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	<title>Malitalia &#187; Berlusconi</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>I politici a lezione dai tecnici</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
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C’è da ammettere che, da un punto di vista di meri fruitori dell’attualità politica, le questioni che popolano titoli ed occhielli di quotidiani e telegiornali in queste settimane sono ben più noiose di quelle che la facevano da protagonista solo un anno fa. Le leggi sulle intercettazioni, le proteste contro le restrizioni alla libertà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/02/i-politici-a-lezione-dai-tecnici/governomontiimages/" rel="attachment wp-att-9278"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/governomontiimages.jpg" alt="" width="290" height="174" class="alignnone size-full wp-image-9278" /></a></p>
<p><strong>C’è da ammettere che, da un punto di vista di meri fruitori dell’attualità politica, le questioni che popolano titoli ed occhielli di quotidiani e telegiornali in queste settimane sono ben più noiose di quelle che la facevano da protagonista solo un anno fa. Le leggi sulle intercettazioni, le proteste contro le restrizioni alla libertà di stampa, e poi i processi…</strong> Che fine ha fatto tutto ciò? Tutto impietosamente sommerso dall’agenda traboccante dell’attuale Governo, che in nemmeno tre mesi ha messo sul piatto della vita politica nazionale manovre economiche da quaranta miliardi, riforma del lavoro, riforma della giustizia e delle carceri, riforma della legge elettorale, e poi le tre questioni che stanno monopolizzando l’attenzione pubblica: le scuri sui costi della politica, le innominabili liberalizzazioni, e la caccia &#8211; che si spera senza quartiere &#8211; agli evasori fiscali, siano essi super ricchi, imprese e quant’altro. Problemi che sembrano essere nati insieme all’esecutivo Monti, e che invece sono radicati da anni ed anni nel nostro tessuto economico e sociale. Un esecutivo che apre in maniera repentina numerosissime questioni, alcune decisamente scomode, e lo fa sicuramente con la sicurezza, verrebbe quasi da dire con la disinvoltura &#8211; concetto del resto ribadito dagli stessi membri del Governo &#8211; di chi deve rispondere solo alla propria coscienza o, più prosaicamente parlando, che non deve rendere conto ad un elettorato ed ai suoi interessi &#8211; e si spera non ne metta in mezzo altri. Un governo su cui si sono spese le definizioni più disparate: “tecnico” è il termine più comune, ma forse la definizione più interessante l’ha data proprio il Presidente del Consiglio, quando definì il suo un “governo di impegno nazionale”. Ma non sia mai definirlo “politico”: ed è l’opinione più condivisa proprio tra i politici. Non politico perché non nasce da una chiamata alle urne per elezioni &#8211; per l’appunto &#8211; politiche, non politico perché sorretto da una maggioranza che sarà si una delle più estese dalla nascita della Repubblica, ma che non è espressione di una comune volontà politica: qualcuno la chiama “responsabilità”, qualcun altro “passo indietro”, altri ancora “fuga dalle proprie responsabilità”.<br />
<strong>Eppure l’avventura politica del tecnico Monti porta con sé almeno tre paradossi.</strong> Primo, la tenuta di fiducia nell’opinione pubblica di un esecutivo che non è espressione di pubblica volontà politica. Come emerge da un sondaggio realizzato da IPR Marketing per Repubblica, la fiducia degli italiani nella figura di Mario Monti al 28 gennaio scorso &#8211; dopo lo tsunami di proteste da parte di tassisti e forconi &#8211; si attesta al 57%. Poco meno di quanto registrato prima della manovra economica (-3%), ma ben più rispetto al giorno di affidamento dell’incarico da parte di Napolitano (+7%). Tra i ministri, quello che raccoglie più consensi è il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, seguita da Riccardi e, pari in terza posizione, Giarda, Passera &#8211; malgrado si sia detto, e si dica tutt’ora molto sulla sua presenza nell’esecutivo &#8211; e Fornero, in discesa dell’ 8% rispetto allo scorso mese, che probabilmente sta scontando l’impopolarità del nebuloso dibattito sull’articolo 18, che fin’ora ha prodotto solo dubbi e zero certezze.<br />
Secondo paradosso che viene fuori dai numeri di Ipr Marketing: non tutti i partiti sostengono o si oppongono al governo Monti seguendo gli umori del proprio elettorato. E’ esempio eclatante di questa tendenza il PdL: dei suoi elettori, solo il 30% ha fiducia nell’esecutivo “tecnico”. Tanto per fare un raffronto, nel bacino elettorale leghista &#8211; il più accanito oppositore in Parlamento e fuori &#8211; la percentuale scende ad appena il 28%. Ciò malgrado, oggi Berlusconi torna a ribadire che staccare la spina a Monti sarebbe da irresponsabili, con buona pace degli ultimatum in arrivo dal Carroccio. E’ evidente che ben altri interessi muovano queste scelte. Altro caso curioso quello dell’Italia dei Valori, che resta all’opposizione malgrado il 60% dei suoi elettori si dichiari fiducioso nell’operato del governo Monti. Come mai la “discesa in campo” di una squadra di professori che non avrebbero niente a che fare con la politica riesce a portare tanto scompiglio tra gli elettorati, tanto da recidere il filo che lega la base con la testa di quelli che sono tra i partiti che più si affidano al carisma dei propri leader per far presa sull’elettorato?<br />
<strong>Il terzo aspetto paradossale di questo quadro, allora, discende dagli altri due, dalla fiducia degli elettori in questo governo e dalla remissione dei partiti della cosa pubblica nelle sue mani:</strong> sembra quasi che la politica stessa debba imparare qualcosa da questi non politici. Il che è molto di più che tirare fuori l’Italia da un periodo di crisi, è molto di più che far scendere lo spread e riportare il bilancio al pareggio. Nel suo recente discorso all’Università di Bologna il presidente Napolitano ha auspicato che la crisi possa rendere tutti un po’ più sobri. Ed è certamente difficile che un popolo riesca a rinunciare a parte dei privilegi su cui si è più o meno meritatamente arroccato se la propria classe politica si guarda bene dal farlo. Forse è proprio per questo che Mario Monti, che molti vedono come l’uomo calato dall’alto quasi “a tradimento”, riesce malgrado tutto ad esprimere consensi. Perché prima ancora dei fatti, che se ci saranno produrranno nell’immediato conseguenze dolorose e, si spera, benefici nel lungo termine, porta avanti un’immagine sicuramente diversa rispetto a quanto abituati a vedere nel passato. Gli italiani sembrano non voler attribuire più di tanta importanza al rischio che l’attuale governo possa avere un occhio di riguardo per alcuni “poteri forti”, banche e Chiesa prima di tutti. Sarà “tecnico”, ma mette sul tavolo da gioco della politica le questioni che proprio la politica ha ignorato per anni, sempre e comunque. Ed ora, come del resto deve essergli familiare, il professore sale in cattedra. Dopo un trimestre di “governo tecnico”, viene da chiedersi se forse non dovremmo ridefinire tutti questi termini. Ci si chiede se in fin dei conti “politica”, “tecnica” e “impegno” possano essere davvero parole a se stanti, o se invece non starebbero meglio indissolubilmente legate.</p>
<p><strong>E’ incredibile costatare come un governo non politico, che non deve rendere conto a nessun e elettorato, riesca ad avere il 57% dei consensi.</strong></p>
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		<title>Forche, forconi e la sinistra che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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Forche, forconi, camionisti in rivolta, strade bloccate, supermarket vuoti e prezzi della frutta alle stelle. Città stressate da tassisti in rivolta e bandiere agitate. Quelle della licenza non si tocca. “Sembra il Cile degli anni Settanta”, mi ha detto un amico. Non è proprio così. Perché Monti non è Salvador Allende, non è stato eletto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/enrico-forcheforconi-e-la-sinistra-che-non-ce/movimentoforconi/" rel="attachment wp-att-9234"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/movimentoforconi.jpg" alt="" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-9234" /></a></p>
<p><strong>Forche, forconi, camionisti in rivolta, strade bloccate, supermarket vuoti e prezzi della frutta alle stelle. Città stressate da tassisti in rivolta e bandiere agitate. Quelle della licenza non si tocca. “Sembra il Cile degli anni Settanta”, mi ha detto un amico. Non è proprio così.</strong> Perché Monti non è Salvador Allende, non è stato eletto dal popolo e non è il rinnovatore socialista che vince e cerca di affermare nuove politiche, economiche e sociali, soprattutto, contro governi reazionarie multinazionali Usa. Mario Monti è la continuazione, sobria e senza escort, della ideologia politica che nel 1994 fece vincere Silvio Berlusconi. Il suo è un governo liberista e il liberismo era la filosofia del primo Berlusconi. Che gli anni, le alleanze e le strategie successive del Cavaliere, hanno sempre più appannato, fino a passare dal liberismo predicato al protezionismo spinto, dalla lotta ai privilegi, nei piani alti e in quelli bassi del corpo sociale, alla loro cura. E ora che la crisi, i diktat di Fondo monetario e Bce, lo spread e la Merkel hanno dettato i temi dell’agenda politica italiana, Monti applica le politiche liberiste possibili. Non tocca le banche, non tocca le grandi lobby bancarie, finanziarie e assicurative. Tocca i ceti che nel ventennio berlusconiano sono stati coccolati, e che ora si sentono orfani traditi e si ribellano. “Monti non è il presidente legittimo.<strong> La licenza non si tocca e non si raddoppia</strong>”, sono queste le frasi che abbiamo sentito urlare nei cortei dei tassisti romani. “Berlusconi torna”, si è sentito nei capannelli con i Tir fermi.<br />
E’ la rivolta delle partite Iva che questa volta parte dalla Sicilia e si allarga a tutto il Meridione. Rivolta spontanea? Ormai solo i gonzi ci credono. Ad agitare le acque, ad offrire sostegno politico e rappresentanza, sono interi pezzi del ceto politico berlusconiano alla ricerca di nuovi consensi. <strong>“Fateci tornare e tutto si aggiusterà” è la parola d’ordine dei nuovi Gattopardi, gli uomini di Lombardo, Micciché, Dell’Utri e soci, gli unici politici ammessi nei cortei e nelle assemblee dei forconi. Perché il resto della politica (Pd, partiti della sinistra, sindacati e associazioni) è assente</strong>. C’è la guerra e i loro generali hanno innalzato bandiera bianca prima di sparare un solo colpo. Nessuno che riesca a distinguere, nella massa indistinta di camionisti, tassisti e agricoltori, chi soffre disagi veri da chi vuole solo difendere antichi privilegi. I tassisti non sono tutti uguali. Ci sono i giovani che hanno comprato a fior di mutui licenze da altri tassisti. Ma la licenza è una concessione pubblica che solo un ente pubblico può rilasciare, perché comprarla da un privato, vale a dire da un altro tassista che l’ha ottenuta decenni fa? E ci sono i tassisti per caso, gente che aveva un altro lavoro e l’ha perso. Non aveva altra via d’uscita e ha impegnato i risparmi di una vita per comprare taxi e licenza. Lo stesso discorso vale per i camionisti, una cosa è l’imprenditore con dieci Tir, un’altra il padroncino e un’altra ancora il dipendente o il cottimista. E i contadini? Espressione generica che dice poco e che ha il torto di mettere tutti insieme, il piccolo agricoltore e l’agrario con tanta terra, chi raspa il suolo dell’Aspromonte e chi gestisce ettari di serre in pianura.<strong> La politica non c’è, non analizza più, parla per slogan televisivi, si rintana nei palazzi e il risultato è drammatico. Chi ha di più, tra i tassisti, i camionisti e gli agricoltori, rappresenta anche gli interessi di chi ha di meno, se ne fa scudo, li usa come massa di manovra e di pressione sul governo. </strong>Sempre il mio amico di sopra, è ormai convinto che Berlusconi si sia tranquillizzato. “Pensa ai suoi affari, le aziende e i processi, e si gode l’immeritato riposo”. Non è così, Berlusconi sta facendo fare il lavoro sporco (le misure per attenuare gli effetti della crisi) a Monti e al suo governo, e sta organizzando la sua riscossa. I movimenti sul territorio, soprattutto al Sud, sono una prova eloquente. Berlusconi sa che il suo blocco sociale si sta sfaldando e cerca di rimetterlo insieme. Voci dicono che voglia lasciare il Pdl nelle mani di Alfano per tentare un’altra avventura, quella di presentarsi con una sigla completamente nuova, un raggruppamento di uomini e donne mai compromessi con la politica. Una Forza Italia del 2012, con nuovi slogan e “sogni” da vendere. Nel 1994 il Cavaliere vinse trasformando una menzogna storica in verità assoluta: l’Italia è stata governata per quarant’anni dai comunisti. Questa volta affermerà che il governo Monti, con le sue tasse e la stretta economica, è il governo dei comunisti. Il suo partito c’è e vota manovre e aggiustamenti (balzelli compresi), ma lui non ci mette la faccia.<strong> Basta notare da quanto tempo Berlusconi non appare più in televisione. Riuscirà il gioco anche questa volta? Certamente sì, se Pd, sinistra, altri partiti di opposizione, sindacati e movimenti non usciranno dal loro letargo e cominceranno a parlare con tutti. Tassisti, camionisti e forconi compresi.</strong></p>
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		<title>Il Cavaliere, il Senatur e&#8230;  il potere che non c&#8217;e&#8217; più&#8217;.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Siamo agli stracci che volano. Bossi non e&#8217; uomo che usa eufemismi per apostrofare qualcuno. E&#8217; Berlusconi il suo obiettivo attuale. Una &#8220;mezza calzetta&#8221; che non vuol mandar giù i professorini &#8220;usurpatori&#8221; del governo legittimo.  Quando hai assaporato le logiche del potere, quello &#8220;che non logora chi ce l&#8217;ha&#8221;,  Andreotti docet, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/il-cavaliere-il-senatur-e-il-potere-che-non-ce-piu/maroni-2/" rel="attachment wp-att-9242"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/maroni1.jpg" alt="" title="maroni" width="254" height="198" class="alignleft size-full wp-image-9242" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Siamo agli stracci che volano.</strong> Bossi non e&#8217; uomo che usa eufemismi per apostrofare qualcuno. E&#8217; Berlusconi il suo obiettivo attuale. Una &#8220;mezza calzetta&#8221; che non vuol mandar giù i professorini &#8220;usurpatori&#8221; del governo legittimo.  <strong>Quando hai assaporato le logiche del potere, quello &#8220;che non logora chi ce l&#8217;ha&#8221;,  Andreotti docet, allora stare all&#8217;opposizione e&#8217; faticoso.</strong> Certo, il carisma e&#8217; cosa importante. Aiuta. Potere reale e carisma sono meglio pero&#8217;. Insomma, per Bossi &#8220;mala tempora currunt&#8221;. E la prova provata delle difficoltà del Senatur sono le sue corse in avanti, eppoi il comando &#8220;d&#8217;indietro tutta&#8221;. Una per tutte e&#8217; l&#8217;imbavagliamento del Bobo Maroni. Dopo il suo voto per la galera a Cosentino, ecco subitanea la sconfessione dell&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno che parte dal &#8220;cerchio magico&#8221; di Bossi. Solo dopo una manciata di ore, che fanno capire al vecchio capo da dove soffia il vento, parte la telefonata conciliatoria. Nessun calcio in c&#8230;, come previsto da copione, ma mano tesa da stringere a Roberto Maroni. Eppoi, cambio di guardia a Montecitorio tra il capogruppo leghista Reguzzoni e Giampaolo Dozzo. Operazione che sa tanto di risarcimento danni. La cosa preoccupante per l&#8217;Umberto e che le sue colorite uscite, veri e propri siluri sparati a destra e a manca, non colpiscono più nel segno come una volta. Prendersela con il Cavaliere e ipotizzare rotture in Lombardia per far saltare Formigoni, sono minacce non ben meditate che servono solo ad alzare cortine fumogene. Una specie di collante per provare a ricompattare il popolo padano a cui le annunciazioni miracolistiche non bastano più. Un modo per trovare unita&#8217; individuando un nemico da abbattere.</p>
<p>	<strong>Maroni per il momento si e&#8217; portato a casa un pareggio, ma già si prepara a giocare altre partite che potenzialmente lo vedono vincente. </strong>Il suo codice di comportamento è quello di mai criticare il capo, da una parte,  anche se certe sue uscite sono inaccettabili. Dall&#8217;altra, dare un&#8217;immagine della Lega &#8211; e di se stesso &#8211; di pragmatismo operativo, senza fronzoli, né esasperazioni pretestuosamente divisorie. Una realtà in movimento, che punta al benessere del popolo padano non staccato dal resto del Paese, ne&#8217; dell&#8217;Europa. Un modo di muoversi felpato ed efficace, già sperimentato al dicastero dell&#8217;Interni dove i successi sulle varie mafie non sono stati mai enfatizzati come vittorie personali o leghiste, ma d&#8217;efficenza dello Stato. Ragionevolezza nell&#8217;operatività, senza per forza spaccare. Insomma, in primo luogo risoluzione delle questioni al di la&#8217; delle ideologie. Un viatico indiretto sul modo di operare  di Maroni pare venga dal sondaggio fatto da radio Padania sull&#8217;azione del governo Monti e subito – ovviamente &#8211; cancellato dal sito legista. Una percentuale alta di leghisti approverebbe la concretezza operativa, anche se dolorosa, di Monti. Altro che opposizione e “tutti a casa” come ripete in un ossessionante leitmotiv Calderoli.  La vera grana tosta che Maroni si troverà d&#8217;avanti, e le prime avvisaglie già si sono viste, e&#8217; una tematica tutta meridionale, ovvero attribuita alle popolazioni del Sud: il familismo amorale di Edward C. Banfield. Certe ipotesi successorie del Senatur, avvallate dal &#8220;cerchio magico&#8221; nell&#8217;ottica della conservazione del potere interno,  non lasciano presagire niente di buono.  </p>
<p>	<strong>Da questo punto di vista il Cavaliere Berlusconi ha giocato meglio le sue carte designando, in periodo non sospetto, Angelino Alfano suo erede</strong>. E, da navigato imprenditore, sa bene che il momento non è propizio per colpi di testa – anche se la voglia c&#8217;è tutta –,  per staccare  la spina ai supponenti professorini. Nemmeno le provocazioni colorite prese a prestito da alcuni dei suoi dal dramma della nave Costa Concordia, “capitano, c&#8230;, salga a bordo”, lo smuovono. Lui, l&#8217;ex Caimano, sa bene che ha tempo fino a marzo per tessere la sua tela. C&#8217;è da riassemblare il partito. Cosa difficile anche per uno navigato come lui, senza il potere che gli veniva dall&#8217;essere inquilino  di Palazzo Chigi. C&#8217;è da rafforzare la leadership di Angelino Alfano, che non può vivere più di luce riflessa. C&#8217;è da ipotizzare nuove alleanze per le amministrative che, ovviamente, dovranno tenere anche per le politiche. C&#8217;è da ricostruire un po&#8217; tutto quello creato in un ventennio. </p>
<p><strong>C&#8217;è da scommettere però che lui, Silvio da Arcore, quello che fu “il presidente operaio”, non mollerà</strong>. Bossi e Berlusconi, mai così vicini come in questo momento, con identici problemi da dipanare.</p>
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		<title>Quei berluscones “ripuliti” che fanno i masanielli</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 08:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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Non solo politici alla Castelli che di fronte all’esasperazione del cassintegrato sardo scappano (è accaduto nell’ultima puntata di Servizio Pubblico), ma anche politici che in questi giorni ballano sulla punta dei forconi. Movimento dove c’è di tutto: disagio vero, lotta feroce per difendere antichi e non più proponibili privilegi, corporativismi, disperazione, abbandono del Sud dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/quei-berluscones-%e2%80%9cripuliti%e2%80%9d-che-fanno-i-masanielli/forconi/" rel="attachment wp-att-9230"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/forconi.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9230" /></a></p>
<p><strong>Non solo politici alla Castelli </strong>che di fronte all’esasperazione del cassintegrato sardo scappano (è accaduto nell’ultima puntata di Servizio Pubblico), ma anche politici che in questi giorni ballano sulla punta dei forconi. Movimento dove c’è di tutto: disagio vero, lotta feroce per difendere antichi e non più proponibili privilegi, corporativismi, disperazione, abbandono del Sud dopo anni di politiche leghiste. <em>“Sì – avverte il meridionalista Gianfranco Viesti – vedo con chiarezza il rischio che interi pezzi del vecchio sistema di potere, anche di matrice berlusconiana, siano alla ricerca di una rilegittimazione sfruttando il movimento”.</em></p>
<p>Che nasce nel 2011 in Sicilia all’uscita di un cinema dove il ministro <strong>Saverio Romano (Udc, inquisito per mafia)</strong>, parlava del meraviglioso futuro dell’agricoltura. Fu una vera, altissima benedizione. Perché in questi giorni di blocchi stradali, manifestazioni e proteste dure, si sono visti in giro tanti volti di vecchi marpioni della politica di centrodestra in terra sicula. L’onorevole Pippo Gennuso, deputato regionale siciliano dell’Mpa di Raffaele Lombardo, nelle ore più infuocate della protesta girava per i negozi di Rosolini invitando i commercianti a chiudere. “Per il bene della Sicilia”.</p>
<p><strong>Raffaele Lombardo, il governatore autonomista dell’Isola,</strong> anche lui sta giocando un ruolo in questa partita. Mariano Ferro, l’imprenditore agricolo di Avola diventato leader della rivolta, nel 2008 fu candidato nel suo Mpa. Come tanti proveniva da Forza Italia e aveva tentato di conquistare il Comune di Avola e un seggio alla Camera. Impresa fallita. Anche <strong>Giuseppe Richichi, Zu Pippu, leader indiscusso di Forza D’Urto,</strong> il “re dei camionisti”, che lancia strali contro i politici corrotti, ha avuto le sue simpatie politiche. Ai tempi in cui Totò Cuffaro, ora in galera per mafia, era il governatore della Trinacria, lui, Zu Pippu, gli faceva da consulente in materia di trasporti.</p>
<p><strong>“La rabbia è sacrosanta </strong>– tuonava all’inizio delle proteste il governatore Lombardo – ma adesso i forconi li portino a Roma”. Parole durissime, usate per vincere la gara con Gianfranco Miccichée il suo “Grande Sud”, a chi mette prima il cappello su Forconi e Forza d’urto. L’ex viceministro all’Economia di uno dei governi Berlusconi-Bossi ora fa il Masaniello e schiera i suoi. Pippo Fallica, il suo ex autista diventato deputato, appoggia i Forconi, Titti Bufardeci, ex sindaco di Siracusa e capogruppo alla Regione del partito di Micciché, sostiene i camionisti. Altro che lontani dalla politica-politicante.</p>
<p><strong>Il professor Viesti si chiede “chi trascina chi?</strong> perché i movimenti sono troppo forti per essere spontanei. Siamo di fronte a disagi sociali veri, ma anche a una somma di interessi individualisti e corporativi, manca la mediazione dei grandi corpi sociali e mi spaventa l’assenza di partiti come il Pd e dei grandi sindacati. A questo punto il rischio di scivolare in un ribellismo con forti connotazioni mafiose è fortissimo”.</p>
<p><strong>Mafia, ne ha parlato Ivan Lo Bello,</strong> il leader degli industriali siciliani e lo hanno sommerso di attacchi. I fatti dimostrano che aveva ragione. Francesco Gagliano, grande autotrasportatore siciliano, tra i leader del movimento, lo hanno arrestato ieri in una operazione che ha scoperto l’alleanza mafia-clan dei casalesi per monopolizzare il business del trasporto dell’ortofrutta. I giornalisti di Corriere. it hanno notato che in una conferenza stampa dei Forconi c’era anche Enzo Ercolano, nipote del boss Nitto Santapaola. Ercolano era dietro le spalle di Giuseppe Richichi.</p>
<p><strong>Michele Gravano è stato fino a pochi mesi fa segretario regionale della Cgil in Campania, da pochi giorni Susanna Camusso lo ha spedito in Calabria. Motivazione: la situazione è esplosiva. </strong>“La verità– dice – è che il corpo sociale che ha determinato il successo di Berlusconi si sta sgretolando e cerca nuovi referenti. Li cerca a destra, in pezzi del vecchio sistema di potere, il rischio è che anche le mafie giochino un ruolo. Per dare una risposta a marzo riuniremo a Reggio Calabria migliaia di delegati da Lombardia, Veneto, Calabria e Sicilia. Nord e Sud si salvano insieme“.</p>
<p><strong>Dialogo, contatto, proposte</strong>. È questo che ha spinto l’onorevole Stefano Esposito del Pd a scendere nella piazza di Montecitorio e a parlare con gli ambulanti inferociti. C’erano le telecamere di Piazza Pulita che hanno filmato quel “figlio di p… vattene” urlato con toni minacciosi. “Ho il cellulare pieno di sms di dirigenti del partito che mi dicono chi te l’ha fatto fare, quelli sono tutti fascisti. Così non andiamo da nessuna parte, bisogna parlare con questa gente, metterci la faccia, dire che abbiamo sbagliato quando è necessario, e dire dei no quando serve. <strong>La rappresentanza politica e sociale diffusa è saltata e ora servono politici con le palle che sappiano confrontarsi con la piazza, ma francamente in questo momento ne vedo pochi”.</strong></p>
<p>(Il Fatto Quotidiano, 28 gennaio 2012 )</p>
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		<title>Cosentino, tra amicizie e segreti da custodire</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 09:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Vincenzo Iurillo)
La rete dell’omertà che garantisce l’impunità.
