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	<title>Malitalia &#187; Non bacio le mani</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Malitalia. Una Lezione di metodo per chi non bacia le mani</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 09:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_2012" class="wp-caption alignleft" style="width: 213px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Peppino-Impastato-203x300.jpg" alt="Peppino Impastato" title="Peppino-Impastato" width="203" height="300" class="size-medium wp-image-2012" /><p class="wp-caption-text">Peppino Impastato</p></div><br />
(Tratto da <a href="http://storiedikatia.blogspot.com/2010/05/malitalia-una-lezione-di-metodo-per-chi.html"_blank">Storiedikatia</a> &#8211; di Katia Ippaso)</p>
<p><strong>Sinfonico, generoso, duro</strong> quando deve essere duro e innamorato mentre scolpisce le vite di quelle creature a cui nessuno fa mai domande, la massa di invisibili che lavorano, rischiano e sognano al posto nostro. <strong>Malitalia</strong> va a perlustrare il suolo del Sud senza preconcetti, analizzando zolla dopo zolla. </p>
<p>Sì, c’è del marcio in Italia. Ma c’è anche del bello, anzi del sublime. A leggere le storie raccolte da Laura Aprati ed Enrico Fierro, si prova un sentimento contrastante, di rabbia e di fiducia. Rabbia per il radicarsi di un sistema mafioso che vede declinare il pensiero e le azioni delle ultime generazioni su un versante sempre più sofisticato, legato ai traffici immateriali di danaro e all’affermarsi di un modello di vita materialista. Fiducia nei confronti delle donne e degli uomini che in questa Italia bucata si alzano ogni mattina per denunciare, riflettere, operare, parlare con i bambini, sanare le zone infette e fabbricare con l’inchiostro e le mani un’utopia diversa. Storie di mafiosi da una parte. Storie di eroi e cacciatori dall’altra. Malitalia (Rubbettino, 15 euro) è un piccolo libro, facile da leggere. Porta in grembo un documentario misurato, di alto valore pedagogico.</p>
<p><strong>Con parole e immagini, i due giornalisti disegnano una mappa precisa dell’Italia</strong>, partendo da Trapani, passando per la Calabria, e fermandosi in Campania, in un viaggio antropologico che si incolla ai racconti di individui veri e al profilo diseguale del paesaggio. Come lettore non si ha mai la sensazione che questo libro sia l’ennesima commissione su temi caldi da bruciare in un processo di veloce consumo culturale. Al contrario, sembra quasi di sentire il respiro del pensiero, il tarlo del dubbio, la profondità di certi dialoghi che spingono la dialettica fino in fondo, là dove bene e male si guardano in faccia con severità.</p>
<p>La scelta di un autore plurale (Enrico Fierro ed Laura Aprati hanno chiesto la collaborazione di colleghi anche giovani che conoscono bene il territorio, da <strong>Angela Corica</strong> a <strong>Titti Beneduce</strong>, da <strong>Salvo Palazzolo</strong> ad <strong>Alessandra Barone</strong>, ma anche di personalità come <strong>Don Luigi Ciotti</strong>) è non solo affascinante ma vincente, e dà uno schiaffo al modo baronale con cui molti giornalisti conducono in Italia l’informazione. Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori è una lezione di metodo, oltre che una fonte preziosa di notizie mai lasciate a bruciare in una terra assolata ma sempre affabulate, accompagnate, curate.</p>
<p>Da Trapani, arrivano <strong>i disegni (di paesaggi) e i ritratti (di esseri umani)</strong> fatti con passione e delicatezza da Laura Aprati, accanto ai ragionamenti filosofici di <strong>Giuseppe Linares</strong>, capo della squadra mobile di Trapani, e all’identikit (firmato da Rino Giacalone) dell’ultimo boss latitante, l’ex “Ministro degli Esteri di Cosa Nostra” <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, l’uomo destinato a prendere il posto di Provenzano al vetrice della nuova piramide mafiosa. Attraversando il paesaggio brullo di Calabria, si incontra un moderno Medioevo, con i boss rintanati in bunker ricavati da un ovile, spesso stanati dai “cacciatori”, uomini che fanno una vita durissima. <strong>Una Calabria dove le donne sono vittime di un regime tribale</strong>, e una giovane giornalista di poco più di vent’anni vive sotto minaccia perché ama la verità e la scrive. Un paese povero poverissimo che nutre con latte guasto e pensieri storti una delle organizzazioni criminali più organizzate e ramificate nel mondo, la ‘ndrangheta.</p>
