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	<title>Malitalia &#187; Casal di Principe</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>La partita di Nick o&#8217; Mericano</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 12:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Fierro</dc:creator>
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Undici a dieci. Così è finito il primo tempo della partita tra la giustizia e Nick o’Mericano. La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha dato il nulla osta all’arresto dell’ex sottosegretario all’economia del Governo Berlusconi, Nicola Cosentino, accusato di essere il referente politico del clan dei Casalesi. Immediate le reazioni di quanti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8941" href="http://www.malitalia.it/2012/01/la-partita-di-nick-o-mericano/nickomericano/"><img class="alignnone size-full wp-image-8941" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/nickomericano.jpg" alt="" width="240" height="192" /></a></p>
<p><strong>Undici a dieci. </strong>Così è finito il primo tempo della partita tra la giustizia e Nick o’Mericano. La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha dato il nulla osta all’arresto dell’ex sottosegretario all’economia del Governo Berlusconi, Nicola Cosentino, accusato di essere il referente politico del clan dei Casalesi. Immediate le reazioni di quanti, da sinistra a destra, aspettavano con ansia questo momento, non solo relativamente alla posizione del leader campano del Pdl, ma per quanti ancora ritengono che la giustizia sia uguale per tutti. <strong>Capi d’accusa che in un paese normale, cioè un altro paese, avrebbero già fatto saltare la testa del leader del centro destra campano da tempo</strong>. Ma siamo in Italia e bisognerà per questo aspettare il si definitivo da parte di Montecitorio previsto per domani. Non dovrebbero esserci sorprese stavolta però: ad avere in mano le chiavi del carcere per Nicola Cosentino infatti è la Lega Nord che non dovendo più giostrarsi tra la doppia essenza di partito di lotta e di Governo, e quindi piegarsi alle richieste di impunità del Cavaliere, ha deciso di tornare alle sue origini, quelle di Lega Ladrona.<strong> Per il partito di Bossi la difesa d’ufficio del delfino casertano di Berlusconi è sempre stata un boccone duro da far ingoiare al suo elettorato in camicia verde: riciclaggio, falso, corruzione, violazione delle norme bancarie, e favoreggiamento degli amici di Sandokan e Zagaria, non sono certo reati da poco.</strong> Ieri a nulla è servito il rinvio di due ore voluto dal Pdl per provare a far rinsavire gli ex alleati del Carroccio, e fargli capire, come ha sottolineato Cicchitto che “si tratta di un gravissimo errore” che non esclude “possibili peggioramenti nei rapporti politici”. I voti, come annunciato, sono arrivati. Ora salvo ripensamenti dell’ultim’ora, a meno che Berlusconi non decida di legare il destino dell’intero Paese a quello di Nick, cioè facendo venir meno la fiducia al Governo Monti e tornare quindi alle urne, desiderio mai nascosto dalle casacche verdi, domani la magistratura dovrebbe avere il definitivo via libera a poter svolgere il proprio lavoro. <strong>Ora ‘o sistema Campania, è nelle mani dell’aula di Montecitorio che deciderà se far brindare qualcuno a Casal di Principe o i tanti cittadini che della lotta alla camorra hanno fatto la loro ragione di vita.</strong></p>
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		<title>Vent’anni dopo il messaggio di Don Peppe è ancora attuale</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 09:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Raffaele Sardo)
La parrocchia di Casal di Principe ha deciso di distribuire il documento vergato da Don Diana nel Natale 1991 in cui tuonava contro la politica e le collusioni con la Camorra. Quel testo fu fra le cause della sua uccisione nel marzo 1994

A Natale di vent’anni fa, don Giuseppe Dianapubblicava il documento: “Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/vent%e2%80%99anni-dopo-il-messaggio-di-don-peppe-e-ancora-attuale/don-peppe/" rel="attachment wp-att-8820"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/don-peppe.jpg" alt="" title="don-peppe" width="295" height="152" class="alignleft size-full wp-image-8820" /></a></p>
<p>(di Raffaele Sardo)<br />
<strong>La parrocchia di Casal di Principe ha deciso di distribuire il documento vergato da Don Diana nel Natale 1991 in cui tuonava contro la politica e le collusioni con la Camorra. Quel testo fu fra le cause della sua uccisione nel marzo 1994<br />
</strong><br />
A Natale di vent’anni fa, don Giuseppe Dianapubblicava il documento: <strong>“Per amore del mio popolo”</strong>. La curia di Casal di Principe lo distribuirà il 25 dicembre prossimo al popolo dei fedeli proprio come quel Natale del 1991. Lo farà per riannodare il filo della memoria con un martire della Chiesa, ma anche per indicare una via d’uscita a quanti ancora oggi sono imbrigliati nella rete dell’illegalità e della violenza. Quel documento, che è di un’attualità straordinaria, fu una delle cause della uccisione di don Diana per mano della Camorra, avvenuta il 19 marzo del 1994. Il parroco della chiesa di San Nicola di Bari di Casal di Principe tuonava contro la politica e le sue collusioni con la camorra. Puntava il dito contro la sua chiesa che non parlava con voce chiara. Denunciava la presenza di un’imprenditoria collusa e corrotta. Ma lo faceva quasi in solitudine, in un clima di violenza diffusa che ha prodotto decine e decine di morti. Don Peppino credeva nella “forza della parola”. La usava per spiegare, convincere e disarmare i giovani che erano affascinati dalla violenza camorristica. Alzava la voce per difendere la parte più debole del suo popolo. L’amore per la sua gente e la sofferenza di tante famiglie lo aveva spinto ad uscire dalla sagrestia per cercare di impedire a tanti giovani di percorrere i sentieri che portavano direttamente alla morte. E per questo era diventato il simbolo del riscatto della propria terra. Non glielo hanno perdonato. Ha pagato con la vita il coraggio di ribellarsi.</p>
