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	<title>Malitalia &#187; Abruzzo</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Donato Lezzi, sindaco eroe: Il politico è un umile servitore</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Domenico Logozzo)
“Politico significa umile servitore. Datemi la vostra fiducia e onorerò fino in fondo il mio mandato&#8221;, queste parole pronunciate  da Donato Lezzi nel discorso elettorale dell’11 giugno 1999 e ricordate con una lapide posta nella piazza principale di Torino di Sangro, debbono essere il filo conduttore dell’azione limpida e lineare di quanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-9049" title="iezzi" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/iezzi-274x300.jpg" alt="" width="274" height="300" />(di Domenico Logozzo)</p>
<p><strong>“Politico significa umile servitore. Datemi la vostra fiducia e onorerò fino in fondo il mio mandato&#8221;</strong>, queste parole pronunciate  da Donato Lezzi nel discorso elettorale dell’11 giugno 1999 e ricordate con una lapide posta nella piazza principale di Torino di Sangro, debbono essere il filo conduttore dell’azione limpida e lineare di quanti sono impegnati in politica, ma anche una lezione per ii giovani che entrano in politica con l’intento di cambiare il vecchio modo arrogante e clientelare di conquistare e gestire il consenso. Non il “potere” per imporre gli interessi di parte e trarre utili personali. A discapito del bene di tutti .Lavorare per creare condizioni di vita migliori per tutti. <strong>Ricordare l’esempio di Donato Lezzi,il giovane sindaco che è stato ucciso da un treno mentre stava controllando la stabilità di un ponte ferroviario minacciato dall’alluvione del 25 gennaio 2003</strong>, è un dovere per quanti credono nella sana e giusta amministrazione della cosa pubblica. Donato,il giovane e generoso politico  &#8220;umile servitore dei cittadini&#8221;. A viso aperto.A testa alta. Mani sempre pulite in un mondo politico dove purtroppo  ieri come oggi mostra poca chiarezza ed è al centro di grandi inchieste della magistratura. Donato ieri è stato sempre lontano dagli affaristi e sempre vicino a chi aveva bisogno. Sempre in prima fila. Non si è mai defilato. Non ha mai dato segni di cedimento. Uomo rispettoso delle leggi e delle istituzioni. Quanta differenza con i tanti, troppi politici che sono divenuti strumenti operativi degli intrighi tangentisti, dei condizionamenti mafiosi. La democrazia indebolita.Lo Stato tradito. Il sindaco di Torino di Sangro lottava per una democrazia sempre più forte ed uno Stato sempre più presente e capace di difendere i fedeli servitori. Donato ha lottato con le unghie e con i denti per far crescere il suo piccolo paese. Amava il suo territorio. L&#8217;ha difeso, fino al sacrificio estremo. Ci ha rimesso la vita. Ha lasciato  la giovane moglie Cinzia Cannone e i suoi tre bimbi, Giulio, Damiano e Simona. Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli ha conferito la medaglia d’oro al valor civile. Un eroe.<br />
<strong> Sono passati quasi dieci anni da quel maledetto pomeriggio di fine gennaio</strong>. Ma la memoria non può essere cancellata. Ci si dimentica troppo in fretta di chi fa il proprio dovere, dei coraggiosi gesti d’altruismo in quest’epoca in cui tutto si fa velocemente. E si valuta superficialmente. Purtroppo.Ma non è giusto. E’ un grave segno di irriconoscienza. Una comunità che vuole crescere nel rispetto della legalità,deve ricordare con orgoglio  uomini politici come Lezzi, dotati di grandi doti di coerenza, umiltà e dedizione ai bisogni della collettività. L’Abruzzo deve essere fiero del suo “sindaco eroe” e il 25 gennaio prossimo dovrà essere una giornata di riflessione per quanti credono nella politica dei fatti. <strong>Nella politica  pulita ricordare Donato per dare forza a chi crede nelle idee di rinnovamento, contro tutte le “cricche” che alimentano la malapolitica e infangano i buoni ed i giusti che in Abruzzo lavorano e si sacrificano, mettendo al primo posto l’onestà e gli interessi collettivi. Donato Lezzi per questo si è battuto. Sempre. Coerentemente. </strong>Generosamente. Altruista. E ci ha rimesso la vita. Non dimentichiamolo. Onoriamo il suo pensiero,con pensieri, atti politici ed amministrativi positivi.</p>
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		<title>Sanofi Aventis, la lotta per il lavoro</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/sanofi-aventis-la-lotta-per-il-lavoro/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 12:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Paolo  De Chiara)
 “Un piano inaccettabile”. Non usa mezze misure Marco Falcinelli della segreteria nazionale Filctem-Cgil sulla vicenda Sanofi Aventis, l’azienda farmaceutica che produce il Maalox (commercializzato in 55 Paesi).
La multinazionale ha deciso di ridimensionare e di spostare la produzione del farmaco a L’Aquila, in Abruzzo. Il sindacalista fa riferimento alle gravi conseguenze occupazionali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8360" href="http://www.malitalia.it/2011/11/sanofi-aventis-la-lotta-per-il-lavoro/sanofi/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8360" title="sanofi" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/sanofi-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>(di Paolo  De Chiara)</p>
<p> <strong>“Un piano inaccettabile”.</strong> Non usa mezze misure Marco Falcinelli della segreteria nazionale Filctem-Cgil sulla vicenda Sanofi Aventis, l’azienda farmaceutica che produce il Maalox (commercializzato in 55 Paesi).</p>
<p><strong>La multinazionale ha deciso di ridimensionare e di spostare la produzione del farmaco a L’Aquila, in Abruzzo</strong>. Il sindacalista fa riferimento alle gravi conseguenze occupazionali e alle scelte strategiche improntate ad interessi finanziari. Sono 140 i lavoratori che rischiano il posto di lavoro, perché l’azienda ha deciso la riduzione dell’organico e lo spostamento dalla sede di Origgio (Varese). Il sito, fondato nel 1971, si trova a circa venti chilometri da Milano e si estende su una superficie di 160mila mq. Nel 2006 il sito di Origgio è stato coinvolto nello sviluppo di un importante progetto relativo alla costruzione di un nuovo reparto per la produzione di Enterogermina. La decisione del gruppo francese, che in Italia è una delle prime realtà industriali, comporterà il trasferimento di 140 lavoratori nel capoluogo abruzzese. Una scelta molto difficile per i lavoratori interessati. In Italia la Sanofi Aventis ha sei stabilimenti produttivi: Varese, Cuneo, Padova, L’Aquila, Frosinone e Brindisi.</p>
<p><strong>Per queste ragioni è stato indetto uno sciopero di 8 ore in tutti gli stabilimenti. Circa 250 dipendenti hanno incrociato le braccia e bloccato l’ingresso dell’azienda</strong>. Per molti è impossibile accettare le richieste avanzate. Non tutti possono trasferirsi con le proprie famiglie in un’altra Regione del centro Italia. Chi non può abbandonare il proprio territorio rischia di ritrovarsi senza lavoro, nel periodo meno opportuno per la crisi che sta colpendo l’intero tessuto industriale. Sindacati e lavoratori non capiscono la scelta strategica della proprietà, che conta in tutti gli stabilimenti italiani circa 3.500 dipendenti. Per il sindacalista Maurizio Ferrari della Femca-Cisl “l’azienda non è in crisi. La scelta è solo per questioni di utili. Abbiamo anche chiesto alla Provincia di intervenire perchè la situazione varesina è a rischio e questa situazione alla Sanofi può essere evitata, le ricadute sul territorio sarebbero drammatiche, anche per l’indotto”. Anche la nota congiunta dei tre sindacati ribadisce lo stesso concetto: “tale piano è inaccettabile per le scelte strategiche in esso contenute e per le gravi conseguenze occupazionali che produce. E’ del tutto evidente che la scelta strategica del Gruppo è quella di far prevalere gli interessi di origine finanziaria a beneficio degli azionisti e di far venire meno l’impegno industriale e scientifico in Italia. Il modello di azienda che si vuole perseguire è quello che prevede una forte presenza commerciale, ancorché ridotta, con la Ricerca fatta e sviluppata altrove e temiamo, nel tempo, la potenziale dislocazione delle attività produttive in altri Paesi”.</p>
<p><strong>L’iniziativa è stata appoggiata dai sindacati del settore Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil</strong>, che hanno chiesto un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico (“per affrontare la discussione specifica e per sollecitare rapidamente la convocazione del tavolo nazionale sulla Farmaceutica”). Informando anche Farmindustria “per far sentire la sua voce nella difesa degli interessi industriali e occupazionali del settore”.</p>
<p><strong>Nel 2010 sono stati 23,2 i milioni di fatturato del sito di Varese. 50 milioni sono i pezzi delle specialità farmaceutiche prodotte e confezionate presso lo stabilimento e 4 i continenti che ricevono i prodotti del sito di Origgio</strong>. Oltre alla produzione destinata all’Europa, lo stabilimento produce farmaci per 21 Paesi: in Africa, SudAmerica, Asia, India e Indonesia. La riorganizzazione “lacrime e sangue” (definita in questo modo dalle sigle sindacali) ha colpito i lavoratori come un fulmine a ciel sereno. Nel 2010 i sindacati con queste parole giudicavano i dati relativi all’andamento economico della società: “il quadro di insieme restituisce l’immagine di una azienda solida ed economicamente in utile, che occupa la seconda posizione di mercato in Italia e la terza in Europa e che, nonostante la profonda fase di riorganizzazione che sta caratterizzando il settore a livello globale, riesce ad essere competitiva sui mercati anche grazie alla numerosità dei prodotti in portafoglio. La pipeline dei nuovi prodotti frutto delle attività di Ricerca e Sviluppo del Gruppo ma anche di numerose operazioni di acquisizione effettuate sul mercato garantiranno l’immissione in commercio di nuove specialità nei prossimi cinque anni tali da non far prevedere problemi per l’azienda nel mantenere o migliorare le posizioni di mercato”.</p>
<p>Ora i lavoratori pretendono risposte certe. Non vogliono aspettare la chiusura dei reparti. Per Ermanno Donghi della Cgil: “la proprietà ha fatto questa scelta solo per motivi economici, non ha senso questo spostamento. Nella presentazione del piano industriale hanno deciso di investire a Origgio nove milioni di euro per la produzione di Enterogermina. Tutti i milioni investiti negli anni scorsi per far diventare questa azienda il polo centrale della produzione di Maalox, sono quindi stati buttati?”. </p>
<p><strong>Ma qual è la situazione del settore farmaceutico italiano?</strong> Secondo l’indagine del 2011 di R&amp;S Mediobanca su ’Le principali società italiane’ risulta prima per fatturato la Menarini che supera la soglia dei 3 miliardi Gli altri grandi nomi dell’industria farmaceutica italiana, tutti in progresso di fatturato sul 2009, sono la Sanofi-Aventis (+1,5%), la Novartis Pharma (+12%) e la Merck Serono (+9,4%). Secondo l’analisi di Meridiano Sanità (l’organismo sul tema della sanità in Italia) “il settore farmaceutico costituisce, insieme alla moda e alla meccanica strumentale, un ambito nel quale è ancora possibile ambire a posizioni di leadership a livello globale. Per far crescere l’intero sistema occorre far leva sulle imprese che investono, concentrando le risorse con meccanismi di incentivo”. Qualche esempio? “Il lancio del Fondo nazionale per l’innovazione, che finanzia progetti innovativi legati ai brevetti, le misure per il rientro dei talenti, il rinnovamento nel settore della Pubblica Amministrazione. Tuttavia il nostro Paese può e deve fare di più”. Resta da capire, come in questo &#8220;di più&#8221;, vengano contemplati i rapporti con i lavoratori.</p>
<p> (pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Monnezza d&#8217;importazione</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Abruzzo, rifiuti e crimine
In una nota del Noe datata 8  Agosto 199 si legge “&#8230;  la malavita, direttamente o indirettamente, abbia controllato e controlli tuttora il flusso di varie tipologie di rifiuti, che, prodotti essenzialmente fuori dal territorio della regione Abruzzo, con artificiosi passaggi, sono smaltiti abusivamente come residui riutilizzabili ed impiegati infine come ripristino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8047" href="http://www.malitalia.it/2011/10/monnezza-dimportazione/monnezza/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8047" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/monnezza-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>Abruzzo, rifiuti e crimine</p>
