<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Malitalia &#187; Falcone</title>
	<atom:link href="http://www.malitalia.it/tag/falcone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.malitalia.it</link>
	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 20:11:01 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3199</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Ciaccio Montalto</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/01/ciaccio-montalto/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2012/01/ciaccio-montalto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 06:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[Ciaccio Montalto]]></category>
		<category><![CDATA[Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[Marsala]]></category>
		<category><![CDATA[Traoani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=9165</guid>
		<description><![CDATA[
&#8220;Giacomo era figlio di siciliani, ma non era nato in Sicilia ma a Milano dove allora suo padre Enrico, pure Lui magistrato di grande spessore tecnico e di eccezionale rettitudine, che fu presidente di sezione della cassazione, al tempo della nascita di Giacomo lavorava, ed era siciliano nell’anima e in tutto il suo essere.
Amava profondamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-9167" href="http://www.malitalia.it/2012/01/ciaccio-montalto/ciaccio-montalto-2/"><img class="alignnone size-full wp-image-9167" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/ciaccio-montalto.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Giacomo era figlio di siciliani, ma non era nato in Sicilia ma a Milano</strong> dove allora suo padre Enrico, pure Lui magistrato di grande spessore tecnico e di eccezionale rettitudine, che fu presidente di sezione della cassazione, al tempo della nascita di Giacomo lavorava, ed era siciliano nell’anima e in tutto il suo essere.</p>
<p>Amava profondamente questa terra e tutto ciò che di positivo vi si trova pur avendo piena consapevolezza che senza l’affrancazione dal giogo della mafia e dalle incrostazioni di tanti poteri più o meno occulti non sarebbe stata mai possibile una vera rinascita.<br />
Ebbe rapporti molto stretti con Giovanni Falcone, nati negli anni del comune lavoro a Trapani sino al 1978, e ne fu ispiratore perché, almeno nel primo periodo di attività professionale, Giovanni, che a Trapani negli anni conclusivi della sua permanenza aveva svolto soprattutto funzioni civili, riconoscendo la specializzazione penalistica di Giacomo, ricorreva frequentemente ai suoi consigli.</p>
<p>Giacomo era molto stimato dai Colleghi, che tuttavia spesso non percepirono, almeno sino in fondo, la esattezza delle sue intuizioni, ritenute al tempo solo ipotesi possibili di ricostruzione dei fatti e ora divenute certe acquisizioni:<br />
-la spiegazione dell’interesse di cosa nostra, in un determinato momento storico, a mantenere in un certo ambito territoriale -a Trapani- la c.d. pax mafiosa per potervi porre il porto di accesso degli stupefacenti in Italia e nei paesi occidentali ;<br />
-la necessità di scalfire gli interessi economici della mafia per poterne minare la forza;<br />
-la rilevanza delle indagini bancarie e sulle banche talvolta portate a chiudere gli occhi sull’origine del denaro ricevuto o sulla destinazione di quello impiegato;<br />
-la intuizione della struttura unitaria di cosa nostra sino a quel periodo ritenuta una costellazione di sistemi in competizione, pur accomunati da modelli operativi comuni;<br />
-l’intuizione, precedente alle rivelazioni di Buscetta , Contorno e dei primi collaboratori, della macroscopica divergenza della logica della mafia rispetto ad ordinari criteri di razionalità;<br />
-la comprensione della necessità di fare breccia nel muro di omertà, cominciando dai mafiosi ed inducendo proprio loro a collaborare: è noto che Giacomo riuscì a far parlare un affiliato alla mafia e non ottenne grandi risultati solo per il non rilevante spessore del personaggio , a conoscenza perciò solo di certe e poche verità, e perché le innovazioni epocali , anche quelle di strategia processuale, richiedono tempi lunghi di maturazione.</p>
