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	<title>Malitalia &#187; Malitalia</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Un nuovo appuntamento di Malitalia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 12:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
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Da oggi, alle 17.00, parte la rubrica di Enrico Fierro sul blog Malitalia. Riflessioni, storie, notizie, idee, confronto, sull’attualità. Particolare attenzione a tutti fatti a cui spesso, per questioni di tempo e spazio, i quotidiani nazionali dedicano poche righe e senza approfondimento. La rubrica sarà arricchita dall’esperienza del giornalista de ‘Il Fatto’nonché autore di Malitalia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/un-nuovo-appuntamento-di-malitalia/fierro/" rel="attachment wp-att-9238"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/fierro-225x300.jpg" alt="" title="fierro" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9238" /></a></p>
<p>Da oggi, alle 17.00, parte la rubrica di Enrico Fierro sul blog Malitalia. Riflessioni, storie, notizie, idee, confronto, sull’attualità. Particolare attenzione a tutti fatti a cui spesso, per questioni di tempo e spazio, i quotidiani nazionali dedicano poche righe e senza approfondimento. La rubrica sarà arricchita dall’esperienza del giornalista de ‘Il Fatto’nonché autore di Malitalia. Fierro vi proporrà,ogni settimana, interessanti letture della società e dell’attualità.<br />
Dopo il successo dei “Racconti di Malitalia”, con la storia a puntate di Matteo Messina Denaro, questo è il secondo modo di proporvi notizie e opinioni diverse dagli altri. Ricordiamo inoltre, che la storia dell’ultimo padrino è stata proposta in 21 appuntamenti e tutti i racconti saranno parte integrante di un libro, che sarà il primo e-book su Matteo Messina Denaro.<br />
Da stasera, dunque, non perdete il primo approfondimento di Enrico Fierro, dedicato al movimento dei forconi. Come sempre, potrete interagire inviando dei messaggi o commentando le notizie direttamente dal blog. Continuate a seguirci con la Rubrica di Enrico Fierro e con tutte le altre storie di Malitalia. </p>
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		<title>Malitalia e Globalist: la grande rete dell’informazione sul web</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 09:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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Da oggi in poi l’informazione sul web avrà una caratteristica in più rispetto al recente passato: la sinergia fra siti e giornalisti indipendenti uniti in un unico network: Globalist. Malitalia entra a pieno titolo nel progetto di Antonio e Gianni Cipriani. Il sito di Enrico Fierro e Laura Aprati, infatti, è stato tra i primi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7292" href="http://www.malitalia.it/2011/06/malitalia-e-globalist-la-grande-rete-dell%e2%80%99informazione-sul-web/globalist_nomi/"><img class="alignnone size-medium wp-image-7292" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/GLOBALIST_Nomi-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a></p>
<p><strong>Da oggi in poi l’informazione sul web avrà una caratteristica in più rispetto al recente passato: la sinergia fra siti e giornalisti indipendenti uniti in un unico network: Globalist.</strong> Malitalia entra a pieno titolo nel progetto di Antonio e Gianni Cipriani. Il sito di Enrico Fierro e Laura Aprati, infatti, è stato tra i primi ad aderire all’iniziativa di evoluzione e cambiamento del modo di fare informazione. Il progetto è stato presentato ieri a Roma nella Sala Umberto. Alla presenza dei tantissimi giornalisti che si sono detti pronti a cimentarsi in questa nuova avventura. Spazio alle notizie che solitamente non si leggono sui giornali o sui singoli siti. Globalist, avendo la possibilità di unire diverse esperienze sarà ricco di notizie originali e approfondimenti di vario genere. Ogni giornalista e ogni sito manterranno la propria autonomia. E potranno lavorare liberamente. L’idea di “rete globale” è pienamente espressa da questo nuovo progetto. Proprio lo spirito cooperativo di piccole o grandi realtà, consentirà a queste di mettersi a confronto con testate nazionali che magari hanno alle spalle grossi gruppi economici. Ma questo è solo il punto di partenza. <strong>Il progetto crescerà man mano grazie al lavoro dei singoli. Diversi professionisti hanno già dato la loro adesione.</strong></p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-7293" href="http://www.malitalia.it/2011/06/malitalia-e-globalist-la-grande-rete-dell%e2%80%99informazione-sul-web/globalist-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-7293" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/globalist-2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Fra i siti ricordiamo</strong> Malitalia, Il Salvagente, Primissima, Padpad Revolution, Ennio Remondino, Nena News, Alberto Crespi, Arabismo, Stefano Marcelli, Testimonianze, Giancarlo Governi, Antonio Cipriani, Gianni Cipriani, Massimo Cavaglia, Isf, Il Megafono quotidiano, Area 89, Women in the city, Sebino Dispenza, Mamma.Am, Inviato speciale, Musicalnews, Ecumene24, Stefano Torossi, Pietro Montanari, Luigi Greco, Silvia Garambois, Antonella Marrone, Francesco Troncarelli, Giochi e sport, Cinecorriere, Federico Biscione, Manigas, Marie Saudin, Sushi Trip, Salah Ibrahim. El Mastaba, Italiamemoria.</p>
<p><strong>Tante voci nel rispetto della libera e corretta informazione</strong>, garantita dalle professionalità presenti. Malitalia manterrà la linea che ha sempre contraddistinto il blog. La denuncia verso ogni forma di sopruso e verso il crimine organizzato – che identifica il sito &#8211; saranno in primo piano. Ma la visibilità che avranno gli articoli sarà sicuramente maggiore. Non resta che incontraci tutti sul network: Globalist.ch. Consapevoli che il vento sta cambiando così come i sistemi di potere all’interno dell’informazione. Una informazione seria e garantita sin dalle fonti.</p>
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		<title>Malitalia a teatro</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 16:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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		<description><![CDATA[Dare voce e respiro, far vibrare in un&#8217;atmosfera di raccolta condivisione gli attimi cruciali, le tappe dolorose e nascoste di una guerra incessante, far rivivere per una sera storie e persone, vittime e carnefici, geniali ed onnipotenti attori del mondo criminale ed eroi silenziosi cui le stesse scelte di vita hanno negato perfino il diritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dare voce e respiro, far vibrare in un&#8217;atmosfera di raccolta condivisione gli attimi cruciali, le tappe dolorose e nascoste di una guerra incessante, far rivivere per una sera storie e persone, vittime e carnefici, geniali ed onnipotenti attori del mondo criminale ed eroi silenziosi cui le stesse scelte di vita hanno negato perfino il diritto ad un grido di dolore.</p>
<p>Con questo spirito viene portato a teatro Malitalia, il libro in cui Laura Aprati ed Enrico Fierro hanno voluto scandagliare gli anfratti della guerra alle mafie, tracciando un sentiero tra le testimonianze di chi, malgrado tutto e contro tutti, ancora non è deciso ad arrendersi.</p>
<p>Un percorso che attraversa il nostro Paese nello spazio e nel tempo, che prende vita attraverso la bravura di otto giovani attori, metafora di un&#8217;intera generazione che si fa ora carico di questo fardello insostenibile. Un&#8217;altra generazione che dovrà affrontare la solita, atavica, inevitabile scelta tra la ritirata codarda, il salto della barricata e la battaglia a viso aperto.</p>
<p><strong>Guarda i video dello Spettacolo teatrale.</strong></p>
<p><em>Malitalia a Teatro [1di3]</em><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/aB-WoaxYJyE?hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/aB-WoaxYJyE?hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><em>Malitalia a Teatro [2di3]</em><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4MLRYCc-mZo?hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/4MLRYCc-mZo?hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><em>Malitalia a Teatro [3di3]</em><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SI2xMQf39eY?hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/SI2xMQf39eY?hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><strong>Lo spettacolo teatrale Malitalia si è tenuto a Roma, giovedì 27 gennaio 2011 presso Antù SpazioTeatro OFF</strong><br />
<a title="Site Link" href="http://www.antu.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=263&amp;Itemid=47" target="_blank">www.antu.it</a><br />
<em>In collaborazione con</em> MTM Mimoteatromovimento<br />
<em>Adattamento e coordinamento</em> Lydia Biondi<br />
<em>Cast</em> Giulia Adami, Matteo Bartoli, Marco Cassini, Francesca De Berardis, Igor Horvat, Valentina Lombardi, Elisa Pavolini, Mario Schittzer<br />
<em>Musiche</em> Enrico Melozzi<br />
<em>Pitture</em> Roberto De Francisci Epifani</p>
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		<title>Il documentario, l’arma più forte in un Paese dove c’è “troppa libertà di stampa”</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/11/il-documentario-l%e2%80%99arma-piu-forte-in-un-paese-dove-c%e2%80%99e-%e2%80%9ctroppa-liberta-di-stampa%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 11:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Luisa Pronzato)
4 maggio 2010. Parola del premier Silvio Berlusconi davanti ad Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE, nella sala dei galeoni a Palazzo Chigi. L’occasione è la presentazione del rapporto OCSE sulla capacità di risposta alle catastrofi naturali da cui l’Italia esce con un giudizio positivo. Il giorno prima, nel rapporto 2010,sulla libertà di stampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/malitalia-foto-263x300.jpg" alt="" title="malitalia foto" width="263" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-4844" />(di Luisa Pronzato)</p>
<p>4 maggio 2010. Parola del premier Silvio Berlusconi davanti ad Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE, nella sala dei galeoni a Palazzo Chigi. L’occasione è la presentazione del rapporto OCSE sulla capacità di risposta alle catastrofi naturali da cui l’Italia esce con un giudizio positivo. Il giorno prima, nel rapporto 2010,sulla libertà di stampa nel mondo redatto da Freedom House,<strong> l’Italia è retrocessa da paese “free” a “partly free”, in compagnia di Israele e Taiwan. Paese “parzialmente libero”: 72° nel mondo, a pari merito con India e Benin, dietro a Cile e Corea del Sud, e ultimo nell’Eurozona.</strong> Abbiamo qui arbitrariamente fatto partire la rassegna dei documentari (selezionati in modo altrettanto arbitrario) dal 2001. Anno del G8 a Genova  e di bella ciao, un altro mondo è possibile, il documentario di Marco Giusti e Roberto Torelli&#8230;<strong> Documentari che “prendono parte” o che sono parte</strong>. Tutti giù per aria, nata dall’idea di un cassaintegrato Alitalia. Sono fatti di immagini che si integrano con archivi personali. </p>
<p>E’ il caso di Una montagna di balle<strong> dalla narrazione diretta, senza voci esterne, nato dalla voglia di far parlare persone e luoghi incontrati nel nostro lavoro e far conoscere l’ordinarietà della vita con le mafie” racconta Laura Aprati, giornalista che per realizzare il documentario si è fatta produttrice di sé stessa.” Molto il materiale arrivato da collaboratori volontari. Integrato con pezzi-interviste esclusivi e inediti: come </strong><strong>Giuseppe Linares</strong>, capo della squadra mobile di Trapani, sotto scorta dal 2004, <strong>Antonio Birrittella,</strong> ex mafioso della famiglia Denaro, diventato dichiarante di giustizia, <strong>Roberto Battaglia</strong>, imprenditore casertano che ha fatto arrestare il cugino di Sandokan”. Il documentario della Aprati racconta anche <strong>un’altra storia di “distribuzione”. Passano ai festival, in piccoli spezzoni su diverse reti tv, presente su You Tube, su corriere.it e soprattutto “continua” attraverso un sito e da una pagina di Facebook di oltre 2300 fan, “giovani e non solo del Sud, attenti al fenomeno mafia e alle ripercussioni in Italia”</strong></p>
<p><em>(tratto da “Almanacco Guanda 2010 Malaitalia, dalla mafia alla cricca e oltre)</em></p>
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		<title>Cultura e Legalità. Associazione Marino Fardelli</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 09:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedì 15 novembre 2010, dalle ore 10,00, presso la Biblioteca Comunale Malatesta di Cassino (ex cinema Arcobaleno) si terrà la presentazione del libro Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e cacciatori alla presenza degli Autori Laura Aprati (giornalista, autore programmi Rai) e Enrico Fierro (giornalista).
