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	<title>Malitalia</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>‘Ndrangheta, sciolto il consiglio di Ventimiglia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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		<category><![CDATA[Ministro cancellieri]]></category>
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Altro duro colpo alla ‘ndrangheta. Altro provvedimento a firma del ministro Anna Maria Cancellieri che, questa volta, a proposito dell’infiltrazione della mafia al Nord, ha voluto lo scioglimento del comune di Ventimiglia. Una scelta quasi annunciata dato che, fra le motivazioni dello scioglimento, vi sono i documenti raccolti nell’inchiesta Maglio del 2011 e nella relazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/02/%e2%80%98ndrangheta-sciolto-il-consiglio-di-ventimiglia/ventimiglia/" rel="attachment wp-att-9286"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/ventimiglia.jpg" alt="" width="276" height="183" class="alignleft size-full wp-image-9286" /></a></p>
<p><strong>Altro duro colpo alla ‘ndrangheta.</strong> Altro provvedimento a firma del ministro Anna Maria Cancellieri che, questa volta, a proposito dell’infiltrazione della mafia al Nord, ha voluto lo scioglimento del comune di Ventimiglia. Una scelta quasi annunciata dato che, fra le motivazioni dello scioglimento, vi sono i documenti raccolti nell’inchiesta Maglio del 2011 e nella relazione del prefetto.<br />
<strong>Oggi un comunicato del Ministero dell’Interno chiariva che la città aveva subito condizionamenti da parte della ‘ndrangheta.</strong> Motivo per cui è stata interrotta anticipatamente l’esperienza politica della maggioranza di centrodestra (Pdl), eletta nel 2007. Va detto pure che l’amministrazione di Ventimiglia guidata da Gaetano Scullino, è la seconda ad essere sciolta nella provincia di Imperia. Prima era toccato al comune di Bordighera.<br />
Sotto la lente d’ingrandimento sia alcuni concorsi pubblici che le attività della ‘ndrangheta in tutta la Liguria, come emerso dall’operazione Maglio, sia nel tessuto imprenditoriale che politico.<br />
<strong>La relazione prefettizia del 2011 già segnalava il “tentativo di condizionamento degli enti locali soprattutto nel settore degli appalti pubblici, forniture e servizi, nonché nel settore commerciale e urbanistico. Pregiudicati calabresi erano intenti a osservare il lavoro della Commissione d’accesso di Ventimiglia, con atteggiamenti e finalità tipici degli ambienti malavitosi della regione d’origine”.</strong> Nella relazione veniva inoltre specificato che le famiglie mafiose che stavano a Ventimiglia avevano rapporti con la cosca dei Piromalli di Gioia Tauro, dalla quale ricevano gli ordini.<br />
Pare inoltre che i mafiosi avessero messo le mani nell’affare per la costruzione del nuovo porto. Questo ma anche particolari appoggi politici ad uomini che sono stati eletti in città e non solo.<br />
<strong>Insomma, non sappiamo se è un caso</strong>, ma in due mesi il ministro dell’Interno ha sciolto il comune calabrese di Nardodipace (prima quest’operazione sembrava molto complicata); ha mandato una commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria per valutare il pericolo d’infiltrazione mafiosa e si sta muovendo anche nei rapporti che la ‘ndrangheta ha saputo costruire al Nord, facendosi dei referenti politici che l’aiutassero a portare avanti gli affari e incrementare il proprio potere economico. <strong>Forse non è un caso….</strong></p>
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		<title>Mafia:  indagine su D’Alì, salta fuori un nuovo troncone di inchiesta su Cosa nostra</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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Ancora un nuovo rinvio per l’udienza preliminare davanti al gup Giovanni Francolini (Tribunale di Palermo) dove è indagato di concorso esterno in associazione mafiosa il senatore del Pdl Antonio D’Alì, oggi presidente della commissione Ambiente del Senato, e tra il 2001  e il 2006 sottosegretario all’Interno (con i ministri Scajola e Pisanu). La nuova data [...]]]></description>
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<p><strong>Ancora un nuovo rinvio per l’udienza preliminare davanti al gup Giovanni Francolini (Tribunale di Palermo) dove è indagato di concorso esterno in associazione mafiosa il senatore del Pdl Antonio D’Alì,</strong> oggi presidente della commissione Ambiente del Senato, e tra il 2001  e il 2006 sottosegretario all’Interno (con i ministri Scajola e Pisanu). La nuova data fissata è quella del 28 febbraio.</p>
<p><strong> Si tratta di un secondo rinvio</strong> dovuto a produzione documentale. La stessa cosa era accaduta a dicembre in occasione della prima udienza, ed era stato il pubblico ministero Andrea Tarondo a presentare nuove carte che rappresenterebbero prove di colpevolezza per il parlamentare che siede in Senato sin dal 1994. Nell’udienza odierna la pubblica accusa è tornata a fare una ulteriore produzione di documenti, e cioè un rapporto che si inserisce nell’alveo della cosidetta inchiesta mafia e appalti che in passato ha portato alla condanna di alcuni imprenditori che sono stati riconosciuti fare parte della “cupola mafiosa” di Trapani e alla condanna del “reggente” del mandamento di Trapani, l’imprenditore pacecoto Francesco Pace, che ha avuto inflitta una pena di quasi 20 anni di carcere. <strong>Il secondo filone dell’inchiesta mafia e appalti</strong> ha riguardato la gestione irregolare di beni confiscati alla mafia e per questa ragione è stato condannato un funzionario del Demanio, Francesco Nasca, una corruzione per la costruzione di palazzine in cooperativa a Trapani, condannati ancora Pace e un professionista, nonché è scattata la prescrizione per lo stesso fatto per l’ex vice presidente della Regione Bartolo Pellegrino, assolto invece dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa. Il terzo filone di mafia e appalti è condensato nel rapporto che oggi è entrato all’interno dell’udienza preliminare per il senatore D’Alì. Praticamente l’accusa è quella che a capo del vertice che avrebbe sovrainteso all’aggiudicazione pilotata di appalti ci sarebbe stato proprio il parlamentare.<strong> Dentro questa inchiesta “pesa” l’avviso di garanzia notificato ad uno dei più grossi imprenditori edili di Trapani, Francesco Morici:</strong> così come le sue imprese, Morici Costruzioni una, Coling l’altra, risultano assegnatarie dei più grossi appalti degli ultimi anni aggiudicati a Trapani, dalla costruzione della Funivia Trapani-Erice, ai lavori per il risanamento di una parte del centro storico e delle mura di tramontana della città, nonché per le nuove banchine portuali che dovevano essere funzionali alle gare di Coppa America del 2005 ma ancora oggi rappresentano una grossa incompiuta, si trattava di un appalto da 40 milioni di euro; allo stesso tempo il nome di Morici è stato ricorrente nei processi per mafia e appalti, un dipendente della Provincia regionale ha raccontato, per esempio, di come Morici pagava mazzette per aggiudicarsi lavori banditi dall’amministrazione provinciale.</p>
<p><strong> La difesa ha anche prodotto documenti giudiziari</strong>: gli atti delle operazioni cosidette Golem, quelle che hanno riguardato i favoreggiatori del super latitante Matteo Messina Denaro e questo per dimostrare che il nome di D’Alì non compare in nessuna delle tantissime pagine dei relativi rapporti. Così come a dire della difesa non può adombrarsi alcun coinvolgimento del senatore D’Alì all’interno del recentissimo sequestro di beni operato ad un condannato per favoreggiamento alla mafia, l’imprenditore Michele Mazzara: in questo caso hanno prodotto il relativo comunicato stampa diffuso dalla questura (che non contiene riferimenti al senatore D’Alì) e la relativa informativa che ha portato il Tribunale al sequestro dei beni, dove il nome di D’Alì compare solo per un presunto interessamento di Mazzara a realizzare un documentario televisivo, ma il documentario non si è mai fatto e comunque non c’è un elemento che porta a dire che i due si siano incontrati, D’Alì anzi sostiene di non conoscere Michele Mazzara che però è certo che tentò di avvicinare il senatore attraverso il suo segretario particolare, il consigliere comunale Totò La Pica.</p>
<p>Oggi come nella precedente udienza il senatore D’Alì era presente in aula ma non ha reso dichiarazioni. I suoi difensori sono gli avvocati Stefano Pellegrino e Gino Bosco.</p>
<p><strong>Il 28 febbraio l’udienza riprenderà</strong>, la difesa del senatore D’Alì ha fatto informalmente riferimento ad una possibile richiesta di rito abbreviato, ma questo passaggio non è stato formalizzato e non è scontato, anche perché il gup per decidere avrebbe anche bisogno del parere del pubblico ministero. Parere che può essere reso solo con l’ufficializzazione della richiesta di rito alternativo.</p>
<p><strong>Nel procedimento si sono costituiti parte civile le associazioni antiracket di Alcamo, Marsala e Mazara e il centro studi di Palermo Pio La Torre, a rappresentarli è l&#8217;avvocato Giuseppe Gandolfo.</strong></p>
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		<title>I politici a lezione dai tecnici</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/02/i-politici-a-lezione-dai-tecnici/governomontiimages/" rel="attachment wp-att-9278"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/governomontiimages.jpg" alt="" width="290" height="174" class="alignnone size-full wp-image-9278" /></a></p>
<p><strong>C’è da ammettere che, da un punto di vista di meri fruitori dell’attualità politica, le questioni che popolano titoli ed occhielli di quotidiani e telegiornali in queste settimane sono ben più noiose di quelle che la facevano da protagonista solo un anno fa. Le leggi sulle intercettazioni, le proteste contro le restrizioni alla libertà di stampa, e poi i processi…</strong> Che fine ha fatto tutto ciò? Tutto impietosamente sommerso dall’agenda traboccante dell’attuale Governo, che in nemmeno tre mesi ha messo sul piatto della vita politica nazionale manovre economiche da quaranta miliardi, riforma del lavoro, riforma della giustizia e delle carceri, riforma della legge elettorale, e poi le tre questioni che stanno monopolizzando l’attenzione pubblica: le scuri sui costi della politica, le innominabili liberalizzazioni, e la caccia &#8211; che si spera senza quartiere &#8211; agli evasori fiscali, siano essi super ricchi, imprese e quant’altro. Problemi che sembrano essere nati insieme all’esecutivo Monti, e che invece sono radicati da anni ed anni nel nostro tessuto economico e sociale. Un esecutivo che apre in maniera repentina numerosissime questioni, alcune decisamente scomode, e lo fa sicuramente con la sicurezza, verrebbe quasi da dire con la disinvoltura &#8211; concetto del resto ribadito dagli stessi membri del Governo &#8211; di chi deve rispondere solo alla propria coscienza o, più prosaicamente parlando, che non deve rendere conto ad un elettorato ed ai suoi interessi &#8211; e si spera non ne metta in mezzo altri. Un governo su cui si sono spese le definizioni più disparate: “tecnico” è il termine più comune, ma forse la definizione più interessante l’ha data proprio il Presidente del Consiglio, quando definì il suo un “governo di impegno nazionale”. Ma non sia mai definirlo “politico”: ed è l’opinione più condivisa proprio tra i politici. Non politico perché non nasce da una chiamata alle urne per elezioni &#8211; per l’appunto &#8211; politiche, non politico perché sorretto da una maggioranza che sarà si una delle più estese dalla nascita della Repubblica, ma che non è espressione di una comune volontà politica: qualcuno la chiama “responsabilità”, qualcun altro “passo indietro”, altri ancora “fuga dalle proprie responsabilità”.<br />
<strong>Eppure l’avventura politica del tecnico Monti porta con sé almeno tre paradossi.</strong> Primo, la tenuta di fiducia nell’opinione pubblica di un esecutivo che non è espressione di pubblica volontà politica. Come emerge da un sondaggio realizzato da IPR Marketing per Repubblica, la fiducia degli italiani nella figura di Mario Monti al 28 gennaio scorso &#8211; dopo lo tsunami di proteste da parte di tassisti e forconi &#8211; si attesta al 57%. Poco meno di quanto registrato prima della manovra economica (-3%), ma ben più rispetto al giorno di affidamento dell’incarico da parte di Napolitano (+7%). Tra i ministri, quello che raccoglie più consensi è il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, seguita da Riccardi e, pari in terza posizione, Giarda, Passera &#8211; malgrado si sia detto, e si dica tutt’ora molto sulla sua presenza nell’esecutivo &#8211; e Fornero, in discesa dell’ 8% rispetto allo scorso mese, che probabilmente sta scontando l’impopolarità del nebuloso dibattito sull’articolo 18, che fin’ora ha prodotto solo dubbi e zero certezze.<br />
Secondo paradosso che viene fuori dai numeri di Ipr Marketing: non tutti i partiti sostengono o si oppongono al governo Monti seguendo gli umori del proprio elettorato. E’ esempio eclatante di questa tendenza il PdL: dei suoi elettori, solo il 30% ha fiducia nell’esecutivo “tecnico”. Tanto per fare un raffronto, nel bacino elettorale leghista &#8211; il più accanito oppositore in Parlamento e fuori &#8211; la percentuale scende ad appena il 28%. Ciò malgrado, oggi Berlusconi torna a ribadire che staccare la spina a Monti sarebbe da irresponsabili, con buona pace degli ultimatum in arrivo dal Carroccio. E’ evidente che ben altri interessi muovano queste scelte. Altro caso curioso quello dell’Italia dei Valori, che resta all’opposizione malgrado il 60% dei suoi elettori si dichiari fiducioso nell’operato del governo Monti. Come mai la “discesa in campo” di una squadra di professori che non avrebbero niente a che fare con la politica riesce a portare tanto scompiglio tra gli elettorati, tanto da recidere il filo che lega la base con la testa di quelli che sono tra i partiti che più si affidano al carisma dei propri leader per far presa sull’elettorato?<br />
<strong>Il terzo aspetto paradossale di questo quadro, allora, discende dagli altri due, dalla fiducia degli elettori in questo governo e dalla remissione dei partiti della cosa pubblica nelle sue mani:</strong> sembra quasi che la politica stessa debba imparare qualcosa da questi non politici. Il che è molto di più che tirare fuori l’Italia da un periodo di crisi, è molto di più che far scendere lo spread e riportare il bilancio al pareggio. Nel suo recente discorso all’Università di Bologna il presidente Napolitano ha auspicato che la crisi possa rendere tutti un po’ più sobri. Ed è certamente difficile che un popolo riesca a rinunciare a parte dei privilegi su cui si è più o meno meritatamente arroccato se la propria classe politica si guarda bene dal farlo. Forse è proprio per questo che Mario Monti, che molti vedono come l’uomo calato dall’alto quasi “a tradimento”, riesce malgrado tutto ad esprimere consensi. Perché prima ancora dei fatti, che se ci saranno produrranno nell’immediato conseguenze dolorose e, si spera, benefici nel lungo termine, porta avanti un’immagine sicuramente diversa rispetto a quanto abituati a vedere nel passato. Gli italiani sembrano non voler attribuire più di tanta importanza al rischio che l’attuale governo possa avere un occhio di riguardo per alcuni “poteri forti”, banche e Chiesa prima di tutti. Sarà “tecnico”, ma mette sul tavolo da gioco della politica le questioni che proprio la politica ha ignorato per anni, sempre e comunque. Ed ora, come del resto deve essergli familiare, il professore sale in cattedra. Dopo un trimestre di “governo tecnico”, viene da chiedersi se forse non dovremmo ridefinire tutti questi termini. Ci si chiede se in fin dei conti “politica”, “tecnica” e “impegno” possano essere davvero parole a se stanti, o se invece non starebbero meglio indissolubilmente legate.</p>
