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	<title>Malitalia &#187; Laura Aprati</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Malitalia a teatro</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 16:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
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		<description><![CDATA[Dare voce e respiro, far vibrare in un&#8217;atmosfera di raccolta condivisione gli attimi cruciali, le tappe dolorose e nascoste di una guerra incessante, far rivivere per una sera storie e persone, vittime e carnefici, geniali ed onnipotenti attori del mondo criminale ed eroi silenziosi cui le stesse scelte di vita hanno negato perfino il diritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dare voce e respiro, far vibrare in un&#8217;atmosfera di raccolta condivisione gli attimi cruciali, le tappe dolorose e nascoste di una guerra incessante, far rivivere per una sera storie e persone, vittime e carnefici, geniali ed onnipotenti attori del mondo criminale ed eroi silenziosi cui le stesse scelte di vita hanno negato perfino il diritto ad un grido di dolore.</p>
<p>Con questo spirito viene portato a teatro Malitalia, il libro in cui Laura Aprati ed Enrico Fierro hanno voluto scandagliare gli anfratti della guerra alle mafie, tracciando un sentiero tra le testimonianze di chi, malgrado tutto e contro tutti, ancora non è deciso ad arrendersi.</p>
<p>Un percorso che attraversa il nostro Paese nello spazio e nel tempo, che prende vita attraverso la bravura di otto giovani attori, metafora di un&#8217;intera generazione che si fa ora carico di questo fardello insostenibile. Un&#8217;altra generazione che dovrà affrontare la solita, atavica, inevitabile scelta tra la ritirata codarda, il salto della barricata e la battaglia a viso aperto.</p>
<p><strong>Guarda i video dello Spettacolo teatrale.</strong></p>
<p><em>Malitalia a Teatro [1di3]</em><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/aB-WoaxYJyE?hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/aB-WoaxYJyE?hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><em>Malitalia a Teatro [2di3]</em><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4MLRYCc-mZo?hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/4MLRYCc-mZo?hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><em>Malitalia a Teatro [3di3]</em><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SI2xMQf39eY?hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/SI2xMQf39eY?hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><strong>Lo spettacolo teatrale Malitalia si è tenuto a Roma, giovedì 27 gennaio 2011 presso Antù SpazioTeatro OFF</strong><br />
<a title="Site Link" href="http://www.antu.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=263&amp;Itemid=47" target="_blank">www.antu.it</a><br />
<em>In collaborazione con</em> MTM Mimoteatromovimento<br />
<em>Adattamento e coordinamento</em> Lydia Biondi<br />
<em>Cast</em> Giulia Adami, Matteo Bartoli, Marco Cassini, Francesca De Berardis, Igor Horvat, Valentina Lombardi, Elisa Pavolini, Mario Schittzer<br />
<em>Musiche</em> Enrico Melozzi<br />
<em>Pitture</em> Roberto De Francisci Epifani</p>
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		<title>Il documentario, l’arma più forte in un Paese dove c’è “troppa libertà di stampa”</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 11:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Linares]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Luisa Pronzato)
4 maggio 2010. Parola del premier Silvio Berlusconi davanti ad Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE, nella sala dei galeoni a Palazzo Chigi. L’occasione è la presentazione del rapporto OCSE sulla capacità di risposta alle catastrofi naturali da cui l’Italia esce con un giudizio positivo. Il giorno prima, nel rapporto 2010,sulla libertà di stampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/malitalia-foto-263x300.jpg" alt="" title="malitalia foto" width="263" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-4844" />(di Luisa Pronzato)</p>
<p>4 maggio 2010. Parola del premier Silvio Berlusconi davanti ad Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE, nella sala dei galeoni a Palazzo Chigi. L’occasione è la presentazione del rapporto OCSE sulla capacità di risposta alle catastrofi naturali da cui l’Italia esce con un giudizio positivo. Il giorno prima, nel rapporto 2010,sulla libertà di stampa nel mondo redatto da Freedom House,<strong> l’Italia è retrocessa da paese “free” a “partly free”, in compagnia di Israele e Taiwan. Paese “parzialmente libero”: 72° nel mondo, a pari merito con India e Benin, dietro a Cile e Corea del Sud, e ultimo nell’Eurozona.</strong> Abbiamo qui arbitrariamente fatto partire la rassegna dei documentari (selezionati in modo altrettanto arbitrario) dal 2001. Anno del G8 a Genova  e di bella ciao, un altro mondo è possibile, il documentario di Marco Giusti e Roberto Torelli&#8230;<strong> Documentari che “prendono parte” o che sono parte</strong>. Tutti giù per aria, nata dall’idea di un cassaintegrato Alitalia. Sono fatti di immagini che si integrano con archivi personali. </p>
<p>E’ il caso di Una montagna di balle<strong> dalla narrazione diretta, senza voci esterne, nato dalla voglia di far parlare persone e luoghi incontrati nel nostro lavoro e far conoscere l’ordinarietà della vita con le mafie” racconta Laura Aprati, giornalista che per realizzare il documentario si è fatta produttrice di sé stessa.” Molto il materiale arrivato da collaboratori volontari. Integrato con pezzi-interviste esclusivi e inediti: come </strong><strong>Giuseppe Linares</strong>, capo della squadra mobile di Trapani, sotto scorta dal 2004, <strong>Antonio Birrittella,</strong> ex mafioso della famiglia Denaro, diventato dichiarante di giustizia, <strong>Roberto Battaglia</strong>, imprenditore casertano che ha fatto arrestare il cugino di Sandokan”. Il documentario della Aprati racconta anche <strong>un’altra storia di “distribuzione”. Passano ai festival, in piccoli spezzoni su diverse reti tv, presente su You Tube, su corriere.it e soprattutto “continua” attraverso un sito e da una pagina di Facebook di oltre 2300 fan, “giovani e non solo del Sud, attenti al fenomeno mafia e alle ripercussioni in Italia”</strong></p>
<p><em>(tratto da “Almanacco Guanda 2010 Malaitalia, dalla mafia alla cricca e oltre)</em></p>
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		<title>Cultura e Legalità. Associazione Marino Fardelli</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 09:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedì 15 novembre 2010, dalle ore 10,00, presso la Biblioteca Comunale Malatesta di Cassino (ex cinema Arcobaleno) si terrà la presentazione del libro Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e cacciatori alla presenza degli Autori Laura Aprati (giornalista, autore programmi Rai) e Enrico Fierro (giornalista).
Modera i lavori il professor Fausto Pellecchia, Docente dell&#8217;Università degli Studi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4705" title="malitalia-cover-b" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/malitalia-cover-b.jpg" alt="malitalia copertina" width="200" height="228" /><strong>Lunedì 15 novembre 2010, dalle ore 10,00, presso la Biblioteca Comunale Malatesta di Cassino</strong> (ex cinema Arcobaleno) si terrà la presentazione del libro <em>Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e cacciatori</em> alla presenza degli Autori Laura Aprati (giornalista, autore programmi Rai) e Enrico Fierro (giornalista).<br />
Modera i lavori il professor Fausto Pellecchia, Docente dell&#8217;Università degli Studi di Cassino.</p>
<p>Evento segnalato su <a title="Facebook Link" href="http://www.facebook.com/event.php?eid=123944644332143&amp;index=1" target="_blank">Facebook</a><br />
<a title="Casa della legalità Link" href="http://www.casadellalegalita.org" target="_blank">www.casadellalegalita.org</a></p>
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		<title>Malitalia. Una Lezione di metodo per chi non bacia le mani</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 09:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rubbettino]]></category>

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		<description><![CDATA[(Tratto da ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_2012" class="wp-caption alignleft" style="width: 213px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Peppino-Impastato-203x300.jpg" alt="Peppino Impastato" title="Peppino-Impastato" width="203" height="300" class="size-medium wp-image-2012" /><p class="wp-caption-text">Peppino Impastato</p></div><br />
(Tratto da <a href="http://storiedikatia.blogspot.com/2010/05/malitalia-una-lezione-di-metodo-per-chi.html"_blank">Storiedikatia</a> &#8211; di Katia Ippaso)</p>
<p><strong>Sinfonico, generoso, duro</strong> quando deve essere duro e innamorato mentre scolpisce le vite di quelle creature a cui nessuno fa mai domande, la massa di invisibili che lavorano, rischiano e sognano al posto nostro. <strong>Malitalia</strong> va a perlustrare il suolo del Sud senza preconcetti, analizzando zolla dopo zolla. </p>
<p>Sì, c’è del marcio in Italia. Ma c’è anche del bello, anzi del sublime. A leggere le storie raccolte da Laura Aprati ed Enrico Fierro, si prova un sentimento contrastante, di rabbia e di fiducia. Rabbia per il radicarsi di un sistema mafioso che vede declinare il pensiero e le azioni delle ultime generazioni su un versante sempre più sofisticato, legato ai traffici immateriali di danaro e all’affermarsi di un modello di vita materialista. Fiducia nei confronti delle donne e degli uomini che in questa Italia bucata si alzano ogni mattina per denunciare, riflettere, operare, parlare con i bambini, sanare le zone infette e fabbricare con l’inchiostro e le mani un’utopia diversa. Storie di mafiosi da una parte. Storie di eroi e cacciatori dall’altra. Malitalia (Rubbettino, 15 euro) è un piccolo libro, facile da leggere. Porta in grembo un documentario misurato, di alto valore pedagogico.</p>
<p><strong>Con parole e immagini, i due giornalisti disegnano una mappa precisa dell’Italia</strong>, partendo da Trapani, passando per la Calabria, e fermandosi in Campania, in un viaggio antropologico che si incolla ai racconti di individui veri e al profilo diseguale del paesaggio. Come lettore non si ha mai la sensazione che questo libro sia l’ennesima commissione su temi caldi da bruciare in un processo di veloce consumo culturale. Al contrario, sembra quasi di sentire il respiro del pensiero, il tarlo del dubbio, la profondità di certi dialoghi che spingono la dialettica fino in fondo, là dove bene e male si guardano in faccia con severità.</p>
<p>La scelta di un autore plurale (Enrico Fierro ed Laura Aprati hanno chiesto la collaborazione di colleghi anche giovani che conoscono bene il territorio, da <strong>Angela Corica</strong> a <strong>Titti Beneduce</strong>, da <strong>Salvo Palazzolo</strong> ad <strong>Alessandra Barone</strong>, ma anche di personalità come <strong>Don Luigi Ciotti</strong>) è non solo affascinante ma vincente, e dà uno schiaffo al modo baronale con cui molti giornalisti conducono in Italia l’informazione. Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori è una lezione di metodo, oltre che una fonte preziosa di notizie mai lasciate a bruciare in una terra assolata ma sempre affabulate, accompagnate, curate.</p>
<p>Da Trapani, arrivano <strong>i disegni (di paesaggi) e i ritratti (di esseri umani)</strong> fatti con passione e delicatezza da Laura Aprati, accanto ai ragionamenti filosofici di <strong>Giuseppe Linares</strong>, capo della squadra mobile di Trapani, e all’identikit (firmato da Rino Giacalone) dell’ultimo boss latitante, l’ex “Ministro degli Esteri di Cosa Nostra” <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, l’uomo destinato a prendere il posto di Provenzano al vetrice della nuova piramide mafiosa. Attraversando il paesaggio brullo di Calabria, si incontra un moderno Medioevo, con i boss rintanati in bunker ricavati da un ovile, spesso stanati dai “cacciatori”, uomini che fanno una vita durissima. <strong>Una Calabria dove le donne sono vittime di un regime tribale</strong>, e una giovane giornalista di poco più di vent’anni vive sotto minaccia perché ama la verità e la scrive. Un paese povero poverissimo che nutre con latte guasto e pensieri storti una delle organizzazioni criminali più organizzate e ramificate nel mondo, la ‘ndrangheta.</p>
<p>Partendo dalla Sicilia e attraversando quello che gli insulani chiamano ancora “il continente”, si arriva infine in Campania, e lì ci fermiamo, a raccogliere segni di una natura diversa, comportamenti più inclini alla messa in spettacolo del dolore e della violenza. Un mondo in cui le donne uccidono le donne nel nome del padre.</p>
<p>In questa mappa della Malitalia, finiscono anche le parole di colleghe straniere, che raccontano la traiettorie del crimine nei Balcani, in Germania, in Olanda. Teoricamente, potrebbe risultare una babele. Invece il tono è lineare e frastagliato, sincero, attento ai racconti di tutti, non solo di quelli che contano. Facciamo un esempio.</p>
