<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Malitalia &#187; &#8216;Ndrangheta</title>
	<atom:link href="http://www.malitalia.it/tag/ndrangheta/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.malitalia.it</link>
	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 20:11:01 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=6641</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>‘Ndrangheta, sciolto il consiglio di Ventimiglia</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/02/%e2%80%98ndrangheta-sciolto-il-consiglio-di-ventimiglia/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2012/02/%e2%80%98ndrangheta-sciolto-il-consiglio-di-ventimiglia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Bordighera]]></category>
		<category><![CDATA[comune di reggio calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro cancellieri]]></category>
		<category><![CDATA[Ventimiglia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=9285</guid>
		<description><![CDATA[
Altro duro colpo alla ‘ndrangheta. Altro provvedimento a firma del ministro Anna Maria Cancellieri che, questa volta, a proposito dell’infiltrazione della mafia al Nord, ha voluto lo scioglimento del comune di Ventimiglia. Una scelta quasi annunciata dato che, fra le motivazioni dello scioglimento, vi sono i documenti raccolti nell’inchiesta Maglio del 2011 e nella relazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/02/%e2%80%98ndrangheta-sciolto-il-consiglio-di-ventimiglia/ventimiglia/" rel="attachment wp-att-9286"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/ventimiglia.jpg" alt="" width="276" height="183" class="alignleft size-full wp-image-9286" /></a></p>
<p><strong>Altro duro colpo alla ‘ndrangheta.</strong> Altro provvedimento a firma del ministro Anna Maria Cancellieri che, questa volta, a proposito dell’infiltrazione della mafia al Nord, ha voluto lo scioglimento del comune di Ventimiglia. Una scelta quasi annunciata dato che, fra le motivazioni dello scioglimento, vi sono i documenti raccolti nell’inchiesta Maglio del 2011 e nella relazione del prefetto.<br />
<strong>Oggi un comunicato del Ministero dell’Interno chiariva che la città aveva subito condizionamenti da parte della ‘ndrangheta.</strong> Motivo per cui è stata interrotta anticipatamente l’esperienza politica della maggioranza di centrodestra (Pdl), eletta nel 2007. Va detto pure che l’amministrazione di Ventimiglia guidata da Gaetano Scullino, è la seconda ad essere sciolta nella provincia di Imperia. Prima era toccato al comune di Bordighera.<br />
Sotto la lente d’ingrandimento sia alcuni concorsi pubblici che le attività della ‘ndrangheta in tutta la Liguria, come emerso dall’operazione Maglio, sia nel tessuto imprenditoriale che politico.<br />
<strong>La relazione prefettizia del 2011 già segnalava il “tentativo di condizionamento degli enti locali soprattutto nel settore degli appalti pubblici, forniture e servizi, nonché nel settore commerciale e urbanistico. Pregiudicati calabresi erano intenti a osservare il lavoro della Commissione d’accesso di Ventimiglia, con atteggiamenti e finalità tipici degli ambienti malavitosi della regione d’origine”.</strong> Nella relazione veniva inoltre specificato che le famiglie mafiose che stavano a Ventimiglia avevano rapporti con la cosca dei Piromalli di Gioia Tauro, dalla quale ricevano gli ordini.<br />
Pare inoltre che i mafiosi avessero messo le mani nell’affare per la costruzione del nuovo porto. Questo ma anche particolari appoggi politici ad uomini che sono stati eletti in città e non solo.<br />
<strong>Insomma, non sappiamo se è un caso</strong>, ma in due mesi il ministro dell’Interno ha sciolto il comune calabrese di Nardodipace (prima quest’operazione sembrava molto complicata); ha mandato una commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria per valutare il pericolo d’infiltrazione mafiosa e si sta muovendo anche nei rapporti che la ‘ndrangheta ha saputo costruire al Nord, facendosi dei referenti politici che l’aiutassero a portare avanti gli affari e incrementare il proprio potere economico. <strong>Forse non è un caso….</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2012/02/%e2%80%98ndrangheta-sciolto-il-consiglio-di-ventimiglia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alzare la guardia in Molise</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/01/alzare-la-guardia-in-molise/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2012/01/alzare-la-guardia-in-molise/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[crimine organizzatoi]]></category>
		<category><![CDATA[Molise]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=9266</guid>
		<description><![CDATA[
(di Paolo De Chiara) 
Il Molise non è più un&#8217;isola Felice. Da troppi anni si continuano a sentire queste parole utilizzate, soprattutto, dalla classe politica (formata da imputati, indagati e condannati) per mettere sotto al tappeto i tanti problemi della seconda Regione più piccola d&#8217;Italia. E problemi si riscontrano anche per quanto riguarda la presenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/EVVXvXOKd2Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>(di Paolo De Chiara) </p>
<p><strong>Il Molise non è più un&#8217;isola Felice.</strong> Da troppi anni si continuano a sentire queste parole utilizzate, soprattutto, dalla classe politica (formata da imputati, indagati e condannati) per mettere sotto al tappeto i tanti problemi della seconda Regione più piccola d&#8217;Italia. E problemi si riscontrano anche per quanto riguarda la presenza delle organizzazioni criminali. E&#8217; proprio in un passaggio della relazione della Direzione Nazionale Antimafia del dicembre 2010 si legge: &#8220;si registrano da tempo tentativi di infiltrazione da parte di appartenenti a qualificati sodalizi attivi nelle Regioni limitrofe ed interessi al settore dell&#8217;illecito smaltimento dei rifiuti, al reimpiego dei proventi in immobili ed attività commerciali nelle località della costa, nonchè al controllo degli appalti pubblici&#8221;. <strong>E su questi temi sono intervenuti il Procuratore della DDA di Campobasso Armando D&#8217;Alterio e il Sostituto Procuratore Rossana Venditti.</strong> Per D&#8217;Alterio in Molise ci sono persone che hanno collegamenti con la &#8216;ndrangheta e con i casalesi. &#8220;Questo sta a significare due cose: uno, l&#8217;attenzione che dobbiamo avere per le infiltrazioni criminali nell&#8217;ambito del territorio e dell&#8217;Impresa; e l&#8217;altro, il fatto che conferma ancora una volta la necessità di alzare la guardia, perchè il Molise è terra che è già oggetto degli intenti predatori delle altre criminalità&#8221;. Il pm Venditti contesta in ogni apparizione pubblica l&#8217;affermazione &#8220;Isola Felice&#8221;. In Italia non ci sono. Le realtà locali sono invase dagli interessi criminali. &#8220;Questa affermazione non voglio più sentirla. Mi sembra un&#8217;espressione che ci ha già danneggiati abbastanza&#8221;.     </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2012/01/alzare-la-guardia-in-molise/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le talpe della ‘ndrangheta arrivano fin dentro la guardia di finanza</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/01/le-talpe-della-%e2%80%98ndrangheta-arrivano-fin-dentro-la-guardia-di-finanza/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2012/01/le-talpe-della-%e2%80%98ndrangheta-arrivano-fin-dentro-la-guardia-di-finanza/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Bocassini]]></category>
		<category><![CDATA[forze dell'ordine]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=9256</guid>
		<description><![CDATA[
(di Luca Rinaldi)
Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla &#8216;ndrangheta era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/le-talpe-della-%e2%80%98ndrangheta-arrivano-fin-dentro-la-guardia-di-finanza/ombra_forze_dell_ordine/" rel="attachment wp-att-9257"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Ombra_forze_dell_ordine-300x262.jpg" alt="" title="Ombra_forze_dell_ordine" width="300" height="262" class="alignleft size-medium wp-image-9257" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla &#8216;ndrangheta</strong> era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker. Una presenza, quelle delle talpe, che è costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.<br />
<strong>«Quasi 200 mila euro per il solo Mongelli sono decisamente troppi</strong>. Inoltre Mongelli è in grado di intervenire in favore dei Lampada solo condizionando a sua volta altri colleghi direttamente operativi. Insomma, la netta impressione è che Mongelli sia non solo il corrotto, ma anche il collettore attraverso il quale vengono convogliate somme di denaro ad altri pubblici ufficiali». Così scriveva il Giudice per le indagine preliminari del Tribunale di Milano Giuseppe Gennari, firmando l’ordinanza di custodia cautelare che il 30 novembre scorso coinvolse il clan della ‘ndrangheta Valle-Lampada (operativo in Lombardia da oltre vent’anni), due giudici calabresi e un appartenetente alla Guardia di Finanza.<br />
<strong>È proprio Mongelli che «interviene in favore dei Lampada»</strong> per ammorbidire i controlli delle Fiamme Gialle sull’attività di videopoker del sodalizio. L’intuizione investigativa secondo cui Mongelli a sua volta avrebbe condizionato altri colleghi troverebbe riscontro nell’operazione che ieri mattina ha portato al fermo di altre cinque persone nella seconda tranche dell’operazione del novembre scorso, tra cui, appunto altri tre finanzieri.<br />
Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Nella conferenza stampa indetta il giorno successivo agli arresti di novembre e come riportato anche da Linkiesta, Boccassini dichiarò «ci sono lavori in corso, non solo a Catanzaro ma anche a Milano. Di talpe probabilmente ce n’è stata più di una».<br />
<strong>Una presenza, quelle delle talpe,</strong> costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Soffiate di informazioni sulle indagini direttamente agli indagati e chiusure di occhi sui controlli. In questa occasione gli occhi di alcuni “infedeli” della Guardia di Finanza si sarebbero chiusi, secondo le accuse, proprio nei controlli sui videopoker, attività che fruttava al clan Valle-Lampada profitti per circa 30mila euro al giorno.<br />
Come detto, oltre al finanziere Luigi Mongelli, nell’ordinanza di novembre venivano citati i nomi di altri tre colleghi dello stesso, Michele Di Dio, Michele Noto e Luciano Russo, che sono stati tratti in arresto insieme al direttore dell’hotel Brun di Milano (dove il clan Valle-Lampada avrebbe pagato soggiorni al giudice del tribunal di Palmi Giancarlo Giusti) e a Domenico Gattuso, che, secondo l’accusa, avrebbe aperto numerose società per conto dei Lampada e avrebbe gestito contatti istituzionali con un ruolo nella fuga di notizie riguardo a un’indagine della magistratura calabrese.<br />
<strong>I tre militari arrestati ieri mattina avrebbero portato a casa una cifra attorno ai 40mila euro a testa incassati dal clan per il tramite di Mongelli per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker del sodalizio installate a Milano e nell’hinterland, staccate dal sistema dei Monopoli di Stato per eludere i controlli del fisco.</strong><br />
Lo scorso novembre erano stati arrestati Giulio Lampada, ritenuto «il regista di tutte le operazioni» e il fratello Francesco, gestori di bar e locali, e veri e propri imprenditori nel settore dei giochi di azzardo, la moglie di quest’ultimo, Maria Valle (ai domiciliari), suo fratello Leonardo, il presidente delle misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giuseppe Giglio, il cugino medico Vincenzo, il consigliere regionale della Calabria Francesco Morelli (Pdl), l’avvocato Vincenzo Minasi, il maresciallo della Guardia di Finanza Luigi Mongelli e un “fedelissimo”, Raffaele Fermino. Nell’ordinanza si facevano poi i nomi di due funzionari che «hanno mostrato di intrattenere relazioni di speciale privilegio e compiacenza con i Lampada»: il direttore di un’agenzia Unicredit di Milano e quello di un’agenzia di Paullo del Credito Bergamasco.<br />
<strong>Negli interrogatori dell’avvocato Minasi emergerebbe anche il nome dell’ex capo del Sismi Niccolò Pollari come uno dei contatti all’interno dei servizi segreti, ma, visto il tenore delle dichiarazioni dello stesso Minasi, rimane una pista tutta da verificare. </strong></p>
<p>(pubblicato su www.linkiesta.it e su lucarinaldi.blogspot.com)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2012/01/le-talpe-della-%e2%80%98ndrangheta-arrivano-fin-dentro-la-guardia-di-finanza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cronaca di una giornata di lotta</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/01/cronaca-di-una-giornata-di-lotta/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2012/01/cronaca-di-una-giornata-di-lotta/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 07:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[arance]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Rosarno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=9110</guid>
		<description><![CDATA[
(di Arturo Lavorato)
“Mi fa male la gola… ho parlato troppo” dice Ibrahim, massaggiandosi sotto il mento. “Anche a me” gli fanno eco sorridendo Ahmed e Lamin, marocchino uno e senegalese l’altro. Sono braccianti di Rosarno. Per tutta la giornata hanno parlato a giornalisti che prendevano appunti, davanti a telecamere, per telefono con le radio… Ibrahim, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/cronaca-di-una-giornata-di-lotta/bo-2/" rel="attachment wp-att-9111"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/bo-2-300x224.jpg" alt="" title="bo - 2" width="300" height="224" class="alignleft size-medium wp-image-9111" /></a></p>
<p>(di Arturo Lavorato)<br />
<strong>“Mi fa male la gola… ho parlato troppo” </strong>dice Ibrahim, massaggiandosi sotto il mento. “Anche a me” gli fanno eco sorridendo Ahmed e Lamin, marocchino uno e senegalese l’altro. Sono braccianti di Rosarno. Per tutta la giornata hanno parlato a giornalisti che prendevano appunti, davanti a telecamere, per telefono con le radio… Ibrahim, ch’è della Costa d’Avorio, in francese, perché si sente più sicuro ad esprimere i propri pensieri. Lamin e Ahmed più temerari affrontano il microfono in italiano, parlando anche alla piazza, agli italiani presenti e ai loro fratelli che a centinaia sono venuti da Foggia, da Rosarno e da altri luoghi. <strong>Mentre Momo, un altro bracciante della Costadavorio</strong>, scandisce al megafono slogan con uno strano accento del nord, 300 africani volgono le spalle alla basilica di Santa Maria Maggiore per esporre striscioni, cartelloni, manifesti di cartapesta, in direzione del Ministero degli Interni. Molti di loro hanno viaggiato tutta la notte in autobus. Ma non sembrano affatto stanchi. Ancora dopo l’imbrunire continuano a ballare musica afro e martellare sui jambé.<br />
Siamo a Roma, a Piazza Esquilino. 13 gennaio 2012, da poco passato il secondo anniversario della rivolta di Rosarno. Siamo nel bel mezzo della campagna di mobilitazioni cominciata il 7 gennaio nella piana di Gioia Tauro, alla seconda zona industriale di San Ferdinando, con l’occupazione simbolica della terra da parte di numerosi braccianti africani ed associazioni aderenti ad“Africalabria, uomini e donne senza frontiere, per la fraternità”. La campagna culminerà il 21 e il 22 con la vendita in piazza in molte città italiane delle arance di <strong>“Ingaggiami contro il lavoro nero”</strong>. Una giornata molto intensa quella del 13, cominciata la mattina, appena sbarcati da Rosarno e Foggia, direttamente davanti alMinistero dell’Agricoltura, per sollevare il problema dell’intero sistema agroindustriale dominato dalla Grande Distribuzione Organizzata quale generale circuito di sfruttamento in cui si colloca la drammatica situazione dei braccianti immigrati stagionali che vagano per le regioni del sud Italia. Una questione affrontata da diverse realtà nazionali in un percorso coordinato di mobilitazione e lotta che dura ormai da due anni. “La terra è la sola sorgente che non si prosciuga mai / Ma la sorgente della terra  è muta ormai / Perché gli agrumi non sono pagati al  giusto prezzo”. Sono alcuni versi di una poesia che Ibrahim ha scritto per l’occasione e che recita in piazza. Sintetizza le ragioni dei braccianti e dei piccoli contadini, due istanze che si vanno progressivamente intrecciando in questo percorso che attraversa tutta l’Italia e coinvolge associazioni di solidarietà come Finis Terrae, l’Osservatorio antirazzista Pigneto Prenestino, le Brigate di Solidarietà Attiva… associazioni contadine come ARI – Associazione Rurale Italiana, Campi Aperti, Terra Terra, La Ragnatela, i Gruppi d’Acquisto Solidali che da Napoli a Brescia acquistano le arance di SOS Rosarno, la campagna lanciata da EquoSud… Centri sociali come l’ex-Snia di Roma e il Cartella di Reggio e poi ancora la Flai CGIL, Rifondazione Comunista, realtà dell’autorganizzazione come l’Assemblea dei Lavoratori Africani di Roma fino a tutte le realtà della piana di Gioia Tauro, ormai numerose e dislocate in vari paesi, che aderiscono ad“Africalabria, donne e uomini senza frontiere, per la fraternità”. Tutti assiepati insieme a centinaia di braccianti sul marciapiede antistante il Ministero dell’Agricoltura e Foreste, mentre una delegazione viene ricevuta ad interloquire con alcuni funzionari (c’è consiglio, il ministro non può). L’agricoltura non è una sola, i piccoli contadini rappresentano la maggioranza degli operatori, soprattutto in regioni come la Calabria, e le loro ragioni non possono essere rappresentate da organizzazioni egemonizzate da grossi proprietari e magnati dell’agroindustria. Come succede per laConfédération paysanne i Francia, il sindacato agricolo aderente alla Via Campesina, vogliono che le realtà associative che li rappresentano in Italia siano ascoltate dal governo. Vogliono poter incidere sulle politiche agricole, a cominciare dalla PAC (politica agricola comunitaria) che dal 2013 distribuirà 400 miliardi di fondi per sette anni e che fino ad oggi, soprattutto con le ultime riforme, ha premiato la grande proprietà e l’industria. Se qualcosa può cambiare, bisogna fare in fretta perché siamo in dirittura d’arrivo per l’entrata in vigore della nuova stagione.<br />
Uscita la delegazione, gli slogan esplodono ancora più forti <strong>“AGRICOLTURA SI – LAVORO NERO NO – LAVORO NERO NO – LAVORO NERO NO!”. </strong>“Abbiamo avanzato le istanze riassunte nella doppia piattaforma su agricoltura contadina e diritti dei lavoratori immigrati. Siamo stati ricevuti con grande cortesia, ma per dirci soddisfatti attendiamo l’interlocuzione diretta col ministro nel merito delle questioni poste”. Il gruppo si muove quindi in un corteo improvvisato verso piazzale Esquilino. Tra gli sguardi stupiti di passanti e automobilisti che non capiscono bene, questa torma festosa di italiani e africani si muove dietro lo striscione che recita “il vostro made in Italy è macchiato del nostro sangue”, Momo continua ad agitare dal megafono “SA-NA-TO-RIA-SA-NA-TO-RIA” finché si arriva ai piedi di Santa Maria Maggiore e comincia il secondo round:Ministero degli Interni.<br />
<strong>“La questione dei documenti e quella dei prezzi sono due facce della stessa medaglia. Se il prezzo non è sufficiente, i contadini non raccolgono le arance e noi restiamo disoccupati. Se noi siamo irregolari, anche se raccolgono non ci possono assumere…” </strong>così Diallo spiega l’intreccio che lega lo status giuridico dei migranti alle sorti dell’agricoltura contadina. Una massa di irregolari, o di regolari sempre esposti alla minaccia di ricadere nel limbo della clandestinità, fa il gioco di un sistema che usa sistematicamente la manodopera irregolare (in agricoltura l’incidenza più alta) per alimentare un circuito agroindustriale (primo settore economico in Italia) che scarica sulla manodopera l’abbassamento dei costi di produzione e costruisce i profitti abbassando i prezzi alla fonte, lasciando spazi di realizzazione solo a latifondisti, grossi commercianti e Grande Distribuzione.  Sanatoria, adozione dell’articolo 18, abolizione della Bossi Fini sono dunque i contenuti fondamentali avanzati al Viminale, assieme a dispositivi come gli indici di congruità, che verificano la commisurazione tra prodotto realizzato e manodopera impiegata. La lotta al caporalato non può prescindere da questi passaggi, come afferma lo stesso Ivan, camerunense, uno dei leader dello sciopero di Nardò di quest’estate: “con lo sciopero abbiamo ottenuto una legge nazionale contro il caporalato. Ma se chi denuncia non può essere regolarizzato, questa legge non serve a niente”. È sostanzialmente il tema dell’articolo 18, sollevato anche dall’avvocato Arturo Salerni dell’associazione Progetto Diritti: <strong>“&#8221;Pensiamo che oggi si debba arrivare a una modifica dell`articolo 18 del Testo unico sull`Immigrazione per chi denuncia lo sfruttamento e la criminalità. La regolarizzazione per grave sfruttamento favorisce l`emersione e una sanatoria porterebbe a un recupero contributivo e fiscale&#8221;.</strong> “Ma la questione dei braccianti stagionali è anche una questione di accoglienza”, dice un esponente di Africalabria dal microfono. “A due anni dalla rivolta a Rosarno non è cambiato niente da questo punto di vista, se non che, per evitare lo scandalo delle grandi concentrazioni nelle ex-fabbriche lungo la nazionale, gli africani sono costretti a rifugiarsi nei casolari più interni, senza acqua e senza luce, col rischio perenne che il tetto gli crolli sulla testa… Una situazione che richiede interventi d’emergenza”.<br />
Tutti temi avanzati dalla delegazione ricevuta al Ministero dal Prefetto Pria, in attesa, anche qui, di un’interlocuzione diretta col Ministro che affronti concretamente il merito delle questioni. Un’interlocuzione incoraggiata dalle recenti dichiarazioni aperturiste del Ministro della Cooperazione e dell’Integrazione Andrea Riccardi, circa la necessità di &#8221;allungare da sei mesi ad un anno il tempo per poter cercare un nuovo lavoro&#8221; per gli immigrati disoccupati nel quadro delle procedure previste dalla Bossi-Fini. Lo stesso ministro sarà oggi a Rosarno, su sollecitazione diretta del sindaco Elisabetta Tripodi e, riteniamo, delle manifestazioni in atto. Un esito concreto sembra già profilarsi, con la prossima realizzazione, vicino al campo container di 120 posti già esistente, di una tendopoli per 250 persone circa, volta a decongestionare i siti più critici.<br />
A fine giornata, gli africani tornano agli autobus consapevoli che la lotta è solo all’inizio. Continuerà nelle campagne da cui sono venuti, per i diritti, un’accoglienza degna, condizioni di lavoro rispettose… ma continuerà anche, già dal giorno dopo, nelle grandi città dove si collocano gli snodi principali di quellaGrande Distribuzione Organizzata, che governa tutto questo sistema di sfruttamento che parte dai campi e arriva ai banchi dei supermercati, schiacciando i braccianti, strozzando i piccoli contadini e consegnando i territori contemporaneamente all’abbandono e alle speculazioni degli accaparratori:<br />
“Chiudono i piccoli negozi e cresce la quota dei supermercati e centri commerciali così come alla chiusura delle piccole aziende agricole si accompagna una progressiva concentrazione delle terre. In questa situazione, che ha visto la Superficie Agricola Utilizzata dimezzarsi in 30 anni, il governo pensa bene di alienare i terreni agricoli di proprietà pubblica. Un altro regalo agli accaparratori, siano latifondisti, affaristi legati alle speculazioni edilizie o finanziarie, o ancora magnati dell’agrobusiness. Ma quelle terre sono nostre!”. Tuona la denuncia di un esponente di EquoSud davanti al centro commerciale Auchan di Casal Bertone. È laseconda giornata della resistenza contadina e bracciantile, dopo i palazzi del potere la protesta si sposta davanti ai templi della Grande Distribuzione Organizzata, vera controparte economica di questo fronte. Succede a Roma, come a Napoli, a Bologna, a Torino&#8230; Tutti in piazza con le arance di SOS Rosarno, biologiche di produttori piccoli della piana che assumono regolarmente la manodopera. L’alternativa in piazza intrecciata con la denuncia e la protesta. Una circostanza che a Roma infastidisce molto la security del centro commerciale e le forze dell’ordine, presenti in numero addirittura superiore che non il giorno prima in piazza, nervose ad intralciare gli associati dei gruppi d’acquisto che insieme ai membri di EquoSud e Africalabria, agli africani e ai militanti del c.s.o.a. ex-Snia e dell’Osservatorio Antirazzista Pigneto-Prenestino dispongono le cassette di arance etiche all’ingresso del centro commerciale per distribuirle ai passanti, esponendo il prezzo trasparente e quello che comporta: “40 € al giorno più contributi per ogni bracciante assunto”.<br />
<strong>“Negli ultimi 20 anni 16.000 aziende agricole hanno chiuso in Calabria</strong>. Nel 1995 ogni ettaro di agrumeto produceva 300 quintali per un prezzo di 500 lire al kg e un utile finale di 10 milioni. Oggi ogni ettaro produce in media 400 quintali a 0,15 € al kg con un utile di 2.000 euro. Le clementine, che sono il cuore economico dell’agrumicultura della piana, vengono pagate sugli alberi anche a 11-12 centesimi ai commercianti che poi le rivendono alla Grande Distribuzione! Uno scandalo che coinvolge anche la Coop, la prima istanza della Grande Distribuzione italiana, che vanta progetti di fare trade e impone codici di condotta sulla sostenibilità ecologica e sociale per poi pagare le clementine a 25 centesimi al kg!”.<br />
Una denuncia cui fa eco ancora una volta Ibrahim, esponente di quella manodopera immigrata a bassa qualifica che continua a crescere come peso relativo nella composizione della manodopera agricola, con i suoi versi che ben sintetizzano il concetto di sovranità alimentare, uno dei leitmotiv di queste giornate:<br />
La terra nutre il suo uomo<br />
La produzione  va male<br />
Perché i prezzi sono al ribasso<br />
Le terre s’impoveriscono<br />
I  dirigenti si arricchiscono<br />
La terra nutre il suo uomo<br />
I contadini sono feriti<br />
Quando il cerchio dei ricchi si espande<br />
I contadini muoiono<br />
Quando il cerchio dei ricchi si espande<br />
Le piantagioni muoiono<br />
Il popolo piange<br />
I governanti ridono<br />