Modera i lavori il professor Fausto Pellecchia, Docente dell&#8217;Università degli Studi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4705" title="malitalia-cover-b" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/malitalia-cover-b.jpg" alt="malitalia copertina" width="200" height="228" /><strong>Lunedì 15 novembre 2010, dalle ore 10,00, presso la Biblioteca Comunale Malatesta di Cassino</strong> (ex cinema Arcobaleno) si terrà la presentazione del libro <em>Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e cacciatori</em> alla presenza degli Autori Laura Aprati (giornalista, autore programmi Rai) e Enrico Fierro (giornalista).<br />
Modera i lavori il professor Fausto Pellecchia, Docente dell&#8217;Università degli Studi di Cassino.</p>
<p>Evento segnalato su <a title="Facebook Link" href="http://www.facebook.com/event.php?eid=123944644332143&amp;index=1" target="_blank">Facebook</a><br />
<a title="Casa della legalità Link" href="http://www.casadellalegalita.org" target="_blank">www.casadellalegalita.org</a></p>
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		<title>Per non dimenticare le vittime della mafia</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/05/per-non-dimenticare-le-vittime-della-mafia/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 08:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione culturale I CARE presenta l&#8217;iniziativa in ricordo di Don Peppe Diana, dei giudici Falcone e Borsellino e di tutte le vittime della mafia. Nel video è presente un estratto del noto Maurizio Costanzo Show, con la partecipazione di Giovanni Falcone e le interviste del giornalista Michele Santoro. In chiusura del reportage l&#8217;appello di Papa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione culturale I CARE presenta l&#8217;iniziativa in ricordo di Don Peppe Diana, dei giudici Falcone e Borsellino e di tutte le vittime della mafia. Nel video è presente un estratto del noto Maurizio Costanzo Show, con la partecipazione di Giovanni Falcone e le interviste del giornalista Michele Santoro. In chiusura del reportage l&#8217;appello di Papa Karol Wojtyla.<br />
Credit: I CARE, Libera, Canale 5 e Rai</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LZGlCuIqaME&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/LZGlCuIqaME&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia. Una Lezione di metodo per chi non bacia le mani</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 09:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Angela Corica]]></category>
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		<category><![CDATA[Rubbettino]]></category>

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		<description><![CDATA[(Tratto da ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_2012" class="wp-caption alignleft" style="width: 213px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Peppino-Impastato-203x300.jpg" alt="Peppino Impastato" title="Peppino-Impastato" width="203" height="300" class="size-medium wp-image-2012" /><p class="wp-caption-text">Peppino Impastato</p></div><br />
(Tratto da <a href="http://storiedikatia.blogspot.com/2010/05/malitalia-una-lezione-di-metodo-per-chi.html"_blank">Storiedikatia</a> &#8211; di Katia Ippaso)</p>
<p><strong>Sinfonico, generoso, duro</strong> quando deve essere duro e innamorato mentre scolpisce le vite di quelle creature a cui nessuno fa mai domande, la massa di invisibili che lavorano, rischiano e sognano al posto nostro. <strong>Malitalia</strong> va a perlustrare il suolo del Sud senza preconcetti, analizzando zolla dopo zolla. </p>
<p>Sì, c’è del marcio in Italia. Ma c’è anche del bello, anzi del sublime. A leggere le storie raccolte da Laura Aprati ed Enrico Fierro, si prova un sentimento contrastante, di rabbia e di fiducia. Rabbia per il radicarsi di un sistema mafioso che vede declinare il pensiero e le azioni delle ultime generazioni su un versante sempre più sofisticato, legato ai traffici immateriali di danaro e all’affermarsi di un modello di vita materialista. Fiducia nei confronti delle donne e degli uomini che in questa Italia bucata si alzano ogni mattina per denunciare, riflettere, operare, parlare con i bambini, sanare le zone infette e fabbricare con l’inchiostro e le mani un’utopia diversa. Storie di mafiosi da una parte. Storie di eroi e cacciatori dall’altra. Malitalia (Rubbettino, 15 euro) è un piccolo libro, facile da leggere. Porta in grembo un documentario misurato, di alto valore pedagogico.</p>
<p><strong>Con parole e immagini, i due giornalisti disegnano una mappa precisa dell’Italia</strong>, partendo da Trapani, passando per la Calabria, e fermandosi in Campania, in un viaggio antropologico che si incolla ai racconti di individui veri e al profilo diseguale del paesaggio. Come lettore non si ha mai la sensazione che questo libro sia l’ennesima commissione su temi caldi da bruciare in un processo di veloce consumo culturale. Al contrario, sembra quasi di sentire il respiro del pensiero, il tarlo del dubbio, la profondità di certi dialoghi che spingono la dialettica fino in fondo, là dove bene e male si guardano in faccia con severità.</p>
<p>La scelta di un autore plurale (Enrico Fierro ed Laura Aprati hanno chiesto la collaborazione di colleghi anche giovani che conoscono bene il territorio, da <strong>Angela Corica</strong> a <strong>Titti Beneduce</strong>, da <strong>Salvo Palazzolo</strong> ad <strong>Alessandra Barone</strong>, ma anche di personalità come <strong>Don Luigi Ciotti</strong>) è non solo affascinante ma vincente, e dà uno schiaffo al modo baronale con cui molti giornalisti conducono in Italia l’informazione. Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori è una lezione di metodo, oltre che una fonte preziosa di notizie mai lasciate a bruciare in una terra assolata ma sempre affabulate, accompagnate, curate.</p>
<p>Da Trapani, arrivano <strong>i disegni (di paesaggi) e i ritratti (di esseri umani)</strong> fatti con passione e delicatezza da Laura Aprati, accanto ai ragionamenti filosofici di <strong>Giuseppe Linares</strong>, capo della squadra mobile di Trapani, e all’identikit (firmato da Rino Giacalone) dell’ultimo boss latitante, l’ex “Ministro degli Esteri di Cosa Nostra” <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, l’uomo destinato a prendere il posto di Provenzano al vetrice della nuova piramide mafiosa. Attraversando il paesaggio brullo di Calabria, si incontra un moderno Medioevo, con i boss rintanati in bunker ricavati da un ovile, spesso stanati dai “cacciatori”, uomini che fanno una vita durissima. <strong>Una Calabria dove le donne sono vittime di un regime tribale</strong>, e una giovane giornalista di poco più di vent’anni vive sotto minaccia perché ama la verità e la scrive. Un paese povero poverissimo che nutre con latte guasto e pensieri storti una delle organizzazioni criminali più organizzate e ramificate nel mondo, la ‘ndrangheta.</p>
<p>Partendo dalla Sicilia e attraversando quello che gli insulani chiamano ancora “il continente”, si arriva infine in Campania, e lì ci fermiamo, a raccogliere segni di una natura diversa, comportamenti più inclini alla messa in spettacolo del dolore e della violenza. Un mondo in cui le donne uccidono le donne nel nome del padre.</p>
<p>In questa mappa della Malitalia, finiscono anche le parole di colleghe straniere, che raccontano la traiettorie del crimine nei Balcani, in Germania, in Olanda. Teoricamente, potrebbe risultare una babele. Invece il tono è lineare e frastagliato, sincero, attento ai racconti di tutti, non solo di quelli che contano. Facciamo un esempio.</p>
<p>Un giorno una donna incontra una sua coetanea sulle rive dell’Hudson. <strong>Cominciano a parlare. Semplicemente, umanamente.</strong> Caterina racconta a Laura che ha dovuto lasciare la sua terra, la Calabria, assieme al marito, perché come proprietari di un’azienda olivicola avevano dovuto subire pesanti ritorsioni. Loro che a Gioia Tauro erano rispettati e trattati come capi, adesso sono costretti a fare le pulizie e tagliare il prato a casa di padroni americani. È il prezzo della libertà.<br />
La donna che ascolta è “anche” una giornalista. Ricorderà questa scena al momento opportuno. Per il momento non è lì ad estorcere confessioni per conto di altri padroni/editori.<br />
Questo racconto, che potrebbe segnare l’inizio di un romanzo, è la chiave di un libro-inchiesta diverso dagli altri <strong>perché gli autori sono fatti così: si mettono a perdere tempo davanti alle sponde di un fiume ascoltando storie, testimoniando con attenzione il tempo presente.</strong></p>
<p>Malitalia è uno dei cinque libri che l’editore Rubbettino ha scelto per promuovere l’iniziativa <strong>Non bacio le mani</strong>: il sapere e la conoscenza contro la cultura mafiosa di tutti i tipi. Gli altri testi sono <em>’Ndrangheta e Storia criminale</em> di Enzo Ciconte, <em>Il Gotha di Cosa nostra, la mafia dopo Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine</em> di Piergiorgio Morosini e <em>Peppino Impastato, una vita contro la mafia</em> di Salvo Vitale. </p>
<p>“Tutti i regimi dispotici hanno provato a mettere le mani sulle tv e sui mezzi di informazione. Ma con i libri non è facile” riflette l’editore <strong>Florindo Rubbettino</strong>. “La crescita di libri ed iniziative editoriali che analizzano il fenomeno mafioso fornendo strumenti per combatterlo, è un fatto importante per questo Paese&#8230; Io non temo un ritorno d’immagine negativa rispetto al parlare di mafia o allo scrivere di mafia. Se c’è una rappresentazione negativa è perché stiamo parlando di una descrizione della realtà così com’è&#8230; non ci muoviamo nel campo dell’onirico” dichiara <strong>Fabio Granata</strong>, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia nel corso della presentazione alla stampa dell’iniziativa. Una risposta non equivoca alle dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio che recentemente ha accusato libri come Gomorra di promuovere la mafia nel mondo.<br />
&#8220;<em>Berlusconi si può permettere di editare Gomorra, guadagnarci molto sopra e poi prendersela con gli scrittori e gli sceneggiatori</em> – commenta Enrico Fierro &#8211; <em>ma questo è un periodo in cui il silenzio fa comodo alla mafia, soprattutto per due grandi opere, l’Expo di Milano, già avviata e il Ponte sullo Stretto, ancora virtuale</em>”.</p>
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		<title>Ecoradio intervista Enrico Fierro</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 12:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Calabria terra di abbandono. L&#8217;uccisione di un bambino in un campo di calcio, l&#8217;applauso al boss della ndrangheta Giovanni Tegano arrestato dopo anni di latitanza, la bomba sotto la Procura di Reggio Calabria, l&#8217;automobile piena di armi in prossimità dell&#8217;aereo del Presidente della Repubblica. Rocco Giurato e Fabio Camillacci hanno intervistato Enrico Fierro.

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/ndrangheta-calabria-300x224.jpg" alt="Ndrangheta Calabria" title="ndrangheta-calabria" width="300" height="224" class="alignleft size-medium wp-image-1988" />Calabria terra di abbandono. L&#8217;uccisione di un bambino in un campo di calcio, l&#8217;applauso al boss della ndrangheta Giovanni Tegano arrestato dopo anni di latitanza, la bomba sotto la Procura di Reggio Calabria, l&#8217;automobile piena di armi in prossimità dell&#8217;aereo del Presidente della Repubblica. Rocco Giurato e Fabio Camillacci hanno intervistato Enrico Fierro.</p>
<p><embed src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/ecoradio-intervista-fierro.mp3" width="144" height="60" volume="50" type="audio/mp3" autostart="false" controls="console"></embed></p>
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		<title>Rai1. Malitalia non bacia le mani</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 14:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da www.tg1.rai.it) Intervista esclusiva del Tg1 a Laura Aprati per la Campagna Nazionale Non Bacio le Mani, promossa da Rubbettino Editore per divulgare la lettura contro il fenomeno mafioso.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da www.tg1.rai.it) Intervista esclusiva del Tg1 a <strong>Laura Aprati</strong> per la Campagna Nazionale <a href="http://www.nonbaciolemani.it" target="_blank">Non Bacio le Mani</a>, promossa da Rubbettino Editore per divulgare la lettura contro il fenomeno mafioso.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/EIx7zFK2Ulk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/EIx7zFK2Ulk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Rivelazione shock di Fabio Granata all’iniziativa Non bacio le mani</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 14:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da CalabriaOra &#8211; di Danila Bellino)
Fornisce un dato shock Fabio Granata, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia: «Stiamo analizzando dati preoccupanti sul fronte dell’inquinamento mafioso del voto. In Calabria ad esempio ben 28 candidati alle regionali risultano fuori dal codice di autoregolamentazione e di questi ben 18 risultano eletti». Insomma è peggio di prima. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1848" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1848" title="fabio-granata-panorama-it" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/fabio-granata-panorama-it-300x222.jpg" alt="Fabio Granata" width="300" height="222" /><p class="wp-caption-text">Fabio Granata (panorama.it)</p></div><br />
(Tratto da <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">CalabriaOra</a> &#8211; di Danila Bellino)</p>
<p>Fornisce un dato shock <strong>Fabio Granata</strong>, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia: «<em>Stiamo analizzando dati preoccupanti sul fronte dell’inquinamento mafioso del voto. In Calabria ad esempio ben 28 candidati alle regionali risultano fuori dal codice di autoregolamentazione e di questi ben 18 risultano eletti</em>». Insomma è peggio di prima. Il dato, del resto, arriva non solo da una fonte istituzionale qualificata, il vicepresidente dell’Antimafia, appunto, ma anche politicamente insospettabile: ex di An, Fabio Granata è deputato eletto con il Pdl.</p>
<p>Fornisce gli esiti dell’accertamento preliminare intervenendo, ieri sera a Roma, alla presentazione della campagna di sensibilizzazione antimafia “<strong>Non bacio le mani</strong>”, organizzata dall’editore calabrese Florindo Rubettino. Granata ha inoltre spiegato che «<em>nella Commissione ci sono le stesse luci e ombre che si ritrovano in Parlamento, ci sono aree che dimostrano una tiepida volontà di perseguire certe questioni che invece sono diventate centrali, come le intercettazioni telefoniche oppure la questione delle navi dei veleni</em>». Ma se si fa una valutazione di successi e insuccessi, Granata porta avanti certi primati: «<em>Siamo stati i primi a stabilire un codice etico per la selezione delle candidature mentre una battaglia finita male, almeno finora, è stata quella del Comune di Fondi, il cui scioglimento avevamo chiesto più volte e dove invece la giunta si è dimessa eludendo le normative</em>».</p>
<p>Dall’altra parte dello schieramento politico, l’onorevole<strong> Laura Garavini</strong>, capogruppo del Pd in commissione Antimafia non esita a dichiarare che «<em>Fabio Granata e la collega Angela Napoli per noi sono due interlocutori straordinari, non è un caso che alcune battaglie ci abbiano visti uniti</em>». Se la Commissione, d’altronde, ha delle difficoltà politiche, secondo la Garavini è sul fronte civile che bisogna insistere: «<em>Oggi abbiamo ricevuto dei ragazzi di due istituti superiori, uno di Taurianova e l’altro della provincia di Cosenza, al primo sarà anche assegnato in gestione un bene confiscato alla mafia; bene, questi ragazzi hanno posto delle domande veramente pertinenti su cosa fare contro la mafia e sulla legislazione per i beni confiscati</em>».</p>
<p>«L’iniziativa “<strong>Non bacio le mani</strong>” è nata &#8211; ha dichiarato l’editore Florindo Rubettino &#8211; «dalla volontà di promuovere una cultura della legalità attraverso la conoscenza del fenomeno mafioso. Abbiamo così raggruppato alcuni titoli di punta, ’<strong>Ndrangheta e Storia criminale</strong> di Enzo Ciconte, <strong>Il Gotha di Cosa Nostra</strong> di Piergiorgio Morosini, <strong>Peppino Impastato</strong> di Sergio Vitale e <strong>Malitalia</strong> di Laura Aprati e Enrico Fierro». Molti contributi degli stessi autori si leggeranno, ha precisato Rubbetino, «sul sito www.nonbaciolemani. it, dove verranno lanciate altre iniziative culturali, realizzate anche col sostegno della Provincia di Catanzaro; a ottobre, poi, usciranno altri due titoli, Sangue e onore in digitale di Ettore Castagna e un libro sul simbolismo della mafia scritto da Enzo Ciconte».</p>
<p>Con una certa causticità, <strong>Enrico Fierro</strong> liquida così la querelle sull’editoria antimafia: «<strong>Berlusconi si può permettere di editare Gomorra, guadagnarci molto sopra e poi prendersela con gli scrittori e gli sceneggiatori; ma questo è un periodo in cui il silenzio fa comodo alla mafia, soprattutto per due grandi opere, l’Expo di Milano, già avviata e il Ponte sullo Stretto, ancora virtuale</strong>».</p>
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		<title>Malitalia partecipa ai Progetti Educazione alla legalità</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 13:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inizio: mercoledì 14 aprile 2010 alle ore 11.15
Fine: lunedì 19 aprile 2010 alle ore 12.45
Luogo: Licei Vittoria Colonna
Indirizzo: Via dell&#8217;arco del Monte 99
Città/Paese: Rome, Italy
Per promuovere i Progetti Educazione alla legalità e Incontro con gli autori, Laura Aprati e Enrico Fierro incontreranno gli studenti delle classi 3Q 3I 4Q 4I del Liceo Vittoria Colonna.