<p><strong>“La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana</strong>”. Scriveva don Diana in quel documento del 1991. Fotografava la vita nelle contrade del suo territorio con una chiarezza unica: “I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato”. Conosceva fin troppo bene la sofferenza di tante mamme che temevano di vedere distrutte le vite dei propri figli. Perciò scriveva:<strong> “Siamo preoccupati. Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra”</strong>. Era consapevole che la Chiesa deve svolgere un ruolo di primo piano nel costruire la speranza. Perciò parlò con le parole dei Profeti. Utilizzò le parole di Ezechiele per richiamare la denuncia. Le parole di Isaia per guardare avanti. Le parole di Geremia per richiamare la Giustizia sociale” e la “Genesi” per vivere nella solidarietà.</p>
<p>La politica la metteva sul banco degli accusati: “E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale”. Si appellò soprattutto ai suoi confratelli, ai Cristiani, al popolo di Dio, per aprire un varco nei clan della camorra che nel 1991 apparivano, nonostante le divisioni, come un unico monolite di violenza. Si appellò soprattutto al Popolo di Dio e ai sacerdoti:</p>
<p><strong>“Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa.</strong> (…) Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.</p>
<p>E’ stato ucciso per quello che ha scritto. Ma il suo sangue è stato il seme che ha dato buoni frutti. Ora, il territorio che in tanti conoscevano come il regno della camorra, sta cambiando pelle grazie anche al suo martirio e sta cambiando anche nome:<strong> Casal di Principe non è il paese diSandokan, ma è il paese di don Peppino Diana.<br />
</strong><br />
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 24 dicembre del 24 dicembre 2011)</p>
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		<title>Nel Paese del boss</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 18:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Don Peppe Diana]]></category>
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Dolci, barba, e tanta fede. Il superboss Michele Zagaria non ha rinunciato proprio a nulla in questi 16 anni di latitanza. Quei cinque metri di cemento armato che lo separavano dalla vita “terrena” non gli hanno impedito neanche di frequentare la piazza di Casapesenna. Non che in paese nessuno lo avesse riconosciuto, sia chiaro, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/bunkerboss-300x209.jpg" alt="" title="bunkerboss" width="300" height="209" class="alignleft size-medium wp-image-8689" /></p>
<p><strong>Dolci, barba, e tanta fede. Il superboss Michele Zagaria non ha rinunciato proprio a nulla in questi 16 anni di latitanza. Quei cinque metri di cemento armato che lo separavano dalla vita “terrena” non gli hanno impedito neanche di frequentare la piazza di Casapesenna</strong>. Non che in paese nessuno lo avesse riconosciuto, sia chiaro, ma è bene non generalizzare e ricordare il monito di don Luigi Ciotti “Casalesi è il nome di un popolo, non di un clan”. Lui, Capostorta, si sentiva protetto, ma non solo dalla rete di complici, collusi, amici. Zagaria faceva e fa, anche adesso che è rinchiuso dietro le sbarre del supercarcere di Novara, paura. E un “popolo” abbandonato alla mercè della camorra può lecitamente avere paura e di conseguenza tacere.  Se in molti hanno aggredito i giornalisti che stanno asserragliando il paese in queste ore, martellando tutti, giovani e vecchi, con domande di routine del tipo “lei lo ha mai visto?”, “sapevate chi era?”, “siete contenti dell’arresto?”, come se gioire davanti ad una telecamera per la fine del capo dei capi del clan più spietato d’Italia, fosse una cosa indolore, in tanti, nel privato sicuro delle loro case e dei loro affetti, hanno tirato finalmente un sospiro di sollievo. Ma parliamo della gente comune. Chi invece comincia, o continua, a tremare sono i suoi familiari, prestanome, affiliati, quelli che in queste ore vengono perquisiti in tutta Italia dagli uomini della Guardia di Finanza. <strong>Verifiche sui patrimoni a partire da quelli di Caserta, dove Maresca, il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto  31 decreti di perquisizione. Non solo Caserta però: l’impero economico criminale di Michele Zagaria abbraccia tutto il centro nord: Bologna, Parma, Reggio Emilia, ma anche Sanremo. </strong>E poi c’è quell’I-Pad ritrovato nel “bunker” del boss, super attrezzato con tanto di televisori al plasma, l’immancabile copia del bestseller di Roberto Saviano, e finanche un poster di Che Guevara (forse più un omaggio alla devozione calcistica per Diego Armando Maradona che una condivisione ideologica della storia di Guevara). E’ lì che potrebbero essere contenute informazioni essenziali per far luce sul “sistema Zagaria”: elenchi di persone, complici e vittime, la mappa dei tesori del clan, gli appoggi politici e imprenditoriali.<br />
Un duro colpo per quanti vedevano nella presenza del superboss l’unica fonte di sostentamento: “portava lavoro, ci dava il pane” dicono in molti. Ed ecco perché quando il boss andava dal barbiere a farsi rasare, perché essendo uno sciupa femmine ci teneva ad avere un viso liscio e pulito, non doveva guardarsi le spalle. Gli piacevano i dolci e se li andava a comprare in pasticceria di persona. Ma soprattutto, come nella migliore delle più assurde tradizioni mafiose, era religiosissimo, devoto a Padre Pio, e quindi abituale frequentatore della messa. In Chiesa, di fronte al prete, in mezzo ai fedeli. Per don Luigi Menditto, Michele Zagaria “era un parrocchiano come tutti gli altri al quale portare la parola di Dio”. Come tutti gli altri. Chissà se don Luigi Menditto ogni anno partecipa alle celebrazioni in memoria di un suo collega, don Peppe Diana, che per pensarla in modo opposto, fu trucidato, il 19 marzo del 1994 a Casal di Principe, da un commando dei Casalesi di Francesco Sandokan Schiavone. Era un prete anche Peppe Diana, ma per “amore del suo popolo” aveva deciso di non tacere, di non fingere che i camorristi fossero come tutti gli altri, non ebbe paura e pagò con la morte, la sua convinzione che la camorra non era degna della parola di Dio.<br />