Perché le tasche  sono  piene<br />
Le cime abbellite<br />
La base distrutta<br />
Ma comunque<br />
La terra nutre l’uomo</p>
<p>Non ci sono paesi forti senza un’agricoltura forte<br />
Un uomo che ha fame non è un uomo libero.<br />
Facciamo in modo che i nostri popoli non abbiano fame per la felicità delle repubbliche<br />
 e il successo del pianeta terra…………………<br />
Vigiliamo!<br />
(Ibrahim – combattente della giustizia)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2012/01/cronaca-di-una-giornata-di-lotta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Reggio Calabria, arriva la commissione d&#8217;accesso</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/01/reggio-calabria-arriva-la-commissione-daccesso/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2012/01/reggio-calabria-arriva-la-commissione-daccesso/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 21:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Cancellieri]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Scopelliti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=9118</guid>
		<description><![CDATA[Il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, ha reso noti i nomi dei membri della commissione d’accesso che si insedierà al Comune: il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente della seconda fascia dell’amministrazione civile del Ministero dell’Interno, Teresa Pace e l’ufficiale della Guardia di Finanza, Michele Donega. L’iniziativa è partita direttamente dal Ministro dell’Interno, Anna Maria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/reggio-calabria-arriva-la-commissione-daccesso/comune-reggio/" rel="attachment wp-att-9120"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Comune-Reggio-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-9120" /></a>Il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, ha reso noti i nomi dei <strong>membri della commissione d’accesso che si insedierà al Comune: il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente della seconda fascia dell’amministrazione civile del Ministero dell’Interno, Teresa Pace e l’ufficiale della Guardia di Finanza, Michele Donega.</strong> L’iniziativa è partita direttamente dal Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, che subito dopo l’insediamento del nuovo governo aveva invitato il prefetto Varratta a preparare una relazione tecnica e dettagliata su quanto fatto dall’Ente calabrese.</p>
<p>Da questa sinergia è scaturita l’iniziativa del Ministero. <strong>In questi giorni si è lavorato alla scelta dei commissari da inviare in riva allo Stretto, per fare finalmente luce sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’Ente.</strong></p>
<p><strong>I commissari, inoltre, dovranno verificare anche le irregolarità di natura contabile e amministrativa che hanno portato il comune ad avere un buco nel bilancio di circa 160 milioni.</strong> In questo scenario non sono immuni né il primo cittadino Demetrio Arena, nè l’attuale Governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, che prima era sindaco Pdl di Reggio. Le reazioni in questi giorni sono state tante. I partiti d’opposizione (come il Pd, il Pdci, Idv, ma anche Fli con Angela Napoli in prima linea, che con la deputata del Pd Doris Lo Moro aveva chiesto lo scioglimento) avevano già denunciato lo stato in cui si trova la città e hanno chiesto a gran voce che venga fatta luce sulla probabile infiltrazione delle cosche e sulle responsabilità politiche.<br />
<strong>Se venisse accertato anche dai commissari che valuteranno tutti gli atti, il coinvolgimento dei boss, il Comune di Reggio verrebbe sciolto per infiltrazione mafiosa.</strong><br />
Le sorti del Comune di Reggio dipendono da quello che emergerà dal lavoro dei commissari. Per il momento la tensione è altissima. Va detto pure che il Governo Monti, nella persona del Ministro all’Interno Anna Maria Cancellieri, si è subito attivato sul fronte antimafia. Già qualche settimana fa è stato sciolto il Comune di Nardodipace, in provincia di Vibo Valentia ed è stato prorogato lo scioglimento del comune di Nicotera. Anche per Nardodipace è stato difficile arrivare allo scioglimento, nonostante il lavoro della commissione d’accesso. Dopo tre anni e sempre per volontà del Ministro Cancellieri si è arrivati a questa decisione. Pare che il vento, almeno dal fronte antimafia, stia cambiando.<br />
<strong>E questa volte le giustificazioni di Scopelliti potrebbero non servire a nulla</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2012/01/reggio-calabria-arriva-la-commissione-daccesso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Migranti, dall’emergenza all’integrazione</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/01/migranti-dall%e2%80%99emergenza-all%e2%80%99integrazione/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2012/01/migranti-dall%e2%80%99emergenza-all%e2%80%99integrazione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro Riccardi]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[Rosarno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=9106</guid>
		<description><![CDATA[
Comincia a cambiare qualcosa a Rosarno, almeno dal fronte politico. Le condizioni di vita dei migranti sono ancora terribili ma il governo Monti ha dimostrato di essere vicino alla realtà calabrese. La visita del ministro Andrea Riccardi nei luoghi della disperazione, a due anni dalla rivolta degli africani – fa ben sperare. Intanto perché il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/migranti-dall%e2%80%99emergenza-all%e2%80%99integrazione/riccardiarosarno/" rel="attachment wp-att-9107"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/riccardiarosarno.jpg" alt="" width="276" height="183" class="alignnone size-full wp-image-9107" /></a></p>
<p><strong>Comincia a cambiare qualcosa a Rosarno, almeno dal fronte politico.</strong> Le condizioni di vita dei migranti sono ancora terribili ma il governo Monti ha dimostrato di essere vicino alla realtà calabrese. La visita del ministro Andrea Riccardi nei luoghi della disperazione, a due anni dalla rivolta degli africani – fa ben sperare. Intanto perché il ministro della Cooperazione internazionale e l’Integrazione ha scelto di vedere con i suoi occhi, a soli due mesi dall’insediamento del governo tecnico di Monti, l’inferno che i migranti vivono ogni giorno. Si è macchiato le scarpe di fango prima di raggiungere alcuni luoghi simbolo del degrado e i ghetti come quello dell’ex fabbrica Pomona, dove decine di migranti vivono accampati nelle case di cartone, al freddo, senza acqua per lavarsi, luce e gas. Il ministro, che viene da una formazione cattolica di tutto rispetto, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha dimostrato che nella sua visita c’è stato poco di tecnico. C’è stato un senso di solidarietà profonda, che è venuta fuori anche dalle sue parole e dalla consapevolezza di poter fare poco subito per i fratelli africani.<br />
Tuttavia l’impegno del governo è chiaro: <strong>“Rosarno non deve essere lasciata sola e non sarà lasciata da sola”</strong>. E quest’affermazione ha fatto tirare un sospiro di sollievo al sindaco della città, Elisabetta Tripodi, che in questi mesi ha sentito la mancanza di un referente istituzionale importante. La Regione Calabria, infatti, è stata la grande assente della  stagione agrumaria. Come più volte lo stesso primo cittadino ha lamentato. Per la prima volta, però, un ministro verifica così da vicino i luoghi della disperazione. E il sindaco non poteva che dirsi “soddisfatta”.<br />
<strong>“Sono qui per capire la situazione, &#8211; ha esordito il ministro &#8211; dopo l’invito del sindaco di Rosarno. La mia visita servirà per capire quali interventi adottare nell’immediato per rispondere ai bisogni degli immigrati. Non credo che Rosarno sia una città razzista, sono convinto invece che questa comunità sa cosa vuole dire l’emigrazione e cosa significhino i bisogni e l’accoglienza. Penso che qui non ci sia un problema di razzismo e di intolleranza ma che ci sono situazioni di tensione che nascono dalla necessità”.</strong> Con queste parole Riccardi ha fatto pure un po’ di chiarezza e ha risposto alle polemiche di qualche settimana addietro. A Rosarno non si respira il clima d’emergenza, ci sono delle difficoltà. Evidenti, visibili, preoccupanti. Queste difficoltà riguardano l’impossibilità del Comune a far fronte – da solo e a sue spese – all’emergenza abitativa e, dunque, alle difficili condizioni di vita dei migranti. Ma è scongiurato il rischio di nuovi scontri.<br />
“Sono venuto nella Piana per avere un contatto diretto con la realtà di Rosarno nella quale vivono gli immigranti – ha aggiunto Riccardi – ho visto e ho visitato situazioni tristi. Quei ghetti non sono degni di un paese civile e si tratta di situazioni che noi dobbiamo rimuovere. Rosarno vive da troppo tempo difficoltà e tensioni ma è una città che in questi anni ha saputo reagire ai problemi. So che è difficile convivere con una situazione come questa. Il problema dell’immigrazione non può essere affrontato soltanto come emergenza ma bisogna puntare sull’integrazione. Noi dobbiamo costruire la fase due, quella dell’integrazione. So che è difficile ma io sono qui anche con i funzionari del ministero degli Interni per cercare di darvi una risposta oltre che per rendere omaggio a questa città che presenta problematiche che non sono affatto semplici da risolvere”.<br />
<strong> Riccardi ha dimostrato di avere ben chiara la situazione.</strong> Negli anni passati, infatti, quello che è diventato il problema migranti è stato affrontato come emergenza, si è tentato di tamponare ma mai si è pensato a politiche d’integrazione vera. Due approcci diversi quello di Berlusconi e quello di Monti. Quest’ultimo volto all’inclusione.<br />
Con Riccardi anche il capo di gabinetto del ministero, Marco Morconi e il funzionario del ministero dell’Interno, Angela Pria. Subito dopo il ministro è andato a Reggio Calabria per partecipare al comitato per l’ordine pubblico in Prefettura. Anche qui Riccardi ha ribadito l’importanza di stare vicino agli immigrati, di creare dei percorsi d’inclusione.<br />
In questi giorni, inoltre, è nato il Portale per l’integrazione (Integrazione immigrato). Si tratta di una iniziativa nata dalla collaborazione di quattro ministeri, regioni, comuni e terzo settore, rivolto sia ai migranti che agli operatori di settore e alle imprese.<br />
<strong>La visita del ministro a Rosarno è stata certamente utile e significativa</strong>. I migranti non chiedono molto. Vogliono il permesso di soggiorno, una carta che può rendergli la vita più facile. Senza costringerli a scappare ogni volta o nascondersi col rischio di essere scoperti e allontanati.<br />
“Occorre spiegare bene ai nostri amici che non sono soli” ha tenuto a ribadire Riccardi anche in Prefettura. Mostrando così il volto di un governo attento e solidale. E questo è già un primo passo importante. La luce della speranza non si è ancora spenta a Rosarno. Bisogna rimboccarsi le maniche, è tutto molto difficile. Ma si comincia dalle piccole cose. E la nuova politica d’integrazione può rappresentare un grande passo avanti.<br />
La Cgil calabrese ha accolto positivamente la visita del ministro ed ha precisato che “l’integrazione è l’obiettivo condiviso anche dalla Cgil. Bisogna andare oltre l’emergenza, costruire un vero sistema d’accoglienza, che risolvi il problema umanitario, a partire dalle tragiche condizioni di vita e di sussistenza, affrontando anche il problema della situazione di lavoro dei migranti”.  La Cgil si è detta pronta a collaborare con il governo per questo percorso d’integrazione. </p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2012/01/migranti-dall%e2%80%99emergenza-all%e2%80%99integrazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>‘Ndrangheta, 21 arresti nell’operazione Bellu lavuru 2</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/01/%e2%80%98ndrangheta-21-arresti-nell%e2%80%99operazione-bellu-lavuru-2/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2012/01/%e2%80%98ndrangheta-21-arresti-nell%e2%80%99operazione-bellu-lavuru-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Autostrada Salerno Reggio]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Condotte SPA]]></category>
		<category><![CDATA[subappalti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8958</guid>
		<description><![CDATA[
Se c’è un lavoro da fare in Calabria bisogna sapere a chi rivolgersi. Per ogni cosa c’è l’intervento dei mafiosi e ogni passaggio nella fornitura di materiali e servizi negli appalti, è cosa delle cosche. Per questo motivo, stamattina, i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/%e2%80%98ndrangheta-21-arresti-nell%e2%80%99operazione-bellu-lavuru-2/cantieri/" rel="attachment wp-att-8959"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/cantieri.jpg" alt="" width="224" height="148" class="alignnone size-full wp-image-8959" /></a></p>
<p><strong>Se c’è un lavoro da fare in Calabria bisogna sapere a chi rivolgersi.</strong> Per ogni cosa c’è l’intervento dei mafiosi e ogni passaggio nella fornitura di materiali e servizi negli appalti, è cosa delle cosche. Per questo motivo, stamattina, i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina, nei confronti di 21 indagati, appartenenti o contigui alla ‘ndrangheta nelle sue articolazioni territoriali. Fra le persone finite in carcere, alcuni funzionari della multinazionale Condotte. <strong>In particolare, è stato documentato che il direttore dei lavori dell’Anas, il capo cantiere della società per Condotte d’Acqua, un impiegato amministrativo di cantiere della società appaltatrice, il project manager della società appaltatrice, il direttore tecnico, al fine di favorire le attività della ditta in odore di mafia, hanno continuato ad agevolare la fornitura di calcestruzzo, nonostante l’interdizione della Procura del 2007</strong>. Le cosche di riferimento sono Morabito – Bruzzaniti –Palamara – Maisano – Rodà – Badalà e Italia, operati nel mandamento jonico e, in particolare, nei comuni di Bova Marina, Palizzi, Bruzzano ed Africo. Tutti gli indagati sono responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa, concorso in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa aggravata, danneggiamento aggravato, provata inosservanza di pena, frode in pubbliche forniture, furto aggravato di materiali inerti, crollo di costruzioni o altri disastri dolosi, violazione delle prescrizioni alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, tutti aggravati dall’aver favorito un sodalizio mafioso.<br />
<strong>In particolare, la Condotte, aveva stipulato con i boss un subappalto per la fornitura di colate per 7 milioni e 400 mila euro,</strong> prima dell’interdizione della Prefettura. Suona strano che ci sono voluti 21 giorni per protocollare la segnalazione della Prefettura di Reggio e altri 9 perché l’Anas trasmettesse la nota alla Condotte. E prima della rescissione del contratto stipulato con la ditta del clan Morabito (Imc) sono passati ben tre mesi (dal 30 luglio al 6 novembre del 2007).<br />
L’operazione “Bellu lavuru 2”, dall’espressione “è propriu nu bellu lavuru”, è utilizzata proprio dai parenti del boss Giuseppe Morabito, alias “Tiradritto”, che annunciavano al capomafia, recluso nel carcere di Parma in regime di 41 bis, l’appalto per i lavori di ammodernamento della strada Statale 106 jonica ed, in particolare, la variante nel centro abitato del comune di Palizzi. Secondo quanto emerso dalle indagini, le cosche sono riuscite a superare anche antiche questioni personali per portare avanti lucrosi affari negli appalti pubblici. I clan controllavano proprio tutto e si erano infiltrati in ogni settore produttivo. Hanno imposto le assunzioni, le forniture d’ogni tipo di materiale, (anche la cancelleria per l’ufficio), i contatti di subappalto e nolo.<br />
<strong>Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria hanno accertato inoltre che il campo d’azione della ‘ndrangheta era rappresentato per un verso dall’infiltrazione diretta</strong>; mediante l’impresa di famiglia I.M.C. di Stilo Costantino &amp; C. S.n.c.; ed indiretta, tramite la D’Aguì Beton Srl, nella fornitura del calcestruzzo per l’ammodernamento della 106. Per altro verso, dalla gestione di fatto dei lavori di movimento terra, appannaggio della Ati, capeggiata dalla ditta Clarà e, sotto un ultimo profilo, dalla gestione di gran parte delle maestranze impiegate nei cantieri della grande opera.<br />
Per quanto riguarda il calcestruzzo, è emerso pure che la ‘ndrangheta, attraverso dei prestanome vicini per vincoli di parentela delle cosche, ha organizzato l’intero ciclo, organizzando delle squadre per rubare gli inerti dalla fiumara Amendolea, produrre del calcestruzzo di bassissima qualità, imporne l’uso anche se non corrispondente al vincolo progettuale, fatturarne falsi quantitativi e falsificare, attraverso conoscenti, amici e amici degli amici, anche i risultati dei controlli. Con tutti i rischi che ciò comportava per la sicurezza stradale. In tal senso, la variante di Palizzi, è un vero disastro.<br />
<strong>Nel frattempo la Condotte commentando l’arresto dei suoi tre dirigenti, tramite un comunicato, ha fatto sapere che le “indagini risalgono al 2007 e da allora non ha più partecipato a nuovi appalti in Calabria”. </strong><br />
L’operazione “Bellu Lavuro 2” è la prosecuzione della precedente indagine “Bellu lavuru” del 2008, che aveva coinvolto 33 persone raggiunte da decreto di fermo e ad altre nove 9 era stato notificato un avviso di garanzia, indiziati del delitto di associazione mafiosa, finalizzata all’acquisizione, gestione e controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, all’infiltrazione nelle pubbliche amministrazioni al procacciamento di voti o altro. I referenti principali erano sempre le cosche del mandamento jonico. </p>
<p>GLI ARRESTATI:<br />
1 &#8211;  Altomonte Giuseppe;</p>
<p>2. Capozza Vincenzo (direttore dei lavori dell’ANAS S.p.A. nell’appalto pubblico della variante di Palizzi dal 12.04.2006 al 09.12.2007);</p>
<p>3. Carrozza Pasquale, (geometra, capo cantiere della Condotte nell’appalto pubblico della variante di Palizzi);</p>
<p>4. Cilone Giovanni, detto “Caciuto”;</p>
<p>5. Clarà Antonio, (imprenditore, titolare dell’omonima ditta individuale);</p>
<p>6. D’Aguì Pietro, (socio della D’AGUI’ Beton S.r.l.);</p>
<p>7. D’Alessio Antonino, (ingegnere, direttore di cantiere della CONDOTTE nell’appalto pubblico della variante di Palizzi);</p>
<p>8. Dattola Domenico, (autista della D’AGUI’ Beton S.r.l.);</p>
<p>9. Fortugno Giuseppe;</p>
<p>10. Giuffrida Cosimo Claudio, (Direttore Tecnico della CONDOTTE nell’appalto pubblico della variante di Palizzi);</p>
<p>11. La Morte Gerardo, (dipendente della D’AGUI’ Beton S.r.l.);</p>
<p>12. Mancuso Luca, (geometra della ditta CLARA’, responsabile di cantiere per la predetta ditta nell’appalto pubblico della variante di Palizzi);</p>
<p>13. Maviglia Geremia, (operaio, caposquadra della CONDOTTE nell’appalto pubblico della variante di Palizzi), attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Catania;</p>
<p>14. Morabito Giuseppe, detto “tiradritto”, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Parma;</p>
<p>15. Nucera Antonino;</p>
<p>16. Palamara Carmelo, (autista della D’AGUI’ Beton S.r.l.);</p>
<p>17. Paneduro Sebastiano, (project manager della CONDOTTE nell’appalto pubblico della variante di Palizzi);</p>
<p>18. Stelitano Leonardo Giovanni, (dipendente della D’AGUI’ Beton S.r.l.);</p>
<p>19. Stilo Pietro, (dipendente della D’AGUI’ Beton S.r.l.);</p>
<p>20. Strati Rinaldo, (ragioniere, contabile della CONDOTTE nell’appalto pubblico della variante di Palizzi);</p>
<p>21. Zappia Raimondo Salvatore, (socio della IMC di Stilo Costantino S.n.c.);</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2012/01/%e2%80%98ndrangheta-21-arresti-nell%e2%80%99operazione-bellu-lavuru-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>‘Ndrangheta, don Panizza invita la stampa a parlarne di più</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/01/%e2%80%98ndrangheta-don-panizza-invita-la-stampa-a-parlarne-di-piu/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2012/01/%e2%80%98ndrangheta-don-panizza-invita-la-stampa-a-parlarne-di-piu/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 18:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Don Panizza]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Azzarà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8872</guid>
		<description><![CDATA[
In Calabria esiste un problema d’informazione. Le notizie di una regione, stretta nella morsa criminale, spesso non trovano spazio nei quotidiani nazionali e, a volte, nemmeno in quelli locali. Per don Giacomo Panizza, il sacerdote antimafia che vive a Lamezia Terme, la battaglia per la legalità dev’essere portata avanti da tutte le forze sane del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/%e2%80%98ndrangheta-don-panizza-invita-la-stampa-a-parlarne-di-piu/libera-valle-del-marro/" rel="attachment wp-att-8873"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/libera-valle-del-marro-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-8873" /></a></p>
<p><strong>In Calabria esiste un problema d’informazione</strong>. Le notizie di una regione, stretta nella morsa criminale, spesso non trovano spazio nei quotidiani nazionali e, a volte, nemmeno in quelli locali. Per don Giacomo Panizza, il sacerdote antimafia che vive a Lamezia Terme, la battaglia per la legalità dev’essere portata avanti da tutte le forze sane del territorio, cittadini e istituzioni. Anche l’informazione, in questo senso, deve fare la sua parte. Don Panizza, che ha partecipato alla marcia della Pace a Polistena – accogliendo l’invito di don Pino De Masi (referente di Libera) e dell’associazione “Il Samaritano”, dal palco di piazza della Repubblica ha denunciato la serie di attentati ed intimidazioni mafiose che da un mese e mezzo interessano Lamezia, la città in cui il prete opera da 30 anni.<strong> “Nella stessa strada dove opera la mia comunità (“Progetto Sud” e centro Luna Rossa, destinatario della bomba fatta esplodere la notte di Natale, ndr), </strong>da tempo stanno avvenendo attentati e i giornali, nulla. In Calabria – ha aggiunto don Panizza &#8211; c’è bisogno di dar voce a tutte le persone che vengono colpite, a tutti coloro i quali vengono calpestati. I mass media hanno dato la notizia solo a seguito dell’intimidazione che ha colpito la mia comunità. I giornali hanno parlato solo di noi, ma la ‘ndrangheta occupa il territorio e non la si combatte dando spazio solo ad alcuni”. Don Panizza si è poi rivolto ai giovani “responsabili del cambiamento”. Prendendo spunto dal messaggio del Papa, in occasione della Giornata mondiale della pace, il parroco li ha invitati a impegnarsi e desiderare il cambiamento. Senza i giovani “che mi hanno aiutato da quando sono arrivato in Calabria, non avrei potuto fare nulla nei confronti dei tossicodipendenti, degli immigrati, degli ammalati” ha aggiunto, spiegando pure che l’ambizione di questi giovani dovrebbe essere quella di restare in Calabria, nella propria terra, dove far valere le singole capacità. Alla manifestazione anche Francesco Azzarà, il volontario di Emergency recentemente liberato, dopo il rapimento in Darfur avvenuto lo scorso agosto. </p>
<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/%e2%80%98ndrangheta-don-panizza-invita-la-stampa-a-parlarne-di-piu/azzara-e-don-panizza/" rel="attachment wp-att-8874"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/azzarà-e-don-panizza-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-8874" /></a></p>
<p><strong>Francesco Azzarà ha definito questo tipo di iniziative come “atti concreti” grazie ai quali è possibile vincere la ‘ndrangheta.</strong> Non si è dimenticato poi di ringraziare tutte le persone che sono state vicino ai suoi familiari durante il suo rapimento. “Se hanno sofferto di meno – ha aggiunto il giovane calabrese – è stato anche grazie alla vostra vicinanza”. Poi ha proseguito la lunga marcia silenziosa per le vie della città. Una marcia che nasce dall’impegno di don Pino De Masi, che da 24 anni porta avanti l’iniziativa che si svolge ogni capodanno. “L’impegno per la giustizia e per la pace che si rinnova è l’unico – ha chiarito don De Masi – perché non c’è più tempo per perdere tempo. In una regione in cui stranamente nel suo dialetto non esiste un tempo futuro, c’è un tempo che invece va osato: è il nostro tempo. Questo in cui bisogna forzare l’aurora a nascere. Siamo qui a cantare la speranza in un mondo senza pace e in una terra dove la delinquenza organizzata, l’illegalità diffusa, i soprusi, rendono impossibile la vita delle persone. Siamo qui proprio per dare voce a quei giovani che vogliono uscire dalla rassegnazione”. In marcia anche il presidio di Libera e Valle del Marro, la cooperativa che lavora sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta. Tanti i cittadini che hanno preso parte alla manifestazione illuminando con le fiaccole accese per la pace e per la libertà dalle mafie, le strade di tutta la città. Perché la fiamma della speranza ancora non si è spenta nemmeno in Calabria, in una terra difficile dove la gente onesta cerca il riscatto, il cambiamento. E l’invito di don Pino è stato proprio questo: partecipare uniti al cambiamento, desiderarlo, fare di tutto per ottenerlo. <strong>Prima del corteo la messa del vescovo della diocesi di Oppido-Palmi, Luciano Bux, che ha richiamato i giovani alla “responsabilità”.</strong> “La pace – per mons. Bux – deve stare prima di tutto dentro di noi”. Il 2012 a Polistena è stato salutato così: con i colori della pace con i sorrisi della gente che non si piega alla mafia. Pochi i politici locali presenti. Forse non se la sono sentita di sfidare… il freddo pungente!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2012/01/%e2%80%98ndrangheta-don-panizza-invita-la-stampa-a-parlarne-di-piu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;imprenditore che non può più lavorare</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/limprenditore-che-non-puo-piu-lavorare/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/limprenditore-che-non-puo-piu-lavorare/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 15:33:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[collaboratori]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[testimoni di giustizia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8864</guid>
