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	<title>Malitalia &#187; Milano</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Le talpe della ‘ndrangheta arrivano fin dentro la guardia di finanza</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Luca Rinaldi)
Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla &#8216;ndrangheta era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/le-talpe-della-%e2%80%98ndrangheta-arrivano-fin-dentro-la-guardia-di-finanza/ombra_forze_dell_ordine/" rel="attachment wp-att-9257"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Ombra_forze_dell_ordine-300x262.jpg" alt="" title="Ombra_forze_dell_ordine" width="300" height="262" class="alignleft size-medium wp-image-9257" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla &#8216;ndrangheta</strong> era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker. Una presenza, quelle delle talpe, che è costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.<br />
<strong>«Quasi 200 mila euro per il solo Mongelli sono decisamente troppi</strong>. Inoltre Mongelli è in grado di intervenire in favore dei Lampada solo condizionando a sua volta altri colleghi direttamente operativi. Insomma, la netta impressione è che Mongelli sia non solo il corrotto, ma anche il collettore attraverso il quale vengono convogliate somme di denaro ad altri pubblici ufficiali». Così scriveva il Giudice per le indagine preliminari del Tribunale di Milano Giuseppe Gennari, firmando l’ordinanza di custodia cautelare che il 30 novembre scorso coinvolse il clan della ‘ndrangheta Valle-Lampada (operativo in Lombardia da oltre vent’anni), due giudici calabresi e un appartenetente alla Guardia di Finanza.<br />
<strong>È proprio Mongelli che «interviene in favore dei Lampada»</strong> per ammorbidire i controlli delle Fiamme Gialle sull’attività di videopoker del sodalizio. L’intuizione investigativa secondo cui Mongelli a sua volta avrebbe condizionato altri colleghi troverebbe riscontro nell’operazione che ieri mattina ha portato al fermo di altre cinque persone nella seconda tranche dell’operazione del novembre scorso, tra cui, appunto altri tre finanzieri.<br />
Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Nella conferenza stampa indetta il giorno successivo agli arresti di novembre e come riportato anche da Linkiesta, Boccassini dichiarò «ci sono lavori in corso, non solo a Catanzaro ma anche a Milano. Di talpe probabilmente ce n’è stata più di una».<br />
<strong>Una presenza, quelle delle talpe,</strong> costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Soffiate di informazioni sulle indagini direttamente agli indagati e chiusure di occhi sui controlli. In questa occasione gli occhi di alcuni “infedeli” della Guardia di Finanza si sarebbero chiusi, secondo le accuse, proprio nei controlli sui videopoker, attività che fruttava al clan Valle-Lampada profitti per circa 30mila euro al giorno.<br />
Come detto, oltre al finanziere Luigi Mongelli, nell’ordinanza di novembre venivano citati i nomi di altri tre colleghi dello stesso, Michele Di Dio, Michele Noto e Luciano Russo, che sono stati tratti in arresto insieme al direttore dell’hotel Brun di Milano (dove il clan Valle-Lampada avrebbe pagato soggiorni al giudice del tribunal di Palmi Giancarlo Giusti) e a Domenico Gattuso, che, secondo l’accusa, avrebbe aperto numerose società per conto dei Lampada e avrebbe gestito contatti istituzionali con un ruolo nella fuga di notizie riguardo a un’indagine della magistratura calabrese.<br />
<strong>I tre militari arrestati ieri mattina avrebbero portato a casa una cifra attorno ai 40mila euro a testa incassati dal clan per il tramite di Mongelli per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker del sodalizio installate a Milano e nell’hinterland, staccate dal sistema dei Monopoli di Stato per eludere i controlli del fisco.</strong><br />
Lo scorso novembre erano stati arrestati Giulio Lampada, ritenuto «il regista di tutte le operazioni» e il fratello Francesco, gestori di bar e locali, e veri e propri imprenditori nel settore dei giochi di azzardo, la moglie di quest’ultimo, Maria Valle (ai domiciliari), suo fratello Leonardo, il presidente delle misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giuseppe Giglio, il cugino medico Vincenzo, il consigliere regionale della Calabria Francesco Morelli (Pdl), l’avvocato Vincenzo Minasi, il maresciallo della Guardia di Finanza Luigi Mongelli e un “fedelissimo”, Raffaele Fermino. Nell’ordinanza si facevano poi i nomi di due funzionari che «hanno mostrato di intrattenere relazioni di speciale privilegio e compiacenza con i Lampada»: il direttore di un’agenzia Unicredit di Milano e quello di un’agenzia di Paullo del Credito Bergamasco.<br />
<strong>Negli interrogatori dell’avvocato Minasi emergerebbe anche il nome dell’ex capo del Sismi Niccolò Pollari come uno dei contatti all’interno dei servizi segreti, ma, visto il tenore delle dichiarazioni dello stesso Minasi, rimane una pista tutta da verificare. </strong></p>
<p>(pubblicato su www.linkiesta.it e su lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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		<title>Che la commissione comunale antimafia a Milano non sia un gioco politico</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 13:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[commissione antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<category><![CDATA[Nando dalla Chiesa]]></category>
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(di Luca Rinaldi)
Ne avevamo scritto su Linkiesta qualche mese fa, chiedendoci se fosse veramente così difficile fare una commissione comunale antimafia in quel di Milano.
Il sindaco Pisapia l&#8217;aveva promessa in pompa magna tra i primi provvedimenti dopo aver preso posto a Palazzo Marino, ma a sette mesi dall&#8217;elezione il progetto è arenato e la questione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/che-la-commissione-comunale-antimafia-a-milano-non-sia-un-gioco-politico/comunemilano/" rel="attachment wp-att-8849"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/comunemilano.jpg" alt="" title="comunemilano" width="284" height="178" class="alignleft size-full wp-image-8849" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong></strong><strong>Ne avevamo scritto su Linkiesta qualche mese f</strong>a, chiedendoci se fosse veramente così difficile fare una commissione comunale antimafia in quel di Milano.<br />
Il sindaco Pisapia l&#8217;aveva promessa in pompa magna tra i primi provvedimenti dopo aver preso posto a Palazzo Marino, ma a sette mesi dall&#8217;elezione il progetto è arenato e la questione, lo si voglia riconoscere o meno è tutta politica.<br />
<strong>All&#8217;inizio di ottobre si sprecavano i < <è cosa fatta>></strong>, nonostante le divisioni all&#8217;interno della stessa maggioranza sulla tipologia della commissione da adottare. Alla fine si è deciso di affiancare un comitato di &#8220;studiosi ed esperti&#8221; del tema a una schiera di consiglieri che, basandosi su studi e consigli del comitato, dovrebbe rendere operativi atti e soprattutto fatti legislativi per contrastare il fenomeno della criminalità organizzata nel capoluogo lombardo.<br />
A oggi si è insediato il comitato di &#8220;esperti&#8221;, composto da Umberto Ambrosoli, Luca Beltrami Gadola, Maurizio Grigo, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, presieduti dal sociologo e scrittore Nando Dalla Chiesa.<br />
Bene, bravi, bis, 10+. Bel quadretto col sindaco Pisapia che plaude e sorride. E la politica? E la politica ovviamente litiga. Perché fare l&#8217;antimafia porta voti, incarichi, magari qualche protezione e qualche garanzia. Oltre all&#8217;immancabile mafia dell&#8217;antimafia di quelli che hanno sempre la parola giusta al momento giusto per continuare a giocare sul piano politico.<br />
Così si propone David Gentili (PD) per la presidenza e già qualcuno si affretta a chiedere una vicepresidenza per la minoranza, possibilmente PDL. Giocattolo politico fase 1.<br />
<strong>Giocattolo politico fase 2</strong>. Succede che lo stesso Gentili il 2 dicembre scorso, durante una seduta del consiglio, chieda chiarimenti riguardo la posizione del consigliere del PDL Armando Vagliati, il cui nome emerge nell&#8217;inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano in contatto con il boss Giulio Lampada e la cosca mafiosa dei Valle.<br />
Monta allora lo sdegno dei &#8216;garantisti&#8217; a corrente alternata e spunta Carlo Masseroli che ritiene Gentili, in seguito al suo presunto &#8216;giustizialismo&#8217; < <non in grado di gestire in modo equilibrato questo ruolo>>. Intanto Vagliati replica che < <Non ho nulla da temere, con Lampada ho avuto frequentazione ma non sapevo chi fosse, poi ho interrotto qualsiasi rapporto>>. E i clichè del &#8216;non sapevo&#8217; si sprecano.<br />
Insomma, il vero problema dell&#8217;antimafia non è provare a capire se tra coloro che siedono in consiglio comunale c&#8217;è qualcuno in contatto con qualcuno di poco raccomandabile, ma evitare che chi chiede chiarimenti sia presidente di un organismo antimafia. Strani questi garantisti del 2000 che proteggono sempre i sodali e poi non spendono una parola, per esempio, sulle carceri o i tempi della giustizia&#8230;<br />
Pochi giorni fa, lo stesso Gentili rispondendo ai ragazzi dell&#8217;associazione &#8220;Di Stampo Antimafioso&#8221; (che stanno seguendo dall&#8217;inizio la vicenda passo-passo), si augura che a gennaio arrivi la commissione antimafia dei consiglieri.<br />
<strong>Divisioni politiche nell&#8217;antimafia </strong>di certo non fanno il gioco della prevenzione e dell&#8217;antimafia dei fatti, anche se a questo siamo abituati, vedendo come in alcuni frangenti il lavoro della commissione parlamentare antimafia a Roma risulti inutile e frammentario.<br />
L&#8217;augurio è che questa commissione non sia l&#8217;ennesima torta da spartire, perchè il problema mafia a Milano esiste (da decenni) ed è serio, e per quanto si voglia fare cultura e sociologia a combatterla seriamente e preventivamente saranno atti e fatti legislativi e poco altro.<br />
<strong>Sempre che poi non si voglia fare come quella commissione parlamentare antimafia che non fu in grado di tenere fuori dalla medesima commissione imputati per reati di mafia e nei confronti della Pubblica Amministrazione</strong>. Quando si votò lo scempio di non impedire a questi ultimi di sedere nell&#8217;antimafia parlamentare era il 2006, il temibile Berlusconi stava all&#8217;opposizione, ma solo 21 deputati votarono a favore dell&#8217;estromissione degli imputati per mafia dalla Commissione. Per favore, che non succeda anche a Milano, basta l&#8217;esperienza di Roma. E per una volta proviamo a non tingere di bassa politica la questione antimafia.</p>
<p>(pubblicato su lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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		<title>Ma a Milano, signora ministro, la mafia non è solo quella &#8216;pulita&#8217; e non tutti parlano</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Luca Rinaldi)
Ieri mattina il ministro dell&#8217;Interno Annamaria Cancellieri è stata a Milano per inaugurare la seconda sede dell&#8217;Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità, in via Moscova 47. La prima è di stanza a Reggio Calabria, con poco personale e impressionanti carichi di lavoro che i dipendenti faticano a smaltire. Ma questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/ma-a-milano-signora-ministro-la-mafia-non-e-solo-quella-pulita-e-non-tutti-parlano/cancellieri-milano/" rel="attachment wp-att-8786"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/Cancellieri-Milano.png" alt="" title="Cancellieri-Milano" width="260" height="225" class="alignleft size-full wp-image-8786" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
Ieri mattina il ministro dell&#8217;Interno Annamaria Cancellieri è stata a Milano per inaugurare la seconda sede dell&#8217;Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità, in via Moscova 47. La prima è di stanza a Reggio Calabria, con poco personale e impressionanti carichi di lavoro che i dipendenti faticano a smaltire. Ma questo è un altro discorso. <strong>Come è un altro discorso la valenza forse simbolica di aprire una sede dell&#8217;Agenzia a Milano, cuore della Lombardia, regione al quinto posto per immobili sequestrati e al terzo per numero di aziende tolte dalla gestione della criminalità organizzata</strong>. La sede dell&#8217;agenzia milanese è all&#8217;interno di uno degli appartamenti confiscati al &#8216;re delle bonifiche&#8217; Giuseppe Grossi, protagonista nell&#8217;inchiesta sulle bonifiche nel quartiere Santa Giulia. Sempre per l&#8217;occasione una villetta di tre piani confiscata a un boss della ‘ndrangheta arrestato nel corso dell&#8217;operazione &#8220;La notte dei fiori di San Vito&#8221;, tra le prime operazione contro la &#8216;ndrangheta al nord. L&#8217;immobile, situato a Rescaldina è stato destinato come residenza temporanea per i genitori di bambini in cura all&#8217;ospedale Buzzi</p>
<p>Tuttavia al di là dei dati, importantissimi e che su questo blog abbiamo analizzato più volte, anche in modo dettagliato, e dei simboli, arrivano in giornata le dichiarazioni del ministro con cui, onestamente e avendo letto di qualche interrogatorio e ascoltato qualche processo, mi permetto di dissentire.<strong> &#8220;La domanda va posta nei termini giusti: se intendiamo come mafia la cultura mafiosa o lo sfruttamento del territorio per lo sviluppo del capitale. Come cultura omertosa a Milano non c’è la mafia&#8221;, dice il ministro ex prefetto di ferro.</strong><br />
&#8220;Non c’è la mafia &#8211; ha proseguito Cancellieri &#8211; nel senso che i cittadini milanesi sono assolutamente consapevoli del loro diritto di cittadini e non soggiacciono alle prevaricazioni e denunciano, c’è una forte capacità di reazione. Non c’è la cultura di una popolazione assuefatta a fenomeni che purtroppo in altre zone del territorio hanno anche storie diverse. Sotto il profilo dell’omertà e della diffusione del controllo minuzioso del territorio, a Milano non c’è. A Milano c’è invece, come in altre parti ricche del Paese e d’Europa, perché il fenomeno non si ferma qui, si sta sviluppando anche in altri Paesi europei, un fenomeno di utilizzo del denaro conquistato dalla mafia per gli investimenti. E naturalmente questi sono territori meravigliosi, appetibili, dove c’è ricchezza e capacità di produrre, e in questo senso c’è un problema. Io distinguerei, sono temi che vanno chiariti bene&#8221;.</p>
<p><strong>Secondo il ministro quindi c&#8217;è un problema di soli investimenti dei capitali criminali. Verità questa inconfutabile, ma non isolata.</strong> Anzi, Cancellieri parla espressamente di cultura omertosa, a suo avviso assente. Qui è sufficiente andarsi a recuperare la requisitoria del pm Alessandra Dolci nel corso del rito abbreviato del processo &#8220;Infinito&#8221;, che ha portato poche settimane fa alla condanna di 110 persone, oppure alcuni verbali di interrogatorio, per capire il clima che si respira.</p>
<p><strong>Facciamo ancora un passo indietro. Partiamo dal controllo del territorio. Esiste, ci sono le locali di &#8216;ndrangheta, cioè cellule strutturate sul territorio. Che fanno?</strong> Controllano il territorio con l&#8217;intimidazione e laddove non intimidiscono pochi sono i cittadini che parlano, perchè anche in alcune zone dell&#8217;hinterland milanese il territorio e della stessa Milano il territorio sfugge dalle mani dello stato. Basti pensare agli omicidi di mafia che si sono consumati in Lombardia negli ultimi anni e un episodio che, sempre parlando di controllo del territorio, rimanda al ferimento di un cittadino albanese da parte del boss Alessandro Manno, imputato che alla conclusione del processo &#8220;Infinito&#8221; in abbreviato a ricevuto la condanna più pesante a 16 anni di reclusione. Le indagini avevano appurato che Manno fosse colpevole del ferimento con armi da fuoco di un cittadino albanese in Pioltello (MI) proprio davanti alla stazione ferroviaria. Questi all&#8217;arrivo della polizia riferisce che &#8220;sono stati i calabresi&#8221;, salvo poi negare davanti all&#8217;Autorità Giudiziaria. Inoltre, poche ore dopo, viene captata una intercettazione in cui gli stessi appartenenti alla locale di Pioltello, sanno che anche chi ha visto non dirà nulla, perché &#8220;hanno paura tutti in questo paese&#8221;.</p>
<p>Episodi simili, con minacce, intimidazioni e pestaggi, capitano nei cantieri milanesi e in alcune attività commerciali. Episodi pesantissimi, raccontati in presa diretta dalle indagini, ma niente denunce. Chi ha parlato, ha parlato solo dopo gli arresti, e alcuni al momento della convalida del verbale si sono rifiutati di firmare le dichiarazioni. Senza poi contare chi volgeva a proprio favore la &#8216;protezione&#8217; del clan per espellere i concorrenti dal mercato, cedendo quote in appalti e subappalti alle stesse aziende della &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Proprio perché la denuncia è sempre un passo difficile, certamente non solo a Reggio Calabria o Palermo, ma sempre di più anche a Milano, dire che la mafia in quanto cultura omertosa non esiste, non solo restituisce un&#8217;immagine poco veritiera del fenomeno sul territorio, ma distoglie anche l&#8217;attenzione da alcuni problemi di fondamentale importanza nel contrasto alla mafia.</p>
<p>Più volte per altro gli inquirenti si sono spesi nel far notare la scarsa propensione di certa imprenditoria lombarda rampante nel prendere le distanze da certi rapporti imbarazzanti con gli emissari della mafia, arrivando non solo a un problema di tipo etico, ma sempre più spesso giudiziario. Un&#8217;altra donna di ferro, Ilda Boccassini, non si è mai tirata indietro nel fotografare una situazione in cui a fronte delle intimidazioni gli imprenditori che denunciano e rifiutano gli affari della mafia, sono una parte a dir poco irrisoria. Ci sono anche coloro che lavorano nella legalità e questo è innegabile, ma far passare il problema mafia a Milano come un problema di soli investimenti, magari con la retorica della cosiddetta &#8220;mafia pulita&#8221; è probabilmente una forzatura.</p>
<p><strong>La ministro a margine dell&#8217;inaugurazione esorta la classe imprenditoriale a &#8220;reagire, reagire, reagire&#8221;. Un appello legittimo, che ci si augura, verrà seguito passo passo dalle autorità competenti, sul territorio nazionale, perché oggi le mafie non si battono solo a Roma, ma su ogni singolo territorio, dove la potenza delle mafie entra più facilmente nel tessuto sociale.</strong>(pubblicato su www.lucarinaldiblogspot.com)</p>
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		<title>Illegal network</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 13:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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Illegal Network è il convegno che si è svolto martedì a Milano, organizzato dal Pd e dai Giovani democratici. Ma è anche uno spunto interessante di riflessione sulle mafie e sull’illegalità, soprattutto a seguito delle recenti operazioni antimafia, che hanno mostrato il volto di quella che genericamente viene indicata come “area grigia”, in cui convivono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/illegal-network/corigliano/" rel="attachment wp-att-8649"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/corigliano-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-8649" /></a></p>
<p><strong>Illegal Network è il convegno che si è svolto martedì a Milano, organizzato dal Pd e dai Giovani democra</strong>tici. Ma è anche uno spunto interessante di riflessione sulle mafie e sull’illegalità, soprattutto a seguito delle recenti operazioni antimafia, che hanno mostrato il volto di quella che genericamente viene indicata come “area grigia”, in cui convivono professionisti, avvocati, politici, imprenditori e addirittura magistrati. D’altra parte, il social network, come ha affermato Maria Teresa Santaguida, una giovanissima laureanda calabro milanese, è la nuova potente arma di comunicazione di massa, lo spazio ideale nel quale i giovani producono molte delle loro idee e le diffondono. «Altra cosa è invece il network oscuro che sottende alla realtà imprenditoriale e commerciale. Una fitta e impenetrabile rete di rapporti e scambi che gestisce spesso le azioni quotidiane del “sistema” Stato, città, paese». Ecco che i due aspetti, mafia e illegalità e network, s’incontrano nella strepitosa capacità d’intreccio e diffusione. Da un lato,dunque, c’è la mafia con l’uso della violenza e dell’intermediazione, dall’altro un mondo di risorse fatto- ne ha parlato anche il professor Michele Polo,della Bocconi- di imprenditori che hanno la potenza economica,professionisti che sono padroni della “tecnica”, politici che detengono l’autorità ed il potere, funzionari pubblici che conoscono le leggi. E<strong> tutto questo non fa altro che portare alla connessione fra i due mondi. A spiegarci meglio di questi due “mondi” è il giornalista calabrese, Gregorio Corigliano, che ha moderato il dibattito su mafia e network a Milano. </strong></p>
<p><strong>Come può essere sintetizzato il rapporto tra mafia e network?</strong><br />
«Si viene a creare un parasistema che si infoltisce come una mala pianta: espande radici e rami anche a scapito di quelle fasce della società che apparentemente dovrebbero esserne totalmente lontane come quella giovanile».</p>
<p><strong>Le mafie &#8220;avvelenano la quotidianità&#8221;. C’è differenza tra Nord e Sud in questo senso?</strong><br />
«Non c’è alcun dubbio che le mafie “avvelenano la quotidianità”,è stato rilevato. Il modo di agire delle mafie, nella scansione delle giornate milanesi, è ormai improntato a questa logica di espansione secondo un modello “net” che non è più un mistero per nessuno. I nodi questa rete sono spesso collocati nelle attività industriali, politiche,commerciali di una realtà, che è il vero polmone dell’economia. E la mafia a Milano, è stato ribadito, non è più solo un “prodotto di importazione”dalla Calabria o da altre regioni del Sud, poiché dopo la spinta iniziale, cominciata una ventina d’anni fa, il controllo sul territorio del capoluogo lombardo e dell’intero hinterland, si è radicato ed  è diventato autonomo dalle logiche e dagli obiettivi partenza. Anche se l’influenza permane. Nessuna differenza,quindi, tra Nord e Sud. Come ha sempre sostenuto l’attuale procuratore generale di Ancona,Enzo Macrì, già numero due della Direzione nazionale antimafia: “la lotta alla ndrangheta non si fa a Reggio Calabria,ma a Milano».</p>
<p><strong>Le recenti operazioni antimafia hanno mostrato il volto della cosiddetta &#8220;area grigia&#8221;. quanto ha inciso questo sistema di complicità nel processo di evoluzione delle mafie?</strong><br />
«Si sostiene che le recenti operazioni antimafia abbiano mostrato il volto della cosiddetta “area grigia”. La differenza tra “colletti bianchi” di cui si parlava qualche anno fa e quelli “meno bianchi”per così dire, è divenuta ormai praticamente invisibile, poiché si insinua nella maglie della società, anche di quella civile e,importando le sue logiche, crea continue metastasi, come un tumore,la cui origine, ormai è difficile scovare,anche a chi osserva e combatte il fenomeno da anni. Ma cos’è la “zona grigia”?Non sono solo imprenditori,professionisti, politici che stanno in una posizione subalterna ai mafiosi. No, come scrive il sociologo calabrese Rocco Sciarrone, docente all’Università di Torino. Tra mafiosi e soggetti esterni si instaurano quelli che  definisce “giochi a somma positiva”. Giochi, cioè, in cui tutti i partecipanti hanno qualcosa da guadagnare. Soprattutto “consenso sociale”, che si istituisce al momento della divisione della torta. E non sempre sono i mafiosi ad accaparrarsi la fetta più grossa. E’ fuorviante,pertanto,aggiunge il sociologo, parlare di infiltrazioni della mafia nell’economia legale: siamo in presenza di un vorticoso intreccio di relazioni e di affari in cui c’è collusione, ma soprattutto una vera e propria compenetrazione tra la mafia e gli esponenti di questa zona grigia che, &#8211; e se ne è parlato molto- Sciarrone considera una espressione giornalistica che ha dignità analitica,anche se,ha aggiunto Nino Castorina,reggino,responsabile del settore legalità dei “giovani democratici” rende l’idea. E qui, lo stesso Castorina ha portato l’esempio del “caso Penati”, sottolineando,al pari del parlamentare Franco Laratta che “il pd per essere credibile dev’essere durissimo con gli iscritti e gli amministratori coinvolti a vario titolo”. Come, tra l’altro è stato sostenuto da Chiara Terzoni, autrice del libro “Correnti Migratorie” si preferisce parlare di “borghesia mafiosa” per indicare, appunto, che professionisti, imprenditori, pubblici amministratori,politici,assieme ai capi mafia, sono al comando di un blocco sociale dentro il quale agiscono insieme». </p>
<p><strong>Parlare di &#8216;ndrangheta, o delle mafie in generale, quanto è importante?</strong><br />