<p><strong>E’ incredibile costatare come un governo non politico, che non deve rendere conto a nessun e elettorato, riesca ad avere il 57% dei consensi.</strong></p>
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		<title>Come curare la sanità</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 17:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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La spesa sanitaria  rimane la voce più importante nella spesa corrente delle Regioni (75% di media), e risulta in continua crescita. Nel 2010 è stata di 113,5 miliardi (7,3% del Pil) e nel 2011 di circa 115 miliardi (7,2% del Pil sulla base delle attuali previsioni di crescita). E’ la farmaceutica ospedaliera a presentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/02/come-curare-la-sanita/sanita1/" rel="attachment wp-att-9274"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/sanità1.jpg" alt="" width="225" height="225" class="alignleft size-full wp-image-9274" /></a></p>
<p><strong>La spesa sanitaria  rimane la voce più importante nella spesa corrente delle Regioni (75% di media), e risulta in continua crescita.</strong> Nel 2010 è stata di 113,5 miliardi (7,3% del Pil) e nel 2011 di circa 115 miliardi (7,2% del Pil sulla base delle attuali previsioni di crescita). <strong>E’ la farmaceutica ospedalier</strong>a a presentare andamenti che continuano a travalicare in tutte le regioni gli obiettivi attribuiti. Rispetto al valore obiettivo di 2,5 miliardi, la spesa ha raggiunto i 5,4 miliardi (al netto del pay-back), il 5,1 per cento del FSN contro il tetto previsto del 2,4 per cento. Superiori al 6 per cento i valori registrati in Piemonte, Friuli, Toscana e Sardegna (dati estrapolati dalla relazione della Corte dei Conti del 2011).<br />
<strong>La sanità italiana è stata sempre al centro dei grandi affari di corruzione, contiguità e malaffare.</strong> Dall’affaire Poggiolini (dove i soldi sbucarono anche  dai puff del salotto di lady sanità), a Provenzano  anzi Zi Binnu è stato il primo a capire quale business fossero le cliniche convenzionate e le forniture e gli appalti ospedalieri. Sino ad arrivare all’omicidio Fortugno, costruito sulla gestione sanitaria della ASL di Locri. O ancora lo scandalo della casa di Cura Santa Rita di Milano o il crack del San Raffaele per non parlare dell’arresto del Governatore della Regione Abruzzo, Ottaviano del Turco. Ma anche tutti i problemi della giunta Marrazzo,nel Lazio, partono dal rapporto con uno dei più grandi imprenditori del settore.  La sanità è come un grande lago raggiunto da affluenti come i costi,gli sprechi, e forniture e gli appalti.<br />
La sanità “governa” le regioni, i rapporti interpersonali. Governa anche i media, là dove chi è padrone di giornali ha fatto investimenti nelle cliniche e per esempio  i media sono merce di scambio con il politico di turno che gestiste la sanità pubblica. Governa la vita sociale ed economica di molti italiani.<br />
E anche se è un settore determinante, anche se pesa sul bilancio dello Stato quanto le pensioni, sembra che nessuno voglia metterci mano. </p>
<p>Abbiamo chiesto al Professor<strong> Cesare San Mauro</strong>, professore associato di diritto dell&#8217;economia all&#8217;università del Salento, di chiarirci alcuni punti.</p>
<p><strong>-Professore i costi della sanità sono pari a quelle delle pensioni eppure è difficile per qualsiasi governo riuscire toccarli. Lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p>Il tema centrale è quello dell’efficienza degli ospedali pubblici. Un obiettivo che potrà essere raggiunto solo nella misura in cui si prenderà finalmente atto che, attualmente, gli ospedali sono troppi, specie quelli nei piccoli centri, molti dei quali tenuti in vita con motivazioni meramente campanilistiche. La soluzione è puntare sulla specializzazione delle strutture ospedaliere: serve un numero ridotto di grandi ospedali, che non vuol dire sopprimere l’offerta sanitaria nei piccoli centri, dove, piuttosto, si dovrà investire in strutture di pronto intervento. Insomma, si dovrà, giocoforza, andare verso un modello di medicina specializzata, nel quale i grandi ospedali e i grandi policlinici che fanno tutto non hanno più senso, a maggior ragione nell’ottica dell’efficienza e della sostenibilità della spesa pubblica sanitaria.</p>
<p><strong>-In questi giorni,professore, su face book, nascono gruppi di protesta contro i costi delle strutture convenzionate</strong></p>
<p>Partiamo dalla spesa pubblica nazionale: a gravare di più, con tutte le conseguenze negative del caso per i conti pubblici, sono soprattutto alcune voci sulle quali è necessario intervenire in modo incisivo. Innanzitutto l’elefantiasi della pubblica amministrazione, rispetto alla quale molto è stato fatto ma ancora molto si dovrà fare. A cominciare dalla riduzione degli organi collegiali. Sono favorevole, ad esempio, alla cancellazione dei consigli e delle giunte provinciali che svolgono oggi funzioni che potrebbero essere, senza problemi, coperte da tecnici decentrati sul territorio dalle Regioni. In secondo luogo la spesa sanitaria che, in alcune Regioni, ha raggiunto picchi del tutto intollerabili e insostenibili. Al riguardo occorre intervenire sui profitti delle strutture private accreditate in regime di convenzione. Un fenomeno non più limitato solo agli ospedali, ma ormai dilagante anche in altri settori di intervento, come ad esempio i centri di fisioterapia e i laboratori di analisi cliniche. Niente da ridire, invece, sull’ospedalità privata che offre servizi a costo zero per il Servizio sanitario nazionale.</p>
<p><strong>-Come si spezza il rapporto tra sanità e corruzione e cosa si può fare?</strong></p>
<p>Non possiamo non prendere atto che, nell’ultimo quarto di secolo, molti scandali, anche di grandi dimensioni, sono ruotati intorno al mondo della sanità pubblica. Ed è proprio per questo che ridurre e razionalizzare la spesa sanitaria non potrà che ridurre il rischio che tali fenomeni continuino a ripetersi<br />
.<br />
Ridurre e razionalizzare la spesa sanitaria. Utopia o possibile realtà? Il decreto delle semplificazioni ha creato un albo nazionale per gli appalti. Sarà questo un deterrente degli sprechi nel settore e magari migliorerà anche il servizio all’utente finale?<br />
(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Storia di una città che non deve vedere</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
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La storia da un punto di vista giornalistico non merita che le classiche trenta righe in cronaca. Non è la prima volta che accade. E non sarà l’ultima. C’è una anziana che con la testa non ci sta più tanto bene, è accudita da una badante, c’è un patrimonio non indifferente e un marito che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-9270" href="http://www.malitalia.it/2012/02/storia-di-una-citta-che-non-deve-vedere/dsc_7990-rt-bn-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-9270" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/DSC_7990-rt-bn-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><strong>La storia da un punto di vista giornalistico non merita che le classiche trenta righe in cronaca. Non è la prima volta che accade. E non sarà l’ultima</strong>. C’è una anziana che con la testa non ci sta più tanto bene, è accudita da una badante, c’è un patrimonio non indifferente e un marito che avanti con gli anni pensa al riscatto e finisce con l’invaghirsi, o viene indotto a invaghirsi, di quella badante. Disponibilità però da ricambiare, la donna fa in modo che le proprietà dell’anziana non restino sue e che possano passare dalla sua parte così da farla finita con la vita di stenti condotta. Per fare tutto questo però c’è bisogno delle carte, dei documenti legali, degli atti redatti davanti ad un notaio  che certifichi come l’anziana proprietaria di una serie di beni li ceda a terzi avendone piena consapevolezza. L’anziana è incapace, ma alla fine succede che il notaio non la ritiene tale e così vengono registrati i relativi rogiti. Poi succede che qualcuno denuncia tutto, la  Polizia, in questo caso interviene, e la magistratura ferma tutti e tutto, qualcuno finisce arrestato, qualcun altro viene sospeso, come rispettivamente è successo alla badante e al notaio.</p>
<p><strong>Storie di tutti i giorni</strong>…si può dire come diceva una canzone di tanti anni addietro del cantautore Riccardo Fogli (credo fosse lui)…ma per Trapani che è il luogo dove è successo questo spesso accade che il pubblico ufficiale, l’amministratore, il politico, il cittadino decida in nome di un “quieto vivere” di chiudere gli occhi e far finta di nulla, talvolta questo accade anche in cambio di una “mazzetta” ma spesso perché il sistema applicato prevede il cosidetto “vivi e lascia vivere” senza nemmeno chiedere in cambio un favore.</p>
<p>La storia di questi giorni è questa, ve la si racconta così come l’ha accertata la squadra mobile di Trapani diretta dal vice questore Giovanni Leuci.  Tutto è partito dalla denuncia di alcune persone che avevano visto in un sol colpo dilapidato il patrimonio di una loro anziana congiunta notoriamente oramai incapace di qualsiasi volontà.<strong> I poliziotti rassegnarono le risultanze delle relativi indagini alla Procura, pm Trinchillo e Macchiusi, e per Maria Bevilacqua, 36 anni, pregiudicata trapanese, di professione “badante” scattò l’arresto per circonvenzione di incapace.</strong> La donna arrestata tra aprile e settembre del 2011 era riuscita ad ottenere dall’anziana la cessione di alcuni beni: praticamente all’anziana venivano fatte sottoscrivere procure a vendere in favore del marito (un avvocato in pensione) e attraverso altre persone i titoli di proprietà arrivavano nelle mani della Bevilacqua che rivendeva guadagnandoci. Annotano i poliziotti della Mobile nel loro rapporto: “….i beni venivano alienati a terzi  a prezzi nettamente inferiori al valore di mercato e, in una circostanza, acquistati dalla stessa Bevilacqua, che dopo poco tempo alienava quanto acquistato ad un prezzo  maggiorato, lucrando la differenza”. Le cose ad un certo punto si erano fatte così “pacifiche” nella loro conduzione che sebbene l’anziana non avesse nulla da spendere, puntualmente il suo conto corrente della vittima veniva  “svuotato” e la Bevilacqua provvedeva a comprarsi beni per la propria casa, automobili, cominciando così a cambiare stili e modi di vita (6 immobili, 1 appartamento, 4 locali adibiti ad attività commerciali ed artigianali e 1 garage; 2 conti correnti Bancari e postali; una Porshe; una Citroen Xsara; oggetti aurei del valore di circa 10.000 Euro).</p>
<p>Ovviamente era impossibile che tutto questo venisse fatto in assenza di autorevoli complicità e queste alla fine sono saltate fuori. Il notaio per avere fatto scrivere a quell’anziana procure che mai avrebbe potuto sottoscrivere per la propria incapacità che il pubblico ufficiale si è guardato bene dal considerare, è stato adesso sospeso per due mesi. Non è un personaggio qualsiasi della città, è uno dei più famosi, Gino Attilio Di Vita, 60 anni, indagato per falso ideologico. <strong>Cosa avrebbe fatto il notaio</strong>?. “A  luglio – si legge nell’ordinanza della magistratura &#8211; il notaio si era recato presso l’abitazione di una persona anziana, assolutamente incapace di intendere e di volere per un grave decadimento cognitivo per processo degenerativo del sistema nervoso centrale, attestando falsamente che la stessa dichiarava di nominare suo procuratore speciale il proprio marito su due procure speciali per atto pubblico e relative ad atti di alienazioni immobiliari  successivamente stipulati”. Il notaio Di Vita ha fatto così sottoscrivere “due procure speciali per atto pubblico a vendere” da lui stesso  redatte. La violazione commessa? “Avrebbe avuto l’obbligo di indagare la volontà delle parti e di verificare se le stesse fossero nel pieno delle loro facoltà mentali”. Gli accertamenti medici disposti dalla magistratura hanno dato come risultato la circostanza che “all’epoca dei fatti l’anziana signora non era in grado di capire alcunché, né, tantomeno, di poter esprimere dei pareri o prendere decisioni riguardo la gestione del proprio patrimonio immobiliare”.</p>
<p>Insomma il notaio ha chiuso gli occhi invece di aprirli, riteneva di fare un favore al marito della donna, ma favori in questo mestiere non se ne possono fare.</p>
<p><strong>Chiudere gli occhi fa parte della tradizione trapanese</strong>, magari si vede la pagliuzza negli occhi degli altri e non si vede la trave che c’è nei propri; può capitare che si passi davanti a palazzine in costruzione e ci si complimenta con l’amico di sempre per le proprietà realizzate e che però sulla carta appartengono ad un altro imprenditore, e non si perde tempo a chiedersi come mai l’amico, <strong>tale Michele Mazzara</strong>, di professione agricoltore, 15 mila euro di guadagno l’anno, ma proprietario di beni per 25 milioni di euro, abbia bisogno di un prestanome, ma forse la risposta il tizio (nel caso specifico l’ex onorevole Giuseppe Maurici) la si conosce e così si evita di porre la domanda; <strong>a Trapani accade</strong> che un famoso parlamentare regionale, tale Bartolo Pellegrino (assolto da concorso esterno in associazione mafiosa, prescritto per il reato di corruzione) prende un giorno posizione contro le case in cooperativa costruite in terreni privi di destinazione d’uso edificabile e però facendo su e giù da Palermo e percorrendo sempre la stessa strada non si accorge che nel frattempo proprio a ridosso della strada percorsa, dove una volta c’erano bagli e campagne, proprio laddove secondo lui mai si doveva costruire, si stanno costruendo quattro bei palazzoni, che, guarda caso, è la potente mafia trapanese a fare costruire ;<strong> a Trapani accade che un ex deputato regionale, tale Giuseppe Giammarinaro, “puparo” di Salemi</strong>, la città del sindaco Vittorio Sgarbi, oramai così definita e sottratta per sempre alla sua storia di prima capitale d’Italia, poteva tranquillamente permettersi di spostare un primario da un ospedale all’altro, un medico da un reparto all’altro, solo perché per un paio di anni, tanto tempo addietro, fece il presidente di una Usl, nessun titolo e nessuna competenza eppure stazionava puntualmente davanti l’entrata principale della Asl trapanese dove riceveva tutti, e nessuno, politici, burocrati, si scandalizzava di questo, tranne poi cascare dalle nuvole quando all’on. Giammarinaro sono stati sequestrati beni per milioni e milioni di euro. <strong>Trapani è questa: Trapani è la città che caduto un capo mafia aspetta che se ne faccia uno nuovo, dove il “reggente” nominato da Matteo Messina Denaro</strong> si presenta alla città cenando a base di aragoste e champagne nel locale più in e nella serata più affollata così perché chi deve intendere sappia intendere, in questo caso gli occhi degli altri servono a guardare e capire, e a Trapani si guarda e si capiscono certe cose. Scriveva Primo Levi, se “capire è impossibile, conoscere è meglio”, a Trapani dal più semplice dei casi, il notaio che fa firmare le procure all’incapace, al più complicato, gli affari e le imprese della mafia, spesso è facile capire e per questo si preferisce alla fine non conoscere e che cerca di fare conoscere come stanno le cose passa per untore o peggio ancora per “portavoce”.</p>