<p><strong><em>In una nota del Noe datata 8  Agosto 199 si legge “&#8230; </em></strong> <em>la malavita, direttamente o indirettamente, abbia controllato e controlli tuttora il flusso di varie tipologie di rifiuti, che, prodotti essenzialmente fuori dal territorio della regione Abruzzo, con artificiosi passaggi, sono smaltiti abusivamente come residui riutilizzabili ed impiegati infine come ripristino ambientale della cava, ormai esaurita, in uso alla stessa società. La scelta di effettuare gli smaltimenti dei rifiuti anche in Abruzzo deriva dagli elevati costi di smaltimento presso discariche autorizzate e dal livello di saturazione raggiunto in altre regioni, quali la Campania e la Puglia, tali da rendere difficili ulteriori operazioni, difficoltà quest&#8217;ultima acuita dall&#8217;accentuata attività repressiva posta in essere dagli organi di polizia nelle predette regioni cui la fenomenologia criminale in trattazione è ben tristemente nota”</em></p>
<p><em> </em><strong>Nel rapporto della Commissione Bilaterale Parlamentare sul ciclo dei rifiuti(XXIII Legislatura) si legge “</strong>Interessante, al riguardo, è la situazione riscontrata direttamente dalla Commissione nel corso della missione alla discarica di Ancarano in provincia di Teramo. Qui sono stati ritrovati depositi abusivi per circa sei milioni di Kg. di rifiuti urbani, per un&#8217;operazione del valore complessivo di circa un miliardo e 600 milioni. Pochissimi sono i residui solidi urbani finiti in discariche regolari. [...]L&#8217;Abruzzo presenta, all&#8217;attualità, una particolare appetibilità economica ed è oggetto di attenzione da parte dell&#8217;imprenditoria deviata e della criminalità organizzata, che in questo territorio ricercano nuove frontiere per investire il denaro proveniente dalle attività illecite”</p>
<p> <strong>Febbraio 2010: s</strong>i scopre che a Monticchio, piccola frazione del comune di L’Aquila, il campo base dei Vigili del Fuoco  costruito sopra una discarica di  rifiuti tossici. Dall’Apat la preoccupante conferma: si tratta sostanze chimiche come tetraconazolo, penthoate, carbaril, frammisti ad arsenico, stagno e zinco.  1.000 uomini erano passati per quel campo.</p>
<p><strong>Eccolo l’Abruzzo che galleggia tra rifiuti e crimine</strong>. L’Abruzzo che già negli anni ottanta vedeva transitare sul suo territorio i camion che finivano a Giugliano. Le ditte che allora si occupavano di smaltimento rifiuti sono le stesse forse un più grandi, forse un più strutturate.</p>
<p><strong>L’Abruzzo è centrale per i camion che arrivano da Nord</strong> (Lombardia, Veneto) e vanno verso la Campania. Ed è appetibile, come ha detto la Commissione bilaterale, per investire il denaro che arriva da rifiuti, droga, business della prostituzione. Una Regione tranquilla, un po’ fuori dai grandi circuiti. Gente silenziosa abituata a farsi gli affari propri. Una regione gestita per tanti anni dal Senatore Remo Gaspari, esponente di spicco della DC, Ministro delle Poste e Telecomunicazioni. Una Regione balzata agli onori della cronaca nel 1992 per l’arresto della Giunta per corruzione. Un altro grande arresto nel 2008:il Presidente della Giunta, Ottaviano Del Turco ex PSI poi fondatore del PD, ex Ministro delle Finanze e Presidente della Commissione Antimafia. Un’inchiesta sulla sanità lo ha affondato.</p>
<p><strong>Una Regione tranquilla dove il 21 settembre del 2010 un’inchiesta, “Re Mida</strong>” ha portato alla luce un sistema di potere che gestiva i rifiuti abruzzesi. Arrestati Lanfranco Venturoni (allora assessore alla Sanità) e Rodolfo Di Zio (imprenditore nel settore rifiuti). Nell’ordinanza si parla di” azioni  di pressione sulla politica perché venisse abolito il tetto del 40% di raccolta differenziata minima prima di avviare la costruzione di inceneritori”.Tutto questo in provincia di Teramo. Quella Teramo dove è nata una delle logge massoniche più antiche d’Italia e dove il potere della vecchia DC  è trasversale alla destra e alla sinistra.</p>
<p> Già nel lontano 1997 il Procuratore Generale Bruno Tarquini disse “la fase di rischio è superata e si può parlare di una vera e propria emergenza criminalità”. Parole che dopo 14 anni ci fanno riflettere su quanto il fenomeno sia stato sottovalutato e di quanto tempo si sia perso per la lotta all’illegalità e si sia trasformata, in una discarica, una Regione che  per definizione è “il cuore verde dell’Europa” il cui 33%  sono Parchi Nazionali, Regionali e aree protette.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Se fare giustizia costa</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 00:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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La cricca del G8. Gli appalti per l’Expò 2015 e quelli per i mondiali di nuoto. Ma anche gli appalti del terremoto dell’Irpinia del 1980. Gli appalti della Salerno Reggio Calabria ma anche quelli della piccola statale in Basilicata o nel nord della Lombardia.
Gli appalti per gli inceneritori o anche quelli delle mense scolastiche. Uguale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/09/se-fare-giustizia-costa/giustiziaappalti/" rel="attachment wp-att-7978"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/giustiziaappalti-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" class="alignleft size-medium wp-image-7978" /></a></p>
<p><strong>La cricca del G8.</strong> Gli appalti per l’Expò 2015 e quelli per i mondiali di nuoto. Ma anche gli appalti del terremoto dell’Irpinia del 1980. Gli appalti della Salerno Reggio Calabria ma anche quelli della piccola statale in Basilicata o nel nord della Lombardia.<br />
Gli appalti per gli inceneritori o anche quelli delle mense scolastiche. Uguale la corruzione, uguali i meccanismi. Qualche volta più rozzi, qualche volta più raffinati.<br />
<strong>Tangentopoli è servita per “rodare” la macchina degli appalti, per affinare le tecniche a partire dai bandi per le gare. Si sono studiate le griglie, le normative della comunità europea. E , come sempre in Italia, fatta la legge si  è trovato l’inganno.</strong>E qualche volta l’inganno viene aiutato dalle normative nazionali come quella appena introdotta dell’aumento del tetto relativo alla trattativa privata negli appalti pubblici (ci si propone di passare da 500.000 a 1,5 milioni di euro così come esplicitato nel ddl da approvare in Senato, già approvato alla Camera). Tutto aiutato, forse anche dalla crisi economica  in atto, di decidere le gare basandosi sul criterio del massimo ribasso anche se poi nel bando si parla di offerta tecnica, di struttura aziendale.<br />
Questo  il terreno degli appalti pubblici. Una volta erano i cartelli di imprese che decidevano il ribasso, che era minimo; e si spartivano territori e soldi.<br />
Oggi la pratica richiede anche un po’ di abilità nel costruire l’offerta, nello scrivere una scheda tecnica tanto da far si che la commissione giudicatrice possa dare i punti necessari ed evitare ricorsi e grane di qualsiasi genere.<br />
<strong>Ma forse sarà la crisi</strong>, forse questo spudorato senso di essere al di sopra di tutto che pervade gran parte della nostra Italia, forse sarà l’arroganza o forse anche un po’ di stupidità per cui si assiste sempre più spesso a qualcosa che se non fosse devastante per la nostra economia e per il lavoro potrebbe anche sembrare la commedia degli equivoci.<br />
Vogliamo raccontarvi la storia di un appalto senza voler esprimere giudizi anche perché  il TAR, dopo aver negato la sospensiva, adesso vuole entrare nel merito.<br />
<strong>L’inizio: la Regione Abruzzo indice una gara da 125000,00 euro</strong> per “la realizzazione di un nuovo claim, supporto di prodotti grafici e multimediali e proposta di piano mezzi per campagna pubblicitaria”. Attenzione però perchè questa gara, che tutto sommato sembra molto piccola, è  propedeutica ad un impegno, della Regione, per una campagna pubblicitaria tra i 1.300.000,00 e 1.600.00,00 euro. Attenzione perchè questo  è un meccanismo molto diffuso proprio per sottrarsi ad una gara ufficiale ed  un modo perchè chi ha poi vinto la gara dell’importo inferiore possa avere direttamente quella di  importo superiore. I partecipanti alla gara in questione sono 12 .<br />
I criteri di valutazione erano 70 punti per l’offerta tecnica (composta da 40 punti per coerenza della strategia, 20 per il piano mezzi e 10 per la qualificazione e quantificazione del gruppo di lavoro) e 30 per quella economica ( e i punti, in questo caso, sono attribuiti con una formula matematica che privilegia il massimo ribasso). </p>
<p><strong>Ma cosa accade?</strong>Accade che la prima classificata vince per 10,45 punti sulla seconda ( e con un ribasso del 44%) la quale decide di andare a leggere i verbali della Commissione e qui le cose si complicano perché, per dirla chiaramente, le gare si vincono proprio sui punteggi e se c’è la possibilità, diciamo, di “parlare” con la commissione si sa su quale punto ci si aggiudicherà l’appalto. Questo però richiede che tutto il meccanismo sia perfetto. In questo caso deve essere sfuggito qualcosa ai membri della Commissione poiché  leggendo gli atti si nota come ad un punteggio massimo, per la società che poi ha vinto, corrisponda un giudizio negativo. Ci sono discordanze tra le tavole presentate e le valutazioni  In una tavola si fa esplicito riferimento ad un’altra regione (facendo desumere ch il piano era già stato presentato per altra gara). Forse c’è stata una violazione della par condicio di gara, una violazione dei criteri di interpretazione delle offerte in relazione all’oggetto della gara. Forse.<br />
Ora  è tutto in mano al TAR che deve entrare nel merito. Per fare questo la seconda classificata ha dovuto sborsare 4000 euro,oltre le spese legali ( e questo perché  la manovra finanziaria ha raddoppiato il costo del contributo unificato e pensare che nel 2009 lo stesso contributo era di 500,00 euro!).<br />
Si potrebbe ricorrere anche al Consiglio di Stato senza attendere il TAR ma ci vogliono altri 4000,00 oltre le spese legali e comunque occorrono almeno 2 mesi per avere una sentenza ed  più o meno il tempo che occorrerà al TAR per entrare nel merito.<br />
Nel frattempo la ditta aggiudicatrice potrà firmare il contratto, iniziare i lavori ed essere pronta per il successivo step della gara più corposa.<br />
<strong>Conclusione: </strong>cosa succederà se chi ha fatto ricorso avesse ragione? Il contratto firmato dall’attuale aggiudicataria sarà valido?<br />
Una riflessione amara: siamo in un momento storico dove la presupponenza della propria forza pensa di poter schiacciare chiunque e anche di rendere la verità un optional. D’altra parte è sempre più difficile battersi per il giusto perché, in ogni settore, la crisi ma anche la paventata soluzione alla crisi, non fa altro che aumentare la diseguaglianza tra le parti e sarà sempre più difficile per una piccola o media impresa partecipare ad una qualsivoglia gara di appalto a meno che non si pieghi agli scambi con i più forti.<br />
Ma soprattutto se continuiamo a far si che le gare siano al massimo ribasso cosa rischiamo? Ad esempio il caso di cui abbiamo parlato  un lavoro di intelletto e chi ha vinto ha espresso un ribasso del 44% il che vorrà dire poca creatività probabilmente. Ma se quel 44% fosse su un appalto di opere pubbliche cosa potrebbe significare?Meno cemento, meno garanzie sul lavoro, meno ferro?<br />
<strong>Quindi  sempre più ristretta la possibilità di una libera impresa in un libero mercato.</strong></p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Viaggio in Abruzzo</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 18:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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Sequestrati  5 milioni di beni nel centro di Pescara. Caffè, ristoranti. Quelli frequentati dalla buona borghesia cittadina. Da quella che non si domanda  come e perché nascano certi locali e come sopravvivano ad una crisi che ha schiacciato la concorrenza.