«E’ importante parlare di ndrangheta,si sono chiesti Umberto Ferrari,coordinatore di Libera di Crotone,Stefano Indovino, consigliere della zona 9 di Milano,Rosa Palone, del presidio  di“Libera Angelo Vassallo,di Buccinasco e Dario Parazzoli,redattore del blog “stampo antimafioso”? Manco a porla la questione! E’ impossibile fare passi avanti significativi se non cresce la sensibilità e l’impegno di tutti gli attori della società civile.  Da tutti occorre la disponibilità alla collaborazione con la magistratura(“no all’antimafia parlata, come ha rilevato Ilda Boccassini) e le forze dell’ordine. Nel suo ultimo volume, Nicola Gratteri, con Antonio Nicaso,ha ribadito che “i mafiosi si nutrono del silenzio”. La mafia uccide sogni e speranze, non crea benessere, ruba e  distrugge, offre forme di lavoro che sono in realtà ricatti ,scrive Gratteri in “La mafia fa schifo” pagati al prezzo della libertà e della dignità».</p>
<p>Il<strong> futuro è nelle mani dei giovani. Come fargli capire che l&#8217;illegalità non conviene?</strong><br />
«Ai giovani occorre dire, con la Boccassini e Gratteri, che “devono continuare a reagire, a ribellarsi. Solo così si può segnare il riscatto di Milano e della Calabria. Se dei e nei social network si parla ormai senza interruzione, si è,in un cero senso,alzato il volume su quello che è un “illegal network,per monitorarlo ed esporlo e affrontarlo a viso aperto. Se il progresso della comunicazione di massa è ormai inarrestabile, quello dell’”illegalità di massa” va fermato,senza mai perdere le speranze e va bloccato non solo nelle sue manifestazioni violente,ma soprattutto nella sua capacità di tacere e di far tacere».</p>
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		<title>Mafia, ecco l’asse Calabria-Lombardia</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 16:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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Il politico e il giudice: Franco Morelli e Giuseppe Vincenzo Giglio. Entrambi arrestati questa mattina in una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha coinvolto dieci persone. Il primo è consigliere regionale in Calabria, eletto nella lista ’Pdl-Berlusconi per Scopelliti’ e vicino al sindaco di Roma, Gianni Alemanno che l’aveva fortemente sostenuto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/mafia-ecco-l%e2%80%99asse-calabria-lombardia/calabria-lombardia/" rel="attachment wp-att-8525"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/calabria-lombardia-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" class="alignnone size-medium wp-image-8525" /></a></p>
<p><strong>Il politico e il giudice: Franco Morelli e Giuseppe Vincenzo Giglio</strong>. Entrambi arrestati questa mattina in una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha coinvolto dieci persone. Il primo è consigliere regionale in Calabria, eletto nella lista ’Pdl-Berlusconi per Scopelliti’ e vicino al sindaco di Roma, Gianni Alemanno che l’aveva fortemente sostenuto in campagna elettorale, tanto da lanciare la sfida di una &#8220;Calabria diversa&#8221; proprio grazie al contributo politico di Morelli. A lui viene contestato il concorso esterno in associazione mafiosa, nonché i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e intestazione fittizia di beni.<br />
<strong>Il secondo è un giudice con una carica importantissima</strong>: Presidente della sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Reggio Calabria, luogo dove passa ogni tipo d’informazione. Giglio, ha 51 anni, Presidente della Corte d’Assise ed esponente di sinistra della corrente Magistratura democratica, docente di diritto penale alla scuola di specializzazione per le professioni legali dell’università Mediterranea di Reggio Calabria.<br />
Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini (per la quale l’operazione rappresenta un ulteriore successo) e i due sostituti Paolo Storari e Alessandra Dolci, contestano al giudice, le ipotesi di reato per corruzione e favoreggiamento personale di un esponente del clan Lampada. L’aggravante di questa ipotesi è sia avvenuto al fine di agevolare la ‘ndrangheta.<br />
Una notizia che stravolge la città di Reggio Calabria e che scopre quella zona grigia in cui la politica, i servizi deviati e, in questo caso, anche i giudici, fanno affari o agevolano la ‘ndrangheta in un intreccio tanto complicato quanto pericoloso. Viene confermata anche l’asse Calabria-Lombardia, dato che fra gli arrestati figura pure l’avvocato penalista Vincenzo Minasi, avvocato del foro di Palmi ma con studi a Como e Milano. Indagato pure un giudice del tribunale di Palmi, in provincia di Reggio Calabria, che è stato perquisito. Si tratta di Giancarlo Giusti, indagato per corruzione in atti giudiziari. E, ancora, arrestato un maresciallo capo della guardia di finanza, Luigi Mongelli con l’accusa di corruzione e il medico di Reggio Calabria, Vincenzo Giglio, anche allo specialista è contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. In manette pure Francesco e Giulio Lampada, Leonardo Valle e Raffaele Ferminio. Mentre la moglie di Francesco Lampada, Maria Valle, è finta agli arresti domiciliari, indagata per corruzione.<br />
La direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha collaborato in questa operazione con la Dda milanese, ha fermato anche altri tre presunti affiliati alla ‘ndrangheta: Gesuele Misale, Alfonso Rinaldi e Domenico Nasso. Il primo con l’accusa di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, il secondo di intestazione fittizia di beni aggravata da modalità mafiose e il terzo, associazione mafiosa. Su ordine della Dda di Reggio sono stati perquisiti, inoltre, altri due avvocati. Si tratta di Francesco Cardone, del foro di Palmi e Giovanni Marafioti del foro di Vibo Valentia.<br />
<strong>La bufera oltre che sul tribunale di Reggio Calabria è arrivata anche a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, dove la polizia stamattina ha effettuato un blitz per una perquisizione negli uffici del consigliere regionale, ex consigliere di Alleanza nazionale.</strong> Morelli è tra i promotori dei circoli della Nuova Italia (sempre ispirati da Alemanno) e pare sia legato all’Opus Dei: anche per questo potrebbe rappresentare l’anello di congiunzione, tra la ‘ndrangheta e alcuni ambienti politici nazionali.<br />
Il cerchio a Reggio Calabria si stringe sempre di più e si sta facendo luce anche sulla cosiddetta zona grigia che coinvolge persone dal profilo politico e sociale apparentemente pulito. La giunta dell’attuale governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, si ritrova sempre più stritolata dalle indagini della magistratura. Prima con l’arresto del suo consigliere Santi Zappalà, in carcere per scontare una pena per voto di scambio. Zappalà è stato sorpreso dalle intercettazioni ambientali dei carabinieri, recarsi in casa del boss Pelle per chiedere voti per le elezioni regionali del 2010, in cambio di lavori pubblici. Ora, stessa sorte per il consigliere (pare prossimo a entrare in giunta), Franco Morelli. Senza dimenticare che anche il governatore della Calabria, Scopelliti, deve presentarsi dinanzi ai giudici per chiarire la sua posizione sul ’caso Fallara’, la dirigente del Comune di Reggio morta per avere ingerito acido muriatico.<br />
<strong>La firma di Giglio si ritrova in numerose operazioni degli ultimi tempi.</strong> C’era nei provvedimenti di sequestro di 330 milioni di euro al “re dei videopoker”, Giacchino Campolo; di 190 milioni di euro alla cosca Pesce di Rosarno; di 150 milioni alla cosca dei Rumbo-Galea-Figliomeni, legata ai Commisso di Siderno. Inoltre non mancava mai di intervenire nel dibattito pubblico contro la ‘ndrangheta e in iniziative antimafia. Secondo le sue dichiarazioni le persone erano stanche di vivere una vita ’a metà’, volendo vivere pienamente ’per intero’ lasciandosi alle spalle la mafia</p>
<p>(pubblicato www.lindro.it)</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta in Lombardia, una pioggia di condanne</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 08:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Luca Rinaldi)
110 condanne fino a 16 anni nel maxi-processo alle cosche in Lombardia. Questo il verdetto del tribunale di Milano dopo 32 ore di camera di consiglio. Al termine dell&#8217;udienza a porte chiuse molti dei detenuti hanno urlato e applaudito ironicamente all&#8217;indirizzo della corte e degli stessi avvocati che li hanno difesi nel corso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/ndrangheta-in-lombardia-una-pioggia-di-condanne/tribunalemi/" rel="attachment wp-att-8430"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/tribunalemi-300x158.jpg" alt="" title="tribunalemi" width="300" height="158" class="alignleft size-medium wp-image-8430" /></a><br />
(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>110 condanne fino a 16 anni </strong>nel maxi-processo alle cosche in Lombardia. Questo il verdetto del tribunale di Milano dopo 32 ore di camera di consiglio. Al termine dell&#8217;udienza a porte chiuse molti dei detenuti hanno urlato e applaudito ironicamente all&#8217;indirizzo della corte e degli stessi avvocati che li hanno difesi nel corso del processo. Si dimostra così l’unitarietà della ‘ndrangheta, la sua organizzazione verticistica che anche a Reggio Calabria altri importanti processi stanno ricostruendo proprio in questi giorni.</p>
<p><strong>Il pubblico ministero Alesandra Dolci della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano </strong>aveva chiesto in tutto quasi mille anni di carcere per 118 imputati e una assoluzione. La requisitoria del pm nel corso del rito abbreviato del processo scaturito dall’operazione “Infinito” del 13 luglio 2010, arrivato oggi a sentenza, mostrava la permeabilità del tessuto sociale, politico e imprenditoriale lombardo all’aggressione della ‘ndrangheta. Sono stati condannati oggi quasi tutti gli uomini considerati i capi delle cellule criminali calabresi in Lombardia.</p>
<p>110 condanne sulle 118 richieste da parte del Pubblico ministero; cinque assoluzione e quattro non luogo a procedere, di cui una per morte dell’imputato. Così si chiude il primo capitolo del rito abbreviato del più importante processo alla ‘ndrangheta in Lombardia celebrato negli ultimi anni. Le condanne più importanti riguardano quelli che sono i ‘capimandamento’ delle cosche. La pena più pesante, 16 anni, è stata inflitta ad Alessandro Manno accusato di essere il capo della locale di ‘ndrangheta (cellula criminale strutturata) di Pioltello, alle porte di Milano. Per lui l’accusa aveva chiesto 20 anni.<br />
<strong>Per il capo locale di Milano e considerato reggente delle ‘ndrine in Lombardia, Pasquale Zappia </strong>(eletto durante la famosa cena del 31 ottobre 2009 ripresa dai Carabinieri di Monza al circolo Arci intitolato a Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano), è stata inflitta una pena a 12 anni contro i 18 chiesti dall’accusa. 15 anni sono poi andati a Vincenzo Mandalari, capo della locale di Bollate e Pasquale Varca. Assolto l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliverio, per cui era stata chiesta l’assoluzione anche dal Pubblico Ministero Alessandra Dolci.<br />
<strong>Una sentenza attesa da più di un anno</strong>, dopo l’operazione “Infinito-Crimine” che nel luglio del 2010 aveva portato all’arresto di oltre 170 persone tra la Calabria e la Lombardia. Altri 34 imputati invece hanno scelto il rito ordinario ancora in corso di svolgimento davanti alla VII sezione penale dello stesso tribunale meneghino.<br />
La lettura della sentenza del Gup di Milano Roberto Arnaldi sarebbe dovuta arrivare ieri nel pomeriggio, ma verso le 18 è arrivata la notizia dello slittamento a oggi col disappunto degli imputati detenuti provenienti dai carceri di tutta Italia. Tra gli avvocati si è parlato di possibili dubbi riguardo la decisione da prendere da parte del Gup che avrebbe così preferito prorogare per altre 24 ore la camera di consiglio. La lettura è terminata questa sera poco dopo le 21 sollevando urla di scherno e applausi ironici da parte di alcuni degli imputati all’indirizzo sia della Corte sia degli avvocati difensori. Negli stessi momenti il ‘capo dei capi’ della cupola lombarda Pasquale Zappia, si è sentito male ed è stato portato via in ambulanza<br />
<strong>È un momento storico la lettura di questa sentenza</strong>: in gioco c’è il timbro di verità processuale sull’organigramma dell’organizzazione criminale più potente e meno studiata del mondo e i tanti legami a doppio filo tra la Lombardia, luogo in cui l’odierna sentenza ha sancito l’esistenza di cellule criminali ben definite e tra loro interdipendenti e Reggio Calabria. Si dimostra quindi l’unitarietà della ‘ndrangheta, la sua organizzazione verticistica che anche a Reggio Calabria altri importanti processi stanno ricostruendo proprio in questi giorni.<br />
<strong>Per trovare una sentenza di tale portata, almeno numerica, riguardo la mafia bisogna tornare indietro al 1997 quando il processo scaturito dall’operazione “Nord-Sud” portò a 13 ergastoli e 1.800 anni di carcere per 133 imputati. Anche allora la sentenza arrivò nell’aula bunker di via Ucelli di Nemi a Milano, ma la camera di consiglio durò 41 giorni</strong><br />
(lucarinaldi.blogspot.com e www.linkiesta.it)</p>
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		<title>Gratteri chiede 1641 anni di carcere</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 21:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nicola Gratteri.operazione Il Crimine]]></category>

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(di Luca Rinaldi)
E&#8217; arrivata all&#8217;epilogo la requisitoria in abbreviato del pubblico ministero Nicola Gratteri all&#8217;interno del processo scaturito dall&#8217;operazione “Crimine-Infinito” scivolata sull&#8217;asse Reggio Calabria-Milano nel luglio 2010 che portò all&#8217;arresto di 300 persone presunte affiliate alla &#8216;ndrangheta. Gratteri ha chiesto 118 condanne e due assoluzioni.
Molte delle pene chieste da Gratteri superano i dieci anni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/10/gratteri-chiede-1641anni-di-carcere/nicola-gratteri/" rel="attachment wp-att-8190"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/nicola-gratteri.jpg" alt="" title="nicola gratteri" width="274" height="184" class="alignleft size-full wp-image-8190" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)</p>
<p><strong>E&#8217; arrivata all&#8217;epilogo la requisitoria in abbreviato del pubblico ministero Nicola Gratteri </strong>all&#8217;interno del processo scaturito dall&#8217;operazione “Crimine-Infinito” scivolata sull&#8217;asse Reggio Calabria-Milano nel luglio 2010 che portò all&#8217;arresto di 300 persone presunte affiliate alla &#8216;ndrangheta. Gratteri ha chiesto 118 condanne e due assoluzioni.</p>
<p>Molte delle pene chieste da Gratteri superano i dieci anni di carcere (sono circa 1.700 in tutto), così come era avvenuto anche a Milano al termine della requisitoria del pm Alessandra Dolci per quanto riguarda l&#8217;asse milanese dell&#8217;inchiesta. La condanna più pesante è stata chiesta per Domenico “Mico” Oppedisano, considerato il capo “Crimine”, cioè, come ricorda lo stesso Gratteri nel corso della requisitoria &#8220;il custode delle regole&#8221;.</p>
<p><strong>Un capomafia particolare quel Mico Oppedisano</strong>, classe 1930, originario di Rosarno e solito viaggiare sulla sua apecar per vendere meloni, un “custode delle regole” che, come spiega Gratteri &#8220;definire il Riina della Calabria – come era stato rappresentato da molti organi d&#8217;informazione dopo gli arresti del luglio 2010 &#8211; è una sciocchezza&#8221;. Per il pubblico ministero, uno dei massimi esperti mondiali sul tema &#8216;ndrangheta e riferimento per le procure di tutto il mondo quando incappano in esponenti della mafia calabrese, Oppedisano è stato &#8220;il compromesso tra le forze della &#8216;ndrangheta jonica e le forze della &#8216;ndrangheta della piana, e come in tutti i compromessi non si sceglie mai il migliore. Ma Oppedisano non e&#8217; anche il povero vecchio, morto di fame che si vuol fare apparire. Ha una storia antichissima di &#8216;ndrangheta&#8221;.</p>
<p><strong>In questo senso possiamo affermare che l&#8217;operazione &#8216;Crimine&#8217;, ha smascherato il comando più militare e primitivo della &#8216;ndrangheta,</strong> scoprendo e potendo mandare a futura memoria l&#8217;organigramma di quell&#8217;azienda mafiosa che muove da sola circa 44 miliardi di euro l&#8217;anno (dati Eurispes 2008). Ma a Reggio Calabria sanno bene che la parte del leone la fa quella parte &#8216;invisibile&#8217; fatta di contatti con il mondo della politica, della finanza e delle istituzioni, che attualmente è alla sbarra nel processo Meta la cui requisitoria è condotta dal pm Giuseppe Lombardo, bersaglio anche di recente di una intimidazione proprio davanti alla Procura presso cui lavora.</p>
<p>Su una conclusione queste due indagini sono convergenti: l&#8217;unitarietà della &#8216;ndrangheta. Nel corso della prima udienza del procedimento abbreviato di &#8216;Crimine&#8217; il procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Michele Prestipino, ha infatti osservato &#8220;l&#8217;esistenza della &#8216;ndrangheta come organizzazione di tipo mafioso unitaria, insediata sul territorio della provincia di Reggio; l&#8217;esistenza di un organo di vertice che ne governa gli assetti, assumendo o ratificando le decisioni più importanti; l&#8217;esistenza di molteplici proiezioni di cui la più importante è &#8220;la Lombardia&#8221;, secondo il modello della &#8220;colonizzazione&#8221;, e i rapporti tra la casa madre e tali proiezioni esterne&#8221;.</p>
<p><strong>Allo stesso modo Lombardo nella sua requisitoria al processo &#8216;Meta&#8217;</strong>, più attento a Reggio città, ma più orientato al nervo scoperto dei rapporti &#8216;ndrangheta-affari-politica, parla di &#8220;&#8216;ndrangheta che governa la città di Reggio è dotata di un organismo di vertice, composto dai soggetti tratti a giudizio e da quelli che degli stessi si servono o di cui sono strumento, che decide le sorti di ognuno di noi, che condiziona il destino di migliaia di persone che si sentono libere solo perchè hanno voglia di illudersi di esserlo o ritengono che quello sia l&#8217;unico modo di trovare la forza di andare avanti&#8221;.</p>
<p>Una indagine, quella che ha portato all&#8217;operazione &#8216;Crimine&#8217; in cui, come precisa lo stesso Gratteri durante la requisitoria, &#8220;non ci sono alchimie, non ci sono magheggi o voli pindarici. Questo procedimento è stato riempito di contenuti, soprattutto, dalla voce degli attori protagonisti, e cioè degli odierni imputati&#8221;. Senza contare poi il materiale video raccolto dagli investigatori che hanno testimoniato anche l&#8217;elezione di Oppedisano il 19 agosto 2009 a capo della &#8216;Provincia&#8217;.</p>
<p><strong>La sentenza potrà confermare o smentire l&#8217;impianto accusatorio secondo cui la &#8216;ndran</strong>gheta è composta da organismi di vertice e non più una associazione priva di organizzazione, una sentenza che sarà quindi storica. Ora la parola passa alle difese, che sicuramente tireranno le fila del processo per diverse settimane. Nicola Gratteri nel corso della requisitoria ha voluto anticiparle &#8220;per sminuire la portata di questa indagine, cercheranno (le difese, nda) di sminuire il capo Crimine Domenico Oppedisano dicendo che una mafia così ricca non può avere a capo un povero contadino, venditore di piantine e verdure nei mercati. Questa analisi potrebbe avere una sua valenza se ci adagiassimo su ciò che è stato detto, subito dopo gli arresti del 13 luglio, da parte di cosiddetti addetti ai lavori, o studiosi, i quali nel presentare quest’importante indagine hanno esordito dicendo: “abbiamo arrestato il Riina della Calabria, abbiamo scoperto la cupola come Cosa nostra”. Per noi questa è una sciocchezza&#8221;. Se qualcuno esulta pensando di sconfiggere la mafia solo con gli arresti e i processi, Gratteri non è tra questi.<br />
(lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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		<title>Milano e la commissione consiliare antimafia</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 12:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[commissione antimafia]]></category>
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(di Luca Rinaldi)
Milano e la commissione consiliare antimafia. Storia vecchia, si dice. Una storia che avrebbe potuto e forse dovuto essere anche passato recente. Invece dalla costituzione della “commissione Smuraglia” a inizi anni ’90, per fare chiarezza sulla ‘Duomo Connection’, le commissioni consiliari antimafia Milano non le ha più viste. Nonostante il fenomeno non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/09/milano-e-la-commissione-consiliare-antimafia/duomo/" rel="attachment wp-att-7768"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/Duomo-294x300.jpg" alt="" title="Duomo" width="294" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7768" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>Milano e la commissione consiliare antimafia. Storia vecchia</strong>, si dice. Una storia che avrebbe potuto e forse dovuto essere anche passato recente. Invece dalla costituzione della “commissione Smuraglia” a inizi anni ’90, per fare chiarezza sulla ‘Duomo Connection’, le commissioni consiliari antimafia Milano non le ha più viste. Nonostante il fenomeno non si fosse mai arrestato e, soprattuto la ‘ndrangheta, si impadronivano di tanti, troppi appalti dall’edilizia al movimento terra.</p>
<p>Di Commissione Consiliare Antimafia ne era naufragata una nel 2009, quando sindaco era Letizia Moratti e alla costituzione della commissione stessa mancò l’appoggio dell’intera maggioranza, a parte l’ex presidente del consiglio comunale di Milano Manfredi Palmeri, oggi rappresentante del terzo polo.<br />
Allora, come oggi nasceva l’esigenza della costituzione di una commissione antimafia per valutare e studiare contromisure per le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti di Expo 2015. Non se ne fece nulla, qualcuno intese quella commissione come una &#8220;clava politica&#8221; di chi &#8220;vuole usare l’antimafia&#8221; per fare voti. Era l’aprile del 2009.</p>
<p>Poco più di due anni dopo, vista l’incapacità politica di mettere a punto piani di contrasto seri, la magistratura è intervenuta nel frattempo con varie operazioni antimafia. Ora il problema non si può più nascondere sotto il tappeto e va perlomeno studiato per cercare di non ripetere gli errori che hanno permesso nel frattempo alla piovra di espandere ulteriormente i suoi ostacoli su Milano.<br />
In questo senso da qualche tempo si è tornati a discutere sulla possibilità di mettere al lavoro una commissione comunale antimafia. Forse troppo tardi, ma l’idea c’è e questa volta sarà dibattito aperto, soprattutto per quanto riguarda i componenti della commissione, tema delicato che negli ultimi giorni ha iniziato a venire a galla tra chi si occupa della questione e anche della cittadinanza.</p>
<p><strong>Il tema è stato sollecitato dai ragazzi dell’associazione “Stampo antimafioso” insieme a Le Girandole e Qui Milano Libera.</strong> Le tre associazioni hanno organizzato un incontro che si terrà giovedì 8 settembre alle 20.45 presso “La casa della cultura” di Via Borgogna. Alla serata prenderanno parte il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo, il consigliere comunale David Gentili, il giornalista Mario Portanova (autore del libro “La mafia a Milano), Nando Dalla Chiesa, docente di sociologia delle organizzazioni criminale e Giuseppe Teri, insegnante ed esponente del coordinamento delle scuole milanesi per l’educazione alla legalità e alla cittadinanza. Nel frattempo il dibattito è già di attualità tra chi propone una commissione interamente composta da consiglieri comunali e personalità politiche, chi viceversa una commissione di ‘esperti’ e chi invece propone un sistema misto in grado di mettere in campo competenze sia di studio, sia legislative.</p>
<p>Un’occasione per capire quanto e come possa servire e agire una commissione comunale antimafia e cercare di individuare le personalità adatte allo studio del fenomeno mafioso e in grado di proporre atti e provvedimenti, anche di lungo periodo, per contrastare l’espansione delle mafie nell’economia legale milanese e non solo.</p>
<p>(blogspot.lucarinaldi.com)</p>
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		<title>Raccontare sempre raccontare</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 07:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mafie]]></category>
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(di Luca Rinaldi)
&#8220;Restiamo uniti!&#8221;. Si, ma San Remo non c&#8217;entra, o meglio, c&#8217;entra, ma non come la intendono Gianni Morandi &#38; Co. Me ne vogliano i partecipanti della competizione canora, ma qui c&#8217;è in gioco qualcosa di più. C&#8217;è in gioco una democrazia e il suo esercizio attraverso la conoscenza.
