<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Malitalia &#187; Istituzioni</title>
	<atom:link href="http://www.malitalia.it/tag/istituzioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.malitalia.it</link>
	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 17:50:52 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=8391</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Bologna, piovono poltrone</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/12/bologna-piovono-poltrone/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/12/bologna-piovono-poltrone/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 07:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=5177</guid>
		<description><![CDATA[ Ventidue contratti firmati e prorogati in barba al decreto Brunetta. Gli incarichi sarebbero stati sottoscritti al comune di Bologna dal commissario Anna Maria Cancellieri l&#8217;8 aprile 2010. A dare la notizia è il sito di Antonio Amorosi, ex assessore alle politiche abitative della città emiliana dal 2004 al 2006, che pubblica online alcuni documenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5178" title="0cancellieri" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/0cancellieri-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /> <strong>Ventidue contratti firmati e prorogati in barba al decreto Brunetta. Gli incarichi sarebbero stati sottoscritti al comune di Bologna dal commissario Anna Maria Cancellieri l&#8217;8 aprile 2010.</strong> A dare la notizia è il sito di Antonio Amorosi, ex assessore alle politiche abitative della città emiliana dal 2004 al 2006, che pubblica online alcuni documenti pubblici che attesterebbero la proroga di assunzioni per 13 dirigenti con contratto di lavoro a tempo determinato e nove alte specializzazioni. I dirigenti erano già in carica durante il mandato dell&#8217;ex sindaco Flavio Delbono, dimessosi per aver pagato con i soldi del Comune una serie di viaggi con la sua compagna e segretaria Cinzia Cracchi. Ma sarebbero dovuti decadere con lui, proprio al momento delle dimissioni. Secondo il Testo unico degli enti locali (Tuel), infatti, gli incarichi dirigenziali e di alta specializzazione, ovviamente a tempo determinato, «non possono avere durata superiore al mandato elettivo del sindaco». Nell&#8217;atto del commissario dell&#8217;8 aprile 2010, in occasione della riorganizzazione temporanea dell&#8217;ente, si legge, invece, «la conferma, fino al 31/10/2011, dei rapporti dirigenziali e di alta specializzazione a tempo determinato in essere». E in allegato si leggono i nomi delle persone che hanno vantato la proroga del loro contratto.</p>
<p><strong>Una misura che va addirittura ben oltre il commissariamento della città. In aggiunta a questo, il decreto Brunetta prevede che il numero dei dirigenti a tempo determinato debbano essere al massimo l&#8217;8% della dotazione organica</strong>. Il comune di Bologna poteva dunque assumere, in forza dei 94 dirigenti a tempo indeterminato, un massimo di otto persone. Ma in tutto ne sono state prese 22. In un parere della Corte dei Conti, il n.44 del 2010, sezione della Puglia, viene spiegato come il decreto legislativo 165/2001 stabilisca percentuali massime di incarichi dirigenziali a personale assunto a tempo determinato entro il limite del 10% della dotazione dei dirigenti appartenenti alla prima fascia e dell&#8217;8 per cento di quelli appartenenti alla seconda. In questo caso, la percentuale da prendere in considerazione è quella dell&#8217;8 per cento, perché, come spiega la Corte dei Conti, «la percentuale più elevata è prevista per la dirigenza statale di prima fascia che non trova previsione equipollente nell&#8217;amministrazione locale». Ma sono solo dettagli nel caso del comune di Bologna, perché il numero di dirigenti con contratto a tempo determinato è abbondantemente superiore al massimo consentito. I documenti sono già stati portati in Procura e presso la Corte dei conti per una denuncia. Una situazione decisamente imbarazzante, soprattutto per una città che ha già visto lo scandalo Delbono e subito le dimissioni e il successivo commissariamento.</p>
<p>Da parte sua, il comune di Bologna fa sapere che alcuni dei dirigenti che hanno avuto la proroga del contratto c&#8217;erano già con Sergio Cofferati, quindi ben prima di Delbono, e sono stati nuovamente confermati perchè «la macchina amministrativa deve andare avanti». Anche se i dirigenti con rapporto fiduciario, cioè capo di gabinetto, direttore generale, capo ufficio stampa e portavoce hanno concluso il loro lavoro con la caduta del sindaco. <strong>Per capire la gravità della situazione, basta guardare indietro di poche settimane. A Parma, infatti, sono stati iscritti nel registro degli indagati per il medesimo fatto l&#8217;ex sindaco Pietro Ubaldi, l&#8217;attuale sindaco Pietro Vignali e molti dirigenti di quel comune</strong>. L&#8217;ipotesi di reato è abuso d&#8217;ufficio. L&#8217;ente pubblico avrebbe infatti sottoscritto contratti a tempo indeterminato e determinato senza che le persone avessero i titoli richiesti e violando inoltre il decreto Brunetta. Sommando tutti i loro compensi il danno erariale ammonterebbe a tre milioni e 200 mila euro. Una situazione analoga, dunque, a quella che è stata denunciata a Bologna.</p>
<p><em>(pubblicato su <a title="Lettera43 Link" href="http://www.lettera43.it/articolo/4232/bologna-piovono-poltrone.htm" target="_blank">www.lettera43.it</a>)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/12/bologna-piovono-poltrone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cosentino, avviso di fine indagini</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/12/cosentino-avviso-di-fine-indagini/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/12/cosentino-avviso-di-fine-indagini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 06:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=5004</guid>
		<description><![CDATA[(di Alessandro Chetta) 
Ora si deciderà sul rinvio a giudizioDopo due anni il caso Cosentino arriva a un punto di svolta: il parlamentare Pdl ha incassato l’altro giorno l’ultimo affondo dei pm &#8211; l’avviso di chiusura delle indagini preliminari a suo carico – e adesso la palla passa al gip, che dovrà decidere sul rinvio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/cosentino.jpg" alt="" title="cosentino" width="183" height="275" class="alignleft size-full wp-image-5005" />(di Alessandro Chetta) </p>
<p><strong>Ora si deciderà sul rinvio a giudizio</strong>Dopo due anni il caso Cosentino arriva a un punto di svolta: il parlamentare Pdl ha incassato l’altro giorno l’ultimo affondo dei pm &#8211; l’avviso di chiusura delle indagini preliminari a suo carico – e adesso la palla passa al gip, che dovrà decidere sul rinvio a giudizio o l’archiviazione. <strong>Su Cosentino, ricordiamolo, pende un mandato di cattura per presunti legami col clan dei Casalesi. Ipotesi d’arresto bocciata mesi fa dai deputati che hanno così salvato l’esponente casertano del partito di Berlusconi</strong>. Una situazione politicamente critica che lo ha costretto a lasciare la poltrona governativa di sottosegretario all’Economia (conservando però quella di coordinatore campano del suo partito).</p>
<p>Giunto l’atto finale delle indagini, Nicola Cosentino – assistito dagli avvocati Stefano Montone e Agostino De Caro &#8211; ora ha venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogato. In seguito i pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci potranno formalmente chiederne il processo.</p>
<p>Ecco le accuse formulate dai sostituti procuratori napoletani: <strong>Cosentino «non essendo inserito organicamente” nell’associazione di tipo mafiosa denominata clan dei casalesi ma in ogni caso “agendo nella consapevolezza della rilevanza causale dell’apporto reso e della finalizzazione dell’attività agli scopi” del clan “contribuiva, con continuità e stabilità, a rafforzare vertici (capi ed organizzatori) ed attività del gruppo facente capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone/Russo”. I rapporti intrecciati col clan sarebbero in particolare “nella prospettiva dello scambio voti contro favori”</strong><br />
Queste, nello specifico, le presunte attività illecite evidenziate dalla Procura: “<strong>Garantiva il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, pubbliche amministrazioni ed enti a partecipazione pubblica</strong>; contribuiva al riciclaggio e reimpiego delle provviste finanziarie provenienti dal clan dei casalesi, proventi gestiti da affiliati in modo riservato, sia scontando titoli di credito sia garantendo l’operatività delle società controllate dal clan e l’acquisizione di quote societarie da parte degli affiliati o persone allo stesso legate”. </p>
<p>Gli inquirenti gli contestano anche la creazione e co-gestione di monopoli d’impresa <strong>“in attività controllate dalle famiglie Michele Orsi, Sergio Orsi (per la gestione del ciclo dei rifiuti in parte del Casertano, ndr) e dai diversi soggetti formalmente titolari di funzioni amministrative”. In tal modo, sempre secondo i pm,  si andava “incrementando e consolidando la posizione dominante, propria e del gruppo mafioso di riferimento (…) determinando la significativa alterazione degli equilibri di natura economica, finanziaria e politica». </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/12/cosentino-avviso-di-fine-indagini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come può un poliziotto&#8230;</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/11/come-puo-un-poliziotto%e2%80%a6%e2%80%a6/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/11/come-puo-un-poliziotto%e2%80%a6%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 08:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=4889</guid>
		<description><![CDATA[(di Francesco Perrella)
Spesso per capire un presente che ci appare assurdo basta scavare un po&#8217; nel passato. Rileggere le storie a cui magari sul momento non si è prestata attenzione, che apparivano insignificanti e sterili. Storie che valgono la pena di essere raccontate, come quella dell&#8217;ex agente Matteo Federici, classe 1981, un ragazzo come tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4890" title="brescia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/brescia.jpg" alt="" width="223" height="167" />(di Francesco Perrella)<br />
<strong>Spesso per capire un presente che ci appare assurdo basta scavare un po&#8217; nel passato</strong>. Rileggere le storie a cui magari sul momento non si è prestata attenzione, che apparivano insignificanti e sterili. Storie che valgono la pena di essere raccontate, come quella dell&#8217;ex agente Matteo Federici, classe 1981, un ragazzo come tanti cresciuto nella provincia romana ed entrato in polizia dopo il diploma, spinto un fascino per la divisa che portava nel cuore già da bambino.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/tSD_-pV10_U?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="300" src="http://www.youtube.com/v/tSD_-pV10_U?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Di stanza a Torino, in una domenica di febbraio del 2003 sta rientrando dalla sua prima missione, un servizio di sicurezza allo stadio di San Siro durante la partita Inter-Reggina. Sul pullman pieno di suoi colleghi la chiacchiera si sposta rapidamente sul calcio; i più ridono su come, a Roma, i tifosi romanisti, per lo più di sinistra siano stati spinti fuori dalla curva da quelli di destra. <strong>Matteo interviene nella discussione, assicura che, essendo anch&#8217;egli un tifoso della Roma ed assiduo frequentatore dell&#8217;Olimpico, non è mai stato coinvolto in simili episodio di politicizzazione del calcio</strong>. I colleghi più anziani provocano, accusandolo di essere una “zecca”, uno di quelli che, a Genova, nel 2001 aveva sputato sulla polizia. Anche qui Matteo invita a non generalizzare, sostiene che non tutti i manifestanti di Genova fossero li con intenti violenti e che, se sputavano, lo facevano non sugli uomini, ma sulle istituzioni. Si scatena il putiferio, e solo un richiamo di un ispettore riporta l&#8217;ordine sul pullman, ma la vicenda non è destinata ad esaurirsi qui. Alcuni agenti che avevano partecipato al servizio a Milano stilano una relazione sul caso che arriva sul tavolo della Commissione Consultiva della Scuola allievi di Piacenza; benché lo stesso ispettore responsabile della squadra di cui faceva parte Matto sostenga, seppure con qualche riserva, la versione dell&#8217;agente, ponendo la questione sul tono della “ragazzata”, il direttore della scuola, Mattia La Rana, è deciso nel comminare al giovane la pena della “deplorazione”, decisione che viene rapidamente confermata dal Ministero dell&#8217;Interno, ma che appare spropositata a fronte del fatto contestato. Prima coincidenza: fanno la loro comparsa due richiami disciplinari rivolti all&#8217;agente Federici, uno per aver “smarrito il tesserino” e l&#8217;altro per “aver parlottato durante un&#8217;esercitazione”, per andare a sostenere la proposta di radiazione avanzata da La Rana. <strong>Come da prassi, viene chiamato a far parte della Commissione Consultiva anche un delegato della Silp Cigl, tale Emanuele Ricifari, allora di stanza a Piacenza presso la stessa scuola di cui Matteo era stato allievo</strong>. Insieme a La Rana, è l&#8217;unico componente della Commissione a sostenere fermamente la pena della deplorazione per l&#8217;agente Federici.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Kge1AqrSbek?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="300" src="http://www.youtube.com/v/Kge1AqrSbek?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Una presenza singolare, la sua, in quanto lo stesso dirigente provinciale Silp Cigl, dott. Pizzamiglio, era all&#8217;oscuro del suo coinvolgimento in una vicenda tanto delicata come la radiazione di un agente dall&#8217;Arma, di cui avrebbe dovuto essere immediatamente informato. Seconda coincidenza:<strong> Emanuele Ricifari è sposato con Maria Pia Romita, vice-direttore della scuola allievi di Piacenza e, quindi, collaboratrice diretta di La Rana</strong>. Il finale della nostra storia, a questo punto, appare facilmente immaginabile. L&#8217;agente Matteo Federici, ad appena ventidue anni, viene deplorato senza possibilità di appello dal corpo di polizia; ciò gli precluderà, anche la possibilità di partecipare a tutti quei concorsi pubblici (quasi tutti) per i quali è richiesto il non essere stati «espulsi da Forze Armate o da altri Corpi militarmente organizzati». Una decisione presa nonostante le testimonianze favorevoli dei superiori di Matteo, nonostante il dirigente locale del sindacato di Polizia non fosse stato informato, nonostante una pagella che attribuiva all&#8217;agente Federici buone capacita di reagire di fronte agli insuccessi, esecuzione dei compiti senza necessità di ulteriori stimoli, adeguata condotta di fronte a difficoltà impreviste, esecuzione scrupolosa del proprio compito, nessuna difficoltà a rispettare le norme, attenzione e continuità nel rispettare i gradi gerarchici. Una decisione che puzza di pregiudizio anche a distanza di sette anni, presa sulla base di motivazioni che lasciano tutt&#8217;ora il tempo che trovano. Matteo Federici avrebbe solo voluto essere un bravo poliziotto, un servitore dello stato. Per qualcun altro, invece, è andata diversamente. L&#8217;agente Emanuele Ricifari, infatti, viene promosso a vice questore di Brescia, dove opera tutt&#8217;ora. Si dice che il passato di una persona ci dica tanto su quello che sia nel presente. <strong>A guardare il suo passato di poliziotto, l&#8217;agente Ricifari appare insofferente ad ogni forma di protesta e di anticonformismo. E a guardare queste immagini, liberamente reperibili nella rete, di cui l&#8217;ispettore Ricifari è suo malgrado protagonista, si capisce come nulla avvenga puramente per caso.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/11/come-puo-un-poliziotto%e2%80%a6%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un boato, 90 secondi di terrore e 30 anni di scandalo</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/11/un-boato-90-secondi-di-terrore-e-30-anni-di-scandalo/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/11/un-boato-90-secondi-di-terrore-e-30-anni-di-scandalo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 14:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoto Irpinia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=4847</guid>
		<description><![CDATA[E’ domenica, Radio Alfa di Avellino trasmette i “lisci” del romagnolo Casadei. Sono le sette di sera  e a Balvano le vecchie sono con lo scialle nero sono in chiesa per la benedizione serale.Qualcuno porta per mano i nipotini. E’ il 23 novembre del 1980, trentadue minuti dopo  le sette di sera,la musica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4848" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/irpinia.jpg" alt="" width="194" height="259" /><strong>E’ domenica, Radio Alfa di Avellino trasmette i “lisci” del romagnolo Casadei. Sono le sette di sera  e a Balvano le vecchie sono con lo scialle nero sono in chiesa per la benedizione serale.Qualcuno porta per mano i nipotini. </strong>E’ il 23 novembre del 1980, trentadue minuti dopo  le sette di sera,la musica di radio Alfa viene sovrasta tata da un boato. Un rumore sordo e interminabile che rimarrà miracolosamente impresso sui nastri dei registratori. Al primo “tuono” le vecchie nella chiesa di Balvano si guardano atterrite. Non faranno in tempo a sentire  il secondo boato. Moriranno tutte.</p>
<p>23 novembre di trent’anni fa, ore 19.32. Il terremoto che schiacciò  città e paesi dell’Irpinia, del salernitano e della Basilicata con scosse tra il settimo e non grado della scala Mercalli. Tremila morti, 9 mila feriti, 300 mila senzatetto, 600 mila edifici accartocciati. ”O terremoto” che cancellava case e metteva a nudo l’inesistenza dello Stato, le satrapie politiche che dominavano il Sud, la fragilità di povere economie. Crollano le case dei centri storici, si piega il “moderno” ospedale di sant’Angelo dei Lombardi, si sbriciolano i palazzi di cemento disarmato. I morti e i vivi resteranno sotto le macerie per giorni interi.</p>
<p><strong>Il Presidente tra le macerie</strong><br />
Sandro Pertini visita il cratere ed è sconvolto: ”Non vi sono stati soccorsi immediati. Ancora dalle macerie si levano gemiti, grida di disperazione dei vivi”. Clemente Mastella, allora portavoce della DC, lo attacca “Non faccia il capo dell’opposizione”. Ma il Presidente partigiano è amato dagli italiani che rccolgono la sua indignazione e in centinaia partono verso quel Sud  mai impresso sulle cartoline sole e mare. Paesi di montagna, contadini, povera gente. Succede come nella Firenze dell’alluvione, 1966, l’Italia dalle mille parlate si ritrova unita. E sarà l’ultima volta. </p>
<p>I volontari scavano tra le macerie, soccorrono vivi e seppelliscono i morti. Ma non piacciono alla politica.Il cratere è dominio dei signori della DC, in Irpinia Ciriaco De Mita, Giuseppe Gargani, Salverino De Vito e Nicola Mancino,nelle terre di Basilicata Emilio Colombo, a Napoli Antonio Gava. Quei giovani, qualche professore, gli operai venuti dalla fabbriche del Nord portano scompiglio, nelle tendopoli parlano con la gente, smuovono coscienze e organizzano proteste. Gli inviati dei giornali nazionali descrivono con crudezza la realtà, le classi dirigenti locali sono sotto accusa. “I paesi presepe- scrive Leonardo Sciascia su Il Mattino- votano, sono collegi elettorali da mantenere così come sono, reticoli clientelari tra i più sicuri”. E vede lontano, lo scrittore siciliano. Perché seppelliti i morti, data una baracca ai vivi, si pensa alla ricostruzione. </p>
<p>Maggio ’81: approvata la legge 219, subito scatta la prima grande truffa a danno dei terremotati. I Comuni da ricostruire nelle prime stime sono 360, ma tutti, sindaci, deputati di collegio, vogliono il “loro terremoto”. Ci sono soldi da spartire, provvidenze, occasioni, l’area del danno si allarga fino ad arrivare a 600 Comuni terremotati. Piccoli centri e grandi città, Napoli e Salerno,paesi in riva al mare che le macerie le hanno viste in tv. Nasce “l’economia della catastrofe” (Ada Becchi Collidà), la “Repubblica del terremoto” (Fausto Ibba, L’Unità) arriva a contare quasi sette milioni di abitanti beneficiari. Secondo l’ultima rilevazione della Corte dei  Conti, data 2008, quel terremoto è costato già 32 miliardi 363 milioni 593 mila 779 euro, una cifra enorme nella quale “non comprese le ulteriori somme messe a disposizione dalle regioni e dalle amministrazioni locali”. Nella ricostruzione c’è tutto. Un piano da 15 miliardi di lire per 20 mila nuovi alloggi nelle periferie dell’area metropolitana napoletana, voluto soprattutto dal Pci che governava la città, e il grande business della industrializzazione delle zone colpite. La grande illusione coltivata dai Ras della Democrazia cristiana.</p>
<p>Si promettevano 8 mila posti di lavoro per venti aree industriali (8 nell’avellinese, 4 nel salernitano, 8 in Basilicata). Non c’è programmazione, né selezione degli investimenti, ogni potente targato DC e Psi vuole il “suo” polo industriale. E così nasce un’area a Nusco, collegio di de Mita,una a pochi chilometri, a Morra De Sanctis, paese di Peppino Gargani, un’altra tra Lacedonia e Bisaccia, collegio di Salverino de Vito, senatore e poi Ministro per il Mezzogiorno, una a san mango del calore, area di influenza di Nicola Mancino, le altre al collegio di Carmelo Conte, fedelissimo di Craxi. Si costruiscono 200 chilometri di strade che arrivano a costare fino a 20 miliardi a chilometro.</p>
<p><strong>Grande affare per il Nord</strong><br />
Nel napoletano si progettano raccordi e viadotti: i 10 chilometri dell’Asse Mediano costano 28 miliardi a chilometro (prezzi anni Novanta), 35 miliardi un chilometro della Circumvallazione lago patria. Imbrogli? No, “sorprese geologiche”, si giustificheranno i tecnici. Un grande affare soprattutto per le grandi imprese di costruzione del Nord. Su 144 consorzi che lavoreranno alla ricostruzione solo 75 hanno radici campane o lucane. L’industrializzazione, con i  suoi contributi che coprono fino al 100% dell’investimento, è un business per grandi gruppi (Ferrero, Tanzi, Zuegg) e per speculatori e avventurieri (si sono costruite fabbriche di barche in montagne).</p>
<p>Per capire come è finita basta farsi un giro per le zone del cratere tra Irpinia e Basilicata: quelle aree  ora sono vuote, dei posti di lavoro promessi ne resistono  poche migliaia. In Irpinia la disoccupazione giovanile è al 52,8% e i suicidi, secondo un rapporto della CISL, sono in aumento, 15 solo nei primi mesi del 2010. Uno ogni 18 giorni.<br />
<strong>Ha arricchito tanti il dopo-terremoto, “le imprese del Nord, i tecnici che hanno preso dal 25 al 35%, qualcosa come 12 miliardi di lire. E al secondo posto metto i politici: hanno preso mediamente il 10%, altri 5 miliardi. Poi vengono i camorristi” Rocco caporale, un sociologo americano studiò a lungo i flussi finanziari della ricostruzione.</strong></p>
<p>“Le famiglie camorriste- scrive nel 1993 la Commissione antimafia- diventano delle vere e proprie holding di imprese produttive capaci di controllare l’economia dell’intera regione”. Quando ad Avellino si decide di costruire i prefabbricati pesanti scendono in campo grandi imprese del Nord, come quella dei fratelli Volani, il faccendiere Francesco pazienza e il boss Raffaele Cutolo. Qualcuno parla di tangenti destinate alla DC e al senatore Nicola Mancino che reagisce sdegnato con una lettera  alla procura di Avellino. Dopo anni l’inchiesta finisce in una bolla di sapone,come tutte le indagini del dopo terremoto. Nel 2002 si chiude l’ultimo grande processo, si parla di 32 miliardi (lire) di tangenti, sotto accusa sono potenti della politica come Paolo Cirino Pomicino, Giulio Di Donato, costruttori e faccendieri. La prescrizione salva tutti. In nome del popolo italiano non c’è giustizia per i tremila morti del terremoto. Perché in Campania in quegli anni c’è uno scandalo  nello scandalo, quello dei magistrati-collaudatori: procuratori, presidenti di tribunali e corti d’appello che incassano fino a 100 milioni di lire a collaudo. Gli stessi risultati della Commissione d’inchiesta presieduta da Oscar Luigi Scalfaro (“uno sgarbo alla Dc”, Mastella) sono presto dimenticati.</p>
<p><strong>Il sistema Pomicino–De Mita</strong><br />