<p>Partendo dalla Sicilia e attraversando quello che gli insulani chiamano ancora “il continente”, si arriva infine in Campania, e lì ci fermiamo, a raccogliere segni di una natura diversa, comportamenti più inclini alla messa in spettacolo del dolore e della violenza. Un mondo in cui le donne uccidono le donne nel nome del padre.</p>
<p>In questa mappa della Malitalia, finiscono anche le parole di colleghe straniere, che raccontano la traiettorie del crimine nei Balcani, in Germania, in Olanda. Teoricamente, potrebbe risultare una babele. Invece il tono è lineare e frastagliato, sincero, attento ai racconti di tutti, non solo di quelli che contano. Facciamo un esempio.</p>
<p>Un giorno una donna incontra una sua coetanea sulle rive dell’Hudson. <strong>Cominciano a parlare. Semplicemente, umanamente.</strong> Caterina racconta a Laura che ha dovuto lasciare la sua terra, la Calabria, assieme al marito, perché come proprietari di un’azienda olivicola avevano dovuto subire pesanti ritorsioni. Loro che a Gioia Tauro erano rispettati e trattati come capi, adesso sono costretti a fare le pulizie e tagliare il prato a casa di padroni americani. È il prezzo della libertà.<br />
La donna che ascolta è “anche” una giornalista. Ricorderà questa scena al momento opportuno. Per il momento non è lì ad estorcere confessioni per conto di altri padroni/editori.<br />
Questo racconto, che potrebbe segnare l’inizio di un romanzo, è la chiave di un libro-inchiesta diverso dagli altri <strong>perché gli autori sono fatti così: si mettono a perdere tempo davanti alle sponde di un fiume ascoltando storie, testimoniando con attenzione il tempo presente.</strong></p>
<p>Malitalia è uno dei cinque libri che l’editore Rubbettino ha scelto per promuovere l’iniziativa <strong>Non bacio le mani</strong>: il sapere e la conoscenza contro la cultura mafiosa di tutti i tipi. Gli altri testi sono <em>’Ndrangheta e Storia criminale</em> di Enzo Ciconte, <em>Il Gotha di Cosa nostra, la mafia dopo Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine</em> di Piergiorgio Morosini e <em>Peppino Impastato, una vita contro la mafia</em> di Salvo Vitale. </p>
<p>“Tutti i regimi dispotici hanno provato a mettere le mani sulle tv e sui mezzi di informazione. Ma con i libri non è facile” riflette l’editore <strong>Florindo Rubbettino</strong>. “La crescita di libri ed iniziative editoriali che analizzano il fenomeno mafioso fornendo strumenti per combatterlo, è un fatto importante per questo Paese&#8230; Io non temo un ritorno d’immagine negativa rispetto al parlare di mafia o allo scrivere di mafia. Se c’è una rappresentazione negativa è perché stiamo parlando di una descrizione della realtà così com’è&#8230; non ci muoviamo nel campo dell’onirico” dichiara <strong>Fabio Granata</strong>, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia nel corso della presentazione alla stampa dell’iniziativa. Una risposta non equivoca alle dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio che recentemente ha accusato libri come Gomorra di promuovere la mafia nel mondo.<br />
&#8220;<em>Berlusconi si può permettere di editare Gomorra, guadagnarci molto sopra e poi prendersela con gli scrittori e gli sceneggiatori</em> – commenta Enrico Fierro &#8211; <em>ma questo è un periodo in cui il silenzio fa comodo alla mafia, soprattutto per due grandi opere, l’Expo di Milano, già avviata e il Ponte sullo Stretto, ancora virtuale</em>”.</p>
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		<title>Rai1. Malitalia non bacia le mani</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 14:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da www.tg1.rai.it) Intervista esclusiva del Tg1 a Laura Aprati per la Campagna Nazionale Non Bacio le Mani, promossa da Rubbettino Editore per divulgare la lettura contro il fenomeno mafioso.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da www.tg1.rai.it) Intervista esclusiva del Tg1 a <strong>Laura Aprati</strong> per la Campagna Nazionale <a href="http://www.nonbaciolemani.it" target="_blank">Non Bacio le Mani</a>, promossa da Rubbettino Editore per divulgare la lettura contro il fenomeno mafioso.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/EIx7zFK2Ulk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/EIx7zFK2Ulk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Informazione e politica: uno scontro fisiologico</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 11:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Al Festival Internazionale di Giornalismo si parla di informazione, di new media, si parla del futuro dei giornali, delle nuove tecnologie ed anche del futuro e delle prospettive dei nuovi giornalisti.