<strong>A don Giuseppe Diana, quegli stessi uomini battezzati e a cui quindi va portata la parola di Dio, non ebbero alcuna remora ad entrare nella casa del Signore ed eseguire l’ordine di uccidere quell’uomo che si era messo in testa di mobilitare tutta la Chiesa dell’agroaversano contro il loro clan, di salvare i ragazzi dalla piovra attraverso le attività della comunità scout, di entrare nelle scuole e spiegare che la vita era un’altra cosa, anche a Casale.</strong> Per lui nessuna pietà, doveva tacere e la sua morta doveva essere un segnale chiaro per tutti. Due colpi alla testa, e poi ancora uno in pieno volto, uno al collo e un altro ancora ad una mano. E’ evidente che qualcuno il messaggio lo ha recepito forte e chiaro e non è disposto a dimenticarlo neanche a distanza di tanti anni. Ma il messaggio di don Diana, vivo, fa ancora oggi più rumore di quei colpi di pistola. Scriveva don Diana: “Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere segno di contraddizione”. <strong>Come battezzati in Cristo, come Michele Zagaria. </strong>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Gomorra, the day after</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 08:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Casal di Principe]]></category>
		<category><![CDATA[Iovine]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Alessandro Chetta) 
Casal di Principe dopo la cattura del “Ninno”
“Il roccobabà piace ai buoni e ai cattivi, mica mi metto a chiedere la fedina penale dei clienti». Nicola è mastro pasticciere, 25enne, «orgoglioso di essere nato a Casale». Col papà Emilio s&#8217;è inventato una mousse al cioccolato degna di Scaturchio: il roccobabà, appunto, copyright [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/iovine.jpg" alt="" title="iovine" width="290" height="174" class="alignleft size-full wp-image-4832" />(di Alessandro Chetta) </p>
<p>Casal di Principe dopo la cattura del “Ninno”<br />
<strong>“Il roccobabà piace ai buoni e ai cattivi, mica mi metto a chiedere la fedina penale dei clienti». Nicola è mastro pasticciere, 25enne, «orgoglioso di essere nato a Casale»</strong>. Col papà Emilio s&#8217;è inventato una mousse al cioccolato degna di Scaturchio: il roccobabà, appunto, copyright di Casal di Principe, tortino brevettato a cui avrebbe dato il nome addirittura lo stilista Rocco Barocco. Quella che chiamano Gomorra si squaglia davanti alle delizie che «minacciano» il palato di chi ama i dolci ma è a dieta. <strong>E chi lo sa, forse Antonio Iovine, che sarebbe stato tradito dalla voglia matta di un panettone pre-natalizio, avrà fatto scorpacciate del roccobabà di Nicola in questi 15 anni di latitanza in zona.</strong> Il pasticciere naturalmente si limita a servire e distribuire il prodotto che, ribadisce, «piace ai buoni e può piacere ai cattivi ma sicuramente &#8211; aggiunge &#8211; contribuisce a fare una cosa positiva: per una volta fa circolare il nome di questa cittadina non per fatti di malavita». Casal di Principe, il giorno dopo la cattura del superboss del cartello camorrista, arrestato dalla mobile di Napoli. </p>
<p>Piove. Un po&#8217; di monnezza in strada, ma il piccolo centro del Casertano non sfiora neanche le vette napoletane. Però coi sacchetti la carreggiata già ridotta a sei metri d&#8217;asfalto (in larghezza) si restringe ancora. Diverse telecamere si affacciano in strada. Il giornalista del tg chiede: cosa cambia adesso per voi cittadini? Le risposte degli intervistati beccati in attesa dell’autobus sono di circostanza. «Eh, speriamo cambi qualcosa, chi può dirlo, vedremo, aspettiamo». In fondo alla quinta traversa di via Cavour c&#8217;è la villetta, con telecamera esterna, dove soggiornava, saltuariamente, Iovine. <strong>Passa il postino, in scooter. «Ha mai consegnato lettere in quella casa? Al cognome &#8220;Boratta&#8221; (quello del muratore che dava ospitalità al boss, ndr)?». Risposta: «No, non mi pare, mai». </strong>Accusare il paese di omertà e collusione con la latitanza del &#8220;Ninno&#8221; come hanno ventilato i magistrati è però «estremamente sbagliato e fuorviante» secondo l&#8217;ex sindaco Renato Natale. «La paura &#8211; dice &#8211; è qualcosa che non controlli, difficile da spiegare a parole. Ma la paura non significa omertà. Perciò non si può &#8211; prosegue &#8211; criminalizzare un intero paese, non è giusto. Qui c&#8217;è tanta gente che dell&#8217;anticamorra fa una battaglia costante». </p>
<p>Gli fa eco il giornalaio, che spara in vetrina oltre ai titoli del Corriere e della Gazzetta di Caserta («Preso Antonio Iovine», e il più escatologico «&#8217;O Ninno, la fine») anche una foto di Angelo Vassallo, il sindaco legalitario di Pollica assassinato a settembre. <strong>«Cambierà qualcosa? Più che soffermarmi sul singolo arresto di un latitante io guarderei alle mancanze della politica che poco fa, anzi nulla fa, per un territorio che ha bisogno di sviluppo, lavoro e speranza». Proxima estaciòn esperanza.</strong></p>
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		<title>Braccato dalla camorra scrive alla figlia: &#8220;Potrai giudicarmi quando sarai grande&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 13:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
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		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Val. Err. Il Messaggero.it del 24 settembre 2010)
