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	<title>Malitalia &#187; Cacciatori Calabria</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>6 covi nella Platì sotterranea</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 05:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Sono le 3,30 della mattina del 10 giugno, nel silenzio della notte scatta l’operazione congiunta della Dia di Torino, del Reparto Operativo Nucleo Investigativo Carabinieri Torino e del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Locri. 100 uomini per un’operazione che coinvolge Calabria, Piemonte, Lazio e Lombardia. Tra questi 100 ci sono 15 uomini dello “Squadrone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/P6100029-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2761" /></p>
<p>Sono le 3,30 della mattina del 10 giugno, nel silenzio della notte scatta l’operazione congiunta della Dia di Torino, del Reparto Operativo Nucleo Investigativo Carabinieri Torino e del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Locri. 100 uomini per un’operazione che coinvolge Calabria, Piemonte, Lazio e Lombardia. Tra questi 100 ci sono <strong>15 uomini dello “Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria”. Uomini che prima hanno combattuto i sequestri e poi si sono messi alla caccia dei latitanti di ‘ndrangheta che vivono tra l’Aspromonte e la Locride. Uomini che hanno fatto della ricerca dei bunker  una “missione”. </p>
<p>Loro riconoscono i segni di un nascondiglio da un intonaco, dal tipo di cemento usato, da come sono stati usati i mattoni.</strong>E sono stati loro ad entrare nelle case di Trimboli, Marando, Perre e a trovare 6 bunker, tutti nella zona di Platì, una delle città del triangolo d’oro della ‘ndrangheta insieme a San Luca e Africo. <strong>Una città che ne nasconde un’altra sotterranea, venuta alla luce già nel 2001 con l’operazione “Marines”.</strong>E  toccando intonaci, guardando muri hanno scoperto in contrada Lacchi, nell’agro di Platì, un bunker di circa 80 metri quadrati (con una stanza adibita ad essiccatoio di marjiuna) di proprietà di Domenico Trimboli.<strong> Oppure quello  appartenente a Pasquale Pangallo con all’interno un cunicolo sotterraneo che si poteva percorrere solo carponi e che aveva due vie di fuga, una delle quali nella fogna comunale tramite un altro cunicolo coperto da un blocco di cemento scorrevole su rotaie metalliche.</strong></p>
<p>Ma per nascondere un ingresso è buona anche anche una rastrelliera per i vini . A loro, alla loro conoscenza del territorio non sono sfuggiti nemmeno i bunker murati tanto che ci sono voluti picconi per squarciare il cemento e trovare l’abitazione alternativa del “boss”.<br />
I bunker possiamo dire che sono la loro ossessione , che siano tra gli aranceti o in un città come Platì. <strong>Quando ho parlato con loro mi hanno detto “Il mafioso che scappa sa che lo stiamo cercando. E’ un uomo ricco, che ha coperture, che potrebbe scappare all’estero&#8230; ma il latitante deve vivere nel suo paese e sa che noi lì lo cercheremo”.<br />
Un lavoro, il loro, lungo faticoso e oscuro in una terra che spesso li considera “infiltrati”, quasi che fossero loro il nemico da battere</strong>.</p>
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		<title>Storie di mafiosi, eroi e cacciatori. Il Clandestino intervista Laura Aprati e Enrico Fierro</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 10:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da Il Clandestino &#8211; Intervista di Giovanni Zambito)
La mafia non è più quella delle coppole e delle lupare. Si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Spara sempre meno e fa sempre più affari. Dal Sud ha risalito la penisola e si è radicata al Nord e oltre. Malitalia. Storie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.clandestinoweb.com/number-news/203507-libri-malitalia.storie-di-mafiosi-eroi-e-cacciatori-intervista-a-laura-aprati-ed-enrico-f.html" target="_blank">Il Clandestino</a> &#8211; Intervista di Giovanni Zambito)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-937" title="talking_parlare" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/talking_parlare-300x214.jpg" alt="Talking, parlare" width="300" height="214" />La mafia non è più quella delle coppole e delle lupare. Si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Spara sempre meno e fa sempre più affari. Dal Sud ha risalito la penisola e si è radicata al Nord e oltre. Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e &#8220;cacciatori&#8221; (<em>libro+dvd, Rubbettino Editore, pagg. 179, euro 15,00</em>) racconta tutto questo.</p>