I due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizio: <strong>mercoledì 14 aprile 2010 alle ore 11.15</strong><br />
Fine: <strong>lunedì 19 aprile 2010 alle ore 12.45</strong><br />
Luogo: <strong>Licei Vittoria Colonna</strong><br />
Indirizzo: <strong>Via dell&#8217;arco del Monte 99</strong><br />
Città/Paese: <strong>Rome, Italy</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1716" title="alunni-vittoria-colonna-roma" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Aprati-Fierro-2-300x225.jpg" alt="alunni-vittoria-colonna-roma" width="300" height="225" />Per promuovere i Progetti Educazione alla legalità e Incontro con gli autori, Laura Aprati e Enrico Fierro incontreranno gli studenti delle classi 3Q 3I 4Q 4I del Liceo Vittoria Colonna.</p>
<p>I due autori hanno commentato: <em><strong>Malitalia</strong> nasce dalla necessità di raccontare la quotidianità delle mafie, soprattutto delle storie e delle persone che non guadagnano le prime pagine dei giornali. Questo perché oggi la normalità è spesso considerata meno interessante di un evento negativo. Abbiamo scelto persone che mai avevano raccontato pubblicamente la propria storia, la propria vita, le proprie scelte. È un lavoro che nasce anche dalla voglia di far conoscere ai giovani un mondo che spesso sembra lontano ma che invece, oggi, è sempre più presente anche nella vita di tutti i giorni al Sud come al Nord, come in gran parte d’Europa.</em></p>
<p><em>Il documentario Malitalia si avvale delle voci e dei volti di <strong>Dacia Maraini</strong> e <strong>Don Luigi Ciotti </strong>due preziosi Virgilio che ci hanno permesso di cucire insieme non solo 3 regioni diverse ma ci hanno aiutato a spiegare meglio come le mafie si sono trasformate e stanno sempre più acquistando un volto pulito.<br />
Abbiamo anche voluto raccontare le storie di uomini dello Stato che ogni giorno rischiano la propria vita per scelta e non per obbligo. Per molti di loro questa vita è vissuta come una missione.<br />
Inoltre il libro ha un glossario finale che raccoglie tutti i personaggi citati cercando così di aiutare, chi non è del settore, a capire meglio persone e periodi storici.<br />
Ed è per questo che riteniamo interessante poterne discutere con i giovani di un liceo e rispondere alle loro domande proiettando anche il documentario.</em></p>

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<p>Vedi anche <a href="http://www.vittoriacolonnalicei.it/notizie/380-progetti-educazione-alla-legalita-e-incontro-con-gli-autori.html" target="_blank">il sito dei Licei Vittoria Colonna</a></p>
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		<title>Non baciamo le mani</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 16:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Non bacio le mani]]></category>
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		<description><![CDATA[L’attacco di Silvio Berlusconi a scrittori, sceneggiatori e registi che producono libri e fiction sulle mafie italiane, non va sottovalutato. Guai a giudicare le parole pronunciate  dal premier come la solita uscita, a cavallo tra barzelletta e caduta di stile. Quando Silvio Berlusconi, magnificando l’azione del suo governo attacca gli autori de “La Piovra” e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1710" href="http://www.malitalia.it/2010/04/non-baciamo-le-mani/26785_382597057179_569872179_3645927_5584675_n1-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1710" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/26785_382597057179_569872179_3645927_5584675_n11-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a>L’attacco di Silvio Berlusconi a scrittori, sceneggiatori e registi che producono libri e fiction sulle mafie italiane, non va sottovalutato. Guai a giudicare le parole pronunciate  dal premier come la solita uscita, a cavallo tra barzelletta e caduta di stile. Quando Silvio Berlusconi, magnificando l’azione del suo governo attacca gli autori de “La Piovra” e Roberto Saviano, lancia un segnale chiaro. Le mafie, è il pensiero del Cavaliere, sono battute, messe alle corde dall’azione di contrasto del governo. E giu’ con i numeri e le statistiche. “La mafia italiana è la sesta al mondo”. Ma il presidente del Consiglio ha mai letto le relazioni annuali della Direzione nazionale antimafia, dei servizi di sicurezza, di polizia e carabinieri che individuano nella ‘ndrangheta l’organizzazione egemone a livello mondiale nel traffico di cocaina? Non le ha lette. I numeri e le conferenze stampa servono per dire che l’attacco al livello militare, il piu’ basso nella gerarchia mafiosa, è  a buon punto e che proseguirà.</p>
<p>Si astiene, Berlusconi, dal dire una parola sola su quell’insieme di protezioni economiche e politiche che fanno da sfondo al potere delle organizzazioni mafiose, al Sud come al Nord. Il primo e il secondo livello, come si diceva una volta, la borghesia mafiosa, come la chiamano oggi gli studiosi. La faccia pulita di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Come poteva farlo Berlusconi proprio oggi, quando al processo d’Appello per Marcello Dell’Utri, sono state pronunciate parole chiarissime, proprio su quel mondo? “L’imputato – ha detto il sostituto procuratore generale Nino Gatto – è stato al servizio dell’organizzazione mafiosa per un trentennio. Il processo d’Appello ha provato soprattutto che il senatore Dell’Utri avrebbe avuto un ruolo determinante per l’approvazione di alcuni provvedimenti legislativi che hanno favorito l’organizzazione mafiosa”. Chiaro? Marcello Dell’Utri è da sempre il braccio destro di Berlusconi, con lui fondò Publitalia, e poi Forza Italia, Dell’Utri fu l’artefice principe di quel 61 a zero che trasformò la Sicilia nell’Isola azzurra. Dell’Utri è l’uomo che portò nelle ville di Berlusconi lo stalliere Mangano. Mafioso per la giustizia italiana. “Eroe” per il Cavaliere e il senatore. La fantasia dello scrittore Ennio De Concini nella prima edizione della “Piovra” partorì il personaggio di Tano Cariddi, finanziere dalle umili origini al servizio di Cosa Nostra. A dare voce, volto ed espressione al personaggio fu un grande attore, Remo Girone. Nessuno dei due avrebbe immaginato che la realtà avrebbe di gran lunga superato la loro fantasia e le loro capacità artistiche.Marcello Dell’Utri è anche il personaggio venuto recentemente alla ribalta (ne hanno scritto, nell’ordine: Il Fatto Quotidiano, la Stampa, Calabria Ora, L’Espresso) per la vicenda delle schede elettorali bruciate in Venezuela dal faccendiere Aldo Micciché. Un signore inseguito da condanne per almeno 25 anni, amico e socio di Marcello Dell’Utri, referente di una delle cosche piu’ pericolose della ‘ndrangheta, quella dei Piromalli, della Piana di Gioia Tauro. Micciché fa addirittura da tramite con Dell’Utri e gli fa incontrare due rampolli della “famiglia”. Parlano di voti, di elezioni, “digli che noi controlliamo tutta la Calabria, la Sicilia”, dice Micciché. Il quale era in contatto con un funzionario di Forza Italia, Filippo Fani, e con Barbara Contini, oggi senatrice del Pdl. Su questi rapporti – sul sito de L’Espresso è possibile ascoltare le intercettazioni dei protagonisti – nessuno, meno che mai Dell’Utri e Berlusconi – ha detto una parola. Omertà totale.Attacca Roberto Saviano, Berlusconi, perché quel terzo livello, quella camera di compensazione degli interessi politico mafiosi, tocca anche un suo uomo in Campania. Nicola Casentino, potente sottosegretario all’Economia, accusato di essere un referente del clan dei Casalesi, libero solo perché la Camera ha respinto la richiesta d’arresto avanzata dalla magistratura napoletana e passata al vaglio della Corte di Cassazione. Casentino nell’ultima tornata elettorale regionale, in Campania ha contribuito a formare le liste, ha fatto eleggere uomini suoi, avrà voce in capitolo nella formazione della giunta regionale. E’ un uomo che ha in mano le sorti di una delle regioni piu’ importanti d’Italia.Ecco perché Berlusconi se la prende con gli scrittori. La sua parola d’ordine è :non parlate di mafia, ci sono qua io, ci penso io.Infine una curiosità. La Mondadori, della famiglia Berlusconi, è la casa editrice di “Gomorra”, un best-seller che ha decretato non solo il successo di Saviano, meritatissimo, ma anche quello del suo editore.<a rel="attachment wp-att-1709" href="http://www.malitalia.it/2010/04/non-baciamo-le-mani/26785_382597057179_569872179_3645927_5584675_n1/"></a>Mediaset ha prodotto e trasmesso una serie di fiction che parlano di mafia. Tutte di successo, tutte hanno arricchito il forziere del Cavaliere. </p>
<p>Che fare? Continuare a scrivere e parlare di mafie. Perché noi, caro Cavaliere, NON BACIAMO LE MANI.</p>
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		<title>Ecoradio intervista Laura Aprati</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 08:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecoradio intervista telefonicamente Laura Aprati per parlare di mafia,  camorra, ndrangheta. La criminalità organizzata non è più quella delle coppole e delle lupare, si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Dal Sud, seguendo la linea della palma di cui parlava Sciascia ne Il Giorno della civetta, ha risalito la penisola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/eco-radio-logo.gif" alt="" title="eco-radio-logo" width="145" height="118" class="alignleft size-full wp-image-1660" />Ecoradio intervista telefonicamente Laura Aprati per parlare di mafia,  camorra, ndrangheta. La criminalità organizzata non è più quella delle coppole e delle lupare, si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Dal Sud, seguendo la linea della palma di cui parlava Sciascia ne <em>Il Giorno della civetta</em>, ha risalito la penisola e si è radicata al Nord. Malitalia racconta tutto questo. Storie e uomini, spesso dimenticati, di una guerra quotidiana. Carnefici e vittime. Dall’ultimo capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, alla prima vittima dei casalesi Salvatore Nuvoletta.</p>
<p><embed src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/ecoradio-intervista-laura-aprati-malitalia.mp3" width="144" height="60" volume="50" type="audio/mp3" autostart="false" controls="console"></embed></p>
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		<title>La caccia a Messina Denaro: favoreggiatori alla sbarra e un furgone con un sinistro messaggio in giro per Castelvetrano</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 09:53:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>

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		<description><![CDATA[La Procura antimafia di Palermo ha chiesto di processare per favroeggiamento e associazione mafiosa la gran parte degli indagati finiti in manette la scorsa estate individuati quali &#8220;postini&#8221; del capo mafia latitante Matteo Messina Denaro. Sono quei soggetti inquisiti nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione antimafia Golem 1, quella che scompaginò quel gruppo di complici del mafioso ricercato dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Procura antimafia di Palermo ha chiesto di processare per favroeggiamento e associazione mafiosa la gran parte degli indagati finiti in manette la scorsa estate individuati quali &#8220;postini&#8221; del capo mafia latitante Matteo Messina Denaro. Sono quei soggetti inquisiti nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione antimafia Golem 1, quella che scompaginò quel gruppo di complici del mafioso ricercato dal 1993 e che avevano come base operativa un oleificio di Campobello di Mazara. Si trattava del gruppo più esterno a quel circolo concentrico di favoreggiatori del capo mafia del Belice legati alla cerchia più vicina a Messina Denaro arrestati appena qualche settimana addietro nel blitz di Polizia denominato Golem 2.</p>
