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	<title>Malitalia &#187; Ddl intercettazioni</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Molise: regione di frontiera</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 16:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità organizzata]]></category>
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		<description><![CDATA[ (di Paolo De Chiara)
Il presidente dell’Anm, per il distretto di Campobasso, Rossana Venditti: “il Molise è una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. Dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale richiede livelli di professionalità elevatissimi”.
“Questo è un regalo per chiunque delinque e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3560" title="CIMG0664" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/CIMG0664-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /> (di <a href="mailto:dechiarapaolo@gmail.com" target="_blank">Paolo De Chiara</a>)</p>
<p><strong>Il presidente dell’Anm, per il distretto di Campobasso, Rossana Venditti: “il Molise è una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. Dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale richiede livelli di professionalità elevatissimi”.</strong><br />
“Questo è un regalo per chiunque delinque e ovviamente per le organizzazioni criminali. In realtà è un’agevolazione per chiunque delinqua e commette reati per i quali attualmente è prevista un’attività di intercettazione. Già oggi la legge è rigorosa nel discriminare le ipotesi. Si è parlato frequentemente di abusi. Gli abusi sono una patologia. Si interviene in maniera demolitiva sullo strumento”. In questo modo si è espresso il pubblico ministero della Procura di Campobasso Rossana Venditti. Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati per il distretto di Campobasso ha affrontato diverse questioni: dal disegno di legge sulle intercettazioni alle infiltrazioni della criminalità organizzata in Molise (“E’ un argomento &#8211; secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Lumia &#8211; la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti”), dai problemi della giustizia molisana alla libera stampa.</p>
<p><strong>La decisione del Governo di mettere mano alle intercettazioni ha scatenato diverse e legittime critiche. Molti, dall’Anm ai giornalisti, dai magistrati agli editori, dagli scrittori ai cittadini, hanno contestato con forza questo disegno governativo. Lei cosa ne pensa?</strong><br />
“Esiste una posizione molto netta assunta dall’Associazione Nazionale Magistrati in ambito nazionale, con comunicati del presidente Palamara e, naturalmente, la linea è quella tracciata a livello nazionale e cioè piena condivisione della posizione che viene espressa. Le riserve che vengono esternate sono tante. Le riserve di tipo generale sono sui presupposti necessari per le attività di intercettazione, più restrittivi. Sulla procedura che viene caricata di adempimenti formali, il che rende ovviamente più difficoltoso portare avanti l’iter per arrivare all’autorizzazione ad intercettare. E poi, il terzo profilo è quello relativo ai tempi che si riducono drasticamente al punto da poter vanificare del tutto l’efficacia dello strumento. Se tiriamo le somme di questi tre filoni di innovazione arriviamo a un depotenziamento molto percepibile dello strumento delle intercettazioni. Che è uno strumento preziosissimo di indagine, insostituibile, irrinunciabile. E’ illusorio dire che si può tornare a compiere le indagini preliminari come venivano eseguite prima dell’avvento delle intercettazioni. Significa indebolire molto le potenzialità di investigazione. Di questo dobbiamo essere consapevoli. Dobbiamo sapere a cosa stiamo rinunciando. E poi decidere. Tutto è rinunciabile, naturalmente.  Però nel bilanciamento di interessi, che la collettività deve fare, tra la tutela della privacy, tra la tutela della sfera individuale e la tutela della collettività intera dal crimine, di qualunque natura e di qualunque estrazione, dobbiamo fare una scelta consapevole ed informata. Dobbiamo sapere a cosa stiamo rinunciando”.</p>
<p><strong>Ci sarà l’introduzione di un collegio formato da tre giudici per autorizzare l’attività di intercettazione. Quali conseguenze porterà questa innovazione?</strong>“<br />