		<description><![CDATA[
(di Luca Rinaldi)
Secondo i dati dell&#8217;ultimo rapporto di SOS Impresa di Confesercenti ogni ora due imprese commerciali sul territorio nazionale chiudono a causa dell&#8217;usura. Un dato preoccupante che mostra come fare impresa oggi rimanga un miraggio. I condizionamenti delle mafie nelle imprese sono pesantissimi: dall&#8217;usura al racket, metodologie criminali che con il passare del tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/limprenditore-che-non-puo-piu-lavorare/pinomasciari/" rel="attachment wp-att-8865"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/pinomasciari.jpg" alt="" title="pinomasciari" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-8865" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
Secondo i dati dell&#8217;ultimo rapporto di <strong>SOS Impresa di Confesercenti </strong>ogni ora due imprese commerciali sul territorio nazionale chiudono a causa dell&#8217;usura. Un dato preoccupante che mostra come fare impresa oggi rimanga un miraggio. I condizionamenti delle mafie nelle imprese sono pesantissimi: dall&#8217;usura al racket, metodologie criminali che con il passare del tempo si sono ammodernate prendendo alla gola la classe imprenditoriale. I settori più colpiti sono l’edilizia e le attività commerciali. Scrive il Presidente Nazionale di Confesercenti Marco Venturi nell’introduzione del rapporto «in periodi di crisi, i soldi delle mafie, benché sporchi, fanno gola. Fanno gola a pezzi di finanza deviata, che offre riparo, riservatezza e professionalità nell’attività di riciclaggio. Fanno gola ad alcuni imprenditori senza scrupoli che pensano di realizzare facili business, fanno gola anche a pezzi, seppur limitati, del gotha imprenditoriale, persuasi che la strada della convivenza collusiva sia l’unica possibile per fare affari al Sud». Le modalità con cui le mafie  si avvicinano alle imprese sono sempre più efficaci: dalla classica “messa a posto”, per evitare di vedersi i mezzi sui cantieri bruciati e ricevere &#8216;protezione&#8217;, alle assunzioni e alle forniture imposte a prezzi fuori mercato, fino allo strozzo di piccole attività commerciali. Anno dopo anno le mafie si sono impossessate di una fetta consistente dell&#8217;economia nazionale, in particolare nel mondo delle imprese edili pubbliche e private. Le cronache degli ultimi anni dimostrano come anche al nord le imprese debbano fare i conti con le ingerenze della criminalità organizzata che arriva ad infiltrarsi e a colonizzare anche le commesse delle pubbliche amministrazioni, aggiudicandosi appalti al massimo ribasso grazie a materiali scadenti, manodopera in nero e imprenditori più o meno grandi a volte compiacenti.<br />
<strong>In Calabria</strong> la pressione della &#8216;ndrangheta sulle imprese e le infiltrazioni negli appalti sono all&#8217;ordine del giorno e chi non si assoggetta è oggetto di danneggiamenti e intimidazioni che spesso portano l&#8217;imprenditore minacciato a pagare il conto per “lavorare con serenità”, con la protezione degli &#8216;ndranghetisti del territorio.<br />
Giuseppe Masciari, per gli amici Pino, quando era imprenditore edile ha deciso di non piegarsi e denunciare, e agire  nel solco della legalità.<br />
Lo ha fatto venti anni fa quando nessuno parlava di ndrangheta, quando la ‘ndrangheta nessuno la conosceva.<br />
Pino Masciari, parte da molto lontano quando racconta la sua storia, dalla vecchia azienda del padre di cui si &#8216;innamora&#8217;, fino ad aprirne una propria. Giorno dopo giorno l&#8217;impresa edile di Masciari, da Serra San Bruno (VV), cresce e si espande anche all&#8217;estero e nella sola Calabria fa lavorare più di duecento persone iniziando a partecipare anche a commesse pubbliche. La ‘ndrangheta si presenta nei cantieri, chiedendo il 3% sulla commessa. A chiedergli il 6% su quelle commesse saranno anche uomini delle Istituzioni. Masciari non ci sta e denuncia, e denuncia quando di &#8216;ndrangheta si parlava troppo poco, l&#8217;associazionismo era inesistente e il legislatore nemmeno prevedeva che a far pervenire denunce sulla criminalità organizzata fosse un normale cittadino. Si legge agli atti della Commissione Parlamentare d&#8217;inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata: “Il Masciari racconta di aver riferito all’Autorità giudiziaria ed alle Forze dell&#8217;ordine delle intimidazioni e delle richieste estorsive ricevute, ricevendo in cambio solo consigli sull’opportunità di non esporsi con la denuncia dei fatti, per gli eccessivi rischi cui conseguentemente sarebbe stata esposta tutta la famiglia (il Masciari ed i suoi otto fratelli). A partire dal 1990, Masciari tentò di sottrarsi alle pretese dei politici, ma non tardarono ripercussioni con pregiudizievoli effetti di natura economica sulle sue aziende; gli stati di avanzamento dei lavori gli venivano pagati, infatti, con notevoli ritardi ed a ciò si aggiunsero le difficoltà frapposte dalle banche nella concessione del credito. Si rifiutò di corrispondere alle richieste estorsive avanzate dalla criminalità organizzata; ciò causò una lunga serie di conseguenze che giunsero a sconvolgere la vita dell&#8217;intera famiglia (furti, incendi, danneggiamenti a danno dei mezzi di lavoro, minacce personali, telefonate minatorie, colpi d’arma da fuoco, fino al ferimento del fratello, avvenuto nel mese di aprile del 1993)”.<br />
Nel 1994 Pino decide di licenziare gli ultimi 58 dipendenti e chiudere l&#8217;impresa. Denuncia al Comando della Stazione dei carabinieri di Serra San Bruno e va alla DDA di Catanzaro : fa nomi, cognomi e circostanze, incardinando processi, in cui Masciari si è sempre recato a testimoniare,  che hanno portato a decine di condanne per gli &#8216;ndranghetisti coinvolti  tra cui anche un alto magistrato ed ex consigliere di Stato condannato per concussione.<br />
<strong>La vita di Masciari non è più la stessa</strong> dopo le denunce e per l’ alto rischio di vita lui e la sua famiglia vengono inseriti in un programma di protezione e il 17 ottobre 1997  di notte fatti fuggire da Serra San Bruno con la moglie e i due figli piccoli. Oggi, a 52 anni, non ha più le sue imprese. Pino e la moglie Marisa non si perdono d’animo e scrivono un libro che è più di una testimonianza, “Organizzare il coraggio” è il titolo (ADD Editore), <
<perché il coraggio del singolo non è mai bastato>>.</p>
<p><strong>Dottor Masciari, per raccontare la sua storia dobbiamo tornare molto indietro, addirittura agli anni &#8216;80. Come è cominciato tutto?</strong></p>
<p>Fin da piccolo ho voluto seguire le orme di mio padre, innamorato del lavoro che svolgeva, e spesso dopo la scuola, lo andavo a trovare sui cantieri. Alla morte di mio padre ho iniziato a portare avanti l&#8217;azienda, fino ad arrivare a realizzare il sogno di avere una mia impresa edile e di essere un imprenditore conosciuto in tutta Italia. Così ho portato avanti la sua impresa come amministratore e parallelamente ho dato vita alla mia azienda, con cui ho iniziato a lavorare con la Pubblica Amministrazione. A quei tempi, metà anni &#8216;80, di criminalità organizzata si parlava poco, anzi non se ne parlava proprio.<br />
In pochi anni la mia azienda è cresciuta in dimensione e fatturato, e ho mantenuto continuamente aggiornati dal punto di vista professionale i miei dipendenti, dai contabili a chi lavorava nei cantieri. L&#8217;azienda continuava a crescere, e a un certo punto arrivò la ‘ndrangheta: è racket e mi rifiutai di pagare cercando lo Stato e le istituzioni per poter continuare a svolgere in libertà la mia attività imprenditoriale. E&#8217; l&#8217;articolo 41 della nostra Costituzione a sancire la libertà di iniziativa economica su tutto il territorio nazionale e dovrebbe essere cura dello Stato garantire una sicurezza.</p>
<p><strong>Ma a questo punto Pino Masciari non si è tirato indietro</strong></p>
<p>Non mi sono tirato indietro, ho iniziato a cercare le istituzioni e ho denunciato quanto mi accadeva all’Autorità Giudiziaria. Tutti mi dicevano che si rischiava la vita, perché le collusioni con questi signori che allora nemmeno venivano classificati come &#8216;ndranghetisti  erano molto forti. Tutto questo accadeva in un contesto territoriale in cui dominavano le faide, sanguinosissime in Calabria, e gli imprenditori erano terrorizzati da tutti quei morti.<br />
Non c&#8217;erano forme di prevenzione o di tutela per commercianti e imprenditori.<br />
Vede, con la caduta del muro di Berlino la &#8216;ndrangheta si trasforma: capisce anche che non può continuare a esporsi con i sequestri di persona che sono poco remunerativi e così fa il suo ingresso nel mercato globale. Lo Stato non è pronto a fronteggiare questa situazione  in quanto questa organizzazione è differente perchè silenziosa rispetto alle altre mafie.<br />
Appare solo dopo l&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti con cui la &#8216;ndrangheta fa un autentico favore a Cosa Nostra eliminando il magistrato che aveva in mano le sorti del maxiprocesso di Palermo.<br />
Io non ho mai pagato perché lo ritenevo e lo ritengo a tutt’oggi normale, anche solo per il rispetto che mio padre mi ha insegnato nei confronti della legge, nell&#8217;etica di fare impresa e della democrazia. E siccome abito in un Paese che “esporta” democrazia non accetto che nel mio paese si possa essere schiavi delle organizzazioni criminali. E&#8217; stata una scelta di libertà nel rispetto delle leggi, un atto che dovrebbe essere considerato normale.</p>
<p><strong>Dopo le denunce cosa succede?</strong></p>
<p>Dopo le denunce lo Stato inserisce me e la mia famiglia sotto protezione, lontano dalla Calabria. Oggi fortunatamente le cose sono cambiate: c’è più consapevolezza del fenomeno e lo Stato e la Società civile sono più preparati a raccogliere denunce di questo tipo e lasciano meno solo l&#8217;imprenditore che denuncia.<br />
Al tempo delle sue prime denunce non esistevano particolari tutele. Il legislatore aveva pensato ai pentiti, ai “collaboratori di giustizia”, ma non a chi avrebbe deciso di denunciare senza essere organico alle organizzazioni criminali, cioè i “testimoni di giustizia”<br />
Proprio così. Diciamo che quella prima legge sui collaboratori di giustizia fu un passo importante nel contrasto alla mafia.  Per  l’ imprenditore che denuncia però non c&#8217;era una legge, sia sotto il profilo della protezione che sotto quello lavorativo. Così fui costretto a scappare da Serra San Bruno e nel 1997 per la prima volta sentii parlare di Servizio Centrale di Protezione. Vennero a prenderci la notte del 17 ottobre del 1997 i carabinieri per trasferirci in una località segreta del nord Italia. Da quel momento, io, mia moglie e i miei figli siamo diventati &#8216;nessuno&#8217;. Per anni siamo stati solo ombre e persone senza alcun ruolo sociale familiare o altro , nascosti e seppelliti vivi. Poi con la legge 45 del 2001 si è cercato di istituire la figura del “testimone di giustizia”, che prima non esisteva.</p>
<p><strong>Da quel momento in poi inizia a vivere una vita che forse non aveva scelto</strong></p>
<p>No, quella dell&#8217;esiliato non era una vita scelta né da me, né da mia moglie che aveva uno studio dentistico. Da lì iniziamo a vivere una vita nascosta, senza poter mai comparire e quasi scordarsi il proprio nome e cognome, cosa che hanno dovuto fare anche i miei figli. Tutto per fare qualcosa che dovrebbe essere normale. Invece a nascondermi sono stato io, e non i mafiosi.<br />
E’ una sconfitta per lo Stato il fatto che io sia senza le mie aziende e non sia rientrato nel mercato dell’imprenditoria: essere privato del lavoro è come essere privato della vita.<br />
In questi anni sono stato anche privato degli affetti: pensi che i miei figli non hanno mai conosciuto né vissuto le famiglia di origine. Stare chiuso dentro casa per non farsi vedere, per essere al sicuro, non è vita, almeno non quella che avevo scelto io. Questo comporta isolamento sociale, abbandono, cose che uccidono una persona; perché vede, le persone non si uccidono solo con un colpo di pistola alla testa.<br />
Nascondere chi denuncia per non esporlo al pericolo non ha senso. Chi denuncia va esposto quale esempio da imitare e non nascosto e privato da ogni sua funzione e attività.</p>
<p><strong>Ora Pino Masciari è fuori dal programma speciale di protezione</strong></p>
<p>Si, dall&#8217;aprile 2010 io, mia moglie e i miei figli siamo fuori dal programma, anche se continuo a spostarmi con la scorta. Partecipo ai numerosissimi convegni e dibattiti cui sono invitato, da istituzioni, scuole,  università e associazioni, occasioni in cui la mia testimonianza di vita ha un ruolo fondamentale nella diffusione della cultura della legalità. Tali incontri sono coordinati dagli “Amici di Pino Masciari”, che animano e seguono quotidianamente e costantemente il blog www.pinomasciari.it e i miei spostamenti . Loro sono stati la mia vera risorsa , la mia scorta civile e sono persone meravigliose che si sono agglomerate intorno a me riconoscendosi nella mia battaglia a difesa dei valori di legalità e giustizia. Oggi io cerco di costruire giorno dopo giorno legalità.<br />
Oggi io, mia moglie e i miei figli abbiamo una nostra dimora e finalmente abbiamo potuto svuotare quegli scatoloni che ci siamo portati dietro in tutti questi lunghi anni durante i nostri spostamenti nelle località segrete, scatoloni che non avevamo mai aperto, quasi a voler difendere il ricordo di ciò che era prima la nostra vita fatta di passione per il lavoro e calore familiare.</p>
<p><strong>Ora anche gli imprenditori lombardi hanno il loro da fare per limitare le ingerenze della criminalità organizzata, senza poi parlare del piatto ricco di Expo2015</strong></p>
<p>Dice bene lei, è un film già visto: non c&#8217;entra solo Expo2015. Mi vengono in mente per esempio gli Arena di Isola Capo Rizzuto, che con le stesse modalità in cui operavano in Calabria, sono entrati anche nei cantieri di Milano e del nord Italia.<br />
Così in questi anni, mentre io ero tenuto nascosto, questi signori prosperavano accumulando ricchezze e radicandosi dappertutto come una malattia.<br />
Io dico questo agli imprenditori lombardi: al sud ci veniva imposto questo condizionamento, le leggi dell&#8217;antistato erano più forti di quelle dello Stato. Al nord forse non è ancora così.<br />
Oggi non ha più senso parlare di infiltrazioni, ma di radicamento e il radicamento avviene quando lo si permette.  Intanto l&#8217;economia si corrode e a questo punto la colpa è un po&#8217; di tutti noi e delle istituzioni che non hanno avuto la forza per ostacolare il fenomeno.</p>
<p><strong>Pino Masciari rifarebbe daccapo tutto quello che ha fatto, sapendo di dover perdere tutto?</strong></p>
<p>Io ogni giorno rifaccio quello che ho fatto. Ma non mi sento affatto straordinario per questo: credo fermamente di dover rispecchiare la normalità di questo Paese. Gli anormali sono quelli che pagano e quelli che vivono nell&#8217;illegalità e di illegalità. Però qualcosa funziona al contrario e allora le persone per bene vengono accantonate ed esiliate, come le migliaia di vittime di mafia che hanno scontato prima l&#8217;isolamento e poi l&#8217;abbattimento anche fisico. A questo punto mi viene quasi da dire che la parte buona dell&#8217;Italia si trova in minoranza e che la criminalità organizzata nel frattempo, accumulando ricchezze pressoché incalcolabili, può prendere il sopravvento sulla società civile.</p>
<p><strong>Lei e sua moglie Marisa avete scritto un libro dal titolo “Organizzare il coraggio”. Cosa vi ha spinto a raccontare la vostra storia?</strong></p>
<p>Inizialmente il libro non lo volevo scrivere, poi la rete degli “Amici di Pino Masciari”, in primis Davide Mattiello, autore de “La mossa del riccio” mi hanno convinto.  Vede ci sono stati momenti in cui probabilmente morire sarebbe stata la cosa più semplice da fare, vista la sofferenza, la paura e la tristezza che ho dovuto sopportare. Se non fossi andato avanti con ostinazione sarei stato uno sconfitto, e la stessa eredità di sconfitta  l’avrei lasciata ai miei figli. C&#8217;è stato un momento in cui ero a fondo del pozzo, ma poi gli amici di Pino Masciari in quel pozzo ci sono entrati e mi hanno tirato fuori anche chiedendomi di scrivere questo libro. Libro che riporta tutte le battaglie mie e della mia famiglia, sempre cercando il rispetto di leggi e istituzioni. E&#8217; una storia vera, raccontata per provare a far partire una rivoluzione culturale e non darsi per vinti. Se le mafie hanno saputo organizzarsi allora noi dobbiamo diventare Stato applicando le nostre leggi nel rispetto della nostra Costituzione. La speranza è che un giorno tutti riusciremo a essere normali in questo Paese, e io continuerò a fare quello che faccio per me, per i miei figli, che un domani saranno cittadini. In questa battaglia bisogna essere uniti, come lo è l&#8217;Italia nella sua Costituzione.<br />
(da Antimafia senza divisa)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/limprenditore-che-non-puo-piu-lavorare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Antimafia per arte o per mestiere</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/antimafia-per-arte-o-per-mestiere/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/antimafia-per-arte-o-per-mestiere/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 08:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Beni confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[Museo]]></category>
		<category><![CDATA[regione Calabria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8852</guid>
		<description><![CDATA[
Quest’anno in Calabria per le feste natalizie si sono prodotti regali piuttosto bizzarri. L’idea è arrivata direttamente dal presidente dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, Salvatore Magarò, che infischiandosene dei classici torroncini, ha pensato bene d’inventarsi come regalo di Natale un rimedio contro la ‘ndrangheta: il cioccolatino ’anti’ndrina’ 
All’esterno il prodotto si presenta come una scatola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/antimafia-per-arte-o-per-mestiere/museo-ndrangheta/" rel="attachment wp-att-8853"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/museo-ndrangheta-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" class="alignnone size-medium wp-image-8853" /></a></p>
<p><strong>Quest’anno in Calabria per le feste natalizie si sono prodotti regali piuttosto bizzarri</strong>. L’idea è arrivata direttamente dal presidente dell<strong>’Agenzia nazionale dei beni confiscati,</strong> Salvatore Magarò, che infischiandosene dei classici torroncini, ha pensato bene d’inventarsi come regalo di Natale un rimedio contro la ‘ndrangheta:<strong> il cioccolatino ’anti’ndrina’ </strong><br />
All’esterno il prodotto si presenta come una scatola di aspirine ma, in realtà, sulla confezione c’è scritto ’anti ‘ndrina’ e all’interno ci sono i cioccolatini al posto dei farmaci. Le scatole sono state distribuite da Magarò come gadget di Natale. E all’interno della confezione, come in ogni farmaco che si rispetti, <strong>portano tanto di foglietto illustrativo: “La malattia – si legge –si manifesta come un cancro che aggredisce le cellule della società civile. L’origine della trasmissione della malattia sono protette da una coltre di omertà, per questo è necessaria una terapia d’urto”.</strong> Inoltre, andando avanti nella lettura, alla voce “principio attivo” è scritto: “antivirale, inibisce la moltiplicazione di molti tipi di virus, tra cui quello della ‘ndrangheta, della mafia, della camorra, della Sacra corona unita”. Dosi consigliate da Magarò, una o più pastiglie al giorno, tanto col cioccolato gli effetti collaterali sono pochi.<br />
“Quest’anno mi è venuto in mente di realizzare questa scatola in favore della legalità – ha detto Magarò commentando la sua iniziativa – se la Regione riterrà significativa questa mia idea non è escluso che la scatola si potrà distribuire anche in tutte le scuole calabresi”.<br />
Certo la ‘ndrangheta, nonostante la massiccia dose di cioccolatini e scatole ‘anti ‘ndrina distribuite, poco dovrà temere per i suoi affari, che continueranno anche se la gente nel 2012 dovesse mangiare più cioccolata. In questo caso, almeno, non si è speso tanto per contrastare la criminalità organizzata.<br />
Tanto, invece, si è speso e si spende per finanziare il Museo della ‘ndrangheta. La Provincia di Reggio Calabria, infatti, ha versato (e forse continuerà a farlo) più di 200 mila euro l’anno per mantenere in vita il Museo. E i fini per cui nasce un Museo della ‘ndrangheta in una regione piegata dalla criminalità organizzata sono nobilissimi. Ci si occupa infatti di ricerca, analisi, attività e programmazione del territorio, <strong>&#8220;con il fine di realizzare una conoscenza oggettiva della mentalità diffusa su cui l’elemento criminalità organizzata attecchisce</strong>. L’obiettivo è fare i conti in maniera razionale e cosciente e intervenire sulla trasmissione di valori che informino le nuove generazioni, agendo sui processi di inculturazione diretta e indiretta&#8221;.<br />
<strong>Il Museo ha sede in una villa confiscata alla criminalità organizzata a Reggio Calabria,ristrutturata nel 2006 con una somma di 125 mila euro.</strong> Il progetto per la costituzione di un museo utile soprattutto a chi si occupa dello studio e alla ricerca del fenomeno mafioso, nasce nel 2009, con un protocollo d’intesa firmato in prefettura dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune, dalla cattedra di etnologia dell’Università. La Sapienza di Roma e dalla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria. <strong>Certo all’epoca della costituzione non si è discusso circa i costi del Museo. Semplicemente alla ‘ndrangheta si è deciso di rispondere con la cultura della legalità per conoscere davvero il problema mafioso e combatterlo con gli strumenti giusti. </strong><br />
Fra le sue attività principali, gli incontri con le scuole, la ricerca di documenti sulla mafia, alcune pubblicazioni, nate anche dalla collaborazione con le scuole che aderiscono al progetto come ’A mani libere’ e ’Vincere la ‘ndrangheta’.<br />
<strong>Da nessuna parte però vi è scritto quanto costa ai calabresi il Museo e quali sono stati i risultati conseguiti</strong>. Sul sito si trovano solo le indicazioni su come fare una ’donazione’, invito indirizzato a chi vuole sostenere economicamente le attività del Museo. A sollevare per primo la polemica sull’utilità di un centro di studi, meglio conosciuto come Museo della ‘ndrangheta, è stato l’assessore provinciale, Eduardo Lamberti Castronuovo.<strong> La polemica ha riguardato i professionisti dell’Antimafia di sciasciana memoria. Quelli che, per dirla come lo scrittore appunto, fanno antimafia per professione e non per portare avanti una causa. </strong><br />
Un centro di studi sulla ‘ndrangheta dovrebbe essere composto da chi nella vita ha studiato e continua a studiare, con metodi scientifici, la mafia nella sua evoluzione storica, nelle sue manifestazioni e nel suo ruolo all’interno della società. Così è solo in parte. <strong>Nella sezione dei contatti del Museo, come si evince dal sito, c’è anche il nome dell’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, ma non compare né il suo indirizzo di posta né un suo contatto telefonico, differentemente da tutti gli altri. Per il Museo, il primo passo per combattere la ‘ndrangheta è &#8220;nominarla&#8221;. E il secondo?</strong><br />
(pubblicato su www.lindro.it)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/antimafia-per-arte-o-per-mestiere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La ‘ndrangheta colpisce don Panizza</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/la-%e2%80%98ndrangheta-colpisce-don-panizza/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/la-%e2%80%98ndrangheta-colpisce-don-panizza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 05:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Don Giacomo Panizza]]></category>
		<category><![CDATA[Don Luigi Ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8840</guid>
		<description><![CDATA[
La ‘ndrangheta comunica anche con le intimidazioni. Quella ai danni della comunità “Progetto Sud” a Lamezia Terme, è un chiaro messaggio di stampo mafioso. Don Giacomo Panizza, sacerdote antimafia, questo lo sa bene ma ha scelto di andare comunque avanti per la sua strada, convinto che non bisogna piegarsi allo strapotere dei boss. La notte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/la-%e2%80%98ndrangheta-colpisce-don-panizza/attentatodongiacomo/" rel="attachment wp-att-8841"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/attentatodongiacomo.jpg" alt="" width="194" height="260" class="alignnone size-full wp-image-8841" /></a></p>
<p><strong>La ‘ndrangheta comunica anche con le intimidazion</strong>i. Quella ai danni della comunità “Progetto Sud” a Lamezia Terme, è un chiaro messaggio di stampo mafioso. Don Giacomo Panizza, sacerdote antimafia, questo lo sa bene ma ha scelto di andare comunque avanti per la sua strada, convinto che non bisogna piegarsi allo strapotere dei boss. La notte di Natale è stato fatto esplodere un ordigno al centro Luna Rossa, luogo dove opera la comunità coordinata da don Panizza. L’immobile, tutto sommato, ha subito lievi danni. Segno che non si voleva colpire nessuno, almeno non fisicamente. Probabilmente si voleva lanciare un messaggio di sfida contro una comunità che lavora in un palazzo confiscato alla ‘ndrangheta, alla cosca Torcasio.<br />
<strong>Perché ai boss non va giù che si parli di legalità.</strong> I mafiosi, o chi si comporta da mafioso, non sopporta che qualcuno abbia consensi più di loro. E il lavoro che don Panizza sta facendo va in questa direzione. Nella direzione dell’aggregazione, dell’aiuto, del sostegno, della solidarietà ma, soprattutto, della legalità. Non è la prima volta che il Progetto Sud e don Panizza subiscono intimidazioni. Col centro Luna Rossa si lavora a fianco dei minori stranieri che rimangono senza famiglia. La struttura colpita ospita inoltre la sede regionale della Fish (federazione italiana superamento handicap) presieduta da Nunzia Coppadè.<br />
