltro ansiosi di riempirlo con uguali o maggiori veleni facendo a gara per chi ne sputa di più. Gentaglia da vivi, il sol fatto d&#8217;essere morti non è valida ragione d&#8217;un benchè minimo riscatto.” O ancora “Ekkisenefrega “ e per finire <strong>“In più occasioni ho commentato le iniziative di D&#8217;Azanzo . Parlarne male ora che è morto , non me la sento , sarà difficile scordarselo &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.ma farò il possibile.”</strong>Ecco la nostra Italia è proprio divisa tra guelfi e ghibellini: o di qua o di là nessuna possibilità di capire, entrare nel problema. Una frattura insanabile ancor più di quella del dopoguerra. Una frattura fatta di odii e rancori. Di chi una volta è stato a sinistra ed ora si trova dall’altra parte e riversa su chiunque i propri malumori, i propri insuccessi, quello che non ha avuto e che avrebbe voluto.<br />
Ma queste frasi rappresentano anche la pancia del Paese e non sono di persone semplici, cioè  coloro che hanno poca cultura e scolarizzazione, ma di chi ha avuto non solo la possibilità di studiare e capire. L’odio e la rivalsa di parte non servono all’Italia, non servono alla sua crescita e al superamento di questa crisi brutale che l’assale. Essere divisi da un’idea politica non deve significare la mancanza delle basi elementari della vita civile. Siamo comunque il paese dove un signore di 71 anni per una lite ad un semaforo ha ucciso brutalmente uno scooterista passandogli sopra due volte con la scusa che “avevo perso la testa”.<br />
E quello che vediamo nelle nostre strade non è altro che il tipo di atteggiamento che troviamo in Parlamento o in televisione.<br />
<strong>Scrivendo questo mi viene in mente l’immagine di Giorgio Almirante che rende omaggio al feretro di Enrico Berlinguer a Botteghe Oscure. Una società civile nasce da questi gesti.</strong> 	</p>
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		<title>Abbasso il conformismo della politica</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/07/abbasso-il-conformismo-della-politica/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 09:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Alle elementari il maestro di una volta puniva l&#8217;allievo che aveva commesso qualche marachella facendogli scrivere cento volte in bella calligrafia la frase da ricordare. &#8220;Essere sempre puntuali&#8221;, oppure &#8220;non danneggiare la roba d&#8217;altri&#8221;, e così via. Di frasi e di parole da far scrivere all&#8217;infinito ai politici nostrani ce ne sarebbero tante. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/07/abbasso-il-conformismo-della-politica/p4/" rel="attachment wp-att-7529"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/07/p4.jpg" alt="" title="p4" width="271" height="178" class="alignleft size-full wp-image-7529" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p>Alle elementari il maestro di una volta puniva l&#8217;allievo che aveva commesso qualche marachella facendogli scrivere cento volte in bella calligrafia la frase da ricordare. <strong>&#8220;Essere sempre puntuali&#8221;, oppure &#8220;non danneggiare la roba d&#8217;altri&#8221;, e così via.</strong> Di frasi e di parole da far scrivere all&#8217;infinito ai politici nostrani ce ne sarebbero tante. Dopo l&#8217;inchiesta napoletana sulla P4 probabilmente il termine da far ripetere mille e più&#8217; volte e&#8217; &#8220;sobrietà&#8217;&#8221; unitamente ad “onestà”.<br />
<strong>A sentir certi ragionamenti e pretese nelle intercettazioni telefoniche t&#8217;accorgi di trovarti di fronte a soggetti per i quali la sobrietà&#8217; e&#8217; una brutta parola paritaria</strong>. Non ti consente la differenziazione. Non scatta la forbice della divisione e dello &#8220;status&#8221; superiore. Orologi da cinquantamila euro e macchine da favola che ti danno la &#8220;dignità&#8217;&#8221; (sic) visibile, palpabile della vera differenziazione di classe. Di quello che sta per arrivare alle mete dell&#8217;empireo. Perché quelle vette per i politici in questione, e non solo, non saranno mai raggiunte. Finirebbe cosi&#8217; la corsa senza fine, il moto perpetuo, alla differenziazione che poi e&#8217; potere perverso di taglieggiare, prevaricare, rubare e cosi&#8217; via. Per fortuna non tutti i politici sono così. Ma ai corretti, a quelli che provano con dignità&#8217; a fare il loro mestiere nell&#8217;interesse del bene comune, comunque, andrebbe fatta scrivere mille volte la frase che suona così: &#8220;abbasso il conformismo&#8221;. Quel modo d&#8217;essere che impone oltre misura di apparire sempre ossequienti al capo anche quando non e&#8217; proprio possibile a lume di ragione. Il non voler rischiare per evitare di perdere il &#8220;posto al sole&#8221;. Il tenersi tutto dentro, ideali compresi, perché e&#8217; complicato percorrere la strada della verità nella lealtà in quanto si rischia di rimanere accoppati politicamente parlando. E, allora, si va avanti inventandosi giustificazioni conformistiche tese a rimanere nello status quo, ma illudendosi che verra&#8217; il giorno della ribellione.<br />
Verra&#8217; pure il giorno in cui si volterà&#8217; pagina, ma per fatti che non hanno niente a che vedere con ideali o altro. La congiura di palazzo o l&#8217;elettorato infuriato faranno la loro parte. L&#8217;ex capo verra&#8217; preso di mira dalle più spietate critiche. E dove stavano i conformisti contestatori postumi nei periodi aurei? Perché non hanno chiaramente e lealmente criticato il capo quando potevano aiutarlo esprimendo in libertà idee, critiche ed ipotesi di lavoro?<br />
<strong>La verità e che bisogna cambiare le regole del gioco nei partiti</strong>. A forza di caratterizzare il partito con un personaggio si corre il rischio di fare un pasticcio sul piano democratico. Se i partiti in base alla Costituzione sono le basi della democrazia, non e&#8217; possibile che non ci sia democrazia, se non di facciata, nella gestione degli stessi. Con molta facilità interessata si dimentica il dettato dell&#8217;art. 48 della Costituzione che tra l&#8217;altro recita: «tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale».<br />
Ben vengano allora le ipotesi di percorso annunciate da Angelino Alfano, nuovo segretario del Pdl, ma attenzione alle contraddizioni. Non si può invocare il cittadino elettore solo quando conviene. Lo si deve porre veramente al centro degli interessi del partito, che poi sono i suoi interessi. A parole e&#8217; semplice parlare di &#8220;primarie&#8221; per le cariche istituzionali, nonché privilegiare la qualità riconosciuta ed il consenso di chi si candida a ricoprire cariche di partito. Nei fatti &#8220;il familismo partitico amorale&#8221; ti porta a fare altro. Alle scorciatoie, ai compromessi bassi, ai favori che chiamano altri favori. A quello che definiamo &#8220;teatrino della politica&#8221; che ha fatto lievitare i costi della stessa a livelli non più sopportabili.<br />
Le buone intenzioni manifestate dal novello segretario del Pdl cozzano con una legge elettorale che premia la fedeltà assoluta al capo ed al suo entourage, alla faccia del cittadino elettore.  Vuole l&#8217;Angelino voltar pagina? Provi a cancellare la “porcata” calderoniana, magari con il consenso anche dell&#8217;opposizione.<br />
<strong>&#8220;La politica e&#8217; porsi al servizio del bene comune&#8221;, forse e&#8217; questa la frase magica che andrebbe fatta scrivere, almeno cento volte a settimana, a tutti quelli che fanno politica, dai piani alti  agli scantinati. Tutte le settimane, compreso il periodo estivo.</strong></p>
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		<title>Noi ti rifiutiamo: Napoli ai miracoli di B. non ci crede più</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 18:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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Quando, passate le cinque della sera, Silvio Berlusconi atterra a Napoli è scuro in volto. La città è ancora sommersa dai rifiuti, l’invio dell’esercito, mortificato dalla propaganda elettorale è stato un fallimento. E ora contro la monnezza si protesta, non solo nei quartieri popolari, ma al centro e nelle zone bene. Al rettifilo la gente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6824" href="http://www.malitalia.it/2011/05/noi-ti-rifiutiamo-napoli-ai-miracoli-di-b-non-ci-crede-piu/20110513_berlusconi_napoli__proteste1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-6824" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/20110513_berlusconi_napoli__proteste1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong>Quando, passate le cinque della sera, Silvio Berlusconi atterra a Napoli è scuro in volto</strong>. La città è ancora sommersa dai rifiuti, l’invio dell’esercito, mortificato dalla propaganda elettorale è stato un fallimento. E ora contro la monnezza si protesta, non solo nei quartieri popolari, ma al centro e nelle zone bene. Al rettifilo la gente ha riversato cassonetti e sacchetti per la strada, così a Via Arenella e Salvator Rosa, finanche i borghesi della Riviera di Chiana hanno dato vita al loro monnezza day. Un disastro, uno spettacolo che mai il Cavaliere avrebbe voluto vedere, la monnezza c’è finanche a Fuorigrotta, dove Silvio deve tenere il suo discorso. E il volto dell’uomo dei miracoli si rabbuia ancora di più quando gli uomini del suo staff gli comunicano che all’ingresso del padiglione 6 della Mostra d’Oltremare dove tra poco dovrà parlare, ci sono tafferugli e scontri con la polizia. <strong>“Sono i centri sociali”,</strong> gli sussurra qualcuno all’orecchio qualche collaboratore.<br />
Non è così. In strada ci sono gli operai della “Fincantieri”, azienda con forte partecipazione dello Stato, da mesi 600 di loro sono in cassa integrazione, 2mila con l’indotti. Un esercito di uomini senza alcuna prospettiva. E poi le “mamme vulcaniche”, donne che da anni protestano contro le discariche. “A munnezza portala ad Arcore”, urlano in coro. Sono un centinaio di persone, pochi giovani, tanti uomini oltre la quarantina. Come i lavoratori della “Vodafone” e quelli che implorano “non chiudete il mercato del pesce, 400 lavoratori sono a rischio”. . “<strong>E’ la Napoli dei drammi sociali, alla quale Berlusconi risponde con le solite invettive (“toghe rosse, Ballarò, Anno Zero, i comunisti”) e un nutrito repertorio di barzellette. Molte già sentite, come quella sulla Iervolino, che “è incazzata perché quando si guarda allo specchio vede la sua faccia”.</strong> Quella sulla ragazza incontrata in aereo “che legge con intensità un libro sull’amore. C’è scritto che gli arabi sono infaticabili sessualmente, mentre i napoletani esprimono trasporto sentimentale”. Ebbene, dice Berlusconi, “io mi chiamo Mohammed Esposito”. Roba vecchia, Berlusconi è ormai ridotto come un comico del “Salone Margherita”, il vecchio café chantan di Napoli, che ripete all’infinito il suo repertorio. Ottimismo è la parola d’ordine. “Non siate musoni come quelli di sinistra – dice il Cavaliere – loro sono sempre tristi, antropologicamente diversi da noi”. E ottimismo trasuda il video che Gianni Lettieri ha preparato per la sua campagna elettorale. Immagini da Napoli cartolina, pizza, pasta e putipù, colonna sonora di un inconsapevole Pino Daniele, e poi Totò, la Loren-pizzaiola, De Filippo (Luca, il figlio di Eduardo, ha dichiarato il suo voto per Morcone e il centrosinistra), Peppe Barra (che ieri, invece, era al lungomare a cantare per Luigi de Magistris), finanche la faccia di Giorgio Napolitano viene usata per la propaganda. Non ci sono i volti degli operai delle fabbriche di Calitri, Avellino, che sono chiuse, fallite. Gianni Lettieri, l’uomo nuovo destinato a far rinascere Napoli, è il proprietario. Arriva Berlusconi e in sala una donna che cerca di srotolare uno striscione (“Silvio la vera metastasi d’Italia”) viene strattonata dal servizio d’ordine, buttata a terra, portata fuori. <strong>Accanto a sé Berlusconi ha tutto il nuovo sistema di potere della Campania: Nicola Cosentino, salvato dall’arresto per camorra dal voto della Camera, Gigino Cesaro, che presiede la Provincia e ha problemi di camorra pure lui, Gianfanco Rotondi (raggiante quando Silvio annuncia che aumenteranno i posti di sottosegretario) e il giovane presidente della Regione Stefano Caldoro.</strong> In sala, fremente, la giovanissima Francesca Pascale, oggi fa l’assessore alla Provincia, ieri era la leader dei comitati “Silvio ci manchi” e una apprezzata starlette di “Telecafone” (“si abbassa la mutanda si alza l’auditelle”, cantava). E’ la nuova Napoli. Quella che Silvio vuole a tutti i costi. “Perché qui e a Milano – scandisce – che si gioca la partita più importante. E’ importante vincere al primo turno, perché da queste due città verrà il sostegno al governo”. E giù con le promesse: i 72 punti annunciati dal candidato Lettieri e la sospensione della Tarsu (la tassa dell’immondizia) fino a quando Napoli non sarà pulita. E poi leggi speciali per la città e un decreto (del quale non vi è traccia a Palazzo Chigi) per la sospensione degli abbattimenti<br />
delle case abusive. E’ l’appello finale, quello che più inquieta la Napoli civile. L’appello al ventre molle della città, quello che vive sempre in bilico tra legalità e illegalità. Nel Padiglione 6 ci sono elettori di centrodestra che mostrano cartelli contro la Lega e Calderoli per il loro mal di pancia sulla sanatoria annunciata. Ma Berlusconi serra le fila: “Chiamate anche le vostre vecchie fidanzate, portatele a votare. Dobbiamo vincere, Napoli non può essere irriconoscente verso il centrodestra e verso Silvio Berlusconi”. <strong>Perché lui ha ripulito la città in 58 giorni, ripete come un mantra. Mentre Napoli sommersa dai rifiuti si prepara ad un’altra notte di roghi e diossina.<br />
</strong>( Il Fatto Quotidiano 14-05-2011)</p>
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		<title>La politica che nutre la mafia</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 17:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>
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Nel Sud le mafie si sono candidate alle prossime elezioni amministrative. Lo raccontano gli arresti di ieri a Napoli e in Calabria.