Nel momento in cui per autorizzare un’attività di intercettazione ci vorranno tre giudici, cioè un collegio, nel Tribunale capoluogo di distretto, nel Molise, quindi Campobasso, stiamo già immaginando che le carte si muoveranno avanti e indietro, tra Isernia e Larino. Questo viaggio di carte, peraltro così delicate tutelate da un interesse assoluto, crea già di per sé un vulnus. Figuriamoci in altre realtà. Come quelle della Sicilia, della Calabria, della vicina Puglia in cui si porranno problemi di tutela della segretezza con un’incidenza che adesso non c’è”.</p>
<p><strong>Il vice-presidente del Csm Nicola Mancino ha criticato la magistratura definendo “eccessivo” lo sciopero fatto dalle toghe. </strong><br />
“E’ stato uno sciopero assunto come decisione estrema dopo un dibattito molto sofferto all’interno della Anm. Non è stata una decisione estemporanea presa a cuor leggero. I magistrati prima di giungere allo sciopero attraversano sempre un travaglio di categoria e poi individuale. Sanno che si tratta di una misura assolutamente eccezionale. Devo però anche dire che la partecipazione allo sciopero è stata particolarmente elevata. In campo nazionale si è raggiunto l’80/85%, mentre nel distretto di Campobasso abbiamo raggiunto il 72,4% di adesioni. Considero questo un dato davvero significativo per la nostra realtà. Probabilmente l’adesione in maniera così massiccia risponde proprio ad una necessità molto avvertita di rendersi visibili, rendere riconoscibile la nostra rivendicazione. Anche se ho visto che in realtà è stato dato poco risalto allo sciopero dei magistrati. Forse il vero risalto si è avuto dopo le dichiarazioni di Mancino”.</p>
<p><strong>Gli attacchi quotidiani della politica ai magistrati, che continuano da diversi anni, portano ad una precisa delegittimazione. Sembra che questi attacchi contribuiscano ad aumentare il distacco tra i cittadini e i magistrati. Lei lo avverte questo distacco? </strong><br />
“Il distacco è una realtà. Ed è facilmente verificabile. Soprattutto, ancora una volta, si coglie dalle piccole cose. Nel modo come le persone si approcciano alla giustizia: con diffidenza spesso, con il timore che talune indagini siano fatte pro o contro e quindi applicando a scelte che sono solamente di tipo tecnico e procedurale una lettura dietrologica. Questo si avverte, ed evidentemente fa parte di un clima culturale, sociale, mediatico. Lo sforzo è quello di riconquistare il rapporto con le persone, gli utenti, le persone offese. Dare un’immagine autorevole, credibile, equidistante, efficiente più possibile nonostante le difficoltà operative siano davvero tante”.</p>
<p><strong>Quali sono le difficoltà che si riscontrano in Molise?</strong><br />
“Il primo problema è quello degli organici dei magistrati, ma soprattutto del personale amministrativo, vitale per la macchina della giustizia. Non c’è più turn-over. Noi chiediamo sistematicamente degli straordinari che non saranno retribuiti. Ci fondiamo sulla buona volontà di personale che purtroppo è divenuto demotivato. Negli altri Ministeri c’è stata la cosiddetta riqualificazione del personale che ha incentivato anche la professionalità interna. Nel Ministero della Giustizia, purtroppo, ciò non è avvenuto. Le persone che vanno in pensione non vengono sostituite. È difficile operare così. È difficile essere efficienti così. È difficile fare udienza civile senza avere un cancelliere che scrive i verbali e affidandosi alla collaborazione degli avvocati che rappresentano le parti. A Campobasso noi siamo fortunati perché abbiamo il cancelliere in udienza. Già a Larino non sempre è garantita questa presenza”.</p>
<p><strong>Qual è la situazione di Larino?</strong><br />
“Difficile. Rispetto a taluni fenomeni è un luogo di frontiera. In realtà il Molise è tutta una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. E dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale, peraltro, richiede livelli di professionalità elevatissimi. Il crimine economico non è facilmente decifrabile e non è facilmente indagabile. Un’altra esigenza è quella della collaborazione delle persone, soprattutto, dell’imprenditoria sana che dovrebbe precocemente individuare e denunciare tentativi o situazioni addirittura già esistenti”.</p>
<p><strong>La crisi economica potrebbe intensificare questo rischio?</strong><br />