<p><strong>Il Clandestino</strong> ne ha intervistato i curatori <strong>Laura Aprati</strong> ed <strong>Enrico Fierro</strong>.</p>
<p>&#8220;Non è un lavoro dedicato ai mafiosi o alle sentenze che li riguardano &#8211; affermano &#8211; ma alle persone che ogni giorno combattono questo male che colpisce soprattutto le regioni della Campania, Calabria e Sicilia ma anche il Nord e i paesi stranieri dove si è infiltrato e mimetizzato&#8221;.</p>
<p><strong>In che cosa Malitalia si distingue da altri volumi sulla mafia?</strong><br />
Di libri tecnici ce ne sono tanti, ma non era nostra intenzione di fare un romanzo per non rendere uno più o meno eroe di altri, fornendo così stereotipi falsi, bensì raccontare la verità, la vita così com&#8217;è. Sono storie di persone spesso dimenticate anche da noi giornalisti: è più facile infatti raccontare un episodio crudo piuttosto che narrare la vita di coloro che non stanno sotto la luce dei riflettori. Le forze dell&#8217;ordine sono al centro delle attenzione solo nel momento dell&#8217;arresto ma nessuno sa come vivono durante le indagini.</p>
<p><strong>Ci potere fare qualche esempio a tal riguardo?</strong><br />
Il capo della &#8216;Catturandi&#8217; di Trapani, che sta cercando Matteo Messina Denaro, l&#8217;ultimo capo di Cosa Nostra, ha rinunciato ad avere figli e poteva fare il commercialista. Il Capo della Mobile, che al liceo aveva fondato un giornalino che parlava contro la mafia, da sei anni vive nell&#8217;alloggio della Questura. I carabinieri dei &#8216;Cacciatori di Calabria&#8217; vivono nel vecchio aeroporto di Vibo Valentia. Uno di loro tornando nella sua terra è stato disconosciuto da molti amici e il figlioletto a scuola viene messo da parte perché il padre è uno sbirro. Insomma scegliere la legge ti rende diverso: è proprio vero che in queste regioni c&#8217;è un regno con due re, dove l&#8217;infiltrato è lo Stato. Queste persone sono come afferma Dacia Maraini dei modelli perché vivono la loro vita dove la normalità è così rara da renderli &#8220;eroi&#8221;.</p>
<p><strong>La mafia ha sempre avuto il dono di sapersi camuffare ed essere flessibile. Il salto di qualità degli ultimi 10-15 anni in che cosa consiste esattamente?</strong><br />
Esiste la terza generazione formata da professionisti come medici e avvocati entrata nella società civile con un volto pulito e tanta disponibilità di denaro da potersi comprare locali, ristoranti e pizzerie nei posti migliori di diverse città. Non sparano più e sono talmente simili a noi che non ci accorgiamo di loro. Il figlio di un capocosca calabrese della famiglia Bellocco (inquisita nelle questioni di Rosarno e degli immigrati) è stato arrestato mentre mangiava tranquillamente in un ristorante al centro di Roma, così come Antonio Pelle è stato preso in un ospedale pubblico mentre si preparava a subire un intervento.</p>
<p><strong>E lo Stato non si accorge di come sia cambiato il sistema mafioso?</strong><br />
Non sempre. Il Codice di Procedura Civile non può comminare una semplice sanzione finanziaria a chi gestisce i subappalti: occorre adeguare gli strumenti per punire i mafiosi. Va bene la confisca dei loro beni ma non bisogna metterli all&#8217;asta. A Casal di Principe nessun cittadino onesto può mai pensare di comprare la villa di Sandokan costruita su imitazione di quella di Scarface. Il sistema giudiziario deve adeguarsi alla nuova forma che la mafia ha assunto.</p>
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		<title>Arrestato Saverio Trimboli</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 09:55:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Locri (Reggio Calabria) il 13 febbraio è stato arrestato Saverio Trimboli, latitante da circa 16 anni.
Si nascondeva in una casa nel centro storico di Platì, nel Reggino, in uno stabile di proprietà di un calabrese da anni emigrati in Australia. 