Alessandro Campi, direttore scientifico della Fondazione FareFuturo, è ospite del festival. È qui per parlare del “circo politico-mediatico”. E quindi con lui abbiamo parlato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1874" href="http://www.malitalia.it/2010/04/informazione-e-politicauno-scontro-fisiologico/giornalisti/"><img class="alignleft size-full wp-image-1874" title="giornalisti" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/giornalisti.jpg" alt="" width="130" height="97" /></a> <strong>Al Festival Internazionale di Giornalismo</strong> si parla di informazione, di new media, si parla del futuro dei giornali, delle nuove tecnologie ed anche del futuro e delle prospettive dei nuovi giornalisti.<br />
<strong>Alessandro Campi</strong>, direttore scientifico della Fondazione <strong>FareFuturo</strong>, è ospite del festival. È qui per parlare del “circo politico-mediatico”. E quindi con lui abbiamo parlato del rapporto fra politica e informazione.</p>
<p><em>Dott. Campi, oggi molti giornalisti parlano di “bavaglio” intorno all&#8217;informazione. Avvertono una limitazione della loro indipendenza e autonomia, viste anche le diverse leggi, come quella in discussione in Parlamento sulle intercettazioni, che si intromettono nel sistema della libera informazione. Lei che opinione ha a riguardo?</em><br />
Una stampa libera e indipendente è una garanzia di democrazia, e il suo livello si misura anche attraverso il sistema di informazione libero, indipendente e autonomo. La politica sbaglia a volerlo condizionare, a voler troppo influenzare il sistema. Se pensa di mettere dei bavagli, commette un errore molto grande, però bisogna che ognuno si assuma le sue responsabilità. Ci sono quelle della politica e quelle dell&#8217;informazione. Questa dovrebbe essere più gelosa della sua indipendenza. Abbiamo un giornalismo che, anche per ragioni storiche, è troppo vicino al potere. La politica fa pressione sul mondo della carta stampata, sul mondo delle televisioni, sull&#8217;informazione in generale, ma anche i giornalisti spesso e volentieri si comportano, agiscono, pensano in chiave politica. Il problema è reciproco, bisogna guardare entrambi gli aspetti, perchè in Italia c&#8217;è una patologia sul versante dell&#8217;informazione che non dipende solo dalla politica, ma anche dallo stesso mondo del giornalismo.</p>
<p><em>Quindi i giornalisti dovrebbero usare la loro indipendenza senza ostacolare la politica e senza intromettersi?</em><br />
Chi fa il giornalista dovrebbe fare quello e non dare l&#8217;impressione di essere un partigiano, uno che prende campo a favore di una posizione o di un&#8217;altra. Purtroppo spesso accade che i giornalisti si comportino come se fossero portavoce di qualche gruppo politico, si prestano volentieri ad avere un rapporto eccessivamente incestuoso col mondo della politica. È una tendenza fisiologica che appartiene a tutto il mondo politico quello di voler controllare o condizionare l&#8217;informazione. Lo vediamo in tutti i paesi e noi ci lamentiamo dell&#8217;Italia. I leader politici, anche i più democratici del mondo sono allergici alla critica,  bisogna farci i conti.</p>
<p><em>E qual è la soluzione a questo “scontro fisiologico”?</em><br />
La soluzione si trova nelle persone. Sono convinto che la differenza la fanno i singoli uomini, chi fa il giornalista dovrebbe avere una struttura mentale, un carattere. Dovrebbe avere anche un senso della propria professione diverso da quello che spesso si ha. L&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza non sono qualcosa che viene concesso dall&#8217;alto, ma che si conquista. Questo non vuol dire che facendo il giornalista non si debbano avere idee o non si debbano manifestare. Sto dicendo una cosa diversa. I grandi giornalisti sono tali perchè hanno opinioni forti da fare valere. Ma è la loro opinione, non quella del partito cui si appartiene o la parte politica verso cui ci si schiera.</p>
<p><em>Non crede che questo rapporto fisiologico fra politica e informazione, che in altri Stati si manifesta tramite il dibattito politico, tramite dichiarazioni, anche se molto forti, in Italia si sviluppi più che altro con interventi legislativi per cercare di frenare e imbavagliare quello che lede il potere?</em><br />