<p><strong> Giacomo Ciaccio non si occupò solo di mafia, ma operò a 360° </strong>:si occupò di indagini su reati ambientali quando i discorsi sul tema erano ancora ristretti a pochi precursori e, in particolare, operò per fermare la cementificazione dei fondali marini vicini alle nostre coste, che dissennate discariche in mare dei sottoprodotti della lavorazione del marmo stavano provocando, come con le sue escursioni subacquee nei nostri mari, aveva constatato: gli bastava scorgere da Valderice, dove spesso soggiornava, le chiazze che lo scarico in mare delle polveri di marmo provocano, per interrompere altre occupazioni, anche i momenti di riposo per lasciare gli amici, e piombare lancia in resta a fermare gli inquinatori.<br />
Si trattava di problemi di cui negli anni 70 non veniva avvertita l’incidenza distruttiva sulla vita dei cittadini e delle stesse generazioni future , perché solo ora percepiamo quale devastazione del nostro patrimonio naturale abbiano apportato e quanti problemi irrisolti del vivere civile siano ancora ad essi collegati.<br />
<strong> Operò senza timori di alcun genere</strong> contro la corruzione nell’ambito degli amministratori e funzionari pubblici , realizzando anche in questo caso indagini di rilevante impatto nella nostra area che gli attirarono, come è intuibile, molte inimicizie.</p>
<p>Non si può ricordare Giacomo senza far cenno ai molti suoi interessi culturali, che con tanta forza manifestava avendo una speciale capacità di coinvolgimento e di trasmettere agli altri i suoi entusiasmi: la passione per certi scrittori, da Eco, allora poco famoso, a Tomasi di Lampedusa, a Marquez ; la sua venerazione per Beethoven, l’amore per la lirica , per Bellini, quello affettuoso per Verdi insolitamente collegato ad un notevole apprezzamento per Wagner, le predilezioni per alcuni interpreti da quelli famosi quali Toscanini, Cortot, Richter, Ghilels, la amatissima Callas, ad altri quali Pollini e Daniel Rivera, percepiti subito come grandi da Giacomo con straordinaria sensibilità e consacrati tali negli anni successivi alla sua morte , le passioni più popolari per la canzone napoletana d’autore, per le nostre tradizioni gastronomiche, per il mare che con il candido coraggio che lo distingueva, solcò facendo viaggi ardimentosi pur quando all’inizio della sua esperienza nautica, aveva una pratica limitata.</p>
<p><strong> Vorremmo che il ricordo di Giacomo Ciaccio Montalto non sia soltanto aria fritta </strong>con espressione che lui spesso usava, ma rappresenti tensione continua verso il perseguimento della meta che lui sempre ebbe presente, verso comportamenti che ci consentano di non vergognarci, nascondendole, delle nostre radici.<br />
Giacomo nella sua breve vita ebbe la capacità di suscitare un profluvio di sentimenti, di influenze, di spinte etiche, pur senza espliciti suggerimenti, nei Colleghi, che hanno raccolto il testimone raccogliendo e diffondendo le idee e le tensioni morali di Giacomo.<br />
Esperienze di vita come quella di Giacomo, nell’attuale momento in cui la fiducia dei cittadini nelle istituzioni giudiziarie, a volte non ingiustificatamente, viene meno, in cui spesso non si comprende che quella del magistrato non è una professione come le altre e deve essere esercitata avvertendo in ogni momento quanto grande deve essere il proprio impegno a tutela della legalità che comincia dalla scrupolosa osservanza della legge e dei diritti dei cittadini proprio da parte dei giudici, condotte di magistrati come Giacomo, che mai sentendosi eroi lo sono stati, sono un paradigma insostituibile da imitare e un esempio da non dimenticare&#8221;.</p>
<p><strong>Mario D&#8217;Angelo, già presidente dei Tribunali di Trapani e Marsala</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2012/01/ciaccio-montalto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Matteo, &#8216;u siccu, e la pasta.</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/05/matteo-u-siccu-e-la-pasta/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2011/05/matteo-u-siccu-e-la-pasta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 May 2011 09:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Costanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=6987</guid>