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		<title>Alzare la guardia in Molise</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Paolo De Chiara) 
Il Molise non è più un&#8217;isola Felice. Da troppi anni si continuano a sentire queste parole utilizzate, soprattutto, dalla classe politica (formata da imputati, indagati e condannati) per mettere sotto al tappeto i tanti problemi della seconda Regione più piccola d&#8217;Italia. E problemi si riscontrano anche per quanto riguarda la presenza [...]]]></description>
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<p>(di Paolo De Chiara) </p>
<p><strong>Il Molise non è più un&#8217;isola Felice.</strong> Da troppi anni si continuano a sentire queste parole utilizzate, soprattutto, dalla classe politica (formata da imputati, indagati e condannati) per mettere sotto al tappeto i tanti problemi della seconda Regione più piccola d&#8217;Italia. E problemi si riscontrano anche per quanto riguarda la presenza delle organizzazioni criminali. E&#8217; proprio in un passaggio della relazione della Direzione Nazionale Antimafia del dicembre 2010 si legge: &#8220;si registrano da tempo tentativi di infiltrazione da parte di appartenenti a qualificati sodalizi attivi nelle Regioni limitrofe ed interessi al settore dell&#8217;illecito smaltimento dei rifiuti, al reimpiego dei proventi in immobili ed attività commerciali nelle località della costa, nonchè al controllo degli appalti pubblici&#8221;. <strong>E su questi temi sono intervenuti il Procuratore della DDA di Campobasso Armando D&#8217;Alterio e il Sostituto Procuratore Rossana Venditti.</strong> Per D&#8217;Alterio in Molise ci sono persone che hanno collegamenti con la &#8216;ndrangheta e con i casalesi. &#8220;Questo sta a significare due cose: uno, l&#8217;attenzione che dobbiamo avere per le infiltrazioni criminali nell&#8217;ambito del territorio e dell&#8217;Impresa; e l&#8217;altro, il fatto che conferma ancora una volta la necessità di alzare la guardia, perchè il Molise è terra che è già oggetto degli intenti predatori delle altre criminalità&#8221;. Il pm Venditti contesta in ogni apparizione pubblica l&#8217;affermazione &#8220;Isola Felice&#8221;. In Italia non ci sono. Le realtà locali sono invase dagli interessi criminali. &#8220;Questa affermazione non voglio più sentirla. Mi sembra un&#8217;espressione che ci ha già danneggiati abbastanza&#8221;.     </p>
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		<title>Filmano i camorristi che gli chiedono il pizzo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[estorsione]]></category>
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(di Vincenzo Iurillo)
Nell’ordinanza a sua firma il Gip di Napoli Antonella Terzi lo definisce “un eroe”. Per mesi Filippo Nocerino, imprenditore edile di Ercolano, ha filmato attraverso una telecamerina nascosta nell’orologio i camorristi che pretendevano una tangente sulle sue attività. E ha denunciato i soprusi subiti, per la seconda volta in pochi anni. Già qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/5TfirRM9bpY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>(di Vincenzo Iurillo)<br />
Nell’ordinanza a sua firma il Gip di Napoli <strong>Antonella Terzi lo definisce “un eroe”.</strong> Per mesi Filippo Nocerino, imprenditore edile di Ercolano, ha filmato attraverso una telecamerina nascosta nell’orologio i camorristi che pretendevano una tangente sulle sue attività. E ha denunciato i soprusi subiti, per la seconda volta in pochi anni. Già qualche anno fa, Nocerino fece arrestare e condannare un boss. Grazie al coraggio di questo costruttore, qualche settimana fa si è compiuta l’operazione ‘Vento’, condotta dal pm della Dda Vincenzo D’Onofrio e dai carabinieri della Compagnia di Torre del Greco e della Tenenza di Cercola. Ben 28 arresti e un sequestro di beni per un valore di circa 5 milioni di euro, che hanno colpito cinque clan camorristici del napoletano. <strong>Allegati agli atti dell’inchiesta, anche il file video di cui il nostro sito vi mostra in esclusiva un brano. Le immagini sono confuse, ma l’audio è chiaro.</strong> E’ il 20 ottobre 2011. Nella zona di piazza Carlo III a Napoli, l’imprenditore si è aggiudicato la ristrutturazione della facciata di un’ala dell’ex Albergo dei Poveri. E’ un appalto pubblico di circa 450mila euro. Il clan pretende una tangente di 22mila euro. Gli intermediari della camorra, come si ascolta nitidamente, sul punto sono implacabili. Dicono di ‘avere il capitolato’, dunque sanno l’importo dell’appalto e non ammettono sconti, vogliono la cifra che hanno ‘chiuso’, un pizzo da 22mila euro. L’imprenditore si oppone, dice “non è possibile, comme se fa?”. E i camorristi: <strong>“Non ce ne fotte niente”  </strong></p>
<p>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it)</p>
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		<title>Forche, forconi e la sinistra che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[forche]]></category>
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Forche, forconi, camionisti in rivolta, strade bloccate, supermarket vuoti e prezzi della frutta alle stelle. Città stressate da tassisti in rivolta e bandiere agitate. Quelle della licenza non si tocca. “Sembra il Cile degli anni Settanta”, mi ha detto un amico. Non è proprio così. Perché Monti non è Salvador Allende, non è stato eletto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/enrico-forcheforconi-e-la-sinistra-che-non-ce/movimentoforconi/" rel="attachment wp-att-9234"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/movimentoforconi.jpg" alt="" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-9234" /></a></p>
<p><strong>Forche, forconi, camionisti in rivolta, strade bloccate, supermarket vuoti e prezzi della frutta alle stelle. Città stressate da tassisti in rivolta e bandiere agitate. Quelle della licenza non si tocca. “Sembra il Cile degli anni Settanta”, mi ha detto un amico. Non è proprio così.</strong> Perché Monti non è Salvador Allende, non è stato eletto dal popolo e non è il rinnovatore socialista che vince e cerca di affermare nuove politiche, economiche e sociali, soprattutto, contro governi reazionarie multinazionali Usa. Mario Monti è la continuazione, sobria e senza escort, della ideologia politica che nel 1994 fece vincere Silvio Berlusconi. Il suo è un governo liberista e il liberismo era la filosofia del primo Berlusconi. Che gli anni, le alleanze e le strategie successive del Cavaliere, hanno sempre più appannato, fino a passare dal liberismo predicato al protezionismo spinto, dalla lotta ai privilegi, nei piani alti e in quelli bassi del corpo sociale, alla loro cura. E ora che la crisi, i diktat di Fondo monetario e Bce, lo spread e la Merkel hanno dettato i temi dell’agenda politica italiana, Monti applica le politiche liberiste possibili. Non tocca le banche, non tocca le grandi lobby bancarie, finanziarie e assicurative. Tocca i ceti che nel ventennio berlusconiano sono stati coccolati, e che ora si sentono orfani traditi e si ribellano. “Monti non è il presidente legittimo.<strong> La licenza non si tocca e non si raddoppia</strong>”, sono queste le frasi che abbiamo sentito urlare nei cortei dei tassisti romani. “Berlusconi torna”, si è sentito nei capannelli con i Tir fermi.<br />
E’ la rivolta delle partite Iva che questa volta parte dalla Sicilia e si allarga a tutto il Meridione. Rivolta spontanea? Ormai solo i gonzi ci credono. Ad agitare le acque, ad offrire sostegno politico e rappresentanza, sono interi pezzi del ceto politico berlusconiano alla ricerca di nuovi consensi. <strong>“Fateci tornare e tutto si aggiusterà” è la parola d’ordine dei nuovi Gattopardi, gli uomini di Lombardo, Micciché, Dell’Utri e soci, gli unici politici ammessi nei cortei e nelle assemblee dei forconi. Perché il resto della politica (Pd, partiti della sinistra, sindacati e associazioni) è assente</strong>. C’è la guerra e i loro generali hanno innalzato bandiera bianca prima di sparare un solo colpo. Nessuno che riesca a distinguere, nella massa indistinta di camionisti, tassisti e agricoltori, chi soffre disagi veri da chi vuole solo difendere antichi privilegi. I tassisti non sono tutti uguali. Ci sono i giovani che hanno comprato a fior di mutui licenze da altri tassisti. Ma la licenza è una concessione pubblica che solo un ente pubblico può rilasciare, perché comprarla da un privato, vale a dire da un altro tassista che l’ha ottenuta decenni fa? E ci sono i tassisti per caso, gente che aveva un altro lavoro e l’ha perso. Non aveva altra via d’uscita e ha impegnato i risparmi di una vita per comprare taxi e licenza. Lo stesso discorso vale per i camionisti, una cosa è l’imprenditore con dieci Tir, un’altra il padroncino e un’altra ancora il dipendente o il cottimista. E i contadini? Espressione generica che dice poco e che ha il torto di mettere tutti insieme, il piccolo agricoltore e l’agrario con tanta terra, chi raspa il suolo dell’Aspromonte e chi gestisce ettari di serre in pianura.<strong> La politica non c’è, non analizza più, parla per slogan televisivi, si rintana nei palazzi e il risultato è drammatico. Chi ha di più, tra i tassisti, i camionisti e gli agricoltori, rappresenta anche gli interessi di chi ha di meno, se ne fa scudo, li usa come massa di manovra e di pressione sul governo. </strong>Sempre il mio amico di sopra, è ormai convinto che Berlusconi si sia tranquillizzato. “Pensa ai suoi affari, le aziende e i processi, e si gode l’immeritato riposo”. Non è così, Berlusconi sta facendo fare il lavoro sporco (le misure per attenuare gli effetti della crisi) a Monti e al suo governo, e sta organizzando la sua riscossa. I movimenti sul territorio, soprattutto al Sud, sono una prova eloquente. Berlusconi sa che il suo blocco sociale si sta sfaldando e cerca di rimetterlo insieme. Voci dicono che voglia lasciare il Pdl nelle mani di Alfano per tentare un’altra avventura, quella di presentarsi con una sigla completamente nuova, un raggruppamento di uomini e donne mai compromessi con la politica. Una Forza Italia del 2012, con nuovi slogan e “sogni” da vendere. Nel 1994 il Cavaliere vinse trasformando una menzogna storica in verità assoluta: l’Italia è stata governata per quarant’anni dai comunisti. Questa volta affermerà che il governo Monti, con le sue tasse e la stretta economica, è il governo dei comunisti. Il suo partito c’è e vota manovre e aggiustamenti (balzelli compresi), ma lui non ci mette la faccia.<strong> Basta notare da quanto tempo Berlusconi non appare più in televisione. Riuscirà il gioco anche questa volta? Certamente sì, se Pd, sinistra, altri partiti di opposizione, sindacati e movimenti non usciranno dal loro letargo e cominceranno a parlare con tutti. Tassisti, camionisti e forconi compresi.</strong></p>
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		<title>Le talpe della ‘ndrangheta arrivano fin dentro la guardia di finanza</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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		<category><![CDATA[forze dell'ordine]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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(di Luca Rinaldi)
Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla &#8216;ndrangheta era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/le-talpe-della-%e2%80%98ndrangheta-arrivano-fin-dentro-la-guardia-di-finanza/ombra_forze_dell_ordine/" rel="attachment wp-att-9257"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Ombra_forze_dell_ordine-300x262.jpg" alt="" title="Ombra_forze_dell_ordine" width="300" height="262" class="alignleft size-medium wp-image-9257" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla &#8216;ndrangheta</strong> era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker. Una presenza, quelle delle talpe, che è costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.<br />
<strong>«Quasi 200 mila euro per il solo Mongelli sono decisamente troppi</strong>. Inoltre Mongelli è in grado di intervenire in favore dei Lampada solo condizionando a sua volta altri colleghi direttamente operativi. Insomma, la netta impressione è che Mongelli sia non solo il corrotto, ma anche il collettore attraverso il quale vengono convogliate somme di denaro ad altri pubblici ufficiali». Così scriveva il Giudice per le indagine preliminari del Tribunale di Milano Giuseppe Gennari, firmando l’ordinanza di custodia cautelare che il 30 novembre scorso coinvolse il clan della ‘ndrangheta Valle-Lampada (operativo in Lombardia da oltre vent’anni), due giudici calabresi e un appartenetente alla Guardia di Finanza.<br />
<strong>È proprio Mongelli che «interviene in favore dei Lampada»</strong> per ammorbidire i controlli delle Fiamme Gialle sull’attività di videopoker del sodalizio. L’intuizione investigativa secondo cui Mongelli a sua volta avrebbe condizionato altri colleghi troverebbe riscontro nell’operazione che ieri mattina ha portato al fermo di altre cinque persone nella seconda tranche dell’operazione del novembre scorso, tra cui, appunto altri tre finanzieri.<br />
Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Nella conferenza stampa indetta il giorno successivo agli arresti di novembre e come riportato anche da Linkiesta, Boccassini dichiarò «ci sono lavori in corso, non solo a Catanzaro ma anche a Milano. Di talpe probabilmente ce n’è stata più di una».<br />
<strong>Una presenza, quelle delle talpe,</strong> costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Soffiate di informazioni sulle indagini direttamente agli indagati e chiusure di occhi sui controlli. In questa occasione gli occhi di alcuni “infedeli” della Guardia di Finanza si sarebbero chiusi, secondo le accuse, proprio nei controlli sui videopoker, attività che fruttava al clan Valle-Lampada profitti per circa 30mila euro al giorno.<br />
Come detto, oltre al finanziere Luigi Mongelli, nell’ordinanza di novembre venivano citati i nomi di altri tre colleghi dello stesso, Michele Di Dio, Michele Noto e Luciano Russo, che sono stati tratti in arresto insieme al direttore dell’hotel Brun di Milano (dove il clan Valle-Lampada avrebbe pagato soggiorni al giudice del tribunal di Palmi Giancarlo Giusti) e a Domenico Gattuso, che, secondo l’accusa, avrebbe aperto numerose società per conto dei Lampada e avrebbe gestito contatti istituzionali con un ruolo nella fuga di notizie riguardo a un’indagine della magistratura calabrese.<br />
<strong>I tre militari arrestati ieri mattina avrebbero portato a casa una cifra attorno ai 40mila euro a testa incassati dal clan per il tramite di Mongelli per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker del sodalizio installate a Milano e nell’hinterland, staccate dal sistema dei Monopoli di Stato per eludere i controlli del fisco.</strong><br />