In Parlamento la Democrazia cristiana si astenne non condividendo le “valutazioni” della relazione finale. “Fui odiato per quell’inchiesta  e gli odi tuttora resistono” confessò anni dopo Scalfaro. Odiato da Pomicino del quale era stato messo a nudo il sistema di relazioni con il gotha dei costruttori napoletani, e da Ciriaco De Mita per la parte che riguardava l’indagine sulla “Banca Popolare dell’Irpinia”. La Banca della DC. </p>
<p>“Tutti i parlamentari della zona appartenenti all’Olimpo nazionale del partito sono azionisti di questa banca”, denunciò in  Commissione  parlamentare il parlamentare comunista Michele D’Ambrosio, scomparso recentemente, l’unico vero oppositore  del “demitismo”. </p>
<p><strong>Come è finita? Le grandi imprese del Nord hanno ripreso il loro posto pronte ad altri affari e lavori (la ricostruzione di L’Aquila, il G8), i politici sono sempre lì. Ciriaco De Mita è padrone dell&#8217;UDC in Campania, suo nipote Giuseppe è vicepresidente della Giunta regionale, Clemente Mastella è pronto a diventare sindaco di Napoli, Cirino Pomicino detta ancora legge e strategie politiche</strong>.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 19 novembre 2010&#8230;.su ilfattoquotidiano.it tutte le storie del terremoto)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/11/un-boato-90-secondi-di-terrore-e-30-anni-di-scandalo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Campania felix</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/11/campania-felix/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/11/campania-felix/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 02:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=4718</guid>
		<description><![CDATA[
(di Francesca Perrella)
Chiudete gli occhi e pensate a due parole: Regione Campania. Ai più, sulla scia dei fatti di cronaca, verranno in mente cumuli di “munnezza”, discariche, la rabbia e l&#8217;indignazione dei cittadini; i “malpensanti” correranno con il pensiero alla malavita, ai boss della camorra ed ai libri di Saviano; i più ferrati porteranno la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2010/11/campania-felix/consiglioregcampania/" rel="attachment wp-att-4719"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/consiglioregcampania.jpg" alt="" title="consiglioregcampania" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-4719" /></a></p>
<p>(di Francesca Perrella)</p>
<p><strong>Chiudete gli occhi e pensate a due parole: Regione Campania</strong>. Ai più, sulla scia dei fatti di cronaca, verranno in mente cumuli di “munnezza”, discariche, la rabbia e l&#8217;indignazione dei cittadini; i “malpensanti” correranno con il pensiero alla malavita, ai boss della camorra ed ai libri di Saviano; i più ferrati porteranno la memoria agli incredibili deficit di bilancio che la stanno colpendo in questi anni, ed i più sensibili, <strong>forse, si ricorderanno ancora di Mariarca Terracciano, l&#8217;infermiera napoletana che ha perso la vita per protestare contro la decisione del governo regionale di sospendere la corresponsione degli stipendi della Asl dove lavorava.</strong> Ma c&#8217;è una Campania di cui pochi parlano, vuoi per ignoranza, vuoi per quieto vivere; una regione dorata, una cuccagna dove tutto è dovuto e non si risparmia su niente. E&#8217; la regione descritta nella delibera approvata il 28 settembre scorso dai sessanta consiglieri campani, che regolamenta i benefit ad essi assegnati. Un elenco (chissà che Saviano non porti anche questo, in trasmissione) che farebbe quantomeno gola a chiunque, probabilmente bizzarro, senz&#8217;altro surreale se posto a confronto con la vita reale dei cittadini. Partiamo dall&#8217;ambiente di lavoro: l&#8217;ufficio standard prevede scrivania, tris di poltrone in pelle, divano in pelle a due posti, mobile basso a quattro ante, appendiabiti, armadio libreria. Di serie anche un elegante set da scrivania in pelle, presumibilmente ton-sur-ton con il resto dell&#8217;arredamento. Di pelle (e la mania si fa inquietante) anche il tesserino regionale, che accompagna un ben più plebeo badge in plastica. Manca solo la pianta di ficus. E se il nostro consigliere, preso dai suoi impegni istituzionali, venisse improvvisamente colto da istinti fondamentali come fame o sete? Inconcepibile che si distragga dal suo lavoro scendendo al piano -1 di palazzo Santa Lucia per raggiungere il bar. Molto meglio prevedere un fornito frigobar direttamente in ufficio, cosi per uno spuntino al volo. A confronto di tutto questo ben di dio pare poca roba il doppio telefono digitale (di cui uno con linea Isdn, pare ovvio), il fax, il televisore, il telefono cellulare ed il computer fisso. E per il consigliere degli anni duemila il Consiglio prevede anche una soluzione per l&#8217;ufficio mobile, a scelta tra il classico notebook ed un ben più modaiolo Apple iPad, tanto “i rispettivi costi sono abbastanza simili”, come precisato in una lettera del dirigente del settore. Per chi non segue costantemente le news dal mondo dell&#8217; hi-tech, mi permetto di rammentare che un iPad sta sui settecento euro. Manca qualcosa? Ah si, un bel disco auto griffato “Regione Campania” da esporre sull&#8217;auto per andare ovunque. Tutto questo moltiplicato per sessanta.<strong> Campania felix, la chiamavano i romani. Sicuramente per chi ne sta abusando, affondandola sempre di più</strong>. Sicuramente per questa classe politica, sintomo allarmante del degrado non solo economico, non solo sociale, ma morale ed etico che sta attraversando il nostro paese. Gli ultimi rimasti, i privilegiati, che pensano ancora a suonare e ballare sul ponte del Titanic che sta colando a picco. Mentre si allarga il solco incolmabile, la distanza che separa il paese reale dai suoi rappresentanti. <strong>Viene da chiedersi, a questo punto, se la “monnezza” vera sia quella ferma da settimane sui marciapiedi, oppure quella ferma da decenni nei palazzi.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/11/campania-felix/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Misteri d&#8217;Italia: la strage dei carabinieri di Alcamo Marina</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/11/misteri-ditalia-la-strage-dei-carabinieri-di-alcamo-marina/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/11/misteri-ditalia-la-strage-dei-carabinieri-di-alcamo-marina/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 08:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Alcamo]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=4691</guid>
		<description><![CDATA[ Non hanno cambiato atteggiamento nemmeno davanti ai giudici della Corte di Appello di Reggio Calabria, due dei quattro carabinieri finiti indagati pochi mesi addietro dalla Procura di Trapani per le «torture» inflitte ai giovani costretti ad autoaccusarsi nel 1976 della strage della casermetta di Alcamo Marina dove furono uccisi i carabinieri Carmine Apuzzo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4692" title="carabinieri" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/carabinieri.jpg" alt="" width="215" height="193" /> <strong>Non hanno cambiato atteggiamento nemmeno davanti ai giudici della Corte di Appello di Reggio Calabria, due dei quattro carabinieri finiti indagati pochi mesi addietro dalla Procura di Trapani per le «torture» inflitte ai giovani costretti ad autoaccusarsi nel 1976 della strage della casermetta di Alcamo Marina dove furono uccisi i carabinieri Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta</strong>. Per questo duplice omicidio al termine di un interminabile iter processuale furono condannati tre alcamesi, giovanissimi all&#8217;epoca, Giuseppe Gulotta, all’ergastolo, a pene attorno ai vent’anni Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli, da tempo «riparati», in Brasile, in carcere si suicidò un altro alcamese, poche settimane dopo l’arresto (avvenuto a un mese dalla strage), Giuseppe Vesco, di tumore è morto un altro dei condannati, Giovanni Mandalà di Partinico. Fu Vesco a chiamare in causa gli altri tre, Gullotta, Ferrantelli e Santangelo firmarono verbali di confessione, al contrario di Mandalà che non firmò alcun verbale, subendo lo stesso le torture per indurlo a confessare. Gulotta, Ferrantelli e Santangelo ritrattarono poi le autoccuse, sostenendo, non venendo mai creduti, di essere stati torturati dai carabinieri. Vesco nel frattempo moriva suicida in carcere, sebbene monco della mano destra era riuscito ad impiccarsi dentro la cella, anni dopo saltò fuori un suo appunto, c’era scritto «se mi trovano ucciso mi hanno sucidato».</p>
<p><strong>Tutti sono rimasti non creduti fino a quando un ex appartenente alla squadra di investigatori, il brigadiere napoletano Renato Olino due anni addietro non è venuto a raccontare alla stampa prima ed ai magistrati dopo che le torture erano vere e che quei quattro con la strage non c’entravano nulla</strong>. Sono saltati fuori i nomi dei carabinieri che avrebbero commesso le torture. Sono i testi citati adesso dalla Corte di Appello di Reggio Calabria davanti la quale si sta svolgendo il processo di revisione della condanna al carcere a vita inflitta a Gulotta che  nel frattempo è tornato libero proprio per quanto è emerso dalle indagini della Procura di Trapani approdate davanti ai giudici calabresi. Gulotta, difeso dagli avvocati Cellini e Lauria, ha sempre detto di non avere mai ucciso nessuno.<br />
Sulle torture ha indagato la Procura di Trapani, avvisando dell’ipotesi di reato Elio Di Bona, 81 anni, Giuseppe Scibilia, 70, Giovanni Provenzano 83, Fiorino Pignatella 63, davanti al pm Tarondo della Procura di Trapani si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, però nei loro confronti non ci sarà alcun processo, il reato è prescritto. Facevano tutti parte di una squadra comandata dal colonnello Giuseppe Russo, l&#8217;ufficiale dei carabinieri che indagando sugli appalti gestiti dalla mafia nel palermitano fu ucciso a Ficuzza, nel corleonese, dai sicari di Cosa Nostra, era il 20 agosto del 1977. All&#8217;epoca fu lui ad indagare sulla strage della casermetta di Alcamo Marina.</p>
<p>Davanti ai giudici calabresi per adesso sono comparsi solo in due dei carabinieri finiti sotto inchiesta e solo Giuseppe Scibilia ha parlato, poco, ha riferito di aver partecipato solo a parte delle indagini, ha confermato la presenza di Olino. L’altro teste, Pignatella, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gli altri due verranno sentiti il 10 dicembre.<br />
Sentito anche Vito Pizzitola, cognato di Gulotta. Ha ricordato che il congiunto fu fermato la sera del 12 settembre 1976, il verbale dell’arma invece fa risalire l’arresto alla mattina del 13 settembre, in quelle ore che non compaiono in alcun verbale sarebbero state commesse le torture per fare confessare Gulotta e tutti gli altri, portati in una sperduta casermetta tra Alcamo e Camporeale, a Sirignano.</p>
<p><strong>Renato Olino era un brigadiere dell’antiterrorismo di Napoli. Quel 26 gennaio del 1976 arrivò con la sua squadra ad Alcamo perchè in un primo momento la strage della casermetta era stata rivendicata da un volantino delle Brigate Rosse</strong>. Ma poche ore dopo la diffusione di questo documento ne arrivò un altro, le «vere» Brigate Rosse dicevano che non c’entravano con quella strage e che comunque lo stesso «non avrebbero versato lacrime per quei due carabinieri».<br />
Olino sentito sia dalla Procura di Trapani che dai giudici di Reggio Calabria ha ricostruito quei giorni ad Alcamo. «Non indagavamo su esponenti della criminalità, ma direttamente nell’ambito politico degli appartenenti alla sinistra extraparlamentare, andammo anche a perquisire a Cinisi la casa di Peppino Impastato». Fino a quando non arrivò il fermo di Vesco, trovato in possesso di armi riconducibili alla strage. Olino ha confermato che da quel momento in poi ha cominciato a nutrire dubbi sull’azione investigativa che veniva condotta, per poi arrivare ad assistere alle torture. «I quattro furono costretti a parlare facendo bere loro acqua e sale, o provocando scosse elettriche ai genitali, oppure fingendo finte esecuzioni, ho protestato per quei comportamenti ma non cambiarono linea di comportamento i miei colleghi ed allora mi allontanai dalla stanza». Olino ha chiesto scusa ai soggetti condannati: «Quando li vidi erano quattro ragazzini, Gulotta giovanissimo, aveva 18 anni, sembrava un pulcino bagnato».</p>
<p><strong>A fine del 1976 Olino lasciò l’Arma. «Ero entrato animato dai migliori intenti di servire lo Stato, andai via nauseato anche per quello che aveva visto ad Alcamo</strong>». Nel tempo ha detto di avere tentato di raccontare che i condannati per la strage non c’entravano nulla. «Mi rivolsi ad un magistrato di Parma e ad un deputato radicale, chiesi di vedere anche un generale, ma il suo aiutante di campo mi disse che non valeva la pena dire più queste cose».<br />
Rispondendo alle domande degli avvocati Pardo Cellini e Saro Lauria, del procuratore generale e dei giudici della Corte, Olino ha più volte ripetuto che Vesco, il primo ad essere fermato, «fu picchiato e seviziato e costretto a confessare, a fare i nomi dei complici, sdraiato su due casse con le mani ed i piedi legati, ad ogni diniego, giù acqua e sale».<br />
Olino ha anche parlato della morte di Giuseppe Tarantola, 25 anni, alcamese. Morì nel febbraio del 1976 durante una sparatoria con i carabinieri. Si disse che era armato, che voleva uccidere i militari, che era pronto a compiere una strage. Secondo Renato Olino, però, si trattò di una messinscena per coprire le responsabilità del carabiniere che aveva sparato. Si disse che Giuseppe Tarantola era armato, «ma in realtà non lo era – ha detto Olino – fui io a collocare la pistola dopo la sparatori su ordine di un ufficiale, prima dell’arrivo del magistrato».</p>
<p><strong>«Si stanno facendo grandi passi – ha detto l’avv. Lauria – per fare emergere la verità su una pagina molto buia del nostro sistema giudiziario».</strong>La Procura di Trapani ha riaperto le indagini sulla strage della casermetta e sta battendo una pista precisa, quella che ad uccidere i carabinieri fu un commando della struttura super segreta di Gladio. Secondo una ricostruzione fatta grazie alle rivelazioni di una fonte, che ha permesso nell&#8217;alcamese di trovare, tempo addietro, anche un arsenale di armi delle forze Nato al quale avrebbe attinto anche la mafia locale, i due carabinieri uccisi quel giorno di gennaio del 1976 avevano bloccato sulla strada di Alcamo Marina (una delle arterie che univa Trapani a Palermo) un furgone che non dovevano fermare, a bordo ci sarebbero state delle armi, e una &#8220;pattuglia&#8221; di Gladio. Loro non sapevano e non potevano sapere, e non dovevano scrivere nulla, quando ci provarono vennero fatti fuori dentro la loro stessa caserma, poi fu inscenata la strage, la porta d&#8217;ingresso con la serratura distrutta dalla fiamma ossidrica, i due carabinieri morti come se sorpresi nella notte, nei loro letti a dormire. Gladio sarebbe stata svelata moltissimi anni dopo, si raccontò che a Trapani si era installata solo sul finire degli anni &#8216;80, e invece la presenza sarebbe da collocare a molti anni prima, <strong>proprio a quegli anni &#8216;70, quando Stato e Mafia si incontravano nelle zone grigie del paese, dove si nascondevano anche uomini dei servizi deviati e della massoneria. Una realtà non del tutto smantellata, avrà cambiato solo stile, ma la sostanza è sempre la stessa, anzi oggi c&#8217;è una mafia che è stata legittimata a mettere propri uomini dentro gli apparati dello Stato che contano. Ma questa non è storia, è cronaca di questi giorni che qualcuno vorrebbe mai vedere scritta</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/11/misteri-ditalia-la-strage-dei-carabinieri-di-alcamo-marina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I moti di Reggio Calabria</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/11/i-moti-di-reggio-calabria/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/11/i-moti-di-reggio-calabria/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 23:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=4655</guid>
		<description><![CDATA[(di Giuseppe Lavorato)
Sulla rivolta di Reggio Calabria avevo già letto libri e scritti che espongono analisi che , in grande parte,  non  condivido, ma la lettura dell’intervento (del 17 settembre ) di Piero Sansonetti mi ha completamente sbalordito. Il direttore di ‘Calabria Ora’ scrive che la manifestazione dell’ottobre del ’72 fu  sbagliatissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/moti.jpg" alt="" title="moti" width="259" height="195" class="alignleft size-full wp-image-4656" />(di Giuseppe Lavorato)</p>
<p><strong>Sulla rivolta di Reggio Calabria avevo già letto libri e scritti che espongono analisi che , in grande parte,  non  condivido, ma la lettura dell’intervento (del 17 settembre ) di Piero Sansonetti mi ha completamente sbalordito.</strong> Il direttore di ‘Calabria Ora’ scrive che la manifestazione dell’ottobre del ’72 fu  sbagliatissima perché rispondeva alla logica dell’occupazione militare ed aggiunge che la parola d’ordine ‘Nord e Sud uniti nella lotta’ era insensata. Purtroppo, a sinistra, la necessaria riflessione autocritica sugli errori compiuti si accompagna spesso  alla dannazione della memoria anche verso comportamenti  positivi . <strong>Quella manifestazione fu pensata e realizzata per superare precedenti limiti delle lotte nazionali e per porre i problemi del Mezzogiorno al centro della lotta del movimento operaio, per la difesa e lo sviluppo della democrazia italiana</strong>.  Lo capirono non solo i ‘boia chi molla’ di Reggio Calabria, ma anche i golpisti nazionali che , per farla fallire, disseminarono di bombe alcune tratte  della ferrovia. Lo capirono i comunisti calabresi che per tutta la notte vigilarono sulla linea ferrata e sulla strade calabresi ( dove , forse per questa vigilanza , non avvennero attentati ) ed i compagni delle Omeca e di Reggio Calabria che, quando si accorsero delle preoccupazioni dei dirigenti nazionali, ruppero gli indugi e diedero iniziò al corteo che sfilò sul corso e diede vita all’indimenticabile manifestazione. Quel giorno &#8216;Nord e Sud uniti nella lotta&#8217; non fu slogan, ma corposa realtà umana ed  importante pagina della democrazia italiana. Perché lo scontro aveva forti implicazioni nazionali. </p>
<p><strong>Il dottor Vincenzo Macrì, nel lucidissimo intervento pubblicato qualche mese addietro su ‘Calabria Ora’, ha offerto un importante contributo alla comprensione degli avvenimenti che sconvolsero la città calabrese quaranta anni or sono,  perché correttamente li ha collocati dentro  gli scenari nazionali in cui si svolsero ed ha descritto gli intrecci perversi che in essi  si saldarono e  le deleterie conseguenze , purtroppo, non ancora esaurite.</strong>  Non si fa racconto ( non scomodo la storia ) rispettoso dei fatti,  circoscrivendo i motivi di quegli eventi politici all’assegnazione del capoluogo ed alle vicende calabresi. Sarebbe operazione svilente e riduttiva anche del ruolo e dei sentimenti di tutti i protagonisti, a sinistra ed a destra. Dall’una e dall’altra parte delle forze in campo, ed in particolare tra i comunisti da una parte e i fascisti dall’altra, vi era forte consapevolezza che la posta in palio era molto più alta: era il destino della democrazia italiana.</p>
<p>Quanti difendemmo la sede della federazione del PCI e partecipammo alle iniziative ed alle manifestazioni pubbliche , consapevoli dei pericoli cui andavamo incontro , lo facemmo perchè convinti di difendere il nostro partito,  la nostra concezione  della democrazia ed il futuro che volevamo per l’intero Paese. Così come gli uomini che guidarono la rivolta, ne accettavano i relativi rischi perché avevano in testa un mutamento nazionale , autoritario, dell’assetto politico.</p>
<p><strong>Il fallito golpe , programmato per l’8 dicembre del 1970 ,  ed appreso dall’opinione pubblica negli anni successivi,  conferma la convinzione che a Reggio Calabria  la destra tentò di costruire le basi di massa ai suoi disegni eversivi</strong>. Tentativo iniziato già in anni precedenti con le numerose  iniziative del comandante Junio Valerio Borghese , e proseguito nei giorni della rivolta, durante i quali tutti i leaders dell’eversione italiana furono attivamente presenti a Reggio Calabria.<br />
I moti di Reggio Calabria furono uno scontro duro, con aspetti di guerra civile, tra una parte politica che, per i suoi fini, utilizzò un forte e vasto risentimento popolare  ed un’altra parte politica che comprese quanto fosse pericolosa quella strumentalizzazione  e, in condizioni di grave inferiorità,  quasi di isolamento,  seppe difendere i valori della democrazia. Durante tutto un lungo periodo, mentre Reggio era in mano ai rivoltosi , la federazione del PCI fu l’unica sede politica difesa dai suoi militanti e rimasta aperta ed agibile all’attività democratica ed alla promozione di iniziative pubbliche di rigoroso contrasto all’eversione.  I comunisti calabresi devono essere orgogliosi di aver meritato la riconoscenza che Enrico Berlinguer espresse pubblicamente, a conclusione della Conferenza Meridionale del PCI, nel teatro comunale di Reggio Calabria stracolmo di compagni e cittadini.<br />
Certo, nessuno può disconoscere e negare che la grande collera popolare, che si espresse nella rivolta, fu originata da un profondo malessere economico-sociale, che  divenne strumento del  movimento eversivo anche per colpa  di limiti ed errori del PCI e del movimento operaio e democratico. Ma furono limiti ed errori di segno completamente opposto a quelli che ci attribuisce quella  parte della sinistra che allora civettò con quel movimento, convinta di poterlo incanalare su obiettivi rivoluzionari.  I limiti e gli errori del PCI  furono antecedenti allo scoppio dei moti.  Nel livello cittadino,  furono quelli di un’organizzazione politica che, anche  nel giorno del rapporto alla città del sindaco Battaglia, era impelagata nei dissidi interni e senza alcuna antenna su quanto stava maturando nella società reggina.<strong> Per il livello nazionale, fu l’incapacità di unire alle lotte operaie e studentesche  la costruzione, anche nel Mezzogiorno, di un movimento che avesse connotati di classe,  difendesse e conquistasse risultati importanti per i bisogni essenziali del popolo meridionale</strong>.</p>
<p>In quella frattura tra conquiste operaie nel nord ed aggravamento del malessere popolare nel sud, si inserì la destra economica parassitaria  e quella eversiva. Entrambe lavorarono per aggregare ai loro fini anche le forze sociali meno abbienti. Costruirono  il blocco rurale nelle campagne, che fece apparizione nella manifestazione di Gioia Tauro, nella quale i grandi agrari parassitari ed assenteisti riuscirono, con il concorso di una coldiretti strettamente legata alla confagricoltura, a trascinare sulla loro piattaforma anche piccoli proprietari e contadini. Poi , strumentalizzando il risentimento popolare, costruirono a Reggio Calabria il blocco urbano che vide anche la povera gente seguire i percettori e detentori  delle più grandi ricchezze e rendite. Fu il tentativo di mettere in campo una nuova  vandea da opporre al movimento operaio per impedire che andassero in porto le riforme che colpivano la rendita (la riforma dei patti agrari abnormi e quella sul regime dei suoli), per dare basi di massa al progettato colpo di stato. Il limite del PCI e della sinistra fu quello di non aver intuito, nonostante le avvisaglie di Battipaglia,  Gioia Tauro etc,  quanto di pericoloso poteva innescarsi nel Mezzogiorno e, conseguentemente, non aver  saputo  costruire  le opportune iniziative e lotte per indirizzare sul terreno democratico la legittima protesta delle forze sociali sofferenti ed  impedire  la saldatura di interessi oggettivamente opposti. Ma, una volta scoppiati  i moti, con quei connotati  di blocco urbano, e con quelle rivendicazioni che invece di unire le classi lavoratrici e popolari calabresi le dividevano ulteriormente, rendendole subalterne ad interessi e propositi pericolosi per la democrazia, il partito comunista ebbe il merito  di comprenderne la natura e di organizzare la resistenza, anche se in condizioni di gravissima debolezza. Ricordo molti episodi ( e certamente ancor di più ne ricorderanno i compagni che risiedevano a Reggio Calabria ) nei quali i pericoli fisici furono altissimi. Ma non  disarmammo e costruimmo anche la controffensiva democratica nel territorio della provincia e della regione.</p>