<strong>Tutto è avvenuto la notte di Natale</strong>. Oltre che turbare i giovani di don Panizza, l’intimidazione ha sconvolto pure il mondo Cristiano che si apprestava a festeggiare la ricorrenza religiosa. Non ha badato a questo chi ha colpito. Magari scegliendo un giorno simbolico per la Chiesa, proprio per mostrare ancora di più che non si obbedisce ad altra legge che a quella della mafia.<br />
Per il testimone di giustizia <strong>Pino Masciar</strong>i, l’attentato “è una offesa alla Calabria onesta e all’Italia intera. Salutare con la violenza la nascita di Cristo – per l’imprenditore vessato dalle cosche – è un atto di barbarie che non può essere ignorato né tollerato. C’è bisogno di sostenere don Giacomo”. Il sindaco della città, <strong>Gianni Speranza</strong>, esaminando alcuni avvenimenti di stampo mafioso che hanno interessato Lamezia negli ultimi tempi, ha chiesto da una parte “attenzione massima delle forze dell’ordine” e dall’altra parte £chiediamo ai cittadini di reagire e collaborare altrimenti, in futuro, potrebbero rischiare di essere direttamente coinvolti”. Anche il numero uno di Libera, <strong>don Luigi Ciotti è intervenuto a nome di tutti gli aderenti all’associazione “contro le mafie” chiarendo che “toccare quella realtà significa toccare tutti noi”.</strong> “A nome delle 1600 associazioni della rete di Libera – ha detto don Ciotti – esprimiamo la nostra vicinanza e richiamiamo alla corresponsabilità di tutti davanti all’intimidazione compiuta a Lamezia Terme”.<br />
Don Panizza è l’uomo di chiesa che lavora con i disabili e con i giovani stranieri scappati dalle guerre nei loro paesi d’origine, dalla fame e in cerca di un futuro migliore. Un palazzo a tre piani pieno di legalità in una zona dove le famiglie di mafia negli ultimi tempi si stanno facendo la guerra, a colpi di attentati, omicidi, sparatorie in pieno giorno. Ed ecco che di fronte a ciò il progetto di legalità che il sacerdote porta avanti da 30 anni a Lamezia rappresenta un ostacolo.<br />
Oggi è necessario, soprattutto alla luce di ciò che è avvenuto, che don Panizza non venga lasciato da solo. <strong>C’è bisogno che le istituzioni, le associazioni, i cittadini siano vicini a quest’uomo per contribuire al cambiamento.</strong> Perché solo così si può costruire uno scudo contro la ‘ndrangheta, diversamente tonerà a colpire ancora altre persone, altri cittadini colpevoli solo d’essere liberi. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/la-%e2%80%98ndrangheta-colpisce-don-panizza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ma a Milano, signora ministro, la mafia non è solo quella &#8216;pulita&#8217; e non tutti parlano</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/ma-a-milano-signora-ministro-la-mafia-non-e-solo-quella-pulita-e-non-tutti-parlano/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/ma-a-milano-signora-ministro-la-mafia-non-e-solo-quella-pulita-e-non-tutti-parlano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia Beni Confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro cancellieri]]></category>
		<category><![CDATA[Omertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8785</guid>
		<description><![CDATA[
(di Luca Rinaldi)
Ieri mattina il ministro dell&#8217;Interno Annamaria Cancellieri è stata a Milano per inaugurare la seconda sede dell&#8217;Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità, in via Moscova 47. La prima è di stanza a Reggio Calabria, con poco personale e impressionanti carichi di lavoro che i dipendenti faticano a smaltire. Ma questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/ma-a-milano-signora-ministro-la-mafia-non-e-solo-quella-pulita-e-non-tutti-parlano/cancellieri-milano/" rel="attachment wp-att-8786"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/Cancellieri-Milano.png" alt="" title="Cancellieri-Milano" width="260" height="225" class="alignleft size-full wp-image-8786" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
Ieri mattina il ministro dell&#8217;Interno Annamaria Cancellieri è stata a Milano per inaugurare la seconda sede dell&#8217;Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità, in via Moscova 47. La prima è di stanza a Reggio Calabria, con poco personale e impressionanti carichi di lavoro che i dipendenti faticano a smaltire. Ma questo è un altro discorso. <strong>Come è un altro discorso la valenza forse simbolica di aprire una sede dell&#8217;Agenzia a Milano, cuore della Lombardia, regione al quinto posto per immobili sequestrati e al terzo per numero di aziende tolte dalla gestione della criminalità organizzata</strong>. La sede dell&#8217;agenzia milanese è all&#8217;interno di uno degli appartamenti confiscati al &#8216;re delle bonifiche&#8217; Giuseppe Grossi, protagonista nell&#8217;inchiesta sulle bonifiche nel quartiere Santa Giulia. Sempre per l&#8217;occasione una villetta di tre piani confiscata a un boss della ‘ndrangheta arrestato nel corso dell&#8217;operazione &#8220;La notte dei fiori di San Vito&#8221;, tra le prime operazione contro la &#8216;ndrangheta al nord. L&#8217;immobile, situato a Rescaldina è stato destinato come residenza temporanea per i genitori di bambini in cura all&#8217;ospedale Buzzi</p>
<p>Tuttavia al di là dei dati, importantissimi e che su questo blog abbiamo analizzato più volte, anche in modo dettagliato, e dei simboli, arrivano in giornata le dichiarazioni del ministro con cui, onestamente e avendo letto di qualche interrogatorio e ascoltato qualche processo, mi permetto di dissentire.<strong> &#8220;La domanda va posta nei termini giusti: se intendiamo come mafia la cultura mafiosa o lo sfruttamento del territorio per lo sviluppo del capitale. Come cultura omertosa a Milano non c’è la mafia&#8221;, dice il ministro ex prefetto di ferro.</strong><br />
&#8220;Non c’è la mafia &#8211; ha proseguito Cancellieri &#8211; nel senso che i cittadini milanesi sono assolutamente consapevoli del loro diritto di cittadini e non soggiacciono alle prevaricazioni e denunciano, c’è una forte capacità di reazione. Non c’è la cultura di una popolazione assuefatta a fenomeni che purtroppo in altre zone del territorio hanno anche storie diverse. Sotto il profilo dell’omertà e della diffusione del controllo minuzioso del territorio, a Milano non c’è. A Milano c’è invece, come in altre parti ricche del Paese e d’Europa, perché il fenomeno non si ferma qui, si sta sviluppando anche in altri Paesi europei, un fenomeno di utilizzo del denaro conquistato dalla mafia per gli investimenti. E naturalmente questi sono territori meravigliosi, appetibili, dove c’è ricchezza e capacità di produrre, e in questo senso c’è un problema. Io distinguerei, sono temi che vanno chiariti bene&#8221;.</p>
<p><strong>Secondo il ministro quindi c&#8217;è un problema di soli investimenti dei capitali criminali. Verità questa inconfutabile, ma non isolata.</strong> Anzi, Cancellieri parla espressamente di cultura omertosa, a suo avviso assente. Qui è sufficiente andarsi a recuperare la requisitoria del pm Alessandra Dolci nel corso del rito abbreviato del processo &#8220;Infinito&#8221;, che ha portato poche settimane fa alla condanna di 110 persone, oppure alcuni verbali di interrogatorio, per capire il clima che si respira.</p>
<p><strong>Facciamo ancora un passo indietro. Partiamo dal controllo del territorio. Esiste, ci sono le locali di &#8216;ndrangheta, cioè cellule strutturate sul territorio. Che fanno?</strong> Controllano il territorio con l&#8217;intimidazione e laddove non intimidiscono pochi sono i cittadini che parlano, perchè anche in alcune zone dell&#8217;hinterland milanese il territorio e della stessa Milano il territorio sfugge dalle mani dello stato. Basti pensare agli omicidi di mafia che si sono consumati in Lombardia negli ultimi anni e un episodio che, sempre parlando di controllo del territorio, rimanda al ferimento di un cittadino albanese da parte del boss Alessandro Manno, imputato che alla conclusione del processo &#8220;Infinito&#8221; in abbreviato a ricevuto la condanna più pesante a 16 anni di reclusione. Le indagini avevano appurato che Manno fosse colpevole del ferimento con armi da fuoco di un cittadino albanese in Pioltello (MI) proprio davanti alla stazione ferroviaria. Questi all&#8217;arrivo della polizia riferisce che &#8220;sono stati i calabresi&#8221;, salvo poi negare davanti all&#8217;Autorità Giudiziaria. Inoltre, poche ore dopo, viene captata una intercettazione in cui gli stessi appartenenti alla locale di Pioltello, sanno che anche chi ha visto non dirà nulla, perché &#8220;hanno paura tutti in questo paese&#8221;.</p>
<p>Episodi simili, con minacce, intimidazioni e pestaggi, capitano nei cantieri milanesi e in alcune attività commerciali. Episodi pesantissimi, raccontati in presa diretta dalle indagini, ma niente denunce. Chi ha parlato, ha parlato solo dopo gli arresti, e alcuni al momento della convalida del verbale si sono rifiutati di firmare le dichiarazioni. Senza poi contare chi volgeva a proprio favore la &#8216;protezione&#8217; del clan per espellere i concorrenti dal mercato, cedendo quote in appalti e subappalti alle stesse aziende della &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Proprio perché la denuncia è sempre un passo difficile, certamente non solo a Reggio Calabria o Palermo, ma sempre di più anche a Milano, dire che la mafia in quanto cultura omertosa non esiste, non solo restituisce un&#8217;immagine poco veritiera del fenomeno sul territorio, ma distoglie anche l&#8217;attenzione da alcuni problemi di fondamentale importanza nel contrasto alla mafia.</p>
<p>Più volte per altro gli inquirenti si sono spesi nel far notare la scarsa propensione di certa imprenditoria lombarda rampante nel prendere le distanze da certi rapporti imbarazzanti con gli emissari della mafia, arrivando non solo a un problema di tipo etico, ma sempre più spesso giudiziario. Un&#8217;altra donna di ferro, Ilda Boccassini, non si è mai tirata indietro nel fotografare una situazione in cui a fronte delle intimidazioni gli imprenditori che denunciano e rifiutano gli affari della mafia, sono una parte a dir poco irrisoria. Ci sono anche coloro che lavorano nella legalità e questo è innegabile, ma far passare il problema mafia a Milano come un problema di soli investimenti, magari con la retorica della cosiddetta &#8220;mafia pulita&#8221; è probabilmente una forzatura.</p>
<p><strong>La ministro a margine dell&#8217;inaugurazione esorta la classe imprenditoriale a &#8220;reagire, reagire, reagire&#8221;. Un appello legittimo, che ci si augura, verrà seguito passo passo dalle autorità competenti, sul territorio nazionale, perché oggi le mafie non si battono solo a Roma, ma su ogni singolo territorio, dove la potenza delle mafie entra più facilmente nel tessuto sociale.</strong>(pubblicato su www.lucarinaldiblogspot.com)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/ma-a-milano-signora-ministro-la-mafia-non-e-solo-quella-pulita-e-non-tutti-parlano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La guerra dimenticata ai confini del Texas</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/la-guerra-dimenticata-ai-confini-del-texas/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/la-guerra-dimenticata-ai-confini-del-texas/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 10:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[narcotraffico]]></category>
		<category><![CDATA[Texas]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8721</guid>
		<description><![CDATA[
(di Luca Rinaldi)
I fondatori sono quasi tutti ex militari, e dalla loro base al confine col Texas tentano di prendersi tutto il Messico, partendo da nord. Sono i narcotrafficanti dei Los Zetas, già in contatti con la &#8216;ndrangheta calabrese, come testimoniano alcune inchieste delle Procure italiane, che negli ultimi quattro anni hanno fatto 40mila vittime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/la-guerra-dimenticata-ai-confini-del-texas/300px-mexican_drug_cartels_2008/" rel="attachment wp-att-8722"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/300px-Mexican_drug_cartels_2008.jpg" alt="" title="300px-Mexican_drug_cartels_2008" width="300" height="225" class="alignleft size-full wp-image-8722" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>I fondatori sono quasi tutti ex militari</strong>, e dalla loro base al confine col Texas tentano di prendersi tutto il Messico, partendo da nord. <strong>Sono i narcotrafficanti dei Los Zetas</strong>, già in contatti con la &#8216;ndrangheta calabrese, come testimoniano alcune inchieste delle Procure italiane, che negli ultimi quattro anni hanno fatto 40mila vittime e hanno fatto perdere le tracce di circa 10mila persone.</p>
<p>Una guerra dimenticata fatta di ex militari travestiti da narcotrafficanti, ragazzi figli del disagio che per il guadagno facile preferiscono la via dello spaccio di sostanze stupefacenti e illegali, ma fatta anche di collusioni con la stessa polizia e la politica.</p>
<p><strong>Lunedì hanno arrestato uno dei &#8220;re&#8221; dell&#8217;organizzazione</strong>, ne ho documentato l&#8217;arresto e approfondito la storia su Linkiesta. Raul Lucio Hernandez Lechuga, meglio conosciuto come El Lucky (Il Fortunato) è stato fermato e trovato in possesso di un autentico arsenale da guerra. Una guerra che sta lasciando sul campo militari, narcotrafficanti, ma anche tanti innocenti, principalmente coloro che questa rete, che spadroneggia dal Messico al resto del mondo, vorrebbero smantellarla.</p>
<p>Una guerra civile di cui si parla poco, ma che, purtroppo, riguarda anche il nostro Paese, uno degli approdi fondamentali del narcotraffico internazionale e tra le prime piazze per lo spaccio di sostanze stupefacenti. E, volenti o nolenti, la storia del cosiddetto &#8220;utilizzatore finale&#8221;, vale per tutti. <strong>Ogni giorno il provento del narcotraffico è la prima voce nei bilanci delle holding mondiali del crimine.</strong><br />
Ogni mattina anche io mi sveglio e penso alla possibilità di una legalizzazione, anche per scopi medici. Finchè questa non arriverà, e le droghe, anche leggere, rimarranno illegali, tutti gli acquirenti non faranno che finanziare le holding criminali. Questo non significa che, come ho trovato scritto su un forum che riprendeva un mio articolo, con tanto di minacce annesse, &#8220;chi fuma i cannoni è mafioso&#8221;, ma che &#8220;chi fuma i cannoni&#8221;, si fa complice di un fatturato criminale.</p>
<p>Sarebbe infatti ora che anche le parti politice, nel nostro Paese e non solo, andassero a discutere seriamente di questi temi e di <strong>come togliere terreno alle organizzazioni criminali che su narcotraffico e prostituzione fanno affari d&#8217;oro.</strong>(da lucarinaldi.blogspot.com)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/la-guerra-dimenticata-ai-confini-del-texas/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mafia, sciolto il Comune di Nardodipace</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/mafia-sciolto-il-comune-di-nardodipace/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/mafia-sciolto-il-comune-di-nardodipace/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 07:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Maria Cancellieri]]></category>
		<category><![CDATA[Nardodipace]]></category>
		<category><![CDATA[scioglimento comune]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Campanella]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8692</guid>
		<description><![CDATA[
È stato sciolto, dopo tre anni di lavoro della commissione d’accesso, il Consiglio comunale di Nardodipace, in provincia di Vibo Valentia. La decisione è stata presa dal Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Il paese più povero d’Italia, così come spiega il giornalista Enrico Fierro nel libro Malitalia, “ci sono paesi che devi conoscere se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/mafia-sciolto-il-comune-di-nardodipace/nardodipace/" rel="attachment wp-att-8693"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/nardodipace.jpg" alt="" width="297" height="170" class="alignnone size-full wp-image-8693" /></a></p>
<p><strong>È stato sciolto, dopo tre anni di lavoro della commissione d’accesso, il Consiglio comunale di Nardo</strong>dipace, in provincia di Vibo Valentia. La decisione è stata presa dal Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Il paese più povero d’Italia, così come spiega il giornalista <strong>Enrico Fierro nel libro Malitalia, “ci sono paesi che devi conoscere se vuoi conoscere la mafia”.</strong> E questo è l’esempio di Nardodipace, un centro di 1419 abitanti, a 1100 metri sul livello del mare:<strong> “bisognava arrampicarsi lassù per capire la mafia calabrese, la ‘ndrangheta”, ci dice Fierro. Per capire di cosa si parla per lo scrittore “ci devi andare” in questi posti, “devi osservare la vita della gente” perché “anche gli odori ti aiutano a farti una idea”.</strong> La ‘ndrangheta è “quel mostro che ti avvinghia alle gambe e ti trascina sempre più giù, nel suo  Medioevo oscuro fatto di violenze, soprusi, cultura del “machitelofafare”, qui comandiamo  solo noi”. Un Medioevo “moderno”: “ i soldi della droga, la speculazione, le guerre e i  morti, gli incestuosi rapporti tra la politica e le istituzioni, tra mafiosi e massoni”. A pochi chilometri c’è Stilo, dove nacque 400 anni fa il frate domenicano Tommaso Campanella, il filosofo de  ‘La città del sole’, il sogno, la “rinnovazione del secolo”, laddove “non esistono servi e padroni, ricchi e poveri, dominatori e dominati” . Ma la ‘ndrangheta quei sogni li ha distrutti e si è insinuata in ogni cosa.<br />
Più piccoli sono i comuni calabresi, meno sfuggono al controllo prepotente dei boss, che decidono chi votare e fare vincere alle elezioni, che condizionano il voto, perché così gli conviene, fregandosene dello sviluppo e del futuro dei giovani. Tanto nei paesi di mafia il futuro è dei mafiosi se non vi sono forti azioni di contrasto all’organizzazione criminale. Più piccoli sono i comuni più forte è il silenzio, l’omertà. La paura di parlare, di denunciare i soprusi, di ribellarsi alla cultura mafiosa. Un mondo ancora antico e tanto lontano dall’epoca moderna, la realtà di questi piccoli centri ancora ricchi di tradizioni popolari e folklore.<br />
Oggi non resta che una considerazione: ci sono voluti ben tre anni per sciogliere il Comune di Nardodipace. <strong>Già due anni fa i primi tentativi di scioglimento, ma nulla da fare. Altre indagini che hanno portato oggi il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, a questa decisione. “In considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali – si legge in una nota della Presidenza del Consiglio – è stato sciolto il Consiglio comunale di Nardodipace (Vibo Valentia); nella medesima provincia e per gli stessi fini è stato prorogato lo scioglimento del Consiglio comunale di Nicotera”.</strong>Va ricordato che la commissione d’accesso fu disposta nel settembre del 2008 dall’allora prefetto di Vibo Valentia, Ennio Mario Sodano, per presunte infiltrazioni mafiose nel Comune a seguito di una inchiesta della Procura antimafia di Catanzaro.<br />
Per ben due volte i lavori della commissione sono stati prorogati e si sono conclusi con una relazione al Prefetto di Vibo Valentia con il quale si chiedeva lo scioglimento del Consiglio comunale. La commissione si era concentrata principalmente su alcune pratiche approvate e su esponenti dell’ amministrazione comunale.<br />
Ma il provvedimento ha tardato a vedere la luce, tanto che in questi anni numerose sono state le interrogazioni parlamentari al Ministro dell’Interno. <strong>E solo oggi lo scioglimento.</strong> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/mafia-sciolto-il-comune-di-nardodipace/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>‘Ndrangheta, “Tutto in famiglia”</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/%e2%80%98ndrangheta-%e2%80%9ctutto-in-famiglia%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/%e2%80%98ndrangheta-%e2%80%9ctutto-in-famiglia%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 19:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA['ndrine]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Pignatone]]></category>
		<category><![CDATA[locale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8684</guid>
		<description><![CDATA[
Ventuno provvedimenti di fermo di indiziato di delitto emessi dal Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria e cinque ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Palmi per detenzione e spaccio di stupefacenti. Con l’operazione “tutto in famiglia” è stato inferto un duro colpo alla cosca dei Maio di San Martino di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/%e2%80%98ndrangheta-%e2%80%9ctutto-in-famiglia%e2%80%9d/immagine1/" rel="attachment wp-att-8685"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/Immagine1-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" class="alignnone size-medium wp-image-8685" /></a></p>
<p><strong>Ventuno provvedimenti di fermo di indiziato di delitto emessi dal Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria e cinque ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Palmi per detenzione e spaccio di stupefacenti. Con l’operazione “tutto in famiglia” è stato inferto un duro colpo alla cosca dei Maio di San Martino di Taurianova. </strong>Le indagini – così come spiegato stamattina nella conferenza stampa a cui hanno partecipato il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, il procuratore aggiunto Michele Prestipino, il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo, il comandante provinciale dei carabinieri Pasquale Angelosanto e il capitano della Compagnia dei carabinieri di Gioia Tauro, Ivan Boacchia – sono partite nel 2010, in seguito all’arresto di un pregiudicato di Rizziconi, trovato con 23 Kg di marijuana.<br />
L’operazione ha consentito agli investigatori di fare ulteriore luce sulla struttura della ‘ndrangheta, sugli organi di vertice e sulle varie articolazioni territoriali. Altro importante elemento è quello linguistico, così come emerge dalle intercettazioni telefoniche e soprattutto ambientali che hanno documentato il gergo usato dai membri della cosca, utile a farsi capire tra di loro, ricco di allusioni e allegorie. Alle estorsioni e all’usura, gli indagati contrappongono un linguaggio e delle modalità di controllo del territorio vecchie quanto la storia della mafia.<br />
<strong>Gli approfondimenti investigativi condotti dalla Direzione antimafia di Reggio Calabra hanno inoltre permesso di individuare un sodalizio dedito allo spaccio di stupefacenti e di accertare l’esistenza e l’operatività di una cosca della ‘ndrangheta dedita anche alle estorsioni nei confronti di imprenditori e commercianti locali</strong>.<br />
Secondo quanto emerso dalle indagini, in particolare, nel territorio di San Martino di Taurianova, esiste una “Locale” della ‘ndrangheta, costituita in “Società”, con una “Società Maggiore e una Società Minore. Nell’organizzazione criminale si entra solo ed esclusivamente attraverso un rituale di affiliazione denominato “Battesimo”, che rappresenta il primo momento d’incontro di un nuovo Picciotto con il resto della Società. Attraverso una serie di azioni meritorie è possibile risalire i gradi della gerarchia ‘ndranghetistica.<br />
L’operazione in questione dimostra che lo schema organizzativo vigente nell’associazione criminale, ripete nei suoi capisaldi strutturali la genealogia della famiglia Maio, cui sono aggiunti altri soggetti estranei al nucleo familiare. <em><strong>È stato dunque dimostrato che Michele Maio, occupa il ruolo di “Capo Società”,che  il ruolo di vertice; Giuseppe Panuccio riveste quello di “Capo ‘Ndrina”; Gaetano Merlino ha invece la carica di “Capo Crimine”; mentre Natale Feo ha la carica di “Contabile”. Michele Maio e Gaetano Merlino costituiscono la “Copiata” di San Martino. Fanno inoltre parte della cosca gli altri indagati: Pasquale Hanaman, Michele Hanaman, Francesco Hanaman classe ’90, Francesco Hanaman classe ’85, Carmelo Hanaman classe ’90, Pasquale Maio del ’77, Antonino Maio, Domenico Maio del ’92, Francesco Giuseppe Maio, Stefano Nava, Vincenzo Lamanna, Vincenzo Messina, Domenico Cianci, Pasquale Garreffa, Cosimo Tassone e Teresa Primerano. </strong></em>La cosca operava anche con azioni intimidatorie nei confronti delle proprie vittime. L’estorsione era rivolta a imprese aggiudicatarie di lavori pubblici, che avevano l’obbligo di dare delle “mazzette” alla cosca, il cui importo è pari a 2-3 per cento del valore complessivo dell’appalto; produttori di arance e proprietari di terreni agricoli. Sono stati sequestrati nell’operazione diversi beni e un bar a Taurianova.<br />
Dopo l’operazione “Crimine”, sono emersi i ruoli all’interno dell’organizzazione criminale e l’esistenza della “Provincia”, quale organismo unitario sovraordinato alle singole “Locali”. In realtà, il processo di unificazione della ‘ndrangheta, verso un modello unitario molto più simile a Cosa nostra siciliana, ha inizio con il famoso summit di Montalto nel ’69, quando gli ‘ndranghetisti cambiarono per la prima volta l’abituale sede delle riunioni annuali, presso il santuario della Madonna di Polsi, nel comune di San Luca, per incontrarsi in un luogo meno esposto a sorprese da parte dei militari. In quella occasione si fecero spazio le “nuove leve” della ‘ndrangheta che rinnovarono gli affari della “Onorata società” e, solo in parte, la sua struttura. Dato che l’organizzazione è ancora basata sulle singole ‘ndrine. Con la più recente operazione “Armonia” è stata invece accertata l’esistenza di più “Mandamenti”, ovvero l’esistenza di tre macroaree: quella jonica, quella tirrenica e quella di Reggio centro.<br />
Nell’ordinanza dell’operazione “tutto in famiglia” emerge un dialogo che si basa proprio sull’assegnazione delle cariche e sulla difficoltà di raggiungere gradi più elevati, quasi come se non si rispettasse in pieno la famiglia stretta e si allargasse l’organizzazione a nuovi adepti, che hanno incontrato più tardi la ‘ndrangheta. La conversazione del 21 febbraio 2011 avviene fra Pasquale Hanoman e Pasquale Maio e Nino (quest’ultimo ancora in fase di identificazione):<br />
<em><strong>Nino: Metti in caso, metti in caso che mi dice a me in quel modo, abbiamo fatto a Cianci, c’è Dio che mi fa…, Inc..<br />
Maio: Santo glielo ha fatto.<br />
Hanoman: Cosa devo dirgli?<br />
Maio: Glielo puoi dire che sono andato pure io, glielo puoi dire, non è che non puoi dirlo a me… io ero a lavoro e mi ha chiamato  Maurizio che mi ha detto esci nella strada…-<br />