Lettera di un 45enne di Casal di Principe in fuga dai clan, che cambia città ogni settimana, alla piccola Carol, 2 anni appena. A volte la geografia può segnare un destino. E nascere a Casal di Principe può significare avere la vita già scritta. Per Valerio è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4044" title="casaldiprincipe" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/09/casaldiprincipe.jpg" alt="" width="259" height="194" />(di Val. Err. Il Messaggero.it del 24 settembre 2010)</p>
<p><strong>Lettera di un 45enne di Casal di Principe in fuga dai clan, che cambia città ogni settimana, alla piccola Carol, 2 anni appena. </strong>A volte la geografia può segnare un destino. E nascere a Casal di Principe può significare avere la vita già scritta. Per Valerio è andata esattamente così. <strong>La strada, da giovanissimo, poi la delinquenza in un’escalation senza ripensamenti. Sempre dritto in una direzione: più o meno vicino ai clan, gente finita male, lontano dal rispetto delle regole e della legge. Così ha conosciuto il brivido della ricchezza e poi il freddo dell’indigenza. Le accuse e le condanne. E oggi, che ha circa 45 anni e ne dimostra un po’ di più, paga quelle scelte.</strong> Sta scontando una pena a vita che gli è stata inflitta dal tribunale della mala. E’ costretto a fuggire per evitare di essere ucciso in una di quelle lotte intestine tra clan campani che nascono per un niente e non finiscono mai.</p>
<p>Valerio cambia città e pensione quasi ogni settimana, di notte non può dormire e aspetta l’alba leggendo qualsiasi libro gli capiti in mano. Fuma sigarette e porta via le cicche, casomai a qualcuno venisse la fantasia di raccoglierle per estrarne il Dna. E ancora, se deve rivelare un segreto lo scrive su un biglietto per non essere intercettato, lo mostra al suo interlocutore, poi ne fa una pallina e la ingoia.</p>
<p><strong>Qualche volta si maledice per non aver capito prima quali fossero le cose importanti della vita. Ad esempio Carol, la sua bambina, che ha visto solo per pochi mesi. Prima che le cosche lo costringessero a diventare uno dei pochi latitanti di fatto, non ricercato dalla polizia ma dai clan.</strong>La sua storia è anche simile a quella di altri padri separati. Che non riescono a vedere i figli per la conflittualità e i rancori che hanno lasciato in famiglia. Perché Valerio, uomo della ”mala”, non va più d’accordo con la sua ex compagna. Dice che non è questo a impedirgli di vedere la sua bambina. Se gli si chiede, quali siano i motivi, preferisce la diplomazia: «Le ragioni riguardano il contesto in cui sono cresciuto e il paese dal quale vengo, Casal di Principe. E in minima parte la conflittualità tra e me e la mamma della mia bambina».</p>
<p>Parla poco, questo campano pieno di tatuaggi che hanno anche significati religiosi. Dice di avere in mente le troppe cose che non ha mai detto a sua figlia. Teme di non poterle dire mai più. Per questo le ha scritto una lettera e l’ha consegnata al giornale della città in cui vive la sua famiglia, Roma.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><strong>A Carol, mia figlia.</strong>Ciao bambina mia, hai appena compiuto 2 anni, e il papà sa che ora non puoi leggerla questa mia. Ma devi sapere piccola mia che una lettera scritta su un giornale come Il Messaggero rimane per sempre, potrai continuare a leggerla nell’emeroteca di qualsiasi biblioteca. E adesso vado a darti il mio cuore, con una promessa: non parlerò mai di tua madre e sarò sincero.</p>
<p><strong>Quando nascesti, mentre mamma era in sala travaglio</strong>, un’altra signora che stava per partorire perse il bambino. Il padre impazzì di dolore, e insieme ad alcuni parenti iniziò a devastare il reparto. Tu non eri ancora nata, e la mamma sentendo quel trambusto si spaventò immensamente. Il tuo battito si fermò: accorsero in dieci tra medici ed infermieri, credo che fossero anche loro spaventati per quello che era successo. Vi portarono in sala operatoria per un cesareo, io ero terrorizzato, soprattutto per tua madre. Ero talmente spaventato che dissi al chirurgo: «Prima la madre, dottore». Lui mi rassicurò: «Tutte e due».</p>
<p><strong>Appena nata un’infermiera ti portò fuo</strong>ri, avvolta in un asciugamano, da me. Mi disse: «Può baciarla se vuole». Ma non lo feci, amore mio, non ti baciai. Non perché non ti amassi già, ma perché volevo essere sicuro che avessi ancora una madre. Sai, oggi quella frase al chirurgo non la direi più. Ti amo tanto. Ma usare la parola “amore” è troppo semplice, Carol. Ti amo; e vivere senza vederti è un po’ come essere una pianta che non viene mai annaffiata.</p>
<p><strong>Perché non viviamo insieme? Potresti chiedermi</strong>. Perche io e tua madre non stiamo insieme a te? Potrei spiegartelo ma dovrei parlare di tua madre, ed ho promesso di non farlo. Se il destino ci aiuterà ad incontrarci, io ti dirò la mia versione della nostra storia. Per ora devi accontentarti di quella di tua madre. Ma sappi che solo quando avrai modo di sentire anche me potrai deciderai chi condannare e chi assolvere. Ma non potrai mai decidere chi amare, perché questo sentimento non si può governare e lo scoprirai purtroppo anche a tue spese.</p>
<p><strong>Papà tuo in questo momento è in una serie infinita di gu</strong>ai: ma tuo padre, Carol, è una persona estremamente intelligente e ne verrà fuori. Anche se esiste l’incognita dell’imprevisto. Ed è questa incognita che mi spinge oggi a lasciarti una lettera. Non pensare, ti prego in ginocchio, che non abbia passato un solo istante della mia giornata per tutta la vita ad amarti, desiderarti e a sentirmi a metà senza di te. Anzi nulla, senza di te.</p>
<p><strong>Sei diventata bellissima; lo sei sempre stata</strong>. Qualcuno ti chiamava con il mio nome al femminile, per quanto mi somigliavi. Ma è impossibile; papà tuo non è bellissimo: forse hai preso dalla mamma e qualcuno ti chiamava così per guadagnarsi i miei favori. Carol, ho combattuto per te in tribunale: ho fatto allontanare alcuni assistenti sociali che si occupavano di noi. Ma alla fine il giudice ha detto che ha sempre visto i vitelli seguire le vacche e mai i tori.</p>