<p><strong>Non mi suscita alcuno stupore o contrarietà  che , nelle ricorrenze dell’anniversario di quegli eventi, la destra reggina promuova manifestazioni, convegni, celebrazioni. Perché è legittimo ricordare la propria storia, le battaglie e le lotte nelle quali si è creduto.</strong> Stupore  mi suscita, invece, il fatto che  anche parti della sinistra si infilino nelle medesime analisi e celebrazioni. Mentre, invece , legittimo orgoglio dovrebbe suscitare a sinistra il ricordo  di aver difeso quarant’anni or sono a Reggio Calabria, in condizioni molto difficili e pericolose, i propri ideali e con essi i valori della libertà e della  democrazia. Concludo  aggiungendo che dissento ancor di più sull’espressione di Sansonetti  che afferma che &#8220;il nostro peggior nemico è il nord&#8221;e che &#8220;la distinzione tra sinistra e destra va messa in secondo piano&#8221;. Nulla di nuovo: sono le tesi (speculari  a quelli della lega nord) di Noi Sud , Mpa e di altri simili, trasformistici movimenti. A mio avviso, sarebbe veramente insensato pensare di costruire un movimento per il riscatto del Mezzogiorno partendo da queste premesse.  Per affrancare le popolazioni oneste e sofferenti del Mezzogiorno dai loro nemici interni ed esterni, non c’è nulla da inventare. E’ valido ancora oggi, anzi oggi più di allora, quanto venne  scritto nel Manifesto del 1848. </p>
<p><strong>Il compito che sta di fronte a noi è quello di costruire la sinistra del nostro tempo. Quella di cui hanno bisogno gli emarginati , gli sfruttati del sud e del nord , dell’Italia e del mondo.  Per aggregare , nel mondo operaio ed in quello intellettuale, nelle grandi e piccole comunità, i disoccupati, i precari, i giovani costretti a lavorare in nero con paghe dimezzate , gli immigrati, gli operai, i braccianti . Lavorare per unirli in un movimento di lotta, che risplenda di tutti i colori della pelle umana, per scagliarlo contro l’economia canaglia, i poteri dominanti e le mafie.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/11/i-moti-di-reggio-calabria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il caso Belpietro è la punta dell&#8217;Iceberg</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/10/il-caso-belpietro-e-la-punta-delliceberg-ma-non-del-clima-dodio/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/10/il-caso-belpietro-e-la-punta-delliceberg-ma-non-del-clima-dodio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 12:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Belpietro]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=4092</guid>
		<description><![CDATA[(di Luca Rinaldi)
Cari lettori, che leggiate Libero, Il Giornale, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, o guardiate il tg1, tg2, tg3, studio aperto etc&#8230; ha effettivamente poca importanza. Insomma, c&#8217;è stato un presunto attentato al direttore di Libero Maurizio Belpietro. Se sarà stato attentato o meno  e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4102" title="belpietro_maurizio" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/10/belpietro_maurizio-300x200.jpg" alt="Maurizio Belpietro" width="300" height="200" />(di <a title="Luca Rinaldi Link" href=" http://lucarinaldi.blogspot.com" target="_blank">Luca Rinaldi</a>)</p>
<p>Cari lettori, che leggiate Libero, Il Giornale, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, o guardiate il tg1, tg2, tg3, studio aperto etc&#8230; ha effettivamente poca importanza. Insomma, c&#8217;è stato un presunto attentato al direttore di Libero Maurizio Belpietro. Se sarà stato attentato o meno  e di quale stampo lo definiranno le indagini. <strong>Purtroppo, come spesso, anzi, ormai sempre, capita si vuole ricondurre il tutto al clima d&#8217;odio, ai gruppi di presunti brigatisti su Facebook, agli avversari di giornale e all&#8217;odio politico. Bene, questi scritti mi sembrano, e badate bene, parlo a titolo personale, di un&#8217;ipocrisia totale e totalizzante per i lettori dei giornali.</strong></p>
<p>Pare che le pistole e le intimidazioni si siano rivoltate contro i giornalisti per la prima volta dagli anni di piombo. Spiace (e qui il dispiacere è tanto) informare i lettori che così non è. Il caso Belpietro, se vogliamo rimanere nell&#8217;ambito delle intimidazioni, senza cercare di ricostruire le dinamiche attentatorie e trovarne le incongruenze, è la punta dell&#8217;iceberg. La punta di un iceberg sotterraneo di cui la maggioranza degli italiani sa poco e niente e alcuni stessi giornalisti sanno ma non scrivono per antipatia, per distanza politica, perchè non conviene al proprio editore. Addirittura si arriva a fare la conta di coloro che sono sotto scorta e ci si sbaglia, perchè purtroppo Maurizio Belpietro, Vittorio Feltri ed Emilio Fede non sono gli unici ad avere una scorta.</p>
<p><strong>La punta di quell&#8217;iceberg fatto di quattrocento giornalisti che subiscono minacce e intimidazioni per la sola pretesa di poter svolgere il proprio lavoro</strong>: spesso chi fa informazione è ritenuto una minaccia. Proprio per questo occorre voltare l&#8217;attenzione non al presunto &#8220;clima di odio&#8221;, ma a quanti giornalisti quotidianamente non possono svolgere la propria professione in sicurezza per soddisfare prima di tutto il diritto dei cittadini ad essere informati.</p>
<p>Non sono sicuramente i Belpietro, i direttoroni o gli editorialisti dalla penna pungente però che spaventano maggiormente la criminalità e gli autori delle minacce, ma spesso sono cronisti di provincia o giornalisti lontani dalle luci della ribalta. <strong>Giornalisti che lavorano &#8220;sul campo&#8221;. Negli ultimi tre anni i giornalisti oggetto di minacce ed intimidazione (che hanno denunciato) sono 68, 43 i casi di intimidazione individuale, 24 minacce collettive alle redazioni, 13 aggressioni fisiche e 10 danneggiamenti.</strong> Uno scenario inquietante che mai ha fatto notizia, eppure sono un fatto. Questi sono i numeri dell&#8217;ultimo Rapporto dell&#8217;osservatorio O2 Ossigeno Purtroppo un fatto per arrivare a essere notizia, in questo strano paese, deve avere a oggetto, almeno in questo caso, una personalità sotto i riflettori e ricollegabile in qualche modo a un preciso ambiente per poi costruire la polemica politica ad hoc.</p>
<p>Non hanno fatto notizia per tanti giornali nazionali, a parte l&#8217;arcinoto Roberto Saviano (che qualcuno continua a sfruttare per attirare consenso e lettori) ad esempio i casi di Rosaria Capacchione, Gianni Lannes, Antonino Monteleone, Lirio Abbate, Emiliano Morrone, la redazione di Calabria Ora e tanti altri che giorno per giorno dal nord al sud Itala scrivono quello che vedono e provano a farlo senza troppi condizionamenti dall&#8217;alto.</p>
<p><strong>&#8220;I casi denunciati – dichiara Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno &#8211; sono la minima parte, come ha rilevato anche il Rapporto biennale dell&#8217;Unesco sui giornalisti uccisi o minacciati nel mondo</strong>. Sono raddoppiati rispetto al nostro precedente rapporto, forse anche perchè oggi c&#8217;è più coraggio, spazio per le denunce&#8221;. Un giornalista minacciato o che subisce attentati non fa notizia, si preferisce girare la testa dall&#8217;altra parte per tutta una serie di fattori che poco hanno a che vedere con la professione giornalistica.</p>
<p>Questa volta che la minaccia ha fatto notizia per i motivi che spiegavamo in precedenza, anzichè farci trascinare nel vortice della discussione sul &#8220;clima d&#8217;odio&#8221; e compagnia, proviamo, per una volta, a fermarci e guardare in faccia il fenomeno che ci restituisce uno scenario più vicino a quello di un regime autoritario.</p>
<p><strong>Del caso Belpietro forse leggerete molto, ognuno di voi si farà la propria idea sul presunto attentato, sul presunto attentatore, e sulle presunte dinamiche, ma sappiate che le pistole e le intimidazioni non sono affatto entrate nelle case dei giornalisti solamente due sere fa.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/10/il-caso-belpietro-e-la-punta-delliceberg-ma-non-del-clima-dodio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Res pubblica e insostenibile leggerezza del prendere</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/05/res-pubblica-e-insostenibile-leggerezza-del-prendere/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/05/res-pubblica-e-insostenibile-leggerezza-del-prendere/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 May 2010 07:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bettino Craxi]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Madama]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Scajola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=2272</guid>
		<description><![CDATA[
(di Elia Fiorillo)
Settimo comandamento: non rubare. Pare però che sia difficile applicarlo, proprio quando dovrebbe essere più naturale tenerlo presente. Quando cioè si gestisce la res pubblica. E, invece, lo status di &#8220;servitore del Paese&#8221; sembra che si porti dietro una speciale condizione psicologica che si trasforma nella &#8220;sindrome d&#8217;impunità&#8221;, che ti fa non applicare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/05/scajola-300x253.jpg" alt="" title="scajola" width="300" height="253" class="alignleft size-medium wp-image-2273" /></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Settimo comandamento: non rubare. </strong>Pare però che sia difficile applicarlo, proprio quando dovrebbe essere più naturale tenerlo presente. Quando cioè si gestisce la <em>res pubblica</em>. E, invece, <strong>lo status di &#8220;servitore del Paese&#8221; sembra che si porti dietro una speciale condizione psicologica che si trasforma nella &#8220;sindrome d&#8217;impunità&#8221;, </strong>che ti fa non applicare anche altri comandamenti. Il sesto, ad esempio, che t&#8217;impone di non fornicare; il decimo che vieta il desiderio della roba d&#8217;altri. A pensarci bene un po&#8217; tutto il decalogo viene trasgredito.</p>
<p>Non sono esclusivamente del nostro tempo taluni fenomeni di corruttela nella pubblica amministrazione. Attualmente assumono sembianze diverse. Si individualizzano. Il fenomeno di Tangentopoli, in buona sostanza, si basava su &#8220;mariuoli&#8221;, per così dire, &#8220;sociali&#8221;. Il finanziamento dei partiti &#8211; e non solo &#8211; avveniva attingendo in modo illegale al danaro pubblico. Gli appetiti tangentisti avevano connotazioni per lo più non individualiste. Non che non ci fosse la cresta sul malloppo destinato ai partiti, ma nella generalità dei casi il fiume di danaro pubblico sottratto veniva utilizzato proprio dalle formazioni politiche per mantenere le strutture del consenso; per il raggiungimento del potere. Insomma, una catena di San Antonio che faceva capo sui soliti ingredienti: appalti pubblici, incarichi in posizioni strategiche, favori ripagati con moneta sonante.</p>
<p>Nelle ultime vicende la &#8220;ragion di partito&#8221; non c&#8217;è più. Anche perché il finanziamento pubblico dei movimenti politici e delle loro testate giornalistiche ha, in parte, risolto la questione.<br />
Alla Camera dei deputati, nel lontano 29 aprile del 1993, Bettino Craxi &#8211; dopo aver ricevuto all&#8217;incirca venti comunicazioni giudiziarie &#8211; spiega che tutti i partiti si servono delle tangenti per autofinanziarsi, anche quelli ”che qui dentro fanno i moralisti”. Afferma che i finanziamenti illeciti sarebbero stati necessari alla vita dei partiti e delle loro organizzazioni per il mantenimento delle strutture e per la realizzazione delle varie iniziative politiche che mettevano in essere. Sottrazioni, insomma, per fini sociali (sic). </p>
<p><strong>Oggi è un&#8217;altra cosa. Il maltolto va a finire nelle tasche di singoli soggetti o cricche private per puro arricchimento. Anche se la catena rimane la stessa: appalti, favori, consulenze. </strong><br />
Una volta la più grande gratificazione per un politico era quella di poter andare a ricoprire un &#8220;posto al sole&#8221; nell&#8217;empireo di palazzo Madama o Montecitorio. Per non parlare dell&#8217;ascesa a posizioni di governo. Ci si sacrificava una vita. Si cominciava con l&#8217;oratorio, per i cattolici, o con le riunioni di sezione, per i comunisti o con mille attività collaterali, per tutti. C&#8217;erano poi i centri studi, il sindacato, le sezioni di partito. La gavetta era tosta, ma assolutamente necessaria se si voleva fare politica. Non sempre i migliori andavano a ricoprire le postazioni più significative. Comunque, erano soggetti dalla lunga militanza. Una garanzia, per certi versi. L&#8217;arricchimento, l&#8217;accumulo, non era importante. Non costituiva uno status. Anzi, guai a non essere sobri nella vita quotidiana. Quello era il tempo in cui alcuni partiti praticavano &#8220;la trattenuta&#8221; sugli stipendi dei parlamentari. Anche per non staccare troppo dal reale, dagli stipendi dei comuni mortali, gli eletti dal Popolo sovrano. </p>
<p>La scena oggi è cambiata. C&#8217;è il leaderismo con chiamata diretta che non fa più rispondere i designati alle esigenze della politica, ai collegi, ma esclusivamente a quelle dei capi. Ci sono evidentemente anche politici dalla lunga militanza, legati intimamente alla società civile, ma è duro confrontarsi con chi, ad ogni piè sospinto, non riesce a leggere il &#8220;territorio&#8221; ed il &#8220;sociale&#8221; nella propria autonomia di pensiero, ma solo nell&#8217;ottica del leader di riferimento.<br />
<strong>In un quadro di così forte personalizzazione e anche d&#8217;imitazione del potente, l&#8217;accumulo diventa a volte un bisogno primario. Più accumuli e più sei.</strong> E i valori, i comandamenti? Roba di altri tempi. No, roba di questi tempi. Per combattere la delegittimazione c&#8217;è bisogno di una &#8220;politica dei quadri&#8221; fatta alla vecchia maniera. E di leadership che si rinnovano periodicamente in modo democratico. Non guasterebbe, comunque, una legge elettorale che faccia sentire gli elettori importanti, consentendo loro di scegliere i propri candidati.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/05/res-pubblica-e-insostenibile-leggerezza-del-prendere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Puglia tra racket ed estorsioni</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/puglia-tra-racket-ed-estorsioni/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/puglia-tra-racket-ed-estorsioni/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1844</guid>
		<description><![CDATA[(di Gianpaolo Balsamo de La Gazzetta del Mezzogiorno)
Bisceglie. Quella inferta nei giorni scorsi dai carabinieri è stata davvero una dura spallata alla mala pugliese e del Nord Barese in particolare. Il volteggiare degli elicotteri sin dalle quattro dell’alba di lunedì scorso, d’altra parte, ha fatto capire che l&#8217;operazione in atto era veramente importante. Rischiarato infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1845" title="carabinieri-elicottero" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/carabinieri-elicottero-300x225.jpg" alt="carabinieri elicottero" width="300" height="225" />(di Gianpaolo Balsamo de La Gazzetta del Mezzogiorno)</p>
<p><strong>Bisceglie.</strong> Quella inferta nei giorni scorsi dai carabinieri è stata davvero una dura spallata alla mala pugliese e del Nord Barese in particolare. Il volteggiare degli elicotteri sin dalle quattro dell’alba di lunedì scorso, d’altra parte, ha fatto capire che l&#8217;operazione in atto era veramente importante. Rischiarato infatti da centinaia di lampeggianti delle auto dei carabinieri, è stato davvero un brutto risveglio per 56 persone (47 di Bisceglie, 6 di Andria, due di Molfetta ed 1 di Bitonto), componenti del sodalizio criminale che da tempo, con agguati, regolamenti di conti, rapine ad esercizi pubblici, spaccio di stupefacenti, estorsioni ed altro, aveva trasformando Bisceglie in una specie di «Bronx», dove a farne le spese erano soprattutto piccoli commercianti, vittime innocenti (a volte anche solo di poche decine di euro) delle scorribande dei criminali il cui unico obiettivo era l&#8217;acquisizione di risorse da destinare all&#8217;acquisto di stupefacenti.</p>
<p><strong>Sessantasei le ordinanze di custodia cautelare</strong> (60 quelle eseguite, sei sono ancora i ricercati) firmate dal gip <strong>Roberto Oliveri del Castillo</strong> del Tribunale di Trani su richiesta del sostituto procuratore <strong>Ettore Cardinali</strong> che ha coordinato l’intensa attività investigativa dei <strong>carabinieri del Nucleo operativo  radiomobile della Compagnia di Trani</strong>, partita all’indomani della gambizzazione di Giovanni Leuci avvenuta il 27 gennaio 2007 nella centrale «piazza del Pesce». L’uomo (soprannominato <em>mazz umbrell</em>), 46enne all’epoca dei fatti, con pesanti precedenti per traffico di sostanze stupefacenti, fu ferito in un agguato da alcuni colpi di pistola calibro 7.65 nella piazza Margherita di Bisceglie.</p>
<p>«<em>Sono state indagini laboriose, lunghe e complesse che hanno visto impegnati i migliori investigatori dell’Arma in servizio al Nucleo operativo della Compagnia di Trani</em>». Così il maggiore <strong>Alessandro Colella</strong> commenta l’operato dei suoi uomini che hanno lavorato in maniera intelligente, discreta e instancabile. «Ed è grazie al loro certosino lavoro di acquisizione di elementi probatori e   di riscontro che è stato possibile definire i rapporti esistenti tra i vari componenti del sodalizio che agivano con spregiudicatezza e determinazione grazie anche alla disponibilità di armi».</p>
<p>Parole di elogio all’operato degli investigatori dei carabinieri di Trani sono<br />
state rivolte anche dal prefetto di Bari <strong>Carlo Schilardi</strong>, dal procuratore <strong>Carlo Maria Capristo</strong> dal colonnello <strong>Antonio Bacile</strong>. All’operazione, denominata «<strong>Ultima soluzione</strong>» hanno partecipato oltre trecento carabinieri, due elicotteri dell’Arma e unità cinofili, coordinati direttamente dal colonnello Antonio Bacile, comandante provinciale dei carabinieri, insieme al tenente colonnello Giuliano Polito, comandante del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri, al maggiore Alessandro Colella (comandante della Compagnia di Trani) e dei tenenti Diego Berlingieri del Nucleo operativo radiomobile e Carlo Santarpia della Tenenza di Bisceglie.</p>
<p>Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare ci sono anche sei donne (alcune spostate o imparentate con personaggi finiti dietro le sbarre) delle quali due (la 29enne Agata Margutti e la 31enne Elisabetta Parisi &#8211; alias Betty -, entrambe di Bisceglie) hanno beneficiato degli arresti domiciliari perché coinvolte in un singolo episodio per aver procacciato clienti al De Vincenzo durante l’attività di spaccio.</p>
<p>Particolare rilevante, acquisito dai militari durante le indagini (sviluppatesi con intercettazioni telefoniche ed ambientali oltre a numerosi e impegnativi servizi di osservazione e pedinamento), è il clima di omertà tra molti biscegliesi, riscontrato a fronte di diversi tentati omicidi compiuti a volto scoperto in pieno centro abitato. E, secondo gli investigatori, proprio questo clima omertoso venutosi a creare col tempo nell’abitato di Bisceglie sarebbe la riprova della forza d&#8217;intimidazione esercitata dai componenti del pericoloso gruppo criminale smantellato lunedì scorso.</p>
<p>Gli arrestati (tra i quali spiccano i nomi del 54enne <strong>Giuseppe Cuocci</strong>, alias «Pinuccio il mofettese» già coinvolto nell’operazione antidroga «Iceberg» del 2000, del 24enne <strong>Nicola De Vincenzo</strong>, coinvolto nell’operazione «New Paradise» del marzo 2007, e del suocero <strong>Natale Caterino</strong> di 56 anni, alias «Lino Caterino», detenuto nel carcere di Spoleto in quanto condannato già nell’ambito del processo «Dolmen», dovranno rispondere, a vario titolo di tentato omicidio, rapina, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, furto e incendio, commessi principalmente a Bisceglie, Trani e Molfetta tra il 2007 e il 2008.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/puglia-tra-racket-ed-estorsioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Malitalia al Liceo Vittoria Colonna</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/malitalia-al-liceo-vittoria-colonna/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/malitalia-al-liceo-vittoria-colonna/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 22:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1724</guid>
		<description><![CDATA[(Scritto da Giulia Falzone 3 Q)
Eccoci qui, aula magna gremita di studenti, professori un po’ preoccupati per l’esito dell’incontro: chissà se i ragazzi si comporteranno “bene”, faranno attenzione.. ma appena prende il microfono Laura Aprati,giornalista e autrice del libro insieme a Enrico Fierro,il vocio presente in aula si placa, l’attenzione si focalizza su di lei, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1726" href="http://www.malitalia.it/2010/04/malitalia-al-liceo-vittoria-colonna/aprati-fierro-3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1726" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Aprati-Fierro-3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>(Scritto da Giulia Falzone 3 Q)<br />
Eccoci qui, aula magna gremita di studenti, professori un po’ preoccupati per l’esito dell’incontro: chissà se i ragazzi si comporteranno “bene”, faranno attenzione.. ma appena prende il microfono Laura Aprati,giornalista e autrice del libro insieme a Enrico Fierro,il vocio presente in aula si placa, l’attenzione si focalizza su di lei, una donna minuta, ma che con poche parole riesce subito a trasmetterci l’amore che prova per il suo lavoro,quel giornalismo vero, di denuncia, che non si piega al più forte, non resta in silenzio.<br />
Ci racconta in breve qual è lo scopo del libro, quello di portare alla luce realtà come quella della Calabria, della Sicilia e della Campania.Posti in cui tutto passa sotto il controllo della mafia, dove &#8211; come detto dallo stesso Fierro &#8211; i nostri coetanei non hanno un futuro,non hanno speranze: o diventano complici o vengono sottoposti a una discriminazione sociale non indifferente, ogni loro scelta potrebbe costargli la vita, ogni loro scelta deve rispettare gli interessi dei boss.<br />
Mentre i due giornalisti parlano raccontando con la fierezza e il coraggio di chi nella vita ha fatto una scelta, di chi sa di essere dalla parte giusta &#8211; quella DELLA LEGALITA’ &#8211; i ragazzi sono sempre più catturati dalle storie di mafiosi, di boss della droga. Vengono i brividi a rendersi conto di quanto le organizzazioni siano ben costruite e diramate nel territorio, che hanno un proprio codice, dove ogni componente ha un ruolo specifico, donne mafiose che insegnano alle elementari per fuorviare le nuove generazioni sono il simbolo di quanto non si tratti di semplici apparati criminali ma di una vera e propria mentalità,che fonda le sue basi sull’omertà di chi sa ma non parla. E lo Stato come cerca di contrastare questa piaga dell’Italia?<br />
Non le contrasta, perché purtroppo il “potere lega la mafia allo Stato”, quindi sta a noi risolvere il problema,cambiare le cose, perché si possono cambiare!<br />
Finché la scuola offrirà a noi studenti opportunità di questo tipo,che ci permettono una conoscenza reale dei fatti,di usufruire ancora di un’informazione libera.. Finché avremo la possibilità di avere una cultura e finché esisteranno persone pronte a denunciare queste situazioni&#8230; allora la mafia potrà essere combattuta, e forse un giorno debellata completamente, ma bisogna volerlo,bisogna volere e vivere la LEGALITA’!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/malitalia-al-liceo-vittoria-colonna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Malitalia partecipa ai Progetti Educazione alla legalità</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/malitalia-partecipa-ai-progetti-educazione-alla-legalita-e-incontro-con-gli-autori/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/malitalia-partecipa-ai-progetti-educazione-alla-legalita-e-incontro-con-gli-autori/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 13:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Photogallery]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1715</guid>
		<description><![CDATA[Inizio: mercoledì 14 aprile 2010 alle ore 11.15
Fine: lunedì 19 aprile 2010 alle ore 12.45
Luogo: Licei Vittoria Colonna
Indirizzo: Via dell&#8217;arco del Monte 99
Città/Paese: Rome, Italy
Per promuovere i Progetti Educazione alla legalità e Incontro con gli autori, Laura Aprati e Enrico Fierro incontreranno gli studenti delle classi 3Q 3I 4Q 4I del Liceo Vittoria Colonna.
