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	<title>Malitalia &#187; Palermo</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Palermo, era “nessuno”. Si è dato fuoco</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 13:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nouredinne Adnance è morto. Dopo otto giorni di agonia il corpo devastato dalle fiamme non ha resistito. Nourredinne non era nessuno, perché venuto,da un luogo dove sei nessuno, in un paese che considera nessuno chi è sbarcato sulle sue coste. Eppure Nourredinne Adnane ce l’aveva fatta: viveva a Palermo, dove il cielo, i profumi, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/02/nourredine.jpg" alt="" width="197" height="256" class="alignleft size-full wp-image-5987" /><strong>Nouredinne Adnance è morto</strong>. Dopo otto giorni di agonia il corpo devastato dalle fiamme non ha resistito. Nourredinne non era nessuno, perché venuto,da un luogo dove sei nessuno, in un paese che considera nessuno chi è sbarcato sulle sue coste. Eppure Nourredinne Adnane ce l’aveva fatta: viveva a Palermo, dove il cielo, i profumi, le voci e i colori sono gli stessi di Settat, la città del Marocco dove era nato ventisette anni fa  e dove vivono la moglie e la figlia. Che aspettano il pane della sua fatica di ambulante. Regolare, con permesso di soggiorno e licenza. </p>
<p><strong>Una bancarella mobile da trascinare per tutto il giorno, fino a quando non cala il sole e la notte ti avvolge nella nostalgia di una giovane moglie lontana e degli occhi di una bambina che può sorriderti solo da una foto</strong>. Venerdì scorso Nourredinne viene fermato dai vigili urbani. Controlli, documenti,il sequestro della merce. L’ennesimo, fatto dalla stessa pattuglia di vigili, denunciano tra le lacrime i suoi amici. Non resiste, è esasperato, si sente perseguitato. E decide di protestare contro l’ingiustizia di quegli uomini in divisa, che su di lui,sulle sue povere cose, sulla sua vita di niente, sulla vita di sua figlia,vogliono far rispettare la legge. </p>
<p><strong>Una buffonata a Palermo</strong>, città allo sfascio in mano ai pupari del potere che stanno decidendo a quale pupo consegnare il Comune quando si voterà. Lo fa nel modo più disperato, si cosparge il corpo di benzina e si dà fuoco. Muore dopo otto giorni. Ucciso “dal razzismo istituzionale”, hanno scritto altri “nessuno” su uno striscione.</p>
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		<title>Ma questi tagli sono un regalo alla mafia</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 07:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Giuseppe Lumia )
Immaginate cosa vuol dire meno insegnanti e meno personale negli istituti scolastici di quartieri a rischio come lo Zen di Palermo o Scampia di Napoli. Zone della città dove il degrado economico e la marginalità sociale si trasformano in brodo di coltura per le organizzazioni mafiose. Qui la scuola rappresenta una delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3702" href="http://www.malitalia.it/2010/08/ma-questi-tagli-sono-un-regalo-alla-mafia/ministero-gelmini/"><img class="alignleft size-full wp-image-3702" title="ministero gelmini" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/08/ministero-gelmini.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>(di Giuseppe Lumia )<br />
<strong>Immaginate cosa vuol dire meno insegnanti e meno personale negli istituti scolastici di quartieri a rischio come lo Zen di Palermo o Scampia di Napoli. Zone della città dove il degrado economico e la marginalità sociale si trasformano in brodo di coltura per le organizzazioni mafiose.</strong> Qui la scuola rappresenta una delle poche, se non l’unica, alternativa alla delinquenza. Un vaccino prezioso per impedire che i ragazzi siano contagiati dal virus della criminalità.<br />