<p>Un giorno una donna incontra una sua coetanea sulle rive dell’Hudson. <strong>Cominciano a parlare. Semplicemente, umanamente.</strong> Caterina racconta a Laura che ha dovuto lasciare la sua terra, la Calabria, assieme al marito, perché come proprietari di un’azienda olivicola avevano dovuto subire pesanti ritorsioni. Loro che a Gioia Tauro erano rispettati e trattati come capi, adesso sono costretti a fare le pulizie e tagliare il prato a casa di padroni americani. È il prezzo della libertà.<br />
La donna che ascolta è “anche” una giornalista. Ricorderà questa scena al momento opportuno. Per il momento non è lì ad estorcere confessioni per conto di altri padroni/editori.<br />
Questo racconto, che potrebbe segnare l’inizio di un romanzo, è la chiave di un libro-inchiesta diverso dagli altri <strong>perché gli autori sono fatti così: si mettono a perdere tempo davanti alle sponde di un fiume ascoltando storie, testimoniando con attenzione il tempo presente.</strong></p>
<p>Malitalia è uno dei cinque libri che l’editore Rubbettino ha scelto per promuovere l’iniziativa <strong>Non bacio le mani</strong>: il sapere e la conoscenza contro la cultura mafiosa di tutti i tipi. Gli altri testi sono <em>’Ndrangheta e Storia criminale</em> di Enzo Ciconte, <em>Il Gotha di Cosa nostra, la mafia dopo Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine</em> di Piergiorgio Morosini e <em>Peppino Impastato, una vita contro la mafia</em> di Salvo Vitale. </p>
<p>“Tutti i regimi dispotici hanno provato a mettere le mani sulle tv e sui mezzi di informazione. Ma con i libri non è facile” riflette l’editore <strong>Florindo Rubbettino</strong>. “La crescita di libri ed iniziative editoriali che analizzano il fenomeno mafioso fornendo strumenti per combatterlo, è un fatto importante per questo Paese&#8230; Io non temo un ritorno d’immagine negativa rispetto al parlare di mafia o allo scrivere di mafia. Se c’è una rappresentazione negativa è perché stiamo parlando di una descrizione della realtà così com’è&#8230; non ci muoviamo nel campo dell’onirico” dichiara <strong>Fabio Granata</strong>, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia nel corso della presentazione alla stampa dell’iniziativa. Una risposta non equivoca alle dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio che recentemente ha accusato libri come Gomorra di promuovere la mafia nel mondo.<br />
&#8220;<em>Berlusconi si può permettere di editare Gomorra, guadagnarci molto sopra e poi prendersela con gli scrittori e gli sceneggiatori</em> – commenta Enrico Fierro &#8211; <em>ma questo è un periodo in cui il silenzio fa comodo alla mafia, soprattutto per due grandi opere, l’Expo di Milano, già avviata e il Ponte sullo Stretto, ancora virtuale</em>”.</p>
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		<title>Rai1. Malitalia non bacia le mani</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 14:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da www.tg1.rai.it) Intervista esclusiva del Tg1 a Laura Aprati per la Campagna Nazionale Non Bacio le Mani, promossa da Rubbettino Editore per divulgare la lettura contro il fenomeno mafioso.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da www.tg1.rai.it) Intervista esclusiva del Tg1 a <strong>Laura Aprati</strong> per la Campagna Nazionale <a href="http://www.nonbaciolemani.it" target="_blank">Non Bacio le Mani</a>, promossa da Rubbettino Editore per divulgare la lettura contro il fenomeno mafioso.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/EIx7zFK2Ulk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/EIx7zFK2Ulk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia al Liceo Vittoria Colonna</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 22:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Scritto da Giulia Falzone 3 Q)
Eccoci qui, aula magna gremita di studenti, professori un po’ preoccupati per l’esito dell’incontro: chissà se i ragazzi si comporteranno “bene”, faranno attenzione.. ma appena prende il microfono Laura Aprati,giornalista e autrice del libro insieme a Enrico Fierro,il vocio presente in aula si placa, l’attenzione si focalizza su di lei, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1726" href="http://www.malitalia.it/2010/04/malitalia-al-liceo-vittoria-colonna/aprati-fierro-3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1726" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Aprati-Fierro-3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>(Scritto da Giulia Falzone 3 Q)<br />
Eccoci qui, aula magna gremita di studenti, professori un po’ preoccupati per l’esito dell’incontro: chissà se i ragazzi si comporteranno “bene”, faranno attenzione.. ma appena prende il microfono Laura Aprati,giornalista e autrice del libro insieme a Enrico Fierro,il vocio presente in aula si placa, l’attenzione si focalizza su di lei, una donna minuta, ma che con poche parole riesce subito a trasmetterci l’amore che prova per il suo lavoro,quel giornalismo vero, di denuncia, che non si piega al più forte, non resta in silenzio.<br />
Ci racconta in breve qual è lo scopo del libro, quello di portare alla luce realtà come quella della Calabria, della Sicilia e della Campania.Posti in cui tutto passa sotto il controllo della mafia, dove &#8211; come detto dallo stesso Fierro &#8211; i nostri coetanei non hanno un futuro,non hanno speranze: o diventano complici o vengono sottoposti a una discriminazione sociale non indifferente, ogni loro scelta potrebbe costargli la vita, ogni loro scelta deve rispettare gli interessi dei boss.<br />
Mentre i due giornalisti parlano raccontando con la fierezza e il coraggio di chi nella vita ha fatto una scelta, di chi sa di essere dalla parte giusta &#8211; quella DELLA LEGALITA’ &#8211; i ragazzi sono sempre più catturati dalle storie di mafiosi, di boss della droga. Vengono i brividi a rendersi conto di quanto le organizzazioni siano ben costruite e diramate nel territorio, che hanno un proprio codice, dove ogni componente ha un ruolo specifico, donne mafiose che insegnano alle elementari per fuorviare le nuove generazioni sono il simbolo di quanto non si tratti di semplici apparati criminali ma di una vera e propria mentalità,che fonda le sue basi sull’omertà di chi sa ma non parla. E lo Stato come cerca di contrastare questa piaga dell’Italia?<br />
Non le contrasta, perché purtroppo il “potere lega la mafia allo Stato”, quindi sta a noi risolvere il problema,cambiare le cose, perché si possono cambiare!<br />
Finché la scuola offrirà a noi studenti opportunità di questo tipo,che ci permettono una conoscenza reale dei fatti,di usufruire ancora di un’informazione libera.. Finché avremo la possibilità di avere una cultura e finché esisteranno persone pronte a denunciare queste situazioni&#8230; allora la mafia potrà essere combattuta, e forse un giorno debellata completamente, ma bisogna volerlo,bisogna volere e vivere la LEGALITA’!</p>
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		<title>Malitalia partecipa ai Progetti Educazione alla legalità</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 13:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inizio: mercoledì 14 aprile 2010 alle ore 11.15
Fine: lunedì 19 aprile 2010 alle ore 12.45
Luogo: Licei Vittoria Colonna
Indirizzo: Via dell&#8217;arco del Monte 99
Città/Paese: Rome, Italy
Per promuovere i Progetti Educazione alla legalità e Incontro con gli autori, Laura Aprati e Enrico Fierro incontreranno gli studenti delle classi 3Q 3I 4Q 4I del Liceo Vittoria Colonna.
I due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizio: <strong>mercoledì 14 aprile 2010 alle ore 11.15</strong><br />
Fine: <strong>lunedì 19 aprile 2010 alle ore 12.45</strong><br />
Luogo: <strong>Licei Vittoria Colonna</strong><br />
Indirizzo: <strong>Via dell&#8217;arco del Monte 99</strong><br />
Città/Paese: <strong>Rome, Italy</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1716" title="alunni-vittoria-colonna-roma" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Aprati-Fierro-2-300x225.jpg" alt="alunni-vittoria-colonna-roma" width="300" height="225" />Per promuovere i Progetti Educazione alla legalità e Incontro con gli autori, Laura Aprati e Enrico Fierro incontreranno gli studenti delle classi 3Q 3I 4Q 4I del Liceo Vittoria Colonna.</p>
<p>I due autori hanno commentato: <em><strong>Malitalia</strong> nasce dalla necessità di raccontare la quotidianità delle mafie, soprattutto delle storie e delle persone che non guadagnano le prime pagine dei giornali. Questo perché oggi la normalità è spesso considerata meno interessante di un evento negativo. Abbiamo scelto persone che mai avevano raccontato pubblicamente la propria storia, la propria vita, le proprie scelte. È un lavoro che nasce anche dalla voglia di far conoscere ai giovani un mondo che spesso sembra lontano ma che invece, oggi, è sempre più presente anche nella vita di tutti i giorni al Sud come al Nord, come in gran parte d’Europa.</em></p>
<p><em>Il documentario Malitalia si avvale delle voci e dei volti di <strong>Dacia Maraini</strong> e <strong>Don Luigi Ciotti </strong>due preziosi Virgilio che ci hanno permesso di cucire insieme non solo 3 regioni diverse ma ci hanno aiutato a spiegare meglio come le mafie si sono trasformate e stanno sempre più acquistando un volto pulito.<br />
Abbiamo anche voluto raccontare le storie di uomini dello Stato che ogni giorno rischiano la propria vita per scelta e non per obbligo. Per molti di loro questa vita è vissuta come una missione.<br />
Inoltre il libro ha un glossario finale che raccoglie tutti i personaggi citati cercando così di aiutare, chi non è del settore, a capire meglio persone e periodi storici.<br />
Ed è per questo che riteniamo interessante poterne discutere con i giovani di un liceo e rispondere alle loro domande proiettando anche il documentario.</em></p>

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<p>Vedi anche <a href="http://www.vittoriacolonnalicei.it/notizie/380-progetti-educazione-alla-legalita-e-incontro-con-gli-autori.html" target="_blank">il sito dei Licei Vittoria Colonna</a></p>
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		<title>Ecoradio intervista Laura Aprati</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 08:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecoradio intervista telefonicamente Laura Aprati per parlare di mafia,  camorra, ndrangheta. La criminalità organizzata non è più quella delle coppole e delle lupare, si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Dal Sud, seguendo la linea della palma di cui parlava Sciascia ne Il Giorno della civetta, ha risalito la penisola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/eco-radio-logo.gif" alt="" title="eco-radio-logo" width="145" height="118" class="alignleft size-full wp-image-1660" />Ecoradio intervista telefonicamente Laura Aprati per parlare di mafia,  camorra, ndrangheta. La criminalità organizzata non è più quella delle coppole e delle lupare, si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Dal Sud, seguendo la linea della palma di cui parlava Sciascia ne <em>Il Giorno della civetta</em>, ha risalito la penisola e si è radicata al Nord. Malitalia racconta tutto questo. Storie e uomini, spesso dimenticati, di una guerra quotidiana. Carnefici e vittime. Dall’ultimo capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, alla prima vittima dei casalesi Salvatore Nuvoletta.</p>
<p><embed src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/ecoradio-intervista-laura-aprati-malitalia.mp3" width="144" height="60" volume="50" type="audio/mp3" autostart="false" controls="console"></embed></p>
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		<title>Banche, le mani sui beni confiscati</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 04:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
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		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1643" title="corruzione3" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/corruzione3.jpg" alt="" width="300" height="245" />Sicilia occidentale. Calabria locride. Campania casertano. Lombardia varesotto. Emilia Romagna, modenese. Lazio litorale pontino. Tante confische, tanti beni tolti alle mafie, tante attività che tornano ad essere “legali”. Un esempio fra tutti la “Calcestruzzi Ericina”, nelle mani di <strong>Vincenzo Virga</strong> uomo dell’ultimo grande boss <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, e poi passata allo Stato. Uomini contigui alla criminalità organizzata tentano di convincere l’allora Prefetto, <strong>Fulvio Sodano</strong>, a disfarsene. Ma lui ha tirato dritto, l’ha fatta funzionare nonostante i tentativi di farla fallire e di deprezzarla (dalla testimonianza di Antonino Birrittella ex mafioso oggi dichiarante di giustizia).</p>
<p>Il Prefetto ne ha voluto fare un esempio per il territorio. Il prezzo pagato è stato l’allontanamento dalla città, diciamo che non era in linea con il pensiero dominante, ma la Calcestruzzi ha resistito e grazie a Libera, don Ciotti e ad una banca, Unipol, oggi è sul mercato, produce inerti anzi, come dice il suo nome Rose, fa recupero omogeneizzato di scarti edilizi.</p>
