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	<title>Malitalia &#187; Criminalità organizzata</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Le malavite di Montesacro</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 08:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
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“Non può esistere una seria lotta alla camorra se non c’è una lotta altrettanto dura per un mondo più giusto ed equo, attraverso un ripensamento strutturale del sistema economico e sociale in cui vivono la maggior parte dei giovani del Sud Italia”.
E’ questa la convinzione di Marco De Biase, autore del libro ‘Come si diventa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8344" title="camorristi" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/camorristi-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></p>
<p><strong>“Non può esistere una seria lotta alla camorra se non c’è una lotta altrettanto dura per un mondo più giusto ed equo, attraverso un ripensamento strutturale del sistema economico e sociale in cui vivono la maggior parte dei giovani del Sud Italia”.</strong></p>
<p>E’ questa la convinzione di Marco De Biase, autore del libro ‘Come si diventa camorristi &#8211; La trasformazione di una società meridionale’ . Non il solito romanzo su una camorra violenta che spara, che insanguina le strade della Campania, né l’inchiesta classica a cui siamo abituati, con la ricostruzione di percorsi processuali e indagini delle forze dell’ordine.</p>
<p><strong>‘Come si diventa camorristi’</strong> è un viaggio nelle viscere di una comunità dove la camorra mette le sue marce radici nei vuoti lasciati da stato e politica, partendo dai racconti degli stessi protagonisti: tutte persone normali, tutte potenziali pedine de ‘o sistema’. De Biase si immerge nelle dinamiche sociali di Montesacro, nome immaginario di un comune irpino, una sorta di plastico applicabile all’intero Sud Italia. Quali sono le dinamiche di trasformazioni che Montesacro subisce negli anni? “Il libro è un’etnografia politica che indaga e racconta le dinamiche economiche, sociali e politiche che hanno caratterizzato questo pezzo di entroterra meridionale. La trasformazione di Montesacro passa certamente per la disastrosa politica dei ’poli di sviluppo’ a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, per la clamorosa vicenda del Programma di fabbricazione del 1973, per la speculazione edilizia e l’urbanizzazione selvaggia del prima ma soprattutto del post terremoto 1980 e per l’incontrollata diffusione sul territorio dell’economia della grande distribuzione. E’ la storia di un paese che diventa da piccolo centro di provincia a periferia di Napoli”. Il testo è il racconto diretto di nuove marginalità sociali. Sono storie di ragazzi che non sono nati criminali, ma lo sono diventati. Come vivono oggi a Montesacro questi giovani? “Tutto ciò, insieme alla disoccupazione diffusa e al precariato selvaggio, ha eretto una sorta di muraglia invalicabile per quanto riguarda la partecipazione alla vita sociale, culturale e politica del paese. Il paradosso è che in questo vuoto si inserisce la camorra. Per questi ragazzi la criminalità organizzata funziona rappresenta un’occasione di riscatto sociale. Diventano affiliati e vittime allo stesso tempo sia dell’organizzazione criminale sia delle istituzioni che scatenano su di loro la furia repressiva”.</p>
<p><strong>Come hanno reagito gli abitanti di Montesacro, vedendosi intervistati su un tema dove spesso l’omertà e la paura la fanno da padroni? </strong>“La ricerca è stata accolta con grande curiosità ma anche con molto sospetto. Le reazioni sono state le più diverse, avendo intervistato personaggi con biografie profondamente differenti le une dalle altre: dagli ex sindaci, ai politici fino alle gente comune. Ovviamente il contenuto delle dichiarazioni va inserito nel complesso contesto del paese e non trascendono interessi politici, economici e personali. Il mio lavoro è in qualche modo una controstoria e in questo senso ho privilegiato le testimonianze di coloro che sono stati sempre esclusi dalla storia stessa; tra le storie e le biografie di fame e miseria delle vecchie generazioni e quelle drammatiche e senza scampo delle nuove generazioni. L’unica speranza che le biografie raccolte di questi ragazzi e di questo territorio ci lasciano quella collettiva, per sottrarsi e per rispondere a un sistema di privazioni, di dominio e di oppressione come quello perpetrato in Irpinia e nel Mezzogiorno in generale.<strong> Non mi sembra che ci sia altro modo per resistere e insieme combattere i meccanismi del privilegio”</strong>.</p>
<p> (pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Mafia speaks English</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 08:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Federico Gatti)
Con un fatturato annuo di 170 miliardi di Euro non è un mistero che la Mafia sia ormai un influente investitore globale, specialmente nella finanza Europea. 
Per la prima volta, però, questo tema è stato affrontato a due passi dal nuovo epicentro finanziario del riciclaggio e il punto di partenza da dove esportare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5524" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/01/ruggiero-300x199.jpg" alt="" title="ruggiero" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-5524" /><p class="wp-caption-text">Al centro il Prof. Ruggiero</p></div>(di Federico Gatti)<br />
Con un fatturato annuo di 170 miliardi di Euro non è un mistero che la Mafia sia ormai un influente investitore globale, specialmente nella finanza Europea. </p>
<p><strong>Per la prima volta, però, questo tema è stato affrontato a due passi dal nuovo epicentro finanziario del riciclaggio e il punto di partenza da dove esportare gli interessi economici in tutto il continente: la City di Londra.</strong></p>
<p>In un convegno intitolato “The City of Mafia: Finance and Criminal Organisations Connections”, organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà London, tenutosi mercoledì scorso alla SOAS University, si è parlato di come, all’ombra dei grattacieli del Regno, i proventi illeciti entrino nella finanza che conta sotto forma di hedge funds, o vengano reinvestiti nel settore edile, energetico o altro ancora.</p>
<p>A onor del vero, la presenza della Mafia nel Regno Unito non è una novità; il settore della ristorazione, dei locali e quello delle scommesse sono già da tempo territorio fertile per Cosa Nostra, Camorra e &#8216;Ndrangheta.</p>
<p>Già nel dicembre 2009 l’Observer denunciò in un articolo intitolato British Connection, Italian Mafia funds UK good for doing business, la presenza di numerose attività commerciali gestite dalle famiglie mafiose, citando la società londinese di scommesse Paradise Bet Ltd, alla quale fu sospesa la licenza dopo che venne coinvolta in un’inchiesta sulla famiglia barese di Savino Parisi.</p>
<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/01/aula068-300x199.jpg" alt="" title="aula068" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-5520" /> Ma ciò che è emerso al convegno organizzato dai ragazzi di SEL Londra è un’immagine lontana dagli stereotipi del classico insediamento mafioso all’estero, è un ritratto di una nuova forma di organizzazione criminale, capace di insediarsi e condizionare i salotti dell&#8217;alta finanza continentali.</p>
<p><strong>Per farlo la Mafia ha cambia il pelo, ma non il vizio</strong>. In uno scenario globalizzato come quello Londinese, dei due aspetti principali che hanno caratterizzato la Mafia nell’ultimo secolo – il controllo del territorio e il monopolio della violenza &#8211; non rimane nulla, al loro posto viene sfruttato un mezzo più sottile e occulto: il fare mafioso.</p>
<p>Quello a cui si assiste è <strong>“un processo di mutua promozione tra il crimine organizzato e l’economia ufficiale nel Regno Unito, in un preciso scambio di servizi,”</strong> afferma il professor Vincenzo Ruggiero, sociologo e co-direttore del Crime and Conflict Centre alla Middelsex University, ospite dell’incontro. </p>
<p>Da una parte l’imprenditore mette sul piatto un modo veloce per riciclare denaro e realizzare proficui investimenti, dall’altro la Mafia offre la sua disponibilità a fare altri tipi di servizi, come l’ottenere concessioni edilizie, fornire autorizzazioni per parchi eolici, trasportare rifiuti tossici in Romania o armi nel continente nero. </p>
<p><strong>Uno “scambio di favori</strong>” internazionale che smuove centinaia di milioni di Euro ogni anno. </p>
<p>Come se non bastasse, in questa commistione d’intenti e interessi, si assiste ormai da qualche tempo ad un capovolgimento di ruoli, “non è più l’organizzazione criminale a convincere esponenti rispettabili dell’alta finanza a realizzare proventi illeciti, viceversa, è l’imprenditore a dire al mafioso come diventare un criminale finanziario,” afferma Ruggiero. </p>
