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	<title>Malitalia &#187; Castelvolturno</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Odio nero: il sindaco leghista nelle terre di Gomorra</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 10:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Castelvolturno]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Setola]]></category>

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		<description><![CDATA[ L’inferno, il paradiso e la passione. La disperazione delle ragazze ghanesi costrette a vendersi ogni giorno. “Venti bocca. Trenta l’amore”. Il buco nero dei tossici che vengono da Napoli, da Caserta e da Avellino, perché da queste parti si vende la roba a poco prezzo. La tristezza infinita delle ragazze dell’est che si giocano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4000" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/09/castel-volturno.jpg" alt="" width="259" height="194" /> <strong>L’inferno, il paradiso e la passione. La disperazione delle ragazze ghanesi costrette a vendersi ogni giorno</strong>. “Venti bocca. Trenta l’amore”. Il buco nero dei tossici che vengono da Napoli, da Caserta e da Avellino, perché da queste parti si vende la roba a poco prezzo. La tristezza infinita delle ragazze dell’est che si giocano la vita su un marciapiede. E il paradiso con le sue cose semplici, il volto della bambina di colore che gioca nel piccolo giardino dell’asilo dei padri comboniani, e la felicità di sua madre. Che è soddisfatta mentre ci osserva mangiare il pranzo rigorosamente etnico (riso e pollo piccantissimi,banane fritte e altri cibi dai nomi impronunciabili) che ci viene offerto. E che consumiamo sotto una delle due capanne  in stile africano che i padri hanno tirato su nel cortile dell’asilo perché non svanisca il ricordo.<strong> </strong></p>
<p><strong>È la Domiziana a pochi chilometri da Castel Volturno, 27 mila abitanti, 11 mila immigrati, in massima parte africani ma anche dell’Est europeo. Qui comanda Antonio Scalzone, il sindaco che odia gli immigrati. E odia, ma con il sangue che gli allaga gli occhi, chiesa, Caritas, centri sociali, volontari e quant’altri si ostinano a curarli,istruirli, organizzarli.</strong> Scalzone, a capo di una giunta PDL e affini con simpatie leghiste, nei giorni scorsi è stato protagonista di un’incredibile polemica contro il ricordo di sei morti innocenti. I sei migranti di colore che il 18 settembre di due anni fa vennero falciati a colpi di mitra di fronte  ad una sartoria. A massacrarli fu la camorra  di Giuseppe Setola, “o cecato”, uno dei killer più spietati dei “casalesi”. “ora tocca ai neri-ordinò- uccidete tutti quelli che trovate là, pure ‘e femmene se ce stanno”. E  così fu. “<strong>Perché Setola voleva i neri e io i neri gli ho dato”, ha raccontato un pentito. Non si salvò nessuno.</strong></p>
<p>Ora il ricordo è una targa con i loro nomi  sostenuta da due tubi che si intrecciano, uno bianco e uno nero. Un messaggio di pace in questo inferno di canali ammorbati dai veleni, pessimi alberghi dai nomi esotici, spiagge e pinete devastate dalla monnezza, negozi e centri commerciali, quartieri dormitorio nati per  ospitare gli sfollati di terremoti e bradisimi napoletani. <strong>“Se andiamo avanti così- ha proclamato Scalzone nei giorni scorsi- noi rischiamo di fare la fine degli indiani d’America, altro che  commemorare bande di criminali”. E giù attacchi</strong> . Anche ai volontari. I padri comboniani, la Caritas, l’associazione intitolata a Jerry Masslo, una delle prime vittime del razzismo made in Italy.”Lucrano sugli immigrati. Perché la Finanza non indaga sui loro bilanci?”. Parole durissime che hanno fatto infuriare  quelli che ogni giorno si dannano l’anima per portare un po’ di sollievo in questo inferno. “Con il Sindaco Scalzone non perdo più tempo. L’ho denunciato per calunnia e diffamazione, ora tocca al tribunale. Cn le sue parole ha offeso il m io lavoro e quello di decine di volontari”.<strong> </strong></p>