<p>Ma quanti beni sono in questa situazione? Quanti hanno goduto di appoggi come Unipol? Don Luigi Ciotti si batte da anni dicendo che oltre il 30% dei beni confiscati non può essere usato perché gravato da ipoteche bancarie. E vista la legge sulla vendita dei beni confiscati loro saranno le prime a partecipare alle aste ricomprandoli anche in nome e per conto di personaggi in odor di mafia. Ma come è possibile parlare di Agenzia dei beni confiscati, parlare di togliere i beni ai mafiosi, inneggiare alla vittoria ad ogni confisca effettuata e non porsi il problema dell’utilizzo? Ma soprattutto come è possibile non affrontare il problema banche? Sono loro il punto nodale della gestione dei beni confiscati. Facciamo un esempio, sempre siciliano ma valido per tutti i territori.</p>
<p>Supermercati Despar gestiti da Grigoli, il “cassiere” di Matteo Messina Denaro. Confiscati, dati in gestione ed ora quasi al fallimento. Perché? Perché le banche non sono più così elastiche come quando apparteneva ai mafiosi. Lo scoperto non è ammesso. E in più i fornitori che una volta aspettavano anche 90 giorni per essere pagati adesso pretendono il pagamento entro 30 giorni (quando va bene). Una volta il pane, quello di Castelvetrano, si comperava solo in quei supermercati. Ora che è noto che il boss non li gestisce più si può andare a comperare il pane ovunque. E gli affari calano e si rischia la chiusura anche perché essendo sotto amministrazione giudiziaria non esistono pagamenti in “nero” né per fornitori né per lavoratori. E le tasse si devono pagare tutte.</p>
<p>Quanti uomini, imprenditori soprattutto, decidono di passare alla giustizia e si trovano sul lastrico perché le banche li considerano “a rischio”. Passare allo Stato è equiparato a non essere più un “buon pagatore”. La domanda nasce spontanea come potrà lo Stato battere la mafia, oramai sempre più finanziaria e imprenditoriale, se le banche abbandonano al loro destino chi non è più mafioso? E non sono parole di circostanza e di semplice demagogia ma sono le voci raccolte tra i tanti che hanno deciso di cambiare la loro vita e che per ottenere un finanziamento debbono produrre tanti di quei documenti che ti penti di voler essere un uomo onesto. Mentre d’altra parte ci sono aziende che ottengono fidi pur avendo sentenze passate in giudicato. “Due pesi due misure che sempre più ti fanno sentire l’inutilità di essere onesti” (Corrado Alvaro). Il problema non si affronta perché fare la guerra alle banche vuol dire toccare i fili della corrente. Perché le banche controllano i conti di tante persone che votano, che producono, che ti possono rifare la casa o arredartela.</p>
<p>E oggi si uccide molto di più con un conto corrente chiuso che con la pistola. Adesso si dice che l’Agenzia dei beni confiscati è la panacea di questi problemi. Ma già è iniziata la lotta per avere più sedi tra cui una a Palermo e forse a Roma. Non è che abbiamo, trasversalmente, creato un nuovo carrozzone? Tutto fumo e niente arrosto. Perché non chiediamo alle banche di diventare partner delle iniziative sui beni confiscati? Chiediamogli di tornare a fare quello che fu la spinta del Monte dei Paschi alla fine del ‘400. Aiutavano gli artigiani a diventare grandi e poi si riprendevano la loro parte. Non è un’utopia è un nuovo (vecchio) modo di gestire il futuro. Quello che gli americani chiamano “project financing” ma che è nato da noi secoli fa. Perché lasciare soli uomini come don Luigi Ciotti che hanno danno la spinta sociale al cambiamento? Adesso c’è bisogno di risorse. Non possiamo far morire un supermercato perché non è più dei mafiosi ridando così a loro quegli uomini che, da disoccupati, accetteranno qualsiasi lavoretto anche sporco.</p>
<p>Le banche hanno obiettivi finanziari ma vivono nella società e ci sono tante piccole realtà che dimostrano che è possibile fare affari ed essere vicini ai cittadini e questo senza dover scomodare il premio Nobel Yunus e il microcredito. Ma questo vale in piccole realtà, vale perché si incontra il direttore di banca che è anche un uomo giusto. Ma non vale per i grandi numeri.</p>
<p>Ultima provocazione perché il ministro Alfano non dice quanti soldi liquidi sono nel Fug (Fondo Unico di Giustizia) che provengono dalle confische? E quei soldi perché non vengono ripartiti in percentuale tra le terre dove sono avvenute le confische (non credo che la Lega possa opporsi: le confische sono anche al Nord) così come chiedono i deputati del Pdl Sicilia (cioè della sua parte)? Sono soldi che gestiti anche con le Banche potrebbero dare respiro ad iniziative economiche e sociali alle aree depresse ed oppresse dalle mafie. Altrimenti non ci rimane da pensare che è meglio far “aumentare” la disoccupazione: c’è più manovalanza tra cui scegliere e gli usurai avranno più uomini da “strozzare”. E a questo punto bisognerebbe pensare che lo Stato preferisce la criminalità organizzata alla legalità.</p>
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		<title>Il paese più povero d’Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 10:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Il paese più povero d’Italia&#8221; di Enrico Fierro. A cura di Nicola Prudente e Federico Quaranta (Decanter Radio2).

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Il paese più povero d’Italia&#8221; di Enrico Fierro. A cura di Nicola Prudente e Federico Quaranta (Decanter Radio2).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/86gHMWjAbeg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/86gHMWjAbeg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Mauro Rostagno. La vera rivoluzione è sconfiggere Cosa Nostra</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/mauro-rostagno-la-vera-rivoluzione-e-sconfiggere-cosa-nostra/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 05:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Mauro Rostagno. La vera rivoluzione è sconfiggere Cosa Nostra&#8221; di Rino Giacalone e Laura Aprati. A cura di Nicola Prudente e Federico Quaranta (Decanter Radio2). Immagine di Felix Petruška.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Mauro Rostagno. La vera rivoluzione è sconfiggere Cosa Nostra&#8221; di Rino Giacalone e Laura Aprati. A cura di Nicola Prudente e Federico Quaranta (Decanter Radio2). Immagine di Felix Petruška.</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/GcTSt-Xj73o&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/GcTSt-Xj73o&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>La Camorra e la Famiglia</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/la-camorra-e-la-famiglia/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 15:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;La camorra e la famiglia, le figlie dei boss&#8221; di Titti Beneduce. Lettura di Laura Aprati, a cura di Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori.
Foto di Shobha.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;La camorra e la famiglia, le figlie dei boss&#8221; di Titti Beneduce. Lettura di Laura Aprati, a cura di Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori.<br />
Foto di Shobha.</p>
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		<title>Camorra. Le donne uccidono le donne</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 15:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio del libro]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Le donne uccidono le donne&#8221; di Enrico Fierro. Lettura di Laura Aprati, a cura di Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. Foto di Shobha.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Le donne uccidono le donne&#8221; di Enrico Fierro. Lettura di Laura Aprati, a cura di Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. Foto di Shobha.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7at7Ob04hG4&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/7at7Ob04hG4&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>La Mafia cambia de piel</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da El Periódico de Catalunya &#8211; di Rossend Domènech)
Dos reporteros aventuran en ‘Malaitalia’ la derrota del crimen organizado tradicional y su transformación a través de la penetración en el Gobierno, las finanzas y la industria. Las mafias italianas serán declaradas difuntas, eliminadas o diezmadas antes del 2013, cuando acabe la actual legislatura gobernada por [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.elperiodico.com/default.asp?idpublicacio_PK=46&amp;idioma=CAS&amp;idnoticia_PK=696424&amp;idseccio_PK=1007&amp;h=" target="_blank">El Periódico de Catalunya</a> &#8211; di Rossend Domènech)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1440" title="mafia_cambia_piel" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/mafia_cambia_piel-300x196.png" alt="Mafia cambia piel" width="300" height="196" />Dos reporteros aventuran en ‘<strong>Malaitalia</strong>’ la derrota del crimen organizado tradicional y su transformación a través de la penetración en el Gobierno, las finanzas y la industria. Las mafias italianas serán declaradas difuntas, eliminadas o diezmadas antes del 2013, cuando acabe la actual legislatura gobernada por los conservadores.</p>
<p>«La Mafia que relatan los libros, el cine y las series televisadas habrá dejado de existir. Oficialmente». <strong>Laura Aprati</strong> es contundente. Tiene la modestia de los reporteros de solera y la firmeza de la buena gente. Junto con <strong>Enrico Fierro</strong> acaba de publicar <strong>Malitalia</strong>, un libro que no es solo un libro, sino una secuencia de confidencias, una investigación y un testimonio.</p>
<p>Todos los textos sobre mafias usan siempre los verbos en pasado. Cuentan que los aliados de la segunda guerra mundial se sirvieron de ella para entrar en Sicilia desde África, <strong>que la Democracia Cristiana gobernó el sur durante 40 años gracias a Cosa Nostra</strong>, que hace diez, cinco o tres años sucedió esto o aquello. En primera línea Malaitalia cuenta la actualidad, cómo ayer mismo servidores del Estado combatían en primera línea al crimen organizado desde una situación no menos peligrosa que la de Afganistán. Ignorados por la información del día a día. Y todo ello pese a que, a causa de la sumisión mafiosa, Campania, Calabria y Sicilia sean el lastre que arrastra Italia.</p>
<p>Más que un libro, el texto se asemeja a un largo <strong>reportaje televisivo</strong> en directo sobre lo sucedido la noche anterior a su publicación en las montañas del Aspromonte, en Calabria. Hasta ahora, nunca se habían publicado las confidencias de quienes, en esa primera línea, sacrifican diariamente las posibilidades que la vida ofrece, como tener hijos, o su convicción de que detrás de la primera fila los coroneles y generales siguen dirigiendo la guerra sin pactar con el enemigo.</p>
<p>O los riesgos que corren al decidir, sin permiso previo, que un mafioso recién arrestado pueda verse durante una noche entera con su esposa en una habitación de hotel para convencerle de que debe colaborar con la justicia, mientras los agentes mantienen acordonado el edificio, esperando la respuesta. En Calabria, Sicilia y Campania, los autores recogen las intimidades profesionales de quienes organizan los equipos de búsqueda y captura de los fugitivos.</p>
<p>«Nunca dejo solos a mis chicos. No podría dormir tranquilo sabiendo que aquella noche están apostados en una carretera, detrás de unos matorrales, para controlar un caserío donde se esconde un huido», confiesa uno. Sale a relucir la sutil línea que separa a unos y otros –«nosotros y los mafiosos»–, con la dificultad de librar una «guerra» en la que unos respetan «las reglas de la democracia» y los otros no. Una guerra «entre quienes [los mafiosos] poseen una liquidez que ofusca cualquier banco y quienes [los policías] tienen dificultades para comprar papel de fotocopiadora».</p>
<p>En escasas 150 páginas, el texto describe esa «infantería» policial apostada en algún bosque siciliano o pegada a los auriculares escuchando las conversaciones de los lugartenientes de <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, el líder más conocido de Cosa Nostra. Muchos le consideran el capo actual, sucesor de <strong>Luciano Liggio, Totò Riina </strong>y <strong>Bernardo Provenzano</strong>.</p>
<p>Es uno de los cinco criminales más buscados del mundo y está fugado desde 1993. «En cualquier momento» «Messina Denaro puede ser detenido en cualquier momento&#8230;», afirman los autores del libro. Y uno se queda perplejo. ¿Por qué, pues, no se hace ya? La respuesta contiene probablemente la clave del por qué y con qué consecuencias, antes del 2013, las mafias tradicionales serán oficialmente derrotadas. Escriben los autores que «las mafias han cambiado de piel» y que «el silencio actual de los fusiles no significa una tregua&#8230; sino solo un cambio genético». Se arresta a un promedio de ocho mafiosos por día y, echando cuentas, para el 2013 los detenidos equivaldrán al número de mafiosos armados.</p>
