<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Malitalia &#187; Gomorra</title>
	<atom:link href="http://www.malitalia.it/tag/gomorra/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.malitalia.it</link>
	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 20:11:01 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=9758</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Zagaria,il re del cemento</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/12/il-re-del-cemento/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/12/il-re-del-cemento/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 18:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Lepore]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Diana]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Zagaria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=8606</guid>
		<description><![CDATA[
“Oggi è come tirare un sospiro di sollievo. Questa mattina mi è tornata in mente la frase di Giovanni Falcone che dice che la mafia è un fenomeno umano che ha un inizio e una fine. Io ci ho sempre creduto  ma questa mattina mi è sembrata più vera”. Chi parla,con forza ed emozione, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8607" href="http://www.malitalia.it/2011/12/il-re-del-cemento/arresto-zagaria6/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8607" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/Arresto-zagaria6-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>“Oggi è come tirare un sospiro di sollievo. Questa mattina mi è tornata in mente la frase di Giovanni Falcone che dice che la mafia è un fenomeno umano che ha un inizio e una fine. Io ci ho sempre creduto  ma questa mattina mi è sembrata più vera”. Chi parla,con forza ed emozione, è Lorenzo Diana, ex senatore oggi presidente della Rete per la legalità e Direttore del Mercato Ortofrutticolo di Napoli. Ma Lorenzo Diana è nato proprio a Casapenna, in provincia di Caserta, dove questa mattina alle 11.30 è finita la lunga latitanza di Michele Zagaria “capastorta”, l’ultimo boss dei casalesi ancora libero. Fino a oggi. Lorenzo Diana è cresciuto, anche politicamente, proprio nel triangolo di Gomorra, Capasenna-S.Cipriano d’Aversa-Casal di Principe. Tanta parte, questi luoghi, hanno nella sua vita che proprio in questo angolo di Campania qualcuno decise come ucciderlo. Oggi dopo le prime indiscrezioni al telefono mi ha subito detto “E’ vero, è vero. E’stato preso!”.</p>
<p>Una  liberazione.</p>
<p><strong>-Ieri gli arresti politico economici. Oggi l’ala militare. Che sta succedendo?</strong></p>
<p>Quello che  è successo oggi è straordinario ed è la fotografia di come, in Campania, si sia perfezionato il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. E’ stato sferrato un attacco alla  camorra su più fronti: su quello militare e su quello politico economico. Oltre tutto si attaccano anche i patrimoni. Si attacca tutta la filiera.</p>
<p><strong>-E’ finita?</strong></p>
<p>No , è però  una grande sconfitta. Con l’arresto di oggi finisce una generazione, quella cresciuta con Antonio Bardellino. Anche il procuratore De Raho dice, giustamente,che il clan non  è morto. Non bisogna abbassare la guardia. Già adesso, in questo momento, qualcuno ha preso il posto di Zagaria ma certo non ha la sua esperienza dovrà avere il tempo, se mai gli verrà concesso, di prendere in mano completamente il clan che adesso è una bestia ferita.</p>
<p><strong>-Chi è  Michele Zagaria?</strong></p>
<p>Un boss con una grande capacità imprenditoriale e di infiltrazione. Sicuramente cresciuto, insieme al clan stesso, grazie alle coperture politiche ed economiche che stanno emergendo proprio in questi giorni. Pensate che il raggio di azione del clan è non  legato al solo territorio campano. Un esempio per tutti qualche mese fa si è scoperta una finanziaria che tramite il prestito era entrata in partecipazione di circa 150 aziende in Veneto. E ricordiamo le attività commerciali acquisite in Umbria, Abruzzo, Roma e Emilia Romagna. Pensiamo al ciclo del cemento e dei lavori edili, agli appalti. Sono diventati imprenditori  e si sono infiltrati ovunque. Una struttura forte e temibile che ha resistito ad arresti, confische sequestri. E questo perché ha beneficato, per troppo tempo, di coperture anche eccellenti. Ma oggi inizia un’altra pagina</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/EN87n3ZlyyQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>-Ora cosa bisogna fare?</strong></p>
<p>Bisogna ridare fiducia alle persone che abitano questi territori e che si sono sentiti appartenenti  ad uno stato sociale rappresentato dal clan. Si sono identificati in loro. Questa non è semplicemente una gioco a guardie e ladri. Non è solo repressione che fa vincere la guerra: ci vuole la presenza dello Stato nel sociale e soprattutto bisogna dare un segnale: la magistratura non va elogiata solo quando tocca l’ala militare ma anche quando tocca i politi, i colletti bianchi quelli che fino ad oggi si sono sentiti intoccabili.</p>
<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/il-re-del-cemento/lepore/" rel="attachment wp-att-8608"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/lepore.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-8608" /></a></p>
<p>Quello che dice Lorenzo Diana è proprio vero bisogna debellare una mentalità quella che ha permesso al clan di crescere indisturbato dagli anni 70 ad oggi. Quella mentalità che si è nutrita del rispetto e della sudditanza di una popolazione che viveva il clan come una specie di sportello sociale o di centro per l’impiego.</p>
<p>D’altra parte Zagaria è stato arrestato questa mattina in un villino al centro di Casapesenna che, a dire il vero, non è  New York e quindi in molti sapevano chi era nascosto in quel bunker , isolato da 5 metri di cemento armato.</p>
<p>Nell’ultima visita a Casal di Principe, con l’allora capo della Mobile di Caserta Rodolfo Ruperti, si parlava proprio di quanto il clan facesse ricadere sul territorio, in vario modo, e cioè circa 900mila euro al mese!</p>
<p>E adesso lo Stato deve dimostrare che non sa solo colpire l’ala militare e  quella politica.</p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/12/il-re-del-cemento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sommo diritto, somma ingiustizia</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/09/sommo-diritto-somma-ingiustizia/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/09/sommo-diritto-somma-ingiustizia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 11:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Saviano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=7899</guid>
		<description><![CDATA[
(di Elia Fiorillo)
“Sommo diritto somma ingiustizia”. Sia Terenzio che successivamente Cicerone  ne erano convinti. A vedere tutti prosciolti i 95 rinviati a giudizio nell&#8217;inchiesta denominata Cassiopea, sui rifiuti tossici in Campania, non si può che dare ragione ai due grandi pensatori del passato. 
Cassiopea è la storia del traffico malefico di fiumi di rifiuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/09/sommo-diritto-somma-ingiustizia/rifiuti-3/" rel="attachment wp-att-7900"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/rifiuti.jpg" alt="" title="rifiuti" width="197" height="131" class="alignleft size-full wp-image-7900" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>“Sommo diritto somma ingiustizia”. </strong>Sia Terenzio che successivamente Cicerone  ne erano convinti. A vedere tutti prosciolti i 95 rinviati a giudizio nell&#8217;inchiesta denominata Cassiopea, sui rifiuti tossici in Campania, non si può che dare ragione ai due grandi pensatori del passato. </p>
<p><strong>Cassiopea è la storia del traffico malefico di fiumi di rifiuti tossici che tante industrie del Nord, e non solo del Nord, sversavano nella pattumiera Campania e specificatamente nelle campagne di Napoli e Caserta. La storia risale al 2003. </strong>Da allora il “sommo diritto”  è fatto di giudici che dichiarano incompetenti altri giudici e quelli che dovevano essere competenti, dopo anni di studio delle carte processuali, si dichiarano a loro volta  incompetenti, rimandando tutto al mittente, in un tragico giuoco dell&#8217;oca. </p>
<p><strong>“La somma ingiustizia” è fatta di errori di notifica, scioperi degli avvocati ed altre questioni burocratiche difficilmente comprensibili da parte dei non addetti ai lavori</strong>. E&#8217; fatta, soprattutto, di prescrizione dei reati. Resta il fatto che tutti i presunti responsabili del traffico, anche quelli che avevano ammesso le loro colpe, sono liberi da qualsiasi accusa. Forse gli rimarrà il rimorso. Ma questo è un altro discorso. </p>
<p><strong>Ma al di là dei proscioglimenti resta senza ombra di dubbio l&#8217;inquinamento di grandi aree coltivate di Napoli e Caserta.  Restano i 40 tir settimanali che dal Piemonte, dalla Lombardia, dall&#8217;Emilia e Romagna e dalla Toscana arrivavano nelle campagne del napoletano e del case</strong>rtano. Resta la stima esorbitante di un milione di tonnellate di rifiuti tossici seppelliti dove sarebbe cresciuta frutta e verdura; dove gli animali sarebbero andati a pascolare. Restano i dati confusi, probabilmente sottostimati, di malattie tragiche in aumento in quelle disgraziate realtà. Resta, soprattutto, la profonda cattiveria, non attribuibile a lume di ragione ad esseri umani, di chi con “scienza, coscienza e volontà” decideva di uccidere per il proprio tornaconto  realtà territoriali, con tutto quello che c&#8217;era sopra e sotto terra.</p>
<p><strong>“Sommo diritto somma ingiustizia” non vuol dire però rassegnazione</strong>. Roberto Saviano, con il suo libro Gomorra, pubblicato nel 2006, ha romanzato fatti veri, prendendo spunto proprio dall&#8217;indagine Cassiopea, partita dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. No, non ha raccontato “bufale mediatiche”, come qualcuno potrebbe credere dopo lo scagionamento di tutti gli imputati di quella inchiesta. E giustamente quel libro e il conseguente film con Toni Servillo, ad opera del regista Matteo Garrone, hanno suscitato negli spettatori particolare sdegno e raccapriccio. Certo, c&#8217;è stato anche chi ha avuto fastidio per le situazioni raccontate, per quei dialoghi del film così crudi, in un dialetto quasi incomprensibile anche agli indigeni, che aveva bisogno dei sottotitoli come si fa per la traduzione dei dialoghi nelle lingue straniere. Il perbenismo ignorante si ribellava con la solita vecchia frase: ”Ma noi non siamo così. Perché rappresentare il peggio di una realtà che non è solo camorra?” Insomma, un modo come un altro per buttare la polvere sotto il tappeto. Per non voler vedere, per non volersi impegnare. </p>