Era inserito nell&#8217;elenco dei 100 ricercati più pericolosi d&#8217;Italia, ed è stato scovato dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1010" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/trimboli-300x262.jpg" alt="Saverio Trimboli" title="trimboli" width="300" height="262" class="size-medium wp-image-1010" /><p class="wp-caption-text">Saverio Trimboli esce dal bunker con il Capitano Francesco Cinnirella</p></div>A Locri (Reggio Calabria) il 13 febbraio è stato arrestato <strong>Saverio Trimboli</strong>, latitante da circa 16 anni.<br />
Si nascondeva in una casa nel centro storico di Platì, nel Reggino, in uno stabile di proprietà di un calabrese da anni emigrati in Australia. </p>
<p>Era inserito nell&#8217;elenco dei <strong>100 ricercati più pericolosi d&#8217;Italia</strong>, ed è stato scovato dai carabinieri della compagnia e del gruppo di Locri, diretti rispettivamente dal maggiore <strong>Ciro Niglio</strong> e dal Tenente Colonnelo <strong>Valerio Giardina</strong>, col coordinamento del comando provinciale di Reggio Calabria diretto dal colonnello <strong>Pasquale Angelosanto</strong>. </p>
<p>Nella casa, il latitante aveva fatto costruire due bunker di complessivi 60 metri quadrati. Trimboli utilizzava anche alcune decine di scanner ed altre tecnologie utili a scoprire la presenza di eventuali microspie, che evidentemente per anni gli hanno consentito di proseguire la sua latitanza. Sono stati rinvenuti diverse migliaia di euro in contanti. Trimboli, in particolare, è ritenuto un presunto boss del traffico internazionale di droga.</p>
<p>Nell’operazione è intervenuto lo squadrone <strong>Cacciatori di Calabria</strong>.</p>
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		<title>Dieci penne per la guerra alle mafie</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/02/dieci-penne-per-la-guerra-alle-mafie/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 01:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto dal Corriere del Mezzogiorno &#8211; di Chiara Marasca)
Ritratti di «cacciatori» e criminali delle regioni meridionali
Domenico è un «cacciatore», uno che spende la vita alla ricerca di latitanti sull’Aspromonte, assieme agli altri carabinieri che, come lui, sono «addestrati alla tecniche di guerriglia grazie a una selezione durissima». Per lui «oggi, quello che noi chiamiamo lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_762" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-large wp-image-762" title="carabinieri_cacciatori_calabria_sardegna" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/carabinieri_cacciatori_calabria_sardegna-600x398.jpg" alt="Carabinieri Cacciatori Calabria e Sardegna" width="600" height="398" /><p class="wp-caption-text">Carabinieri Cacciatori Calabria e Sardegna</p></div>
<p>(Tratto dal <a href="http://www.osservatoriocamorra.org/root_sito/pagine/dettaglio_dossier.php?id=45" target="_blank">Corriere del Mezzogiorno</a> &#8211; di Chiara Marasca)</p>
<p><strong>Ritratti di «cacciatori» e criminali delle regioni meridionali</strong></p>
<p>Domenico è un «cacciatore», uno che spende la vita alla ricerca di latitanti sull’Aspromonte, assieme agli altri carabinieri che, come lui, sono «addestrati alla tecniche di guerriglia grazie a una selezione durissima». Per lui «oggi, quello che noi chiamiamo lo Stato, invece di aiutare il calabrese lo affonda.</p>
<p>Perché se tu non fai nascere qualcosa, non dai un lavoro, il ragazzo che è andato a scuola che fa, quali alternative ha? Allora spacciare la cocaina, portare un pacco di qua e di là, mettersi al servizio di un capo diventa l’unica alternativa».</p>
<p>Ma il collega siciliano che gli siede accanto, e che con lui è in missione in Calabria, non è d’accordo: «Qui la gente non fa sforzi per cercarlo il lavoro. Siamo invasi da extracomunitari che si fanno un mazzo così nelle campagne. La verità è che qui sono tutti con la schiena liscia, non si possono piegare». Stesso osservatorio, letture diverse. Che ben danno voce alla difficoltà di decifrare dinamiche e comportamenti, nella terra della ’ndrangheta e delle rivolte di Rosarno, come in gran parte del Sud.</p>
<p><span id="more-309"></span>Le loro parole sono raccolte dalla giornalista e autrice Rai Laura Aprati e dal giornalista Enrico Fierro, curatori del volume a più voci «Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e ‘‘cacciatori’’», edito dalla calabrese Rubbettino. Un viaggio nelle regioni delle mafie affidato alle penne di sette italiani e tre «inviati» da Olanda, Aart Heering, Germania, Petra Reski,e Balcani, Sanja Mihaljinaci, accompagnato da un dvd-reportage con le voci guida di don Luigi Ciotti e Dacia Maraini. Un libro interessante che aggiunge un tassello in più alla conoscenza collettiva del crimine organizzato italiano, di recente al centro di molta pubblicistica.</p>
<p>C’è tuttavia, tra una pagina e l’altra, qualcosa che non convince fino in fondo. E forse aiuta a mettere a fuoco il punto la prefazione che, non a caso, è firmata da un inviato «al fronte» qual è Franco Di Mare: è il richiamo costante a un clima, a uno scenario, a dei ruoli (come la parola «cacciatore», che ricorre spesso nel libro, oltre che nel titolo) che rimandano all’esistenza, nell’Italia del Sud, di una vera e propria guerra.</p>