<p>Tutto ciò, come al solito, avviene grazie al drammatico ritardo delle istituzioni, questa volta Europee, nel monitorare questo fenomeno.<br />
Enrico Incisa, uno dei portavoce di Flare Network presenti al dibattito, pone l’accento su fatto che “l’attenzione delle istituzioni europee si è focalizzata su questo problema solo nel 2009, con l’entrata in vigore del programma di Stoccolma,” un vasto programma sulla sicurezza nell’Unione Europea in cui venne inserita la priorità politica di combattere la criminalità organizzata grazie ad una maggiore cooperazione internazionale in materia di applicazione delle leggi.<br />
<strong>“I governi Europei &#8211; continua Incisa – si stanno rendendo conto solo ora che le organizzazioni criminali stanno condizionando non solo la nostra vita quotidiana ma persino gli equilibri del libero mercato, come sta succedendo in Germania, nel mercato immobiliare, notoriamente in mano alle ‘ndrine Calabresi.”</strong><br />
Un ritardo forse causato dalla mancanza di una Polizia Europea, voluta da molti e temuta da altri, o dalla incapacità di esplorare i confini tra economia lecita ed illecita, sta di fatto che a grappoli negli ultimi anni si sono avuti casi di frodi internazionali a vantaggio della criminalità organizzata.</p>
<p>Un esempio eclatante, citato durante l’incontro da Ignazio Passalacqua, Consigliere  Provinciale della provincia di Trapani ed esponente di Sinistra Ecologia e Libertà in Marsala, è stato il caso che coinvolse il cosiddetto “Signore del Vento”, Vito Nicastri. </p>
<p>Allora venne a galla una truffa resa possibile grazie alla mobilitazione di capitali in mezza Europa, comprese banche del Regno Unito. Ma anche un preciso disegno volto a sfruttare carenze legislative da una parte e ingenti sussidi statali dall’altra.</p>
<p><strong>Società con sede nel Regno Unito, in Spagna, Olanda e via dicendo, facevano gli interessi di Messina Denaro e compagni, in cambio di autorizzazioni facili e investimenti che nel lungo periodo erano destinati a fruttare milioni di Euro</strong>.</p>
<p>In quell’occasione Roberto Scarpinato, procuratore generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta, intervenendo ai microfoni della BBC per commentare il maxisequestro dello scorso settembre, sottolineò come la truffa miliardaria fosse stata portata avanti da una lobby finanziaria internazionale, che agì secondo un preciso metodo mafioso, e che nella quale la Mafia, per come la conosciamo, non era che un anello di una catena che intrecciava istituzioni e membri dell’alta finanza.</p>
<p>Ecco la faccia della nuova Mafia, professionisti capaci di trovare interlocutori internazionali con cui estendere i propri interessi, sempre più simile ad una multinazionale senza scrupoli.</p>
<p>The City of Mafia: Finance and Criminal Organizations Connections, promosso da Sinistra Ecologia e Libertà London.</p>
<p>Presso la Khalilli Lecture Theatre, della School of Oriental and African Studies, University of London</p>
<p>Ospiti: Prof. Vincenzo Ruggiero, Director del Crime and Conflict Centre at Middlesex University, Lorenzo Bodlero, responsabile della comunicazione di FLARE (Freedom, Legality and Rights in Europe), Enrico Incisa, responsabile delle ricerche di FLARE, Federico Ippoliti, esperto di anti-mafia e Ignazio Passalacqua, rappresentante di SEL di Marsala.</p>
<p><em>Guarda il Video dal sito www.ustream.tv</em><br />
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		<title>I reportage di Al Jazeera, Financial Times e BBC sulle infiltrazioni criminali nella gestione dei fondi UE</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 11:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Jazeera English, Financial Times e BBC dedicano dei reportage al crimine organizzato in Italia, documentando infiltrazioni criminali non solo negli appalti pubblici ma anche nella gestione dei fondi comunitari.
Un&#8217;inchiesta che parte dall&#8217;analisi della quantità di fondi erogati dall&#8217;Unione Europea e da un&#8217;attenta analisi del loro utilizzo.
I reportage mettono in luce i sistemi estorsivi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Jazeera English, Financial Times e BBC dedicano dei reportage al crimine organizzato in Italia, documentando infiltrazioni criminali non solo negli appalti pubblici ma anche nella gestione dei fondi comunitari.<br />
Un&#8217;inchiesta che parte dall&#8217;analisi della quantità di fondi erogati dall&#8217;Unione Europea e da un&#8217;attenta analisi del loro utilizzo.<br />
I reportage mettono in luce i sistemi estorsivi e di collusione che permettono il fenomeno.</p>
<p>&gt; Leggi il resoconto sul sito <a href="http://thebureauinvestigates.com/2010/11/29/top-story-4/" target="_blank"><strong>The Bureau of Investigative Journalism</strong></a></p>
<p>&gt; Guarda il Video del reportage di <strong>Al Jazeera</strong> English<br />
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<p>&gt; Ascolta il podcast audio della <a href="http://www.bbc.co.uk/programmes/b00w7bv7" target="_blank"><strong>BBC</strong></a></p>
<p>&gt; Scarica l&#8217;articolo di <strong>Giulia Segreti</strong> e <strong>Federico Gatti </strong>pubblicato sul <a href="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/Financial-Times-01122010.pdf" target="_blank"><strong>Financial Times</strong></a></p>
<p>Testimoni il magistrato <strong>Di Palma</strong> ma anche <strong>Gaetano Saffioti</strong>, collaboratore di giustizia, e <strong>Antonino Birrittella</strong>, ex appartentente alla famiglia mafiosa di Matteo Messina Denaro ed oggi dichiarante di giustizia. Birrittella, nel documentario <strong>Malitalia storie di mafiosi eroi e cacciatori</strong>, ha aperto uno spaccato sulla trasformazione della mafia da agricola a finanziaria e soprattutto sulla gestione moderna degli affari da parte di Matteo Messina Denaro, l&#8217;ultimo boss di Cosa Nostra.</p>
<p>&gt; Guarda anche il trailer del documentario <strong>Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori</strong><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2kw_Z02F0TY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/2kw_Z02F0TY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Un protocollo contro le infiltrazioni mafiose</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/10/un-protocollo-contro-le-infiltrazioni-mafiose/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 06:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[Molise]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Paolo De Chiara)
“Il territorio provinciale presenta una contiguità geografica con zone caratterizzate dalla presenza di associazioni criminali interessate ad investimenti economici correlati ai settori dell’edilizia e dei lavori pubblici”. Con queste parole il prefetto di Isernia Raffaele D’Agostino ha presentato il “Protocollo di Legalità” firmato dalla Prefettura, dalla Provincia di Isernia, dai Comuni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4178" title="molisemafia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/10/molisemafia.jpg" alt="" width="262" height="193" />(di <a title="Paolo De Chiara Link" href="http://paolodechiaraisernia.splinder.com/" target="_blank">Paolo De Chiara</a>)</p>
<p><strong>“Il territorio provinciale presenta una contiguità geografica con zone caratterizzate dalla presenza di associazioni criminali interessate ad investimenti economici correlati ai settori dell’edilizia e dei lavori pubblici”. </strong>Con queste parole il prefetto di Isernia Raffaele D’Agostino ha presentato il “Protocollo di Legalità” firmato dalla Prefettura, dalla Provincia di Isernia, dai Comuni di Isernia, Venafro, Agnone e Frosolone, dalla Direzione Provinciale del Lavoro, dall’Inps, dall’Inail e dall’Asrem. L’importante accordo, fondamentale nella provincia isernina per ostacolare le già presenti infiltrazioni malavitose, è stato siglato alla presenza del procuratore della Repubblica di Isernia Paolo Albano, del questore, del comandante provinciale dei carabinieri e del vice comandante provinciale della guardia di finanza. Il drammatico problema delle infiltrazioni criminali nella provincia penetra e nell’intera Regione è stato già denunciato negli anni passati.</p>
<p>Si legge chiaramente, infatti, nel Rapporto annuale sulla criminalità organizzata del 2000: <strong>“Il Molise risente sia lungo la fascia adriatica che nella zona di Venafro e Termoli, di infiltrazioni dei sodalizi criminali pugliesi e campani”. </strong>Già dieci anni fa era possibile apprendere che: “nella provincia di Isernia la criminalità organizzata campana è attiva nel settore del traffico di sostanze stupefacenti; nelle zone di Venafro e del Matese (area, quest’ultima, condivisa con la provincia di Caserta) sarebbe inoltre riuscita ad infiltrarsi nel tessuto economico locale mediante il controllo di attività imprenditoriali”. Era stato chiaro l’ex componente della commissione Antimafia Giuseppe Lumia: “È un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.</p>