Nell’isola felice chiamato Abruzzo si apre uno squarcio su riciclaggio e crimine organizzato. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/09/viaggio-in-abruzzo/terremoto3/" rel="attachment wp-att-7802"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/Terremoto3-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" class="alignleft size-medium wp-image-7802" /></a></p>
<p><strong>Sequestrati  5 milioni di beni nel centro di Pescara. Caffè, ristoranti. Quelli frequentati dalla buona borghesia cittadina</strong>. Da quella che non si domanda  come e perché nascano certi locali e come sopravvivano ad una crisi che ha schiacciato la concorrenza.<br />
Nell’isola felice chiamato Abruzzo si apre uno squarcio su riciclaggio e crimine organizzato. Il Procuratore generale Nicola Trifuoggi dice “l’Abruzzo non è terra di conquista” ma rimane il retrogusto che questa regione, lontana dalle grandi vie di comunicazione, quasi appartata  invece possa essere il centro di molti interessi.<br />
<strong>La storia ci racconta che proprio qui hanno soggiornato boss come Marchese, che nelle sue carceri (Sulmona e Teramo) sono passate le famiglie Riina e Provenzano e che a pochi kilometri, ad Ascoli Piceno, è passato Raffaele Cutolo.</strong> Massimo Ciancimino, figlio di Vito il sindaco del sacco di Palermo, ha investito in questa terra una parte del patrimonio del padre. E in una piccola cittadina, Francavilla a Mare, si  è “suicidato” Bruno Piccolo, testimone chiave nel processo per l’omicidio Fortugno.<br />
Un affresco che ci fa capire come  l’Abruzzo sia appetibile per il crimine organizzato. Abbia le caratteristiche di anonimato e di tranquillità che ha permesso il radicamento, per esempio, dei clan pugliesi (soprattutto nel pescarese) come dimostrato dal sequestro di questi giorni.<br />
<strong>La Direzione Nazionale Antimafia ha già aperto una finestra sulle infiltrazioni mafiose per la ricostruzione della città di L’Aquila dopo il terremoto</strong>.<br />
Ma questo territorio ha da anni  un rapporto conflittuale con il mondo dell’illegalità : discariche abusive nelle aree protette ( come nel Parco Nazionale della Majella), acque inquinate da scarichi industriali. Un numero di sportelli bancari che desta sospetti anche in virtù del numero degli abitanti ( circa 1 milione e duecentomila),sede di nascondigli per i  sequestri di persona . e in questa la sua orografia aiuta molto ( un po’ come l’Aspromonte).<br />
L’area confine con le Marche  il regno della prostituzione dove si alternano le bande albanesi, campane, russe. Insomma un  pedigree di tutto rispetto.<br />
Ma l’Abruzzo sale  agli onori della cronaca soprattutto dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Una distruzione infinita di una delle città più belle d’Italia. Palazzi, cortili, chiese devastate da un sisma “annunciato” da mesi di piccole scosse e che in una riunione del 31 marzo la Protezione Civile aveva  definito non “problematiche”. 308 morti, il centro città distrutto e chiuso a tutti. E poi la cosiddetta ricostruzione, la new town dove ogni nuovo appartamento è costato, a metro quadro, quando un appartamento in una media città italiana. Ma queste costruzioni sono, a detta del Governo, provvisorie. Intanto, per dare visibilità, si sposta il G8 dalla Maddalena alla città ferita distogliendo risorse alla ricostruzione per allestire le stanze degli ospiti, per asfaltare le strade che saranno percorse dalle macchine di rappresentanza. Una scenografia di cartone per dare l’idea di fare qualcosa per il popolo di L’Aquila, piegato da qualcosa che forse si poteva evitare. <strong>Qualcosa che ha permesso di attivare l’ennesima procedura di emergenza che tutto permette e tutto nasconde. Un’emergenza tale che nei primi giorni se volevi acquistare qualcosa per mettere a posto casa dovevi passare per la lista di fornitori predisposta dalla Protezione Civile di Bertolaso.</strong>La via spezzata, l’economia ferma e stagnante. L’allarme degli imprenditori. I Caf delle associazioni di categoria che chiudono, famiglie che hanno fatto il mutuo per comprarsi una casetta di legno.E intanto si cerca di capire come siano stati spesi gli 11 milioni di euro raccolti dalla Croce Rossa Italiana che in Abruzzo è gestita da una signora con un cognome importante, Letta, la sorella di Gianni, l’uomo di fiducia del Presidente Berlusconi.<br />
Nella ricostruzione entrano aziende che vengono dalla Sicilia o dalla Campania.Si aprono inchieste e faldoni. Il problema rimane uno. Che fine farà L’Aquila ? Ce lo chiediamo in tanti. Una risposta può essere lasciamola così come museo mondiale del terremoto. E se invece coprissimo il centro con una gettata di cemento come Gibellina? Sono proposte estreme ma certamente questo terremoto ci h anche fatto capire meglio come veniva gestito ( e come oggi in altre forme) viene gestito il “settore” emergenze in questo nostro Paese che ha trasformato l’illegalità in sistema.<br />
<strong>Il nostro viaggio continuerà per capire cosa succede ad una Regione che fino a ieri sembrava immune dal crimine e che invece si  svegliata, come Lombardia e Liguria, con le mani dei clan sul proprio corpo.</strong></p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Il  governo dei picchiatori</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 08:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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Il 7 luglio 2010 verrà ricordato nella storia come il giorno della vergogna di Silvio Berlusconi e del suo governo. Hanno usato la tragedia di un popolo intero, i suoi lutti, le sue ferite, le sue lacrime e trasformato un terremoto in un set televisivo. Una perenne televendita sugli effetti miracolosi del governo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3247" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/07/1278498981077_0220arrivo20e20rissa07-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /> </p>
<p><strong>Il 7 luglio 2010 verrà ricordato nella storia come il giorno della vergogna di Silvio Berlusconi e del suo governo. Hanno usato la tragedia di un popolo intero, i suoi lutti, le sue ferite, le sue lacrime e trasformato un terremoto in un set televisivo</strong>. Una perenne televendita sugli effetti miracolosi del governo del fare. Ma quando gli sfondi azzurri della fiction sono venuti via sono rimaste, tutte intatte, le macerie di una città agonizzante. E i volti della sua gente, gli uomini e le donne, gli anziani e i giovani, cui era stato promesso di tutto, case, sviluppo, lavoro, cultura. </p>
<p>Sono gli abruzzesi, li hanno depredati di tutto, anche del diritto al futuro. Lo champagne, le inaugurazioni del regime, i sorrisi e le battute di Berlusconi sulle macerie andavano bene per l’Italia distratta, non per il popolo dei terremotati. Che da mesi ha capito: peggio del terremoto è l’inganno di una ricostruzione fatta a misura della propaganda di regime e degli interessi delle cricche. Volevano risposte, gli aquilani, e le cercavano sotto Palazzo Grazioli, la reggia del sultano. </p>
<p><strong>In quelle stanze rallegrate da  musici da quattro soldi, faccendieri-lenoni come Giampi Tarantini, soubrette alla ricerca di una comparsata, escort felici di rotolarsi nel lettone dell’amico Putin, non c’è posto per loro e per l’Italia vera, quella dei mille disagi. E allora giù bastonate, scudi in faccia, calci. La fiction berlusconiana è alle ultime puntate, ora le buffonate di regime lasciano il posto al manganello.</strong></p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano 8 luglio 2010)</p>
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		<title>Abbandonare L’Aquila</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 21:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Di Pietro]]></category>
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I consigli di B. alla Protezione Civile.