Per esercitarla, la democrazia, occorre unione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7320" href="http://www.malitalia.it/2011/06/raccontare-sempre-raccontare/informaretv/"><img class="alignleft size-full wp-image-7320" title="informaretv" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/informaretv.jpg" alt="" width="249" height="203" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)</p>
<p><strong>&#8220;Restiamo uniti!&#8221;. Si, ma San Remo non c&#8217;entra, o meglio, c&#8217;entra, ma non come la intendono Gianni Morandi &amp; Co.</strong> Me ne vogliano i partecipanti della competizione canora, ma qui c&#8217;è in gioco qualcosa di più. C&#8217;è in gioco una democrazia e il suo esercizio attraverso la conoscenza.</p>
<p>Per esercitarla, la democrazia, occorre unione, almeno nell&#8217;intenzione dell&#8217;esercizio. Così come nelle professioni. Nel caso specifico l&#8217;unione d&#8217;intenti deve essere quella di fare il giornalista. Di informare. Di raccontare. Da raccontare c&#8217;è un processo, da informare ci sono milioni di persone comune e migliaia di imprenditori che devono sapere cosa è e chi è la mafia nel nord Italia.</p>
<p><strong>Da raccontare c&#8217;è un processo a Milano</strong> che si sta svolgendo nelle aule bunker del capoluogo lombardo. E di spazio concesso a questo stesso processo sembra essercene poco ai tempi della P4 e dell&#8217;ennesimo calcio-scommesse. Così occorre che qualcuno, tra i giornalisti, lanci un appello per continuare a raccontarlo quel processo, partito lo scorso 11 maggio nella maxi-aula della Corte d’Assise d’Appello di Milano.</p>
<p>Ed è un appello che condivido, perchè quel processo prende avvio dalle inchieste Il Crimine eInfinito, che lo scorso luglio portarono in carcere più di 300 affiliati alla &#8216;ndrangheta tra Lombardia e Calabria, mettendo in evidenza, tra gli altri, i forti collegamenti del mondo mafioso con quello politico-imprenditoriale anche lombardo.</p>
<p><strong>A evidenziare la poca voglia e probabilmente le poche possibilità date dai giornali ai propri cronisti di raccontare questo processo era stato in questi giorni Nando Dalla Chiesa</strong>, così siamo arrivati a un appello, un messaggio per tutti coloro che dovrebbero raccontarlo questo processo.</p>
<p>A lanciare il messaggio &#8220;Restiamo uniti!&#8221; è Giuseppe Catozzella, giornalista e scrittore (questo umilissimo blog ha intervistato sul libro &#8220;Alveare&#8221;) che quello che accade nella Milano stretta nella morsa dell&#8217;economia criminale prova a raccontarlo con la propria penna, lanciando a tutti gli operatori dei media un messaggio molto forte, a partire da queste prime righe</p>
<p>Sono convinto sia profondamente sbagliato sottomettersi alla logica dell&#8217;audience che vuole sia la quantità di vendite a fare da amplificatore di una verità scritta nero su bianco. Solo se uno scrittore, un giornalista, un regista, un attore sono già arrivati a tantissima gente allora fa comodo ai grandi giornali o alle tv parlare di ciò che essi dicono nelle loro opere.</p>
<p><strong>No, ciò che un libro, un&#8217;inchiesta giornalistica, un documentario, uno spettacolo teatrale, anche solo un articolo di cronaca giudiziaria racconta sta prima di quanto ha venduto. Bisognerebbe considerare l&#8217;oggetto e non il consenso che ne deriva e in quale quantità</strong>.</p>
<p>Basterebbe questo incipit di poche righe  per spiegare la validità del messaggio di Giuseppe a tutti coloro che questo processo devono raccontarlo. Un messaggio che condivido pienamente, altrimenti non vi avrei aggiornato ad ogni udienza su ciò che dentro le aule bunker di Milano accadeva. Un messaggio che Vi invito a leggere qui.</p>
<p><a href="http://lucarinaldi.blogspot.com/2011/06/stare-uniti-per-raccontare-un-processo.html">http://lucarinaldi.blogspot.com/2011/06/stare-uniti-per-raccontare-un-processo.html</a></p>
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		<title>Il Gip a Milano &#8220;Il sopttosegretario di Scopelliti è vicino ai boss&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 14:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Scopelliti]]></category>

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Da Reggio Calabria a Milano.L&#8217;ossessione per la politica dei boss della &#8216;ndrangheta. A Buccinasco come nel quartiere Archi, Bronx in riva allo Stretto. I voti sono potere. E&#8217; il primo aprile del 2009 quando Paolo Martino, il boss della Milano da dissanguare, si sfoga con la sorella Rosa, una suora che sa di Vangelo ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/03/il-gip-a-milano-il-sopttosegretario-di-scopelliti-e-vicino-ai-boss/scopelliti-2/" rel="attachment wp-att-6257"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/03/scopelliti.jpg" alt="" width="269" height="187" class="alignleft size-full wp-image-6257" /></a></p>
<p><strong>Da Reggio Calabria a Milano</strong>.L&#8217;ossessione per la politica dei boss della &#8216;ndrangheta. A Buccinasco come nel quartiere Archi, Bronx in riva allo Stretto. I voti sono potere. E&#8217; il primo aprile del 2009 quando Paolo Martino, il boss della Milano da dissanguare, si sfoga con la sorella Rosa, una suora che sa di Vangelo ma anche di inchieste giudiziarie. &#8220;Ti hanno preso di mira&#8221;, dice suor Rosa affranta,&#8221;che ti posso fare?&#8221;. Il fratello Paolo è su tutte le furie, sa di chi è la colpa di tutte le  sue sventure.&#8221;Lo sai a quello lo rinviarono a giudizio, a quel porco di Alberto Sarra, e sanno benissimo che non ho niente a che fare con questo qua&#8221;.Il giorno dopo altra telefonata. La suora chiama allarmat,c&#8217;è un pentito che parla, e sta dicendo tutto dei rapporti tra il fratello e Sarra. &#8220;E&#8217; quel personaggio che sta a cantà, sta a cantà&#8230;&#8221;<br />
<strong>Ma chi è Alberto Sarra?</strong> Avvocato da sempre in poltica e da sempre a destra, prima fedelissimo di Alleanza Nazionale, poi del PDL e di Giuseppe Scopelliti, il Governatore della Calabria. Già assessore regionale nella giunta Chiaravalloti, alle ultime elezioni regionali nopn si candidò, Poco male perchè, appena eletto governatore, Scopelliti lo premiò con un incarico di altissimo prestigio:sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale. Una potenza. Per il Gip di Milano Giuseppe Gennari, che ha firmato l&#8217;ultimo blitz contro la p&#8217;ndrangheta in Lombardia, Sarra &#8220;risulta essere indagato nell&#8217;indagine Meta della sezione anticrimine di Reggio Calabria condotta nei confronti doi Pasquale Condello&#8221;.La notizia circolò nei mesi scorsi anche in Calabria e venne nettamente smentita dalla Procura della Città dello Sttetto. Ma dei legami di Sarra con i Condello parla abbondantemente il rapporto dei Ros dei Carabinieri intitolato appunto &#8220;Meta&#8221;. L&#8217;Onorevole sottosegretario Sarra ha rapporti strettissimi con la famiglia lampada, considerata il terminale lombardo dei Condello. <strong>Pasquale, &#8216;o Supremo, è uno dei capi storici della &#8216;ndrangheta reggina ed è stato catturato nel 2008 dopo una latitanza ventennale</strong>.Sarra è a Milano ad una festa di matrimonio dove c&#8217;è anche un òpafrente stretto di Condello, in quella occasione Giulio Lampada gli presenta Antonio Oliveiro (&#8220;che è paesano nostro di Cosenza&#8221;) all&#8217;epoca assessore al Turismop della Provincia di Milano. Nel 2007 Giulio Lampada e l&#8217;onorevole Sarra progettano l&#8217;apertura di una finanziaria nel capoluogo lombardo,affari grossi legati anche alla fornitura di farmaci. Dice Lampada: &#8220;Alberto, dobbiamo trovare una bella banca, qua su Milano, che ci faccia fare quello che vogliamno, io intendo dire&#8230;attenzione!no che ci &#8220;fottiamo&#8221; i soldi alla banca &#8220;&#8230;&#8221;Certo, certo&#8221; risponde Sarra.<br />
<strong>Mafia e politica,a Reggio Calabria se ne discute tanto e in queste settimane circola una strana proposta bipartisan</strong>.Per evitare che la &#8216;ndrangheta elegga propri politici in Consiglio regionale, si annullinop le preferenze, come si fa per la Camera, e si affidi la selezione delle candoidature ai vertici dei partiti. Doiscorso suggestivo, che però nasconde alcune verità.<br />
La prima, Sarra è un politico chiacchoierato (il signor Giovanni Zumbo, arrestato nei mesi scorsi perchè ritenuto uno spione al servizio dei boss, aveva lavorato nella sua segreteria di assessore regionale,nessuno lo ha eletto in Consiglio regionale.Non ha avuto bisogno di voti per essere nominato sottosegretario della regione, la scelta è stata fatta direttamente dal governatore Scopelliti. Anche la candidatura di Santi Zappalà nelle file del PDL fu voluta da Sarra e fortemente sostenuta da Scopelliti. L&#8217;onorevole Zappalà, medico e Sindaco di Bagnara Calabra,lo hanno arrestato a dicembre:insieme ad altri politici andava a chiedere voti e favori a Giuseppe Pelle, boss di san Luca e figlio di &#8216;Ntoni Gambazzza.&#8221;Alberto Sarra mi ha imposto-dice l&#8217;onorevole al boss-, con lui ho una vecchia amicizia. Alberto è molto vicino a Antonio Bonfiglio che è sottosegretario alle politiche agricole, in pratica è mio fratello&#8221;. Crdenziale a cento carati, tanto che Pelle rassicura Zappalà:&#8221;Tranquillo, dottore, qui si parla di amicizia&#8221;. L&#8217;onorevole piomba in Consiglio regionale con 11052 preferenze.<br />
Anche Lialiana Aiello choiedeva voti a Pelle, era candidata in una lista &#8220;Insieme per la Calabria Scopelliti Presidente&#8221;.<br />
Come Antonio Nucera, medico e per la procura a &#8220;disposizione&#8221; degli amici. E Vincenzo Cesareo (lista &#8220;socialista, insieme per Scopelliti Presidente&#8221;) che chiedeva aiuto al b oss, perchè &#8220;io mi sento uno della famoiglia, se siamo fratelli simo fratelli&#8221;. Antonio Manti che correva per il centro sinistra con il n ome di Agazzio Loiero, pure lui si inginocchiava davanti al capo di san Luca. tuttoi potenziali onorevolki che non erano stati scelti dalla &#8216;ndrangheta, ma dai partiti e dai candidati presidentii.<br />
Da Reggio Calabria a Milano.L&#8217;ossessione per la politica dei boss della &#8216;ndrangheta. A Buccinasco come nel quartiere Archi, Bronx in riva allo Stretto. I voti sono potere. E&#8217; il primo aprile del 2009 quando Paolo Martino, il boss della Milano da dissanguare, si sfoga con la sorella Rosa, una suora che sa di Vangelo ma anche di inchieste giudiziarie. &#8220;Ti hanno preso di mira&#8221;, dice suor Rosa affranta,&#8221;che ti posso fare?&#8221;. Il fratello Paolo è su tutte le furie, sa di chi è la colpa di tutte le  sue sventure.&#8221;Lo sai a quello lo rinviarono a giudizio, a quel porco di Alberto Sarra, e sanno benissimo che non ho niente a che fare con questo qua&#8221;.Il giorno dopo altra telefonata. La suora chiama allarmat,c&#8217;è un pentito che parla, e sta dicendo tutto dei rapporti tra il fratello e Sarra. &#8220;E&#8217; quel personaggio che sta a cantà, sta a cantà&#8230;&#8221;<br />
Ma chi è Alberto Sarra? Avvocato da sempre in poltica e da sempre a destra, prima fedelissimo di Alleanza Nazionale, poi del PDL e di Giuseppe Scopelliti, il Governatore della Calabria. Già assessore regionale nella giunta Chiaravalloti, alle ultime elezioni regionali nopn si candidò, Poco male perchè, appena eletto governatore, Scopelliti lo premiò con un incarico di altissimo prestigio:sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale. Una potenza. Per il Gip di Milano Giuseppe Gennari, che ha firmato l&#8217;ultimo blitz contro la p&#8217;ndrangheta in Lombardia, Sarra &#8220;risulta essere indagato nell&#8217;indagine Meta della sezione anticrimine di Reggio Calabria condotta nei confronti doi Pasquale Condello&#8221;.La notizia circolò nei mesi scorsi anche in Calabria e venne nettamente smentita dalla Procura della Città dello Sttetto. Ma dei legami di Sarra con i Condello parla abbondantemente il rapporto dei Ros dei Carabinieri intitolato appunto &#8220;Meta&#8221;. L&#8217;Onorevole sottosegretario Sarra ha rapporti strettissimi con la famiglia lampada, considerata il terminale l,ombardo dei Condello. Pasqualwe, &#8216;o Supremo, è uno dei capi storici della &#8216;ndrangheta reggina ed è stato catturato nel 2008 dopo una latitanza ventennale.Sarra è a Milano ad una festa di matrimonio dove c&#8217;è anche un òpafrente stretto di Condello, in quella occasione Giulio Lampada gli presenta Antonio Oliveiro (&#8220;che è paesano nostro di Cosenza&#8221;) all&#8217;epoca assessore al Turismop della Provincia di Milano. Nel 2007 Giulio Lampada e l&#8217;onorevole Sarra progettano l&#8217;apertura di una finanziaria nel capoluogo lombardo,affari grossi legati anche alla fornitura di farmaci. Dice Lampada: &#8220;Alberto, dobbiamo trovare una bella banca, qua su Milano, che ci faccia fare quello che vogliamno, io intendo dire&#8230;attenzione!no che ci &#8220;fottiamo&#8221; i soldi alla banca &#8220;&#8230;&#8221;Certo, certo&#8221; risponde Sarra.<br />
Madia e politica,a Reggio Calabria se ne discute tanto e in queste settimane circola una strana proposta bipartisan.Per evitare che la &#8216;ndrangheta elegga propri politici in Consiglio regionale, si annullinop le preferenze, come si fa per la Camera, e si affidi la selezione delle candoidature ai vertici dei partiti. Doiscorso suggestivo, che però nasconde alcune verità.<br />
La prima, Sarra è un politico chiacchoierato (il signor Giovanni Zumbo, arrestato nei mesi scorsi perchè ritenuto uno spione al servizio dei boss, aveva lavorato nella sua segreteria di assessore regionale,nessuno lo ha eletto in Consiglio regionale.Non ha avuto bisogno di voti per essere nominato sottosegretario della regione, la scelta è stata fatta direttamente dal governatore Scopelliti. Anche la candidatura di Santi Zappalà nelle file del PDL fu voluta da Sarra e fortemente sostenuta da Scopelliti. L&#8217;onorevole Zappalà, medico e Sindaco di Bagnara Calabra,lo hanno arrestato a dicembre:insieme ad altri politici andava a chiedere voti e favori a Giuseppe Pelle, boss di san Luca e figlio di &#8216;Ntoni Gambazzza.&#8221;Alberto Sarra mi ha imposto-dice l&#8217;onorevole al boss-, con lui ho una vecchia amicizia. Alberto è molto vicino a Antonio Bonfiglio che è sottosegretario alle politiche agricole, in pratica è mio fratello&#8221;. Crdenziale a cento carati, tanto che Pelle rassicura Zappalà:&#8221;<strong>Tranquillo, dottore, qui si parla di amicizia</strong>&#8220;. L&#8217;onorevole piomba in Consiglio regionale con 11052 preferenze.<br />
Anche Lialiana Aiello choiedeva voti a Pelle, era candidata in una lista &#8220;Insieme per la Calabria Scopelliti Presidente&#8221;.<br />
Come Antonio Nucera, medico e per la procura a &#8220;disposizione&#8221; degli amici. E Vincenzo Cesareo (lista &#8220;socialista, insieme per Scopelliti Presidente&#8221;) che chiedeva aiuto al b oss, perchè &#8220;io mi sento uno della famoiglia, se siamo fratelli simo fratelli&#8221;. Antonio Manti che correva per il centro sinistra con il n ome di Agazzio Loiero, pure lui si inginocchiava davanti al capo di san Luca. tuttoi potenziali onorevolki che non erano stati scelti dalla &#8216;ndrangheta, ma dai partiti e dai candidati presidentii.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 16 marzo 2011)</p>
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		<title>Lombardia: terra di mafia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 20:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Luca Rinaldi)
&#8220;Infiltrazioni&#8221;. Forse oggi parlare di infiltrazioni delle mafie al nord risulta riduttivo del fenomeno a cui, più o meno consapevolmente, stiamo assistendo. Sono decenni che le mafie (con mafie si intendono Cosa Nostra, &#8216;Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita e quelle internazionali), si infiltrano a nord, soprattutto nella ricca Lombardia e quando i periodi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/03/lombardia-terra-di-mafia/mappa%20lombardiamilanomafia/" rel="attachment wp-att-6219"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/03/Mappa%20LombardiaMilanomafia-300x223.jpg" alt="" title="Mappa%20LombardiaMilanomafia" width="300" height="223" class="alignleft size-medium wp-image-6219" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>&#8220;Infiltrazioni&#8221;. </strong>Forse oggi parlare di infiltrazioni delle mafie al nord risulta riduttivo del fenomeno a cui, più o meno consapevolmente, stiamo assistendo. Sono decenni che le mafie (con mafie si intendono Cosa Nostra, &#8216;Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita e quelle internazionali), si infiltrano a nord, soprattutto nella ricca Lombardia e quando i periodi sono di crisi, la presenza non è più un&#8217;infiltrazione, ma un nemico con cui quotidianamente si combatte.<br />
<strong>Come si può pretendere crescita e libero mercato in un paese dove le mafie non sono un&#8217;infiltrazione ma una presenza fissa?</strong> La mafia in quanto parola è la negazione stessa di una libertà. E quanti commercianti, imprenditori, cittadini comuni che cercano di vivere decentemente e liberamente quotidianamente, si scontrano con essa. Probabilmente la maggior parte di questi ne è inconsapevole, ma quando assistiamo a veri e propri &#8217;sacchi edilizi&#8217; nelle città, dove si costruiscono case su case che rimarranno sfitte, dove agli appalti partecipano sempre i soliti noti e ai subappalti i soliti ignoti che si portano via fette di mercato. Poi il racket, le estorsioni, il narcotraffico, l&#8217;usura e il riciclaggio.<br />
<strong>INFILTRAZIONE O PRESENZA FISSA? </strong>- Parlare di &#8216;infiltrazioni&#8217; delle mafie in Lombardia, come in tutto il nord Italia sminuisce un fenomeno preoccupante, che dopo decenni sta toccando l&#8217;apice e comincia a farsi vedere. Perchè la mafia al nord, e soprattutto in Lombardia, è sempre stata tabù per tutti, così la Direzione Nazionale Antimafia nella sua ultima relazione ha trovato opportuno usare il termine &#8216;colonizzazione&#8217;, soprattutto nei riguardi della &#8216;ndrangheta, che pone sotto il proprio controllo almeno l&#8217;80% delle attività criminali in Lombardia.<br />
Su questo fenomeno interviene anche il sostituto procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri &#8220;Non ha senso parlare di infiltrazioni quando ormai le mafie in Lombardia hanno messo le radici dagli anni 70. A chi giova continuare a sottovalutare l&#8217;allarme delle cosche?&#8221;. Per Gratteri, che rilascia una intervista al Corriere della Sera di Milano dell&#8217;11 marzo scorso, il sonno della Lombardia sul problema delle mafie è preoccupante, allineandosi così a quanto sostenuto anche dalla coordinatrice delle Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) milanese Ilda Boccassini.<br />
Nella &#8216;locomotiva&#8217; d&#8217;Italia le &#8216;ndrine avrebbero 500 affiliati e un giro d&#8217;affari netto di circa 44 miliardi di euro l&#8217;anno, e in più il ricco piatto dell&#8217;Expo, su cui qualcuno, con la complicità degli amministratori locali, avrebbe già messo gli occhi e le mani.</p>
<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/03/lombardia-terra-di-mafia/mappa%20clanmilanomafia/" rel="attachment wp-att-6220"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/03/MAPPA%20CLANMILANOMAFIA-300x226.jpg" alt="" title="MAPPA%20CLANMILANOMAFIA" width="300" height="226" class="alignleft size-medium wp-image-6220" /></a></p>
<p><strong>Milano e l&#8217;hinterland sono le aree che fanno gola agli affari delle mafie, e non da quest&#8217;anno</strong>. Numerose sentenze e ordinanze (Nord-Sud, Parco Sud,Cerberus, Infinito, giusto per citare quelle concentrate su Milano e non sono nemmeno tutte) confermano una presenza fissa da decenni e con contatti opportunamente piazzati all&#8217;interno di istituzioni e partiti. Ma non sono solo gli atti giudiziari a consegnarci l&#8217;immagine di una città e del suo hinterland in mano alle mafie.<br />
Perché basta spendere  qualche euro e prendere un treno sulla tratta della Milano-Mortara e guardare fuori dal finestrino. Palazzoni in continua costruzione, gru che fanno capolino ovunque vada a cadere l&#8217;occhio e terreni abbandonati da decenni in cui probabilmente un carotaggio sconsiglierebbe la vicinanza di qualunque essere umano; terreni su cui, vedi il caso del quartiere Santa Giulia, si costruiscono interi quartieri con tanto di scuole e asili. E anche il treno su cui viaggi, sulla linea Milano-Mortara, viaggia su terra spostata dai calabresi. Ma non da calabresi qualunque, ma da quelli delle &#8216;ndrine di Platì.<br />