Lo scorso novembre erano stati arrestati Giulio Lampada, ritenuto «il regista di tutte le operazioni» e il fratello Francesco, gestori di bar e locali, e veri e propri imprenditori nel settore dei giochi di azzardo, la moglie di quest’ultimo, Maria Valle (ai domiciliari), suo fratello Leonardo, il presidente delle misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giuseppe Giglio, il cugino medico Vincenzo, il consigliere regionale della Calabria Francesco Morelli (Pdl), l’avvocato Vincenzo Minasi, il maresciallo della Guardia di Finanza Luigi Mongelli e un “fedelissimo”, Raffaele Fermino. Nell’ordinanza si facevano poi i nomi di due funzionari che «hanno mostrato di intrattenere relazioni di speciale privilegio e compiacenza con i Lampada»: il direttore di un’agenzia Unicredit di Milano e quello di un’agenzia di Paullo del Credito Bergamasco.<br />
<strong>Negli interrogatori dell’avvocato Minasi emergerebbe anche il nome dell’ex capo del Sismi Niccolò Pollari come uno dei contatti all’interno dei servizi segreti, ma, visto il tenore delle dichiarazioni dello stesso Minasi, rimane una pista tutta da verificare. </strong></p>
<p>(pubblicato su www.linkiesta.it e su lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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		<title>Il Cavaliere, il Senatur e&#8230;  il potere che non c&#8217;e&#8217; più&#8217;.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Siamo agli stracci che volano. Bossi non e&#8217; uomo che usa eufemismi per apostrofare qualcuno. E&#8217; Berlusconi il suo obiettivo attuale. Una &#8220;mezza calzetta&#8221; che non vuol mandar giù i professorini &#8220;usurpatori&#8221; del governo legittimo.  Quando hai assaporato le logiche del potere, quello &#8220;che non logora chi ce l&#8217;ha&#8221;,  Andreotti docet, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/il-cavaliere-il-senatur-e-il-potere-che-non-ce-piu/maroni-2/" rel="attachment wp-att-9242"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/maroni1.jpg" alt="" title="maroni" width="254" height="198" class="alignleft size-full wp-image-9242" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Siamo agli stracci che volano.</strong> Bossi non e&#8217; uomo che usa eufemismi per apostrofare qualcuno. E&#8217; Berlusconi il suo obiettivo attuale. Una &#8220;mezza calzetta&#8221; che non vuol mandar giù i professorini &#8220;usurpatori&#8221; del governo legittimo.  <strong>Quando hai assaporato le logiche del potere, quello &#8220;che non logora chi ce l&#8217;ha&#8221;,  Andreotti docet, allora stare all&#8217;opposizione e&#8217; faticoso.</strong> Certo, il carisma e&#8217; cosa importante. Aiuta. Potere reale e carisma sono meglio pero&#8217;. Insomma, per Bossi &#8220;mala tempora currunt&#8221;. E la prova provata delle difficoltà del Senatur sono le sue corse in avanti, eppoi il comando &#8220;d&#8217;indietro tutta&#8221;. Una per tutte e&#8217; l&#8217;imbavagliamento del Bobo Maroni. Dopo il suo voto per la galera a Cosentino, ecco subitanea la sconfessione dell&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno che parte dal &#8220;cerchio magico&#8221; di Bossi. Solo dopo una manciata di ore, che fanno capire al vecchio capo da dove soffia il vento, parte la telefonata conciliatoria. Nessun calcio in c&#8230;, come previsto da copione, ma mano tesa da stringere a Roberto Maroni. Eppoi, cambio di guardia a Montecitorio tra il capogruppo leghista Reguzzoni e Giampaolo Dozzo. Operazione che sa tanto di risarcimento danni. La cosa preoccupante per l&#8217;Umberto e che le sue colorite uscite, veri e propri siluri sparati a destra e a manca, non colpiscono più nel segno come una volta. Prendersela con il Cavaliere e ipotizzare rotture in Lombardia per far saltare Formigoni, sono minacce non ben meditate che servono solo ad alzare cortine fumogene. Una specie di collante per provare a ricompattare il popolo padano a cui le annunciazioni miracolistiche non bastano più. Un modo per trovare unita&#8217; individuando un nemico da abbattere.</p>
<p>	<strong>Maroni per il momento si e&#8217; portato a casa un pareggio, ma già si prepara a giocare altre partite che potenzialmente lo vedono vincente. </strong>Il suo codice di comportamento è quello di mai criticare il capo, da una parte,  anche se certe sue uscite sono inaccettabili. Dall&#8217;altra, dare un&#8217;immagine della Lega &#8211; e di se stesso &#8211; di pragmatismo operativo, senza fronzoli, né esasperazioni pretestuosamente divisorie. Una realtà in movimento, che punta al benessere del popolo padano non staccato dal resto del Paese, ne&#8217; dell&#8217;Europa. Un modo di muoversi felpato ed efficace, già sperimentato al dicastero dell&#8217;Interni dove i successi sulle varie mafie non sono stati mai enfatizzati come vittorie personali o leghiste, ma d&#8217;efficenza dello Stato. Ragionevolezza nell&#8217;operatività, senza per forza spaccare. Insomma, in primo luogo risoluzione delle questioni al di la&#8217; delle ideologie. Un viatico indiretto sul modo di operare  di Maroni pare venga dal sondaggio fatto da radio Padania sull&#8217;azione del governo Monti e subito – ovviamente &#8211; cancellato dal sito legista. Una percentuale alta di leghisti approverebbe la concretezza operativa, anche se dolorosa, di Monti. Altro che opposizione e “tutti a casa” come ripete in un ossessionante leitmotiv Calderoli.  La vera grana tosta che Maroni si troverà d&#8217;avanti, e le prime avvisaglie già si sono viste, e&#8217; una tematica tutta meridionale, ovvero attribuita alle popolazioni del Sud: il familismo amorale di Edward C. Banfield. Certe ipotesi successorie del Senatur, avvallate dal &#8220;cerchio magico&#8221; nell&#8217;ottica della conservazione del potere interno,  non lasciano presagire niente di buono.  </p>
<p>	<strong>Da questo punto di vista il Cavaliere Berlusconi ha giocato meglio le sue carte designando, in periodo non sospetto, Angelino Alfano suo erede</strong>. E, da navigato imprenditore, sa bene che il momento non è propizio per colpi di testa – anche se la voglia c&#8217;è tutta –,  per staccare  la spina ai supponenti professorini. Nemmeno le provocazioni colorite prese a prestito da alcuni dei suoi dal dramma della nave Costa Concordia, “capitano, c&#8230;, salga a bordo”, lo smuovono. Lui, l&#8217;ex Caimano, sa bene che ha tempo fino a marzo per tessere la sua tela. C&#8217;è da riassemblare il partito. Cosa difficile anche per uno navigato come lui, senza il potere che gli veniva dall&#8217;essere inquilino  di Palazzo Chigi. C&#8217;è da rafforzare la leadership di Angelino Alfano, che non può vivere più di luce riflessa. C&#8217;è da ipotizzare nuove alleanze per le amministrative che, ovviamente, dovranno tenere anche per le politiche. C&#8217;è da ricostruire un po&#8217; tutto quello creato in un ventennio. </p>
<p><strong>C&#8217;è da scommettere però che lui, Silvio da Arcore, quello che fu “il presidente operaio”, non mollerà</strong>. Bossi e Berlusconi, mai così vicini come in questo momento, con identici problemi da dipanare.</p>
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		<title>Un nuovo appuntamento di Malitalia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 12:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Da oggi, alle 17.00, parte la rubrica di Enrico Fierro sul blog Malitalia. Riflessioni, storie, notizie, idee, confronto, sull’attualità. Particolare attenzione a tutti fatti a cui spesso, per questioni di tempo e spazio, i quotidiani nazionali dedicano poche righe e senza approfondimento. La rubrica sarà arricchita dall’esperienza del giornalista de ‘Il Fatto’nonché autore di Malitalia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/un-nuovo-appuntamento-di-malitalia/fierro/" rel="attachment wp-att-9238"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/fierro-225x300.jpg" alt="" title="fierro" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9238" /></a></p>
<p>Da oggi, alle 17.00, parte la rubrica di Enrico Fierro sul blog Malitalia. Riflessioni, storie, notizie, idee, confronto, sull’attualità. Particolare attenzione a tutti fatti a cui spesso, per questioni di tempo e spazio, i quotidiani nazionali dedicano poche righe e senza approfondimento. La rubrica sarà arricchita dall’esperienza del giornalista de ‘Il Fatto’nonché autore di Malitalia. Fierro vi proporrà,ogni settimana, interessanti letture della società e dell’attualità.<br />
Dopo il successo dei “Racconti di Malitalia”, con la storia a puntate di Matteo Messina Denaro, questo è il secondo modo di proporvi notizie e opinioni diverse dagli altri. Ricordiamo inoltre, che la storia dell’ultimo padrino è stata proposta in 21 appuntamenti e tutti i racconti saranno parte integrante di un libro, che sarà il primo e-book su Matteo Messina Denaro.<br />
Da stasera, dunque, non perdete il primo approfondimento di Enrico Fierro, dedicato al movimento dei forconi. Come sempre, potrete interagire inviando dei messaggi o commentando le notizie direttamente dal blog. Continuate a seguirci con la Rubrica di Enrico Fierro e con tutte le altre storie di Malitalia. </p>
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		<title>Quei berluscones “ripuliti” che fanno i masanielli</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 08:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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Non solo politici alla Castelli che di fronte all’esasperazione del cassintegrato sardo scappano (è accaduto nell’ultima puntata di Servizio Pubblico), ma anche politici che in questi giorni ballano sulla punta dei forconi. Movimento dove c’è di tutto: disagio vero, lotta feroce per difendere antichi e non più proponibili privilegi, corporativismi, disperazione, abbandono del Sud dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/quei-berluscones-%e2%80%9cripuliti%e2%80%9d-che-fanno-i-masanielli/forconi/" rel="attachment wp-att-9230"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/forconi.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9230" /></a></p>
<p><strong>Non solo politici alla Castelli </strong>che di fronte all’esasperazione del cassintegrato sardo scappano (è accaduto nell’ultima puntata di Servizio Pubblico), ma anche politici che in questi giorni ballano sulla punta dei forconi. Movimento dove c’è di tutto: disagio vero, lotta feroce per difendere antichi e non più proponibili privilegi, corporativismi, disperazione, abbandono del Sud dopo anni di politiche leghiste. <em>“Sì – avverte il meridionalista Gianfranco Viesti – vedo con chiarezza il rischio che interi pezzi del vecchio sistema di potere, anche di matrice berlusconiana, siano alla ricerca di una rilegittimazione sfruttando il movimento”.</em></p>
<p>Che nasce nel 2011 in Sicilia all’uscita di un cinema dove il ministro <strong>Saverio Romano (Udc, inquisito per mafia)</strong>, parlava del meraviglioso futuro dell’agricoltura. Fu una vera, altissima benedizione. Perché in questi giorni di blocchi stradali, manifestazioni e proteste dure, si sono visti in giro tanti volti di vecchi marpioni della politica di centrodestra in terra sicula. L’onorevole Pippo Gennuso, deputato regionale siciliano dell’Mpa di Raffaele Lombardo, nelle ore più infuocate della protesta girava per i negozi di Rosolini invitando i commercianti a chiudere. “Per il bene della Sicilia”.</p>
<p><strong>Raffaele Lombardo, il governatore autonomista dell’Isola,</strong> anche lui sta giocando un ruolo in questa partita. Mariano Ferro, l’imprenditore agricolo di Avola diventato leader della rivolta, nel 2008 fu candidato nel suo Mpa. Come tanti proveniva da Forza Italia e aveva tentato di conquistare il Comune di Avola e un seggio alla Camera. Impresa fallita. Anche <strong>Giuseppe Richichi, Zu Pippu, leader indiscusso di Forza D’Urto,</strong> il “re dei camionisti”, che lancia strali contro i politici corrotti, ha avuto le sue simpatie politiche. Ai tempi in cui Totò Cuffaro, ora in galera per mafia, era il governatore della Trinacria, lui, Zu Pippu, gli faceva da consulente in materia di trasporti.</p>
<p><strong>“La rabbia è sacrosanta </strong>– tuonava all’inizio delle proteste il governatore Lombardo – ma adesso i forconi li portino a Roma”. Parole durissime, usate per vincere la gara con Gianfranco Miccichée il suo “Grande Sud”, a chi mette prima il cappello su Forconi e Forza d’urto. L’ex viceministro all’Economia di uno dei governi Berlusconi-Bossi ora fa il Masaniello e schiera i suoi. Pippo Fallica, il suo ex autista diventato deputato, appoggia i Forconi, Titti Bufardeci, ex sindaco di Siracusa e capogruppo alla Regione del partito di Micciché, sostiene i camionisti. Altro che lontani dalla politica-politicante.</p>
<p><strong>Il professor Viesti si chiede “chi trascina chi?</strong> perché i movimenti sono troppo forti per essere spontanei. Siamo di fronte a disagi sociali veri, ma anche a una somma di interessi individualisti e corporativi, manca la mediazione dei grandi corpi sociali e mi spaventa l’assenza di partiti come il Pd e dei grandi sindacati. A questo punto il rischio di scivolare in un ribellismo con forti connotazioni mafiose è fortissimo”.</p>
<p><strong>Mafia, ne ha parlato Ivan Lo Bello,</strong> il leader degli industriali siciliani e lo hanno sommerso di attacchi. I fatti dimostrano che aveva ragione. Francesco Gagliano, grande autotrasportatore siciliano, tra i leader del movimento, lo hanno arrestato ieri in una operazione che ha scoperto l’alleanza mafia-clan dei casalesi per monopolizzare il business del trasporto dell’ortofrutta. I giornalisti di Corriere. it hanno notato che in una conferenza stampa dei Forconi c’era anche Enzo Ercolano, nipote del boss Nitto Santapaola. Ercolano era dietro le spalle di Giuseppe Richichi.</p>
<p><strong>Michele Gravano è stato fino a pochi mesi fa segretario regionale della Cgil in Campania, da pochi giorni Susanna Camusso lo ha spedito in Calabria. Motivazione: la situazione è esplosiva. </strong>“La verità– dice – è che il corpo sociale che ha determinato il successo di Berlusconi si sta sgretolando e cerca nuovi referenti. Li cerca a destra, in pezzi del vecchio sistema di potere, il rischio è che anche le mafie giochino un ruolo. Per dare una risposta a marzo riuniremo a Reggio Calabria migliaia di delegati da Lombardia, Veneto, Calabria e Sicilia. Nord e Sud si salvano insieme“.</p>
<p><strong>Dialogo, contatto, proposte</strong>. È questo che ha spinto l’onorevole Stefano Esposito del Pd a scendere nella piazza di Montecitorio e a parlare con gli ambulanti inferociti. C’erano le telecamere di Piazza Pulita che hanno filmato quel “figlio di p… vattene” urlato con toni minacciosi. “Ho il cellulare pieno di sms di dirigenti del partito che mi dicono chi te l’ha fatto fare, quelli sono tutti fascisti. Così non andiamo da nessuna parte, bisogna parlare con questa gente, metterci la faccia, dire che abbiamo sbagliato quando è necessario, e dire dei no quando serve. <strong>La rappresentanza politica e sociale diffusa è saltata e ora servono politici con le palle che sappiano confrontarsi con la piazza, ma francamente in questo momento ne vedo pochi”.</strong></p>
<p>(Il Fatto Quotidiano, 28 gennaio 2012 )</p>
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		<title>Appuntamento con il boss/21</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 21:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Matteo Messina Denaro, l’adorato capo di Cosa Nostra trapanese, quello per cui si prega la Madonna di Lourdes. L’uomo invisibile ( come il titolo di un libro) o un camaleonte ( come un altro saggio su di lui).