Nick ‘o Americano’ è difensore di interessi, depositario di segreti, collante di intrecci, che ne hanno fatto per anni l’uomo politico più potente di Forza Italia e del Pdl in Campania
Se vuoi fare politica devi essere ricattabile. Lo disse Giuliano Ferrara su Micromega. Aggiungendo che bisogna far parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/cosentino-tra-amicizie-e-segreti-da-custodire/cosentino-rinviato-strillo/" rel="attachment wp-att-9015"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/cosentino-rinviato-strillo.jpg" alt="" title="cosentino-rinviato-strillo" width="220" height="96" class="alignleft size-full wp-image-9015" /></a></p>
<p>(di Vincenzo Iurillo)<br />
<strong>La rete dell’omertà che garantisce l’impunità</strong>.<br />
Nick ‘o Americano’ è difensore di interessi, depositario di segreti, collante di intrecci, che ne hanno fatto per anni l’uomo politico più potente di Forza Italia e del Pdl in Campania<br />
<strong>Se vuoi fare politica devi essere ricattabile. Lo disse Giuliano Ferrara su Micromega.</strong> Aggiungendo che bisogna far parte di “un sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo, attraverso cui si selezionano le classi dirigenti”. Parole che sembrano la voce narrante delle immagini di Montecitorio pochi secondi dopo la bocciatura della richiesta di arresto di Nicola Cosentino. Baci, abbracci e sorrisi festanti, la rappresentazione plastica della Casta che fa quadrato per salvare uno dei più discussi e discutibili tra i suoi rappresentanti. Perché? Perché Nick ‘o Americano’ è titolare di amicizie, difensore di interessi, depositario di segreti, collante di intrecci, che ne hanno fatto per anni l’uomo politico più potente di Forza Italia e del Pdl in Campania. Territorio che devi obbligatoriamente espugnare se vuoi vincere le elezioni e mettere in piedi un governo. Come ben ricorda Prodi nel 2006, come ben sa Berlusconi che trionfò due anni dopo. Perché il casalese (in senso geografico, per carità) è un ingranaggio ben lubrificato di un sistema in cui nessuno può scagliare la prima pietra. Altrimenti gli ritornerebbe dietro un macigno.</p>
<p><strong>Il voto che ha respinto l’ordinanza di arresto di Cosentino è segreto</strong>. Ma difficilmente faremmo un torto alla verità se ipotizziamo che tra i 309 deputati che lo hanno salvato dal carcere ci sia anche<strong> Maria Elena Stasi, l’ex prefetto di Caserta</strong> che con una procedura corretta, ma molto rara, riaprì la pratica ‘Aversana Petroli’, l’azienda core business della ricchissima famiglia Cosentino. Azienda che grazie all’intervento della Stasi ottenne lo sblocco del rilascio di una certificazione antimafia fino a quel momento negata per il rischio di infiltrazioni camorristiche. In un verbale allegato agli atti del Riesame dell’inchiesta sui rapporti tra Cosentino e i colletti bianchi vicini ai clan, pubblicato su ilfattoquotidiano.it, l’ex consigliere regionale Udeur Nicola Ferraro, imprenditore del settore dei rifiuti finito sotto processo per fatti di camorra, ha rivelato di essere stato contattato da due intermediari politici di Cosentino, un parlamentare e un consigliere regionale del casertano, ai tempi delle elezioni provinciali del 2005 (in cui Cosentino era candidato presidente del centrodestra).</p>
<p><strong>I due sodali di Cosentino gli fecero una proposta:</strong> se Ferraro si fosse disimpegnato dalla tornata elettorale, dove era schierato col centrosinistra, sarebbero intervenuti presso il ministro dell’Interno Pisanu e il prefetto Stasi per risolvergli i problemi con la certificazione antimafia. Ferraro accenna ai buoni rapporti tra la Stasi e il pidiellino Luigi Cesaro, uno dei fedelissimi di Cosentino, anch’egli sotto inchiesta per fatti di camorra, deputato, presidente della Provincia di Napoli e ras di Sant’Antimo, paesone di cui l’ex prefetto di Caserta fu commissario straordinario. Dichiarazioni che da sole non dimostrano alcunché in assenza di riscontri. Ma è un dato che fu Cosentino, da coordinatore regionale del Pdl, a inserire il nome della Stasi nelle liste azzurre per le politiche del 2008. A rileggere l’organigramma della dirigenza Pdl campana di quegli anni vengono i brividi. Il coordinatore, Cosentino, era affiancato da due vice di sua fiducia: Marco Milanese eAlberico Gambino. In tre, dal 2009 al 2011, hanno collezionato quattro ordinanze di arresto, anche se in carcere ci è finito solo Gambino, è soltanto consigliere regionale, quindi intercettabile e catturabile.</p>
<p><strong>L’onorevole Milanese, il finanziere amante del lusso e delle belle auto, consigliere giuridico e braccio destro di Tremonti, è stato a lungo legato a doppio filo a Cosentino.</strong> Un sodalizio che ha fatto di Milanese lo sponsor presso Tremonti della nomina di Cosentino a sottosegretario all’Economia con delega al Cipe, erogatore dei rubinetti di finanziamenti da decine di milione di euro, poltrona più pesante di un ministero senza portafoglio. Cosentino ricambierà il favore qualche mese dopo, nominando Milanese, originario di Cervinara, coordinatore del Pdl di Avellino. Mentre Gambino veniva investito del ruolo di coordinatore del Pdl di Salerno. Sindaco di Pagani votato con percentuali spaventose (76% al primo turno), collezionista di inchieste giudiziarie (quella per peculato per cene e soggiorni per un totale di oltre 20mila euro pagati con la carta di credito del Comune gli è costata una condanna in primo e secondo grado e la sospensione da sindaco), Gambino è il braccio destro di Edmondo Cirielli, ufficiale dei Carabinieri, deputato e potentissimo presidente della Provincia di Salerno, che lo ha voluto assessore provinciale e poi consulente per il Turismo.</p>
<p>Nella torrida estate del 2011, mentre Milanese rischiava l’arresto per corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e associazione per delinquere, e le inchieste rivelavano i suoi contatti coi faccendieri della P3 (la Camera ha salvato anche lui), Gambino veniva sbattuto in galera a Fuorni (Salerno), con l’accusa di essere il capo di un cartello criminale che per anni avrebbe terrorizzato la politica locale a Pagani, grazie al contributo di un clan camorristico che in cambio di favori gli garantiva sostegno elettorale e minacciava i mass media non allineati con il verbo del sindaco-consigliere regionale.</p>
<p><strong>Se è vero che per fare politica bisogna essere ricattabili e compartecipi di un sistema di ricatti incrociati, vanno rilette con attenzione certe amicizie e frequentazioni di Cosentino.</strong> A cominciare da quella di Arcangelo Martino, ex assessore socialista del Comune di Napoli. I nomi di Cosentino e Martino, i contatti telefonici tra i due, ricorrono nell’inchiesta di Roma sulle trame della P3 e sulla fabbricazione del dossier che avrebbe dovuto infangare Stefano Caldoroattribuendogli fantomatiche frequentazioni transessuali in un albergo di Agnano (Napoli), per spianare la strada alla candidatura a Governatore della Campania di Nick ‘o Americano, compromessa dall’avanzare delle inchieste per camorra e dall’ordinanza di arresto nei suoi confronti firmata dal Gip Raffaele Piccirillo. E chi è Martino? E’ colui che in un’intervista al Corriere della Sera che aveva il sapore di un avvertimento rivelò di essere stato il tramite della conoscenza tra Berlusconi ed Elio Letizia, un oscuro messo comunale, all’epoca suo autista. Elio Letizia è il papà di Noemi, e tutti sanno che la vita di Berlusconi è scandita dal ‘prima’ e dal ‘dopo’ la sua partecipazione alla festa dei 18 anni di questa aspirante show girl e modella di intimo di Portici. Le foto del Cavaliere al party di Casoria sono state la causa del divorzio con Veronica Lario. Già, a Casoria, paese confinante con Sant’Antimo, nel cuore del potere elettorale di Giggino Cesaro.</p>
<p><strong>Nella politica che si nutre di ricatti, c’è un altro amico di Cosentino che ruota intorno al dossier che avrebbe dovuto sputtanare Caldoro, volto pulito del Pdl campano, oggi presidente della Regione Campania in barba a Cosentino e ai cosentiniani. Si chiama Ernesto Sica</strong> ed è dentro mani e piedi in una tranche dell’inchiesta rimasta a Napoli. Inchiesta che vede Sica e Cosentino accusati di concorso in estorsione e minacce a un corpo dello Stato, ovvero a Berlusconi nella sua veste di premier dell’epoca. Sica, sindaco di Pontecagnano (Salerno) e per un paio di mesi, dal maggio al luglio 2010, assessore regionale all’Avvocatura nella giunta Caldoro, fu il diligente fabbricatore materiale di quel dossier farlocco che apparve per poche ore su un sito Internet. Poteva essere utile a Cosentino, ma anche allo stesso Sica, che a un certo punto si era illuso di poter essere lui il candidato presidente. Entrato in contatto con Berlusconi grazie a una comune amicizia nel bel mondo dorato dei villoni della Costa Smeralda, Sica avrebbe mediato per la compravendita di alcuni senatori che fecero cadere Prodi. Berlusconi per questa vicenda è finito sotto inchiesta e archiviato, ma secondo i pm napoletani Sica avrebbe venduto il suo ‘silenzio’, minacciando altrimenti di far riaprire il capitolo, in cambio di un assessorato regionale, ottenuto grazie a Berlusconi e alle imbasciate di Cosentino. Dal quale dovette dimettersi nel 2010, con l’esplodere dello scandalo, altrimenti Caldoro lo avrebbe cacciato.</p>
<p><strong>Amicizie. Soffiate. Dossier</strong>. Conoscenza e manovrabilità di storie e vicende che sfiorano Berlusconi e le sue amicizie, politiche e femminili. Forse è anche per questo che il silenzio di Cosentino è d’oro. E val bene la ‘congiura dell’omertà’ – così l’ha chiamata Roberto Saviano – che lo ha salvato dalla galera.</p>
<p>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 15 gennaio 2012)</p>
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		<title>Lettera a Benigni</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 22:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Francesco Rende)
Ciao Roberto.