Sarkozy in Francia non ha fatto solo dichiarazioni molto forti, ma ha anche rimosso direttori di giornali, ha fatto allontanare giornalisti. Lo stesso Obama ha avuto un atteggiamento nei confronti della stampa, in tempi recenti, particolarmente astioso, soprattutto nei confronti dei network che a suo avviso erano troppo appiattiti sul fronte repubblicano. Uno scenario che troviamo in molti Paesi: la politica che tende a condizionare e controllare l&#8217;informazione. Lo sappiamo e dobbiamo fare i conti con questa realtà. Poi naturalmente c&#8217;è oggi in Italia il provvedimento legislativo che potrebbe, se approvato, mettere una sorta di bavaglio all&#8217;informazione. Cioè quello sulle intercettazioni.<br />
Se un errore è mettere il bavaglio, bisogna capire, al tempo stesso, se per caso non si sia sbagliato qualcosa nel sistema dell&#8217;informazione, facendo un uso dell&#8217;intercettazioni forse improprio. C&#8217;è stato un certo giornalismo di inchiesta che in realtà ha avuto ed ha una caratterizzazione politica e che non si è mai posto problemi di natura deontologica rispetto all&#8217;uso delle intercettazioni. Ha pensato che potessero essere usate in chiava scandalistica, senza fare verifiche, controlli, senza preoccuparsi se si stesse violando la privacy delle persone, senza calcolare bene gli effetti dirompenti che possono avere le intercettazioni, come ad esempio il mettere in piazza dei comportamenti privati che fino a prova contraria non costituiscono un reato penale. Ancora una volta bisogna vigilare affinché la politica non esageri nelle sue pretese, però bisogna anche che il sistema dell&#8217;informazione faccia un esame su di sé e sui propri comportamenti.</p>
<p><em>In questi giorni partirà l&#8217;iniziativa “Non bacio le mani”, dell&#8217;editore calabrese Rubbettino, un&#8217;iniziativa contro le mafie. Cosa pensa lei degli editori che pubblicano contro le associazioni criminali?</em><br />
Ne penso benissimo, sono calabrese e collaboratore da diverse anni dell&#8217;editore Rubbettino, apprezzo il suo impegno antimafia e non posso che plaudire a queste iniziative editoriali, che non sono soltanto di Rubbettino. Per fortuna c&#8217; è attenzione grande su questi temi. Anche da parte di grandi editori. Non dimentichiamo che il libro di Saviano, Gomorra, è stato pubblicato da Mondadori. Fortunatamente l&#8217;editoria è molto attenta a questa questione.</p>
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		<title>Rivelazione shock di Fabio Granata all’iniziativa Non bacio le mani</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 14:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Fornisce un dato shock Fabio Granata, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia: «Stiamo analizzando dati preoccupanti sul fronte dell’inquinamento mafioso del voto. In Calabria ad esempio ben 28 candidati alle regionali risultano fuori dal codice di autoregolamentazione e di questi ben 18 risultano eletti». Insomma è peggio di prima. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1848" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1848" title="fabio-granata-panorama-it" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/fabio-granata-panorama-it-300x222.jpg" alt="Fabio Granata" width="300" height="222" /><p class="wp-caption-text">Fabio Granata (panorama.it)</p></div><br />
(Tratto da <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">CalabriaOra</a> &#8211; di Danila Bellino)</p>
<p>Fornisce un dato shock <strong>Fabio Granata</strong>, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia: «<em>Stiamo analizzando dati preoccupanti sul fronte dell’inquinamento mafioso del voto. In Calabria ad esempio ben 28 candidati alle regionali risultano fuori dal codice di autoregolamentazione e di questi ben 18 risultano eletti</em>». Insomma è peggio di prima. Il dato, del resto, arriva non solo da una fonte istituzionale qualificata, il vicepresidente dell’Antimafia, appunto, ma anche politicamente insospettabile: ex di An, Fabio Granata è deputato eletto con il Pdl.</p>