A Marina di Gioiosa Jonica l’intero comune era nelle mani dei boss Mazzaferro. L’assessore Rocco Agostino, eletto coi voti dei clan, voleva godere degli stessi appoggi per volare alla Provincia nelle liste del Pdl. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6731" href="http://www.malitalia.it/2011/05/la-politica-che-nutre-la-mafia/mafie/"><img class="alignleft size-full wp-image-6731" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/mafie.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a></p>
<p>Nel Sud le <strong>mafie </strong>si sono candidate alle prossime <strong>elezioni </strong>amministrative. Lo raccontano gli <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/03/camorra-40-arresti-a-quarto-ci-sono-anche-due-candidati-del-pdl/108662/" target="_blank"><strong>arresti di ieri a Napoli</strong></a> e in Calabria.<br />
<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/03/ndrangheta-maxi-blitz-contro-la-cosca-mazzaferro/108622/" target="_blank"><br />
A <strong>Marina di Gioiosa Jonica</strong> l’intero comune era nelle mani dei <strong>boss Mazzaferro</strong></a>. L’assessore Rocco Agostino, eletto coi voti dei clan, voleva godere degli stessi appoggi per volare alla Provincia nelle liste del Pdl. Quando Rocco Femia viene eletto sindaco del paese, abbraccia in lacrime il boss Rocco Mazzaferro che aveva pensato a tutto, i voti e i seggi, che i suoi picciotti controllavano militarmente perché non ci fossero “infami” e “traditori”.  A <strong>Quarto</strong>, Napoli, hanno arrestato il capogruppo del Pdl <strong>Armando Chiaro</strong>. I camorristi lo chiamavano <em>“l’onorevole”</em>, <em>“il nostro amicone che da quando gli hanno dato il partito mi sembra Piersilvio, è sempre vestito di azzurro”</em>. Volava in Spagna, Chiaro, per incontrare il boss Polverino e trattare gli affari milionari di una discarica. Monnezza e politica, affari e voti. La maledizione della Campania.</p>
<p>Qui Berlusconi ha consegnato il Pdl a <strong>Nicola Cosentino</strong>, che i magistrati dell’antimafia vogliono arrestare per i suoi rapporti con i “casalesi”. É lui che ha scelto il presidente della Provincia, Gigino Cesaro, “‘a purpetta”, in affano per i suoi legami con la camorra. Ed è lui che ha incoronato <strong>Gianni Lettieri </strong>a futuro sindaco della città. Gli ha scelto liste e candidati e non è andato troppo per il sottile. I voti sono come i figli, “piezz’e core”. Il 13 maggio tutti insieme inconteranno Berlusconi che arriverà a Napoli per raccontare barzellette e annunciare miracoli, e nessuno si azzarderà a fare un cenno alle <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/24/liste-impresentabili/106764/" target="_blank">liste sporche</a>. E taceranno anche gli <strong>intellettuali di sinistra</strong> che nei giorni scorsi hanno firmato un vibrato appello a favore di Lettieri in nome del “nuovo”, della moralità e della trasparenza. E in Calabria sarà muto il governatore <strong>Scopelliti</strong>. Gli hanno arrestato un consigliere regionale per mafia, gli ammanettano candidati e amministratori e lui non trova le parole. Mai.</p>
<p>L’antimafia è buona per i proclami, i codici etici da violare, le parate inutili. Ha ragione il pm <strong>Nicola Gratteri</strong>, quando dice che <em>“c’è una intima connessione tra certa politica e la ‘ndrangheta”</em>. È questa<em> “intimità” </em>che sta uccidendo la democrazia nel Sud.</p>
<p><em>)pubblito su Il Fatto Quotidiano, 4 maggio 2011 )</em></p>
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		<title>Politica e stampa, mancanza di misura</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 06:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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(di Elia Fiorillo)
 La misura, ovvero la capacita&#8217; d&#8217;equilibrio, di non esagerazione ed esasperazione, e&#8217; l&#8217;elemento che manca nel dibattito politico del nostro Paese. La contrapposizione viscerale e personale diventa l&#8217;arma da utilizzare, sempre e comunque, nel confronto-scontro  tra i partiti, i movimenti, le persone. La riflessione, il ragionamento critico sembra che non abbiano più cittadinanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6661" href="http://www.malitalia.it/2011/04/politica-e-stampa-mancanza-di-misura/la-misura-e-colma/"><img class="alignleft size-full wp-image-6661" title="la misura è colma" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/la-misura-è-colma.jpg" alt="" width="225" height="225" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p> <strong>La misura, ovvero la capacita&#8217; d&#8217;equilibrio, di non esagerazione ed esasperazione, e&#8217; l&#8217;elemento che manca nel dibattito politico del nostro Paese</strong>. La contrapposizione viscerale e personale diventa l&#8217;arma da utilizzare, sempre e comunque, nel confronto-scontro  tra i partiti, i movimenti, le persone. La riflessione, il ragionamento critico sembra che non abbiano più cittadinanza da noi. O stai da una parte o dall&#8217;altra. Il bipolarismo c&#8217;entra fino ad un certo punto in questa divisione manichea e falsa. C&#8217;entra di più un impoverimento culturale della classe dirigente che prova a difendersi con schematismi che avviliscono l&#8217;intelligenza collettiva e creano tante cittadelle incomunicabili tra loro. E&#8217; un alzare di steccati continuo che produce piccoli mondi che non comunicano tra di loro, in eterno contrasto. E la politica, che dovrebbe gestire <em>&#8220;la città&#8217;&#8221;</em> fluidificando i rapporti ed intessendoli, vive un momento di distacco  con la cosiddetta società civile. A parole vuole <em>&#8220;stare con la gente&#8221;,</em> ed è convinta d&#8217;esserci. Nei fatti la rappresentanza popolare avviene più&#8217; per <em>&#8220;sentito dire&#8221;</em>, che per <em>&#8220;conoscenza diretta&#8221;</em> dei problemi che i rappresentati hanno.  La legge elettorale attualmente in vigore, <em>&#8220;il porcellum&#8221;</em>, e&#8217; la prova provata della noncuranza di cui dicevamo prima. Non candidati radicati sul territorio che hanno <em>&#8220;potere&#8221;</em> di rappresentanza, ma soggetti che devono rispondere alle ferree logiche di partito, meglio dire del Capo che li ha designati.</p>
<p><strong> La deriva però non è solo della politica, ma anche della stampa che dovrebbe controllarla e, in alcuni casi, indirizzarla</strong>. Smuoverla dallo <em>status quo</em> in cui le contingenze della discussione tra parti, in esasperata ed eterna antitesi, la può portare. L&#8217;informazione come mentore delle necessità della società civile e non come supporter o tifoso acritico di questa o di quell&#8217;altra parte. Mettere in prima pagina l&#8217;ipotesi di modifica dell&#8217;articolo primo della Costituzione ad opera di un deputato del Pdl, non certo tra i più noti e determinanti, è  opera non di equilibrio, di misura. Fosse stato il Cavaliere o i suoi fidi furieri ad ipotizzare una cosa del genere, allora sarebbe stato più che giusto aprire un dibattito sul tema. D&#8217;ipotesi modificative alla nostra suprema Carta ce ne sono tante, come tante sono le proposte di legge, alcune proprio strampalate, che giacciono negli archivi di Montecitorio o palazzo Madama. Sparare così notizie che in fondo non sono tali è opera  o di partigianeria, o di trascinamento conformistico. Entrambe le cose vanno condannate. Come diventano difficili da digerire trasmissioni televisive del servizio pubblico tutte centrate sulle notti insonni (sic) del Presidente del Consiglio, in particolare quando c&#8217;è un processo giudiziario in corso. Ed anche le frecciate o i colpi di cannone che si lanciano, sempre dalle reti della Rai, Ferrara e Santoro che certo non aiutano a raffreddare gli spiriti, ma a buttar benzina sul fuoco. Servono al Paese questi duelli partigiani e ruffiani o non sarebbero più interessanti analisi, inchieste spietate sulle pecche del Governo o sulle incapacità delle opposizioni?</p>
<p><em><strong> “Il mondo soffre per la mancanza di pensiero</strong>”</em>, ripetono spesso le alte gerarchie ecclesiastiche. Noi italiani un po&#8217; di più ne soffriamo. Come cambiare? Partendo dal basso, educando con l&#8217;esempio che è un ottimo veicolo culturale e di cambiamento. Bisogna riformare la politica dando ad essa l&#8217;antico ed eterno valore del servizio verso gli altri e non del raggiungimento di uno <em>status symbol</em> che per afferrarlo  e per mantenerlo tutto diventa lecito e niente è immorale o sconcio.</p>
<p><strong> Sarebbe bello, ma soprattutto utile al Paese,  se la </strong><em><strong>“ribellione</strong>”</em> al conformismo ed alle regole ferree dell&#8217;appartenenza partisse proprio dai tanti deputati e senatori che credono ancora nel loro lavoro come servizio. Certo, il rischio di non essere eletti sarebbe grande, ma non è detto che la battaglia sia persa in partenza. Il tema dominante della “<em>rivoluzione</em>” sarebbe dire sempre quello che si pensa nell&#8217;ottica però della  lealtà verso i propri ideali e in chi li porta avanti. Lealtà, non fedeltà che è un&#8217;altra cosa.</p>
<p>Attenzione, il ragionamento testé fatto non vale solo per la politica.</p>
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		<title>A Catanzaro il Salvatore del Pd sfida il potere</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 07:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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Se si vuole capire cosa è la politica a Catanzaro, di quali miracoli è capace, in quante mirabili giravolte sono in grado di prodursi i suoi protagonisti, bisogna armarsi di un sano spirito religioso e assistere alla “Naca”.La processione del venerdì Santo. Vedere la sfilata dei figuranti, dei finti cristi che trascinano pesanti croci di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6645" href="http://www.malitalia.it/2011/04/a-catanzaro-il-salvatore-del-pd-sfida-il-potere/salvatore-scalzo/"><img class="alignleft size-medium wp-image-6645" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/salvatore-scalzo-146x300.jpg" alt="" width="146" height="300" /></a></p>