Hanoman: Inc…Maurizio e Stefano<br />
Maio: …Sono uscito in strada ed erano con la macchinetta<br />
Hanoman: Maurizio chi? Il liscio?<br />
Nino: U rusticu<br />
Così continua la conversazione che inizia con le parole di Maio: Vedi perché mi gonfiano i coglioni a me? Vedi che mi gonfiano i coglioni a me, come, io ho dovuto fare per sette anni il “PICCIOTTO” a San Martino, tutti noi comunque siamo partiti da zero, noi siamo dovuti partire da zero, abbiamo dovuto salire i gradini ad unno ad uno, ad uno ad uno, ad uno ad uno  e dovevamo ammazzarci con gli zii stessi, che non voleva loro stessi per poter arrivare dove siamo arrivati, gli altri li prendono li afferrano e li buttano in  aria”……Si è fatto attendere perché gli ho detto: dove lo ha fatto Don Mico CIANCI, chi cazzo lo conosce per uomo a Mico CIANCI ? Con tutto il rispetto per lui, però scusa, non si parla così, no dice: “devono farlo” ah gli ho detto, devono farlo e che …INC…, te lo devi fare piacere, e perché no, gli ho detto io, e giusto o no, scusa”;  sul punto anche Hanoman Pasquale “Ma nello stesso tempo ti sembra giusto che mio nipote Melo PICCIOTTO ha fatto CICCIO MAIO PICCIOTTO, il sangue suo PICCIOTTO mentre il sangue strano …. subito gradi”; nello stesso senso le affermazioni fatte da Nino “e pensare che lo hanno fatto che non dovevano neppure farlo;…. Pasquale che cazzo vuoi che ti dica, fanno quello che cazzo vogliono loro, io non so nemmeno chi ha ricevuto questo grado, per quella cosa non mi sembra corretto per il motivo, cosa mi raccontate …INC… stanno parlando, vedi che quello …INC…, secondo te che cazzo fai le cose di nascosto? Bene o male queste …INC… per logica, poi! Libera indipendenza di fare quello che vogliono”; ancora Nino a conferma del malcontento che serpeggia nella cosca: “No Pasquale se fino ad ora sono stato zitto, adesso zitto non sto, …INC… gliel’ho detto sempre …INC… no, e che non parlino perché l’unica Società di fausi che c’è è quella di  San Martino. Questa è la società dei fausi …INC… mai, e allora? Ci sono discussioni, discussioni e basta”.)<br />
Anche a livello locale, dunque, è possibile individuare una Società Minore, con una progressione fino allo “Sgarro”: picciotto, camorrista, sgarrista:<br />
Hanoman: Stai tranquillo che non entra né da picciotto, né da camorrista, mi gioco i coglioni che gli danno lo sgarro, puoi stare tranquillo al mille per mille.<br />
Hanoman: Se non lo fanno adesso gli danno direttamente lo “sgarro”.</strong></em>Le doti e i gradi della ‘ndrangheta avvengono come in qualsiasi organizzazione o struttura gerarchica, con uno specifico rito che è molto rigido e presuppone il rispetto di una serie di regole alla base. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/%e2%80%98ndrangheta-%e2%80%9ctutto-in-famiglia%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rosarno, emergenza migranti senza fine</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/rosarno-emergenza-migranti-senza-fine/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/rosarno-emergenza-migranti-senza-fine/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 20:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[Rosarno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8670</guid>
		<description><![CDATA[
Oggi i giornali hanno ridato il via alla competizione che “premia” chi scrive più cose circa l’emergenza dei migranti a Rosarno. A quasi due anni dalla rivolta degli africani nel comune calabrese, nella Piana di Gioia Tauro, si torna a fare i conti con l’emergenza. Non potevamo esimerci dal fare delle semplici riflessioni circa il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/rosarno-emergenza-migranti-senza-fine/rosarno-2/" rel="attachment wp-att-8671"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/rosarno.jpg" alt="" width="282" height="179" class="alignnone size-full wp-image-8671" /></a></p>
<p><strong>Oggi i giornali hanno ridato il via alla competizione che “premia” chi scrive più cose circa l’emergenza dei migranti a Rosarno</strong>. A quasi due anni dalla rivolta degli africani nel comune calabrese, nella Piana di Gioia Tauro, si torna a fare i conti con l’emergenza. Non potevamo esimerci dal fare delle semplici riflessioni circa il clima che si respira in questi giorni in città. Un clima che preoccupa per quello che potrebbe succedere. Non per colpa dei migranti. Da una settimana, infatti, giornali e giornalisti locali hanno iniziato a descrivere una situazione esplosiva, dato che sono arrivati più migranti di quanto previsto e le condizioni precarie in cui vivono sono sempre le stesse. Nonostante gli appelli, l’attenzione dei media nazionali, per i poveri lavoratori stagionali nulla è stato fatto in due anni.<br />
<strong>In giro per la città la gente commenta “sta per scoppiare una nuova rivolta. Ha scritto così il giornale”</strong>. I cittadini sono spaventati, giustamente, dall’idea di poter essere coinvolti in nuovi e violenti scontri. Ma perché gli africani due anni fa si scatenarono contro i rosarnesi? In primis perché furono provocati. Ed oggi, i migranti tornano ad essere provocati. La paura per una nuova rivolta non fa che accentuare il timore dei cittadini di Rosarno per quello che potrebbero fare i migranti. Abbiamo provato ad indossare i panni di una qualsiasi persona che ogni mattina viene bombardata dai messaggi dei media che lanciano l’allarme, come se la rivolta fosse dietro l’angolo. Tutto ciò senza mai avere assistito, in questo periodo, a particolari momenti di tensione.<br />
<strong>Esiste l’emergenza, nessuno lo può mettere in dubbio</strong>. Ma le difficoltà a cui sono costretti i migranti non sono stagionali, non vanno e vengono. Ci sono ogni giorno, d’estate per quelli che non hanno i soldi per tornare al proprio paese, come d’inverno. Pertanto l’allarmismo di oggi ha più il sapore di strumentalizzazione (politica?).<br />
Il problema non è tanto del cibo e dei vestiti, cose a cui le associazioni (solo quelle che lavorano ogni giorno per i migranti) pensano tutto l’anno, non solo ora che i riflettori si riaccendono sulla città. L’emergenza la troviamo nelle case, nelle abitazioni senza luce, senza acqua, senza riscaldamenti, senza finestre, baracche nascoste nelle campagne, rifugi di fortuna. Condizioni inumane per i migranti che non hanno cure e assistenza. Ed è per questo che il lavoro oggi diventa riaprire il campo di accoglienza che lo scorso anno ha ospitato un centinaio di migranti. Ma la Regione, la Provincia, il governo centrale non hanno scritto nella loro agenda “emergenza migranti a Rosarno” e dunque i soldi non ci sono e poco può fare l’amministrazione comunale per tutti. A 84 anni, Mamma Africa, rimane l’emblema della solidarietà a Rosarno. Ieri, durante il solito pranzo della domenica, ben 200 migranti hanno ricevuto un pasto caldo e un posto a tavola, lasciandosi alle spalle i loro tuguri per sostituirli al sorriso dei volontari che ogni domenica si rimboccano le maniche per dare sostegno concreto agli africani. Così come è solo Giuseppe Pugliese, dell’associazione Africalabria, che con propri mezzi e risorse ogni giorno assiste in ogni cosa i migranti. Pugliese sfugge ai riflettori, non fa comunicati stampa, non elogia il suo lavoro, perché non ha nemmeno il tempo di farlo.<br />
<strong>Le condizioni di lavoro dei migranti sono precarie perché di mezzo c’è anche la crisi agrumicola, non solo lo sfruttamento dei caporali che pagano gli africani per 25-30 euro a giornata. Si lavora due tre volte a settimana</strong>. E nessuno garantisce per un settore in crisi, né il governo centrale pensa a sostenere le iniziative degli agricoltori. In una situazione così complicata l’appello va sicuramente alle Istituzioni, in primis alla Regione Calabria, perché non aspetti una nuova emergenza, per inaugurare un nuovo campo in pompa magna, anche se per pochi mesi e con la metà dei posti letto necessari.<br />
Quando assistiamo a cose del genere, torna in mente il  “modello Reggio” del governatore Scopelliti, che i soldi li spende in manifestazioni e spettacoli vari che poco servono. Se i finanziamenti destinati a eventi inutili in una regione in crisi, li avesse destinati a superare almeno una delle mille emergenze a cui i cittadini devono fare fronte ogni giorno, forse non si arriverebbe mai a queste condizioni. Dopo tutto quello che è successo a Rosarno non si può aspettare inermi una nuova rivolta. E non bisogna nemmeno cadere in polemiche spicciole, che non risolvono la situazione, specie quando di mezzo c’è la vita di decine di migranti. Gli africani stanno perdendo la speranza. Ora tocca alle istituzioni. Altrimenti non si va da nessuna parte. È inutile che si continui a fare retorica. Anche sulla ‘ndrangheta che, per quanto ci è dato sapere, in questo momento non c’entra nulla. Si crea solo confusione su confusione. <strong>E solo ciò potrebbe portare davvero la città alla rivolta. </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/rosarno-emergenza-migranti-senza-fine/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>‘Ndrangheta, le domande che avremmo voluto fare a Giuseppe Scopelliti</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/%e2%80%98ndrangheta-le-domande-che-avremmo-voluto-fare-a-giuseppe-scopelliti/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/%e2%80%98ndrangheta-le-domande-che-avremmo-voluto-fare-a-giuseppe-scopelliti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 15:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Lele Mora]]></category>
		<category><![CDATA[Morelli]]></category>
		<category><![CDATA[orsola fallara]]></category>
		<category><![CDATA[Scopelliti]]></category>
		<category><![CDATA[Zappalà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8652</guid>
		<description><![CDATA[ 
“’Ndrangheta, il primo passo è parlarne”. Slogan efficace, sacrosanto, il grimaldello che spacca ogni omertà. Ci piaceva, per questo siamo andati con le nostre telecamere ad intervistare il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti in visita a Milano per presentare “Il museo della ‘ndrangheta”. Il governatore, che ha parlato a lungo, e a lungo si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/qmz99b21jX4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>“’Ndrangheta, il primo passo è parlarne”. Slogan efficace, sacrosanto, il grimaldello che spacca ogni omertà. Ci piaceva, per questo siamo andati con le nostre telecamere ad intervistare il governatore della Calabria <strong>Giuseppe Scopelliti </strong>in visita a Milano per presentare “Il museo della ‘ndrangheta”. Il governatore, che ha parlato a lungo, e a lungo si è lasciato intervistare dalla <strong>Rai</strong>, si è rifiutato di parlare con <strong><em>Il Fatto quotidiano</em></strong>. Padronissimo di farlo, ovviamente, liberissimo di mostrare qual è la sua concezione del pluralismo e il suo rispetto per la libertà di informazione. Ecco le domande che avremmo voluto fare:</p>
<ol>
<li>Due consiglieri regionali eletti nelle sue liste, <strong>Zappalà</strong> (arrestato perché andava a chiedere voti al boss <strong>Pelle</strong>) e <strong>Morelli </strong>(socio in affari con la famiglia <strong>Lampada</strong>), sono stati arrestati per rapporti con la mafia. Lei era ed è anche coordinatore regionale del Pdl, sceglieva uomini e formava liste. Dove ha sbagliato e perché?</li>
<li>Riguardo all’onorevole Zappalà, in una recente dichiarazione lei ha detto che non sapeva, non immaginava, che bisognerebbe buttare la chiave della cella dove è rinchiuso. In una lettera aperta, la moglie di Zappalà la invita a guardare “alle travi conficcate negli occhi di tante persone che vagano nei territori della politica senza che nessuno decida, non dirò di gettare le chiavi, ma di usarne per fare uscire gli odori malsani che vi stazionano”.</li>
<li>Cinque pentiti, in circostanze di tempo e in occasioni processuali diverse, parlano degli appoggi elettorali delle cosche per le sue campagne elettorali. Cosa risponde?</li>
<li><strong>Paolo Martino</strong>, ritenuto dalla direzione distrettuale antimafia di Milano, un boss di ‘ndrangheta, dice di averla incontrata a Milano qualche anno fa per aiutarla a stabilire contatti con <strong>Lele Mora</strong>.</li>
<li>E’ vero che la sede del suo comitato elettorale nel 2007, quando era candidato a sindaco di Reggio Calabria, le fu offerta gratuitamente da <strong>Gioacchino Campolo</strong>, il re dei videopoker, oggi in galera?</li>
<li>Cosa ci può dire del buco di bilancio da <strong>170 milioni di euro</strong> scoperto dalla Procura di Reggio e dagli ispettori del Ministero del Tesoro, e del suicidio della superconsulente dottoressa <strong>Orsola Fallara</strong>?</li>
<li>Pensa davvero che la politica e le istituzioni in Calabria siano pienamente libere da influenze mafiose e che i casi Zappalà e Morelli siano casi isolati?</li>
</ol>
<p>Ecco, queste sono le domande a cui il governatore Scopelliti si è rifiutato di rispondere.</p>
<p>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/ndrangheta-domande-avremmo-fatto-scopelliti/176622/</p>
<p>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 10 dicembre 2011. Il video  di Franz Baraggino)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/%e2%80%98ndrangheta-le-domande-che-avremmo-voluto-fare-a-giuseppe-scopelliti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Illegal network</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/illegal-network/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/illegal-network/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 13:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Macrì]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8648</guid>
		<description><![CDATA[
Illegal Network è il convegno che si è svolto martedì a Milano, organizzato dal Pd e dai Giovani democratici. Ma è anche uno spunto interessante di riflessione sulle mafie e sull’illegalità, soprattutto a seguito delle recenti operazioni antimafia, che hanno mostrato il volto di quella che genericamente viene indicata come “area grigia”, in cui convivono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/illegal-network/corigliano/" rel="attachment wp-att-8649"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/corigliano-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-8649" /></a></p>
<p><strong>Illegal Network è il convegno che si è svolto martedì a Milano, organizzato dal Pd e dai Giovani democra</strong>tici. Ma è anche uno spunto interessante di riflessione sulle mafie e sull’illegalità, soprattutto a seguito delle recenti operazioni antimafia, che hanno mostrato il volto di quella che genericamente viene indicata come “area grigia”, in cui convivono professionisti, avvocati, politici, imprenditori e addirittura magistrati. D’altra parte, il social network, come ha affermato Maria Teresa Santaguida, una giovanissima laureanda calabro milanese, è la nuova potente arma di comunicazione di massa, lo spazio ideale nel quale i giovani producono molte delle loro idee e le diffondono. «Altra cosa è invece il network oscuro che sottende alla realtà imprenditoriale e commerciale. Una fitta e impenetrabile rete di rapporti e scambi che gestisce spesso le azioni quotidiane del “sistema” Stato, città, paese». Ecco che i due aspetti, mafia e illegalità e network, s’incontrano nella strepitosa capacità d’intreccio e diffusione. Da un lato,dunque, c’è la mafia con l’uso della violenza e dell’intermediazione, dall’altro un mondo di risorse fatto- ne ha parlato anche il professor Michele Polo,della Bocconi- di imprenditori che hanno la potenza economica,professionisti che sono padroni della “tecnica”, politici che detengono l’autorità ed il potere, funzionari pubblici che conoscono le leggi. E<strong> tutto questo non fa altro che portare alla connessione fra i due mondi. A spiegarci meglio di questi due “mondi” è il giornalista calabrese, Gregorio Corigliano, che ha moderato il dibattito su mafia e network a Milano. </strong></p>
<p><strong>Come può essere sintetizzato il rapporto tra mafia e network?</strong><br />
«Si viene a creare un parasistema che si infoltisce come una mala pianta: espande radici e rami anche a scapito di quelle fasce della società che apparentemente dovrebbero esserne totalmente lontane come quella giovanile».</p>
<p><strong>Le mafie &#8220;avvelenano la quotidianità&#8221;. C’è differenza tra Nord e Sud in questo senso?</strong><br />
«Non c’è alcun dubbio che le mafie “avvelenano la quotidianità”,è stato rilevato. Il modo di agire delle mafie, nella scansione delle giornate milanesi, è ormai improntato a questa logica di espansione secondo un modello “net” che non è più un mistero per nessuno. I nodi questa rete sono spesso collocati nelle attività industriali, politiche,commerciali di una realtà, che è il vero polmone dell’economia. E la mafia a Milano, è stato ribadito, non è più solo un “prodotto di importazione”dalla Calabria o da altre regioni del Sud, poiché dopo la spinta iniziale, cominciata una ventina d’anni fa, il controllo sul territorio del capoluogo lombardo e dell’intero hinterland, si è radicato ed  è diventato autonomo dalle logiche e dagli obiettivi partenza. Anche se l’influenza permane. Nessuna differenza,quindi, tra Nord e Sud. Come ha sempre sostenuto l’attuale procuratore generale di Ancona,Enzo Macrì, già numero due della Direzione nazionale antimafia: “la lotta alla ndrangheta non si fa a Reggio Calabria,ma a Milano».</p>
<p><strong>Le recenti operazioni antimafia hanno mostrato il volto della cosiddetta &#8220;area grigia&#8221;. quanto ha inciso questo sistema di complicità nel processo di evoluzione delle mafie?</strong><br />
«Si sostiene che le recenti operazioni antimafia abbiano mostrato il volto della cosiddetta “area grigia”. La differenza tra “colletti bianchi” di cui si parlava qualche anno fa e quelli “meno bianchi”per così dire, è divenuta ormai praticamente invisibile, poiché si insinua nella maglie della società, anche di quella civile e,importando le sue logiche, crea continue metastasi, come un tumore,la cui origine, ormai è difficile scovare,anche a chi osserva e combatte il fenomeno da anni. Ma cos’è la “zona grigia”?Non sono solo imprenditori,professionisti, politici che stanno in una posizione subalterna ai mafiosi. No, come scrive il sociologo calabrese Rocco Sciarrone, docente all’Università di Torino. Tra mafiosi e soggetti esterni si instaurano quelli che  definisce “giochi a somma positiva”. Giochi, cioè, in cui tutti i partecipanti hanno qualcosa da guadagnare. Soprattutto “consenso sociale”, che si istituisce al momento della divisione della torta. E non sempre sono i mafiosi ad accaparrarsi la fetta più grossa. E’ fuorviante,pertanto,aggiunge il sociologo, parlare di infiltrazioni della mafia nell’economia legale: siamo in presenza di un vorticoso intreccio di relazioni e di affari in cui c’è collusione, ma soprattutto una vera e propria compenetrazione tra la mafia e gli esponenti di questa zona grigia che, &#8211; e se ne è parlato molto- Sciarrone considera una espressione giornalistica che ha dignità analitica,anche se,ha aggiunto Nino Castorina,reggino,responsabile del settore legalità dei “giovani democratici” rende l’idea. E qui, lo stesso Castorina ha portato l’esempio del “caso Penati”, sottolineando,al pari del parlamentare Franco Laratta che “il pd per essere credibile dev’essere durissimo con gli iscritti e gli amministratori coinvolti a vario titolo”. Come, tra l’altro è stato sostenuto da Chiara Terzoni, autrice del libro “Correnti Migratorie” si preferisce parlare di “borghesia mafiosa” per indicare, appunto, che professionisti, imprenditori, pubblici amministratori,politici,assieme ai capi mafia, sono al comando di un blocco sociale dentro il quale agiscono insieme». </p>
<p><strong>Parlare di &#8216;ndrangheta, o delle mafie in generale, quanto è importante?</strong><br />
«E’ importante parlare di ndrangheta,si sono chiesti Umberto Ferrari,coordinatore di Libera di Crotone,Stefano Indovino, consigliere della zona 9 di Milano,Rosa Palone, del presidio  di“Libera Angelo Vassallo,di Buccinasco e Dario Parazzoli,redattore del blog “stampo antimafioso”? Manco a porla la questione! E’ impossibile fare passi avanti significativi se non cresce la sensibilità e l’impegno di tutti gli attori della società civile.  Da tutti occorre la disponibilità alla collaborazione con la magistratura(“no all’antimafia parlata, come ha rilevato Ilda Boccassini) e le forze dell’ordine. Nel suo ultimo volume, Nicola Gratteri, con Antonio Nicaso,ha ribadito che “i mafiosi si nutrono del silenzio”. La mafia uccide sogni e speranze, non crea benessere, ruba e  distrugge, offre forme di lavoro che sono in realtà ricatti ,scrive Gratteri in “La mafia fa schifo” pagati al prezzo della libertà e della dignità».</p>
<p>Il<strong> futuro è nelle mani dei giovani. Come fargli capire che l&#8217;illegalità non conviene?</strong><br />
«Ai giovani occorre dire, con la Boccassini e Gratteri, che “devono continuare a reagire, a ribellarsi. Solo così si può segnare il riscatto di Milano e della Calabria. Se dei e nei social network si parla ormai senza interruzione, si è,in un cero senso,alzato il volume su quello che è un “illegal network,per monitorarlo ed esporlo e affrontarlo a viso aperto. Se il progresso della comunicazione di massa è ormai inarrestabile, quello dell’”illegalità di massa” va fermato,senza mai perdere le speranze e va bloccato non solo nelle sue manifestazioni violente,ma soprattutto nella sua capacità di tacere e di far tacere».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/illegal-network/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Politici, boss e toghe: il vero potere di Reggio</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/politici-boss-e-toghe-il-vero-potere-di-reggio/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/politici-boss-e-toghe-il-vero-potere-di-reggio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 14:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Ilda Boccassini]]></category>
		<category><![CDATA[Morelli]]></category>
		<category><![CDATA[Scopelliti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8546</guid>
		<description><![CDATA[
La “brodaglia”. La chiama così lo scrittore calabrese Mimmo Gangemi quell’acqua torbida dentro la quale navigano mafiosi, magistrati, colonnelli dei carabinieri, faccendieri e spioni, consiglieri regionali, deputati e finanche ministri della Repubblica. E’ il brodo primordiale della ‘ndrangheta, il suo ambiente naturale, il nutrimento che ha consentito nel corso di pochi anni a boss di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8547" href="http://www.malitalia.it/2011/12/politici-boss-e-toghe-il-vero-potere-di-reggio/presregionecalabria/"><img class="alignleft size-full wp-image-8547" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/presregionecalabria.bmp" alt="" /></a></p>
<p><strong>La “brodaglia</strong>”. La chiama così lo scrittore calabrese Mimmo Gangemi quell’acqua torbida dentro la quale navigano mafiosi, magistrati, colonnelli dei carabinieri, faccendieri e spioni, consiglieri regionali, deputati e finanche ministri della Repubblica. E’ il brodo primordiale della ‘ndrangheta, il suo ambiente naturale, il nutrimento che ha consentito nel corso di pochi anni a boss di montagna di diventare presidenti della più grande holding criminal-politica presente su tutto il territorio italiano. E allora conviene tuffarsi nella “brodaglia” e raccontarla, così come ce la rappresenta la poderosa inchiesta sul clan Lampada della Procura distrettuale antimafia di Milano.</p>
<p><strong>Iniziando dalla politica e da Francesco Morelli. Un insaziabile, la dimostrazione vivente di come in Calabria solo il rapporto colo potere (politico e mafioso) può garantire una rapida e strepitosa scalata sociale</strong>. Morelli inizia come dipendente della Sip, poi si avvicina ad uno dei potenti calabresi degli anni Settanta del secolo scorso, Riccardo Misasi, sinistra Dc, nel 1991 diventa dirigente di una società del gruppo Iri, nel ’95 manager Telecom, nel 2000 Giuseppe Charavalloti, predente della giunta regionale calabrese, lo nomina superdirigente. Conosce Gianni Alemanno del quale diviene strettissimo collaboratore e conquista poltrone anche nella Capitale (Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, Commissario straordinario Unire), fino all’ultimo regalo dell’amico Gianni: membro del cda di Tecno-polo spa, una delle più grandi società del Comune. Ma Morelli aveva un cruccio, aver contribuito con una barca di voti al successo di Peppe Scopelliti alle ultime elezioni, e non essere stato nominato assessore. Per questo perde la testa quando sente voci su una sua esclusione. <strong>Siamo nell’aprile 2010 e lo chiama Alemanno: “Mi dice La Russa che nella lista mandata a Scopelliti per gli assessori il tuo nome non ci sarebbe”.</strong> In fatti non c’è. Sul conto di Morelli girano voci di inchieste antimafia, pesa il suo coinvolgimento nell’inchiesta Why Not. Ma quello che spaventa di più il politico in società con i Lampada, è la guerra che gli hanno scatenato i Gentile. Sono i potentati calabresi che entrano in collisione. A Cosenza i fratelli Gentile sono una potenza, Tonino all’epoca è senatore e membro dell’Antimafia, suo fratello Pino è consigliere regionale e prossimo assessore, la figlia di quest’ultimo è vicesindaco di Cosenza. Si spaventa a tal punto, Morelli, che chiede al suo amico giudice Vincenzo Giuseppe Giglio di informarsi se ci sono inchieste a carico suo. Il giudice obbedisce. Ma a rassicurare il nostro che nessuna ombra potrà fermare la sua ascesa politica è Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma, che oggi scarica pilatescamente Morelli, il 6 maggio lo chiama: “Ieri sera sono finalmente riuscito a parlare a quattr’occhi con Scopelliti, dice che chiude con la Commissione Bilancio per te, fra un anno ci sarebbe il rimpasto…si aprirebbe lo spazio per il tuo assessorato. Prenditi sta presidenza di Commissione, io faccio queste verifiche mi faccio associare da Gasparri e da La Russa e al primo rimpasto risolviamo”. <strong>Il rimpasto della giunta regionale doveva esserci in questi giorni, Morelli sarebbe diventato assessore. Con l’appoggio di Alemanno, la mediazione di La Russa e Gasparri e l’ok finale del governatore Scopelliti. Lo hanno fermato i pm di Milano</strong>. Oggi nell’ambiente politico calabrese in tanti fanno finta di non conoscere Morelli, gli stessi che si mobilitarono per nominare la moglie del magistrato Giglio, prima al comando della Asp di Vibo, poi ai vertici della burocrazia regionale. E’ Luigi Fedele, potente capogruppo del Pdl, “la figura fondamentale” per risolvere il problema. La moglie del magistrato è una sua grande elettrice, si stringono rapporti davanti “a un buon piatto di maccheroni”, come nelle migliori tradizioni calabresi. Il magistrato pressa Morelli con sms, la signora pretende un posto da dirigente (“ci possiamo riuscire o stiamo chiedendo troppo? Un marito stressato”), e alla fine la nomina arriva. “Grazie, so bene che chiunque volesse prendersi il merito, è a te solo che devo gratitudine”, scrive, finalmente rilassato, l’intransigente toga antimafia.</p>