<p><strong>La cosa che preoccupa della sentenza di proscioglimento è la mancanza d&#8217;indignazione popolare. Una sorta di assuefazione, meglio di anestetizzazione, a tutto, che in certe realtà del Mezzogiorno diventa terreno di coltura di tutte le forme malavitos</strong>e. Francamente la storia dell&#8217;inquinamento non può finire così, per rispetto di tutte le vittime senza nome di quel losco traffico. Soggetti che con molta probabilità non capiranno mai da dove sono arrivati i devastanti danni alla loro salute. Forse siamo stati lettori poco attenti della stampa quotidiana in questi giorni. Non abbiamo rilevato, al di là delle associazioni ambientaliste, prese di posizioni forti da parte della politica nazionale. Non abbiamo notato richieste d&#8217;ispezioni ministeriali al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per capire dal di dentro cos&#8217;è veramente successo. Non sappiamo se il Consiglio Superiore della Magistratura interverrà per comprendere ed eventualmente  punire. Speriamo che il Presidente della Repubblica, presidente del CSM, voglia sollecitare un chiarimento per evitare che situazioni del genere si possano ripetere.</p>
<p>	<strong>“Sommo diritto somma ingiustizia”, aspettiamo di leggere la sentenza per capire, ma non per rassegnarci. Questo mai.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/09/sommo-diritto-somma-ingiustizia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Trapani e Casal di Principe, mafia e casalesi</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/06/trapani-e-casal-di-principe-mafia-e-casalesi/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/06/trapani-e-casal-di-principe-mafia-e-casalesi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 17:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Trapani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=7144</guid>
		<description><![CDATA[
Non si finisce mai di dire che è una mafia che ha cambiato pelle quella trapanese. Non è solo una organizzazione che si è «sommersa», che vive infiltrata nei principali tessuti sociali, dalla politica, all’economia, passando per le imprese, le banche e le istituzioni, non è una organizzazione che tiene piantate le radici solo dentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7145" href="http://www.malitalia.it/2011/06/trapani-e-casal-di-principe-mafia-e-casalesi/trapani-4/"><img class="alignnone size-full wp-image-7145" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/trapani.jpg" alt="" width="272" height="185" /></a></p>
<p><strong>Non si finisce mai di dire che è una mafia che ha cambiato pelle quella trapanese</strong>. Non è solo una organizzazione che si è «sommersa», che vive infiltrata nei principali tessuti sociali, dalla politica, all’economia, passando per le imprese, le banche e le istituzioni, non è una organizzazione che tiene piantate le radici solo dentro le logge della massoneria, ma è una mafia che si è data una organizzazione similare a quella dei campani «casalesi» e sul filone proprio dell’alleanza con il potente gruppo camorrista è arrivato l’ultimo dei sequestri di beni, 11 milioni di euro tolti dalla Dia di Trapani al controllo di due fratelli di Petrosino, i fratelli Sfraga, monopolizzatori di parte del mercato ortofrutticolo di Marsala, e per un periodo sono stati proprio i gestori del mercato ortofrutticolo «ufficiale» di Marsala.</p>
<p>L’ordinanza è del Tribunale delle misure di prevenzione, la richiesta è arrivata dalla Dia nel filone della «caccia» ai patrimoni illeciti.</p>
<p><strong>I fratelli Sfraga, Antonio e Massimo, 45 e 38 anni, erano stati arrestati, per concorrenza illecita con l’aggravante mafiosa, l’anno scorso, il 10 maggio dalla Dia e dalla Mobile di Caserta, nell’ambito delle indagini della Procura di Napoli attorno al malaffare del mercato ortofrutticolo di Fondi:</strong> 68 arresti e la scoperta di un asse criminale camorra-mafia che, secondo l’accusa, imponeva il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti che operano nel settore dei prodotti ortofrutticoli, con la conseguente lievitazione dei prezzi.  Gli Sfraga, per gli inquirenti vicini a un gruppo di imprenditori legati al boss Matteo Messina Denaro, secondo i magistrati napoletani garantivano il monopolio del trasporto verso Fondi e altri mercati meridionali, i Casalesi offrivano in cambio alla mafia sbocchi sui mercati laziali e campani per prodotti di ortofrutta di aziende di fiducia di Cosa nostra.</p>
<p>Il sequestro dei beni li ha spossessati di beni mobili ed immobili, di disponibilità finanziarie, aziende e società,  per oltre 11 milioni di euro. Il sequestro ha riguardato diversi rapporti bancari, numerosissimi beni immobili, due aziende per la commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, con relativo complesso aziendale, nonché una ditta per la commercializzazione di cemento, quest’ultima ritenuta fittiziamente intestata ad una giovane petrosilena, incensurata. Sono stati trovati conti correnti dove i fratelli Sfraga annualmente versavano occultamente centinaia di migliaia di euro su conti correnti e depositi intestati a dipendenti o persone di fiducia &#8211; era provento delle attività illecite da questi svolte.</p>
<p><strong>Un affare dove compaiono i «cocomeri» siciliani.</strong> C’è un’intercettazione nella quale l’imprenditore marsalese Massimo Sfraga (sospettato di legami con il fratello di Totò Riina, Gaetano) dice al telefono nel giugno 2008: «Chi si mette contro di noi trova qualche problema. A Marsala diciamo noi i meloni a quanto devono andare, o a mille lire o a cento. Li possiamo vendere a qualsiasi prezzo. A Marsala se ci sono mille filari di meloni, 800 sono nostri. Vedete che in due giorni arrivano alle stelle. Ci metto due minuti vado in campagna, prendo i miei camion, porto i meloni e non lavorate nessuno per otto giorni, vi faccio perdere tutti i soldi». Adesso però i soldi li ha perduti lui.</p>
<p><strong>Trapani come Casal di Principe, terra di mafia la prima, in mano alla camorra «casalese» la seconda</strong>. Almeno per quanto riguarda l’organizzazione delle cosche. Comandano a Trapani come a Casal di Principe le «famiglie», ma quelle di «sangue». È successo già negli anni ’70 con i fratelli Minore a Trapani, Totò, il capo mafia per eccellenza, che si divideva tra le riunioni di mafia e quelle della società di calcio della quale era presidente oltremodo rispettato, si è continuato negli anni ’80 con Vincenzo Virga, l&#8217;imprenditore che era titolare di una pensione di anzianità, e possedeva 7 miliardi di lire di proprietà, oggi imputato del delitto di Mauro Rostagno, che divise il «bastone» del comando con i figli Franco e Pietro, è proseguito nel 2001 con Francesco Pace, che non tenne in disparte i suoi figli dagli affari della Cosa nostra che nel frattempo era diventata un grande holding imprenditoriale, che sopratutto controllava la filiera del cemento. Ma in capo a tutti ci stanno i Messina Denaro, il  «patriarca» Francesco, morto nel 1998, e poi il suo erede diretto, l’attuale latitante Matteo, il fratello e il cognato di questi, Salvatore Messina Denaro e Filippo Guttadauro.</p>
<p><strong>Anche Trapani è «Gomorra».</strong> Non solo per l&#8217;organizzazione familiare, basta solo pensare che l’affare dei rifiuti è uno di quelli più antichi dove i mafiosi hanno messo mano, «entra munnizza ed esce oro» era solito dire il capo mafia di Trapani Vincenzo Virga all’epoca in cui era lui a controllare l’impianto di riciclaggio costruito a forza di tangenti alle porte della città, in contrada Belvedere. L’alleanza tra mafia trapanese e casalesi è antica. Già a metà degli anni ’80 se ne occupò il giudice Giovanni Falcone. Esponenti delle cosche napoletane, facevano parte di quel crocevia di affari che girava attorno ad una società di export e import di Mazara, la «Stella d’Oriente» controllata dal capo mafia mazarese Mariano Agate.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/06/trapani-e-casal-di-principe-mafia-e-casalesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Balotelli e il safari a Gomorra</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/06/balotelli-e-il-safari-a-gomorra/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/06/balotelli-e-il-safari-a-gomorra/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 15:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Balottelli]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Scampia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=7091</guid>
		<description><![CDATA[
(di Alessandro Chetta)
Mario Balotelli arriva a Sorrento per ritirare un premio. Ma la terra delle sirene non gli interessa: vuole vedere Scampia, l’inferno delle Vele descritto in Gomorra. E così si fa accompagnare in tour alle case dei puffi, arcinota piazza di spaccio, immortalata in diversi film. Questo è quanto racconta un’informativa dei carabinieri. Nulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7092" href="http://www.malitalia.it/2011/06/balotelli-e-il-safari-a-gomorra/scampia-3/"><img class="alignleft size-full wp-image-7092" title="scampia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/scampia.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a></p>
<p>(di Alessandro Chetta)</p>
<p><strong>Mario Balotelli arriva a Sorrento per ritirare un premio. Ma la terra delle sirene non gli interessa: vuole vedere Scampia, l’inferno delle Vele descritto in Gomorra.</strong> E così si fa accompagnare in tour alle case dei puffi, arcinota piazza di spaccio, immortalata in diversi film. Questo è quanto racconta un’informativa dei carabinieri. Nulla di male? Diciamo che superMario si è comportato come gli italiani, e tutti gli altri turisti, che smaniano dalla voglia di mettere piede al Bronx di New York o nella Città di dio, megafavela di Rio de Janiero. Curiosità morbosa ma comprensibile. Il punto è un altro. Secondo quanto riferisce la stessa informativa consegnata alla Dda di Napoli dai carabinieri del gruppo investigativo di Castello di Cisterna, e riportata da alcuni quotidiani, la mattina dell&#8217;8 giugno 2010 Balotelli si trovava “all&#8217;interno del quartiere napoletano di Scampia in compagnia di due elementi di spicco di due dei più potenti clan della periferia nord di Napoli, ovvero Salvatore Silvestri, del clan Lo Russo, e Biagio Esposito, del clan degli Scissionisti&#8221;. Ecco: perché farsi scortare da due figuri, quantomeno loschi (anche se, si può concedere, a chi ti sta intorno non si chiede la fedina penale) che poi si scopre essere contigui con la malavita organizzata? Dopo il putiferio scatenato dalla fuga di notizie, l’attaccante italiano del Manchester city si è difeso: «Non sapevo affatto chi fossero quelle persone, quel giorno a Napoli per strada c’era sempre molta gente intorno a me».</p>