<p>Nel rapporto sulla criminalità del 2000, predisposto dalle informazioni della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, si indica anche il nome di un clan: “L’area a ridosso dei confini campani risente dell’influenza del clan La Torre di Mondragone (CE)”. Da oggi in poi, grazie a questo fondamentale accordo tra le Istituzioni e le forze di polizia (anche se giunto in ritardo di almeno dieci anni) sarà molto più difficile per questi soggetti fare i loro sporchi affari nel territorio della provincia di Isernia. “Una corretta ed efficace politica di prevenzione – ha aggiunto nel suo intervento il prefetto D’Agostino &#8211; deve comprendere necessariamente misure finalizzate ad assicurare la rimozione degli ostacoli che il fenomeno delle infiltrazioni negli appalti pubblici da parte della criminalità organizzata frappone al libero esercizio dell’attività imprenditoriale e della libera concorrenza”. Il protocollo ha il compito di prevenire i tentativi di infiltrazione delle organizzazioni mafiose negli appalti di opere pubbliche, forniture e servizi, estendendo maggiori controlli consentiti dalla normativa anche ai contratti al di sotto della soglia per la quale la legge li prescrive obbligatoriamente”.</p>
<p><strong>L’accordo stipulato l’altro giorno presso la prefettura del capoluogo pentro è composto da 11 articoli. Ecco le novità: la comunicazione della pubblicazione del bando di gara per la realizzazione di opere pubbliche e fornitura non riguarderà solo gli importi pari o superiori alla soglia comunitaria, ma tutti quelli superiori all’importo di 250mila euro.</strong> Un punto fondamentale per passare al setaccio e compiere accertamenti sulle imprese aggiudicatarie di appalti, subappalti o affidatarie di sub-contratti in genere. Dove si annidano, il più delle volte, gli affari della criminalità organizzata.</p>
<p>Gli Enti firmatari, attraverso l’articolo 2 e 3 del protocollo, si impegnano ad inserire nei bandi per l’affidamento di appalti di opere pubbliche e lavori pubblici di importi pari o superiori a 250 mila euro (articolo 2) e per l’affidamento di appalti di servizi e di forniture di importo superiore alla soglia comunitaria (articolo 3) diverse clausole per contrastare le infiltrazioni criminali. Gli Enti, con l’articolo 4, si impegnano a chiedere informazioni al Prefetto sulle imprese e sui soggetti per i finanziamenti e contributi richiesti. Sarà, quindi, molto più semplice estromettere aziende in odor di mafia. Lo scambio di informazioni darà la possibilità al gruppo Interforze, costituito presso la Prefettura di Isernia, di effettuare i doverosi accertamenti per il rilascio della certificazione antimafia. Inoltre, gli Enti firmatari si impegnano (articolo 7) “a diramare, affinché sia prestata la massima attenzione in fase di gara alla eventuale presenza di elementi che possano far ritenere sussistenti possibili cointeressenze tra i partecipanti alle gare, partecipazioni incrociate e/o collusioni tendenti ad inquinare e turbare lo svolgimento delle gare”.</p>
<p>Precise clausole di autotutela dovranno essere inserite nei bandi di gara e nei capitolati speciali di appalto per contrastare il fenomeno dei tentativi di turbativa d’asta. Interessante l’articolo 8 che prevede l’impegno dell’Ente ad inserire nei bandi che “le imprese aggiudicatarie dei lavori servizi e forniture e i soggetti ammessi a finanziamenti” hanno l’obbligo di sottoscrivere una dichiarazione, a pena di decadenza del contratto e dei benefici, con la quale si impegnano a segnalare immediatamente alle forze di polizia ogni tentativo di estorsione, intimidazione o condizionamento di natura criminale (richieste di tangenti, pressioni per assunzioni o per l’affidamento di subappalti a determinate imprese, danneggiamenti e furti in cantiere, ect.). Infine sarà possibile un maggiore ed efficace controllo per la tutela del lavoratore e per la sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto per “prevenire eventuali violazioni in materia di appalti e contratti derivati”. Nei prossimi giorni, come annunciato dal prefetto D’Agostino, verrà siglato un altro accordo in materia di tutela ambientale. Per contrastare lo sversamento dei rifiuti, altro grosso business delle organizzazioni criminali. E non solo.</p>
<p><em>Articolo pubblicato su La Voce Nuova del Molise, 5 ottobre 2010, numero 0</em></p>
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		<title>Il Regno del Molise</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 21:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Criminalità organizzata]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Alessandro Corroppoli)
Il Regno è ancora di Re Michele Iorio.
Il Molise è una regione che raramente balza agli onori della cronaca nazionale, nel senso più ampio del termine. Anzi quasi mai ci capita, venendo da sempre accreditata come un’isola felice. Ma negli ultimi dodici mesi si è abbattuto su questa tranquilla e silenziosa terra un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3838" title="regno del molise" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/09/regno-del-molise.jpg" alt="" width="100" height="144" />(di Alessandro Corroppoli)</p>
<p><strong>Il Regno è ancora di Re Michele Iorio.</strong><br />
Il Molise è una regione che raramente balza agli onori della cronaca nazionale, nel senso più ampio del termine. Anzi quasi mai ci capita, venendo da sempre accreditata come un’isola felice. Ma negli ultimi dodici mesi si è abbattuto su questa tranquilla e silenziosa terra un ciclone: Vinicio D’Ambrosio. Con il suo libro “Il Regno del Molise. Sprechi, scandali e inchieste giudiziarie nell’Isola felice governata da Michele Iorio”, giunto alla quarta edizione, ha in qualche modo interrotto il sonno e i sogni di tanti cittadini/elettori che da troppo tempo hanno delegato il proprio futuro ad amministratori regionali che hanno fatto della mala politica e della mala amministrazione la propria bandiera. Lo abbiamo intervistato per parlare dell’ultima manovra finanziaria della Regione, della sanità, della magistratura molisana, ma anche di come ci si senta a vivere per un anno sotto i riflettori della critica.</p>
<p><strong>D’Ambrosio, in meno di un anno siamo giunti alla quarta edizione del suo libro “Il Regno del Molise”. Come si sente a vivere sotto i riflettori? Ci fa un primo bilancio?</strong><br />
Un bilancio sicuramente positivo, più che lusinghiero per quanto mi riguarda, dato che il libro è stato recensito a livello  nazionale su quotidiani come Repubblica, l’Unità, Liberal e su periodici come la Voce delle Voci. Ho avuto modo di presentarlo in diversi comuni della regione, mentre a metà settembre sarò a Potenza su invito dell’associazione culturale Decander. La cosa curiosa è che in Molise, all’infuori di alcune eccezioni, da parte dei media non ci sono state recensioni, analisi, critiche rispetto al contenuto del libro. Questo perché c’è un controllo quasi assoluto degli organi di informazione da parte di Michele Iorio. In buona sostanza, non parlandone si è cercato di svilire la portata del mio lavoro. C’è stato poi anche qualche tentativo di attacco sul piano personale di cui i responsabili risponderanno in sede giudiziaria.</p>
<p><strong>A distanza di un anno Lei ritiene che il suo libro sia ancora attuale oppure pensa che abbia bisogno di qualche aggiornamento?</strong><br />
Il contenuto del mio libro è decisamente attuale. La conferma viene dalla stessa amministrazione regionale, che ha appena messo in campo delle misure di razionalizzazione della spesa per ridurre, seppure parzialmente, gli sprechi perpetrati in questi anni. Sprechi e veri e propri scandali troppo spesso sottovalutati, che io ho descritto nel libro con chiarezza e precisione. Chi l’ha letto si rende conto che buona parte della manovra riguarda proprio il taglio degli sprechi che ho denunciato con documenti e circostanze materiali.</p>
<p><strong>Possiamo dire che è stato  anticipatore e, forse, senza esagerare, buon profeta delle conseguenze del mal costume dei nostri amministratori? </strong><br />
Ho solo fatto un lavoro di ricerca e di elaborazione di atti, documenti ufficiali, dati numerici, indagini giudiziarie, evidenziando cosa, a mio giudizio, non andava. In Molise c’è un sistema clientelare diffuso, esaltato dalla ristrettezza demografica della regione. Oggi “lor signori” si vedono costretti a tagliare parte delle spese improduttive finalizzate solo ad acquisire consenso. Veri e propri sprechi che riguardano il costo della politica, le consulenze, i contratti di collaborazione, gli apparati politici e amministrativi, il numero dei dirigenti, la soppressione delle commissioni consiliari speciali.  Quest’ultime, assolutamente inutili e istituite per accontentare, con personale, indennità e prebende,  i consiglieri regionali di maggioranza rimasti senza incarico. Possibile, tanto per fare un esempio, che ci sia ancora una commissione sull’influenza suina? Sappiamo tutti come è finita, a livello nazionale, la storia della “bufala” dell’influenza A, con centinaia di milioni di euro spesi per un vaccino rimasto inutilizzato. Figurarsi i consiglieri della nostra regione che discettano di aviaria! Non si è a conoscenza di un solo documento prodotto dalla commissione in tanti mesi.</p>