<p><strong>Renato Natale è di Casal di Principe, è medico e due volte a settimana apre un ambulatorio al centro Fernandes della Caritas. Cura gli immigrati, le donne e i bambini.</strong> “Dire che noi lucriamo sui migranti è una bestemmia, in queste terre lo Stato non c’è, noi facciamo da cuscinetto tra  bisogni  drammatici e assenza dei diritti più elementari. Scalzone venga a frugare nelle nostre tasche e ci troverà solo debiti, per i 50mila euro che ci deve ancora dare la ASL e che servono a comprare le cose essenziali, per l’aiuto che non arriva mai. Chieda in giro e gli diranno  dei sacrifici anche personali che facciamo”. Gianni Grasso è un altro dottore, “medico di strada”, lo chiamano. Si occupa delle giovani prostitute, assieme ad altri volontari  le va a cercare sulla strada con un camper. Le cura, le informa sui loro diritti, le aiuta. “Gianni- ci raccontano- compra di tasca sua anche i pannolini per i bambini delle ragazze ghanesi”. <strong>Non lo ammetterà mai (sono stati i suoi amici a raccontarci questo piccolo grande segreto) ma a due di loro Gianni ha pagato anche gli studi, fino all’università, fino al master all’estero che una delle ragazze sta frequentando.</strong></p>
<p>Ecco, contro questo pezzo di Italia civile, contro la passione e la dedizione di decine di ragazzi e ragazze, uomini adulti  e professionisti che mettono a disposizione i loro saperi, si è scagliato Antonio Scalzone. Tre anni fa Le  Monde gli dedicò una pagina intera. “Il Sindaco razzista” era il titolo. Una fama meritata e che lui non smentisce. Nel suo paese la Lega di Bossi ha rastrellato il 9% dei voti alle Europee, tanto da far conquistare a Castel Volturno l’ambito titolo di Pontida del Sud. Già Sindaco nel 1997, la sua giunta fu sciolta per infiltrazioni mafiose. La camorra, scrissero i prefetti, condizionava tutto. Anche oggi i giornali locali casertani affacciano il sospetto di legami strani del sindaco anti-immigrati. Un pentito ha parlato degli incontri che tra il 2000 e il 2001 Scalzone avrebbe avuto con l’imprenditore camorrista Paolo Diana, detto “scarpone”. <strong>Via i neri e chi li protegge da Castel Volturno, dove in ballo ci sono grandi affari. Il risanamento dell’ex villaggio Coppola Pinetamare. Uno dei tanti scempi urbanistici da riqualificare con altre colate di cemento. E un porto turistico da 1200 posti barca. Roba seria, un business da decine di milioni di euro.</strong></p>
<p><em>(pubblicato su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a> del 22 settembre 2010)</em></p>
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		<title>Anche il lago d’Averno era finito nelle mani del clan dei casalesi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 08:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno)
Nella disponibilità del clan dei casalesi era finito, secondo la Procura, persino un lago: quello d’Averno, il più noto e suggestivo dei Campi Flegrei. Gli agenti della Dia lo hanno sequestrato ieri in esecuzione di un decreto della Dda: appartiene a Gennaro Cardillo, in carcere con l’accusa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3276" href="http://www.malitalia.it/2010/07/anche-il-lago-d%e2%80%99averno-era-finito-nelle-mani-del-clan-dei-casalesi/lago-daverno/"><img class="alignleft size-full wp-image-3276" title="lago d'averno" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/lago-daverno.jpg" alt="" width="150" height="113" /></a>(di Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno)<br />
<strong>Nella disponibilità del clan dei casalesi era finito, secondo la Procura, persino un lago: quello d’Averno, il più noto e suggestivo dei Campi Flegrei</strong>. Gli agenti della Dia lo hanno sequestrato ieri in esecuzione di un decreto della Dda: appartiene a Gennaro Cardillo, in carcere con l’accusa di favoreggiamento per avere aiutato il killer Giuseppe Setola durante la latitanza. Cardillo è amministratore e socio unico della Country Club, la società che nel 1991 acquistò il lago per due miliardi di lire dalla famiglia Pollio: <strong>l’acquisto, è scritto nell’atto notarile, riguarda «un intero terreno invaso di acque denominato lago d’Averno, dalla superficie complessiva di circa ettari 55, are 77 e centiare 80». I Pollio, a loro volta, si erano tramandati l’Averno dal 1750, quando lo avevano ricevuto in dono dai Borbone; nonostante tre sentenze abbiano assegnato il bacino allo Stato, la controversia giudiziaria avviata 19 anni fa resta aperta.</strong></p>