<p><strong>Se si vuole capire cosa è la politica a Catanzaro, di quali miracoli è capace, in quante mirabili giravolte sono in grado di prodursi i suoi protagonisti, bisogna armarsi di un sano spirito religioso e assistere alla “Naca”.</strong>La processione del venerdì Santo. Vedere la sfilata dei figuranti, dei finti cristi che trascinano pesanti croci di legno per le salite della città trasformate in Golgota, in attesa della “Naca”,la culla, portata a passo lento da possenti vigili del fuoco. Al suo apice un Gesù sanguinante e velato circondato da angioletti che ondeggiano, “annacano”, come si dice da queste parti. Ci vuole pazienza prima di arrivare alla scena clou. Siamo in campagna elettorale, c’è chi va a casa per sempre e chi ritona, poteri che lasciano e poteri che si ricompongono, interessi che ritrovano il loro punto di equilibrio. Il potere quello di sempre, immutabile, antico,vecchio, è qui, pronto a conquistare la prima fila dietro il Cristo velato. <strong>Eccolo Michele Traversa, un vecchio arnese della politica. Fra due giorni spegnerà 64 candeline, ma da giovane ha navigato nella destra più estrema. “Boia chi molla e dintorni”, si è ripulito a Fiuggi con fini, ma poi lo ha tradito</strong>. E’ stato Presidente della Provincia , dieci anno di Assessore regionale al turismo, infine deputato. Si segna la fronte, stringe mani, si guarda intorno per farsi guardare, ora è candidato a sindaco della città. Lo sostiene tutto il Pdl, un esercito di ex consiglieri comunali del centrosinistra è passato dalla sua parte, con lui ci sono anche i nemici di sempre. Eccolo Pino Soriero, anche lui in processione, anche lui accanto a Traversa. E’ un ex dirigente e deputato del Pci, cinque anni fa passò con di Pietro ma si candidò contro Rosario Olivo, il sindaco scelto dal centrosinistra, il quale Olivo,però, era  appoggiato anche da Alleanza Nazionale e dagli scissionisti di Forza Italia. Miracolo della politica catanzarese, col centrosinistra c’era anche Michele Traversa, l’ex fascista. “Da 45 anni sono schierato a destra , e questa sarà la prima volta che appoggio la sinistra”, disse alle telecamere di Riccardo Iacona. Perché cinque anni fa la destra votò a sinistra? Perché, risposero in coro Traversa e compagni, dall’altra parte c’è un comitato d’affari che vuole mettere le mani sulla città.</p>
<p><strong>Dall’altra parte con Franco Cimino, si era schierato anche Domenico Tallini,Mimmo, anche lui ex missino duro e puro, ma in quella occasione mastelliano doc. Ora Mimmo ha fatto carriera, è tronato nel Pdl ed è diventato assessore regionale al personale con Scopelliti. </strong><em> </em>I vecchi rancori sono stati accantonati, anche lui è in processione. Ex comunisti, ex fascisti, ex mastelliani, tutti “annacano” accanto a Michele Traversa. “Ora lo capisci perché ho fatto questa scelta? Per combattere questo schifo. Il trasformismo, il vecchio potere che si mangia tutto, i partiti come agenzie d’affari, sistemi familiari”.<strong> Salvatore Scalzo è l’alternativa</strong>, il candidato a sindaco di quello che rimane del centrosinistra e del Pd. Ventisette anni, una laurea in scienze politiche e relazioni internazionali, vari master, la passione per il canto lirico (con diploma al Conservatorio di Santa Cecilia) e un lavoro invidiabile a Bruxelles, alla commissione europea.</p>
<p>Ci incontriamo nel suo comitato elettorale, due stanze spartane, una miseria  da spendere in spot e manifesri, ma tantissimi ragazzi e ragazze. Salvatore è stato  scelto da un Pd che in Calabria è alla frutta. I grandi capatz del partito sono andati via (a Reggio Peppe Bova, a Cosenza Nicola Adamo, a Catanzaro Agazio Loiero, ora alla ricerca di nuove sponde al centro). <strong>Qui il partito ha deciso di puntare tutto su Salvatore Scalzo e i suoi amici di “Ulixes</strong>”, un’associazione di universitari che in questi anni ha sostenuto De Magistris quando le sue inchieste squassavano il sistema di potere, le varie esperienze dell’antimafia e soprattutto fatto battaglie per la trasparenza quando al governo della regione c’era il centrosinistra. <strong>“Ho deciso di mettere in gioco il mio presente e il mio futuro</strong>- dice Salvatore- potevo starmene tranquillo a Bruxelles e continuare la mia carriera, ma ho scelto di battermi per la mia città. Qui tutti parlano dei giovani che scappano dal Sud, ma nessuno , in primo luogo il vecchio sistema di potere,vuole che tornino davvero. Possiamo farlo, certo, ma alle loro condizioni, quando decidiamo di diventare protagonisti della nostra vita e del futuro della nostra terra, allora non andiamo più bene, siamo presuntuosi, ragazzini, abbiamo strane idee in testa. Ecco, questo mi dicono i  miei avversari”.</p>
<p><strong>Anche Salvatore è alla “naca”, ma non in processione</strong>, con i politici, ma sul marciapiede, tra la gente che gli stringe le mani, vecchiette che lo accarezzano, uomini adulti incuriositi da questo ragazzo dalla faccia pulita e dalle idee chiare. “Io sono qui , le cinque liste che mi sostengono sono fatte da giovani e da uomini e donne perbene. Noi siamo la speranza ora tocca a Catanzaro raccoglierla.” Lo appoggiano anche Idv,SEL, oltre ad alcune liste civiche. Lo guardi, salvatore, poi fissi lo sguardo sulla processione e su quel potere calabrese  vecchio e immutabile, trasformista incompetente, <strong>e sei combattuto tra la voglia di dirgli “ma chi te lo fa fare” e il desiderio di stringergli forte la mano.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del  24 aprile 2011)</p>
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		<title>Impresentabili in Calabria, alle comunali corre il consigliere con la pistola</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 18:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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( con la collaborazione di Lucio Musolino)
Altro che codice etico. Altro che trasparenza delle liste. A Reggio ci sono tutti. Dal candidato al sindaco del Pdl a numerosi aspiranti consiglieri comunali e provinciali. “La prossima settimana andremo in prefettura a presentare le liste. Ci devono dire se, per un malaugurato errore materiale, abbiamo inserito qualche candidato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6619" href="http://www.malitalia.it/2011/04/impresentabili-in-calabria-alle-comunali-corre-il-consigliere-con-la-pistola/serrano/"><img class="alignleft size-full wp-image-6619" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/serrano.bmp" alt="" /></a></p>
<p>( con la collaborazione di Lucio Musolino)</p>
<p>Altro che codice etico. Altro che trasparenza delle liste. A Reggio ci sono tutti. Dal candidato al sindaco del Pdl a numerosi aspiranti consiglieri comunali e provinciali. “La prossima settimana andremo in prefettura a presentare le liste. Ci devono dire se, per un malaugurato errore materiale, abbiamo inserito qualche candidato discusso o discutibile. Non esiteremo a cassarlo. Immediatamente”. Era il 17 febbraio quando il governatore della Calabria e rais regionale del Pdl <strong>Peppe Scopelliti</strong> dalle colonne di Panorama aveva lasciato intendere una particolare attenzione che i “berluscones” calabresi avrebbero dedicato alla scelta dei candidati. Così non è stato. In prefettura le liste non sono mai arrivate, mentre quelle depositate in Tribunale non appaiono così tanto trasparenti. Impresentabili e chiacchierati, invece, abbondano.  Dall’aspirante sindaco del centrodestra <strong>Demi Arena</strong>, indagato per smaltimento illegale di rifiuti quando era amministratore unico dell’Atam, al consigliere “pistolero” passando per i candidati avvezzi a frequentazioni pericolose.</p>
<p>Di impresentabili, in riva allo Stretto, il Popolo della Libertà e le varie liste civiche ne propongono parecchi agli elettori di centrodestra.  Come il candidato del Pdl <strong>Tonino Serranò</strong>. Il consigliere comunale uscente è stato “premiato” dalla politica dopo che i carabinieri lo hanno filmato con una pistola in mano mentre era in compagnia di un soggetto ritenuto vicino alla cosca <strong>Serraino</strong>. I due erano all’interno di un’autorimessa intenti a capire il motivo per cui l’arma non funzionava correttamente. “Proviamo a sparare… proviamo una botta” è stato il consiglio del candidato “pistolero” all’amico dei Serraino con il quale si è complimentato per i proiettili (“minchia che pallottole”) prima di lanciare la proposta di sparare al cane.</p>
<p>Parla direttamente con i boss, invece, l’altro consigliere comunale del Pdl, <strong>Michele Marcianò</strong>, che in questa tornata elettorale ha preferito correre per un posto alla Provincia.  “Prima viene il rispetto e poi viene la politica con me…”. Non bada ai convenevoli il piddiellino quando parla con il latitante <strong>Cosimo Alvaro</strong>, boss di Sinopoli rispettatissimo in città anche per il ruolo di paciere che il mammasantissima Mico Alvaro, suo padre, aveva avuto nella seconda guerra di mafia.  A lui, Marcianò chiede di trovare giovani da tesserare in Forza Italia. Tessere in cambio di consulenze. Lo sa bene Marcianò che in certi ambienti non ci si può presentare a mani vuote. Il boss deve sistemare una persona. “Vediamo se possiamo fare qualcosa, – lo rassicura Marcianò – se non è inserito vediamo se troviamo mezza opera per inserirlo la dentro”. Le ritrosie del capocosca vengono stoppate immediatamente dal candidato alla Provincia: “Senti una cosa, vi posso dire una cosa… è pensiero mio questo…”. Detto fatto: l’architetto <strong>Francesco Esposito</strong> ha ottenuto l’incarico da parte del Comune di Reggio Calabria.</p>
<p>Sempre alla Provincia, si ricandidano <strong>Francesco Barbieri</strong>, ex sindaco del San Ferdinando sciolto per infiltrazioni mafiose, <strong>Roy Biasi</strong>, rinviato a giudizio per peculato (da sindaco di Taurianova era andato in vacanza in Australia a spese del Comune) e l’uscente <strong>Gaetano Rao</strong>, denunciato nel 1983 per associazione mafiosa e nipote del boss deceduto Giuseppe Pesce. Tutti impegnati appassionatamente per l’elezione a presidente di Giuseppe Raffa, fortemente voluto da Berlusconi dopo le polemiche con il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti.</p>
<p>Quest’ultimo, invece, ha spinto per la candidatura a sindaco di Demetrio Arena che ha il compito di proseguire sulla strada del tanto decantato “modello Reggio”. Un modello che ha sacrificato le casse comunali, in dissesto, sull’altare di una città cartolina. Feste e festini promossi dall’amministrazione Scopelliti e, in particolare, dall’assessore <strong>Enzo Sidari</strong>, candidato nella lista del Pdl. Lo stesso Sidari che, per far arrivare cantati e soubrette in riva allo Stretto, si è rivolto al presunto boss <strong>Paolo Martino</strong>, arrestato recentemente a Milano nell’ambito dell’operazione Caposaldo e considerato dai pm il referente della cosca De Stefano in Lombardia. È stato lui, il contatto che ha fatto incontrare Sidari e Scopelliti con Lele Mora. Fiumi di soldi per i vip ma non per le imprese e per i creditori del Comune che, a Palazzo San Giorgio, vengono messi alla porta con la solita frase: “Il bilancio sta bene, abbiamo problemi di liquidità”. Adesso è tempo di campagna elettorale. E la parola “bilancio” non rientra nel programma del Pdl.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 20 aprile 2011)</p>
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		<title>L&#8217;opportunismo futurista</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 15:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[opportunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[trasformismo]]></category>

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(di Elia Fiorillo)