<p><strong>Il tour stile Safari non è piaciuto alle gente, la tantissima gente onesta di Scampia</strong>. Stizziti a dir poco i residenti di fronte all’idea di essere trattati come animali esotici in gabbia da osservare. Il primo a commentare l’accaduto è il prete anticamorra, <strong>don Aniello Manganiello</strong>, che operava sul territorio e tra l’altro venne suo malgrado trasferito a Roma proprio nei giorni in cui Balotelli fece il “giretto” in periferia. “Sono disgustato &#8211; ha detto &#8211; Noi lottiamo da anni per riqualificare quel territorio e per dare un futuro ai giovani, ma certi comportamenti, anche se inconsapevoli, rendono di fatto la camorra sempre più forte ed invincibile”. Meglio sarebbe stato, secondo don Manganiello andare a visitare i centri, le parrocchie e le associazioni che operano sul quartiere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/06/balotelli-e-il-safari-a-gomorra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Da  Gomorra al Molise</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/06/da-gomorra-al-molise/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/06/da-gomorra-al-molise/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 09:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Molise]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=2857</guid>
		<description><![CDATA[
(di Alessandro Corroppoli)
Sono le 13.18 di un caldo lunedì mattina. Mi trovo alla stazione ferroviaria di Aversa (Ce) ed ho appena salutato i miei amici e sono in procinto di salire sul treno che mi riporterà a casa. Ho trascorso l’ultimo fine settimana, ma anche il primo, nelle terre di Gomorra in quei territori che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/molise-300x239.jpg" alt="" title="molise" width="300" height="239" class="alignleft size-medium wp-image-2858" /><br />
(di Alessandro Corroppoli)</p>
<p>Sono le 13.18 di un caldo lunedì mattina. Mi trovo alla stazione ferroviaria di Aversa (Ce) ed ho appena salutato i miei amici e sono in procinto di salire sul treno che mi riporterà a casa. Ho trascorso l’ultimo fine settimana, ma anche il primo, nelle terre di Gomorra in quei territori che lo scrittore campano Saviano ci ha fatto conoscere attraverso il suo capolavoro letterario.<br />
Gli avvenimenti che si sono succeduti in quei giorni e le riflessione successive fatte sono state frutto del fato e della pura coincidenza temporale. Ricevo l’invito dei miei amici proprio qualche giorno prima che finissi di leggere &#8220;la Bibbia di Saviano&#8221; – ho comperato Gomorra circa 15 giorni, soprattutto perché scontato sul prezzo di copertina: di questi tempi anche l’acquisto di un libro diventa un extra che alle volte richiede sacrifici – e, di buon grado accetto.</p>
<p>Arrivo  a Caserta alle 15.30, stranamente puntuale il treno tanto che mi tocca attendere i miei amici per una decina di minuti, e dopo i saluti di rito saliamo in macchina ed ci avviamo verso casa.<br />
Dopo una salutare doccia decidiamo di uscire per andare a cenare in un locale di Aversa. Io alloggiavo in una casa a Lusciano e per chi non lo sapesse i due paesi praticamente si baciano: una strada li divide.<br />
Tre son le cose che immediatamente mi hanno colpito: la viabilità, gli edifici – case e i rifiuti.<br />
Le prime due sono collegabili tra loro perché attraversando i due agglomerati urbani si ha come la sensazione di attraversare, passando per le tante strade e stradine tanto da formare una specie di labirinto, una baraccopoli di mattoni e finestre. Nessun ordine di edificazione, di costruzione si ha l’idea osservando quei palazzi che chiunque possa fare come meglio crede: alzare di un piano la propria abitazione, costruire un muro di cinta e cosi via&#8230;</p>
<p><strong>Mentre per quanto riguarda i rifiuti la faccenda è davvero preoccupante. Usciti di casa dico al mio interlocutore: &#8220;ma sono davvero sporche le strade….!!&#8221; – e prima che finissi la mia osservazioni mi sento rispondere: &#8220;Sporche? Ora son pulite, saresti dovuto venire qui qualche anno addietro, ci potevi sciare sulle montagne di immondizia che c’erano&#8221;.</strong>Questo breve scambio di battute mi ha fatto toccare con mano di quanto sia potente la TV e  quanto sia potente chi la governa. Di quanto sia facile accendere o spegnere la luce dei riflettori quando si è proprietario privilegiato dell’interruttore sociale. Le Tv, da quelle pubbliche a quelle private, chi più chi meno, ci hanno sempre parlato e fatto vedere immagini pulite di queste zone, immagini con zero buste, immagini con i margini dei marciapiedi sgombri di pacchi e mondezza. Ma così non è. </p>
<p>Il ciclo dei rifiuti in Campania si regge sulle discariche previste dal decreto d’emergenza n. 90, discariche costruite in fretta e in deroga a innumerabili norme. Alcuni impianti sono in zone già avvelenate da sversamenti illegali, ciò che estingue ogni prospettiva di una bonifica e, dimostra a tutti la vera natura dell’emergenza: una situazione, come quella campana, deve rimanere tale perché si possano aggirare leggi e a fare affari d’oro. Infatti, una parte dei rifiuti non vanno nelle discariche ma finiscono nelle ben note Ecoballe, il combustibile dell’inceneritore di Acerra, assicurando profitto alle Multiutiliy Impresilo e A2A. Ad oggi, cinque milioni di ecoballe stoccate si vanno ad aggiungere a quelle prodotte dagli impianti Stir (Stabilimenti di tritutagliatura e imballaggi rifiuti).</p>
<p>Il treno è appena partito ed io ho tra le mani un quotidiano locale (il Corriere di Caserta) e un quotidiano a tiratura nazionale (la Repubblica) dove trovo guarda caso un intervento di Saviano sull’emergenza rifiuti in Campania e sui guadagni che le famiglie camorristiche avrebbero al riguardo. E, leggendo il pezzo di Saviano non mi son meravigliato della sua denuncia, l’ennesima, perché l’avevo appena vista, respirata e toccata con mano.<br />
<strong>Mi tocca scendere a Caserta per il cambio treno e quasi in contemporanea cambio giornale passo al Corriere di Caserta. L’apertura è dedicata all’Avvocatessa investita, alla movida rumorosa di Caserta ma anche ai cumuli di spazzatura sversati nelle traverse di periferia di Maddaloni e al processo del Clan Bidognetti. Inizio a sfogliarlo e dopo una breve veloce lettura all’articolo sull’immondizia a Maddaloni la mia attenzione viene colta a pag. 9 e non tanto per il processo al Clan Bidognetti ma per il riquadro sottostante che recita così &#8220;Rifiuti, domani gli operatori incrociano le braccia&#8221;. Sottotitolo: &#8220;Il passaggio di cantiere ancora a rilento e ora c’è anche il rischio che torni l’immondizia in strada&#8221;. Il rischio? Allora quello che ho visto fino stamattina cos’era arredamento urbano stil novo? Lo sciopero degli operatori, indetto per ritardi sullo stipendio, si è svolto il giorno 8 giugno su tutta la provincia di Caserta. Potete immaginare voi stessi le conseguenze.</strong></p>
<p>Nel frattempo a farmi compagnia nel viaggio è un giovane lucano, originario di Matera, il quale per arrivare a Venafro a trovare la sua ragazza ha dovuto affrontare un’odissea: sveglia alle 6.30. In pullman fino a Potenza e da lì in treno fino Salerno cambio per Caserta e ancora  cambio per Venafro. Altro che freccia argentata e rossa qui siamo ancora al paleolitico!<br />
Finalmente alle 17.15 arrivo a Campobasso e, avendo ancora un po’ di tempo per la mia ultima fatica in pullman corro in edicola a prendere un quotidiano locale.<br />
Le solite notizie sulla crisi alla Provincia di Campobasso, quasi sparite invece le notizie sulla crisi sanitaria, le polemiche sui Misteri  del corpus domini – festa tradizional popolare religiosa del capoluogo di regione – qualche iniziativa, i soliti comunicati stampa dei vari politicanti del luogo e nulla più.. ah sì le immancabile rubriche dell’oroscopo e del piatto tipico!<br />
Salgo sul pullman e distratto da conoscenti non riesco a leggere ma neanche a sfogliare la mia nuova lettura. Solo a sera, a casa prendo conoscenza degli scritti. Però ciò che mi colpisce è un’altra cosa. Faccio il confronto tra i due quotidiani locali è ciò che balza agli occhi e il contenuto delle notizie, mi spiego. Mentre sul quotidiano campano i fatti di cronaca avevano il sopravvento, di politica il minimo sindacale, su quello molisano tutto il contrario. La politica al potere e tutto il resto confinato in piccoli accenni.</p>
<p>Domanda. Che tipo di riflessione dovrebbe indurre questa osservazione?<br />
Semplice: il delitto perfetto è quello che non si vede ma si sente.<br />
Saviano nel suo pezzo di lunedì scorso ci parlava degli affari delle famiglie affiliate alla camorra dietro l’emergenza rifiuti. Il Corriere di Caserta parlava dei processi in corso ad una delle famiglie ma anche di atti intimidatori avvenuti a  Pozzuoli con l’incendio di un circolo. Sul quotidiano molisano, fortunatamente, non si parla di morti ammazzati e di famiglie ma dei tanti problemi che la politica produce. Ma allora possiamo definirci davvero fortunati noi molisani?<br />
Sicuramente non siamo nelle terre di Gomorra dove il sangue scorre a fiumi e gli affari sono sporchi e il morto si vede, il delitto si vede tanto da renderlo imperfetto: oggi i capi dei clan son quasi tutti dietro le sbarre. Da noi come dicevo il delitto è perfetto perché non si vede ma si sente.<br />
Una regione che sta morendo sia da un punto di vista lavorativo che sociale, dove le speranze per un giovane laureato di metter su famiglia sono ridotte al lumicino dove &#8220;la sanità&#8221; invece di curarci finirà per farci ammalare ancor di più.</p>
<p>Io penso che il Molise sia ad un livello superiore di Gomorra perché gli affari, quelli veri, quelli dove ci sono i &#8220;piccioli&#8221;, vengono fatti alla luce del sole. In piena regola dal massimo organo regionale. Il Consiglio Regionale. In questi ultimi 15 anni si è creato un circolo vizioso di clientele, di favori che sta mettendo in ginocchio se non col culo per terra l’intero sistema regione.<br />
Questo è il delitto perfetto perché non si vede ma si sente: muoiono tutti un po’ alla volta – cittadini, aziende, ospedali, alberghi ecc… &#8211; ma nessuno lo vede perché ci accasciamo al suolo tutti insieme in sincrono ma, tutti lo sentiamo l’avvicinarsi al suolo ed allora per salvarsi o meglio per ritardare la morte bisogna chiedere aiuto ai padroni delle poltrone. Diventa loro amico e forse sarai graziato.<br />
La regione Molise è una delle quattro regione il cui debito sanitario ha i conti in rosso, è la regione che consente ad un indagato per scambio di voti di fare il Presidente del Consiglio, è una regione che vede il suo Governatore impelagato in più processi da Black Hole (sanità) a quello della Turbogas cosi come l’assessore non eletto Gianfranco Vitagliano suo braccio destro.<br />
È una regione che sta perdendo poco a poco il suo tessuto economico e produttivo: l’agro-alimentare è fermo al palo ormai da molti anni -e la situazione in perenne bilico dello zuccherificio ne è la prova più conclamata-, l’industria dal tessile al metalmeccanico è un pianto continuo, il turismo sconta le scelte sbagliate di questi ultimi anni sia del governo regionale che di quello nazionale, la viabilità è un colabrodo continuo: l’arteria principale la cosiddetta &#8220;Bifernina&#8221; è sempre in tappezzeria, i collegamenti ferroviari  dal capoluogo alla costa sono praticamente inesistenti e se si pensa che per ridurre i costi si è pensato di tagliare/di ridurre il chilometraggio delle linee urbane ed extraurbane dei bus andando così ad aumentare i già notevoli disagi che i pendolari debbono affrontare tutti i giorni.</p>