Mi rivolgo a te confidenzialmente ma, tra studenti, ci si capisce. Ho saputo che in occasione dei festeggiamenti dei 40 anni dell&#8217;Università della Calabria riceverai una laurea honoris causa in Filologia Moderna: il tuo lavoro ha fatto sì che tutti, improvvisamente, riscoprissero Dante. Non si sa come mai, ma se l&#8217;eran dimenticato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/lettera-a-benigni/benigni/" rel="attachment wp-att-8945"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/benigni.jpg" alt="" title="benigni" width="184" height="274" class="alignleft size-full wp-image-8945" /></a></p>
<p>(di Francesco Rende)</p>
<p><strong>Ciao Roberto.<br />
Mi rivolgo a te confidenzialmente ma, tra studenti, ci si capisce.</strong> Ho saputo che in occasione dei festeggiamenti dei 40 anni dell&#8217;Università della Calabria riceverai una laurea honoris causa in Filologia Moderna: il tuo lavoro ha fatto sì che tutti, improvvisamente, riscoprissero Dante. Non si sa come mai, ma se l&#8217;eran dimenticato un po&#8217; tutti.<br />
Forse perché le scenette alle quali ci ha abituato questa società appaiono una commedia poco divina ai nostri occhi,  o probabilmente perché in Italia dimentichiamo i nostri scrittori ma ricordiamo benissimo i nostri criminali, o addirittura perché quelli che pensano con la propria testa, qui nel Belpaese, vengono un po&#8217; additati.<br />
<strong>Sai, Roberto, la situazione è un po&#8217; strana:</strong> tu stai per ricevere una laurea grazie al tuo lavoro su Dante, uno dei maestri del libero pensiero, cacciato da Firenze per le sue idee politiche, per il suo dissenso. Qui all&#8217;Unical, negli ultimi anni, è successa più o meno la stessa cosa: chi indosserà l&#8217;ermellino dinanzi a te è sul trono da un po&#8217; di tempo, precisamente dal 1999, e non ne vuole sapere di lasciare il suo posto. Ha cambiato lo statuto per potersi concedere un altro mandato, adesso tirerà fino a chissà quando le redini dell&#8217;ateneo prima di passare la mano (e di presiedere una Fondazione Unical che a sentire i bene informati pare molto vicina) e negli ultimi tempi ha anche allontanato dall&#8217;ateneo chi la pensava diversamente da lui: per farla breve, Robè, è allo stesso tempo Papa e Imperatore, guelfo e ghibellino, bianco e nero.<br />
<strong>Ha spesso “protetto” le riunioni del suo Consiglio di Amministrazione con schiere di carabinieri</strong>, ha osteggiato oppositori di ogni sorta ed ha blindato tante di quelle volte l&#8217;ateneo che nell&#8217;ultima inaugurazione pubblica dell&#8217;anno accademico Arcavacata sembrava essersi trasformata in Baghdad. Non contento, nello scorso agosto ha fatto anche di più: ha chiesto ed ottenuto la demolizione un centro sociale, il Filorosso, che aveva luogo negli spazi di un ex capannone dell&#8217;ateneo da 16 anni ormai, ha sgomberato altri due laboratori creati dagli studenti (uno fortunatamente è sopravvissuto) togliendo spazi e forze a quelle che erano fucine di libero pensiero in tutta l&#8217;università.<br />
Questa inaugurazione dell&#8217;anno accademico poteva essere una festa: è stato deciso di chiuderla tra quattro mura, in un auditorium che tra docenti, autorità civili e militari, rappresentanti politici e personale dell&#8217;ateneo<strong> vedrà davvero pochi studenti assistere alla tua lectio magistralis: sarà un compleanno triste, perchè mancheranno proprio gli oltre 35 mila festeggiati, gli studenti dell&#8217;Unical.</strong> Proprio i tuoi colleghi di università, caro laureando, non potranno assistere a questa tua lezione. Se nessuno vuole fare un regalo a questa università che compie 40 anni, ma che nonostante l&#8217;età è ancora lontana dalla maturità, fallo tu: chiedi di poter tenere la tua lectio magistralis all&#8217;aperto, festeggia con i tuoi colleghi in un ateneo che parafrasando il tuo Dante “libertà va cercando, ch&#8217; é si cara come sa chi per lei vita rifiuta”, sali su un palco all&#8217;aperto e fai in modo che possano ascoltarti davvero tutti.<br />
<strong>A proposito, stavo per dimenticarmi: proprio qui ha conseguito la sua unica(l) laurea un tuo caro amico, un imprenditore di Arcore con il pallino della discesa in campo. Era il 1991, sono passati venti anni ma sono davvero poche le cose, e le facce,  che in questi anni sono cambiate.</strong></p>
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		<title>L&#8217;oscenità in politica</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 12:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Giorgio Bocca da Repubblica del 23 settembre 2011)
LA POLITICA, il parlar di politica come un interminabile, ossessivo fiume di oscenità, come accadeva nella fanciullezza quando ci scambiavamo parole “sporche” persuasi che quello fosse il segno della raggiunta maturità, che eravamo diventati uomini  capaci di creare uomini. Giornali e televisioni sembrano dominati dalla foia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/loscenita-in-politica/bocca/" rel="attachment wp-att-8824"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/bocca.jpg" alt="" title="bocca" width="225" height="225" class="alignleft size-full wp-image-8824" /></a></p>
<p>(di Giorgio Bocca da Repubblica del 23 settembre 2011)</p>
<p><strong>LA POLITICA,</strong> il parlar di politica come un interminabile, ossessivo fiume di oscenità, come accadeva nella fanciullezza quando ci scambiavamo parole “sporche” persuasi che quello fosse il segno della raggiunta maturità, che eravamo diventati uomini  capaci di creare uomini. Giornali e televisioni sembrano dominati dalla foia delle immagini lubriche, dell’umorismo da caserma.</p>
<p><strong>Un uomo, un industriale brianzolo</strong> di nome Silvio Berlusconi è il portavoce di questa volgarità plebea che ha ritrovato il coraggio di esporsi in pubblico, anzi vantandosi in pubblico di esistere. Nelle intercettazioni telefoniche di Silvio, dei suoi cortigiani, delle sue prostitute ritrovi lo sfogo carnevalesco della sessualità repressa. La Rai ha trasmesso un&#8217; intervista a una delle escort: sembrava la parodia di un inno satanico. </p>
<p>Proterva, sfrenata la signorina recitava la parte del demonio vincente su tutte le ipocrisie, su tutte le viltà. Parlava del ruffiano Tarantini come di un campione della verità e dell&#8217; audacia: sia lodato lui che in questo mondo di pecore ha avuto il coraggio di essere ciò che un uomo vincente deve essere, uno che ruba, approfitta, che usa la benevolenza dei potenti viziosi per fare strada. Non solo dei piccoli ricatti, delle modeste tangenti, ma i grandi affari con i monopoli privati di Stato, con la chimica e le meccaniche e il petrolio. </p>
<p><strong>Coraggioso e ingegnoso:</strong> qualche bella ragazza mandava nel salotto giusto ed ecco che il furbo Tarantini era diventato un personaggio chiave della corruzione. La bella escort proseguendo l&#8217; intervista non si conteneva più, faceva l&#8217;elogio della lascivia che aiuta la furbizia, dell&#8217; avidità che è il giusto sentimento di rivalsa dei nati poveri. Irridente, sprezzante di ogni prudenza, di ogni rispetto. Credete a me che queste cose le conosco: hai un fratello disoccupato da sistemare, una madre ammalata da curare, devi pensare al tuo avvenire, a uscire dalla miseria degli stipendi statali. </p>
<p>E allora smettila di fare l&#8217; elogio delle virtù che ti lasciano povera, dei doveri con i quali non ti compri una T-shirt elegante, credi a me che conosco la catena del successo e della ricchezza, se devi venderti per<br />
avere dei bei vestiti venditi, perché solo l&#8217;eleganza ti aprirà le prime porte, se vuoi diventare un&#8217; attrice, un&#8217; indossatrice alle feste di Silvio e dei suoi simili non andartene proprio al momento giusto, quello in cui si fermano le candidate al suo letto, ai suoi amori penosi ma redditizi. Quando le prostitute rivendicano il loro diritto a esserlo, il loro merito a essere uscite dal gregge dei paurosi e dei deboli è troppo tardi per ogni considerazione sociale: siamo alla disperazione senza rimedio di chi sceglie la via delittuosa pur di uscire dalle pene della vita.</p>
<p><strong>A questo punto sei fuori da una vita non diciamo virtuosa, ma onesta,</strong> fuori da una socialità corretta o sopportabile, dentro un groviglio di ricatti e di menzogne. Durante l&#8217;inchiesta di Mani pulite il procuratore Di Pietro ebbe parole di pietà per i poveracci che erano caduti nella rete infernale, anche loro, disse, hanno dei sentimenti, dei parenti, dei desideri di redenzione. Ma è altrettanto vero che uscire dalle grinfie del demonio nonè facile, che non tutti possono resistere alle sue tentazioni. </p>
<p>Si chiede a Berlusconi di fare un passo indietro. Non lo farà. Uomini come lui non sono in grado di farlo, non esistono per loro rifugi in paesi lontani. Se sono al punto in cui sono è perché lo hanno voluto con volontà di distruggersi, prevalente su quella di salvarsi.</p>
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		<title>Mutuo,mutuo delle mie brame</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 15:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Laura Aprati e Carlo Martigli)
Continua il viaggio dei nostri Laura e Carlo nel mondo delle banche italiane per carpirne  i meccanismi. Per prenderle un po’ in giro e per capire, sempre più, che viviamo “in un mondo di ladri” , come disse Venditti alla fine degli anni ’80…..E quindi nulla è  cambiato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/mutuomutuo-delle-mie-brame/mutuo/" rel="attachment wp-att-8454"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/MUTUO-300x209.jpg" alt="" title="MUTUO" width="300" height="209" class="alignleft size-medium wp-image-8454" /></a></p>
<p>(di Laura Aprati e Carlo Martigli)</p>
<p><strong>Continua il viaggio dei nostri Laura e Carlo nel mondo delle banche italiane per carpirne  i meccanismi. Per prenderle un po’ in giro e per capire, sempre più, che viviamo “in un mondo di ladri” , come disse Venditti alla fine degli anni ’80…..E quindi nulla è  cambiato in questi 30 anni?</p>
<p>4 mani, 4 occhi e 4 orecchie per ascoltare, leggere e guardare cosa succede, ai nostri tempi, nel mondo bancario</strong>.</p>
<p>Laura:&#8230;&#8230;mutuo, mutuo che ti dice questa parola?</p>
<p>Carlo: veramente credo che sia una parola ormai desueta, da qualche tempo non è più in uso se non nei racconti fantasy</p>
<p>L:&#8230;..allora mi confondo perchè mi sembrava di averla sentita in banca</p>
<p>C.: sì, ogni tanto le banche, che non appartengono più al mondo reale, ne parlano, come di un mito, forse scambiano mito con mutuo, ci si può confondere.</p>
<p>L:&#8230;.ma allora chi ha fatto il mutuo sta pagando un mito?</p>
<p>C.: sicuramente chi lo ha fatto paga un botto, ma forse non sa nemmeno lui quanto. E a proposito di miti, questo lo è veramente. Non ci crederai, ma la BNP Paribas pubblicizza un mutuo che chiama SPENSIERATO, fantastico, no? Spensieratezza, fantasia, mitologia&#8230;</p>
<p>L.: un mutuo spensierato! già il nome mi fa venire voglia&#8230;&#8230;di scappare<br />
&#8230;insomma come il mutuo, spensierato, che pagano gli aquilani che hanno perso la casa?</p>
<p>C.: Ce lo vedi uno che fa i salti mortali non tanto e non solo per pagarlo, ma per ottenerlo, ed è &#8220;senza pensieri&#8221;? Quanto agli aquilani che hanno perso tutto, e hanno perso anche la casa, quanto meno dovrebbero smettere di pagare il mutuo, lo considererei un dovere morale. La stessa cosa che ha detto l&#8217;ex presidente del consiglio a proposito delle tasse nel 2004</p>
<p>L.: &#8230;.certe volte però mi sembri ingiusto con le banche&#8230;.scusa ma perchè dovrebbero darci un mutuo? Perché lavoriamo?</p>
<p>C.: Una bella domanda, In effetti a volte lavoriamo solo per pagare il mutuo, soprattutto quelli indicizzati, vero terrore del mutuatario e amico delle banche</p>
<p>L.:&#8230;..ma dai su, in fondo le banche ti spiegano il mutuo che fai&#8230;e poi se chiedi quanto paghi sono sempre chiarissime, direi trasparenti</p>
<p>C.: la trasparenza è una fregatura, nel senso che ti mettono davanti cinquanta fogli e te li fanno firmare per presa visione, a quel punto sei contrattualmente edotto su tutto. in realtà ne sai quanto prima, ma con questo escamotage non hai più scampo giuridicamente, perché a voce ti dicono una cosa e poi…ma lo sai, è una vecchia storia, che te lo dico a fare? Lo diceva Al Pacino a Johnny Depp in Donnie Brasco. </p>
<p>L.:…sì, come le assicurazioni che hanno delle righe piccole piccole  in cui sono scritte le clausole principali….e tu firmi e non ti rendi conto e poi vai a spiegare</p>
<p>C.: esattamente, o come quella scritta in televisione che non riesci mai a leggere sotto i prestiti a tasso zero. Quella è il TAEG. Tasso Zero in apparenza, ma minuscolo e reale, il Tasso Annuo Effettivo Globale al 6/7%&#8230;.che è più o meno il tasso attuale dei mutui</p>
<p>L.: &#8230;.e anche di più&#8230;.qualcuno arriva anche al 18% …..e sei costretto ad andare in giro con la lente di ingrandimento altrimenti sei fottuto!</p>
<p>C.: Sui mutui, il tasso massimo oggi applicabile, secondo le legge, è il 5,12%, basta vedere le tabelle ministeriali. Il fatto è che nessuna banca lo applica</p>
<p>L.: &#8230;&#8230;e la realtà? È tra mito e fantasia</p>
<p>C.: Infatti, ma la legge dovrebbe essere al di sopra del mito e della fantasia e soprattutto dello strapotere bancario, ma questo sì che è un mito…Sai che razza di spread applicano oggi?</p>
<p>L.: ….no oddio non voglio soffrire!</p>
<p>C.: Sul mutuo a tasso variabile, quando te lo danno ovviamente, fino a quattro mesi fa, si arrivava a un punto sopra il tasso interbancario. Oggi sono almeno 4 punti sopra.</p>
<p>L.: …..insomma se fai un mutuo sei morto. Questo mi vuoi dire?</p>
<p>C.: No, anzi, le banche tengono al fatto che tu resti in vita….tra i costi che non ti dicono ce n&#8217;è anche uno che riguarda la stipula obbligatoria di un&#8217;assicurazione sulla vita&#8230;Così anche se muori, la rata è assicurata.</p>
<p>L.: Insomma ho capito, se paghi il mutuo non mangi e se non mangi muori.</p>
<p>C.: Prima paghi l&#8217;assicurazione e il mutuo, poi, se avanza qualcosa, mangi</p>
<p>L.: Ma sempre muori e arriva il momento che non riesci più a pagare&#8230;..</p>
<p>C.: Ovvio, altrimenti come fa il sistema a mantenersi, sei proprio una sfascia stati!</p>
<p>L.: &#8230;.lo sai sono sovversiva&#8230;.e controcorrente</p>
<p>C.: Questo è il sistema che a suo tempo l&#8217;economista Malthus diceva come unica possibilità di sopravvivenza dello stesso.I poveri affamati muoiono e così ci sono meno bocche da sfamare. Ma se i ristoranti sono pieni e gli aerei affollati&#8230;che cosa pretendi?</p>
<p>L.: Mi sembra un concetto nazista&#8230;d&#8217;altra parte qualcuno mi disse che si doveva usare il napalm sui paesi in via di sviluppo…….Ma  certo tutti al ristorante e tutti a viaggiare&#8230;!</p>
<p>C.:Il nazismo non aveva fatto altro che portare il concetto di stato azienda alle sue estreme conseguenze :se non sei produttivo devi morire, logico e consequenziale</p>
<p>L.: &#8230;&#8230;che è un po’ come adesso&#8230;.o no? speriamo nell&#8217;equità e nella sostenibilità di Super Mario&#8230;. che però sempre dalla banche viene&#8230; avrà anche lui il virus?</p>
<p>C.: Beh, in Italia non sono arrivati a tanto, ma ci sono, nei fatti, andati vicini, riducendo la gente alla fame e portando la povertà nella borghesia più debole economicamente. Super Mario è l&#8217;uomo delle banche, come ho scritto, ma è anche quello che serve, oggi. E&#8217; il Grande Mediatore, anche se è vero che questa non è democrazia.</p>
<p>L.:………nooooo parli come Berlusca&#8230;democrazia sospesa&#8230;ahi ahi signor Carlo</p>
<p>C.: Succede di avere le idee confuse. Però ai tempi dell&#8217;antica Roma, nel pericolo si chiamava un dittatore. Non che questo lo sia, ma quando la tecnica prevale sulla politica, non è che ci sia molto da stare allegri. Berlusconi era a mio avviso un Peròn senza Evita, una specie di dittatura strisciante, ma non confondermi con Scilipoti!</p>
<p>L.: Senti, volevo raccontarti, in breve, la storia di una nostra lettrice, che chiameremo Chiara ,la quale ha un tumore e deve pagarsi le cure ma la banca non le dà un fido perché  c&#8217;è una vecchia segnalazione alla centrale rischi&#8230;.che ne dici? </p>
<p>C.: Che è una storia orribile, e vergognosa. Comunque può chiedere la cancellazione, esiste una procedura a proposito.</p>
<p>L.: &#8230;ma probabilmente è lunga e laboriosa&#8230;si dice che bisogna aprire anche una causa legale &#8230;quindi altri soldi</p>
<p>C.: Per evitare i pirati e gli squali che si aggirano in questo mare, le consiglierei di rivolgersi al Codacons, almeno non rischia di pagare e di ritrovarsi segnata due volte&#8230;</p>
<p>L.: &#8230;vedi, viviamo in una giungla&#8230;..siamo dei naufraghi in mezzo al mar</p>
<p>C.: Già e il punto che ci sono i coccodrilli in agguato, occorrerebbe la polverina di Peter Pan per poter volare ed evitarli, ma l&#8217;unica polverina che girava a Montecitorio era di tipo diverso,&#8230;e gli effetti si vedevano.</p>
<p>L.:..Carlo, sei malizioso! Che vorrai mai dire a quegli integerrimi parlamentari &#8230;..così laboriosi…</p>
<p>C.:In molto lo hanno confessato, mica l&#8217;ho detto io. C’era quello che mandava il portaborse a comprarla e quello che invece lo offriva a delle gentili signorine con cui si accompagnava in albergo. Ma poverino, aveva detto il suo capo partito, era da comprendersi, aveva la famiglia lontana&#8230;</p>
<p>L.: &#8230;vedi sei proprio cattivo di animo&#8230;quello era solo e soffriva tanto&#8230;..E  dimmi Niccolò  Macchiavelli che avrebbe detto oggi alle banche?</p>
<p>C.: Macchiavelli direbbe semplicemente una cosa: “danne ora, perché quando il vento sarà passato, te lo leveranno a forza.”  Non è una minaccia ma un suggerimento nello stile del Principe.</p>
<p>L.:&#8230;e allora chiudiamo qui questa puntata &#8230;&#8230;</p>
<p>C.: la prossima saremo più buoni</p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>I  Gattopardi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 08:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Berlusconi: le luci della ribalta si spengono e lui sente la fine avvicinarsi.
Non so perché sono giorni che lo vedo aggirarsi,Berlusconi, tra Palazzo Grazioli e Monte Citorio. Ascolto le sue dichiarazioni e mi par di vedere un fantasma.
E’ un uomo alla fine che nel suo voler essere sempre in video ( che è stata la [...]]]></description>
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<p><strong>Berlusconi: le luci della ribalta si spengono e lui sente la fine avvicinarsi</strong>.</p>
<p>Non so perché sono giorni che lo vedo aggirarsi,Berlusconi, tra Palazzo Grazioli e Monte Citorio. Ascolto le sue dichiarazioni e mi par di vedere un fantasma.</p>
<p>E’ un uomo alla fine che nel suo voler essere sempre in video ( che è stata la sua malattia di sempre), somiglia tanto ad Al Capone,interpretato da De Niro, nel film “Gli Intoccabili” quando, arrestato, dice al poliziotto Kevin Costner, in senso dispregiativo “Sei tutto chiacchiere e distintivo” .</p>
<p>Ecco Berlusconi  è così: un uomo alla fine della sua carriera. <strong>Messo da parte dai mercati e da un uomo che lui ha sempre ridicolizzato anche perché  lo considerava vecchio e rimbambito.</strong></p>
<p>Un uomo che cerca di riconquistare lo spazio sui giornali oramai tutti al seguito di SuperMario e del suo programma ( che  anche un po’ il suo ma che a tutti sembra un altro chissà perché).</p>
<p><strong>Un uomo che dice “La democrazia è sospesa  in questo paese</strong>” sperando di sollevare polemica, ma nessuno se lo fila. E che non vedendo reazione dice “Noi stacchiamo la spina quando vogliamo”. <strong>Una minaccia in stile mafioso</strong> ma anche l’emblema  di un uomo in preda ad una crisi di nervi. Un uomo che cerca disperatamente ancora di farsi sentire.</p>
<p>I riflettori si sono spenti su di lui. Ogni tanto  si accende una luce ma oramai le tavole del teatro della politica sono calcate da altri.</p>
<p><strong>Certo il berlusconismo con la sua voglia di apparire è ancora tra noi</strong>. C’è  ancora quello che vuole fregare l’altro e sentirsi così più furbo, c’ è chi pensa che fatta la legge trovato l’inganno, c’è qualcuno, come l’On.le Laboccetta che ha come assistente parlamentare il figlio di un mafioso e gli sembra normale e siede pure in Commissione Antimafia.</p>
<p>C’ ancora la ragazzina tutte curve che pensa che il fisico  è il suo passaporto per il futuro  e non le interessa se deve passare per un letto o per il divano…..</p>
<p>Ma si avverte il cambiamento e Berlusconi sa che non può far spegnere i riflettori su di lui altrimenti sarà la fine, ma è già finito. Il giorno in cui Giorgio Napolitano ha diramato un comunicato ufficiale in cui si metteva nero su bianco il momento delle dimissioni del premier.</p>
<p><strong>L’uomo dell’apparire messo all’angolo dall’uomo del silenzio. L’uomo da cinepanettone e l’uomo del teatro di Eduardo. Parole contro sostanza.</strong></p>
<p>E quello che brucia ancora di più a Berlusconi è che questo governo sotto sotto sembra la vendetta di Romano Prodi, basta guardare bene tra le pieghe dei curriculum dei vari ministri.</p>
<p>E così il nuovo, l’imprenditore che scende in politica per cambiare il mondo viene esautorato da quell’asse DC-PCI che ha governato l’Italia dal dopoguerra e che negli ultimi venti anni sembrava assopito. <strong>Ma i Gattopardi, quelli veri, sono sempre vivi.</strong></p>
<p><strong>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</strong></p>
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		<title>Ha perso questo governo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Fiorello, nel suo show su RAI 1, ha descritto così Mario Monti :“È alto 1,75, ha un sacco di capelli e ha la stessa moglie da 40 anni…”. Sembra forse eccessivo iniziare in questo modo un articolo ma proprio quelle parole servono per capire perché molti italiani sono disposti ad affidarsi a lui- il 78% degli intervistati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8384" href="http://www.malitalia.it/2011/11/ha-perso-questo-governo/niola1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8384" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/niola1-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p><strong>Fiorello, nel suo show su RAI 1, ha descritto così Mario Monti :“È alto 1,75, ha un sacco di capelli e ha la stessa moglie da 40 anni…”.</strong> Sembra forse eccessivo iniziare in questo modo un articolo ma proprio quelle parole servono per capire perché molti italiani sono disposti ad affidarsi a lui- il 78% degli intervistati secondo il sondaggio di ieri di Demopolis, mentre soltanto il 22% degli italiani preferirebbero le elezioni subito, secondo la statistica dello scorso 11 novembre dell’Istituto Piepoli &#8211; a Mario Monti, il tecnocrate, per uscire da questa crisi.</p>
<p><strong>​Un uomo normale che non ha bisogno di ’trucco e parrucco’</strong> per essere intervistato, che ha una vita privata di cui si sa ben poco. Una necessità di normalità, di valori condivisi che fa diventare eccezionale il suo comportamento.</p>
<p>Anche in Grecia è successo più o meno lo stesso. E quindi cosa succede quando la politica abbandona il campo? La <strong>fotografia di oggi è affidata a Marino Niola, antropologo e docente universitario</strong>.<br />
“Non è che la politica abbia abdicato al suo ruolo ma è questa politica che ha perso. Quella degli ultimi 17 anni che ha dato di sé un’immagine penosa. Il cittadino comune pensa che chi siede in Parlamento sia un inetto, un incapace. Dei buoni a nulla insomma. L’idea che si ha è quella del Parlamento dei peggiori. E qui non si parla dei vecchi politici che avevano scelto questa strada come proprio mestiere, ma di quelli arrivati in parlamento negli ultimi 15 anni: dei mestieranti. Infatti chi ha una professione non si butta nella mischia della politica. C’è una forte disistima verso la classe politica e una disapprovazione, come d’altra parte è successo anche in Grecia.”</p>