 Chi è il futurista? Niente a che vedere con Filippo Tommaso Marinetti ed il suo movimento futurista o con le vicende di Fini e compagni.  Il soggetto in questione è uno che cerca d&#8217;interpretare il futuro per posizionarsi in tempo. Un costruttore d&#8217;opportunità – meglio opportunismi  – che lavora  più sui possibili scenari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-6515" href="http://www.malitalia.it/2011/04/lopportunismo-futurista/opportunismo/"><img class="alignleft size-full wp-image-6515" title="opportunismo" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/opportunismo.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p> <strong>Chi è il futurista? Niente a che vedere con Filippo Tommaso M</strong>arinetti ed il suo movimento futurista o con le vicende di Fini e compagni.  Il soggetto in questione è uno che cerca d&#8217;interpretare il futuro per posizionarsi in tempo. Un costruttore d&#8217;opportunità – meglio opportunismi  – che lavora  più sui possibili scenari futuri che non sull&#8217;impegno quotidiano e su posizioni ideali. Il suo tempo lo passa a capire come sarà composta la prossima leadership della congrega, del partito, del movimento per potersela ingraziare prima che le luci della ribalta la illuminino. Soprattutto prima che  il designato capo in pectore, o presunto tale,  possa fare la conta sui fedelissimi su poggiarsi. <strong>Il soggetto di cui stiamo parlando per vocazione è un <em>“realista”</em>, </strong>nel senso che è fedelissimo al capo del momento fin che questi è in sella. Quando il potere vacilla allora è il primo a differenziarsi, a prendere le distanze. Lo fa con naturalezza, senza porsi alcun problema di coerenza. Come se dal primo momento avesse contestato la politica del re, i suoi costumi, le sue strategie. Non gli sfiora manco per un secondo il pensiero che certe scelte le ha anche suggerite lui. E&#8217; stato, comunque, il plaudente tra i plaudenti. Per mesi si era vantato di essere l&#8217;amico, il mentore,  più caro del principe; il suo suggeritore e stratega. No, da questo punto di vista la memoria non l&#8217;aiuta. Nei giorni del tracollo di colui che fu il capo indiscusso lui, il futurista, è il più intransigente avversario e ricorda con puntigliosità tutti gli errori commessi e, per converso, le posizioni virtuose e vincenti  che lui aveva proposto, ovviamente non ascoltato, anzi deriso e scacciato via. </p>
<p>           <strong> Non c&#8217;è dubbio che il tempismo è un elemento es</strong>senziale non solamente per il raggiungimento del così detto potere. Puoi essere intelligente, illuminato eccetera, ma se non riesci a misurare i tempi della tua azione, a calibrarli tenendo conto degli eventi che sono intorno a te, quasi certamente non centri l&#8217;obiettivo. Il nostro uomo opportunista-futurista in fatto di tempismo è un cronometro svizzero. Sa quando deve elogiare e quando deve svicolare; quando battere le mani a scena aperta e quando tagliere la corda senza un minimo di rimorso. Da questo punto di vista è un vero genio. Mai nemmeno un piccolo scrupolo di coscienza, mai un rimorso. E perché mai? Se il suo obiettivo è il potere, è essere sul palcoscenico comunque tra gli attori, tutto è lecito e non c&#8217;è mai tradimento o morale da rispettare. <strong><em>“Rivoltatela come più vi pare</em> – scriveva Bertold Brecht -, <em>prima viene lo stomaco, poi viene la morale”</em>.</strong></p>
<p>             Il futurista non è uomo di opposizione. La stessa parola minoranza lo fa rabbrividire. Nel suo vocabolario non esiste. Per pura combinazione ci si può pur trovare in minoranza, ma non per molto. Il salto di qualità o di potere riesce a farlo con una naturalezza disarmante. A volte scientemente va all&#8217;opposizione, ma quando gli conviene, quando sa che per poter raggiungere le mete del paradiso non può fare a meno di passare per l&#8217;inferno. Ma per poco, per quel tanto che basta per emendarsi, se è il caso, per poi fare il grande salto. Insomma, l&#8217;opposizione è solo il trampolino di lancio della sua vocazione-passione che è sempre il posto al sole, costi quel che costi.</p>
<p>           <strong>  La domanda da porsi è come mai il Capo non prende le distanza dal futurista-opportun</strong>ista. In verità ci sono capi e capi. In una democrazia matura e funzionante il nostro uomo &#8211; o donna &#8211; “<em>p</em><em>assepartout”</em> di problemi ce ne ha di seri. E&#8217; difficile da un giorno all&#8217;altro dire tutto il contrario di quello che si era sostenuto solo una manciata d&#8217;ore prima. I convincimenti e le azioni sono importanti. Ed il vertice, la leadership,  è la sommatoria non casuale di convincimenti e di conseguenti azioni coerenti, nel rispetto assoluto delle regole del gioco che sono alla base di tutto. Quando, invece, le norme è possibile aggirarle come se niente fosse, i comportamenti virtuosi sono optional da non tenere in considerazione e la scalata al potere avviene per strane strade in cui la democrazia è solo una bella facciata da invocare sempre, ma da non praticare, allora si può ben comprendere il perché l&#8217;opportunista futurista è vincente. Perché in questo caso il dibattito ed il confronto democratico non ci sono. Chi prova a farlo è immediatamente giudicato un nemico da abbattere, mentre chi elogia e batte le mani sempre e comunque è l&#8217;amico fedele da premiare sempre.<strong> Francamente ci preoccupano i tanti opportunisti-futuristi presenti attualmente in politica nel nostro Paese. Sono un significativo indice che le cose non vanno per il verso giusto e che la democrazia corre pericoli seri.</strong></p>
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		<title>Puttane e poltici</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 15:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
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		<category><![CDATA[Trapani]]></category>

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Le sexi abitudini dei trapanesi, interi patrimoni andati dilapidati dietro le donne le più belle e brave a fare le giuste moine, riuscendo a far passare da un divano di un bar al letto di una casa tra quelle messe a disposizione per i rapporti veloci e lontano da occhi indiscreti, serate di serio relax [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/03/puttane-e-poltici/matroska/" rel="attachment wp-att-6329"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/03/matroska-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" class="alignnone size-medium wp-image-6329" /></a></p>
<p><strong>Le sexi abitudini dei trapanesi</strong>, interi patrimoni andati dilapidati dietro le donne le più belle e brave a fare le giuste moine, riuscendo a far passare da un divano di un bar al letto di una casa tra quelle messe a disposizione per i rapporti veloci e lontano da occhi indiscreti, serate di serio relax dopo interminabili sedute consiliari, <strong>non è il “bunga bunga” ma ci manca p</strong>oco, al solito spunta fuori la politica ed i politici dakke non proprie sane abitudini,che se risultano vere sono del tutto incompatibili con il concetto dalla rappresentanza istituzionale, perché dietro il sesso a pagamento si è scoperta esserci l’elargizione di favori da parte di un esponente della politica locale, e poi emerge lo sfruttamento vergognoso di una serie di giovani ragazze quasi tutte provenienti dall’est europeo, russe in particolare, che erano costrette a far divertire facoltosi e meno facoltosi trapanesi, alcuni giungevano in città da altri centri della provincia, che volevano così rompere la monotonia quotidiana. <strong>Solo che donne quanto clienti sarebbero finiti nelle mani sbagliate,</strong> quelle di due soggetti, Giuseppe Lucchese, 61 anni e Giuseppe La Francesca, pluripregiudicato di 41, tutti e due trapanesi, ed ancora Giuseppe Simone, 59 anni, di Calatafimi, che gestivano due locali, “Laguna Blu” e “Arris” dove questa notte mettendo a segno la retata gli agenti della Squadra Mobile diretti dal vice questore Giovanni Leuci hanno fatto irruzione, scoprendo quello che già sapevano, grazie al fatto che durante le indagini un agente provocatore era stato infiltrato nel gruppo di clienti. Lucchese e La Francesca, ma soprattutto Simone, che aveva in mano le chiavi, e le donne,  non andavano per il sottile, rigorosi nel fare rispettare le tariffe, intransigenti con chiunque, solo un po’ di larga manica avrebbero garantito a <strong>Giuseppe Ruggirello</strong>, ispettore dell’Agenzia delle Entrate, consigliere comunale a Trapani, eletto in An, poi passato al Pdl e infine ha aderito a Forza del Sud. Ruggirello è una famoso anche per essere stato referente della federazione italiana gioco calcio, ex arbitro, ha dovuto lasciare il mandato quando mesi addietro per la stessa indagine ha ricevuto un avviso di garanzia, lui avrebbe ricambiato i favori sessuali concessi, almeno secondo l’accusa, e secondo quanto emerge dalle intercettazioni, in un paio di occasioni, facendo sparire verbali di accertamento fiscale. Avrebbe anche evitato un salata multa al titolare di un bar, 100 mila euro, in cambio del sostegno elettorale. Di lui la “cricca” di magnaccioni si lamentava, Simone dice che “gli è costato un sacco di grana” e però evitare verifiche fiscali e il pagamento di salate ammende per loro è cosa molto preziosa. <strong>Ruggirello non sarebbe stato l’unico politico a frequentare quei locali, nei dopo consigli comunali non sarebbe stato da solo l’unico consigliere a frequentare il Laguna Blu in particolare. Gli arrestati sono finiti tutti ai domiciliari.</strong> La richiesta è stata firmata dal pm Andrea Tarondo, l’ordinanza eseguita nella notte è stata concessa dal gip Antonio Cavasino: gli altri arrestati sono la ballerina ungherese che faceva da maitresse Anzhela Kuvshynova, detta Alex, 36 anni (fermata a Lucca e lì lasciata agli arresti domiciliari), l’assicuratore trapanese Antonino D’Aleo, 54 anni, il barista Salvatore Scandaliato, pacecoto, 38 anni. Con Lucchese, La Francesca e Simone rispondono di istituzione di casa di prostituzione (all’interno dei Night Club Arris Bar di Erice e Laguna Blu di Trapani), sfruttamento della prostituzione di donne fittiziamente assoldate quali ballerine e perlopiù originarie di paesi dell’est europeo, falsificazione di documenti propedeutici al rilascio del permesso di soggiorno, tentata estorsione e lesioni gravissime, reati questi ultimi in particolare contestati a Simone.. Contro il consigliere comunale Giuseppe Ruggirello, 53 anni, ci sono le accuse di corruzione e concussione.</p>
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		<title>I “Rottamatori” del PDL</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 11:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Minetti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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(di Gaspare Serra)
Sara Giudice, la temeraria consigliera “anti-Minetti”&#8230;Esiste una difficoltà di “selezione della classe politica” e di “democrazia interna” ai partiti?