<p>Ma nonostante ciò giornali e televisioni locali continuano a dirci che va tutto bene, ci mostrano un’opposizione che litiga per chi deve sedersi su qualche poltrona, ci annunciano che ci saranno finanziamenti per questo o  per quell’ente e… tutti vissero felici contenti.<br />
<strong>La regione Molise è un’isola non felice ma che sta morendo felicemente colpita a morte non da un clan ma da un sistema che incurante dell’interesse di massa cura solo il proprio orticello. Il Molise sta morendo poco a poco ma nessuno lo vede. Un delitto perfetto</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/06/da-gomorra-al-molise/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non sparate su Saviano</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/06/non-sparate-su-saviano/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/06/non-sparate-su-saviano/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 16:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=2691</guid>
		<description><![CDATA[
(di Katia Ippaso – Lettera 22)
Lo dico subito: io amo profondamente Gomorra ed ho un rispetto incondizionato per il suo autore. Ripenso spesso a quel ragazzo di ventisei anni che di notte prende il treno, attraversa l’Italia e arriva a Casarsa. Sta cercando il “suo” posto nel mondo, e pensa di trovarlo nel cimitero in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2692" title="gomorra" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/gomorra.jpg" alt="" width="99" height="141" /></p>
<p>(di Katia Ippaso – Lettera 22)</p>
<p>Lo dico subito: io amo profondamente Gomorra ed ho un rispetto incondizionato per il suo autore. Ripenso spesso a quel ragazzo di ventisei anni che di notte prende il treno, attraversa l’Italia e arriva a Casarsa. Sta cercando il “suo” posto nel mondo, e pensa di trovarlo nel cimitero in cui è sepolto l’uomo che ancora oggi resta il più vivo tra i tanti morenti (gli annoiati, gli indifferenti, i vigliacchi) che sono rimasti in vita:<strong> “Andai sulla tomba di Pasolini non per un omaggio, neanche per una celebrazione&#8230; Mi andava di trovare un posto. Un posto dove fosse possibile ancora riflettere senza vergogna sulla possibilità della parola. La possibilità di scrivere dei meccanismi del potere, al di là delle storie, oltre i dettagli. Riflettere se era ancora possibile fare i nomi, a uno a uno, indicare i visi, spogliare i corpi dei reati e renderli elementi dell’architettura dell’autorità. Se era ancora possibile inseguire come porci da tartufo le dinamiche del reale, l’affermazione dei poteri, senza metafore, senza mediazioni, con la sola lama della scrittura”. Roberto Saviano ha fatto quello che nessuno aveva fatto prima di lui in Italia: ha messo “tutta” la sua giovinezza &#8211; la passione, l’intelligenza, l’audacia, il talento, la ricerca &#8211; al servizio di un racconto epico, un reportage letterario dove tutto quello che si dice è drammaticamente vero, un’opera pulsante, architettonica, scritta superbamente, che ha cambiato il nostro immaginario, rivelando le alleanze mostruose tra crimine, politica e finanza, penetrando con nomi e cognomi nei meandri della psiche di un sistema mafioso</strong>.</p>
<p>Questo lo scrittore. Poi c’è l’uomo. Quest’uomo che ha appena compiuto trent’anni è stato privato della libertà: non può avere una vita privata, gli è vietato di fare una passeggiata, le uniche persone con cui gli è consentito mangiare sono le sue guardie del corpo. Qualche mese fa, mentre tutti noi trascorrevamo in santa pace le vacanze estive, Saviano scriveva dal suo bunker un articolo che ancora conservo e ogni tanto rileggo. Era l’11 agosto e lo scrittore campano scelse il “Times” per dire la verità sulla sua condizione umana. “Se questo è un uomo”, si sarebbe potuto titolare quel pezzo, e invece i redattori del quotidiano inglese preferirono un titolo più spettacolare: “Roberto Saviano, on the run from Mafia”, “Roberto Saviano, in fuga dalla mafia”.</p>
<p>Lo stesso fecero i giornali italiani, che scelsero di isolare i passi più cinematografici, e naturalmente più innocui, della confessione di Saviano: il tono della denuncia, il gesto di chi volta le spalle ad un libro che in Italia ha venduto più di due milioni di copie e dice: <strong>“Mi sono pentito come uomo, non come scrittore. Ma quando passo davanti a una libreria e vedo Gomorra in vetrina, mi volto da un’altra parte”. </strong>Ci sono però altri dettagli di quella confessione che dovrebbero colpirci. È difficile, per esempio, non sentire il freddo, lo squallore delle case in cui è stato scaricato, la nostalgia con cui evoca la sua stanza di ragazzo con i poster alle pareti, o il cibo che gli preparava una donna sconosciuta nei giorni del suo esilio a Napoli, e poi, improvvisamente, solo due uova in un ambiente anonimo, ogni volta diverso, le guardie del corpo come unici esseri viventi con cui scambiare una parola, e poi&#8230; poi niente mare niente neve niente luce.</p>
<p>Con un atto d’orgoglio che solo noi meridionali possiamo riconoscere e comprendere in tutta la sua irriducibile asprezza, Saviano afferma in quello scritto di non aver paura della morte: “Ho avuto tante paure nella mia vita ma la paura della morte non mi ha mai riguardato. Mi capita di pensare al dolore del morire, ma i miei terrori sono altri&#8230; Il terrore più grande di tutti&#8230; è il pensiero che loro (la camorra) possano fare in modo di diffamarmi, di distruggere la mia credibilità, di oscurare il mio nome e tutto quello per cui io ho vissuto e di cui sto pagando il prezzo”.</p>
<p>L’onore è più forte del sopravvivere. Ma la vita, invece, cos’è la vita? Quale forma può prendere la vita per un ragazzo che ha passato gli ultimi tre in camere angoscianti, attorniato solo da calzini, boxer, magliette e pantaloni, una giacca, e due borse, una contenente medicine, uno spazzolino, il dentifricio, un carica-batterie per il cellulare, e l’altra con dentro il computer e pochi libri? In queste condizioni, è naturale scambiare la vita per “qualche apparizione pubblica”: “Le pubbliche apparizioni fuori dall’Italia costituiscono l’unica alternativa alle mie quattro mura&#8230; Si va direttamente dalla luce al buio. Niente nel mezzo”.</p>
<p>Il discorso si potrebbe chiudere qui. Ma c’è una sfumatura che luccica tra le maglie di questa tormentata confessione&#8230; come il movimento inconcluso di un pensiero che si ha fretta a chiudere (e umanissimo), una giustificazione che dietro l’apparenza di un’auto-giustificazione, lascia passare l’accettazione, e alla fine il consenso, al proprio stesso sacrificio umano. Saviano parla della differenza tra luce ed ombra, e vede nelle apparizioni pubbliche fuori dall’Italia l’unico barlume di vita. In effetti c’è una bella differenza tra la prigione e la strada. Il fatto è che le apparizioni pubbliche di Saviano sono sempre meno fuori dall’Italia, sempre meno “per strada”, intendendo per strada la strada del mondo, e sempre più strette dentro le scatole dei media italiani.</p>
<p>Recentemente, lo scrittore è stato addirittura l’unico attore protagonista di uno spettacolo di successo, La bellezza e l’inferno, regia di Serena Sinigaglia, al Piccolo Teatro di Milano. Questo gli scatena contro una specie di invidia collettiva, un fenomeno odioso che, giustamente, provoca in lui una reazione indignata e ancora una volta orgogliosa: “Sono sempre stato fiero di essere antipatico a chi mal sopporta che vada in televisione o sulle copertine dei giornali, perché ho l’ambizione di credere che le mie parole possano cambiare le cose se arrivano a molti”. L’invidia sociale di cui è vittima Saviano si commenta e si estingue da sola. Che bruci nel suo veleno, come la calunnia, sua fedele compagna.</p>
<p>Dal canto suo, Saviano è sicuramente in buona fede quando afferma che bisogna parlare, far sapere, esserci. Si è mai rifiutato Pasolini di scrivere sul “Corriere della Sera” o di intervenire nei programmi di quella televisione pubblica di cui poi leggeva tutto il potenziale distruttivo, lesivo della civiltà e della lingua attraverso cui questa stessa civiltà si esprime? L’epoca in cui operava e scriveva Pier Paolo Pasolini è molto diversa dalla nostra, e lo stesso stesso Pasolini ebbe intuizioni folgoranti sul futuro. Ma il suo modo di morire, quella morte violenta &#8211; come la vita dei ragazzi di borgata che tanto lo affascinava – lo àncora inestricabilmente agli anni di piombo, alle fotografie delle strade tappezzate di cadaveri. Anche oggi scorre per strada del sangue vero, e Saviano riempie di sangue vero le sue pagine. Il sangue delle vittime della camorra.</p>
<p>Lo scrittore campano infatti non si pente di aver scritto Gomorra. L’uomo invece sì. Perché? Perché la camorra l’ha minacciato di morte e costretto ad una vita blindata, infelice, una vita senza fame e senza sonno. Se deve rappresentarsi una morte atroce, Saviano parla dell’attacco che i camorristi possono fare alla sua credibilità. Sempre nell’articolo scritto per il “Times”, cita Anna Politkovskaya: “Non dimenticherò mai le parole che l’ex marito disse all’indomani della sua morte: “Il fatto che l’abbiano uccisa è preferibile alla diffamazione. Anna non l’avrebbe mai potuto sopportare”. Ma il modo in cui si manda a morire nella Russia di Putin è meno sofisticato del modo in cui si può mandare a morire in Italia o in altri paesi diciamo più occidentalizzati. In Italia oggi si muore di mille morti diverse, e nessuna di queste è una morte bella. Non esiste la morte bella, ma solo la morte-spettacolo. La morte senza sangue non è, peraltro, meno atroce di quella violenta. Anche se è in atto un meccanismo mistificatorio così raffinato da farla passare addirittura per opera buona. Alla base, l’unica legge che funziona è sempre quella del capitale. “Lo spettacolo – scriveva Debord – è il capitale ad un tale grado di accumulazione che diviene immagine”.</p>
<p>Privato del corpo, Saviano è costretto a mandare nel mondo la propria immagine, anche quando ci si illude che sia il suo corpo vero quello che transita sul palcoscenico del Piccolo Teatro o negli studi televisivi di qualche trasmissione più pluralista e “democratica” delle altre. Con le migliori intenzioni del mondo, Saviano accetta di leggere i suoi testi al Piccolo Teatro. Con le stesse migliori intenzioni, il Piccolo Teatro gli offre l’opportunità di farlo. Con le migliori intenzioni, direttori di giornali e di programmi d’attualità lo invitano a dire la sua. Il pubblico in sala è contento è applaude, a casa pure è contento e forse pensa che in fondo quel ragazzo non se la passa così male, se appare in tv. Nel frattempo, sul volto di Saviano, sempre più scarnificato, sempre più incapace di sorriso, si poggia una sottile maschera di morte. Impossibile non vederla “al lavoro”, quella maschera. E’ come se qualcuno stesse uccidendo un vivo, il più vivo tra di noi. E questo qualcuno è un soggetto plurale, capace di offendere e attaccare da tutte le parti. Quello che si sta commettendo davanti ai nostri occhi imbelli e imbambolati è un crimine sociale dove la vittima è sempre e solo Saviano, offerto come digestivo all’esercito della cultura perché si redima e si assolva da solo dalla propria mostruosa inedia. Uno di quei crimini senza criminali veri e senza sparatorie, orchestrati dalla stessa società dello spettacolo che dai tempi di Baudrillard e Debord si è sempre più evoluta e quindi perfezionata nella capacità di commettere omicidi bianchi.</p>