<p>La guerra tra Stato e mafie, che per Di Mare, senza troppi giri di parole, «stiamo perdendo», e che ha brutalmente interrotto le vite di alcuni uomini in divisa (Alessandra Barone ricorda la vicenda del carabiniere maranese Salvatore Nuvoletta); le guerre tra cosche e clan rivali, soprattutto in Campania, perché in Sicilia, e in particolare nel Trapanese sul quale libro e dvd puntano i riflettori, da tempo non si spara; la guerra tra le mafie e chi tenta di resistervi, combattuta con gli incendi (Fierro racconta come brucia il laboratorio che sforna cialde belghe nel paese più povero d’Italia, Nardodipace, in Calabria), con le pistole e con l’omertà (come nei due delitti «senza testimoni» descritti dalla giovanissima cronista Angela Corica).</p>
<p>Una guerra in cui anche le donne di camorra, ricordate da Titti Beneduce, hanno un ruolo attivo. Ma se è certamente in corso un vero conflitto, indugiare su questo termine — e soprattutto su questo aspetto della questione — rischia di lasciare in ombra, ed è forse questo il limite del volume, il profilo finanziario, la rete di connivenze, la penetrazione nella pubblica amministrazione, nello Stato, delle stesse mafie.</p>
<p>Va detto che alcuni autori descrivono l’evoluzione del crimine organizzato e nel reportage diretto da Laura Aprati e riportato sul dvd emerge (più che nel libro) con nettezza la dinamica del rapporto politica-affari-mafia sia dalle parole del capo della Squadra Mobile di Trapani Giuseppe Linares che dalla testimonianza dell’imprenditore mafioso Antonio Birritella, che con inquietante disinvoltura racconta come in carcere abbia conosciuto e si sia scambiato informazioni e consigli «professionali» con casalesi e ’ndranghetisti.</p>
<p>Però, ciò che resta maggiormente impresso, anche per l’efficacia di alcuni ritratti o per la forza delle immagini che ci conducono nelle aperte campagne calabresi alla ricerca di bunker sotterranei, è il tema del conflitto tra i buoni, o come li chiama Fierro gli «onesti», e i cattivi. Una parte, solo una parte, di un tutto che ha contorni decisamente più sfumati.</p>
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		<title>L&#8217;inchiesta Malitalia</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 14:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un intervento audio di Laura Aprati sull&#8217;inchiesta Malitalia.
Protagonisti sono poliziotti, carabinieri, dichiaranti di giustizia, imprenditori onesti, ragazzi che lavorano, il procuratore della Direzione Generale Antimafia Alberto Cisterna, i Cacciatori di Calabria.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un intervento audio di Laura Aprati sull&#8217;inchiesta Malitalia.</p>
<p>Protagonisti sono poliziotti, carabinieri, dichiaranti di giustizia, imprenditori onesti, ragazzi che lavorano, il procuratore della Direzione Generale Antimafia Alberto Cisterna, i Cacciatori di Calabria.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="144" height="60" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/Inchiesta_Aprati.mp3" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="144" height="60" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/Inchiesta_Aprati.mp3"></embed></object></p>
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		<title>Cacciatori di Calabria</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Quando ho deciso di passare nei Cacciatori ne ho parlato con mia moglie. Una notte intera di lacrime, promesse, speranze. Sapevo che le davo un dolore, ma dovevo farlo. Non finirò mai di avere rimorsi per il tempo che ho rubato a lei e ai bambini».
Alla fine– dice Domenico – ti abitui. Tutto diventa normale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Quando ho deciso di passare nei Cacciatori ne ho parlato con mia moglie. Una notte intera di lacrime, promesse, speranze. Sapevo che le davo un dolore, ma dovevo farlo. Non finirò mai di avere rimorsi per il tempo che ho rubato a lei e ai bambini».</p>
<p><span id="more-32"></span>Alla fine– dice Domenico – ti abitui. Tutto diventa normale. Il ritorno in Calabria è stato uno choc. Per gli altri non sei più il ragazzo che anni prima era partito al Nord a cercare lavoro. Sei uno sbirro, e senza virgolette. Sbirro e cornuto. Un traditore. Gli amici, quelli del paese, con i quali sei cresciuto, hai giocato, sei andato a scuola, ti sei emozionato per una donna per la prima volta, ti evitano. Il senso di estraneità lo avverti anche quando porti i figli a scuola, perché anche i bambini sono i figli dello sbirro. Certo, siamo dei professionisti,</p>
<p>ci hanno anche insegnato a dominare i sentimenti. Ma quando ti scontri con la tua realtà è dura. Sei nel posto dove sei cresciuto, riconosci i luoghi finanche per gli odori, interpreti i linguaggi per il detto e il non detto, ma sei un estraneo. Uno che a un certo punto della sua vita si è trovato di fronte a un bivio. A volte penso che potevo essere io dall’altra parte, quella sbagliata. Sono fortunato, mi sono salvato dalla Calabria peggiore». (Domenica, carabiniere “Cacciatori di Calabria”)</p>
<p><a href="http://corpidelite.info/CacciatoriCalabria.htm" target="_blank">http://corpidelite.info/CacciatoriCalabria.htm</a></p>
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