<p>Fornisce gli esiti dell’accertamento preliminare intervenendo, ieri sera a Roma, alla presentazione della campagna di sensibilizzazione antimafia “<strong>Non bacio le mani</strong>”, organizzata dall’editore calabrese Florindo Rubettino. Granata ha inoltre spiegato che «<em>nella Commissione ci sono le stesse luci e ombre che si ritrovano in Parlamento, ci sono aree che dimostrano una tiepida volontà di perseguire certe questioni che invece sono diventate centrali, come le intercettazioni telefoniche oppure la questione delle navi dei veleni</em>». Ma se si fa una valutazione di successi e insuccessi, Granata porta avanti certi primati: «<em>Siamo stati i primi a stabilire un codice etico per la selezione delle candidature mentre una battaglia finita male, almeno finora, è stata quella del Comune di Fondi, il cui scioglimento avevamo chiesto più volte e dove invece la giunta si è dimessa eludendo le normative</em>».</p>
<p>Dall’altra parte dello schieramento politico, l’onorevole<strong> Laura Garavini</strong>, capogruppo del Pd in commissione Antimafia non esita a dichiarare che «<em>Fabio Granata e la collega Angela Napoli per noi sono due interlocutori straordinari, non è un caso che alcune battaglie ci abbiano visti uniti</em>». Se la Commissione, d’altronde, ha delle difficoltà politiche, secondo la Garavini è sul fronte civile che bisogna insistere: «<em>Oggi abbiamo ricevuto dei ragazzi di due istituti superiori, uno di Taurianova e l’altro della provincia di Cosenza, al primo sarà anche assegnato in gestione un bene confiscato alla mafia; bene, questi ragazzi hanno posto delle domande veramente pertinenti su cosa fare contro la mafia e sulla legislazione per i beni confiscati</em>».</p>
<p>«L’iniziativa “<strong>Non bacio le mani</strong>” è nata &#8211; ha dichiarato l’editore Florindo Rubettino &#8211; «dalla volontà di promuovere una cultura della legalità attraverso la conoscenza del fenomeno mafioso. Abbiamo così raggruppato alcuni titoli di punta, ’<strong>Ndrangheta e Storia criminale</strong> di Enzo Ciconte, <strong>Il Gotha di Cosa Nostra</strong> di Piergiorgio Morosini, <strong>Peppino Impastato</strong> di Sergio Vitale e <strong>Malitalia</strong> di Laura Aprati e Enrico Fierro». Molti contributi degli stessi autori si leggeranno, ha precisato Rubbetino, «sul sito www.nonbaciolemani. it, dove verranno lanciate altre iniziative culturali, realizzate anche col sostegno della Provincia di Catanzaro; a ottobre, poi, usciranno altri due titoli, Sangue e onore in digitale di Ettore Castagna e un libro sul simbolismo della mafia scritto da Enzo Ciconte».</p>
<p>Con una certa causticità, <strong>Enrico Fierro</strong> liquida così la querelle sull’editoria antimafia: «<strong>Berlusconi si può permettere di editare Gomorra, guadagnarci molto sopra e poi prendersela con gli scrittori e gli sceneggiatori; ma questo è un periodo in cui il silenzio fa comodo alla mafia, soprattutto per due grandi opere, l’Expo di Milano, già avviata e il Ponte sullo Stretto, ancora virtuale</strong>».</p>
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		<title>Lettera al direttore</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 22:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro direttore,
“Non bacio le mani”. È uno slogan denso di significati, pieno di speranza, carico di indignazioni. Non bacio le mani ai boss della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta. Non bacio le mani ai colletti bianchi, ai signori della borghesia mafiosa che ripuliscono il danaro accumulato grazie agli gli omicidi, alle stragi, alla droga, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1822" title="natangelo-malitalia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/natangelo-malitalia-300x289.jpg" alt="Natangelo Malitalia" width="300" height="289" />Caro direttore,</p>
<p><strong>“Non bacio le mani”.</strong> È uno slogan denso di significati, pieno di speranza, carico di indignazioni. Non bacio le mani ai boss della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta. Non bacio le mani ai colletti bianchi, ai signori della borghesia mafiosa che ripuliscono il danaro accumulato grazie agli gli omicidi, alle stragi, alla droga, al pizzo, agli appalti truccati. Non bacio le mani ai politici eletti con i voti dei boss e a quelli che predicano il futuro e il rinnovamento, agitano le bandiere del riscatto civile e della democrazia incollati alle loro inutili ed eterne poltrone. E non bacio le mani a chi fa antimafia di parte. Quella che se serve a colpire il mio nemico promuovendo l’indignazione, denunciando soprusi e collusioni, voti sporchi e voti comprati, quella