<p>Cosa dovrebbe fare allora Saviano? Rifiutarsi di andare in tv? Dire no al teatro? Non accettare le prime pagine dei giornali? Non credo che lo sdegnoso rifiuto di apparire sia una soluzione ai mali di questo mondo, e ha ragione Saviano a dire che la verità deve raggiungere il maggior numero di persone. Il problema non è nel “cosa” ma nel “come” tutto ciò si manifesta, nella forma e nel ritmo che assorbe e divora la cosa.</p>
<p><strong>Saviano non è un uomo libero. E non noi dobbiamo mai dimenticarlo. La sua non-libertà ci riguarda profondamente</strong>. Ma quello che per lui assume il valore di una pura sopravvivenza, a noi che a quello spettacolo tragico siamo costretti ad assistere con un certo terrore, appare come un sacrificio a cui la cricca dei benpensanti lo chiama ciclicamente, per poter esclamare di fronte ad un bicchiere di prosecco e ad una tartina al salmone (cibo che Saviano anche potendo &#8211; non è certo questione di soldi &#8211; non può permettersi, perché non ha più fame né voglia): “Ho sentito parlare Saviano, incredibile, ti rendi conto di quello che succede in Italia? Che brutte cose! Mamma mia!”, nel mezzo di una conversazione in cui di sicuro, ad un certo punto, ci finiscono dentro anche i nuovi schiavi: “Che dice la tua badante? Ah, queste ucraine, sono le peggio”. Buon appetito. Nessuno chiederà agli spettatori di Saviano di agire, perché la loro buona azione quotidiana l’hanno già compiuta. Benedetti e assolti, potranno andare a letto tranquilli, tanto chi va a controllare se si comportano da padri-padroni dentro le loro case? Basta che leggano “Repubblica” tutti i giorni e che almeno una volta a settimana vedano spettacoli di impegno civile. Buonanotte e amen. Ora, se non è un crimine sociale, un atto violentemente ipocrita questo, cos’è allora?</p>
<p>Di fronte a tutto ciò, Saviano ha il diritto e il potere di imporre le proprie condizioni, per trasformare un fatto di brutale consumo culturale in un “rito” culturale. Potrebbe, per esempio, presentarsi in tv con le sue guardie del corpo e fare scena muta tutti insieme, facendo parlare solo i loro corpi, le loro vite di ragazzi impauriti, soli. Oppure potrebbe chiedere al pubblico del teatro di non sciogliere l’emozione nell’esorcismo dell’applauso. Potrebbe chiedere e ottenere ad ogni sua apparizione pubblica un black out dell’ovvio, fare qualcosa che si ricordi, che metta in corto-circuito il meccanismo oliato e innocuo della messa in scena della denuncia. Impedire con un gesto risoluto, folle, che lo trattino, codardamente, da eroe. Cosa ce ne facciamo di un eroe in più? (non lo diceva già Brecht: “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”?). Chiedere e ottenere quello che Pasolini auspicava quarant’anni fa nel suo Manifesto per un nuovo teatro: “Una signora che frequenta i teatri cittadini, e non manca mai alle principali &#8220;prime&#8221; di Strehler, di Visconti o di Zeffirelli, è vivamente consigliata a non presentarsi alle rappresentazioni del nuovo teatro. O, se con la sua simbolica, patetica, pelliccia di visone, si presenterà, troverà all’ingresso un cartello su cui c’è scritto che le signore con la pelliccia di visone sono tenute a pagare il biglietto trenta volte più del suo costo normale (che sarà bassissimo). In tale cartello, al contrario, ci sarà scritto che i fascisti (purché inferiori ai venticinque anni) avranno l’ingresso gratuito. E, inoltre, vi si leggerà una preghiera: di non applaudire: i fischi e le disapprovazioni saranno naturalmente ammessi, ma, al posto degli eventuali applausi sarà richiesta da parte dello spettatore quella fiducia quasi mistica nella democrazia che consente un dialogo, totalmente disinteressato e idealistico, sui problemi posti o dibattuti (a canone sospeso!) dal testo”.</p>
<p>Saviano non va applaudito. Saviano va salvato. E ancora oggi invece si discute se è il caso di togliergli o no la scorta! Tutti noi dovremmo salire sul palco accanto a lui e alle guardie del corpo, e urlare: “Sparate!”. Perché la sua singola vita vale molto di più del medicamento che ogni sua apparizione pubblica offre alla nostra anima infetta. E quella vita va protetta, non consumata e digerita. Non mi piace assistere allo scempio del suo corpo, a quel suo volto giovane che si ammala e si allontana ogni giorno di più. Perché c’è una bella differenza tra il vivere e il morire. E’ lui che me l’ha insegnato. Me l’ha insegnato quel giorno che fece il suo discorso più bello, all’indomani del suo ritorno a Casal di Principe, quando dovette sfidare la rabbia e lo sprezzo dei mafiosi e degli amici dei mafiosi: “Quand’ero ragazzo, prima di fare a pugni, prima di sentire le nocche sulle gengive e prima che ci si rotolasse per terra&#8230; ci si sfidava a parole. Ecco, mi ricordo che prima di fronteggiarti, le frasi di rito erano degne di uno scontro tra cavalieri. Le ricordo ancora: “Io vengo da dove si imparano due cose, a sputare in faccia alla morte e alla paura. Sappi che per me vita e morte sono la stessa cosa”. E sento solo oggi quello che avrei voluto dire, viso a viso, a molti di quei ragazzi: che io ho imparato a risparmiare la saliva, che vita e morte non sono la stessa cosa e che fino al termine di questa notte proseguirò questo viaggio. Non datevi pace”.</p>
<p>Anche noi desideriamo fortemente, ossessivamente, che Roberto Saviano prosegua il viaggio che ha appena iniziato e arrivi alla fine, non solo di questa, ma di molte altre notti a venire.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/06/non-sparate-su-saviano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un libro (di sinistra) demolisce Gomorra</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/05/un-libro-di-sinistra-demolisce-gomorra/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/05/un-libro-di-sinistra-demolisce-gomorra/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 May 2010 19:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Asor Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Secondigliano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=2459</guid>
		<description><![CDATA[
(di Marco Demarco &#8211; Corriere del Mezzogiorno)
Napoli. «Bisogna leggere due volte tutti gli scrittori, buoni e cattivi. Si riconosceranno i primi, si smaschereranno i secondi». Si comincia così, con una velenosa citazione di Karl Kraus, e si capisce subito dove si va a parare. Il Berlusconi che teme gli effetti negativi di Gomorra e l’Emilio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2469" title="roberto-saviano" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/05/roberto-saviano-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></p>
<p>(di Marco Demarco &#8211; Corriere del Mezzogiorno)</p>
<p>Napoli. «Bisogna leggere due volte tutti gli scrittori, buoni e cattivi. Si riconosceranno i primi, si smaschereranno i secondi». Si comincia così, con una velenosa citazione di Karl Kraus, e si capisce subito dove si va a parare. Il Berlusconi che teme gli effetti negativi di Gomorra e l’Emilio Fede che pensa di Saviano quel che Bersani dice della Gelmini al confronto sono dilettanti allo sbaraglio.</p>
<p><strong>La stroncatura più impietosa che mai sia stata scritta del libro che ha fatto gridare al miracolo editoriale porta la firma di Alessandro Dal Lago, studioso dei processi culturali, sociologo che più di sinistra non si può. Suo un pamphlet dal titolo inequivocabile: Eroi di carta. E come se non bastasse, la casa editrice è quella del «manifesto». Dunque, questa volta c’è poco da sospettare</strong>. L’attacco diretto all’icona della letteratura impegnata non genera né dall’emotività politica, né dal narcisismo professionale.</p>
<p>Questa volta la censura è ideologica, totale, argutamente motivata. E viene da sinistra; da quella sinistra colta e elitaria che ha preferito Bertold Brecht a Eugène Sue, Adorno a Andy Warhol; da quella sinistra che un tempo odiava tutto ciò che era nazional-popolare e ora mal digerisce tutto ciò che è nazional-mediatico.<br />
<strong>Il caso c’è tutto. E difficilmente la potenza distruttiva di Dal Lago passerà inosservata. Tra gli intellettuali di sinistra, prima, solo Alberto Asor Rosa aveva avuto l’ardire di escludere Saviano dalla sua Storia europea della letteratura italiana, pur avendo invece inserito Niccolò Ammanniti e perfino Giorgio Faletti. Ma con Eroi di carta si fa molto di più. Dal Lago infrange il tabù, entra nel merito di Gomorra, smonta e rimonta l’opera di culto, coglie ogni forzatura stilistica, denuncia la colpevole confusione tra l’io narrante, l’io autore e l’io reale; sottolinea con la matita rossa ogni sbavatura formale, ogni citazione nascosta; e allarga le braccia davanti alle contraddizioni e alle illogicità.</strong> E talvolta esagera per il gusto di sorprendere. Come quando segnala quella erezione «pendula» di cui si parla nel romanzo, quasi un ossimoro fisico. O quando mette la lente di ingrandimento su un boss di Secondigliano descritto, in una stessa scena, una volta con eleganti scarpette da ginnastica, un’altra con minacciosi stivaletti.</p>
<p>Dal punto di vista letterario, ideologico, e addirittura morale, poco si salva. <strong>Saviano viene fatto a pezzi, addirittura irriso, come quando, a proposito della lotta ai clan, Dal Lago gli rovescia addosso i versi di Leopardi: «…L’armi, qua l’armi: io solo combatterò, procomberò sol io». </strong>Ma quel che più conta, il mito di cui tanto si parla non solo è un «eroe di carta», non solo è un «cattivo scrittore», ma viene descritto come un banale populista, un semplificatore ipermoralista, un doppiogiochista con vocazione ecumenica. Perché si arriva a tanto? Perché «l’inclusione di Saviano nel martirologio fa si che chiunque non si allinei sia considerato di fatto un alleato dei camorristi». Del Lago non ci sta e travolge chiunque a sinistra abbia esaltato Gomorra, da Wu Ming a Nichi Vendola. Saviano identifica i casalesi con il Male, ma Dal Lago ha studiato Hannah Arendt e sa quanto sia inutile il concetto di male radicale. Nel descrivere la mostruosità dei camorristi, che prima uccidono e poi si scolano una birra, Saviano apparentemente svolge il discorso sulla banalità del male. In realtà, si argomenta, è l&#8217;opposto: «Non sono loro ad essere come noi, gente qualsiasi, ma noi come loro; insomma, siamo tutti mostri, almeno in potenza». Da qui l&#8217;altra accusa, quella di impoliticità. Se il male è assoluto, la responsabilità non può essere politica. E neanche dello Stato. Saviano non elogia forse il ministro Maroni? Ai lettori non resta, allora, che riscattarsi dal disimpegno leggendo Gomorra; che redimersi credendo nell’Eroe, cioè nello stesso Saviano, unico, mitico, insostituibile alfiere del Bene. Una sorta di Leonida, quello delle Termopili, non a caso magnificato in una recensione del film 300, tratto dal fumetto di Frank Miller. Ma basta con tutta questa retorica «anestetizzante e distraente» sull’eroismo, sbotta Dal Lago. E aggiunge: non ci sono bastati i Borrelli e i Di Pietro?</p>