“Le difficoltà economiche dell’impresa sono il tessuto su cui si inserisce l’usura. I capitali che vengono destinati all’usura spesso sono derivanti da attività criminali organizzate di più alto livello. E quindi qui si può creare il contatto, la connessione. E se poi l’imprenditorie viene strangolato e alla fine non riesce a tenere dietro alle pretese usurarie c’è il rischio che l’imprenditore divenga solamente la facciata di una realtà gestionale…”.</p>
<p><strong>Una testa di legno?</strong><br />
“L’immagine spendibile, rassicurante di una realtà già modificata”.<br />
Ritornano le intercettazioni. Senza questo strumento diventa difficile capire certi strani “movimenti”?<br />
“Alcune cose non si fanno alla luce del sole. Non lasciano tracce documentali evidenti. Alcune cose si concordano nel chiuso delle stanze. Alcune forme di intimidazione arrivano, come dire, nei discorsi a tu per tu tra due persone. In cui non ci sono testimoni e forme di ricostruibilità dall’esterno”.</p>
<p><strong>La libera stampa è fondamentale per far conoscere ai cittadini l’operatività della macchina della giustizia. Lei cosa ne pensa?</strong>“Deve esistere un controllo sociale sull’amministrazione della giustizia. Noi dobbiamo dare conto di come amministriamo giustizia ai cittadini. Informare significa anche dare ai cittadini la possibilità di verificare l’operato di chi amministra la giustizia. Quindi non è solo in un’ottica finalistica di creare la motivazione a collaborare, ma è in un’ottica anche semplicemente di controllo dell’operato dei magistrati. Le udienze sono pubbliche, salvo rarissime eccezioni, perché la pubblicità, che oggi significa pubblicità tramite i mezzi di informazione, risponde a quell’esigenza di verificabilità, di trasparenza, di possibilità per il cittadino di accedere senza ostacoli al controllo, alla partecipazione”.</p>
<p>http://paolodechiaraisernia.splinder.com/</p>
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		<title>Selinunte: a teatro contro il “bavaglio”</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 07:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Ddl intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>
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		<description><![CDATA[Selinunte. Una performance teatrale, due giornalisti e un sindacalista di polizia processati in piazza, per dire di “no” alla legge sulle intercettazioni e sul bavaglio alla stampa. Una serie di associazioni, politiche, ma non solo, dal Pd a rifondazione, associazioni culturali, Libera e l’Unione degli Studenti, si sono fatti sabato sera promotori di questo incontro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3342" title="foto2bis" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/foto2bis-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><strong>Selinunte. Una performance teatrale, due giornalisti e un sindacalista di polizia processati in piazza, per dire di “no” alla legge sulle intercettazioni e sul bavaglio alla stampa.</strong> Una serie di associazioni, politiche, ma non solo, dal Pd a rifondazione, associazioni culturali, Libera e l’Unione degli Studenti, si sono fatti sabato sera promotori di questo incontro per dire sostanzialmente alcune cose: che non si vuole una legge come quella che oggi si definisce legge bavaglio e soprattutto che il bavaglio alla stampa è stato già messo, senza bisogno di norme, e va tolto. E si è riconosciuto che questo per essere fatto ha bisogno della gente, della società civile che riscopra la capacità ad indignarsi.</p>
<p>Davanti ad una gabbia che voleva rappresentare quella degli imputati nelle aule dei tribunali c’erano i giornalisti Pino Maniaci, Tele Jato, Rino Giacalone, La Sicilia e Antonino Cusumano segretario provinciale del Siulp, sindacato di Polizia. Davanti a loro uno ad uno sono andati a stendersi per terra gli studenti che come essere inanimati, dal volto coperto da una maschera bianca, volevano rappresentare i cittadini destinati a spegnersi uno ad uno per assenza di informazione e dunque una morte a causa della scomparsa della democrazia. In fila uno a  fianco all’altra tante sedie con i morti per dovere, magistrati, giudici, poliziotti, carabinieri, giornalisti, come se oggi le loro rischiano di essere state delle morti vane. Poi apertura al dibattito. “Leggiamo – ha detto Rino Giacalone – di trattative in corso per cambiare alcune parti di questa legge sul bavaglio, l’unico punto da raggiungere è uno solo e non ce ne possono essere altri, questa legge non può essere approvata, deve essere cancellata altro che aggiustata”.</p>