<p>Si tratta delle indagini che hanno consegnato uno scenario non nuovo ma che ha suscitato impressione come se fosse inedito. Ossia lesistenza di una rete di complici di Messina Denaro che si muovono attorno a lui proteggendolo con una partecipazione di sentimenti che fanno del capo mafia ricercato per scontare una serie di ergastoli, essendo stato autore e mandante di stragi e delitti, una sorta di icona da adorare. Non è il rispetto che le storie mafiose hanno da tempo consegnato alle nostre conoscenze è qualcosa di più che è simile alla devozione religiosa. Complici che stanno affianco al capo mafia non per paura, per soggezione, o magari perchè possano guadagnarci qualcosa in termini di soldi o altro, ,a uomini che sono convinti di trarre prestigio o che riconoscono nel boss un uomo perseguitato come lui racconta di se. E dunque non  è un caso che a poche settimane dai nuovi arresti, a poche ore dalla notizia della richiesta di rinvio a giudizio per i complici del boss, a Castelvetrano acacde di un furgone che va in giro per mandare un sinistro messaggio.</p>
<p><strong>Il messaggio del boss</strong>. È un giallo la storia dell’avvistamento di un furgone bianco fermo, qualche giorno fa, in una traversa del centro storico di Castelvetrano, dietro il quale vi era scritto.<strong> «cu voli mali a mattè avi la morte d’arrè», </strong>che tradotto manda un messaggio lugubre: «Chi vuole male a Matteo &#8211; chiaro il riferimento al latitante Matteo Messina Denaro &#8211; ha la morte dietro». Il messaggio era accompagnato dall’immagine di un teschio. La notizia è finita anche con il girare su Facebook, ma quando sono scattate le ricerche delle forze dell’ordine di quel furgone non s’è trovara traccia. Il contesto e una serie di precedenti forniscono riscontro, nè confermano la fondatezza, è un fatto reale perché la scritta sul furgone non sarebbe altro che una ulteriore prova della esistenza della «idiolatria» di cui il capo mafia Messina Denaro si circonda e ne beneficia per sostenere la sua latitanza.</p>
<p>L’operazione «Golem 2» di poche settimane fa ha consegnato in questo senso un quadro preciso: &#8220;u Siccu&#8221;, così viene appellato dai complici Messina Denaro, va adorato, gli investigatori hanno sentito dire questo intercettando i soggetti poi arrestati, tra questi il fratello del latitante, Salvatore Messina Denaro o l’imprenditore Giovanni Risalvato. La frase sul furgone potrebbe essere un segnale mandato in giro, Messina Denaro non si tocca.</p>
<p>A Castelvetrano chi sta dalla parte del boss non ha mai mancato occasione per rendersi presente. Mani segrete per esempio nei giorni di aprile dell’anno scorso in coincidenza del compleanno del capo mafia andarono a deturpare uno dei murales disegnati dai ragazzi di Libera durante il passaggio della Carovana Antimafia sul muro di cinta di un parcheggio del centro storico, era comparso un viso somigliante ad una foto segnaletica di Matteo Messina Denaro, con l’indice alzato e un bocciolo di fiore vicino. E che a Castelvetrano possano girare certe lezioni lo racconta quanto accaduto un mese fa ad un giovane attivista di Rifondazione Comunista affrontato da coetanei che lo picchiarono mostrandosi con magliette addosso dedicate al padrino.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il rinvio a giudizio</strong>.  L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 12 maggio davanti al gup del Tribunale di Palermo, giudice Petruzzella. Per complici e favoreggiatori del superboss latitante Matteo Messina Denaro la Procura antimafia di Palermo hanno chiesto il processo, alcuni di questi hanno già scelto la strada che li porta a definire le loro pendenze con la giustizia senza affrontare il pubblico dibattimento. La conferma che il «colpo» inferto da inquirenti e investigatori è stato sostanzioso, forte, difficile per gli indagati sostenere la estraneità. Ci sono le «tracce» lasciate, le loro voci intercettate. L’indagine è quella che lo scorso giugno portò la Polizia ad arrestare una serie di soggetti nell’ambito dell’operazione denominata «Golem 1». Gli arrestati sono parte della «catena di comunicazione» a disposizione del latitante Messina Denaro. Una «rete » che si collegava al cerchio più stretto di favoreggiatori finiti in manette alcune settimane addietro nell’ambito dell’altro blitz antimafia «Golem II».</p>
<p>La richiesta di rinvio a giudizio riguarda Vito Angelo Barruzza, 45 anni, il boss di Campobello, Leonardo Bonafede, 77 anni, Giuseppe Bonetto, imprenditore belicino, 54, i campobellesi Lea Cataldo, 47 anni, Salvatore Dell’Aquila, 48 anni, i fratelli Franco e Giuseppe Indelicato, 40 e 36 anni, ed ancora Aldo Luppino, 62 anni, imparentato col capo mafia ricercato, di Castelvetrano, ed ancora Mimmo Nardo, romano, 50 anni, ritenuto il «falsario» autore di alcuni documenti di identità usati da Matteo Messina Denaro per alcuni suoi spostamenti, anche all’estero, durante questa sua latitanza che dura da 17 anni.</p>
<p>Tre imputati hanno scelto il patteggiamento per i reati contestati e cioè Leonardo Ferrante, partannese di 65 anni, ed i castelvetranesi Giovanni Salvatore Madonia, 44 anni e Mario Messina Denaro, 57 anni: la pena definita per ognuno di loro è stata di 5 anni. Dall’indagine sono usciti invece il castelvetranese Giovanni Garamella,28 anni, Francesco Mesi, 39 anni, di Bagheria, fratello di Maria Mesi la donna che per un periodo anni addietro ha avuto una relazione col capo mafia latitante, il partannese Francesco Li Vigni, 47anni e il funzionario della Regione Girolamo “Mimmetto” Coppola, 47 anni. Per questi soggetti la Procura antimafia ha ritenuto non sufficienti gli elementi per andare verso il processo.</p>
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		<title>Non bacio le mani</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 07:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Good News !]]></category>
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		<category><![CDATA[Non bacio le mani]]></category>
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		<description><![CDATA[Non bacio le mani è il claim della campagna di sensibilizzazione  antimafia promossa dalla Rubbettino Editore, un invito a promuovere la  lettura come strumento di conoscenza utile a contrastare i fenomeni  mafiosi.
All&#8217;inizio la campagna interesserà le librerie  Feltrinelli e le librerie della Calabria, le  librerie del gruppo Arion e una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1528" title="nonbaciolemani_banner_340x140" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/nonbaciolemani_banner_340x140-300x123.gif" alt="Banner" width="300" height="123" />Non bacio le mani è il <em>claim</em> della campagna di sensibilizzazione  antimafia promossa dalla <strong>Rubbettino Editore</strong>, un invito a promuovere la  lettura come strumento di conoscenza utile a contrastare i fenomeni  mafiosi.</p>
<p>All&#8217;inizio la campagna interesserà le librerie <strong> Feltrinelli</strong> e le librerie della Calabria, le  librerie del gruppo <strong>Arion</strong> e una serie di librerie indipendenti.</p>
<p>La lettura che aiuta a conoscere meglio la realtà che ci circonda, a  capire a fondo quello che succede in un Paese come il nostro in cui il  malaffare è ovunque presente e, spesso, si nasconde dietro forme  inconsuete e, spesso, ingannevoli.<br />
La cultura come strumento di libertà,  che aiuta a non abbassare la testa, a non baciare le mani.<br />
La Casa editrice da sempre impegnata su questo fronte propone cinque  recenti titoli sulle mafie per aiutare il lettore ad approfondire  l&#8217;argomento, per meglio capire cosa è e come combatterlo.</p>
<p>I titoli suggeriti sono: <strong>&#8216;Ndrangheta</strong> di Enzo Ciconte,  <strong>Malitalia. Storie  di mafiosi, eroi e cacciatori</strong> di Laura Aprati ed Enrico Fierro, <strong>Storia  Criminale</strong> di Enzo Ciconte, <strong>Il Gotha di Cosa Nostra. La mafia del dopo  Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine</strong> di Piergiorgio  Morosini e <strong>Peppino Impastato. Una vita contro la mafia</strong> di Salvo Vitale.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, realizzata anche con il sostegno della Provincia di  Catanzaro, sarà lanciata in tutte le principali librerie italiane, sulla stampa e mediante il sito web <a href="http://www.nonbaciolemani.it" target="_blank">www.nonbaciolemani.it</a>, dal prossimo 19  aprile.<br />
Il progetto sarà  illustrato in una conferenza  stampa, che si terrà a  Catanzaro, venerdì 16 aprile alle ore 17,00 alla Casa delle culture  (Palazzo Amministrazione Provinciale di Catanzaro)  alla presenza del  Presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro e dell&#8217;editore  Florindo Rubbettino.</p>
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		<title>Il paese più povero d’Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 10:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Il paese più povero d’Italia&#8221; di Enrico Fierro. A cura di Nicola Prudente e Federico Quaranta (Decanter Radio2).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Il paese più povero d’Italia&#8221; di Enrico Fierro. A cura di Nicola Prudente e Federico Quaranta (Decanter Radio2).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/86gHMWjAbeg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/86gHMWjAbeg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Mauro Rostagno. La vera rivoluzione è sconfiggere Cosa Nostra</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/mauro-rostagno-la-vera-rivoluzione-e-sconfiggere-cosa-nostra/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 05:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Mauro Rostagno. La vera rivoluzione è sconfiggere Cosa Nostra&#8221; di Rino Giacalone e Laura Aprati. A cura di Nicola Prudente e Federico Quaranta (Decanter Radio2). Immagine di Felix Petruška.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Mauro Rostagno. La vera rivoluzione è sconfiggere Cosa Nostra&#8221; di Rino Giacalone e Laura Aprati. A cura di Nicola Prudente e Federico Quaranta (Decanter Radio2). Immagine di Felix Petruška.</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/GcTSt-Xj73o&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/GcTSt-Xj73o&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>L’Italia vista dai tedeschi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 16:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[“Libertà di stampa, libertà di parola,libertà di informazione. Una delle emittenti più popolari in Germania la ZDF ha diffuso un filmato sul premier Berlusconi  con le sue gaffe, con i suoi legami, con i suoi processi.