<p>Infine, il punto centrale, forse quello più delicato: l’ossessione della camorra che porterebbe Saviano in un vicolo cieco. «<strong>Le mafie— scrive Dal Lago— hanno un enorme potere. Spadroneggiano nei loro territori, fanno affari con le aziende e le banche, si ramificano nel resto del paese, si espandono all’estero. E in qualche misura influenzano il potere politico. Ma non sono il potere. Quand’anche le mafie fossero ridotte all&#8217;impotenza, il bel paese continuerebbe ad essere governato da altri poteri, meno sanguinari e pestiferi e non di meno decisivi». </strong>La differenza con Emilio Fede è qui più che altrove. Per quest’ultimo, Saviano «rompe» perché oscura il lavoro di Berlusconi, unico vero eroe. Per Dal Lago, invece, perché lo critica con troppa prudenza e troppi distinguo. E perché oscura tutti gli altri che cercano di penetrare la complessità del mondo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/05/un-libro-di-sinistra-demolisce-gomorra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Finalmente una buona notizia. Il Ministro Bondi non andrà al Festival di Cannes a rappresentare l’Italia</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/05/finalmente-una-buona-notizia-il-ministro-bondi-non-andra-al-festival-di-cannes-a-rappresentare-l%e2%80%99italia/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/05/finalmente-una-buona-notizia-il-ministro-bondi-non-andra-al-festival-di-cannes-a-rappresentare-l%e2%80%99italia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 May 2010 18:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Bertolaso]]></category>
		<category><![CDATA[Bondi]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=2300</guid>
		<description><![CDATA[(di Katia Ippaso da Gli Altri)
Finalmente una buona notizia: il ministro Bondi non andrà al Festival di Cannes a rappresentare l’Italia. Niente cerimonie ufficiali, nessuna dichiarazione retorica, nessuna cela di gala. L’Italia in cravatta, guardie del corpo e vocine robotiche, latita una delle più importanti occasioni mondane. Questo perché il film di Sabina Guzzanti ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2301" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/05/DraquilalItaliachetrema-300x199.jpg" alt="" title="DraquilalItaliachetrema" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-2301" /><p class="wp-caption-text">(da Draquila)</p></div>
<p>(di Katia Ippaso da Gli Altri)</p>
<p>Finalmente una buona notizia: il ministro Bondi non andrà al Festival di Cannes a rappresentare l’Italia. Niente cerimonie ufficiali, nessuna dichiarazione retorica, nessuna cela di gala. L’Italia in cravatta, guardie del corpo e vocine robotiche, latita una delle più importanti occasioni mondane. Questo perché il film di Sabina Guzzanti ha provocato un eccesso di bile nell’anatomia imperfetta del ministro della cultura, rivelando, in fondo, una falla all’interno del sistema di potere. Invece di dare il suo pericoloso consenso, Bondi si è fatto altare la giugulare e ha gridato ai quattro venti: “Esprimo rincrescimento e sconcerto per la partecipazione di una pellicola di propaganda, che offende la verità e il popolo italiano”.<br />
A questo punto c’è soltanto da sperare che il ministro non torni sui propri passi. Se, come ha minacciato, non passeggerà con aria soddisfatta e complice sui tappeti rossi della Croisette (dal 12 al 23 maggio), vuol dire che le opere hanno qualche speranza di farcela da sole.<br />
In mancanza di una “rappresentanza”, il cinema può per una volta lasciare a se stesso la possibilità di “rappresentarsi” e soprattutto di mandare avanti la propria “rappresentazione” della realtà. Il che vuol dire che Sabina Guzzanti, con il suo Draquila, potrà godere del privilegio non solo di essere “fuori concorso” ma anche “fuori” dalla benedizione di questo governo. Non c’è una situazione migliore per conservare la propria indipendenza intellettuale e morale. Per non parlare della pubblicità involontaria che il ministro, nella sua cecità di censore (i censori del mondo non hanno mai brillato per intelligenza strategica), sta regalando all’ “affair Draquilia”, per cui sono stati riesumati Ultimo Tango a Parigi di Bertolucci, Il Decameron di Pasolini, Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco, per citare soltanto alcuni dei celebri casi di film censurati in Italia. In questo caso non è stato apposto nessun bollino proibitivo né è stato fatto nessun taglio da arte di una commissione che vigila sul senso del pudore e sulla errata o legittima rappresentazione del nostro paese del mondo. Ma il clima che si respira oggi in Italia ci riporta a certi periodi e certi esempi della storia che non hanno brillato per democrazia. I colleghi di Sabina Guzzanti, da Salvatores a Virzì, gridano allo scandalo, Monicelli rievoca il monito andreottiano “i panni sporchi si lavano a casa propria”. E’ lo stesso monito che ha mosso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel momento in cui (dimenticando che il libro è edito da Mondadori), ha attaccato Gomorra di Saviano: “La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perchè c&#8217;è stato un supporto promozionale che l&#8217;ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese”. </p>
<p>Questa volta, l’oggetto del discorso non è la camorra, ma lo stesso Silvio Berlusconi. Il documentario di Sabina Guzzanti ricostruisce, attraverso una inattaccabile documentazione, il clima di intimidazione, violenza e manipolazione che ha segnato i mesi seguenti al terremoto in Abruzzo. Il disegno che ne emerge è di una chiarezza esemplare, e dobbiamo ammirare il coraggio di questa donna che con ostinazione si è messa a trafficare tra le carte, interrogare i cittadini dell’Aquila, interpellare magistrati, ex funzionari della Protezione Civile, sindacalisti, per ricostruire alla fine un puzzle angosciante dello stato delle cose. “Ma è una dittatura!” ha esclamato una signora alla fine della proiezione del film in un cinema romano. Come va chiamata in effetti se non dittatura quella mostruosa alleanza tra affari, edilizia e occupazione militare di una città?<br />
Il documentario di Sabina Guzzanti ha molti pregi e un unico grande difetto: non c’è bisogno che l’intervistatrice dica “è spaventoso” commentando le parole o le immagini che va raccogliendo. La cosa in sé è già abbastanza orrenda. Si racconta da sola.<br />
Al tempo stesso, è anche vero che la notorietà di Guzzanti la obbliga in qualche modo a stare in campo, ad accompagnare la sua opera “in presenza” e “in voce”. Al di là della sua qualità estetica, il film è un ibrido, interessante, stringente, un veicolo di conoscenza e d’informazione.<br />
Che Draquila, allora, se ne vada a Cannes senza padrini che benedicono e assolvono ad ogni loro passaggio, è un buon risultato, un fatto da considerare con attenzione.<br />
Per due ragioni. La prima è stata già detta: l’opera prende l’aereo da sola e da sola si sottomette al giudizio del pubblico.<br />
La seconda riguarda la natura imperfetta di questa nostra supposta dittatura. Il potere oggi è più sofisticato di un tempo: non lavora sulla censura, ma sul consenso. E’ un organismo capace di trasformare tutto in merce e di assorbire nella lucente macchina propagandistica anche i dissidenti, di anestetizzarli e lucidarli a nuovo.<br />
La rabbia di Berlusconi nei confronti di Gomorra, l’indignazione di Bondi contro Draquila, vanno letti come sintomi di un impero in disfacimento, come gesti di vistosa debolezza che non può che giovare a chi in Italia esercita la critica.<br />
Questo privilegio va considerato però in seno relativo, e non assoluto. E qui ritorna in ballo l’arte.<br />
Sabina Guzzanti ha fatto il suo lavoro e si è assunta una responsabilità collettiva. La sua opera va protetta difesa e applaudita, perché fa informazione sul presente e ci aiuta a leggere i meccanismi occulti e marci del potere. Qui, ora, subito.<br />
L’arte invece ha percorsi differenti, più lenti. Nella dialettica tra memoria e dimenticanza, gioca una parte delicata, ambigua. E sarà il tempo a fare da unico vero giudice dell’opera d’arte.<br />
Per questo, l’artista non andrebbe issato sul trono, ma lasciato in pace, a lavorare nell’ombra. “Io sono stato assistito fin troppo – diceva Carmelo bene in una storica puntata del “Maurizio Costanzo Show” – Io chiedo ora di essere trascurato, chiedo l’oblio di me. Già sono sfuggito alle apprensioni di mia madre…voglio sfuggire ora alle apprensioni dello Stato e degli altri”.Niente cerimonie ufficiali, nessuna dichiarazione retorica, nessuna cela di gala. L’Italia in cravatta guardie del corpo e vocine robotiche latita una delle più importanti occasioni mondane. Questo perché il film di Sabina Guzzanti ha provocato un eccesso di bile nell’anatomia imperfetta del ministro per la cultura, rivelando, in fondo, una falla (e in fondo un’umanità) nel sistema del potere. Invece di dare il suo (cannibalico) consenso, Bondi si è fatto saltare la giugulare e ha gridato ai quattro venti: “Esprimo rincrescimento e sconcerto per la partecipazione di una pellicola di propaganda, che offese la verità e il popolo italiano”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/05/finalmente-una-buona-notizia-il-ministro-bondi-non-andra-al-festival-di-cannes-a-rappresentare-l%e2%80%99italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Milano – Gomorra</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/05/milano-%e2%80%93-gomorra/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/05/milano-%e2%80%93-gomorra/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 May 2010 10:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Moratti]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Sos antiracket]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=2048</guid>
		<description><![CDATA[
(di Giuseppe Catozzella da L’Espresso)
Pensionati ricattati dal racket. Ragazzini che segnalano ai boss se un&#8217;auto della polizia entra nel quartiere. Case popolari &#8220;vendute&#8221; abusivamente dalla malavita organizzata. Così i clan controllano le periferie della metropoli. Nell&#8217;indifferenza del sindaco Moratti.