<strong>SCIOGLIMENTI E DIMISSIONI AD MAFIAM </strong>- Ma i lombardi di mafia sanno poco o nulla, a parte quelli che con essa si sono scontrati o incontrati. Basti pensare che nell&#8217;inchiesta che oggi ha portato a 35 nuovi arresti in regione, si scrive come le &#8216;ndrine chiedevano e stiano chiedendo tutt&#8217;ora il pizzo anche ai paninari dello stadio San Siro e avessero in mano gli affari della Tnt trasporti. Quest&#8217;ultima inchiesta riporta all&#8217;attenzione i contatti tra le cosche e la politica locale. Rapporti pericolosi che fanno passare all&#8217;incasso le cosche e mai i cittadini. Così ci sono comuni che vengono sciolti dal Ministro dell&#8217;Interno, imponendo quindi alla giunta in odore di mafia di non potersi ricandidare (per il nord Italia vedi Bardonecchia nell&#8217;ormai lontano 1995 e il più recente Bordighera), mentre poi arrivano le dimissioni &#8216;ad mafiam&#8217;, come in quel di Desio oppure, scendendo più a sud aFondi, che dopo il commissario vedranno ricandidarsi gli stessi personaggi. Ma in Lombardia, lo scioglimento del Comune non s&#8217;ha da far.<br />
<strong>Oggi la &#8216;ndrangheta è la più potente organizzazione criminale presente in Italia e una delle più internazionali,</strong> come hanno mostrato, per esempio le recenti operazioni Marcos e Crimine 2. Sodalizio criminoso quello &#8216;ndranghetistico sottovalutato fino a oggi, ma che al contrario di quanto si è sostenuto in passato è stato in grado di organizzarsi in modo verticistico e orizzontale, riuscendo a controllare in maniera estesa territorio e traffici illeciti, arrivando anche a compiere azioni eclatanti proprio dove si necessita la creazione di nuove alleanze e il raggiungimento di nuovi equilibri.<br />
<strong>E&#8217; stato anche lo stesso Mario Draghi</strong>, governatore di Bankitalia, a riportare all&#8217;attenzione ilfenomeno &#8216;turbativo&#8217; che le mafie portano nell&#8217;economia, così come la necessità di combattere i continui contatti che questi intrattengono con esponenti locali di primo piano, sia della politica, sia dell&#8217;economia. Solo nell&#8217;operazione &#8216;Infinito&#8217; dello scorso luglio i rapporti emersi tra le cosche in Lombardia e amministratori, politici, semplici candidati, conta il coinvolgimento di 13 politici milanesi che hanno potuto beneficiare, secondo le accuse dei voti della criminalità organizzata. Tanto che nelle intercettazioni emerge quella di Carlo Chiriaco, ex direttore dell&#8217;Asl di Pavia, promettere di fare campagna elettorale con la &#8220;pistola spianata&#8221; in favore dell&#8217;amico Giancarlo Abelli (non indagato). Il processo stralcio a Chiriaco è iniziato lo scorso 9 marzo, in cui è a giudizio con l&#8217;ex assessore comunale al Commercio di Pavia, Pietro Trivi, con le accuse di turbativa d&#8217;asta e corruzione elettorale. Lo stesso Chiriaco sarà anche tra i processati per l&#8217;inchiesta &#8220;Infinito&#8221; il prossimo 11 maggio.<br />
<strong>I &#8216;TRAFFICI&#8217; LOMBARDI DEI CLAN -</strong> Qui brevemente proviamo a fare una panoramica sugli affari della &#8216;ndrangheta emersi dalle ultime inchieste della magistratura. In uno degli ultimi provvedimenti del Giudice per le Indagini Preliminari, Giuseppe Gennari, si legge come i boss hanno potenziato la propria attività cercando di mettere le mani sugli appalti più &#8220;prestigiosi della regione, ma anche nel mondo della sanità, nel campo immobiliare, in quello della pubblica sicurezza, facendo anche affidamento sui politici locali&#8221;. Contatti che secondo Gennari &#8220;rappresentano un capitale aggiunto di notevole valore e interesse&#8221;.<br />
Così da quei 170 arresti dello scorso luglio nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta &#8216;Infinito&#8217; emerge che i capi della &#8216;Provincia lombarda&#8217; &#8211; pur rimanendo in contatto col mandamento della &#8216;Ionica&#8217; &#8211; attraverso la società Perego, erano presenti sui cantieri per &#8216;City Life&#8217;, a Milano. Da qui si muovevano per il nuovo centro industriale a Orsenigo, provincia di Como, del Quartiere Mazzoni e dell&#8217;area ex Ansaldo, sempre nel capoluogo lombardo.Addirittura la Perego, in mano al clan calabrese degli Strangio concorrevano per la realizzazione del nuovo edificio a uso giudiziario davanti a Palazzo di Giustizia a Milano, del deposito Atm e della Polizia Municipale milanese. L&#8217;evoluzione criminale diventa imprenditore di alto rango prendendosi i maggiori appalti in regione e provando a scalare l&#8217;azienda trentina Cosbau, impresa trentina coinvolta nella ricostruzione a L&#8217;Aquila e aspirante quotata in Borsa.<br />
<strong>Ma non basta l&#8217;impresa</strong>, per lavorare ci vogliono gli amici, allora si sviluppa quel patrimonio di contatti con le istituzioni che diventa il vero valore aggiunto dei sodalizi criminali. Si aggancia il direttore dell&#8217;Asl di Pavia Carlo Chiriaco, il quale, insieme al commercialista Pino Neri è uno dei referenti più accreditati della &#8216;ndrangheta al nord. Nelle intercettazioni, Chiriaco promette di fare campagna elettorale in favore del deputato Pdl Giancarlo Abelli &#8220;con la pistola spianata&#8221; e intanto influisce anche su una gara d&#8217;appalto nel piccolo comune in provincia di Pavia a Borgarello, il cui sindaco Giovanni Valdes è stato arrestato lo scorso ottobre.<br />
Dalle indagini spunta un altro politico, ex assessore all&#8217; Ambiente, Massimo Ponzoni, il quale non risulta però indagato. In quota agli amministratori locali vicini alle cosche, a Pero, c&#8217;è stato Davide Valia, il cui interessamento avrebbe permesso al clan Valle (di stanza tra le provincie di Pavia e Milano) di ottenere alcune aree in vista dell&#8217;Expo per aprire anche un mini casinò, vere galline dalle uova d&#8217;oro per lo cosche del nord. Gli stessi Valle si rivolgono poi a un altro professionista, l&#8217;avvocato Luciano Lampugnani, per non parlare poi degli interessi immobiliari della Kreiamo Spa di Alfredo Iorio che vedeva l&#8217;interessa delle cosche Barbaro e Papalia, attive in quel di Buccinasco. Quest&#8217;ultimo caso emerse in occasione dell&#8217;inchiesta Parco-Sud in cui in manette finirono anche i boss Salvatore e Rosario Barbaro condannati in abbreviato lo scorso ottobre. A febbraio 2010, poi, vennero arrestati Tiziano Butturini, ex sindaco Pd di Trezzano sul Naviglio, e Michele Iannuzzi, consigliere comunale del Pdl. Sempre agli affari dell&#8217;Expo girano gli interessi dell&#8217;immobiliarista Adolfo Mandelli.<br />
<strong>Poi vaste disponibilità di beni e interessi di vario tipo che portano </strong>nelle zone di Milano, Brescia, Varese, Pavia, Lodi, Monza e altre provincie lombarde personaggi come il boss Mandalari o Vincenzo Rispoli, ritenuto dalla DDA a capo della &#8216;locale&#8217; di &#8216;ndrangheta di Lengano-Lonate Pozzolo.<br />
Fino all&#8217;odierna operazione che ancora una volta mostra come la &#8216;ndrangheta sia in grado di creare veri e propri serbatoi di voti per poi avere in cambio concessioni e favori all&#8217;interno delle giunte locali. 35 arresti e sequestri di beni per 2,5 milioni di euro che fanno emergere uno scenario di campagne elettorali organizzate gomito a gomito con la &#8216;ndragheta, il controllo dei locali notturni milanesi e della distribuzione con la Tnt (ex Traco). Il tutto facente capo ai boss Pepè Flachi, Paolo Martino e Giuseppe Romeo.<br />
Nella conferenza stampa di questa mattina Ilda Boccassini ha però escluso che vi siano indagini a carico di politici, ma evidenziando il ruolo che soprattutto il boss Flachi avrebbe avuto nell&#8217;organizzazione della campagna elettorale in occasione delle amministrative del 2009 da Massimiliano Buonocore, figlio di Luciano, presidente del consiglio comunale di Peschiera Borromeo in quota Pdl.<br />
<strong>Ma il dato più sconcertante dell&#8217;ultima inchiesta reso questa mattina da Ilda Boccassini riguarda gli incontri degli affiliati alla &#8216;ndrangheta </strong>, arrestati stamattina, i quali avrebbero organizzato anche riunioni in uffici messi a disposizione da alti funzionari amministrativi (che non risultano indagati) degli ospedali Niguarda e Galeazzi di Milano. Il particolare delle riunioni nelle sale ospedaliere milanesi organizzate per Paolo Martino e Giuseppe Romeo è emerso dall&#8217;inchiesta che oggi ha portato agli arresti di 35 persone. &#8220;Si incontravano non per strada &#8211; ha sottolineato Boccassini &#8211; ma in un ambiente neutro con la scusa ufficiale che dovevano andare in ospedale a trovare Giuseppe Flachi in cura al Galeazzi&#8221;.<br />
Poco da stupirsi nella regione del &#8220;da noi non può esserci la mafia, non è nel nostro Dna&#8221;, oppure del &#8220;chi parla di mafia a Milano è perchè vuole infangarne il buon nome&#8221;. Intanto le mafie ringraziano e passano all&#8217;incasso, a danno di tutti e a favore loro.<br />
(pubblicato su http://lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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		<title>Sono Marysthell, mi manda Papi</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 18:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Un prefetto gentilissimo, a disposizione,attento ai problemi del cittadino. Soprattutto se il cittadino è in rapporti intimi con il Cavaliere. Gian Valerio Lombardi è il Prefetto di Milano è il Prefetto di Milano, vicinissimo al Ministro dell’Interno Bobo Maroni, ma gradito anche a Silvio Berlusconi. Diventò noto al grande pubblico per una frase infelice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5701" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/01/polanco.jpg" alt="" width="284" height="178" /> <strong>Un prefetto gentilissimo, a disposizione,attento ai problemi del cittadino. Soprattutto se il cittadino è in rapporti intimi con il Cavaliere</strong>. Gian Valerio Lombardi è il Prefetto di Milano è il Prefetto di Milano, vicinissimo al Ministro dell’Interno Bobo Maroni, ma gradito anche a Silvio Berlusconi. Diventò noto al grande pubblico per una frase infelice “A  Milano la mafia non esiste”. Era il gennaio del 2010 e fu sommerso di critiche. Oggi il suo nome spunta nello scandalo escort Berlusconi per le attenzioni riservate a Maria Ester Garcia Polanco, detta Merysthell, assidua dei festini di Arcore, fidanzata con un narcotrafficante (ieri condannato ad otto anni) e nella cui abitazione sono stati trovati oltre due chili di cocaina. La ragazza ha problemi con il passaporto, deve andare in Prefettura e che fa? Si rivolge a Palazzo Grazioli, il quartier generale del caro Silvio. Che subito si mette a totale disposizione.</p>
<p><strong>Ore 15,27 del 4 dicembre 2010</strong>. Marysthell riceve una telefonata dal palazzo. “Buonasera, signora, le dovrei dare il numero del prefetto Lombardi”. La ragazza appunta, poi chiede: “Perfetto,come si chiama lui?”. Da palazzo Grazioli scandiscono: “Lombardi, come Lombardia ma senza la a”. Due giorni dopo, il 6 dicembre, alle ore 10,53, Marysthell chiama in Prefettura. Risponde la segretaria di Lombardi. “Sono la signora Garcia, è possibile parlare col prefetto Lombardi?”. La segretaria “ma è una cosa urgente, signora, e di cosa si tratta?”. La Garcia si spazientisce: “E’ una cosa privata, vorrei parlare con lui”. “Guardi il prefetto in questo momento è impegnato, se vuole magari anticipare a me di cosa si tratta, lei è la signora Garcia da dove?”. A questo punto la ragazza non si tiene: “Lo chiamerò io perché devo parlare con lui personalmente, mi hanno dato questo numero”. La segretaria:”Ma questo numero a lei chi lo ha dato?”. Marysthell “Io chiamo da parte del presidente Berlusconi, non so se era giusto dirlo a lei”. L’imbarazzo travolge la segretaria:” Signora mi può attendere solo un attimo?”. Passano pochi minuti e al telefono  c’è il prefetto Lombardi “Buongiorno signora come sta?”. Esauriti i convenevoli si fissa l’appuntamento . Il 6 dicembre, alle ore 10,53, la segretaria del prefetto richiama la Garcia per verificare la data e l’orario. Marysthell è raggiante, poco meno di un’ora dopo, telefona a sua madre “Giovedì ho un appuntamento in cui ci daranno il passaporto italiano, a me e M.”. La mamma orgogliosa “Sono contenta, brava, tu sai come ottenere tutto dalla vita”. Marysthell racconta “Prima ho chiamato il prefetto, quello che rilascia i passaporti…senza di lui,sai, non c’è nessuno più forte di lui. L’ho chiamato e mi ha dato l’appuntamento per giovedì. Mi ha dato il suo numero…tu già sai chi”, evidentemente Berlusconi.</p>
<p><strong>Il 17 dicembre alle 14,24 Marysthell </strong>riceve una telefonata dalla Prefettura. Ci sono problemi per il passaporto, il Prefetto le spiega “Ho fatto le verifiche e purtroppo non ci sono i dieci anni”. La Garcia non è convinta, deve essere rassicurata. Il 10 gennaio riceve un’altra telefonata dal prefetto Lombardi “Purtroppo nei documenti non c’è questa continuità, hai capito?C’è stata un’interruzione importante, purtroppo”. Tre giorni dopo, il 13 gennaio, Marysthell telefona per un nuovo appuntamento:”Sono a cinque minuti, in Porta Venezia”. La segretaria di Lombardi è premurosa “Non perda tempo a cercare parcheggio, può entrare in prefettura con la sua macchina”. Marysthell:”Grazie mille perché sono accompagnata da una persona.”. La segretaria “Eh, eh può entrare, può entrare…”. Anche il 17 gennaio la Garcia viene chiamata dalla segretaria del Prefetto, devono fissare un appuntamento con Lombardi per le 18,30. Anche questa volta il parcheggio è assicurato “La aspettiamo-dice la segretaria-lei lo sa che può entrare con la macchina,vero? Per gli impegni del prefetto tutti entrano in macchina”.</p>
<p><strong>Vanno così le cose a Milano</strong>, una volta capitale morale e tempio dell’efficientismo amministrativo. Il prefetto riceve una ragazza border-line, fidanzata con un tale Ramirez De La Rosa, uno che traffica in droga, cocaina, che il 3 agosto 2010 (quindi 5 mesi prima della telefonata con Lombardi) viene fermato per aver ceduto cento grammi di coca ad un cliente, e cerca di venire incontro alle sue esigenze. La tratta con riguardo perché lei fa il nome di Berlusconi, fino a farla parcheggiare l’auto nel cortile della prefettura. “La condotta del prefetto è ancora una volta imbarazzante e grave – commenta Pierluigi Mantini,parlamentare UDC e mebro della giunta per le autorizzazioni. Il primo caso fu , alcuni mesi fa, quando negò la presenza  della mafia sul territorio  lombardo mentre il radicamento delle ‘ndrine è accertato.<strong>Ma questo nuovo episodio è a tal punto grave che meriterebbe un chiarimento da parte del prefetto Lombardi. Ricevere in auto, in prefettura, la Polanco, una prostituta nel cui appartamento vengono ritrovati 2,7 chilogrammi di cocaina, solo perché diceva di conoscere il presidente del Consiglio è un comportamento poco corretto”.</strong><br />
<em>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 28 gennaio 2011)</em></p>
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		<title>Beni per 7 milioni sequestrati alla ‘ndrangheta nel varesotto e nel milanese</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 08:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Luca Rinaldi)
Lo Stomp di Legnano e il Billiard Cafè di Busto Arszio, locali noti tra i giovani delle province di Varese e Milano, locali sequestrati alla &#8216;ndrangheta. &#8216;Ndrangheta che ormai è una certezza giù al nord. Lo conferma ieri un sequestro di beni per 7 milioni di euro sequestrati alle cosche calabresi in Lombardia.
Su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4651" title="sequestro7milioni" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/sequestro7milioni-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />(di <a title="Luca Rinaldi Link" href="http://lucarinaldi.blogspot.com" target="_blank">Luca Rinaldi</a>)</p>
<p><strong>Lo Stomp di Legnano e il Billiard Cafè di Busto Arszio, locali noti tra i giovani delle province di Varese e Milano, locali sequestrati alla &#8216;ndrangheta. &#8216;Ndrangheta che ormai è una certezza giù al no</strong>rd. Lo conferma ieri un sequestro di beni per 7 milioni di euro sequestrati alle cosche calabresi in Lombardia.<br />
Su richiesta della Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Milano sono state eseguite misure di sequestro beni nei confronti di presunti componenti della &#8220;locale&#8221; di Lonate Pozzolo facenti parte della costola della cosca Farao-Marincola. I patrimoni sequestrati consistono in quote societarie, beni mobili e immobili e conti correnti bancari.<br />
I nomi ricorrenti non sono nomi nuovi, così ritroviamo che a dirigere lo Stomp e il Billiard, ovviamente non in veste ufficiale, ma tramite prestanome, vi è un certo Vincenzo Rispoli, già accusato accusato dalla Dda di Milano di associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenuto capo della locale di &#8216;ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo. Rispoli finì in carcere già lo scorso anno in seguito all&#8217;operazione denominata &#8220;Bad-Boys&#8221;, che aveva fatto luce su numerosi episodi di estorsione ai danni di imprenditori del Basso Varesotto, rapine e false fatturazioni.</p>
<p><strong>Arresti che fecero ipotizzare agli investigatori che tra Lonate Pozzolo, paesino di circa 12mila anime, e Legnano vi fosse insediata una locale di &#8216;ndrangheta</strong>. In seguito Rispoli venne scarcerato quando la Cassazione accolse il ricorso del suo avvocato, ma le nuove indagini lo incastrano di nuovo: il Billiard Cafè pare sia stato utilizzato come &#8220;ufficio&#8221; dei vertici della cosca mafiosa. Nel 2007, nel corso delle indagini, i militari dell&#8217;arma riprendono Rispoli che da disposizione a Nicodemo Filippelli, detto &#8220;il cinese&#8221;, imprenditore edile e braccio destro di Rispoli, e a Emanuele De Castro, classe &#8216;68 già arrestato anch&#8217;egli lo scorso anno insieme a Rispoli e Filippelli. Lo stesso Rispoli, tra l&#8217;altro, era citato proprio nell&#8217;ordinanza Infinito come capo della locale di Legnano. I due locali rimarranno comunque aperti e gli incassi verranno dirottati direttamente nelle tasche dello Stato.<br />
Tra i beni sequestrati, oltre ai locali, anche una villa sequestrata ad Arenzano (Liguria) di Rispoli e altre due ville di Filippelli a Lonate Pozzolo. Allo stesso modo finiscono sotto sequestro altri 6 appartamenti, quattro box e un magazzino. Altri conti correnti e quote societarie sono finite al setaccio degli inquirtenti e poste sotto sequestro insieme a due società immobiliari riconducibili a De Castro, Mavisa e Gangi.</p>
<p><strong>L&#8217;allarme &#8216;ndrangheta in Lombardia  è sempre più alto, e quando le faide e le intimidazioni si inaspriscono, gli scrupoli diminuiscono e il grilletto diventa più facile: negli ultimi 5 anni gli omicidi riconducibili alle mafie in Lombardia sono stati almento 15. Ultimo in ordine di tempo, quello di Lea Garofalo, scomparsa il 24 novembre del 2009 e sciolta nell&#8217;acido a San Fruttuoso vicino Monza. Lupara bianca in piena regola, in pieno giorno a pochi chilometri da Milano. </strong>La Garofalo infatti stava collaborando con la giustiza ricostruendo la faida della &#8216;ndrangheta crotonese. Gli ultimi sviluppi investigativi portano, tra l&#8217;altro, dritti ai lavori della linea 5 della metropolitana milanese. Tra i subappaltatori dei lavori in Viale Zara vi è Vito Cosco, fratello del presunto mandante dell&#8217;omicidio Garofalo e tenuto sotto osservazione dagli investigatori.</p>
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		<title>Parco Sud: condanne in primo grado sulla &#8216;ndrangheta a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 18:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Luca Rinaldi)
Tre settimane fa il pm Alessandra Dolci nell&#8217;aula bunker di Ponte Lambro concludeva la sua requisitoria nel processo Parco Sud, uno dei più importanti, se non il più importante, processo sui collegamenti tra esponenti della &#8216;ndrangheta ed elementi della classe politico-imprenditoriale lombarda.