Insomma il sistema Berlusconi senza problemi di censura, con l’occhio attento ai fatti. Il terremoto, il rapporto con la gente&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Libertà di stampa, libertà di parola,libertà di informazione. Una delle emittenti più popolari in Germania la ZDF ha diffuso un filmato sul premier Berlusconi  con le sue gaffe, con i suoi legami, con i suoi processi.</p>
<p>Insomma il sistema Berlusconi senza problemi di censura, con l’occhio attento ai fatti. Il terremoto, il rapporto con la gente&#8230; La fotografia di chi lo vede dall’esterno  e come forse dovremmo vederlo anche noi  che oramai ci siamo assuefatti a tutto. Vedi scandalo G8: è durato potremmo dire lo “spazio di una nottata” e nel clamore delle elezioni è passata una leggina che permetterà ai comuni di gestire “i grandi eventi” extra bilancio (un vestito diverso per una protezione civile spa). Non possiamo parlare perché bisogna portare “la pagnotta” a casa&#8230; perchè ognuno di noi ha qualcosa da nascondere&#8230; insomma siamo tutti dentro la grande tela del ragno.</p>
<p>Il video ci è stato segnalato dall’Onorevole Laura Garavini, parlamentare membro della Commissione Antimafia eletta nella circoscrizione tedesca, con  la domanda: verrebbe trasmesso un documentario così In Italia ? A voi la risposta.</p>
<p><a href="http://www.zdf.de/ZDFmediathek/hauptnavigation/startseite/#/beitrag/video/1009830/Medien,-Macht-und-Macho" target="_blank"><strong>Guarda il Video sul sito zdf.de</strong></a></p>
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		<title>Nel nome della ’ndrangheta</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 16:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da Calabria Ora &#8211; di Pier Paolo Cambareri)
Esclusi da una processione religiosa, gli affiliati alle cosche della ’ndrangheta hanno sparato a scopo intimidatorio contro il cancello dell’abitazione del priore della confraternita che organizza il rito. È accaduto a Sant’Onofrio, comune vibonese sciolto nell’aprile del 2009 per presunti condizionamenti mafiosi. A Pasqua è così saltata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">Calabria Ora</a> &#8211; di Pier Paolo Cambareri)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1580" title="Affrontata-Acquaro" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Affrontata-Acquaro-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" />Esclusi da una processione religiosa, gli affiliati alle cosche della ’ndrangheta hanno sparato a scopo intimidatorio contro il cancello dell’abitazione del priore della confraternita che organizza il rito. È accaduto a Sant’Onofrio, comune vibonese sciolto nell’aprile del 2009 per presunti condizionamenti mafiosi. <strong>A Pasqua è così saltata la tradizionale “Affruntata”</strong>, manifestazione pasquale durante la quale tre statue raffiguranti l’Addolorata, Gesù e San Giovanni vengono trasportate a spalla per simboleggiare l’incontro dopo la resurrezione di Cristo.</p>
<p>Avrebbero voluto portare a spalla, ancora una volta, una delle tre statue lignee attorno alle quali &#8211; da sempre &#8211; ruota il rito dell’Affruntata. Ed avrebbero voluto, così, dare nuovamente una dimostrazione di forza, presenza, persistenza nel predominio generalizzato su uomini e cose. Ma la malavita locale e i suoi simpatizzanti, questo “onore ambito”, non l’hanno avuto.</p>
<p>Domenica di Pasqua, a Sant’Onofrio, per la prima volta dopo decenni di rigida e immutata tradizione, la manifestazione popolar-religiosa più attesa dai fedeli non è andata in scena per le viuzze del centro storico. Accadimenti “a carattere preventivo” di gravità inaudita hanno impedito che il rito potesse svolgersi secondo quanto stabilito dai nuovi protocolli diocesani; accadimenti che avrebbero avuto quali protagonisti assoluti non meglio identificati (o non ancora identificati) soggetti gravitanti nell’ambito della criminalità organizzata locale.</p>
<p>È complesso il caso che costringe i media nazionali e internazionali e puntare nuovamente i propri riflettori su un centro del Vibonese. Complesso e imbarazzante, ma comunque destinato a ritorcersi contro coloro i quali, ancora, immaginano di non doversi allineare ai dettami della Chiesa né alle leggi dello Stato.</p>
<p><strong>I mafiosi</strong>, o loro accoliti, l’avrebbero infatti combinata grossa, <strong>impedendo con il proprio atteggiamento intimidatorio</strong> (corredato da atti intimidatori) <strong>che il rito dell’Affruntata potesse compiersi</strong> così come tradizione impone. Forti di una direttiva emanata il 5 febbraio del 2009 dal nuovo vescovo della diocesi, monsignor Luigi Renzo, il priore della Confraternita del Rosario Michele Virdò e il parroco di Sant’Onofrio don Franco Fragalà, avrebbero infatti impedito che, per la designazione di coloro i quali aspiravano a portare in spalla una delle tre statue lignee poste al centro della manifestazione &#8211; il Cristo Risorto, San Giovanni e la Madonna &#8211; avvenisse a seguito del cosiddetto “incanto”.</p>
<p>Una procedura, questa, che contemplava il riconoscimento del diritto a “portare i Santi” sulla scorta della maggiore offerta economica formulata nel corso di un’apposita asta destinata alla raccolta fondi per l’organizzazione dell’evento. Virdò e Fragalà, consci della direttiva del vescovo, annullando l’incanto non avrebbero consentito a soggetti poco trasparenti di conquistare il diritto a portare in spalla una delle tre statue, procedendo ad assegnazioni più “oculate” così come suggerito da monsignor Renzo.</p>
<p>Una sorta di “onta”, secondo le ipotesi avanzate dagli inquirenti, che i rappresentanti della malavita locale avrebbero deciso di lavare tentando dapprima di indurre a più miti consigli il priore (vittima, pare, di un tentativo di aggressione) e poi ricorrendo all’utilizzo delle armi.</p>
<p><strong>Nella notte di sabato</strong>, infatti, <strong>ignoti hanno esploso contro il cancello dell’abitazione di Michele Virdò diversi colpi di arma da fuoco, seminando così il panico tra quanti erano chiamati la mattina successiva a dare vita alla manifestazione</strong>. La reazione dei criminali &#8211; così brutale, spropositata, offensiva &#8211; ha indotto gli organizzatori dell’evento a interrompere la manifestazione, rinviandola a data da destinarsi per motivi di sicurezza.</p>
<p>Ad assumere il coordinamento delle indagini, il sostituto procuratore Fabrizio Garofalo, che sul caso sta lavorando a stretto contatto con il luogotenente Sebastiano Cannizzaro. I militari dell’Arma stanno cercando di risalire agli autori dell’intimidazione ai danni di Virdò, nella speranza di poter fare luce su questo gravissimo fatto delittuoso allo scopo di consentire, domenica prossima, che l’Affruntata possa tenersi regolarmente, affinché i malavitosi non l’abbiano vinta.</p>
<p>Di seguito pubblichiamo la lettera integrale che il vescovo della diocesi di Vibo inviò il 5 febbraio del 2009 a tutte le parrocchie del Vibonese in riferimento alle direttive sui riti.</p>
<p><em>La celebrazione della Pasqua è in molte parti della diocesi arricchita da pubbliche manifestazioni religiose, che si svolgono tra la domenica di Pasqua e i giorni successivi, note come ’Affruntata, ’Ncrinata ecc, con cui viene scenograficamente rappresentato l’incontro del Risorto con la Madonna e S. Giovanni. Si tratta di tradizioni significative di forte suggestione coinvolgente e di grande fascino.<br />
È necessario, però, vigilare perché la valenza di profondità religiosa non sia disturbata da interferenze estranee al valore intrinseco della manifestazione.<br />
È opportuno però avvalersi di questi momenti per annunciare la gioia del Risorto senza esagerare nella teatralità e soprattutto eliminare drasticamente &#8211; ove ancora dovesse persistere &#8211; che le statue siano aggiudicate mediante incanti, con grave scandalo ed offesa per la stessa viva e sincera pietà dei fedeli.<br />
Tutti devono avere la possibilità di portare gratuitamente le statue, senza che queste siano appannaggio dei migliori offerenti.<br />
È inconcepibile tollerare che &#8211; malgrado le indicazioni contrarie del Magistero della Chiesa &#8211; ancora continui a permanere questa forma di asta e di commercio del sacro. Perché chi non dispone di denaro non deve poter portare le statue? Gesù non ha prediletto i poveri? Raccomando in modo particolare ai parroci di essere in questo vigilanti e scrupolosi.<br />
Alla luce di queste indicazioni, al fine di ridare alle manifestazioni religiose pasquali la loro giusta dimensione, anche in forza dell’art. 12 del Direttorio diocesano sulle feste religiose, si fa assoluto divieto a chicchessia &#8211; confraternite o comitati improvvisati &#8211; di praticare gli incanti delle statue, o forme simulate similari, e sia a tutti consentito liberamente, nelle forme più appropriate, di portare devotamente le statue come gratuito atto di fede. Se le richieste dovessero essere numerose, si può procedere in anticipo a prenotazioni fatte col parroco e ad un successivo sorteggio o turnazione dei portatori lungo il percorso.<br />
Non si esclude l’eventualità che la turnazione possa essere spalmata per gli anni successivi. Analogamente al Direttorio diocesano, le presenti norme, canonicamente obbliganti, entreranno in vigore dal primo marzo 2009, prima domenica di Quaresima. </em><br />
Luigi Renzo</p>
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		<title>La Mafia cambia de piel</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/la-mafia-cambia-de-piel/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da El Periódico de Catalunya &#8211; di Rossend Domènech)
Dos reporteros aventuran en ‘Malaitalia’ la derrota del crimen organizado tradicional y su transformación a través de la penetración en el Gobierno, las finanzas y la industria. Las mafias italianas serán declaradas difuntas, eliminadas o diezmadas antes del 2013, cuando acabe la actual legislatura gobernada por [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.elperiodico.com/default.asp?idpublicacio_PK=46&amp;idioma=CAS&amp;idnoticia_PK=696424&amp;idseccio_PK=1007&amp;h=" target="_blank">El Periódico de Catalunya</a> &#8211; di Rossend Domènech)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1440" title="mafia_cambia_piel" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/mafia_cambia_piel-300x196.png" alt="Mafia cambia piel" width="300" height="196" />Dos reporteros aventuran en ‘<strong>Malaitalia</strong>’ la derrota del crimen organizado tradicional y su transformación a través de la penetración en el Gobierno, las finanzas y la industria. Las mafias italianas serán declaradas difuntas, eliminadas o diezmadas antes del 2013, cuando acabe la actual legislatura gobernada por los conservadores.</p>
<p>«La Mafia que relatan los libros, el cine y las series televisadas habrá dejado de existir. Oficialmente». <strong>Laura Aprati</strong> es contundente. Tiene la modestia de los reporteros de solera y la firmeza de la buena gente. Junto con <strong>Enrico Fierro</strong> acaba de publicar <strong>Malitalia</strong>, un libro que no es solo un libro, sino una secuencia de confidencias, una investigación y un testimonio.</p>
<p>Todos los textos sobre mafias usan siempre los verbos en pasado. Cuentan que los aliados de la segunda guerra mundial se sirvieron de ella para entrar en Sicilia desde África, <strong>que la Democracia Cristiana gobernó el sur durante 40 años gracias a Cosa Nostra</strong>, que hace diez, cinco o tres años sucedió esto o aquello. En primera línea Malaitalia cuenta la actualidad, cómo ayer mismo servidores del Estado combatían en primera línea al crimen organizado desde una situación no menos peligrosa que la de Afganistán. Ignorados por la información del día a día. Y todo ello pese a que, a causa de la sumisión mafiosa, Campania, Calabria y Sicilia sean el lastre que arrastra Italia.</p>
<p>Más que un libro, el texto se asemeja a un largo <strong>reportaje televisivo</strong> en directo sobre lo sucedido la noche anterior a su publicación en las montañas del Aspromonte, en Calabria. Hasta ahora, nunca se habían publicado las confidencias de quienes, en esa primera línea, sacrifican diariamente las posibilidades que la vida ofrece, como tener hijos, o su convicción de que detrás de la primera fila los coroneles y generales siguen dirigiendo la guerra sin pactar con el enemigo.</p>
<p>O los riesgos que corren al decidir, sin permiso previo, que un mafioso recién arrestado pueda verse durante una noche entera con su esposa en una habitación de hotel para convencerle de que debe colaborar con la justicia, mientras los agentes mantienen acordonado el edificio, esperando la respuesta. En Calabria, Sicilia y Campania, los autores recogen las intimidades profesionales de quienes organizan los equipos de búsqueda y captura de los fugitivos.</p>
<p>«Nunca dejo solos a mis chicos. No podría dormir tranquilo sabiendo que aquella noche están apostados en una carretera, detrás de unos matorrales, para controlar un caserío donde se esconde un huido», confiesa uno. Sale a relucir la sutil línea que separa a unos y otros –«nosotros y los mafiosos»–, con la dificultad de librar una «guerra» en la que unos respetan «las reglas de la democracia» y los otros no. Una guerra «entre quienes [los mafiosos] poseen una liquidez que ofusca cualquier banco y quienes [los policías] tienen dificultades para comprar papel de fotocopiadora».</p>
<p>En escasas 150 páginas, el texto describe esa «infantería» policial apostada en algún bosque siciliano o pegada a los auriculares escuchando las conversaciones de los lugartenientes de <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, el líder más conocido de Cosa Nostra. Muchos le consideran el capo actual, sucesor de <strong>Luciano Liggio, Totò Riina </strong>y <strong>Bernardo Provenzano</strong>.</p>