Due cuori e una casa popolare. Potrebbe essere una calzante descrizione della capitale morale d&#8217;Italia. Milano possiede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/05/milano.jpg" alt="" title="milano" width="180" height="92" class="alignleft size-full wp-image-2049" /></p>
<p>(di Giuseppe Catozzella da L’Espresso)</p>
<p>Pensionati ricattati dal racket. Ragazzini che segnalano ai boss se un&#8217;auto della polizia entra nel quartiere. Case popolari &#8220;vendute&#8221; abusivamente dalla malavita organizzata. Così i clan controllano le periferie della metropoli. Nell&#8217;indifferenza del sindaco Moratti.<br />
Due cuori e una casa popolare. Potrebbe essere una calzante descrizione della capitale morale d&#8217;Italia. Milano possiede due cuori: il primo, splendido, in bella mostra nelle vetrine di design delle vie del centro, o affannato a stringere la ventiquattore nelle strade adiacenti a piazza Affari. L&#8217;altro, dimenticato, straccione e volgare, delle periferie.</p>
<p>Tutta la cerchia della periferia milanese, a 360 gradi, è circondata da case popolari, nella maggior parte dei casi decadenti, gli stucchi cascanti o scrostati, casermoni enormi in cui vivono moltissime famiglie ammassate, i grandi cortili conosciuti dai commissariati locali come liberi luoghi di spaccio.<br />
Ma le case popolari sono anche business. Affari per le cosche mafiose che abitano la zona, e che &#8220;vendono&#8221; per cifre fino a 4000 euro l&#8217;ingresso negli appartamenti, e in alcuni casi si fanno pagare affitti fino a 300 euro al mese. Vittime sono soprattutto gli anziani, che hanno paura ad allontanarsi dalla loro abitazione per paura che venga occupata, e così non si fanno ricoverare in ospedale, non vanno in vacanza.</p>
<p>Partendo da sudest e procedendo a 360 gradi, la periferia è in mano a molti clan. I siciliani di via Solomone, in zona Rogoredo; i pugliesi e i calabresi di via Stadera e via Costantino Baroni; i clan calabresi del Giambellino, nella zona di via Vespri Siciliani, via Bruzzesi e via Bellini; ancora i clan calabresi e siciliani a Baggio, in via degli Ippocastani e via Latici; i calabresi e i casertani di Quarto Oggiaro, in via Pescarella e via Lopez, e infine tutte e quattro le matrici mafiose della zona Niguarda, proprio di fronte all&#8217;ospedale maggiore: i clan calabresi in via Villani, i napoletani in largo Rapallo, i pugliesi in via Ciriò e i siciliani di via Luigi Monti.<br />
Questa ricognizione è frutto del lavoro di un&#8217;associazione dal nome eloquente: &#8220;Sos Racket e Usura&#8221;. Associazione che ha riaperto lo scorso 22 aprile in piazzetta Capuana a Quarto Oggiaro. Luogo simbolo dello spaccio e del racket delle case popolari. Un&#8217;ampia piazza che sovrasta una distesa di box chiusi anni fa, dove l&#8217;Aler &#8211; la società regionale che gestisce gli alloggi popolari &#8211; ora sembra voler creare una palestra sotterranea.</p>
<p>Alle tre del pomeriggio del 22 aprile scorso, sotto il porticato di piazza Capuana, sulla sinistra, una scrivania, con un telefono che non si attacca da nessuna parte, il cavo pende tronco dal ripiano. E un grande striscione bianco: &#8220;Sos Racket e Usura&#8221;. Per monitorare le attività di racket, pizzo e usura delle cosche nelle zone popolari di Milano l&#8217;associazione si serve di un metodo tanto semplice quanto invasivo: questionari consegnati casa per casa e nelle attività commerciali, e da restituire via mail o fax, in maniera del tutto anonima. &#8220;Sos Racket e Usura&#8221; rimarrà a Quarto Oggiaro fino al 13 maggio, poi farà il giro delle periferie, dalla zona Niguarda, al Giambellino, poi viale Padova, viale Monza e viale Sarca.</p>
<p>L&#8217;associazione, con a capo Frediano Manzi, ha riaperto i battenti, ma si fa per dire, perché le mura non ce le ha. Il 7 febbraio scorso era stata costretta a sbaraccare per la totale indifferenza delle istituzioni milanesi. Una chiusura completa da parte di Palazzo Marino, nonostante la quale in questi 2 mesi e mezzo i cittadini hanno continuato a denunciare attività illecite all&#8217;associazione, e a chiederne con centinaia di lettere e mail la riapertura. </p>
<p>E il 18 aprile scorso sono stati sparati 8 colpi di arma da fuoco contro il bar latteria di proprietà di una delle cosche coinvolte proprio nel racket delle case popolari, i Pesco. Cosa che potrebbe indicare un riassetto delle dinamiche in zona Niguarda, ora che il clan è sotto processo.</p>
<p>&#8220;A differenza di Palermo e Catania, per esempio, a Milano il sindaco nega la sede all&#8217;unica associazione antiracket. Avendo fatto noi 4 denunce contro l&#8217;Aler (la società che gestisce le case popolari, ndr), eravamo incompatibili con l&#8217;assegnazione da parte dell&#8217;amministrazione comunale di una sede. E la responsabilità è di una sola persona&#8221;, spiega senza mezzi termini Frediano Manzi. &#8220;Noi siamo fieri di avere una sede come questa, perché rispecchia la Milano vera che si tiene nascosta: quella dei quartieri popolari. La Milano di gente per bene che vive nei quartieri più poveri e che non ha mai smesso di fare segnalazioni, a cui puntuali sono seguite le nostre denunce alle autorità. Come gli anziani, che hanno paura di andare in ospedale o in vacanza per timore che la propria casa venga occupata&#8221;.<br />
Di questo si tratta. Le cosche che si occupano dell&#8217;affare vendono gli appartamenti statali. Per entrare bisogna pagare somme fino a quattromila euro, e in alcuni casi &#8211; solo per gli stranieri &#8211; anche un affitto mensile fino a 300 euro, oltre all&#8217;istigazione dei residenti all&#8217;aggressione verso gli agenti, in caso di sgombero, come ha spiegato il capo della squadra Mobile, Alessandro Giuliano. Agendo in questo modo, poi, le famiglie si garantiscono anche il pieno controllo del territorio, preparato così per lo spaccio di droga, di cui parlano anche i cittadini, riguardo a piazzetta Capuana di Quarto Oggiaro: &#8220;È pieno di ragazzini di 12 o 13 anni che girano in bicicletta, soprattutto di sera, e che avvisano i grandi se per caso dovesse passare qualche auto della polizia&#8221;. Come in &#8220;Gomorra&#8221;, ma a Milano.<br />
Il lungo lavoro di &#8220;Sos Racket e Usura&#8221; ha portato finora un risultato concreto, oltre agli sgombri ai danni della famiglia Pesco &#8211; ma si spera che presto si potranno vedere altri frutti di questo duro lavoro sul territorio: il processo al clan palermitano dei Pesco-Priolo-Cardinale, in cui lo stesso Manzi è testimone. Il clan fu incastrato da un video in cui un uomo dell&#8217;associazione, oggi in incognito, fingeva di avere urgente bisogno di un&#8217;abitazione, e si rivolgeva per questo a Giovanna Pesco, donna del clan, detta &#8220;la Gabetti&#8221;: &#8220;Era stupefacente l&#8217;assoluta tranquillità con cui tutta l&#8217;operazione si è svolta&#8221;, dice l&#8217;uomo: &#8220;La sensazione di totale controllo del territorio, la certezza che nulla sarebbe mai venuto fuori. Uno stato d&#8217;animo di convinzione di una grande copertura. Di affari che sono durati per anni e anni nella convinzione che nulla sarebbe mai stato scoperto&#8221;.<br />
Le accuse per il clan che ha continuato a svolgere indisturbato i suoi affari per 13 anni sono di associazione per delinquere finalizzata all&#8217;occupazione abusiva e occupazione abusiva continuata di un quarto delle case popolari del popolare quartiere di Niguarda, proprio di fronte all&#8217;ospedale. &#8220;Il pm Antonio Sangermano mi ha domandato esplicitamente se, prima della nostra denuncia, noi avessimo fatto esposto alle autorità sulla situazione&#8221;, dice Frediano Manzi. &#8220;E la mia risposta è stata affermativa: il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e tutti i gruppi consiliari. Lo sapevano tutti, e nessuno è intervenuto. Voglio citare anche l&#8217;esposto risalente al 1997 di 9 cittadini di via Luigi Monti al Comune di Milano. Quell&#8217;esposto lo dice chiaro e tondo: la cosca Pesco-Priolo-Cardinale spaccia e fa racket degli alloggi almeno da quella data, e si è resa colpevole, tra l&#8217;altro, in quel periodo, di 5 omicidi per tossicodipendenza e un suicidio&#8221;.<br />
A oggi l&#8217;attività di &#8220;Sos Racket e Usura&#8221; e dei suoi coraggiosi volontari ha permesso di denunciare alle autorità competenti centinaia di casi di usura, pizzo e racket delle case popolari a Milano, cavando fuori a fatica briciole di omertà ai suoi cittadini.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/05/milano-%e2%80%93-gomorra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lettera al direttore</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/lettera-al-direttore/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/04/lettera-al-direttore/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 22:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Non bacio le mani]]></category>
		<category><![CDATA[Rubbettino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=1814</guid>
		<description><![CDATA[Caro direttore,
“Non bacio le mani”. È uno slogan denso di significati, pieno di speranza, carico di indignazioni. Non bacio le mani ai boss della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta. Non bacio le mani ai colletti bianchi, ai signori della borghesia mafiosa che ripuliscono il danaro accumulato grazie agli gli omicidi, alle stragi, alla droga, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1822" title="natangelo-malitalia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/natangelo-malitalia-300x289.jpg" alt="Natangelo Malitalia" width="300" height="289" />Caro direttore,</p>