Sono diverse le esperienze formative ed educative dove le scuole, in rete tra loro e con il mondo delle associazioni, riescono ogni anno a strappare dalle grinfie della criminalità organizzata centinaia di ragazzi. Ciò è stato possibile grazie all’impegno e alle capacità di dirigenti, insegnanti, volontari. Tra questi ci sono anche i precari che il governo Berlusconi lascerà a casa dall’inizio del prossimo anno scolastico.<br />
Il provvedimento che porta il nome del ministro della Pubblica istruzione non è per nulla una riforma. Esso, infatti, non sfiora i temi e i nodi formativi del nostro sistema scolastico. Si tratta di un mero atto di carattere finanziario, che risponde soltanto alle esigenze del bilancio statale. Unico caso in assoluto, peraltro. In tutti i Paesi del mondo civile, laddove all’educazione delle nuove generazioni viene riconosciuta la giusta importanza, i governi hanno aumentato le risorse, scommettendo su scuola e università per superare la crisi economica mondiale.<br />
<strong>In Italia, invece, il governo ha deciso di abbattere la scure sulla scuola e in particolare sui precari. Senza di loro la qualità dell’istruzione si abbasserà drasticamente. Ci ritroveremo con classi superaffollate, formate da più di trenta studenti; salterà il tempo pieno; saranno ridotte le ore dedicate all’insegnamento delle regole e della Costituzione; non sono stati risparmiati neanche gli studenti che necessitano del sostegno.</strong>“L’educazione alla legalità” diventerà sempre più uno slogan in bocca proprio agli esponenti dell’esecutivo e della maggioranza che il 19 luglio non rinunceranno alla passerella per la commemorazione di Paolo Borsellino, anche se avranno ignorato il suo insegnamento: “La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.<br />
Chi mantiene poi memoria storica ricorderà il sacrificio di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio, quartiere ad alta densità mafiosa, che per l’educazione alla legalità diede in sacrificio la sua stessa vita.<br />
Proprio a Bracaccio e in tutte le aree a rischio o di marginalità socio-economica e territoriale della Sicilia il Partito democratico è riuscito a far finanziare un piano di intervento per la realizzazione di attività extrascolastiche da svolgersi nelle ore pomeridiane. Una contromisura importante alla politica nazionale del governo, ma che purtroppo riuscirà solo a limitare i danni.<br />
Tagliare le risorse alla scuola italiana vuol dire tradire l’esempio di quanti hanno dato la vita per la giustizia, la legalità e lo sviluppo. Così si fa un regalo alla criminalità e si nega a migliaia di giovani la speranza di un futuro sano e positivo.<br />
<strong>La lotta alla mafia e la promozione di una società giusta e libera passano anche e soprattutto da un forte investimento culturale ed educativo. Per questo è indispensabile che tutte le forze politiche e della società civile che hanno a cuore il bene delle nuove generazioni e del Paese si impegnino per impedire che la legge Gelmini vada a regime.</strong> Allo stesso tempo bisogna lavorare per ridare alla scuola pubblica italiana la centralità che merita. Essa ha un compito delicatissimo: formare i giovani affinchè siano cittadini consapevoli, capaci di esercitare responsabilmente diritti e doveri, promuovere il bene comune, acquisire le competenze necessarie per uno sviluppo sociale ed economico a misura d’uomo.</p>
<p>Pubblicato su Liberazione 26 agosto 2010</p>
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		<title>Il latitante Messina Denaro allo stadio per Palermo-Samp</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 07:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bernardo Provenzano]]></category>
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		<description><![CDATA[ (di Salvo Palazzolo – La Repubblica.it del 27/07/2010)
Un pentito accusa: il Padrino latitante in tribuna a maggio, in mezzo alla folla. La confidenza in carcere ai Ros