<p><strong>Ma nella “brodaglia” sguazzano anche altri giudi</strong>ci. Talpe, le chiama la pm Ilda Boccassini, non solo in Calabria. Ci sono “lavori in corso”, chiarisce il magistrato, “anche sul nostro territorio”. E si è alla ricerca delle “talpe”anche negli uffici di Roma, Catanzaro, Reggio Calabria. “A Catanzaro – dice Giulio Lampada all’avvocato Minasi – stanno facendo solo un controllo sul discorso del riciclaggio”. Anche l’onorevole aveva buoni contatti nelle procure calabresi per accertarsi dell’esistenza di indagini a carico dei Lampada. Ma ora a tremare sono i funzionari e i magistrati infedeli e chiacchieroni della procura di Catanzaro. Toghe che sguazzano nella “brodaglia” e che ai potenti della politica chiedono favori, protezioni, appoggi per le carriere di congiunti.</p>
<p>Nelle acque torbide del potere calabrese nuotano spioni e ufficiali border-line. Esiste e chi è “il colonnello del Ros dei carabinieri di Reggio”, di cui si parla in una intercettazione del 17 marzo 2010, tra l’avvocato Minasi e uno dei Lampada? Lo chiamano “amico”, di più, “socio”, del papà di un giovane legato alla combriccola, tanto che passerebbe informazioni sull’inchiesta. <strong>E perché Vincenzo Giglio, medico e politico di Reggio, si rivolge al capocentro dell’Aisi (ex Sisde) per chiedere notizie sulle indagini a carico dei Lampada? Perché nella “brodaglia” a Reggio nuotano tutti.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/politici-boss-e-toghe-il-vero-potere-di-reggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Piaceri e regali, ecco chi sono i compari di Calabria</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/piaceri-e-regali-ecco-chi-sono-i-compari-di-calabria/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/piaceri-e-regali-ecco-chi-sono-i-compari-di-calabria/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 21:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[giudici]]></category>
		<category><![CDATA[Scopelliti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8535</guid>
		<description><![CDATA[
“’U cumpari du cumpari, è tu cumpari”. La filosofia di Francesco Morelli, il potentissimo consigliere regionale del Pdl-Scopelliti presidente, sta tutta in questa frase scandita qualche anno fa davanti alle telecamere di “Anno Zero”. Avevano ammazzato Franco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale, e fortissimi sospetti gravavano sull’uomo che gli subentrò, Mimmo Crea. Fu in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8536" href="http://www.malitalia.it/2011/12/piaceri-e-regali-ecco-chi-sono-i-compari-di-calabria/morelli/"><img class="alignleft size-full wp-image-8536" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/morelli.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>“’U cumpari du cumpari, è tu cumpari”</strong>. La filosofia di Francesco Morelli, il potentissimo consigliere regionale del Pdl-Scopelliti presidente, sta tutta in questa frase scandita qualche anno fa davanti alle telecamere di “Anno Zero”. Avevano ammazzato Franco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale, e fortissimi sospetti gravavano sull’uomo che gli subentrò, Mimmo Crea. <strong>Fu in quella occasione, abbracciando e baciando in modo plateale Crea, che Morelli dettò a tutta Italia la sua filosofia, Siamo una cosa sola, anche compare Mimmo, che oggi è in galera per mafia. </strong>Cose di Calabria, dove, a dar credito ad un altro “esperto”, Roberto Moio, pentito di mafia, “la ‘ndrangheta è la politica e la politica è la ‘ndrangheta”. Franco Morelli, secondo degli eletti nel Consiglio regionale con  16mila voti, è un uomo di Peppe Scopelliti, il giovane governatore dj della Calabria. Grazie agli uomini che ha voluto nelle sue liste e che ha portato al governo della Regione, il Consiglio regionale calabrese è oggi quello con la più alta percentuale di onorevoli arrestati per mafia. Santi Zappalà, medico e supervotato pure lui nelle liste Pdl-Scopelliti, lo hanno ammanettato l’anno scorso perché andava in pellegrinaggio a casa del boss Pelle a chiedere voti. <strong>Franco Morelli è finito in galera ieri</strong>. Era il politico di riferimento della famiglia Lampada, calabresi trapiantati a Milano. Se li ricordano ancora al quartiere Archi di Reggio quando gestivano una scalcinata macelleria. Poi i Lampada trovarono in Lombardia la loro America, con le slot-machine truccate, una miriade di bar, ristoranti e imprese. Riciclavano i soldi di Pasquale Condello, ‘o Supremo, e dei Tegano. Ma volevano arrivare in alto, a gestire il business del gioco in tutto il  Nord, e a mettere le mani sui cantieri Expo, per questo serviva la politica. <strong>Franco Morelli era il loro uomo</strong>. Ex democristiano, consigliere regionale da anni, legatissimo a Gianni Alemanno e all’ex governatore di centrodestra Giuseppe Chiaravalloti, numero due dell’Autorità delle Telecomunicazioni. L’uomo giusto. Che presenta i Lampada ad Alemanno. Siamo alla vigilia delle elezioni del 2008, in quel periodo il sindaco di Roma è ministro dell’Agricoltura e Morelli organizza un evento elettorale  al “Café de Paris”, in via Veneto. Mai location fu più indicata. Il caffè della dolce vita era allora nelle mani degli Alvaro di Sinopoli, altra ‘ndrangheta, altri compari. Entusiasta per l’accoglienza calorosa, Alemanno impugna il microfono e parla. “Ringrazio il gruppo Lampada, noti industriali calabresi trapiantati a Milano”. Giulio, rampollo della famiglia, se la ride al telefono con un suo amico quando racconta la giornata: “E noi eravamo lì, in un angolino che gli alzavamo la mano, tipo cià, cià”.<strong> Il sindaco di Roma non è indagato, precisano i magistrati milanesi. L’ingenuità non è ancora reato, ma è una colpa grave per un uomo politico che in quel momento aveva addirittura responsabilità ministeriali</strong>. “Che Alemanno – scrive il gip – non avesse idea alcuna di chi fossero in realtà i Lampada, conta poco o nulla. Quello che conta è che il gruppo mafioso riesca ad accedere ad alcune relazioni personali di favore”. “Eravamo la Reggio bene”, dice raggiante Giulio Lampada. Perché lui e la sua famiglia avevano bisogno come il pane di relazioni eccellenti. Quella col giudice Vincenzo Giglio, magistrato di  democratici sentimenti (ha la tessera di Md) e responsabile dei sequestri dei beni mafiosi, è vitale. <strong>Il giudice fa l’informatore, cerca di capire a che punto sono le indagini sui Lampada e sui loro protettori politici che il capo dei Ros di Reggio, il colonnello Valerio Giardina, e un giovane pm, Giuseppe Lombardo, stanno portando avanti.</strong> In cambio riceve amicizia politica dall’onorevole Morelli. “Mia moglie – scrive in un sms al consigliere regionale – fa parte della piccola schiera di persone cui piace lavorare molto…”. Chiede un posto per la signora, un incarico di prestigio, ma “fortemente operativo”. E lo ottiene. <strong>La consorte viene nominata commissaria straordinaria dell’azienda ospedaliera di Vibo Valenzia, un carrozzone dove la ‘ndrangheta comandava tutto</strong>. Posti, appalti e forniture. Un bengodi che continuò, si legge nella relazione di scioglimento per mafia, anche nel periodo in cui l’Azienda sanitaria è stata gestita da Alessandra Sarlo, la moglie del magistrato. Che oggi, grazie agli appoggi di Morelli e ai buoni rapporti con Scopelliti, è dirigente generale del “settore controllo strategico” della Regione. Morelli subentra nel rapporto con i Lampada, dei quali è socio e dai quali riceve un bonus di 50mila euro, quando si allentano i legami con un altro politico calabrese. <strong>Si tratta di Alberto Sarra, nominato dal governatore Scopelliti, sottosegretario della giunta regionale. </strong>“E’ un esponente politico che può vantare incarichi utili per qualsiasi consorteria mafiosa”, non è indagato, precisano i magistrati, ma ha “contatti consapevoli ed evidenti con esponenti della ‘ndrangheta e costituisce uno dei terminali dei Lampada”. Quando le indiscrezioni sui suoi rapporti con i “milanesi” si fanno insistenti, si fa da parte e subentra Morelli. “Politico spregiudicato che cerca i voti della ‘ndrangheta, il grimaldello che consente ai Lampada di entrare nel grande mondo della politica e delle istituzioni”. <strong>Siamo tutti compari in Calabria.</strong></p>
<p><strong>(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 1 dicembre 2011)</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/piaceri-e-regali-ecco-chi-sono-i-compari-di-calabria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mafia, ecco l’asse Calabria-Lombardia</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/mafia-ecco-l%e2%80%99asse-calabria-lombardia/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/mafia-ecco-l%e2%80%99asse-calabria-lombardia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 16:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Bocassini]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Scopelliti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8524</guid>
		<description><![CDATA[
Il politico e il giudice: Franco Morelli e Giuseppe Vincenzo Giglio. Entrambi arrestati questa mattina in una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha coinvolto dieci persone. Il primo è consigliere regionale in Calabria, eletto nella lista ’Pdl-Berlusconi per Scopelliti’ e vicino al sindaco di Roma, Gianni Alemanno che l’aveva fortemente sostenuto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/mafia-ecco-l%e2%80%99asse-calabria-lombardia/calabria-lombardia/" rel="attachment wp-att-8525"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/calabria-lombardia-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" class="alignnone size-medium wp-image-8525" /></a></p>
<p><strong>Il politico e il giudice: Franco Morelli e Giuseppe Vincenzo Giglio</strong>. Entrambi arrestati questa mattina in una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha coinvolto dieci persone. Il primo è consigliere regionale in Calabria, eletto nella lista ’Pdl-Berlusconi per Scopelliti’ e vicino al sindaco di Roma, Gianni Alemanno che l’aveva fortemente sostenuto in campagna elettorale, tanto da lanciare la sfida di una &#8220;Calabria diversa&#8221; proprio grazie al contributo politico di Morelli. A lui viene contestato il concorso esterno in associazione mafiosa, nonché i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e intestazione fittizia di beni.<br />
<strong>Il secondo è un giudice con una carica importantissima</strong>: Presidente della sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Reggio Calabria, luogo dove passa ogni tipo d’informazione. Giglio, ha 51 anni, Presidente della Corte d’Assise ed esponente di sinistra della corrente Magistratura democratica, docente di diritto penale alla scuola di specializzazione per le professioni legali dell’università Mediterranea di Reggio Calabria.<br />
Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini (per la quale l’operazione rappresenta un ulteriore successo) e i due sostituti Paolo Storari e Alessandra Dolci, contestano al giudice, le ipotesi di reato per corruzione e favoreggiamento personale di un esponente del clan Lampada. L’aggravante di questa ipotesi è sia avvenuto al fine di agevolare la ‘ndrangheta.<br />
Una notizia che stravolge la città di Reggio Calabria e che scopre quella zona grigia in cui la politica, i servizi deviati e, in questo caso, anche i giudici, fanno affari o agevolano la ‘ndrangheta in un intreccio tanto complicato quanto pericoloso. Viene confermata anche l’asse Calabria-Lombardia, dato che fra gli arrestati figura pure l’avvocato penalista Vincenzo Minasi, avvocato del foro di Palmi ma con studi a Como e Milano. Indagato pure un giudice del tribunale di Palmi, in provincia di Reggio Calabria, che è stato perquisito. Si tratta di Giancarlo Giusti, indagato per corruzione in atti giudiziari. E, ancora, arrestato un maresciallo capo della guardia di finanza, Luigi Mongelli con l’accusa di corruzione e il medico di Reggio Calabria, Vincenzo Giglio, anche allo specialista è contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. In manette pure Francesco e Giulio Lampada, Leonardo Valle e Raffaele Ferminio. Mentre la moglie di Francesco Lampada, Maria Valle, è finta agli arresti domiciliari, indagata per corruzione.<br />
La direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha collaborato in questa operazione con la Dda milanese, ha fermato anche altri tre presunti affiliati alla ‘ndrangheta: Gesuele Misale, Alfonso Rinaldi e Domenico Nasso. Il primo con l’accusa di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, il secondo di intestazione fittizia di beni aggravata da modalità mafiose e il terzo, associazione mafiosa. Su ordine della Dda di Reggio sono stati perquisiti, inoltre, altri due avvocati. Si tratta di Francesco Cardone, del foro di Palmi e Giovanni Marafioti del foro di Vibo Valentia.<br />
<strong>La bufera oltre che sul tribunale di Reggio Calabria è arrivata anche a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, dove la polizia stamattina ha effettuato un blitz per una perquisizione negli uffici del consigliere regionale, ex consigliere di Alleanza nazionale.</strong> Morelli è tra i promotori dei circoli della Nuova Italia (sempre ispirati da Alemanno) e pare sia legato all’Opus Dei: anche per questo potrebbe rappresentare l’anello di congiunzione, tra la ‘ndrangheta e alcuni ambienti politici nazionali.<br />
Il cerchio a Reggio Calabria si stringe sempre di più e si sta facendo luce anche sulla cosiddetta zona grigia che coinvolge persone dal profilo politico e sociale apparentemente pulito. La giunta dell’attuale governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, si ritrova sempre più stritolata dalle indagini della magistratura. Prima con l’arresto del suo consigliere Santi Zappalà, in carcere per scontare una pena per voto di scambio. Zappalà è stato sorpreso dalle intercettazioni ambientali dei carabinieri, recarsi in casa del boss Pelle per chiedere voti per le elezioni regionali del 2010, in cambio di lavori pubblici. Ora, stessa sorte per il consigliere (pare prossimo a entrare in giunta), Franco Morelli. Senza dimenticare che anche il governatore della Calabria, Scopelliti, deve presentarsi dinanzi ai giudici per chiarire la sua posizione sul ’caso Fallara’, la dirigente del Comune di Reggio morta per avere ingerito acido muriatico.<br />
<strong>La firma di Giglio si ritrova in numerose operazioni degli ultimi tempi.</strong> C’era nei provvedimenti di sequestro di 330 milioni di euro al “re dei videopoker”, Giacchino Campolo; di 190 milioni di euro alla cosca Pesce di Rosarno; di 150 milioni alla cosca dei Rumbo-Galea-Figliomeni, legata ai Commisso di Siderno. Inoltre non mancava mai di intervenire nel dibattito pubblico contro la ‘ndrangheta e in iniziative antimafia. Secondo le sue dichiarazioni le persone erano stanche di vivere una vita ’a metà’, volendo vivere pienamente ’per intero’ lasciandosi alle spalle la mafia</p>
<p>(pubblicato www.lindro.it)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/mafia-ecco-l%e2%80%99asse-calabria-lombardia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Modello Reggio: piena decadenza</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/modello-reggio-piena-decadenza/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/modello-reggio-piena-decadenza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 16:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[cosche]]></category>
		<category><![CDATA[fallara]]></category>
		<category><![CDATA[modello Reggio]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Scopelliti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8479</guid>
		<description><![CDATA[
“Era una persona corretta, onesta, soprattutto all&#8217;inizio del suo mandato, di estrema cultura e umanità. Era un professore che non parlava giovane ma apprezzato anche dai giovani. D’altra parte, però, sebbene abbia rappresentato il riscatto morale della città non è riuscito a cambiare la mentalità collusa. Quella mentalità di voler eludere ogni forma di legalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/modello-reggio-piena-decadenza/reggio-calabria-lungomare-falcomata/" rel="attachment wp-att-8480"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/Reggio_Calabria_Lungomare_con_Etna-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-8480" /></a></p>
<p><strong>“Era una persona corretta, onesta, soprattutto all&#8217;inizio del suo mandato, di estrema cultura e umanità. Era un professore che non parlava giovane ma apprezzato anche dai giovani. D’altra parte, però, sebbene abbia rappresentato il riscatto morale della città non è riuscito a cambiare la mentalità collusa. Quella mentalità di voler eludere ogni forma di legalità (voto di scambio, clientelismo, prevaricazione, raccomandazioni ecc)”. </strong>Anche Reggio Calabria ha avuto la sua “Primavera” e dopo lo scandalo di Tangentopoli in Italia, la città dello Stretto era amministrata da un uomo che la gente ricorda come icona della legalità. Qualcuno come Giulia fa una analisi completa, spiegando inoltre che la città non è mai stata estranea a meccanismi di corruzione. <strong>La maggior parte dei reggini comunque ricorda lo storico sindaco Italo Falcomatà come un uomo saggio, di cultura, onesto</strong>. Immagine positiva macchiata dalle inchieste per corruzione che lo coinvolsero negli ultimi anni della sua attività amministrativa, ma che non ebbero nessun esito. La leucemia nel 2001 ha reso la sua scomparsa prematura e la città ha pianto e piange l’uomo che stava in mezzo alla gente, che aveva parole buone per tutti, un cittadino in mezzo a tanti altri cittadini, nonostante il suo spessore culturale. Oggi il lungomare di Reggio porta il suo nome, il simbolo della città rimane lui. Reggio non riavrà mai più la sua “Primavera”, perché negli ultimi anni la città e la sua provincia vengono ricordate solo per fatti di mafia, solo per scandali, solo per collusioni. Da allora la magistratura ha fatto luce su un sistema illegale senza precedenti, che vede coinvolti esponenti politici, parte della società cosiddetta civile, colletti bianchi, tutti dentro quell’”area grigia”, così come per primo l’ha definita il procuratore Giuseppe Pignatone, in cui la politica, i servizi deviati e la ‘ndrangheta stringono rapporti saldi, fanno affari.<br />
<strong>Questo tipo di meccanismo è sintetizzato nel “Modello Reggio</strong>” propugnato dall’attuale governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti che, in qualche modo, ha voluto inventarsi uno slogan da esibire per mostrare la faccia pulita di una Calabria che invece non esiste. Il Modello Reggio, termine nemmeno troppo originale, ha accompagnato Scopelliti negli anni in cui è stato sindaco della città. Gli esiti del suo modus operandi, però, sono arrivati ai reggini piano piano, a piccole dosi.<br />
<strong>Uno degli effetti collaterali del Modello Reggio è la dose di acido muriatico ingerita il 16 dicembre del 2010 dalla dirigente del settore “Finanze”, Orsola Fallara.</strong> Una fine tragica per una donna “colpevole” di essersi liquidata illegittimamente compensi per circa 800 mila euro. Più che per questo, la Fallara è  “colpevole” perché muove le fila del Modello Reggio, ne conosce i meccanismi ed anche i segreti. Quando viene chiamata in causa, anche per le retribuzioni che spettano all’uomo con cui aveva un legame sentimentale, Bruno Labate, esce fuori che il compagno avrebbe ricevuto illegittimamente tra 600 e 700 mila euro, per consulenze su progetti mai finanziati e nemmeno realizzati. La Fallara è troppo dentro questo sistema che oggi coinvolge pesantemente anche Scopelliti che ha già ricevuto un invito a comparire dalla Procura di Reggio, nell’indagine sul “caso Fallara”. Prima di togliersi la vita, la dirigente ha scelto di incontrare la stampa, era turbata, è stata stritolata dal Modello Reggio fino alla fine. Quel Modello che ha nascosto queste complicità al grido di “festa, farina e forca”.<br />
<strong>Guai però a parlarne male. Scopelliti più che fare indignare s’indigna di fronte alle analisi lucide dei giornalisti di tre importantissime testate nazionali, Enrico Fierro (Il Fatto); Guido Ruotolo (La Stampa) e Roberto Galullo (Il Sole24 ore)</strong>. Giornalisti anche loro “colpevoli” di essersi interessati di Calabria ma, soprattutto, di Modello Reggio, mostrandone la parte più brutta e suo malgrado, reale.<br />
Nel frattempo, mentre Scopelliti indignato difende la sua creatura dalle “accuse” dei giornalisti, altre indagini della magistratura si abbattono sulla città e pesano sulla sua testa quanto un macigno. Il Modello Reggio, grazie a Scopelliti governatore, è diventato pure Modello Calabria, per la gioia di una regione dalle mille emergenze, dalla sanità, passando per l’ambiente, gestione dei rifiuti e così via.<br />
Solo qualche giorno addietro gli strascichi di questo Modello erano sintetizzati nell’operazione Astrea, che ha portato alla luce la partecipazione del Comune di Reggio, per il 51 per cento, nella società Multiservizi. Società che era controllata dalla cosca dei Tegano per conto della famiglia De Stefano, indiscussa protagonista del panorama ‘ndranghetistico reggino dalla fine delle guerre di mafia.<br />
La tenacia di Scopelliti è molto simile a quella del suo “padre politico” Berlusconi. Ma pare che adesso il tempo sia maturo, sia per l’uno che per l’altro. Tanto che il neo ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha chiesto al suo collega prefetto di Reggio, Luigi Varratta, una relazione dettagliata sulla situazione finanziaria del comune reggino, su cui pesa un disavanzo di 160 milioni. In sostanza, si starebbe valutando la possibilità di inviare ispettori ministeriali a Reggio Calabria. E da qui l’intervento immediato dell’onorevole Angela Napoli, di sciogliere e commissariare il Comune di Reggio. Anche i deputati del Pd, Doris Lo Moro, Laura Garavini, Rosa Villecco Calipari, Franco Laratta e Nicodemo Oliverio, in una interrogazione presentata al ministro dell’Interno hanno chiesto “l’accesso antimafia al comune di Reggio Calabria”, evidenziando la situazione in cui si trova l’Amministrazione coinvolta prima nel “caso Fallara” poi in quello della Multiservizi.<br />
Probabilmente Reggio aspetta l’ennesima Primavera, per lasciarsi alle spalle una situazione così preoccupante. Una Primavera che faccia luce, per esempio, su persone come Giovanni Zumbo, commercialista ed ex amministratore giudiziario dei beni confiscati alla ‘ndrangheta, amico di tutti, politici e anche forze dell’ordine. Un uomo detenuto perchè coinvolto in molte inchieste, “informatore” degli ‘ndranghetisti, e anello di congiunzione tra il mondo degli “insospettabili” e i mafiosi. La Primavera ancora aspetta le verità delle indagini scaturite nelle operazioni Meta e Crimine del 2010, che già hanno portato a galla diverse collusioni fra la zona grigia e la ‘ndrangheta, non solo in Calabria.<br />
<strong>Secondo Scopelliti queste cose non vanno dette, chi le dice è un “cialtrone</strong>”. Probabilmente – e questo è il vero problema &#8211; fino ad oggi si è parlato poco, si è detto poco anche rispetto a quello che vuol dire vivere in Calabria, nella morsa criminale che controlla tutto e in mezzo ad una microcriminalità diffusa, che nella vita quotidiana è ancora più invasiva della mafia e dei mafiosi.<br />
<strong>Da quanto va avanti questo sistema illegale? E cosa direbbe il compianto Falcomatà?<br />
Ivano Fossati oggi canta: C’est la décadence!</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/modello-reggio-piena-decadenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scopelliti: boia chi molla</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/scopelliti-boia-chi-molla/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/scopelliti-boia-chi-molla/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 19:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Guseppe Pignatone]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Lele Mora]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Scopelliti]]></category>
		<category><![CDATA[Sole 24 ore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8441</guid>
		<description><![CDATA[
E’ stato un compleanno avvelenato quello di Peppe Scopelliti. Classe 1966, giorno di nascita il 21 novembre, giovane politico in ascesa. Avvelenato dalle polemiche violente scatenate contro tre giornali, “Il Fatto”, “La Stampa”, “Il Sole24ore”, e dalle reazioni che hanno provocato con comunicati dei cdr e della Fnsi. Ma ancora di più a rendergli amari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8442" href="http://www.malitalia.it/2011/11/scopelliti-boia-chi-molla/scopelliti1-3/"><img class="alignleft size-full wp-image-8442" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/scopelliti1.bmp" alt="" /></a></p>
<p><strong>E’ stato un compleanno avvelenato quello di Peppe Scopelliti. Classe 1966, giorno di nascita il 21 novembre, giovane politico in ascesa.</strong> Avvelenato dalle polemiche violente scatenate contro tre giornali, “Il Fatto”, “La Stampa”, “Il Sole24ore”, e dalle reazioni che hanno provocato con comunicati dei cdr e della Fnsi. <strong>Ma ancora di più a rendergli amari i giorni sono le inchieste della magistratura</strong>. L’ultima che ha portato in galera una serie di colletti bianchi, mafiosi e affaristi, e che ha svelato quello che in città tutti sapevano: la ‘ndrangheta, quella potente della famiglia Tegano, era in società col Comune di Reggio Calabria tramite la “Multiservizi”. Un colosso, centinaia di dipendenti e milioni di euro da gestire. Una tegola sulla testa del giovane golden-boy della destra  in Riva allo Stretto. Uno che non dimentica il suo passato missino, che celebra davanti al monumento di Ciccio Franco, il capo dei Boia chi Molla.</p>