<p><strong>Come giudica, quindi, la manovra economica finanziaria varata dalla Regione: tagli veri o ingannevoli? </strong><br />
Intanto bisogna dire che Michele Iorio, dopo essersi beccato del “cialtrone” al pari di altri amministratori meridionali da parte del ministro dell’economia Tremonti, in presenza di una forte riduzione dei trasferimenti statali non poteva non avviare una manovra correttiva. Tagli che non possono incidere in profondità per due ordini di fattori: 1) non sono dovuti ad un’impostazione di sana e corretta gestione nell’interesse della collettività ma esclusivamente al taglio dei trasferimenti da parte del governo centrale; 2) Iorio deve comunque preservare le sue modalità di gestione clientelare dato che il prossimo anno ci saranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale. Inoltre bisogna aggiungere che c’è stato un ritardo inspiegabile nella pubblicazione sul bollettino ufficiale della Regione della relativa legge.</p>
<p><strong>Perché questo ritardo?</strong><br />
L’interpretazione più ovvia è quella che il ritardo abbia consentito al presidente, agli assessori, ai consiglieri di continuare a percepire per l’intero mese di agosto i soliti compensi e prebende.<br />
C’è qualche spunto da approfondire contenuto in questa manovra?<br />
Va approfondita l’ammissione, contenuta nel provvedimento,  del fatto che la società per l’informatica, la Molise Dati Spa, non sia una società in house della Regione. Nelle misure per il contenimento della spesa pubblica è previsto che la Giunta regionale possa procedere all’acquisizione “per completarne la configurazione di società in house providing” della totalità delle quote dai privati oppure di cedere a terzi la sua partecipazione in toto. Ora, se la società non è mai stata in house sono, di conseguenza, ipotizzabili possibili profili di responsabilità degli amministratori e l’annullabilità delle assunzioni, forniture, servizi, appalti posti in essere in tutti questi anni per decine, o meglio, centinaia di milioni di euro? A chi di dovere la risposta.</p>
<p><strong>Questa sua ultima riflessione costituisce un monito per la magistratura molisana. Anche essa è forse dormiente?</strong><br />
Nel libro ho scritto che, a volte, si ha l’impressione che talune Procure e magistrature voltino le spalle per non guardare. Eppure la questione morale riguarda tutti i cittadini, anche i magistrati. E invece, in un’apparente, tranquillità, sembra che tutto proceda per il meglio. Chi osa chiedere se sia possibile che non esistano controlli, che non si facciano verifiche di fronte all’utilizzo dei fondi pubblici, che non si sappia quante decine di milioni di euro costano annualmente gli enti sub-regionali, viene visto come un fastidioso rompiscatole. Oggi si ha come la sensazione di una strategia di Iorio per coprirsi le spalle con la nomina di grossi, ma anche meno grossi, calibri a livello giudiziario e di organi inquirenti, a partire dal caso eclatante della nomina di Nicola Passarelli, ex presidente della Corte d’Appello di Campobasso, come assessore esterno alla Sanità, per finire alla nomina contemporanea dell’ex procuratore capo della Corte dei conti del Molise, Giuseppe Grasso,  e di un generale della Guardia di Finanza in una commissione di gara. Ma ci sono tanti altri esempi.<br />
Sanità: deficit altissimo, Regione commissariata, molte critiche, tante proteste, fiumi di parole.<br />
Non sto qui a ricordare gli errori e i favoritismi nella gestione della sanità regionale. Ricordo solo l’istituzione di un reparto di neurofisiopatologia presso l’ospedale di Isernia, diretta dal fratello di Michele Iorio, Nicola. È  un caso unico in Italia, e probabilmente al mondo. Perché non esiste in alcun ospedale una unità di neurofisiopatologia senza che sia connessa a un reparto di neurologia, di cui è una branca, o di neurochirurgia. L’ospedale di Isernia non ha né neurologia né neurochirurgia.<br />
Infine: nel momento in cui si va verso la riduzione drastica dei fondi e il taglio dei posti letto nei nosocomi regionali, e inoltre si parla sempre più spesso della soppressione degli ospedali di Venafro, Agnone e Larino, cosa ti fa l&#8217;Azienda sanitaria regionale? Un avviso, nel quale si spiega che per la realizzazione dei progetti di ricerca scientifica &#8211; un inciso, sfido a trovare qualcuno che abbia mai sentito parlare di ricerca scientifica da parte dell’Asrem &#8211; intende procedere alla costituzione di una &#8220;long list&#8221;. Espressione per dire che vuole avere un elenco di consulenti esterni a cui conferire incarichi di collaborazione. Da una parte si tagliano i posti letto  e dall’altra parte si pensa ancora di procedere all’assunzione di consulenti.</p>
<p><strong>Per chiudere. È  vero che Iorio ha l’abitudine di tenere per sé documenti e atti che pure dovrebbe mettere a disposizione di ministeri superiori e organi inquirenti?</strong><br />
Diciamo che c’è questa cattiva abitudine del presidente Iorio di non fornire, e non solo alla pubblica opinione, documenti, informazioni, chiarimenti. Ad esempio il 19 maggio 2010 si è saputo che Iorio non ha mai trasmesso ai ministeri dell’Economia e della Salute una delibera di Giunta regionale del giugno 2008 comportante oneri di spesa per decine di milioni di euro. Poi, per ben tre volte, in tre anni,  la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti del Molise ha chiesto, con distinte deliberazioni, informazioni ed elementi conoscitivi alla Giunta regionale sui derivati finanziari contratti dall’ente per ben 258 milioni di euro. È  stata anche interessata la procura della stessa Corte. Inutilmente. Il comportamento omissivo della Regione persiste. E il bello, si fa per dire, è che ciò non viene sanzionato e non vengono presi ulteriori provvedimenti e avviati accertamenti.</p>
<p><a title="Il Regno del Molise" href="http://www.giurochenonloscrivo.it" target="_blank">www.giurochenonloscrivo.it</a></p>
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		<title>No Usura Day</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 16:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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		<description><![CDATA[No Usura Day è il titolo dell&#8217;iniziativa promossa da Confesercenti e SoS Impresa.
La manifestazione nazionale prenderà il via il 21 settembre da Palazzo Valentini a Roma. Nel pomeriggio la manifestazione proseguirà con la consegna di un premio a tre Prefetture che si sono distinte particolarmente e che sono state designate da un giuria composta da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3905" title="no usura day" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/09/41572_147774971920060_7371_n.jpg" alt="no usura day" width="200" height="283" />No Usura Day è il titolo dell&#8217;iniziativa promossa da <strong>Confesercenti</strong> e <strong>SoS Impresa</strong>.</p>
<p>La manifestazione nazionale prenderà il via il 21 settembre da Palazzo Valentini a Roma. Nel pomeriggio la manifestazione proseguirà con la consegna di un premio a tre Prefetture che si sono distinte particolarmente e che sono state designate da un giuria composta da 50 vittime dell&#8217;usura, 50 dirigenti di SoS Impresa e 50 esperti. Alle 19.30, infine, in Piazza Santissimi Apostoli, si darà voce alle vittime dell&#8217;usura. La giornata si concluderà con una fiaccolata.</p>
<p><em>Curiosità nel Web:</em><br />
La <a href="http://www.confesercentiservizi.com/notizie/confesercenti-e-sos-imprese-il-22-settembre-sara_2377.html" target="_blank">Confesercenti la comunica</a> in data <strong>martedì 22 settembre</strong> (ma il 22 è  mercoledì).<br />
L&#8217;<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Politiche/Martedi-21-giornata-contro-lusura_976332945.html" target="_blank">Adn Kronos titola</a> <strong>martedì 21 settembre</strong> (ma con il  copia/incolla, lascia nel testo martedì 22 settembre).</p>
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		<title>Molise: regione di frontiera</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 16:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ (di Paolo De Chiara)
Il presidente dell’Anm, per il distretto di Campobasso, Rossana Venditti: “il Molise è una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. Dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale richiede livelli di professionalità elevatissimi”.