<p>Oltre alla società, la Dia ha sequestrato anche l’agriturismo «Terra mia», dove Setola è stato ospitato durante la latitanza, e la discoteca «Aramacao». I beni hanno un valore complessivo di 15 miliardi di euro. Il decreto di sequestro è stato emesso dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dai pm Giovanni Conzo, Alessandro D’Alessio, Catello Maresca, Alessandro Milita e Cesare Sirignano. Le operazioni di sequestro sono state coordinate dal dirigente della Dia, vicequestore Maurizio Vallone. Gennaro Cardillo, è scritto nel decreto di sequestro, «ha operato acquisizioni di beni, direttamente o tramite la sua società, del tutto sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati. Tale sproporzione impone la presunzione di illecita provenienza dei mezzi impiegati per gli acquisti». Per gli investigatori, dunque, è un prestanome dei boss casalesi. L’avvocato Fabio Fulgeri, che assiste Cardillo, sottolinea invece che i beni sono stati acquistati dai familiari dell’uomo, e in particolare dal padre: farà ricorso al Riesame per il dissequestro. Negli anni scorsi, intervistato a proposito della proprietà del lago, Gennaro Cardillo ne rivendicava addirittura la valorizzazione: «In questi anni abbiamo salvato l’Averno dal degrado, ripulito la foce ostruita, salvaguardato le sue acque». <strong></strong></p>
<p><strong>Durante la latitanza, dunque, Giuseppe Setola, il killer che volle, tra l’altro, la strage dei neri di Castelvolturno, non trovò rifugio solo nell’appartamento di via Manzoni, a Posillipo, ma anche in questo luogo ricco di storia e riferimenti mitologici. Nell’agriturismo, del resto, come ha rivelato il pentito Oreste Spagnuolo, il suo gruppo si riuniva da tempo e spesso si fermava a mangiare</strong></p>
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		<title>Pdl al governo, leghisti all’opposizione: l’asse del Nord sbanca Castel Volturno</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 09:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da Il Corriere del Mezzogiorno &#8211; di Gianluca Abate)
CASERTA. Non fosse che la chiamano «provincia d’Africa» (ventiquattromila abitanti e undicimila immigrati che arrivano con il nome della città scritto sul palmo della mano), questa lingua di terra lunga ventisette chilometri potrebbe stare tranquillamente in Padania. Ché, nei giorni in cui Lega e Pdl conquistano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/notizie/politica/2010/1-aprile-2010/pdl-governo-leghisti-all-opposizionel-asse-nord-sbanca-castel-volturno--1602759795190.shtml" target="_blank">Il Corriere del Mezzogiorno</a> &#8211; di Gianluca Abate)</p>
<div id="attachment_1530" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1530" title="antonio-scalzone" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/antonio-scalzone-300x225.jpg" alt="Antonio Scalzone" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Antonio Scalzone</p></div>
<p>CASERTA. Non fosse che la chiamano «provincia d’Africa» (ventiquattromila abitanti e undicimila immigrati che arrivano con il nome della città scritto sul palmo della mano), questa lingua di terra lunga ventisette chilometri potrebbe stare tranquillamente in Padania. Ché, nei giorni in cui Lega e Pdl conquistano l’intero Settentrione, l’asse del Nord sfonda anche a Castel Volturno, Caserta, Campania. Una «<strong>Pontida del Sud</strong>» dove il sindaco è <strong>Antonio Scalzone</strong> (quello che minacciò «una nuova Rosarno» contro gli immigrati e che ottenne la «solidarietà personale» di Umberto Bossi) e il primo partito d’opposizione è il movimento «Liberamente», quello che alle ultime elezioni europee trascinò il Carroccio e la sua candidata, la più votata dopo il premier. Antonio Scalzone, da mercoledì, è di nuovo sindaco di Castel Volturno. Eletto con il 53.54% nelle liste del Pdl. E forte di 6.166 voti.</p>