Il ricercato numero uno della mafia siciliana, il trapanese Matteo Messina Denaro, seduto fra gli spalti dello stadio Renzo Barbera di Palermo. È un&#8217;immagine che ha dell&#8217;incredibile, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3496" title="matteo 1998" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/matteo-1998-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /> (di Salvo Palazzolo – <a title="La Repubblica Link" href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/27/news/messina_denaro_stadio-5852052/index.html?ref=search" target="_blank">La Repubblica.it</a> del 27/07/2010)</p>
<p><strong>Un pentito accusa: il Padrino latitante in tribuna a maggio, in mezzo alla folla. La confidenza in carcere ai Ros</strong></p>
<p>Il ricercato numero uno della mafia siciliana, il trapanese Matteo Messina Denaro, seduto fra gli spalti dello stadio Renzo Barbera di Palermo. È un&#8217;immagine che ha dell&#8217;incredibile, ma la fonte che l&#8217;ha riferita in carcere ai carabinieri del Ros non ha dubbi.<br />
Sarebbe stato proprio Matteo Messina Denaro, il custode dei segreti di Riina e Provenzano, quel distinto tifoso (con tanto di maglietta del Palermo al seguito) arrivato a maggio allo stadio per incontrare alcuni mafiosi palermitani. C&#8217;era una riunione quel giorno. Si discuteva del progetto messo con insistenza in agenda da alcuni giovani boss rampanti, per colpire il palazzo di giustizia e la squadra mobile di Palermo. Dice la fonte che Messina Denaro era contrario al ritorno alla strategia delle bombe. Ma i palermitani insistevano, e del nuovo corso mafioso si sarebbe dovuto discutere in un&#8217;altra riunione. <strong>Ai no di Messina Denaro, i fautori della linea dura avrebbero risposto rilanciando: &#8220;Dovremmo fare due attentati in ogni provincia&#8221;. </strong></p>
<p>Ecco i retroscena dell&#8217;ultimo allarme attentati in Sicilia lanciato la settimana scorsa dal Viminale con un fonogramma urgente inviato alla prefettura. Le indicazioni offerte dalla fonte in carcere ai carabinieri sono adesso al vaglio dei magistrati della direzione distrettuale antimafia Marcello Viola, Lia Sava e Francesco Del Bene, nonché del procuratore aggiunto Antonio Ingroia. La parola d&#8217;ordine è &#8220;non sottovalutare alcuna indicazione&#8221;, anche perché le informazioni parlano di nuovi mafiosi mesi le indagini parlano di una riorganizzazione in atto tra le fila di Cosa nostra. In che direzione, non è ancora chiaro.</p>
<p>Ma è credibile l&#8217;immagine del ricercato numero uno della mafia siciliana che va in uno stadio super sorvegliato? Per la cronaca, a maggio, c&#8217;è stata solo una partita al Renzo Barbera, il 9: segnava la battaglia finale fra Palermo e Sampdoria per l&#8217;accesso alla <em>Champions League</em>. Chi indaga ricorda la passione calcistica di uno dei colonnelli di Messina Denaro, Andrea Mangiaracina: nel 1990 finì in manette per una telefonata di troppo, quella in cui chiedeva a un favoreggiatore di fargli avere urgentemente un televisore per vedere le semifinali di Italia Novanta. Ma Messina Denaro non sembra un grande appassionato di calcio.</p>
<p><strong>In gioco ci sarebbe stato dell&#8217;altro, quel giorno di maggio: la decisione su un cambio di strategia di Cosa nostra</strong></p>
<p>Dice un investigatore: &#8220;Messina Denaro resta una testa calda, se deve partecipare a un incontro davvero importante prende una Smart e va. Senza scorta&#8221;. Le sue tracce più recenti risalgono ormai a marzo. Le intercettazioni dicevano di un gruppo di favoreggiatori che si dava un gran da fare per preparare &#8220;una villa con tutti i confort che lui vuole&#8221;, alla fiume del Belice. Quella villa i poliziotti hanno cercato a lungo, ma inutilmente.</p>