Poche tracce, tanti segnali, qualche avvistamento e anche qualche mormorio su una possibile trattativa per arrestarlo. Uomini che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss21-2/oittp-mafia-denaro-identikit-3/" rel="attachment wp-att-9226"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/matteo-messina-denaro-265x300.jpg" alt="" title="OITTP-MAFIA-DENARO-IDENTIKIT" width="265" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9226" /></a></p>
<p><strong>Matteo Messina Denaro, </strong>l’adorato capo di Cosa Nostra trapanese, quello per cui si prega la Madonna di Lourdes. L’uomo invisibile ( come il titolo di un libro) o un camaleonte ( come un altro saggio su di lui).<br />
Poche tracce, tanti segnali, qualche avvistamento e anche qualche mormorio su una possibile trattativa per arrestarlo. Uomini che lo cercano. Un gruppo lo ha inseguito per anni proprio da Trapani, adesso il gruppo fa capo a Palermo.Scelte di azione da accettare, anche quando non si condividono. E chissà che Matteo non si sia sentito più forte per questa scelta, che abbia riacquistato un margine sugli uomini che gli stanno alle costole. Ma nessuno ha mai smesso di cercarlo tantomeno quel <strong>“cacciatore” </strong>che ha dedicato il suo lavoro a questa ricerca.<br />
C’è chi la definisce una caccia al tesoro e chi una partita a scacchi.<strong> E’ una partita per la legalit</strong>à, per ridefinire quali sono i confini con l’illegalità. Come quell’imprenditore che per descrivere il perché aveva creato un consorzio, per sfuggire ai soprusi dei mediatori collusi con la mafia, racconta che “il proprio campo deve essere sempre pulito, senza erbacce proprio per segnare la differenza con quello del vicino mafioso”.<br />
Ecco questa è la partita che si gioca: <strong>definire quel confin</strong>e e se scrivere qualche racconto su Matteo, senza avere la pretesa di descriverne completamente la figura né tantomeno avere la presunzione di poterlo prendere senza essere sbirri, può aiutare a segnare quel confine ne siamo contenti.<br />
Grazie di averci seguito e magari torneremo presto a scrivere di Matteo.<br />
La redazione di Malitalia</p>
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		<title>Appuntamento con il boss/20</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 21:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Un uomo che ha scelto questa vita e quindi non può avere nessuna attenuante. Un uomo che, per questa vita, non ha rapporti con la sua famiglia e con sua figlia. Un uomo che ha visto assottigliarsi la rete dei suoi “sostenitori”.Hanno preso il fratello Salvatore, che aveva preso il posto del n.121 dei pizzini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss21/coppaamerica/" rel="attachment wp-att-9215"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/coppaamerica.jpg" alt="" title="coppaamerica" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-9215" /></a></p>
<p><strong>Un uomo che ha scelto questa vita e quindi non può avere nessuna attenuante</strong>. Un uomo che, per questa vita, non ha rapporti con la sua famiglia e con sua figlia. Un uomo che ha visto assottigliarsi la rete dei suoi “sostenitori”.Hanno preso il fratello Salvatore, che aveva preso il posto del n.121 dei pizzini di Zi Binnu , e  poco tempo fa anche un sindaco amico. Uno che pubblicamente predicava contro la mafia e che invece si è adoperato per Matteo.<br />
Il terreno inizia a scottare intorno a lui. <strong>Quando nel 2005 viene arrestato l’imprenditore Nino Birrittella</strong> e inizia a parlare escono fuori: la trasformazione della mafia agricola e imprenditoriale, il business dell’agroalimentare (la storia della Despar e di Vincenzo Virga), gli appalti e la Coppa America. Nino racconta non solo di come si truccano gli appalti ma anche di come risparmiare nelle forniture, di chi le deve fare, di quale percentuale si deve versare. E lui queste cose le sa bene perché era proprio lui a cooptare gli imprenditori nel sistema. Era lui imprenditore, in crisaglia grigia, a costringere gli altri a piegarsi ai voleri della famiglia di Trapani.<br />
Nino parla della politica e dei colletti bianchi che aiutano i mafiosi. Se tu estorci e chiedi il pizzo devi anche dargli la consulenza su come scalare il pizzo dai costi dell’azienda. Nino parla anche se poi rimane solo e racconta di come la mafia voleva far fuori <strong>il Prefetto che si era opposto ai loro interessi</strong> ( perché allora Nino era ancora Cosa loro). Su tutto questo aleggia sempre Matteo Messina Denaro, l’adorato capo di Cosa Nostra trapanese, quello per cui si prega la Madonna di Lourdes.</p>
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		<title>Porta Portese, viaggio  nel mercato romano senza regole</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:50:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Livia Parisi)
E&#8217; il mercato delle pulci più grande d&#8217;Europa, affollato la domenica da oltre 1350 venditori ambulanti, 730 di questi abusivi. &#8220;Il Comune solo con i permessi potrebbe recuperare oltre un milione di euro l&#8217;anno&#8221; dichiarano gli operatori ai nostri microfoni, che aggiungono: &#8220;Siamo evasori, ma sembra che nessuno se ne preoccupi&#8221;
“Porta Portese è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/GuHZ8dil9Hs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>(di Livia Parisi)</p>
<p><strong>E&#8217; il mercato delle pulci più grande d&#8217;Europa</strong>, affollato la domenica da oltre 1350 venditori ambulanti, 730 di questi abusivi. &#8220;Il Comune solo con i permessi potrebbe recuperare oltre un milione di euro l&#8217;anno&#8221; dichiarano gli operatori ai nostri microfoni, che aggiungono: &#8220;Siamo evasori, ma sembra che nessuno se ne preoccupi&#8221;<br />
<strong>“Porta Portese è una sorta de Cambogia. Una jungla senza regole’”</strong>. Maurizio Cavalieri, presidente dell’associazione operatori di Porta Portese non usa giri di parole per esprimere l’esasperazione dei commercianti di uno dei mercati storici più famosi al mondo.<br />
Risale al 1959 l’ultimo atto amministrativo dello storico emporio romano nato nell’immediato dopoguerra come nuova sede della borsa nera che si teneva a Campo De Fiori. <strong>Secondo il censimento del 2008 erano 1100 i venditori ambulanti, ma attualmente sarebbero almeno 1350: oltre 500 quelli con licenza</strong>, anche se in alcuni casi assegnate senza bando; circa 730 sono invece i “frequentatori abituali” definiti, loro malgrado, “tollerati”. “Siamo tollerati, ma in qualsiasi momento potremmo esser cacciati via. Perché essere abusivi significa essere senza diritto e senza tutela”, spiega ancora Cavalieri. Eppure l’amministrazione comunale “solo con i permessi domenicali – continua Cavalieri – potrebbe recuperare oltre un milione di euro l’anno”. Senza permessi, ma anche senza doveri fiscali. Si definiscono infatti “condannati all’evasione” e rivendicano:“Vogliamo pagare”.</p>
<p><strong>Eppure la situazione è la stessa da 50 anni.</strong> Anzi, è peggiorata. A pesare sull’umore già nero degli ambulanti, la “concorrenza” dei rom che, dopo l’orario ufficiale di chiusura vengono qui a vendere il frutto del rovistaggio nei cassonetti. “Il controllo dei vigili c’è fino alle 14. Ora sono passate ed è nato un altro mercato, abusivo come il nostro”, denunciano.</p>
<p>Qualcosa però si sta muovendo. Il dialogo con l’Assessore comunale al Commercio, Davide Bordoni, è aperto e l’annosa questione è finita nelle mani di una Commissione mista Comune-Municipio XVI. <strong>Bocciata l’ipotesi di una collocazione alternativa, gli operatori chiedono la creazione di un’associazione che legittimi i venditori storici dell’usato</strong>: unica garanzia per far sì che chi viene autorizzato, sia vincolato a commercializzare rigorosamente solo l’usato e che Porta Portese conservi la sua originaria vocazione di mercatino delle pulci.</p>
<p>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it)</p>
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		<title>La mafia: intervista a Pietro Grasso</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[borghesia mafiosa]]></category>
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L’accendisigaro in tasca. Sempre lo stesso. Lui porta sempre con sé quell’accendino come se dovesse restituirlo, da un momento all’altro, al legittimo proprietario. Quel proprietario che molti anni fa gli chiese di tenerlo proprio perché voleva smettere di fumare. “Ecco, restituiscimelo solo se tornerò a fumare”. Quell’uomo era Giovanni Falcone. E il procuratore nazionale antimafia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/la-mafia-intervista-a-pietro-grasso/firmata/" rel="attachment wp-att-9209"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/firmata-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9209" /></a></p>
<p><strong>L’accendisigaro in tasca. Sempre lo stesso.</strong> Lui porta sempre con sé quell’accendino come se dovesse restituirlo, da un momento all’altro, al legittimo proprietario. Quel proprietario che molti anni fa gli chiese di tenerlo proprio perché voleva smettere di fumare. <strong>“Ecco, restituiscimelo solo se tornerò a fumare”</strong>. Quell’uomo era Giovanni Falcone. E il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ancora porta con sé quell’oggetto che gli ricorda uno degli ultimi desideri del giudice ucciso dalla mafia. Ma non è l’unica cosa che il numero uno dell’Antimafia tira fuori dalla tasca: un biglietto. Sembra nuovo, non una piega, non un segno. Quel biglietto d’aereo con la data del 22 maggio 1992 per la Sicilia è custodito come un tesoro. Grasso doveva partire il 22 maggio 1992 assieme all’amico Giovanni Falcone. Ma quel giorno il giudice dovette posticipare la partenza.<strong> E allora Grasso partì da Roma con l’ultimo aereo, da solo. Dovevano ritrovarsi il giorno dopo a Palermo. Falcone non ci arrivò mai..</strong><br />
Grasso ci spiega il suo impegno e la lotta alla mafia in oltre un’ora di intervista. Si commuove quando pensa a Falcone “tengo l’accendino sempre con me, come se da un momento all’altro dovessi restituirlo”. La sua storia è la storia di un uomo che da più di 30 anni porta avanti la battaglia contro la mafia. <strong>“Noi ancora non abbiamo vinto la guerra – risponde subito al cronista che gli chiede a che punto si è arrivati nella lotta alla criminalità organizzata – repressione sì, catture e arresti ci sono pure. Ma siccome la mafia è un fenomeno complesso, non solo criminale ma anche sociale, non si distrugge solo con il carcere e la repressione. C’è bisogno che tutte le istituzioni agiscano contro la mafia, come anche i cittadini. Ciò perché spesso in condizioni di povertà la mafia dà anche lavoro, riesce a fare sopravvivere persone che hanno bisogno</strong>”. In questo senso diffondere la cultura della legalità è una buona pratica.<br />
Negli anni anche i politici italiani, qualche volta, hanno dimostrato di non essere ‘puri’. Grasso affronta questo argomento con estrema serietà. Partendo da un dato importante, le leggi per debellare il fenomeno mafioso ed aggredire il patrimonio dei boss: “la legislazione in materia ci ha aiutato molto – inizia a dire – con il sequestro e la confisca dei beni. Il potere della mafia è dato dai soldi che ha. Basti pensare che in tre anni sono stati sequestrati beni per il valore di 43 miliardi e confiscati altri beni per oltre 3 miliardi. Sui terreni dei mafiosi, inoltre, molti ragazzi coltivano la terra. E poi – aggiunge – abbiamo gli strumenti per contrastare la mafia anche nelle amministrazioni locali, province, regioni, comuni, grazie alla possibilità di sciogliere i consigli per infiltrazione mafiosa. La nostra legge dà anche la possibilità di ottenere la collaborazione di diversi mafiosi. In passato, infatti, non siamo mai riusciti a scoprire così tanto come da quando ci sono persone che collaborano. Per poter condannare abbiamo avuto bisogno delle prove dall’interno dell’organizzazione. Altro grande successo quello ottenuto con le intercettazioni, specie per scoprire riunioni e luoghi d’incontro dei mafiosi”. D’altra parte in Sicilia è stato possibile scoprire il legame fra mafia e politica, alcune indagini hanno dimostrato questo rapporto. “Però non si può generalizzare. <strong>Ci sono stati degli avvocati, dei magistrati che sono stati vicino alla mafia e per questo sono stati condannati. Un mafioso come Provenzano, con la seconda elementare, riesce a fare affari proprio grazie alla rete di rapporti che crea, grazie alla collaborazione di un commercialista, un politico e così via. Quello che dobbiamo fare è tagliare questi legami. Altrimenti vinciamo la battaglia ma non la guerra”</strong>, ci tiene a precisare. Ed ecco che torna in mente quella famosa “area grigia” che in questo momento storico sembra più insistente nella provincia di Reggio Calabria. Si tratta di “comitati d’affari con una rete difficile da scoprire”.<br />
In un tempo di crisi economica generale per Grasso diventa necessario rafforzare i controlli, specie per evitare il riciclaggio di denaro. <strong>“Il rischio è di una sorta di mafizzazione”</strong> della società, cioè la mafia che ha più liquidità dal punto di vista economico, ha la possibilità di impossessarsi anche delle attività legali e quindi diventare “pulita”.<br />
La sua è certamente una vita piena. Molto spesso si è trovato in serio pericolo. Ma anche su questo Grasso dimostra una lucidità impressionante: “Il pericolo è il mio mestiere”. Piano piano il suo racconto si fa più intimo: “sotto scorta ho convissuto col pericolo e con il rischio, ma l’ho scoperto sempre dopo. La mia famiglia mi ha seguito in questo. Mi sono privato della mia libertà e anche mio figlio e mia moglie sono stati minacciati. Poi, per fortuna, questo pericolo è venuto meno. Ho appreso personalmente dell’attentato che si stava progettando contro di me proprio da chi lo doveva portare a compimento”. Allora gli chiediamo come mai si ritiene fortunato: <strong>“è una sorta di fatalismo cosmico”</strong> sostiene sorridendo.<br />
Un futuro libero dalle mafie per Grasso non è una sfida impossibile. “Vorrei raccontare a mio nipote una storia di mafia e cominciare con la frase c’era una volta…”. Non è facile essere così ottimisti ma la ricetta ce la spiega servendosi di un aforisma di Gramsci: “il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà. Ai giovani faccio l’elogio dell’utopia. L’utopia ti dà la sensazione che il mondo può cambiare e ci dobbiamo credere. Una società senza ideologia non è capace né di creare la storia né di sognare. Bisogna credere nelle idee e sperare che si possono realizzare”. Se c’è qualcuno che dice che la legalità non si può insegnare, per il procuratore si tratta di un errore. “Sono i bambini che possono spingere gli adulti dalla parte dello Stato”.<br />
Si può usare anche una metafora per spiegare la mafia: “immaginiamo tanti cerchi concentrici. Ci sono le persone che hanno fatto giuramento per entrare nell’organizzazione criminale. Questi cerchi si allargano sempre di più. L’altro è rappresentato dalle persone che aspirano a diventare mafiosi. Poi c’è il cerchio che è dato dalla microcriminalità. Questa non è mafia ma viene controllata dalla mafia. Un controllo economico del crimine minore. Allargando il cerchio troviamo la borghesia mafiosa e l’area grigia”.<br />
Insegnare la legalità, dunque, conviene. Conviene per una serie di motivi. Intanto perché i ragazzi non devono associare il potere alla mafia, ma fare un ragionamento diverso. <strong>Grasso ci spiega infine come dobbiamo farla vedere ai giovani: “la mafia è morte, lutto, sangue, paura, intimidazione, corruzione, ricerca dell’impunità, quindi bisogna scegliere da che parte stare. Contro tutto questo noi lottiamo, da sempre”</strong>. Finita l’intervista nel suo ufficio, si alza e volge lo sguardo verso il quadro dell’amico di sempre, quello che gli ha lasciato un biglietto e quell’accendino. Falcone sembra così vivo nel ricordo di Grasso. Ci saluta e ci invita a “crederci, sempre”. <strong>La guerra si può vincere!</strong></p>
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		<title>Appuntamento con il boss/19</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 21:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Troppe vite spezzate, troppo dolore ha lasciato dietro di sé Matteo. Perché questo è il suo nome. Né Alessio, né Diabolik,né ‘u siccu.