che va bene perché emoziona, affascina, indigna, mobilita, offre palchi e luci della ribalta. Ma poi, se a vincere e con gli stessi metodi, le identiche collusioni, gli stessi pacchetti di voti che a Casal di Principe, a Reggio Calabria, a Napoli o a Palermo si spostano come per miracolo divino di elezione in elezione, allora no, va tutto bene, perché questa volta a “salire”, ad occupare la poltrona piu’ prestigiosa al Comune, alla Provincia, alla Regione e finanche al Parlamento è l’amico mio. E allora non mi indigno più, non vedo, non sento, non parlo. Sono una scimmietta saltellante e con gli occhi sbarrati dall’opportunismo. Divento supergarantista. Ora ragiono, valuto, distinguo . <strong>E… le mani questa volta le bacio.</strong></p>
<p><strong>“Non bacio le mani”</strong> è l’iniziativa di un editore calabrese,<strong> Florindo Rubbettino</strong>, che pubblica tanti libri, di diversa natura, di autori con culture e storie diverse, che sulle mafie, sulla loro narrazione, sull’analisi dei fenomeni, hanno mille punti di vista, ma li pubblica quei libri. Partendo proprio dalla Calabria, terra di violenze e contraddizioni, di carnefici, vittime, ma anche di grandi eroi civili, di immense povertà e inesplorate ricchezze, vuole continuare a pubblicarli e a promuoverli. In tutta Italia, in tutte le librerie italiane, quelle piccole e le catene, i grandi supermarket della cultura. <strong>È una sfida, coraggiosa, al limite della più totale incoscienza, perché lanciata nei giorni in cui l’uomo più potente d’Italia, Silvio Berlusconi, capo del governo, ma anche editore della più grande e ricca casa editrice italiana, e detentore dell’informazione tv, di giornali, agenzie di stampa, siti web, dice che no, così non va.</strong> Che pubblicare libri sulla mafia, finanziare film e fiction che parlano di camorre, ‘ndranghete, boss e malacarne, è un vero danno che si fa al bel nome dell’Italia. Che scrittori grandi e piccoli, da Saviano al più sfigato blogger del più sperduto anfratto della Calabria, sono la peste che ammorba l’immagine del Paese all’estero.</p>
<p>Insomma, come dicono a San Luca, come ripetono a Casal di Principe, come sussurrano a Corleone e nelle mille altre capitali della mafiosità italica, la mafia non esiste e se c’è è perché qualcuno ne parla e ne scrive. Maledetti infangano il nome dell’Italia, ma anche della nostra terra. Quante volte ci siamo sentiti ripetere questo ritornello in giro per i luoghi piu’martoriati del Sud. Quante belle voci, e non solo di politici, ci hanno detto che no, San Luca non è solo Duisburg, donne ammazzate a Natale, maiali maschi scannati in una porcilaia e bunker, arsenali, armi buone per una guerra. Quante volte a Casal di Principe ci siamo sentiti ripetere che “Saviano è nu strunz” che si è arricchito con “Gomorra” e che lì la camorra non esiste. Pure quando sparano a sei “negri” innocenti, pure quando soffocano la vita delle gente onesta, pure quando tolgono finanche l’aria ai giovani senza più speranze. Basta: i peggiori nemici del Sud sono quei meridionali che non vedono, ciechi che non si accorgono del sangue che scorre, muti di fronte alla violenza, e quegli innumerevoli “paglietta” sempre pronti a cianciare di Magna Grecia, illustri filosofi, tradizioni, culture, ingiustizie storiche subite dalle nobili stirpi meridionali. Storditi dalle loro chiacchiere da quattro soldi non sentono il crepitare dei mitra che seminano morte e desolazione a quattro passi dai loro impolverati salotti.</p>
<p><strong>Rubbettino e il suo giovane staff hanno scelto un’altra strada, quella della parola</strong>. Che sia analisi, approfondimento, reportage giornalistico, ma che sia parola. Narrazione, racconto degli eventi, delle storie, dei drammi di una terra che vive sotto il tallone di ferro di una mafia tra le più ricche, potenti e spietate a livello mondiale. Il contrario del silenzio e dell’omertà berlusconiane. È un grande atto di coraggio che la Calabria, come la Campania e la Sicilia dovrebbero assumere come proprio. <strong>“Io non bacio le mani”</strong> dovrebbe diventare il <em>brand</em> dei migliori prodotti calabresi, dai libri ai giornali che qui vengono stampati ed editati, dalla liquirizia ai peperoncini al tonno. Tutti non baciamo le mani, dei boss, dei politici corrotti, dei trasformisti, dei pavidi e degli opportunisti che agitano la bandiera dell’antimafia per quattro soldi e un lembo di potere. (Da Calabria Ora 21 aprile 2010)</p>