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		<title>Il fresco profumo di libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 06:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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“Poter ammirare la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Parole di Paolo Borsellino che oggi più che mai sono attuali. La contiguità, la complicità, il compromesso morale sono sotto gli occhi di tutti. Il Paese sembra inebetito, incapace di ribellarsi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/borsellino_solo_PRIMO-PIANO-300x115.jpg" alt="" width="300" height="115" class="alignleft size-medium wp-image-3397" /><br />
<strong>“Poter ammirare la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.</strong><br />
Parole di Paolo Borsellino che oggi più che mai sono attuali. La contiguità, la complicità, il compromesso morale sono sotto gli occhi di tutti. Il Paese sembra inebetito, incapace di ribellarsi a questo stato di cose che ogni giorno riempie le pagine dei giornali e che pervade tutto il territorio italiano, basti pensare agli arresti tra Calabria e Lombardia. Anche la “Milano da bere”, il cuore della finanza è “colluso” e “compiacente” con i boss dell’Aspromonte. E anche qui tornano in mente le parole di Paolo Borsellino: <strong>“politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si accordano o si fanno la guerra”. </strong>La sensazione netta e chiara è che si siano accordati e che il patto sia ancora più forte di quelli ( occulti o palesi) dei decenni passati.<br />
Sono passati 18 anni da quel fumo, nero e denso, che si alzava nel cielo di Palermo in un’estate calda con le spalle curvate dal dolore della strage di Capaci. Sono passati 18 anni dal discorso di Paolo Borsellino alla Biblioteca di Marsala il 25 giugno 1992 quando sapeva già che la sua fine era vicina.</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/emY4SyyM6K8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/emY4SyyM6K8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Paolo Borsellino usava parole desuete per il mondo di oggi <strong>“E’ bello morire per ciò in cui si crede: chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. </strong>E questo non è un grido di battaglia o il riconoscersi in una parte politica. E’ il testamento di un uomo onesto, di un magistrato fedele alla legge e alla Costituzione. <strong>Un magistrato che ha frapposto la sua integrità morale a quel potere  “colluso e compiacente”  che aveva deciso di scendere a patti con la criminalità organizzata.</strong></p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LZGlCuIqaME&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/LZGlCuIqaME&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Manette al fratello di Messina Denaro. Ora “U siccu” è ancora più solo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 14:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Chiddu &#8216;u siccu è sulu”, dicono i mafiosi. Il boss è solo. Giuseppe Linares, Raffaele Grassi e Teresa Principato, non hanno dubbi: la cattura di Matteo Messina Denaro ora è più vicina.
Con “Golem 2” e i fermi di ieri la sua rete di fiancheggiatori è stata praticamente debellata.
Il primo è il capo della Mobile di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1412" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1412" title="arresti_trapani_messina_denaro1" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/arresti_trapani_messina_denaro1-300x225.jpg" alt="Arresti a Trapani" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Operazione Golem 2. Arresti a Trapani</p></div>
<p>“<strong>Chiddu &#8216;u siccu è sulu</strong>”, dicono i mafiosi. Il boss è solo. <strong>Giuseppe Linares, Raffaele Grassi e Teresa Principato</strong>, non hanno dubbi: la cattura di Matteo Messina Denaro ora è più vicina.</p>
<p>Con “<strong>Golem 2</strong>” e i fermi di ieri la sua rete di fiancheggiatori è stata praticamente debellata.<br />