<p><strong>Combatti sempre</strong>, non arrenderti mai, non rinunciare mai ai tuoi diritti, soprattutto, non arrenderti mai. Perché, amore grandissimo, ogni fallimento vale mille volte più del non aver combattuto. Credevo in Dio e più di una volta sono stato privilegiato; perché a differenza di molte persone, ho avuto dimostrazioni certe della sua esistenza. L’ho anche sfidato e lui ha vinto. Ma oggi, per quello che mi sta accadendo con te, talvolta sono tentato di dubitare della sua presenza.</p>
<p>Ti Amo</p>
<p>Tuo Padre V.G.</p>
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		<title>Saviano né diavolo né santo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
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		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
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Go!morra. C’ammora go! ’O cunte de bucie (nero su bianco)… Cca nun se fanno nome, strummolo co spavo. E ora, quella che promette di diventare la moda dell’estate, l’attacco a “Gomorra” e a Roberto Saviano, diventa un rap. Scritto da Daniele Sepe, uno dei più originali musicisti napoletani. Comunista doc, irriverente fino alla dissacrazione, Sepe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2593" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/saviano.jpg" alt="" width="148" height="150" /></p>
<p><strong><em>Go!morra. C’ammora go! ’O cunte de bucie (nero su bianco)… Cca nun se fanno nome, strummolo co spavo</em></strong>. E ora, quella che promette di diventare la moda dell’estate, l’attacco a “Gomorra” e a Roberto Saviano, diventa un rap. Scritto da Daniele Sepe, uno dei più originali musicisti napoletani. Comunista doc, irriverente fino alla dissacrazione, Sepe mette in musica il suo giudizio sul best seller, “il racconto delle bugie”, e sul suo autore,uno che non fa mai nomi di politici, quindi da liquidare con una frase che in dialetto napoletano (“strummolo co spavo”, trottola da muovere con un filo di spago), suona ancora più offensiva.</p>
<p>Insomma non bastava il saggio di Dal lago sull’eroe di cartone, l’accusa (poi malamente ritirata) di aver sfruttato le sofferenze di Napoli del calciatore Borriello, ora anche un rap. Chiediamo a  Francesco Barbagallo, nella sua doppia veste di professore dell’Università Federico II di Napoli che ha conosciuto Saviano giovane laureato, e di studioso della camorra, cosa sta succedendo.</p>
<p>“Semplice nella sua drammaticità: in Italia non ti perdonano il successo e la fama. In questo paese contano due cose: i soldi e l’apparire in tv. Roberto Saviano ha tutto questo, per molti è insopportabile, quindi va distrutto. Io capisco le critiche anche feroci ma gli attacchi no. Definire Saviano un eroe di carta è una denigrazione tanto feroce quanto infondata”.</p>
<p><strong>Il giudizio è di Dal Lago, Daniele Sepe, però, in un’intervista dice che Saviano non è un esperto e che se si vuole sapere qualcosa di serio sul rapporto camorra e politica bisogna leggere il libro di Barbagallo “Napoli fine Novecento”</strong></p>
<p>Sepe è un artista e parla con la pancia, ma Dal Lago no, è uno studioso di valore e come tale ha il dovere di analizzare i fenomeni nella loro complessità.</p>
<p><strong>Lei ha conosciuto il Saviano degli esordi.</strong></p>
<p>Si, nel 2004. Era uno sconosciuto, scriveva sul Manifesto e Diario per poche decine di euro. Era bravo, ricordo che interveniva in tutte le occasioni nelle quali si parlava della camorra e dei suoi rapporti con la politica, e lo faceva con grande capacità di analisi. Ha sempre avuto una grande forza d’animo, ma con un limite di fondo.</p>
<p><strong>Quale?</strong></p>
<p>Il desiderio spasmodico di lottare contro la camorra ma con una tendenza eccessiva al martirio, tanto che a un certo punto della sua vicenda, tentò di prendere le distanze. Non era contento del clima che gli si stava creando intorno. Ricordo che una volta, prima di “Gomorra”, venne da me dicendomi che i carabinieri gli avevano proposto di entrare nella loro <em>intelligence</em> o nei reparti speciali. Gli consigliai di continuare a fare le cose che sapeva fare e gli chiesi un saggio per una rivista.<strong></strong></p>
<p><strong>Poi Gomorra e il successo.</strong></p>
<p>Di quel libro si può discutere all’infinito, ma un merito gli va riconosciuto ed è enorme: aver portato all’attenzione mondiale la camorra e il suo potere. Gomorra ha inferto una ferita mortale al clan dei casalesi. Prima dell’uscita del libro nessuno sapeva quale impero si celasse dietro i vari Sandokan, Cicciotto ‘e mezzanotte etc, i magistrati del processo Spartacus erano soli. Diamo a Saviano questo merito storico, anche riconoscendo che in alcune occasioni lui ha ecceduto.</p>
<p><strong>Quando?</strong></p>
<p>Quando è andato a Casal Di Principe e ha fatto in piazza i nomi dei camorristi, da allora quelli lo odiano e vogliono vederlo morto. La camorra, come tutte le mafie, ama il silenzio. I libri danno fastidio se vendono.</p>
<p><strong>Lei ha scritto di camorra, “Napoli fine Novecento” e “Il potere della camorra”. Libri importanti.</strong></p>
<p>Le racconto una storia per capire “Gomorra” e riguarda proprio “Napoli fine Novecento”. Einaudi ne stampò 7mila copie, il libro ne vendette 5mila, un giorno mi telefonarono dalla casa editrice per dirmi che le altre duemila le avrebbero mandate al macero e così fu. Erano altri tempi, il 1997 e il libro parlava molto dei rapporti con la politica, ma con quel testo toccai un’area di lettori già sensibilizzati. Il grande merito di “Gomorra” sta, invece, nell’aver raggiunto tutti. Ora sarà per le minacce ricevute, la mobilitazione dei premi Nobel,la tv, tutto quello che si vuole, ma con un solo libro Saviano è riuscito a raccontare a tutto il mondo il cancro che divora la Campania.</p>
<p><strong>E ha fatto tanti soldi, questa è l’accusa più ricorrente.</strong></p>