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		<title>Non baciamo le mani</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 16:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Non bacio le mani]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1710" href="http://www.malitalia.it/2010/04/non-baciamo-le-mani/26785_382597057179_569872179_3645927_5584675_n1-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1710" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/26785_382597057179_569872179_3645927_5584675_n11-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a>L’attacco di Silvio Berlusconi a scrittori, sceneggiatori e registi che producono libri e fiction sulle mafie italiane, non va sottovalutato. Guai a giudicare le parole pronunciate  dal premier come la solita uscita, a cavallo tra barzelletta e caduta di stile. Quando Silvio Berlusconi, magnificando l’azione del suo governo attacca gli autori de “La Piovra” e Roberto Saviano, lancia un segnale chiaro. Le mafie, è il pensiero del Cavaliere, sono battute, messe alle corde dall’azione di contrasto del governo. E giu’ con i numeri e le statistiche. “La mafia italiana è la sesta al mondo”. Ma il presidente del Consiglio ha mai letto le relazioni annuali della Direzione nazionale antimafia, dei servizi di sicurezza, di polizia e carabinieri che individuano nella ‘ndrangheta l’organizzazione egemone a livello mondiale nel traffico di cocaina? Non le ha lette. I numeri e le conferenze stampa servono per dire che l’attacco al livello militare, il piu’ basso nella gerarchia mafiosa, è  a buon punto e che proseguirà.</p>
<p>Si astiene, Berlusconi, dal dire una parola sola su quell’insieme di protezioni economiche e politiche che fanno da sfondo al potere delle organizzazioni mafiose, al Sud come al Nord. Il primo e il secondo livello, come si diceva una volta, la borghesia mafiosa, come la chiamano oggi gli studiosi. La faccia pulita di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Come poteva farlo Berlusconi proprio oggi, quando al processo d’Appello per Marcello Dell’Utri, sono state pronunciate parole chiarissime, proprio su quel mondo? “L’imputato – ha detto il sostituto procuratore generale Nino Gatto – è stato al servizio dell’organizzazione mafiosa per un trentennio. Il processo d’Appello ha provato soprattutto che il senatore Dell’Utri avrebbe avuto un ruolo determinante per l’approvazione di alcuni provvedimenti legislativi che hanno favorito l’organizzazione mafiosa”. Chiaro? Marcello Dell’Utri è da sempre il braccio destro di Berlusconi, con lui fondò Publitalia, e poi Forza Italia, Dell’Utri fu l’artefice principe di quel 61 a zero che trasformò la Sicilia nell’Isola azzurra. Dell’Utri è l’uomo che portò nelle ville di Berlusconi lo stalliere Mangano. Mafioso per la giustizia italiana. “Eroe” per il Cavaliere e il senatore. La fantasia dello scrittore Ennio De Concini nella prima edizione della “Piovra” partorì il personaggio di Tano Cariddi, finanziere dalle umili origini al servizio di Cosa Nostra. A dare voce, volto ed espressione al personaggio fu un grande attore, Remo Girone. Nessuno dei due avrebbe immaginato che la realtà avrebbe di gran lunga superato la loro fantasia e le loro capacità artistiche.Marcello Dell’Utri è anche il personaggio venuto recentemente alla ribalta (ne hanno scritto, nell’ordine: Il Fatto Quotidiano, la Stampa, Calabria Ora, L’Espresso) per la vicenda delle schede elettorali bruciate in Venezuela dal faccendiere Aldo Micciché. Un signore inseguito da condanne per almeno 25 anni, amico e socio di Marcello Dell’Utri, referente di una delle cosche piu’ pericolose della ‘ndrangheta, quella dei Piromalli, della Piana di Gioia Tauro. Micciché fa addirittura da tramite con Dell’Utri e gli fa incontrare due rampolli della “famiglia”. Parlano di voti, di elezioni, “digli che noi controlliamo tutta la Calabria, la Sicilia”, dice Micciché. Il quale era in contatto con un funzionario di Forza Italia, Filippo Fani, e con Barbara Contini, oggi senatrice del Pdl. Su questi rapporti – sul sito de L’Espresso è possibile ascoltare le intercettazioni dei protagonisti – nessuno, meno che mai Dell’Utri e Berlusconi – ha detto una parola. Omertà