Per Silvio Berlusconi i magistrati che indagano sulle responsabilità dei crolli a L’Aquila nei giorni del terremoto sono peggio dei “cattivi maestri” ai tempi delle Br. La loro ricerca della verità sulla tragedia annunciata rischia di agitare “mente fragili” e di indurle addirittura a “sparare” contro rappresentanti della Protezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2703" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/06/natangelo_pp_090610-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></p>
<p>I consigli di B. alla Protezione Civile.</p>
<p><strong>Per Silvio Berlusconi i magistrati che indagano sulle responsabilità dei crolli a L’Aquila nei giorni del terremoto sono peggio dei “cattivi maestri” ai tempi delle Br. La loro ricerca della verità sulla tragedia annunciata rischia di agitare “mente fragili” e di indurle addirittura a “sparare” contro rappresentanti della Protezione civile.</strong> Tutto in poche ore: Berlusconi ha imposto la legge bavaglio, attaccato giornalisti e pm, ricattato la Rai. E sferrato un durissimo attacco alla procura aquilana. A causa di quelle inchieste ha dovuto suggerire agli uomini di Guido Bertolaso di “non andare per ora in Abruzzo, perché potrebbe avvenire che se uno ha qualche familiare che è morto sotto le macerie e ha una mente fragile, magari gli può venire in mente di sparare”. </p>
<p>Berlusconi ha poi rincarato la dose poche ore dopo parlando all’ufficio di presidenza del Pdl. <strong>“Ci criminalizzano perché dicono che noi vogliamo impedire la libertà di stampa. Ma qui sta succedendo un’altra cosa assurda: io ho detto a quelli della Protezione civile di non andare più a L’Aquila. Questi appena vanno in Abruzzo gli saltano addosso, addirittura hanno contestato a Bertolaso di non aver previsto il terremoto. Siamo all’assurdo”.</strong> La prima reazione è del capo della Procura de L’Aquila, Alfredo Rossini. Misuratissima. “Non entro in polemica: continuo a lavorare come al solito, bene, velocemente e rispettando le leggi vigenti”. Ma dal Consiglio superiore della magistratura diversi consiglieri chiedono di aprire un fascicolo a tutela dei pm abruzzesi. Colpevoli di aver toccato il nervo più scoperto di Berlusconi: il terremoto. La tragedia trasformata nello show della ricostruzione veloce del Piano Case, degli appartamenti già arredati e inaugurati in favore di telecamera dal premier con regolare bottiglia di spumante, non c’è più.</p>
<p><strong>La realtà parla di almeno 30 mila terremotati costretti a vivere negli alberghi della costa o in sistemazioni provvisorie e delle new town che si avviano a diventare quartieri dormitorio. Ora lo show lascia il posto alla farsa, con Guido Bertolaso che, coraggiosamente, parte e va nel capoluogo abruzzese a ritirare un premio dei “Lions”. Lo ha annunciato con un comunicato diffuso a poche ore dalla dichiarazione di Berlusconi il suo Dipartimento, precisando che il sottosegretario ha comunque avvisato la Presidenza del Consiglio.</strong></p>
<p>“Invece di cercare diversivi e di fare vittimismi, Berlusconi lasci in pace la magistratura e si occupi di fare il suo dovere”, è il commento di Pier Luigi Bersani. “In meno di due ore il presidente del Consiglio ha dato il meglio di sé e il peggio per il Paese. Siamo di fronte ad una escalation di follia simile a quella del film Un giorno di ordinaria follia”, scrive Antonio Di Pietro sul suo blog. </p>
<p>Per Luigi De Magistris per capire Berlusconi bisogna rivolgersi “agli psichiatri o agli esorcisti”.<br />
“Oggi – spiega – il canovaccio folle ha raggiunto il suo apice. Dopo aver accusato come sempre i giudici, dopo aver minacciato la Rai trattandola come sua proprietà privata, Berlusconi ha soffiato in modo irresponsabile sul fuoco del conflitto sociale, offendendo tutti gli abruzzesi che sono doppiamente vittime: dell’evento sismico e dello sciacallaggio tentato, a poche ore dalla tragedia, da politici corrotti e imprenditori famelici, i quali hanno rincorso la grande abbuffata speculativa sulle macerie di un dramma umano. Gli stessi che se fosse stato in vigore il ddl sulle intercettazioni sarebbero restati ignoti all’attenzione pubblico-mediatica e favoriti nell’impunità. <strong>Il premier stia tranquillo – prosegue De Magistris – la popolazione abruzzese sa distinguere, nella Protezione civile, chi spende tutto se stesso per offrire aiuto da chi, invece, si presta ad operazioni immorali di speculazione sul dolore sfruttando il suo ruolo apicale”.</strong></p>
<p>(La risposta dei familiari delle vittime a Berlusconi da shockjournalism.com)</p>
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		<title>Al premier non servono più</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 15:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da Il Fatto Quotidiano)
L’Aquila &#8211; Viene. No, non viene. Forse parteciperà alla messa delle 4 del mattino a Collemaggio. Notizia falsa pure questa. È stata scandita dagli annunci di improbabili arrivi e da smentite più o meno ufficiali, la presenza al primo anniversario del terremoto di Silvio Berlusconi. Ma dietro le quinte dei Palazzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2467601&amp;title=2467601" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a>)</p>
<div id="attachment_1595" class="wp-caption alignleft" style="width: 304px"><img class="size-medium wp-image-1595" title="berlusconi-nessuno-sara-lasciato-solo-sospensorio" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/berlusconi-nessuno-sara-lasciato-solo-sospensorio-294x300.jpg" alt="Silvio Berlusconi" width="294" height="300" /><p class="wp-caption-text">Nessuno sarà lasciato solo... (Sospensorio)</p></div>
<p>L’Aquila &#8211; Viene. No, non viene. Forse parteciperà alla messa delle 4 del mattino a Collemaggio. Notizia falsa pure questa. È stata scandita dagli annunci di improbabili arrivi e da smentite più o meno ufficiali, la presenza al primo anniversario del terremoto di Silvio Berlusconi. Ma dietro le quinte dei Palazzi è andata in onda un’altra storia. Berlusconi voleva davvero andare a L’Aquila un anno dopo, essere fisicamente presente, fare il suo bagno di folla e non solo limitarsi a dichiarazioni e interviste, come è stato costretto a fare. Per questo ha telefonato a Gianni Chiodi, il presidente della Regione, per chiedere che aria si respirava nel capoluogo abruzzese nei giorni del ricordo e del dolore. E pare che Chiodi abbia parlato chiaro.</p>
<p>L&#8217;aria è brutta, da settimane quello che chiamano il popolo delle carriole ha ridestato l’attenzione dei media sulla ricostruzione. Le macerie rimosse dopo un anno di inerzia totale, le denunce degli intellettuali e dei vari comitati sulle cose che non vanno, il dito puntato sul piano Case e sulle new town. Un colpo duro al terremoto show che il presidente aveva pazientemente costruito in un anno di lavoro. Al premier, però, non sono bastate le parole del governatore. In questi giorni ha letteralmente tormentato Guido Bertolaso. &#8220;Voglio sapere le cose come stanno, se è opportuna una mia presenza in Abruzzo&#8221;. Anche il capo della Protezione civile, che ieri ha promesso la ricostruzione de L’Aquila &#8220;entro otto anni&#8221;, è stato perentorio: tira una pessima aria, meglio aspettare che gli animi si calmino.</p>
<p>Ma che gli animi sono tutt’altro che calmi lo si è visto lunedì a tarda sera durante il Consiglio comunale solenne in ricordo delle vittime del terremoto. Una riunione organizzata come peggio non si poteva, un pessimo esempio della peggiore ritualità politica. Senza alcun rispetto per i morti e per i vivi che non si vogliono rassegnare. Piazza Duomo, tendone. Ore 23. Il presidente del Consiglio comunale apre i lavori facendo un breve discorso e leggendo i nomi dei presenti. La sala rumoreggia, le condizioni sono pessime, cameramen e fotografi fanno da barriera al tavolo dove sono seduti sindaco e assessori. I flash scattano per gli uomini sandwich seduti in prima fila. &#8220;Ridateci le carriole”. “Sedicimila nella Case. E gli altri?&#8221;. Questo c’è scritto sui cartelli che portano appesi al collo. Ospiti d’onore il sindaco di Roma Alemanno, la neogovernatrice Polverini, e Rosy Bindi. Il presidente legge i primi messaggi. Quello del capo dello Stato è subissato di fischi al passaggio sulla Protezione civile e gli interventi nei giorni dell’emergenza. In quei giorni, manda a dire Napolitano agli abruzzesi, il Dipartimento &#8220;fu efficacemente diretto&#8221;. Applaudito, quando il presidente della Repubblica mette il dito nella piaga di una Protezione civile diventata superagenzia organizzatrice di grandi eventi. Il Dipartimento &#8220;è chiamato a fronteggiare le calamità naturali e ad esse deve dedicarsi, senza perdersi in altre direzioni di intervento pubblico&#8221;.</p>
<p>Quindi mai più G8, mai più Giubilei, mai più fameliche &#8220;cricche&#8221;. Si pensi all&#8217;emergenza. &#8220;E alla prevenzione, perché i nostri morti sono stati uccisi dagli allarmi che non sono stati dati in tempo&#8221;, urla dalla folla una signora. Gli aquilani hanno capito e battono le mani quando nel messaggio di Napolitano c’è un ringraziamento non formale ai Vigili del fuoco e ai volontari. Fischi, sedie che battono sul pavimento in legno del capannone, quando viene annunciato il messaggio di Schifani. Ci sono microfoni e amplificatori, ma non si percepisce una sola parola del &#8220;sentito cordoglio&#8221; del presidente del Senato. L’inferno, però, scoppia quando il presidente del Consiglio comunale inizia a leggere il lunghissimo &#8220;telegramma&#8221; di Silvio Berlusconi. &#8220;In un anno siamo stati in grado di far fronte&#8230;&#8221;. Non si fa in tempo ad ascoltare la solita litania di cifre, bilanci, la trita esaltazione del &#8220;governo del fare&#8221; in una città che porta ancora tutte intatte le ferite di un anno fa, che nel capannone esplode all’unisono un &#8220;basta&#8221; clamoroso. Una signora anziana apre un ombrello rosso. &#8220;Lo faccio per ripararmi dalle cazzate che stanno piovendo&#8221;. Un uomo sulla cinquantina innalza il suo cartello di &#8220;Cittadino senza città&#8221;. E all’improvviso, senza un ordine impartito, un gesto, un segnale sia pur minimo, la gente presente nel capannone si gira, volta le spalle a sindaci, parlamentari, consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione. Rifiuta in blocco una politica capace solo di parole, di inganni, di promesse non mantenute. Qualcuno rimane seduto, altri non condividono.</p>