<p>Es uno de los cinco criminales más buscados del mundo y está fugado desde 1993. «En cualquier momento» «Messina Denaro puede ser detenido en cualquier momento&#8230;», afirman los autores del libro. Y uno se queda perplejo. ¿Por qué, pues, no se hace ya? La respuesta contiene probablemente la clave del por qué y con qué consecuencias, antes del 2013, las mafias tradicionales serán oficialmente derrotadas. Escriben los autores que «las mafias han cambiado de piel» y que «el silencio actual de los fusiles no significa una tregua&#8230; sino solo un cambio genético». Se arresta a un promedio de ocho mafiosos por día y, echando cuentas, para el 2013 los detenidos equivaldrán al número de mafiosos armados.</p>
<p>Los capos de película habrán dejado de existir, porque la Mafia se habrá transformado «genéticamente», dejando de subyugar territorios para entrar en los ganglios vitales del país. Se habrá mudado a las finanzas, industrias, grandes superficies, ministros, diputados, senadores, concejales de urbanismo, banqueros. «La Mafia original ha sido vencida en el plano militar», dijo esta semana <strong>Pietro Grasso</strong>, fiscal nacional antimafia. La nueva será la «Mafia sumergida», en palabras de Messina Denaro. Y disparar ya no será necesario.</p>
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		<title>Ndrangheta: cronaca estera, storia e futuro</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/ndrangheta-cronaca-estera-storia-e-futuro/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>

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		<description><![CDATA[(Tratto da Espr3ssioni &#8211; di Andrea G. Cammarata &#8211; Traduzione di Arrestati i presunti assassini di Duisburg, di Delphine Saubaber, L’Express)
Delphine Saubaber parla ancora di ‘Ndrangheta, da oltralpe, la si legge con la calma che può trasparire dagli occhi di chi le mafie le guarda da lontano, di chi non ha visto il proprio paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://espr3ssioni.wordpress.com/2010/03/18/ndrangheta-cronaca-estera-storia-e-futuro/" target="_blank">Espr3ssioni</a> &#8211; di Andrea G. Cammarata &#8211; <em>Traduzione di Arrestati i presunti assassini di Duisburg, di Delphine Saubaber, L’Express</em>)</p>
<div id="attachment_1436" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1436" title="Giovanni_Strangio" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/Giovanni_Strangio-300x195.jpg" alt="Giovanni Strangio" width="300" height="195" /><p class="wp-caption-text">Giovanni Strangio</p></div>
<p>Delphine Saubaber parla ancora di ‘<strong>Ndrangheta</strong>, da oltralpe, la si legge con la calma che può trasparire dagli occhi di chi le mafie le guarda da lontano, di chi non ha visto il proprio paese sconvolto dalle bombe, dagli attentati, dalle minacce. In Francia non si parla di mafia, salvo di Provenzano che lì andava a farsi curare, rimane un territorio ancora vergine dalle violenze delle lupare, del tritolo, di uomini e bambini sciolti nell’acido, ma è come se la giornalista francese volesse sussurrare al suo Paese di non rimanere a guardare, di non arrestarsi con lo stupore, di fronte a una violenza cruda di cui le mafie si fanno attrici.</p>
<p>Lei ha raccontato di giornalisti come <strong>Enrico Fierro</strong> e <strong>Laura Aprati</strong>, di <strong>Petra Reski</strong>, mostrando una doverosa attenzione verso coloro che la mafia l’hanno documentata da vicino, vuoi per loro passione, vuoi per il senso del dovere. È come se nutrisse un sospetto, un timore che un giorno anche in Francia, come a <strong>Duisburg</strong>, si possa uccidere. Perché non ci sarebbe da stupirsi, al pari di qui, al Nord, dove in un locale qualsiasi può capitare di sentirsi raccontare delle storie che hanno dell’incredibile, ma che fanno la storia vera della criminalità organizzata.</p>
<p>Sulla riviera i ragazzi ci fanno la stagione e poi raccolgono il loro gruzzolo e vanno, vanno magari in Australia, a farsi un giro nell’out-back, a farsi qualche birra e magari a rincontrare lontani parenti. “…Era il fratellastro di mia madre” quel ragazzo  lo raccontava con stupore, “Mi veniva a prendere con il Ferrari, facevamo i giri dei locali, sembrava un film” , quella è criminalità organizzata penso, “No è Mafia, quella è mafia! Io non lo sapevo, ci sono rimasto così” cosa c’è d’altro mi chiedo, si può pensare, un po’ di denaro sporco, riciclaggio, ristoranti, alberghi, no.</p>
<p>“Lui era come nel padrino, si faceva il giro dei locali a portare soldi, e un giorno, mentre parlava con un altro, questo gli fa – Tuo figlio come sta? Mi sembra ieri quando stavamo insieme a sparare in queste strade-”. Non è uno stralcio di <em>Australian ‘Ndrangheta</em>, di Enzo Ciconte, ma una semplice storia di strada.</p>
<p>Poi vedere la foto di <strong>Giovanni Strangio</strong> arrestato per la strage di <strong>Duisburg</strong> fa ancora più dolore. Un ragazzo, ancora un ragazzo giovane… E sentire <strong>Maroni</strong>, ministro dell’interno, felicitarsi di qualche arresto, fa anche questo ancora più male. È un conflitto sociale quello che producono le mafie, ma da sempre gli onori della stampa le imputano solo la menzione di cronaca, ma la storia non è solo cronaca. Nella storia ci va dentro la vita di quei ragazzi che per migliaia di euro al mese lavorano per la Camorra, perché lo Stato quei soldi non glieli da.</p>
<p>C’è la finanza dove la criminalità organizzata investe con gran classe, coadiuvata da scudo fiscale e tassazione sulle rendite finanziare al 12,5 per cento, il 12,5 per cento, un nulla. Nel passato ci sono i giornalisti morti, i giudici, i bambini e ora invece c’è la Germania, l’Australia a fare cappello ai capitali mafiosi.</p>
<p>Nella storia, dal 2003, c’è <strong>Goel</strong>, un consorzio operativo di <strong>Locri</strong>, promosso da Monsignor Brigantini, che fa della lotta alla ‘Ndrangheta, un sistema compatto, utilizzando la forza delle cooperative e il reinserimento dei ragazzi, spodestando la precarietà generata dalla cosche, smorzandone la dipendenza e il controllo, spargendo voce e effetti anche al Nord, per esempio a Reggio Emilia, profondamente aggredita dall’infiltrazione della criminalità organizzata. Goel sceglie proprio la cooperativa, perché ben si addice alla lotta, perché genera una coesione umana ed economica alla quale le mafie non possono competere.</p>
<p>A Rimini è nato un <strong>Osservatorio sulla criminalità organizzata</strong>, pochi ragazzi, un avvocato senza paura, stanno monitorando il territorio con l’aiuto di Francesco Ciconte, docente di criminologia. Perché, già il recente dodicesimo rapporto di Confesercenti, ha spiegato come il pizzo, l’infiltrazione nel sistema degli appalti, l’usura a Cesena, a Rimini, sia un virus che ha infettato molti.</p>
<p>Non vogliamo perdere la guerra contro la mafia, ripetono i “<strong>Cacciatori</strong>” protagonisti di <strong>Malitalia</strong>, i giornalisti, i figli delle scorte morte e chi crede che per vincere, non bisogna scappare altrove o fare finta che il problema non esiste. Il problema c’è, è nella droga che può trovare tuo figlio nelle discoteche di proprietà delle mafie, in tu imprenditore mentre ti rivolgi all’usura perché le banche soldi non te ne danno più, nella tuo sacco di immondizia che mentre si brucia alimenta la Camorra.</p>
<p>E allora no, la realtà non è quella del presidente del Consiglio che ancora, per l’ennesima volta, si è lamentato della cattiva figura che i film di mafia ci fanno fare all’estero, la realtà è che noi Italia siamo temibili e altamente contagiosi, malati di quella malattia infettiva, qual è la mafia, che esportiamo in tutto il mondo, questa è la realtà. E l’esecutivo, non se ne preoccupa nemmeno un tantino, con <strong>un fatturato criminale da 130 miliardi di euro l’anno</strong>, con i boss che usano Skype, che organizzano addirittura comunità on-line, ricche di pregiudicati, dove chattare, vedersi e ritrovarsi, o pianificare con esponenti in Germania e Olanda, ed è pieno il web di queste situazioni, loro si rallegrano degli arresti, non comprendendo quanto la mafia sia mutante. È questo di cui bisogna parlare, ovvero “<strong>L’antimafia dei bisogni</strong>” di cui parla Vincenzo Linarello di Goel, per costruire un’alternativa ai soli arresti, alla cronaca, e costruire una storia di cambiamenti, perché, come insegnava <strong>Giovanni Falcone</strong>, “La mafia é un fenomeno umano”.</p>
<p><em>Segue la traduzione dell’articolo</em></p>
<p><strong>Arrestati i presunti assassini di Duisburg</strong><br />
<em> di Delphine Saubaber, L’Express</em></p>
<p>Gli ultimi presunti assassini responsabili della strage di Duisburg, avvenuta nel 2007, sono stati arrestati ieri. Lo Stato italiano attua ormai una guerra senza pietà alla ‘Ndrangheta, la mafia calabrese, più potente d’Europa.<br />
Sale la la tensione in Calabria.</p>
<p>Sarà luce sul terribile massacro di Duisburg, nel corso del quale sei giovani italiani sono stati giustiziati, la notte del 15 Agosto 2007, nel cuore della Germania. Giovedì 11 Febbraio, la squadra mobile di Reggio Calabria, diretta da Renato Cortese, ha arrestato in collaborazione con la polizia tedesca, in un’ operazione coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri, due presunti assassini a San Luca, il feudo della ‘Ndrangheta, la mafia calabrese, oggi giorno la più pericolosa d’Europa. Si tratta di due affiliati ai clan di Nirta-Strangio, Sebastiano Nirta, 39 anni, e Giuseppe Nirta, 37 anni (già sospettato).</p>
<p>Sono accusati di fare parte, con il presunto organizzatore della strage, Giovanni Strangio, arrestato il 13 marzo 2009 ad Amsterdam, del trio assassino che ha perpetrato il massacro. Hanno vissuto al lungo in Germania, dove hanno fatto parte del gruppo operativo che gestiva le attività illecite della cosca Nitra- Strangio, basate sul riciclaggio del denaro della droga in dei ristoranti.</p>
<p>Per la prima volta, (…) la notte della strage, la faida calabrese è stata esportata fuori dai suoi territori d’origine, colpendo l’Europa in pieno volto. Per la prima volta l’Europa, sbalordita, ha realizzato la potenza di fuoco della ‘Ndrangheta, che ha già intanto superato la vecchia cugina Cosa Nostra, nella hit-parade della pericolosità criminale.</p>
<p>Da molto tempo, la mafia calabrese, tesseva in modo subdolo e silenzioso,  la sua tela nel pieno cuore del Vecchio Continente, particolarmente in Germania, dove si è instaurata dagli anni ‘80, sull’onda degli immigrati italiani. A Duisburg, la rete si è strappata. Le sei vittime sono stati i capri espiatori di una lotta mortale fra le due dinastie, quelle dei Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari.</p>
<p>Dopo anni di guerre fratricide, tutto si è complicato a seguito di quel Natale fatidico del 2006. Maria Strangio, la moglie del boss Nirta, è stata assassinata a San Luca. Al posto del marito preso di mira. Una donna uccisa, nel codice di onore della ‘Ndrangheta è un terremoto. Da allora, Giovanni Strangio avrebbe nutrito vendetta, per vendicare la morte della cugina…Una della vittime di Duisburg, Marco Marmo, era sospettato di aver ucciso Maria…</p>
<p><strong>Una buona notizia per la Calabria</strong></p>
<p>Dopo l’operazione di questo giovedì, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, si è felicitato: “Possiamo dire che tutti i responsabili della strage di Duisburg sono stati arrestati”. Una buona notizia per la Calabria, dove la tensione è rapidamente salita dall’inizio del mese di gennaio, dopo diversi avvertimenti inviati allo Stato per mano della ‘Ndrangheta: una bomba davanti al tribunale, una macchina piena di armi abbandonata sulla strada il giorno della visita del Presidente della Repubblica a Reggio Calabria, un proiettile inviato per posta a un magistrato incaricato di inchieste sensibili…</p>
<p><strong>“Colpiremo duro”, promette un alto magistrato</strong></p>
<p>Da qualche tempo dopo anni di disattenzioni dello Stato, arrivano i colpi sull’organizzazione, i beni sono stati confiscati a colpi di milioni di euro. L’agenzia nazionale dei beni confiscati, fra l’altro, sarà istituita, simbolicamente, proprio a Reggio Calabria. “Colpiremo duro – promette un alto magistrato- ed  a fondo, poiché essi non gradiscono affatto che gli si tocchino i  loro beni…” Come aggiungere altra brace ardente su una guerra dichiarata.</p>
<p>La mafia più potente d’Europa, la più tribale e moderna al tempo stesso, intende restare tranquilla così come lo è stata fino adesso. Le 145 famiglie di sangue mafioso che la compongono, hanno sempre considerato la Calabria come una loro proprietà. ” A differenza di Cosa Nostra, essa non ha perduto tutto il suo sangue in una lotta assurda contro  lo Stato, sottolineano i giornalisti Enrico Fierro e Laura Aprati, autori di Malitalia (Ed. Rubettino).</p>
<p>La mafia ha trattato con la politica e le istituzioni, stabilito accordi, e oggi giorno non ha più bisogno di andare, cappello alla mano, a fare visita ai partiti, poiché i boss sono in grado di imporre i loro candidati – figli, nipoti, le terze e le quarte generazioni mafiose. Senza combattere realmente il cuore del problema, cioè la collisione economica e politica di questa ” Mafia liquida”, come l’ha definita Francesco Forgione, ex presidente della commissione parlamentare anti-mafia, Aprati e Fierro ritengono che il rischio sia quello di  “perdere la guerra contro la mafia”.</p>
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		<title>Operazione Golem 2. Giuseppe Linares svela i retroscena</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/operazione-golem-2-giuseppe-linares-svela-i-retroscena-delloperazione-che-ha-portato-allarresto-del-fratello-di-matteo-messina-denaro/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe Linares, capo della squadra mobile di Trapani, racconta l&#8217;operazione Golem 2 che ha portato all&#8217;arresto del fratello del boss Matteo Messina Denaro e dei presunti fiancheggiatori.