<p><strong>Tecnocrati o tecnici?<br />
</strong>Tecnico perchè i tecnocrati sono quelle persone che pensano che con la tecnologia si possa risolvere tutto. Monti è un grande tecnico, stimatissimo e tutti abbiamo l’idea consolidata, e non solo percepita, che lui sappia dove mettere le mani quando si parla di economia</p>
<p><strong>Ma in fondo Monti rappresenta proprio quelle banche che, per molti, sono state causa di questa crisi<br />
</strong>Ma cosa c’è di meglio? E quelli che dicono queste cose hanno proposto una soluzione?</p>
<p><strong>1993 governo Ciampi oggi governo Monti, si può fare un paragone?<br />
</strong>Sono molto simili, ma oggi Monti trova un paese peggiore di quello che trovò Ciampi, che per me rappresenta il miglior governo dell’età repubblicana. Oggi l’Italia è livida, depressa, divisia, sull’orlo di una crisi di nervi. Monti è una figura di primissimo piano ma rispetto ad allora raccoglie il Paese in un momento molto più drammatico. Abbiamo avuto altre crisi ma mai siamo stati così in basso dal punto di vista della moralità.</p>
<p><strong>Di chi la colpa di tutto ciò?<br />
</strong>In questi 20 anni c’è stato uno scardinamento delle nostre tradizioni e della nostra storia. Anche la sinistra per paura di sentirsi diversa ha gettato il bambino con l’acqua sporca. C’è stato un disastro formativo ed un allontanamento dalla realtà della politica, della televisione e di molti giornali. Potremmo dire, con una frase che Pasolini mette in bocca a Orson Welles nel film ’La ricotta’, che “l’Italia ha il popolo più analfabeta con la borghesia più ignorante d’Europa”</p>
<p><strong>Quindi siamo perduti?<br />
</strong>No, assolutamente: c’è una grande risposta e reazione da parte del popolo che non quello che viene raccontato nelle televisioni. Intanto anche perché il baricentro dell’informazione non transita più solo attraverso il tubo catodico. I giovani usano molto il web e anche quando guardano la Tv sanno discernere cosa guardare e cosa no. Quindi non siamo perduti.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Un governo tecnico  per la crescita e&#8230; la politica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 09:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Nel momento in cui Mario Monti entra al Quirinale per uscirne come presidente del Consiglio incaricato, l&#8217;ex inquilino di palazzo Chigi, il Cavaliere Silvio Berlusconi, fa circolare un video-messaggio in cui, tra l&#8217;altro, afferma di essersi “dimesso per senso di responsabilità” ed è pronto a  “favorire un governo tecnico”. Anche nel momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/un-governo-tecnico-per-la-crescita-e-la-politica/monti/" rel="attachment wp-att-8380"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/monti-300x199.jpg" alt="" title="monti" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-8380" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Nel momento in cui Mario Monti entra al Quirinale </strong>per uscirne come presidente del Consiglio incaricato, l&#8217;ex inquilino di palazzo Chigi, il Cavaliere Silvio Berlusconi, fa circolare un video-messaggio in cui, tra l&#8217;altro, afferma di essersi “dimesso per senso di responsabilità” ed è pronto a  “favorire un governo tecnico”. Anche nel momento probabilmente più duro del suo arco politico vitale, il tempismo non gli è mancato.  Sa bene che la nuova partita per lui ed il suo Pdl si è appena aperta. <strong>La posta in gioco è alta:</strong> 1) difesa di tutto ciò che ha fatto in politica fino alle dimissioni; 2) costruzione di un futuro per il suo Pdl (che forse cambierà nome) senza di lui come conducator; 3) cancellazione, in tutti i modi possibili, dell&#8217;immagine dell&#8217;uscita da palazzo Chigi tra lazzi, frizzi e canti di liberazione. Insomma, lo stato d&#8217;animo non è dei migliori, ma la voglia di rivincita è al massimo. </p>
<p>Chissà se avrà pensato, nel momento più buio della sua esistenza politica, all&#8217;inizio dell&#8217;avventura. A quando mamma Rosa lo sconsigliò in tutti i modi di scendere in politica, perché quello non era il suo mestiere. Ma poi dopo una notte insonne (come lui stesso raccontò in un summit con le parte sociali  alla presidenza del Consiglio, difronte agli stupefatti segretari generali di Cgil Cisl Uil – Cofferati, Pezzotta, Angeletti – e all&#8217;allora presidente di Confindustria, D&#8217;Amato),  fu proprio la mamma a dirgli che aveva riflettuto e che la scelta era giusta: “solo tu puoi salvare l&#8217;Italia”. </p>
<p><strong>Berlusconi irruppe sulla scena  politica quando la vecchia classe veniva spazzata via dal pool di Mani pulite. Era la discontinuità con il passato</strong>. Era una faccia nuova con un linguaggio completamente agli antipodi da quello usato dai politici dell&#8217;epoca. Alla gente piaceva per il suo eloquio comprensibile, per il suo accattivante sorriso, per il contagioso ottimismo, per l&#8217;ipotesi che avrebbe gestito il pachiderma Stato come se fosse un&#8217;azienda privata, senza la burocrazia paralizzante. Il successo gli venne anche dagli errori dei suoi avversari. In particolare  da Achille Occhetto che con la “sua gioiosa macchina da guerra”, denominata Pds,  non riuscì a far tornare da dove era venuto il Cavaliere, anzi gli regalò migliaia di voti. Attribuire la vincita elettorale dell&#8217;uomo di Arcore alla concentrazione televisiva di cui poteva disporre, che pur ebbe il suo peso,  è voler trovare un alibi alla buona. La verità è che si era sottovalutato il fenomeno popolare; la stanchezza di certi riti, il bisogno di comprensione dei programmi politici. E Silvio, con la sua grande esperienza televisiva, riuscì a semplificare, a far capire, a far sognare gli italiani con le sue trovate immaginifiche. </p>
<p><strong>Lo stesso uomo che ipotizzò e provò ad attuare il cambiamento della politica oggi, per una sorta di legge del contrappasso, paga proprio sui fronti che dovevano essere a lui più congeniali: il liberismo, l&#8217;immagine, la semplificazione della politica e dello Stato che non ci sono stati. </strong></p>
<p>Nell&#8217;attuale situazione il governo guidato da Mario Monti potrà avere due effetti determinanti e probabilmente benefici. Uno sulla razionalizzazione delle finanze e sull&#8217;immagine internazionale del nostro Paese, che è diventato il capro espiatorio ed il bersaglio preferito di governi europei che di incognite e buchi neri  nel loro interno ne hanno da vendere. L&#8217;altra conseguenza è di natura più squisitamente politica. Può sembrare un paradosso, un esecutivo di tecnici che può incredibilmente sbloccare e rilanciare la politica. Ebbene si. Se si andasse oggi alle urne il  centro sarebbe imbarazzatissimo a scegliere Di Pietro, Bersani e Vendola, oppure il Pdl di Angelino Alfano.  Il governo Monti, invece, potrebbe essere la parentesi di riflessione utile a tutti per scomporre o ricomporre, per inventarsi altre aggregazioni al di là della contingenza.  Il Pdl ha bisogno di rifondarsi e sia Berlusconi che Angelino Alfano lo sanno bene. La coalizione di ferro con Bossi è destinata a rompersi. Il trio Casini, Rutelli, Fini (Bocchino) dovranno scegliere con chi stare una volta per tutte. Rimanere nel limbo, appunto, del terzo polo &#8211; quando i poli sono due &#8211;  può diventare esiziale. C&#8217;è poi Bersani, Vendola e Di Pietro. <strong>Ma come farà il romagnolo Pier Luigi a far convivere la pasionaria cattolica Rosi Bindi ed i suoi con Vendola e Di Pietro? Mysterium fidei. </strong></p>
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		<title>Berlusconi l&#8217;italieno</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 20:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
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In una delle giornate più turbolente di cui il nostro Paese abbia memoria, gli sviluppi della situazione economica e politica Italiana calcano i media internazionali che già da tempo hanno alzato l’attenzione sulle vicissitudini interne all’Italia. Dal Times al Financial Times, da Le Monde a El Pays, dal New York Times a Le Figaro: mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8356" href="http://www.malitalia.it/2011/11/berlusconi-litalieno/berluscaestero-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-8356" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/berluscaestero1-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>In una delle giornate più turbolente di cui il nostro Paese abbia memoria, gli sviluppi della situazione economica e politica Italiana calcano i media internazionali che già da tempo hanno alzato l’attenzione sulle vicissitudini interne all’Italia. Dal Times al Financial Times, da Le Monde a El Pays, dal New York Times a Le Figaro: mentre i quotidiani di mezzo mondo pubblicano l’immagine di un Berlusconi afflitto dopo il voto alla Camera, è possibile per noi capire meglio cosa succede in casa nostra attraverso gli occhi della stampa straniera? Ne abbiamo parlato con <strong>Alessio Marchionna</strong>, giornalista dell’Internazionale, dove si occupa della rubrica “Italieni”, rassegna stampa che raccoglie le opinioni di chi dall’estero guarda al nostro Paese.</p>
<p><strong> </strong><strong>In queste ore la notizia della perduta maggioranza del governo e delle annunciate dimissioni di Berlusconi fa il giro del mondo e conquista anche alcune prime pagine. Perché tutta questa attenzione per un annuncio?</strong></p>
<p> L’attenzione della stampa estera sul caso italiano si è intensificata già nelle ultime settimane, non arriva oggi con le dimissioni, ma ovviamente aumenta perché Berlusconi non ha mai fatto un passo indietro nella sua carriera politica. La lo fa per la prima volta e molti cominciano a pensare che sia la fine di una storia politica, ma in realtà l’attenzione è dovuta soprattutto al fatto che in questo momento l’Italia è nell’occhio del ciclone dei mercati internazionali, e soprattutto rischia di affondare l’euro, perché il crollo dell’Italia sarebbe più grave di quello della Grecia. Quindi le dimissioni di Berlusconi verrebbero prese dalle istituzioni internazionali con un sospiro di sollievo, perché sarebbe più facile approvare delle riforme utili. Però ovviamente c’è anche molta apprensione.</p>
<p> <strong>Il “Financial Times” scrive: “in nome di dio e dell’Italia vattene”, mentre per il Financial Times Deutschland “Berlusconi è la crisi in persona”. Secondo il Guardian Merkel e Sarkozy hanno fatto bene a ridere al nome di Berlusconi in conferenza stampa. Sono affondi di non poco conto, tanto più che provengono da una testata il cui prestigio e autorevolezza è universalmente condivisa. Qualcuno da noi parla di odio gratuito verso l’Italia. E’ cosi?</strong></p>
<p> Non credo, al di là delle considerazioni personali che si possono fare sulla famosa risatina di Merkel e Sarkozy, che bisogna essere Cicchitto per pensare che sia stata poco opportuna. Non penso però che sia odio nei confronti dell’Italia, credo sia esasperazione prima di tutto delle istituzioni politiche e quindi di riflesso anche dei giornali per un governo che in questi anni non ha fatto nulla di quello che un giornale economico come il Financial Times auspicherebbe. Anche politiche “di destra” che pero funzionino: il governo Berlusconi non le ha messe in pratica e fin quando questo era un problema italiano poteva essere visto semplicemente con sarcasmo, ma ora sul piano europeo scatena anche un po’ l’ira, non solo la derisione.</p>
<p> <strong>Agli occhi della stampa estera la caduta di berlusconi è più legata ad una perdita di fiducia da parte dei mercati o da una perdita di consenso da parte degli italiani?</strong></p>
<p> Di questo parlano alcuni articoli che abbiamo scelto questa settimana. Soprattutto il pezzo di apertura mette insieme questi due aspetti: da una parte Berlusconi da qualche mese, da qualche anno a questa parte ha cominciato a perdere la capacità di capire la realtà che lo circonda, lo scollamento con la società civile è stato totale e l’autore – Philippe Ridet di Le Monde – fa alcuni esempi, come il fatto che la trasmissione di Saviano “Vieni via con me” ha avuto un consenso enorme nel 2010, mentre i programmi “di Berlusconi” sono in continuo calo. D’altro canto però la spallata finale a Berlusconi non l’ha data la società civile ma la crisi economica, senza la quale non ci sarebbe stata una crisi politica cosi forte per l’esecutivo che probabilmente avrebbe “tirato a campare” senza approvare provvedimenti, ma magari arrivando in fondo alla legislatura.</p>
<p> <strong>Agli occhi dell’opinione pubblica estera in questi anni il Cavaliere è stato visto più come un “prodotto” di una certa mentalità italiana oppure come un’anomalia? Detto in altri termini, è stato assimilato all’italiano medio o è stato visto come un’eccezione?</strong></p>
<p> In questo senso le interpretazioni sono diverse. C’è chi pensa che Berlusconi sia il prodotto di un Italia che gi prima del suo arrivo avesse mostrato segni di cedimento o comunque di difficoltà sia culturale che politica e che quindi per Berlusconi sia stato facile coprire questa falla, entrare in questo buco culturale e politico. Altro sostengono che sia stato Berlusconi, una volta in carica a cambiare gli italiani.</p>
<p> <strong>Mentre in Italia si assiste a questo grande can-can di alleanze e di possibili opzioni per il dopo Berlusconi, all’estero quali scenari si auspicano per il nostro Paese?</strong></p>
<p> Questa è una cosa molto interessante. Io mi sono sentito un po’ sollevato leggendo i giornali esteri da stamattina, ho letto più o meno tutti i commenti delle analisi che sono uscite e sono pochissime quelle che si perdono in elucubrazioni o speculazioni politiche poi fini a se stesse, perché ovviamente essendo il sistema politico fatto da partiti che cambiano idea di continuo, i giornalisti invece ed i giornalisti italiani soprattutto invece di andare un po’ oltre e di raccontare lo sfondo della situazione politica seguono le chiacchiere a ruota e spesso non si riesce a capire bene cosa stia succedendo. Quindi non ci sono moltissime speculazioni, semplicemente si spiega che la situazione dell’Italia non è per niente positiva, che Berlusconi è andato via, c’è un sollievo generale dal parte dell’Europa ma c’è anche molta apprensione perché al momento l’opposizione resta frammentata, non potrebbe esprimere in caso di eventuale voto un governo o una maggioranza compatta, se tornasse berlusconi magari con un’ipotesi Alfano sarebbe peggio perché sarebbe Berlusconi in seconda persona a governare; c’è una leggera propensione per la figura di Mario Monti, che avendo una storia europea importante alle spalle viene vista un po’ come l’ultima speranza per salvare l’Italia all’estero. Draghi e Monti sono un po’ i due italiani che vengono tirati in ballo quando si cerca di tirare degli esempi positivi dall’Italia di questi anni.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>The end?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 07:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto d'interesse]]></category>
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Non  mi piace l’euforia di queste ore, questo senso di liberazione che prende tanti per la cosiddetta fine di Berlusconi. Sì, cosiddetta, presunta, perché Berlusconi non è finito. La sua disponibilità a dimettersi offerta a Napolitano è un a mera mossa tattica, intelligente o meno saranno gli avvenimenti dei giorni che verranno a dircelo. Quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8315" href="http://www.malitalia.it/2011/11/the-end/theend_berlusconi_pp/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8315" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/theend_berlusconi_pp-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a></p>
<p><strong>Non  mi piace l’euforia di queste ore, questo senso di liberazione che prende tanti per la cosiddetta fine di Berlusconi</strong>. Sì, cosiddetta, presunta, perché Berlusconi non è finito. La sua disponibilità a dimettersi offerta a Napolitano è un a mera mossa tattica, intelligente o meno saranno gli avvenimenti dei giorni che verranno a dircelo. Quello che è chiaro è che Silvio Berlusconi non vuole e soprattutto non  può mollare. Se perde il potere perde tutto. Un solo esempio, è bastato che il voto alla Camera sul rendiconto certificasse che non ha più la maggioranza perché le azioni Mediaset subissero un ribasso. Roba forte, milioni di euro volatilizzati. <strong>Berlusconi sa che se salta il tappo del potere si liberano forze</strong>. Basta una normale ed europea legge che regoli il mercato pubblicitario stabilendo dei tetti alla raccolta degli spot televisivi perché le sue aziende entrino in crisi. Basta una occidentalissima legge sul conflitto di interessi perché il suo impero venga messo in discussione. Basta che il Parlamento fermi le tante leggi ad personam oggi sul tavolo, perché gli interessi suoi, della sua famiglia e delle sue aziende, subiscano un duro colpo. <strong>Basta che la magistratura si senta finalmente liberata da pressioni, ricatti, leggi e riforme che incombono come una mannaia sulla sua autonomia, perché inchieste oggi al rallentatore subiscano un colpo di acceleratore.</strong> Berlusconi, quindi, combatterà fino alla fine, le studierà tutte, cercherà di recuperare “traditori” e “infedeli”, per non perdere l’unica cosa alla quale tiene come l’aria che respira: il potere. Ma ammesso che l’entusiasmo sia vero, che sia giusto festeggiare, stappare bottiglie e sventolare bandiere come se fossimo nel giorno della Liberazione, ammesso che Berlusconi sia finito davvero e per sempre, un dato è certo. <strong>Muore Berlusconi, ma il berlusconismo è vivo e vegeto</strong>. Muore, politicamente, s’intende, il Cavaliere nero, ma la battaglia inizia col suo cadavere (politico) ancora caldo. Perché peggio di Berlusconi è il berlusconismo. Quella malattia che dal 1994 (giusto per offrire una data, ma il male ha radici che risalgono agli anni Ottanta del secolo scorso), ha infettato la politica, la cultura, il costume e il modo di essere della società italiana. Come una lue la malattia è entrata in tutti i pori della vita del Paese, dentro la cultura, la società e dentro il corpo e l’anima dei partiti di opposizione. <strong>Il cesarismo che sostituisce la democrazia, l’ideologia del successo e dell’apparire a tutti i costi che uccide la solidarietà (chi è povero si deve vergognare dei suoi insuccessi), la comunicazione che ammazza la politica (l’una è allegra e semplificata, l’altra è dura e noiosa), il trasformismo come regola di vita</strong>. Per non parlare del fascismo che ritorna, del razzismo diventato linea politica e di governo con un partito come la Lega che ha il ministro dell’Interno. E’ forte il berlusconismo, è un sistema di potere che governa città e regioni, ha suoi uomini che lo rappresentano esaltando – al peggio, ovviamente – le sue caratteristiche e la sua ideologia. E’ un personale politico che non mollerà il potere, che forse si riciclerà sotto altre bandiere (Udc, Terzo Polo finiano, Montezemolo-Della Valle, forse anche Pd e dintorni), ma che ha impregnato di sé istituzioni, democrazia, governi locali.<strong> La rivoluzione è lontana, non stiamo assistendo al ripetersi di avvenimenti storici (questa volta la storia si ripete ma sotto forma di farsa), non è la caduta del fascismo: è peggio</strong>. Non ci sono eserciti di liberazione e generosi partigiani alle porte, ma gattopardi. Ecco perché non mi piace l’entusiasmo di queste ore. Perché so che la battaglia per liberare il Paese da questa gente sarà lunga e difficile. Richiederà tempo, abnegazione, organizzazione, idee, uomini e donne, giovani e anziani, che si muovono, che scendono in campo sotto bandiere che si chiamano solidarietà, equità sociale, trasparenza, giustizia, rispetto delle regole, democrazia, unità nazionale. <strong>Esattamente come fece un uomo solo nel lontano 1994 uccidendo le speranze dell’Italia onesta.</strong></p>
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		<title>Berlusconi,rendiconto alla rovescia</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 03:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Voto]]></category>

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 Oggi il voto alla Camera ha sancito la fine della maggioranza ma non, forse, quella di Berlusconi. Non si arrenderà. Già le voci a lui vicine dicono “ma in fondo erano questi i voti che ci aspettavano”. Il buon Malgieri , che non ha votato, preso poi dalla paura, perché solo di questo si può [...]]]></description>
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<p><a rel="attachment wp-att-8311" href="http://www.malitalia.it/2011/11/berlusconirendiconto-alal-rovescia/cameradeputati/"><img class="alignleft size-full wp-image-8311" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/cameradeputati.bmp" alt="" /></a></p>
<p> Oggi il voto alla Camera ha sancito la fine della maggioranza ma non, forse, quella di Berlusconi. Non si arrenderà. Già le voci a lui vicine dicono “ma in fondo erano questi i voti che ci aspettavano”. Il buon Malgieri , che non ha votato, preso poi dalla paura, perché solo di questo si può trattare, entra in aula, dopo la conta, e dice “Scusate ero in bagno ma avrei votato si.”</p>
<h6><em>La deputata del PD Laura Garavini ci dice “Teoricamente adesso Berlusconi dovrebbe dimettersi. Se non lo fara&#8217; le opposizioni, compatte, presenteranno una mozione di sfiducia. ”</em></h6>
<h6><em> Renzo Lusetti dell’UDC ; “ Deve salire al Quirinale. Il nostro timore  è che  Berlusconi voglia chiedere la fiducia si prima al Senato ma sei lui non si dimette entro stasera noi domani mattina siamo pronti con la mozione”.</em></h6>
<h6><em> Ma abbiamo chiesto al Professor Massimo Teodori cosa succederà adesso.</em></h6>
<h6><em> - Secondo lei cosa farà Berlusconi?</em></h6>
<h6><em>Cercherà ostinatamente  contro i suoi stessi amici e alleati di restare in sella come presidente del Consiglio per andare alla Camera e, guardando negli occhi i cosiddetti &#8220;traditori&#8221;, denuciarne pubblicamente tutti i &#8220;benefits&#8221; che hanno da lui ricevuto. Ormai è in preda ad un raptus che non ha più nulla di politico. Stagno d&#8217;Alcontres ha dichiarato stamattina al &#8220;Corriere della Sera&#8221; che le fila berlusconiane sono piene di ricattatori. Il Cavaliere cercherà a sua volta di ricattare i ricattatori. Che spettacolo!!!</em></h6>
<h6><em> - Cosa potrebbe fare il Presidente Napolitano?</em></h6>
<h6><em>Difficile dire fin dove si potrà spingere. Cercherà in ogni maniera di far dimettere Berlusconi e, se non ci riesce, chiederà che si vada subito al voto di fiducia che sancirebbe inevitabilmente la fine del presidente del Consiglio.</em></h6>
<h6><em> - Governo tecnico o elezioni?</em></h6>
<h6><em>Le due opzione, stasera, hanno la stessa probabilità. Si farà il governo tecnico (o di unità nazionale) solo se Napolitano sarà sicuro che possa avere in entrambi i rami del parlamento la maggioranza assoluta dei membri, cioè 316 alla Camera e 162 al Senato. Cosa possibile solo se un consistente gruppo del centrodestra voterà a favore</em></h6>
<p> E mentre raccogliamo questa intervista sentiamo Paolo Cirino Pomicino chiuderne un’altra dicendo “che il desiderio non si impossessi della ragione” pensando alla possibilità di un Berlusconi che voglia ostinatamente resistere sulla sua posizione.</p>
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		<title>L&#8217;Italia s&#8217;è desta</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 08:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[BTP]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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Ieri  l’editoriale di Eugenio Scalfari si chiudeva con una frase del nostro inno “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”.