<p>È il momento più brutto di una bruttissima serata. Peggiorata, se possibile, dall’intervento del senatore Enzo Lombardi. Oggi consigliere comunale, in un lontano passato sindaco democristiano della città, poi senatore. Esordisce male: &#8220;Non mi sono preparato un discorso&#8221;. La gente coglie la mancanza di rispetto e fischia. E il senatore, che chiamavano &#8220;Bombardone&#8221; per il suo carattere un po’ focoso, getta benzina sul fuoco. &#8220;Questa è una città civile, orgogliosa, non fateci vergognare di voi e dei vostri atteggiamenti&#8221;. Partono selve di fischi, e di &#8220;vaffa&#8230;&#8221;. Un ragazzo salta su una sedia, trasforma le mani in un megafono e urla: &#8220;Sei tu, sono i politici come te che ci fanno vergognare&#8221;. Finisce male, con pochi che ascoltano il flebile discorso del sindaco della città Massimo Cialente, del Pd. La sua voce è debole, le sue parole stanche e di maniera. In sala corre voce che voglia passare la mano.</p>
<p>Brutta aria per Berlusconi in una città che un anno dopo si è risvegliata dall&#8217;incubo del terremoto e dal sogno della ricostruzione. Una città che nella notte del ricordo si è ritrovata unita a ricordare le 3:34 di un anno fa. Venticinquemila aquilani, venticinquemila fiaccole dietro uno striscione che chiede &#8220;Verità e giustizia&#8221; per i morti. Un popolo intero dietro le gigantografie dei ragazzi della Casa dello studente. A testa bassa, in una piazza spazzata dal gelo, ad ascoltare i 308 nomi delle vittime del terremoto. Per loro, uniti, chiedono &#8220;Verità e giustizia&#8221;.</p>
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		<title>Onna</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 17:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da Il Fatto Quotidiano del 6 aprile 2010)
Tutto iniziò vedendo un albero. E tutto continua fermandosi ad osservare  quello stesso albero. Un anno fa sotto le sue fronde dormivano i morti di Onna.  E l&#8217;albero diventò insieme simbolo di dolore e di vergogna, di  indifferenza per il destino dei vivi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da Il Fatto Quotidiano del 6 aprile 2010)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1586" title="tree" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/tree-199x300.jpg" alt="tree" width="199" height="300" />Tutto iniziò vedendo un albero. E tutto continua fermandosi ad osservare  quello stesso albero. Un anno fa sotto le sue fronde dormivano i morti di Onna.  E l&#8217;albero diventò insieme simbolo di dolore e di vergogna, di  indifferenza per il destino dei vivi e di disprezzo per la cura dei morti.</p>
<p>Onna, 300  abitanti, 40 uccisi dal terremoto del 6 aprile 2009. Il paese spianato da un bombardamento. Le piazze cancellate, le case di pietra sbriciolate. E  sotto le vite spezzate di una comunità semplice, ordinata, con i suoi riti  secolari. La cura delle case e delle terre, l&#8217;amore per la natura e il rispetto per  il Gran Sasso, la montagna che gli onnesi guardano per capire l&#8217;andamento delle stagioni dal cangiare dei suoi colori. Le parentele e le amicizie, la  chiesa dove si sono battezzati i padri e i figli, l&#8217;altare dove giovani coppie  per generazioni si sono giurate fedeltà eterne. Un paese-frazione diventato  suo malgrado il simbolo dell&#8217;ultimo terremoto d&#8217;Abruzzo.<br />
Ad Onna, il cronista arrivò in paese che erano le otto del mattino. Fu necessario entrare a piedi e superare colline di macerie. Si camminava  senza una meta precisa. I soccorsi ancora scarsi. Qualche poliziotto, pochi  carabinieri, rarissimi vigili del fuoco. Distrutti dalla fatica e piegati  dall&#8217;impotenza. Di gru, ambulanze, escavatori, neppure l&#8217;ombra.</p>
<p>Passeranno ore, poi la  formidabile macchina dei soccorsi mostrerà alle tv la sua tardiva efficienza. Le  immagini scorrono come in un film. Nitide ancora oggi. Un vecchio sulle rovine  della sua casa, il volto sanguinante. “Mia moglie è là sotto. Aiutatemi”. Una  donna abbracciata al marito recita come una nenia la sua disperazione. “Mio  figlio ieri non ha dormito a casa nostra, ma dalla nonna. C&#8217;erano state scosse  forti verso le undici di sera e lui non voleva lasciarla sola. La casa era  vecchia. Sono morti tutti e due”.</p>
<p>E Lorenzo Colantonio, un collega della  redazione aquilana de Il Centro. Un giornalista da “sentire” ogni volta che si  “saliva” da queste parti per una storia da raccontare. Lo si riconosce appena, è  tutto impolverato, il volto sconvolto. E&#8217; arrivato a Onna che era ancora buio.  “La casa di Giustino è crollata. Sono morti i suoi figli e il padre. Una  cosa terribile”. Si ferma, si asciuga le lacrime. Ci sta raccontando della grandissima tragedia che ha sconvolto la vita di Giustino Parisse, capo  della redazione aquilana del suo giornale. “Ma tu lo sai cosa mi ha detto? Fai  il tuo mestiere, ora io sono dall&#8217;altra parte, non ti preoccupare per me”.</p>
<p>Quell&#8217;articolo Lorenzo l&#8217;ha scritto, è stato il più difficile della sua carriera.<br />
E l&#8217;albero. L&#8217;albero di Onna. Con i suoi pochi rami e le rade foglie che  non ce la fanno a difendere i morti appoggiati sotto, sulla terra nuda. A mala  pena coperti da asciugamani, coperte, lenzuola: quello che si è salvato dalle macerie. Non ci sono bare per quelle anime perse. Come i soccorsi,  arriveranno dopo ore. L&#8217;albero di Onna c&#8217;è ancora, circondato da una aiuola e da una  lapide che ricorda i morti. In questi giorni di Pasqua è diventato la stazione  numero 14 della Via Crucis. Anche le macerie del paese sono ancora lì. Zona  rossa.</p>
<p>Onna ora è una fila di ordinate casette di legno costruite dalla  Provincia di Trento. Ci sono i giardini, i fiori alle finestre e le sedie sulla  veranda per far sedere i vecchi. Gli onnesi non hanno voluto abbandonare la loro  terra. Per mesi hanno resistito nelle tende, al freddo e al sole, si sono messi in  fila per mangiare, lavarsi, si sono umiliati in insopportabili bagni chimici,  per stare lì. “La nostra comunità non si è dispersa e quando inizierà la ricostruzione saremo qui. I nostri occhi guarderanno”.<br />
La ricostruzione. “<em>Passata la paura, la disgrazia collettiva si  trasformava in occasione di più larghe ingiustizie, e la ricostruzione edilizia per  opera dello Stato una calamità assai più penosa del cataclisma natturale</em>”. È  la cronaca che Ignazio Silone fece del terremoto che nel 1915 devastò la  Marsica. “<em>Dopo il sisma, il territorio del cratere sta perdendo la storia. La  storia definita dalle persone con i propri ricordi, relazioni, riti</em>”. Analisi  di un intellettuale di oggi, il sociologo aquilano Roberto Lettere.</p>
<p>E basta  andare in una delle diciannove new town costruite attorno a l&#8217;Aquila, nelle  frazioni e nei paesi distanti decine di chilometri, per capire meglio. A Bazzano  dove c&#8217;era una collina ora ci sono palazzi. Le strade sono in salita. Le case  tutte uguali. Moderne, anonime gabbie. Dove anche i balconi sono circondati da  grate. Entri nel nuovo quartiere e non c&#8217;è vita.<br />
Gli appartamenti sono accoglienti – e ci mancava, visto quanto sono  costati, 2700 euro a metro quadro – ma tra quelle vie non ci sono  negozi,  scuole, piazze. Un non luogo senza anima. L&#8217;11 aprile, a cinque giorni dal  sisma, Berlusconi tirò fuori dal suo magico cilindro l&#8217;idea delle new town.  “Non un ghetto, ma villaggi costruiti con linguaggio architettonico locale, su  modello di Milano 2 e Milano 3”. Milano è lontana dalle nuove città, l&#8217;Aquila  anche di più. “L&#8217;Abruzzo aquilano è terra di miracoli – scrive Antonello  Ciccozzi, antropologo dell&#8217;università cittadina – e, come si sa, i miracoli sono  sempre fandonie propagandistiche”. Già la propaganda. Ogni terremoto in Italia è l&#8217;occasione per sperimentare  nuovi modelli, economici, sociali e anche politico-istituzionali.<br />
Se la tragedia che trent&#8217;anni fa sconvolse Campania e Basilicata fu  l&#8217;occasione per varare “l&#8217;economia della catastrofe”, un connubio tra grandi imprese  del nord, camorra e sistemi di potere locali, qual è il modello che si va affermando in Abruzzo? Quello della shock economy, spiega il  professor  Ciccozzi. “Imporre delle scelte come necessità è la chiave di questa strategia usata dal capitalismo dei disastri, e sono dell’idea  che Bertolaso, o meglio il sistema postcoloniale di aiuti umanitari che egli rappresenta, non abbia pensato tanto a guarire l’Aquila nel modo  migliore possibile per la città, quanto a imporle una cura basata più sulle sue  convenienze. Da altero comunicatore quale egli è, il nostro commissario del “fare”: l’emergenza come pretesto per l’abuso di autorità è l&#8217;essenza della sua strategia politica”.<br />
Giri per il centro storico della città, ancora uguale a un anno fa, vai a Fossa, Poggio Picenze, Paganica, piccoli gioielli dell&#8217;Appennino  meridionale con le loro chiese antiche, i vicoli:  tutto cancellato, e capisci che  la ricostruzione per l&#8217;Abruzzo è un miraggio. E&#8217; poco conveniente,  complicata, perché richiede progettualità, cultura, partecipazione delle comunità  locali, soldi. Meglio le new town. Quelle si costruiscono subito,  in deroga, senza troppi vincoli. Si inaugurano con i tricolori al vento e le tv che irradiano in tutto il Paese il messaggio del fare. Le macerie possono  attendere.</p>
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		<title>Pones música, te tragas el Viagra y ¡adelante!</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 12:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da EL PAÍS Internacional &#8211; di Miguel Mora)
Un miembro del coro del Vaticano contrataba servicios sexuales de hombres jóvenes para el principal imputado en el caso de la Protección Civil italiana.