I due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizio: <strong>mercoledì 14 aprile 2010 alle ore 11.15</strong><br />
Fine: <strong>lunedì 19 aprile 2010 alle ore 12.45</strong><br />
Luogo: <strong>Licei Vittoria Colonna</strong><br />
Indirizzo: <strong>Via dell&#8217;arco del Monte 99</strong><br />
Città/Paese: <strong>Rome, Italy</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1716" title="alunni-vittoria-colonna-roma" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Aprati-Fierro-2-300x225.jpg" alt="alunni-vittoria-colonna-roma" width="300" height="225" />Per promuovere i Progetti Educazione alla legalità e Incontro con gli autori, Laura Aprati e Enrico Fierro incontreranno gli studenti delle classi 3Q 3I 4Q 4I del Liceo Vittoria Colonna.</p>
<p>I due autori hanno commentato: <em><strong>Malitalia</strong> nasce dalla necessità di raccontare la quotidianità delle mafie, soprattutto delle storie e delle persone che non guadagnano le prime pagine dei giornali. Questo perché oggi la normalità è spesso considerata meno interessante di un evento negativo. Abbiamo scelto persone che mai avevano raccontato pubblicamente la propria storia, la propria vita, le proprie scelte. È un lavoro che nasce anche dalla voglia di far conoscere ai giovani un mondo che spesso sembra lontano ma che invece, oggi, è sempre più presente anche nella vita di tutti i giorni al Sud come al Nord, come in gran parte d’Europa.</em></p>
<p><em>Il documentario Malitalia si avvale delle voci e dei volti di <strong>Dacia Maraini</strong> e <strong>Don Luigi Ciotti </strong>due preziosi Virgilio che ci hanno permesso di cucire insieme non solo 3 regioni diverse ma ci hanno aiutato a spiegare meglio come le mafie si sono trasformate e stanno sempre più acquistando un volto pulito.<br />
Abbiamo anche voluto raccontare le storie di uomini dello Stato che ogni giorno rischiano la propria vita per scelta e non per obbligo. Per molti di loro questa vita è vissuta come una missione.<br />
Inoltre il libro ha un glossario finale che raccoglie tutti i personaggi citati cercando così di aiutare, chi non è del settore, a capire meglio persone e periodi storici.<br />
Ed è per questo che riteniamo interessante poterne discutere con i giovani di un liceo e rispondere alle loro domande proiettando anche il documentario.</em></p>

<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-7-1715">


	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-58" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/aprati-fierro-6.jpg" title="Presentazione iniziativa Educazione alla legalità e Incontro con gli autori" class="shutterset_set_7" >
								<img title="Presentazione iniziativa Educazione alla legalità e Incontro con gli autori" alt="Presentazione iniziativa Educazione alla legalità e Incontro con gli autori" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/thumbs/thumbs_aprati-fierro-6.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-57" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/aprati-fierro-5.jpg" title="Presentazione iniziativa Educazione alla legalità e Incontro con gli autori" class="shutterset_set_7" >
								<img title="Presentazione iniziativa Educazione alla legalità e Incontro con gli autori" alt="Presentazione iniziativa Educazione alla legalità e Incontro con gli autori" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/thumbs/thumbs_aprati-fierro-5.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-53" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/aprati-fierro.jpg" title="Enrico Fierro, Laura Aprati" class="shutterset_set_7" >
								<img title="Enrico Fierro, Laura Aprati" alt="Enrico Fierro, Laura Aprati" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/thumbs/thumbs_aprati-fierro.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-54" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/aprati-fierro-2.jpg" title="Alunni Liceo Vittoria Colonna" class="shutterset_set_7" >
								<img title="Alunni Liceo Vittoria Colonna" alt="Alunni Liceo Vittoria Colonna" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/thumbs/thumbs_aprati-fierro-2.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-55" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/aprati-fierro-3.jpg" title="Enrico Fierro, Laura Aprati" class="shutterset_set_7" >
								<img title="Enrico Fierro, Laura Aprati" alt="Enrico Fierro, Laura Aprati" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/thumbs/thumbs_aprati-fierro-3.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-61" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/aprati-fierro-9.jpg" title="Enrico Fierro, Laura Aprati" class="shutterset_set_7" >
								<img title="Enrico Fierro, Laura Aprati" alt="Enrico Fierro, Laura Aprati" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/thumbs/thumbs_aprati-fierro-9.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-52" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/enrico-fierro.jpg" title="Enrico Fierro" class="shutterset_set_7" >
								<img title="Enrico Fierro" alt="Enrico Fierro" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/roma_vittoriacolonna_14_04_2010/thumbs/thumbs_enrico-fierro.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>


<p>Vedi anche <a href="http://www.vittoriacolonnalicei.it/notizie/380-progetti-educazione-alla-legalita-e-incontro-con-gli-autori.html" target="_blank">il sito dei Licei Vittoria Colonna</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/malitalia-partecipa-ai-progetti-educazione-alla-legalita-e-incontro-con-gli-autori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La lezione di Giannetto</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/la-lezione-di-giannetto/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/la-lezione-di-giannetto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 07:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1679</guid>
		<description><![CDATA[Se volete vedere una sinistra che vince andate a Lamezia Terme, Calabria. Oppure recatevi a Pietrasanta, provincia di Lucca. Entrambi i viaggi non saranno sprecati, perché sia a Lamezia che a Pietrasanta, la vittoria è fatta di pochi, semplici ingredienti. Persone perbene candidate, uomini al di fuori e al di sopra dei giochi dei partiti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1681" href="http://www.malitalia.it/2010/04/la-lezione-di-giannetto/gianni-speranza-3/"><img class="alignleft size-full wp-image-1681" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/gianni-speranza2.jpg" alt="" width="124" height="99" /></a>Se volete vedere una sinistra che vince andate a Lamezia Terme, Calabria. Oppure recatevi a Pietrasanta, provincia di Lucca. Entrambi i viaggi non saranno sprecati, perché sia a Lamezia che a Pietrasanta, la vittoria è fatta di pochi, semplici ingredienti. Persone perbene candidate, uomini al di fuori e al di sopra dei giochi dei partiti, popolari, nel senso che sono riconosciuti dalla propria comunità, apprezzati per il loro presente e per il loro passato specchiato. Uomini politici, nell’accezione più nobile del termine, che hanno scelto linee chiare, nette, discriminanti. Insomma, chi ha votato per Gianni Speranza sapeva quale era il progetto, sapeva dove stavano gli amici e anche i nemici, sapeva con chiarezza che ogni passo dell’amministrazione, ogni scelta, sarebbe stata ispirata da una sola filosofia: cacciare la ‘ndrangheta, tenere fuori dal comune della terza città calabrese i politici che in questi anni hanno strizzato l’occhio ai boss e ingrassato i loro portafogli, migliorare la qualità della vita.</p>
<p>Per questo Gianni, Giannetto perché nel sud i diminutivi ti si appiccicano addosso, è stato combattuto: minacciato dalla ‘ndrangheta, osteggiato dai poteri forti della città, inviso ai notabili del PD che, con la sola eccezione del parlamentare ed ex Prefetto di Reggio, Luigi De Sena, e di Rita Borsellino, non l’hanno sostenuto. Quando Agostino Saccà e Agazio Loiero, in compagnia di Nicola Adamo e della parlamentare lametina Doris Lo Moro andarono a mettere la prima pietra ( finta ovviamente) di quella che doveva essere la “Cinecittà” della Calabria, Giannetto era sindaco. Decisero di non invitarlo neppure. Lui non se ne ebbe a male e continuò per la sua strada. Quella della concretezza e della pulizia. Anche per questo, in una Calabria dove due settimane fa il centrodestra ha stravinto, lui ha vinto con il 65,3% dei voti. A Pietrasanta da anni imperava il centro destra degli affari e del cemento. L’ex sindaco ha riprodotto in gigantografie le foto del suo arresto. Hanno perso, sconfitti da un centrosinistra che ha riscoperto i valori della trasparenza, con le primarie, della democrazia e del rapporto con la società civile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/la-lezione-di-giannetto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Guai a Santoro e a Travaglio se toccano ancora Dell&#8217;Utri</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/guai-a-santoro-e-a-travaglio-se-toccano-ancora-dellutri/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/guai-a-santoro-e-a-travaglio-se-toccano-ancora-dellutri/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 09:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1622</guid>
		<description><![CDATA[Le elezioni del 2008 e le minacce di Aldo Micciché, socio del  senatore e &#8220;consigliori&#8221; della &#8216;ndrangheta: &#8220;Se mi rompono&#8230;&#8221;
Aldo Miccichè, il faccendiere calabrese riparato in  Venezuela, amico e socio di Marcello Dell’Utri in business petroliferi e in commercio di medicinali, era ossessionato dai  giornali e dai giornalisti. Soprattutto da chi scriveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1623" title="travaglio_santoro_pp" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/travaglio_santoro_pp-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" />Le elezioni del 2008 e le minacce di Aldo Micciché, socio del  senatore e &#8220;consigliori&#8221; della &#8216;ndrangheta: &#8220;Se mi rompono&#8230;&#8221;</strong><br />
<strong>Aldo Miccichè</strong>, il faccendiere calabrese riparato in  Venezuela, amico e socio di <strong>Marcello Dell’Utri </strong>in <em>business </em>petroliferi e in commercio di medicinali, era ossessionato dai  giornali e dai giornalisti. Soprattutto da chi scriveva contro il &#8220;suo  senatore&#8221;, <strong>Dell’Utri</strong>, ovviamente. &#8220;Travaglio, quello di  <em>Annozero</em>. Guarda che se mi rompe i coglioni sul senatore,  veramente gli faccio s&#8230; un petardo nel culo&#8221;. Miccichè è al telefono –  un&#8217;ossessione pure quella, assieme al computer e Internet, il suo  contatto fisso con l’Italia – e parla con <strong>Massimo De Caro</strong>,  amico pure lui di Dell’Utri e interessato al <em>business </em>del  petrolio e del gas in Venezuela. Parlano di <strong>Marco Travaglio </strong>e  dei suoi libri su Berlusconi &amp; soci. Pagine evidentemente sgradite  al mondo che circonda Miccichè. De Caro lo tranquillizza. &#8220;È tanto che  non ne parla più (di Dell’Utri, evidentemente, ndr)&#8221;. Miccichè: &#8220;Ah, e  già, lo hai capito, no? Io gliel’ho detto al senatore oggi, non mi deve  rompere i coglioni, gli ho mandato un messaggio, non a lui, al suo capo.  Che non rompa le palle&#8230;cercherà soldi, dai, te lo dico io&#8221;. Massimo  De Caro: &#8220;Quel libro che ha fatto è veramente assurdo&#8221;. Ma non era solo  Travaglio a disturbare i sonni dell’uomo che aveva contatti quotidiani  con la famiglia <strong>Arcidiaco</strong>, Lorenzo, il padre, e  Gioacchino, suoi soci in affari, e imparentati con i <strong>Piromalli</strong>,  una delle cosche più ricche e potenti della Piana di Gioia Tauro.</p>
<p>C’è posto anche per <strong>Michele Santoro</strong> e <em>Annozero</em>.  Primo giorno dell’anno del 2008, Marcello Dell’Utri chiama Miccichè. Si  fanno gli auguri. Ma Miccichè ha la testa rivolta agli affari e alla  politica: &#8220;Questo, caro Marcello, deve essere il tuo anno. L’ho fatto  sapere anche a un mio nobile amico di <em>Annozero</em> (Santoro,  annotano i poliziotti che trascrivono l’intercettazione telefonica,  ndr)&#8221;. I due amiconi ridono. Miccichè, però, diventa serio e continua il  discorso sul giornalista tv: &#8220;Gli ho detto che non deve rompere le  palle, gli ho mandato un messaggio al quale non può dire di no&#8221;. Il  senatore, notano i poliziotti trascrittori, &#8220;acconsente a tutto quello  che dice Aldo&#8221;. &#8220;Guarda che ce li ho veramente sulle palle quei due di <em>Annozero</em>,  guarda che io ho mandato una nota che non mi rompano i coglioni con  Marcello Dell’Utri, gliel’ho mandata direttamente a chi di dovere,  proprio ai suoi personalmente&#8230;hai capito, no?&#8221;. Dell&#8217;Utri: &#8220;Sì, sì, il  giornalista”. Miccichè: &#8220;Quello mi ha rotto i coglioni, gli faccio  succedere qualcosa di brutto, io sono buono e caro, però non mi toccano  le cose mie e io non tocco loro, a me non interessa come si guadagnano  da vivere, basta che non rompano i coglioni a me. Quindi gliel’ho detto  chiaro, vedi che è difficile che <em>Annozero</em> ripeta il tuo  nome&#8230;se no vedrai che gli succede&#8230;&#8221;.</p>
<p>Il senatore, notano i poliziotti che trascrivono le registrazioni  telefoniche, annuisce. E come può fare diversamente? Il rapporto tra  Dell’Utri e il faccendiere calabrese è strettissimo. Di affari per sé e  per uno dei suoi figli, e politico, per i voti in Venezuela, nel  collegio di Milano e tra Calabria e Sicilia, Miccichè e le sue relazioni  mafiose potevano muovere. E’ prodigo di attenzioni il caro Miccichè  quando parla del futuro del suo senatore. Parlando con Dell&#8217;Utri il 2  dicembre 2007, esprime tutto il suo dissapore per l’atteggiamento di <strong>Berlusconi</strong>.  Marcello ha i suoi guai giudiziari e al faccendiere calabrese  l&#8217;atteggiamento di Forza Italia sembra tiepido. “Non hanno capito le  dimensioni tue e vanno dietro a quello che vanno dicendo questi uomini  di merda, la magistratura, le cose ecc. È chiaro? Ricordati che  l’amicizia è la vera sincerità. A te non si può negare una certa  crescita e questo lo deve capire soprattutto Silvio, parliamoci  chiaro&#8230; a me non è piaciuto l’atteggiamento di Berlusconi nei tuoi  confronti&#8221;. Dell’Utri è quasi commosso: “Sì, ma non lo so, io non lo  vedo, è più facile che la vedano dall’esterno. Però la politica è così&#8221;.</p>
<p>Da <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2470317&amp;title=2470317" target="_blank"><em>il Fatto Quotidiano</em></a> del 10 aprile</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/guai-a-santoro-e-a-travaglio-se-toccano-ancora-dellutri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Banche, le mani sui beni confiscati</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/banche-le-mani-sui-beni-confiscati/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/banche-le-mani-sui-beni-confiscati/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 04:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1642</guid>
		<description><![CDATA[Sicilia occidentale. Calabria locride. Campania casertano. Lombardia varesotto. Emilia Romagna, modenese. Lazio litorale pontino. Tante confische, tanti beni tolti alle mafie, tante attività che tornano ad essere “legali”. Un esempio fra tutti la “Calcestruzzi Ericina”, nelle mani di Vincenzo Virga uomo dell’ultimo grande boss Matteo Messina Denaro, e poi passata allo Stato. Uomini contigui alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1643" title="corruzione3" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/corruzione3.jpg" alt="" width="300" height="245" />Sicilia occidentale. Calabria locride. Campania casertano. Lombardia varesotto. Emilia Romagna, modenese. Lazio litorale pontino. Tante confische, tanti beni tolti alle mafie, tante attività che tornano ad essere “legali”. Un esempio fra tutti la “Calcestruzzi Ericina”, nelle mani di <strong>Vincenzo Virga</strong> uomo dell’ultimo grande boss <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, e poi passata allo Stato. Uomini contigui alla criminalità organizzata tentano di convincere l’allora Prefetto, <strong>Fulvio Sodano</strong>, a disfarsene. Ma lui ha tirato dritto, l’ha fatta funzionare nonostante i tentativi di farla fallire e di deprezzarla (dalla testimonianza di Antonino Birrittella ex mafioso oggi dichiarante di giustizia).</p>
<p>Il Prefetto ne ha voluto fare un esempio per il territorio. Il prezzo pagato è stato l’allontanamento dalla città, diciamo che non era in linea con il pensiero dominante, ma la Calcestruzzi ha resistito e grazie a Libera, don Ciotti e ad una banca, Unipol, oggi è sul mercato, produce inerti anzi, come dice il suo nome Rose, fa recupero omogeneizzato di scarti edilizi.</p>
<p>Ma quanti beni sono in questa situazione? Quanti hanno goduto di appoggi come Unipol? Don Luigi Ciotti si batte da anni dicendo che oltre il 30% dei beni confiscati non può essere usato perché gravato da ipoteche bancarie. E vista la legge sulla vendita dei beni confiscati loro saranno le prime a partecipare alle aste ricomprandoli anche in nome e per conto di personaggi in odor di mafia. Ma come è possibile parlare di Agenzia dei beni confiscati, parlare di togliere i beni ai mafiosi, inneggiare alla vittoria ad ogni confisca effettuata e non porsi il problema dell’utilizzo? Ma soprattutto come è possibile non affrontare il problema banche? Sono loro il punto nodale della gestione dei beni confiscati. Facciamo un esempio, sempre siciliano ma valido per tutti i territori.</p>
<p>Supermercati Despar gestiti da Grigoli, il “cassiere” di Matteo Messina Denaro. Confiscati, dati in gestione ed ora quasi al fallimento. Perché? Perché le banche non sono più così elastiche come quando apparteneva ai mafiosi. Lo scoperto non è ammesso. E in più i fornitori che una volta aspettavano anche 90 giorni per essere pagati adesso pretendono il pagamento entro 30 giorni (quando va bene). Una volta il pane, quello di Castelvetrano, si comperava solo in quei supermercati. Ora che è noto che il boss non li gestisce più si può andare a comperare il pane ovunque. E gli affari calano e si rischia la chiusura anche perché essendo sotto amministrazione giudiziaria non esistono pagamenti in “nero” né per fornitori né per lavoratori. E le tasse si devono pagare tutte.</p>
<p>Quanti uomini, imprenditori soprattutto, decidono di passare alla giustizia e si trovano sul lastrico perché le banche li considerano “a rischio”. Passare allo Stato è equiparato a non essere più un “buon pagatore”. La domanda nasce spontanea come potrà lo Stato battere la mafia, oramai sempre più finanziaria e imprenditoriale, se le banche abbandonano al loro destino chi non è più mafioso? E non sono parole di circostanza e di semplice demagogia ma sono le voci raccolte tra i tanti che hanno deciso di cambiare la loro vita e che per ottenere un finanziamento debbono produrre tanti di quei documenti che ti penti di voler essere un uomo onesto. Mentre d’altra parte ci sono aziende che ottengono fidi pur avendo sentenze passate in giudicato. “Due pesi due misure che sempre più ti fanno sentire l’inutilità di essere onesti” (Corrado Alvaro). Il problema non si affronta perché fare la guerra alle banche vuol dire toccare i fili della corrente. Perché le banche controllano i conti di tante persone che votano, che producono, che ti possono rifare la casa o arredartela.</p>
<p>E oggi si uccide molto di più con un conto corrente chiuso che con la pistola. Adesso si dice che l’Agenzia dei beni confiscati è la panacea di questi problemi. Ma già è iniziata la lotta per avere più sedi tra cui una a Palermo e forse a Roma. Non è che abbiamo, trasversalmente, creato un nuovo carrozzone? Tutto fumo e niente arrosto. Perché non chiediamo alle banche di diventare partner delle iniziative sui beni confiscati? Chiediamogli di tornare a fare quello che fu la spinta del Monte dei Paschi alla fine del ‘400. Aiutavano gli artigiani a diventare grandi e poi si riprendevano la loro parte. Non è un’utopia è un nuovo (vecchio) modo di gestire il futuro. Quello che gli americani chiamano “project financing” ma che è nato da noi secoli fa. Perché lasciare soli uomini come don Luigi Ciotti che hanno danno la spinta sociale al cambiamento? Adesso c’è bisogno di risorse. Non possiamo far morire un supermercato perché non è più dei mafiosi ridando così a loro quegli uomini che, da disoccupati, accetteranno qualsiasi lavoretto anche sporco.</p>
<p>Le banche hanno obiettivi finanziari ma vivono nella società e ci sono tante piccole realtà che dimostrano che è possibile fare affari ed essere vicini ai cittadini e questo senza dover scomodare il premio Nobel Yunus e il microcredito. Ma questo vale in piccole realtà, vale perché si incontra il direttore di banca che è anche un uomo giusto. Ma non vale per i grandi numeri.</p>