LE RICHIESTE DEL PM
Dolci chiese in tutto 90 anni di carcere tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4487" href="http://www.malitalia.it/2010/11/parco-sud-condanne-in-primo-grado-sulla-ndrangheta-a-milano/palazzo-giustizia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4487" title="palazzo giustizia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/palazzo-giustizia-300x92.jpg" alt="" width="300" height="92" /></a>(di Luca Rinaldi)<br />
Tre settimane fa il pm Alessandra Dolci nell&#8217;aula bunker di Ponte Lambro concludeva la sua requisitoria nel processo Parco Sud, uno dei più importanti, se non il più importante, processo sui collegamenti tra esponenti della &#8216;ndrangheta ed elementi della classe politico-imprenditoriale lombarda.</p>
<p><strong>LE RICHIESTE DEL PM</strong></p>
<p>Dolci chiese in tutto 90 anni di carcere tra boss e colletti bianchi che, secondo l&#8217;accusa, avrebbero di fatto controllato il territorio dell&#8217;hinterland milanese e non solo, a suon di minacce, proiettili e appalti pilotati in regime praticamente monopolistico. Gli imputati sono in tutto dodici.<br />
Il pm in particolare aveva chiesto dieci anni per Salvatore e Rosario Barbaro, ritenuti promotori dell&#8217;associazione mafiosa legata alla cosca Papalia, originaria di Platì, ma da anni ben insediata a Buccinasco. Otto anni chiesti per Antonio Perre detto Toto U Cainu, latitante fino a poche settimane fa, poi consegnatosi alla stazione dei carabinieri di Platì. Perre è ritenuto dall&#8217;accusa il braccio destro del capoclan. Sei anni invece chiesti per Domenico Papalia, figlio di Antonio che per oltre vent&#8217;anni resse la &#8216;ndrangheta in Lombardia.<br />
Ci sono poi le richieste di condanna per i vertici della Kreiamo Spa, in particolare per Andrea Madaffari. Per lui chiesti otto anni con l&#8217;accusa di essere il tramite tra la mafia e il mondo imprenditoriale. Fino al momento del suo arresto Madaffari è stato uno dei soci della Kreiamo Spa, holding del settore immobiliare ritenuta dai pm la lavatrice  del denaro proveniente dai traffici mafiosi. Il ruolo dell&#8217;altro socio di Kreiamo Spa, Alfredo Iorio, che però non è imputato in questo processo, sarebbe stato quello di agganciare gli ambienti politici per conto delle cosche.</p>
<p><strong><br />
LE CONDANNE</strong></p>
<p>Il 28 ottobre scorso arrivano le condanne in primo grado dal gup Donatella Banci Bonamici: sei anni per associazione  mafiosa all&#8217;imprenditore Andrea Madaffari, per cui si conferma, almeno in primo grado, la circostanza sedonco cui avrebbe messo a disposizione delle cosche, in particolare dei Barbaro, la propria ditta nel settore edile  e del movimento terra nelle zone del sud-ovest milanese. Kreiamo Spa era infatti controllante di Immobiliare Buccinasco Srl, riconducibile proprio ai Barbaro.<br />
Altre sette condanne, a pene fino a 8 anni e 8 mesi di reclusione, sono state inflitte a vari esponenti della famiglia Barbaro-Papalia. Assolti Fortunato Startari dall&#8217;accusa di favoreggiamento e Franco Michele Mazzone per quanto riguarda l&#8217;associazione  mafiosa. A Salvatore Barbaro, già condannato nei mesi scorsi per associazione mafiosa e ritenuto uno dei boss più influenti della &#8216;ndrangheta in Lombardia, sono stati inflitti 8 anni e 4 mesi di reclusione. Sono arrivati poi gli 8 anni e 8 mesi per il padre Domenico e 8 anni e 6 mesi per il fratello Rosario. Un altro esponente del clan, Francesco Barbaro, ha incassato 6 anni e 6 mesi di reclusione.<br />
Condannati a pene superiori ai 6 anni anche il latitante Domenico Papalia, nipote del boss Rocco Papapalia e Antonio Perre detto Toto U Cainu, latitante fino a poche settimane fa, poi consegnatosi alla stazione dei carabinieri di Platì. Perre è ritenuto dall&#8217;accusa il braccio destro del capoclan.<br />
Stralciato invece il procedimento nei confronti di Alfredo Iorio, presidente della Kreiamo Spa, che il 12 novembre risponderà anche lui di associazione  mafiosa e corruzione per il coinvolgimento della Kreiamo Spa nel sistema tangentizio con esponenti della politica locale volto all&#8217;assegnazione pilotata degli appalti.</p>
<p><strong>CREIAMO E I CONTATTI CON LA POLITICA</strong></p>
<p>Il 22 febbraio scorso finiscono in manette, nell&#8217;ambito di una costola dell&#8217;Operazione Parco Sud, l&#8217;ex sindaco PD di Trezzano sul Naviglio, Tiziano Butturini e l&#8217;ex consigliere comunale del PDL Michele Iannuzzi. Tiziano Butturini all&#8217;epoce dell&#8217;arresto è presidente del consiglio d&#8217;amministrazione di Tasm S.p.A. e di Amiacque s.r.l., aziende pubbliche che si occupano di tutela e gestione delle risorse idriche dell&#8217;area milanese. Michele Iannuzzi, assessore ai lavori pubblici ed ecologia della Commissione Edilizia fino al giugno 2005, oggi consigliere del Cda di Tasm S.p.a. la stessa azienda di cui è presidente Butturini. I due a contatto con Iorio e Madaffari avrebbero preso tangenti per assegnare lavori alle imprese della Kreiamo Spa. Butturini e Iannuzzi hanno patteggiato lo scorso giugno ricevendo pene di 2 anni e 5 mesi e 2 anni e 8 mesi di reclusione. Madaffari incassò 3 anni e 4 mesi per corruzione proprio nei confronti degli stessi Butturini e Iannuzzi.</p>
<p>(lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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		<title>Milano: pranzo &#8220;nero&#8221; a Palazzo Cusani? Si, forse, anzi no. Di certo c&#8217;è un convegno su un generale SS nei locali Aler</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 02:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Luca Rinaldi)
Pranzo fascista, gala della fanfara dei bersaglieri o semplicemente un modo per accogliere nuovi iscritti all&#8217;associazione dei &#8220;Cavalieri dell&#8217; Aquila Romana&#8221;? Le voci sul web e sulla carta stampata si rincorrono.
E’ lo stesso delegato per la Lombardia dell’associazione, Emilio Giani, che ci tiene a spiegare di cosa si tratta questo ordine dei “Cavalieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2010/10/milano-pranzo-nero-a-palazzo-cusani-si-forse-anzi-no-di-certo-ce-un-convegno-su-un-generale-ss-nei-locali-aler/palazzo-cusani/" rel="attachment wp-att-4447"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/10/palazzo-cusani.jpg" alt="" title="palazzo cusani" width="276" height="183" class="alignleft size-full wp-image-4447" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>Pranzo fascista, gala della fanfara dei bersaglieri o semplicemente un modo per accogliere nuovi iscritti all&#8217;associazione dei &#8220;Cavalieri dell&#8217; Aquila Romana&#8221;? </strong>Le voci sul web e sulla carta stampata si rincorrono.<br />
E’ lo stesso delegato per la Lombardia dell’associazione, Emilio Giani, che ci tiene a spiegare di cosa si tratta questo ordine dei “Cavalieri dell’Aquila Romana”, ordine cavalleresco istituito dai Savoia e dalla Repubblica Sociale Italiana, poi divenuto “patrimonio storicoaraldico della famigliaMussolini”. Lo stesso Giani ci tiene a precisare che l’associazione non è in nessun modo dichiarata anticostituzionale dalla Carta Costituzionale e dal Parlamento Italiano.<br />
Qualcuno scrive che il 30 ottobre a Palazzo Cusani a Milano, sede del Circolo ufficiali e delComando militare dell’Esercito in Lombardia, ci sia un pranzo per ricordare la marcia su Roma, con tanto di invito ufficiale. Il tutto alla presenza di uno dei nipoti del Duce, Guido Mussolini, che, per l’occasione “presenzierà per l’investitura di nuovi cavalieri, promozioni e assegnazione di medaglie al merito ai dignitari dell’ordine”.<br />
Sull&#8217;invito, tuttavia non compare nessun riferimento alla marcia su Roma a cui era stato accomunato il pranzo. Arriva la smentita da Palazzo Cusani: nessuna cerimonia nostaglica e non qui. Il comandante Emilio Giani ha inoltrato una richiesta. Per quel giorno e quella data è arrivata una richiesta da parte di Giani ma riguardava la Fanfara in congedo dei bersaglieri di Magenta. Ma la sala era già occupata per cui non se ne è fatto niente.<br />
Intanto la notizia, sia del famigerato pranzo, sia della smentita da Palazzo Cusani fa il giro delle redazioni.<strong> Su Internet finisce l’invito ufficiale che, stando alle parole di Emilio Giani, è l’invito a quello che dovrebbe essere il pranzo della fanfara da lui guidata, senza nessuna velleità politica o celebrativa.</strong> “Pare esserci stato un malinteso , dice Giani, qualcuno deve aver male interpretato il senso di quell’invito, come questi ‘Giovani Antifascisti di Milano’, che hanno fatto girare questo invito di tre pagine con allegato un quarto foglio del febbraio 2009 in cui era stata organizzata all&#8217;insaputa dall&#8217;associazione una riunione che mirava a raccogliere nominativi (tra cui anche il vice presidente del Consiglio Comunale, Stefano di Martino e il sottotenente Alberto La Russa, figlio di Romano e nipote di Ignazio) per un progetto politico, ma – prosegue Giani &#8211;  il quarto capo dell&#8217;ordine (quindi lo stesso Guido Mussolini ndr) ha riunito i responsabili presso la sede dei bersaglieri, per espellere gli organizzatori dell&#8217;evento e cancellare la riunione e tutti le nomine. Molto probabilmente sono le stesse persone che anno creato questa confusione”.<br />
Emilio Giani afferma di aver già fatto denuncia nei confronti dei giovani antifascisti di Milano che “in modo totalmente arbitrario, si ergono a sedicenti paladini della democrazia italiana, al fine di impedire ad una rispettabilissima Associazione di persone libere, di riunirsi pacificamente e senz’armi per un conviviale incontro al quale non è data alcuna rilevanza politica”.  Insomma, stando alle ultime chi vivrà vedrà, pare comunque che il 30 ottobre a Palazzo Cusani non vi saranno pranzi organizzati dai Cavalieri dell’Aquila.<br />
Dal canto loro i Giovani Antifascisti milanesi bene fanno a tenere alta la guardia da possibili derive estremiste che sono sempre dietro l’angolo, soprattutto in un centro come Milano. Perché se questo pranzo a Palazzo Cusani non si capisce cosa sia, si comprende benissimo di cosa si sarebbe dovuto parlare il prossimo 28 ottobre. <strong>Il gruppo Lealtà-Azione, facente parte  degli Hammerskin, formazione dell’estrema destra militante e nata come costola del Ku Klux Klan a metà degli anni ’80, ha organizzato un convegno in memoria di un generale delle Ss, il criminale di guerra Lèon Degrelle</strong>. Degrelle, politico belga, fondatore del rexismo, passato al fascismo per poi combattere la seconda guerra mondiale nel contingente delle Waffen-SS. Inseguito da una condanna a morte fu costretto a fuggire in Spagna, riconosciuto come paladino delle tesi naziste e negazioniste divenne referente di molti movimenti dell’estrema destra europea. Il convegno dedicato al generale delle SS avrebbe dovuto tenersi in un locale in Viale Brianza 20, regolarmete affittato, ma di proprietà dell’Aler.<br />
Partono subito le reazioni dal mondo politico. Il capogruppo del PD, Pierfrancesco Majorino, chiede spiegazioni all’Aler: “Ci deve spiegare per quale motivo, ha dato in affitto una sua proprietà a un gruppo del genere”. Sulla stessa linea Antonello Patta, segretario Prc e il deputato del PD EmanueleFiano, mentre l’eurodeputato PDL Fidanza appoggia il convegno spiegando che non si tratta di una manifestazione pubblica e che se “dovessimo applicare lo stesso criterio ai centri sociali non ne resterebbe aperto uno”. Nel frattempo il convegno è stato rinviato al tre novembre, ma le sezioniAnpi di zona 8 hanno chiesto “a tutte le istituzioni democratiche una chiara presa di posizione affinché la vergognosa conferenza sia annullata e nel prossimo futuro esercitino un maggiore controllo sulle iniziative delle forze che si ispirano al neonazismo”.<br />
Da parte di Lealtà e Azione arriva la replica “Questa decisione, espressione della maturità raggiunta dal nostro ambiente, è stata presa dopo il vano tentativo di strumentalizzazione dell’iniziativa da parte dei soliti noti, ma soprattutto per dare, ancora una volta, un segnale distensivo a chi non smette di alimentare il gioco degli opposti estremismi”. <strong>Nel manifesto di Lealtà e Azione, non vi sono riferimenti a dottrine razziste, ma in queste situazioni, come scrive Maurizio Giannattasio sul Corriere della Sera, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.</strong>(lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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		<title>I Boss, le &#8220;talpe&#8221; e le prossime elezioni il potere &#8220;in attesa di giudizio&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 14:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Scopelliti]]></category>
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		<description><![CDATA[A Reggio Calabria può succedere di tutto. Un botto ancora più grosso di quello che la scorsa notte ha devastato la casa del procuratore generale Salvatore Di Landro. Qualcosa che farà tremare i palazzi e cambierà il corso delle cose. Che in riva allo Stretto ha sempre il colore dei soldi e dei grandi affari, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3708" href="http://www.malitalia.it/2010/08/i-bossle-talpe-e-le-prossime-elezioni-il-potere-in-attesa-di-giudizio/dilandro/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3708" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/08/dilandro-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a><strong>A Reggio Calabria può succedere di tutto. Un botto ancora più grosso di quello che la scorsa notte ha devastato la casa del procuratore generale Salvatore Di Landro</strong>. Qualcosa che farà tremare i palazzi e cambierà il corso delle cose. Che in riva allo Stretto ha sempre il colore dei soldi e dei grandi affari, e segue una sola logica, quella del potere. Nella Città Palude, dove tutto affonda in una melma che rende difficile distinguere il bianco dal nero, la politica buona da quella che si prostituisce con la ‘ndrangheta, i magistrati in bilico da quelli che rischiano la vita in silenzio, la mafia e l’antimafia, gli onesti e i malacarne, su tutto dominano gli appetiti dei comitati d’affari. Uomini in giacca e cravatta che attraversano con la stessa naturalezza gli angusti bunker dei boss della ‘ndrangheta, i salotti delle massonerie e gli ovattati uffici del potere, a Reggio come a Catanzaro. Al Comune come alla Regione.<strong> In città da anni si muove una sorta di “agenzia” specializzata nell’attacco alla magistratura. Dispone di informazioni riservate, piazza microspie negli uffici dei magistrati dell’antimafia, ha una grande capacità militare e di intelligence.</strong></p>
<p>Il Procuratore Di Landro non aveva una vigilanza fissa sotto casa, il 3 gennaio scorso qualcuno piazzò una bomba proprio sotto il suo ufficio, poi sono venuti i sabotaggi alla sua auto e a quelle dei suoi sostituti. Ma questa strategia del terrore personalizzata non è servita a far piazzare una telecamera sotto la casa dell’alto magistrato, che per la sua sicurezza disponeva solo di una vigilanza radio sorvegliata. In pratica una pattuglia che passa e controlla ad intervalli di cinque-dieci minuti. Un lasso di tempo breve che però non ha scoraggiato il commando. Sono arrivati, hanno messo la bomba e sono andati via indisturbati.</p>
<p><strong>Adesso, dopo il tritolo si indaga su tutto.</strong> Anche sulla Procura generale e sulla “svolta” impressa da Di Landro. Si scava sui contrasti con uno dei sostituti, Francesco Neri, da mesi trasferito per incompatibilità ambientale. È una pista, ma è poco. <strong>Perché restringe e di molto il campo in una città dove tutti, dai salotti che contano ai frequentatori dei caffè del centro, sanno che presto uno tsunami giudiziario si abbatterà sulla politica calabrese. Arriverà da Milano, dove Ilda Boccassini ha decapitato la Cupola della ‘ndrangheta in Lombardia, o dalla stessa procura di Reggi</strong>o, dove si scava ancora sui rapporti tra boss e politici di rango. Ci sono dossier e intercettazioni che documentano i legami tra Cosimo Alvaro (rampollo della ‘ndrangheta di Sinopoli) e Michele Marcianò, consigliere comunale di Reggio e fedelissimo del governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti.</p>
<p>Il politico si rivolgeva ad Alvaro chiamandolo “compare”, chiedeva aiuto per le tessere del Pdl e in cambio prometteva incarichi da centinaia di migliaia di euro. C’è quel pranzo, confermato e giustificato dallo stesso Scopelliti, ad un ricevimento dei fratelli Barbieri, imprenditori ritenuti punti di riferimento del clan Alvaro. Una mangiata con allegra bicchierata alla quale erano presenti, secondo un rapporto dei Ros, mafiosi e latitanti.</p>
<p>E i legami di Alberto Sarra, oggi potentissimo sottosegretario della giunta regionale, con la famiglia Lampada di Milano, teste di legno di Pasquale Condello, in galera ma ancora a capo di una delle ‘ndrine più forti della città. “Dobbiamo trovare – dice in una telefonata Giulio Lampada all’onorevole Sarra – una bella banca qui a Milano che ci faccia fare quello che vogliamo”. Ed è nell’ufficio di Sarra che è passato uno dei personaggi più inquietanti di questa storia. Si tratta di Giovanni Zumbo, commercialista di professione, in passato segretario particolare dell’onorevole, spione per vocazione e, forse, per mandato di qualche pezzo grosso. Zumbo è l’uomo che avvisa mafiosi del calibro di Giuseppe Pelle e Giovanni Ficara dei blitz che da Reggio a Milano si stanno per abbattere sulla ‘ndrangheta. Si tratta di operazioni segretissime, ma l’uomo sa tutto in anticipo. <strong>Il perché lo spiega lui stesso al boss Pelle: “Faccio parte tuttora di un sistema che è molto più vasto, ma vi dico una cosa e ve la dico in tutta onestà! “Sunnu i peggiu porcarusi du mundu!” (ndr sono i peggiori uomini che fanno porcherie del mondo), ed io che mi sento una persona onesta&#8230; molte volte mi trovo a sentire&#8230; a dovere fare&#8230; determinate porcherie che a me mi viene il freddo!</strong>”. Quali “porcherie” ha sentito e fatto Zumbo? Quali “entità” stanno lavorando in riva allo Stretto, e per conto di chi? Giovanni Ficara parla di un incontro avuto con altri strani personaggi. “Sono scese persone&#8230; Pezzi grossi da Roma! Sono venuti in giacca e cravatta!”. Parla con Giuseppe Pelle, il boss Ficara, i carabinieri intercettano tutto e restano a bocca aperta di fronte a una frase. È monca, le parole si capiscono appena. “Lui (Zumbo, ndr) ha, due, tre persone, che sono nei Ros! E sono pure nei Servizi segreti! Avete capito? No, …incompr…pure omicidi, compare, non è che…”.</p>
<p>Chi sono gli uomini che “scesero” da Roma, per fare cosa, quale “aiuto” dovevano chiedere alla ‘ndrangheta? E poi quella parola messa lì, dentro una frase che la microspia ha registrato in parte “pure omicidi, compare…”. Che cosa sta succedendo a Reggio e in Calabria? Cosa c’è dietro quello che il procuratore nazionale antimafia aggiunto, Vincenzo Macrì, chiama lo “sciame intimidatorio” che da mesi tocca magistrati, politici, amministratori, giornalisti? Un riassetto di poteri violentissimo, come nel recente passato, come nei mesi che precedettero l’ultimo omicidio eccellente di questa regione, quello di Franco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale. Potere al Comune, dove si deve votare e dove il Pdl ha una maggioranza bulgara. <strong>Ma il sindaco Giuseppe Raffa ha rotto con Scopelliti e il Pdl e si è messo in testa di comandare. In ballo non c’è la nomina ad assessore di Irene Pivetti, quella è la parte folk della vicenda, ma i soldi, tanti per gli appalti e le opere pubbliche. Potere alla Regione dove Peppe Scopelliti è saldissimo in sella, ma deve fare i conti con gli altri rais del Pdl. Accade in Calabria dove anche l’opposizione politica ha la bocca tappata. </strong>Il Pd è commissariato, dilaniato dalle guerre tra i suoi potentati e intimorito dalle inchieste sui parchi eolici che promettono sviluppi amari per alcuni personaggi di rilievo del partito.</p>
<p>Pubblicato su Il Fatto Quotidiano 27 agosto 2010</p>
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		<title>Milano, i veleni di Santa Giulia</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 07:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ (di Michele Sasso &#8211; Il Fatto Quotidiano del 21 luglio 2010)
Bomba biologica. Sequestrata l’area
Sigilli a Montecity-Rogoredo. Sotto accusa Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche, già in carcere per truffa e riciclaggio. La falda è stata inquinata da sostanze cancerogene Cadmio, cromo esavalente, cloroformio, arsenico. Sono queste le sostanze tossiche presenti nel terreno del quartiere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3458" title="santa giulia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/santa-giulia.jpg" alt="" width="124" height="82" /> (di Michele Sasso &#8211; <a title="Il Fatto Quotidiano Link" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/20/milano-cromo-nei-terreni-di-santa-giulia-acque-avvelenate-sequestrata-larea/42222/" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a> del 21 luglio 2010)</p>
<p><strong>Bomba biologica. Sequestrata l’area</strong><br />
Sigilli a Montecity-Rogoredo. Sotto accusa Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche, già in carcere per truffa e riciclaggio. La falda è stata inquinata da sostanze cancerogene Cadmio, cromo esavalente, cloroformio, arsenico. Sono queste le sostanze tossiche presenti nel terreno del quartiere di Milano Santa Giulia e a poco poco penetrate sino alla falda da dove viene pompata l’acqua destinata a finire dei rubinetti dei cittadini. I milanesi, che ora si trovano di fronte a una vera e propria “bomba biologica” (così la definiscono i magistrati nell’ordinanza) scoprono così a spese della loro salute il prezzo del malaffare. Teoricamente, infatti, la zona, di proprietà dell’immobiliarista Luigi Zunino, era stata ripulita da Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche, finito in carcere lo scorso ottobre per truffa e riciclaggio. Milioni e milioni di euro di fondi neri che Grossi, amico di Paolo e Silvio Berlusconi e legato a tutti i più importanti esponenti della politica lombarda, accantonava all’estero.</p>
<p>Adesso l’indagine su Grossi, che ha già portato a patteggiare una pena per riciclaggio anche Rosanna Gariboldi, la moglie del potente parlamentare pavese Giancarlo Abelli, sfocia in un sequestro destinato a far rumore. Secondo l’accusa, infatti, Grossi non faceva bene il suo mestiere. Le sue bonifiche erano in parte farlocche. Per questo la Guardia di Finanza, per ordine del gip Fabrizio D’Arcangelo, ha messo i sigilli sull’area ancora non costruita di Montecity-Rogoredo, mentre Grossi adesso deve anche rispondere del reato di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque. <strong>Secondo l’Arpa, l’agenzia regionale dell’ambiente, la prima falda situata a una profondità di circa 40 metri presenta “un inquinamento da solventi clorurati che evidenzia un sostanziale superamento dei limiti di legge con elevate concentrazioni di tetracloroetilene e triclorometano. Tutte sostanze cancerogene”. Anche se, nel pomeriggio, l’Arpa ha comunicato che “l’inquinamento al momento non costituisce un elemento di rischio sanitario per i residenti”, pur specificando che “tale inquinamento andrà comunque rimosso per assicurare che nel tempo la situazione non si estenda”.</strong><br />
L’area Montecity-Rogoredo doveva essere il quartiere modello di Milano, grazie ad un intervento da 4 miliardi di euro stanziati da Unione europea, Comune e Provincia di Milano, Regione Lombardia e investitori privati per un vasto programma di edilizia privata e convenzionata su un milione di metri quadri. Ma c’era il problema della bonifica perchè qui sorgeva lo stabilimento chimico della Montedison.</p>
<p>E nella partita, come in quasi tutte le bonifiche lombarde, era entrato anche l’imprenditore milionario Grossi, buon amico del ministro dell’Istruzione , Maria Stella Gelmini, e grande sponsor di Abelli, il parlamentare del Pdl risultato votato anche dagli uomini della ‘ndrangheta.</p>
<p>Il centro di tutto è però lui, Grossi. La procura lo ha accusato di aver creato fondi neri proprio gonfiando i costi di bonifica: un sovrapprezzo del 30%, oltre 14 milioni di euro vorticosamente fatti girare per mezzo mondo (Portogallo, Germania, Svizzera, Inghilterra, Usa-Delaware). Così lo scorso ottobre sono finiti in carcere Grossi insieme a Rosanna Gariboldi e l’avvocato svizzero Fabrizio Pessina. Grossi, indagato per appropriazione indebita e frode fiscale, ha patteggiato una pena di 3 anni e 6 mesi e ha pagato 17 milioni di euro.</p>
<p>Stessa sorte per Rosanna Gariboldi che a gennaio ha patteggiato due anni e la confisca di circa 1,2 milioni di euro, soldi frutto del riciclaggio. Ora si scopre che oltre alla bonifica gonfia-costi e falsa, su alcuni terreni sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state poi riportate, senza alcun titolo, scorie di acciaieria da trattare invece come rifiuti.</p>
<p>L’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente) definisce un “ricettacolo di discariche abusive” l’area ex Redaelli a Santa Giulia, dove si stanno realizzando gli scavi per la costruzione di palazzine popolari dell’Aler. In un passaggio del decreto di sequestro preventivo si parla di “una situazione di contaminazione dei terreni, laddove invece i terreni dovrebbero essere stati ampiamente bonificati”. “In aggiunta all’inquinamento gia’ presente e non bonificato – si legge nel documento – l’area e’ stata oggetto di ulteriore inquinamento aggiunto durante i lavori eseguiti dalla Milano Santa Giulia Spa, dato che parte degli scavi effettuati nell’area sono stati ricolmati con rifiuti provenienti dall’esterno”.</p>
<p><strong>Una maledizione per il “quartiere modello” dove i residenti hanno più volte denunciato la loro situazione di abbandono.</strong> Il costruttore Luigi Zunino, finito sull’orlo del crack, prometteva due grandi parchi, un centro congressi, un tram ecologico che avrebbe attraversato il quartiere, un cinema multisala. Chi ci ha creduto ed è andato a viverci e combatte ancora per avere i servizi minimi essenziali, in una sorta di enorme cantiere. Centinaia di appartamenti restano sfitti, il boulevard centrale – nei progetti gli Champs Elysèes di Santa Giulia – è un viale desolato, i negozi sono in vendita o in affitto. Il progetto del grande Parco è fermo da sempre, il tram veloce ed ecologico non si farà mai. E nel frattempo sono arrivati i topi dai canali di scolo stagnanti e nei box.</p>
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		<title>Zumbo, l’uomo che sussurrava ai padrini</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 16:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Ben inserito nei servizi, avvisò i boss: &#8220;Ne arrestano 300&#8243;. Fu segretario di Sarra, oggi sottosegretario in Calabria nella giunta Scopelliti.