Angelo Balducci, de 63 años, ex presidente del Consejo de Obras Públicas, encarcelado y principal imputado en la investigación de la millonaria corrupción de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.elpais.com/articulo/internacional/Pones/musica/tragas/Viagra/adelante/elpepuint/20100303elpepuint_18/Tes" target="_blank">EL PAÍS Internacional</a> &#8211; di Miguel Mora)</p>
<div id="attachment_1253" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1253" title="angelo_balducci_corsera_magazine" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/angelo_balducci_corsera_magazine-300x225.jpg" alt="Angelo Balducci" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Angelo Balducci (Corsera Magazine)</p></div>
<p>Un miembro del coro del Vaticano contrataba servicios sexuales de hombres jóvenes para el principal imputado en el caso de la <strong>Protección Civil italiana</strong>.</p>
<p><strong>Angelo Balducci,</strong> de 63 años, ex presidente del Consejo de Obras Públicas, encarcelado y principal imputado en la investigación de la millonaria corrupción de la Protección Civil italiana, puede ser acusado en breve por los jueces de un nuevo delito: explotación de la prostitución masculina.</p>
<p>Una nueva tanda de escuchas policiales, conocida este miércoles, revela que Balducci, <strong>Caballero de Su Santidad</strong> -<em>el exclusivo club laico de la Curia Romana</em>-, recurría con frecuencia a un intermediario nigeriano, Chinedu Thomas Ehiem, de 40 años, apodado Mike y cantor de la coral de la capilla Giulia de San Pedro, para contratar los servicios sexuales de hombres jóvenes, muchas veces seminaristas e inmigrantes sin papeles.</p>
<p>Ehiem y su ayudante <strong>Lorenzo Renzi</strong>, de 33 años, arreglaban los encuentros de Balducci a un ritmo pautado, cada dos o tres días. Ambos manejaban una red de jóvenes aspirantes a curas, y a veces reclutaban a extranjeros en busca de permiso de residencia. A uno de ellos, el influyente Balducci le prometió una gestión ante el Ministerio del Interior.</p>
<p>El poderoso ingegniere, casado y con dos hijos, atendía las llamadas de los proxenetas en las situaciones más incómodas, incluso si estaba en el palacio Chigi (<em>sede de la Presidencia del Gobierno</em>) o en una audiencia privada con un cardenal. En las 72 páginas que ocupan las interceptaciones, se lee que Ehiem le dice a Balducci sobre un candidato: &#8220;Angelo&#8230; no te digo más. Dos metros, 97 kilos, 33 años y completamente activo&#8221;.</p>
<p>En llamadas sucesivas, el chulo daba menos detalles: &#8220;Tengo una situación de Nápoles&#8221;. &#8220;Tengo una situación cubana&#8221;. &#8220;Tengo a un alemán que acaba de llegar de Alemania&#8221;. &#8220;Tengo dos negros&#8221;. &#8220;Tengo al futbolista&#8221;. &#8220;Tengo uno de El Abruzo&#8221;. &#8220;Tengo al bailarín de la RAI&#8221;.</p>
<p>Algunos de los muchachos asisten a seminarios y colegios eclesiásticos de Roma. Un día, Balducci preguntó: &#8220;¿Él, a que hora tiene que volver al seminario?&#8221;. El 6 de diciembre pasado, Renzi le explica a uno de ellos su labor: &#8220;Pillarás hasta 2.000 euros&#8230; No me toques las pelotas. Te hace falta el dinero. Pones un poco de música, sacas la [inaudible], te tragas el Viagra, y ¡adelante!&#8221;.</p>
<p>El cantor nigeriano ha sido despedido este miércoles del coro de la capilla Giulia por el cardenal <strong>Angelo Comastri</strong>. Fuentes vaticanas negaron que sea religioso o seminarista. La Giulia actúa en San Pedro en las ceremonias que no oficia el Papa, que se acompaña del coro de la capilla Sixtina.</p>
<p>El fervor religioso de Balducci y la pervivencia en la sombra del poder de <strong>Giulio Andreotti</strong> se han revelado parte crucial del &#8220;sistema gelatinoso&#8221; denunciado por el juez de Florencia en el caso de la Protección Civil, que analiza los millonarios contratos adjudicados por sus dirigentes para el G-8 y otras emergencias y grandes eventos, civiles y religiosos. La amistad de Balducci con el viceministro <strong>Guido Bertolaso</strong>, jefe de la institución, fraguó durante el Jubileo de 2000 que ambos coordinaron. Ese éxito supuso el inicio de su escalada a la gloria bajo la protección de <strong>Gianni Letta</strong>, enlace de Berlusconi con el Vaticano, fiel de Andreotti y también Caballero de Su Santidad.</p>
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		<title>Le bare di nessuno, il cimitero con i loculi aperti</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 16:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da il Fatto Quotidiano &#8211; di Beatrice Borromeo e Silvia Truzzi)
L’Aquila. I pini sono rimasti in piedi. Disposti ai lati di un vialetto nel cimitero di Casentino – una manciata di chilometri da L’Aquila – portano a una cappella che adesso è piena solo di insetti. Si arriva da una strada sterrata, fango e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2447926&amp;yy=2010&amp;mm=03&amp;dd=02&amp;title=le_bare_di_nessuno_il_cimitero" target="_blank">il Fatto Quotidiano</a> &#8211; di Beatrice Borromeo e Silvia Truzzi)</p>
<p><strong>L’Aquila.</strong> I pini sono rimasti in piedi. Disposti ai lati di un vialetto nel cimitero di Casentino – una manciata di chilometri da L’Aquila – portano a una cappella che adesso è piena solo di insetti. Si arriva da una strada sterrata, fango e buche a ogni metro. Un tempo deve essere stato un posto di pace: spesso succede nei cimiteri di campagna, più serenità che assenza. Quel che è rimasto uguale è il silenzio: però non è solenne, solo desolato. E il pericolo: ieri un’altra scossa, magnitudo 2.4, si è sentita in Abruzzo. Dal finestrino sfilano abbandono e pezzi di edifici un tempo intatti. All’entrata del cimitero c’è un mare di macerie, tutte scostate da una parte. L’ingresso è libero.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/xS9Q8xK03UU&amp;rel=0&amp;border=1&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/v/xS9Q8xK03UU&amp;rel=0&amp;border=1&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>L’odore.</strong> La prima cosa che ti assale è l’odore. Più ci si avvicina alle bare, più è forte. E accompagna chi cammina con la sensazione di essere entrati in un luogo infetto. Eppure si vede che qualcuno qui ci viene ancora, per salutare chi non c’è più. In ogni senso, perché molti morti mancano all’appello: poche tombe sono intatte. Tante sono quasi completamente distrutte, divelte, solo le più nuove non mostrano danni evidenti.</p>
<p>Ci sono strutture puntellate con le assi di legno: qualcuno è venuto. Ma nelle stesse cappelle messe in sicurezza i loculi sono aperti e le bare rotte. Di certo sono state viste e nonostante questo sono rimaste lì. Lumini e fiori di plastica sono volati dappertutto. Rami, marmo in briciole, vasi di terracotta. In alcune tombe restano grandi buchi senza memoria che non sono più la casa di nessuno.</p>
<p>Le lapidi sono crollate a terra nelle cappelle e anche nelle sepolture comuni. Lastre di marmo con nomi e foto seppiate rotte a metà, capovolte e sbrecciate dalle scosse, sono appoggiate senza delicatezza ai muri che hanno resistito al terremoto. La famiglia Cecchini ha lasciato un ricordo sul cemento che chiude una bara: &#8220;Papà ti vogliamo bene&#8221;. Poco, ma meglio di niente.</p>
<p>Qualche metro più in là una cappella d’angolo non ha più la porta. Si entra senza chiedere permesso in quel che rimane: qui riposano i morti della famiglia Lolli. Due tombe intatte, attorno calcinacci e quell’odore fortissimo che passa dalle narici allo stomaco in un attimo. Il tempo di portare una mano a proteggere il naso. Ci sono due casse bianche e piccolissime sistemate in basso. Alzando lo sguardo, tra le pietre rotte, se ne vedono due più grandi. Stanno lì all’aperto come tutte le altre macerie di questo terremoto. Non c’è nemmeno una transenna ad avvertire, nemmeno un nastro di plastica. Sabato prossimo saranno passati undici mesi, ma sembra tutto ancora urgente.</p>
<p><strong>Dopo l&#8217;emergenza.</strong> È la parola che ricorre più spesso nei discorsi degli aquilani, anche se la Protezione civile ha lasciato la città. Cosa c’è dopo l’allarme? La necessità di ricominciare. Il bisogno non meno forte di ritrovare la città nelle sue declinazioni – circoli, bar, ristoranti, piazze – oltre i confini delle macerie. E cimiteri, dove consumare il rito del ricordo e dei saluti. Dove stare? è un interrogativo fondamentale, soprattutto se non ci sono, per molti, più case che si possano definire tali.<br />
Ma solo “moduli abitativi”, camper o monolocali da dividere. Anna lo spiega bene, mentre guarda i cumuli di macerie in piazza Palazzo, nella domenica delle carriole. “Noi non siamo disperati. Siamo molto lucidi. Rimuovere le macerie è fondamentale, perché solo così riavremo il nostro centro. Dobbiamo riappropriarci delle strade dove ci siamo dati appuntamento per una vita. Prima, quando c’era la Protezione civile, non si poteva fare niente. Ritrovarsi, discutere, parlare era difficile. Eravamo sottomessi”. E continua: “Era vietato riunirsi in assemblea, consumare alcolici, persino volantinare. Vivevamo un vero Stato di polizia, e ora che siamo liberi dall’oppressione possiamo finalmente incontrarci”.</p>
<p><strong>La vita sociale.</strong> &#8220;Capo piazza e Pie di piazza sono i luoghi degli appuntamenti”, racconta Marta che guida il corteo delle carriole mentre, sventolando una foto, mostra dov’era – “anzi dov’è” – la sua casa. “Ci davamo appuntamento in quei posti – racconta – e oggi non lo possiamo più fare. La nostra vita di relazione, il nostro cuore, era in queste strade, tra la biblioteca, la chiesa e il cinema. Noi non ci vediamo più, ormai ci sentiamo soltanto per telefono”.<br />
Alcuni degli sfollati hanno avuto la fortuna di trasferirsi nelle case della new town, le abitazioni prefabbricate e antisismiche che Silvio Berlusconi ha consegnato a una piccola parte dei cittadini lo scorso 29 settembre. “Almeno abbiamo un tetto”, dicono grati. Però i mesi passano e gli inquilini sanno bene che non rivedranno le proprie case presto. “So che per i prossimi 5 o 6 anni vivrò qui”, spiega Federico che abita con la sua nonna 81enne in una monocamera.</p>
<p>E lo conferma, ieri, anche il capo della protezione Civile Guido Bertolaso: “Ci siamo occupati della prima fase ma il cammino è ancora lungo”. Intanto gli aquilani si arrangiano: “Mia nonna senza di me non può stare – spiega Federico – perchè per raggiungere la farmacia o il supermercato c’è bisogno della macchina, e lei non guida più”. A L’Aquila chi ha bisogno d’aiuto o non vuole stare solo può contare sulla sua famiglia.</p>
<p>Gabriele Fiorenza, pensionato e fortunatamente nonno “così ho qualcosa da fare durante il giorno”, alla manifestazione ci è venuto con un cartello che dice: mangio, dormo, ma non vivo. “Io sono laureato in Fisica – dice Gabriele – so di cosa parlo. Noi il terremoto lo aspettavamo. Lo sapevamo che sarebbe venuto: la Commissione Grandi rischi è moralmente responsabile”.<br />
Il bisogno di normalità è nelle parole di una ragazzina di quattordici anni che scoppia in lacrime perché “non si può passare il resto dell’adolescenza in un centro commerciale”. Si chiama “Aquilone” ed è diventato il punto di ritrovo dei giovani che vivono nelle case di Bazzano e dintorni: un complesso grigio e triste sul ciglio della strada, luci artificiali e negozi. Niente più portici dove passeggiare il sabato pomeriggio.</p>
<p>E più che per svuotare la città dalle macerie, gesto simbolico perché l’Italia ricordi che nessuno agisce e gli aquilani sono soli, la manifestazione di domenica sembra nata per stare insieme.</p>
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		<title>Pale, picconi e carriole per liberare L’Aquila</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 17:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da L&#8217;Impronta L&#8217;Aquila &#8211; di Luisa Stifani)
Seconda domenica di protesta all’Aquila per sollecitare la rimozione dei rifiuti e la ricostruzione. Oltre duemila i partecipanti che con carriole, pale e picconi da Piazza Duomo hanno percorso Corso Vittorio Emanuele II, per giungere in Piazza Palazzo, cuore della Città.