<p>CONTRO LA PIETAS DELLA CHIESA. Ricomincia da dove aveva lasciato cinque anni fa. E riprende a scrivere una storia iniziata dodici anni fa e tutta da raccontare. Le cronache lo conoscono nella sua veste di sindaco-sceriffo il 12 maggio 1998, quando firma un’ordinanza «anti-prostitute» appellandosi a un articolo del codice della strada che punisce l’intralcio alla circolazione (in quel caso causato dalle code di clienti in auto). Meno di tre mesi dopo, però, deve mollare tutto. Lo decide il Viminale, dopo che il prefetto di Caserta Goffredo Sottile propone di sciogliere il Comune per «condizionamenti camorristici». Tempo due anni, e — il 17 aprile del 2000— è di nuovo seduto sulla poltrona di primo cittadino, pronto a combattere la sua «crociata» contro gli immigrati e «una fetta» della Chiesa. Il 27 dicembre 2002, nel bel mezzo d’una disputa, ordina di chiudere tre serre che i padri comboniani avevano tirato su per far coltivare zucchine e fagiolini agli immigrati ghanesi: «Quelli si schierano solo dalla parte degli immigrati, mai con i cittadini». Quelli sono i comboniani. E gli immigrati, a Castel Volturno, «al 90% sono criminali che compromettono la nostra civiltà». Una battaglia senza tregua, come le polemiche che non risparmiano neppure «colleghi» di partito, dal sindaco di Aversa Domenico Ciaramella al senatore Pasquale Giuliano.</p>
<p>LA SOLIDARIETÀ DI BOSSI. Un braccio di ferro che — tra tira e molla — dura fino all’apoteosi politica (del sindaco, beninteso). Accade il 27 giugno 2003, quando il quotidiano della Lega La Padania pubblica in prima pagina la lettera di Antonio Scalzone: «Io provo a contrastare gli immigrati criminali, ma ogni volta mi trovo contro una parte della Chiesa». Finisce che, due giorni dopo, il leghista Mario Borghezio arriva a Castel Volturno «in nome e per conto di Umberto Bossi» a esprimere «solidarietà» al sindaco e dargli «manforte per cacciare gli immigrati». Quando il quotidiano francese Le Monde definisce Scalzone «sindaco razzista», lui la spiega così (1 luglio 2003): «L’immigrazione ha devastato la mia terra. Mia moglie e mia figlia non possono attendere l’autobus sulla Domitiana perché tutte le volte si ferma un automobilista credendole prostitute. Vi sembra normale?». A lui, evidentemente, non sembra normale neppure che i comboniani minaccino di bruciare gli ordini di espulsione per gli immigrati. Così, quando accade (21 agosto 2003), prende carta e penna e scrive direttamente al ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu: «Si prega voler adottare provvedimenti».</p>
<p>ALL&#8217;OPPOSIZIONE INNO A ROSARNO. E non che da capo dell’opposizione Antonio Scalzone sia da meno. Il 22 gennaio 2010, mentre l’Italia assiste attonita alla rivolta di Rosarno contro gli immigrati, lui scende di nuovo in piazza, lancia una petizione per «liberare la città» e chiudere il centro di accoglienza della Caritas (raccoglierà 500 firme in un solo giorno) e annuncia: «Chi pensa di portare altri immigrati a Castel Volturno sbaglia. Siamo pronti anche noi a fare la guerriglia».</p>
<p>«LIBERAMENTE» LEGHISTI. Ora che è tornato nella parte del vincitore, ai banchi dell’opposizione siederà Ferdinando Letizia, candidato che ha racimolato il 25.71% dei voti. Chi lo sostiene? Il secondo partito della città dopo il Pdl. Una lista civica, per la precisione. Che si chiama «Liberamente», è stata fondata da un gruppo di ventenni, ha ottenuto il 12.35% dei consensi, ha scavalcato l’Udc (11.20%) e ha travolto il Pd (6.54%). La stessa lista, tanto per intenderci, che alle scorse elezioni Europee appoggiò la candidata della Lega Nord (Carmela Santagati, 466 preferenze, la più votata dopo Silvio Berlusconi il 6 e il 7 giugno 2009) e che guarda con occhio d’intesa al Carroccio.</p>
<p>SORELLE DI LEGA. Il perché lo spiegarono il 19 giugno 2009 presidente e portavoce del movimento, due sorelle, Anastasia e Aurora Petrella. Che, al Corriere del Mezzogiorno, riassunsero così la loro linea politica: «Roberto Maroni ci ha mandato l’esercito, ed è stato l’unico politico a rispondere alle nostre esigenze. La Lega ha una concretezza che non vediamo in nessun’altro». Sono le stesse parole pronunciate due giorni fa a 840 chilometri di distanza: Lombardia, Varese, Gemonio, casa di Umberto Bossi. E, questo nuovo laboratorio politico dell’asse del Nord, tira dentro anche il sindaco. Ché in fin dei conti, a dirla con le parole di Antonio Scalzone (ieri, ore 17.51) «la maggioranza la pensa come me. E l’opposizione pure».</p>
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		<title>Castel Volturno, la porta dell’inferno</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 10:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Castelvolturno]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Elisabetta Villaggio)
Sono stata a Castel Volturno. Ne sapevo, come tutti, per quello che si legge, che si vede in tv, da Gomorra. La realtà è molto più forte, dura e inimmaginabile.