“Questo è un regalo per chiunque delinque e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3560" title="CIMG0664" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/CIMG0664-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /> (di <a href="mailto:dechiarapaolo@gmail.com" target="_blank">Paolo De Chiara</a>)</p>
<p><strong>Il presidente dell’Anm, per il distretto di Campobasso, Rossana Venditti: “il Molise è una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. Dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale richiede livelli di professionalità elevatissimi”.</strong><br />
“Questo è un regalo per chiunque delinque e ovviamente per le organizzazioni criminali. In realtà è un’agevolazione per chiunque delinqua e commette reati per i quali attualmente è prevista un’attività di intercettazione. Già oggi la legge è rigorosa nel discriminare le ipotesi. Si è parlato frequentemente di abusi. Gli abusi sono una patologia. Si interviene in maniera demolitiva sullo strumento”. In questo modo si è espresso il pubblico ministero della Procura di Campobasso Rossana Venditti. Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati per il distretto di Campobasso ha affrontato diverse questioni: dal disegno di legge sulle intercettazioni alle infiltrazioni della criminalità organizzata in Molise (“E’ un argomento &#8211; secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Lumia &#8211; la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti”), dai problemi della giustizia molisana alla libera stampa.</p>
<p><strong>La decisione del Governo di mettere mano alle intercettazioni ha scatenato diverse e legittime critiche. Molti, dall’Anm ai giornalisti, dai magistrati agli editori, dagli scrittori ai cittadini, hanno contestato con forza questo disegno governativo. Lei cosa ne pensa?</strong><br />
“Esiste una posizione molto netta assunta dall’Associazione Nazionale Magistrati in ambito nazionale, con comunicati del presidente Palamara e, naturalmente, la linea è quella tracciata a livello nazionale e cioè piena condivisione della posizione che viene espressa. Le riserve che vengono esternate sono tante. Le riserve di tipo generale sono sui presupposti necessari per le attività di intercettazione, più restrittivi. Sulla procedura che viene caricata di adempimenti formali, il che rende ovviamente più difficoltoso portare avanti l’iter per arrivare all’autorizzazione ad intercettare. E poi, il terzo profilo è quello relativo ai tempi che si riducono drasticamente al punto da poter vanificare del tutto l’efficacia dello strumento. Se tiriamo le somme di questi tre filoni di innovazione arriviamo a un depotenziamento molto percepibile dello strumento delle intercettazioni. Che è uno strumento preziosissimo di indagine, insostituibile, irrinunciabile. E’ illusorio dire che si può tornare a compiere le indagini preliminari come venivano eseguite prima dell’avvento delle intercettazioni. Significa indebolire molto le potenzialità di investigazione. Di questo dobbiamo essere consapevoli. Dobbiamo sapere a cosa stiamo rinunciando. E poi decidere. Tutto è rinunciabile, naturalmente.  Però nel bilanciamento di interessi, che la collettività deve fare, tra la tutela della privacy, tra la tutela della sfera individuale e la tutela della collettività intera dal crimine, di qualunque natura e di qualunque estrazione, dobbiamo fare una scelta consapevole ed informata. Dobbiamo sapere a cosa stiamo rinunciando”.</p>
<p><strong>Ci sarà l’introduzione di un collegio formato da tre giudici per autorizzare l’attività di intercettazione. Quali conseguenze porterà questa innovazione?</strong>“<br />
Nel momento in cui per autorizzare un’attività di intercettazione ci vorranno tre giudici, cioè un collegio, nel Tribunale capoluogo di distretto, nel Molise, quindi Campobasso, stiamo già immaginando che le carte si muoveranno avanti e indietro, tra Isernia e Larino. Questo viaggio di carte, peraltro così delicate tutelate da un interesse assoluto, crea già di per sé un vulnus. Figuriamoci in altre realtà. Come quelle della Sicilia, della Calabria, della vicina Puglia in cui si porranno problemi di tutela della segretezza con un’incidenza che adesso non c’è”.</p>
<p><strong>Il vice-presidente del Csm Nicola Mancino ha criticato la magistratura definendo “eccessivo” lo sciopero fatto dalle toghe. </strong><br />
“E’ stato uno sciopero assunto come decisione estrema dopo un dibattito molto sofferto all’interno della Anm. Non è stata una decisione estemporanea presa a cuor leggero. I magistrati prima di giungere allo sciopero attraversano sempre un travaglio di categoria e poi individuale. Sanno che si tratta di una misura assolutamente eccezionale. Devo però anche dire che la partecipazione allo sciopero è stata particolarmente elevata. In campo nazionale si è raggiunto l’80/85%, mentre nel distretto di Campobasso abbiamo raggiunto il 72,4% di adesioni. Considero questo un dato davvero significativo per la nostra realtà. Probabilmente l’adesione in maniera così massiccia risponde proprio ad una necessità molto avvertita di rendersi visibili, rendere riconoscibile la nostra rivendicazione. Anche se ho visto che in realtà è stato dato poco risalto allo sciopero dei magistrati. Forse il vero risalto si è avuto dopo le dichiarazioni di Mancino”.</p>
<p><strong>Gli attacchi quotidiani della politica ai magistrati, che continuano da diversi anni, portano ad una precisa delegittimazione. Sembra che questi attacchi contribuiscano ad aumentare il distacco tra i cittadini e i magistrati. Lei lo avverte questo distacco? </strong><br />
“Il distacco è una realtà. Ed è facilmente verificabile. Soprattutto, ancora una volta, si coglie dalle piccole cose. Nel modo come le persone si approcciano alla giustizia: con diffidenza spesso, con il timore che talune indagini siano fatte pro o contro e quindi applicando a scelte che sono solamente di tipo tecnico e procedurale una lettura dietrologica. Questo si avverte, ed evidentemente fa parte di un clima culturale, sociale, mediatico. Lo sforzo è quello di riconquistare il rapporto con le persone, gli utenti, le persone offese. Dare un’immagine autorevole, credibile, equidistante, efficiente più possibile nonostante le difficoltà operative siano davvero tante”.</p>
<p><strong>Quali sono le difficoltà che si riscontrano in Molise?</strong><br />
“Il primo problema è quello degli organici dei magistrati, ma soprattutto del personale amministrativo, vitale per la macchina della giustizia. Non c’è più turn-over. Noi chiediamo sistematicamente degli straordinari che non saranno retribuiti. Ci fondiamo sulla buona volontà di personale che purtroppo è divenuto demotivato. Negli altri Ministeri c’è stata la cosiddetta riqualificazione del personale che ha incentivato anche la professionalità interna. Nel Ministero della Giustizia, purtroppo, ciò non è avvenuto. Le persone che vanno in pensione non vengono sostituite. È difficile operare così. È difficile essere efficienti così. È difficile fare udienza civile senza avere un cancelliere che scrive i verbali e affidandosi alla collaborazione degli avvocati che rappresentano le parti. A Campobasso noi siamo fortunati perché abbiamo il cancelliere in udienza. Già a Larino non sempre è garantita questa presenza”.</p>
<p><strong>Qual è la situazione di Larino?</strong><br />
“Difficile. Rispetto a taluni fenomeni è un luogo di frontiera. In realtà il Molise è tutta una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. E dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale, peraltro, richiede livelli di professionalità elevatissimi. Il crimine economico non è facilmente decifrabile e non è facilmente indagabile. Un’altra esigenza è quella della collaborazione delle persone, soprattutto, dell’imprenditoria sana che dovrebbe precocemente individuare e denunciare tentativi o situazioni addirittura già esistenti”.</p>
<p><strong>La crisi economica potrebbe intensificare questo rischio?</strong><br />
“Le difficoltà economiche dell’impresa sono il tessuto su cui si inserisce l’usura. I capitali che vengono destinati all’usura spesso sono derivanti da attività criminali organizzate di più alto livello. E quindi qui si può creare il contatto, la connessione. E se poi l’imprenditorie viene strangolato e alla fine non riesce a tenere dietro alle pretese usurarie c’è il rischio che l’imprenditore divenga solamente la facciata di una realtà gestionale…”.</p>
<p><strong>Una testa di legno?</strong><br />
“L’immagine spendibile, rassicurante di una realtà già modificata”.<br />
Ritornano le intercettazioni. Senza questo strumento diventa difficile capire certi strani “movimenti”?<br />
“Alcune cose non si fanno alla luce del sole. Non lasciano tracce documentali evidenti. Alcune cose si concordano nel chiuso delle stanze. Alcune forme di intimidazione arrivano, come dire, nei discorsi a tu per tu tra due persone. In cui non ci sono testimoni e forme di ricostruibilità dall’esterno”.</p>
<p><strong>La libera stampa è fondamentale per far conoscere ai cittadini l’operatività della macchina della giustizia. Lei cosa ne pensa?</strong>“Deve esistere un controllo sociale sull’amministrazione della giustizia. Noi dobbiamo dare conto di come amministriamo giustizia ai cittadini. Informare significa anche dare ai cittadini la possibilità di verificare l’operato di chi amministra la giustizia. Quindi non è solo in un’ottica finalistica di creare la motivazione a collaborare, ma è in un’ottica anche semplicemente di controllo dell’operato dei magistrati. Le udienze sono pubbliche, salvo rarissime eccezioni, perché la pubblicità, che oggi significa pubblicità tramite i mezzi di informazione, risponde a quell’esigenza di verificabilità, di trasparenza, di possibilità per il cittadino di accedere senza ostacoli al controllo, alla partecipazione”.</p>
<p>http://paolodechiaraisernia.splinder.com/</p>
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		<title>Il fresco profumo di libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 06:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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“Poter ammirare la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Parole di Paolo Borsellino che oggi più che mai sono attuali. La contiguità, la complicità, il compromesso morale sono sotto gli occhi di tutti. Il Paese sembra inebetito, incapace di ribellarsi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/borsellino_solo_PRIMO-PIANO-300x115.jpg" alt="" width="300" height="115" class="alignleft size-medium wp-image-3397" /><br />
<strong>“Poter ammirare la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.</strong><br />
Parole di Paolo Borsellino che oggi più che mai sono attuali. La contiguità, la complicità, il compromesso morale sono sotto gli occhi di tutti. Il Paese sembra inebetito, incapace di ribellarsi a questo stato di cose che ogni giorno riempie le pagine dei giornali e che pervade tutto il territorio italiano, basti pensare agli arresti tra Calabria e Lombardia. Anche la “Milano da bere”, il cuore della finanza è “colluso” e “compiacente” con i boss dell’Aspromonte. E anche qui tornano in mente le parole di Paolo Borsellino: <strong>“politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si accordano o si fanno la guerra”. </strong>La sensazione netta e chiara è che si siano accordati e che il patto sia ancora più forte di quelli ( occulti o palesi) dei decenni passati.<br />
Sono passati 18 anni da quel fumo, nero e denso, che si alzava nel cielo di Palermo in un’estate calda con le spalle curvate dal dolore della strage di Capaci. Sono passati 18 anni dal discorso di Paolo Borsellino alla Biblioteca di Marsala il 25 giugno 1992 quando sapeva già che la sua fine era vicina.</p>
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<p>Paolo Borsellino usava parole desuete per il mondo di oggi <strong>“E’ bello morire per ciò in cui si crede: chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. </strong>E questo non è un grido di battaglia o il riconoscersi in una parte politica. E’ il testamento di un uomo onesto, di un magistrato fedele alla legge e alla Costituzione. <strong>Un magistrato che ha frapposto la sua integrità morale a quel potere  “colluso e compiacente”  che aveva deciso di scendere a patti con la criminalità organizzata.</strong></p>
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		<title>L’operazione Meta e la politica ipocrita</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 20:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[ (di Paolo Pollichieni – Calabria Ora) 
Plausi alla Dda e silenzi sugli intrecci tra Palazzo e clan nelle intercettazioni le dinamiche del potere corrotto.