<p>E a cosa servono i soldi quando sei costretto a fare una vita d’inferno? Consiglio di vedere l’intervista di Saviano a “Current tv”, lì lo scrittore si confessa e svela la sua vita e quella dei suoi familiari costretti come lui a stare molto attenti. Chi attacca Saviano vuole dimostrare che si tratta di un eroe finto, un po’ come accadde a Giovanni falcone. Lo distrussero e poi gli restituirono rispetto e credibilità, ma solo dopo Capaci.</p>
<p><strong>Dove sta sbagliando Saviano?</strong></p>
<p>Roberto ha un cattivo carattere, caratteristica accentuata dalle sue attuali condizioni di vita, ma c’è qualcosa che va al di là e riguarda l’uso spregiudicato che giornali e case editrici stanno facendo della sua figura. Presentarlo come alternativa a Berlusconi non lo aiuta. E’ uno scrittore non un leader politico. E poi lui non ha ancora tutti gli strumenti per difendersi, è giovane, pensa di poter fare tutto da solo. Così non va in questo nostro spietato Paese.</p>
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		<title>Una lettera da Casal Di Principe</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 14:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Alfredo Natale)
Io sono colpevole. Colpevole in quanto casalese. Casalese non come appartenete al clan, loro non meritano questo nome. Ma casalese come cittadino di queste terre.. colpevole. Colpevole semplicemente di non essere normale. In un paese dove abbondano eroi e criminali, eccellenze nel bene e nel male, la straordinarietà è all’ordine del giorno, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2489" title="segnaletica_casal-di-principe" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/05/segnalietica_casal-di-principe-300x225.jpg" alt="segnaletica casal di principe" width="300" height="225" />(di Alfredo Natale)</p>
<p><strong>Io sono colpevole. Colpevole in quanto casalese. Casalese non come appartenete al clan, loro non meritano questo nome. Ma casalese come cittadino di queste terre.. colpevole</strong>. Colpevole semplicemente di non essere normale. In un paese dove abbondano eroi e criminali, eccellenze nel bene e nel male, la straordinarietà è all’ordine del giorno, i colori sono quelli di un fumetto, e la normalità è l’eccezione.<br />
La storia la faranno anche i martiri, i dittatori, i grandi personaggi che decidono, ordinano, tramano, sognano, creano. Ma il mondo va avanti con il sudore della gente comune. Ma proprio questa gente.. dov’è? quante poche mani servono per contarla?<br />
<strong>Cosa significa essere normali qui da noi? Significa solo svegliarsi la mattina e andare a lavorare, come dice qualcuno? Significa solo non essere nel centro del ciclone ed sentirsi “estraneo ai fatti”? </strong><br />
Io credo significhi anche avere coraggio. E non parlo del coraggio di denunciare, del coraggio di manifestare, di affrontare il potere, di lottare rischiando la vita. Questo spetta a chi ha le capacità di farlo, e non avere questa capacità non è una colpa. <strong>Una colpa è invece non avere il coraggio di distinguersi se la si pensa diversamente, di schierarsi intimamente, di non annegare con gli altri nella banalità dei luoghi comuni. Il coraggio di essere coerenti, il coraggio di essere onesti, prima di tutto con se stessi. Normalità è seguire le leggi, tutte, dalla prima all’ultima. Significa pagare le tasse, tutte, dalla prima all’ultima. Significa rispetto, di te stesso e della tua dignità, degli altri, della comunità, dell’ambiente. Significa dare valore alla democrazia. Significa non svendere il proprio voto. Significa votare per chi credi possa fare del bene alla tua comunità. Significa non votare qualcuno solo perché ti è parente o amico o ti ha fatto un piacere o crede di avertelo fatto. Perché qui si confonde il diritto con il privilegio o il favore, la comunità con la tua famiglia, il processo democratico con una partita di calcio. Si confonde la vita con la sopravvivenza, l’integrità con l’invisibilità, l’interesse con il profitto, la chiarezza con l’ambiguità.</strong>Avere coraggio significa assumersi le responsabilità di quello che avviene, perché tutti abbiamo il potere di cambiare le cose, basta crederci, ed è vero. Significa rispettare il proprio ruolo e le proprie professionalità, sapendo che quello che si fa, si dice, si scrive ha sempre degli effetti, nel bene e nel male. E significa anche non aver paura di sbagliare. Avere coraggio è alzare lo sguardo non quando incontri un camorrista per strada, ma quando sei solo davanti ad uno specchio. Significa imparare a giudicare, farlo con cognizione, con consapevolezza, senza superficialità.<br />
Ci si dimentica ormai del tempo che passa. Basta un attimo per sradicare un albero nel proprio giardino, anche se a piantarlo è stato tuo nonno. Ci si dimentica del sangue versato che ha concimato i campi, e si banalizza sui morti perché tanto sono morti ma tu sei vivo, e non riesci a sentirti alla loro altezza. Ci si dimentica della strada percorsa, dei piedi rotti e del sudore, di chi ha fatto cosa e del perché è successo. E soprattutto si dimenticano le colpe.<br />
<strong>Avere coraggio è non dimenticare.<br />
Il coraggio di scegliere, il coraggio di essere uomini liberi, il coraggio di essere partigiani in guerra.<br />
Si, mi sento colpevole. Colpevole di non riuscire, di non tentare, di non volere, di non credere, di non potere. Colpevole.</strong></p>
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		<title>Per non dimenticare le vittime della mafia</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 08:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Casal di Principe]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione culturale I CARE presenta l&#8217;iniziativa in ricordo di Don Peppe Diana, dei giudici Falcone e Borsellino e di tutte le vittime della mafia. Nel video è presente un estratto del noto Maurizio Costanzo Show, con la partecipazione di Giovanni Falcone e le interviste del giornalista Michele Santoro. In chiusura del reportage l&#8217;appello di Papa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione culturale I CARE presenta l&#8217;iniziativa in ricordo di Don Peppe Diana, dei giudici Falcone e Borsellino e di tutte le vittime della mafia. Nel video è presente un estratto del noto Maurizio Costanzo Show, con la partecipazione di Giovanni Falcone e le interviste del giornalista Michele Santoro. In chiusura del reportage l&#8217;appello di Papa Karol Wojtyla.<br />