Matteo.Matteo Messina Denaro figlio di Francesco, campiere e boss. Uno che ha sempre comandato e che è morto da latitante. L’anno trovato, vestito di tutto punto, in campagna disteso e “apparecchiato” come se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss19/scrittemessinadenaro/" rel="attachment wp-att-9205"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/scrittemessinadenaro.jpg" alt="" title="scrittemessinadenaro" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9205" /></a></p>
<p><strong>Troppe vite spezzate, troppo dolore ha lasciato dietro di sé Matteo. Perché questo è il suo nome. Né Alessio, né Diabolik,né ‘u siccu.</strong><br />
Matteo.Matteo Messina Denaro figlio di Francesco, <strong>campiere e boss</strong>. Uno che ha sempre comandato e che è morto da latitante. L’anno trovato, vestito di tutto punto, in campagna disteso e “apparecchiato” come se fosse già dentro la bara.<br />
Una famiglia, quella dei Messina Denaro, che ha fatto la storia della Sicilia Occidentale. Quella Sicilia misconosciuta ai più. Dove qualcuno, molti anni fa, diceva che “la mafia non esiste” (emulato anni dopo sempre da un servitore dello Stato, questa volta a Milano).<br />
<strong>Quella Sicilia Occidentale dove la massoneria, insieme alla mafia, la fa da padrona</strong> e decide della vita e della morte di chi è gli è più scomodo. Quella Sicilia Occidentale che ha visto morire Mauro Rostagno per volontà di Cosa Nostra perché bisognava eliminarla “la camurria”.<br />
Questo è il terreno di coltura di Matteo, giovane figlio di boss avvezzo alle armi sin da piccolo. Lo stesso Matteo che il Questore <strong>Rino Germanà </strong>incontra, a Castelvetrano, la mattina del 14 settembre 1992 quando la mafia proverà ad ucciderlo. Matteo che si occupa delle stragi del 1993 a Roma e Firenze. Matteo che tiene i contatti con Zio Binnu, Bernardo Provenzano, fino alla sua cattura e che è feroce di rabbia per i pizzini ritrovati nel covo. Lui che fa attenzione  a tutto, che non lascia tracce. Matteo, il pupillo di Totò Riina il capo dei capi. Matteo che adesso è rimasto l’ultimo boss da scovare e arrestare. L’ultimo padrino. La sua faccia con i Ray Ban campeggia su libri, fotografie. La sua sembra la storia di un romanzo ed è invece la storia di un mafioso, di un uomo che ha vissuto sul dolore, sul lutto, l’intimidazione,la violenza e il sangue. <strong>Un uomo che ha scelto questa vita e quindi non può avere nessuna attenuante.</strong></p>
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		<title>Chi manovra i trasporti?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 15:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[infiltrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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Migliaia di TIR bloccano prima la Sicilia e poi le autostrade italiane e pongono il problema del trasporto su gomma
Anni fa, dopo la guerra, quando in Italia i treni erano quasi un lusso per pochi, si pensò che solo il trasporto su gomma avrebbe salvato il Paese. Tutte le merci potevano e dovevano solo spostarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/chi-manovra-i-trasporti/tir/" rel="attachment wp-att-9195"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/TIR.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9195" /></a></p>
<p><strong>Migliaia di TIR bloccano prima la Sicilia e poi le autostrade italiane e pongono il problema del trasporto su gomma</strong><br />
Anni fa, dopo la guerra, quando in Italia i treni erano quasi un lusso per pochi, si pensò che solo il trasporto su gomma avrebbe salvato il Paese. Tutte le merci potevano e dovevano solo spostarsi con i camion e poi più tardi con gli autoarticolati in stile americano.<br />
Il Paese negli ultimi 50 anni è sempre più diventato dipendente dai mezzi di trasporto. La rete ferroviaria non è cresciuta ed ha migliorato, solo di poco, il servizio ai passeggeri. Tutte le nostre merci, soprattutto quelle legate all’agroalimentare, si muovono su strade ed autostrade. Tanto che il settore è legato al concetto di servizio pubblico ( vedasi anche l’intervento del ministro Cancellieri nei momenti più caldi dei blocchi).<br />
Ma non si scherza neanche in Europa poiché la strada è il mezzo di trasporto principale nell’Unione, tanto per i passeggeri quanto per le merci. Infatti si conta attualmente circa un veicolo ogni due abitanti e il trasporto di merci su strada rappresenta oltre i due terzi del tonnellaggio totale. La comunità Europea ha concentrato i suoi sforzi sul contenimento dei molteplici costi del trasporto su strada indicando, anche, come lo sviluppo dei trasporti deve rispettare i requisiti di sicurezza, ma anche di protezione ambientale. Inoltre, molti aspetti legati ai trasporti sono oggetto di una normativa europea, quali la concorrenza fra trasportatori, l’accesso alla professione, le condizioni di lavoro o ancora le norme tecniche dei veicoli.<br />
<strong>I dati Eurostat </strong>( anche se in riferimento al biennio 2009/2010) chiariscono come, nonostante tutti gli sforzi comunitari per promuovere il trasporto su rotaia, le merci nella Ue a 27 viaggino ancora prevalentemente su strada: in termini di tonnellate/chilometro (tkm), nel 2009 le strade europee hanno assorbito 1.690 miliardi di tkm rispetto ai 370 miliardi delle reti ferroviarie, ovvero oltre quattro volte tanto. Nel 2009, il trasporto merci su strada è stato inoltre il modo dominante in tutti gli Stati membri, ad eccezione di Estonia e Lettonia. Eppure, proprio nel 2009 tutti gli Stati membri hanno mostrato cali nel proprio trasporto stradale di merci rispetto al 2008, ad eccezione di Bulgaria (+16%) e Polonia (+10%). Le maggiori diminuzioni sono state registrate in Romania (-39%), Lettonia (-34%), Estonia, Irlanda e Cipro (tutti -27%). Sei Stati rappresentano il 70% del trasporto merci stradale dell&#8217;Unione europea: si tratta di Germania (308 miliardi di tonnellate / km, -10% rispetto al 2008), Spagna (212 miliardi di tonnellate / km, -13%), Polonia (181 miliardi di tonnellate / km, +10%), Francia (174 miliardi di euro tonnellate / km, -16%), Italia (168 miliardi di tonnellate / km, -7%) e Regno Unito (140 miliardi di tonnellate / km, -13%). </p>
<p><strong>La crisi ha avuto risvolti importanti sul settore,</strong> compreso anche il trasporto su rotaie, ma nel nostro Paese il trasporto su gomma rimane la modalità dominante, anche perché la rotaia ha subito un arretramento ben più consistente (-25,3%), scendendo a “sole” 17,8 miliardi di tonnellate per chilometro. Il trasporto ferroviario è comunque entrato in crisi in tutti i Paesi dell&#8217;Unione, ad eccezione dell&#8217;Estonia, dove è rimasto praticamente stabile.<br />
Questa fotografia del trasporto pubblico, che si lega anche ai taxi e agli autobus cittadini, serve a scoprire che la nostra classe politica non ha mai investito in un cambio di rotta anzi ha reso il Paese ancora più schiavo rispetto agli approvvigionamenti di materie prime. Lo abbiamo visto con i blocchi dei giorni scorsi quando il mancato arrivo di materiali ha bloccato i turni negli impianti FIAT. Come sempre quando si crea un monopolio, o meglio si utilizza un unico strumento si crea anche una struttura di potere e di ricatto. Una struttura che può essere anche “manovrata” a seconda delle necessità. Come d’altra parte si creano gli “schiavi” del trasporto e cioè autisti pronti a manipolare i fogli viaggio per poter fare più trasferimenti possibili nell’arco di una stessa settimana ( con un aumento di incidenti che ricadono poi sulla spesa pubblica e sul cittadino).<br />
<strong>Non ci sono rimedi immediati se non la ricerca di un giusto bilanciamento tra trasporto su gomma e rotaia</strong>. Questo equilibrio eviterebbe di essere sotto scacco di una sola categoria, permetterebbe lo sviluppo di alcune aree ( esempio il porto di Gioia Tauro che doveva essere il legame tra Mediterraneo e centro Europa non è mai decollato anche per la mancanza di una rete distributiva intelligente) e la conseguente crescita dell’occupazione.<br />
<strong>Ancora una volta parliamo di una visione politica lungimirante e non legata agli interessi del breve termin</strong>e ( come forse dimostrano i blocchi in Sicilia dove dietro l’apparenza di una rivolta contro il governo Monti potrebbero celarsi, invece, interessi strettamente politici e di breve respiro).</p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Giornalisti senza tutela, altro che casta</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 12:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>

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I giovani precari del giornalismo, i ragazzi pagati 4 euro a pezzo e che spesso rischiano la vita sono in piazza oggi per dire NO allo sfruttamento, NO alle mafie
Piazza Montecitorio, giovedì 26 gennaio, dalle ore 14: sit-in di solidarietà per il collega Giovanni Tizian, giornalista precario sotto scorta per le inchieste sulle mafie al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/giornalisti-senza-tutela-altro-che-casta/giornali-3/" rel="attachment wp-att-9199"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/giornali.jpg" alt="" title="giornali" width="195" height="165" class="alignleft size-full wp-image-9199" /></a></p>
<p><strong>I giovani precari del giornalismo, i ragazzi pagati 4 euro a pezzo e che spesso rischiano la vita sono in piazza oggi per dire NO allo sfruttamento, NO alle mafie</strong></p>
<p>Piazza Montecitorio, giovedì 26 gennaio, dalle ore 14: sit-in di solidarietà per il collega Giovanni Tizian, giornalista precario sotto scorta per le inchieste sulle mafie al Nord, ma anche per “rompere” la solitudine di lavoratori “invisibili” e senza tutele, per chiedere l&#8217;immediata approvazione della proposta di legge sull&#8217;equo compenso per il lavoro giornalistico autonomo e per sostenere una trattativa sul mercato del lavoro che cancelli il “precariato a vita” e la deregulation selvaggia di questi anni.<br />
L&#8217;iniziativa è promossa dal Comitato “Giornalisti senza tutele: altro che casta”, costituito per l’occasione dai giornalisti freelance, autonomi e parasubordinati di Stampa Romana e dal coordinamento precari “Errori di stampa” di Roma, ma è aperta all’adesione e partecipazione di tutti quanti, singoli ed organizzazioni, la condividano.<br />
Fa parte della campagna “Io mio chiamo Giovanni Tizian” &#8211; promossa dall’associazione daSud – ed è in sintonia con la maratona “Altrochecasta”, organizzata il 22 gennaio a Occupy-Liberazione.<br />
Noi giornalisti senza contratto e “invisibili” non siamo una “casta”, come molti credono,  né dei “privilegiati”, come ci ha definito un mese fa anche il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero. </p>
<p><strong>Dignità e rispetto</strong><br />
Il giornalismo italiano ha cambiato volto: gli autonomi e i precari sono ormai più numerosi degli assunti, oltre 24 mila rispetto a 19 mila. Essendo un “costo”di gran lunga inferiore a quello di un contrattualizzato, si va affermando la tendenza a sostituire i dipendenti che lavorano in redazione con gli “atipici” esterni alla redazione. Le nostre firme sono sulle principali testate italiane, contribuiamo per oltre il 50% alla realizzazione di quotidiani, periodici, radio, tv, online: eppure siamo spesso sottopagati, quasi sempre senza tutele. Realizziamo inchieste sulla mafia e le sue infiltrazioni al nord, corrispondenze di guerra, reportage da Gaza e dalle rivolte in Iran o Maghreb. Lavoriamo in trincea, fuori dalle redazioni, senza contratto, pagati a pezzo con compensi quasi sempre irrisori, a volte anche di pochi euro e liquidati a distanza di mesi, o con Co.co.co spesso “capestro”, spesso senza percepire nemmeno un fisso al mese e per giunta con clausola di esclusiva.</p>
<p><strong>Lavoro senza tutele</strong><br />
Il 26 gennaio ci ritroviamo in piazza accanto a Giovanni Tizian perché non si può essere pagati 4 euro ad articolo e, come sovrapprezzo, finire sotto scorta. Né si può vivere sotto minaccia, com’è capitato a Rosaria Malcangi, vittima di un’intimidazione dinamitarda in Puglia, o come capita in vari modi ad altri colleghi. Né si può farla finita come Pierpaolo Faggiano, suicida lo scorso giugno: a 41 anni veniva ancora pagato soltanto 6 euro a pezzo.<br />
Il precariato sottopagato non è più limitato al “periodo di prova”, cui segue un’assunzione: può invece durare una vita intera, privandoci di un presente dignitoso, rubandoci i sogni, le prospettive di un futuro. A 30 anni, ma anche a 40 e più anni, si corre a caccia di notizie per garantire ai cittadini un bene primario come l’informazione; senza tutele contrattuali,  previdenziali, assicurative; umiliati da compensi non adeguati al lavoro svolto e da condizioni di lavoro che spesso offendono anche la dignità personale, prima che professionale.<br />
E, quando le testate chiudono o sono in stato di crisi, come purtroppo sta accadendo sempre più spesso, i primi a essere “dismessi” sono i non contrattualizzati, che non possono beneficiare nemmeno di ammortizzatori sociali. “Scaricati” da un giorno all’altro, dopo anni di lavoro.</p>
<p><strong>Subito la legge sull’equo compenso: no contributi a chi sfrutta</strong><br />
Un lavoro sempre precario, oltre a ledere la dignità personale, rende il giornalista più vulnerabile, in quanto più facilmente oggetto delle pressioni degli editori.<br />
E un’informazione sotto ricatto è un gravissimo danno anche per i cittadini e la democrazia. Chiediamo quindi al Parlamento una rapida approvazione della proposta di legge sull’equo compenso per il lavoro giornalistico “non dipendente”, che ha come riferimento<br />
l’art. 36 della Costituzione, in discussione alla Camera: prevede, tra l’altro, che il rispetto dei compensi minimi debba essere requisito necessario per l’accesso a qualsiasi contributo pubblico da parte delle aziende editoriali.<br />
Chiediamo che si aprano tavoli di trattativa, a livello nazionale e regionale (con i Ministeri e gli assessorati competenti), per stabilire regole certe in un mercato del lavoro sempre più selvaggio e adeguate misure di welfare.</p>
<p><strong>Comitato promotore “GIORNALISTI SENZA TUTELE: ALTRO CHE CASTA”<br />
(Freelance, autonomi e parasubordinati di Stampa Romana ed Errori di stampa)</strong></p>
<p>Per contatti:<br />
26gennaio@gmail.com<br />
http://www.facebook.com/groups/freelance.collaboratori/<br />
erroridistamparm.blogspot.com/<br />
http://www.facebook.com/groups/111399755597984/</p>
<p>Ufficio stampa: Valeria Calicchio cell. 347.1739345<br />
Per interviste: Raffaella Cosentino cell. 333.7401795</p>
<p>Articolo 21; Associazione Stampa Romana; Commissione Nazionale Lavoro Autonomo Fnsi; Coordinamento giornalisti precari e freelance dell&#8217;Assostampa Friuli Venezia Giulia; DaSud (Associazione antimafie); Diritto di Critica; Gruppo di lavoro sul precariato del Consiglio Nazionale dell&#8217;Ordine dei giornalisti; Malitalia; Occupy Liberazione; Ordine nazionale dei giornalisti; Pagina Facebook  Giornalisti freelance-http://freelance20.ning.com/ ; Radio 100 passi; Re:Fusi &#8211; Coordinamento dei giornalisti atipici freelance precari del Veneto; SottoPRESSione &#8211; Rete nazionale Coordinamenti giornalisti atipici freelance precari; Youth Press</p>
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		<title>Il bipolarismo in crisi e la fuga degli schieramenti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
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Fa uno strano effetto guardare quello che succede oggi quando il premier Monti parla alle camere, e andare con il pensiero ad alcune scene degli anni passati divenute ormai un classico dello scontro in aula tra i poli: dalle bottiglie di champagne alla caduta del governo Prodi &#8211; era il 2008 &#8211; al premier Berlusconi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/il-bipolarismo-in-crisi-e-la-fuga-degli-schieramenti/bipolarismo/" rel="attachment wp-att-9191"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/bipolarismo-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" class="alignnone size-medium wp-image-9191" /></a></p>
<p><strong>Fa uno strano effetto guardare quello che succede oggi quando il premier Monti parla alle camere, </strong>e andare con il pensiero ad alcune scene degli anni passati divenute ormai un classico dello scontro in aula tra i poli: dalle bottiglie di champagne alla caduta del governo Prodi &#8211; era il 2008 &#8211; al premier Berlusconi che si alza e gira i tacchi quando prende la parola Di Pietro &#8211; ricordate quella del “pregiudicato illusionista”? Se non ci fosse la Lega a tenere i toni sul pacato scambio di vedute &#8211; governo ladro, terroni, questa è per Monti (e mostra il dito medio) &#8211; ci sarebbe da non riconoscere più i nostri deputati e senatori. <strong>E proprio al Senato, oggi, nulla ha interrotto il discorso del premier nella seduta dedicata alle mozioni sulle politiche europee da portare a Brussels, se non applausi multicolore</strong>: centro-sinistra, centro e centro-destra. Tant’è che dei cinque documenti presentati, uno era siglato proprio dai tre maggiori partiti che siedono tra i banchi di questa singolare maggioranza: firma congiunta di Pd, Terzo polo e PdL. Che l’immagine della nostra economia stesa in una corsia di pronto soccorso abbia placato gli animi, o più semplicemente si cerca di tirarsi fuori gioco prima che diventi troppo duro per i più? Dei tanti “passi indietro” fatti in queste settimane, quanti sono dettati dalla responsabilità e quanti dall’opportunità? E negli altri paesi dell’Unione, il bipolarismo che ruolo sta assumendo? Cerchiamo di capire se e come un momento di crisi possa influenzare la lotta tra schieramenti politici opposti insieme al prof. Vincenzo della Sala, docente di Scienza politica presso l’Università degli studi di Trento.</p>