<p>“Al bavaglio rispondiamo come abbiamo risposto sino ad oggi – ha aggiunto Pino Maniaci – con la disobbedienza civile continueremo a fare i nomi e a dire ciò che accade nelle aule di giustizia e negli uffici delle Procure, perché sennò sarà la mafia a battere noi e non il contrario”. “Indagare contro la criminalità e le mafie oggi è difficile – ha aggiunto Cusumano del Siulp – e non perché già c’è la legge sulle intercettazioni, ma perché ogni giorno ci manca un mezzo per potere lavorare, e se il Governo si auto elogia per gli arresti di criminali lo fa senza merito vero, quello appartiene a quelle donne e a quegli uomini delle forze dell’ordine che non vogliono tradire e non tradiranno mai il giuramento di fedeltà allo Stato”. Poi Cusumano ha regalato ai due giornalisti una polo con su scritto una forte denuncia: “Cu unnè vistu e unnè pigghiatu pra nun po esseri mancu intercettatu” . Frase che per essere più chiara nella stessa polo viene tradotta in italiano, in inglese e in tedesco.</p>
<p><strong>“Come giornalisti – ha concluso Giacalone – abbiamo tante cose da dovere scrivere su vicende di questa nostra provincia, questa legge rischia di non farci scrivere più nulla, dei complici dell’assassino mafioso Matteo Messina Denaro, delle stragi, della morte di Rostagno o dell’omicidio del giudice Ciaccio Montalto. Chiediamo aiuto a voi cittadini, alla società, perché questo non accada e si possa continuare a scrivere e togliere il bavaglio a chi legge o non legge il bavaglio per ordine o per compiacere se lo è già messo e sbavagliare chi invece ha ancora tanta voglia dentro di dire le cose”.</strong></p>
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		<title>Governo, intercettazione e azione politica</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 06:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Bavaglio]]></category>
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		<description><![CDATA[ (di Elia Fiorillo)
”La politica non conosce né risentimenti personali, né lo spirito di vendetta. La politica conosce solo l’efficacia”. E’ una vecchia massima che oggi, a guardar bene quello che sta avvenendo a livello governativo, avrebbe bisogno di essere applicata alla lettera. Sembra, invece, che le ripicche personali e le rese dei conti, più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3258" title="intercettazione" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/intercettazione.jpg" alt="" width="130" height="92" /> (di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>”La politica non conosce né risentimenti personali, né lo spirito di vendetta. La politica conosce solo l’efficacia”. E’ una vecchia massima che oggi, a guardar bene quello che sta avvenendo a livello governativo, avrebbe bisogno di essere applicata alla lettera</strong>. Sembra, invece, che le ripicche personali e le rese dei conti, più o meno definitive, siano all’ordine del giorno. Mentre l’efficacia dell’azione politica, della gestione dei problemi, langue. Un esempio per tutti ci viene dal ddl intercettazioni, diventato un vero e proprio feticcio. Una norma che scontenta un po’ tutti &#8211; giornalisti, magistrati, forze dell’ordine &#8211; ma che trova una difesa ad oltranza da parte del Governo che la vede come una legge simbolo. Qualcosa d’immodificabile. Non perché aggiustamenti dettati dal buon senso siano cosa devastante per l’impianto stesso della normativa e per la sua efficacia operativa, anzi. Ma perché tal modo di agire rappresenterebbe un’abdicazione alle forze dissenzienti interne al Pdl &#8211; a partire dal presidente della Camera Fini -, che ipotizzano emendamenti migliorativi in sintonia con le richieste che vengono dall’opinione pubblica.</p>