Credit: I CARE, Libera, Canale 5 e Rai</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LZGlCuIqaME&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/LZGlCuIqaME&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Escrivà de Balaguer vs don Peppino Diana</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Casal di Principe]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Raffaele Sardo)
Caserta. &#8220;Hanno fatto santo Escrivà de Balaguer e tanti altri che hanno approfittato della Chiesa, perché non fare santi quelli come don Peppino Diana che per la chiesa hanno dato la vita?&#8221;
Raffaele Nogaro vescovo emerito di Caserta, ritorna su don Diana, a pochi giorni dal sedicesimo anniversario della sua uccisione a Casal di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1274" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1274" title="anniversario_donpeppediana" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/anniversario_donpeppediana-300x225.jpg" alt="Anniversario della morte di Don Peppino Diana" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Anniversario della morte Don peppino Diana</p></div>
<p>(di Raffaele Sardo)</p>
<p><strong>Caserta.</strong> &#8220;Hanno fatto santo <strong>Escrivà de Balaguer</strong> e tanti altri che hanno approfittato della Chiesa, perché non fare santi quelli come <strong>don Peppino Diana</strong> che per la chiesa hanno dato la vita?&#8221;<br />
<strong>Raffaele Nogaro</strong> vescovo emerito di Caserta, ritorna su don Diana, a pochi giorni dal sedicesimo anniversario della sua uccisione a Casal di Principe per mano della camorra.</p>
<p><strong>Don Diana fu ammazzato nella sagrestia della sua parrocchia, il 19 marzo del 1994. </strong>Nogaro, suo amico, da tempo si batte perché la Chiesa assuma la figura di don Diana come modello di giustizia, di santità.</p>
<p>“Per resistere in modo vivo – dice Nogaro &#8211; e in modo popolare, anche contro tutto il processo della malavita che abbiamo nelle nostre zone. Se la Chiesa potesse dichiarare un santo della giustizia perché ha pagato per mano della camorra, ne acquisterebbe in dignità. E non c’è bisogno di ricorrere alla scomunica nei confronti dei camorristi, perché in questo modo gli stessi camorristi capirebbero che non val la pena che professino tanta fede religiosa.</p>
<p>La scomunica, peraltro &#8211; sostiene ancora Nogaro &#8211; è stata sempre usata a sproposito nella Chiesa. Per me, ad esempio, <strong>Pio XII</strong> non dovrebbe essere fatto santo. Non tanto perché non ha parlato al momento delle leggi razziali, ma perché ha dato la scomunica ai comunisti. I primi comunisti, quelli che io confessavo quando ero giovane prete – ricorda il vescovo emerito di Caserta &#8211; era povera gente che, avendo sentito il messaggio della speranza, tentava di fare scelte per liberarsi da quella condizione di umiliazione e di sudditanza che avevano nei confronti del Conte. Da noi, in Friuli, all’epoca la terra era ancora del Conte. Poveretti, era l’unica forma per potersi riscattare e alzare la testa un po’ dalla loro condizione di schiavitù. Solo che per loro c’era la scomunica. Un modo per annientare un uomo spiritualmente.</p>
<p>Invece <strong>Carlo Marx</strong> per me è un santo e devono farlo prima o poi. Lui ha reso protagonista il povero. Si badi, non ha fatto la scelta prioritaria del povero, ma ha parlato del protagonismo del povero. Lo stesso protagonista di cui parla il Vangelo, in Marx è trasfigurato nella forma più alta, nel proletariato. Il suo è l’annuncio del Vangelo in modo genuino. E dunque, se dico che può essere fatto santo Marx, a maggior ragione figuriamoci don Diana. Però non farei tanto il discorso della santità. Chissà chi è santo. Io direi di farlo beato. Uno quando realizza se stesso e lo realizza in funzione del bene degli altri, è “<strong>Makairos</strong>”, come dice il Vangelo, cioè <strong>Beato, Fortunato</strong>. E questo è genuino. Invece la santità è soltanto di Dio. Nel Makairos, il fortunato, il riuscito, è quello che veramente paga per gli altri. Quello che ha interpretato fino in fondo il vangelo.</p>
<p>Don Peppino Diana è “Makairos”, come <strong>Papa Giovanni XXXIII</strong> che ha scavalcato i poteri e la ricchezza della chiesa, come per dire: “Sono un povero fratello come voi. Se volete, anche padre, ma prima di tutto fratello”. E’ bellissimo che Don Diana possa diventare veramente un “Makairos”, un fortunato della Chiesa e della società prima di tutto&#8221;.</p>
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		<title>Storie di mafiosi, eroi e cacciatori. Il Clandestino intervista Laura Aprati e Enrico Fierro</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 10:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cacciatori Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Onestà]]></category>

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		<description><![CDATA[(Tratto da Il Clandestino &#8211; Intervista di Giovanni Zambito)