<p><strong>Peppe Scopelliti, una laurea in Economia presto chiusa nei cassetti: il potere pretende dedizione e il tempo per svolgere qualsiasi attività professionale non c’è</strong>. Segretario del Fronte della Gioventù nel 1992, nel 1994 candidato al Parlamento Europeo, l’anno dopo primo degli eletti alla Regione, rieletto nel 2000, e poi Presidente del Consiglio e Assessore al Lavoro con la giunta Chiaravalloti.  Nel 2002 la conquista di Reggio con il 53% dei voti e l’elezione a sindaco. Riconferma cinque anni dopo, ma questa volta con il 70% dei voti. E fa niente se nei giorni di fuoco della campagna elettorale i manifesti col suo faccione campeggiavano nei saloni del Teatro Margherita, gentilmente concesso “senza nulla a pretendere” da Gioacchino Campolo, il “re dei videopoker”. Quando il signor Gioacchino viene arrestato gli sequestrano immobili per qualche milione di euro a Roma e a Parigi. “Soldi accumulati – spiega il procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone – con la gestione monopolistica dei videogiochi, uno dei canali privilegiati dalla criminalità organizzata”. Ma Peppe, ragazzo in carriera, non se ne cura. Lui è il rinnovamento, spazzerà via la vecchia politica e costruirà il “modello Reggio”. “Credere, obbedire, ballare”, è il motto che gli appiccicano addosso. <strong>Riletto oggi che il Comune è sull’orlo del default con 170 milioni di debiti accertati, e lui stesso è indagato per falso in atto pubblico, suona beffardo. Scopelliti era ossessionato dal mondo dello show-biz, voleva stupire a tutti  i costi</strong>. “Paolo ho bisogno di una cortesia, abbiamo intenzione di fare qualcosa di eccezionale a Reggio, per me sarebbe il massimo incontrare Lele Mora”. Paolo Martino, uomo di collegamento della ‘ndrangheta calabrese con il bel mondo di Milano, racconta così il suo incontro con l’allora sindaco Scopelliti. “Conosco lui, suo fratello Tino e l’altro fratello Francesco che sta a Como e fa l’assessore”, ricorda Martino in un interrogatorio. L’incontro si fa e subito, Scopelliti  quasi si commuove: “Paolo, per me conoscere uomini come te è qualcosa di gratificante”. Ma per portare il manager delle starlette, Valeria Marini (60mila euro per lo struscio nelle vie principali), forse non bastava l’uomo delle ‘ndrine in terra lombarda, bisognava rivolgersi anche ad altri. A Pasquale Rappoccio, massone della “Gran loggia regionale d’Italia” col grado di “secondo principale”, oggi finito nei guai per storie di malasanità e rapporti con le cosche. “Frequentatore assiduo del sindaco”, si legge in un rapporto della Gdf del 2007. Insieme al grembiulino di Reggio, Scopelliti vola a Milano per incontrare Mora, ma non prende l’aereo di Lele, “altrimenti volano interrogazioni e polemiche” e fissano appuntamenti per andare in Sardegna sulla barca di Briatore. <strong>La bella vita a Reggio e spese pazze. Alcune al limite del ridicolo, come i 23mila euro buttati per comprare 100mila salviettine rinfrescanti al bergamotto con la scritta no alla ‘ndrangheta</strong>. Perché il giovane Scopelliti, eletto governatore della Calabria col 58% dei voti, la ‘ndrangheta la combatte, ma sempre in modo spettacolare. E guai a chi, fra i suoi, sbaglia. L’anno scorso gli hanno arrestato Santi Zappalà, uno fra i più votati nelle liste che lo sostenevano. I carabinieri lo filmarono e intercettarono mentre andava a chiedere voti a Giuseppe Pelle “Gambazza”, boss di San Luca. Scopelliti lo ha mollato, senza mai chiedersi se quei voti messi a disposizione dalla ‘ndrangheta avessero contribuito anche al suo personale successo. <strong>Ed è di poche settimane fa un dossier consegnato dai magistrati di Genova alla Commissione parlamentare antimafia nel quale si parla delle ultime elezioni regionali e dell’”alacre sostegno di esponenti della cosca Raso-Gullace, anche con palesi intimidazioni, a favore del candidato Antonio Stefano Caridi”.</strong> Si tratta di un assessore regionale, non indagato, storico uomo di Scopelliti. La mafia è solo quella folk di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, e quando i pentiti lo tirano in ballo, il governatore insorge: è una provocazione, non sapevo. Sono cinque (Lo Giudice, Fiume, Paolo Iannò, Fragapane, Moio) rappresentativi delle famiglie più potenti della città, parlano di lui e dei voti concessi. La regola è smentire, ribattere. Mai chiarire. E mai chiarita fino in fondo è stata la partecipazione al pranzo per il cinquantesimo anniversario di matrimonio dei genitori di Mimmo Barbieri, finito al centro di una poderosa inchiesta antimafia. “C’erano proprio tutti – racconta il giorno dopo Cosimo Alvaro – il sindaco, Gesuele Vilasi (assessore comunale di Forza Italia, ndr) e quelli della Margherita e dell’Udeur”. Cosimo Alvaro, rampollo della famiglia di Sinopoli, c’era. <strong>Quando Scopelliti venne eletto sindaco per la seconda volta, entusiasta, si lasciò scappare: “Ora entriamo in politica. Forza zio Peppino”.</strong></p>
<p><strong>(pubblicato su Il fatto Quotidiano il 22 novembre 2011)</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/scopelliti-boia-chi-molla/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dopo Rizziconi non abbondanate il campo</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/dopo-rizziconi-non-abbondanate-il-campo/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/dopo-rizziconi-non-abbondanate-il-campo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 20:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Beni confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[Rizziconi]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8437</guid>
		<description><![CDATA[
Lungaggini burocratiche, abbandono degli immobili, rappresentano una minaccia per lo Stato che tenta di indebolire i boss privandoli delle loro ricchezzePrivare i mafiosi dei loro beni significa indebolire il loro potere, che è soprattutto economico, facendo diventare lo steso bene simbolo della legalità. L’iter che va dal sequestro alla confisca del bene e poi all’assegnazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/dopo-rizziconi-non-abbondanate-il-campo/rizziconi1/" rel="attachment wp-att-8438"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/rizziconi1-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" class="alignnone size-medium wp-image-8438" /></a></p>
<p><strong>Lungaggini burocratiche, abbandono degli immobili, rappresentano una minaccia per lo Stato che tenta di indebolire i boss privandoli delle loro ricchezze</strong>Privare i mafiosi dei loro beni significa indebolire il loro potere, che è soprattutto economico, facendo diventare lo steso bene simbolo della legalità. L’iter che va dal sequestro alla confisca del bene e poi all’assegnazione o gestione è molto più complesso di quello che si possa pensare. Per parlare di un caso concreto, da una città che solo una settimana fa si era guadagnata le prime pagine di tutti i giornali per il segnale di lotta alla mafia che aveva dato, siamo ritornati a Rizziconi.<br />
<strong>Spenti ormai i riflettori sul campetto confiscato </strong>dove si è allenata la Nazionale di calcio italiana, su impulso di Libera, si torna a fare i conti con una realtà tanto amara quanto dura nella Piana di Gioia Tauro.<br />
Nel centro di ottomila anime, che solo qualche giorno addietro, ospitava i giornalisti di ogni ordine e grado, si scopre che la situazione non è così rosea, né così diversa dalle altre città. A Rizziconi, secondo l’elenco rintracciabile sul sito dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, dal 2010 risulta infatti in gestione un solo bene.<br />
Non a caso, spostandoci in contrada Collina, troviamo un altro terreno confiscato e completamente abbandonato.<strong> La storia di questo bene è singolare</strong>. Si tratta di una parte di terreno agricolo “pro-indiviso” di 55.520 mq, con annesso un fabbricato rurale. Questo bene è stato confiscato con sentenza definitiva della corte di cassazione il 22 ottobre 2002 a “Francesco Albanese e altri”. Dopo la confisca, il 4 marzo del 2005, l’Agenzia del demanio (così come era previsto prima dell’istituzione dell’Agenzia dei beni confiscati) ha affidato il bene al comune di Rizziconi per “finalità sociali”. All’Ente è stata assegnata una parte del terreno pro-indiviso di proprietà di Concetta Albanese, mentre l’altra parte è rimasta alla proprietaria, Esterina Albanese. Il Comune ha quindi provveduto ad avviare tutto l’iter necessario per l’assegnazione ad associazioni, disponibili a gestire il bene. Ma senza successo e, pensando al fatto che a tutt’oggi è in corso un procedimento giudiziario per la divisione del terreno, è ipotizzabile che proprio questa “indivisione” sia alla base dell’abbandono del bene.<br />
<strong>Dal 2006 infatti il terreno risulta completamente trascurato, vi regnano solo degrado e incuria, così come il fabbricato rurale</strong>. Fabbricato che ha fatto la sua comparsa per la prima volta, durante gli scontri che hanno coinvolto i migranti a Rosarno nel 2010. In quella occasione si scoprì che quella struttura fatiscente ospitava diversi migranti che trovavano rifugio in quella baracca poco distante dal centro abitato di Rizziconi.<br />
Con la presenza della Nazionale di calcio, il messaggio partito dal piccolo paese della Piana di Gioia Tauro è stato chiaro, soprattutto nelle parole di don Luigi Ciotti, ma anche del ct Prandelli, che hanno simbolicamente dato un calcio al pizzo, un calcio alla ‘ndrangheta. Durante la manifestazione, super sorvegliata da carabinieri e polizia, tutto è andato come previsto, in quella che è diventata una giornata memorabile per la Piana.<br />
A stupire, il fatto che l’Antimafia ha messo le mani in maniera così decisa e determinata su un terreno in cui la famiglia di Teodoro Crea, voleva realizzare una discarica e quindi farne fonte di lucro. Al posto della discarica, che avrebbe fatto bene solo alle tasche dei boss, un campetto in cui i giovani possono passare il loro tempo libero.<br />
<strong>Ma, purtroppo, in una regione dalle mille contraddizioni, la realtà è che se da una parte i boss hanno lasciato libero il terreno all’Antimafia, dall’altra, quando sono interessati ad un bene, nessuno osa avvicinarsi</strong>. Quello di Rizziconi, ovviamente, è solo un esempio per provare a riflettere sulla gestione dei beni confiscati in tutto il Paese. Casi del genere se ne trovano tantissimi. Ma nessuno, purtroppo, dice nulla. Solo qualche giorno fa è stato sequestrato a Palmi, città poco distante da Rizziconi, un campo di calcetto gestito dai Gallico, segno che ancora c’è davvero tanto da lavorare.<br />
Ecco che però ci tornano in mente le parole dei cittadini di Rizziconi, che non hanno partecipato alla manifestazione e che, anzi, l’hanno criticata, proprio per il suo effetto mediatico, mentre loro sanno bene come stanno le cose nel proprio paese.<br />
In Italia risultano confiscati, al primo ottobre 2011, 11.699 beni tra immobili e aziende. Solo in Calabria, seconda solo alla Sicilia per numero di beni confiscati, 1518 immobili e 128 aziende. Un elenco lunghissimo quello che si trova nelle stanze dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, che ha sede fisica proprio a Reggio Calabria. L’Agenzia, è stata istituita con il decreto n.4 del 4 febbraio 2010, convertito in legge 50 del 31 marzo 2010 ed è posta sotto l’alta vigilanza del Ministero dell’Interno.<br />
<strong>L’Agenzia nazionale dei beni confiscati, dovrebbe dimostrare che lo Stato vince sulla mafia, perché priva i boss dei loro pote</strong>ri. Ma questi beni confiscati non sono fonte di lucro per cittadini onesti, in una regione che vive momenti drammatici dal punto di vista economico. Tutti i beni sopra elencati, una volta confiscati e assegnati alle amministrazioni locali, sono destinati alle associazioni per “finalità sociali” e queste associazioni, sostanzialmente, nella maggior parte dei casi, gestiscono la metà dei beni disponibili. Lo Stato potrebbe cominciare a dimostrare che la legalità vince, con azioni concrete, creando lavoro e ricchezza e facendo capire che la strada della legalità conviene.<br />
Seconda cosa, così come dimostrato anche da una recente inchiesta di Repubblica, i sequestri sono difficili, la burocrazia è complicata e i tempi che vanno dal sequestro alla confisca sono così lunghi da poter portare i boss ad impossessarsi del bene precedentemente sottratto.<br />
Dato che tutte queste cose sono facilmente verificabili e non sono nemmeno un segreto, forse sarebbe il caso di cominciare a ragionare seriamente sul riutilizzo di questi beni, anche di quelli “intoccabili”. Perché se è lo Stato che ci mette le mani e decide cosa farne, allora forse tutto il patrimonio confiscato può solo portare benefici al nostro Paese che, soprattutto in questo momento, ne ha tanto bisogno. </p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/dopo-rizziconi-non-abbondanate-il-campo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8216;Ndrangheta in Lombardia, una pioggia di condanne</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/ndrangheta-in-lombardia-una-pioggia-di-condanne/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/ndrangheta-in-lombardia-una-pioggia-di-condanne/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 08:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Direzione Distrettuale Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Crimine]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Infinito]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8425</guid>
		<description><![CDATA[
(di Luca Rinaldi)
110 condanne fino a 16 anni nel maxi-processo alle cosche in Lombardia. Questo il verdetto del tribunale di Milano dopo 32 ore di camera di consiglio. Al termine dell&#8217;udienza a porte chiuse molti dei detenuti hanno urlato e applaudito ironicamente all&#8217;indirizzo della corte e degli stessi avvocati che li hanno difesi nel corso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/ndrangheta-in-lombardia-una-pioggia-di-condanne/tribunalemi/" rel="attachment wp-att-8430"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/tribunalemi-300x158.jpg" alt="" title="tribunalemi" width="300" height="158" class="alignleft size-medium wp-image-8430" /></a><br />
(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>110 condanne fino a 16 anni </strong>nel maxi-processo alle cosche in Lombardia. Questo il verdetto del tribunale di Milano dopo 32 ore di camera di consiglio. Al termine dell&#8217;udienza a porte chiuse molti dei detenuti hanno urlato e applaudito ironicamente all&#8217;indirizzo della corte e degli stessi avvocati che li hanno difesi nel corso del processo. Si dimostra così l’unitarietà della ‘ndrangheta, la sua organizzazione verticistica che anche a Reggio Calabria altri importanti processi stanno ricostruendo proprio in questi giorni.</p>
<p><strong>Il pubblico ministero Alesandra Dolci della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano </strong>aveva chiesto in tutto quasi mille anni di carcere per 118 imputati e una assoluzione. La requisitoria del pm nel corso del rito abbreviato del processo scaturito dall’operazione “Infinito” del 13 luglio 2010, arrivato oggi a sentenza, mostrava la permeabilità del tessuto sociale, politico e imprenditoriale lombardo all’aggressione della ‘ndrangheta. Sono stati condannati oggi quasi tutti gli uomini considerati i capi delle cellule criminali calabresi in Lombardia.</p>
<p>110 condanne sulle 118 richieste da parte del Pubblico ministero; cinque assoluzione e quattro non luogo a procedere, di cui una per morte dell’imputato. Così si chiude il primo capitolo del rito abbreviato del più importante processo alla ‘ndrangheta in Lombardia celebrato negli ultimi anni. Le condanne più importanti riguardano quelli che sono i ‘capimandamento’ delle cosche. La pena più pesante, 16 anni, è stata inflitta ad Alessandro Manno accusato di essere il capo della locale di ‘ndrangheta (cellula criminale strutturata) di Pioltello, alle porte di Milano. Per lui l’accusa aveva chiesto 20 anni.<br />
<strong>Per il capo locale di Milano e considerato reggente delle ‘ndrine in Lombardia, Pasquale Zappia </strong>(eletto durante la famosa cena del 31 ottobre 2009 ripresa dai Carabinieri di Monza al circolo Arci intitolato a Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano), è stata inflitta una pena a 12 anni contro i 18 chiesti dall’accusa. 15 anni sono poi andati a Vincenzo Mandalari, capo della locale di Bollate e Pasquale Varca. Assolto l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliverio, per cui era stata chiesta l’assoluzione anche dal Pubblico Ministero Alessandra Dolci.<br />
<strong>Una sentenza attesa da più di un anno</strong>, dopo l’operazione “Infinito-Crimine” che nel luglio del 2010 aveva portato all’arresto di oltre 170 persone tra la Calabria e la Lombardia. Altri 34 imputati invece hanno scelto il rito ordinario ancora in corso di svolgimento davanti alla VII sezione penale dello stesso tribunale meneghino.<br />
La lettura della sentenza del Gup di Milano Roberto Arnaldi sarebbe dovuta arrivare ieri nel pomeriggio, ma verso le 18 è arrivata la notizia dello slittamento a oggi col disappunto degli imputati detenuti provenienti dai carceri di tutta Italia. Tra gli avvocati si è parlato di possibili dubbi riguardo la decisione da prendere da parte del Gup che avrebbe così preferito prorogare per altre 24 ore la camera di consiglio. La lettura è terminata questa sera poco dopo le 21 sollevando urla di scherno e applausi ironici da parte di alcuni degli imputati all’indirizzo sia della Corte sia degli avvocati difensori. Negli stessi momenti il ‘capo dei capi’ della cupola lombarda Pasquale Zappia, si è sentito male ed è stato portato via in ambulanza<br />
<strong>È un momento storico la lettura di questa sentenza</strong>: in gioco c’è il timbro di verità processuale sull’organigramma dell’organizzazione criminale più potente e meno studiata del mondo e i tanti legami a doppio filo tra la Lombardia, luogo in cui l’odierna sentenza ha sancito l’esistenza di cellule criminali ben definite e tra loro interdipendenti e Reggio Calabria. Si dimostra quindi l’unitarietà della ‘ndrangheta, la sua organizzazione verticistica che anche a Reggio Calabria altri importanti processi stanno ricostruendo proprio in questi giorni.<br />
<strong>Per trovare una sentenza di tale portata, almeno numerica, riguardo la mafia bisogna tornare indietro al 1997 quando il processo scaturito dall’operazione “Nord-Sud” portò a 13 ergastoli e 1.800 anni di carcere per 133 imputati. Anche allora la sentenza arrivò nell’aula bunker di via Ucelli di Nemi a Milano, ma la camera di consiglio durò 41 giorni</strong><br />
(lucarinaldi.blogspot.com e www.linkiesta.it)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/ndrangheta-in-lombardia-una-pioggia-di-condanne/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Era mio padre</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/era-mio-padre/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/era-mio-padre/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 19:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Cutolo]]></category>
		<category><![CDATA[Locri]]></category>
		<category><![CDATA[Provenzano]]></category>
		<category><![CDATA[Riina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8421</guid>
		<description><![CDATA[
“Papà, da grande voglio fare il carabiniere. E allora pregai il capitano di regalarmi il suo cappello e lo diedi al bambino”. Quando Pasquale Galasso, numero due della Nuova Famiglia- il network di clan della Camorra degli anni ottanta-novanta del secolo scorso si opponeva allo strapotere di Raffaele Cutolo- raccontò questo episodio, i parlamentari della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8422" href="http://www.malitalia.it/2011/11/era-mio-padre/riina/"><img class="alignleft size-full wp-image-8422" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/riina.bmp" alt="" /></a></p>
<p><strong>“Papà, da grande voglio fare il carabiniere. E allora pregai il capitano di regalarmi il suo cappello e lo diedi al bambino</strong>”. Quando Pasquale Galasso, numero due della Nuova Famiglia- il network di clan della Camorra degli anni ottanta-novanta del secolo scorso si opponeva allo strapotere di Raffaele Cutolo- raccontò questo episodio, i parlamentari della Commissione antimafia raggelarono. Galasso era stato un boss importante della camorra, aveva ucciso e ordinato omicidi, aveva estorto soldi agli imprenditori,la sua organizzazione aveva trafficato in droga , poi si era pentito per salvare la famiglia, quella di sangue.</p>
<p><strong>Ora vive in una località segreta, ha cambiato generalità, ha un lavoro ed  riuscito nell’impresa di strappare i figli alla morte o al carcere. Così non è  stato per il suo capo, Carmine Alfieri,al quale ammazzarono il figlio Antonio nel 2002.</strong> Così non  stato per il suo nemico giurato, Raffaele Cutolo. Il boss della Nuova camorra organizzata aveva un solo figlio, Roberto (“il figlio della sfortuna” ,lo chiamava) che cercò d seguire le orme paterne. Voleva fare il boss pure lui, avere un suo clan e riproporre le stesse logiche di dominio della camorra anche nel Nord Italia.</p>
<p>Lo uccisero la sera del 19 dicembre 1990 davanti ad un bar di Abbiate Guazzone, nei pressi di Tradate. Don Rafele, ‘o professòre, il primo violino della camorra, come ancora oggi che deve scontare svariati ergastoli e sempre in regime di carcere duro  chiamano Cutolo, non si rassegnò al fatto che il suo sangue finisse per sempre con la morte dell’unico erede. <strong>Nel 2007 ottenne l’autorizzazione dal ministero della Giustizia a ricorrere alla fecondazione artificiale per avere un altro figlio. Immacolata Iacone, la donna che aveva sposato in carcere nel lontanissimo 1982, mise al mondo Denise. “Quando sarà grande- disse la mamma ai giornalisti- forse sentirà pronunciare la parola Camorra, qualcuno le racconterà delle cose. Saprà chi  suo padre, conoscerà il suo passato, ma Raffaele  mio marito, l’uomo che amo”.</strong></p>
<p>Era mio padre,la storia raccontata nel film di Sam Mendes, con un impareggiabile Tom Hanks, la ritrovi nelle storie di fratelli, mogli, soprattutto figli di boss. Francesco Paolo Provenzano è il figlio più piccolo di Binnu,il capo di Cosa Nostra. Cinque anni fa, fece scalpore la notizia di una borsa di studio concessa al giovane Francesco, per la promozione della cultura italiana in Germania,dal ministero dell’Istruzione. Francesco aveva un curriculum di tutto rispetto e si piazzo al 36 ° posto su 308 candidati, nel 2008 insieme al fratello maggiore Angelo, studente universitario, rilasciò una lunga intervista a Francesco La Licata de La Stampa.</p>
<p><strong>“Ma come si fa soltanto a pensare una cosa del genere (il padre mafioso , ndr)? Bernardo Provenzano è mio padre, e allora? Basta questo per essere considerato un cittadino di serie B?”.</strong> Anche Roberta, la figlia di Giovanni Bontade (il fratello del boss Stefano,uno dei grandi capi di Cosa nostra ucciso dai corleonesi nel 1981), ha imboccato altre strade. Anni fa destò  scandalo la notizia della sua partecipazione ad un’associazione di volontariato che aveva ottenuto l’assegnazione di un bene confiscato alla mafia. “Giudicatemi per quello che sono, non per il cognome che porto”. Sua madre e suo padre vennero ammazzati  nella guerra di mafia, il padre fu accusato di aver accumulato miliardi di lire con il traffico di droga. “Quei soldi non li volevo e li abbiamo dati in beneficenza,L’ho anche raccontato al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso”, giurò Roberta Bontade.</p>
<p><strong>Figli che vogliono salvarsi. Figli che raccolgono lo scettro di comando del pad</strong>re. Giovanni Riina era un predestinato. La leggenda di mafia narra che aveva solo cinque anni quando il padre Totò gli fece imbracciare un fucile. A vent’anni fu condannato all’ergastolo accusato di aver partecipato a ben quattro omicidi. Suo fratello Giuseppe Salvatore, invece, fu condannato a 11 anni e otto mesi per una storia di appalti e estorsioni. Ma ci sono anche figli che rinnegano il cognome del padre. Emanuele Brusca è il primo figlio del boss Bernardo e fratello di Giovanni Brusca, ‘ u verru, il maiale, l’uomo che azionò il telecomando di capaci. Ha scontato una condanna per associazione mafiosa, ma dodici anni fa chiese di cambiare cognome.</p>
<p><strong>“E’ ingombrante per e per i miei figli</strong>”. Un  gesto clamoroso, una rottura significativa che è anche il segno della  crisi di un’organizzazione come Cosa Nostra, che non vedremo mai nella mafia più potente: la ‘ndrangheta. Qui nelle famiglie che dominano l’Aspromonte e la Piana di Gioia Tauro, la Tirrenica e la Jonica, le città e i paesi più sperduti, i legami familiari sono fortissimi, il fondamento dell’organizzazione e della possibilità che il potere delle ‘ndrine si tramandi di padre in figlio per generazioni. “Sono sempre gli stessi cognomi da un secolo”, scrisse un magistrato dell’antimafia calabrese anni fa. Ma basta sfogliare le relazioni che hanno portato allo scioglimento della Asl di Locri per capire che i figli dei boss si sono evoluti e sono entrati nell’economia legale. Molti nomi del gotha mafioso ricorrono nelle intestazioni delle cliniche private e dei laboratori di analisi che da quella Asl prendevano accreditamenti e finanziamenti.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 19 novembre 2011)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/era-mio-padre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Multiservizi e cosca Tegano</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/multiservizi-e-cosca-tegano/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/multiservizi-e-cosca-tegano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 15:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Regione]]></category>
		<category><![CDATA[Scopelliti]]></category>
		<category><![CDATA[Tegano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8417</guid>
		<description><![CDATA[
Reggio Calabria, arrestate 11 persone fra cui il direttore di una società partecipata al 51% dal Comune, Giuseppe Rechichi.Nell’operazione della guardia di finanza “Astrea” emerge  il ruolo degli “insospettabili” oltre a quello dei Tegano. Sequestrati beni per 50 milioni.