Ed esiste un problema di carenza di “meritocrazia” in politica (una “questione morale”, specie coniugata al femminile)?
Questi gli interrogativi sollevati da Sara Giudice, giovane militante prima di Forza Italia e poi del Pdl, dal 2006 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/02/i-%e2%80%9crottamatori%e2%80%9d-del-pdl/rottamatoripdl/" rel="attachment wp-att-6056"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/02/rottamatoripdl.jpg" alt="" title="rottamatoripdl" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-6056" /></a></p>
<p>(di Gaspare Serra)</p>
<p><strong>Sara Giudice, la temeraria consigliera “anti-Minetti”&#8230;</strong>Esiste una difficoltà di “selezione della classe politica” e di “democrazia interna” ai partiti?<br />
Ed esiste un problema di carenza di “meritocrazia” in politica (una “questione morale”, specie coniugata al femminile)?<br />
Questi gli interrogativi sollevati da Sara Giudice, giovane militante prima di Forza Italia e poi del Pdl, dal 2006 consigliera circoscrizione a Milano.<br />
Domande che l&#8217;hanno spinta ad intraprendere un’iniziativa “inedita” nel suo partito (per la quale è salita alla ribalta delle cronache nazionali): l’indizione di una petizione pubblica per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti, &#8220;igienista dentale&#8221; del Premier eletta alle elezioni regionali del 2009 dopo essere stata inserita &#8220;in extremis&#8221; nel listino bloccato del governatore Formigoni!</p>
<p>Tale iniziativa era destinata a suscitare &#8220;infuocate polemiche&#8221; e prese di distanza nel Pdl (partito ontologicamente poco &#8220;propenso&#8221; alla dialettica interna…).<br />
Quello che in pochi si sarebbero aspettati, invece, sono le ampie &#8220;simpatie&#8221; che la Giudice ha riscosso tra la sua stessa base: ad oggi, sono oltre &#8220;12 mila&#8221; le firma raccolte!<br />
<strong>Adesso, però, la Giudice rischia di pagare &#8220;a caro prezzo</strong>&#8221; il coraggio mostrato nello sfidare pubblicamente il suo Presidente: la prospettiva che le si apre davanti è l&#8217;&#8221;espulsione&#8221; dal partito!<br />
Troppo “rischioso” concedere spazio e visibilità ad una “meteora” fuoriuscita dall’&#8221;orbita totalizzante&#8221; dal leader?</p>
<p>Convinto che sia sempre auspicabile “dar voce a chi non ne ha” (o a chi vorrebbero toglierla!), allora, ho invitato Sara Giudice a concedermi un’intervista per spiegare le sue ragioni e rispondere alle pesanti critiche ricevute (si è messa già in opera quella che Saviano ha definito la &#8220;macchina del fango&#8221;?).<br />
Un’intervista che, in quanto di grande interesse politico-culturale (oltre che d’estrema attualità), ho deciso di porre alla vostra attenzione qui di seguito…</p>
<p>SARA GIUDICE SI CONCEDE ALLE NOSTRE DOMANDE&#8230;</p>
<p><strong>Gaspare Serra: Grazie per aver accettato di confrontarti liberamente con “noi” (uso il “plurale maiestatis” parlando anche a nome dei lettori&#8230;).<br />
La prima domanda che sorge spontaneo porti è la seguente: quando (e perché) hai maturato l&#8217;idea di una petizione pubblica per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti?</strong><br />
Sara Giudice: Ho contestato la sua candidatura al mio partito più di un anno fa, ancor prima che fosse formalizzata…<br />
Il motivo? Semplicemente perché mi sono resa conto che la candidatura della Minetti sarebbe stato un esempio “estremamente negativo” per i giovani, una dimostrazione di facile “arrivismo”, di ricorso a scorciatoie e compromessi per puntare alla scalata sociale!</p>
<p><strong>Quante firme hai raccolto ad oggi (e quante speri di aggiungerne)?<br />
Cosa rispondi, inoltre, a coloro che denunciano che a firmare la petizione siano soprattutto elettori di sinistra (cui farebbe comodo strumentalizzare un certo “malessere” intero al Pdl)?</strong><br />
Le firme raccolte sono già più di “12.000” e la raccolta terminerà solo quando nessuno più firmerà.<br />
La petizione (che è “pubblica”, quindi controllabile!) è stata sottoscritta, inoltre, per ben il “75%” da elettori di centrodestra delusi da come stanno andando le cose…</p>
<p><strong>Cosa ti auguri di ottenere tramite questa iniziativa?</strong><br />
Mi auguro semplicemente di ridare “orgoglio” al centrodestra.<br />
Noi abbiamo aderito al messaggio politico di Silvio Berlusconi perché ne abbiamo condiviso valori e speranze… Strada facendo, invece, ci siamo ritrovati con un personale politico dedito solo ai propri affari ed a soddisfare le propri esigenze “di ogni tipo”!<br />
Essere uomini (e donne) impegnate in politica, invece, vuol dire a mio avviso avere anche un’etica ed un comportamento (sia pubblico che privato!) che deve essere di “esempio”.</p>
<p><strong>Perché hai voluto esser presente alla manifestazione di Giuliano Ferrara (“In mutande, ma vivi”) dello scorso 12 febbraio?<br />
L&#8217;accoglienza che hai ricevuto dal Presidente della tua regione, Roberto Formigoni, non lascia intendere che la tua sia una battaglia alquanto “solitaria” nel partito?</strong><br />
Ho voluto essere presente per testimoniare la contraddizioni di persone come Ferrara che ieri si battevano per il diritto alla vita e oggi per difendere i “capricci” del Premier, oppure della Santanchè che ieri di Berlusconi asseriva che al Premier piacevano solo “donne orizzontali” e che oggi (magari per interesse economico…) lo difende a spada tratta.<br />
Quanto a Formigoni toccherà a lui spiegare al popolo di Comunione e Liberazione se i valori a cui si ispirano sono compatibili con la condotta del Premier o della Minetti…</p>
<p><strong>In tempi non sospetti ti sei chiesta: &#8220;Cosa c’entrano le soubrette con il Consiglio regionale della più importante regione d’Italia?&#8221;.</strong><br />
Una risposta sembra essere indirettamente venuta dal Cavaliere, il quale, intervenuto telefonicamente a &#8220;l&#8217;Infedele&#8221;, ha difeso a spada tratta la Minetti, elogiandola quale studentessa modello (laureata con lode e dotata di un&#8217;ottima conoscenza della lingua inglese&#8230;).<br />
Ma un titolo di studio e la conoscenza di una lingua straniera (requisiti, tra l’altro, non sempre sufficienti &#8220;nemmeno&#8221; per entrare nel mercato del lavoro&#8230;) sono idonei a “legittimare” una candidatura, ossia a comprovare la &#8220;stoffa politica&#8221; di un candidato?<br />
Penso di no. E credo che nemmeno Berlusconi lo pensi.<br />
Io credo (e son convinta che anche la maggioranza degli Italiani la pensi come me!) che la scelta di candidare la Minetti risponda “ad altri meriti”.</p>
<p><strong>Non credi che l&#8217;attuale legge elettorale (o &#8220;Porcellum&#8221;, come ribattezzata dal suo ideatore, il ministro Calderoli!), privando i cittadini della facoltà di esprimere una preferenza e trasformando le elezioni in un &#8220;nomina dall&#8217;alto&#8221; (instaurando, di fatto, un sistema di &#8220;cooptazione&#8221; dei candidati), abbia contribuito allo &#8220;scadimento&#8221; del livello della classe politica italiana?</strong><br />
Se pochi segretari di partito hanno avuto conferito dalla legge il potere di definire la “nomenclatura” parlamentare, non è immaginabile che vengano facilmente aggiunti in lista, insieme a personalità autorevoli, amici, medici o avvocati di fiducia dei leader di partito… e, perché no, anche qualche “segretaria particolare”?<br />
Del resto, è stata proprio una deputata del Pdl, l’on. Angela Napoli, a dichiarare che la “prostituzione” (credo intendesse dire anche “intellettuale”&#8230;) è oramai divenuta un criterio di selezione per entrare in Parlamento&#8230;<br />
Credo proprio di si.<br />
Lo scadimento generale della politica, il suo allontanarsi dagli interessi e bisogni della gente ed il mercato “vergognoso” della compravendita di parlamentari rappresentano una delle pagine più buie della seconda Repubblica, che l’attuale sistema elettorale ha enormemente incoraggiato.</p>
<p><strong>Tempo fa hai dichiarato: &#8220;Quando si parla di dare spazio alle donne, mi chiedo quali siano le donne a cui pensa il mio partito e se la tanto citata meritocrazia valga per tutte o solo per talune…&#8221;.<br />
Permettimi, allora, una domanda indiscreta: credi che tu, potendo certamente vantare un curriculum pari (se non superiore!) a quello della Minetti, avresti potuto sedere al suo posto in Consiglio regionale se solo avessi trovato il modo giusto per entrare nelle &#8220;simpatie&#8221; del Presidente (magari varcando i cancelli di Arcore per qualche &#8220;innocente&#8221; cena)?</strong><br />
No, non ci ho mai pensato perché ho sempre creduto che la meritocrazia, alla fine, venisse premiata!<br />
Poi, purtroppo, i casi della Minetti e delle altre ragazze che, intercettate, rivelavano di auspicare come premio per la loro presenza alle feste di Arcore magari ad un posto in Parlamento (a spese dei contribuenti…) credo abbiano messo una “pietra tombale” alla speranza che questo sistema sia attento ai valori e al merito…<br />
Ecco perché “darsi da fare” per cambiarlo, per dimostrare che esiste un Paese che fa sacrifici, che lavora e che è composto da tanti giovani perbene che sono la parte migliore del nostro Paese e sui quali bisogna investire.</p>
<p>Già ben prima del “caso Minetti” non erano mancati segni di una &#8220;anomalia&#8221; -politicamente parlando!- nel rapporto tra il Cavaliere e le donne…<br />
Come giustificare la nomina a Ministro della Repubblica della show girl Mara Carfagna, o le farneticanti aspirazioni di un’appena maggiorenne Noemi Letizia, dichiarante in un’intervista di considerare -grazie ai servigi di “Papi Silvio”- la carriera parlamentare una possibile alternativa a quella dello spettacolo?<br />
E come dimenticare i “corsi accelerati” di diritto europeo tenuti da Frattini e Brunetta, in occasione delle ultime elezioni europee, per “formare” un gruppo di donne di spettacolo cui il Cavaliere avrebbe promesso una candidatura all&#8217;Euro-Parlamento?<br />
Sorge spontaneo, allora, chiedersi: perché i giovani del Pdl non hanno denunciato prima certe &#8220;anomalie&#8221; nella selezione della classe politica (specie femminile)?<br />
E com’è possibile che abbiano accettato che il gruppo dirigente storico di Forza Italia (formato da personalità come Giuseppe Pisanu, Antonio Martino, Marcello Pera, Giuliano Urbani…) fosse sostituito da figure alquanto &#8220;surreali&#8221; quali la Santanché e la Brambilla?<br />
Non penso, in tutta onestà, che tutti gli esempi portati rappresentino il modello Minetti di cui stiamo parlando…<br />
Ad ogni modo, credo che nessuno potesse immaginare un simile decadimento nella selezione della classe politica come quello avvenuto negli ultimi due anni, dalle elezioni europee in avanti.</p>