<p><strong>“Non bacio le mani”.</strong> È uno slogan denso di significati, pieno di speranza, carico di indignazioni. Non bacio le mani ai boss della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta. Non bacio le mani ai colletti bianchi, ai signori della borghesia mafiosa che ripuliscono il danaro accumulato grazie agli gli omicidi, alle stragi, alla droga, al pizzo, agli appalti truccati. Non bacio le mani ai politici eletti con i voti dei boss e a quelli che predicano il futuro e il rinnovamento, agitano le bandiere del riscatto civile e della democrazia incollati alle loro inutili ed eterne poltrone. E non bacio le mani a chi fa antimafia di parte. Quella che se serve a colpire il mio nemico promuovendo l’indignazione, denunciando soprusi e collusioni, voti sporchi e voti comprati, quella che va bene perché emoziona, affascina, indigna, mobilita, offre palchi e luci della ribalta. Ma poi, se a vincere e con gli stessi metodi, le identiche collusioni, gli stessi pacchetti di voti che a Casal di Principe, a Reggio Calabria, a Napoli o a Palermo si spostano come per miracolo divino di elezione in elezione, allora no, va tutto bene, perché questa volta a “salire”, ad occupare la poltrona piu’ prestigiosa al Comune, alla Provincia, alla Regione e finanche al Parlamento è l’amico mio. E allora non mi indigno più, non vedo, non sento, non parlo. Sono una scimmietta saltellante e con gli occhi sbarrati dall’opportunismo. Divento supergarantista. Ora ragiono, valuto, distinguo . <strong>E… le mani questa volta le bacio.</strong></p>
<p><strong>“Non bacio le mani”</strong> è l’iniziativa di un editore calabrese,<strong> Florindo Rubbettino</strong>, che pubblica tanti libri, di diversa natura, di autori con culture e storie diverse, che sulle mafie, sulla loro narrazione, sull’analisi dei fenomeni, hanno mille punti di vista, ma li pubblica quei libri. Partendo proprio dalla Calabria, terra di violenze e contraddizioni, di carnefici, vittime, ma anche di grandi eroi civili, di immense povertà e inesplorate ricchezze, vuole continuare a pubblicarli e a promuoverli. In tutta Italia, in tutte le librerie italiane, quelle piccole e le catene, i grandi supermarket della cultura. <strong>È una sfida, coraggiosa, al limite della più totale incoscienza, perché lanciata nei giorni in cui l’uomo più potente d’Italia, Silvio Berlusconi, capo del governo, ma anche editore della più grande e ricca casa editrice italiana, e detentore dell’informazione tv, di giornali, agenzie di stampa, siti web, dice che no, così non va.</strong> Che pubblicare libri sulla mafia, finanziare film e fiction che parlano di camorre, ‘ndranghete, boss e malacarne, è un vero danno che si fa al bel nome dell’Italia. Che scrittori grandi e piccoli, da Saviano al più sfigato blogger del più sperduto anfratto della Calabria, sono la peste che ammorba l’immagine del Paese all’estero.</p>
<p>Insomma, come dicono a San Luca, come ripetono a Casal di Principe, come sussurrano a Corleone e nelle mille altre capitali della mafiosità italica, la mafia non esiste e se c’è è perché qualcuno ne parla e ne scrive. Maledetti infangano il nome dell’Italia, ma anche della nostra terra. Quante volte ci siamo sentiti ripetere questo ritornello in giro per i luoghi piu’martoriati del Sud. Quante belle voci, e non solo di politici, ci hanno detto che no, San Luca non è solo Duisburg, donne ammazzate a Natale, maiali maschi scannati in una porcilaia e bunker, arsenali, armi buone per una guerra. Quante volte a Casal di Principe ci siamo sentiti ripetere che “Saviano è nu strunz” che si è arricchito con “Gomorra” e che lì la camorra non esiste. Pure quando sparano a sei “negri” innocenti, pure quando soffocano la vita delle gente onesta, pure quando tolgono finanche l’aria ai giovani senza più speranze. Basta: i peggiori nemici del Sud sono quei meridionali che non vedono, ciechi che non si accorgono del sangue che scorre, muti di fronte alla violenza, e quegli innumerevoli “paglietta” sempre pronti a cianciare di Magna Grecia, illustri filosofi, tradizioni, culture, ingiustizie storiche subite dalle nobili stirpi meridionali. Storditi dalle loro chiacchiere da quattro soldi non sentono il crepitare dei mitra che seminano morte e desolazione a quattro passi dai loro impolverati salotti.</p>
<p><strong>Rubbettino e il suo giovane staff hanno scelto un’altra strada, quella della parola</strong>. Che sia analisi, approfondimento, reportage giornalistico, ma che sia parola. Narrazione, racconto degli eventi, delle storie, dei drammi di una terra che vive sotto il tallone di ferro di una mafia tra le più ricche, potenti e spietate a livello mondiale. Il contrario del silenzio e dell’omertà berlusconiane. È un grande atto di coraggio che la Calabria, come la Campania e la Sicilia dovrebbero assumere come proprio. <strong>“Io non bacio le mani”</strong> dovrebbe diventare il <em>brand</em> dei migliori prodotti calabresi, dai libri ai giornali che qui vengono stampati ed editati, dalla liquirizia ai peperoncini al tonno. Tutti non baciamo le mani, dei boss, dei politici corrotti, dei trasformisti, dei pavidi e degli opportunisti che agitano la bandiera dell’antimafia per quattro soldi e un lembo di potere. (Da Calabria Ora 21 aprile 2010)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/04/lettera-al-direttore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Malitalia vista da Natangelo</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2009/11/malitalia-vista-da-natangelo/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2009/11/malitalia-vista-da-natangelo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 11:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Photogallery]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Casal di Principe]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=383</guid>
		<description><![CDATA[Mario Natangelo, vignettista e illustratore definito &#8220;Giovane, Napoletano, Feroce, Energia pulita e senza scorie&#8221;, ha disegnato Live le vignette per la presentazione del volume Malitalia.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mario Natangelo</strong>, vignettista e illustratore definito &#8220;Giovane, Napoletano, Feroce, Energia pulita e senza scorie&#8221;, ha disegnato <em>Live</em> le vignette per la presentazione del volume Malitalia.</p>

<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-2-383">


	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-10" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/cci16122009_00000.jpg" title=" " class="shutterset_set_2" >
								<img title="cci16122009_00000" alt="cci16122009_00000" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/thumbs/thumbs_cci16122009_00000.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-11" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/cci16122009_00001.jpg" title=" " class="shutterset_set_2" >
								<img title="cci16122009_00001" alt="cci16122009_00001" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/thumbs/thumbs_cci16122009_00001.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-12" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/cci16122009_00002.jpg" title=" " class="shutterset_set_2" >
								<img title="cci16122009_00002" alt="cci16122009_00002" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/thumbs/thumbs_cci16122009_00002.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-13" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/cci16122009_00003.jpg" title=" " class="shutterset_set_2" >
								<img title="cci16122009_00003" alt="cci16122009_00003" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/thumbs/thumbs_cci16122009_00003.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-14" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/cci16122009_00004.jpg" title=" " class="shutterset_set_2" >
								<img title="cci16122009_00004" alt="cci16122009_00004" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/thumbs/thumbs_cci16122009_00004.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-15" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/cci16122009_00005.jpg" title=" " class="shutterset_set_2" >
								<img title="cci16122009_00005" alt="cci16122009_00005" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/thumbs/thumbs_cci16122009_00005.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-38" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/natangelo1_12_03_2010.jpg" title=" " class="shutterset_set_2" >
								<img title="natangelo1_12_03_2010" alt="natangelo1_12_03_2010" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/thumbs/thumbs_natangelo1_12_03_2010.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-39" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/natangelo2_12_03_2010.jpg" title=" " class="shutterset_set_2" >
								<img title="natangelo2_12_03_2010" alt="natangelo2_12_03_2010" src="http://www.malitalia.it/wp-content/gallery/natangelo/thumbs/thumbs_natangelo2_12_03_2010.jpg" width="100" height="100" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>


]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2009/11/malitalia-vista-da-natangelo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