Tanti complimenti, da tutte le parti, piovono in questi giorni sull’ennesima attività della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria coronata dal successo. Il lavoro del procuratore capo Giuseppe Pignatone e quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/carabinieri-300x200.jpg" alt="auto carabinieri" title="carabinieri" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3041" /> (di Paolo Pollichieni – Calabria Ora) </p>
<p>Plausi alla Dda e silenzi sugli intrecci tra Palazzo e clan nelle intercettazioni le dinamiche del potere corrotto.</p>
<p><strong>Tanti complimenti, da tutte le parti, piovono in questi giorni sull’ennesima attività della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria coronata dal successo. Il lavoro del procuratore capo Giuseppe Pignatone e quello del pubblico ministero Giuseppe Lombardo, in uno con l’attività svolta dai carabinieri del Ros, sono oggetto di consensi unanimi per gli esiti dell’operazione “Meta”.</strong> Una saga dell’ipocrisia politico-istituzionale, accompagnata anche da qualche eloquente silenzio. Aspettiamo che la politica esca dal generico plauso ed entri nel merito dei macigni che l’ordinanza del gip Filippo Leonardo scaglia contro chi amministra la politica e la cosa pubblica in riva allo Stretto. Cominciando dall’imputazione posta a carico della trimurti (Giuseppe De Stefano, Pasquale Condello, Pasquale Libri) che governa la ristrutturata ’ndrangheta reggina.</p>
<p>Proviamo a leggerla bene l’accusa formulata a tale organizzazione che, «avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della rilevante condizione di assoggettamento e di omertà che deriva dall’esistenza della organizzazione criminale prima indicata e dalla consapevolezza diffusa del peso criminale dei riconosciuti capi della stessa organizzazione di tipo mafioso», ha come obiettivo tutt’altro che secondario quello di: «Impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o procurare voti agli associati, ai concorrenti esterni, ai conniventi o ad altri in occasione di consultazioni elettorali».<br />
E chi saranno mai questi «concorrenti esterni»? Questi «conniventi» che dal controllo e sul condizionamento del voto ad opera della ’ndrangheta fondano le loro carriere politiche, ricambiando poi con appalti, assunzioni, affidamento di servizi e quant’altro? Su questo il dibattito politico è semplicemente inesistente.</p>
<p><strong>A tre giorni dagli arresti e pur in presenza di eloquentissime indagini dei carabinieri, nessuno interviene e nessuno ritiene di avere alcunché da dire. Eppure appare chiaro, anche per le parole dette dal procuratore Pignatone in conferenza stampa, che questo è solo il primo troncone di una indagine che, muovendo dal livello “militare”, ha un percorso finalizzato a colpire scenari politico istituzionali devastanti.</strong> Ma la politica tace, le istituzioni pure. E tace anche l’antimafia da cortile, quella del gettone di presenza: provate ad andare sui loro siti web, troverete il deserto. Non un rigo, non un accenno all’Operazione Meta. La sensibilità e l’ansia di legalità si fermano a “Why not”.</p>
<p>Eppure i magistrati inquirenti evidenziano che in molti casi è la politica a cercare la ’ndrangheta e non il contrario. L’imprenditore condannato per mafia Matteo Alampi lo dice chiaro, non sapendo di essere registrato dai carabinieri: «Ieri mi è arrivata una imbasciata dal Comune. Ci sono là cinque società miste&#8230; nel Comune&#8230; Cinque società miste, una per i tributi, una per l’acqua, una (incomprensibile) per le pulizie, un’altra mi pare che si sono ritirati dal Comune, un’altra per l’ambiente. Mi manda l’ambasciata, Pasquale Condello, se mi posso interessare a questo progetto. Io vi spiego anche il passaggio, poi voi avete la saggezza pure di valutare». E poi ci sono le cosche che hanno bisogno di avere loro rappresentanti in Parlamento.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/fmYTHbJ11Bw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="300" src="http://www.youtube.com/v/fmYTHbJ11Bw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Il nuovo sistema elettorale non consente di eleggerli perché non c’è il voto di preferenza allora che si fa? Semplice, si offrono soldi alla politica: gli emissari di Condello sono pronti a pagare purché un loro segnalato venga messo in lista ed eletto.</strong> Addirittura in una intercettazione l’imprenditore mandato in avanscoperta è pronto «anche a versare una caparra». E’ un esponente della famiglia Lampada che parla ed i carabinieri annotano: «Faceva chiaramente intuire che lo scopo era quello di avere, attraverso  candidature politiche, persone di fiducia in Parlamento, aldilà di quale fosse lo schieramento politico. Infatti, i contatti con Zobbi, sicuramente, erano finalizzati ad ottenere l’eventuale assenso di quest’ultimo all’interno dello schieramento al quale aderiva. Una metodologia molto semplice, quella progettata dai Lampada, basata sulla necessità di avere a disposizione, a qualsiasi livello, determinate coperture politiche. Il Lampada Giulio, in particolare, specificava, tra l’altro, che sicuramente lo Zobbi era in buoni rapporti con Tabacci e Baccini, responsabili del movimento politico “La Rosa bianca”, pertanto, lo stesso avrebbe potuto caldeggiare la candidatura».</p>
<p>Questo per il Parlamento, perché negli enti intermedi, Comune, Provincia e Regione si preferisce evitare nomi “sputtanati”, meglio «avere tra i candidati le cosiddette “teste di legno”, il cui unico interesse è quello di detenere un posto di prestigio, governati a loro volta, da pochi soggetti che, realmente, gestivano la “vita politica”, comunque gente già dimostratasi affidabile». Infine la raccolta del consenso: sono da manuale i dialoghi del boss Cosimo Alvaro quando si mobilita in favore dei candidati del centrodestra al Comune di Reggio Calabria, alcuni dei quali vicinissimi all’allora sindaco Scopelliti. Nel rapporto del Ros si evidenzia l’episodio di un elettore che ad Alvaro dice che «non aveva mai votato un partito di destra». Sentite la replica per come la riportano i carabinieri: «L’Alvaro, testualmente: “Se tu vai a destra per noi è più convenevole, per quanto riguarda me e tutti gli amici miei!”, la verità! più convenevole perché giustamente non posso&#8230; inc&#8230;, una persona che vota a sinistra»<br />
Giulio Lampada dialoga col padre:<br />
Giulio: Mi hanno spiegato papà come si diventa deputati o senatori.<br />
Uomo: Con composizione di lista&#8230; pagando.<br />
Giulio: Me lo ha spiegato ieri Armando papà! io sapevo a livello comunale, provinciale e regionale come funziona la politica&#8230;<br />
Uomo: Nooo&#8230;<br />
Giulio: &#8230;ma non sapevo a livello di deputato o senatore come si diventa&#8230;<br />
Uomo: Tu paghi, no&#8230;<br />
Giulio: non si arriva da nessuna parte, (tratto incomprensibile) da nessuna parte<br />
Uomo: Nooo&#8230; tu paghi il segretario no&#8230; paghi in contanti, non sono ammessi&#8230; dipende dal&#8230;<br />
Giulio: Subito, subito, hai sentito?<br />
Uomo: Sì&#8230; (incomprensibile) sono anche&#8230; tra i problemi che ci sono adesso in Calabria c’è anche questo&#8230; è venuta fuori anche questa storia del coso&#8230; dei deputati e delle scelte&#8230; c’è stato uno<br />
Giulio: gli dico noi l’abbiamo&#8230; ed è qua, siamo disposti&#8230; si può ragionare&#8230; se per caso lui dice no Lampada però ci vogliono dei requisiti&#8230; non togliendo nulla, intendo dire già delle candidature alla Regione o alla Provincia o al Comune, mi segui?<br />
Grazio: Eh.<br />
Giulio: gente che già abbia avuto delle esperienze dirette con un curriculum&#8230; me lo può pure dire papà<br />
Grazio: Certo<br />
Giulio: me lo può pure dire&#8230; perché, dice “io ho questo canale”, se gli altri misero “ricchiuni e froci” non lo so, io ho questo canale&#8230; devo portare una persona di un certo modo affinché mi diano il “posto”&#8230; me lo può anche dire quello!<br />
Grazio: E’ logico<br />