<p><strong>Che un giudice monocratico possa infliggere, anche se in prima istanza, un ergastolo e per converso c’è bisogno di tre giudici per definire un’intercettazione è qualcosa di anormale sul piano dell’equilibrio democratico. </strong>Sul fronte poi dell’efficienza della macchina giudiziaria, sinistrata come non mai, l’ipotesi di ”prorogatio” delle intercettazioni ogni tre giorni, dopo i 75 iniziali, con riunione del solito tribunale collegiale, avente sede nelle città capoluogo di distretto, è una mostruosità organizzativa. Un assurdo che ”burocratizzerebbe” al massimo le autorizzazioni finendo di raggiungere l’obiettivo opposto a quello che si voleva tutelare. Cioè la ”concessione responsabile” dell’intercettazione si potrebbe trasformare in ”autorizzazione burocratica” nella maggior parte dei casi. <strong>Con, ovviamente, l’eccezione di quelle vicende dove i nomi in campo sono di primo piano. Insomma, il rischio è quello di tutelare ”le caste” lasciando al loro destino i poveri cristi. Anche la tanto invocata segretezza ne risentirebbe per gli innumerevoli passaggi che le ”carte” subirebbero. Forse sarebbe stato più utile prevedere il tribunale collegiale nel caso delle proroghe alle intercettazioni, dando la possibilità a quest’ultimo di stabilire anche i termini della dilazione in base a valutazioni oggettive. </strong><br />
Per non parlare poi delle gravissime limitazioni al diritto-dovere dell’informazione. La Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, ipotizza azioni di disubbidienza civile se la norma passerà. Sarà quasi impossibile che ciò possa avvenire perché, con tutta la buona volontà dei giornalisti disposti anche ad andare in galera, gli editori trasformeranno le redazioni in studi legali, dove le notizie saranno soppesate nei minimi particolari per evitare le previste salatissime ammende. Il vero problema, di cui i giornalisti dovranno comunque farsi carico nei fatti, è come tutelare quei soggetti che non c’entrano con le indagini e che però sono intercettati e ritrovano le proprie conversazioni telefoniche, a volte delicatissime, riportate integralmente sui giornali, con danni incalcolabili per loro e le loro famiglie. Qui dovrebbe intervenire con mano pesante l’Ordine dei giornalisti ai vari livelli, con immediatezza e con pene severissime, radiazione compresa. Solo così la categoria si renderà credibile agli occhi dell’opinione pubblica. Eppoi ci sono le intercettazioni illegali, utilizzate per i più variati scopi. La problematica va scandagliata con grande attenzione e, comunque, vanno inasprite le pene dei colpevoli di questi reati.</p>
<p>La pazienza ha sempre un limite. Specialmente quando si è ”pazientato” tanto. E’ il caso del presidente della Repubblica, che sulle intercettazioni manda al Governo un messaggio chiaro nella sua essenzialità. Non formulerà nessun suggerimento preventivo sul ddl. Non ci sarà alcun ”tira e molla” sulle modifiche da apportare gradite al Colle, com’è già avvenuto per altri delicati provvedimenti. Se il Capo dello Stato firmerà o no il provvedimento dipenderà solo dai contenuti della legge che il Parlamento produrrà. Anche nell’atteggiamento di Napolitano c’è un qualcosa d’emblematico che va al di là del ddl sulle intercettazioni. Ad una maggioranza rissosa che non riesce a trovare unità, per lo meno operativa, mettersi a discutere per trovare soluzioni condivise può diventare molto delicato per l’immagine stessa dell’alto magistero che Napolitano rappresenta.</p>
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		<title>Cancellato il concetto di criminalità organizzata</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 06:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Cisterna]]></category>
		<category><![CDATA[Ddl intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>

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Ecco le conseguenze della nuova disciplina sulle intercettazioni secondo Alberto Cisterna, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia
“La legge sulle intercettazioni metterà seriamente in discussione gli accordi internazionali sottoscritti nel 1991 al vertice di Palermo contro il crimine transnazionale”. Quel vertice che proprio ieri è stato ricordato all’Onu alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Alberto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2885" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/ddl-intercettazioni-fiducia-camera-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></p>
<p><strong>Ecco le conseguenze della nuova disciplina sulle intercettazioni secondo Alberto Cisterna, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia</strong></p>
<p>“La legge sulle intercettazioni metterà seriamente in discussione gli accordi internazionali sottoscritti nel 1991 al vertice di Palermo contro il crimine transnazionale”. Quel vertice che proprio ieri è stato ricordato all’<em>Onu</em> alla presenza del ministro della Giustizia <strong>Angelino Alfano</strong>.</p>