(Grazie a Polizia di Stato, la Repubblica.it Tv e Radio Capital)

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giuseppe Linares</strong>, capo della squadra mobile di Trapani, racconta l&#8217;operazione <strong>Golem 2</strong> che ha portato all&#8217;arresto del fratello del boss Matteo Messina Denaro e dei presunti fiancheggiatori.<br />
(Grazie a Polizia di Stato, <a href="http://tv.repubblica.it/copertina/mafia-arrestato-il-fratello-di-messina-denaro/43969?video" target="_blank">la Repubblica.it Tv</a> e Radio Capital)</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Uw23cd9kTLg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Uw23cd9kTLg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia di Pietro Grasso</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Fino in fondo&#8221; di Pietro Grasso, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Fino in fondo&#8221; di Pietro Grasso, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WT2z3JwsPZU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/WT2z3JwsPZU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia di Laura Aprati</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:39:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Una vita per la legge&#8221; di Laura Aprati, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Una vita per la legge&#8221; di Laura Aprati, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2vgsbO1Odf4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2vgsbO1Odf4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia di Enrico Fierro</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Una guerra nell&#8217;indifferenza generale del paese&#8221; di Enrico Fierro, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Una guerra nell&#8217;indifferenza generale del paese&#8221; di Enrico Fierro, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LAcYopjwu6Q&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/LAcYopjwu6Q&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia di Don Luigi Ciotti</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 16:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Mettersi nei panni degli altri&#8221; di Don Luigi Ciotti, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Mettersi nei panni degli altri&#8221; di Don Luigi Ciotti, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Q9gTLXIFvOM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Q9gTLXIFvOM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Mafia, la protesta dei vescovi del Sud: basta feste religiose nei comuni collusi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 12:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da La Repubblica &#8211; di Alessandra Ziniti)
Palermo. Basta con la timidezza della Chiesa, basta con il sostegno ai politici che scendono a patti con la criminalità, basta con la falsa religiosità dei mafiosi. Dopo il documento della Cei sul Mezzogiorno, scendono in campo i presuli di trincea con due proposte forti: uno &#8220;sciopero elettorale&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/10/news/mafia_feste_religiose-2574730/" target="_blank">La Repubblica</a> &#8211; di Alessandra Ziniti)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1328" title="vescovi" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/vescovi-300x199.jpg" alt="Vescovo" width="300" height="199" />Palermo. Basta con la timidezza della Chiesa, basta con il sostegno ai politici che scendono a patti con la criminalità, basta con la falsa religiosità dei mafiosi. Dopo il documento della Cei sul Mezzogiorno, scendono in campo i presuli di trincea con due proposte forti: uno &#8220;sciopero elettorale&#8221; che sottolinei l&#8217;inadeguatezza della classe politica e l&#8217;abolizione delle feste religiose nei paesi in cui regna la criminalità mafiosa.</p>
<p>Da Locri ad Acerra, da Mazara del Vallo ad Agrigento: i vescovi di frontiera parlano dalle colonne di Famiglia cristiana e fanno autocritica per le timidezze del clero. Così Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio per gli affari giuridici della Conferenza episcopale italiana, teme una Chiesa &#8220;icona dell&#8217;antimafia&#8221;, che sollevi i singoli dalle proprie responsabilità e lancia il guanto di sfida per non lasciare lettera morta il recente documento della Cei sul Mezzogiorno. &#8220;Se dopo Pasqua nessuno ne parlerà, avremo fallito. Anche nelle nostre comunità &#8211; dice &#8211; occorre riflettere sul senso della parola terribile citata nel documento: collusione&#8221;. Monsignor Mogavero, che nei giorni scorsi era intervenuto con durezza sul decreto per la riammissione delle liste del Pdl per le Regionali e sulle leggi &#8220;ad personam&#8221;, ora invita i fedeli ad azioni dimostrative: &#8220;Ogni comunità &#8211; propone &#8211; scelga un argomento in relazione alla situazione del proprio territorio e agisca: pizzo, usura, corruzione della politica, mafia devota che offre soldi per le feste popolari&#8221;.</p>
<p>Invita invece ad uno sciopero elettorale don Riboldi. &#8220;Adesso tocca a noi &#8211; dice il vescovo di Acerra &#8211; Ai politici bisogna dire: o ascoltate la nostra voce, o non vi votiamo più. I cristiani al Sud devono svegliarsi. Oggi sono continuamente assistiti. Il Mezzogiorno non è l&#8217;Italia, oggi si può dire che è una zona annessa. Sarà brutto, ma è così. In 50 anni al Sud ho visto solo parole ed errori: fabbriche nate e morte, terreni agricoli devastati, turismo in abbandono. Le mafie hanno avuto terreno fertile, arato dallo Stato e da un sistema di corruzione e di collusione impostato con straordinaria efficacia. E la gente ha subito e si è rassegnata&#8221;.</p>
<p>Don Riboldi non risparmia dure critiche ai rappresentanti delle istituzioni: &#8220;La cultura dell&#8217;illegalità è stata diffusa dallo Stato. E non mi consola vedere che proprio chi ha contribuito alla logica della corruzione propone una legge contro di essa. La camorra domina i cuori e le menti. Impedisce ai ragazzini di andare a scuola, perché è lei che li vuole educare. Eppure tagliamo i fondi alla scuola. Bisogna tagliare i ponti, anche quelli tra le nostre chiese e la cultura mafiosa, che spesso dimostra di essere devota&#8221;.</p>
<p>Un concetto che sta molto a cuore al vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, quello che a Natale tolse i Re Magi dal presepe lasciando la scritta: &#8220;respinti alla frontiera&#8221; come immigrati clandestini. Oggi dice: &#8220;Aboliamo ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi. Il sacro non basta per ritenersi a posto se poi nessuno denuncia e la cultura mafiosa è l&#8217;unica ammessa&#8221;.  E Giuseppe Morosini, vescovo di Locri, ammette le responsabilità: &#8220;Bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa a volte troppo timida&#8221;.</p>
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		<title>La lezione di Dacia</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/la-lezione-di-dacia/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:06:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da I Quaderni di Calabria Ora &#8211; di Domenico Logozzo)

Così la Maraini raccontò la violenza sulle donne alla Calabria di trent’anni fa. Cos’è cambiato da allora? Un libro e uno spettacolo teatrale sul corpo femminile fanno tornare attuali quelle parole crude. Ma reali come poche.
Violenza sulle donne. Ancora odiosi episodi, soprusi ed intimidazioni. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da I Quaderni di <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">Calabria Ora</a> &#8211; di Domenico Logozzo)</p>
<p><em></p>
<div id="attachment_1295" class="wp-caption alignleft" style="width: 231px"><em><img class="size-full wp-image-1295" title="dacia_maraini Fiora_Bemporad" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/dacia_maraini-Fiora_Bemporad.jpg" alt="Dacia Maraini " width="221" height="300" /></em><p class="wp-caption-text">Dacia Maraini (Fiora_Bemporad)</p></div>
<p>Così la Maraini raccontò la violenza sulle donne alla Calabria di trent’anni fa. Cos’è cambiato da allora? Un libro e uno spettacolo teatrale sul corpo femminile fanno tornare attuali quelle parole crude. Ma reali come poche.</em></p>
<p>Violenza sulle donne. Ancora odiosi episodi, soprusi ed intimidazioni. E anche in Calabria il problema è sempre più inquietante. La legge sullo <em>stalking</em> ha consentito di compiere decine di arresti, con la denuncia di oltre 150 casi. Ma la preoccupazione rimane per l&#8217;aumento del numero delle vittime. La cronaca è costretta a registrare in questi giorni nuovi atti deprecabili, che vanno condannati e puniti severamente.</p>
<p>Il coraggio della denuncia, contro ogni vergognoso ricatto. Le donne che chiedono giustizia e rispetto non debbono essere lasciate sole. Altrimenti diventano per la seconda volta vittime dell’abuso subito. All’umiliazione fisica si aggiunge quella psicologica. E le conseguenze diventano devastanti.</p>
<p>Non si può tornare indietro, non si può agire con bestiale ferocia, non si può assistere passivamente: no agli anni bui in cui si consumavano spesso impunemente episodi vergognosi. Che ancora oggi fanno venire i brividi.</p>
<p>Un fatto di cronaca sconvolgente veniva ricordato da Corrado Alvaro nel 1932 ,in “Quasi una vita”. Il grande scrittore di San Luca annotava: «<em>Alcuni pastori del mio paese avevano violentato, numerosi, una ragazza. Al processo, si sono detti tutti pronti a riparare, e disposti a sposarla obbedendo alla sua scelta. La ragazza ha scelto il primo che l&#8217;aveva avuta</em>».</p>
<p>Terribile! È il primo aggettivo che ci viene spontaneo usare davanti alla miserabile “proposta riparatrice” del branco che aveva così ignobilmente contrattato l&#8217;impunità, dopo avere rubato alla ragazza il bene più grande: la dignità!</p>
<p>In Calabria il dramma della violenza sulle donne non può essere sottovalutato. È necessario intensificare gli incontri ed i dibattiti, per dare concretezza alle azioni positive, durante tutto l’anno. L&#8217;8 marzo è certamente un giorno importante per riflettere con la forza dell’intelligenza e con il coraggio delle iniziative contro i silenzi e le colpevoli connivenze.</p>
<p>Dal passato ci vengono anche forti richiami ed importanti spunti di “approfondimento” di temi per troppo tempo considerati un tabù. Sì, proprio così. <strong>Oltre 31 anni fa a Roccella Jonica, Dacia Maraini fu protagonista di uno straordinario incontro con i giovani del posto</strong>. La stessa scrittrice sul quotidiano “Paese Sera” del 29 dicembre 1979, nella rubrica “Rosa e Rosso”, fece la cronaca di quella “educativa” esperienza calabrese. Emblematico il titolo dell&#8217;articolo: «Una perfetta educazione allo stupro» con la premessa che «in questo periodo si organizzano molti incontri e dibattiti sulla violenza sessuale. Se io dovessi acconsentire a tutti gli inviti potrei prendere la valigia e restarmene fuori tutto l&#8217;anno da una città all&#8217;altra. D&#8217;altronde se si dice di no si passa per avare di sé, per snob e per qualunquiste, se si dice sempre di sì ci si ammazza.</p>
<p>Così finisce che ad alcune richieste si dice di sì ad altre di no provocando a volte delle rabbiose reazioni. Per fortuna mi piace viaggiare, andare a mettere il naso nei posti più lontani per non fossilizzarmi in questa Roma stagnante».</p>
<p>E così decideva di scendere nella lontana <strong>Calabria</strong>, nella Locride, dove non era impresa facile arrivare. Ieri come oggi. Collegamenti ferroviari disastrosi,così come quelli stradali. La statale Jonica eterna incompiuta e l&#8217;autostrada Salerno-Reggio Calabria un cantiere “sempre aperto”.</p>
<p>Una distanza geografica che aveva fatto scoprire alla Maraini anche una “lontananza” inconcepibile dimostrata da alcuni personaggi che avrebbero dovuto prendere parte all&#8217;incontro. «Giorni fa – raccontava la Maraini – sono stata a Roccella Jonica dove si dava &#8220;L&#8217;amour violèe&#8221; e poi si doveva discutere dello stupro. Una volta lì ho saputo che su trenta persone interpellate e che avevano in linea di massima accettato l&#8217;invito nessuna si era poi sentita di andare. E di questo i roccellesi erano piuttosto offesi considerandolo un insulto alla loro meridionalità, una conferma della loro storica emarginazione.</p>
<p>In effetti il viaggio è lunghissimo e faticoso, ma l&#8217;incontro è stato vivacissimo: si è parlato per ore in una atmosfera di grande calore». Il calore della gente di Calabria, che si appassiona e che partecipa ai dibattiti che hanno concretezza ed affrontano temi reali che coinvolgono la società civile e contribuiscono allo sviluppo corretto.</p>
<p>La lezione della Maraini era stata per l’appunto molto coinvolgente, ma soprattutto severa: «Di solito quando dico che lo stupro è solo l&#8217;estrema conseguenza di una educazione che ci riguarda tutti, che ogni uomo è educato a diventare in potenza uno stupratore mi si oppone un rifiuto scandalizzato: ma che dici, lo stupratore è un delinquente, un malato, un anormale&#8230; io sono normale, sano, mite, buon padre di famiglia o buon figlio di famiglia. A Roccella per la prima volta ho sentito dei ragazzi ammettere che è vero: lo stupro, cioè la violenza sul corpo delle donne, fa parte della educazione &#8220;normale&#8221; che si dà ai maschi fin da piccoli, da quando gli si insegna che esistono due sessi differenti, uno che aggredisce, prende, fa e l&#8217;altro che si fa aggredire, si fa prendere e non fa: uno attivo e uno passivo,uno che sceglie e uno che si fa scegliere.</p>
<p>Il caro padre Freud ha ribadito con la sua autorità scientifica questa divisione, stabilendo che la sessualità clitoridea (aggressiva, attiva, autosufficiente, e quindi maschile) deve essere abbandonata al più presto per passare alla vera sessualità femminile che è quella vaginale, una sessualità solo ricettiva e arresa all&#8217;assalto del pene».</p>
<p>Parlare in questi termini ai ragazzi di trenta anni fa è stato sicuramente un fatto di estrema rilevanza, tenendo pure conto dell’approfondita analisi proposta dalla scrittrice che spiegava: «Altra conseguenza di questa differenziazione data assolutamente come &#8220;naturale&#8221; e quindi immodificabile è la convinzione che una qualche forma di violenza sessuale in fondo risulta grata,anzi necessaria alla donna. Dato che il sesso maschile è in moto mentre quello femminile è immobile, dato che il sesso maschile è fatalmente aggressivo mentre quello femminile è per destino docile e passivo, ne consegue che l&#8217;esasperazione di questo movimento e di questa aggressività non sono altro che il parossismo della passione erotica.</p>
<p>Andare a fondo, colpire, penetrare decisamente, aprirsi il varco con la forza sono azioni implicite del pene, la loro esagerazione esprime solo l&#8217;esagerazione della attrazione sessuale del momento». E ancora: «Lo stupro, secondo questa logica, è soltanto una dimostrazione in più (forse eccessiva ma in fondo naturale) dell&#8217;irruenza erotica dell&#8217;uomo.</p>