<p>Ultima provocazione perché il ministro Alfano non dice quanti soldi liquidi sono nel Fug (Fondo Unico di Giustizia) che provengono dalle confische? E quei soldi perché non vengono ripartiti in percentuale tra le terre dove sono avvenute le confische (non credo che la Lega possa opporsi: le confische sono anche al Nord) così come chiedono i deputati del Pdl Sicilia (cioè della sua parte)? Sono soldi che gestiti anche con le Banche potrebbero dare respiro ad iniziative economiche e sociali alle aree depresse ed oppresse dalle mafie. Altrimenti non ci rimane da pensare che è meglio far “aumentare” la disoccupazione: c’è più manovalanza tra cui scegliere e gli usurai avranno più uomini da “strozzare”. E a questo punto bisognerebbe pensare che lo Stato preferisce la criminalità organizzata alla legalità.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/banche-le-mani-sui-beni-confiscati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nel nome della ’ndrangheta</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/nel-nome-della-%e2%80%99ndrangheta/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/nel-nome-della-%e2%80%99ndrangheta/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 16:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1579</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da Calabria Ora &#8211; di Pier Paolo Cambareri)
Esclusi da una processione religiosa, gli affiliati alle cosche della ’ndrangheta hanno sparato a scopo intimidatorio contro il cancello dell’abitazione del priore della confraternita che organizza il rito. È accaduto a Sant’Onofrio, comune vibonese sciolto nell’aprile del 2009 per presunti condizionamenti mafiosi. A Pasqua è così saltata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">Calabria Ora</a> &#8211; di Pier Paolo Cambareri)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1580" title="Affrontata-Acquaro" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Affrontata-Acquaro-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" />Esclusi da una processione religiosa, gli affiliati alle cosche della ’ndrangheta hanno sparato a scopo intimidatorio contro il cancello dell’abitazione del priore della confraternita che organizza il rito. È accaduto a Sant’Onofrio, comune vibonese sciolto nell’aprile del 2009 per presunti condizionamenti mafiosi. <strong>A Pasqua è così saltata la tradizionale “Affruntata”</strong>, manifestazione pasquale durante la quale tre statue raffiguranti l’Addolorata, Gesù e San Giovanni vengono trasportate a spalla per simboleggiare l’incontro dopo la resurrezione di Cristo.</p>
<p>Avrebbero voluto portare a spalla, ancora una volta, una delle tre statue lignee attorno alle quali &#8211; da sempre &#8211; ruota il rito dell’Affruntata. Ed avrebbero voluto, così, dare nuovamente una dimostrazione di forza, presenza, persistenza nel predominio generalizzato su uomini e cose. Ma la malavita locale e i suoi simpatizzanti, questo “onore ambito”, non l’hanno avuto.</p>
<p>Domenica di Pasqua, a Sant’Onofrio, per la prima volta dopo decenni di rigida e immutata tradizione, la manifestazione popolar-religiosa più attesa dai fedeli non è andata in scena per le viuzze del centro storico. Accadimenti “a carattere preventivo” di gravità inaudita hanno impedito che il rito potesse svolgersi secondo quanto stabilito dai nuovi protocolli diocesani; accadimenti che avrebbero avuto quali protagonisti assoluti non meglio identificati (o non ancora identificati) soggetti gravitanti nell’ambito della criminalità organizzata locale.</p>
<p>È complesso il caso che costringe i media nazionali e internazionali e puntare nuovamente i propri riflettori su un centro del Vibonese. Complesso e imbarazzante, ma comunque destinato a ritorcersi contro coloro i quali, ancora, immaginano di non doversi allineare ai dettami della Chiesa né alle leggi dello Stato.</p>
<p><strong>I mafiosi</strong>, o loro accoliti, l’avrebbero infatti combinata grossa, <strong>impedendo con il proprio atteggiamento intimidatorio</strong> (corredato da atti intimidatori) <strong>che il rito dell’Affruntata potesse compiersi</strong> così come tradizione impone. Forti di una direttiva emanata il 5 febbraio del 2009 dal nuovo vescovo della diocesi, monsignor Luigi Renzo, il priore della Confraternita del Rosario Michele Virdò e il parroco di Sant’Onofrio don Franco Fragalà, avrebbero infatti impedito che, per la designazione di coloro i quali aspiravano a portare in spalla una delle tre statue lignee poste al centro della manifestazione &#8211; il Cristo Risorto, San Giovanni e la Madonna &#8211; avvenisse a seguito del cosiddetto “incanto”.</p>
<p>Una procedura, questa, che contemplava il riconoscimento del diritto a “portare i Santi” sulla scorta della maggiore offerta economica formulata nel corso di un’apposita asta destinata alla raccolta fondi per l’organizzazione dell’evento. Virdò e Fragalà, consci della direttiva del vescovo, annullando l’incanto non avrebbero consentito a soggetti poco trasparenti di conquistare il diritto a portare in spalla una delle tre statue, procedendo ad assegnazioni più “oculate” così come suggerito da monsignor Renzo.</p>
<p>Una sorta di “onta”, secondo le ipotesi avanzate dagli inquirenti, che i rappresentanti della malavita locale avrebbero deciso di lavare tentando dapprima di indurre a più miti consigli il priore (vittima, pare, di un tentativo di aggressione) e poi ricorrendo all’utilizzo delle armi.</p>
<p><strong>Nella notte di sabato</strong>, infatti, <strong>ignoti hanno esploso contro il cancello dell’abitazione di Michele Virdò diversi colpi di arma da fuoco, seminando così il panico tra quanti erano chiamati la mattina successiva a dare vita alla manifestazione</strong>. La reazione dei criminali &#8211; così brutale, spropositata, offensiva &#8211; ha indotto gli organizzatori dell’evento a interrompere la manifestazione, rinviandola a data da destinarsi per motivi di sicurezza.</p>
<p>Ad assumere il coordinamento delle indagini, il sostituto procuratore Fabrizio Garofalo, che sul caso sta lavorando a stretto contatto con il luogotenente Sebastiano Cannizzaro. I militari dell’Arma stanno cercando di risalire agli autori dell’intimidazione ai danni di Virdò, nella speranza di poter fare luce su questo gravissimo fatto delittuoso allo scopo di consentire, domenica prossima, che l’Affruntata possa tenersi regolarmente, affinché i malavitosi non l’abbiano vinta.</p>
<p>Di seguito pubblichiamo la lettera integrale che il vescovo della diocesi di Vibo inviò il 5 febbraio del 2009 a tutte le parrocchie del Vibonese in riferimento alle direttive sui riti.</p>
<p><em>La celebrazione della Pasqua è in molte parti della diocesi arricchita da pubbliche manifestazioni religiose, che si svolgono tra la domenica di Pasqua e i giorni successivi, note come ’Affruntata, ’Ncrinata ecc, con cui viene scenograficamente rappresentato l’incontro del Risorto con la Madonna e S. Giovanni. Si tratta di tradizioni significative di forte suggestione coinvolgente e di grande fascino.<br />
È necessario, però, vigilare perché la valenza di profondità religiosa non sia disturbata da interferenze estranee al valore intrinseco della manifestazione.<br />
È opportuno però avvalersi di questi momenti per annunciare la gioia del Risorto senza esagerare nella teatralità e soprattutto eliminare drasticamente &#8211; ove ancora dovesse persistere &#8211; che le statue siano aggiudicate mediante incanti, con grave scandalo ed offesa per la stessa viva e sincera pietà dei fedeli.<br />
Tutti devono avere la possibilità di portare gratuitamente le statue, senza che queste siano appannaggio dei migliori offerenti.<br />
È inconcepibile tollerare che &#8211; malgrado le indicazioni contrarie del Magistero della Chiesa &#8211; ancora continui a permanere questa forma di asta e di commercio del sacro. Perché chi non dispone di denaro non deve poter portare le statue? Gesù non ha prediletto i poveri? Raccomando in modo particolare ai parroci di essere in questo vigilanti e scrupolosi.<br />
Alla luce di queste indicazioni, al fine di ridare alle manifestazioni religiose pasquali la loro giusta dimensione, anche in forza dell’art. 12 del Direttorio diocesano sulle feste religiose, si fa assoluto divieto a chicchessia &#8211; confraternite o comitati improvvisati &#8211; di praticare gli incanti delle statue, o forme simulate similari, e sia a tutti consentito liberamente, nelle forme più appropriate, di portare devotamente le statue come gratuito atto di fede. Se le richieste dovessero essere numerose, si può procedere in anticipo a prenotazioni fatte col parroco e ad un successivo sorteggio o turnazione dei portatori lungo il percorso.<br />
Non si esclude l’eventualità che la turnazione possa essere spalmata per gli anni successivi. Analogamente al Direttorio diocesano, le presenti norme, canonicamente obbliganti, entreranno in vigore dal primo marzo 2009, prima domenica di Quaresima. </em><br />
Luigi Renzo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/nel-nome-della-%e2%80%99ndrangheta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La lotta di solidarietà</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/la-lotta-di-solidarieta/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/la-lotta-di-solidarieta/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 10:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1569</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da Calabria Ora &#8211; di Domenico Logozzo)
«La mia è una lotta di solidarietà, che combatto per gli ideali di mio padre: la verità e la giustizia». Queste parole pronunciate da Rosanna Scopelliti in un’intervista a “La bellezza contro le mafie” su Radio1 Rai, rappresentano un serio e concreto richiamo al rispetto delle vittime della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">Calabria Ora</a> &#8211; di Domenico Logozzo)</p>
<div id="attachment_1570" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1570" title="fondazione-antonio-scopelliti" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/fondazione-antonio-scopelliti-300x154.png" alt="Fondazione Antonio Scopelliti" width="300" height="154" /><p class="wp-caption-text">Fondazione Antonio Scopelliti (www.fondazionescopelliti.it)</p></div>
<p>«<em>La mia è una lotta di solidarietà, che combatto per gli ideali di mio padre: la verità e la giustizia</em>». Queste parole pronunciate da <strong>Rosanna Scopelliti</strong> in un’intervista a “<strong>La bellezza contro le mafie</strong>” su Radio1 Rai, rappresentano un serio e concreto richiamo al rispetto delle vittime della mafia, contro tutte le strumentalizzazioni.</p>
<p>La figlia del magistrato barbaramente ucciso il 9 agosto del 1991 a Campo Calabro da killer spietati che finora sono rimasti impuniti assieme ai mandanti, dà una lezione di legalità e di pulizia morale a chi purtroppo ignora e infanga il sacrificio di gente buona e onesta. Un appello che deve svegliare le coscienze dei calabresi: li deve far riflettere per far sprofondare nei bassifondi della meschinità tutti gli idioti che pensano di ottenere vantaggi spargendo veleni.</p>
<p>«<em>Riuscire a qualcosa, qualunque cosa, è ambizione, sordida ambizione. È logico quindi ricorrere ai più sordidi mezzi</em>», scriveva Cesare Pavese, affermando anche che «come non si pensa al dolore degli altri, si può non pensare al proprio». Rosanna Scopelliti, nella coraggiosa intervista radiofonica, ancora una volta ha saputo tirare fuori l’orgoglio delle radici, la volontà legittima e sacrosanta di vedere sconfitto il male: «<em>Non chiedo giustizia solo per mio padre, ma per tutte le vittime di mafia, per tutte quelle persone che sono state uccise per il loro lavoro, perché hanno avuto il coraggio di denunciare. Sapere chi lo ha ucciso per me è importante, ma credo che lo sia ancora di più per lo Stato: perché per avere la fiducia dei cittadini deve essere capace di garantire per i propri martiri giustizia e verità</em>».</p>
<p>Ricordare è un atto di giustizia. «Ad Antonino Scopelliti, per non dimenticare»: il giudice Nicola Gratteri e il giornalista Antonio Nicaso hanno voluto dedicare il libro “<strong>La malapianta</strong>” a «un servitore dello Stato, che &#8211; afferma la figlia &#8211; nella sua vita ha avuto la sola colpa di profondere nel proprio lavoro quella dignità umana che ogni cittadino è chiamato a far valere orgogliosamente nelle piccole e grandi scelte quotidiane ».</p>
<p>Rosanna Scopelliti sta portando avanti una battaglia coraggiosa. È uscita dal buio della solitudine e del dolore che per anni ha condiviso con la madre, chiede che si faccia luce sull’efferato crimine, che l’ha privata del grande affetto del padre, uomo probo e giusto, che voleva un mondo migliore. La legalità prima di tutto. Senza cedere mai. Rosanna, nel giorno della visita del presidente Napolitano a Reggio Calabria, il 21 gennaio scorso, aveva detto: «<em>Penso a papà come ad un albero d’ulivo: aggrappato solidamente alle sue radici, con la corteccia ruvida e nodosa, ma al tempo stesso semplice, generoso e capace di crescere anche nei terreni più aridi e rocciosi. Un vero ulivo calabrese, pronto a dare frutti anche nelle condizioni più impervie. E questa è la nostra terra</em>». Avevano persino tentato di corromperlo.</p>
<p>Scriveva Pantaleone Sergi su la Repubblica del 10 marzo 1994: «<em>Afferma uno dei pentiti riferendo dell’accordo mafia</em>- ’ndrangheta rivelatogli da un boss: “<em>mi disse che era stato contattato il giudice (Scopelliti, ndr), inizialmente facendogli offerte di danaro anche ingenti, mi parlò di circa 4 o 5 miliardi e successivamente minacciandolo anche telefonicamente. Ma poiché questi non aveva voluto accettare nessuna sollecitazione&#8230; avevano programmato la sua uccisione appena sarebbe sceso in Calabria</em>”.</p>
<p>E così fu. Scopelliti sapeva i rischi che correva. “Per questo processo si può anche morire”, confessò a una giovane amica qualche giorno prima di essere trucidato», scriveva sempre Pantaleone Sergi su la Repubblica del 10 luglio 1994, precisando che «i suoi timori, solo 40 ore prima di essere ammazzato, il magistrato li aveva confidati all’ex moglie. “Mi disse che era molto preoccupato”, ha raccontato la signora Anna Maria Sgrò ai giudici di Reggio, “accennò a cose grosse, grossissime”. Ma con le alte toghe della Cassazione, che ieri hanno testimoniato al processo si era mostrato sempre sereno. Quando l’avvocato generale della Suprema corte, Bartolomeo Lombardi gli disse “Te la senti di fare il maxiprocesso di Palermo?”, lui rispose di sì, tranquillo e cosciente dell’impegno necessario.</p>
<p>E al procuratore generale Vittorio Sgroi non accennò mai a problemi di alcun tipo. L’appello in Cassazione era una partita decisiva per Cosa Nostra. Il primo presidente della Suprema corte, Antonio Brancaccio, non ha escluso che parlando con il ministro di Grazia e Giustizia dell’epoca, Claudio Martelli, siano state espresse preoccupazioni ». Il grande coraggio contro la ferocia della criminalità organizzata. Il sacrificio di Antonino Scopelliti non può cadere nel dimenticatoio. Bene fa la figlia a mantenere vivo il ricordo del magistrato simbolo della legalità. Ideali che rimangono e vanno irrobustiti con l’esempio di rettitudine e moralità. Sempre. Senza compromessi. Il giudice Gratteri, parlando del delitto Scopelliti nel libro “La malapianta”, fa affermazioni molto importanti. Dice: «Fu un omicidio su commissione.</p>
<p>E non venne deciso dalla ’ndrangheta. La ’ndrangheta era in debito con Cosa Nostra che, attraverso i suoi vertici, aveva contribuito a mettere pace tra i clan in guerra, in uno scontro che nella provincia di Reggio Calabria, in meno di quattro anni, aveva causato più di settecento morti. <strong>Scopelliti aveva i tratti del gentiluomo; era una persona perbene, onesta e colta</strong>. Avrebbe dovuto rappresentare l’accusa in Cassazione per il maxiprocesso a Cosa Nostra, l’ultima spiaggia per evitare decine di ergastoli. Ricordo che in una requisitoria aveva sostenuto la necessità di garantire “privilegi particolari e maggiore protezione” ai collaboratori di giustizia. Non era entrata ancora in vigore la legislazione premiale, sul modello del programma americano di protezione dei pentiti». Gratteri è uno dei più convinti sostenitori della necessità di non far cadere il silenzio sull’azione antimafia dell’alto magistrato.</p>
<p>Un timore che, il 17 agosto 1991, il giudice <strong>Giovanni Falcone</strong> aveva espresso chiaramente in un editoriale scritto per La Stampa di Torino: «<em>L’ultimo delitto eccellente – l’uccisione di Antonino Scopelliti – è stato realizzato, come da copione, nella torbida estate meridionale cosicché, distratti dalle incombenti ferie di Ferragosto e dalla concomitanza di altri gravi eventi, quasi non vi abbiamo fatto caso. Unico dato certo è l’eliminazione di un magistrato universalmente apprezzato per le sue qualità umane, la sua capacità professionale e il suo impegno civile. Ma ciò ormai non sembra far più notizia, quasi che nel nostro Paese sia normale per un magistrato – e probabilmente lo è – essere ucciso esclusivamente per aver fatto il proprio dovere. Ma se, mettendo da parte per un momento l’emozione e lo sdegno per la feroce eliminazione di un galantuomo, si riflette sul significato di questo ennesimo delitto di mafia, ci si accorge di una novità non da poco: per la prima volta è stato colpito direttamente il vertice della magistratura ordinaria, la suprema corte di Cassazione</em>».</p>
<p>Falcone concludeva con un auspicio, che è attualissimo: «<em>Si spera che l’ultimo infame assassinio faccia comprendere quanto grande sia la pericolosità criminale delle organizzazioni mafiose e che se ne traggano le conseguenze. Al riguardo, nel rilevare che attualmente è tutto un fiorire di ricette per battere la criminalità organizzata, ci si permette di suggerire che, ferma l’opportunità di scegliere moduli organizzativi adeguati, è giunto ormai il tempo di verificare sul campo la bontà degli stessi e, nel concreto, l’effettivo impegno antimafia del governo</em>». Per dare un segno tangibile della volontà di “non dimenticare” Scopelliti, il giudice Gratteri sembra intenzionato a rendersi promotore di una lodevolissima iniziativa: intitolare un tribunale calabrese al servitore dello Stato. Potrebbe essere quello di Locri.</p>
<p>Certamente sarebbe un generoso atto di riconoscenza e sarebbe la più bella risposta alla richiesta rivolta dalla figlia Rosanna al presidente Napolitano: «<strong>Solo per oggi vorrei essere come una Sua nipote e chiedere come regalo di compleanno per il mio papà una piccola promessa: non essere più lasciata sola a combattere una battaglia difficile non solo di verità e giustizia, ma di memoria collettiva per un Paese che, purtroppo, fa poca fatica a dimenticare. È una preghiera che sento di rivolgerLe anche a nome di tutta quella Calabria onesta, solidale e virtuosa che difficilmente riesce a far parlare di sé. Quella Calabria che, proprio per questo, ha bisogno di essere riconosciuta, incoraggiata e sostenuta dallo Stato, giorno dopo giorno</strong>».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/la-lotta-di-solidarieta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pdl al governo, leghisti all’opposizione: l’asse del Nord sbanca Castel Volturno</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/pdl-al-governo-leghisti-all%e2%80%99opposizione-l%e2%80%99asse-del-nord-sbanca-castel-volturno/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/pdl-al-governo-leghisti-all%e2%80%99opposizione-l%e2%80%99asse-del-nord-sbanca-castel-volturno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 09:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Castelvolturno]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1529</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da Il Corriere del Mezzogiorno &#8211; di Gianluca Abate)
CASERTA. Non fosse che la chiamano «provincia d’Africa» (ventiquattromila abitanti e undicimila immigrati che arrivano con il nome della città scritto sul palmo della mano), questa lingua di terra lunga ventisette chilometri potrebbe stare tranquillamente in Padania. Ché, nei giorni in cui Lega e Pdl conquistano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/notizie/politica/2010/1-aprile-2010/pdl-governo-leghisti-all-opposizionel-asse-nord-sbanca-castel-volturno--1602759795190.shtml" target="_blank">Il Corriere del Mezzogiorno</a> &#8211; di Gianluca Abate)</p>
<div id="attachment_1530" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1530" title="antonio-scalzone" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/antonio-scalzone-300x225.jpg" alt="Antonio Scalzone" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Antonio Scalzone</p></div>
<p>CASERTA. Non fosse che la chiamano «provincia d’Africa» (ventiquattromila abitanti e undicimila immigrati che arrivano con il nome della città scritto sul palmo della mano), questa lingua di terra lunga ventisette chilometri potrebbe stare tranquillamente in Padania. Ché, nei giorni in cui Lega e Pdl conquistano l’intero Settentrione, l’asse del Nord sfonda anche a Castel Volturno, Caserta, Campania. Una «<strong>Pontida del Sud</strong>» dove il sindaco è <strong>Antonio Scalzone</strong> (quello che minacciò «una nuova Rosarno» contro gli immigrati e che ottenne la «solidarietà personale» di Umberto Bossi) e il primo partito d’opposizione è il movimento «Liberamente», quello che alle ultime elezioni europee trascinò il Carroccio e la sua candidata, la più votata dopo il premier. Antonio Scalzone, da mercoledì, è di nuovo sindaco di Castel Volturno. Eletto con il 53.54% nelle liste del Pdl. E forte di 6.166 voti.</p>