<p>Los capos de película habrán dejado de existir, porque la Mafia se habrá transformado «genéticamente», dejando de subyugar territorios para entrar en los ganglios vitales del país. Se habrá mudado a las finanzas, industrias, grandes superficies, ministros, diputados, senadores, concejales de urbanismo, banqueros. «La Mafia original ha sido vencida en el plano militar», dijo esta semana <strong>Pietro Grasso</strong>, fiscal nacional antimafia. La nueva será la «Mafia sumergida», en palabras de Messina Denaro. Y disparar ya no será necesario.</p>
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		<title>Ndrangheta: cronaca estera, storia e futuro</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/ndrangheta-cronaca-estera-storia-e-futuro/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Falcone]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>

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		<description><![CDATA[(Tratto da Espr3ssioni &#8211; di Andrea G. Cammarata &#8211; Traduzione di Arrestati i presunti assassini di Duisburg, di Delphine Saubaber, L’Express)
Delphine Saubaber parla ancora di ‘Ndrangheta, da oltralpe, la si legge con la calma che può trasparire dagli occhi di chi le mafie le guarda da lontano, di chi non ha visto il proprio paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://espr3ssioni.wordpress.com/2010/03/18/ndrangheta-cronaca-estera-storia-e-futuro/" target="_blank">Espr3ssioni</a> &#8211; di Andrea G. Cammarata &#8211; <em>Traduzione di Arrestati i presunti assassini di Duisburg, di Delphine Saubaber, L’Express</em>)</p>
<div id="attachment_1436" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1436" title="Giovanni_Strangio" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/Giovanni_Strangio-300x195.jpg" alt="Giovanni Strangio" width="300" height="195" /><p class="wp-caption-text">Giovanni Strangio</p></div>
<p>Delphine Saubaber parla ancora di ‘<strong>Ndrangheta</strong>, da oltralpe, la si legge con la calma che può trasparire dagli occhi di chi le mafie le guarda da lontano, di chi non ha visto il proprio paese sconvolto dalle bombe, dagli attentati, dalle minacce. In Francia non si parla di mafia, salvo di Provenzano che lì andava a farsi curare, rimane un territorio ancora vergine dalle violenze delle lupare, del tritolo, di uomini e bambini sciolti nell’acido, ma è come se la giornalista francese volesse sussurrare al suo Paese di non rimanere a guardare, di non arrestarsi con lo stupore, di fronte a una violenza cruda di cui le mafie si fanno attrici.</p>
<p>Lei ha raccontato di giornalisti come <strong>Enrico Fierro</strong> e <strong>Laura Aprati</strong>, di <strong>Petra Reski</strong>, mostrando una doverosa attenzione verso coloro che la mafia l’hanno documentata da vicino, vuoi per loro passione, vuoi per il senso del dovere. È come se nutrisse un sospetto, un timore che un giorno anche in Francia, come a <strong>Duisburg</strong>, si possa uccidere. Perché non ci sarebbe da stupirsi, al pari di qui, al Nord, dove in un locale qualsiasi può capitare di sentirsi raccontare delle storie che hanno dell’incredibile, ma che fanno la storia vera della criminalità organizzata.</p>
<p>Sulla riviera i ragazzi ci fanno la stagione e poi raccolgono il loro gruzzolo e vanno, vanno magari in Australia, a farsi un giro nell’out-back, a farsi qualche birra e magari a rincontrare lontani parenti. “…Era il fratellastro di mia madre” quel ragazzo  lo raccontava con stupore, “Mi veniva a prendere con il Ferrari, facevamo i giri dei locali, sembrava un film” , quella è criminalità organizzata penso, “No è Mafia, quella è mafia! Io non lo sapevo, ci sono rimasto così” cosa c’è d’altro mi chiedo, si può pensare, un po’ di denaro sporco, riciclaggio, ristoranti, alberghi, no.</p>
<p>“Lui era come nel padrino, si faceva il giro dei locali a portare soldi, e un giorno, mentre parlava con un altro, questo gli fa – Tuo figlio come sta? Mi sembra ieri quando stavamo insieme a sparare in queste strade-”. Non è uno stralcio di <em>Australian ‘Ndrangheta</em>, di Enzo Ciconte, ma una semplice storia di strada.</p>
<p>Poi vedere la foto di <strong>Giovanni Strangio</strong> arrestato per la strage di <strong>Duisburg</strong> fa ancora più dolore. Un ragazzo, ancora un ragazzo giovane… E sentire <strong>Maroni</strong>, ministro dell’interno, felicitarsi di qualche arresto, fa anche questo ancora più male. È un conflitto sociale quello che producono le mafie, ma da sempre gli onori della stampa le imputano solo la menzione di cronaca, ma la storia non è solo cronaca. Nella storia ci va dentro la vita di quei ragazzi che per migliaia di euro al mese lavorano per la Camorra, perché lo Stato quei soldi non glieli da.</p>
<p>C’è la finanza dove la criminalità organizzata investe con gran classe, coadiuvata da scudo fiscale e tassazione sulle rendite finanziare al 12,5 per cento, il 12,5 per cento, un nulla. Nel passato ci sono i giornalisti morti, i giudici, i bambini e ora invece c’è la Germania, l’Australia a fare cappello ai capitali mafiosi.</p>
<p>Nella storia, dal 2003, c’è <strong>Goel</strong>, un consorzio operativo di <strong>Locri</strong>, promosso da Monsignor Brigantini, che fa della lotta alla ‘Ndrangheta, un sistema compatto, utilizzando la forza delle cooperative e il reinserimento dei ragazzi, spodestando la precarietà generata dalla cosche, smorzandone la dipendenza e il controllo, spargendo voce e effetti anche al Nord, per esempio a Reggio Emilia, profondamente aggredita dall’infiltrazione della criminalità organizzata. Goel sceglie proprio la cooperativa, perché ben si addice alla lotta, perché genera una coesione umana ed economica alla quale le mafie non possono competere.</p>
<p>A Rimini è nato un <strong>Osservatorio sulla criminalità organizzata</strong>, pochi ragazzi, un avvocato senza paura, stanno monitorando il territorio con l’aiuto di Francesco Ciconte, docente di criminologia. Perché, già il recente dodicesimo rapporto di Confesercenti, ha spiegato come il pizzo, l’infiltrazione nel sistema degli appalti, l’usura a Cesena, a Rimini, sia un virus che ha infettato molti.</p>
<p>Non vogliamo perdere la guerra contro la mafia, ripetono i “<strong>Cacciatori</strong>” protagonisti di <strong>Malitalia</strong>, i giornalisti, i figli delle scorte morte e chi crede che per vincere, non bisogna scappare altrove o fare finta che il problema non esiste. Il problema c’è, è nella droga che può trovare tuo figlio nelle discoteche di proprietà delle mafie, in tu imprenditore mentre ti rivolgi all’usura perché le banche soldi non te ne danno più, nella tuo sacco di immondizia che mentre si brucia alimenta la Camorra.</p>
<p>E allora no, la realtà non è quella del presidente del Consiglio che ancora, per l’ennesima volta, si è lamentato della cattiva figura che i film di mafia ci fanno fare all’estero, la realtà è che noi Italia siamo temibili e altamente contagiosi, malati di quella malattia infettiva, qual è la mafia, che esportiamo in tutto il mondo, questa è la realtà. E l’esecutivo, non se ne preoccupa nemmeno un tantino, con <strong>un fatturato criminale da 130 miliardi di euro l’anno</strong>, con i boss che usano Skype, che organizzano addirittura comunità on-line, ricche di pregiudicati, dove chattare, vedersi e ritrovarsi, o pianificare con esponenti in Germania e Olanda, ed è pieno il web di queste situazioni, loro si rallegrano degli arresti, non comprendendo quanto la mafia sia mutante. È questo di cui bisogna parlare, ovvero “<strong>L’antimafia dei bisogni</strong>” di cui parla Vincenzo Linarello di Goel, per costruire un’alternativa ai soli arresti, alla cronaca, e costruire una storia di cambiamenti, perché, come insegnava <strong>Giovanni Falcone</strong>, “La mafia é un fenomeno umano”.</p>
<p><em>Segue la traduzione dell’articolo</em></p>
<p><strong>Arrestati i presunti assassini di Duisburg</strong><br />
<em> di Delphine Saubaber, L’Express</em></p>
<p>Gli ultimi presunti assassini responsabili della strage di Duisburg, avvenuta nel 2007, sono stati arrestati ieri. Lo Stato italiano attua ormai una guerra senza pietà alla ‘Ndrangheta, la mafia calabrese, più potente d’Europa.<br />
Sale la la tensione in Calabria.</p>
<p>Sarà luce sul terribile massacro di Duisburg, nel corso del quale sei giovani italiani sono stati giustiziati, la notte del 15 Agosto 2007, nel cuore della Germania. Giovedì 11 Febbraio, la squadra mobile di Reggio Calabria, diretta da Renato Cortese, ha arrestato in collaborazione con la polizia tedesca, in un’ operazione coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri, due presunti assassini a San Luca, il feudo della ‘Ndrangheta, la mafia calabrese, oggi giorno la più pericolosa d’Europa. Si tratta di due affiliati ai clan di Nirta-Strangio, Sebastiano Nirta, 39 anni, e Giuseppe Nirta, 37 anni (già sospettato).</p>
<p>Sono accusati di fare parte, con il presunto organizzatore della strage, Giovanni Strangio, arrestato il 13 marzo 2009 ad Amsterdam, del trio assassino che ha perpetrato il massacro. Hanno vissuto al lungo in Germania, dove hanno fatto parte del gruppo operativo che gestiva le attività illecite della cosca Nitra- Strangio, basate sul riciclaggio del denaro della droga in dei ristoranti.</p>
<p>Per la prima volta, (…) la notte della strage, la faida calabrese è stata esportata fuori dai suoi territori d’origine, colpendo l’Europa in pieno volto. Per la prima volta l’Europa, sbalordita, ha realizzato la potenza di fuoco della ‘Ndrangheta, che ha già intanto superato la vecchia cugina Cosa Nostra, nella hit-parade della pericolosità criminale.</p>
<p>Da molto tempo, la mafia calabrese, tesseva in modo subdolo e silenzioso,  la sua tela nel pieno cuore del Vecchio Continente, particolarmente in Germania, dove si è instaurata dagli anni ‘80, sull’onda degli immigrati italiani. A Duisburg, la rete si è strappata. Le sei vittime sono stati i capri espiatori di una lotta mortale fra le due dinastie, quelle dei Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari.</p>
<p>Dopo anni di guerre fratricide, tutto si è complicato a seguito di quel Natale fatidico del 2006. Maria Strangio, la moglie del boss Nirta, è stata assassinata a San Luca. Al posto del marito preso di mira. Una donna uccisa, nel codice di onore della ‘Ndrangheta è un terremoto. Da allora, Giovanni Strangio avrebbe nutrito vendetta, per vendicare la morte della cugina…Una della vittime di Duisburg, Marco Marmo, era sospettato di aver ucciso Maria…</p>
<p><strong>Una buona notizia per la Calabria</strong></p>
<p>Dopo l’operazione di questo giovedì, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, si è felicitato: “Possiamo dire che tutti i responsabili della strage di Duisburg sono stati arrestati”. Una buona notizia per la Calabria, dove la tensione è rapidamente salita dall’inizio del mese di gennaio, dopo diversi avvertimenti inviati allo Stato per mano della ‘Ndrangheta: una bomba davanti al tribunale, una macchina piena di armi abbandonata sulla strada il giorno della visita del Presidente della Repubblica a Reggio Calabria, un proiettile inviato per posta a un magistrato incaricato di inchieste sensibili…</p>
<p><strong>“Colpiremo duro”, promette un alto magistrato</strong></p>
<p>Da qualche tempo dopo anni di disattenzioni dello Stato, arrivano i colpi sull’organizzazione, i beni sono stati confiscati a colpi di milioni di euro. L’agenzia nazionale dei beni confiscati, fra l’altro, sarà istituita, simbolicamente, proprio a Reggio Calabria. “Colpiremo duro – promette un alto magistrato- ed  a fondo, poiché essi non gradiscono affatto che gli si tocchino i  loro beni…” Come aggiungere altra brace ardente su una guerra dichiarata.</p>
<p>La mafia più potente d’Europa, la più tribale e moderna al tempo stesso, intende restare tranquilla così come lo è stata fino adesso. Le 145 famiglie di sangue mafioso che la compongono, hanno sempre considerato la Calabria come una loro proprietà. ” A differenza di Cosa Nostra, essa non ha perduto tutto il suo sangue in una lotta assurda contro  lo Stato, sottolineano i giornalisti Enrico Fierro e Laura Aprati, autori di Malitalia (Ed. Rubettino).</p>
<p>La mafia ha trattato con la politica e le istituzioni, stabilito accordi, e oggi giorno non ha più bisogno di andare, cappello alla mano, a fare visita ai partiti, poiché i boss sono in grado di imporre i loro candidati – figli, nipoti, le terze e le quarte generazioni mafiose. Senza combattere realmente il cuore del problema, cioè la collisione economica e politica di questa ” Mafia liquida”, come l’ha definita Francesco Forgione, ex presidente della commissione parlamentare anti-mafia, Aprati e Fierro ritengono che il rischio sia quello di  “perdere la guerra contro la mafia”.</p>
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		<title>Manette al fratello di Messina Denaro. Ora “U siccu” è ancora più solo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 14:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Trapani]]></category>

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		<description><![CDATA[“Chiddu &#8216;u siccu è sulu”, dicono i mafiosi. Il boss è solo. Giuseppe Linares, Raffaele Grassi e Teresa Principato, non hanno dubbi: la cattura di Matteo Messina Denaro ora è più vicina.
Con “Golem 2” e i fermi di ieri la sua rete di fiancheggiatori è stata praticamente debellata.