Sono circa quattro milioni e mezzo le tonnellate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.improntalaquila.org/2010/02/28/pale-picconi-e-carriole-per-liberare-laquila/" target="_blank">L&#8217;Impronta L&#8217;Aquila</a> &#8211; di Luisa Stifani)</p>
<div id="attachment_1161" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1161" title="aquila_rivolta_carriole" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/aquila_rivolta_carriole-300x199.jpg" alt="L’Aquila Rivolta delle carriole" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">L’Aquila. Rivolta delle carriole (Manuel Romano)</p></div>
<p>Seconda domenica di protesta all’Aquila per sollecitare la rimozione dei rifiuti e la ricostruzione. Oltre <strong>duemila i partecipanti</strong> che con carriole, pale e picconi da Piazza Duomo hanno percorso Corso Vittorio Emanuele II, per giungere in Piazza Palazzo, cuore della Città.</p>
<p>Sono circa <strong>quattro milioni e mezzo le tonnellate di macerie</strong> in strada. Si riconosce lo sforzo fatto fino ad ora per dare una casa a chi l’ha perduta, ma adesso gli abitanti vogliono riappropriarsi della propria città, al di là delle strumentalizzazioni politiche.</p>
<p>Il centro storico con la sua identità è il cuore della città, lì dove un tempo la vita pulsava. Le attività commerciali, la vita mondana, tutto era lì, tra quelle antiche mura, ricche di storia e fascino.</p>
<p>È da questa storia che gli aquilani chiedono di ricominciare, una storia, che da mesi è offuscata da facciate cadenti, macerie, diatribe politiche. Una città che anela a riprendersi il suo posto nella storia deve lasciare fuori la bagarre elettorale e andare tutti insieme per la stessa direzione. È per quello splendore, che dalle polemiche sterili, non si riesce più ammirare. Una terra duramente colpita non ha bisogno di meri fini propagandistici ma, di fatti concreti e meno parole demagogiche.</p>
<p>La ricostruzione vera e propria chiede delle risposte ai quali tutti gli amministratori sono chiamati a rispondere. La rivitalizzazione della città deve passare attraverso una politica trasparente ed efficiente. La città dovrebbe essere una “città pubblica”, intesa come fertile laboratorio di progettualità per ridisegnare nuovi equilibri territoriali e sociali, nuove geografie di relazioni tra attori ed operatori locali, tra soggetti che governano ed abitanti. Una città delle opportunità, accogliente, prospera, accessibile, in cui produrre ricchezza e cultura, abbattere il disagio sociale e la marginalità. Concreta, non astratta che si prospetta e si proietta in un futuro nuovo.</p>
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		<title>Ecco perché le cose non cambiano</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 13:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[(Tratto da Calabria Ora &#8211; 24 febbraio 2010)
«Nel terremoto morivano ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza». Che però durava solo per poco perché: «Passata la paura la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://www.calabriaora.it/new" target="_blank">Calabria Ora</a> &#8211; 24 febbraio 2010)</p>
<div id="attachment_1128" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1128" title="avezzano_terremoto_1915_patriziaferri" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/avezzano_terremoto_1915_patriziaferri-300x213.jpg" alt="Avezzano, terremoto del 1915" width="300" height="213" /><p class="wp-caption-text">Avezzano, terremoto del 1915 (Patrizia Ferri)</p></div>
<p>«Nel terremoto morivano ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza». Che però durava solo per poco perché: «<strong>Passata la paura la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie, e la ricostruzione edilizia per opera dello stato, a causa di brogli, frodi, furti, camorre, truffe, malversazioni d’ogni specie, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale</strong>».</p>
<p>Questo scriveva <strong>Ignazio Silone</strong>, nel 1965, in “Uscita di sicurezza” in cui raccontava il terremoto della Marsica del 1915. Cioè 100 anni fa. Ma con quelle parole si potrebbe iniziare qualsiasi editoriale di oggi.</p>
<p>Perché quello che sgomenta di più le persone non è la catastrofe ma il dopo. Considerando che a Messina e ad Avezzano ci sono ancora le baracche del terremoto di 100 anni fa e che il paese frana ogni giorno ad ogni pioggia più insistente e abbiamo una Protezione civile che non è più quello per cui era nata (almeno quella che aveva ideato Zamberletti) ma che è diventata il centro di smistamento di appalti per grandi opere, grandi eventi e qualche reale emergenza.</p>
<p>Senza voler condannare nessuno per via mediatica, come qualcuno ha detto nei giorni scorsi, rimane comunque la domanda di come sia possibile che una persona che gestisce la protezione civile per 15 anni, uomo apprezzato da ogni parte politica, si sia “lasciato sfuggire qualcosa”.<br />
Come diceva <strong>Eugenio Scalfari</strong>, sere fa a “Ballarò”, un direttore di giornale risponde di ogni riga di un suo giornalista e perché a lui, che incarna in sé la figura di controllore e di controllato, può essere sfuggito qualcosa? E perché non ne deve rispondere? Forse perché questo paese è tornato ai tempi di Silone che scriveva «prima c’è Dio, poi ci sono i Torlonia, poi le guardie dei Torlonia, poi i cani dei Torlonia, poi il nulla, poi il nulla, poi i cafoni».</p>
<p>La cosa che, da cittadina, vorrei chiedere è <strong>perché dopo 15 anni una frana è sempre un’emergenza</strong> come se il Paese non fosse stato monitorato in questi anni. Anche l’alluvione del Tevere è stata una cosa che ha lasciato senza parole. È inutile dire che si sono gestiti bene i funerali del Papa (in concorso con il Comune di Roma) se poi le mappature dei rischi idrologici e sismologici non aiutano a nulla.</p>
<p>È vero si è costruito indistintamente ma forse la Protezione doveva e poteva intervenire. Le lacrime di coccodrillo, di <strong>Bertolaso</strong>, <strong>Lombardo</strong>, <strong>Loiero</strong> ed altri non servono ai cittadini che qualche colpa ce l’hanno anche loro. Forse la Protezione civile è andata in tilt perché voleva gestire troppe cose e chi troppo vuole&#8230;<br />
Fortuna che non è diventata una Spa perché nel Paese tutto si sarebbe trasformato in emergenza. Dalla preparazione dell’<em>America’s Cup</em> (primo esempio di gestione di eventi da parte della Protezione civile “stroncato” da arresti che hanno portato alla luce spartizione di appalti, forniture fittizie in questi giorni di pioggia a Trapani si sono intasate le fogne realizzate proprio per il grande evento.</p>
<p>E soprattutto ce ne sono tracce nelle relazioni della Commissione antimafia del periodo, quindi qualcuno qualcosa l’aveva già vista) fino alla preparazione per il 150esimo dell’Unità d’Italia, attraverso L’Aquila, Giampilieri, Viareggio&#8230;</p>
<p>Forse da vero uomo delle istituzioni invece di rinunciare, in segno di rispetto e pudore, ad un premio che l’Abruzzo gli aveva concesso per il suo contributo, e volare in Calabria a decidere quanti soldi stanziare e in quanto tempo ricostruire avvicinando le persone come, forse, solo Gesù (e il grande Silvio) avevano fatto, forse, per pudore dovrebbe lasciare i suoi incarichi e far sì che la magistratura faccia il suo corso.<br />
Ricordando che quella magistratura che oggi tanto si insulta è la stessa<br />
a cui si inneggia quando si prendono i latitanti. <strong>Poche idee ma confuse</strong> come diceva Flaiano.</p>
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		<title>G8, l&#8217;inchiesta sul terremoto. Chi rideva del sisma lavora all’Aquila</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 11:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[(Tratto da il Centro &#8211; di Enrico Nardecchia)
Quelli che ridevano, la notte del terremoto, in Abruzzo ci sono stati e ci hanno lavorato. Dall’inchiesta sul G8 riemergono le intercettazioni che smentiscono le dichiarazioni di Gianni Letta. Piscicelli e altri imprenditori indagati operano nella ricostruzione. La toscana Btp sbarca in città grazie al consorzio Federico II [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/articolo/1861735" target="_blank">il Centro</a> &#8211; di Enrico Nardecchia)</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1042" title="terremoto_aquila-II 021" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/terremoto_aquila-II-021-300x200.jpg" alt="Terremoto Aquila" width="300" height="200" /><em>Quelli che ridevano, la notte del terremoto, in Abruzzo ci sono stati e ci hanno lavorato. Dall’inchiesta sul G8 riemergono le intercettazioni che smentiscono le dichiarazioni di Gianni Letta. Piscicelli e altri imprenditori indagati operano nella ricostruzione. La toscana Btp sbarca in città grazie al consorzio Federico II di Barattelli, Marinelli e Vittorini.</em></p>
<p><strong>L’AQUILA.</strong> Ridevano e lavoravano, coronando il loro sogno. «Qua possiamo piglià quello che ci pare». «Qua c’è da fare per 10 anni». Le intercettazioni svelano che gli imprenditori-sciacalli non solo hanno riso nel letto, la notte del terremoto, ma hanno anche raggiunto l’obiettivo di prendere soldi, pubblici e privati, dalla grande torta degli affari della ricostruzione in Abruzzo. Il comizio di Gianni Letta («Nessuna di quelle persone e imprese ha messo mai piede all’Aquila e non hanno avuto e non avranno un euro») è di 5 giorni fa. Ma pare lontanissimo.</p>