“La Boccassini? Questa è una che non si ferma di fronte a niente. Bisogna stare con gli occhi aperti. Questa è una tigre”. Chi pronunciò queste parole su “Ilda la rossa” e sul bltiz [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3391" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/zumbo.jpg" alt="" width="295" height="210" /> Ben inserito nei servizi, avvisò i boss: &#8220;Ne arrestano 300&#8243;. Fu segretario di Sarra, oggi sottosegretario in Calabria nella giunta Scopelliti.</p>
<p>“La <strong>Boccassini</strong>? Questa è una che non si ferma di fronte a niente. Bisogna stare con gli occhi aperti. Questa è una tigre”. Chi pronunciò queste parole su “Ilda la rossa” e sul bltiz che si apprestava a fare non era un mafioso. Anzi, il mafioso, in questo caso <strong>Giuseppe Pelle</strong>, figlio di <strong>‘Ntoni Gambazza</strong>, fino alla sua morte numero uno della ‘ndrangheta, si mise le mani nei capelli. “Quella, paramai (per l’amor di Dio, in calabrese, ndr)”.<br />
No, a parlare così del prossimo terremoto che da Milano e Reggio si sarebbe abbattuto sulle ‘ndrine del Sud e su quelle trapiantate a Milano, era un “uomo dello Stato”. Uno che lavorava in un agenzia di informazione, che sapeva tutto di servizi civili e militari e conosceva nei dettagli (troppi) il lavoro investigativo dei Ros, della Polizia e della Procura antimafia di Reggio. Uno che cinque mesi prima riuscì a dire ai <strong>Pelle</strong>, ai <strong>Ficara </strong>e agli altri boss, la data precisa del blitz milanese, il numero e i nomi dei compari che sarebbero stati arrestati. <strong>Giovanni Zumbo</strong>, si chiama, di mestiere fa il commercialista, ma è un uomo di <strong>Alberto Sarra,</strong> avvocato e politico del Pdl, oggi sottosegretario nella giunta regionale di <strong>Peppe Scopelliti</strong>. Quando Sarra era assessore al personale delle giunta di destra guidata da<strong> Giuseppe Chiaravalloti</strong>, Zumbo era il suo segretario particolare.</p>
<p>Occupava un posto di rilievo nel sistema di potere regionale, teneva buoni rapporti con gli 007, e sussurrava all’orecchio dei padrini. Alberto Sarra è un politico legatissimo ai <strong>Lampada</strong>, “una famiglia al servizio di <strong>Pasquale Condello</strong>” (‘o Supremo, superlatitante per vent’anni). Ma questo è un altro capitolo di una storia che parla della zona grigia di Reggio, da sempre la vera forza della Santa: avvocati, pezzi dello Stato infedeli, magistrati che chiudono un occhio, politici che per un voto vendono la Calabria alla mafia.<br />
<strong>La presentazione a Giuseppe Pelle</strong></p>
<p>“Faccio parte tutt’ora di un sistema che è molto più vasto, ma vi dico una cosa e ve la dico in tutta onestà! “Sunnu i peggiu porcarusi du mundu!” (sono i peggiori uomini che fanno porcherie del mondo, ndr.), ed io che mi sento una persona onesta… molte volte mi trovo a sentire… a dovere fare…determinate porcherie che a me mi viene il freddo!”. Con queste parole il dottor Zumbo si presentò a Giuseppe Pelle.</p>
<p>Erano le credenziali di un uomo che frequentava le stanze più oscure dei “servizi”, ma che era anche spaventato da quell’ambiente. “Questi per fare carriera passano sopra al cadavere della madre”. Zumbo sa anche del maxiblitz di luglio contro le cosche insediate in Lombardia. E informa subito <strong>Giovanni Ficara</strong>. Il 16 marzo di quest’anno, il boss di Reggio ne parla con Giuseppe Pelle: “Ci sono qualche 150 a Milano e gira e volta altri 150 qua in zona. Appena arriva l’estate”.</p>
<p>La procura antimafia di Reggio e Milano stanno lavorando, ci sono intercettazioni telefoniche nelle case di boss a Milano come sull’Aspromonte, il segreto investigativo è altissimo. Eppure loro sanno tutto nei dettagli. E si danno latitanti “volontari”. È il 1 aprile ed è sempre Giovanni Ficara a parlare. “Sono scappati tutti, <strong>Pino Neri</strong>, <strong>Cosimo Barranca, Lamarmore, Panetta </strong>(tutti i nomi dei boss arrestati nel blitz dei giorni passati, ndr). Chi si nasconde da una parte, chi dall’altra. Qua sono scomparsi tutti”. Fermiamoci un attimo per ricostruire alcune date.<strong> </strong></p>
<p><strong>Intimidazioni e minacce</strong></p>
<p>A marzo e ad aprile i boss sanno che uno tzunami giudiziario si sta per abbattere sulle loro teste, la situazione a Reggio è tesissima. Ci sono uomini in giacca e cravatta, barbe finte che si muovono: chi per aiutare la giustizia, chi per informare i boss. Il 18 maggio il sostituto della Dda <strong>Giuseppe Lombardo</strong>, che si occupa di inchieste su mafia e politica, riceve una lettera di minacce con proiettili. Nove giorni dopo un’altra lettera, sempre accompagnata da proiettili, arriva al procuratore capo <strong>Giuseppe Pignatone</strong>. È uno stillicidio preceduto dalla bomba alla procura generale (3 gennaio), dall’auto piena di armi fatta ritrovare a ridosso della pista dell’aeroporto dove è atterrato il <strong>Presidente Napolitano</strong> (21 gennaio) e da un’altra missiva di minacce al pm Lombardo (26 gennaio). Per dirla con Zumbo “i porcarusi” giocano la loro sporca partita in riva allo Stretto. “L’amico nostro – rivela Giovanni Ficara al boss Pelle – è uno che sta nei servizi segreti”. Pelle apprezzerà ancor di più quando Ficara aggiungerà che il dottore può vantare amicizie anche tra carabinieri del Ros poi passati al servizio segreto civile.</p>
<p>Alle 16,41 del 20 marzo Zumbo incontra, finalmente, Giuseppe Pelle, e subito si mette a disposizione. Rivela la sua appartenenza ai “servizi” e quando Pelle gli chiede se la sua famiglia è stata mai intercettata, lui risponde rispettoso: “Non ho mai avuto il piacere di sentire le vostre voci”, poi lo tranquillizza, “è una fesseria, posso vedere chi c’è (negli ordini di cattura, ndr.) quando voglio”. Quali “barbe finte” stanno seminando veleni a Reggio Calabria? Chi sta scavando il terreno sotto i piedi dei Carabinieri e dei pm che indagano? Giovanni Ficara li ha incontrati. “Sono scese persone… Pezzi grossi da Roma! Sono venuti in giacca e cravatta! Un giorno quando siamo andati…”. Zumbo è “una potenza”, si dicono i boss, e le sue amicizie importanti. “Questi bisognano”, dice Giuseppe Pelle. “Sono indispensabili pure questi”. Sì, la zona grigia, quella protetta da servizi infedeli e politici corrotti serve alla ‘ndrangheta.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 18 luglio 2010)</p>
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		<title>La ‘ndrangheta risponde</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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		<description><![CDATA[La risposta della ‘ndrangheta non si è fatta attendere. È arrivata quasi in tempo reale, ma secondo le modalità tipiche di questa mafia che non ama i gesti eclatanti, quelli, per intenderci, al modo stragista dei Corleonesi. La ‘ndrangheta preferisce esprimersi per “segnali”. E quelli sono arrivati due giorni fa, proprio nelle ore del maxiblitz [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3370" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/mappa-milano.jpg" alt="" width="146" height="105" /><strong>La risposta della ‘ndrangheta non si è fatta attendere. È arrivata quasi in tempo reale, ma secondo le modalità tipiche di questa mafia che non ama i gesti eclatanti, quelli, per intenderci, al modo stragista dei Corleonesi. La ‘ndrangheta preferisce esprimersi per “segnali”.</strong> E quelli sono arrivati due giorni fa, proprio nelle ore del maxiblitz che ha portato in carcere oltre trecento persone tra Calabria e la Lombardia e svelato i rapporti politici dei boss all’ombra della Madonnina. Sono da poco passate le nove di martedì, la dottoressa Adriana Fimiani, sostituto procuratore presso la Procura generale di Reggio Calabria, si prepara per andare a Locri. Qui, nella città dell’omicidio di del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno, si sta celebrando il processo per la strage di Duisburg. L’ultima grande strage di ‘ndrangheta, per le cronache. Il più grande errore delle “famiglie” di San Luca, per gli esperti.</p>
<p><strong>La dottoressa Fimiani è “applicata” in quel processo, viaggia da Reggio a Locri (109 km) per partecipare alle udienze.</strong> Gli agenti di scorta hanno disposizioni precise: bisogna controllare la blindata del magistrato prima di partire. Vedere se è tutto a posto. Una pignoleria necessaria, perché nei mesi scorsi l’auto del Procuratore generale, Salvatore Di Landro, ha avuto uno stranissimo incidente. I bulloni di una ruota un po’ deboli che si allentano fino a staccarsi del tutto. Per un miracolo l’autista del magistrato – che non era a bordo della macchina – riesce a non finire fuori strada. Un brutto episodio, mai chiarito del tutto, che negli ambienti investigativi reggini stentano a spiegare come un normale guasto meccanico. Quattro bulloni su cinque della ruota anteriore sinistra erano stati allentati, troppi per non insospettirsi. Per questa ragione, da quel giorno le macchine dei magistrati vengono controllate prima di uscire. Anche quella della dottoressa Fimiani è stata sottoposta a controlli poche ore prima, ma quando l’autista l’ha messa in moto ha notato che qualcosa non va. Troppi rumori sospetti. L’autista chiama subito la polizia e la macchina viene nuovamente ispezionata da cima a fondo.<br />
<strong>Motore a posto, anche il resto in ordine, ma i bulloni di una ruota risultano allentati. “Bastava percorrere qualche chilometro a velocità sostenuta e sulla statale jonica – riferisce un investigatore – e la ruota sarebbe saltata, con quali conseguenze è facile immaginare”.</strong> Per Salvatore Di Landro, procuratore generale di Reggio, “<em>siamo di fronte ad un episodio inquietante. Non credo all’ipotesi di un guasto meccanico, sarebbe il secondo dopo quanto è avvenuto alla mia macchina. La verità è che qui a Reggio siamo di fronte ad un innalzamento del tiro, la ‘ndrangheta sta subendo colpi seri, si arrestano i latitanti e si sequestrano patrimoni importanti, e tutto questo i boss non lo possono sopportare. E poi hanno capito che da noi sono venute meno le situazioni che facevano pensare che la Procura generale fosse una sorta di camera di compensazione. Comunque andiamo avanti sapendo che il clima per tutti è difficile</em>”.</p>
<p>Da tempo tira una brutta aria a Reggio Calabria. Il segnale più inquietante fu la bomba del 3 gennaio scorso alla Procura generale, un panetto di esplosivo collegato ad una bombola di gas destinato più a far rumore che danni seri. Un segnale: possiamo arrivare dove vogliamo, quando vogliamo. Un chiarissimo messaggio al nuovo Pg Di Landro, che all’atto del suo insediamento aveva annunciato il nuovo corso della procura generale. Diciotto giorni dopo, il 21 gennaio, un altro episodio. In città arriva il Capo dello Stato, parlerà di lotta alla mafia e della necessità di catturare patrimoni e sequestrare beni. Ma in un campo a ridosso delle piste di atterraggio viene fatta ritrovare una macchina zeppa di armi ed esplosivo. Non servono per un attentato, ma sono un segnale di potenza militare. È il linguaggio della ‘ndrangheta, far capire attraverso le minacce ai magistrati che hanno in mano i fascicoli più scottanti, quali sono i terreni che non vanno toccati.</p>
<p>È questo il significato da dare alla lettera di minacce che cinque giorni dopo l’episodio della macchina arriva sulla scrivania del pm Lombardo, un magistrato che ha in mano il filone delle inchieste che riguardano i rapporti tra le cosche reggine e i vertici della politica. Lettere con proiettili, microspie piazzate nell’ufficio di Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto della Dda attivissimo sul fronte della lotta al narcotraffico, del pm De Bernardo e dello stesso procuratore Pignatone. Ma il clima a Reggio è destinato a diventare ancora più pesante. Le cosche, come ha dimostrato l’ultima maxi-inchiesta, hanno “talpe” che sanno tutto in anticipo. <strong>Anche del blitz milanese. “Qua ci sono microspie, filmati, sanno tutti i cazzi nostri”, lamenta il boss Giovanni Ficara.</strong> In galera è già finita uno degli informatori della ‘ndrangheta, Giovanni Zumbo, di professione commercialista e per molto tempo curatore dei beni sequestrati alla mafia. I pm lo accusano di essere l’uomo che passava le notizie su inchieste e arresti ai Pelle e ai Ficara. “Io faccio parte di un sistema molto più vasto di quello che…”, dice in una telefonata. Ed ha ragione: attorno alle cosche c’è un reticolo di uomini in divisa e 007 che hanno scelto di tradire lo Stato.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a> 15 luglio 2010)</p>
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		<title>Cemento al Parco Sud, milanesi svegliatevi</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 06:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Adriano Celentano – Repubblica)
Caro direttore, nel Comune di Milano si nasconde un incendiario molto più pericoloso di quel Nerone dell&#8217;Impero romano: si tratta della giunta terroristica milanese che, essendosi emancipata nel male, non usa il fuoco per distruggere. Le fiamme, pur se devastanti, una volta spente si estinguono senza lasciare traccia sull&#8217;autore dello scempio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3149" title="parco sud" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/parco-sud.jpg" alt="" width="139" height="82" />(di Adriano Celentano – <a title="Adriano Celentano Expo 2015 Milano" href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/05/news/expo_celentano-5392063/" target="_blank">Repubblica</a>)</p>
<p><strong>Caro direttore, nel Comune di Milano si nasconde un incendiario molto più pericoloso di quel Nerone dell&#8217;Impero romano: si tratta della giunta terroristica milanese che, essendosi emancipata nel male, non usa il fuoco per distruggere</strong>. Le fiamme, pur se devastanti, una volta spente si estinguono senza lasciare traccia sull&#8217;autore dello scempio. E ciò risulterebbe deprimente per gli abitanti dell&#8217;inferno comunale che, non potendo dire quello scempio l&#8217;ho fatto io, hanno ben pensato di firmare i nuovi sfaceli con una colata di cemento che non avrà precedenti nella storia.</p>
<p><strong>Pare che Milano abbia perso più di 700.000 abitanti negli ultimi anni (perché le condizioni di vita sono troppo costose, non adatte alle coppie giovani con bambini che crescono asmatici e allergici in una città inquinata oltre ogni norma, poverissima di verde e quel poco di bellezza rimasta ha già un piede nella fossa), perciò non si capisce la velleità del Comune di Milano (sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza) di preventivarne il ritorno di circa mezzo milione, se non per soddisfare i bisogni degli investitori immobiliari, considerando inoltre che il tipo di costruzioni non sono alla portata della maggioranza delle persone che vivono di stipendio. </strong></p>
<p>È così che coi lineamenti di Ligresti, la giunta ci mostra il suo nuovo spaventoso sembiante: con la scusa di salvare l&#8217;economia, il Comune ha deciso di rendere edificabile gran parte del Parco Sud. Ma non basta. L&#8217;inghippo è molto più diabolico. L&#8217;edificabilità del Parco Sud sarà virtuale. Ma cosa significa? Milano è stata così assassinata che forse sarebbe indecente e vergognoso da parte del Comune rendere edificabile ciò che, per gli spazi ormai ridotti all&#8217;impossibile, non potrebbe essere edificabile. Per cui urge una legge per continuare a distruggere. Ecco perché si è deciso di rendere edificabili milioni di metri cubi dividendoli in tanti mattoncini pari ad occupare gran parte del Parco Sud e metterli in banca come dei lingotti d&#8217;oro. Che a piacere se ne possono prelevare tanti quanti ne servono per la costruzione di un nuovo mostro, non necessariamente al Parco Sud, anche in Piazza del Duomo, visto che la legge lo permetterebbe.</p>
<p><strong>L&#8217;ambigua banda comunale si difende col dire che il Parco Sud sarà sì edificabile ma rimarrà agricolo. Ma allora perché renderlo edificabile vi domanderete voi milanesi. Perché quando spunterà il nuovo &#8220;albero di 200 piani&#8221; in Piazza Castello e qualcuno dovesse reclamare, il Comune gli risponderà: &#8220;C&#8217;è un decreto che dice che noi possiamo lapidare Milano fino all&#8217;ultimo metro di edificabilità. E, siccome la cubatura a nostra disposizione, è grande come il Parco Sud, noi lapidiamo&#8221;. </strong></p>
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		<title>Milano, mafia e omertà</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 07:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Giuseppe Catozzella – L’Espresso)
La durissima denuncia del procuratore Ilda Boccassini  a L&#8217;espresso: &#8216;Gli imprenditori lombardi sono conniventi con la malavita organizzata. Nessuno denuncia, per paura o per interesse&#8217;. E sulla città sta arrivando una pioggia di miliardi
Le ultime tre settimane sono state fondamentali per capire quello che si sta preparando al tribunale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3168" title="boccassini" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/boccassini-300x211.jpg" alt="boccassini" width="300" height="211" />(di Giuseppe Catozzella – L’Espresso)</p>
<p><strong>La durissima denuncia del procuratore Ilda Boccassini  a L&#8217;espresso: &#8216;Gli imprenditori lombardi sono conniventi con la malavita organizzata. Nessuno denuncia, per paura o per interesse&#8217;. E sulla città sta arrivando una pioggia di miliardi</strong><br />
Le ultime tre settimane sono state fondamentali per capire quello che si sta preparando al tribunale di Milano, quale sarà lo scenario a cui assisteremo nei prossimi mesi. Lunghi anni di indagini su moltissimi fronti separati stanno infatti cominciando a portare i primi frutti. Si comincia a intravedere quella che sarà una stagione durissima di condanne alla mafia lombarda.</p>
<p><strong>Quello che viene fuori dai recentissimi eventi è da un lato un manuale della perfetta infiltrazione nel tesoro dell&#8217;Expo e dell&#8217;altro la fotografia di una classe di imprenditori, quelli lombardi, che non solo non denuncia affatto e mai, ma che spesso preferisce la collusione per motivi di affari.</strong></p>
<p>Negli ultimi venti giorni, infatti, il tribunale di Milano ha sancito con una sentenza di primo grado per associazione mafiosa nel processo Cerberus e con la recentissima ordinanza di custodia cautelare in carcere per tutto il clan Valle (legato a doppio filo al potentissimo clan dei De Stefano, protagonista della sanguinosissima faida da centinaia di morti con il clan Condello e di nuovo imputato adesso a Milano di associazione mafiosa), che il sindaco Moratti e le autorità si sbagliavano quando negavano l&#8217;esistenza della mafia in città e quando si scioglieva frettolosamente la neonata commissione antimafia, quella che avrebbe dovuto cercare di vegliare sul promesso tesoro dell&#8217;Expo.</p>
<p><strong>Il processo Cerberus ha visto la luce alla conclusione dell&#8217;inchiesta condotta dal Gico della Guardia di Finanza di Milano che ha eseguito otto arresti su ordine del gip di Milano Piero Gamacchio.</strong> Otto arresti che hanno tagliato la testa a uno dei più potenti clan lombardi, quello dei Barbaro-Papalia, che dominano il settore del cemento nell&#8217;hinterland milanese: il boss Domenico Barbaro, detto Mico l&#8217;australiano, i figli Salvatore e Rosario Barbaro, Pasquale Papalia (figlio del super boss Antonio Papalia) già condannato con rito abbreviato, Mario Miceli, Maurizio De Luna (che ha scelto il rito abbreviato), Maurizio Luraghi e la moglie Giuliana Persegoni. L&#8217;accusa è, appunto, di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata all&#8217;estorsione, al porto abusivo di armi e al riciclaggio di denaro.<br />
L&#8217;11 giugno 2010 la sentenza di primo grado letta dal giudice Aurelio Barazzetta ha dato ragione quasi su tutto all&#8217;impianto accusatorio della pm Alessandra Dolci, e condannato a 9 anni di carcere Salvatore Barbaro, ritenuto il &#8220;promotore&#8221; dell&#8217;associazione mafiosa, a 7 anni Mico l&#8217;australiano e l&#8217;altro figlio, Rosario. Sei anni di carcere, invece, per Mario Miceli.<br />
Insieme a loro, in quella che è una sentenza destinata a fare storia, c&#8217;è anche Maurizio Luraghi, l&#8217;imprenditore milanese che ha recentemente avuto le telecamere di &#8216;Annozero&#8217; a disposizione per giurare la sua innocenza (nonostante l&#8217;esistenza di intercettazioni ambientali in cui lui, parlando con i Barbaro, si diceva commosso per aver tirato su insieme a loro tutto l&#8217;hinterland sud-ovest di Milano): è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per le attenuanti generiche, mentre sua moglie è stata assolta per non aver commesso il fatto.<br />
Questa sentenza, che sancisce come gran parte del ciclo del cemento (dai lavori di scavo a quelli di movimento terra, al nolo a freddo e al nolo a caldo, all&#8217;intermediazione edilizia) dell&#8217;hinterland milanese sia stato per anni in mano ai Barbaro-Papalia, rivela anche il ruolo di un imprenditore lombardo come parte attiva all&#8217;interno dell&#8217;associazione mafiosa.<br />
Durante il processo tutti gli altri imprenditori sentiti come testi, senza eccezioni, hanno negato qualsivoglia attività intimidatoria o estorsiva da parte del clan. Che però è poi stata sancita dalla sentenza.</p>