Il primo è il capo della Mobile di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1412" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1412" title="arresti_trapani_messina_denaro1" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/arresti_trapani_messina_denaro1-300x225.jpg" alt="Arresti a Trapani" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Operazione Golem 2. Arresti a Trapani</p></div>
<p>“<strong>Chiddu &#8216;u siccu è sulu</strong>”, dicono i mafiosi. Il boss è solo. <strong>Giuseppe Linares, Raffaele Grassi e Teresa Principato</strong>, non hanno dubbi: la cattura di Matteo Messina Denaro ora è più vicina.</p>
<p>Con “<strong>Golem 2</strong>” e i fermi di ieri la sua rete di fiancheggiatori è stata praticamente debellata.<br />
Il primo è il capo della Mobile di Trapani che da anni dà la caccia all&#8217;uomo latitante dal 1993, il secondo è un alto dirigente dello Sco, Teresa Principato è pm dell&#8217;antimafia palermitana. Matteo Messina Denaro è “il capo e l&#8217;organizzatore di Cosa Nostra nell&#8217;intera provincia di Trapani e della Sicilia Occcidentale – si legge nell&#8217;inchiesta delle Dda &#8211; ma impartiva ordini e direttive anche su Palermo”. E quando dopo l&#8217;arresto di Bernardo Provenzano, all&#8217;interno di Cosa Nostra si discute di ricostituire la “Commissione provinciale”, Giuseppe Scaduto, boss di Bagheria, invita gli altri capi a parlarne con Matteo. “<em>Io sono in contatto con lui, se avete di bisogno&#8230;</em>”. Ma Matteo Messina Denaro – &#8216;<strong>U Siccu</strong> per i suoi, <strong>Diabolik</strong>, secondo il soprannome che si è dato lui stesso – non è d&#8217;accordo. È Scaduto a rivelare un pizzino del boss che contiene una frase perentoria ed eloquente. “<em>Noi non conosciamo a nessuno, per come siamo stati&#8230; siamo in rapporti con tutti&#8230; chi ha di bisogno siamo a disposizione&#8230; per altre cose non riconosciamo a nessuno</em>”.</p>
<p>Così parla un vero capo. <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, scrivono i magistrati palermitani, “pur non potendo formalmente rivestire cariche verticistiche dentro Cosa Nostra palermitana, si poneva e si pone come l&#8217;unica figura carismatica a tutt&#8217;oggi capace di imprimere le linee strategiche dell&#8217;intera organizzazione e il cui orientamento finisce per assumere carattere imperativo”.<br />
Scaltro, prudente fino alla paranoia, “&#8217;U siccu” comunicava con la sua rete tramite i “pizzini”. Come Bernardo Provenzano, ma più preciso, più maniacale. “<em>Non si può cugghiuniari</em>”, è l&#8217;imperativo categorico trasmesso ai suoi.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1413" title="arresti_trapani_messina_denaro2" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/arresti_trapani_messina_denaro2-300x225.jpg" alt="Arresti a Trapani" width="300" height="225" />Quei pizzini – <strong>arrotolati e chiusi con il nastro adesivo</strong> – Matteo non li scriveva neppure di suo pugno, si avvaleva di uno scrivano.<br />
Chi li riceveva aveva l&#8217;obbligo di bruciarli appena letti. E venivano consegnati a scadenze precise. Solo tre volte l&#8217;anno e in date rigidamente prestabilite: a fine gennaio inizi febbraio, a fine maggio e inizi giugno, a fine settembre e inizio ottobre. Per questo &#8216;U siccu si imbestialì quando nel covo di Binnu Provenzano vennero trovati alcuni pizzini che lui aveva inviato al grande capo.</p>
<p>E il boss fu costretto addirittura a scusarsi con Antonio Vaccarino: “<em>La informo che nelle mie lettere che hanno trovato a lui</em> – Provenzano, ndr – <em>si parla anche di lei&#8230; Capirà da sé che ci sono persone, a me vicine e care, che ora sono nei guai, compreso lei, e mi creda sono imbestialito anche se mantengo la calma, perché l’ira non porta a niente, e sono anche troppo addolorato e dispiaciuto, ma questo è un fatto che concerne solo il mio intimo</em>”.</p>
<p><strong>Diciannove fermi</strong>, una intera rete fatta di picciotti, boss, e insospettabili, capeggiata da <strong>Salvatore Messina Denaro</strong>, il fratello di Matteo. Detto “caché” ed ex impiegato della Banca sicula di proprietà del senatore Antonio D&#8217;Alì, eletto a Trapani nelle fila del Pdl, Salvatore è considerato il reggente della cosca. “<strong>La testa fuori dell&#8217;acqua</strong>”, come dicono i mafiosi. Prima di lui a governare gli interessi della “famiglia” era Filippo Guttadauro, fratello del boss Giuseppe e cognato di Matteo Messina Denaro. “Il mio parente”, lo chiamava, e diceva ai suoi di indicarlo nei pizzini con “il numero 121”.</p>
<p>Misteri attorno alla lunga latitanza del boss che ha partecipato alla strategia stragista dei corleonesi. Fatti e presenze mai sufficientemente chiariti. Come il ruolo svolto dal <strong>Antonio Vaccarino</strong>, &#8216;u prufessuri. Insegnante, massone della loggia “Francesco Ferrer” e sindaco di Castelvetrano. I suoi contatti con i Messina Denaro sono antichi e risalgono ai tempi della cooperativa “Mediterranea”, nella quale erano soci sia Francesco, padre di Matteo e capostipite della famiglia, che Filippo Guttadauro.</p>
<p>Nel 1992 viene arrestato e condannato a sei anni, ma assolto dal reato di associazione mafiosa. È un uomo <em>border-line</em> che entra in contatto col Sisde e per conto del servizio segreto civile si “infiltra” nell&#8217;organizzazione. Il suo ruolo non è stato mai chiarito a sufficienza e ambigua rimane una operazione che &#8216;u prufessuri aveva fatto per conto degli 007. Una sorta di alleanza con Matteo Messina Denaro per la realizzazione di un&#8217;area di servizio presso il parcheggio Costa Gaia sulla A29, e per  l&#8217;accaparramento di appalti dell&#8217;Anas grazie all&#8217;appoggio di una serie di politici.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1414" title="arresti_trapani_messina_denaro3" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/arresti_trapani_messina_denaro3-300x225.jpg" alt="Arresti a Trapani" width="300" height="225" />Per Matteo Messina Denaro, che <strong>nei pizzini si firma Alessio</strong>, il massone 007 è Svetonio. Con questo nome Vaccarino titola addirittura un libro, “Lettere a Svetonio”, quando viene svelato il suo doppio gioco. &#8216;U Siccu non ci vede più dalla rabbia e, per la prima volta in vita sua, non manda pizzini, ma scrive una lettere e la firma.  “<em>Ha buttato la sua famiglia in un inferno&#8230; la sua illustre persona fa già parte del mio testamento&#8230; in mia mancanza verrà qualcuno a riscuotere il credito che ho nei suoi confronti&#8230;</em>”.</p>
<p>Il boss controlla tutto sul suo territorio. E “chiede il pizzo del 3% alle imprese che vengono da fuori”, dice il capo della Mobile Linares. Chi si oppone rischia la pelle. Come Pasquale Calamia, consigliere comunale del Pd a Castelvetrano, che a novembre del 2008 rilascia interviste e parla in Consiglio comunale augurandosi la cattura del boss. La sua casa al mare viene ridotta a un cumulo di cenere. E un “amico” gli telefona: “Ti basta questo?”.</p>
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		<title>Operazione Golem 2. Giuseppe Linares svela i retroscena</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giuseppe Linares, capo della squadra mobile di Trapani, racconta l&#8217;operazione Golem 2 che ha portato all&#8217;arresto del fratello del boss Matteo Messina Denaro e dei presunti fiancheggiatori.
(Grazie a Polizia di Stato, la Repubblica.it Tv e Radio Capital)

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giuseppe Linares</strong>, capo della squadra mobile di Trapani, racconta l&#8217;operazione <strong>Golem 2</strong> che ha portato all&#8217;arresto del fratello del boss Matteo Messina Denaro e dei presunti fiancheggiatori.<br />
(Grazie a Polizia di Stato, <a href="http://tv.repubblica.it/copertina/mafia-arrestato-il-fratello-di-messina-denaro/43969?video" target="_blank">la Repubblica.it Tv</a> e Radio Capital)</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Uw23cd9kTLg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Uw23cd9kTLg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Italia-Germania. La partita dei clan</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 10:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1402" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1402" title="Duisburg-mafia_Frank Augstein_AP" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/Duisburg-mafia_Frank-Augstein_AP-300x180.jpg" alt="Duisburg strage ndrangheta" width="300" height="180" /><p class="wp-caption-text">La strage di Duisburg (Frank Augstein-AP)</p></div>
<p>Como. Veduta Lago. Una delle più belle ville del territorio, Villa Venegoni, sede di un incontro che ha quasi il sapore di una famosa partita di calcio: quell’Italia-Germania che tenne incollate due nazioni, per ore, nel lontano 1970. La partita che si gioca a Como però di sportivo ha solo lo stile e la classe con la quale investigatori, magistrati e giornalisti italo-tedeschi si sono incontrati ed hanno diviso esperienze, metodi, linguaggi. Si gioca tutti contro la <strong>’ndrangheta</strong>, una delle più potenti mafie al mondo, forse la più potente <strong>equiparata ad Al Qaeda ed inserita dagli Stati uniti nella black list delle associazioni criminali più pericolose</strong>.</p>
<p>Ma da <strong>Duisburg</strong> in poi i due Paesi, Italia e Germania, si sono dovuti spesso confrontare su metodi, mezzi e strumenti. Che spesso non sono gli stessi, che hanno regole diverse. Due mentalità a confronto. Gli italiani forse più vocati ad un’analisi, anche filosofica del fenomeno, e che spesso parlano dello stesso come una mamma può parlare del proprio figlio. Ne conosce tutto il corpo, finanche le parti più interne, le viscere. Lo possiede. I tedeschi più schematici, pragmatici, cartesiani nelle loro vedute. E con in più l’occhio di chi le cose le vede dal di fuori senza implicazioni, diciamo “passionali”, di chi vive sulla propria pelle, ogni giorno, la devastazione di questo cancro su una regione come la Calabria ma non solo, come dimostra l’affare <strong>Di Girolamo</strong>.</p>
<p>Investe la Nazione, l’Europa in generale. Tanti sono stati gli incontri della due giorni sicuramente il più interessante è stato proprio quello su “la penetrazione della ’ndrangheta in Germania” dove investigatori e magistrati si sono confrontati su passato, presente e futuro. <strong>Francesco Forgione</strong>, riportando i dati della Commissione antimafia da lui presieduta sino al 2008, ha paragonato il «modo di espansione e di organizzazione delle famiglie ’ndranghetiste proprio alle cellule di Al Qaeda.</p>
<p>Sottolineando che le famiglie prima seguivano i flussi migratori ma che oggi seguono i flussi finanziari. La ’ndrangheta controlla pezzi dell’economia italiana ed europea con un alto livello di pervasività».</p>
<p>A questa affermazione i giornalisti, soprattutto tedeschi, hanno esclamato: «Noi per fortuna possediamo il mezzo delle intercettazioni telefoniche». Questa battuta probabilmente non sarà stata molto gradita dal nostro ministro dell’Interno che insieme a quello della Giustizia sta cercando, in tutti modi, di bloccarle e forse ci riusciranno (impedendo così di coprire truffe nella sanità, pedofili e magari qualche “pasticcio” come il G8). Ma una delle dichiarazioni più interessanti viene da <strong>Thomas Jungbluth</strong>, direttore dell’Autorità federale per la criminalità della Nord Reno-Vestfalia: «Duisburg ha portato per la prima volta ad una coscienza diffusa della criminalità organizzata. Ma le nostre autorità e gli organi di sicurezza nella nostra Regione lavorano già dagli anni 80. Abbiamo fatto veramente tante indagini».</p>
<p>Jungbluth insiste sul fatto delle «difficoltà di svolgere indagini senza casi e fatti concreti: a volte ci sono delle informazioni da parte delle autorità italiane, ma mancano dettagli e fatti concreti. Un ostacolo è il segreto istruttorio in Italia e ci vorrà un metodo per aggirarlo per una migliore cooperazione. Noi non possiamo accusare nessuno in maniera generica perché appartiene ad una famiglia calabrese». Ma la sua grande perplessità è una sola: «Non basta colpire il corpo del male, bisogna tagliargli la testa, altrimenti è tutto inutile!» La testa della ’ndrangheta è oramai però un coacervo di interessi finanziari-economici-politici con tante collusioni e contiguità che si è disposti a battersi per la parte armata ma nulla si fa “per la testa del pesce” e per l’acqua in cui nuota. Troppo pericoloso.</p>
<p>È questo forse il rimprovero che viene dalle parole di Jungbluth. Ma d’altra parte abbiamo magistrati italiani, come <strong>Nicola Gratteri</strong> (che non era presente a Como) che dicono che l’Europa è completamente impreparata a rapportarsi al fenomeno ’ndrangheta. Il procuratore generale di Francoforte, <strong>David Ryan Kirkpatrick</strong>, che si occupa di vari filoni di reati di mafia in Germania e quindi anche di mafie russe, polacche, rumene e albanesi, sottolinea, in modo chiaro che &#8211; nel contesto di reato di associazione mafiosa e sequestro di beni &#8211; è importante «trovare i nessi tra organizzazione criminale e affari, per esempio i caroselli di evasione fiscale per il riciclaggio di denaro sporco» e dice «In Germania, chi fa parte di una organizzazione criminale, è poi responsabile con tutto il suo patrimonio e la legislazione tedesca, anche senza un esplicito reato di associazione mafiosa, è sufficiente per perseguire i reati di stampo mafioso».</p>
<p>Insomma un duello fatto di norme e anche di un diverso approccio al fenomeno. Come dice la collega <strong>Constanze Reuscher</strong>, che è stata la moderatrice della partita, e che vive oramai in Italia da circa 20 anni, è stato proprio l’incontro di due mondi e anche due linguaggi investigativi. Ognuno con la sua importanza.</p>
<p>Certamente con qualche frizione, con qualche rimostranza o rimbrotto ma con chiarezza del nemico e dell’obiettivo da raggiungere. In conclusione però c’è una buona notizia. Il ministro Maroni ha confermato che in media, ogni giorno, in Italia, vengono arrestati 8 latitanti. A conti fatti entro 2 anni tutti gli appartenenti alle cosche saranno in carcere. Possiamo dormire sonni tranquilli e anche la ’ndrangheta, quella finanziaria, delle banche, della politica. Loro possono stare sereni, non sono latitanti, sono cittadini “normali”.</p>
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		<title>Malitalia di Pietro Grasso</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Fino in fondo&#8221; di Pietro Grasso, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Fino in fondo&#8221; di Pietro Grasso, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WT2z3JwsPZU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/WT2z3JwsPZU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia di Laura Aprati</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:39:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Una vita per la legge&#8221; di Laura Aprati, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2vgsbO1Odf4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2vgsbO1Odf4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia di Enrico Fierro</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Una guerra nell&#8217;indifferenza generale del paese&#8221; di Enrico Fierro, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Una guerra nell&#8217;indifferenza generale del paese&#8221; di Enrico Fierro, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LAcYopjwu6Q&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/LAcYopjwu6Q&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia di Don Luigi Ciotti</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 16:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettura del brano &#8220;Mettersi nei panni degli altri&#8221; di Don Luigi Ciotti, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura del brano &#8220;Mettersi nei panni degli altri&#8221; di Don Luigi Ciotti, tratto dal libro Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori. A cura di Luca Violini (Quelli che con la voce).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Q9gTLXIFvOM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Q9gTLXIFvOM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>La lezione di Dacia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:06:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da I Quaderni di Calabria Ora &#8211; di Domenico Logozzo)

Così la Maraini raccontò la violenza sulle donne alla Calabria di trent’anni fa. Cos’è cambiato da allora? Un libro e uno spettacolo teatrale sul corpo femminile fanno tornare attuali quelle parole crude. Ma reali come poche.