Giulio: La mia strada è questa, dice&#8230; mi spiego? Allora uno può dirgli.., mi prendo una riserva di quarantotto ore se mi serve per qualche altra situazione, devo parlare, vi faccio sapere&#8230; discuti&#8230; ne abbiamo persone per le quali si può ragionare per un fatto del genere e fanno la fila vedi.<br />
Grazio: E chi ?<br />
Giulio: Chi?<br />
Grazio: Chi sono?<br />
Giulio: In primis Armando&#8230; in primis&#8230; ti posso garantire che ne abbiamo&#8230; se te lo dice tuo figlio è perché &#8230;ti dice che ne abbiamo&#8230; certo con questo giochino qua non è stato tanto bello e simpatico, sei d’accordo papà?<br />
Grazio: Certo<br />
Giulio: Però il medico non sa nulla&#8230;(incomprensibile) che quello ha visto un curriculum&#8230; me lo ha mandato là, papà!&#8230; tre volte consigliere regionale, questo, questo, questo e questo, chi “cazzo” può pensare un fatto del genere (incomprensibile)<br />
Grazio: E ma quando (incomprensibile) &#8230; ieri sera&#8230; ti ho detto io&#8230; e questo ha bisogno&#8230; di essere appoggiato? con una strada di quella che ha? La politica appaltata alla ’ndrangheta. Va bene così!</p>
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		<title>De Magistris e le intercettazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 21:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[De Magistris]]></category>
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(di Paolo De Chiara)
“Il popolo c’è. E quando il popolo è presente c’è motivo per essere ottimisti. E se il popolo si mette in movimento lo siamo ancora di più tutti quanti”. In questo modo è intervenuto, qualche giorno fa ad Isernia, l’ex magistrato di Catanzaro, oggi europarlamentare, Luigi de Magistris. Toccando con mano lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/CIMG2026-300x225.jpg" alt="" title="CIMG2026" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2965" /><br />
(di Paolo De Chiara)</p>
<p>“<strong>Il popolo c’è. E quando il popolo è presente c’è motivo per essere ottimisti. E se il popolo si mette in movimento lo siamo ancora di più tutti quanti”.</strong> In questo modo è intervenuto, qualche giorno fa ad Isernia, l’ex magistrato di Catanzaro, oggi europarlamentare, Luigi de Magistris. Toccando con mano lo sconforto (per l’attuale situazione del nostro Paese e del nostro piccolo, ma sfortunato, Molise) delle tante persone intervenute alla presentazione del suo libro Assalto al Pm (Chiarelettere, 14,00 euro). Insieme all’ex componente della commissione antimafia Lorenzo Diana e al direttore di Altromolise.it Antonio Sorbo. Nel corso dell’incontro non poteva mancare il riferimento all’ex collega, già governatore forzista della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, indagato proprio da de Magistris per associazione per delinquere nella famosa inchiesta Poseidone. In un’intercettazione telefonica, registrata il 16 novembre 2005 con la sua segretaria, l’ex presidente parla in questi termini del suo collega: <strong>“Questa gliela facciamo pagare… lo dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo cause civili per danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana… saprà con chi ha a che fare… c’è quella sorta di principio di Archimede: a ogni azione corrisponde una reazione… siamo così tanti ad avere subìto l’azione che, quando esploderà, la reazione sarà adeguata!&#8230; Vedrai, passerà gli anni suoi a difendersi…”. </strong></p>
<p>L’intera intercettazione è contenuta nel libro, impreziosito dalla prefazione del giornalista Marco Travaglio e dalla postfazione del magistrato antimafia Antonio Ingroia. L’autore di quella “profonda” conversazione è stato messo sotto inchiesta anche dai magistrati di Salerno per corruzione giudiziaria e minacce. “Chiaravalloti nonostante sia o sia stato indagato, non sto seguendo più di tanto le vicende giudiziarie, per fatti gravissimi e oltre ad essere l’autore delle minacce, attualmente è vice-presidente dell’Autorità nazionale per la privacy. Il motivo fondante della legge per le intercettazioni. Ci sarebbe già questo per non discutere su questa legge”. Per de Magistris la profezia di Chiaravalloti si è avverata: “Non mi avvalgo del legittimo impedimento. Ancora oggi, a distanza di anni, complessivamente, sono stati aperti sulla mia vicenda cento procedimenti. Nel momento apicale di Mani Pulite, mi hanno raccontato i colleghi, al massimo hanno potuto raggiungere i trenta-quaranta procedimenti penali a testa. Dobbiamo aggiungere i procedimenti disciplinari. Sono stato messo sotto procedimento disciplinare perché avevo osato dire la verità, accertata dalla Procura di Salerno. Che alcuni magistrati in Calabria sono collusi. Se non lo dice un cittadino che è stato magistrato e che ha visto con i propri occhi, con le proprie mani, con la propria testa e con il proprio cuore la collusione dei magistrati ma chi lo deve dire. Non ci si pone il problema di andare a vedere se è vero. Il fatto solo che abbia osato dire che alcuni magistrati sono collusi, cioè esattamente la verità, perché se la ‘ndrangheta, che conosco meglio per ragioni professionali, non viene sconfitta è per le sue collusioni con la politica, con le Istituzioni, con pezzi della magistratura, con pezzi delle forze dell’ordine, con pezzi dei servizi e con pezzi delle burocrazie. Poi ci sono i procedimenti civili. Ho una causa dove Mastella mi ha chiesto cinque milioni di euro. La profezia di Chiaravalloti si è avverata”. </p>
<p>Ma perché de Magistris ha scritto Assalto al Pm. Storia di un cattivo magistrato? “Ho voluto scrivere questo libro per lasciare una testimonianza. So benissimo come funzionano le cose in Italia, come si disintegrano le indagini, come si polverizzano, come si modifica, come si falsifica. Nel libro c’è la mia verità e il racconto di un uomo e di un magistrato che ha vissuto e pagato in prima persona il torto di aver cercato di applicare, fino in fondo e fino alla fine, senza fare valutazioni di opportunità, la Costituzione e, in particolare, l’articolo 3 che dice che la legge è uguale per tutti”. In questo momento particolare, dove “i deviati sono diventati normali e i normali sono diventati deviati”, è in pericolo, per la legge sulle intercettazioni, l’intero sistema democratico del Paese. <strong>“Questa è una legge che ha un obiettivo molto semplice. È fatta per favorire la criminalità, e soprattutto, la criminalità dei colletti bianchi. Questa legge non consentirà più di individuare i reati di mafia dei colletti bianchi, le truffe ai fondi europei. I reati più pericolosi. Tutte le intercettazioni telefoniche non nascono con delitto di mafia. Alla mafia ci si arriva con i cosiddetti “reati fine”. </strong></p>
<p>Per arrivare al delitto di associazione mafiosa si deve cominciare a indagare sulla rapina, sull’estorsione, sull’usura, sull’omicidio, sul traffico di droga. Il tema è quello di portare a compimento il disegno piduista di Licio Gelli sul controllo della magistratura e dei mezzi di comunicazione. Vogliono che il Paese non venga a conoscenza. Per lasciarlo nell’ignoranza, nel pensiero unico, nella normalizzazione. Far passare il messaggio che tutto è normale”. Anche l’ex componente della commissione antimafia, Lorenzo Diana, minacciato di morte dal clan camorristico dei casalesi, non sembra aver dubbi sul provvedimento governativo: “E’ la pretesa di tagliare le mani, di fermare le inchieste della magistratura e quindi la pretesa delle mani libere negli affari, nell’illegalità. La pretesa di mettere il bavaglio ai giornalisti e ai giornali perché non forniscano informazioni. Non siamo di fronte a fenomeni nuovi. Già Gramsci e molti studiosi liberali hanno parlato dei tentativi eversivi di pezzi di classe dirigente e di pezzi di borghesia stracciona come questa. Rozza, che non accetta nemmeno di stare dentro le regole. Esiste la pretesa di essere intoccabili. Quelli che vogliono muoversi senza alcuna regola, senza alcun rispetto delle leggi dello Stato, per imporre il proprio dominio, le proprie logiche affaristiche dentro le Istituzioni. Questo deve far riflettere i cittadini. Chiunque abbia a cuore un impianto di Stato che possa rispondere meglio agli interessi generali e a garantire i diritti dei cittadini non può che ribellarsi rispetto a quanto sta avvenendo nel Paese”. Lo stesso concetto espresso dal maestro del cinema italiano Mario Monicelli, nella trasmissione di Santoro Rai per una notte (realizzata per rispondere alla decisione censoria del servizio pubblico di non mandare in onda i programmi di approfondimento durante la campagna elettorale per le Regionali): “Spero che il nostro film finisca con quello che in Italia non c’è mai stato… una bella rivoluzione…”. </p>