<p>Al processo Cerberus sono poi legate altre due indagini, che scaturiranno in altrettanti processi. Nel novembre 2009, infatti, scatta il seguito dell&#8217;inchiesta Cerberus con l&#8217;operazione Parco Sud che porta in cella, tra gli altri, anche gli imprenditori Andrea Madafferi e Alfredo Iorio, accusati di essere il braccio economico-finanziario del clan. Cattura anche per i calabresi Antonio Perre, detto totò &#8216;u cainu, e Domenico Papalia, il figlio minore del boss Antonio, sfuggiti all&#8217;arresto e tuttora latitanti.<br />
Il 22 febbraio del 2010, poi, è la volta dell&#8217;operazione Parco Sud II, quella che ha visto gli arresti eccellenti tra i politici: sono scattate le manette anche per l&#8217;ex sindaco di Trezzano sul Naviglio, Tiziano Butturini e l&#8217;assessore del Pdl Michele Iannuzzi.</p>
<p>Stessi scenari, dunque: mafiosi in associazione mafiosa con imprenditori, e in alcuni casi con uomini politici. Niente di nuovo? Tutto nuovo, invece, perché questo segna e deve segnare nella coscienza dei cittadini lombardi un cambiamento di rotta, una conquistata consapevolezza del ruolo di alcuni imprenditori e politici. Sono sentenze su cui è obbligatorio riflettere anche alla latitudine padana.<br />
<strong>Giovedì 1 luglio, ecco l&#8217;ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Gennari su richiesta della pm Ilda Boccassini. In cella il clan Valle che, secondo l&#8217;accusa, si sarebbe procurato un enorme patrimonio poi rinvestito in almeno 15 società (immobiliari, edili, ristorazione, locali notturni, videopoker) con la sola usura ed estorsione. Centinaia gli imprenditori e i commercianti vittime dell&#8217;estorsione. 138 immobili sequestrati, 15 aziende, per un totale di circa 8 milioni di beni.</strong></p>
<p>Ma, di nuovo, sono le durissime parole del pm Boccassini che devono far riflettere i cittadini lombardi, e devono segnare una importante svolta. «Sono tantissime le vittime, ma nessuno ha denunciato», dice Ilda Bocassini. Può sembrare incredibile, ma secondo Boccassini «nel Nord non c&#8217;è la disponibilità a usare lo strumento della denuncia». E ancora: «Abbiamo riscontrato il totale assoggettamento del tessuto sociale, degli imprenditori e dei commercianti coinvolti nelle estorsioni. Bisogna mettersi in testa che un&#8217;operazione del genere poteva avvenire tranquillamente a Siderno, a San Luca. O si sta con lo Stato o si sta contro lo Stato».<br />
Le parole più dure il procuratore aggiunto le riserva proprio agli imprenditori che non hanno denunciato. La linea della procura sarà durissima. Nei casi borderline, dove non si capisce bene il ruolo delle vittime, la magistratura sarà molto rigida: «Quando c&#8217;è connivenza la linea della Procura sarà durissima. Non si possono avere alibi».<br />
È del resto evidente dalla natura del reato, l&#8217;usura, che questo trova linfa vitale proprio in forti momenti di crisi economica e di mancanza di liquidità. Ecco, allora, che le &#8216;ndrine fanno ciò le banche non possono più fare. Le banche, il polmone dell&#8217;economia lombarda. Perché gli imprenditori non denunciano? In molti casi perché così a loro conviene», risponde Boccassini.</p>
<p>Una risposta che non mette tranquillità, visto che stiano per arrivare i fondi (24 miliardi di euro), per l&#8217;Expo.</p>
<p>A Milano la malavista opera esattamente come nella casa madre calabrese: la villa bunker di Cisliano, &#8220;La Masseria&#8221;, era dotata di decine di telecamere, cani rottweiler, sensori, allarmi e una studio di osservazione audio-video con cui 24 ore su 24 i luogotenenti del boss Francesco Valle si assicuravano di poter percuotere e picchiare indisturbati i debitori. E le vedette sono arrivate anche a seguire per 20 chilometri l&#8217;auto di un poliziotto in borghese per poi fermarlo e chiedergli perché fosse passato due volte lì sotto.<br />
Dice l&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere: «La totale condivisione di interessi tra Adolfo Mandelli (imprenditore del campo immobiliare, tra gli arrestati, nrd) e i Valle emerge anche in data 23 gennaio 2009, quando Valle ha contattato Mandelli per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune di Pero le licenze per aprire un &#8216;mini casinò&#8217;, una discoteca ed anche attività di ristorazione, in quanto in quella zona il comune, in virtù del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l&#8217;area. Tutto ciò è avvenuto anche grazie all&#8217;amicizia con Davide Valia (assessore comunale a Pero)».</p>
<p>In una delle intercettazioni che hanno portato alla conclusione della difficilissima operazione, Mandelli dice: «Minchia, meglio di Davide che è a Pero&#8230; cosa dobbiamo avere?». Dalle telefonate, si legge ancora nell&#8217;ordinanza, «è emerso inequivocabilmente che la licenza per il mini casinò è stata ottenuta anche grazie all&#8217;interessamento del politico, il quale si adopera pure per altri favori». E in un&#8217;informativa della Mobile di Milano si afferma che Valia «si prodigò per far ottenere» a Fortunato Valle «le autorizzazioni per l&#8217;avvio di esercizi pubblici e a metterlo in contatto con altri amministratori locali di altri Comuni da lui conosciuti per favorirlo nei suoi affari».</p>
<p>Tutti questi procedimenti penali, a cui si aggiungono il processo Ortomercato e il processo Isola, e destinati a crescere nei prossimi mesi, potrebbero ora far comprendere agli imprenditori milanesi e ai lombardi l&#8217;importanza della scelta civica della denuncia, fondamentale strumento per non consegnare alle mafie il tesoro destinato ai lavori dell&#8217;Expo.<br />
<strong>«Senza denunce il nostro lavoro diviene molto più difficile. Ci possiamo appoggiare solo sulle intercettazioni telefoniche e ambientali»</strong> conclude Boccassini. In questo senso, è doveroso citare il contributo arrivato nel processo Cerberus dall&#8217;ex sindaco di Buccinasco Maurizio Carbonera, più volte minacciato e oggi alla guida dell&#8217;opposizione, che ha raccontato tutte le minacce subite, le auto bruciate, le famose tre croci lasciate in un prato accanto al Comune durante i giorni dell&#8217;approvazione del Pgt. Un tributo di tenacia e di coraggio fondamentali per la sentenza di condanna ai Barbaro-Papalia.</p>
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		<title>Nord, una Valle di ‘ndrangheta</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 20:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[ (di Andrea Cammarata- Dazebao.org) 
“…Ieri per tua informazione sono stato dai calabresi famosi… e niente sono cominciati a volare calci e schiaffi… ho un occhio nero a riprova di questo, no…”, “Ho lasciato 250 mila euro di debiti, pensa un po’ te! 250 mila euro di debiti!! Domani ho un appuntamento con i peggiori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/valle.png" alt="" title="valle" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-3129" /> (di Andrea Cammarata- Dazebao.org) </p>
<p><strong>“…Ieri per tua informazione sono stato dai calabresi famosi… e niente sono cominciati a volare calci e schiaffi… ho un occhio nero a riprova di questo, no…”, “Ho lasciato 250 mila euro di debiti, pensa un po’ te! 250 mila euro di debiti!! Domani ho un appuntamento con i peggiori che me li hanno prestati, dei Calabresi  e verrà fuori l’ira di Dio! Perchè  avevano detto: “La lasciamo in pace, ma prima di Natale è qua, se no…” E quindi sono nelle pesti! MA IO NON SO NEANCHE SE MI FANNO FARE NATALE!! Perché adesso sai quant’è passato? Un anno e tre mesi che io devo i soldi!! E tu lo sai che non si scherza su queste cose con certa gente!! un anno e tre mesi che io dico: “Te li restituisco domani, domani, domani, domani, domani, domani”- capito?! Son rimasto col… col fuoco in mano! magari fosse solo il cerino!! Qua è una cosa molto più grossa e io non so neanche come cavarmela domani!”</strong></p>
<p>Intercettazioni, a parlare è un imprenditore, vittima dell’usura della ndrangheta, uno dei tanti che non ha mai denunciato nessuno. Perché con i calabresi, non si scherza, neanche al Nord.<br />
Dove ieri lo Stato arriva con un elicottero e 250 uomini delle forze dell’ordine, irrompendo nel bunker-ristorante “La Masseria”, base operativa del clan Valle, a Cisliano (Mi), al numero 2 di Via Cusago. Una maxi-operazione frutto di 15 arresti e sequestri per milioni di euro, in conto-correnti, quote societarie e beni immobili, sgomina la famiglia Valle, insediata nel territorio lombardo da un quarantennio. Ci entra di mezzo “L’Expo”, l’usura, le estorsioni e il gioco d’azzardo, la politica locale e alcuni imprenditori, con cui la ndrangheta dei Valle tesseva rapporti.<br />
Alla “Masseria” il clan usava le maniere forti, tutti dovevano capire come funzionavano le cose, e picchiavano duro, dice il Pm Boccassini “punirne uno per educarne cento”, imprenditori, commercianti, a centinaia coinvolti direttamente o indirettamente nella malavita calabrese; ma loro muti con il silenzio. Sempre, l’omertà ormai in via definitiva è anche settentrionale. E ci tiene a sottolinearlo ancora il Pm Ilda Bocassini: “il totale assoggettamento del tessuto sociale, degli imprenditori e dei commercianti coinvolti nelle estorsioni”.</p>
<p><strong>La Masseria</strong><br />
Nei giardini della “Masseria” a bordo piscina fra statue di gesso raffiguranti ancelle e cavalli, giardini zen, la Milano bene festeggiava i suoi matrimoni e le cresime dei suoi bambini. Una Madonnina, anche questa di gesso, accoglie gli ignari clienti, è l’icona sacra, a simbolo continuo del carattere religioso, il blasfemo, che s’inserisce nella criminalità mafiosa. Lì gli imprenditori, secondo gli inquirenti, venivano intimiditi e percossi.<br />
L’ordinanza di arresto firmata dal Gip Giuseppe Gennari del tribunale di Milano, è un corposo volume di 379 pagine, molte di queste costituite da intercettazioni, ennesima dimostrazione della necessità delle stesse. Perché inquisiti e vittime parlavano con assoluta noncuranza del loro malaffare, senza nulla nascondere. Alcuni membri del clan Valle vivevano negli appartamenti sopra la tenuta del ristorante, base operativa militare dotata di telecamere, sensori, cani da guardia, e vedette. Una di queste vedette, raccontano le indagini, seguì persino l’auto di un poliziotto in borghese fino a Milano, per poi domandare all’agente cosa avesse fatto tutto quel tempo attorno alla “Masseria”. Tanto vasto è il controllo militare dei Valle.</p>
<p>L’indagine della Dda milanese nasce 2 anni fa, su spunto di un’altra di camorra, cui al tempo il capoclan Valle è in contatto tramite un intermediario di un boss campano.<strong> Lui, Francesco Valle classe nel 1937, è il vecchietto calabrese un po’ analfabeta, ma è scaltro.</strong> La storia criminale lo vede vicino alla ndrina dei De Stefano, a sua volta partecipe nella lunga faida calabrese con la famiglia Condello. Le indagini descrivono il capofamiglia dei Valle come “il protagonista della faida di Reggio, colui che trapianta il metodo mafioso a Vigevano, Bareggio e dintorni“. Un uomo che trascorre  “tutta la sua vita da capomafia”, e ancora “da Francesco Valle promana una pericolosità assoluta, una capacità di intimidazione incondizionata ed un controllo capillare delle attività di famiglia.- Aggiunge il pm Boccassini- Francesco Valle riceve gli usurati direttamente a domicilio”.</p>
<p>Un padre modello, che trasmette tutta la sua conoscenza criminale ai membri del clan, molti di questi familiari fino alla terza generazione. Metodo tipico: quello della ndrangheta che si rafforza esclusivamente con il vincolo di sangue. <strong>A riguardo, la figura della nipote del capoclan Valle, Maria Valle, giovanissima di 24 anni, spiega ancora una volta il ruolo della donna nella ndrangheta.</strong> Scrivono le indagini di lei che “dimostra di avere tutta la tempra del padre.<br />
È determinata ed ha una completa conoscenza degli affari di famiglia, conosce i “giochetti societari”, “non vuole essere trattata come una segretaria perché donna”, ed è in grado di tessere relazioni di comodo per ottenere vantaggi strumentali. Il padre Fortunato Valle, insieme alla sorella Angela, entrambi sulla quarantina, trattano la parte finanziaria del disegno criminale. Loro compito secondo gli inquirenti è di “erogare prestiti in denaro alle vittime di usura, di concordare i tassi di interesse, di riscuotere gli interessi usurari attraverso attività di intimidazione, estorsive e violente; di effettuare gli investimenti in attività immobiliari, bar, ristoranti e di individuare i prestanome a cui intestare fittiziamente gli esercizi commerciali e le quote societarie”.</p>
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		<title>Expo No Crime, parte la campagna di adesioni</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/07/expo-no-crime-parte-la-campagna-di-adesioni/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 19:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[(dal blog di Giulio Cavalli – ilfattoquotidiano.it)
Gli arresti di ieri a Milano che hanno portato in carcere 15 uomini legati a Francesco Valle (classe 1937), per gli amici Don Ciccio, ha i soliti disgustosi ingredienti della ‘ndrangheta in Lombardia. Le solite caratteristiche che non dobbiamo mai dare per scontate in una Regione in piena fase [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3091" title="Campagna Expo No Crime" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/banner_anim.gif" alt="Campagna Expo No Crime" width="300" height="250" />(dal blog di Giulio Cavalli – ilfattoquotidiano.it)</p>
<p>Gli arresti di ieri a Milano che hanno portato in carcere 15 uomini legati a Francesco Valle (classe 1937), per gli amici Don Ciccio, ha i soliti disgustosi ingredienti della ‘ndrangheta in Lombardia. <strong>Le solite caratteristiche che non dobbiamo mai dare per scontate in una Regione in piena fase di alfabetizzazione, che non dobbiamo stancarci di scrivere, che non dobbiamo smettere di raccontare sui giornali, sui blog, per strada, agli amici, nelle istituzioni. La presa di coscienza deve essere un trauma che distrugge i collusi, condanna gli indifferenti e isola i negazionisti.</strong></p>
<p>Ma soprattutto gli arresti ci dicono che le mafie sono già al lavoro su Expo al di là dei toni rassicuranti di qualcuno. Hanno concordato le strategie, oliato le amicizie, stretto nuovi rapporti e sono passate alla “fase d’opera”.<br />
<strong>Adesso tocca a noi. Ognuno con il proprio ruolo e la propria storia siamo chiamati ad assumerci la responsabilità di un’azione politica e civile che diventa sempre più urgente: per questo nasce EXPO NO CRIME.</strong></p>
<p>EXPO NO CRIME è il primo intergruppo interistituzionale che vuole coagulare i rappresentati della Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano in un percorso di vigilanza, dibattito e confronto nella realizzazione di EXPO 2015. Un luogo di partecipazione di politici, associazioni, movimenti, giornalisti, liberi cittadini dove fare domande ma soprattutto provare a costruire risposte. Un segnale chiaro per chi oggi infila il malaffare nelle pieghe della sonnolenza lombarda. Per dire che sappiamo chi sono “le famiglie” e quali sono “i modi” al banchetto dell’Expo ma adesso ci siamo anche noi.<br />
EXPO NO CRIME è la sede che a Milano non deve esistere che si riunisce sotto l’unico simbolo della responsabilità.<br />
<strong>Il silenzio è un atto politico e non è nel nostro programma.<br />
Adesso è l’inizio, costruiamolo insieme.<br />
Per adesioni: <a href="mailto:exponocrime@gmail.com" target="_blank">exponocrime@gmail.com</a></strong></p>
<p>La campagna è promossa da:</p>
<p>Giulio Cavalli <em>consigliere regionale della Lombardia dell’Idv</em><br />
Chiara Cremonesi <em>consigliere regionale della Lombardia di Sinistra, ecologia e libertà</em><br />
Pippo Civati <em>consigliere regionale della Lombardia del Pd</em></p>
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		<title>La Moratti festeggia la fine della campagna elettorale e la mafia si siede in prima fila</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 21:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Pasquale Condello]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>

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Nel 2006 due uomini vicino alla mafia calabrese hanno partecipato al party organizzato per festeggiare la fine della campagna elettorale di Letizia Moratti
MILANO – Davanti c’è Expo 2015, dietro il grande lavoro per infiltrare la classe politica milanese. Sono questi gli obbiettivi dichiarati della ‘ndrangheta che nel terzo millenio si appresta a scalare l’ex capitale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2997" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/moratti-bassa.jpg" alt="" width="295" height="196" /></p>
<p>Nel 2006 due uomini vicino alla mafia calabrese hanno partecipato al party organizzato per festeggiare la fine della campagna elettorale di Letizia Moratti</p>
<p>MILANO – Davanti c’è Expo 2015, dietro il grande lavoro per infiltrare la classe politica milanese. Sono questi gli obbiettivi dichiarati della ‘ndrangheta che nel terzo millenio si appresta a scalare l’ex capitale morale d’Italia. Un’opa mafiosa che a quanto risulta a <em>ilfattoquotidiano.it</em> inizia quattro anni fa durante una tiepida nottata di mezza estate passata tra brindisi, palloncini e manifesti elettorali che tanto ricordano le feste dei repubblicani americani. Al posto di Nixon o Regan, a pochi passi da piazza Duomo, si celebra, invece, <strong>Letizia Moratti</strong>, futuro sindaco di Milano.</p>
<p>E’ il 26 maggio 2006, ultimo giorno della campagna amministrativa. Per settimane i due candidati alla poltrona di palazzo Marino si sono dati battaglia. Il centrosinistra presenta l’ex prefetto <strong>Bruno Ferrante</strong>, mentre il centrodestra corre con l’ex ministra dell’Istruzione nel secondo e terzo governo <strong>Berlusconi</strong>. In realtà non c’è gara, soprattutto dopo i due mandati consecutivi di <strong>Gabriele Albertini</strong>. Del resto in città dal 1993 governano Forza Italia e Lega nord. E dunque a Le Banque, un lussuoso locale a due passi dal palazzo della Borsa, più che la fine della maratona che ha portato alle elezioni, si festeggia la scontata vittoria di donna Letizia. Tra gli ospiti però ci sono due uomini. Sono arrivati in compagnia delle rispettive mogli a bordo di un Porsche Cayenne. Indossano giacche eleganti e hanno i volti visibilmente soddisfatti. Un particolare, però, li rende speciali: sono uomini vicini alla ‘ndrangheta. Chi li conosce? Non certo il futuro sindaco, certamente ignaro della loro presenza. Gli investigatori della polizia, invece, sanno molto bene chi sono. Loro, quella sera, fotografano, riprendono e annotano tutto.</p>
<p>Per questo il racconto della festa si trasforma ora in una storia politicamente imbarazzante per un sindaco che, dopo aver fatto naufragare la commissione antimafia, periodicamente si affretta a dire che “la mafia a Milano? Fatemela vedere”. Da cinque giorni, infatti, le parole servono a poco. Perché tra gli atti dell’inchiesta della procura di Reggio Calabria che, il 23 giugno ha ottenuto l’arresto di 44 presunti affiliati alle cosche dei Condello e dei Di Stefano, c’è anche un rapporto, non della polizia, ma del Ros dei Carabinieri che ricostruisce, intercettazione dopo intercettazione, la storia della l’ascesa della mafia calabrese sino ai vertici della politica lombarda. Settecento pagine in cui compare anche il nome di uno dei due strani personaggi presenti a quel ricevimento di fine campagna elettorale.</p>
<p>È <strong>Giulio Giuseppe Lampada</strong> (sotto inchiesta ma piede libero). E’ nato a Reggio Calabria il 16 ottobre 1971. Originario del quartiere di Archi, gli investigatori lo definiscono “una tipica figura criminale che si innesta pienamente nel substrato mafioso, con compiti e ruoli connessi alla gestione del patrimonio economico del cartello mafioso riconducibile a <strong>Pasquale Condello</strong>“, il boss arrestato nel febbraio 2008 dopo 18 anni di latitanza. E come in tutte le storie di mafia, a suggellare l’alleanza c’è di mezzo un matrimonio. In questo caso si tratta delle nozze tra il fratello di Giuseppe Lampada, Francesco, e <strong>Maria Valle</strong>, giovane rampolla di una nota famiglia di ‘ndrangheta che da anni domina tra Pavia e Milano. Alla cerimonia partecipano il figlio e il genero del capo bastone.</p>
<p>Lampada sta perfettamente a suo agio tra i tavolini di cristallo del locale. In fondo lui è abituato a trattare con i politici. Il suo grande amico e sponsor si chiama <strong>Armando Vagliati</strong>. Dal 1997 Vagliati è uno storico consigliere comunale di Palazzo Marino. Fedelissimo di Berlusconi, l’ingegner Vagliati (non indagato), già membro della segreteria cittadina di Forza Italia, il febbraio scorso è stato pizzicato a proporre un emendamento al Piano regolatore del Comune per trasformare un’area da industriale a residenziale. Peccato che uno dei proprietari di quel terreno fosse <strong>Alberto Bonetti Baroggi</strong>, consigliere regionale del Pdl e capo gabinetto del sindaco Moratti.</p>
<p>Grazie a Vagliati, il presunto braccio finanziario dei Condello è riuscito a partecipare alla festa. Ultimo atto di una serata intensa. Iniziata nella zona della vecchia Fiera dove il consigliere della Moratti ha il suo comitato elettorale. I due, assieme alle mogli, vanno a cena, dopodiché si presentano alle celebrazioni di donna Letizia. Con loro c’è anche un personaggio legato a doppio filo con la cosca di Africo capeggiata da <strong>Giuseppe Morabito</strong>, alias <em>u tiradrittu</em>, il cui nome è per ora segreto.</p>