<p><strong>La linea del Pdl nei confronti del caso Minetti, dettata dal coordinatore lombardo Guido Podestà, sembra delineata: &#8220;Nessuno -ha dichiarato Podestà- è colpevole fino a quando non c&#8217;è una sentenza passato in giudicato. La presunzione d’innocenza è un concetto fondamentale ed è la base del vivere civile&#8221;.<br />
Non credi, però, che nel partito si faccia un pò di confusione tra giudizio penale (spettante alla magistratura) e giudizio politico (che gli elettori dovrebbero poter esprimere, sulla base anche di acclarate condotte private, “prescindendo” da eventuali responsabilità penali)?</strong><br />
E non credi che tale confusione sia dettata dall&#8217;anomalia di un Premier coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari, dai quali emergono “fatti” suscettibili di un giudizio non proprio &#8220;esaltante&#8221;?<br />
Conosco bene Guido Podestà ed è una persona che stimo molto: la sua è stata solo una dovuta “difesa d’ufficio” nei confronti della Minetti e del Premier…<br />
Podestà ha una figlia della mia stessa età, una ragazza preparata e che ha fatto sacrifici per studiare e laurearsi: sono pronta a scommettere, in realtà, che la pensa esattamente come me!<br />
Per il resto, credo anche che Berlusconi sia stato oggetto di “troppa attenzione” da parte di uno sparuto gruppo di magistrati, ma la Magistratura merita il nostro rispetto.<br />
Chi è “uomo di Stato”, per intendersi, ha il dovere di rispettare gli altri organi dello Stato.</p>
<p><strong>Ritieni che il problema della selezione della classe politica riguardi solo le donne?</strong><br />
Sembrerebbe “non solo”, a dire il vero, stando almeno ad alcune discutibili candidature ed incarichi assegnati nel tuo partito (basti citare i casi Previti, Dell&#8217;Utri, Cosentino, Verdini, Brancher&#8230;).<br />
Il problema di una cattiva selezione della classe politica credo riguardi sia gli uomini che le donne, sia la destra come la sinistra…<br />
Nel nostro Paese, a mio avviso, si dovrebbe introdurre anzitutto il “limite di due mandati” per gli eletti, a tutti i livelli di governo (Comuni, Province, Regioni e Parlamento): questo, infatti, “obbligherebbe” i partiti a rinnovare la propria classe dirigente.<br />
Tale rinnovamento, invece, oggi è molto lento e ostacolato, perché quando qualche nuova personalità politica emerge la vecchia nomenclatura tende a ridimensionarla per timore di perdere il posto.<br />
Il risultato, così, è quello di vedere da un lato all’altro del Parlamento politici che occupano comodamente la propria poltrona da 20/30 anni senza alcuna volontà di lasciare libero il proprio posto!<br />
Nella più grande democrazia al mondo, gli Stati Uniti, il Presidente invece dura in carica “al massimo” 8 anni (due mandati, per l’appunto): perché mai questo non sarebbe possibile anche in Italia?</p>
<p>Qual’è il tuo giudizio sulla manifestazione delle donne (“Se non ora, quando?”) dello scorso 13 febbraio?<br />
Penso che sia stata una grande manifestazione per affermare che ci sono donne nel nostro Paese che lavorano, sorreggono e accudiscono la famiglia, fanno politica con passione e sacrifici e vogliono essere valutate per quello che sono e non solo per come appaiono!<br />
E’ il segno che c’è ancora un Paese orgoglioso di affermare dei valori, da destra come da sinistra. Per questo ho partecipato con orgoglio alla manifestazione.</p>
<p><strong>Ti va certamente riconosciuto il merito di non nasconderti &#8220;dietro un dito&#8221;: di giocare &#8220;a carte scoperte&#8221; la tua battaglia politica su di un campo rivelatosi non proprio “amico”…<br />
Ma come rispondi a coloro che ti accusano di esserti prestata al gioco di Michele Santoro (che ti ha concesso in più occasioni la ribalta televisiva di “Annozero”) per farti pubblicità e spianarti la strada in vista di una tua prossima candidatura alle Amministrative?</strong><br />
A chi mi dice che questa battaglia la conduco per averne un vantaggio personale rispondo che, se avessi voluto trarne veramente vantaggio, sarei stata “buona e zitta” ad aspettare il mio turno… invece ho preferito mettermi in discussione rischiando tutto!<br />
Vorrei ricordare che mio padre, che è stato un importante esponente del PdL milanese (tra l’altro ex Presidente del Consiglio Comunale di Milano), probabilmente “pagherà le spese” per questa mia scelta, finendo con l’essere emarginato e isolato nel partito… E’ stato comunque lo stesso ad incoraggiarmi nella mia battaglia, perché mi ha insegnato che far politica vuol dire credere in alcuni valori “non negoziabili”!<br />
Capisco che può essere complicato comprendere ciò da parte di chi proviene da Pubblitalia, Mediaset oppure Edilnord… ma far politica vuol dire esprimere e difendere valori, non prodotti da vendere o comprare!</p>
<p><strong>Tu hai posto un problema di &#8220;assenza di democrazia&#8221; e di &#8220;mancanza di dialogo interno&#8221; nel Pdl.<br />
Per questo hai dichiarato: &#8220;Vogliono mandarmi via dal partito, non sopportano il dibattito interno&#8230;&#8221;.<br />
Non credi che la tua posizione sia molto vicina a quella assunta negli ultimi due anni da Gianfranco Fini (co-fondatore del partito)?</strong><br />
E non temi -senza voler fare paragoni avventati!- di fare la stessa fine dell’attuale leader del Fli, ossia di essere “messa alla porta” (subendo magari lo stesso &#8220;trattamento&#8221; riservato al Presidente Fini dai giornali più vicini al Premier…)?<br />
Si, questo è un partito “leaderistico”: quello che fa il leader è legge e chi contraddice questa legge è messo da parte!<br />
Un po’ in tutti i partiti, in realtà, c’è questo aspetto, dettato anche da una forte “personalizzazione” che i partiti hanno assunto in questi anni…<br />
Se pensiamo, poi, che con l’attuale legge elettorale i capi dei partiti nominano pure i deputati, capisci come l’omologazione al pensiero del leader sia pressoché “totale”!<br />
Quando, come nel mio caso, c’è una voce fuori dal coro, allora la prima reazione è quella di “rimuoverla”, non certo di comprenderne le ragioni… Ecco perché spero che questa voce diventi un “insieme di voci”: più saremo, più sarà difficile toglierci dal coro!</p>
<p><strong>Recentemente hai dichiarato: &#8220;Noi stiamo dando una grande lezione alla politica… Io la chiamo generazione 1000 euro, perché con grande difficoltà affronta i problemi del Paese…&#8221;.<br />
Credi che il Presidente Berlusconi sia in grado di affrontare i seri problemi cui hai fatto cenno?</strong><br />
Non credi, piuttosto, che i suoi &#8220;guai&#8221; politici (la rottura con i finiani, dopo quella con i casiniani…) e giudiziari (quattro processi a suo carico in corso…) rischiano di condizionare pesantemente l’azione di governo?<br />
Io ho “sperato” di si, in tanti abbiamo sperato nella rivoluzione liberale che avrebbe cambiato la storia di questo Paese e che ci aveva promesso dalla discesa in campo.<br />
La speranza, però, ha ormai lasciato il posto all’“illusione” ed oggi non penso più che Berlusconi possa portare questo Paese fuori dai gravi problemi che sta attraversando…</p>
<p><strong>Si vocifera di “corteggiamenti” nei tuoi confronti (precisiamo: proposte di candidatura!) mossi sia dal Fli sia dall&#8217;Udc che da la Destra di Storace… Di contro, tu hai lasciato intendere la possibilità di costituire una nuova lista civica, chiamata &#8220;Generazione mille euro&#8221;.<br />
Dove sta la verità? Hai già deciso se candidarti alle prossime Amministrative di primavera?</strong><br />
Nessun partito mi ha offerto candidature.<br />
Tanti elettori e militanti di altri partiti (sia di destra che di sinistra), invece, mi hanno scritto e sostenuta, esortandomi ad andare avanti, a non fermarmi: ho sentito il bisogno di andare al congresso del Fli, allora, proprio per ringraziarli pubblicamente!<br />
Il nostro obiettivo è quello di portare una novità, una “ventata di freschezza” nel panorama politico italiano (sia a livello locale che nazionale), e ci proveremo partendo da Milano e da quelle altre città italiane dove riusciremo a presentarci al voto con liste civiche che si rifaranno allo slogan di “Generazione 1000 euro”.<br />
Noi sfidiamo la vecchia politica e ci rivolgiamo a tutti quelli che vogliono un Paese migliore. E’ una sfida ma anche un invito a tutti coloro che vogliano unirsi a noi: siamo in tanti e cresceremo ancora!</p>
<p><strong>Hai dichiarato di volerti rivolgere a quella &#8220;generazione dei giovani per bene che studiano, lavorano e non scende a compromessi&#8221;.<br />
Credi di parlare solo ai giovani del Pdl delusi dalla gestione del loro partito oppure anche a giovani di diversa estrazione politica?</strong><br />
E in che modo credi che si debbano rapportare i partiti di oggi con le ideologie di ieri?<br />
Io mi rivolgo a tutti, giovani e meno giovani, al mondo delle professioni e del lavoro, a tutti quelli che credono nel merito e nella possibilità di cambiare questo Paese: a distanza di “150 anni”, un&#8217;altra Italia è possibile! A tutti coloro che credono in questa possibilità, noi diciamo: non ci interessa da dove venite ma diteci se possiamo fare un pezzo di strada insieme.<br />
I partiti oggi, tramontate le ideologie, sono chiamati ad essere portatori di valori ed a rappresentare al meglio le istanze della società, invece mai come in questo periodo sono lontani dal sentire comune.</p>
<p><strong>Molti ti hanno definita &#8220;la rottamatrice&#8221; del Pdl (adattando un termine coniato dal sindaco di Firenze, il democratico Matteo Renzi&#8230;).<br />
Accetti di “buon cuore” tale definizione?</strong><br />
Si, e dico al sindaco Renzi (dimostrazione vivente di come le cose possono cambiare!) che è vero che bisogna rottamare le idee e non gli uomini… ma se le idee camminano sulle gambe di questi uomini forse è utile rottamare anche loro!</p>
<p><strong>A dimostrazione di una tua “coerenza” di fondo, fin dal primo momento in cui è stata avanzata la candidatura della Minetti, nel febbraio 2009, tu ti sei chiesta (“provocatoriamente” immagino…): &#8220;Che senso ha continuare con il mio impegno in politica?&#8221;.<br />
Ad oltre un anno di distanza ti sei data una risposta?</strong><br />
Si, il senso l’ho ritrovato nella voglia di dire “basta” a questo modo di intendere la politica e le istituzioni.<br />
C’è un Paese migliore che dobbiamo far rinascere, una paese di gente onesta, che lavora e fa sacrifici, che spesso prende porte in faccia ma non abdica alla propria dignità… un Paese che non merita che la sua parte migliore, rappresentata dai giovani, sia costretta ad andare all’estero per esprimere il proprio talento!<br />
Noi vogliamo per noi questa Italia. Per questo io mi sono messa in gioco e traggo energia per il mio impegno politico dai tanti che mi sostengono.</p>
<p><strong>ANALISI SU BERLUSCONI… ED IL “POST-BERLUSCONISMO”</strong><br />