<p>CONTRO LA PIETAS DELLA CHIESA. Ricomincia da dove aveva lasciato cinque anni fa. E riprende a scrivere una storia iniziata dodici anni fa e tutta da raccontare. Le cronache lo conoscono nella sua veste di sindaco-sceriffo il 12 maggio 1998, quando firma un’ordinanza «anti-prostitute» appellandosi a un articolo del codice della strada che punisce l’intralcio alla circolazione (in quel caso causato dalle code di clienti in auto). Meno di tre mesi dopo, però, deve mollare tutto. Lo decide il Viminale, dopo che il prefetto di Caserta Goffredo Sottile propone di sciogliere il Comune per «condizionamenti camorristici». Tempo due anni, e — il 17 aprile del 2000— è di nuovo seduto sulla poltrona di primo cittadino, pronto a combattere la sua «crociata» contro gli immigrati e «una fetta» della Chiesa. Il 27 dicembre 2002, nel bel mezzo d’una disputa, ordina di chiudere tre serre che i padri comboniani avevano tirato su per far coltivare zucchine e fagiolini agli immigrati ghanesi: «Quelli si schierano solo dalla parte degli immigrati, mai con i cittadini». Quelli sono i comboniani. E gli immigrati, a Castel Volturno, «al 90% sono criminali che compromettono la nostra civiltà». Una battaglia senza tregua, come le polemiche che non risparmiano neppure «colleghi» di partito, dal sindaco di Aversa Domenico Ciaramella al senatore Pasquale Giuliano.</p>
<p>LA SOLIDARIETÀ DI BOSSI. Un braccio di ferro che — tra tira e molla — dura fino all’apoteosi politica (del sindaco, beninteso). Accade il 27 giugno 2003, quando il quotidiano della Lega La Padania pubblica in prima pagina la lettera di Antonio Scalzone: «Io provo a contrastare gli immigrati criminali, ma ogni volta mi trovo contro una parte della Chiesa». Finisce che, due giorni dopo, il leghista Mario Borghezio arriva a Castel Volturno «in nome e per conto di Umberto Bossi» a esprimere «solidarietà» al sindaco e dargli «manforte per cacciare gli immigrati». Quando il quotidiano francese Le Monde definisce Scalzone «sindaco razzista», lui la spiega così (1 luglio 2003): «L’immigrazione ha devastato la mia terra. Mia moglie e mia figlia non possono attendere l’autobus sulla Domitiana perché tutte le volte si ferma un automobilista credendole prostitute. Vi sembra normale?». A lui, evidentemente, non sembra normale neppure che i comboniani minaccino di bruciare gli ordini di espulsione per gli immigrati. Così, quando accade (21 agosto 2003), prende carta e penna e scrive direttamente al ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu: «Si prega voler adottare provvedimenti».</p>
<p>ALL&#8217;OPPOSIZIONE INNO A ROSARNO. E non che da capo dell’opposizione Antonio Scalzone sia da meno. Il 22 gennaio 2010, mentre l’Italia assiste attonita alla rivolta di Rosarno contro gli immigrati, lui scende di nuovo in piazza, lancia una petizione per «liberare la città» e chiudere il centro di accoglienza della Caritas (raccoglierà 500 firme in un solo giorno) e annuncia: «Chi pensa di portare altri immigrati a Castel Volturno sbaglia. Siamo pronti anche noi a fare la guerriglia».</p>
<p>«LIBERAMENTE» LEGHISTI. Ora che è tornato nella parte del vincitore, ai banchi dell’opposizione siederà Ferdinando Letizia, candidato che ha racimolato il 25.71% dei voti. Chi lo sostiene? Il secondo partito della città dopo il Pdl. Una lista civica, per la precisione. Che si chiama «Liberamente», è stata fondata da un gruppo di ventenni, ha ottenuto il 12.35% dei consensi, ha scavalcato l’Udc (11.20%) e ha travolto il Pd (6.54%). La stessa lista, tanto per intenderci, che alle scorse elezioni Europee appoggiò la candidata della Lega Nord (Carmela Santagati, 466 preferenze, la più votata dopo Silvio Berlusconi il 6 e il 7 giugno 2009) e che guarda con occhio d’intesa al Carroccio.</p>
<p>SORELLE DI LEGA. Il perché lo spiegarono il 19 giugno 2009 presidente e portavoce del movimento, due sorelle, Anastasia e Aurora Petrella. Che, al Corriere del Mezzogiorno, riassunsero così la loro linea politica: «Roberto Maroni ci ha mandato l’esercito, ed è stato l’unico politico a rispondere alle nostre esigenze. La Lega ha una concretezza che non vediamo in nessun’altro». Sono le stesse parole pronunciate due giorni fa a 840 chilometri di distanza: Lombardia, Varese, Gemonio, casa di Umberto Bossi. E, questo nuovo laboratorio politico dell’asse del Nord, tira dentro anche il sindaco. Ché in fin dei conti, a dirla con le parole di Antonio Scalzone (ieri, ore 17.51) «la maggioranza la pensa come me. E l’opposizione pure».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/pdl-al-governo-leghisti-all%e2%80%99opposizione-l%e2%80%99asse-del-nord-sbanca-castel-volturno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Al sud, fallimento civile e morale di una coalizione</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/al-sud-fallimento-civile-e-morale-di-una-coalizione/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/al-sud-fallimento-civile-e-morale-di-una-coalizione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 13:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1522</guid>
		<description><![CDATA[Nel Sud il centrosinistra viene sconfitto perché ha perso una occasione storica. Cinque anni fa Calabria, Basilicata, Puglia e Campania affidarono le loro sorti a governatori progressisti. Se si considera anche l&#8217;Abruzzo, l&#8217;intera area che nella Prima Repubblica faceva parte della Cassa per il Mezzogiorno. Erano politici di provenienza politica ed estrazione culturale diversa. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1523" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1523" title="nichi-vendola-panorama" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/nichi-vendola-panorama-300x227.jpg" alt="Nichi Vendola" width="300" height="227" /><p class="wp-caption-text">Nichi Vendola (blog.panorama)</p></div>
<p>Nel Sud il centrosinistra viene sconfitto perché ha perso una occasione storica. Cinque anni fa Calabria, Basilicata, Puglia e Campania affidarono le loro sorti a governatori progressisti. Se si considera anche l&#8217;Abruzzo, l&#8217;intera area che nella Prima Repubblica faceva parte della Cassa per il Mezzogiorno. Erano politici di provenienza politica ed estrazione culturale diversa. Da Bassolino a Loiero a Nichi Vendola: ex democristiani allevati alla scuola del vecchio sistema di potere clientelare e paternalistico, funzionari cresciuti nelle severe stanze del Partito comunista e la novità Vendola.</p>
<p>Antonio Bassolino tentò di diventare il leader dei governatori, forse riproponendo una centralità napoletana di sapore vagamente borbonico, per definire politiche unitarie. Ci furono riunioni, progetti e buoni propositi. Morti. Rapidamente, affogati nel mare dei particolarismi e delle emergenze. Lo raccontano i dati di una crisi sociale devastante anche nei rari punti di eccellenza, la ripresa dell&#8217;emigrazione, soprattutto giovanile e scolarizzata, l&#8217;aumento del numero delle famiglie che vivono al di sotto della stato di povertà. Ma il fallimento più grande è quello civile e morale.</p>
<p>Il centrosinistra non è riuscito a costruire un nuovo modo di governare, riproponendo – a volte in forme “moderne”, come in Campania, o con modalità &#8220;antiche&#8221;, come in Calabria – un sistema clientelare e spesso collusivo con la criminalità organizzata. Come se a sud del Vesuvio non fosse possibile un altro modo di governare e di vincere. Anche le liste e i governatori proposti in questa tornata sono il segno di un vecchio che stenta a morire e di un nuovo strozzato da gruppi di potere e notabili di partito. Il futuro? Offre scarse speranze.</p>
<p>Non vince il nuovo, ma gli interessi di altri e diversi blocchi di potere. Due casi. In Campania si afferma un sistema di potere costruito da e intorno a Nicola Cosentino, l&#8217;uomo accusato di essere il referente politico della camorra &#8220;casalese&#8221;. In Calabria vince Scopelliti, anche grazie al sostegno di candidati in fortissimo odore di &#8216;ndrangheta e di trasformisti del vecchio sistema di potere. L&#8217;unica isola di resistenza in tutto il Sud sembra essere la Puglia di Vendola, il governatore che i notabili non volevano più candidare in nome di una astrusa realpolitik.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/al-sud-fallimento-civile-e-morale-di-una-coalizione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Germania, Monaco di Baviera. 11 arrestati presunti affiliati della ‘Ndrangheta</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/germania-monaco-di-baviera-11-arrestati-presunti-affiliati-della-%e2%80%98ndrangheta/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/germania-monaco-di-baviera-11-arrestati-presunti-affiliati-della-%e2%80%98ndrangheta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 13:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1516</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da Espr3ssioni &#8211; di Andrea G. Cammarata)
A circa un mese e mezzo dall’arresto dei presunti assassini della strage di Duisburg, dove persero la vita sei giovani italiani, in Germania si torna a parlare di ‘Ndrangheta. Sono undici gli arresti confermati dalla polizia tedesca, che ieri mattina ha dato corso a una operazione contro un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://espr3ssioni.wordpress.com/2010/03/30/germania-monaco-di-baviera-11-arrestati-presunti-affiliati-della-ndrangheta/" target="_blank">Espr3ssioni</a> &#8211; di Andrea G. Cammarata)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1517" title="duisburg" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/duisburg-300x205.jpg" alt="Duisburg strage ndrangheta" width="300" height="205" />A circa un mese e mezzo dall’arresto dei presunti assassini della strage di Duisburg, dove persero la vita sei giovani italiani, in Germania si torna a parlare di ‘Ndrangheta. Sono <strong>undici gli arresti confermati dalla polizia tedesca</strong>, che ieri mattina ha dato corso a una operazione contro un traffico internazionale di cocaina fra l’Italia e la Baviera, eseguendo, a Monaco, un sequestro di parecchi chili di polvere bianca.</p>
<p>Gli arrestati, presunti affiliati alla mafia calabrese, stando a quanto riferiscono gli agenti di Inglostadt, sono quindi 11,<strong> fra i 22 e i 54 anni</strong>, ma il numero degli indagati ammonterebbe a 18.</p>
<p>Le forze dell’ordine durante il blitz hanno effettuato 75 perquisizioni domiciliari presso uffici, appartamenti e presso varie attività imprenditoriali come pizzerie, bar e pub.</p>
<p>Il traffico di cocaina, secondo gli inquirenti, era costante e mirava a rifornire l’intera area di Monaco di Baviera. Stando alle informazioni delle forze dell’ordine di Brescia, dove è già aperta un’inchiesta parallela a quella tedesca, il traffico internazionale sarebbe partito proprio dalla città del nord-Italia, dove i corrieri calabresi avrebbero avuto una base.</p>
<p>Con questa notizia di nuovi arresti di ‘Ndrangheta, in Germania, grazie alla cronaca giornalistica si ridesta lo stato d’allerta e, al contempo, tutte le volte, giunge forte un sospiro di sollievo, ma questo non sembra sufficiente, la storia insegna che le vittime di mafia non si scongiurano solo con gli arresti o con la cronaca, e nemmeno così si sconfiggono quegli strani fenomeni che, sempre più, prendono piede un po’ ovunque, parlando di omertà, divenuta ormai anche settentrionale, e di lassismo delle leggi antimafia.</p>
<p><strong>C’è altro che bisogna conquistare: la consapevolezza, la dignità dei rapporti, e il sano sospetto.</strong></p>
<p>L’affermazione di etica si calza come un cappello sull’incoscienza del popolo tedesco, che, a fronte dell’aumentare dell’infiltrazione mafiosa nel suo paese, nega. Insomma si beve un’ottima birra. Recentemente il governo tedesco, per esempio, ha negato l’esistenza della ‘Ndrangheta in Germania. Anche la strage di Duisburg è stata solo un brutto ricordo cancellato via. Ma <strong>Petra Reski</strong>, giornalista tedesca di mafia, in una sua recente intervista, spiega chiaramente quanto il timore di un’infiltrazione mafiosa nella moderna e pulitissima Germania, sia diventato un’autentica realtà sempre più palpabile.</p>
<p>Negarlo, come fanno anche alcuni capi di polizia in Italia (a riguardo della presenza mafiosa nel nord Italia), non basta. La ‘Ndrangheta è la mafia più potente al mondo, lo confermano un recente rapporto dell’amministrazione Obama e la svariata letteratura di stimati autori in criminologia, essa ha basi operative in tutto il mondo.</p>
<p><strong>A dispetto della mafia siciliana, oramai pesantemente indebolita, gode di un vastissimo potere finanziario</strong>, che ne cela, per un’astuta scelta criminale, quello sanguinario. È proprio come racconta la Reski, la mafia calabrese ama muoversi nel silenzio, a passi felpati, appare pulita come lo è la Germania, e s’inserisce nei mercati internazionali più insospettabili, magari sfruttando il cambio delle valute per ripulire il denaro nei paesi dell’Est, e andando negli Stati dove non vige alcuna legislazione antimafia,come in Germania, dove le intercettazioni non esistono e nemmeno esiste il reato di associazione di stampo mafioso.</p>
<p>Fino a quando, tramite legami di parentela strettissimi o riti di affiliazione simil-massonici, essa s’inserisce nel territorio anche militarmente, come lo vuole il caso di Duisburg, o controllando il mercato degli stupefacenti come a Monaco, e comincia a investire e riciclare denaro di provenienza illecita. Lo fa, con parvenza integralmente legale, in alberghi, ristoranti, pub, e senza destare nessuna allerta, perché glielo permette sempre la legislazione tedesca, la quale non è tenuta a sospettare sui metodi di pagamento atipici -in denaro contante- tramite cui avvengono gli acquisti milionari di immobili, operati dalla criminalità organizzata. E, talvolta, capita che dietro questa abilità finanziaria qualcosa vada storto, e che ‘Ndrangheta esploda in tutta la sua rabbia omicida.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/germania-monaco-di-baviera-11-arrestati-presunti-affiliati-della-%e2%80%98ndrangheta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tutti i limiti del contrasto alla ’Ndrangheta al Nord</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/tutti-i-limiti-del-contrasto-alla-%e2%80%99ndrangheta-al-nord/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/tutti-i-limiti-del-contrasto-alla-%e2%80%99ndrangheta-al-nord/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 13:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1513</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da Calabria Ora &#8211; di Paolo Pollichieni)
Continua ad accumulare pericolosi ritardi ed a manifestare preoccupanti limiti operativi l’attività di contrasto alle infiltrazioni mafiose, ed in particolare a quelle condotte dalla ’ndrangheta, nei cantieri delle grandi opere da realizzare tra Piemonte e Lombardia, nonché alle infrastrutture connesse con Expo 2015. Questa volta a sottolinearlo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">Calabria Ora</a> &#8211; di Paolo Pollichieni)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1514" title="Milano-Area-Expo-2015" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Milano-Area-Expo-2015-300x210.jpg" alt="Milano Expo 2015" width="300" height="210" />Continua ad accumulare pericolosi ritardi ed a manifestare preoccupanti limiti operativi l’attività di contrasto alle infiltrazioni mafiose, ed in particolare a quelle condotte dalla ’ndrangheta, nei cantieri delle grandi opere da realizzare tra Piemonte e Lombardia, nonché alle infrastrutture connesse con Expo 2015. Questa volta a sottolinearlo è una relazione riservata che la speciale commissione interministeriale posta a garanzia dei controlli antimafia su tali opere ha spedito al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai ministri dell’Interno e delle Infrastrutture. Insomma il “governo del fare” sembra che sul fronte del contrasto alle infiltrazioni mafiose si stia pericolosamente fermando alle parole.</p>
<p>Già dell’intrusione della ’ndrangheta negli appalti lombardi si era accorto con ritardo, se è vero come è vero che addirittura il ministro Maroni è intervenuto sul problema dopo che se ne era occupato, nel suo discorso di Sant’Ambrogio, persino l’arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Sembrava, però, che sia pure in ritardo lo Stato avesse capito la portata del problema e adottato le giuste contromisure, visto che ai primi di gennaio il ministro dell’Interno, Roberto Maroni insediava una struttura di vigilanza per l’Expo. Struttura che si basa sul Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza sulle grandi opere pubbliche e su un gruppo interforze centrale per l’Expo 2015 (Gicex), cui spetta il compito investigativo e di cui fanno parte rappresentanti di polizia, carabinieri, guardia di finanza e direzione investigativa antimafia.</p>
<p>La parte normativa, invece, è affidata ad un comitato composto da un esperto della materia, un rappresentante della Prefettura, uno del dipartimento della pubblica sicurezza, uno della Direzione nazionale antimafia, un membro nominato dal ministero per le Infrastrutture, un altro dall’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, e un rappresentante del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche. Il primo compito assegnato al comitato, secondo quanto riferiva il ministro Maroni, era la redazione di una “white list” della quale faranno parte le società non a rischio di inquinamento mafioso: «Sarà una rivoluzione nell’attribuzione degli appalti pubblici &#8211; ha spiegato il ministro leghista &#8211; e anche una rivoluzione culturale».</p>
<p>Tali annunci sono stati accolti con entusiasmo dall’amministratore delegato di Expo 2015 Spa, l’ex ministro Lucio Stanca: «È un forte segnale di attenzione istituzionale mi sento molto rassicurato dall’insediamento di un organismo di questo tipo, perché l’Expo è un’occasione molto importante per il sistema Italia e deve essere gestita nel modo più trasparente ed efficace nell’ambito della lotta contro il pericolo di infiltrazioni mafiose o di qualsiasi altra organizzazione criminale». Sta di fatto, però, che ad oggi della “white list” non si ha notizia ed arriva, invece, la preoccupata “informativa” del Comitato di sorveglianza che lamenta la «mancata trasmissione di atti delicati» nonché la difficoltà a «blindare opere che in gran parte sono già state avviate all’appalto». I lavori in ballo sono quelli per i padiglioni; per la nuova tangenziale Est (Tem); la Brebemi e la Pedemontana (che collega Varese e Bergamo evitando di passare per Milano).</p>
<p>Valutare, ad esempio, gli affidamenti delle opere collaterali e dei subappalti, appare difficile in una situazione dove già esiste «un grave conflitto d’interessi già solo per la Pedemontana: alla fine della gara d’appalto c’era un’offerta di 630 milioni per l’Impregilo, società controllata dalla famiglia Benetton (che hanno un’opzione per rilevare il 32% di Pedemontana), il gruppo Ligresti e l’imprenditore Gavio (azionista di minoranza della Milano Serravalle mentre l’azionista di maggioranza è la Provincia di Milano) che possiede anche la Pedemontana Lombarda Spa, (la società che ha promosso la nuova autostrada). Ma l’appalto prevedeva che i partecipanti non potessero trovarsi in situazioni di controllo o di collegamento diretto o indiretto con Pedemontana. Il presidente di Pedemontana, Fabio Terragni, aveva spiegato che la società aveva richiesto ai propri legali di valutare la legittimità dell’offerta Impregilo, ma intanto questo vorticoso gioco di specchi e scatole cinesi impedisce un controllo organico dei subappalti.</p>
<p>Eppure proprio attorno a tali opere sono già state segnalate attività di piccole imprese anonime direttamente o indirettamente legate alla ’ndrangheta e segnatamente alle famiglie mafiose della Locride e del Crotonese. Il risultato è che adesso, secondo il giudice Guido Salvini, il rischio che la ’ndrangheta possa mettere le mani sugli appalti è molto alto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/tutti-i-limiti-del-contrasto-alla-%e2%80%99ndrangheta-al-nord/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Federica Montalto: la mafia le uccise il papà</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/federica-montalto-la-mafia-le-uccise-il-papa/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/federica-montalto-la-mafia-le-uccise-il-papa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia di Stato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1510</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono le immagini, foto, video, che ci testimoniano la violenza sanguinaria di Cosa Nostra. Vedere quei morti ammazzati suscita ribrezzo, angoscia, ma maggiore rabbia dovrebbe scatenarsi a leggere certe lettere, come quella che Federica Montalto ha scritto al suo papà, Giuseppe, agente di polizia penitenziaria ucciso dalla mafia l&#8217;antivigilia di Natale del 1995.