Arriviamo da Capua, sono le 11 del mattino. È fine gennaio, c’è freddo. La pioggia si alterna a sprazzi di sole. Tira un forte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1473" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1473" title="castelvolturno-domiziana-luigi-caterino" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/castelvolturno-domiziana-luigi-caterino-300x199.png" alt="Castelvolturno" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Castelvolturno, Domitiana (Luigi Caterino)</p></div>
<p>(di Elisabetta Villaggio)</p>
<p>Sono stata a Castel Volturno. Ne sapevo, come tutti, per quello che si legge, che si vede in tv, da Gomorra. La realtà è molto più forte, dura e inimmaginabile.</p>
<p>Arriviamo da Capua, sono le 11 del mattino. È fine gennaio, c’è freddo. La pioggia si alterna a sprazzi di sole. Tira un forte vento. Lungo la strada che porta in paese ci sono ragazze che si vendono e ragazzi che spacciano. Sono quasi tutti nigeriani, ci racconteranno le persone che incontreremo: Padre Giorgio, Suor Antonia e Padre Antonio.</p>
<p>Giorgio Poletti è un prete comboniano che odia le gerarchie politiche ed ecclesiastiche. È definito “un prete scomodo” dall’articolo che esce proprio quel giorno sul Manifesto. Dopo 15 anni di lavoro sul posto è stato trasferito al Nord.</p>
<p>A metà degli anni ’80 ha fondato l’associazione Black and White che aiuta ad uscire dalla prostituzione &#8211; ad avere un permesso di soggiorno, a trovare un lavoro, a costruirsi una vita che valga la pena di essere vissuta &#8211; le ragazze che “lavorano” per strada.</p>
<p>Una volta arrivavano con l’inganno, veniva fatto loro credere di trovare un lavoro come baby sitter, parrucchiere, cameriere. Qui dipendono da una  Maman, una donna che prima si prostituiva come loro ed ora “amministra” 6 o 7 ragazze. Hanno un debito con lei di 50 o anche 70 mila euro. Prima di partire fanno un rito voodoo che le obbliga all’obbedienza incondizionata altrimenti succederà qualcosa a loro o alla famiglia. Oggi il 70% delle ragazze che arriva sa che si prostituirà, dice Suor Antonia, perché ci sono diverse organizzazioni che cercano di sensibilizzare le ragazze in Africa. Spesso sono le famiglie che le vendono in modo da sfamare gli altri figli. Non pensano di doversi prostituire per strada. La strada è dura.</p>
<p>Suor Antonia è arrivata qui nel 2000, portata da Padre Giorgio per farsi aiutare nel lavoro di strada, che consiste nell’andare di notte a parlare con le ragazze lungo i marciapiedi. No, non ha mai avuto paura Suor Antonia. È supportata dalla fede. E qui ce ne vuole tanta.</p>
<p>Vive al secondo piano di un palazzetto donato alla Diocesi con due sorelle e alcune donne che hanno scelto di cambiare vita. Ci sono anche due bambini piccoli. Al primo piano ci vivono gli uomini. Non parlano italiano. Vengono dai centri di prima accoglienza siciliani.</p>
<p>La domenica ci sono tre messe: quella per gli ucraini, per gli africani con i canti Gospel e per i polacchi. Le officia Padre Antonio mandato a sostituire Padre Giorgio. È un prete alla mano. Fuma,  parecchio. È minuto, parla inglese molto bene. Ha un sorriso aperto e continuerà a fare quello che ha sempre fatto Padre Giorgio. Tutta la baracca viene mantenuta dalla chiesa di Capua, ci raccontano.</p>
<p>Pochi metri più in là c’è una costruzione semi distrutta che sembra abbandonata. Ci avviciniamo. Subito spuntano fuori due teste minacciose. Una è una donna bianca che dà l’idea di essere tossica e l’altra di un uomo di colore. Tutti e due ci urlano di andarcene, lì non si può stare.</p>