In settimana un imprenditore di Quarrata, Pistoia, Giuliano Melani, 51 anni titolare di  un’agenzia di leasing, legata a Unicredit, comperava una pagina sul Corriere della Sera per dire agli italiani “salviamoci da soli, comperiamo i nostri titoli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8303" href="http://www.malitalia.it/2011/11/litalia-se-desta/acquisto-btp/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8303" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/acquisto-btp-300x209.png" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p><strong>Ieri  l’editoriale di Eugenio Scalfari si chiudeva con una frase del nostro inno “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”.</strong></p>
<p>In settimana un imprenditore di Quarrata, Pistoia, Giuliano Melani, 51 anni titolare di  un’agenzia di leasing, legata a Unicredit, comperava una pagina sul Corriere della Sera per dire agli italiani “salviamoci da soli, comperiamo i nostri titoli di Stato”.</p>
<p><strong>Oggi l’On.le Stafano Graziano del PD</strong>, in mattinata annuncia di aver acquistato 5000 euro di BTP. “E’ un gesto di responsabilità. Noi che possiamo, insieme a professionisti e imprenditori dobbiamo farlo, per ridare fiducia al Paese e a noi stessi. Un modo anche di riprenderci una parte del debito pubblico che  in mano straniere.  E’ un’occasione per la classe dirigente di dare un esempio , sperando che molti italiani facciano lo stesso, ognuno nelle sue possibilità. Sarebbe un grande segnale, per i mercati, per l’Europa e per noi stessi”.</p>
<p><strong>A ruota si susseguono iniziative simili</strong>. La Destra  propone di pagare l’indennità di carica dei consiglieri regionali  con I BOT.  “Un modo concreto ed efficace per contribuire concretamente sui costi della politica, dando un segnale di responsabilità e fiducia nei confronti del Paese proprio da quella classe dirigente che per prima deve credere nelle possibilità della nazione”.</p>
<p><strong>E Italo Bocchino  dichiara di aver acquistato 20.000 euro di Btp</strong>. &#8221;E&#8217; un momento molto delicato per l&#8217;Italia e noi parlamentari per primi dobbiamo dimostrare di avere fiducia nei confronti della nostra grande economia&#8221;. E Bocchino calcola che  &#8216;&#8217;se tutti i deputati e i senatori facessero altrettanto, potremmo acquistare nelle prossime ore 20 milioni di Buoni del Tesoro”.</p>
<p>Un segno da parte della casta. Di quella casta che non si era voluta tagliare i privilegi e che adesso si rende conto che se il Paese deve essere salvato loro sono i primi a dover scendere in campo.</p>
<p>Oggi in un articolo, a firma  di Massimo Brambilla, Executive Director di Fredericks Michael &amp; Co.,  società di consulenza con sede a New York, si legge  “Un osservatore esterno, neanche dotato di particolari capacità intellettuali, giungerebbe semplicemente alla conclusione che, in uno scenario economico in contrazione quale l’attuale, uno dei principali obiettivi della politica economica dovrebbe essere fornire alle nuove imprese quello di cui hanno bisogno per nascere e prosperare vale a dire capitale, una normativa ed una tassazione favorevoli e un mercato da cui attingere competenze. Purtroppo non sembra che la classe politica italiana sia in grado di giungere alla medesima conclusione”.</p>
<p><strong>I nodi stanno arrivando al pettine, come dice l’On.le Graziano, e ci vorrebbe una posizione di saggezza, termine non esistente nel vocabolario del Presidente Berlusconi.</strong></p>
<p>Ci vorrebbe quel senso della res pubblica che sembra oramai perso nelle nebbie della nostra storia. Quel senso che ha spinto il Presidente Napolitano ad acquistare di tasca sua due biglietti per la Festa del Cinema di Roma. Certo 50 euro ci sembrano una piccola cosa. Ma tanti piccoli gesti hanno fatto il nostro Stato.</p>
<p><strong>E adesso vediamo quanti parlamentari acquisteranno i BTP per capire se è stato solo un gesto isolato e se l’Italia s’è desta veramente</strong>.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Napoleoni:&#8221;Siamo senza piano B&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 14:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’economista Loretta Napoleoni  pessimista sul nostro futuro e sull’euro. Mentre le mafie decidono cosa fare dei propri soldi e chi appoggiare alle prossime elezioni.
 E’ depressa Loretta Napoleoni. Tornata dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, non nasconde il suo pessimismo. E parla dell’Argentina e di come ci siano voluti ben 5 governi per risalire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8292" href="http://www.malitalia.it/2011/11/napoleonisiamo-senza-piano-b/loretta/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8292" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/loretta-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>L’economista Loretta Napoleoni  pessimista sul nostro futuro e sull’euro. Mentre le mafie decidono cosa fare dei propri soldi e chi appoggiare alle prossime elezioni.</p>
<p> E’ depressa Loretta Napoleoni. Tornata dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, non nasconde il suo pessimismo. E parla dell’Argentina e di come ci siano voluti ben 5 governi per risalire la china.</p>
<p>E per ripartire si era iniziato dal baratto, dice, nel centro di Buenos Aires in un grande capannone dove si andava per scambiare ciò che si aveva.</p>
<p>E noi siamo vicini.</p>
<p><strong>Papandreou si dimette per un governo di coalizione. Cosa succede?</strong></p>
<p>Vedremo come reagiranno le borse. Ci potrebbe anche essere un ulteriore calo. Certamente la situazione è veramente difficile. E  non è detto che fare un governo di coalizione nazionale . Questo vale anche per l’Italia e forse non servirà un governo tecnico. Il problema è un problema politico perché la destra   oramai allo sbando e la sinistra prende questa occasione per andare al potere. Ma poi a breve ci potremmo trovare come la Grecia. Certo all’inizio l’Europa sarà contenta perché  tutti odiano Berlusconi. Il problema è che nessuno ha un piano B e cioè se non si riesce a rispettare ciò che ci ha chiesto la Comunità Europea cosa facciamo? Nessuno lo sa e nessuno si  premurato di dare una risposta a questa domanda. Perchè non pensare di uscire dall’euro? Perché non stampare della carta moneta come garanzia?</p>
<p><strong>Professoressa lei si occupa anche di mafia. Cosa sta facendo il crimine organizzato ora?</strong></p>
<p>Le mafie capiscono prima degli altri cosa succede ma certamente anche loro sono preoccupate in questo momento. Hanno investito e comperato nelle grandi città, e non solo, della nostra Italia.Loro hanno costruito in base ad un parassitismo economico. Certo il default sarebbe rigenerante, sarebbero spazzate via ma il costo sociale è troppo alto. E certamente stanno mettendo al riparo tutti i beni liquidi, in Europa ma anche nelle Americhe e in Australia. E soprattutto stanno decidendo chi appoggiare alle prossime elezioni.Avremmo bisogno di un default pilotato, come in Islanda, che salvaguardi le fasce deboli.</p>
<p><strong>Secondo Berlusconi non c’ la crisi, i ristoranti sono pieni</strong></p>
<p>E’ allucinante quanto ha detto. Non ha il polso della situazione reale.</p>
<p> Ed è allucinante si se come dice lo stesso Pisanu, per ora ancora nel PDL, bisognerebbe occuparsi non tanto di chi ancora riesce ad andare al ristorante ma di chi ogni giorno di più ricorre alla mensa della Caritas per sopravvivere.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>L’Italia è un problema</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 07:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità Europea]]></category>
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Il vertice del G20 a Cannes si prospetta per l’Italia come un appuntamento cruciale per discutere il futuro del nostro Paese (e non solo), sempre più schiacciato tra il nervosismo dei mercati e la debolezza di una guida politica mai così vicina alla caduta. &#8220;La prossima settimana il Governo cadrà&#8221;, sussurrano fonti interne al Pdl. E il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8269" href="http://www.malitalia.it/2011/11/l%e2%80%99italia-e-un-problema/teodori/"><img class="alignnone size-medium wp-image-8269" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/teodori-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p><strong>Il vertice del G20 a Cannes si prospetta per l’Italia come un appuntamento cruciale</strong> per discutere il futuro del nostro Paese (e non solo), sempre più schiacciato tra il nervosismo dei mercati e la debolezza di una guida politica mai così vicina alla caduta. &#8220;La prossima settimana il Governo cadrà&#8221;, sussurrano fonti interne al Pdl. E il clima nel Paese è di tensione e disorientamento, se non proprio paura: il 48% degli italiani ritiene oggi a rischio i propri risparmi, emerge dal Monitor sull’opinione pubblica dell’Istituto Demopolis diffuso ieri, quasi 9 cittadini su 10 si dichiarano preoccupati per la crisi finanziaria che vive l’Italia e per i sacrifici che, in prospettiva, immaginano di dover affrontare. Il timore per la crisi economica è cresciuto di oltre 30 punti percentuali negli ultimi due anni, passando dal 56% del 2009 al 71% della primavera scorsa, sino all’87% odierno.<br />
Nei due giorni del G20 potrebbero emergere, ed assumere grande importanza, questioni tenute fin’ora in sordina, mentre è sempre più incombente nell’immaginario collettivo il fantasma greco -il 61% degli italiani ritiene oggi concreto un ’rischio Grecia’ per l’Italia, sempre secondo Demopolis. E intanto il resto del mondo, nuove potenze in testa, non rimane certo a guardare. Abbiamo parlato di questi punti con Massimo Teodori, parlamentare, storico, professore universitario, giornalista e scrittore.</p>
<p><strong>Professor Teodori, al di là degli annunci e delle promesse, quali carte può il nostro Paese realmente giocare sul tavolo del G20 per rassicurare mercati e comunità europea?<br />
</strong>Può giocare le carte di provvedimenti molto drastici che il governo deve prendere immediatamente: se non prende dei provvedimenti veri non ’all’acqua di rose’, come secondo me sono innalzamento delle pensioni, patrimoniale seria, una liberalizzazione di cose pubbliche che non siano rilevanti, penso che l’Europa seguiterà a considerarci per come ci ha considerato fino adesso, vale a dire della gente non seria.</p>
<p><strong>Cosa significherebbe una proposta come quella rivolta dall’UE alla Grecia, vale a dire una manovra ’lacrime e sangue’, fatta all’Italia al G20?<br />
</strong>La Comunità Europea non deve fare delle proposte, ha aspettato quelle italiane e se ne aspettava altre, non una generica “lettera di intenti” senza i tempi e via di seguito. E’ evidente che, se l’Italia è su questo piano, a questo punto ci sarà qualche provvedimento molto forte da parte dell’Unione Europea. Non so in che misura lo potrà prendere perché nessuno in questo momento sa come sia possibile il commissariamento da parte delle entità europee di un paese grosso come l’Italia: perché qui non si tratta della Grecia che in fondo è molto marginale all’Unione Europea. L’Italia è il secondo paese nell’area dell’Euro, e per questo rappresenta un problema serio. Perciò quali forme possa prendere la pressione delle autorità europee non lo sa nessuno.</p>
<p><strong>Quanto cambierebbe l’opinione della comunità internazionale sul nostro paese se l’attuale esecutivo annunciasse le dimissioni anticipate?<br />
</strong>Certamente non sarebbe un atto risolutivo, ma aiuterebbe. In questo momento due problemi si sommano e sono collegati tra di loro: la non-credibilità del Presidente del Consiglio e la non-presa di provvedimenti seri in vista del risanamento e dello sviluppo dell’economia.</p>
<p><strong>E da Berlusconi cosa possiamo aspettarci in questi giorni?<br />
</strong>Credo che Berlusconi sia ’cotto’ definitivamente. E la prima cosa che dovrebbe fare, ma che non farà mai, è togliersi di torno perché uno degli elementi della scarsa credibilità del nostro paese è la sua persona.</p>
<p><strong>In questo quadro che ruolo avranno i paesi cosiddetti Brics, ovvero potenze emergenti come Brasile, Russia, India, Cina e Sud America?<br />
</strong>I paesi Bric cercano per l’appunto di emergere per se stessi, quindi noi non avremo nessun aiuto, fatta eccezione che dalla Cina, che sta sviluppando ormai da tempo una politica di penetrazione economica ed anche finanziaria. Nessuno ignora che una parte del debito pubblico americano oggi è detenuta proprio dalla Cina, e altrettanto può fare on i paesi europei. Quindi, Brasile, Sud Africa, si svilupperanno per conto loro, e cosi anche l’India, credo. Per quanto riguarda i cinesi invece, una politica espansiva e di penetrazione non solo in Africa ed in Asia ma anche in Europa è assai probabile, se noi continuiamo ad essere cosi in crisi.</p>
<p>(pubblicato su wwww.lindro.it)</p>
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		<title>Governo, l&#8217;ottimismo senza ragione</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 18:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Con tutta la buona volontà di comprensione certe scelte del governo Berlusconi non si capiscono in fatto di misure anti crisi. Ma come si fa ad inserire nella famosa lettera a Bruxelles due questioni di una delicatezza inaudita, licenziamenti e pensionamenti, senza un minimo di confronto con le parti sociali. Senza capire che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/governo-lottimismo-senza-ragione/berlusconicorna/" rel="attachment wp-att-8265"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/berlusconicorna.bmp" alt="" title="berlusconicorna" class="alignleft size-full wp-image-8265" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Con tutta la buona volontà di comprensione certe scelte del governo Berlusconi non si capiscono in fatto di misure anti crisi</strong>. Ma come si fa ad inserire nella famosa lettera a Bruxelles due questioni di una delicatezza inaudita, licenziamenti e pensionamenti, senza un minimo di confronto con le parti sociali. Senza capire che non si possono ipotizzare modifiche che tocchino i destini di lavoratori e pensionati, tout court, senza una riforma complessiva del sistema. Senza programmi credibili di razionalizzazione e sviluppo che rilanciano l&#8217;Italia. E, per quanto riguarda i licenziamenti, perfino  Confindustria non aveva avanzato una tal richiesta. Sembra proprio che sotto tiro ci siano i “soliti noti”; certo i più deboli del sistema, di cui si sa tutto e proprio per questo si abusa. </p>
<p><strong>Il governo si è guardato bene dal parlare di patrimoniale</strong>, non sulla prima casa ovviamente, né di emanare un qualsiasi provvedimento che riduca veramente i costi della politica. Si parla molto di diminuzione dei seggi in Parlamento e nelle altre assise territoriali. I tempi non sono brevi per provvedimenti del genere. Eppoi, sono utili? Operazioni di questa specie non possono far correre il rischio di compressione  della democrazia, già di per se limitata  da leggi tipo “porcellum”? Non sarebbe più logico fare “tagli lineari” ai benefit, alle prebende, alle mille sinecure, visibili e non visibili, che la “razza padrona” si porta a casa? Sul piano tecnico credo che l&#8217;operazione sia possibile farla in un battibaleno. E se la maggioranza non ci  sta, non sente ragioni, allora provveda l&#8217;opposizione. Non con il solito progetto di legge che senza l&#8217;accordo con la maggioranza è quasi impossibile che passi. Ma con un disegno operativo “sui generis”. Ogni parlamentare dell&#8217;opposizione – ma anche della maggioranza, se lo ritiene &#8211; provveda ad operare tagli individuali sulle proprie entrate “da casta”. I fondi raccolti potrebbero essere devoluti, per esempio, ad un fondo per l&#8217;occupazione giovanile. Sarebbe un buon segnale, diciamo così, perequativo per i comuni cittadini. Utopia? Forse, ma non si sa mai. </p>
<p><strong>Siamo all&#8217;esasperazione degli animi senza costrutto</strong>. Così, andando avanti a slogan, si corre il rischio – meglio la certezza – di un doppio danno. Da una parte la speculazione incalza di fronte a misure unilaterali non concordate con chicchessia, nemmeno con  il ministro Tremonti, diventato ormai il bastian contrario del governo, se è vero che la nota è stata materialmente concepita dal ministro Brunetta, che proprio non si può considerare un amico dell&#8217;inquilino di via XX Settembre. Dall&#8217;altra, c&#8217;è il profondo scoramento dei cittadini che non sanno a che santo votarsi. Che di fronte ad obiettivi veri e seri sono disponibili anche a sacrifici che costino “lacrime e sangue” &#8211; vedi entrata nella zona euro -, ma d&#8217;avanti  all&#8217;”ottimismo senza ragione”, e ai personalismi tutti centrati su guerre di potere con fini elettoralistici, lo sconforto diventa totale. Certo, i toni stanno salendo pericolosamente ed il rischio di azioni violente è dietro l&#8217;angolo. Ci vuole uno stop immediato, una resipiscenza collettiva per evitare il disastro che è dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Quello che non ha fatto il governo, ha provato a farlo l&#8217;inquilino del Quirinale, che difronte alla speculazione galoppante prova a serrare le fila ed a chiedere “responsabilità” alla maggioranza, alle opposizioni ed alle parti sociali. Un giro di consultazioni mai visto prima che certifica l&#8217;emergenza in cui siamo. </p>
<p>Che fare? Lo abbiamo scritto in periodo non sospetto. <strong>Berlusconi faccia un passo indietro </strong>e proponga un suo uomo fidato al suo posto: ne avrebbe solo benefici. Ma il Cavaliere non lo farà. Il giocatore che c&#8217;è in lui non glielo consente. O tutto, o niente. Così facendo perderà tutto. Anche Bossi, che in fatto di realpolitik è maestro, sta valutando il modo migliore in cui salvarsi. Probabilmente, per uscire dall&#8217;attuale situazione, bisogna augurarsi defezioni dall&#8217;attuale maggioranza, in modo da consentire a Napolitano di aprire questa volta le consultazioni per la costituzione di un nuovo governo che ci salvi dai sorrisini interessati e di dubbio gusto di Sarkozy  e di Angela Merkel. <strong>Ci auguriamo solo che i transfughi lo facciano per il bene comune e non per le promesse di un futuro posto al sole.</strong></p>
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		<title>Sartori:&#8221;Noi retti da buffoni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Una piccola libreria “Nero su Bianco”, a Roma, al centro di Trastevere, a Piazza San Cosimato, la passione di Mariangela Mincione e la voglia di portare la cultura e le grandi storie tra la gente. Con questi ingredienti ( e con la complicità delle telecamere di RAI Millepagine e Vittorio Castelnuovo) nasce il colloquio con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8172" href="http://www.malitalia.it/2011/10/sartorinoi-retti-da-buffoni/sartori/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8172" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/sartori-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>Una piccola libreria “Nero su Bianco”, a Roma, al centro di Trastevere, a Piazza San Cosimato, la passione di Mariangela Mincione e la voglia di portare la cultura e le grandi storie tra la gente. Con questi ingredienti ( e con la complicità delle telecamere di RAI Millepagine e Vittorio Castelnuovo) nasce il colloquio con il professor Giovanni Sartori, politologo di fama internazionale, nato a Firenze nel 1924 compagno di Università di Giovanni Spadolini che “aveva in testa di diventare Presidente della Repubblica e non ci riuscì per un voto”.</p>
<p>Ha appena pubblicato un libro “Logica,metodo e linguaggio nelle scienze sociali” in cui enuncia la sua convinzione che nessun progresso scientifico può essere raggiunto quando mancano basi concettuali e metodologiche precise poiché nulla si produce se non si è “criticamente” consapevoli di ciò che si sta studiando ed analizzando. La coscienza critica, per il professor Sartori, rende lo scienziato sociale un “pensatore consapevole” che guarda al suo oggetto di analisi senza lasciarsi fuorviare dai miraggi delle tecnologie contemporanee.</p>
<p>Ma il Professore parla anche del fatto che la nostra vita è un mix di caso, fortuna e ostinazione. Ma parlare con Giovanni Sartori è un’avventura che parte dai suoi studi e dall’Università e che arriva ad oggi: alla crisi, ai giovani, alle prospettive di questo mondo.</p>
<p><strong>-Professore partiamo dalla questione Bankitalia. Un “pasticciaccio” brutto</strong></p>
<p>Del problema di Bini Smaghi si sapeva già da tre mesi, la carica ha una durata fissa e quindi Berlusconi non poteva promettere a Sarkozy nulla. Quando si fanno le offerte devono essere accettabili. Ma il nostro governo è  nella totale disorganizzazione, siamo nelle mani di dilettanti di terza categoria. Siamo retti da buffoni.</p>
<p><strong>-Parole forti professore, passiamo alla politica estera: dopo la Libia la Siria?</strong></p>
<p>Non credo, la situazione è completamente diversa. Dietro la Siria c’è l’Iran e finchè c’ è questo sostegno non succederà nulla. Intanto anche la Turchia sta diventando un riferimento. Comunque si tratta di lotte legate al petrolio. Adesso ci sarà un po’ di confusione, qualche cambiamento e poi si tornerà ad un sistema di banditi.</p>
<p><strong>-Per quanto riguarda la Libia quali le possibilità dell’Italia per la ricostruzione?</strong></p>
<p>La Libia l’abbiamo persa. Siamo riusciti in un’impresa impossibile.</p>
<p><em>(Qualcuno dal pubblico dice “Berlusconi ha portato male a Gheddafi.Gli ha baciato la mano e guardate come è finito!” e il Professore subito, pronto, risponde “Lo dirò a Putin anche se lui è  più in gamba! “.ndr)</em></p>
<p> <strong>-Passiamo alla crisi. Quanto durerà?</strong></p>
<p>Sarà molto lunga. Ricordiamoci che la grande depressione del ’29 durò fino all’inizio della seconda guerra mondiale e solo l’industria bellica  aiutò gli Stati ad uscirne. Inoltre questa  è gestita male: troppi attori in campo e troppo litigiosi. Durerà tantissimo perché ci sono molti derivati occultati ovunque e nessuno sa quanti sono e le banche non lo dicono. Sono carta straccia. E comunque gli altri paesi sono messi meglio di noi che siamo subito dopo la Grecia.</p>
<p><strong>-Una riflessione sui giovani e il loro futuro</strong></p>
<p>I giovani dalla loro parte hanno solo l’energia. Ci vuole una scuola più forte e in questo momento non mi sembra che in Italia goda di buona salute.</p>
<p> Forse questa intervista può essere conclusa proprio da una frase del Professor Sartori <em>“Il pessimismo dell’intelligenza va combattuto da un ottimismo della volontà”.</em></p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Bankitalia, un Paese sotto ricatto</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 14:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Oggi si decide il destino del governatore di Banca d’Italia. Una telenovela che dura da mesi fatta di ripicche e ricatti.