totale.Attacca Roberto Saviano, Berlusconi, perché quel terzo livello, quella camera di compensazione degli interessi politico mafiosi, tocca anche un suo uomo in Campania. Nicola Casentino, potente sottosegretario all’Economia, accusato di essere un referente del clan dei Casalesi, libero solo perché la Camera ha respinto la richiesta d’arresto avanzata dalla magistratura napoletana e passata al vaglio della Corte di Cassazione. Casentino nell’ultima tornata elettorale regionale, in Campania ha contribuito a formare le liste, ha fatto eleggere uomini suoi, avrà voce in capitolo nella formazione della giunta regionale. E’ un uomo che ha in mano le sorti di una delle regioni piu’ importanti d’Italia.Ecco perché Berlusconi se la prende con gli scrittori. La sua parola d’ordine è :non parlate di mafia, ci sono qua io, ci penso io.Infine una curiosità. La Mondadori, della famiglia Berlusconi, è la casa editrice di “Gomorra”, un best-seller che ha decretato non solo il successo di Saviano, meritatissimo, ma anche quello del suo editore.<a rel="attachment wp-att-1709" href="http://www.malitalia.it/2010/04/non-baciamo-le-mani/26785_382597057179_569872179_3645927_5584675_n1/"></a>Mediaset ha prodotto e trasmesso una serie di fiction che parlano di mafia. Tutte di successo, tutte hanno arricchito il forziere del Cavaliere. </p>
<p>Che fare? Continuare a scrivere e parlare di mafie. Perché noi, caro Cavaliere, NON BACIAMO LE MANI.</p>
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		<title>Non bacio le mani</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 07:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Good News !]]></category>
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		<description><![CDATA[Non bacio le mani è il claim della campagna di sensibilizzazione  antimafia promossa dalla Rubbettino Editore, un invito a promuovere la  lettura come strumento di conoscenza utile a contrastare i fenomeni  mafiosi.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1528" title="nonbaciolemani_banner_340x140" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/nonbaciolemani_banner_340x140-300x123.gif" alt="Banner" width="300" height="123" />Non bacio le mani è il <em>claim</em> della campagna di sensibilizzazione  antimafia promossa dalla <strong>Rubbettino Editore</strong>, un invito a promuovere la  lettura come strumento di conoscenza utile a contrastare i fenomeni  mafiosi.</p>
<p>All&#8217;inizio la campagna interesserà le librerie <strong> Feltrinelli</strong> e le librerie della Calabria, le  librerie del gruppo <strong>Arion</strong> e una serie di librerie indipendenti.</p>
<p>La lettura che aiuta a conoscere meglio la realtà che ci circonda, a  capire a fondo quello che succede in un Paese come il nostro in cui il  malaffare è ovunque presente e, spesso, si nasconde dietro forme  inconsuete e, spesso, ingannevoli.<br />
La cultura come strumento di libertà,  che aiuta a non abbassare la testa, a non baciare le mani.<br />
La Casa editrice da sempre impegnata su questo fronte propone cinque  recenti titoli sulle mafie per aiutare il lettore ad approfondire  l&#8217;argomento, per meglio capire cosa è e come combatterlo.</p>
<p>I titoli suggeriti sono: <strong>&#8216;Ndrangheta</strong> di Enzo Ciconte,  <strong>Malitalia. Storie  di mafiosi, eroi e cacciatori</strong> di Laura Aprati ed Enrico Fierro, <strong>Storia  Criminale</strong> di Enzo Ciconte, <strong>Il Gotha di Cosa Nostra. La mafia del dopo  Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine</strong> di Piergiorgio  Morosini e <strong>Peppino Impastato. Una vita contro la mafia</strong> di Salvo Vitale.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, realizzata anche con il sostegno della Provincia di  Catanzaro, sarà lanciata in tutte le principali librerie italiane, sulla stampa e mediante il sito web <a href="http://www.nonbaciolemani.it" target="_blank">www.nonbaciolemani.it</a>, dal prossimo 19  aprile.<br />
Il progetto sarà  illustrato in una conferenza  stampa, che si terrà a  Catanzaro, venerdì 16 aprile alle ore 17,00 alla Casa delle culture  (Palazzo Amministrazione Provinciale di Catanzaro)  alla presenza del  Presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro e dell&#8217;editore  Florindo Rubbettino.</p>
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