Il governatore della Calabria durante il Consiglio regionale di ieri, prende tempo sulla questione sanità, drammatica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/multiservizi-e-cosca-tegano/astrea/" rel="attachment wp-att-8418"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/astrea.jpg" alt="" width="276" height="183" class="alignnone size-full wp-image-8418" /></a></p>
<p><strong>Reggio Calabria, arrestate 11 persone fra cui il direttore di una società partecipata al 51% dal Comune, Giuseppe Rechichi</strong>.Nell’operazione della guardia di finanza “Astrea” emerge  il ruolo degli “insospettabili” oltre a quello dei Tegano. Sequestrati beni per 50 milioni.<br />
Il governatore della Calabria durante il Consiglio regionale di ieri, prende tempo sulla questione sanità, drammatica per una regione costretta a mille emergenze, soprattutto sul piano sanitario. Scopelliti, anche durante il Consiglio regionale attacca la stampa “non allineata” ma non dice una parola rispetto all’operazione Astrea, che ha portato all’arresto di 11 persone ieri e al sequestro di beni per 50 milioni. <strong>Il governatore avrebbe potuto spiegare perché, per esempio, il Comune di Reggio Calabria detiene il 51 per cento di partecipazione nella società Multiservizi (che gestisce la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’Ente, igiene, sicurezza pulizia), coinvolta nell’operazione della Guardia di finanza – nucleo di polizia tributaria &#8211; proprio perché legata agli ambienti mafiosi e controllata dalla cosca reggina dei Tegano. Ricordiamo che Scopelliti è stato prima sindaco di Reggio e l’Ente ha quote nella società dal marzo del 2002</strong>.<br />
Ieri, agli ordini del gip Tommasina Cotronei, sono stati impegnati nell’operazione 150 finanzieri del Gico, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto, Michele Prestipino e dai sostituti Giuseppe Lombardo e Beatrice Ronchi. Il duro colpo è stato dato alla cosca dei Tegano.<br />
Tra gli arrestati risultano infatti il boss Giovanni Tegano, il commercialista Giovanni Zumbo, il direttore della Multiservizi Giuseppe Rechichi, i suoi due fratelli gemelli, Antonio e Giovanni, Rosario Giovanni Rechichi, Maurizio e Antonio Lavilla, il commercialista Roberto Emo, Porzia Maria Zumbo (sorella di Giovanni Zumbo) e l’avvocatessa Maria Francesca Toscano (moglie di Zumbo). Giovanni Zumbo, in particolare, è stato arrestato un anno addietro circa per avere fornito informazioni ai boss Giovanni Ficara e Giuseppe Pelle, sull’operazione “Crimine” e “Infinito”.<br />
<strong>Anche in questo caso la figura della donna è emergente</strong>. Infatti, i familiari di Giovanni Zumbo, (fra cui la moglie e la sorella), si facevano intestare le quote delle società coinvolte nell’inchiesta. Erano sicure che gli investigatori sarebbero arrivate a loro molto più difficilmente, proprio perché donne e insospettabili. Professionisti disposti a sostenere questo tipo di complicità, insinuandosi nell’ombra, in quella cosiddetta “zona grigia” che è la vera forza della ‘ndrangheta.<br />
Nell’inchiesta “Astrea”, così come emerge nell’ordinanza, è stato accertato che la cosca Tegano, attraverso dei passaggi societari, portati a termine da professionisti insospettabili e con dei prestanome, è riuscita a controllare una parte del capitale privato della società Multiservizi. Si tratta della Rec.Im. Srl, che controlla il 33% del capitale sociale della Gestione dei servizi territoriali srl, che a sua volta controlla il 49% della società mista.<br />
<strong>A capo della società o delle società (diverse solo nella denominazione) la cosca dei Tegano ha sempre mantenuto la sua identità grazie alla collaborazione dei complici prestanome</strong>.<br />
Nell’operazione non emerge il ruolo della politica ma sicuramente la politica deve sapere che tipo di società entrano in Comune, chi sono gli uomini che la rappresentano.<br />
Anche in questo caso la strada è stata aperta dalle dichiarazioni dei pentiti e dalle intercettazioni, soprattutto quelle captate nello studio di Francesca Toscano, dove si riusciva a dialogare tranquillamente proprio perché si riteneva la figura dell’avvocatessa insospettabile.<br />
La cosca Tegano, giusto per capire di chi stiamo parlando, è stata giudiziariamente ritenuta più volte una delle più potenti e pericolose associazioni di ‘ndrangheta della provincia reggina. Fra tutte si ricordano le sentenze passate in giudicato, relative al procedimento penale contro Paolo De Stefano e quelle relative all’operazione Olimpia. “Impegnata in tutte le guerre di mafia – così come si evince dall’ordinanza di custodia – che hanno caratterizzato la ‘ndrangheta reggina, essa risulta essere tra le più attive nel settore delle estorsioni, nel traffico delle armi e nel controllo di tutte le attività commerciali ed imprenditoriali nel reggino, da sempre operante in comunione di intenti, in sinergia operativa e organizzata con la federata cosca De Stefano, anch’essa stanziata nel quartiere reggino di Archi”.<br />
<strong>Sin dagli albori della ‘ndrangheta (almeno da quando se ne parla o la conosciamo, anni ’70 e guerre di mafia a Reggio), protagonisti indiscussi di questo gioco violento sono proprio la cosca dei De Stefano e quella dei Tegano.</strong> Le famiglie mafiose hanno saputo adattarsi ai tempi, cambiare volto, rendendosi protagonisti anche di scontri generazionali che comunque, non hanno cambiato nulla dal punto di vista del controllo indiscusso del territorio.<br />
Una cosa è certa: il cerchio continua a stringersi. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/multiservizi-e-cosca-tegano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il poliziotto che truffava</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/il-poliziotto-che-truffava/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/il-poliziotto-che-truffava/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 21:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Congiusta]]></category>
		<category><![CDATA[fallara]]></category>
		<category><![CDATA[Fortugno]]></category>
		<category><![CDATA[illegalità]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8387</guid>
		<description><![CDATA[
“Solito ponte, solito punto, lettera urgente un consiglio vai che è meglio”. Stesso linguaggio, uguali mezzi di comunicazione, identiche le buste utilizzate per spedire le missive di minaccia. La sorpresa è che questa volta a finire in carcere è Antonino Consolato Franco, un poliziotto con la vocazione per i delitti e le truffe. Lo scenario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/il-poliziotto-che-truffava/arresti/" rel="attachment wp-att-8388"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/arresti-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" class="alignnone size-medium wp-image-8388" /></a></p>
<p><strong>“Solito ponte, solito punto, lettera urgente un consiglio vai che è meglio”. </strong>Stesso linguaggio, uguali mezzi di comunicazione, identiche le buste utilizzate per spedire le missive di minaccia. La sorpresa è che questa volta a finire in carcere è Antonino Consolato Franco, un poliziotto con la vocazione per i delitti e le truffe. Lo scenario è Reggio Calabria e alcune delle vittime di questi raggiri sono stretti parenti di Orsola Fallara, l’ex dirigente del Comune di Reggio, morta dopo aver tentato il suicidio con l’acido muriatico; di Gianluca Congiusta, imprenditore ucciso dalla mafia in un agguato e del vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno, anch’esso ucciso dalla mafia.<br />
<strong>I militari dell’Arma del Comando provinciale di Reggio Calabria</strong>, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia reggina questa mattina hanno arrestato, assieme a Franco, anche Angelo Belgio e applicato una misura cautelare agli arresti domiciliari per Rosa Bruzzese, moglie e complice del poliziotto. “Vai ad Ardore Marina, scendi sul lungomare, dal primo passaggio a livello, venendo da Bovalino; sul lungomare gira a sinistra e fai fino in fondo direzione Locri. Sulla tua sinistra vedrai un residence di colore rosa, a fianco c’è l’abitazione in questione fotografata. Entra dal cancelletto aperto. C’è un portone di ferro senza vetri. L’appartamento è al primo piano, proprio di fronte la scala”.<br />
Questo il tenore di alcune delle missive indirizzate alle vittime. <strong>L’indagine ha documentato tutta l’attività di questo nucleo organizzato di persone pronte a manipolare informazioni in loro possesso </strong>e che offrivano, sotto ricatto, ai prossimi congiunti di persone a vario titolo coinvolte (realmente o ipoteticamente) in vicende giudiziarie.<br />
<strong>I tre componevano dunque una vera e propria associazione per delinquere, finalizzata a commettere delitti quali estorsioni, violenza privata,</strong> falso materiale e ideologico, truffa, abuso d’ufficio, sostituzione di persona ed altri reati ancora. Il poliziotto, Franco, secondo le indagini dei carabinieri, è risultato capo e promotore del sodalizio. Assumeva informazioni riservate in relazione ad importanti vicende giudiziarie del Distretto di Reggio Calabria, anche in ragione del proprio ufficio, individuava le persone a cui chiedere denaro, stabiliva la strategia da seguire, predisponeva la documentazione da utilizzare in occasione dei singoli reati, impartiva disposizioni agli altri associati e manteneva, anche personalmente i contatti con le vittime.<br />
Angelo Belgio coadiuvava l’attività di Franco e gli forniva tutte le informazioni utili del caso. Mentre la moglie del poliziotto, Bruzzese, gli forniva il necessario supporto logistico ed informativo. Soprattutto collaborava con Franco per mantenere i rapporti con le vittime e metteva a disposizione del gruppo le schede telefoniche intestate a terzi.<br />
La prima truffa è quella ai danni del fratello di Orsola Fallara, Paolo: Il gruppo aveva fatto pervenire a Paolo Fallara, più lettere anonime indirizzate alla sorella. Nelle lettera veniva segnalata l’imminente emissione di una ordinanza di custodia cautelare nei confronti della Fallara. Ecco che la squadra di truffatori si mostrava disponibile a far avere all’interessata la copia dell’informativa in questione in cambio di un corrispettivo di 30 mila euro.<br />
<strong>L’associazione si impegnava inoltre a far sapere in tempo utile quando l’ordinanza sarebbe stata eseguita. Oltre al danno economico che i tre provocavano alle vittime prescelte, vi era anche quello del timore che le stesse vittime provavano dopo aver letto quelle lettere</strong>.<br />
Le indagini sul poliziotto sono partite, suo malgrado, proprio grazie alla denuncia di Paolo Fallara. Infatti, durante un servizio di appostamento, i militari sorprendevano Franco, vice sovrintendente della Polizia di Stato in servizio al NOP di Reggio Calabria, assieme a Belgio, nella località designata per la consegna del denaro. In quella occasione Franco disse di trovarsi con un suo informatore che gli avrebbe fornito notizie utili per la cattura dei latitanti. Da lì sono partite le indagini e le perquisizioni estese anche alle rispettive abitazioni, dove è stato trovato del materiale utile ad accertare la colpevolezza dei tre soggetti. La Fallara era altresì stata invitata a non denunciare il ricatto e non chiedere aiuto “all’amico pezzo grosso che prima stava a Reggio e poi a Roma”. L’amico importante della Fallara, secondo quanto scrivono i magistrati reggini, è il questore Mario Blasco “intimo amico di Paolo Fallara e cognato, poiché coniugati a due sorelle, di Ferraro Salvatore e Francesco Nicola, a sua volta cognato di Fallara Paolo”.<br />
Segue la truffa ai danni di Francesca Bruzzaniti e Mirco Monteleone: In questo caso Franco spediva due lettere. Una indirizzata a Mirco Monteleone e l’atra, appunto, a Francesca Bruzzaniti. All’interno di queste lettere erano indicate le istruzioni da seguire per ottenere, in cambio di un corrispettivo di dieci mila euro, dei documenti che provavano l’estraneità di Alessandro e Giuseppe Marcianò, rispetto all’omicidio dell’onorevole Fortugno, per il quale i due sono stati arrestati.<br />
Mirco Monteleone è il cugino di Paola Macrì, figlia di Annamaria Cordì, nonché sorella di Salvatore, assassinato a Locri e di Vincenzo, condannato all’ergastolo, entrambi con ruoli apicali all’interno della ‘ndrina.<br />
Francesca Bruzzaniti è invece la moglie di Alessandro Marcianò e madre di Giuseppe Marcianò, condannati per essere stati i mandanti dell’omicidio Fortugno. In questo caso la truffa è stata scoperta durante una ispezione dei carabinieri in località ’La Scogliera’ di Africo. I militari stavano cercando la documentazione relativa all’omicidio di Fortugno. Durante l’ispezione, dunque, in una costruzione diroccata, adibita a chiosco in estate, sotto una lastra di cemento armato è stato trovato un sacchetto azzurro di plastica che conteneva un foglio di plastica trasparente e dentro a questo una busta gialla per le lettere. Sull’etichetta bianca della busta c’era scritto: “Per la signora Bruzzaniti Lella, via Garibaldi VI traversa, nr 9, Bianco di Reggio Calabria. All’interno della busta, un’altra busta con delle indicazioni per Francesca Bruzzaniti, la sorella di Lella, con un foglio contenete delle raccomandazioni. Appunto dieci mila euro in cambio della documentazione che dimostra l’estraneità dei Marcianò all’omicidio Fortugno. La lettera si chiudeva con la frase: “Se noi avremo problemi, prima di sabato, chiameremo a casa Reale e diremo, dite alla signora che tutto è rinviato…omissis…”.<br />
Infine, la truffa ai danni di Mario Congiusta: in particolare, Franco, ha fatto arrivare a Congiusta la solita lettera anonima in cui sosteneva di sapere dell’esistenza di materiale probatorio che dimostrava la colpevolezza di Salerno e, di conseguenza, l’innocenza di Tommaso Costa, in relazione all’accusa per l’omicidio del figlio, Gianluca. La somma richiesta a Mario Congiusta era di 50 mila euro e, in caso di rifiuto da parte di Congiusta, l’anonimo scrittore diceva di consegnare il materiale in suo possesso direttamente ai Costa. Questa vicenda ha intimorito la vittima che ha subito pensato all’ipotesi di inquinamento probatorio. Anche Congiusta ha denunciato l’episodio alle forze dell’ordine. Il gruppo criminale si firmava con la lettera “B”, il che ha dimostrato il collegamento fra le tre storie, riconducendole ad un’unica mano.<br />
L’organizzazione ha agito nel 2008 in tutti i tre casi. I tre si erano inventati anche un codice linguistico per potersi parlare senza destare sospetti. Nel linguaggio diverse sono le interruzioni di discorsi rimandati a successivi incontri di persona, con l’adozione di termini che nulla hanno a che fare con il reale contenuto della conversazione e che vengono utilizzati proprio per mascherare i riferimenti alle attività illecite portate avanti. <strong>E così le prostituite – come emerge dall’ordinanza – vengono indicate come le “cameriere”; il luogo di esercizio della prostituzione “ristorante”; il ciclo mestruale delle donne come perdita di benzina ecc.</strong>Antonino Franco aveva a casa anche dei ritagli di fogli che riportavano il timbro della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e uno che riportava il gruppo firma del sostituto procuratore generale Francesco Mollace, anche lui vittima dei truffatori dunque.<br />
 Una vicenda che ha dell’incredibile non solo perché parla di raggiri ma perché un uomo in divisa che, in Calabria come altrove, dovrebbe rappresentare lo Stato, la legalità, dovrebbe dare l’esempio, è invece protagonista di un sistema illegale. Un sistema talmente illegale che colpisce direttamente gli uomini che sono stati vittime della mafia, i loro parenti che oltre al dolore hanno dovuto sopportare anche le pressioni e gestire la paura. Se non le vittime della mafia colpisce chi si è tolto la vita (probabilmente) per mettere fine alla parola illegalità. Come Orsola Fallara e gli scandali in cui è stata coinvolta nel suo ruolo di dirigente del settore Tributi del Comune di Reggio Calabria.<br />
<strong>Una vicenda che lascia l’amaro in bocca, proprio perché dimostra, ancora una volta, come sia difficile stabilire il confine fra legittimo e illegittimo, giusto e ingiusto, legale e illegale. E la ‘ndrangheta di questo sistema è sia causa che effetto</strong>.</p>
<p>(pubblicato www.lindro.it)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/il-poliziotto-che-truffava/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La squadra antimafia</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/la-squadra-antimafia/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/la-squadra-antimafia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 19:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Don Luigi Ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale di Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Prandelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8368</guid>
		<description><![CDATA[
Don Luigi Ciotti è stato il vero “fuoriclasse della giornata” durante l’allenamento di ieri della nazionale di calcio a Rizziconi, sul terreno confiscato alla cosca di Teodoro Crea. Così l’ha definito il giornalista Marco Mazzocchi, che ha presentato gli ospiti presenti ad uno degli eventi più importanti della Calabria.
“Il potere dei segni contro il segno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8369" href="http://www.malitalia.it/2011/11/la-squadra-antimafia/donluigi/"><img class="alignnone size-full wp-image-8369" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/donluigi.bmp" alt="" /></a></p>
<p><strong>Don Luigi Ciotti è stato il vero “fuoriclasse della giornata</strong>” durante l’allenamento di ieri della nazionale di calcio a Rizziconi, sul terreno confiscato alla cosca di Teodoro Crea. Così l’ha definito il giornalista Marco Mazzocchi, che ha presentato gli ospiti presenti ad uno degli eventi più importanti della Calabria.</p>
<p><strong>“Il potere dei segni contro il segno del potere mafioso</strong>” ha tuonato dal campo don Ciotti, invitando la Lega nazionale di calcio a far parte di Libera, ad entrare nella rete della legalità che si oppone ogni giorno allo strapotere mafioso.“Il problema delle mafie non è solo in Calabria, non è solo la ‘ndrangheta – ha proseguito il numero uno di Libera - le mafie sono presenti in tutta Italia”. E da qui l’invito alla politica a fare leggi a sostegno dei lavoratori, andare oltre la mera repressione del fenomeno. <strong>“La lotta alla mafia la si fa a Roma, in parlamento, con le leggi giuste” ha sottolineato don Luigi.</strong> Il ringraziamento è andato alle forze dell’ordine, al loro impegno quotidiano nella battaglia contro la criminalità. Ma senza leggi giuste per don Ciotti “non ci libereremo mai dalle mafie”. È la terza volta che, infatti, si inaugura il campo di calcetto a Rizziconi, perché negli anni le cosche hanno premuto affinchè quel luogo non diventasse l’emblema della legalità.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/6frVkr028gE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Ma la giornata di ieri ha segnato una rottura con il passato</strong>. L’impegno del commissario che guida il comune di Rizziconi , Fabrizio Gallo, per far allenare gli Azzuri nella Piana di Gioia Tauro, non è stato vano. Perché questa data sarà segnata come una pagina storica, memorabile, per la Calabria, per quella Calabria che si ribella, che gioisce e festeggia, che sventola il tricolore per chiedere libertà dalle mafie, che crede al riscatto e al cambiamento. L’auspicio, infatti, così come l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, ha avuto modo di dire, è che questo sia “un punto di partenza e non di arrivo”. L’entusiasmo dei giovani tifosi che affollavano gli spalti e <strong>l’appassionato intervento di don Ciotti</strong> hanno contagiato anche i giocatori. A partire da Claudio Marchisio che ai giornalisti ha confessato: “ci siamo sentiti piccoli piccoli”, così come lo stesso capitano Luigi Buffon, il quale ha evidenziato che le “coscienze si smuovono con la cultura”. <strong>Il ct Cesare Prandelli, si è detto convinto di aver partecipato ad una “giornata storica” ed ha incitato i ragazzi a “non mollare mai”, mostrandosi una persona semplice, in mezzo ai tanti giovani che lo guardavano con ammirazione, mentre diceva che va via da Rizziconi “arricchito</strong>”.</p>
<p>Il presidente Abete non si è fatto sfuggire l’invito di don Ciotti per fare entrare la Nazionale di calcio nel circuito di Libera. E il calabrese doc Rino Gattuso, nonostante il problema all’occhio che l’ha costretto ad una pausa dai campi di calcio, ha voluto essere presente, accogliendo le ovazioni del pubblico e arbitrando la quadrangolare degli Azzurri in campo. </p>
<p><strong>Perché lo sport è aggregazione e bene ha fatto don Ciotti a ricordare che le cosche nella Piana hanno messo le mani anche sul calcio, gestendo direttamente alcune società sportive, come l’Interpiana e la squadra di calcio di Rosar</strong>no, così come emerso da recenti operazioni antimafia. Ma se anche lo sport diventa “trasparente, pulito”, può rappresentare e unire la parte sana della società.</p>
<p>Fuori dal coro dei festeggiamenti i cittadini di Rizziconi, che abbiamo ascoltato girando per le vie del paese, prima dell’arrivo della Nazionale. <strong>Non si sono sentiti partecipi perché, gran parte di loro, ha definito quella di ieri “una passerella, una manifestazione di facciata</strong>”. Altri si lamentavano per non avere ottenuto il pass per entrare nel campetto che, comunque, era stracolmo data la limitata disponibilità di posti che può avere un campo di calcio a cinque.</p>
<p><strong>Questa è l’altra faccia di una Calabria che aspetta qualcosa di concreto</strong>, che sente così forte la presenza mafiosa da aver perso la fiducia, essendo stanca della retorica sulla mafia di cui i politici si riempiono la bocca. D’altra parte, in questi giorni, i rizziconesi hanno letto tantissimi articoli sulla stampa “soprattutto nazionale” che a parere loro, non rispondono al vero. Anche a Rizziconi, come in tutti gli altri paesi della Piana, s’incontrano esponenti mafiosi per le vie della città, e tutto sembra normale. Chi vive in questi paesi sa che non è uno scandalo, che un criminale qualsiasi è libero e sta in mezzo alla gente ed è proprio lì che il condizionamento mafioso nei piccoli centri del Sud Italia si fa forte. Dal 2007, i 130 ragazzi della scuola calcio di Rizziconi, si allenano in quel campetto, senza pressioni da parte dei boss. Ciò significa che non è un fattore di disturbo per la mafia. Che i ragazzi “possono giocare”. </p>
<p>La giornata di ieri è importante proprio per questo: <strong>perché da oggi in poi i piccoli sportivi sanno di poter giocare su un terreno confiscato ai boss: ne sono consapevoli i loro genitori e gli stessi mafiosi, che ora sanno anche che su quel campo c’è don Ciotti e la firma di Libera</strong>.</p>
<p>Presenti i massimi esponenti delle forze dell’ordine e il questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, il prefetto Luigi Varratta, il vice prefetto Maria Rosaria Laganà; oltre al vescovo della diocesi di Oppido-Palmi, Luciano Bux e l’uomo di Libera in Calabria, don Pino De Masi.</p>
<p>Segue il saluto rituale del governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico e il presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa. Non sorprende che le parole siano state solo quelle di rito, poche, pochissime dei politici, di fronte alla pienezza delle parole disarmanti di don Ciotti.</p>
<p>A godersi lo spettacolo di libertà e gli Azzurri in campo, fra gli altri, anche la deputata di Fli, Angela Napoli, il capogruppo del Pd in Commissione Antimafia, Laura Garavini, l’ex prefetto di Reggio Calabria che rappresenta il Pd calabrese al Senato, Luigi De Sena, il procuratore Giuseppe Creazzo, il parlamentare del Pd, Marco Minniti e buona parte dei sindaci della Piana di Gioia Tauro.</p>
<p><strong>Presenti infine i genitori del piccolo Domenico Gabriele (Dodò) assassinato durante una partita di calcetto a Crotone, Stefania, la figlia di Vincenzo Grasso, ucciso con una autobomba, i rappresentati della cooperativa che lavora sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta, Valle del Marro. Mentre don Ciotti ha portato in mattinata un fiore sulla tomba di Francesco Maria Inzitari, giovane rizziconese vittima della mafia.</strong></p>
<p>​<br />
Per una volta è stato possibile davvero <strong>“dare un calcio al pizzo, dare un calcio alle mafia</strong>” così come c’era scritto sul pallone donato alla squadra da don Ciotti prima del fischio d’inizio della partita. </p>
<p> (pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/la-squadra-antimafia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il boss arrestato va risarcito?</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/il-boss-arrestato-va-risarcito/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/11/il-boss-arrestato-va-risarcito/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 06:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[latitanti]]></category>
		<category><![CDATA[Ministero Interno]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[ROS]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8331</guid>
		<description><![CDATA[
(di Laura Aprati e Angela Corica)
Il 9 novembre 2011, alle ore 20.50  viene  arrestato dopo 16 anni di latitanza Sebastiano PELLE , inserito nel Programma Speciale di Ricerca Latitanti di Massima Pericolosità (ex elenco dei 30), esponente di primo piano della ‘ndrangheta  della cosca Pelle “Gambazza”, operante in San Luca (RC) ed inquadrata nel Mandamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8332" href="http://www.malitalia.it/2011/11/il-boss-arrestato-va-risarcito/220px-condello_covo/"><img class="alignleft size-full wp-image-8332" title="220px-Condello_covo" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/220px-Condello_covo.jpg" alt="" width="220" height="293" /></a></p>
<p>(di Laura Aprati e Angela Corica)</p>
<p>Il 9 novembre 2011, alle ore 20.50  viene  arrestato dopo 16 anni di latitanza Sebastiano <strong>PELLE </strong>, inserito nel <strong>Programma Speciale di Ricerca Latitanti di Massima Pericolosità (ex elenco dei 30)</strong>, esponente di primo piano della <strong>‘ndrangheta</strong>  della <strong>cosca Pelle “Gambazza”</strong>, operante in <strong>San Luca</strong> (RC) ed inquadrata nel <strong>Mandamento Jonico</strong>,  e già condannato a 14 anni reclusione. Per la cattura è  stato determinante il lavoro dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e del ROS, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina. All’operazione hanno preso parte i Cacciatori dello Squadrone Eliportato di Vibo Valentia.</p>
<p>Ma proprio ieri Angela Napoli, deputata del FLI e membro della Commissione Antimafia, ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro  Maroni sul provvedimento di “risarcimento danni e azioni di rivalsa” a carico delle forze dell’ordine che hanno arrestato, il 18 febbraio del 2008, <strong>Pasquale Condello, ‘U Supremu</strong>, esponente della ‘ndrangheta, latitante dal 1990.</p>
<p>Le forze dell’ordine in Calabria impegnano gran parte della loro attività nella ricerca e nella cattura dei latitanti. Che la criminalità sia il problema fondamentale nelle regioni meridionali è cosa risaputa, ma l’ipotesi che un rappresentante delle forze dell’ordine debba risarcire un boss ha dell’incredibile!</p>
<p><strong>La questione riguarda i militari dell’Arma che hanno partecipato alla cattura del boss</strong>. Durante l’operazione pare sia stata danneggiata l’abitazione dell’esponente di una delle più potenti cosche della provincia di Reggio Calabria. Motivo per cui, il 21 dicembre 2009, dal Ministero dell’Interno, a opera del direttore del dipartimento della Pubblica sicurezza – ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale, è partita una missiva indirizzata al Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri – sezione anticrimine di Reggio Calabria-, che specificava nell’oggetto: “risarcimento danni e azione di rivalsa”.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8333" href="http://www.malitalia.it/2011/11/il-boss-arrestato-va-risarcito/vertenza-risrcimento-danni/">vertenza risrcimento danni</a></p>
<p>Con la lettera si chiedeva conto dei dati dei carabinieri che hanno preso parte all’operazione di cattura del boss  della ‘ndrangheta calabrese, proprio per valutare l’azione di rivalsa per i danni provocati alla casa del mammasantissima.</p>
<p> <strong>“L’interrogante – si legge nella nota – proprio nel precisare che il boss Condello era latitante da venti anni e che la sua cattura è avvenuta grazie alla capacità investigativa delle forze dell’ordine, trova davvero disarmante che i singoli militari, titolari dell’esemplare operazione vengano chiamati a risarcire personalmente i danni causati durante il blitz”. </strong></p>
<p>La deputata di Fli, ha inoltre chiesto “quali urgenti iniziative intenda intraprendere al fine di non mortificare ulteriormente le forze dell’ordine e tutti quei militari che con dedizione e sacrificio si impegnano alla cattura dei latitanti e nella pericolosa lotta ai mafiosi”.</p>
<p>È utile ricordare che in Calabria l’azione delle forze dell’ordine è indispensabile per frenare la potenza e la violenza dei mafiosi e che, pertanto, i militari impegnati nella lotta alla criminalità dovrebbero essere incentivati anziché “puniti” per aver fatto il proprio lavoro.</p>
<p>Se da un lato il governo, negli ultimi anni, si è fatto vanto delle azioni antimafia intraprese in Calabria, con centinaia di arresti, dall’altro, non può limitare chi tutti i giorni è impegnato su un territorio davvero difficile.</p>
<p>Ma forse questa “limitazione” non è proprio un caso isolato. Anche alcuni agenti della DIA confermano che, da qualche anno, si vedono richiedere i danni provocati in azioni di prevenzione e repressione al sistema mafioso.</p>
<p><strong>Ma quello che vorremmo sapere è se la lettera ha avuto un seguito ma soprattutto quale è la normativa a monte che permette di richiedere i danni ai singoli operatori. Il Ministero non ha forse una polizza assicurativa che copre i danni di simili attività?</strong></p>
<p>Sono queste le “singolarità” che rendono il nostro sistema amministrativo un labirinto in cui ritrovare la via d’uscita se non impossibile  è sicuramente difficile.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/11/il-boss-arrestato-va-risarcito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