		<description><![CDATA[
Sarà un intenditore di arte, conosce i segreti dell’archeologia, tanto da esserne, a modo suo, particolare cultore, per alimentare i suoi traffici illegali o dovendo scegliere obiettivi da colpire col tritolo mafioso come è accaduto nella terribile primavera ed estate del 1993, con le bombe piazzate a Firenze, Milano e Roma, ma di cucina e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6988" href="http://www.malitalia.it/2011/05/matteo-u-siccu-e-la-pasta/pasta/"><img class="alignnone size-full wp-image-6988" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/pasta.jpg" alt="" width="269" height="188" /></a></p>
<p><strong>Sarà un intenditore di arte, conosce i segreti dell’archeologia</strong>, tanto da esserne, a modo suo, particolare cultore, per alimentare i suoi traffici illegali o dovendo scegliere obiettivi da colpire col tritolo mafioso come è accaduto nella terribile primavera ed estate del 1993, con le bombe piazzate a Firenze, Milano e Roma, ma di cucina e piatti tipici,<strong> Matteo Messina Denaro</strong>, il super boss latitante dal 1993, originario di Castelvetrano, terra del Belice, non ne capisce molto. A parte la sua altra passione per lo champagne, che sa anche come degustare per apprezzarne il perlage, ha un po’ di confusione per quanto riguarda la differenza tra i primi piatti e tra quelli propri della tradizione italiana. <strong>E così confondendo l’amatriciana con la carbonara</strong> nel 1992 mandò all’aria il tentativo di appostamento per uccidere a Roma il giudice Giovanni Falcone. Si potrebbe dire “benedetta confusione”, purtroppo la mafia presto si riorganizzò, e uccise Falcone, sua moglie, Francesca Morvillo, e gli agenti di scorta, con la bomba piazzata sotto l’autostrada di Capaci.</p>
<p>Prima di quel botto a Roma si era trasferito un commando organizzato per uccidere il giornalista Maurizio Costanzo e il giudice Giovanni Falcone. Ne facevano parte Giuseppe Graviano, Renzini Tinnirello, Matteo Messina Denaro, ed i soggetti che dopo l’arresto passarono dalla parte della collaborazione con la giustizia, Cristoforo Cannella, Francesco Geraci, Vincenzo Sinacori. A Falcone andavano a cercarlo nei ristoranti.<strong> Dapprima Giuseppe Madonia e Leoluca Bagarella tenevano sotto controllo il famoso ristorante di “Sora Lella”, Messina Denaro invece teneva sott’occhio il ristorante “L’amatriciana” nel quartiere Prati</strong>. Fecero numerosi appostamenti all’inizio del 1992, sera dopo sera loro erano lì, ma non c’era Falcone. Tempo dopo Matteo Messina Denaro scoprì di avere sbagliato locale, non doveva cercare “L’amatriciana” ma semmai “La Carbonara”, da tutt’altra parte rispetto al quartiere Prati, il locale “giusto” si trovava a Campo dei Fiori, ed era spesso lì che nella serate romane, a fine giornata di lavoro che Falcone si recava. Messina Denaro ha fatto confusione di pasta, ma poi Totò Riina mise ogni cosa purtroppo a posto. Diede ordine ai commandos  di rientrare in Sicilia,<strong> “abbiamo trovato cosa fare”.</strong> Il tritolo a Capaci.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2011/05/matteo-u-siccu-e-la-pasta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cancimino si, Ciancimino no</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/12/cancimino-si-ciancimino-no/</link>
		<comments>http://www.malitalia.it/2010/12/cancimino-si-ciancimino-no/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 02:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Ciancimino]]></category>
		<category><![CDATA[trattativa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.malitalia.it/?p=5074</guid>
		<description><![CDATA[ Le ultime dichiarazioni di Massimo Ciancimino hanno creato una spaccatura fra la Procura di Caltanissetta e quella di Palermo. La prima infatti avrebbe dichiarato di non voler più sentire il figlio di Don Vito. “Lo sentiremo ancora e le sue dichiarazioni vanno valutate caso per caso”, dicono invece da Palermo.