<p><strong>Alberto Cisterna, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, cosa c’è che non va nella nuova disciplina sulle intercettazioni?</strong><br />
In rapporto alla convenzione firmata a Palermo vent’anni fa, molto. In quel vertice l’Italia si impegnò insieme agli altri paesi a colpire con particolari tecniche investigative, quindi anche con il sistema delle intercettazioni telefoniche e ambientali, tutte le forme di crimine organizzato. Non solo le associazioni mafiose e terroristiche, ma anche, ad esempio, le bande criminali dedite a rapine seriali, i colletti bianchi che organizzano sistemi corruttivi, gli imprenditori che si mettono insieme per organizzare truffe sui finanziamenti pubblici. Per farla breve il disegno di legge approvato dal Senato ha semplicemente cancellato la nozione di criminalità organizzata.</p>
<p><strong>In che modo?</strong><br />
Riportando una serie di reati, anche quelli di particolare allarme sociale, nell’alveo dei reati monosoggettivi. Le faccio un esempio e riguarda la corruzione, i fatti venuti alla luce in questi giorni.</p>
<p><strong>La nuova Tangentopoli?</strong><br />
Non voglio avventurarmi in questo dibattito nominalistico, ma le vicende di queste ultime settimane ci dicono che qualcosa è cambiato, il rapporto non è più tra corruttore e corrotto, la rete è più ampia e tenuta insieme da un complesso di favori che mette in luce una struttura poligonale. Ebbene, come puoi indagare con i limiti temporali imposti dal ddl e con l’obbligo dei gravi indizi di colpevolezza?</p>
<p><strong>Chi la farà franca, dottore?</strong><br />
I gruppi di bancarottieri e di furbetti del quartierino, le<em> gang </em>che irrompono nelle ville, i nuovi reticoli su cui corre la corruzione della pubblica amministrazione. Siamo di fronte all&#8217;attacco più intenso che questa riforma reca alle indagini contro il malaffare e le consorterie della malapolitica, visto che tratta allo stesso modo il funzionario corrotto che delinque solitariamente vendendo pratiche d&#8217;ufficio appalti e le cricche che realizzano sofisticate sinergie e usufruiscono di legami profondi nella politica. In entrambi i casi ci vorranno i gravi indizi di reato per intercettare o per acquisire un tabulato.</p>
<p><strong>Un duro colpo anche alla sicurezza dei cittadini?</strong><br />
Guardi, per indagare su una serie di rapine in villa un magistrato potrà disporre le intercettazioni solo se si troverà in presenza di gravi indizi di reato e potrà farlo solo in un limite temporale di 75 giorni, eccezionalmente prorogabili di 3 in 3. In queste condizioni vorrei sapere come si fa a venire a capo di una banda dedita alle rapine seriali nelle ville o nei supermercati oppure ai portavalori nel Nord. Da questo punto di vista il danno, per così dire, è federalista, nel senso che colpisce i cittadini del Nord e del Centro vittime di queste forme particolari di crimine organizzato, e quelli del Sud colpiti dalle truffe sui finanziamenti europei, ad esempio. Venire a capo dei reati associativi richiede molto più tempo e capacità di indagine rispetto ai reati commessi da singoli.</p>
<p><strong>Le intercettazioni sono troppe, costano e bisogna risparmiare, dicono i sostenitori della riforma.</strong><br />
La nuova disciplina avrà costi enormi in termini di ore di lavoro e di produzione di carte. Pensiamo solo la fatto che per richiedere una proroga delle intercettazioni bisogna far viaggiare i fascicoli da un ufficio all’altro. Siamo nel 2010 e di una legge non va valutata solo la copertura finanziari, ma anche i costi in termini di risorse umane.<br />
Da <em>il Fatto Quotidiano </em>del 18 giugno</p>
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		<title>Criminalità organizzata cancellata per legge</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 15:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Alberto Cisterna &#8211; Procuratore Direzione Nazionale Antimafia &#8211; da La Stampa) 
Caro Direttore,
il testo sulle intercettazioni approvato al Senato intacca l&#8217;efficienza delle indagini e affligge con macchinose incombenze uffici giudiziari già stremati. La schiera dei riformisti garantisce, tuttavia, che la nuova legge non farà arretrare di un millimetro la lotta alla criminalità organizzata. Si [...]]]></description>