<p>Tutto avviene lungo la via Domitiana. Il centro di Castel Volturno è diverso. È piccolo, raccolto, pulito, ordinato, le case sono curate, c’è l’edicola, il bar. Non ci sono neri, solo bianchi.</p>
<p>A parte il centro storico, Castel Volturno si espande lungo la Via Domitiana per circa venti chilometri. Non sembra di essere in Italia. È come se fosse un altro mondo. Una specie di Blade Runner. Man mano che ci si allontana dal centro diminuiscono i bianchi fino a che non se ne vedono più.</p>
<p>Le strade laterali non sono asfaltate, le costruzioni non terminate, fatiscenti, con gli intonaci che cadono a pezzi.</p>
<p>C’è molta polizia: esercito, carabinieri, polizia carceraria. Si appostano, stanno un po’, se ne vanno. Poi tornano a sorpresa.</p>
<p>Lungo la strada si può comprare sesso, cocaina, eroina. Tutto avviene velocemente. Una ragazza sale in una macchina e un ragazzo che ha preso una bustina sfreccia via sgommando. Sono tutti bianchi i clienti.</p>
<p>Questa è zona di mozzarelle. Buonissime. Non si sa quanto sane perché su questi terreni è stato scaricato di tutto. Lungo il litorale, dove oggi il mare è rabbioso, sono stati costruiti ecomostri come Pianetamare. Avrebbero dovuto creare un polo turistico, avrebbero dovuto creare sviluppo. Con gli aiuti dello Stato, della Comunità Europea, del terremoto dell’Irpinia. Oggi sono dei bestioni mostruosi e abbandonati lungo la spiaggia. I terreni erano di pochissime famiglie. Forse una sola. Su un muro è scritto: “Eredi Coppola passatevi una mano sulla coscienza”. Il degrado qui è normale.</p>
<p>Sono quasi tutti nigeriani gli extra comunitari. Come mai? Forse perché lì c’è una criminalità organizzata che è venuta in contatto con un’altra criminalità organizzata, cioè la camorra? Perché qui, ovviamente, non si muove una paglia senza che la camorra lo sappia.</p>
<p>Castel Volturno avrebbe potuto essere un posto turistico con la lunga spiaggia. Avrebbero potuto vendere mozzarella e ricotta nel mondo intero. Avrebbero potuto vivere tutti insieme bene.</p>
<p>Ora è più o meno l’inferno. Grazie all’aiuto della camorra.</p>
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		<title>La mattanza di Castelvolturno</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:19:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Casal di Principe]]></category>
		<category><![CDATA[Castelvolturno]]></category>

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		<description><![CDATA[Loro no, loro, i “neri”, hanno rivendicato il loro diritto a vivere. Rodolfo Ruperti (Capo squadra mobile di Vibo Valentia):  «nessuno degli abitanti di Caserta, Casal di Principe ha mai osato, meglio pensato, di ribellarsi. È stata una lezione»
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria.html
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/castelvolturno-reportage/castelvolturno-reportage.html
http://www.insutv.it/migranti/immigrati-rivolta-castelvolturno-dopo-gli-omicidi
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Loro no, loro, i “neri”, hanno rivendicato il loro diritto a vivere. Rodolfo Ruperti (Capo squadra mobile di Vibo Valentia):  «nessuno degli abitanti di Caserta, Casal di Principe ha mai osato, meglio pensato, di ribellarsi. È stata una lezione»</p>
<p><span id="more-39"></span><a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria.html" target="_blank">http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria.html</a></p>
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<p><a href="http://www.insutv.it/migranti/immigrati-rivolta-castelvolturno-dopo-gli-omicidi" target="_blank">http://www.insutv.it/migranti/immigrati-rivolta-castelvolturno-dopo-gli-omicidi</a></p>
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