Tutti questi valzer di foto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/mciancimino.jpg" alt="" title="mciancimino" width="258" height="196" class="alignleft size-full wp-image-5075" /> <strong>Le ultime dichiarazioni di Massimo Ciancimino hanno creato una spaccatura fra la Procura di Caltanissetta e quella di Palermo.</strong> La prima infatti avrebbe dichiarato di non voler più sentire il figlio di Don Vito. “Lo sentiremo ancora e le sue dichiarazioni vanno valutate caso per caso”, dicono invece da Palermo.<br />
Tutti questi valzer di foto, identificazioni, nomi gettati in pasto all&#8217;opinione pubblica, rischiano di incrinare la credibilità di Ciancimino, e soprattutto le indagini sulla trattativa fra Cosa Nostra e lo Stato.<br />
Il tutto ruota intorno ad un uomo, descritto così dallo stesso Ciancimino: <strong>“Brizzolato, con occhiali, alto circa 1,75 – 1,80, sempre ben vestito, si permetteva di arrivare senza appuntamento e veniva a trovare mio padre anche mentre questi si trovava agli arresti domiciliari”. È l&#8217;identikit del misterioso signor Franco. Lo 007 che avrebbe seguito le fasi della trattativa aperta tra Cosa Nostra e lo Stato. </strong>Dichiarazioni che vengono fatte circa un anno fa davanti ai magistrati. Da allora il signor Franco ha assunto un&#8217;aria sempre più misteriosa.</p>
<p>Una serie di nomi, fotografie, riscontri e riconoscimenti che non hanno fatto chiarezza sulla figura di questo personaggio. Fino ad arrivare all&#8217;ultima dichiarazione, in ordine di tempo, che vede coinvolto Gianni De Gennaro, oggi direttore del Dis, l&#8217;organismo di raccordo dei servizi segreti, il quale secondo Massimo Ciancimino era nell&#8217;entourage del signor Franco.<strong> “Non mi lascio intimidire” afferma De Genn</strong>aro. Ma davanti ai pm, in un secondo momento, Ciancimino avrebbe fatto retromarcia, attribuendo questa indicazione al padre Don Vito. Una dichiarazione, dunque, de relato, che indica il già collaboratore di Giovanni Falcone nel &#8216;92 -&#8217;93, e direttore della direzione investigativa antimafia, vicino a questa figura oscura introdotta in questa storia di stragi e morti proprio da Ciancimino. Parole che hanno, inoltre, creato una rottura fra le Procure di Palermo e Caltanissetta, in un momento per altro delicato per il figlio dell&#8217;ex sindaco di Palermo, a causa di alcune intercettazioni fra quest&#8217;ultimo e un uomo legato ad una cosca di &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Ma andiamo con ordine.<br />
<strong>Nel mese di marzo, nel corso del contro esame della difesa del Generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei Carabinieri accusato di aver coperto la latitanza del boss Bernardo Provenzano, Ciancimino afferma che “a tutt&#8217;oggi non l&#8217;ho ancora identificato, ma ho riconosciuto altri soggetti legati a lui”</strong>. Sta parlando del Signor Franco, o Carlo, l&#8217;uomo che faceva da collegamento tra Don Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel novembre del 2002, le istituzioni e capi mafia come lo stesso Provenzano. Le indagini continuano e i pm sequestrano un apparecchio portatile di Ciancimino jr nel quale era stata copiata la rubrica. Compaiono un numero di cellulare sotto la dicitura: Franco Papà, ora disattivato e due utenze fisse, per contattare la stessa persona. Uno non è più attivo, l&#8217;altro fa capo a una sede dell&#8217;ambasciata degli Stati Uniti.</p>
<p><strong>A maggio Ciancimino dichiara di avere una foto del Signor Franco, stampata su un rotocalco, nel quale viene ritratto in una pubblica manifestazione</strong>. Con lui compaiono anche altre persone, tra cui un noto esponente politico. Dopo pochi giorni verrà pubblicata una foto sul sito de La Repubblica, che titola: “Ecco la foto del signor Franco”. Sarebbe lui il misterioso funzionario dei servizi segreti. Ma c&#8217;è un errore. La foto, estratta dal giornale romano di quartiere Parioli Pocket, ritrae un uomo in secondo piano &#8211; mentre in primo piano ci sono Bruno Vespa e Gianni Letta – che non ha nulla a che fare con il Signor Franco. Si tratta, infatti, di un dirigente della Bmw Italia, ritratto in occasione di un evento ufficiale. L&#8217;uomo si era dichiarato esasperato e indignato, non si aspettava di certo di finire sui giornali per simili motivi. “Le immagini in questione furono scattate – si afferma in un comunicato &#8211; in occasione di un evento ufficiale organizzato da Bmw Italia spa nel 2003, presso villa Almone, residenza dell&#8217;ambasciatore della Repubblica Federale di Germania a Roma”. Un grave scambio di persona.</p>