Era il 1994 quando il magnate italiano delle tv commerciali, Silvio Berlusconi, è “sceso in campo” (abusando di un’immagina calcistica…) annunciando una “rivoluzione liberale”, riuscendo a smontare pezzo per pezzo l’allora Pds (presentatosi alle elezioni come una “macchina da guerra” e rivelatosi un “carretto rattoppato”…) e segnando, di fatto, l’inizio della seconda Repubblica.<br />
Sembra trascorsa un’epoca geologica da allora (si potrebbe dire di essere passati dall’età delle “monetine” -di Craxi- a quella delle “papine” -di Silvio!-).<br />
Eppure il quadro (salvo qualche “ritocco estetico”) è rimasto sostanzialmente immutato: un universo politico avente il suo centro di gravità permanente, oggi come ieri, in Silvio Berlusconi!<br />
Molta acqua (a volte “fango”!) è scorsa sotto i ponti…<br />
Eppure Mister B. resite ancora al suo posto, contro ogni responso impietoso dell’anagrafe e nonostante le numerose separazioni (politiche e non…) e bufere (giudiziarie) patite, indomito come un Cavaliere (o un don Chisciotte…) su quel “teatrino della politica” oramai si direbbe ridotto a “festino”!</p>
<p>In questi 17 anni, però, l’Italia che nel ’94 accoglieva Berlusconi come “salvatore della Patria” è profondamente cambiata&#8230;<br />
Se non altro perché, nel frattempo, è maturata quella generazione di giovani che allora si sono affacciati per la prima volta in politica affascinati dal carisma dell’“homo novus” di Milano e sedotti dal suo messaggio politico (tutto “lustrini e pailettes”!), generazione chiamata oggi alla prova più difficile: trarre un bilancio di questa lunghissima &#8220;stagione del berlusconismo&#8221;, facendo i conti non più con gli slogan elettorali bensì con la cruda realtà dell&#8217;Italia.<br />
Una realtà che testimonia come quella rivoluzione “messianicamente” annunciata nel ’94 non solo non è stata portata a termine ma non si è mai nemmeno avviata!</p>
<p>Se fino a ieri Berlusconi brillava ancora di “luce propria” agli occhi di molti Italiani, ciò si doveva soprattutto alla sua auto-rappresnetazione di imprenditore “fattosi da sé” (che ha costruito le sue fortune puntando sul merito, sulle capacità e sull’innovazione) e “prestato alla politica” (rifiutante il linguaggio politichese per parlare “con la pancia” ed “alla pancia” del Paese).<br />
Gli scandali (sessuali) e le “rotture” (politiche) di questi ultimi due anni, però, rendono sempre più “riflessa” la luce di cui ha amato attorniarsi il Cavaliere (autoproclamatosi “unto dal Signore”!).<br />
Così sono due le questioni aperte che pesano come un &#8220;macigno&#8221; sulla reputazione del Premier, rischiando di infliggere un “colpo di grazia” a un’immagine di per sé già abbastanza “tirata”:</p>
<p>PRIMO:</p>
<p>Come può un elettore di centrodestra accettare il fatto che il Cavaliere, da campione della “meritocrazia” quale si è presentato, abbia trasformato la politica in una “merce di scambio” con la quale soddisfare i “piaceri più segreti&#8221; di giovani promesse dello spettacolo pronte a tutto per un posto di “ripiego” in Parlamento?<br />
Basta leggersi la cronaca degli ultimi mesi (dal caso Noemi a quello Ruby, dalla candidatura di Nicole Minetti alla nomina a ministro di Mara Carfagna…) per porsi il dubbio se l’on. Daniela Santanché non avesse proprio tutti i torti quando, nel 2008, dichiarava senza pudore: “Silvio è ossessionato da me, ma non gliela do”, ed ancora “Silvio vede le donne solo in orizzontale”!<br />
L’impressione è che nel Pdl il tanto sbandierato valore del “merito” -per mutuare un neologismo di Paolo Guzzanti- sia finito schiacciato sotto i tacchi di una “mignottocrazia”!</p>
<p>SECONDO:</p>
<p>E come può persino il più fedele berlusconiano non ammettere che il “leader maximo” del Pdl, da esegeta della “politica dei fatti” quale si è auto-rappresentato, non sia riuscito minimamente a cambiare il volto “stanco, vecchio e ingessato” non tanto suo quanto del nostro Paese?<br />
Poniamoci tutti una domanda: l’Italia che il Cavaliere lascerebbe oggi in eredità agli Italiani (dopo 9 anni di suo governo negli ultimi 17!) sarebbe un Paese migliore di quello che gli Italiani gli hanno generosamente affidato nel ‘94?<br />
Lascio alla coscienza ed onestà intellettuale di ognuno di voi la facoltà di rispondere…</p>
<p>Non posso non notare, però, come l’Italia di oggi è lo specchio di un Paese rivelatosi &#8220;drammaticamente incapace&#8221;:</p>
<p>1- di realizzare le “riforme costituzionali” necessarie a completare la fase di transizione alla seconda Repubblica (l’unica riforma organica della Costituzione è stata quella del Titolo V nel 2001, opera del centrosinistra&#8230; E se è vero che il centrodestra ci ha provato nel 2006, è anche vero che gli Italiani hanno &#8220;bocciato senza appello&#8221;, tramite referendum costituzionale, una riforma ritenuta capace solo di &#8220;dividere&#8221; sia le forze politiche che il Paese!);</p>
<p>2- di “liberalizzare” l’economia e la società italiana, smantellando quella serie di privilegi ad appannaggio esclusivo della casta delle corporazioni professionali (le uniche liberalizzazioni di rilievo che si ricordino sono state quelle Bersani&#8230; paradossalmente oggi rimesse in discussione!);</p>
<p>3- di alleggerire il “carrozzone” della pubblica amministrazione, tramite un’opera di sburocratizzazione ed abolizione degli enti inutili, in primis le Province (l’unica riforma di sistema che si ricordi, così, è la legge Bassanini del 1997, sempre opera del centrosinistra&#8230;);</p>
<p>4- di avverare quel “miracolo economico” profetizzato nel ’94 (basti ricordare un dato: secondo il Fmi, negli ultimi 10 anni il Pil italiano è cresciuto di più solo di Haiti, collocandosi al 179simo posto in una classifica di 180 paesi al mondo!);</p>
<p>5- di conseguire la tanto attesa riduzione della “pressione fiscale”, necessaria per dar sollievo alle finanze familiari degli Italiani (secondo l’Ocse, piuttosto, la pressione fiscale in Italia è salita, dal 2000 al 2009, dal 42,2% al 43,5% del Pil! Senza considerare il fatto che l’approvazione del federalismo municipale, in giunta d’arrivo, rischia secondo molti osservatori di provocare un’ulteriore “stangata” per i contribuenti!);</p>
<p>6- e di sanare il “gap infrastrutturale” che ci vede fanalino di coda in Europa (dieci anni fa il Cavaliere, dagli studi di “Porta a Porta”, presentava agli Italiani una mappa piena di strade, ponti, trafori e ferrovie che avrebbero dovuto cambiare il volto del Paese&#8230; Ad oggi, le nostre strade sono il “50%” di quelle tedesche e francesi, il che costa 40 miliardi di euro alla nostra economia e circa 3.000 euro l’anno ad ogni impresa! Dell’inizio dei lavori del Ponte di Messina, ovviamente, nemmeno l&#8217;ombra&#8230; Senza considerare il fatto che il ministro Tremonti, avventuratosi nei giorni scorsi in un viaggio ferroviario Roma-Reggio Calabria, ha dichiarato: “a sud i moscerini sono più veloci dei treni”! Per recuperare il &#8220;tempo perduto&#8221;, così, il Cipe, lo scorso dicembre, con delibera n.121 ha varato l&#8217;ennesimo piano infrastrutturale, con 250 opere pubbliche dal costo di ben “125 miliardi”. Peccato, però, che in cassa di miliardi ne residuano solo 43!).</p>
<p>ED ORA? COSA ASPETTARSI?</p>
<p>E’ arrivato il momento che anche il popolo del centrodestra (specie quella generazione di 20-30enni cresciuti sotto l’&#8221;orbita berlusconiana&#8221;) si ponga seriamente delle domande sugli atavici “problemi” di questo Paese e sulla manifesta incapacità del berlusconismo di offrire vere “soluzioni” (diverse dagli “inviti all’ottimismo”, dagli incitamenti al consumismo… e dalle esortazioni, per le donne, di sposarsi l’uomo giusto per risolvere i propri problemi finanziari!)</p>
<p>Non suonano come “stonate”, dunque, le prime “voci di dissenso” che si alzano dalla base del Pdl contro la gestione del partito e l’immobilismo del Governo (tra le quali annoverare quelle di Sara Giudice…).<br />
La petizione “anti-Minetti” non raggiungerà certamente le “10 milioni” di firme che si propone, contestualmente, il Pd (nel qual caso, però, per chiedere le dimissioni di Berlusconi, non della sua igienista dentale!).<br />
Nonostante tutto, tale iniziativa acquisisce una rilevanza “ancor maggiore” di quella promossa da Bersani, se non altro perché non era affatto scontato che una consigliera circoscrizionale del Pdl mettesse in discussione il proprio leader e, al contempo, conquistasse così tanti consensi tra i propri elettori!</p>
<p>I risultati di questa coraggiosa (solitaria?) battaglia politica intestina al Pdl si valuteranno solo nel tempo…<br />
Quel che è già certo, però, è che la “questione morale” aperta da alcuni giovani nel Pdl rivela come esista anche “un altro centrodestra”: un popolo liberal-conservatore che, oltre che nel carisma berlusconiano, fa affidamento in dei valori “non negoziabili”, direi “pre-berlusconiani” (quali il merito, la famiglia…), che possono rappresentare un retroterra “culturale” (non volendo usare l’obsoleto termine “ideologico”) su cui un futuro centrodestra potrà costruire ciò che, prima o poi, sarà inevitabile, ossia il “post-Berlusconi”.<br />
Finché Berlusconi rimarrà in campo il suo potere “carismatico” (e -aggiungerebbe probabilmente Fini- “finanziario”…) potrà tranquillamente sopprimere sul nascere ogni “ribellione interna”… (un pò come il suo amico Gheddafi -per fare un paragone azzardato- sta tentando di fare in Libia!).<br />
Quel che il Cavaliere non potrà impedire, invece, è che, su ciò seminato &#8220;oggi&#8221; da quell’elettorato di centrodestra che lo vota solo per mancanza di “alternative” (come “male minore”&#8230;), potrà nascere &#8220;domani&#8221; qualcosa di profondamente diverso (che probabilmente non si chiamerà Fli… ma certamente nemmeno Pdl!).</p>
<p>(Blog &#8220;Panta Rei&#8221;: http://gaspareserra.blogspot.com)</p>
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		<title>Una buona Regione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 01:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scelta storica in Emilia Romagna: i consiglieri regionali hanno deciso di decurtare tutte le loro indennità del 10%, dal primo gennaio 2011. La proposta di ridurre i costi della politica, avanzata dalla maggioranza del centrosinistra e sottoscritta anche dal Popolo della libertà (Pdl), Lega Nord e Udc, è stata infatti approvata all&#8217;unanimità. «L&#8217;Emilia Romagna è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/soldi.jpg" alt="" title="soldi" width="209" height="241" class="alignleft size-full wp-image-5304" /><strong>Scelta storica in Emilia Romagna: i consiglieri regionali hanno deciso di decurtare tutte le loro indennità del 10%, dal primo gennaio 2011.</strong> La proposta di ridurre i costi della politica, avanzata dalla maggioranza del centrosinistra e sottoscritta anche dal Popolo della libertà (Pdl), Lega Nord e Udc, è stata infatti approvata all&#8217;unanimità. «L&#8217;Emilia Romagna è la prima regione in Italia a prendere questa decisione», afferma Marco Monari, capogruppo del Partito democratico (Pd). E lo ha fatto con 44 sì, nessun no e zero astenuti: tutti uniti e compatti per il progetto di legge, quindi. <br />