Il primo è il capo della Mobile di Trapani che da anni dà la caccia all&#8217;uomo latitante dal 1993, il secondo è un alto dirigente dello Sco, Teresa Principato è pm dell&#8217;antimafia palermitana. Matteo Messina Denaro è “il capo e l&#8217;organizzatore di Cosa Nostra nell&#8217;intera provincia di Trapani e della Sicilia Occcidentale – si legge nell&#8217;inchiesta delle Dda &#8211; ma impartiva ordini e direttive anche su Palermo”. E quando dopo l&#8217;arresto di Bernardo Provenzano, all&#8217;interno di Cosa Nostra si discute di ricostituire la “Commissione provinciale”, Giuseppe Scaduto, boss di Bagheria, invita gli altri capi a parlarne con Matteo. “<em>Io sono in contatto con lui, se avete di bisogno&#8230;</em>”. Ma Matteo Messina Denaro – &#8216;<strong>U Siccu</strong> per i suoi, <strong>Diabolik</strong>, secondo il soprannome che si è dato lui stesso – non è d&#8217;accordo. È Scaduto a rivelare un pizzino del boss che contiene una frase perentoria ed eloquente. “<em>Noi non conosciamo a nessuno, per come siamo stati&#8230; siamo in rapporti con tutti&#8230; chi ha di bisogno siamo a disposizione&#8230; per altre cose non riconosciamo a nessuno</em>”.</p>
<p>Così parla un vero capo. <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, scrivono i magistrati palermitani, “pur non potendo formalmente rivestire cariche verticistiche dentro Cosa Nostra palermitana, si poneva e si pone come l&#8217;unica figura carismatica a tutt&#8217;oggi capace di imprimere le linee strategiche dell&#8217;intera organizzazione e il cui orientamento finisce per assumere carattere imperativo”.<br />
Scaltro, prudente fino alla paranoia, “&#8217;U siccu” comunicava con la sua rete tramite i “pizzini”. Come Bernardo Provenzano, ma più preciso, più maniacale. “<em>Non si può cugghiuniari</em>”, è l&#8217;imperativo categorico trasmesso ai suoi.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1413" title="arresti_trapani_messina_denaro2" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/arresti_trapani_messina_denaro2-300x225.jpg" alt="Arresti a Trapani" width="300" height="225" />Quei pizzini – <strong>arrotolati e chiusi con il nastro adesivo</strong> – Matteo non li scriveva neppure di suo pugno, si avvaleva di uno scrivano.<br />
Chi li riceveva aveva l&#8217;obbligo di bruciarli appena letti. E venivano consegnati a scadenze precise. Solo tre volte l&#8217;anno e in date rigidamente prestabilite: a fine gennaio inizi febbraio, a fine maggio e inizi giugno, a fine settembre e inizio ottobre. Per questo &#8216;U siccu si imbestialì quando nel covo di Binnu Provenzano vennero trovati alcuni pizzini che lui aveva inviato al grande capo.</p>
<p>E il boss fu costretto addirittura a scusarsi con Antonio Vaccarino: “<em>La informo che nelle mie lettere che hanno trovato a lui</em> – Provenzano, ndr – <em>si parla anche di lei&#8230; Capirà da sé che ci sono persone, a me vicine e care, che ora sono nei guai, compreso lei, e mi creda sono imbestialito anche se mantengo la calma, perché l’ira non porta a niente, e sono anche troppo addolorato e dispiaciuto, ma questo è un fatto che concerne solo il mio intimo</em>”.</p>
<p><strong>Diciannove fermi</strong>, una intera rete fatta di picciotti, boss, e insospettabili, capeggiata da <strong>Salvatore Messina Denaro</strong>, il fratello di Matteo. Detto “caché” ed ex impiegato della Banca sicula di proprietà del senatore Antonio D&#8217;Alì, eletto a Trapani nelle fila del Pdl, Salvatore è considerato il reggente della cosca. “<strong>La testa fuori dell&#8217;acqua</strong>”, come dicono i mafiosi. Prima di lui a governare gli interessi della “famiglia” era Filippo Guttadauro, fratello del boss Giuseppe e cognato di Matteo Messina Denaro. “Il mio parente”, lo chiamava, e diceva ai suoi di indicarlo nei pizzini con “il numero 121”.</p>