<p><strong>Ma sbuca un altro nome: Gross</strong>. In un verbale di fine giugno, infatti, davanti al procuratore aggiunto di Palermo Ingroia e ai pm Di Matteo e Guido, sembra che Ciancimino abbia rotto gli argini della paura, confessando indizi molto importanti per arrivare ad identificare il misterioso 007.<br />
<strong>Il suo nome compare in una lista di dodici nomi, politici e investigatori, contenuti in una lettera che Ciancimino sostiene sia stata scritta e spedita dal padre a se stesso nei primi anni Novanta</strong>. Tra questi quello dell&#8217;ex questore Arnaldo La Barbera, del funzionario del Sisde Bruno Contrada, del funzionario dell&#8217;Aisi Narracci e uno israeliano: Gross. Accanto a questo una freccia che indica il nome di De Gennaro, già numero uno della Polizia e capo del Dis. </p>
<p>E la caccia della Procura continua. Vengono disposti accertamenti al Ministero degli Interni, dove avrebbe lavorato per anni Moshe Gross, ebreo di origine rumeno, vissuto a Milano per venti anni commerciando diamanti con la moglie. Oggi ha 84 anni e vive nella capitale israeliana. Ma non c&#8217;è ancora alcuna certezza sulla figura del signor Franco.</p>
<p><strong>Intanto le indagini sui tre numeri di telefono inciampano in un dettaglio di non poco conto: il cellulare, già sequestrato dai carabinieri in una precedente indagine per riciclaggio, non avrebbe restituito i tre numeri, che non compaiono nella dettagliata relazione redatta dai carabinieri al termine dell&#8217;analisi del telefono. Quando sono stati annotati nella memoria? È il tema su cui si stanno avviando accertamenti informatici. </strong><br />
Affianco al Signor Franco e al suo collaboratore, chiamato “il capitano”, ci sarebbe anche il nome di Lorenzo Narracci. Lo 007 del servizio segreto civile che i pm di Caltanissetta hanno messo sotto accusa per concorso in strage dopo le dichiarazioni di Spatuzza. Ciancimino dice di averlo visto con il misterioso agente dei servizi segreti. E poi c&#8217;è “il capitano”, l&#8217;agente dell&#8217;Aisi, Rosario Piraino, indagato per violenza privata con l&#8217;aggravante di aver favorito Cosa Nostra. Ciancimino dice di aver avuto una sua visita nel 2005, quando era ai domiciliari. “Non è il caso che tu prenda argomento di carabinieri o di rapporti con Berlusconi” gli disse. E sarebbe tornato nel 2009, nella casa di Bologna, per altre minacce. Ma Piraino respinge ogni accusa.</p>
<p>Da ultimo Gianni De Gennaro, il quale indicato da Ciancimino come uomo dell&#8217;entourage del signor Franco, secondo le parole del padre Vito, annuncia querela.<br />
<strong>Un turbinio di nomi, dunque, che ruotano intorno alla figura del signor Franco, o Carlo. Un mistero che sembra di giorno in giorno doversi infittire.</strong>È notizia di ieri, poi, riportata dal Corriere della Sera e e da La Stampa, un&#8217;intercettazione fra Girolamo Strangi e lo stesso Ciancimino. Strangi sarebbe il commercialista che, secondo la Dda reggiana, seguì gli affari a Verona e Milano della famiglia di &#8216;ndrangheta dei Piromalli, della Piana di Gioia Tauro. Indagini che potrebbero mettere a rischio la già precaria credibilità di Ciancimino.<br />
Questi, infatti, avrebbe chiesto di cambiare 100 mila euro in contanti in 70 mila euro in assegno. I due avrebbero poi parlato di un giro di fatturazioni e di un viaggio in Francia dove Massimo si sarebbe recato per recuperare il denaro. Secondo la Procura di Reggio Calabria probabilmente si tratta di riciclaggio. Intanto Ciancimino si difende affermando di non conoscere il legame del commercialista con la mafia. Sarà compito della magistratura fare chiarezza anche su questa storia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.malitalia.it/2010/12/cancimino-si-ciancimino-no/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