Tremonti e il suo candidato Vittorio Grilli, amato anche da Bossi perchè “milanese” (ma che le voci di corridoio dicono non avere un pedigree formativo adatto), contro il candidato del Presidente Napolitano ma anche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8158" href="http://www.malitalia.it/2011/10/paese-sotto-ricatto/bancaditalia/"><img class="alignleft size-full wp-image-8158" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/bancaditalia.bmp" alt="" /></a></p>
<p><strong>Oggi si decide il destino del governatore di Banca d’Italia. Una telenovela che dura da mesi fatta di ripicche e ricatti</strong>.</p>
<p>Tremonti e il suo candidato Vittorio Grilli, amato anche da Bossi perchè “milanese” (ma che le voci di corridoio dicono non avere un pedigree formativo adatto), contro il candidato del Presidente Napolitano ma anche di tutto il Consiglio Superiore di Bankitalia, cioè l’attuale direttore generale  Fabrizio Saccomanni, uomo di Draghi ma anche con una formazione adeguata al ruolo. E poi il terzo incomodo Lorenzo  Bini Smaghi attuale membro della BCE e che con la nomina di Mario Draghi al vertice della stessa banca toglierebbe un posto alla Francia all’interno del board.</p>
<p>E così questa candidatura sale anche perché Berlusconi deve trovare una soluzione che accontenti il presidente francese Sarkozy.</p>
<p><strong>La lettera firmata per Saccomanni era già pronta</strong> ma è stata ritirata di fronte alle risse interne al Governo e al problema francese che il premier italiano ha sottovalutato fino a qualche settimana fa o comunque fino a quando Bini Smaghi lo ha messo di fronte al problema  probabilmente paventando questa situazione:“o la poltrona di Governatore o io non lascio la BCE e saranno fatti tuoi!”.</p>
<p>Tremonti si  è battuto sempre per il suo delfino Grilli (suo uomo di fiducia insieme a Milanese) anche per una sorta di “astio” personale nei confronti di Mario Draghi che, come dicono le voci di Palazzo Koch, ha sempre oscurato  il ministro in tutti i consessi internazionali.</p>
<p><strong>Il Presidente Napolitano</strong> ha parlato ieri proprio di nomina nel rispetto della “continuità”.Insomma un altro alto là a Berlusconi che oramai deve prendere le decisioni in funzione dei ricatti a cui  è  sottoposto.</p>
<p>Tremonti e Bossi da una parte, per cercare di tenare ancora unita una maggioranza che fa acqua da tutte le parti, e  Sarkozy dall’altra per non avere”grane” internazionali che finirebbero di indebolire completamente i suoi rapporti all’interno della Comunità Europea . <strong>E al passaggio di consegne tra Trichet e Draghi c’erano la Merkel e Sarkozy ( che hanno anche approfittato per parlare della crisi) ma, forse, non c’era nessun rappresentante del governo italiano</strong>.</p>
<p>Adesso spuntano anche due nomi, interni al palazzo di Via Nazionale, e cioè Visco e la Tarantola e si era anche pensato di ripescare Lamberto Dini! La nomina della Tarantola (che viene dalla sede di  Milano e che si  sempre interessata della vigilanza sul sistema bancario )potrebbe rappresentare la  continuità interna e forse un modo per uscire dall’empasse dove si  è cacciato il premier e che potrebbe piacere al Quirinale che, in questi giorni, ha richiamato continuamente Berlusconi su riforme, decreto sviluppo, coesione. Insomma il Presidente del Consiglio  sente il fiato sul collo. Il vicolo in cui si trova è sempre più stretto, il Paese brucia e le fiamme si avvicinano sempre di più. <strong>Ma la nomina della Tarantola potrebbe dare adito a più di un attrito all’interno del direttorio a meno che non nasconda un accordo per farsi che altri possano inserirsi  nel caso di abbandono di qualcuno (leggasi Bini Smaghi e Saccomanni ndr</strong>)</p>
<p>Un uomo,Belusconi, che vive, e fa vivere il Paese, sotto ricatto. Dai vari Lavitola ai Tarantini alla D’Addario o a Ruby.E adesso anche il Ministro degli Esteri viene smentito  non dalla CNN o dalla BBC ma dalla televisione albanese che per molti  è ancora quella della canzone di Battiato “ascoltavamo radio Tirana…” quasi come se stessimo parlando di extraterrestri!</p>
<p>E per cercare di arginare fughe precipitose dalla nave e soprattutto per cercare appoggi il buon Ministro dell’Economia ha trovato i soldi per Ministri e Sottosegretari per evitare decurtazioni al loro stipendio.<strong> E pensare che non ci sono i soldi, come ha ammesso lo stesso Berlusconi, per varare un piano di sviluppo che salvi l’Italia.</strong></p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Le storie indignate</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 07:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Berlusconi ha incassato l’ennesima fiducia (grazie anche alla presenza in aula dei radicali!). La prossima settimana si discute il DDL sullo sviluppo e ci ritroveremo ancora a parlare di quando finirà questa agonia.
Perché di agonia si tratta. Agonia politica, sociale ed economica. Il Paese è allo stremo e domani la manifestazione degli indignados, la nascita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8093" href="http://www.malitalia.it/2011/10/le-storie-indignate/indignati/"><img class="alignleft size-full wp-image-8093" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/indignati.bmp" alt="" /></a></p>
<p><strong>Berlusconi ha incassato l’ennesima fiducia</strong> (grazie anche alla presenza in aula dei radicali!). La prossima settimana si discute il DDL sullo sviluppo e ci ritroveremo ancora a parlare di quando finirà questa agonia.</p>
<p><strong>Perché di agonia si tratta. Agonia politica, sociale ed economica.</strong> Il Paese è allo stremo e domani la manifestazione degli indignados, la nascita del partito degli esclusi ci diranno a che limite è arrivata la pazienza degli italiani. Sperando che nessuno, per diverse motivazioni, voglia turbare la giornata.</p>
<p><strong>Intanto l’indignazione  è qualcosa che sta crescendo sempre più</strong>. Mentre un anno fa chi era in difficoltà la nascondeva, se ne vergognava e forse pensava che era sua la colpa, oggi tutti parlano apertamente dei propri problemi, della propria rabbia e della frustrazione di vivere non vedendo la possibilità di un futuro. Di un Paese che si  adeguato a sopravvivere, giorno dopo giorno . Oggi tutti parlano delle bollette non pagate, della cartella esattoriale di Equitalia più che dei soldi per fare la spesa.</p>
<p><strong>La forbice tra chi è  ricco ricco e chi è povero povero si è amplificata</strong>. Il ceto medio non esiste più. Oggi nei supermercati il banco delle carni è sempre pieno e si è tornati indietro nel tempo quando si comprava la fettina solo per la domenica. Una volta a settimana e poi basta. Le offerte ti rincorrono. Gli annunci affittasi e vendesi aumentano di giorno in giorno, come la chiusura di tanti negozi. Aumentano i “Compro Oro” potrebbero anche riaprire tutti i Monte dei Pegni d’Italia, ci sarebbe lavoro per loro.</p>
<p>Un tassista, di quelli anziani, mi ha detto “Io faccio questo lavoro da 43 anni, le mie figlie lavorano e io la pila sul fuoco ancora la posso mettere . Quello che dovevo fare l’ho fatto tanti anni fa. Ma uno che si  è comprato la casa 5 anni fa e ha un mutuo da 700 euro con il lavoro che è sceso del 30% adesso come fa a far  mangiare i figli?”</p>
<p><strong>E a proposito di ceto medio,</strong> un professionista di circa 55 anni si è ritrovato ad oggi con un calo di oltre il 40% e mi racconta che quando ha visto la sua denuncia de redditi del 2010 di soli 23mila euro contro i 65mila del 2009 si è  sentito male e soprattutto si è chiesto come ha fatto a sopravvivere in una città come Roma dove tutto costa. E mi ha raccontato che ha imparato a trovare il supermercato dove spendere meno, dove l’acqua minerale (la bottiglia da 2 litri) costa solo 0,23 centesimi e si trovano tante occasioni. E pensare che quando aprirono gli hard discount ci sembrava una cosa per barboni!</p>
<p><strong>E i barboni, oggi , siamo noi.</strong></p>
<p>C’ poi il giovane precario che lavora a periodi alterni e che quando è  fortunato guadagna 800 euro al mese e che vive sempre come uno studente anche se ha 40 anni. Perciò è arrivata la moda del co-housing, che detta così sembra qualcosa di chic e rivoluzionario. No , semplicemente ci si divide affitto, spesa, bollette in tre o 4 persone. E quello che era lo stile di vita dell’università , e quindi d un segmento di vita, è diventato la normalità.</p>
<p>Poi c’ l’imprenditore che ha lavorato per un Ente pubblico che non l’ha pagato o comunque lo ha pagato in ritardo e quindi lui ha saltato la rata dell’IRPEF o dell’IVA e adesso arriva lo Stato (lo stesso che avrebbe dovuto pagarlo) che gli pignora la casa e non c’è ragione che tenga!</p>
<p>E poi ci sono i giovani ricercatori che devono fare i salti mortali per avere una borsa di studio. Che devono peregrinare in tutta Italia per un posto e che se non avessero la famiglia che li assiste sarebbero in mezzo ad una strada. Qualcuno ha scelto di andare via e, forse, anzi senza forse, ha fatto bene.</p>
<p>E ci sono le giovani coppie che vorrebbero un figlio ma che non possono permetterselo. E ci sono i cassaintegrati e quelli che lavorano al nero in agricoltura, nelle fabbriche tessili (dove si muore anche vedi il crollo di Barletta). E ci sono quelli che,per fame, finiscono nelle mani del crimine organizzato e le donne che per dare da mangiare ai figli si prostituiscono.</p>
<p><strong>Questo  è il popolo degli indignados</strong>. Fatto di giovani che non vedono sbocco per il loro futuro e di gente che superati i 50 anni non vede più nessuna luce. Qualcuno di loro ha anche pensato di sparire per sempre.</p>
<p><strong>Ma sono ancora qui e domani sarà forte la loro voce.</strong></p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Referendum e campagna elettorale</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 08:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Le ipotesi sono tante sui perché Diego Della Valle ha pubblicato a pagamento il suo manifesto contro l&#8217;attuale classe politica. Pubblicità a se stesso ed alle sue attività imprenditoriali? Tirata di volata a Montezemolo per palazzo Chigi e, per converso, sua ipoteca alla carica di presidente di Confindustria? Si potrebbe continuare con altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8009" href="http://www.malitalia.it/2011/10/referendum-e-campagna-elettorale/elezioni/"><img class="alignleft size-full wp-image-8009" title="elezioni" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/elezioni.jpg" alt="" width="223" height="226" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Le ipotesi sono tante sui perché Diego Della Valle ha pubblicato a pagamento il suo manifesto contro l&#8217;attuale classe politica</strong>. Pubblicità a se stesso ed alle sue attività imprenditoriali? Tirata di volata a Montezemolo per palazzo Chigi e, per converso, sua ipoteca alla carica di presidente di Confindustria? Si potrebbe continuare con altri interrogativi più o meno credibili. Resta il fatto che Della Valle ha azzeccato i sentimenti della gran parte degli italiani. E gli esorcismi vari gridati contro l&#8217;imprenditore marchigiano dai vari esponenti la “casta” non servono. Ci vuole ben altro. Ma cosa?</p>
<p><strong>Le firme raccolte per il referendum elettorale sono proprio innumerevoli</strong>. La &#8220;porcata&#8221;, leggi legge elettorale, voluta all&#8217;epoca da Calderoli per conto della Lega e Forza Italia &#8211; e accettata bene o male da tutto lo schieramento politico italiano -, è arrivata alla fine della sua esistenza. O il Parlamento la cambierà oppure il referendum la sopprimerà. Non ci sono dubbi su come gli italiani si esprimeranno se avranno la possibilità di dire la loro nel segreto di un&#8217;urna. La maggioranza lo sa e prova a correre a ripari un po&#8217; tardivi. Anche l&#8217;opposizione lo sa, ma le divisioni nel suo interno non sono di poco conto. L&#8217;ex avversario di Bersani nella corsa a segretario del P.d., Arturo Parisi, non gli risparmia frecciate per non aver sostenuto adeguatamente il referendum. I Radicali rischiano la cacciata dal P.d. dopo l&#8217;exploit in aula sul voto al ministro Romano. Se la ride solo Di Pietro perché pensa che, comunque, ne uscirà bene. Anche sul fronte dell&#8217;opposizione ci vuole altro. Ma cosa?</p>
<p><strong>Tra tanta confusione ed incertezza pare che una faccenda sia indubitabile: l&#8217;inizio della campagna elettorale. E la data del suo avvio è venerdì 30 settembre</strong>. Quel giorno tre sono gli eventi significativi che danno la misura dell&#8217;accelerazione incontrovertibile, che potrebbe portare alle elezioni anticipate nel 2012. Due accadimenti li abbiamo già raccontati. Il terzo episodio riguarda Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica. Ha provato in tutti i modi a far ragionare la classe dirigente del Paese utilizzando soprattutto la moral suasion. Stavolta il presidente Napolitano ha fatto due affermazioni importanti e pesanti politicamente. La prima riguarda la Padania. “Non esiste un popolo padano” e non può esistere una divisione dell&#8217;Italia, perché non c&#8217;è “spazio nelle leggi e nella Carta per una via democratica alla secessione”. Ha ricordato anche il separatista siciliano Andrea Finocchiaro Aprile fatto arrestare dal governo Bonomi. Insomma, ha affrontato la questione Bossi/Lega non con il ricorrente minimalismo da folclore locale. L&#8217;altro punto trattato dal capo dello Stato è sulla necessità di una riforma elettorale per “un ritorno di fiducia” nell&#8217;elettorato.</p>
<p><strong>Cosa fare per parare un venerdì che pone interrogativi un po&#8217; a tutti?</strong> La maggioranza deve decidere quali sono le sue priorità. Due cose non si può più consentire: il tirare a campare e fare annunciazioni non praticabili. Non è plausibile pensare di realizzare riforme costituzionali in una situazione del genere e, per di più, con i voti contati. Certo, la priorità per il Paese è far fronte alla crisi economica che non ammette ragionamenti d&#8217;opportunismo politico. Il balletto non esaltante tra Berlusconi e Tremonti non può continuare. C&#8217;è bisogno che il Paese sappia la verità sulle politiche economiche da mettere in essere per evitare una deriva tipo Grecia. Anche sulla legge elettorale è tempo di decidere. L&#8217;ideale sarebbe provare a modificarla con il consenso di tutti. Insomma, sarebbe il caso che la maggioranza facesse un programma di fine legislatura. Poche cose concrete che potessero smentire il jaccuse di Della Valle.</p>
<p>Non è che l&#8217;opposizione si trovi in una situazione migliore di quella della maggioranza. “Il potere logora chi non c&#8217;è l&#8217;ha”, diceva l&#8217;ineffabile Giulio Andreotti. Forse sarebbe il caso di mettere da parte le invettive e le invocazioni all&#8217;andata via di Berlusconi – tanto non se ne va –, con l&#8217;individuazione di un vero programma di governo alternativo e con l&#8217;identificazione della coalizione pronta a realizzarlo.</p>
<p><strong>Gli elettori, sia di centro che di sinistra o di destra, al di là delle simpatie personali e politiche, ben capiscono quando li si vuole prendere per i fondelli. E reagiscono</strong>.</p>
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		<title>La verità di Katarina: “Valgo 3 milioni ma non ricatto B. Sono la first lady”</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 13:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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Il racconto della fidanzata del premier, dal Bronx di Podgorica alla villa di Arcore. &#8220;Il giorno del suo compleanno mi ha dato l&#8217;anello di fidanzamento&#8221;. Fede dice che lo tengo sotto scacco? E&#8217; soltanto invidia, non si ricatta la persona che si ama&#8221;
Signora Katarina posso farle qualche domanda?