<p>Misteri attorno alla lunga latitanza del boss che ha partecipato alla strategia stragista dei corleonesi. Fatti e presenze mai sufficientemente chiariti. Come il ruolo svolto dal <strong>Antonio Vaccarino</strong>, &#8216;u prufessuri. Insegnante, massone della loggia “Francesco Ferrer” e sindaco di Castelvetrano. I suoi contatti con i Messina Denaro sono antichi e risalgono ai tempi della cooperativa “Mediterranea”, nella quale erano soci sia Francesco, padre di Matteo e capostipite della famiglia, che Filippo Guttadauro.</p>
<p>Nel 1992 viene arrestato e condannato a sei anni, ma assolto dal reato di associazione mafiosa. È un uomo <em>border-line</em> che entra in contatto col Sisde e per conto del servizio segreto civile si “infiltra” nell&#8217;organizzazione. Il suo ruolo non è stato mai chiarito a sufficienza e ambigua rimane una operazione che &#8216;u prufessuri aveva fatto per conto degli 007. Una sorta di alleanza con Matteo Messina Denaro per la realizzazione di un&#8217;area di servizio presso il parcheggio Costa Gaia sulla A29, e per  l&#8217;accaparramento di appalti dell&#8217;Anas grazie all&#8217;appoggio di una serie di politici.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1414" title="arresti_trapani_messina_denaro3" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/arresti_trapani_messina_denaro3-300x225.jpg" alt="Arresti a Trapani" width="300" height="225" />Per Matteo Messina Denaro, che <strong>nei pizzini si firma Alessio</strong>, il massone 007 è Svetonio. Con questo nome Vaccarino titola addirittura un libro, “Lettere a Svetonio”, quando viene svelato il suo doppio gioco. &#8216;U Siccu non ci vede più dalla rabbia e, per la prima volta in vita sua, non manda pizzini, ma scrive una lettere e la firma.  “<em>Ha buttato la sua famiglia in un inferno&#8230; la sua illustre persona fa già parte del mio testamento&#8230; in mia mancanza verrà qualcuno a riscuotere il credito che ho nei suoi confronti&#8230;</em>”.</p>
<p>Il boss controlla tutto sul suo territorio. E “chiede il pizzo del 3% alle imprese che vengono da fuori”, dice il capo della Mobile Linares. Chi si oppone rischia la pelle. Come Pasquale Calamia, consigliere comunale del Pd a Castelvetrano, che a novembre del 2008 rilascia interviste e parla in Consiglio comunale augurandosi la cattura del boss. La sua casa al mare viene ridotta a un cumulo di cenere. E un “amico” gli telefona: “Ti basta questo?”.</p>
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		<title>Mazara calcio: il capitano manda a salutare due detenuti per mafia, sospeso per 10 mesi</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 10:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Trapani]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sport deve continuare ad essere esempio di tante cose buone, su questo la Federazione Italiana Gioco Calcio non demorde e manda segnali di precisa garanzia e guardando ad una partita dell’anno scorso giocata a Mazara ha deciso di non fare alcuna deroga. 
Mandare un saluto dal campo, profittando dell’esultanza per un gol, a soggetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sport deve continuare ad essere esempio di tante cose buone, su questo la Federazione Italiana Gioco Calcio non demorde e manda segnali di precisa garanzia e guardando ad una partita dell’anno scorso giocata a Mazara ha deciso di non fare alcuna deroga. </p>
<p>Mandare un saluto dal campo, profittando dell’esultanza per un gol, a soggetti in cella per associazione mafiosa, è atteggiamento che va punito. </p>
<p>E a pagare le conseguenze di questa azione, bella per il gol ma sciagurata per ciò che si è fatto dopo essere andato in rete, è stato il capitano del Mazara calcio, Francesco “Ciccio” Erbini. Si è visto infliggere dal giudice sportivo del Comitato siculo della Lega calcio una squalifica di 10 mesi e la sanzione accessoria del divieto di frequentare gli stadi (per la stessa durata), dopo avere inneggiato platealmente a 2 indagati per mafia durante una partita. </p>