<p>Queste idee sono confermate da libri, di scienza e di immaginazione, dal linguaggio e dalla morale comune. In molti romanzi anche serissimi e di grande poesia questo sotterraneo e inconfessato piacere di essere invase, brutalizzate, forzate è dato come scontato».</p>
<p>Dacia Maraini aveva fatto l’analisi di come si era arrivati assurdamente ad «accreditare la cultura dello stupro», affermando: «Non c&#8217;è dubbio che molte forme di masochismo storico (prodotto da millenni di asservimento sessuale) abbiano condizionato la sensibilità erotica delle donne. Ma ribadendo questa sensibilità come &#8220;naturale&#8221; anziché storica, come destino anziché scelta, si finisce con l&#8217;accreditare la cultura dello stupro.</p>
<p>Nei fumetti (venduti e letti da milioni di sprovveduti) è addirittura un luogo comune: l&#8217;uomo che raramente soddisfa la donna ha un pene spropositato che la &#8220;trapassa&#8221;, la &#8220;squarta&#8221; facendola &#8220;naturalmente&#8221; gemere di piacere. Nei film pornografici è la stessa cosa: unico scopo della donna è di essere afferrata, sbattuta contro un muro, un divano, un angolo del pavimento e lì essere prima spogliata rabbiosamente (una mano virile non sbottona, non slaccia, ma strappa, lacera) e quindi penetra con impeto».</p>
<p>Cruda ed amara descrizione della realtà degli Anni Settanta che, diciamolo francamente, purtroppo ancora oggi non è molto cambiata, nonostante tutto. Seguiamo ancora il lucido intervento della grande scrittrice che da anni lotta con determinazione contro gli abusi sulle donne: «Ci sono infinite barzellette che raccontano di una vecchia o di una suora che gongolano felici perché anche loro per una volta sono state gratificate di uno stupro da soldati infoiati e distratti.</p>
<p>Lo stupro insomma non indigna veramente (salvo quando tocca sorelle, fidanzate o mogli) perché è comunemente considerato una espressione di passione erotica che in fondo al cuore ogni donna desidera come conferma della sua femminilità».</p>
<p>Ma come è stata recepita dai “ragazzi del 1979” la lezione di Dacia Maraini? La risposta la troviamo nella conclusione dell’articolo pubblicato da Paese Sera: «<em>A Roccella le ragazze (che sono di solito d&#8217;accordo) ma anche i ragazzi hanno confermato che ancora oggi l&#8217;educazione culturale alla violenza sul corpo delle donne è una cosa quotidiana. E non credo che questo sia dovuto solo alla educazione maschilista meridionale; la legittimità della violenza come parte essenziale della sessualità maschile è sentita dappertutto, sia al nord che al sud, sia negli ambienti proletari che in quelli borghesi. Solo le donne, rifiutando la storica divisione fra chi aggredisce e chi si fa aggredire, fra chi agisce e chi subisce sessualmente, possono porvi rimedio</em>».</p>
<p>Una constatazione ed un appello che venendo da una autorevolissima voce come quella di Dacia Maraini, ieri come oggi, danno la forza opportuna per reagire all’assurda violenza sulle donne!</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>Così Dacia ritorna in Calabria</strong></p>
<p>Trenta anni dopo l&#8217;incontro-dibattito con i giovani di Roccella Jonica, l’estate scorsa Dacia Maraini ha tenuto un’altra “<strong>lezione magistrale</strong>” contro la violenza sulle donne in un paese calabrese. Un legame ideale che non si è mai interrotto con la regione italiana più periferica, umiliata e colpevolmente trascurata.</p>
<p>La Maraini, che in provincia dell’Aquila ha fatto rinascere il borgo antico di Gioia Vecchio, attraverso la realizzazione di un progetto teatrale che ogni anno richiama migliaia di turisti e i più grandi personaggi dell’arte e della cultura, ha voluto così testimoniare un ulteriore segno di attenzione e di sensibilità per le realtà locali che cercano di affrontare in maniera intelligente un problema di scottante attualità come le violenze sulle donne.</p>
<p>A Cerchiara di Calabria, la Maraini ha presentato “Passi affrettati”, lo spettacolo teatrale da lei scritto e diretto, che è anche un libro dove vengono «raccontate otto storie di donne e bambine vittime di padri, fratelli, compagni e, soprattutto di una società troppo spesso sorda e assente». Un lavoro di grande spessore umano, sociale e culturale, che ha avuto un grandissimo successo nei più importanti teatri italiani (da Roma a Milano, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, dalla Liguria alla Calabria) ed esteri (dalla Francia alla Spagna, dalla Gran Bretagna alla Svizzera).</p>
<p>“Passi affrettati” sarà rappresentato nuovamente in Calabria: l&#8217;8 marzo nel teatro Morelli di Cosenza, alle ore 20.30 e il 9 marzo alle ore 10.30 a Rende, nella sala della delegazione municipale di Commenda. La grande scrittrice, che vive per lunghi periodi dell&#8217;anno a Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, attualmente si trova in Svizzera, dove alle 10,30 dell&#8217;8 marzo verrà presentato a Zurigo il suo lavoro, inserito nella campagna mondiale “Mai più violenza sulle donne” di Amnesty International.</p>
<p>«Questo spettacolo ha dato, e continuerà a dare, un grande contributo per far conoscere uno dei peggiori e più diffusi scandali del nostro tempo: la violenza sulle donne, soprattutto quella più nascosta e invisibile, che si svolge tra le mura domestiche», spiega Riccardo Noury, portavoce della Sezione Italiana di Amnesty International. <strong>Mentre la giornalista Laura Aprati, autrice con Enrico Fierro di “Malitalia”, sottolinea: «La lezione e la devozione di Dacia contro la violenza sulle donne sono una bandiera, un emblema per chi vuole veramente cambiare». Il “benfare” contro il “malaffare”.</strong></p>
<p>La denuncia contro i vigliacchi. «Passsi affrettati – scrive infatti Dacia Maraini – è una testimonianza, una denuncia, ma anche un atto di simpatia e di attenzione verso tutte quelle donne che ancora sono prigioniere di un matrimonio non voluto, di una famiglia violenta, di uno sfruttatore, di una tradizione e di una discriminazione storica difficile da superare». E quante donne calabresi ancora oggi sono costrette a subire in silenzio per gli assurdi retaggi del passato! Ma per fortuna ci sono anche segnali di riscatto. Esistono lati positivi che nessuna “cosca” potrà mai cancellare. E l&#8217;orgoglio della Calabria buona e giusta deve avere il sopravvento sul male! «È una terra della quale si deve essere orgogliosi per la sua preziosa intelligenza», afferma la giornalista Rai Maria Rosaria La Morgia, che ha scritto la presentazione della prima edizione di “Passi affrettati”.</p>
<p>Una femminista da anni impegnata in serie e decise battaglie in difesa delle donne. Protagonista di pagine importanti nella storia della crescita dei diritti delle donne in Abruzzo: tra le fondatrici del Centro di Cultura delle donne Margaret Fuller; in consiglio regionale è stata la prima firmataria della legge sulla promozione e il sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per le donne maltrattate.</p>
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		<title>Presentazione Malitalia a Campobasso</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 05:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Photogallery]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
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		<description><![CDATA[Campobasso, sabato 13 marzo 2010. Alle ore 18.00, presso la Sala dell’Incubatore dell’Economia Sociale, &#8220;Incontra&#8221; (Via Monsignor Bologna, 15) Paolo De Chiara, direttore del mensile “il Ponte”, intervista:
- Antonio Sorbo, direttore “Altromolise.it”
- Rossana Venditti, pubblico ministero Procura di Campobasso
- Nicola Magrone, Procuratore Capo della Repubblica di Larino
- Laura Aprati, giornalista e autrice Rai
- Enrico Fierro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Campobasso, sabato 13 marzo 2010. Alle ore 18.00, presso la Sala dell’Incubatore dell’Economia Sociale, &#8220;Incontra&#8221; (Via Monsignor Bologna, 15) Paolo De Chiara, direttore del mensile “il Ponte”, intervista:<br />
- <strong>Antonio Sorbo</strong>, direttore “Altromolise.it”<br />
- <strong>Rossana Venditti</strong>, pubblico ministero Procura di Campobasso<br />
- <strong>Nicola Magrone</strong>, Procuratore Capo della Repubblica di Larino<br />
- <strong>Laura Aprati</strong>, giornalista e autrice Rai<br />
- <strong>Enrico Fierro</strong>, inviato de Il Fatto Quotidiano</p>
<p><em>In Calabria la ‘ndrangheta ha cambiato le regole del gioco: si muore.</em><br />
<em>A Trapani gli imprenditori prima si associano a Cosa Nostra e poi a Confindustria.</em><br />
<em>A Casal di Principe la camorra  paga 900 mila euro di stipendi al mese.</em><br />
<em> In tre regioni italiane si combatte una guerra nell&#8217;indifferenza generale del Paese. </em><br />
<em>Ci sono paesi e città, interi quartieri di importanti metropoli, dove si vive e si muore proprio come nelle zone di guerra. </em></p>
<p><em>Ci sono cecchini che sparano, bombe che esplodono, squadroni della morte in azione per eseguire sentenze  decretate da tribunali segreti e al di sopra delle leggi dello Stato.</em><br />

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		<title>Sahid Belamel. Morto nell&#8217;indifferenza generale</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 18:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da il necrologio de La Nuova Ferrara)
Riportiamo un articolo della Nuova Ferrara, perché la Malitalia è anche questo, far morire un &#8220;diverso&#8221; (in questo caso un extracomunitario).E voltare la faccia di fronte ad un uomo che muore è  come voltare la testa di fronte a se stessi e a quello che siamo. Ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da il necrologio de <a href="http://lanuovaferrara.gelocal.it/dettaglio/sahid-era-straniero-nessun-aiuto/1865499" target="_blank">La Nuova Ferrara</a>)</p>
<div id="attachment_1097" class="wp-caption alignleft" style="width: 224px"><img class="size-medium wp-image-1097" title="sahid_belam" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/sahid_belam-214x300.jpg" alt="Sahid Belam" width="214" height="300" /><p class="wp-caption-text">Sahid Belam</p></div>
<p><em>Riportiamo un articolo della Nuova Ferrara, perché la Malitalia è anche questo, far morire un &#8220;diverso&#8221; (in questo caso un extracomunitario).E voltare la faccia di fronte ad un uomo che muore è  come voltare la testa di fronte a se stessi e a quello che siamo. Ed è quello  che fanno tutti i collusi, i contigui, i  compiacenti di tutte le mafie.</em></p>
<p>FERRARA. Ha scosso la coscienza della città il grande necrologio pubblicato sulla prima pagina della &#8220;Nuova Ferrara&#8221; dedicato a Sahid Belamel, straniero e clandestino, morto per il freddo la mattina di San Valentino dopo essere stato per molte ore nudo e ferito ai bordi di una strada senza che nessuno lo soccorresse. Il necrologio che ricorda lo sconcertante episodio ha fatto sobbalzare molti ferraresi che hanno inviato al giornale riflessioni e interventi sul caso del giovane magrebino morto perchè nessuno ha chiamato i soccorsi. «Sono amareggiato dall&#8217;indifferenza dei miei concittadini» scrive un ragazzo ferrarese che vive in una grande città europea. «Se l&#8217;intolleranza nei confronti degli immigrati &#8211; scrive un&#8217;altra lettrice &#8211; è salita a livelli inconcepibili, è perché sono state alimentate ad arte le paure inconsce della popolazione che si sente autorizzata ad esternare i pensieri più biechi e sempre più spesso dalle parole ai fatti».</p>
<p>Il necrologio provocatorio è stato apprezzato anche da Roberto Natale, presidente della Fnsi che ha inviato alla redazione una lettera in cui «ringrazia il direttore Boldrini e tutta la redazione de &#8220;La Nuova Ferrara&#8221; per la scelta di ricordare, in maniera giornalisticamente così incisiva, il giovane nordafricano. La nostra informazione &#8211; prosegue Natale &#8211; sui temi dell&#8217;immigrazione è troppo spesso un moltiplicatore dei germi di razzismo e xenofobia: quasi sempre senza rendercene conto, diffondiamo paure, stereotipi, pregiudizi. Proprio per contrastare questa deriva la Fnsi ha deciso &#8211; insieme all&#8217;Ordine &#8211; di varare la &#8220;Carta di Roma&#8221;, cioè un protocollo deontologico che richiama ogni giornalista ad usare con precisione i termini, a non ridurre il fenomeno dell&#8217;immigrazione ad una questione di sicurezza, a non parlare soltanto di singole vicende di cronaca ma a dare la consistenza reale della questione, nelle sue ombre e nelle sue luci».</p>
<p>Il giornale pubblica anche l&#8217;intervento del sindaco Tiziano Tagliani, dell&#8217;arcivescovo monsignor Paolo Rabitti e di don Domenico Bedin, sacerdote di &#8220;frontiera&#8221; che si occupa dei problemi di immigrazione e gestisce un&#8217;associazione per la prima coglienza di chi si trova in difficoltà. «Stiamo perdendo di vista il vero senso della vita &#8211; scrive il sindaco Tagliani &#8211; con un forte individualismo a scapito dei valori comuni e universali che ci sono stati consegnati dai nostri antenati e che abbiamo il dovere di mantenere vivi per noi e per i nostri figli. La morte di Sahid Belamel ci costringe a meditare». L&#8217;arcivescovo Paolo Rabitti nel suo fondo scrive «Così muore la pietà» e paragona l&#8217;episodio ferrarese alla parabola evangelica del Buon Samaritano&#8230; «fui visto da molti e lasciato nello stato di abbandono, senza vestiti e malfermo e, perciò, abbandonato al suo destino. Così anche Ferrara, dopo altre città, entra nel novero delle comunità umane ad alto tasso di disumanità. Così i giovani, che sembrano tutt&#8217;uno quando varcono le discoteche, nel momento in cui uno di loro sballa e &#8220;sbiella&#8221;, lo lasciano al loro destino».</p>
<p>Don Domenico Bedin lancia un confronto con un&#8217;altra giovane morte che ha scosso i ferraresi, quella di Federico Aldrovandi. «Il far finta di non vedere &#8211; scrive il sacerdote &#8211; per non compromettersi, è stata la costante anche della vicenda di Federico, rotta solo da una camerunense che in qualche modo ci ha redenti. Ma non abbiamo imparato la lezione».<br />
«Non avevo fatto questa associazione, ma è vero &#8211; commenta Patrizia Moretti, la mamma di Federico &#8211; ripensando ad Anne Marie e al suo senso civico, mi viene da dire che molto più di noi gli immigrati hanno mantenuto intatto quel senso di solidarietà e fratellanza che da noi è andato perduto. Siamo diventati più chiusi e individualisti, abbiamo perso la capacità di empatia nei confronti del prossimo. Qualità che invece le popolazioni più povere hanno conservato, come i bambini. Mi fa pensare ai racconti di mio nonno, quando mi parlava della guerra e dei pericoli e delle privazioni che la gente allora doveva affrontare. Ma che proprio per quei pericoli e quelle privazioni era più portata a tendere la mano verso gli altri, a sostenersi l&#8217;un l&#8217;altro. Ecco, questo credo sia il grande insegnamento che gli immigrati possono riuscire a darci».</p>
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