Si, ma faccia in fretta che sto partendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8005" href="http://www.malitalia.it/2011/10/la-verita-di-katarina-%e2%80%9cvalgo-3-milioni-ma-non-ricatto-b-sono-la-first-lady%e2%80%9d/knezevic_strillo/"><img class="alignleft size-full wp-image-8005" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/knezevic_strillo.jpg" alt="" width="220" height="96" /></a></p>
<p>Il racconto della fidanzata del premier, dal Bronx di Podgorica alla villa di Arcore. &#8220;Il giorno del suo compleanno mi ha dato l&#8217;anello di fidanzamento&#8221;. Fede dice che lo tengo sotto scacco? E&#8217; soltanto invidia, non si ricatta la persona che si ama&#8221;</p>
<p><strong>Signora Katarina posso farle qualche domanda?</strong><br />
Si, ma faccia in fretta che sto partendo per Arcore.<br />
<strong>Ad Arcore, dicono alcuni intimi di Berlusconi, lei fa la cameriera, è vero?</strong><br />
Sono menzogne, bugie di chi vuole male a me e al mio amore.<br />
<strong>Chi è il suo amore, mi perdoni?</strong><br />
Lui, Silvio Berlusconi…<br />
<strong>E lei non è la sua cameriera?</strong><br />
No, quante volte lo devo dire. Io sono la fidanzata ufficiale di Berlusconi, lo scriva, per favore, e cercate almeno per una volta di evitare di dire menzogne.<br />
<strong>Ma lei ad Arcore cosa fa?</strong><br />
Arcore è la mia casa, visto che lei insiste le do una notizia, l’altra sera, nel cuore dei festeggiamenti per il suo compleanno il Presidente mi ha regalato l’anello di fidanzamento, siamo fidanzati ufficialmente.<br />
<strong>Le faccio i miei auguri, e quando vi sposate?</strong><br />
È come se gia fossimo marito e moglie, sposati, uniti dall amore, il resto sono convenzioni pure e semplici.<br />
<strong>Quindi lei è la nuova fist lady italiana?</strong><br />
Sono l’unica donna di Silvio Berlusconi, la sua fidanzata.<br />
<strong>E il bunga bunga, le serate allegre con le altre donne? Lei legge i giornali italiani…</strong><br />
Menzogne, cose che non voglio neppure sentire, malignità. Io lo amo e questo basta.<br />
<strong>È vero, come dicono alcune testimoni che lei e le sue sorelle ricattate Berlusconi?</strong><br />
Non si puo ricattare l’uomo che si ama.<br />
<strong>È vero che Berlusconi vi ha versato 750mila euro?</strong><br />
Così poco… e se fossero tre milioni?<br />
<strong>Lo dica lei quanti sono.</strong><br />
Penso di valere molto di piu di quella cifra.<br />
<strong>Quanti anni aveva quando ha conosciuto Berlusconi?</strong><br />
Non so, non ricordo, ma non e questo che conta. Il nostro e un amore grandissimo, il resto sono balle, invenzioni, malignita.<br />
<strong>Eppure Emilio Fede, almeno stando a quanto rivelato da una ragazza che frequentava Arcore, insisterebbe nel dire che lei tiene sotto scacco Berlusconi.</strong><br />
Emilio Fede? E chi è?<br />
<strong>Un’altra ragazza racconta di quando lei si spogliava durante le cene e si metteva nuda in mezzo al tavolo.</strong><br />
Invidia di chi voleva essere la prima donna. Silvio ha scelto me e questo provoca invidie e veleni.<br />
<strong>Ricorda quella scena di gelosia, quando si buttò dalle scale?</strong><br />
Si puo cadere dalle scale anche se si è bevuto troppo e si perde l’equilibrio.<br />
<strong>Un’ultima domanda: presto la vedremo accanto al premier durante le visite ufficiali?</strong><br />
Penso di sì, sono la fidanzata ufficiale di Silvio Berlusconi.<br />
***<br />
Sono da poco passate le sei di sera, quando finiamo di parlare con <strong>Katarina</strong>. Ha fretta, deve volare per Milano direzione Arcore, dove c’è l’amore suo. <strong>Berlusconi</strong> è gia da due ore nel capoluogo lombardo, a <strong>Milanello</strong> per incoraggiare i suoi alla vigilia della sfida con la Juventus. Questa intervista è stata resa possibile grazie all’aiuto di un amico della ventenne Katarina, <strong>Nebojsa Sodranac</strong>, 38 anni, giornalista sportivo di <em>InTv</em>, uno dei piu seguiti network del Montenegro. È qui che Katarina, appena diciassettenne, ha iniziato a lavorare. Piccole interviste a calciatori minori, comparsate, primi passi verso la ricerca del successo a tutti i costi. Quella voglia matta di fuggire da <strong>Murtovina</strong>, il Bronx di Podgorica. Una lunga strada polverosa attraversata da camion sgangherati e vecchie macchine. Poco a che vedere col lusso del centro della città, con le Mercedes, i suv Toyota guidati da bellezze mozzafiato. Un market che vende di tutto, strade strette e case con le serrande sbarrate. Sono case di appuntamento, ci dice il taxista, vieni qui, paghi e trovi quello che vuoi. Piu in là dei locali di lap dance, una pretenziosa caffetteria e una pizzeria.</p>
<p>In una strada stretta di terra battuta ci sono una ventina di casette basse, quella di <strong>Milorad Knezevic</strong>, una vita a spaccarsi la schiena nei cantieri dell’edilizia come muratore, ha il cancello sbarrato. Sulla verandina un dondolo abbandonato da tempo. Non si vedono i segni della ricchezza portata dal fidanzamento della ventenne Katarina con uno degli uomini più ricchi del mondo. Non ci sono, dice una vicina, sono andati via. Dove è impossibile saperlo. Qui la gente parla poco e si divide quando deve giudicare Katarina, la sua gemella, Slavica e Zorica. Le sorelle che hanno fatto fortuna in Italia. Per alcuni la fidanzata ufficiale di Berlusconi è la terribile Katarina, per altri è la regina d’Italia. “Ha fatto bene a far perdere la testa al vostro presidente”, ci dice ridendo una donna che vende mele all’angolo della strada. Due partiti, giudizi contrastanti, alimentati a metà settembre dalla lettura di un articolo sul quotidiano di Zagabria <em>Jutranji List</em>, che per primo ha raccontato delle tre sorelle e del ricatto.</p>
<p>Berlusconi, si legge, le presenta come le nipotine dell’ex premier montenegrino <strong>Djukanovic</strong> ed era completamente soggiogato dalla loro bellezza. La storia del ricatto, scrive lo <em>Jutranji</em>, nasce quando Slavica, la maggiore delle sorelle, filma alcuni incontri. Scene di sesso, orge, ammucchiate, scrive il quotidiano croato. Disprezzo, invidia, ammirazione, sono i sentimenti che le “sorelline italiane”, come le chiamano, suscitano al Market, allo Shas, i locali alla moda, tra le ragazze che il venerdì notte tirano fino a tardi stordendosi di musica e Bacardi. Tutte hanno speso una fortuna per vestirsi e fasciare la loro bellezza nei tubini neri italiani. Qui <strong>Katarina Knezevic</strong> è un mito. Il sogno che si e realizzato. Comunque.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 2 ottobre 2011)</p>
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		<title>Il nuovo bavaglio che incombe sulla rete</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 11:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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L’erba cattiva non muore proprio mai. Ritorna alla Camera il ddl del Governo in materia di intercettazioni. Un provvedimento che verrà probabilmente blindato dalla fiducia, data la vitale importanza che il Premier attribuisce ad una “legge sulle intercettazioni per tornare ad essere un paese civile libero, oggi non lo siamo. Quando chiamate al telefono, sentite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7926" href="http://www.malitalia.it/2011/09/il-nuovo-bavaglio-che-incombe-sulla-rete/bavagliorete/"><img class="alignnone size-full wp-image-7926" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/bavagliorete.jpg" alt="" width="198" height="255" /></a></p>
<p><strong>L’erba cattiva non muore proprio mai.</strong> Ritorna alla Camera il ddl del Governo in materia di intercettazioni. Un provvedimento che verrà probabilmente blindato dalla fiducia, data la vitale importanza che il Premier attribuisce ad una “legge sulle intercettazioni per tornare ad essere un paese civile libero, oggi non lo siamo. Quando chiamate al telefono, sentite la morsa dello stato di polizia. I cittadini sentono che c’é uno Stato che non tutela più la nostra privacy”. Di vitale importanza, proprio come tutto ciò che gli consentirebbe di evitare un bel po’ di grane. Una legge modellata a sua immagine e somiglianza, a tutela dei suoi esclusivi interessi; alzino la mano uno ad uno gli innumerevoli italiani che quando prendono il telefono per chiamare la mamma o la fidanzata o il proprio capo sentono “la morsa dello stato di polizia”. <strong>Berlusconi vorrebbe farci credere che i suoi problemi sono anche i nostri, mentre un abisso separa i veri problemi dell’Italia dalle traversie personali del suo Presidente del Consiglio. Ed un abisso ancora più profondo divide i provvedimenti di cui il nostro Paese ha disperatamente bisogno per uscire dalle sabbie mobili della recessione e l’operato del Governo. Come se il problema degli italiani fosse la privacy. Sono proprio curioso di sapere quanto stringe la “morsa dello stato di polizia” sulle teste dei nuovi disoccupati, dei giovani precari, dei 3 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà alimentare.</strong></p>
<p>Sarà un’altra la morsa che si abbatterà sulla liberta degli Italiani, ed è contenuta proprio in questo disegno di legge. E’ la norma, riproposta pari pari dopo un anno, secondo cui “per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. Basterà in pratica una email per costringere l’amministratore di qualunque angolo del web dedicato all’informazione a rimuovere contenuti ritenuti inappropriati. Senza possibilità di contraddittorio alcuno, pena sanzioni che arrivano a 12 mila euro. Quando esistono già, com’è ovvio che sia, norme che tutelano quanti sono vittime di calunnie e diffamazioni. Qui però si rischia di uccidere lo spirito vero dell’informazione che viaggia attraverso la rete, senza peraltro distinguere tra testate on-line vere e proprie e semplici blog.  I siti internet delle grandi testate &#8211; che vivono anche grazie ai finanziamenti pubblici &#8211; vengono di fatto equiparati a blog come il nostro. Indovinate un po’ in caso di eventuali dispute chi rischia di soccombere più facilmente?</p>
<p>Perché i giornali possono sparare a zero su chiunque vogliano senza aver timore di ritorsioni? E attenzione, non stiamo parlando di calunnie e diffamazioni, ma di qualsivoglia affermazione che possa risultare sgradita. Loro sanno bene che internet è destinato per sua stessa “fisiologia” a divenire il mezzo di comunicazione  per eccellenza. <strong>Non tanto per la diffusione delle notizie, quanto per la possibilità di condivisione delle opinioni di ciascuno. Sul web tutti siamo in grado di salire su un palco e dire la nostra. E qualcuno vorrebbe minare quel palco alla base.</strong></p>
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		<title>Pupe e malaffare</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 02:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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Non solo escort e papponi. A frequentare Palazzo Grazioli e le varie residenze del “presidentissimo”, era un vero e proprio milieu fatto di fidanzate di narcotrafficanti, amiche del cuore di camorristi, amanti di rampolli della mafia barese. Personaggi borderline che sapevano tutto dei vizi di Berlusconi, venivano puntualmente informati prima e dopo gli incontri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7908" href="http://www.malitalia.it/2011/09/pupe-e-malaffare/polanco-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-7908" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/polanco.jpg" alt="" width="159" height="240" /></a></p>
<p><strong>Non solo escort e papponi</strong>. A frequentare Palazzo Grazioli e le varie residenze del “presidentissimo”, era un vero e proprio milieu fatto di fidanzate di narcotrafficanti, amiche del cuore di camorristi, amanti di rampolli della mafia barese. Personaggi borderline che sapevano tutto dei vizi di Berlusconi, venivano puntualmente informati prima e dopo gli incontri e che di quelle informazioni delicatissime potevano fare l’uso che volevano. Le loro donne avevano libero accesso a Palazzo Grazioli. Al punto che Terry De Nicolò si scandalizza.</p>
<p><strong>Entra nella casa del capo del governo e nessuno le chiede i documenti. È con Gianpi Tarantini, il lenone che in quei lunghi mesi dal 2008 al 2009 si conquista il ruolo di fornitore ufficiale ed esclusivo di escort per il Cavaliere e i suoi amici, può andare dovunque</strong>.</p>
<p>“Siamo entrati a Palazzo Grazioli con due macchine, eravamo sei o sette ragazze, gli autisti e Gianpi, la cosa che mi ha stupito di più è stata l’assoluta mancanza di controlli. Ci sono rimasta male”. Barbara Montereale, invece, non si scandalizza affatto. Quando le chiedono la professione, lei dice che fa “la ragazza immagine, che sia una cena, una conferenza, una chiacchierata”.</p>
<p><strong>I carabinieri la conoscono bene</strong>. “Fornisce prestazioni sessuali a pagamento”, mettono a verbale. Assieme a Patrizia D’Addario, escort pure lei con cachet dai 200 in su, partecipa alla famosa cena del 4 novembre 2008. Berlusconi ha fatto tardi, sono passate le undici di sera da otto minuti quando compone il numero di Gianpi. Che è un tipo in vena di scherzi, vede sulla schermata il numero di B. e fa rispondere proprio a Barbara Montereale. Che B. non conosce, non ha mai visto prima. È un’amica di Patrizia D’Addario in arte Alessia, che pochi giorni prima ha accompagnato dei clienti in un locale per scambisti. “Ma non ho fatto niente, la gente è pazza, qui bisogna stare attenti per il lavoro nostro”, confida proprio alla sua amica Pat.</p>
<p><strong>Berlusconi chiama, e Barbara risponde</strong>. “Presidente, la stiamo aspettando, io sono Barbara”. Il Cavaliere tra il meravigliato e l’interessato: “E dove siete?”. “Siamo già a tavola”, risponde la girl. “Da me???”, si informa B. “Sì, e manca solo lei”, è la risposta. “Sto arrivando, eccomi”. Erano a tavola, a casa del capo del governo italiano, le escort e il loro pappone, erano entrate liberamente e Berlusconi neppure lo sapeva. Nessuno stupore, Gianpi per B. era diventato un’ossessione. Il 26 febbraio 2009 riceve la telefonata che annuncia la morte della sorella Maria Antonietta mentre è a cena proprio con quell’inseparabile pappone.</p>
<p><strong>Delle cene, degli incontri, delle nottate passate con B. e delle buste regalo lasciate scivolare nelle borse di Barbara Montereale, sa tutto Radames Parisi, il suo fidanzato</strong>. Si sono conosciuti in un casinò in Russia, confida lei a Dino Mastromarco, l’autista di Gianpi che subito si premura di dire di non fare nomi al telefono perchè “sono cose molto delicate”. I carabinieri lo giudicano un personaggio pericoloso, inquisito per reati di mafia: processato e assolto per omicidio, indagato per possesso di armi, è ritenuto un rampollo del clan di Savinuccio Parisi.</p>
<p><strong>Mafia ricca e pericolosa.</strong> Nei mesi scorsi al clan sono stati sequestrati 23 milioni di euro, i magistrati dell’antimafia di Bari ritengono stia tentando il salto di qualità. Dalle estorsioni al narcotraffico, fino all’infiltrazione nell’economia e nella politica. Il 4 novembre 2008, Barbara parte per Roma e telefona al suo Radames. “Vado a fare immagine per la cena di Berlusconi”. Lui non è d’accordo.</p>
<p> “Ma ci vuoi andare?”, le chiede. Barbara non ha dubbi: “Ho rimandato tutti gli impegni da qua escono cose buone”. “Tu lì non dovresti andare perché non ci sono io”, le intima il giovane. Lei lascia correre, ma la mattina dopo lo richiama. “Avrei da dirti tante cose, forse belle, forse brutte. Dobbiamo ritornare a Palazzo Grazioli, lui ci vuole rivedere”. Radames non ha parole. “Ma Ciccio lo hai sentito?”. Si tratta di Daniele Battatico, detto mago Ciccio, il 27 ottobre di tre anni fa lo hanno arrestato per usura. Mancava solo lui a Palazzo Grazioli.</p>
<p><strong>Marysthell Polanco, gran dama del gruppo delle olgettine, incappa nell’arresto del suo Emilio, Ramirez De La Rosa, un narcotrafficante.</strong> Lo ammanettano con 108 grammi di cocaina mentre guida l’auto intestata a Nicole Minetti. Viveva con la Polanco nell’appartamento all’Olgettina. Eleonora De Vivo, gemella di Imma, sorelline tutto pepe immancabili nelle visite del Cavaliere a Napoli, era fidanzata con Massimo Grasso, ex consigliere comunale di Forza Italia, e imprenditore coinvolto in una inchiesta per camorra dell’antimafia di Napoli. Tutti sapevano tutto dei vizi e delle seratine di Silvio Berlusconi.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 20 settembre 2011)</p>
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		<title>Donne vendetevi all’imperatore</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 17:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Fierro</dc:creator>
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Se questa è una donna. Verrebbe da parafrasare con cinica ironia Primo Levi, ma per rispetto a lui, alla sua storia e a quella di un intero popolo non lo faremo. Non si corre però il rischio di cadere in falsi moralismi nel definire Terry De Nicolò una donna contro le donne. La signora in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/denicolò.jpg" alt="" title="denicolò" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-7871" /></p>
<p><strong>Se questa è una donna</strong>. Verrebbe da parafrasare con cinica ironia Primo Levi, ma per rispetto a lui, alla sua storia e a quella di un intero popolo non lo faremo. Non si corre però il rischio di cadere in falsi moralismi nel definire Terry De Nicolò una donna contro le donne. La signora in questione, fiera puledra della scuderia di Giampy Tarantini ( «un imprenditore di grande successo, un mito di cui tutti sono invidiosi e per questo lo attaccano» così lo definisce ndr) ha regalato al pubblico pagante, cioè tutti quei cittadini «pecora» che pagano il canone Rai, perle della sua saggezza da self made woman, mentre comodamente adagiata su un morbido divano con tanto di abitino succinto e firmato, tra un sorso e l’altro di vino bianco,  rispondeva alle domande dell’intervista esclusiva rilasciata a Gianluigi Paragone per <strong> Ultima Parola in onda su Rai Due. </p>
<p></strong>Una filosofia di vita da ballo delle debuttanti quella che la signora ha sciorinato durante la trasmissione condotta dal contrappeso di Santoro in Rai, strutturatasi in lei grazie alle sue frequentazioni e attività altolocate in quel di Palazzo Grazioli. E’ convinta Terry: così fan tutte. «Torneresti alle feste a Palazzo Grazioli?» le chiede il giornalista e lei senza mostrare alcun dubbio «Se mi invitasse certo. Perché no?» Già perché no si chiede Terry De Nicolò con l’aria sbalordita di chi pensa che forse l’otto marzo sia diventato festa internazionale per permettere alle donne di andare in discoteca con le amiche a vedere spogliarelli di aitanti e muscolosi ragazzi.  «Se vai in strada e chiedi ad una donna se vuole andar da Silvio, ma quella ci va pure a piedi, correndo anche. Poi se tu sei una bella donna e ti vuoi vendere lo devi poter fare. Perché anche la bellezza, anzi soprattutto la bellezza come dice Sgarbi, ha un valore. Se tu sei racchia e fai schifo, te ne devi stare a casa. La bellezza è un valore che non tutti hanno e viene pagato. </p>
<p><strong>E’ come la bravura di un medico, è così</strong>. Chi questo non lo capisce e dice “ah il ruolo della donna viene minimizzato” e vabbè allora stai a casa ma non mi rompere i coglioni». Avrebbe fatto meglio a non generalizzare la signora De Nicolò, limitandosi a parlare di quel microcosmo di sue amiche e colleghe, perché le donne, quelle reali, sono ben lontane fisicamente e moralmente dai festini di Palazzo Grazioli. Sono quelle che lavorano anche dieci ore al giorno per costruirsi una propria indipendenza o per mandare avanti una famiglia. Sono quelle che non venderebbero mai il proprio corpo per una macchina potente, quelle che studiano per anni pur di coltivare le proprie ambizioni, sono anche quelle che vendono il proprio corpo perché costrette da qualcuno o perché bisognose. Sono quelle che non si farebbero mai trattare come tangenti per favorire, presso il sovrano, qualche maschio imprenditore. Ma lei è anche un’esperta di economia ed imprenditoria. </p>
<p>«Mah scusami – dice rivolta al cronista &#8211; se non usa la donna tangente, allora l’imprenditore userà le mazzette (…) quando sei onesto non fai un grande business. Rimani nel piccolo secondo me. Se vuoi aumentare i numeri devi rischiare il tuo culo. E’ la legge del mercato: più in alto vuoi andare e più devi passare sui cadaveri». Ma cosa avrà pensato Pina Maisano Grassi, vedova di Libero, imprenditore onesto trucidato dai compari di Riina e Provenzano perché aveva deciso di non pagare il pizzo, di non piegarsi alla legge del mercato siciliano. «Qui c’è la legge di chi è più forte, di chi è leone. Se tu sei pecora rimani a casa con duemila euro al mese. Se tu invece vuoi ventimila euro al mese, ti devi mettere sul campo e ti devi vender anche tua madre». E’ questo il Terry-pensiero sull’imprenditoria made in Italy. Ma non basta: lei sfodera anche le sue convinzioni da statista navigata. «La sinistra ha rotto i coglioni sulla storia che Lui (il lui è chiaramente Berlusconi ndr) paga. Ma che paga? Si tratta di piccoli rimborsi spesa mille euro a sera. Ma dai cosa vuoi che siano? Io mi ci compro un vestito. Che faccio vado con una pezza da cento euro? Ma minimo ci vuole un abito di Prada da mille euro. Molte donne avevano abiti da 2mila, 5mila euro, gioielli e smeraldi. Vai lì davanti all’imperatore e vai con delle cose importanti così lui apprezza perché è un esteta». Perché dal fantastico mondo di Arcore c’è sempre da imparare: dopo l’introduzione nel vocabolario popolare del termine ‘escort’ in sostituzione di tanti altri preesistenti sinonimi usati per appellare le meretrici, <strong>ma forse offesivi della dignità delle donne, ora un over 70 che si crede il Michael Douglas de noi altri ma non vuole farsi curare, non può essere definito un malato di sesso. E’ un esteta.  </strong></p>
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		<title>Berlusconi ed il colpo di scena per salvare il governo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 06:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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(di Elia Fiorillo)
Proviamo a ragionare senza schemi e al di la&#8217; delle parti. Il governo si trova in una morsa stritolante. Da una parte la crisi  che sempre piu&#8217; ha bisogno di comportamenti coerenti da parte del Paese tutto. L&#8217;immagine di coesione nazionale diventa, appunto, nell&#8217;attuale congiuntura negativa, un toccasana vincente.