<strong>Una sola la voce critica, ma comunque compatta con la maggioranza di sinistra. Quella dei consiglieri del movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo che avrebbero voluto un taglio del 50% cassando del tutto l&#8217;indennità di fine mandato, anch&#8217;essa in questo caso diminuita del 10%.</strong> L&#8217;altro appunto riguarda la scelta di abrogare il vitalizio, una sorta di pensione alimentata da un meccanismo annuale deleterio per le casse regionali, solo dalla prossima legislatura, cioè dal 2015. Con una decisione, quindi, che non tocca le loro tasche ma quelle dei futuri consiglieri. Il testo approvato irrigidisce anche i rimborsi di trasporto, con la conseguente verifica delle presenze al lavoro dei consiglieri regionali.</p>
<p>Questa scelta da parte della Regione, un passo «storico» secondo il segretario regionale del Partito democratico Stefano Bonaccini, arriva dopo il taglio del 10% agli assessori regionali, voluto dal presidente della Regione Vasco Errani. <strong>Il testo era nei cassetti già da sei mesi, ed è stato sottoscritto trasversalmente da Roberto Sconciaforni, Federazione della sinistra, Gian Guido Naldi, Sinistra e Libertà, Liana Barbati, Italia dei Valori e dall&#8217;opposizione con Marco Lombardi e Andrea Pollastri del Pdl, Mauro Manfredini della Lega Nord e Silvia Noè dell&#8217;Udc. </strong><br />
Applausi a scena aperta all&#8217;approvazione della legge regionale. Ma chi ha poca voglia di festeggiare è Giovanni Favia, del movimento Cinque Stelle, che accusa: «Abbiamo depositato e firmato una proposta di legge per far tornare la politica a un servizio per la collettività e non a un modo per arricchirsi enormemente e senza meriti. Il testo approvato è estremamente più blando e ben poco efficace rispetto a quello cestinato dal Pd che avevamo avanzato noi». In ogni caso, aggiunge, «dobbiamo smetterla di cullarci nella superiorità della Regione Emilia Romagna: non siamo i più virtuosi d&#8217;Italia, ma i meno scandalosi. <strong>La politica è un servizio civile, non la via più facile per fare soldi».</strong><br />
(pubblicato su lettera43)</p>
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		<title>Questa tv giova ai politici, non alla politica</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 17:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Mariano Sabatini) 
La tv è afflitta da una sostanziale mancanza di idee. Stenta a rinnovarsi, oltre che a trovare il coraggio di scontentare la platea nel gioco al massacro del “ti do quello che desideri”. Nascono così le aberrazioni tipo “Pomeriggio 5” o “Domenica 5” dove, con la connivenza della struttura giornalistica Videonews, guidata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/annozero-larussa-studente_jpg_415368877-300x158.jpg" alt="" title="annozero-larussa-studente_jpg_415368877" width="300" height="158" class="alignleft size-medium wp-image-5290" />(di Mariano Sabatini) </p>
<p><strong>La tv è afflitta da una sostanziale mancanza di idee</strong>. Stenta a rinnovarsi, oltre che a trovare il coraggio di scontentare la platea nel gioco al massacro del “ti do quello che desideri”. Nascono così le aberrazioni tipo “Pomeriggio 5” o “Domenica 5” dove, con la connivenza della struttura giornalistica Videonews, guidata da Claudio Brachino, vengono spacciati per approfondimento scontri dialettici abilmente fomentati dalla conduttrice Barbara D’Urso e dagli ospiti ricorrenti (Sgarbi, Santanché, Mussolini…). Sempre le solite facce, geneticamente manipolate per garantire performance di aggressività sovrumana.<br />
<strong>Costoro, come anche i politici e certi giornalisti che Enrico Mentana apparenta ai primi, sono abilissimi nelle tecniche di distrazione di massa</strong>. Interruzioni continue, sbertucciamenti, urla, tutto è consentito pur di attirare l’attenzione su di sé e sviare il discorso in studio e la comprensione a casa. Ai telespettatori deve bastare lo show, non pretendano la chiarezza nell’esposizione o l’analisi dei fatti. “Le penne più aguzze e corrosive sono diventate gli ospiti privilegiati dei talk show, perfettamente interscambiabili rispetto ai leader politici e molto più dotati di loro nella battaglia frontale”, scrive il direttore del TgLa7 in Passionaccia (Rizzoli). </p>
<p><strong>Di fatto, i giornalisti, molti almeno, hanno rinunciato al loro ruolo super partes, preferendo il coinvolgimento attivo nell’agone esasperato, in vista magari di ricompense future</strong>. Lo hanno fatto intuendo che ormai la televisione si fonda su abili scelte di casting: gli autori si limitano ad individuare un argomento forte e a convocare due o tre pitbull della dialettica da gettare nel ring.<br />
L’andazzo giova ai politici &#8211; allegramente impegnati in un ininterrotto tour da uno studio all’altro tra Rai, Mediaset, La7, Sky e tv locali – non alla politica. Cosa ben più alta e nobile. Peccato, perché come non mai, in questo periodo, la tv potrebbe farsi carico di illuminare, fare chiarezza, denunciare e favorire il rinnovamento.<br />
<strong>Non è accaduto ad AnnoZero, dove Ignazio La Russa, particolarmente attrezzato e incline alla rissa (da notare l’assonanza), ha aggredito un ragazzo che tentava di spiegare le ragioni dello scontento studentesco e della conseguente violenza che monta. Niente da fare, ha dovuto desistere di fronte ai latrati del ministro della Difesa che gli dava senza sosta del “vigliacco</strong>”.<br />
Peggio ha fatto Pierferdinando Casini, una volta chetato la Russa, chiedendo al ragazzo di condannare la violenza senza perifrasi. In buona sostanza avrebbe dovuto dare la risposta che il leader dell‘Udc voleva sentire. Se neppure Michele Santoro, senza dubbio attrezzato per il duro assalto verbale, è riuscito a garantire un civile scambio d’opinioni, cosa avrebbe potuto l’inesperto studente, avvezzo alle assemblee e non alle telecamere? No, meglio stare alla larga dagli studi tv se non si è pìù che esperti.</p>
<p><strong>Anche il presidente Napolitano ha invitato a non ignorare i cortei, spia del malessere. Ma è quasi impossibile spiegare ai professionisti della demagogia che non è più tempo di fermarsi alla sterile condanna delle azioni violente. Urge capire da cosa nascano, sono inderogabili delle risposte. Rattrista constatare che la televisione si sottragga a un compito così delicato.</strong></p>
<p><em>(pubblicato su tiscali.it il 20 dicembre 2010)</em></p>
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		<title>Il fantasma della guerra civile</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 10:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Alessio Quinto Bernardi)
Sono mesi che si susseguono continuatamente scontri, manifestazioni e proteste in tutta la Penisola: il Paese è stanco, allo stremo. Metalmeccanici, studenti, ma anche forze dell&#8217;ordine: protestano tutti! La protesta, il dissenso e lo scontro lambiscono tutte le appendici della società e della Nazione. E&#8217; rissa in Parlamento, per strada a Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5174" title="pistola_finanziere-300x218" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/pistola_finanziere-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" />(di Alessio Quinto Bernardi)<br />
<strong>Sono mesi che si susseguono continuatamente scontri, manifestazioni e proteste in tutta la Penisola: il Paese è stanco, allo stremo. </strong>Metalmeccanici, studenti, ma anche forze dell&#8217;ordine: protestano tutti! La protesta, il dissenso e lo scontro lambiscono tutte le appendici della società e della Nazione. E&#8217; rissa in Parlamento, per strada a Roma e a Milano infuria la guerriglia: esplosioni vicino al Senato e blitz alla borsa di Milano e sua momentanea occupazione. Ed altre violente contestazioni si registrano in altre trenta città italiane, tra cui Torino, Genova, Bari, Palermo, Bologna, Parma, Napoli, Firenze e Venezia.</p>
<p>Allorquando si dovrebbero prendere scelte coraggiose per rimettere in moto l&#8217;economia e risollevare il Belpaese, l&#8217;unico problema che ha ossessionato il governo (ed ancor più il suo Capo) è stato quello di incassare la fiducia per sè e non certo di proporre un nuovo programma o una nuova idea dell&#8217;Italia come presupposto per il nuovo mandato. Semplicemente ha chiesto ed ottenuto un nuovo scudo politico. Egli pensa a vincere e salvare la pelle, non a governare. La questione non è Berlusconi sì o Berlusconi no, ma quale futuro per gli italiani? Il premier, nel segno del dualismo amore e odio, è riuscito a renderla nuovamente in questi termini ed a banalizzare il tutto, mettendo dietro al suo volto un&#8217;infinità di insuccessi governativi ed il disagio sociale conseguente. Un governo debole graziato da un&#8217;immorale compravendita parlamentare è il presente. <strong>La fiducia del Parlamento non è la quella dell&#8217;Italia, che, per quanto ricchi e potenti, non si può comprare. E non vale nemmeno come un&#8217;indulgenza plenaria. I problemi sostanziali restano, anzi, vengono amplificati. </strong></p>
<p><strong>Chi vi scrive, lungi dall&#8217;inneggiare allo scontro e alla violenza sociale, crede piuttosto che se si facesse oggi un&#8217;istantanea del Paese, avremmo l&#8217;immagine di un qualcosa che assomiglia ad una guerra civile. Per quanto spiacevole, siamo vicini al baratro</strong>. Parlare riduttivamente di Black bloc ed esaltati che fanno la guerriglia è solo un artificio mediatico per far convincerci che tutto va bene e che ci sono i soliti violenti che appena hanno la possibilità distruggono tutto ciò che gli si para dinnanzi. La situazione socio-politica è border-line a causa di un cieco e dissennato egoismo politico, alimentato dal più totale disinteresse verso le sorti del Paese e dal più laido interesse verso i proprio affari. Uno Stato, in queste condizioni di precarietà sociale, avrebbe bisogno di concrete soluzioni politiche e di un governo forte, non di un voto di fiducia per sè. Mi auguro che i decisori della cosa pubblica recepiscano la richiesta sociale esasperata e disperata di una profonda ristrutturazione economica, culturale ed istituzionale del Paese reale. Non è una partita di calcio, ma è il nostro destino e, in senso più ampio, quello dell&#8217;Italia intera, ad essere minacciato. La scollatura tra politica e società diviene sempre più netta ed ampia. <strong>La piazza in una democrazia matura non dovrebbe essere nemica della politica.</strong></p>
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