Violenza sulle donne. Ancora odiosi episodi, soprusi ed intimidazioni. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da I Quaderni di <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">Calabria Ora</a> &#8211; di Domenico Logozzo)</p>
<p><em></p>
<div id="attachment_1295" class="wp-caption alignleft" style="width: 231px"><em><img class="size-full wp-image-1295" title="dacia_maraini Fiora_Bemporad" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/dacia_maraini-Fiora_Bemporad.jpg" alt="Dacia Maraini " width="221" height="300" /></em><p class="wp-caption-text">Dacia Maraini (Fiora_Bemporad)</p></div>
<p>Così la Maraini raccontò la violenza sulle donne alla Calabria di trent’anni fa. Cos’è cambiato da allora? Un libro e uno spettacolo teatrale sul corpo femminile fanno tornare attuali quelle parole crude. Ma reali come poche.</em></p>
<p>Violenza sulle donne. Ancora odiosi episodi, soprusi ed intimidazioni. E anche in Calabria il problema è sempre più inquietante. La legge sullo <em>stalking</em> ha consentito di compiere decine di arresti, con la denuncia di oltre 150 casi. Ma la preoccupazione rimane per l&#8217;aumento del numero delle vittime. La cronaca è costretta a registrare in questi giorni nuovi atti deprecabili, che vanno condannati e puniti severamente.</p>
<p>Il coraggio della denuncia, contro ogni vergognoso ricatto. Le donne che chiedono giustizia e rispetto non debbono essere lasciate sole. Altrimenti diventano per la seconda volta vittime dell’abuso subito. All’umiliazione fisica si aggiunge quella psicologica. E le conseguenze diventano devastanti.</p>
<p>Non si può tornare indietro, non si può agire con bestiale ferocia, non si può assistere passivamente: no agli anni bui in cui si consumavano spesso impunemente episodi vergognosi. Che ancora oggi fanno venire i brividi.</p>
<p>Un fatto di cronaca sconvolgente veniva ricordato da Corrado Alvaro nel 1932 ,in “Quasi una vita”. Il grande scrittore di San Luca annotava: «<em>Alcuni pastori del mio paese avevano violentato, numerosi, una ragazza. Al processo, si sono detti tutti pronti a riparare, e disposti a sposarla obbedendo alla sua scelta. La ragazza ha scelto il primo che l&#8217;aveva avuta</em>».</p>
<p>Terribile! È il primo aggettivo che ci viene spontaneo usare davanti alla miserabile “proposta riparatrice” del branco che aveva così ignobilmente contrattato l&#8217;impunità, dopo avere rubato alla ragazza il bene più grande: la dignità!</p>
<p>In Calabria il dramma della violenza sulle donne non può essere sottovalutato. È necessario intensificare gli incontri ed i dibattiti, per dare concretezza alle azioni positive, durante tutto l’anno. L&#8217;8 marzo è certamente un giorno importante per riflettere con la forza dell’intelligenza e con il coraggio delle iniziative contro i silenzi e le colpevoli connivenze.</p>
<p>Dal passato ci vengono anche forti richiami ed importanti spunti di “approfondimento” di temi per troppo tempo considerati un tabù. Sì, proprio così. <strong>Oltre 31 anni fa a Roccella Jonica, Dacia Maraini fu protagonista di uno straordinario incontro con i giovani del posto</strong>. La stessa scrittrice sul quotidiano “Paese Sera” del 29 dicembre 1979, nella rubrica “Rosa e Rosso”, fece la cronaca di quella “educativa” esperienza calabrese. Emblematico il titolo dell&#8217;articolo: «Una perfetta educazione allo stupro» con la premessa che «in questo periodo si organizzano molti incontri e dibattiti sulla violenza sessuale. Se io dovessi acconsentire a tutti gli inviti potrei prendere la valigia e restarmene fuori tutto l&#8217;anno da una città all&#8217;altra. D&#8217;altronde se si dice di no si passa per avare di sé, per snob e per qualunquiste, se si dice sempre di sì ci si ammazza.</p>
<p>Così finisce che ad alcune richieste si dice di sì ad altre di no provocando a volte delle rabbiose reazioni. Per fortuna mi piace viaggiare, andare a mettere il naso nei posti più lontani per non fossilizzarmi in questa Roma stagnante».</p>
<p>E così decideva di scendere nella lontana <strong>Calabria</strong>, nella Locride, dove non era impresa facile arrivare. Ieri come oggi. Collegamenti ferroviari disastrosi,così come quelli stradali. La statale Jonica eterna incompiuta e l&#8217;autostrada Salerno-Reggio Calabria un cantiere “sempre aperto”.</p>
<p>Una distanza geografica che aveva fatto scoprire alla Maraini anche una “lontananza” inconcepibile dimostrata da alcuni personaggi che avrebbero dovuto prendere parte all&#8217;incontro. «Giorni fa – raccontava la Maraini – sono stata a Roccella Jonica dove si dava &#8220;L&#8217;amour violèe&#8221; e poi si doveva discutere dello stupro. Una volta lì ho saputo che su trenta persone interpellate e che avevano in linea di massima accettato l&#8217;invito nessuna si era poi sentita di andare. E di questo i roccellesi erano piuttosto offesi considerandolo un insulto alla loro meridionalità, una conferma della loro storica emarginazione.</p>
<p>In effetti il viaggio è lunghissimo e faticoso, ma l&#8217;incontro è stato vivacissimo: si è parlato per ore in una atmosfera di grande calore». Il calore della gente di Calabria, che si appassiona e che partecipa ai dibattiti che hanno concretezza ed affrontano temi reali che coinvolgono la società civile e contribuiscono allo sviluppo corretto.</p>
<p>La lezione della Maraini era stata per l’appunto molto coinvolgente, ma soprattutto severa: «Di solito quando dico che lo stupro è solo l&#8217;estrema conseguenza di una educazione che ci riguarda tutti, che ogni uomo è educato a diventare in potenza uno stupratore mi si oppone un rifiuto scandalizzato: ma che dici, lo stupratore è un delinquente, un malato, un anormale&#8230; io sono normale, sano, mite, buon padre di famiglia o buon figlio di famiglia. A Roccella per la prima volta ho sentito dei ragazzi ammettere che è vero: lo stupro, cioè la violenza sul corpo delle donne, fa parte della educazione &#8220;normale&#8221; che si dà ai maschi fin da piccoli, da quando gli si insegna che esistono due sessi differenti, uno che aggredisce, prende, fa e l&#8217;altro che si fa aggredire, si fa prendere e non fa: uno attivo e uno passivo,uno che sceglie e uno che si fa scegliere.</p>
<p>Il caro padre Freud ha ribadito con la sua autorità scientifica questa divisione, stabilendo che la sessualità clitoridea (aggressiva, attiva, autosufficiente, e quindi maschile) deve essere abbandonata al più presto per passare alla vera sessualità femminile che è quella vaginale, una sessualità solo ricettiva e arresa all&#8217;assalto del pene».</p>
<p>Parlare in questi termini ai ragazzi di trenta anni fa è stato sicuramente un fatto di estrema rilevanza, tenendo pure conto dell’approfondita analisi proposta dalla scrittrice che spiegava: «Altra conseguenza di questa differenziazione data assolutamente come &#8220;naturale&#8221; e quindi immodificabile è la convinzione che una qualche forma di violenza sessuale in fondo risulta grata,anzi necessaria alla donna. Dato che il sesso maschile è in moto mentre quello femminile è immobile, dato che il sesso maschile è fatalmente aggressivo mentre quello femminile è per destino docile e passivo, ne consegue che l&#8217;esasperazione di questo movimento e di questa aggressività non sono altro che il parossismo della passione erotica.</p>
<p>Andare a fondo, colpire, penetrare decisamente, aprirsi il varco con la forza sono azioni implicite del pene, la loro esagerazione esprime solo l&#8217;esagerazione della attrazione sessuale del momento». E ancora: «Lo stupro, secondo questa logica, è soltanto una dimostrazione in più (forse eccessiva ma in fondo naturale) dell&#8217;irruenza erotica dell&#8217;uomo.</p>
<p>Queste idee sono confermate da libri, di scienza e di immaginazione, dal linguaggio e dalla morale comune. In molti romanzi anche serissimi e di grande poesia questo sotterraneo e inconfessato piacere di essere invase, brutalizzate, forzate è dato come scontato».</p>
<p>Dacia Maraini aveva fatto l’analisi di come si era arrivati assurdamente ad «accreditare la cultura dello stupro», affermando: «Non c&#8217;è dubbio che molte forme di masochismo storico (prodotto da millenni di asservimento sessuale) abbiano condizionato la sensibilità erotica delle donne. Ma ribadendo questa sensibilità come &#8220;naturale&#8221; anziché storica, come destino anziché scelta, si finisce con l&#8217;accreditare la cultura dello stupro.</p>
<p>Nei fumetti (venduti e letti da milioni di sprovveduti) è addirittura un luogo comune: l&#8217;uomo che raramente soddisfa la donna ha un pene spropositato che la &#8220;trapassa&#8221;, la &#8220;squarta&#8221; facendola &#8220;naturalmente&#8221; gemere di piacere. Nei film pornografici è la stessa cosa: unico scopo della donna è di essere afferrata, sbattuta contro un muro, un divano, un angolo del pavimento e lì essere prima spogliata rabbiosamente (una mano virile non sbottona, non slaccia, ma strappa, lacera) e quindi penetra con impeto».</p>
<p>Cruda ed amara descrizione della realtà degli Anni Settanta che, diciamolo francamente, purtroppo ancora oggi non è molto cambiata, nonostante tutto. Seguiamo ancora il lucido intervento della grande scrittrice che da anni lotta con determinazione contro gli abusi sulle donne: «Ci sono infinite barzellette che raccontano di una vecchia o di una suora che gongolano felici perché anche loro per una volta sono state gratificate di uno stupro da soldati infoiati e distratti.</p>
<p>Lo stupro insomma non indigna veramente (salvo quando tocca sorelle, fidanzate o mogli) perché è comunemente considerato una espressione di passione erotica che in fondo al cuore ogni donna desidera come conferma della sua femminilità».</p>
<p>Ma come è stata recepita dai “ragazzi del 1979” la lezione di Dacia Maraini? La risposta la troviamo nella conclusione dell’articolo pubblicato da Paese Sera: «<em>A Roccella le ragazze (che sono di solito d&#8217;accordo) ma anche i ragazzi hanno confermato che ancora oggi l&#8217;educazione culturale alla violenza sul corpo delle donne è una cosa quotidiana. E non credo che questo sia dovuto solo alla educazione maschilista meridionale; la legittimità della violenza come parte essenziale della sessualità maschile è sentita dappertutto, sia al nord che al sud, sia negli ambienti proletari che in quelli borghesi. Solo le donne, rifiutando la storica divisione fra chi aggredisce e chi si fa aggredire, fra chi agisce e chi subisce sessualmente, possono porvi rimedio</em>».</p>
<p>Una constatazione ed un appello che venendo da una autorevolissima voce come quella di Dacia Maraini, ieri come oggi, danno la forza opportuna per reagire all’assurda violenza sulle donne!</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>Così Dacia ritorna in Calabria</strong></p>