<p>Per l’europarlamentare è necessaria una differenza fondamentale: “Fino alla morte, oltre che alla Costituzione, difenderò l’indipendenza, il pluralismo e la libertà dell’informazione, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, ben nella consapevolezza che ci sono giornalisti e magistrati che meritano queste libertà e magistrati e giornalisti che se la privano e che sono indegni di fare questi mestieri. Alcuni giornalisti sono megafono della propaganda di regime e alcuni magistrati sono il collante giudiziario di un disegno criminale e immorale che sta massacrando la nostra democrazia”. È necessaria, quindi, quella cultura della legalità auspicata dall’ex presidente della Commissione Antimafia, Giuseppe Lumia, sotto scorta per le minacce di morte della mafia siciliana. Ma cos’è la legalità? “Le più grandi nefandezze non avvengono con la mafia delle coppole e della lupara, ma le più gravi operazioni stanno avvenendo con l’istituto della legalità. Quando mi chiedono di parlare di legalità comincio ad avere un po’ di imbarazzo. Perché legalità è la legge sulle intercettazioni, il lodo Alfano, il processo breve, il legittimo impedimento, la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, i tagli alla scuola. Non avvengono con moti eversivi di piazza, ma attraverso leggi. Diceva Giovanni Falcone che senza una straordinaria mobilitazione culturale e civile le mafie e il malaffare, la corruzione non le sconfiggiamo”. Ed ecco di nuovo comparire il senso civico dei cittadini. L’impegno di ciascuno di noi per cambiare veramente le cose. “È chiaro che ci vuole una grande mobilitazione. Possono comprare tutto, ma non la coscienza e la dignità delle persone. Non critico chi non se la sente, perché mi rendo conto che di fronte a questo tsunami istituzionale qualcuno dice “io non ce la faccio, non reggo”. Ma chi sente dentro una fiamma civile deve fare qualcosa in più. Trovare forme di protagonismo attivo, di cittadinanza attiva, di partecipazione democratica nelle forme che ritiene più idonee alla propria indole. </p>
<p><strong>L’ultimo segmento che ci è rimasto è la coscienza civile di un popolo in movimento, come ci consegna quell’immagine straordinaria del Quarto Stato. Dobbiamo mettere in moto una pacifica e sana ribellione sociale. Ci dobbiamo ribellare di fronte alle ingiustizie manifeste. Lo dobbiamo fare per noi stessi, ma ancor di più, per chi viene dopo di noi”. </strong></p>
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		<title>Criminalità organizzata cancellata per legge</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 15:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Cisterna]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[Ddl intercettazioni]]></category>

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(di Alberto Cisterna &#8211; Procuratore Direzione Nazionale Antimafia &#8211; da La Stampa) 
Caro Direttore,
il testo sulle intercettazioni approvato al Senato intacca l&#8217;efficienza delle indagini e affligge con macchinose incombenze uffici giudiziari già stremati. La schiera dei riformisti garantisce, tuttavia, che la nuova legge non farà arretrare di un millimetro la lotta alla criminalità organizzata. Si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/intercettazioni01g-300x227.jpg" alt="" title="intercettazioni01g" width="300" height="227" class="alignleft size-medium wp-image-2770" /></p>
<p>(di Alberto Cisterna &#8211; Procuratore Direzione Nazionale Antimafia &#8211; da La Stampa) </p>
<p>Caro Direttore,<br />
il testo sulle intercettazioni approvato al Senato intacca l&#8217;efficienza delle indagini e affligge con macchinose incombenze uffici giudiziari già stremati. La schiera dei riformisti garantisce, tuttavia, che la nuova legge non farà arretrare di un millimetro la lotta alla criminalità organizzata. Si ripete che nulla cambierà sul punto e che i pubblici ministeri non vedranno spuntate le proprie armi. È uno snodo cruciale della questione, se è vero che persino gli Stati Uniti sono intervenuti per raccomandare moderazione al governo italiano nel porre mano alle intercettazioni. Quanti hanno accettato queste parole rassicuranti e soprattutto coloro i quali hanno votato il testo «turandosi il naso» non possono ignorare che il disegno di legge la nozione di criminalità organizzata l’ha semplicemente cancellata. Una premessa è necessaria.</p>
<p>Nel maggio del 1991 un parlamento atterrito dall’ennesima ondata di violenza mafiosa volle dare un giro di vite ed approvò una legge che rendeva più facili le intercettazioni telefoniche e ambientali per ogni delitto di «criminalità organizzata». Si stabilì, in primo luogo, che per intercettare occorrevano «sufficienti» e non «gravi» indizi di reato così come stabilito per ogni altro delitto e che si potevano sistemare le microspie anche in luoghi diversi da quelli in cui si stava svolgendo l&#8217;attività criminosa. In virtù di una formula così ampia, «criminalità organizzata», questo regime agevolato delle intercettazioni si poteva applicare non solo ai delitti di mafia, ma anche a tutti i reati genericamente commessi da delinquenti organizzati. Era evidente l’intento del legislatore: un conto è contrastare singoli episodi criminosi perpetrati da soggetti isolati, altra cosa è sconfiggere le reti criminali dedite alla consumazione di una serie innumerevole di delitti, con strutture organizzative, mezzi e complicità. </p>
<p>Una rivoluzione nelle indagini che ha sorretto venti anni di investigazioni e ha consentito risultati straordinari. Nugoli di medici prezzolati nel rilascio di prescrizioni medicinali, gruppi di truffatori dediti alle false pensioni di invalidità o allo sfruttamento della manodopera agricola, cordate di funzionari pubblici corrotti, bande criminali dedite a rapine nelle ville o a degradanti pratiche usuraie sono stati sgominati grazie al fatto che per intercettarli era possibile applicare l&#8217;art.13 della legge 203 del 1991. Il testo del Senato, nella penombra delle norme transitorie, abroga l&#8217;art.13 e cancella così la nozione di criminalità organizzata dal nostro ordinamento. La disciplina del 1991 verrà spostata nel codice di procedura penale, ma resterà in vigore per la sola mafia e non potrà più applicarsi agli altri casi. </p>
<p>I gruppi di bancarottieri e di furbetti del quartierino, le gang che irrompono nelle ville, i nuovi reticoli su cui corre la corruzione della pubblica amministrazione dovranno essere scoperti in 75 giorni, eccezionalmente prorogabili di 3 in 3 e, fatto ancora più grave, ci vorranno i «gravi indizi di reato» per ottenere l&#8217;autorizzazione del giudice. Probabilmente è l&#8217;attacco più inteso che questa riforma reca alle indagini contro il malaffare e le consorterie della malapolitica, poiché tratta allo stesso modo il funzionario corrotto che delinque solitariamente vendendo le pratiche d&#8217;ufficio e le cricche che realizzano sofisticate sinergie e usufruiscono di legami profondi nella politica. In entrambi i casi ci vorranno i «gravi indizi di reato» per intercettare o per acquisire un tabulato. </p>
<p>Un&#8217;omologazione che nega due decenni di storia giudiziaria del paese e contraddice tutte le scelte degli Stati Ue e Ocse che esigono una stretta convergenza tra le tecniche di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione. A legge approvata i pubblici ministeri non avranno a disposizione nessun agevolazione per intercettare questi gruppi delinquenziali poiché non saranno più considerati criminalità organizzata; ma nessun problema tanto in Italia li avremo sconfitti con un tratto di penna e una furbizia di troppo.</p>
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