<p>Così, da quel 26 maggio 2006, <strong>Giuseppe Lampada</strong> spicca il volo. Giunto da Reggio Calabria con alle spalle un modesto negozietto di macelleria, a Milano si ritrova a gestire un patrimonio in locali e società che commerciano in videopoker. Di questa improvvisa liquidità Lampada ne parla per telefono con <strong>Alberto Sarra</strong>. Presidente del Gruppo consiliare di Alleanza nazionale alla regione Calabria. “Quando mi muovo a Milano – racconta Lampada a Sarra – ho una chiavetta nera. Ho praticamente un centinaio di sportelli Bancomat, perché quella è la la chiave del cambiamoneta (si riferisce ai videpoker)”. Poi prosegue: “Ti faccio un esempio: stasera sono con te e mi serve da prendere mille euro, vado in uno dei bar apro e me li prendo”, così vanno le cose per Giulio Giuseppe Lampada che come buen ritiro ha scelto una villa dell’hinterland milanese.</p>
<p>In realtà, però, quello che gli preme di più è la politica. Ecco, allora, cosa racconta a Sarra nel novembre 2007 mentre i carabinieri del Ros intercettano tutto. “Sono stato a cena in una villa d’epoca con <strong>Formigoni</strong>. Eravamo assieme ad Armando (Vagliati, ndr). C’erano tutti i consiglieri comunali, provinciali, regionali”. Millanterie? Forse. Fatto sta che il rapporto con Vagliati, invece, appare consolidato. Come anche quello con <strong>Giovanni Pezzimenti</strong>, altro consigliere azzurro (non indagato) alla corte dell’ignara Letizia Moratti.</p>
<p>“Armando – dice Lampada, che con il consigliere ha appena parlato di licenze per aprire locali pubblici – mi ha fatto capire che il problema si può risolvere con quelli del Comune”. A margine del borgliaccio ecco cosa annotano i gli investigatori. “E’ importante sottolineare che il Vagliati, stando alle affermazioni di Lampada, aveva preferito non parlare al telefono, attestando l’illecità dell’operazione”. Del consigliere comunale, Lampada discute anche con <strong>Vincenzo Giglio</strong>, un medico di Reggio Calabria, che alle politiche del 2008 tentò senza riuscirci di farsi eleggere nel movimento La rosa bianca. “Questo – gli dice Lampada a proposito di Vagliati – ha sete di fare. E’ uno che ha la massima fiducia”. Quindi passa alla programmazione futura “per il raggiungimento degli scopi criminali nella città di Milano”. Ecco allora di nuovo Lampada su Vagliati: “Siamo accreditati, c’è la fiducia, capisci cosa voglio dire. Perché lui sa che sputazza io non ne ho mai fatta. E allora si butta a capofitto. E mi dice facciamo quello che cazzo ti interessa”. A questo punto gli investigatori riferiscono di come “Vagliati fosse a conoscenza dell’appartenenza di Lampada al gruppo criminale”. Ed è sempre grazie a lui che la cosca Condello pensa di avvicinare <strong>Claudio De Albertis</strong>, presidente delle Associazioni imprese edili e complementari delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza. “Lui – dice Lampada – conosce trecentomila persone nel campo dell’impresa”. Ma quando si parla di Provincia, l’uomo del clan può contare anche su <strong>Antonio Oliverio</strong>, ex assessore al Turismo nella giunta di <strong>Filippo Penati</strong>, poi passato al Pdl nel 2009 ed ex segretario provinciale dell’Udeur. Insomma, un bel ventaglio di conoscenze per quell’ex macellaio di Reggio, che all’ombra del Duomo è diventato straricco investendo, secondo i detective, i denari della mafia.</p>
<p>(con la collaborazione di Davide Milosa)</p>
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		<title>Case popolari, nuovo colpo al racket di Quarto Oggiaro</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 13:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Giuseppe Catozzella )
Ancora edilizia popolare. Ancora l’associazione di Frediano Manzi, Sos Racket e Usura. Diversi sono però i soggetti criminali coinvolti, perché diversa è la latitudine, la zona della città. Non più via Padre Luigi Monti in zona Niguarda, in mano al clan Pesco-Priolo-Cardinale, ora sotto processo, ma un’altra zona calda per lo spaccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2369" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/05/quarto_oggiaro-300x201.jpg" alt="" title="quarto_oggiaro" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-2369" /><p class="wp-caption-text">( Quart Oggiaro -Milano)</p></div>
<p>(di Giuseppe Catozzella )</p>
<p><strong>Ancora edilizia popolare. Ancora l’associazione di Frediano Manzi, Sos Racket e Usura</strong>. Diversi sono però i soggetti criminali coinvolti, perché diversa è la latitudine, la zona della città. Non più via Padre Luigi Monti in zona Niguarda, in mano al clan Pesco-Priolo-Cardinale, ora sotto processo, ma un’altra zona calda per lo spaccio di droga e le case comunali: Quarto Oggiaro. Non più l’Aler, che è subentrata poi, ma un’altra società, la Gefi, che gestiva precedentemente gli alloggi popolari per conto del Comune di Milano<br />
Sono scattate le manette per 5 appartenenti a una associazione per delinquere, imputati anche del reato di invasione continuata di edifici pubblici e concussione continua. L’imputato principale è Marco Veniani, 55 anni, ex capo ispettore della Gefi. A seguire <strong>Gaetano Cammassa, detto Nino</strong>, pluri pregiudicato di quasi 70 anni vicino al clan dei Tatone, di cui gli abitanti della zona dicono che non solo spacciava cocaina, ma <strong>che appoggiava la campagna elettorale dell’attuale vice sindaco e assessore alla Sicurezza di Milano, Riccardo De Corato</strong>, con tanto di banchetto e postazione “ufficiale”. Agli arresti anche Giorgio De Martino, di 66 anni, e Vincenzo Sannino, 63, portieri degli immobili in via Pascarella 18 e 20, e Salvatore Rizzo, che veniva faceva la manovalanza per sfondare le porte. “L’associazione Sos Racket e Usura” dice Frediano Manzi “ha presentato alla questura ben 200 casi.” In effetti la prassi era talmente consolidata, stando alle testimonianze della cittadinanza che è uscita dall’omertà, che l’associazione – per prezzi dai 1500 ai 2500 euro – si occupava di tutto, dall’individuazione dell’appartamento alla consegna delle chiavi o, in alternativa, allo scasso della porta d’ingresso (di cui si occupava Salvatore Rizzo).</p>
<p>Nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip Federica Centonze si dice inoltre che Marco Veniani avrebbe chiesto a un&#8217;inquilina “di procurargli indebitamente la disponibilità sessuale di giovani donne, lasciandole chiaramente intendere che lui stesso si sarebbe interessato per bloccare la pratica di sgombero dall&#8217;immobile dalla suddetta abusivamente occupato, unitamente al figlio minore, e chiedendo se in cambio gli procurava una ragazza che accettasse di intrattenere rapporti sessuali con lui, ovvero di congiungersi carnalmente o praticargli un rapporto orale&#8221;.</p>
<p>“Prima Niguarda, ora Quarto Oggiaro” dice Manzi. “E’ un cerchio che finirà per chiudersi.” L’allusione è a tutta la cerchia di edifici popolari che circonda la città di Milano, che ne orla la periferia. “E sarà sempre più difficile per il Comune fare finta di niente. Anche in questo caso, come nel caso di via Luigi Monti tutte le istituzioni competenti sono state non solo informate, ma anche allertate, e non si è mosso niente. Abbiamo dovuto consegnare tutto nelle mani della questura.” Anche Carmela Rozza, consigliere comunale Pd, invita caldamente “De Corato, vicesindaco e assessore alla sicurezza, a venire a chiarire la situazione in tribunale.” Lo stesso fa Giulio Cavalli, consigliere regionale Idv, che punta a sua volta l’attenzione sull’assenza delle istituzioni cittadine.</p>
<p>E anche <strong>Alessandro Giuliano, capo della squadra Mobile </strong>che ha coordinato l’operazione dice che “le indagini sono cominciate a fine 2009, ma riguardano fatti che proseguono dal 2007, e determinante per sgominare questa associazione criminale sono state le segnalazioni di Sos Racket e Usura. Devo dire &#8211; prosegue &#8211; che importantissimo è stato l’apporto della cittadinanza, che ha dimostrato di essere collaborativa.”<br />
Continua a essere gravissima, inoltre, la situazione delle case popolari della zona Niguarda, che – nonostante gli arresti e il processo a carico del clan Pesco-Priolo-Cardinale – persistono nell’essere occupate abusivamente, senza che il comune intervenga. Sempre Carmela Rozza dice che “Osnato (consigliere comunale Pdl) ha promesso che si sarebbe occupato della questione dei sottotetti, ma non è successo niente.” Il sottotetto di via Monti al 16 è infatti occupato da molte persone che ci dormono la notte (foto). Anche molti cittadini rom, che lo scorso inverno sono stati fatti sgombrare dai vari campi milanesi, hanno finito per occupare abusivamente le stesse abitazioni popolari, senza riuscire a integrarsi, peraltro, con gli altri residenti.</p>
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		<title>Pizzolungo, Addaura e via D&#8217;Amelio: il tritolo è lo stesso</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 05:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Addaura]]></category>
		<category><![CDATA[Alcamo]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 1985 al 1992: il tritolo è lo stesso, come la matrice, la mafia al servizio dei poteri forti.
Pizzolungo fa parte della strategia mafiosa e terroristica condotta da Cosa Nostra; è il punto d’inizio di un filo di morte che si è disteso in Sicilia tra il 1985 ed il 1992, passando per il fallito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2346" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/05/via-damelio-300x202.jpg" alt="" title="via damelio" width="300" height="202" class="size-medium wp-image-2346" /><p class="wp-caption-text">(la strage di Via D'Amelio 1992)</p></div>
<p>Dal 1985 al 1992: il tritolo è lo stesso, come la matrice, la mafia al servizio dei poteri forti.<br />
Pizzolungo fa parte della strategia mafiosa e terroristica condotta da <strong>Cosa Nostra</strong>; è il punto d’inizio di un filo di morte che si è disteso in Sicilia tra il 1985 ed il 1992, passando per il fallito attentato al giudice <strong>Falcone</strong>, all’Addaura, nel 1989, e terminando con l’attentato di via D’Amelio dove fu ucciso il procuratore<strong> Borsellino</strong>. Il tritolo di Pizzolungo e dell’Addaura è uguale a quello impiegato il 19 luglio 1992, «<strong>tritolo» di marca militare, tenuto nascosto in una cava di Camporeale.</strong> </p>
<p>Ma non c’è solo il tritolo ad unire questi tragici momenti, ci sono i nomi, mafiosi che hanno goduto di rapporti con pezzi delle istituzioni, dei servizi deviati, della massoneria.<br />
Castellammare del Golfo ed Alcamo con i boss di queste zone compaiono agli atti delle indagini, a cominciare dal «<strong>lattoniere» di Castellammare, Gino Calabrò</strong>, l’uomo che imbottì di tritolo l’auto piazzata il 2 aprile 1985 sulla curva di Pizzolungo, nell’attentato che destinato al pm <strong>Carlo Palermo</strong>, fece strazio di Barbara Rizzo e dei suoi gemellini, Salvatore e Giuseppe, o ancora l’uomo che doveva premere il detonatore di un attentato poi «cancellato» contro le forze dell’ordine che presidiavano in una domenica di calcio lo stadio Olimpico di Roma, nella stagione stragista del 1993. Calabrò è anche il boss che nei giorni della strage di via D’Amelio comunicava con misteriosi soggetti che alloggiavano a Villa Igea di Palermo, usando un cellulare clonato, e che partecipò a uccidere il boss alcamese <strong>Vincenzo Milazzo e la compagna di questi, Antonella Bonomo, un duplice omicidio organizzato a sei giorni dalla strage ordita per ammazzare Paolo Borsellino.</strong> </p>
<p>I peggiori fatti della mafia trapanese sono passati per le mani di Calabrò, che però oggi sconta un ergastolo senza essere soggetto al carcere duro del 41 bis, analogo destino per il palermitano Nino Madonia, boss condannato per il «botto» di Pizzolungo.<br />
<strong>Da Pizzolungo, all’Addaura fino a via D’Amelio, e una parte di quel filo finisce a Milano</strong>. Palermo, Falcone e Borsellino in circostanze e momenti diversi erano stati i magistrati che avevano indicato la possibilità che i soldi della cassaforte dei mafiosi sicilian, erano finiti nella borsa milanese e venivano spesi per finanziare la politica, la vecchia e la nuova a secondo dei periodi in cui i tre magistrati cercarono di trovare verità e rendere giustizia, ma furono fermati dal tritolo mafioso. Unico eccezionale sopravvissuto fu Carlo Palermo, ma l&#8217;eccezionalità non ebbe valore per lo Stato che decise di abbandonarlo.</p>
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		<title>Milano – Gomorra</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 10:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Moratti]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Sos antiracket]]></category>

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(di Giuseppe Catozzella da L’Espresso)
Pensionati ricattati dal racket. Ragazzini che segnalano ai boss se un&#8217;auto della polizia entra nel quartiere. Case popolari &#8220;vendute&#8221; abusivamente dalla malavita organizzata. Così i clan controllano le periferie della metropoli. Nell&#8217;indifferenza del sindaco Moratti.
Due cuori e una casa popolare. Potrebbe essere una calzante descrizione della capitale morale d&#8217;Italia. Milano possiede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/05/milano.jpg" alt="" title="milano" width="180" height="92" class="alignleft size-full wp-image-2049" /></p>
<p>(di Giuseppe Catozzella da L’Espresso)</p>
<p>Pensionati ricattati dal racket. Ragazzini che segnalano ai boss se un&#8217;auto della polizia entra nel quartiere. Case popolari &#8220;vendute&#8221; abusivamente dalla malavita organizzata. Così i clan controllano le periferie della metropoli. Nell&#8217;indifferenza del sindaco Moratti.<br />
Due cuori e una casa popolare. Potrebbe essere una calzante descrizione della capitale morale d&#8217;Italia. Milano possiede due cuori: il primo, splendido, in bella mostra nelle vetrine di design delle vie del centro, o affannato a stringere la ventiquattore nelle strade adiacenti a piazza Affari. L&#8217;altro, dimenticato, straccione e volgare, delle periferie.</p>
<p>Tutta la cerchia della periferia milanese, a 360 gradi, è circondata da case popolari, nella maggior parte dei casi decadenti, gli stucchi cascanti o scrostati, casermoni enormi in cui vivono moltissime famiglie ammassate, i grandi cortili conosciuti dai commissariati locali come liberi luoghi di spaccio.<br />
Ma le case popolari sono anche business. Affari per le cosche mafiose che abitano la zona, e che &#8220;vendono&#8221; per cifre fino a 4000 euro l&#8217;ingresso negli appartamenti, e in alcuni casi si fanno pagare affitti fino a 300 euro al mese. Vittime sono soprattutto gli anziani, che hanno paura ad allontanarsi dalla loro abitazione per paura che venga occupata, e così non si fanno ricoverare in ospedale, non vanno in vacanza.</p>
<p>Partendo da sudest e procedendo a 360 gradi, la periferia è in mano a molti clan. I siciliani di via Solomone, in zona Rogoredo; i pugliesi e i calabresi di via Stadera e via Costantino Baroni; i clan calabresi del Giambellino, nella zona di via Vespri Siciliani, via Bruzzesi e via Bellini; ancora i clan calabresi e siciliani a Baggio, in via degli Ippocastani e via Latici; i calabresi e i casertani di Quarto Oggiaro, in via Pescarella e via Lopez, e infine tutte e quattro le matrici mafiose della zona Niguarda, proprio di fronte all&#8217;ospedale maggiore: i clan calabresi in via Villani, i napoletani in largo Rapallo, i pugliesi in via Ciriò e i siciliani di via Luigi Monti.<br />
Questa ricognizione è frutto del lavoro di un&#8217;associazione dal nome eloquente: &#8220;Sos Racket e Usura&#8221;. Associazione che ha riaperto lo scorso 22 aprile in piazzetta Capuana a Quarto Oggiaro. Luogo simbolo dello spaccio e del racket delle case popolari. Un&#8217;ampia piazza che sovrasta una distesa di box chiusi anni fa, dove l&#8217;Aler &#8211; la società regionale che gestisce gli alloggi popolari &#8211; ora sembra voler creare una palestra sotterranea.</p>
<p>Alle tre del pomeriggio del 22 aprile scorso, sotto il porticato di piazza Capuana, sulla sinistra, una scrivania, con un telefono che non si attacca da nessuna parte, il cavo pende tronco dal ripiano. E un grande striscione bianco: &#8220;Sos Racket e Usura&#8221;. Per monitorare le attività di racket, pizzo e usura delle cosche nelle zone popolari di Milano l&#8217;associazione si serve di un metodo tanto semplice quanto invasivo: questionari consegnati casa per casa e nelle attività commerciali, e da restituire via mail o fax, in maniera del tutto anonima. &#8220;Sos Racket e Usura&#8221; rimarrà a Quarto Oggiaro fino al 13 maggio, poi farà il giro delle periferie, dalla zona Niguarda, al Giambellino, poi viale Padova, viale Monza e viale Sarca.</p>
<p>L&#8217;associazione, con a capo Frediano Manzi, ha riaperto i battenti, ma si fa per dire, perché le mura non ce le ha. Il 7 febbraio scorso era stata costretta a sbaraccare per la totale indifferenza delle istituzioni milanesi. Una chiusura completa da parte di Palazzo Marino, nonostante la quale in questi 2 mesi e mezzo i cittadini hanno continuato a denunciare attività illecite all&#8217;associazione, e a chiederne con centinaia di lettere e mail la riapertura. </p>
<p>E il 18 aprile scorso sono stati sparati 8 colpi di arma da fuoco contro il bar latteria di proprietà di una delle cosche coinvolte proprio nel racket delle case popolari, i Pesco. Cosa che potrebbe indicare un riassetto delle dinamiche in zona Niguarda, ora che il clan è sotto processo.</p>
<p>&#8220;A differenza di Palermo e Catania, per esempio, a Milano il sindaco nega la sede all&#8217;unica associazione antiracket. Avendo fatto noi 4 denunce contro l&#8217;Aler (la società che gestisce le case popolari, ndr), eravamo incompatibili con l&#8217;assegnazione da parte dell&#8217;amministrazione comunale di una sede. E la responsabilità è di una sola persona&#8221;, spiega senza mezzi termini Frediano Manzi. &#8220;Noi siamo fieri di avere una sede come questa, perché rispecchia la Milano vera che si tiene nascosta: quella dei quartieri popolari. La Milano di gente per bene che vive nei quartieri più poveri e che non ha mai smesso di fare segnalazioni, a cui puntuali sono seguite le nostre denunce alle autorità. Come gli anziani, che hanno paura di andare in ospedale o in vacanza per timore che la propria casa venga occupata&#8221;.<br />
Di questo si tratta. Le cosche che si occupano dell&#8217;affare vendono gli appartamenti statali. Per entrare bisogna pagare somme fino a quattromila euro, e in alcuni casi &#8211; solo per gli stranieri &#8211; anche un affitto mensile fino a 300 euro, oltre all&#8217;istigazione dei residenti all&#8217;aggressione verso gli agenti, in caso di sgombero, come ha spiegato il capo della squadra Mobile, Alessandro Giuliano. Agendo in questo modo, poi, le famiglie si garantiscono anche il pieno controllo del territorio, preparato così per lo spaccio di droga, di cui parlano anche i cittadini, riguardo a piazzetta Capuana di Quarto Oggiaro: &#8220;È pieno di ragazzini di 12 o 13 anni che girano in bicicletta, soprattutto di sera, e che avvisano i grandi se per caso dovesse passare qualche auto della polizia&#8221;. Come in &#8220;Gomorra&#8221;, ma a Milano.<br />
Il lungo lavoro di &#8220;Sos Racket e Usura&#8221; ha portato finora un risultato concreto, oltre agli sgombri ai danni della famiglia Pesco &#8211; ma si spera che presto si potranno vedere altri frutti di questo duro lavoro sul territorio: il processo al clan palermitano dei Pesco-Priolo-Cardinale, in cui lo stesso Manzi è testimone. Il clan fu incastrato da un video in cui un uomo dell&#8217;associazione, oggi in incognito, fingeva di avere urgente bisogno di un&#8217;abitazione, e si rivolgeva per questo a Giovanna Pesco, donna del clan, detta &#8220;la Gabetti&#8221;: &#8220;Era stupefacente l&#8217;assoluta tranquillità con cui tutta l&#8217;operazione si è svolta&#8221;, dice l&#8217;uomo: &#8220;La sensazione di totale controllo del territorio, la certezza che nulla sarebbe mai venuto fuori. Uno stato d&#8217;animo di convinzione di una grande copertura. Di affari che sono durati per anni e anni nella convinzione che nulla sarebbe mai stato scoperto&#8221;.<br />
Le accuse per il clan che ha continuato a svolgere indisturbato i suoi affari per 13 anni sono di associazione per delinquere finalizzata all&#8217;occupazione abusiva e occupazione abusiva continuata di un quarto delle case popolari del popolare quartiere di Niguarda, proprio di fronte all&#8217;ospedale. &#8220;Il pm Antonio Sangermano mi ha domandato esplicitamente se, prima della nostra denuncia, noi avessimo fatto esposto alle autorità sulla situazione&#8221;, dice Frediano Manzi. &#8220;E la mia risposta è stata affermativa: il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e tutti i gruppi consiliari. Lo sapevano tutti, e nessuno è intervenuto. Voglio citare anche l&#8217;esposto risalente al 1997 di 9 cittadini di via Luigi Monti al Comune di Milano. Quell&#8217;esposto lo dice chiaro e tondo: la cosca Pesco-Priolo-Cardinale spaccia e fa racket degli alloggi almeno da quella data, e si è resa colpevole, tra l&#8217;altro, in quel periodo, di 5 omicidi per tossicodipendenza e un suicidio&#8221;.<br />
A oggi l&#8217;attività di &#8220;Sos Racket e Usura&#8221; e dei suoi coraggiosi volontari ha permesso di denunciare alle autorità competenti centinaia di casi di usura, pizzo e racket delle case popolari a Milano, cavando fuori a fatica briciole di omertà ai suoi cittadini.</p>
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