<p>Trenta anni dopo l&#8217;incontro-dibattito con i giovani di Roccella Jonica, l’estate scorsa Dacia Maraini ha tenuto un’altra “<strong>lezione magistrale</strong>” contro la violenza sulle donne in un paese calabrese. Un legame ideale che non si è mai interrotto con la regione italiana più periferica, umiliata e colpevolmente trascurata.</p>
<p>La Maraini, che in provincia dell’Aquila ha fatto rinascere il borgo antico di Gioia Vecchio, attraverso la realizzazione di un progetto teatrale che ogni anno richiama migliaia di turisti e i più grandi personaggi dell’arte e della cultura, ha voluto così testimoniare un ulteriore segno di attenzione e di sensibilità per le realtà locali che cercano di affrontare in maniera intelligente un problema di scottante attualità come le violenze sulle donne.</p>
<p>A Cerchiara di Calabria, la Maraini ha presentato “Passi affrettati”, lo spettacolo teatrale da lei scritto e diretto, che è anche un libro dove vengono «raccontate otto storie di donne e bambine vittime di padri, fratelli, compagni e, soprattutto di una società troppo spesso sorda e assente». Un lavoro di grande spessore umano, sociale e culturale, che ha avuto un grandissimo successo nei più importanti teatri italiani (da Roma a Milano, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, dalla Liguria alla Calabria) ed esteri (dalla Francia alla Spagna, dalla Gran Bretagna alla Svizzera).</p>
<p>“Passi affrettati” sarà rappresentato nuovamente in Calabria: l&#8217;8 marzo nel teatro Morelli di Cosenza, alle ore 20.30 e il 9 marzo alle ore 10.30 a Rende, nella sala della delegazione municipale di Commenda. La grande scrittrice, che vive per lunghi periodi dell&#8217;anno a Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, attualmente si trova in Svizzera, dove alle 10,30 dell&#8217;8 marzo verrà presentato a Zurigo il suo lavoro, inserito nella campagna mondiale “Mai più violenza sulle donne” di Amnesty International.</p>
<p>«Questo spettacolo ha dato, e continuerà a dare, un grande contributo per far conoscere uno dei peggiori e più diffusi scandali del nostro tempo: la violenza sulle donne, soprattutto quella più nascosta e invisibile, che si svolge tra le mura domestiche», spiega Riccardo Noury, portavoce della Sezione Italiana di Amnesty International. <strong>Mentre la giornalista Laura Aprati, autrice con Enrico Fierro di “Malitalia”, sottolinea: «La lezione e la devozione di Dacia contro la violenza sulle donne sono una bandiera, un emblema per chi vuole veramente cambiare». Il “benfare” contro il “malaffare”.</strong></p>
<p>La denuncia contro i vigliacchi. «Passsi affrettati – scrive infatti Dacia Maraini – è una testimonianza, una denuncia, ma anche un atto di simpatia e di attenzione verso tutte quelle donne che ancora sono prigioniere di un matrimonio non voluto, di una famiglia violenta, di uno sfruttatore, di una tradizione e di una discriminazione storica difficile da superare». E quante donne calabresi ancora oggi sono costrette a subire in silenzio per gli assurdi retaggi del passato! Ma per fortuna ci sono anche segnali di riscatto. Esistono lati positivi che nessuna “cosca” potrà mai cancellare. E l&#8217;orgoglio della Calabria buona e giusta deve avere il sopravvento sul male! «È una terra della quale si deve essere orgogliosi per la sua preziosa intelligenza», afferma la giornalista Rai Maria Rosaria La Morgia, che ha scritto la presentazione della prima edizione di “Passi affrettati”.</p>
<p>Una femminista da anni impegnata in serie e decise battaglie in difesa delle donne. Protagonista di pagine importanti nella storia della crescita dei diritti delle donne in Abruzzo: tra le fondatrici del Centro di Cultura delle donne Margaret Fuller; in consiglio regionale è stata la prima firmataria della legge sulla promozione e il sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per le donne maltrattate.</p>
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		<title>Presentazione Malitalia a Campobasso</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 05:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Photogallery]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Campobasso, sabato 13 marzo 2010. Alle ore 18.00, presso la Sala dell’Incubatore dell’Economia Sociale, &#8220;Incontra&#8221; (Via Monsignor Bologna, 15) Paolo De Chiara, direttore del mensile “il Ponte”, intervista:
- Antonio Sorbo, direttore “Altromolise.it”
- Rossana Venditti, pubblico ministero Procura di Campobasso
- Nicola Magrone, Procuratore Capo della Repubblica di Larino
- Laura Aprati, giornalista e autrice Rai
- Enrico Fierro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Campobasso, sabato 13 marzo 2010. Alle ore 18.00, presso la Sala dell’Incubatore dell’Economia Sociale, &#8220;Incontra&#8221; (Via Monsignor Bologna, 15) Paolo De Chiara, direttore del mensile “il Ponte”, intervista:<br />
- <strong>Antonio Sorbo</strong>, direttore “Altromolise.it”<br />
- <strong>Rossana Venditti</strong>, pubblico ministero Procura di Campobasso<br />
- <strong>Nicola Magrone</strong>, Procuratore Capo della Repubblica di Larino<br />
- <strong>Laura Aprati</strong>, giornalista e autrice Rai<br />
- <strong>Enrico Fierro</strong>, inviato de Il Fatto Quotidiano</p>
<p><em>In Calabria la ‘ndrangheta ha cambiato le regole del gioco: si muore.</em><br />
<em>A Trapani gli imprenditori prima si associano a Cosa Nostra e poi a Confindustria.</em><br />
<em>A Casal di Principe la camorra  paga 900 mila euro di stipendi al mese.</em><br />
<em> In tre regioni italiane si combatte una guerra nell&#8217;indifferenza generale del Paese. </em><br />
<em>Ci sono paesi e città, interi quartieri di importanti metropoli, dove si vive e si muore proprio come nelle zone di guerra. </em></p>
<p><em>Ci sono cecchini che sparano, bombe che esplodono, squadroni della morte in azione per eseguire sentenze  decretate da tribunali segreti e al di sopra delle leggi dello Stato.</em><br />

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		<title>L’Europa a Rosarno</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da Calabria Ora)
La Comunità europea è “scesa” a Rosarno per cercare di capire quello che da Bruxelles è sembrato solo un problema di immigrazione e razzismo.
Una delegazione mista (fatta di molti popolari tra cui Clemente Mastella) e con Mario Borghezio a ricordare che problema di immigrazione si tratta. Una delegazione che nell’arco di due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">Calabria Ora</a>)</p>
<div id="attachment_1083" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1083" title="Calbria, Rosarno (Ida Gallo)" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/4259438603_8818bb7c5c_o-300x300.jpg" alt="La Calabria vista da Ida Gallo" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Rosarno, da Calabrese a Calabrese, la vergogna di essere razzisti (Ida Gallo)</p></div>
<p>La Comunità europea è “scesa” a <strong>Rosarno</strong> per cercare di capire quello che da Bruxelles è sembrato solo un problema di immigrazione e razzismo.</p>
<p>Una delegazione mista (fatta di molti popolari tra cui <strong>Clemente Mastella</strong>) e con <strong>Mario Borghezio</strong> a ricordare che problema di immigrazione si tratta. Una delegazione che nell’arco di due giorni e mezzo ha dovuto capire quello che magistrati, investigatori, storici cercano di capire da anni, se non forse secoli. Ed allora chi gli parla solo di razzismo, chi gli dice che è solo la ‘ndrangheta a decidere tutto perché le arance non si vendono. Forse l’unico a dirgli le parole vere sarà stato don Pino de Masi. Ma certo a signore e signori parlamentari questo “mondo” deve essere sembrato strano, come è strano muoversi in questa terra.</p>
<p>Atterrati a Lamezia, poi una girandola di incontri istituzionali in una terra dove si viaggia sulla Salerno-Reggio (un’incompiuta da primato, difficile da trivare in nessuna altra parte d’Europa).</p>
<p>E poi una giornata intera a Rosarno tra sindacati, libera per cercare di vedere cosa? Cosa si può capire in mezza giornata tra domande, traduzioni, e magari un piccolo break per pranzo?<br />
Ognuno ha la propria verità: i cittadini, i coltivatori, le associazioni e alla fine si riparte cercando di riportarsi, forse, solo il “buono” della situazione e poi via alla volta di Roma per incontrare altre istituzioni, il ministro <strong>Maroni</strong> che gli ha ricordato quanto questo governo fa contro la criminalità organizzata e contro l’immigrazione clandestina (<strong>peccato che i “neri” che sono dovuti andare via da Rosarno per il 90% erano con regolare permesso di soggiorno</strong>).</p>
<p>E poi dal procuratore nazionale antimafia <strong>Pietro Grasso</strong> e quello che doveva esse un breve scambio di imformazioni si trasforma in un incontro dove almeno gli stranieri (<em>tralasciamo i nostri parlamentari che a rigor di logica queste cose le dovrebbero conoscere a menadito</em>) incominciano a guardare al fenomeno con occhi diversi. A distinguere le necessità di dominio del territorio della ‘ndrangheta dal concetto di convivenza e razzismo.<br />
Si spiegano perché ad un certo punto, negli scontri, che sarebbero finiti come per le altre volte, sono degenerati e la ‘ndrangheta, con la sua famiglia più forte sul territorio, è scesa in campo e ha preteso la “cacciata” dei neri.</p>
<p>Hanno anche capito che quella gente vive lì ma i loro affari li fanno anche in alcuni dei loro paesi di provenienza&#8230; e allora si apre un altro mondo&#8230; tanto da chiedere al procuratore nazionale un’audizione a Bruxelles. Perché l’Europa non conosce se stessa.</p>
<p>Nessuno di loro è andato a vedere cosa succede fuori dai propri confini. Perché <strong>l’Europa è un paese unito ma nessuno sa chi è il proprio vicino</strong>.<br />
E questa delegazione è sembrata fino alla fine una piccola classe in gita scolastica senza guida e allo sbando dove ci si abbuffa di parole e persone e poi alla fine non ti rimane niente.<br />
E da domani nei confortevoli uffici di Bruxelles si torna alla routine e Rosarno, forse, sarà più lontana di prima.<br />
Magari potrebbero chiedere informazioni al loro collega <strong>Mario Pirillo</strong>, ex potentissimo assessore all’agricoltura della giunta <strong>Loiero</strong>.</p>
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		<title>Malitalia al Tg3 Linea Notte</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 10:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Roma, 19 febbraio 2010)
Il libro e il documentario Malitalia vengono presentati da Maurizio Mannoni su Rai3, con una lunga ed interessante intervista ad Enrico Fierro, uno degli autori.