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<p>(di Alberto Cisterna &#8211; Procuratore Direzione Nazionale Antimafia &#8211; da La Stampa) </p>
<p>Caro Direttore,<br />
il testo sulle intercettazioni approvato al Senato intacca l&#8217;efficienza delle indagini e affligge con macchinose incombenze uffici giudiziari già stremati. La schiera dei riformisti garantisce, tuttavia, che la nuova legge non farà arretrare di un millimetro la lotta alla criminalità organizzata. Si ripete che nulla cambierà sul punto e che i pubblici ministeri non vedranno spuntate le proprie armi. È uno snodo cruciale della questione, se è vero che persino gli Stati Uniti sono intervenuti per raccomandare moderazione al governo italiano nel porre mano alle intercettazioni. Quanti hanno accettato queste parole rassicuranti e soprattutto coloro i quali hanno votato il testo «turandosi il naso» non possono ignorare che il disegno di legge la nozione di criminalità organizzata l’ha semplicemente cancellata. Una premessa è necessaria.</p>
<p>Nel maggio del 1991 un parlamento atterrito dall’ennesima ondata di violenza mafiosa volle dare un giro di vite ed approvò una legge che rendeva più facili le intercettazioni telefoniche e ambientali per ogni delitto di «criminalità organizzata». Si stabilì, in primo luogo, che per intercettare occorrevano «sufficienti» e non «gravi» indizi di reato così come stabilito per ogni altro delitto e che si potevano sistemare le microspie anche in luoghi diversi da quelli in cui si stava svolgendo l&#8217;attività criminosa. In virtù di una formula così ampia, «criminalità organizzata», questo regime agevolato delle intercettazioni si poteva applicare non solo ai delitti di mafia, ma anche a tutti i reati genericamente commessi da delinquenti organizzati. Era evidente l’intento del legislatore: un conto è contrastare singoli episodi criminosi perpetrati da soggetti isolati, altra cosa è sconfiggere le reti criminali dedite alla consumazione di una serie innumerevole di delitti, con strutture organizzative, mezzi e complicità. </p>
<p>Una rivoluzione nelle indagini che ha sorretto venti anni di investigazioni e ha consentito risultati straordinari. Nugoli di medici prezzolati nel rilascio di prescrizioni medicinali, gruppi di truffatori dediti alle false pensioni di invalidità o allo sfruttamento della manodopera agricola, cordate di funzionari pubblici corrotti, bande criminali dedite a rapine nelle ville o a degradanti pratiche usuraie sono stati sgominati grazie al fatto che per intercettarli era possibile applicare l&#8217;art.13 della legge 203 del 1991. Il testo del Senato, nella penombra delle norme transitorie, abroga l&#8217;art.13 e cancella così la nozione di criminalità organizzata dal nostro ordinamento. La disciplina del 1991 verrà spostata nel codice di procedura penale, ma resterà in vigore per la sola mafia e non potrà più applicarsi agli altri casi. </p>
<p>I gruppi di bancarottieri e di furbetti del quartierino, le gang che irrompono nelle ville, i nuovi reticoli su cui corre la corruzione della pubblica amministrazione dovranno essere scoperti in 75 giorni, eccezionalmente prorogabili di 3 in 3 e, fatto ancora più grave, ci vorranno i «gravi indizi di reato» per ottenere l&#8217;autorizzazione del giudice. Probabilmente è l&#8217;attacco più inteso che questa riforma reca alle indagini contro il malaffare e le consorterie della malapolitica, poiché tratta allo stesso modo il funzionario corrotto che delinque solitariamente vendendo le pratiche d&#8217;ufficio e le cricche che realizzano sofisticate sinergie e usufruiscono di legami profondi nella politica. In entrambi i casi ci vorranno i «gravi indizi di reato» per intercettare o per acquisire un tabulato. </p>
<p>Un&#8217;omologazione che nega due decenni di storia giudiziaria del paese e contraddice tutte le scelte degli Stati Ue e Ocse che esigono una stretta convergenza tra le tecniche di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione. A legge approvata i pubblici ministeri non avranno a disposizione nessun agevolazione per intercettare questi gruppi delinquenziali poiché non saranno più considerati criminalità organizzata; ma nessun problema tanto in Italia li avremo sconfitti con un tratto di penna e una furbizia di troppo.</p>
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