L&#8217;altro pezzo della morsa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/09/berlusconi-ed-il-colpo-di-scena-per-salvare-il-governo/berlusconi-2/" rel="attachment wp-att-7854"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/berlusconi.bmp" alt="" title="berlusconi" class="alignleft size-full wp-image-7854" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Proviamo a ragionare senza schemi e al di la&#8217; delle par</strong>ti. Il governo si trova in una morsa stritolante. Da una parte la crisi  che sempre piu&#8217; ha bisogno di comportamenti coerenti da parte del Paese tutto. L&#8217;immagine di coesione nazionale diventa, appunto, nell&#8217;attuale congiuntura negativa, un toccasana vincente.<br />
L&#8217;altro pezzo della morsa e&#8217; raffigurato dall&#8217;&#8221;affare&#8221; giudiziario, ultimo in ordine di tempo, che fa capo al presidente del Consiglio. Stavolta il Cavaliere non e&#8217; indagato, ma chiamato in causa dalla procura della Repubblica di Napoli come vittima di estorsione. Nessuna imputazione, ma la pericolosita&#8217; mediatica  dell&#8217;evento sta superando di gran lunga, dato il momento politico, altre vicende che pur hanno visto Berlusconi in brutte acque giudiziarie. Pare che il &#8220;vittimismo da magistrati rossi&#8221;, che pur aveva fatto breccia nella pubblica opinione, non tiri piu&#8217; come un tempo.<strong>L&#8217;opposizione, d&#8217;altra parte, pur volendo mantenere un profilo basso dato il momento delicato, non puo&#8217; non &#8220;darci sotto&#8221; nel chiedere l&#8217;andata a casa dell&#8217;esecutivo. Gli elettori non capirebbero morbidezze dettate da prudenza da crisi dei me</strong>rcati. La richiesta di un &#8220;governo di salute pubblica&#8221; diventa allora una richiesta obbligata che sara&#8217; sempre piu&#8217; pressante e gridata. Finche&#8217; pero&#8217; il presidente del Consiglio avra&#8217; la maggioranza in parlamento, anche di un solo voto in piu&#8217;, non pensera&#8217; minimamente ne&#8217; a elezioni anticipate, ne&#8217; ad altri tipi di esecutivo diverso dall&#8217;attuale. Dal canto suo il presidente della Repubblica non potra&#8217; far altro che prendere atto che la maggioranza ci sta e inviare  messaggi di ragionevolezza  e di sprone che gli faranno aumentare il consenso nella pubblica opinione, ma che non avranno effetto concreto sul governo del Paese.<br />
Insomma, la situazione e&#8217; ingessata come non lo e&#8217; mai stata e potrebbe protrassi fino alla fine della legislatura con un ovvio logoramento di tutti i giocatori in campo. Primo fra tutti Silvio Berlusconi e il suo partito. Ai voglia al nuovo segretario del Pdl, Angelino Alfano, fare i salti mortali senza rete per avvicinare il partito alla gente. Se non si cambia qualche cosa il tonfo per il Pdl, ma anche per la Lega, e&#8217; assicurato. Non avverra&#8217; che i voti in libera uscita, almeno nella gran parte, andranno a beneficiare altre realta&#8217; tipo il Terzo polo. Aumentera&#8217; il livello degli astenuti, delle schede bianche e nulle, simbolo vero del decadimento di una democrazia parlamentare.<br />
<strong>Ci vorrebbe un &#8220;colpo di teatro&#8221; immediato che allontani dal governo lo stillicidio giornaliero delle rivelazioni giudiziarie.</strong> Anche Bossi, se qualcosa non cambia nella maggioranza, sara&#8217; costretto  &#8211; per salvare la pelle a stesso ed alla Lega &#8211; a passare dalle parole piu&#8217; o meno scurrili ai fatti. Cioe&#8217; a prendere le distanze dal Cavaliere, com&#8217;e&#8217; gia&#8217; avvenuto in passato.<br />
Chissa&#8217; cosa avra&#8217; proposto al Capo il fido Gianni Letta. La &#8220;mente fredda&#8221; di Silvio certo avra&#8217; fatto notare al presidente che in una tale morsa c&#8217;e&#8217; bisogno di un diversivo strategico e non tattico. Non certo un decreto legge  per bloccare la diffusione delle intercettazioni telefoniche. Un qualcosa, insomma, di significativo che da una parte cambi l&#8217;attuale situazione, ma che dall&#8217;altra non sposti equilibri di potere. Un&#8217;invenzione alla Tommasi di Lampedusa: &#8220;cambiare tutto per non cambiare niente&#8221;<br />
No, non un nuovo governo troppo complicato da mettere su. Nemmeno un governo di &#8220;alleanza nazionale&#8221;, o di salute pubblica che dir si voglia. Sarebbe un&#8217;ammissione di fallimento che l&#8217;attuale maggioranza non potrebbe mai accettare. Nemmeno le urne anticipate  potrebbero andare bene: con il clima attuale sarebbero guai per i partiti che sostengono l&#8217;attuale compagine governativa.<br />
<strong>L&#8217;unica operazione possibile e&#8217; una marcia indietro di Berlusconi. Solo lui pero&#8217;. Non l&#8217;andata a casa del suo esecutivo, ma uno scambio di ruoli tra il presidente del Consiglio dei ministri  ed il suo sottosegretario, Gianni Letta.</strong> Credo che un&#8217;operazione del genere potrebbe essere ben vista dal presidente Napolitano. Sempre meglio dell&#8217;attuale scenario che si va sempre piu&#8217; a logorare.<br />
Il Cavaliere avrebbe modo di poter gestire le sue beghe giudiziarie in posizione più defilata. Nello stesso tempo sarebbe comunque il Capo morale della coalizione, con buone possibilita&#8217; di un recupero elettorale nel 2013.<br />
<strong>Utopie? Si. Conoscendo il pensiero di Berlusconi un&#8217;ipotesi del genere e&#8217; tutta da scartare. Sarebbe per lui non una mossa intelligente, ma una  sconfitta personale.<br />
Insomma, un giocatore che non accetta di staccarsi dal tavolo da gioco se non con la vincita in tasca o con il tonfo totale, anche se nella la seconda ipotesi c&#8217;e&#8217; il rischio serio del suicidio&#8230;politico, si capisce.</strong></p>
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		<title>Appalti, il “cuore” del problema</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 14:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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“Tangentopoli  è servita, purtroppo, per migliorare il sistema di corruzione soprattutto negli appalti”. Questa frase, riportata da Nando Dalla Chiesta all’interno di un dibattito su legalità e sviluppo,  la dice lunga su qual sia la situazione oggi nel settore. D’altra parte  su tutti i giornali, in questi giorni, campeggia  il racconto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/09/appalti-il-%e2%80%9ccuore%e2%80%9d-del-problema/mazzette/" rel="attachment wp-att-7829"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/mazzette-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" class="alignleft size-medium wp-image-7829" /></a></p>
<p><strong>“Tangentopoli  è servita, purtroppo, per migliorare il sistema di corruzione soprattutto negli appalti”. Questa frase, riportata da Nando Dalla Chiesta all’interno di un dibattito su legalità e sviluppo</strong>,  la dice lunga su qual sia la situazione oggi nel settore. D’altra parte  su tutti i giornali, in questi giorni, campeggia  il racconto delle vicende che riguardano il presidente Berlusconi ma anche i meccanismi a cui si  è ricorsi per arrivare ad avere appalti, lavori o comunque favori.<br />
Un tempo c’era la segretaria che per fare carriera assecondava le voglie del capo ufficio. Una volta c’erano le case chiuse dove si andava a cercare qualcosa di eccitante e diverso. Oggi tutto questo si è fuso in un sistema di feste, pranzi e cene cambiando anche ruolo e nome a chi le requenta.<br />
Insomma il marketing applicato alla realtà: cosa vuoi? Le donne? E io le metto sul mercato e faccio il prezzo ( un’opera pubblica, una concessione, un vitalizio, un seggio in parlamento).<br />
Ma tornando agli appalti sono sempre stati vitali nell’economia del nostro Paese, dal dopoguerra in poi. Basta ricordare le scene di <strong>“Mani sulla città”, film di Francesco Rosi del 1963 e di come veniva gestito lo sviluppo della città.</strong></p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
<p><strong>E dopo sono arrivati i Mario Chiesa, i Craxi, i Gardini , le grandi imprese di opere pubbliche</strong>. Nel 1987 si inizia a parlare di “turbativa d’asta”, del cartello che gestiva le gare dell’ANAS e che si divideva i lavori su tutto il territorio nazionale. Tra le imprese di allora qualcuna oggi ha veramente il predominio di alcuni settori di lavori. Allora le riunioni tra imprenditori sembravano quelle dei carbonari, si chiudevano le buste tutti insieme in qualche angolo buio. Poi pian piano non si è  avuta più paura e allora, magari sotto qualche ufficio pubblico, ci si ritrovava, alla luce del sole, per decidere come far andare una gara. Poi arriva Tangentopoli. Mani pulite sembra aver spazzato via il marciume. Ma non  era vero. Il baratto, lo scambio, l’arte di arrangiarsi e fare favori in cambio di qualcosa sembra quasi connaturato al carattere degli italiani.<br />
 <strong>Il piccolo imprenditore vuole diventare sempre  più grande e allora si avvicina a quello un po’ più forte di lui, cerca di entrare nel suo giro</strong>. Poi capisce che “oliando” un po’ la macchina può avere dell’altro. Inizia così il vortice della corruzione e della collusione. La famosa frase di Franco Evangelisti, deputato DC, “a Frà che te serve?” è diventato il dogma degli appalti, il motivetto che accompagnava lo scambio di favori. E nel tempo di  perfezionato l’ingranaggio. E’ sempre più difficile trovare la prova della corruzione, ma non impossibile e come diceva Giovanni Falcone “follow the money” (segui i soldi)!<br />
La crisi sta intanto stritolando il Paese, il sistema economico, quello creditizio ( con buona pace delle banche che sono state salvate e lo saranno ancora a scapito dei loro clienti). I piccoli sono sempre più piccoli e i grandi sono oramai dei pescecani.  Sono così forti da sentirsi sicuri di poter fare qualsiasi cosa: da manipolare una gara, da potersela costruire a propria immagine e somiglianza ( e questo lo si ritrova anche nei concorsi pubblici). Ma soprattutto sono così forti perché il sistema italiano non dà certezze a chi deve ricorrere alla giustizia. Burocrazia, tempi lunghi ma anche costi così elevati che alla fine rinunci a fare ricorso. Con l’ultima manovra finanziaria un’impresa è  costretta a pagare un contributo unificato per la richiesta di ricorso ad un atto amministrativo, che da luglio ad agosto è passato  da 2.000 euro a 4.000 euro ( solo per  le spese di bolli e carteggi vari). Poi ci sono poi le spese legali. E questo equivale a dire che anche se c’è stata una ingiustificata aggiudicazione (chiamiamola così) se non hai abbastanza soldi da opporti vincerà chi ha imbrogliato.<br />
<strong>Quindi se prima, diciamo venti anni fa, comunque il senso di legalità e la voglia di opporsi al malaffare era forte oggi serpeggia lo scoramento per una situazione che sembra senza uscit</strong>a: solo se hai soldi puoi combattere. E la sensazione che la frase “la legge è uguale per tutti” sia una beffa per chi voglia vivere e praticare la legalità.</p>
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		<title>Crisi, clima da campagna elettorale</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Ma siamo proprio sicuri che ci sia la crisi? Che la nave stia colando a picco? A guardar bene i comportamenti di quasi tutti i giocatori in campo parrebbe di no. Niente di nuovo all&#8217;orizzonte. Tutto come al solito nella  ricerca di visibilità  da campagna elettorale. Nella maggioranza Bossi al solito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/08/crisi-clima-da-campagna-elettorale/crisi-2/" rel="attachment wp-att-7727"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/08/crisi.jpg" alt="" title="crisi" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-7727" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Ma siamo proprio sicuri che ci sia la crisi?</strong> Che la nave stia colando a picco? A guardar bene i comportamenti di quasi tutti i giocatori in campo parrebbe di no. Niente di nuovo all&#8217;orizzonte. Tutto come al solito nella  ricerca di visibilità  da campagna elettorale. Nella maggioranza Bossi al solito prova a scavalcare, secondo il caso, a sinistra o a destra il capo del governo. Lui, Berlusconi, annuncia il rituale incontro con il Senatùr dove tutto andrà a posto. E dichiara che la maggioranza si ricompatterà a dispetto delle posizioni catastrofistiche dell&#8217;opposizione. Dalla parte opposta gli strali della minoranza sembrano più o meno i consueti. C&#8217;è poi la Cgil che senza batter ciglio proclama lo sciopero generale, che poi tanto generale non è essendo voluto da una sola componente dello schieramento sindacale. Ed il suo leader, Susanna Camusso, nella conferenza stampa di presentazione dell&#8217;iniziativa, discetta sulla “non preventività” dello sciopero medesimo e sul ruolo storico – meglio di guida &#8211;  della sua organizzazione. Mentre l&#8217;irriducibile “movimentista”, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, definisce Bonanni ed Angeletti sottosegretari di fatto del governo del Cavaliere. Scordandosi la storia dei giapponesi che rintanati nella giungla, a distanza di anni dalla fine del conflitto, erano ancora convinti di essere in piena guerra. Ma forse la lotta ad oltranza, senza se e senza ma, conviene quando c&#8217;è da fare scelte difficili. Quando il confronto con l&#8217;altra parte, nell&#8217;interesse dei lavoratori, non è cosa semplice perché significa sporcarsi le mani, compromettersi. Meglio rimanere nella “giungla” delle parole d&#8217;ordine e dei nemici di classe. Ed alla fine, comunque siano andate le cose, trovare sempre negli altri i capi espiatori.</p>
<p><strong>Che la casa stia bruciando è fuor di dubbio</strong>. Che non c&#8217;è più tempo per traccheggiamenti e filosofie da eterna campagna elettorale lo è altrettanto. Certo, ognuno ha le sue posizioni ed interessi legittimi da tutelare, ma rivendicandoli ad oltranza, senza arrivare ad una possibile ed assolutamente necessaria mediazione, si fa un danno serio ed irreversibile al Paese.</p>
<p><strong>Pare che un po&#8217; tutti abbiano dimenticato il clima di paura che l&#8217;andamento dei mercati, solo due settimane fa, aveva provocato</strong>. Il ritornello che la maggioranza va ripetendo è sull&#8217;invariabilità del risultato finale della manovra: il saldo dovrà rimanere invariato. E certo che non può essere che così, tenuto conto che il massiccio acquisto di titoli di stato italiani da parte della Banca europea era soprattutto  il frutto della manovra di risanamento ipotizzata dall&#8217;Italia. </p>
<p>Fa riflettere, comunque, il comportamento della maggioranza che di fronte alle proteste, interne ed esterne, dei comuni, delle province e via dicendo fa marcia indietro ipotizzando tasse che vanno a colpire e, soprattutto, a deprimere tutto il sistema.  I cambiamenti sono sempre dolorosi, ma devono essere finalizzati non solo all&#8217;assestamento momentaneo, ma anche al ridisegno di situazioni  non più sostenibili. Insomma, far cassa con provvedimenti spot serve a mettere la pezza per tamponare, ma non per prevedere  e contribuire alla costruzione del futuro.</p>
<p>Un tema che andava decisamente affrontato &#8211;  e su cui ci dovevano essere provvedimenti seri, non all&#8217;acqua di rose &#8211; nel dibattito sulla manovra  era quello dei costi della politica. Via internet circolano varie liste che elencano con minuzia di particolari i benefici  che i nostri rappresentanti  portano a casa. C&#8217;è indignazione nell&#8217;opinione pubblica. Un qualcosa di pericoloso che sta montando e che allarga sempre di più la forbice tra la società civile e la politica. Non si possono chiedere sacrifici quando nell&#8217;immaginario collettivo – spesso in modo sbagliato – c&#8217;è una “razza padrona” fatta dai politici il cui unico obiettivo è stare a galla per arricchirsi. E&#8217; nei momenti di difficoltà che bisogna dare segni di cambiamento. Sembra che uno dei pochi che abbia capito la pericolosità del momento sia il  presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non solo perché ripete con convinzione che c&#8217;è il bisogno di un clima di coesione nazionale per affrontare il brutto momento che stiamo vivendo, ma perché fa seguire alle parole i fatti. E&#8217; significativo ed emblematico il taglio sostanzioso al budget della presidenza della Repubblica che Napolitano, senza alcuna sollecitazione popolare o parlamentare, ha praticato. Insomma, l&#8217;esempio è un metodo pedagogico attivo che funziona sempre. Se proprio si vuole utilizzare la manovra anti crisi per fare “campagna elettorale” si usi  (non in termini teorici, ma praticamente) un argomento sensibile alla pubblica opinione come quello dei tagli alla politica ed ai suoi attori. <strong>Sarà un successone</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;Idv e il cambio di marcia di Tonino</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 17:24:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
La faccia di Tonino Di Pietro non è né euforica né minacciosa. Eppure la sua espressione dovrebbe essere un misto di contentezza e di spacconeria visto che le firme ai referendum lui le ha raccolte, a differenza di qualche importante suo compagno di viaggio. E, cosa più essenziale sul piano politico, l&#8217;istituto dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7217" href="http://www.malitalia.it/2011/06/lidv-e-il-cambio-di-marcia-di-tonino/di-pietro/"><img class="alignleft size-full wp-image-7217" title="di pietro" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/di-pietro.jpg" alt="" width="205" height="246" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>La faccia di Tonino Di Pietro non è né euforica né minacciosa</strong>. Eppure la sua espressione dovrebbe essere un misto di contentezza e di spacconeria visto che le firme ai referendum lui le ha raccolte, a differenza di qualche importante suo compagno di viaggio. E, cosa più essenziale sul piano politico, l&#8217;istituto dei referendum stavolta il quorum l&#8217;ha raggiunto, al di là dell&#8217;invito di andare tutti al mare rivolto dal Cavaliere. Come mai allora il Tonino solitamente scalmanato, che non perde occasione per gridare <em>”abbasso il governo”</em> e chi lo guida, stavolta non pronuncia la parola magica, dimissioni, che pure tante volte ha ripetuto in un ritornello senza fine?</p>
<p>             L&#8217;andata a casa di don Silvio da Arcore, per converso, l&#8217;ha invocata a poche ore dalla chiusura delle urne il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, unitamente alla presidente del partito, Rosi Bindi, che non stava proprio nella pelle per la vittoria dei sì.</p>
<p>             <strong>Non sia mai detto che Tonino si sia lasciato scavalcare a sinistra da Bindi e Bersani</strong>. Non saprà parlare bene la lingua patria, come ha affermato lui stesso, ma in fatto di cervello fino l&#8217;ex pubblico ministero non scherza. Come mai allora il cambio di marcia? Semplicemente perché ha capito che per governare non può star sempre sopra le righe, c&#8217;è bisogno di moderazione, di misura. Insomma, l&#8217;Italia dei valori non potrà più cavalcare tutti i mal di stomaco del Paese per ottenere &#8211; sono parole di Di Pietro &#8211; <em>”voti di diarrea politica”</em>. Bisogna, invece, proporre all&#8217;elettorato uno schieramento che si è evoluto e <em>”ritiene necessario passare dalla fase dell&#8217;opposizione a quella dell&#8217;alternativa”</em>. Per la verità queste affermazioni di cambiamento il leader dell&#8217;Idv le fa dal Congresso del febbraio 2010, quando l&#8217;attuale sindaco di Napoli, De Magistris, provava a guidare la fronda interna al partito. Certo, da allora incidenti di percorso, lui ed il suo partito, ne hanno avuti. Dei 29 deputati portati a casa da Italia dei valori alle ultime elezioni politiche, qualcuno ha cambiato casacca, passando con il nemico di sempre, il Caimano-Silvio. Se ne sono andati in sette. Come non ricordarsi di Domenico Scilipoti? Meglio, come fare a cancellare lo Scilipoti, salvatore berluschino, diventato incubo notturno di Di Pietro?</p>
<p>             <strong>L&#8217;occasione presentatasi con la vittoria ai referendum ha dato a Tonino la possibilità di giocarsi la carta della <em>”responsabilità”</em> sotto gli occhi di tutta l&#8217;opinione pubblica</strong>. Ha ripetuto alle varie emittenti televisive che lo intervistavano &#8211; subito dopo la vittoria -, che non andava fatta confusione tra il voto referendario e il governo; che i cittadini di tutti gli schieramenti avevano votato su questioni sensibili, concrete, come acqua, nucleare, parità di fronte alla legge. Era sbagliato, quindi, fare di tutta l&#8217;erba un fascio e alzare il tiro oltre misura, leggi governo. Il vero obiettivo dipietrista è di assumere la leadership all&#8217;interno dello schieramento di centro-sinistra. Per fare questo ha la necessità di differenziarsi da Nichi Vendola, facendo assumere a quest&#8217;ultimo la figura del ribelle senza costrutto, del contestatore immaginifico che non può guidare l&#8217;alternativa a Silvio. In ballo c&#8217;è l&#8217;individuazione del candidato alla presidenza del Consiglio alle elezioni del 2013 per lo schieramento di centro-sinistra. Nella visione di Di Pietro le aree che andranno alle primarie con qualche speranza di vittoria sono la sua e quella del Nichi. Quelle che hanno vinto le amministrative e hanno creduto nel popolo referendario. A suo avviso Bersani è troppo impegnato a far l&#8217;equilibrista in un partito che non riesce ad attrarre l&#8217;elettorato e a spiccare finalmente il volo. Nella sfida alle primarie Bersani non si candiderà, sempre secondo le probabili congetture di Tonino Di Pietro, gettando in campo la Bindi o Letta. Su questi due l&#8217;ex pm ritiene di potercela fare, contando sui moderati e provando a rispolverare il suo ruolo di star nel periodo di “mani pulite”. Anche oggi il clima di corrutela che si respira rispecchia la fine della Prima Repubblica. Allo stato attuale non gli conviene iscriversi ai sostenitori della mozione di sfiducia al Governo. Se il popolo di Pontida non creerà uno strappo improbabile con il presidente Berlusconi, allora una mozione di sfiducia non avrà i numeri per passare. Meglio stare a guardare, non inimicandosi i <em>”legalisti” </em>del Pdl, che pur ci sono. Non si sa mai.</p>
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