Federica, studentessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1511" class="wp-caption alignleft" style="width: 227px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Montalto-Giuseppe-217x300.jpg" alt="Giuseppe Montalto" title="Montalto-Giuseppe" width="217" height="300" class="size-medium wp-image-1511" /><p class="wp-caption-text">Giuseppe Montalto</p></div>Ci sono le immagini, foto, video, che ci testimoniano la violenza sanguinaria di Cosa Nostra. Vedere quei morti ammazzati suscita ribrezzo, angoscia, ma maggiore rabbia dovrebbe scatenarsi a leggere certe lettere, come quella che Federica Montalto ha scritto al suo papà, Giuseppe, agente di polizia penitenziaria ucciso dalla mafia l&#8217;antivigilia di Natale del 1995.</p>
<p>Federica, studentessa all&#8217;istituto Alberghiero, aveva pochi mesi quando il 23 dicembre del 1995 i killer mafiosi le uccisero il padre. Giuseppe, agente di polizia penitenziaria, lavorava all&#8217;Ucciardone, prestava servizio nel braccio del 41 bis: un giorno intercettò uno scambio di &#8220;pizzini&#8221; tra detenuti, per questo fu ammazzato, ma la sua morte, si appurò durante il processo, fu anche il regalo di Natale dei mafiosi liberi a quelli detenuti. </p>
<p>All&#8217;ergastolo per questo delitto è stato condannato il valdericino Vito Mazzara, lo stesso che è indagato per l&#8217;omicidio di Mauro Rostagno, il giornalista ucciso il 26 settembre del 1988. Federica è stata tra gli studenti che hanno partecipato al concorso indetto dal Comune di Erice, riservato agli studenti delle otto scuole ericine, elementari, medie e superiori, dedicato a Giuseppe Montalto. Un concorso inserito all&#8217;interno delle manifestazioni “Non ti scordar di me&#8221;, il ciclo di manifestazioni indetto per il terzo anno consecutivo dal Comune per ricordare le vittime della strage di Pizzolungo del 2 aprile 1985. Il ricordo di Barbara Rizzo e dei gemellini Giuseppe e Salvatore Asta, a 25 anni dalla strage in cui furono uccisi da quell&#8217;autobomba destinata al pm Carlo Palermo, si è intrecciato quest’anno con quello di Giuseppe Montalto.</p>
<p>Gli studenti si sono misurati con diversi elaborati dedicati a Montalto. Sono stati proiettati i video: «Un futuro che viene dal passato» del primo circolo didattico; «Insieme» dell’Alberghiero; «Giuseppe: l’amico che ognuno vorrebbe avere» dell’istituto comprensivo Castronovo; «Giuseppe Montalto: l’eroismo della quotidianità» del comprensivo Pagoto; «Il diario dei quattro giorni dopo l’uccisione» del comprensivo Rubino; «Facciamo che» del secondo circolo didattico; «Un faro di luce nel mondo» della media Di Stefano.</p>
<p>E Federica Montalto con un video, fatto assieme ai compagni di classe, ha scritto una toccante lettera indirizzata al padre: &#8220;Caro Papà, mi manchi. Siamo stati insieme per pochi mesi e non mi ricordo niente di te. Ho imparato a conoscerti solo attraverso i racconti della mamma che mi diceva molte cose belle sulla nostra vita insieme. Mi sarebbe piaciuto conoscerti e trascorrere dei bei momenti con te, come tutti i papà fanno con i propri figli. Ma questo non ci è stato permesso perché ti hanno portato via da me quando ancora non potevo capire cosa stava succedendo. Non mi ricordo il momento in cui hanno detto che non c’eri più e sono cresciuta con il vuoto della tua assenza. Quella sera quando te ne sei andato, io la mamma e Ilenia, che era nella sua pancia, abbiamo corso un grande pericolo e tu sei morto per salvarci. Tante volte mi sono chiesta perché ti hanno portato via da me e a questa domanda non ho mai saputo rispondere. La mia vita con te sarebbe stata più facile perché è molto difficile crescere senza un padre. Ogni volta che ti penso, ti immagino felice e sorridente, come nelle poche foto che abbiamo insieme. Per quello che sei stato, ti voglio bene e sei il mio eroe&#8221;.</p>
<p>«Peppe Montalto &#8211; ha detto il sindaco di Erice, Giacomo Tranchida &#8211; era un cittadino normale che indossava una divisa e faceva un lavoro normale in una terra che normale non è». Un territorio dove il lavoro antimafia spesso si trova a segnare il passo, a non essere eccellente come dovrebbe essere, l&#8217;azione condotta dal Comune di Erice si può dire isolata, ma alla fine spesso si parla di questa azione che non delle disattenzioni di altre amministrazioni. Il ciclo di incontri del &#8220;Non ti scordar di me&#8221; comunque continua, il 30 marzo ci sarà una marcia per segnare la presenza della gente contro la mafia, il 14 aprile il centro sociale di Erice, nel cuore del rione popolare di San Giuliano, verrà dedicato a Giuseppe Impastato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/federica-montalto-la-mafia-le-uccise-il-papa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La &#8216;ndrangheta e il voto di scambio in Lombardia</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/la-ndrangheta-e-il-voto-di-scambio-in-lombardia/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/03/la-ndrangheta-e-il-voto-di-scambio-in-lombardia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 23:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1460</guid>
		<description><![CDATA[(di Giuseppe Catozzella)
Alessandro Colucci, vicecoordinatore provinciale del Pdl in Lombardia, è ormai noto, per i suoi affari con la &#8216;ndrangheta dei Morabito, e per la cena, in compagnia del clan, al ristorante Gianat di Milano, per festeggiare &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; l&#8217;apertura del For a King, il night aperto sotto l&#8217;Ortomercato milanese di via Lombroso.
Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1461" title="vote-eric-mat-hews" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/vote-eric-mat-hews-300x300.jpg" alt="Vote (Eric Mathews)" width="300" height="300" />(di Giuseppe Catozzella)</p>
<p><strong>Alessandro Colucci</strong>, vicecoordinatore provinciale del Pdl in Lombardia, è ormai noto, per i suoi affari con la &#8216;ndrangheta dei Morabito, e per la cena, in compagnia del clan, al ristorante Gianat di Milano, per festeggiare &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; l&#8217;apertura del For a King, il night aperto sotto l&#8217;Ortomercato milanese di via Lombroso.</p>
<p>Ma ora, nell&#8217;articolo di Davide Milosa sul &#8220;<strong>Fatto</strong>&#8221; e su <strong>Milanomafia</strong>, spuntano altri nomi, importanti, che parlerebbero da soli degli appoggi della &#8216;ndrangheta ad alcuni politici candidati nelle circoscrizioni lombarde per le scorse elezioni Europee: <strong>Ignazio La Russa, Carlo Fidanza e Licia Ronzulli</strong>.</p>
<p>Al centro del bivio tra denaro da ripulire della &#8216;ndrangheta e legami con i politici c&#8217;è la <strong>Kreiamo Spa</strong>, società considerata uno dei bracci finanziari della &#8216;ndrangheta delle cosche dei Barbaro-Papalia, e già conosciuta anche perché nel mirino di un altro processo, tuttora in corso nel tribunale di Milano: il processo &#8220;<strong>Ortomercato</strong>&#8221; (legata, in questo secondo caso, alla figura di Antonio Paolo, prestanome e titolare di una rete di cooperative che lavorano all&#8217;Ortomercato, utilizzate per riciclare denaro sporco, e per cui l&#8217;accusa il 17 marzo scorso ha chiesto 8 anni e 6 mesi).<br />
E ora il nome della Kreiamo Spa spunta dall&#8217;inchiesta della Dda di Milano racchiusa nel fascicolo &#8220;<strong>Parco Sud</strong>&#8221; anche in relazione a voto di scambio con politici di spicco di area lombarda e nazionale.</p>
<p>&#8220;<em>Io sto facendo votare La Russa, Ronzulli e Fidanza</em>&#8221; dice al telefono Alfredo Iorio (presidente della Kreiamo Spa, e ora in carcere per corruzione aggravata dall&#8217;utilizzo del metodo mafioso) a Michele Iannuzzi (consigliere comunale Pdl a Trezzano sul Naviglio e procacciatore d&#8217;affari per la Kreiamo Spa, società legata alla &#8216;ndrangheta, e in carcere per questo dal febbraio del 2009). E Iannuzzi risponde: &#8220;<em>Quando vado a trovare Osnato (cognato di La Russa, consigliere comunale Pdl a Milano, ndr), prepariamo un elenco di tutti i vari comuni dove noi abbiamo portato dei voti, così li vanno a verificare. Poi con la lista della spesa andiamo da lui</em>&#8220;.</p>
<p>In questo dialogo c&#8217;è il succo della questione: Iorio della Kreiamo Spa e Iannuzzi vogliono &#8220;costituire un forte gruppo politico di riferimento in area locale per poi poter contrattare con i vertici regionali&#8221;. Per farlo, come appare chiaro dalla trascrizione delle intercettazioni della Dia di Milano, prima pensano a proporre un candidato in proprio, poi &#8211; dato il rifiuto del coordinamento nazionale del partito &#8211; decidono di appoggiare candidati già esistenti.</p>
<p>&#8220;<em>Abbiamo Stefano Maullo (assessore regionale Pdl, ndr), Alessandro Colucci (vicecoordinatore provinciale del Pdl, ndr) e Angelo Giammario (consigliere regionale Pdl, ndr)</em>&#8221; dice sempre Iorio. E poi Giulio Gallera (capogruppo del Pdl al Comune di Milano), che &#8220;è la persona più vicina alla nostra mentalità&#8221;.<br />
Tutti e quattro attuali candidati alle Regionali del 28-29 marzo in Lombardia.</p>
<p>Da tenere a mente: c&#8217;è <strong>l&#8217;Affare (la Kreiamo Spa)</strong>, legato alla &#8216;ndrangheta, che decide di entrare direttamente in politica per avere la strada spianata per gli appalti. Senza intermediazioni.<br />
Non ce la fa, e allora sceglie di appoggiare candidati già esistenti, che spianeranno la strada degli appalti e contribuiranno anche, in questo stesso modo, a ripulire denaro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/03/la-ndrangheta-e-il-voto-di-scambio-in-lombardia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elezioni, ’ndrine all’assalto. La campagna elettorale dei clan è già in corso</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/elezioni-ndrine-all%e2%80%99assalto-la-campagna-elettorale-dei-clan-e-gia-in-corso/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/03/elezioni-ndrine-all%e2%80%99assalto-la-campagna-elettorale-dei-clan-e-gia-in-corso/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 10:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1369</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da Calabria Ora &#8211; di Paolo Pollichieni)
Le lettere del pentito D’Urzo, che ricostruiscono i piani di attentare alla vita dell’onorevole Angela Napoli ed a quella del sostituto procuratore generale Marisa Manzini. Le minacce al procuratore di Vibo, Mario Spagnuolo, e quelle ai pubblici ministeri Antonio De Bernardo e Giuseppe Lombardo. Le telefonate di Aldo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.calabriaora.it/new/" target="_blank">Calabria Ora</a> &#8211; di Paolo Pollichieni)</p>
<div id="attachment_1370" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1370" title="Luigi_De_Sena_Achille_Serra_di_Stefano_Cagelli" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/Luigi_De_Sena_Achille_Serra_di_Stefano_Cagelli-300x213.jpg" alt="Luigi De Sena e Achille Serra" width="300" height="213" /><p class="wp-caption-text">Luigi De Sena e Achille Serra all&#39;uscita dalla prefettura di Caserta (Stefano Cagelli)</p></div>
<p>Le lettere del pentito D’Urzo, che ricostruiscono i piani di attentare alla vita dell’onorevole Angela Napoli ed a quella del sostituto procuratore generale Marisa Manzini. Le minacce al procuratore di Vibo, Mario Spagnuolo, e quelle ai pubblici ministeri Antonio De Bernardo e Giuseppe Lombardo. Le telefonate di Aldo Miccichè, ambasciatore dei Piromalli in Venezuela, con Marcello Dell’Utri.</p>
<p>Il progetto politico di Gennaro Mokbel e Nicola Di Girolamo, con le foto che vedono politici, mafiosi ed aspiranti amministratori attovagliati e sorridenti insieme. Le liste dei candidati alle ormai imminenti consultazioni regionali con tanto di “indesiderati” a parole ma coccolati e tollerati nei fatti.</p>
<p>E, infine, lo spaccato che emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Cosimo Virgiglio: i boss che distribuiscono posti di lavoro e appoggi elettorali, i politici che vanno a prendere ordini dai boss, le istituzioni piegate ai desiderata della ’ndrangheta. Cos’altro deve ancora capitare in Calabria per capire che la campagna elettorale della ’ndrangheta è già in corso da mesi?</p>
<p>L’antimafia danzante e saltellante continua a voltarsi dall’altra parte. È troppo avanti nei compromessi per potersi fermare. È costretta a qualche pelosa solidarietà, certo, ma si tiene lontana dal puntare l’indice sui personaggi chiamati in ballo da Cosimo Virgiglio e dagli scenari politici che emergono dall’inchiesta sul clan Arena e il gruppo Mokbel- Di Girolamo. Facile strepitare contro quei quattro bulletti di <em>Why not</em> “prima versione”: quando in pista entrano i Molè ed i Piromalli, gli Arena e i Pugliese, il discorso diventa rischioso ed imbarazzante.</p>
<p>E figuriamoci quando, andando ancora più avanti, verranno fuori gli uomini messi in lista dai Commisso di Siderno e dagli Alvaro di Sinopoli, dai Mancuso di Limbadi e dai Forastefano di Cosenza, dai Gentile di Paola e dai Condello di Reggio Calabria.</p>
<p>Per citarne solo alcuni. Perché di questo si stanno occupando i magistrati che si cerca di intimidire, perché di questo hanno riferito in Commissione antimafia <strong>Angela Napoli</strong> e <strong>Luigi De Sena</strong>. Alcuni nomi ed alcuni fatti sono finiti sui giornali e sono stati scolpiti dalle cronache giudiziarie di queste ultime settimane, ma altri, molti altri, sono altrettanto noti, ancorché non ripetibili in attesa dei dovuti riscontri. Quanti sono? Tanti. L’ultimo censimento interno all’Antimafia si concentrerebbe attorno a sedici candidature “ad altissimo rischio”.</p>
<p>I big lo sanno, l’antimafia danzante e saltellante lo sa quanto i big. Osserva il senatore Luigi De Sena: «Gli ultimi episodi riportati dalla stampa confermano le mie preoccupazioni sul fronte delle collusioni politico-mafiose in Calabria. È inquietante osservare la fotografia fatta ad Isola Capo Rizzuto all’ex senatore Di Girolamo, nonché, riscontrare la presenza, tra i candidati alle prossime elezioni regionali, di Tommaso Signorelli, la cui posizione è palesemente discutibile, tant&#8217;è che lo stesso candidato del Pdl a presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, ne ha pubblicamente chiesto la esclusione.</p>
<p>Altrettanto inquietanti sono le dichiarazioni, solo in parte conosciute attraverso la stampa, del collaboratore di giustizia Cosimo Virgiglio, che contribuiscono ulteriormente a confermare l’esistenza di commistioni politico-affaristico-criminali». Un quadro allarmante che spinge l’ex superprefetto ad usare termini duri e, nel contempo, a ribadire il suo appello a tutte le forze politiche: «Tutto questo scenario coinvolge l’intera classe politica calabrese &#8211; e non solo i partiti cui fanno capo i casi su esposti &#8211; che dovrebbe procedere ad una forte autocritica, anche sulla base del Codice etico approvato all’unanimità dalla Commissione parlamentare antimafia lo scorso 18 febbraio».</p>
<p>Aggiunge De Sena: «Dinanzi ad un tale contesto ritengo, e lo proporrò al presidente Pisanu, necessaria l’attivazione della Commissione anche attraverso il competente Comitato al fine di procedere con estrema rapidità una verifica-inchiesta su tutto l’ambito politico calabrese. Il Codice etico impone una riflessione a tutti gli esponenti della classe politica locale con l&#8217;intento di rappresentare quella che è la vera Calabria, attraverso il consenso ad aprire una nuova stagione di rapporti trasparenti e ineccepibili». Un lavoro attorno al quale il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia spera di raccogliere il massimo delle energie disponibili: «Sono certo che la mia proposta sarà sostenuta da tutti i membri della Commissione ed in particolare dai parlamentari calabresi organici alla stessa».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/03/elezioni-ndrine-all%e2%80%99assalto-la-campagna-elettorale-dei-clan-e-gia-in-corso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Telebavaglio: contro la censura, la tivù la fa il Fatto Quotidiano</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/telebavaglio-contro-la-censura-la-tivu-la-fa-il-fatto-quotidiano/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/03/telebavaglio-contro-la-censura-la-tivu-la-fa-il-fatto-quotidiano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 12:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1331</guid>
		<description><![CDATA[Video nella redazione de il Fatto Quotidiano.