<p><strong>Professor della Sala, questa mattina durante l’esame al Senato delle mozioni da presentare all’Unione Europea sulle politiche comunitarie Partito democratico, Terzo polo e Popolo della libertà hanno presentato un testo unico. Che significato ha questo “matrimonio” politico?</strong><br />
Più che un matrimonio, è una scelta di andare in vacanza insieme. Nel senso che riflette un momento abbastanza particolare per la politica e l’economica italiana, e che non credo abbia più di tanto dietro. I matrimoni si fanno nelle democrazie quando si va dall’elettore dicendo “noi ci presentiamo insieme”, e siamo ben lontani da questo. Certo la situazione mette insieme, può darsi, dei compagni di viaggio che altrimenti non avrebbero pensato di viaggiare insieme.</p>
<p><strong>Nei mesi scorsi siamo stati abituati ad assistere a delle vere e proprie trincee parlamentari, ed ora vediamo scene di sedute tranquillissime con interminabili applausi finali. Cosa è successo?</strong><br />
Monti raccoglie applausi perché non si può fare diversamente in questo momento. Monti risolve i problemi di tutti: nel centro-destra e nel vecchio governo c’erano dei conflitti che non si potevano risolvere, e il governo tecnico gli ha dato il tempo di comporsi, di scaricare in un certo senso su di esso le responsabilità di una politica che avrà delle conseguenze pesanti per gli italiani, e dunque l’applauso è più un sollievo che altro. Da parte del centro-sinistra il governo Monti risolve alcuni problemi, e spinge più in avanti le decisioni da fare anche sul centro-sinistra. Direi che è si strano che dopo una politica polarizzata che dura da diciassette anni o forse di più, avere adesso una situazione in cui siamo tutti amici, ma è un momento particolare, e dura o finché persiste l’emergenza, dunque lo spread e la pressione che viene dai mercati rimane, o finché i partiti decidono che l’emergenza è passata e ritornano sui propri passi.</p>
<p><strong>Non si può vedere in questo senso una sottrazione alle proprie responsabilità da parte dei partiti?</strong><br />
Certo, è una fuga di responsabilità da parte di tutti. Il fatto che c’è un ampio consenso vuol dire che la politica ha abbandonato il suo dovere. Ma non può durare, è una cosa che durerà massimo mesi o fino alla fine dell’anno, ma a un certo punto la politica deve tornare a fare il suo mestiere. Difficile capire come potrebbe essere diverso il nostro Paese in base ai vincoli che vengono dall’esterno: o l’Italia doveva decidere di abbandonare il progetto dell’Euro, o doveva abbandonare la politica per un po’ di tempo. Se questa è stata la scelta giusta, l’elettore italiano avrà occasione di esprimere la sua opinione.</p>
<p><strong>Negli altri stati europei la crisi economica sta portando ad una polarizzazione o ad una conciliazione del dibattito politico?</strong><br />
Ci sono casi diversi. Il caso italiano e il caso greco sono casi singolari, nel senso che ci sono governi tecnici e ancora l’elettorato non ha avuto occasione di esprimere un giudizio. In Grecia per esempio, dove ci saranno elezioni a primavera, non sembra che ci sia un governo e un programma unitario che sarà presentato all’elettorato, i partiti presenteranno le loro posizioni ed è molto probabile che ci saranno delle forti divisioni, anche tra partiti che attualmente sostengono lo stesso governo. In Spagna, dove non so se si può parlare di polarizzazione, ci sono state delle elezioni in cui il centro-destra è tornato al potere con una forte maggioranza, ma non c’è una mossa unitaria dietro la politica economica del nuovo governo perché non è necessario, il governo ha una maggioranza in parlamento che lo sostiene, e stesso discorso in Portogallo. Se diamo un’occhiata a cosa succede in Francia, con le elezioni presidenziali che si terranno a marzo lo scenario è tutt’altro che unitario, c’è la posizione del candidato di centro-sinistra che critica fortemente il governo di centro-destra: dire che è un quadro politico più polarizzato rispetto al passato, forse no. Con una premessa: una delle posizioni estreme che stanno diventando parte delle quotidianità politica, quella anti-europea, di solito di destra, sta facendo parte della politica nazionale di alcuni stati membri, in Olanda ed in Finlandia ad esempio. Direi che è molto probabile che la crisi economica, come la storia ci ha insegnato, porterà più all’estremismo che a posizioni unitarie.</p>
<p><strong>La governance centrale europea uscirà rafforzata o indebolita da questa crisi?</strong><br />
E’ difficile dire che le istituzioni UE emergeranno rafforzate. Qualsiasi soluzione si trovi, porterà un forte stampo intergovernativo. Dunque saranno gli stati membri più che le istituzioni europee a prendere decisioni di garantire il funzionamento dell’Unione Europea e delle decisioni che vengono prese a livello transnazionale. E’ chiaro che siamo solo all’inizio di questa crisi, ci saranno delle riforme nella governance europea, ma poco probabile che l’UE emerga rafforzata dalla crisi ed i conflitti all’interno dell’Unione possono soltanto incrementare. Non sono stati anni felici per l’Europa, anche se c’è chi pensa che essa vada avanti quando ci sono delle crisi e questo porta più  cooperazione, è chiaro che ci sono dei problemi strutturali al suo interno. Un’altra conseguenza di questa crisi è che la Germania, ed in modo minore anche la Francia, emergono come dei veri leader con cui gli altri devono trattare, ed il downgrade della Francia è stato un duro colpo a questo asse franco-tedesco: difficilmente in francesi possono pretendere di essere pari con i tedeschi quando si parla di politica economica europea.</p>
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		<title>Mario Francese</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 07:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Claudia Benassai)
Correva l’anno 1976. Le lancette dell’orologio segnavano le 21.15. Mario Francese cronista di cronaca giudiziaria del Giornale di Sicilia stava rientrando a casa. Gli ultimi minuti della sua vita si sono consumati davanti casa sua. I passi per tornare a casa sono stati bruscamente interrotti da quattro colpi di pistola che lo hanno [...]]]></description>
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<p>(di Claudia Benassai)<br />
<strong>Correva l’anno 1976. Le lancette dell’orologio segnavano le 21.15</strong>. Mario Francese cronista di cronaca giudiziaria del Giornale di Sicilia stava rientrando a casa. Gli ultimi minuti della sua vita si sono consumati davanti casa sua. I passi per tornare a casa sono stati bruscamente interrotti da quattro colpi di pistola che lo hanno raggiunto alle spalle e lo hanno freddato con una tremenda lucidità. <strong>Ma chi era Mario Francese? </strong>Le sue cronache sono state definite coraggiose. La sua personalità quella di un lucido profeta: “La mafia è come una congregazione di mutua assistenza che ha suoi uomini in ogni struttura dell’apparato dello Stato e della società dove li infiltra, nell’apparente rispetto della legalità, per ricavarne vantaggi puntando sulla corruzione, sull’omertà, sul rispetto. Attraverso il suo sviluppo, la mafia ha fornito negli anni possibilità di lavoro illegale o legalizzato, solidarietà, assistenza, collaborazione in ogni iniziativa le cui finalità non sono in contrasto con i principi dell’”organizzazione”. Queste parole sono state impresse su carta in un periodo nel quale per la mancanza di collaboratori di giustizia il ritratto della mafia non era solo oscuro, ma era anche accompagnato da una cappa plumbea.<strong> Ed è così che una voce solitaria e coraggiosa tesse le fila della storia stragista della mafia corleonese.</strong> La Cosa Nostra che alza la posta  in gioco, elimina i rivali, inaugura sequestri e punta al controllo degli appalti pubblici, nel clima desolante della ricostruzione del Belice, che mette in gioco una “ballata di miliardi” e tutta l’invettiva di Totò Riina che con orchestrazioni ricche di complicità e connivenze corre verso l’arricchimento lasciando non solo una scia di distruzione e morte ma anche la puzza del compromesso morale. Intanto mentre i pezzi battuti e picchiati sulla macchina da scrivere si sono fermati a trentasei anni fa e lo spessore professionale di un giornalista è rimasto intrappolato tra le maglie di una giustizia che è arrivata troppo tardi, resta però l’essenza del giornalismo che traspare dalla parola audace e battagliera di un uomo che si è identificato perfettamente con la missione del giornalismo: cercando, raccontando, ricostruendo storie che solo in un tempo troppo lontano per lui, si sarebbero rivelate dirompenti e travolgenti agli occhi della società civile. In particolare, ancor di più importanti, per chi si affaccia timidamente nel mondo dell’informazione, in cui ti raccontano che tutto è precario e succube di un’informazione aleatoria, sensazionalistica, fast food. dove il piglio critico è eluso da notizie frammentate, divise anni luce dalle ricostruzioni attente tipiche del filatelico Mario Francese che hanno gettato lustro al giornalismo, servendo solo il principio di una stampa libera, curiosa, attenta, scevra da condizionamenti e sudditanza. Le storie offerte al lettore da Mario Francese, oggi come allora, sono quasi assenti dalla stampa, riaffiorano grazie  all’impegno di professionisti dell’informazione, anonimi, precari, minacciati. Quindi restano gli ideali che sono perseguiti dai precari dell’informazione che anche se inglobati nella macchina veloce della stampa guardano alla tensione morale di giornalisti come lui. <strong>Giornalista con la schiena dritta</strong>. Giornalista che ha consumato la suola da scarpe tra i palazzi di giustizia e le realtà di una Sicilia che allora moriva tra taciti accomodamenti e terribili stragi, malvisto dai mafiosi che lo definivano “cornuto”e lo etichettavano come nemico dei mafiosi. <strong>L’auspicio oggi è che al silenzio della mafia, non corrisponda il silenzio sulle vittime di mafia. </strong></p>
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		<title>Appuntamento con il boss/18</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 21:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Rino Germanà]]></category>
		<category><![CDATA[Stragi 1993]]></category>

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Il filo di Arianna,lungo e sottile, forse condurrà verso un’uscita. Ma quale? e Alessio ha pensato al momento in cui qualcuno potrebbe stringergli le manette ai polsi?
E questo qualcuno è quell’uomo che lo segue dal momento della sua fuga? Domande, dubbi, dilemmi che girano nella sua testa come in molti di noi. Questa storia avrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss18/matteoappuntamento/" rel="attachment wp-att-9179"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/matteoappuntamento.jpg" alt="" title="matteoappuntamento" width="223" height="226" class="alignleft size-full wp-image-9179" /></a></p>
<p><strong>Il filo di Arianna,lungo e sottile, forse condurrà verso un’uscita</strong>. Ma quale? e Alessio ha pensato al momento in cui qualcuno potrebbe stringergli le manette ai polsi?<br />
E questo qualcuno è quell’uomo che lo segue dal momento della sua fuga? Domande, dubbi, dilemmi che girano nella sua testa come in molti di noi. Questa storia avrà mai fine? E quale sarà questa fine?<br />
Intanto c’è chi ha superato le stragi,le  bombe e gli attentati e ancora può raccontare molto. C’è chi non ha mai perso le sue tracce. E continua ad accumulare notizie. <strong>Forse Alessio non ha mai incontrato gli occhi del suo “cacciatore” o forse si. E forse ne conosce lo sguardo e il modo di sentire. Sa che anche lui è solo</strong>. Combatte la sua guerra  e qualche volta pensa di essere stato abbandonato da tutti. Alessio questo non lo pensa mai invece.<br />
La loro è certamente una partita a scacchi. E’ certamente la battaglia del bene contro il male ( e ognuno di loro pensa di essere dalla parte giusta). Dura dal 1993 questa guerra. E ogni colpo inferto al suo patrimonio è un colpo inferto a lui, alla sua latitanza,alle sue ricchezze, al suo onore e al suo potere. Si sente accerchiato ma non ha nessuna intenzione di mollare ma sa che anche l’altra parte non mollerà la presa. Troppo alta la posta, troppo importante arrivare all’obiettivo. Troppi uomini morti ci sono tra Alessio e la Legge. <strong>Troppe vite spezzate, troppo dolore. Per scelta o perché stretto nell’angolo, alla fine dovrà cedere.</strong></p>
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		<title>Reggio Calabria Caput mundi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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“Per me Reggio Calabria è caput mundi”. Non ha dubbi Santo Versace. Se pensa alla sua terra si emoziona e crede che sia “fondamentale che il Sud decolli”. Quello che manca oggi in Italia è l’attenzione per il Meridione, “ricco di risorse e enormi potenzialità”. Si parte da qui, dalla sua terra, per capire lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/reggio-calabria-caput-mundi/_dsc7763-copy-2/" rel="attachment wp-att-9175"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC7763-copy-2-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9175" /></a></p>
<p><strong>“Per me Reggio Calabria è caput mundi”</strong><strong>. Non ha dubbi Santo Versace.</strong> Se pensa alla sua terra si emoziona e crede che sia “fondamentale che il Sud decolli”. Quello che manca oggi in Italia è l’attenzione per il Meridione, “ricco di risorse e enormi potenzialità”. Si parte da qui, dalla sua terra, per capire lo spirito di un uomo di successo, semplice nel modo di porsi. Lo incontriamo a Roma, siamo con una troupe di Sky Atlantic che sta svolgendo a Roma, come in diverse altre capitali mondiali, una inchiesta sul potere. Ci dà appuntamento prima in un ristorante vicino a Fontana di Trevi, poi andiamo nei suoi negozi di via Condotti. Ci accoglie, ci sorride e lascia da parte ogni formalità.<br />
Per lavoro vive tra Roma e Milano, ma segue tutto quello che succede in Calabria. Santo Versace, il fratello di Gianni e Donatella, peraltro, è presidente fondatore di Altagamma (associazione delle imprese italiane di alta gamma).  Ha dato il nome ed ha contribuito alla stesura della legge Reguzzoni – Versace che disciplina l’architettura del Made in Italy, oltre ad avere introdotto l’obbligo della tracciabilità delle lavorazioni tessili.<br />
<strong>Ma il suo impegno è anche quello politico.</strong> Dopo il divorzio col Pdl e con Berlusconi, oggi fa parte di Alleanza per l’Italia. Non ha alcun problema, “fatemi qualsiasi domanda, certo” non esita a dire. E la nostra attenzione si sposta subito alla Calabria, allo scioglimento del Comune di Reggio. Versace è un uomo di classe e moderato:<strong> “Sicuramente la magistratura dovrà fare luce su quanto è accaduto negli anni e la commissione d’accesso chiarirà come stanno le cose”.<br />
Intanto, però, bisogna stare attenti alle enfatizzazioni e alla disinformazione. “Si tratta di territori particolari, alle volte capita che non ci si espone in maniera diretta. I prestanome sono quelli che prendono gli accordi”. </strong>Motivo per cui non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, prima di avere delle prove certe. “Il problema è sempre la classe dirigente. Soprattutto al Sud – spiega ancora – noi abbiamo bisogno di persone trasparenti in politica, dobbiamo pretendere il meglio”. Un ruolo fondamentale per l’onorevole Versace è certamente quello dell’informazione. “C’è bisogno che la gente sappia”. Senza cadere in facili generalizzazioni, però.<br />
Per quanto riguarda il governo tecnico di Monti, il presidente di Altagamma non ha dubbi: “Ho sempre auspicato che arrivasse un primo ministro come Monti. Uomini come lui e Passera sono in realtà dei grandi politici”. A differenza di poco tempo fa “<strong>questo governo non ha bisogno di pubblicità. A questo governo non serve l’audience perché non ha bisogno di vetrine, solo di fare. E sicuramente le persone che sono al governo sanno fare”. </strong><br />
Vorremmo fargli tante altre domande. Il tempo che ci dedica è tanto, quasi due ore per le vie di Roma, un saluto alla gente che lo incontra per strada, un sorriso a noi. Ma alla fine abbiamo preferito parlare con l’uomo, non con il politico, né con il presidente di Altagamma. <strong>È sempre bello scoprire che un uomo di potere come lui, sta in mezzo alla gente con estrema semplicità. </strong></p>
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		<title>Ciaccio Montalto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 06:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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&#8220;Giacomo era figlio di siciliani, ma non era nato in Sicilia ma a Milano dove allora suo padre Enrico, pure Lui magistrato di grande spessore tecnico e di eccezionale rettitudine, che fu presidente di sezione della cassazione, al tempo della nascita di Giacomo lavorava, ed era siciliano nell’anima e in tutto il suo essere.