<p><strong>AL LAVORO.</strong> Sciacalli al lavoro nel cratere, nonostante quella che Letta ha definito «la gestione oculata di Bertolaso». Francesco Maria De Vito Piscicelli, l’imprenditore che avrebbe riso la notte del terremoto parlando col cognato Pierfrancesco Gagliardi pensando agli affari che avrebbe potuto realizzare, tre giorni dopo il terremoto rincara la dose quando afferma che già gli sono stati chiesti «sei escavatori e venti camion». L’intercettazione è inserita nell’inchiesta di Firenze sui grandi appalti in cui Piscicelli è indagato.</p>
<p><strong>FEDERICO II.</strong> Porta il nome del leggendario fondatore della città il consorzio attraverso il quale la toscana Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello), i cui vertici sono indagati per i presunti rapporti di favore con il coordinatore del Pdl Denis Verdini, per il quale si ipotizza la corruzione, ha messo radici in città. Il colosso dell’edilizia, tra i primi 10 in Italia, ha sposato i Barattelli (Ettore e Carlo), storici costruttori aquilani, e le imprese di Emidio Vittorini; Marinelli ed Equizi. Nomi, questi, estranei all’inchiesta fiorentina. Vittorini e Marinelli sono noti per il loro impegno nell’Aquila rugby. Battesimo del «Federico II» il 15 maggio. Un mese e 9 giorni dopo la catastrofe nasce un consorzio che «non ha fini di lucro» anche se è composto da società di capitali, e si prefigge «la promozione delle integrazioni e l’aggregazione tra i soggetti consorziati». Al di là dei propositi, il consorzio prende appalti pubblici e incarichi di natura privatistica.</p>
<p>«Com’è facile immaginare», sostiene la Procura, «il terremoto ha momentaneamente spostato gli interessi dei soggetti coinvolti, tutti ben consapevoli che l’evento sismico potrà tradursi in commesse di lavori edili e, dunque, in profitti». Il consorzio avrebbe intascato, finora, circa 12 milioni dalla prima fase della ricostruzione. Ha lavorato alla costruzione di moduli scolastici provvisori; al restauro di alcuni alloggi della caserma Pasquali da destinare agli sfollati; alla messa in sicurezza (700mila euro) e al recupero di opere d’arte (578mila euro) nella sede della direzione generale della Cassa di risparmio della Provincia dell’A quila, in corso Vittorio Emanuele e a palazzo Branconi-Farinosi, di proprietà dell’istituto di credito, e già sede di rappresentanza della Regione. Barattelli è anche componente del Consiglio di amministrazione della Carispaq che ha confermato di aver affidato i lavori.</p>
<p><strong>DI NARDO E I CASALESI.</strong> L’altro binario, inquietante, è quello che indaga sui rapporti tra imprese, funzionari pubblici ed esponenti del clan dei Casalesi. In un’indagine dei Ros il funzionario ministeriale Antonio Di Nardo, nato a Giugliano (Napoli) ma residente a Mentana (Roma) viene descritto come «in rapporti» con esponenti della camorra. Di Nardo, dal Provveditorato Opere pubbliche con competenza su Lazio e Abruzzo, si sarebbe attivato con Piscicelli per «partecipare alle gare d’appalto».</p>
<p><strong>SCUOLA DA 7 MILIONI.</strong> Scuola media Carducci, sede provvisoria al Torrione. Appalto da 7,3 milioni, la cifra più alta tra quelle destinate ai Musp. L’appalto è stato aggiudicato da un’associazione temporanea d’impresa Cmp-Btp-Vittorini Emidio costruzioni. Lotto 12, aggiudicato il 22 luglio. La sera stessa, il direttore tecnico-consigliere del consorzio Federico II, Liborio Fracassi, marsicano di Avezzano, 62 anni, scrive un sms a Riccardo Fusi della Btp. «Vinto il primo appalto. È il primo, gli altri a breve. Ferie all’Aquila».</p>
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		<title>Vinto il primo appalto: ferie all’Aquila</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 11:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da il Centro)
Telefonate tra referenti locali e imprese coinvolte: &#8220;Tanta roba&#8221;.

L’AQUILA. «Primo appalto ok, ferie all’Aquila». Le risate proseguono via sms, quando l’imprenditore abruzzese comunica al suo corrispondente toscano che, sì, la prima bandierina è stata piazzata. E ora ne seguiranno delle altre. Tanto che le ferie toccherà passarle all’Aquila. Questi i contenuti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Tratto da <a href="http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/vinto-il-primo-appalto:-ferie-all%E2%80%99aquila/1861787" target="_blank">il Centro</a>)</p>
<p><strong>Telefonate tra referenti locali e imprese coinvolte: &#8220;Tanta roba&#8221;.<br />
</strong></p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1044" title="g8perlaquila" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/02/g8perlaquila-300x199.jpg" alt="G8 per L'Aquila" width="300" height="199" />L’AQUILA.</strong> «Primo appalto ok, ferie all’Aquila». Le risate proseguono via sms, quando l’imprenditore abruzzese comunica al suo corrispondente toscano che, sì, la prima bandierina è stata piazzata. E ora ne seguiranno delle altre. Tanto che le ferie toccherà passarle all’Aquila. Questi i contenuti di alcune intercettazioni inserite nel procedimento della procura di Firenze nell’inchiesta su appalti e corruzione. Imprenditori e funzionari pubblici parlano costantemente del sisma in Abruzzo e delle sue opportunità.</p>
<p><strong>SEI ESCAVATORI.</strong> L’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli parla con il cognato Pierfrancesco Gagliardi. La telefonata è del 9 aprile. Gagliardi: «&#8230;Senti un po’ ma&#8230; tu vuoi fare&#8230; un bel&#8230; un bell’appalto sul lago di Garda&#8230; da 7 milioni&#8230; o è troppo lontano&#8230; è una rottura di c&#8230;». Piscicelli: «&#8230; No&#8230; lascia perdere&#8230; mò c’é il terremoto da seguire&#8230;». G.: «&#8230;Sì, giusto, bisogna concentrarsi lì&#8230;». P.: «&#8230;Capito? G.: «&#8230;Perché lì partono a duemila all’ora adesso&#8230; P.: «&#8230;Ma già mi hanno chiamato a me&#8230;» G.: «&#8230;ma veramente? P.: «&#8230;Sì, la prossima settimana devo dare sei escavatori&#8230; venti camion&#8230;». G.: «&#8230;Li devi dare&#8230;?». P.: «&#8230;Sì&#8230;». G.: «&#8230;così&#8230;». P.: «&#8230;Sì così funziona nelle emergenze&#8230; tutto in economia&#8230;». G.: «&#8230;Ah!&#8230;glieli dai e poi dopo si fa in economia&#8230; cioè tot ore, tot al giorno&#8230;». P.: «&#8230;Sì&#8230;sì, sì&#8230;». G.: «&#8230;Ah&#8230;». P.: «&#8230;Questo per le emergenze&#8230;». G.: «&#8230;Uhm, uhm&#8230; certo lì adesso ci fanno carne da porco lì&#8230;». P.: «&#8230;Eh là c’è da ricostruire dieci anni&#8230;».</p>
<p><strong>DI NARDO.</strong> Il 16 aprile il funzionario ministeriale Antonio Di Nardo informa l’imprenditore Piscicelli che un incontro con Denis Verdini coordinatore Pdl si può organizzare al Circolo della caccia in piazza Fontanella Borghese, a Roma, per restare al riparo da occhi indiscreti. Di Nardo: «&#8230;Senti io penso martedì facciamo quell’incontro&#8230; quello con Denis&#8230; con questo però andiamo al Circolo o no&#8230; hai detto così?&#8230; non vuole gente che vede&#8230;». Piscicelli: «E allora ce ne andiamo al Circolo&#8230; noi tre».</p>
<p><strong>SMS: FERIE ALL’AQUILA</strong>. Questa l’intercettazione dell’sms che Liborio Fracassi, di Avezzano, direttore tecnico del consorzio «Federico II», il 22 luglio 2009 spedisce all’ indagato Riccardo Fusi presidente della toscana Btp: «Abbiamo vinto il primo appalto: una scuola per 7,3 milioni da consegnare chiavi in mano il 10 settembre. È il primo, gli altri a breve. Ferie all’Aquila».</p>
<p><strong>«LÌ TI CONOSCONO».</strong> Fra i politici in contatto con Fusi c’è anche Riccardo Nencini, presidente del consiglio regionale della Toscana, che subito dopo una visita all’Aquila, il 16 luglio, nella quale consegna 500mila euro della sua Regione a Gianni Chiodi, chiama al telefono l’imprenditore. Nencini: «Ascolta bello sto venendo via ora dall’Aquila&#8230; ho parlato di te&#8230; ma lì sei conosciuto&#8230;». Fusi: «Sono conosciuto però murano quegli altri, capito&#8230; sì. sì&#8230; ma se tu ci metti le mani te è meglio». Nencini fa capire che s’impegnerà per promuovere un incontro.</p>
<p><strong>«TANTA ROBA».</strong> Ecco il contenuto di un colloquio tra Liborio Fracassi (Consorzio Federico II) e l’imprenditore toscano Riccardo Fusi considerato, insieme a Piscicelli e a Vincenzo Di Nardo, tra i «favoriti» del coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini. I due parlano dei lavori all’Aquila e in particolare negli immobili Carispaq. Fusi: «Scusi, si è visto con quella persona di Vasto?». Fracassi: «Sì, sono andato, l’ho incontrato, l’ho sentito, ma era impegnato con le elezioni e l’ho richiamato». Fusi: «Va bene, ma lì come va?». Fracassi: «Bene benissimo dico no bene, benissimo». Fusi: «Ah». Fracassi: «Già gliel’ho detto. L’ingegnere Marchetti ci ha firmato il nulla osta». Fusi: «Eh». Fracassi: «Stiamo già preparando tutti i preventivi adesso con la banca. Per cui abbiamo predisposto un po’ tutto&#8230; venerdì prossimo il consiglio d’amministrazione ci dà il via a fare sia l’opera dentro a palazzo Branconio che è quella della messa in salvaguardia di tutti i monumenti dentro a quel palazzo tutti affreschi, tutti decori&#8230; poi tutti i ponteggi sia del palazzo della banca sia del palazzo Branconio». Fusi: «La perdo, va via la voce». Fracassi: «Comunque c’è tanta roba. Stiamo facendo tanta roba». Fusi: «Bravo».</p>
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