La mafia non è più quella delle coppole e delle lupare. Si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Spara sempre meno e fa sempre più affari. Dal Sud ha risalito la penisola e si è radicata al Nord e oltre. Malitalia. Storie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.clandestinoweb.com/number-news/203507-libri-malitalia.storie-di-mafiosi-eroi-e-cacciatori-intervista-a-laura-aprati-ed-enrico-f.html" target="_blank">Il Clandestino</a> &#8211; Intervista di Giovanni Zambito)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-937" title="talking_parlare" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/talking_parlare-300x214.jpg" alt="Talking, parlare" width="300" height="214" />La mafia non è più quella delle coppole e delle lupare. Si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Spara sempre meno e fa sempre più affari. Dal Sud ha risalito la penisola e si è radicata al Nord e oltre. Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e &#8220;cacciatori&#8221; (<em>libro+dvd, Rubbettino Editore, pagg. 179, euro 15,00</em>) racconta tutto questo.</p>
<p><strong>Il Clandestino</strong> ne ha intervistato i curatori <strong>Laura Aprati</strong> ed <strong>Enrico Fierro</strong>.</p>
<p>&#8220;Non è un lavoro dedicato ai mafiosi o alle sentenze che li riguardano &#8211; affermano &#8211; ma alle persone che ogni giorno combattono questo male che colpisce soprattutto le regioni della Campania, Calabria e Sicilia ma anche il Nord e i paesi stranieri dove si è infiltrato e mimetizzato&#8221;.</p>
<p><strong>In che cosa Malitalia si distingue da altri volumi sulla mafia?</strong><br />
Di libri tecnici ce ne sono tanti, ma non era nostra intenzione di fare un romanzo per non rendere uno più o meno eroe di altri, fornendo così stereotipi falsi, bensì raccontare la verità, la vita così com&#8217;è. Sono storie di persone spesso dimenticate anche da noi giornalisti: è più facile infatti raccontare un episodio crudo piuttosto che narrare la vita di coloro che non stanno sotto la luce dei riflettori. Le forze dell&#8217;ordine sono al centro delle attenzione solo nel momento dell&#8217;arresto ma nessuno sa come vivono durante le indagini.</p>
<p><strong>Ci potere fare qualche esempio a tal riguardo?</strong><br />
Il capo della &#8216;Catturandi&#8217; di Trapani, che sta cercando Matteo Messina Denaro, l&#8217;ultimo capo di Cosa Nostra, ha rinunciato ad avere figli e poteva fare il commercialista. Il Capo della Mobile, che al liceo aveva fondato un giornalino che parlava contro la mafia, da sei anni vive nell&#8217;alloggio della Questura. I carabinieri dei &#8216;Cacciatori di Calabria&#8217; vivono nel vecchio aeroporto di Vibo Valentia. Uno di loro tornando nella sua terra è stato disconosciuto da molti amici e il figlioletto a scuola viene messo da parte perché il padre è uno sbirro. Insomma scegliere la legge ti rende diverso: è proprio vero che in queste regioni c&#8217;è un regno con due re, dove l&#8217;infiltrato è lo Stato. Queste persone sono come afferma Dacia Maraini dei modelli perché vivono la loro vita dove la normalità è così rara da renderli &#8220;eroi&#8221;.</p>
<p><strong>La mafia ha sempre avuto il dono di sapersi camuffare ed essere flessibile. Il salto di qualità degli ultimi 10-15 anni in che cosa consiste esattamente?</strong><br />
Esiste la terza generazione formata da professionisti come medici e avvocati entrata nella società civile con un volto pulito e tanta disponibilità di denaro da potersi comprare locali, ristoranti e pizzerie nei posti migliori di diverse città. Non sparano più e sono talmente simili a noi che non ci accorgiamo di loro. Il figlio di un capocosca calabrese della famiglia Bellocco (inquisita nelle questioni di Rosarno e degli immigrati) è stato arrestato mentre mangiava tranquillamente in un ristorante al centro di Roma, così come Antonio Pelle è stato preso in un ospedale pubblico mentre si preparava a subire un intervento.</p>
<p><strong>E lo Stato non si accorge di come sia cambiato il sistema mafioso?</strong><br />
Non sempre. Il Codice di Procedura Civile non può comminare una semplice sanzione finanziaria a chi gestisce i subappalti: occorre adeguare gli strumenti per punire i mafiosi. Va bene la confisca dei loro beni ma non bisogna metterli all&#8217;asta. A Casal di Principe nessun cittadino onesto può mai pensare di comprare la villa di Sandokan costruita su imitazione di quella di Scarface. Il sistema giudiziario deve adeguarsi alla nuova forma che la mafia ha assunto.</p>
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		<title>Malitalia vista da Natangelo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 11:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mario Natangelo, vignettista e illustratore definito &#8220;Giovane, Napoletano, Feroce, Energia pulita e senza scorie&#8221;, ha disegnato Live le vignette per la presentazione del volume Malitalia.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mario Natangelo</strong>, vignettista e illustratore definito &#8220;Giovane, Napoletano, Feroce, Energia pulita e senza scorie&#8221;, ha disegnato <em>Live</em> le vignette per la presentazione del volume Malitalia.</p>

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		<title>La mattanza di Castelvolturno</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:19:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Loro no, loro, i “neri”, hanno rivendicato il loro diritto a vivere. Rodolfo Ruperti (Capo squadra mobile di Vibo Valentia):  «nessuno degli abitanti di Caserta, Casal di Principe ha mai osato, meglio pensato, di ribellarsi. È stata una lezione»
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria.html
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/castelvolturno-reportage/castelvolturno-reportage.html
http://www.insutv.it/migranti/immigrati-rivolta-castelvolturno-dopo-gli-omicidi
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Loro no, loro, i “neri”, hanno rivendicato il loro diritto a vivere. Rodolfo Ruperti (Capo squadra mobile di Vibo Valentia):  «nessuno degli abitanti di Caserta, Casal di Principe ha mai osato, meglio pensato, di ribellarsi. È stata una lezione»</p>
<p><span id="more-39"></span><a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria.html" target="_blank">http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria.html</a></p>
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