<p>I fatti risalgono allo scorso campionato, quando il Mazara (oggi in serie D), militava in Eccellenza. Erbini, dopo avere realizzato un gol nel corso della partita Mazara-Marsala del 22 marzo 2009, aveva sollevato la maglietta di gioco, mostrando una sottostante maglietta bianca con la scritta <em>«Nino e Vito, vi aspettiamo»</em>. </p>
<p>La scritta, secondo quanto evidenziato da una nota inviata alla Federazione Gioco Calcio dalla questura di Trapani – il rapporto è stato redatto dalla Digos diretta dal commissario capo Carla Marino – era un messaggio di solidarietà all’ex dirigente della squadra Vito Martino ed al suocero di quest’ultimo, Antonino Cuttone, entrambi arrestati una settimana prima nell’ambito dell’operazione antimafia denominata «Eolo» e diretta dalla Dda di Palermo. </p>
<p>Martino ex consigliere e assessore comunale di Forza Italia sarebbe stato l’artefice della realizzazione «pilotata» di un parco eolico in contrada Aquilotta in cambio di mazzette. Cuttone avrebbe svolto un ruolo rappresentano la locale organizzazione mafiosa. Proprio il prossimo 9 marzo verrà pronunciata la sentenza.</p>
<p>Suscita ancora più scalpore il fatto che sentito dalla Procura federale, Erbini aveva giustificato il proprio gesto, dicendo che si trattava «di un’attestazione di affetto». E nemmeno davanti alla punizione c’è stata una marcia indietro. </p>
<p>Contestualmente al Mazara calcio, per responsabilità oggettiva, è stata inflitta un’ammenda di 7.500 euro.</p>
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		<title>Centomila euro al giorno: tanto costa ripulire Palermo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 09:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[(Tratto da L&#8217;Unità – 4 giugno 2009 – pubblicato nell&#8217;edizione Nazionale, Sezione &#8220;Politica&#8221;)
Centomila euro al giorno. Per dieci: un milione tondo tondo. Tanto costerà ai contribuenti italiani e palermitani l’emergenza rifiuti. Soldi che andranno in fumo per pagare i bagordi di Dubai del senatore Enzo Galioto e dei suoi accoliti.
Quelle mangiate nei ristoranti più esclusivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da L&#8217;Unità – <a href="http://cerca.unita.it/data/PDF0114/PDF0114/text32/fork/ref/091555y5.HTM?key=enrico+fierro&amp;first=1&amp;orderby=1&amp;mf=06&amp;yf=2009&amp;df=03&amp;mt=06&amp;yt=2009&amp;dt=04" target="_blank">4 giugno 2009</a> – pubblicato nell&#8217;edizione Nazionale, Sezione &#8220;Politica&#8221;)</p>
<p>Centomila euro al giorno. Per dieci: un milione tondo tondo. Tanto costerà ai contribuenti italiani e palermitani l’emergenza rifiuti. Soldi che andranno in fumo per pagare i bagordi di Dubai del senatore Enzo Galioto e dei suoi accoliti.</p>
<p>Quelle mangiate nei ristoranti più esclusivi a base di aragoste innaffiate da preziosissimi vini, le nottate allegre nei club, le stanze superlussuose in alberghi a cinque stelle. E le centinaia di assunzioni, tutte alla vigilia delle elezioni, gli appalti a ditte esterne (alcune in fortissimo «odore») finanche per la pulizia degli uffici . Insomma, la trasformazione dell’Amia (l’azienda per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti di Palermo) nel regno di bengodi e nel più costoso comitato elettorale di Forza Italia.</p>
<p>«’A Munnizza» ancora domina a Palermo, ammorba l’aria e produce zecche. Quelle che hanno invaso una scuola elementare di periferia, mensa compresa. L’esercito è arrivato ma il lavoro è solo all’inizio. Cinquemila tonnellate di munnizza sono ancora per terra. Ma sull’emergenza rifiuti si sta anche combattendo una sporca battaglia politica all’interno del centrodestra. Con gli uomini di Gianfranco Micciché, forzista della prima ora da tempo caduto in disgrazia, che attaccano il sindaco della città, il sempre sorridente Diego Cammarata. Una volta era un suo pupillo, ora che è passato nella corrente di Renato Schifani, un nemico.</p>