Ancora una volta Enrico Fierro sottolinea la forte motivazione che lo ha spinto a documentare, con questo libro, la guerra contro tutte le Mafie vista con gli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1195" title="Enrico Fierro" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/enrico_fierro-300x257.jpg" alt="Enrico Fierro" width="300" height="257" />(Roma, 19 febbraio 2010)</p>
<p>Il libro e il documentario Malitalia vengono presentati da <strong>Maurizio Mannoni</strong> su Rai3, con una lunga ed interessante intervista ad <strong>Enrico Fierro</strong>, uno degli autori.</p>
<p>Ancora una volta Enrico Fierro sottolinea la forte motivazione che lo ha spinto a documentare, con questo libro, la guerra contro tutte le Mafie vista con gli occhi e nelle vite dalle persone comuni che quotidianamente la combattono in silenzio: imprenditori, giornalisti, giovani carabinieri trapanesi, agenti dei corpi speciali.</p>
<p><em>Attenzione: il video è ad alta qualità, potrebbe essere lento.</em></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pd9ZWz_x3jY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/pd9ZWz_x3jY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Malitalia a Billy, la rubrica di libri del Tg1</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 13:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rubrica Billy del Tg1, relativa alla promozione e divulgazione di libri, dedica uno spazio anche a Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rubrica Billy del Tg1, relativa alla promozione e divulgazione di libri, dedica uno spazio anche a <strong>Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori</strong>.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qB75roGEcXA&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/qB75roGEcXA&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Storie di mafiosi, eroi e cacciatori. Il Clandestino intervista Laura Aprati e Enrico Fierro</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 10:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cacciatori Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Casal di Principe]]></category>
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		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>

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		<description><![CDATA[(Tratto da Il Clandestino &#8211; Intervista di Giovanni Zambito)
La mafia non è più quella delle coppole e delle lupare. Si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Spara sempre meno e fa sempre più affari. Dal Sud ha risalito la penisola e si è radicata al Nord e oltre. Malitalia. Storie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.clandestinoweb.com/number-news/203507-libri-malitalia.storie-di-mafiosi-eroi-e-cacciatori-intervista-a-laura-aprati-ed-enrico-f.html" target="_blank">Il Clandestino</a> &#8211; Intervista di Giovanni Zambito)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-937" title="talking_parlare" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/talking_parlare-300x214.jpg" alt="Talking, parlare" width="300" height="214" />La mafia non è più quella delle coppole e delle lupare. Si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Spara sempre meno e fa sempre più affari. Dal Sud ha risalito la penisola e si è radicata al Nord e oltre. Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e &#8220;cacciatori&#8221; (<em>libro+dvd, Rubbettino Editore, pagg. 179, euro 15,00</em>) racconta tutto questo.</p>
<p><strong>Il Clandestino</strong> ne ha intervistato i curatori <strong>Laura Aprati</strong> ed <strong>Enrico Fierro</strong>.</p>
<p>&#8220;Non è un lavoro dedicato ai mafiosi o alle sentenze che li riguardano &#8211; affermano &#8211; ma alle persone che ogni giorno combattono questo male che colpisce soprattutto le regioni della Campania, Calabria e Sicilia ma anche il Nord e i paesi stranieri dove si è infiltrato e mimetizzato&#8221;.</p>
<p><strong>In che cosa Malitalia si distingue da altri volumi sulla mafia?</strong><br />
Di libri tecnici ce ne sono tanti, ma non era nostra intenzione di fare un romanzo per non rendere uno più o meno eroe di altri, fornendo così stereotipi falsi, bensì raccontare la verità, la vita così com&#8217;è. Sono storie di persone spesso dimenticate anche da noi giornalisti: è più facile infatti raccontare un episodio crudo piuttosto che narrare la vita di coloro che non stanno sotto la luce dei riflettori. Le forze dell&#8217;ordine sono al centro delle attenzione solo nel momento dell&#8217;arresto ma nessuno sa come vivono durante le indagini.</p>
<p><strong>Ci potere fare qualche esempio a tal riguardo?</strong><br />
Il capo della &#8216;Catturandi&#8217; di Trapani, che sta cercando Matteo Messina Denaro, l&#8217;ultimo capo di Cosa Nostra, ha rinunciato ad avere figli e poteva fare il commercialista. Il Capo della Mobile, che al liceo aveva fondato un giornalino che parlava contro la mafia, da sei anni vive nell&#8217;alloggio della Questura. I carabinieri dei &#8216;Cacciatori di Calabria&#8217; vivono nel vecchio aeroporto di Vibo Valentia. Uno di loro tornando nella sua terra è stato disconosciuto da molti amici e il figlioletto a scuola viene messo da parte perché il padre è uno sbirro. Insomma scegliere la legge ti rende diverso: è proprio vero che in queste regioni c&#8217;è un regno con due re, dove l&#8217;infiltrato è lo Stato. Queste persone sono come afferma Dacia Maraini dei modelli perché vivono la loro vita dove la normalità è così rara da renderli &#8220;eroi&#8221;.</p>
<p><strong>La mafia ha sempre avuto il dono di sapersi camuffare ed essere flessibile. Il salto di qualità degli ultimi 10-15 anni in che cosa consiste esattamente?</strong><br />
Esiste la terza generazione formata da professionisti come medici e avvocati entrata nella società civile con un volto pulito e tanta disponibilità di denaro da potersi comprare locali, ristoranti e pizzerie nei posti migliori di diverse città. Non sparano più e sono talmente simili a noi che non ci accorgiamo di loro. Il figlio di un capocosca calabrese della famiglia Bellocco (inquisita nelle questioni di Rosarno e degli immigrati) è stato arrestato mentre mangiava tranquillamente in un ristorante al centro di Roma, così come Antonio Pelle è stato preso in un ospedale pubblico mentre si preparava a subire un intervento.</p>
<p><strong>E lo Stato non si accorge di come sia cambiato il sistema mafioso?</strong><br />
Non sempre. Il Codice di Procedura Civile non può comminare una semplice sanzione finanziaria a chi gestisce i subappalti: occorre adeguare gli strumenti per punire i mafiosi. Va bene la confisca dei loro beni ma non bisogna metterli all&#8217;asta. A Casal di Principe nessun cittadino onesto può mai pensare di comprare la villa di Sandokan costruita su imitazione di quella di Scarface. Il sistema giudiziario deve adeguarsi alla nuova forma che la mafia ha assunto.</p>
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		<title>Presentazione Malitalia a Roma [Libreria Melbookstore]</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Corradino Mineo, direttore di Rainews24: &#8220;È vero che sono stati attaccati i beni dei mafiosi, è vero che la repressione funziona ma in nessuna delle tre regioni del Sud, in cui il crimine organizzato ha il dominio del territorio, la società civile e per bene ha ancora pensato che quello sia il nemico da battere&#8221;.
Raffaele [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1017" title="malitalia_locandina_melbooks_roma" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/MALITALIA-208x300.jpg" alt="Malitalia locandina Melbooks Roma" width="208" height="300" /><br />
<strong>Corradino Mineo</strong>, direttore di Rainews24: &#8220;È vero che sono stati attaccati i beni dei mafiosi, è vero che la repressione funziona ma in nessuna delle tre regioni del Sud, in cui il crimine organizzato ha il dominio del territorio, la società civile e per bene ha ancora pensato che quello sia il nemico da battere&#8221;.</p>
<p><strong>Raffaele Cantone</strong>, magistrato di Cassazione, pm nel processo <em>Spartacus</em> contro i casalesi: &#8220;Oramai la trasversalità dell&#8217;illegalità è dilagante ed è troppo semplice trovare un capro espiatorio. Il processo <em>Spartacus</em> racconta storie oramai passate, la camorra oggi è altro e intanto i due grandi latitanti Iovine e Zagaria sono ancora in giro&#8221;.</p>
<p><strong>Corradino Mineo</strong>, Direttore di Rainews24 e <strong>Raffaele Cantone</strong>, attualmente Magistrato di Cassazione ed ex magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che si è occupato delle indagini sul clan dei Casalesi riuscendo ad ottenere la condanna all&#8217;ergastolo di Francesco Schiavone detto <em>Sandokan</em>, presentano insieme agli autori il libro Malitalia storie di mafiosi, eroi e cacciatori, di Laura Aprati ed Enrico Fierro, Edizioni Rubbettino.</p>
<p><strong>Lunedì 15 febbraio 2010<br />
Ore 17.30<br />
Libreria Melbookstore<br />
Via Nazionale 255<br />
Roma</strong><br />
<em> Con letture di Marco Cassini e vignette di Mario Natangelo</em></p>
<p>Malitalia racconta che la mafia oggi non è più quella delle coppole e delle lupare. È nell’economia, nelle banche e nella finanza e condiziona la politica. Spara sempre meno e fa sempre più affari. Dal Sud, seguendo la linea della palma di cui parlava Sciascia nel Giorno della civetta, ha risalito la penisola e si è radicata al Nord. In Sicilia, Calabria e Campania è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. I mafiosi contro gli onesti, i collusi contro chi si oppone.</p>
<p>Malitalia, un reportage che mozza il respiro, è come andare a teatro e assistere ai caroselli di sicari e dei mandanti, alle conseguenze di omicidi di mafia, i familiari delle vittime umiliati e offesi, scoprendo i fatti pubblici e i retroscena di un labirinto di omertà. Le testimonianze, le vicende e gli uomini, spesso dimenticati, di una guerra quotidiana.. Come quella di Roberto Battaglia, che ha dominato le cronache degli ultimi giorni: 40 anni, casertano ha passato gli ultimi anni a pagare gli usurai ai quali si era rivolto quando l’agenzia di viaggi di famiglia si era trovata in difficoltà e le banche gli avevano chiuso le porte. Sceglie di pagare prima gli usurai, fa arrestare il cugino di “Sandokan”, Francesco Bidognetti, di Casal di Principe, ma le difficoltà con le banche lo portano quasi al fallimento. E proprio venerdì la buona notizia: arriva il mutuo della commissione antiracket e l&#8217;udienza per il fallimento viene rinviata. Una storia sconosciuta che grazie anche a Malitalia conquista le pagine nazionale di stampa e tv.</p>
<p><strong>Hanno detto del libro:</strong></p>
<p><strong>Don Luigi Ciotti</strong>, fondatore del Gruppo Abele e Presidente di Libera: “Malitalia è fatto con grande intelligenza e fa piazza pulita delle parole vuote, va a cercare la quotidianità della lotta contro le mafie”.</p>
<p><strong>Leoluca Orlando</strong>, europarlamentare: “Questo lavoro è un album da sfogliare. C’è bisogno di una strategia culturale per liberarsi dalla mafia che è in noi”.</p>
<p><strong>Anna Canepa</strong>, magistrato: “In questo lavoro traspare la quotidianità e l’ansia di conoscenza, di verità e di legalità. Ma è importante che ci sia una sintonia istituzionale negli obiettivi”.</p>
<p><strong>Vincenzo Macrì</strong>, magistrato: “In questo libro, per la prima volta, c’è una visione comparativa delle tre mafie. Una visione orizzontale e non più solo verticale”.</p>
<p><strong>Nando Dalla Chiesa</strong>, sociologo: “Mai come oggi c’è bisogno di analisi, racconto, inchiesta, memoria sulle organizzazioni mafiose. Malitalia aiuta a soddisfare questo bisogno, aiuta a svolgere un&#8217;opera di alfabetizzazione popolare così urgente in questo momento&#8221;.</p>
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		<title>Italy: New book exposes &#8216;devastating&#8217; mafia growth</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 19:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[(Tratto da AdnKronos International)
Rome, 26 Jan. (AKI) &#8211; Pietro Belziti was 78 years old when he was gunned down in the southern Italian region of Calabria in July last year. He was strolling along a busy street in the town of Piana di Gioia Tauro on a hot summer&#8217;s night when he was shot in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.adnkronos.com/AKI/English/CultureAndMedia/?id=3.0.4242743226" target="_blank">AdnKronos International</a>)</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-291" title="Catturandi Palermo" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/catturandi_palermo.jpg" alt="catturandi_palerm1o--200x150" width="200" height="150" />Rome, 26 Jan. (AKI) &#8211; Pietro Belziti was 78 years old when he was gunned down in the southern Italian region of Calabria in July last year. He was strolling along a busy street in the town of Piana di Gioia Tauro on a hot summer&#8217;s night when he was shot in the back six times by a killer who has never been found.</p>
<p><span id="more-290"></span>A new book entitled, &#8216;<strong>MalItalia</strong>&#8216; (<strong>The Evil Within Italy</strong>) says this kind of crime is common in the south of the country where the mafia known as &#8216;Ndrangheta is becoming more powerful than ever before.<br />
No-one has been found guilty of the crime which was committed in the centre of town in front of everyone. According to the book nobody knew what happened and nobody saw a thing.</p>
<p>But &#8216;MalItalia&#8217;, compiled by Italian journalists Enrico Fierro and Laura Aprati, not only looks at the spread of &#8216;Ndrangheta but presents a snapshot of the mafia elsewhere in the country, from the Cosa Nostra in the Sicilian city of Trapani to the powerful Camorra in Caserta, outside Naples.</p>
<p>Pitched at young people, &#8216;Malitalia&#8217; is accompanied by a DVD video and includes accounts of journalists and crime fighters committed to fighting the spread of organised crime.</p>
<p>&#8220;The growth of the mafia is devastating,&#8221; Aprati told Adnkronos International (AKI) in an interview on Tuesday. &#8220;Economically it has generated enough wealth to cover all of our country&#8217;s debts and it could offer unemployment benefits for everyone. This economic power determines its role in the social life and businesses of the country and often determines choices about both of them.&#8221;</p>
<p>Aprati also spoke about the collusion of the mafia and its penetration of Italian culture. &#8220;It is very subtle,&#8221; she said. &#8220;So your lawyer or your doctor could be very close to a certain (mafia) clan and you would not know it. The mafia is liquid and odourless so it is now inside us more than we think.&#8221;</p>
<p>Fierro and Aprati said that in several regions of Italy residents are fighting a war of general indifference. The book speaks of places and cities, entire areas of major cities, where people live and die as if they were in a war zone.</p>
<p>&#8220;There are snipers who shoot, bombs that explode, death squads that carry out sentences executed by secret courts and outside the laws of the state,&#8221; the authors said.</p>
<p>One of Italy&#8217;s senior anti-mafia prosecutors, Vincenzo Macri, endorsed the book and said it was important to raise awareness about the spread of organised crime from Europe to Australia. Macri said German police were totally unprepared when six Italians were brutally gunned down in the town of Duisburg in a mafia feud in August 2007.</p>
<p>He said there was a &#8220;new emergency&#8221; and judicial authorities in Europe and other parts of the world had to recognise the growing clout of organised crime.</p>
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