Si parla di ricorsi, regole, elezioni regionali, del decreto-salva Pdl e della bocciatura del Tar: insomma, della confusione creata dagli errori procedurali  del partito di Silvio Berlusconi e dal provvedimento d&#8217;urgenza del governo firmato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Ospiti in studio Antonio Di Pietro presidente dell&#8217;Italia dei Valori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Video nella redazione de <strong>il Fatto Quotidiano</strong>.</p>
<p>Si parla di <strong>ricorsi, regole, elezioni regionali, del decreto-salva Pdl e della bocciatura del Tar</strong>: insomma, della confusione creata dagli errori procedurali  del partito di Silvio Berlusconi e dal provvedimento d&#8217;urgenza del governo firmato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.</p>
<p>Ospiti in studio <strong>Antonio Di Pietro</strong> presidente dell&#8217;Italia dei Valori, <strong>Vittorio Macioce</strong> giornalista de il Giornale, <strong>Prof. Mario Segni</strong>, ex europarlamentare e deputato. Conducono <strong>Carlo Tecce</strong> e <strong>Silvia Truzzi</strong>.</p>
<p>Guarda tutte le puntate su <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578" target="_blank">Corto Circuito</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/03/telebavaglio-contro-la-censura-la-tivu-la-fa-il-fatto-quotidiano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mafia, la protesta dei vescovi del Sud: basta feste religiose nei comuni collusi</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/mafia-la-protesta-dei-vescovi-del-sud-basta-feste-religiose-nei-comuni-collusi/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/03/mafia-la-protesta-dei-vescovi-del-sud-basta-feste-religiose-nei-comuni-collusi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 12:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1325</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da La Repubblica &#8211; di Alessandra Ziniti)
Palermo. Basta con la timidezza della Chiesa, basta con il sostegno ai politici che scendono a patti con la criminalità, basta con la falsa religiosità dei mafiosi. Dopo il documento della Cei sul Mezzogiorno, scendono in campo i presuli di trincea con due proposte forti: uno &#8220;sciopero elettorale&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/10/news/mafia_feste_religiose-2574730/" target="_blank">La Repubblica</a> &#8211; di Alessandra Ziniti)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1328" title="vescovi" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/vescovi-300x199.jpg" alt="Vescovo" width="300" height="199" />Palermo. Basta con la timidezza della Chiesa, basta con il sostegno ai politici che scendono a patti con la criminalità, basta con la falsa religiosità dei mafiosi. Dopo il documento della Cei sul Mezzogiorno, scendono in campo i presuli di trincea con due proposte forti: uno &#8220;sciopero elettorale&#8221; che sottolinei l&#8217;inadeguatezza della classe politica e l&#8217;abolizione delle feste religiose nei paesi in cui regna la criminalità mafiosa.</p>
<p>Da Locri ad Acerra, da Mazara del Vallo ad Agrigento: i vescovi di frontiera parlano dalle colonne di Famiglia cristiana e fanno autocritica per le timidezze del clero. Così Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio per gli affari giuridici della Conferenza episcopale italiana, teme una Chiesa &#8220;icona dell&#8217;antimafia&#8221;, che sollevi i singoli dalle proprie responsabilità e lancia il guanto di sfida per non lasciare lettera morta il recente documento della Cei sul Mezzogiorno. &#8220;Se dopo Pasqua nessuno ne parlerà, avremo fallito. Anche nelle nostre comunità &#8211; dice &#8211; occorre riflettere sul senso della parola terribile citata nel documento: collusione&#8221;. Monsignor Mogavero, che nei giorni scorsi era intervenuto con durezza sul decreto per la riammissione delle liste del Pdl per le Regionali e sulle leggi &#8220;ad personam&#8221;, ora invita i fedeli ad azioni dimostrative: &#8220;Ogni comunità &#8211; propone &#8211; scelga un argomento in relazione alla situazione del proprio territorio e agisca: pizzo, usura, corruzione della politica, mafia devota che offre soldi per le feste popolari&#8221;.</p>
<p>Invita invece ad uno sciopero elettorale don Riboldi. &#8220;Adesso tocca a noi &#8211; dice il vescovo di Acerra &#8211; Ai politici bisogna dire: o ascoltate la nostra voce, o non vi votiamo più. I cristiani al Sud devono svegliarsi. Oggi sono continuamente assistiti. Il Mezzogiorno non è l&#8217;Italia, oggi si può dire che è una zona annessa. Sarà brutto, ma è così. In 50 anni al Sud ho visto solo parole ed errori: fabbriche nate e morte, terreni agricoli devastati, turismo in abbandono. Le mafie hanno avuto terreno fertile, arato dallo Stato e da un sistema di corruzione e di collusione impostato con straordinaria efficacia. E la gente ha subito e si è rassegnata&#8221;.</p>
<p>Don Riboldi non risparmia dure critiche ai rappresentanti delle istituzioni: &#8220;La cultura dell&#8217;illegalità è stata diffusa dallo Stato. E non mi consola vedere che proprio chi ha contribuito alla logica della corruzione propone una legge contro di essa. La camorra domina i cuori e le menti. Impedisce ai ragazzini di andare a scuola, perché è lei che li vuole educare. Eppure tagliamo i fondi alla scuola. Bisogna tagliare i ponti, anche quelli tra le nostre chiese e la cultura mafiosa, che spesso dimostra di essere devota&#8221;.</p>
<p>Un concetto che sta molto a cuore al vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, quello che a Natale tolse i Re Magi dal presepe lasciando la scritta: &#8220;respinti alla frontiera&#8221; come immigrati clandestini. Oggi dice: &#8220;Aboliamo ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi. Il sacro non basta per ritenersi a posto se poi nessuno denuncia e la cultura mafiosa è l&#8217;unica ammessa&#8221;.  E Giuseppe Morosini, vescovo di Locri, ammette le responsabilità: &#8220;Bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa a volte troppo timida&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/03/mafia-la-protesta-dei-vescovi-del-sud-basta-feste-religiose-nei-comuni-collusi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Liste elettorali: troppe parole in libertà</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/liste-elettorali-troppe-parole-in-liberta/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/03/liste-elettorali-troppe-parole-in-liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1322</guid>
		<description><![CDATA[(di Elia Fiorillo, Consigliere nazionale Ordine Giornalisti)
Il decreto ”interpretativo” alla fine il governo l’ha varato. Si chiuderà così ”quer pasticciaccio brutto” elettorale? Assolutamente no. Se ne è aperto invece un altro ben più complesso e grave. Se il primo pastrocchio è tutto interno al Pdl, a causa di superficialità dilettantesche e possibili conflitti intestini mal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(di Elia Fiorillo, Consigliere nazionale Ordine Giornalisti)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1323" title="adam_r_garcia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/adam_r_garcia-300x193.png" alt="Illustrazione di Adam R Garcia" width="300" height="193" />Il decreto ”interpretativo” alla fine il governo l’ha varato. Si chiuderà così ”quer pasticciaccio brutto” elettorale? Assolutamente no. Se ne è aperto invece un altro ben più complesso e grave. Se il primo pastrocchio è tutto interno al Pdl, a causa di superficialità dilettantesche e possibili conflitti intestini mal gestiti, il secondo investe le istituzioni e la gestione della democrazia nel nostro Paese. Tutto ciò in un clima già avvelenato da una serie interminabile di scandali e di delegittimazioni sistematiche di corpi istituzionali essenziali per la democrazia.</p>
<p>Di colpo il baratro si apre e va al di là della questione elettorale. Entra in campo una nuova ”questione morale” che investe la fiducia che i cittadini devono avere nelle istituzioni. Cioè la garanzia che la legge sia per tutti uguale. Al di là della sua legittimità costituzionale e formale, che il presidente Napolitano con la sua firma ha certificato, quel decreto esplicativo, che non modifica la legge ma la chiarisce, è comunque un ”aiutino” fortemente interessato che cambia le carte in tavola. Sarà molto difficile spiegare ai tanti cittadini che ogni giorno s’imbattono nelle mille norme formali che regolano la nostra convivenza civile &#8211; ma la forma è anche sostanza &#8211; che l’esclusione dal concorso, dai benefici di una legge, dall’assegnazione della casa e via dicendo è stata causata da una semplice firma mancante, da un ritardo d’invio di una domanda, da una norma burocratica mal interpretata.</p>
<p>Una cosa mi ha particolarmente colpito nella vicenda delle liste elettorali contestate di Milano e Roma: l’uso inappropriato di parole e di comportamenti. Il termine ”golpe” ce lo troviamo da tutte le parti. Esponenti del Pdl tirano in ballo presunti golpe operati dai verificatori delle liste, le corti di appello, che avrebbero penalizzato il Pdl. Potrebbe pure essere, ma chi accusa non tira fuori un briciolo di prova. Il vocabolo golpe lo usa anche Di Pietro quando attacca il Presidente della Repubblica reo di aver controfirmato il decreto salva liste. Di Pietro confonde volutamente, tenuto conto del suo passato di magistrato, la legittimità con l’opportunità. Il Capo dello Stato è un notaio che non può permettersi il giudizio di valore politico sugli atti che controfirma. Si deve preoccupare esclusivamente della loro conformità costituzionale.</p>
<p>Certo, può usare la moral suasion per far comprendere l’inopportunità di certi atti. E nella fattispecie l’ha fatto anche con determinazione come traspare nella nota a sua firma in cui spiega i suoi passi. Ma se il suo interlocutore non capisce o non vuol capire, non può far altro che firmare o sollevare un conflitto tra poteri dello Stato presso la Corte costituzionale, se però ravvisa elementi di palese incostituzionalità.</p>
<p>Fa riflettere anche l’uso smodato del termine ”democrazia”. L’esclusione di una lista elettorale per oggettivi vizi formali è un attentato alla democrazia perché sono state fatte rispettare le regole unitariamente decise? La mancanza nelle schede elettorali del simbolo del Pdl penalizzerebbe i suoi elettori fino a far ritenere la votazione non democratica? Certo non è la stessa cosa che dare il voto alla propria compagine elettorale, ma è solo colpa dell’inefficienza del suo partito se non può votarlo. Altra voce usata a sproposito è ”burocrazia” che viene posta in antitesi con democrazia. A sentire gli interessati le norme violate o mal applicate per la presentazione delle liste erano solo passaggi burocratici. Ma la burocrazia non è altro che una ”organizzazione di persone e di risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo i criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità”.</p>
<p>Nel caso in questione quelle norme partorite dalla burocrazia erano per l’attuazione piena della democrazia. Burocratismi non se ne vedono proprio. Infine, i comportamenti. Non si possono fare petizioni al Capo dello Stato, con annesse manifestazioni di piazza condite da maratone oratorie, per chiedergli la non applicazione delle leggi o il loro aggiramento. Insomma, la democrazia è una cosa seria. È un salutare medicamento che va preso in toto, non scegliendo, a nostro gradimento, gli elementi che più ci aggradano. Da medicina salutare, in questo modo, può diventare intruglio assai nocivo per tutti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/03/liste-elettorali-troppe-parole-in-liberta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ecco con chi vuole governare la Polverini</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/ecco-con-chi-vuole-governare-la-polverini/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/03/ecco-con-chi-vuole-governare-la-polverini/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1316</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da Il Fatto Quotidiano)
Lazio, gli impresentabili che sognano una poltrona.
C’è il senatore che è una macchina da guerra delle raccomandazioni. C’è l’imprenditrice che doveva costruire un albergo, ma poi pensò bene di scavare, scavare e scavare ancora, e il medico con la passione per la politica finito in brutte storie. Pure lui produceva segnalazioni: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2452859&amp;yy=2010&amp;mm=03&amp;dd=09&amp;title=ecco_con_chi_vuole_governare_l" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a>)</p>
<div id="attachment_1320" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><img class="size-medium wp-image-1320" title="avatars_brown_caos" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/avatars_brown_caos-166x300.jpg" alt="Avatars" width="166" height="300" /><p class="wp-caption-text">Avatars (Brown Caos)</p></div>
<p>Lazio, gli impresentabili che sognano una poltrona.</p>
<p>C’è il senatore che è una macchina da guerra delle raccomandazioni. C’è l’imprenditrice che doveva costruire un albergo, ma poi pensò bene di scavare, scavare e scavare ancora, e il medico con la passione per la politica finito in brutte storie. Pure lui produceva segnalazioni: amici, amici degli amici, elettori. È l’elenco degli “impresentabili” del Lazio, tutti dell’area Pontina, tutti candidati con la destra di Renata Polverini, la sindacalista che aveva promesso pulizia nelle liste.</p>
<p>Latina, Minturno, Scauri e Terracina, zona di buone mozzarelle e di mare, ma anche di mafie. Qui si sono insediati i Casalesi, e qualcuno dice che Antonio Iovine, ‘o Ninno, passi in questi luoghi parte della sua eterna latitanza, ma anche la ‘Ndrangheta. Quella che aveva in don Mico Tripodo uno dei suoi capi, praticamente comanda a Fondi, dove da anni hanno messo radici i figli Venanzio e Carmelo. Fondi, il comune che doveva essere sciolto per mafia, perché tutto, dagli appalti ai servizi cimiteriali, dalla gestione del Mof, il mercato ortofrutticolo più grande d’Europa, è nelle mani degli amici calabresi.</p>
<p>L’aveva chiesto una Commissione d’accesso, un prefetto della Repubblica, finanche il Consiglio dei ministri. È finita in burletta, con i consiglieri della maggioranza, tutti del Pdl, che si sono dimessi impedendo, di fatto, il commissariamento. Perché qui comanda uno solo, Claudio Fazzone, ras dei voti, collettore di preferenze, padrone del territorio.</p>
<p>Uno che ne ha fatta di strada da quando era un semplice poliziotto accompagnatore di Nicola Mancino quando l’attuale vicepresidente del Csm era ministro dell’Interno. Fazzone è un doppiolavorista, è senatore della Repubblica, ma anche numero uno di Acqualatina, il consorzio che gestisce l’acqua pubblica nell’area Pontina. Le tariffe sono tra le più care d’Italia, ma il gettone del senatore è ragguardevole: 90 mila euro l’anno per un incarico in forte odore di incompatibilità.</p>
<p>&#8220;Peppe Franco è cugino di primo grado del sindaco di Fondi Parisella Luigi. Il fratello di Peppe Franco che si chiama Luigi è socio in affari sia con il Parisella Luigi che con il Sen. Fazzone Claudio nella gestione della Silo srl, società titolare di un capannone sito in località Pantanelle. Questo capannone doveva essere adibito alla lavorazione di prodotti ortofrutticoli e ha anche ricevuto contributi pubblici per oltre due miliardi di lire per questo scopo. Tuttavia quest’attività imprenditoriale non è mai iniziata, mentre invece l’area su cui sorge questo capannone inutilizzato è stata interessata da una variante al piano regolatore generale approvata tra il 2002 ed il 2004 che ha determinato un forte incremento delle infrastrutture viarie”. Nero su bianco nell’inchiesta Damasco della Procura antimafia di Roma.</p>
<p>Peppe Franco, per la cronaca, è accusato di trafficare in droga e armi e di essere legato a doppio filo con i clan della Camorra e della ‘Ndrangheta. Il senatore Fazzone, che ha fatto fuoco e fiamme contro lo scioglimento del suo comune (“ho difeso Fondi da una campagna di discredito senza precedenti”), è capolista del Pdl nella circoscrizione di Latina. Attivissimo nel comitato elettorale della Polverini, punta alla poltrona di assessore alla Sanità. Un Dio in terra. Nel frattempo è sotto processo proprio per la sanità pubblica. Raccomandazioni, almeno sessanta lettere censite e pubblicate dai cronisti di Latina Oggi (bravi giornalisti piu’ volte minacciati), che iniziavano sempre con un “Caro Benito”. Tutte rivolte al direttore della Asl di Latina. C’è un concorso per cinque posti di tecnico di radiologia (131 partecipanti), Fazzone ne raccomanda proprio cinque , di questi sono in quattro a vincere.</p>
<p>Imbattibile, anche quando si tratta di segnalare ditte amiche per appalti. “Caro Benito, ti chiedo di far effettuare alla tipolitografia… la fornitura degli stampati per ospedali e ambulatori anche in assenza di gara”. Anche il nome di Romolo Del Balzo, medico di Minturno legatissimo a Fazzone e candidato al consiglio regionale, compare nelle carte di Damasco per una vicenda di recupero crediti alla quale si sarebbe interessato proprio Carmelo Tripodo.</p>
<p>Del Balzo è indagato dalla Procura di Latina per una storia di raccomandazioni per la selezione di un corso di infermieri e per le pensioni di invalidità. Gina Cetrone, invece, è candidata nel listino della Polverini. Se la sindacalista che voleva liste pulite vincerà, occuperà uno scranno alla Pisana che la ripagherà delle disavventure giudiziarie.</p>
<p>Imprenditrice di Sonnino, la signora Cetrone – che si occupa di marketing alla provincia di Latina governata dal centrodestra – è finita nelle maglie della giustizia per abusivismo edilizio e abuso d’ufficio. Assieme al fratello avevano presentato il progetto per costruire un albergo per anziani, ma la concessione era scaduta più volte senza che i lavori vedessero mai un inizio. Nel cantiere si scavava soltanto, nel 2007 la Guardia Forestale sequestra tutto sospettando che quel cantiere in realtà fosse solo una cava estrattiva. Senza permessi era stata sbancata una intera collina.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/03/ecco-con-chi-vuole-governare-la-polverini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ucraina-Napoli, torna il contrabbando</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/ucraina-napoli-torna-il-contrabbando/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/03/ucraina-napoli-torna-il-contrabbando/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Racket]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1279</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da La Repubblica, Napoli &#8211; di Antonio Corbo)
Riapre il mercato nero delle sigarette. Crisi e disoccupazione rilanciano il contrabbando. Cambiano solo rotte e mezzi. Dai motoscafi blu a Tir, furgoni, roulotte. Prima le coste albanesi, ora la pista dell&#8217;Est. L’indagine della Finanza cominciata nel 2006 si è conclusa l’altra notte con 46 arresti, 38 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1280" class="wp-caption alignleft" style="width: 269px"><img class="size-medium wp-image-1280" title="cigarettes_sherif  samy" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/cigarettes_sherif-samy-259x300.jpg" alt="Cigarettes" width="259" height="300" /><p class="wp-caption-text">Cigarettes (Sherif Samy)</p></div>
<p>(Tratto da <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/03/ucraina-napoli-torna-il-contrabbando.html" target="_blank">La Repubblica, Napoli</a> &#8211; di Antonio Corbo)</p>
<p><strong>Riapre il mercato nero delle sigarette</strong>. Crisi e disoccupazione rilanciano il contrabbando. Cambiano solo rotte e mezzi. Dai motoscafi blu a Tir, furgoni, roulotte. Prima le coste albanesi, ora la pista dell&#8217;Est. L’indagine della Finanza cominciata nel 2006 si è conclusa l’altra notte con <strong>46 arresti, 38 italiani e 8 polacchi</strong>.</p>
<p>Nel suo lungo viaggio un pacchetto sparge danaro. Prodotto a basso costo dalla filiale Philip Morris in Ucraina, arriva in Polonia a 0,70, stoccato nei depositi di Varsavia riparte per la Campania al prezzo di 1,50 euro, è distribuito fra Forcella, Borgo Sant&#8217;Antonio Abate, Lavinaio, ma anche a Giugliano e nei centri vesuviani a 2,50 alle bancarelle. Il pubblico lo acquista a tre. Un euro e mezzo meno che dal tabaccaio. «È un ritorno al passato», spiega il procuratore Giandomenico Lepore.</p>
<p>«Con un po&#8217; di nostalgia si rivedono nella memoria inseguimenti nel mare di via Caracciolo e sbarchi dalle navi». Sfiora i 40 la ultima generazione del contrabbando, contatti labili con la camorra, solo legami familiari con i <strong>Licciardi</strong>, <strong>Mazzarella</strong> e i <strong>Giuliano</strong>, clan che dominava <strong>Forcella</strong>. Il procuratore aggiunto <strong>Federico Cafiero de Raho</strong> ha rivelato i meccanismi del traffico, ricostruito tappa per tappa dal pm Cesare Sirignano. Inchiesta complessa, avviata per caso: il sequestro di soli 80 chili nel doppiofondo della camera da letto di Gennaro Caiazzo, al Lavinaio. I finanzieri, guidati dal generale Giovanni Mainolfi nell’ultima fase, hanno ripristinato il metodo investigativo che eliminò il contrabbando nel 1998. Niente inseguimenti, ma intercettazioni e controlli del flussi finanziari.</p>
<p>Le tre organizzazioni, con base a Varsavia, scambiavano contanti o assegni postdatati da 5 mila euro. Salvatore Adamo, &#8220;La Pullera&#8221; o &#8220;A&#8217; Gallina&#8221;, guida la più potente. Ha sposato una polacca, aveva rapporti con i Licciardi a Secondigliano. Dirige il traffico. <strong>Bruno Taurasi</strong> e <strong>Vincenzo Tesone</strong> le altre due bande. Di rilievo i fratelli Ciro e Gennaro Esposito, figli di una contrabbandiera storica, Antonietta Sacco, &#8220;A&#8217; Cassinese&#8221;, sorella della madre dei Giuliano. Varsavia, dove Adamo contava sulla collaborazione della malavita polacca, era il crocevia.</p>
<p>Per telefono le sigarette erano &#8220;<strong>mozzarelle</strong>&#8220;, &#8220;<strong>camicie</strong>&#8220;, &#8220;<strong>frutta</strong>&#8220;. Il danaro: &#8220;<strong>documenti</strong>&#8220;. Targa e autisti polacchi all’inizio, appena scoperti dalla finanza che ha avuto la collaborazione dell&#8217;OLAF (servizio europeo antifrode) sono subentrati gli autisti italiani con furgoni, tir, roulotte e una &#8220;Bravo Fiat&#8221; preferita ad una vecchia &#8220;Marea&#8221; che andava spesso in panne, con Sos a meccanici di fortuna tra Varsavia e Napoli. Ventisei tonnellate e 70 automezzi sequestrati. I convogli, preceduti da staffette, portavano almeno mille casse per volta. Un milione e mezzo di euro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/03/ucraina-napoli-torna-il-contrabbando/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La mafia minaccia vicesindaco a Monte Sant&#8217;Angelo</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/03/la-mafia-minaccia-vicesindaco-a-monte-santangelo/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/03/la-mafia-minaccia-vicesindaco-a-monte-santangelo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 11:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1266</guid>
		<description><![CDATA[(Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno, Puglia)
Monte Sant&#8217;Angelo. Torna a farsi “torbido” il clima nella città dell’Arcangelo: ieri è stata recapitata una busta con un proiettile al vicesindaco (da pochi giorni) Michele Ferosi, 37 anni, avvocato, sposato, assessore della giunta Ciliberti (Pdl) con delega all’urbanistica, sport e tempo libero. Un avvertimento dal forte sapore mafioso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1267" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1267" title="DSC00573" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/comune_santangelo_nofaidaday-300x225.jpg" alt="Comune Monte Sant'Angelo. No Faida Day" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Comune Monte Sant&#39;Angelo. No Faida Day</p></div>
<p>(Tratto da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=316045" target="_blank">La Gazzetta del Mezzogiorno</a>, Puglia)</p>
<p><strong>Monte Sant&#8217;Angelo.</strong> Torna a farsi “torbido” il clima nella città dell’Arcangelo: ieri è stata recapitata una busta con un proiettile al vicesindaco (da pochi giorni) <strong>Michele Ferosi</strong>, 37 anni, avvocato, sposato, assessore della giunta Ciliberti (Pdl) con delega all’urbanistica, sport e tempo libero. Un avvertimento dal forte sapore mafioso, una intimidazione che, a pochi giorni dalla manifestazione del “No Faida Day” di giovedì scorso 25 febbraio, ha il sapore della beffa, della sfida.</p>
<p>Chi vuole intimidire, agisce nell’ombra, si nasconde dietro l’anonimato e lancia sinistri messaggi ai rappresentanti delle istituzioni. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri di Monte Sant’Angelo. Stretto è il riserbo degli inquirenti, che non tralasciano nessuna pista. Il vicesindaco è stato già ascoltato dalle forze dell’ordine. Si indaga a trecentosessanta gradi: battuta anche la pista legata all’attività lavorativa di Ferosi (è avvocato).</p>
<p>Ma in verità gli occhi degli investigatori sono puntati sulla pista mafiosa: si punta a scoprire chi e perché abbia messo in atto un tentativo deprecabile che mira a destabilizzare l’ambiente cittadino e la vita amministrativa e civile di Monte Sant’Angelo, paese noto per il santuario di san Michele Arcangelo ma anche per la faida ultratrentennale che ha insanguinato la città con più di trenta morti ammazzati. Ferosi, destinatario del messaggio di stampo mafioso, è turbato, ma non rilascia commenti.</p>
<p>C’è preoccupazione a Palazzo di Città. E nessuna voglia di parlare. Certo, non aiuta in questa situazione poco tranquilla, come osserva qualcuno, i toni alti che ha assunto negli ultimi tempi il confronto politico. Va ricordato, che negli ultimi giorni, complice il rimpasto effettuato dal sindaco Andrea Ciliberti, in Consiglio Comunale sono volate, verbalmente, “botte da orbi”. E questo potrebbe aver aizzato qualche esaltato a compiere atti scellerati. È la tesi più gettonata.</p>
<p>È stato il messo comunale ad accorgersi che quella busta non fosse una delle tante, inviate al Comune. E che potesse contenere qualcosa di minaccioso. L’ha toccata. E siccome al tatto il proiettile, “<em>il confetto</em>” come lo chiamano in gergo malavitoso, è facilmente individuabile, si è allarmato chiamando i Carabinieri della locale stazione. I quali hanno informato il vicesindaco, raccolto le sue prime impressioni ed avviato le indagini. Michele Ferosi, Pdl, attuale vicesindaco, è da circa dodici anni in politica, ma mai prima d’ora si era ritrovato in una situazione simile.</p>
<p>Per risalire agli ultimi amministratori coinvolti in qualcosa di simile bisogna andare a ritroso nel tempo e giungere al 2005, quando l’auto dell’allora sindaco Antonio Nigri, venne bruciata da ignoti. L’anno successivo toccò a quella di Francesco Granatiero, allora consigliere comunale di maggioranza del sindaco Nigri. A nessuno sfugge però la abissale differenza, a livello di comunicazione minacciosa, tra l’auto bruciata e l’invio di un proiettile: è una escalation. Da qui, la preoccupazione. Che è tanta.</p>
<p>Check Post: Z5T9AJT7EVAZ</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/03/la-mafia-minaccia-vicesindaco-a-monte-santangelo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