<p>E con gli uomini del sindaco e del senatore Galioto che fanno circolare la voce di un «disinteresse» del governatore Lombardo. Il quale Lombardo ha rotto i ponti con gli uomini di Berlusconi: ha cacciato gli assessori regionali del Pdl dalla sua giunta e li ha sostituiti con uomini suoi. «La Regione ha promesso 40 autocompattatori per la raccolta in città, speriamo che mantengano gli impegni, perché finora sono arrivati solo un minicompattatore e due pale cingolate», dice sconsolato Marcello Caruso, il nuovo presidente dell’Amia. Nell’attesa che Lombardo, Cammarata, Micciché e compagnia si mettano d’accordo, la città è esasperata. Ieri davanti al Comune c’erano i «cianciaioli», i raccoglitori di ferro dai rifiuti. «Noi siamo gli unici che da secoli facciamo la differenziata separando la plastica e il ferro dai rifiuti e loro ci impediscono di lavorare. Ci hanno sequestrato tutti i mezzi.</p>
<p>Loro mangiavano a Dubai e noi siamo per strada». La tensione è altissima, i cassonetti bruciati sono saliti a quota seicento e nei quartieri popolari i netturbini sono stati aggrediti dalla gente. «Qui non ci vuole l’esercito, ma i carabinieri. Vadano ad arrestare Galioto, il responsabile del dissesto e dello sfascio», urla nei comizi Giusto Catania, eurodeputato di Rifondazione Comunista. Ma, al di là dell’emergenza palermitana, c’è la situazione più generale del trattamento dei rifiuti in Sicilia che rischia di trasformare l’Isola in una nuova Campania.</p>
<p>Qui l’emergenza dura dal 1999, l’obiettivo della raccolta differenziata (35%) è lontanissimo, dei quattro inceneritori che dovevano essere costruiti neppure l’ombra se non quella della mafia. Tutto (il 90% dei rifiuti) finisce nelle 47 discariche attive. Anche qui c’è un Commissariato straordinario all’emergenza, ma ha «organici gonfiati» e «nell’attribuzione degli incarichi c’è totale assenza di pubblicità, concorrenza e trasparenza, tutti avvenuti intuitu personae», mette nero su bianco la Corte dei Conti.<br />
Proprio come in Campania.</p>
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		<title>Dagli usurai per pagare il pizzo</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2009/10/dagli-usurai-per-pagare-il-pizzo/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Pizzo]]></category>
		<category><![CDATA[Racket]]></category>
		<category><![CDATA[Usurai]]></category>

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		<description><![CDATA[In Sicilia ai piccoli titolari d’impresa che denunciano i taglieggiatori le banche spesso chiedono l’immediato rientro dei prestiti, causando il fallimento delle aziende. (Franco Di Mare, giornalista)
E a Palermo si può arrivare a chiedere prestiti agli usurai per pagare il pizzo.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/10/19/dagli-usurai-per-pagare-il-pizzo.html
Ma il racket non è solo un problema del Meridione. La “palma sale a Nord” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Sicilia ai piccoli titolari d’impresa che denunciano i taglieggiatori le banche spesso chiedono l’immediato rientro dei prestiti, causando il fallimento delle aziende. (Franco Di Mare, giornalista)</p>
<p><span id="more-67"></span>E a Palermo si può arrivare a chiedere prestiti agli usurai per pagare il pizzo.<br />
<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/10/19/dagli-usurai-per-pagare-il-pizzo.html" target="_blank">http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/10/19/dagli-usurai-per-pagare-il-pizzo.html</a></p>
<p>Ma il racket non è solo un problema del Meridione. La “palma sale a Nord” :<br />
<a href="http://blog.panorama.it/italia/2007/09/20/il-pizzo-non-parla-solo-siciliano-ecco-chi-lo-chiede-e-chi-lo-paga-a-milano/" target="_blank">http://blog.panorama.it/italia/2007/09/20/il-pizzo-non-parla-solo-siciliano-ecco-chi-lo-chiede-e-chi-lo-paga-a-milano/</a></p>
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