Amava profondamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-9167" href="http://www.malitalia.it/2012/01/ciaccio-montalto/ciaccio-montalto-2/"><img class="alignnone size-full wp-image-9167" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/ciaccio-montalto.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Giacomo era figlio di siciliani, ma non era nato in Sicilia ma a Milano</strong> dove allora suo padre Enrico, pure Lui magistrato di grande spessore tecnico e di eccezionale rettitudine, che fu presidente di sezione della cassazione, al tempo della nascita di Giacomo lavorava, ed era siciliano nell’anima e in tutto il suo essere.</p>
<p>Amava profondamente questa terra e tutto ciò che di positivo vi si trova pur avendo piena consapevolezza che senza l’affrancazione dal giogo della mafia e dalle incrostazioni di tanti poteri più o meno occulti non sarebbe stata mai possibile una vera rinascita.<br />
Ebbe rapporti molto stretti con Giovanni Falcone, nati negli anni del comune lavoro a Trapani sino al 1978, e ne fu ispiratore perché, almeno nel primo periodo di attività professionale, Giovanni, che a Trapani negli anni conclusivi della sua permanenza aveva svolto soprattutto funzioni civili, riconoscendo la specializzazione penalistica di Giacomo, ricorreva frequentemente ai suoi consigli.</p>
<p>Giacomo era molto stimato dai Colleghi, che tuttavia spesso non percepirono, almeno sino in fondo, la esattezza delle sue intuizioni, ritenute al tempo solo ipotesi possibili di ricostruzione dei fatti e ora divenute certe acquisizioni:<br />
-la spiegazione dell’interesse di cosa nostra, in un determinato momento storico, a mantenere in un certo ambito territoriale -a Trapani- la c.d. pax mafiosa per potervi porre il porto di accesso degli stupefacenti in Italia e nei paesi occidentali ;<br />
-la necessità di scalfire gli interessi economici della mafia per poterne minare la forza;<br />
-la rilevanza delle indagini bancarie e sulle banche talvolta portate a chiudere gli occhi sull’origine del denaro ricevuto o sulla destinazione di quello impiegato;<br />
-la intuizione della struttura unitaria di cosa nostra sino a quel periodo ritenuta una costellazione di sistemi in competizione, pur accomunati da modelli operativi comuni;<br />
-l’intuizione, precedente alle rivelazioni di Buscetta , Contorno e dei primi collaboratori, della macroscopica divergenza della logica della mafia rispetto ad ordinari criteri di razionalità;<br />
-la comprensione della necessità di fare breccia nel muro di omertà, cominciando dai mafiosi ed inducendo proprio loro a collaborare: è noto che Giacomo riuscì a far parlare un affiliato alla mafia e non ottenne grandi risultati solo per il non rilevante spessore del personaggio , a conoscenza perciò solo di certe e poche verità, e perché le innovazioni epocali , anche quelle di strategia processuale, richiedono tempi lunghi di maturazione.</p>
<p><strong> Giacomo Ciaccio non si occupò solo di mafia, ma operò a 360° </strong>:si occupò di indagini su reati ambientali quando i discorsi sul tema erano ancora ristretti a pochi precursori e, in particolare, operò per fermare la cementificazione dei fondali marini vicini alle nostre coste, che dissennate discariche in mare dei sottoprodotti della lavorazione del marmo stavano provocando, come con le sue escursioni subacquee nei nostri mari, aveva constatato: gli bastava scorgere da Valderice, dove spesso soggiornava, le chiazze che lo scarico in mare delle polveri di marmo provocano, per interrompere altre occupazioni, anche i momenti di riposo per lasciare gli amici, e piombare lancia in resta a fermare gli inquinatori.<br />
Si trattava di problemi di cui negli anni 70 non veniva avvertita l’incidenza distruttiva sulla vita dei cittadini e delle stesse generazioni future , perché solo ora percepiamo quale devastazione del nostro patrimonio naturale abbiano apportato e quanti problemi irrisolti del vivere civile siano ancora ad essi collegati.<br />
<strong> Operò senza timori di alcun genere</strong> contro la corruzione nell’ambito degli amministratori e funzionari pubblici , realizzando anche in questo caso indagini di rilevante impatto nella nostra area che gli attirarono, come è intuibile, molte inimicizie.</p>
<p>Non si può ricordare Giacomo senza far cenno ai molti suoi interessi culturali, che con tanta forza manifestava avendo una speciale capacità di coinvolgimento e di trasmettere agli altri i suoi entusiasmi: la passione per certi scrittori, da Eco, allora poco famoso, a Tomasi di Lampedusa, a Marquez ; la sua venerazione per Beethoven, l’amore per la lirica , per Bellini, quello affettuoso per Verdi insolitamente collegato ad un notevole apprezzamento per Wagner, le predilezioni per alcuni interpreti da quelli famosi quali Toscanini, Cortot, Richter, Ghilels, la amatissima Callas, ad altri quali Pollini e Daniel Rivera, percepiti subito come grandi da Giacomo con straordinaria sensibilità e consacrati tali negli anni successivi alla sua morte , le passioni più popolari per la canzone napoletana d’autore, per le nostre tradizioni gastronomiche, per il mare che con il candido coraggio che lo distingueva, solcò facendo viaggi ardimentosi pur quando all’inizio della sua esperienza nautica, aveva una pratica limitata.</p>
<p><strong> Vorremmo che il ricordo di Giacomo Ciaccio Montalto non sia soltanto aria fritta </strong>con espressione che lui spesso usava, ma rappresenti tensione continua verso il perseguimento della meta che lui sempre ebbe presente, verso comportamenti che ci consentano di non vergognarci, nascondendole, delle nostre radici.<br />
Giacomo nella sua breve vita ebbe la capacità di suscitare un profluvio di sentimenti, di influenze, di spinte etiche, pur senza espliciti suggerimenti, nei Colleghi, che hanno raccolto il testimone raccogliendo e diffondendo le idee e le tensioni morali di Giacomo.<br />
Esperienze di vita come quella di Giacomo, nell’attuale momento in cui la fiducia dei cittadini nelle istituzioni giudiziarie, a volte non ingiustificatamente, viene meno, in cui spesso non si comprende che quella del magistrato non è una professione come le altre e deve essere esercitata avvertendo in ogni momento quanto grande deve essere il proprio impegno a tutela della legalità che comincia dalla scrupolosa osservanza della legge e dei diritti dei cittadini proprio da parte dei giudici, condotte di magistrati come Giacomo, che mai sentendosi eroi lo sono stati, sono un paradigma insostituibile da imitare e un esempio da non dimenticare&#8221;.</p>
<p><strong>Mario D&#8217;Angelo, già presidente dei Tribunali di Trapani e Marsala</strong></p>
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		<title>Appuntamento con il boss/17</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 21:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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La morte del padre è stato quindi l’inizio, quello vero. I lavoretti erano cosa da niente per Alessio che aveva le idee chiare: arrivare ad essere il capo. U zu Cicciu gli ha lasciato una bella eredità: ammazzare la gente quando c’è bisogno e ‘fottere’ chiunque se serve a raggiungere gli obiettivi. Trapani è sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss17/labirinto/" rel="attachment wp-att-9152"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/labirinto.jpg" alt="" title="labirinto" width="257" height="196" class="alignleft size-full wp-image-9152" /></a></p>
<p><strong>La morte del padre è stato quindi l’inizio, quello vero</strong>. I lavoretti erano cosa da niente per Alessio che aveva le idee chiare: arrivare ad essere il capo. U zu Cicciu gli ha lasciato una bella eredità: ammazzare la gente quando c’è bisogno e ‘fottere’ chiunque se serve a raggiungere gli obiettivi. Trapani è sempre la stessa, non a caso ancora è possibile fare il necrologio du zu Cicciu sul giornale. La città si è mai chiesta se dietro ci possa essere Alessio?<br />
Ah, già. Lui è anche Diabolik. Lo è così tanto da architettare stragi e omicidi. Giocare d’astuzia è il suo forte. Come quella partita a scacchi col poliziotto che lo insegue: una mossa ciascuno, lentamente, senza sbagliare. Qualsiasi errore potrebbe essere fatale. <strong>“I Torquemada da strapazzo” non sono riusciti a fermarlo, è vero</strong>. Nessuno fino ad oggi è riuscito a capire da dove iniziare questa storia che sembra infinita. Ci sono una serie di tracce, ma potrebbero anche essere un depistaggio?<br />
Chi lo sa. Intanto a Trapani i suoi occhi potrebbero nascondersi dietro al volto di chiunque. La sua volontà è sovrana e quei picciotti staranno facendo a gara per soddisfare ogni suo desiderio. Il suo padrino, Totò Riina, non ha mai lasciato la moglie da sola, a parte quando è stato strettamente necessario. A tradire Provenzano ci si è messa di mezzo pure la malattia che l’ha costretto ad arrivare fino in Francia, quando gli uomini della polizia erano già sulle sue tracce. Quella Bibbia consumata che ha lasciato nel suo covo, è frutto di una lunga meditazione e di una profonda fede? Ma per cosa? Quelle letture giustificavano i morti ammazzati? Dell’ultimo padrino, invece, non vi è traccia da un sacco di tempo. <strong>Quei pizzini fino al 2006 e quei beni sequestrati la scorsa settimana. Siamo entrati in un labirinto. Il filo di Arianna,lungo e sottile, condurrà mai qualcuno verso l’uscita?</strong></p>
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		<title>In ricordo di Cesare Terranova e Paolo Borsellino</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 20:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Jana Cardinale)
&#8220;Un momento di esaltazione della memoria, soprattutto nei confronti dei giovani, ai quali vorremmo trasmettere i valori impersonati da questi due illustri colleghi uccisi barbaramente dalla mafia, proprio perché hanno fatto bene il loro lavoro&#8221;.Sono le parole del presidente del Tribunale di Marsala, Gioacchino Natòli, presente ed emozionato, sabato 21 gennaio, alla cerimonia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/in-ricordo-di-cesare-terranova-e-paolo-borsellino/404186_3037516027284_1544500349_32804662_80408566_n/" rel="attachment wp-att-9171"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/404186_3037516027284_1544500349_32804662_80408566_n-300x225.jpg" alt="" title="404186_3037516027284_1544500349_32804662_80408566_n" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-9171" /></a></p>
<p>(di Jana Cardinale)<br />
<strong>&#8220;Un momento di esaltazione della memoria, soprattutto nei confronti dei giovani, ai quali vorremmo trasmettere i valori impersonati da questi due illustri colleghi uccisi barbaramente dalla mafia, proprio perché hanno fatto bene il loro lavoro&#8221;</strong>.Sono le parole del presidente del Tribunale di Marsala, Gioacchino Natòli, presente ed emozionato, sabato 21 gennaio, alla cerimonia di scopertura  delle riproduzioni fotografiche dei giudici Cesare Terranova e Paolo Borsellino, in occasione del 43° anniversario dell&#8217;apertura del Tribunale lilibetano. Accanto a Natòli, Anna Palma, presidente della Fondazione Cesare Terranova, che ha ribadito: <vogliamo ricordare e presentare ai giovani di queste scuole due persone che hanno interpretato nel giusto modo i veri valori della legalità, invitando tutti a praticarli giornalmente>. Sabato scorso alla manifestazione voluta dall&#8217;Associazione Nazionale Magistrati, dall’Amministrazione Comunale guidata da Renzo Carini, dalla presidenza del Tribunale e dalla Procura della Repubblica, erano presenti tutte le autorità militari, civili e religiose, nonché i giovani rappresentanti di alcuni istituti medi e superiori di Marsala, pronti a conoscere meglio e da vicino i due giudici vittime della mafia, figure immortali animate dall’amore per la propria terra e per la sua crescita nel rispetto delle regole civili e giuridiche. <strong>&#8220;Marsala si impegna a ricordare”</strong>, così come è stato sottolineato dal presidente dell’Anm, Marcello Saladino – ha voluto costituire un piccolo e significativo segnale per contribuire a scardinare sul territorio di riferimento gli effetti perversi prodotti dal cosiddetto &#8220;psichismo mafioso&#8221;. La cerimonia,  cui ha preso parte anche Manfredi Borsellino, attento, più volte citato dal sindaco che lo ha invitato a tornare spesso nella città in cui suo padre prestò un servizio importante ed apprezzato, incontrando più volte i ragazzi delle scuole, è stata organizzata in un particolare momento di perplessità &#8211; e anche di sconforto &#8211; sulla stabilità del Tribunale cittadino, a causa delle notizie divulgate nelle scorse settimane sulla possibile soppressione dell’istituzione, in procinto di essere accorpata a quella di Trapani. Notizie che però ben presto sono state raggiunte da tutte le rassicurazioni necessarie, anche da quella relativa all’inaugurazione del nuovo Tribunale, atteso da qualche anno, alla quale ben presto potranno assistere i marsalesi, assieme a quella del nuovo carcere, proprio in sostegno di quello che è il 5° Tribunale in Sicilia per mole di lavoro. Marsala ha voluto ricordare, dunque,<strong> Terranova e Borsellino</strong>, così come ha istituzionalizzato il ricordo di Paolo Borsellino nel giorno della strage e così come ha lavorato fino ad ottenere da poco, un finanziamento di 900 mila euro per utilizzare un bene confiscato alla mafia, che diventerà un centro per ragazze madri aperto all’impegno di tutti. In una giornata dalla pioggia esitante, sabato, piazza Borsellino è stata illuminata da quella scopertura preziosa, carica di emozione, seguita da applausi e riconoscenza, tra i volti commossi dei presenti e le note impagabili dell’Inno d’Italia, colonna sonora di un tributo doveroso a<strong> Cesare Terranova e Paolo Borsellino: procuratore della Repubblica a Marsala fino al 1973, il primo, che si occupò del &#8220;mostro&#8221; Michele Vinci, ucciso assieme al maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso, e procuratore capo a Marsala dal 1986, dove per cinque anni guiderà una delle Procure più impegnate sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, il secondo.</strong></vogliamo></p>
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		<title>Ma il cielo è sempre più blu</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Domenico Logozzo)
“Ho ritrovato la mia terra più bella di quanto non sospettassi io stesso, coi suoi altopiani interni che paiono d&#8217;una contrada boreale d&#8217;Europa, e la vecchia consunta sponda greca del Mar Jonio”.Così scriveva Corrado Alvaro nel maggio del 1938 della nostra bella ed amata Calabria.Sensazioni positive.Come quelle che suscita oggi la splendida costa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/gioiosa-ionica/" rel="attachment wp-att-9160"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/gioiosa-ionica-300x188.jpg" alt="" title="gioiosa ionica" width="300" height="188" class="alignleft size-medium wp-image-9160" /></a></p>
<p>(di Domenico Logozzo)<br />
<strong>“Ho ritrovato la mia terra più bella di quanto non sospettassi io stesso, coi suoi altopiani interni che paiono d&#8217;una contrada boreale d&#8217;Europa, e la vecchia consunta sponda greca del Mar Jonio”</strong>.Così scriveva Corrado Alvaro nel maggio del 1938 della nostra bella ed amata Calabria.Sensazioni positive.Come quelle che suscita oggi la splendida costa calabrese attraverso la foto pubblicata su facebook da un cultore del passato e del presente di Gioiosa Jonica,come Luciano Linares D’Aragona.Un benemerito della comunità gioiosana che con umiltà e passione mette in luce le bellezze di una terra troppo infangata ed umiliata.Ingiustamente abbandonata.<strong>Colpevolmente ghettizzata.</strong>La foto è stata scattata alle 11.45 di martedì 24 gennaio 2012 sulla spiaggia di Marina di Gioiosa Jonica.Fantastica.Con le pietre brillanti,il mare limpido,il cielo  blu ,quel “cielo sempre più blu” cantato  da Rino Gaetano,un figlio della costa jonica ,un crotonese che ha onorato la Calabria.<br />
Questa immagine conserviamola.Nella mente e nel cuore.E tiriamola fuori nei momenti in cui sentiamo il bisogno di ammirare i doni che madre natura ha dato alla Calabria.Per non dimenticare le nostre limpide e forti origini. Natura da amare.Da rispettare.Beni dell’umanità.Quanti ci sono nella parte estrema e più profonda e più ignorata d’Italia!Riportali alla luce.Il miracolo dei Bronzi si è compiuto nei primi anni Settanta a pochi  chilometri di distanza da qui,nel mare di Riace.Luoghi e tesori esplorati e da esplorare che la Calabria deve mantenere integri.<strong>Esaltare.Non deturpare.Non far deturpare.Da nessuno .E per nessun motivo!</strong> E quando,alla vigilia della stagione estiva,come da decenni accade,ci verranno  a dire – e lo faranno sapere a tutto il mondo -,che “il mare calabrese è inquinato”, che bisogna stare attenti :”è sporco, ci sono problemi per la salute dei turisti,grossi problemi per la balneabilità”, rispondiamo per le rime.Facciamoci sentire.Questa foto tiriamola fuori,mostriamo il vero volto della Calabria pulita,limpida,da ammirare e da amare.Le campagne pubblicitarie si fanno attraverso la promozione della realtà,non con i…fumetti che costano molto e producono poco.Una foto come questa vale milioni di euro! Ma attenzione:non prestiamo il fianco ai nemici dello sviluppo turistico calabrese.Facciamo funzionare i depuratori,costruiamone di nuovi,la raccolta dei rifiuti sia all’altezza della situazione,facciamo sì che la nostra terra sia davvero un modello di accoglienza e che la parola che con il sorriso viene più frequentemente usata con gli ospiti:”Favorite”,sia davvero la parola chiave per “favorire” l’avvio di un rapporto diverso e proficuo con l’industria del forestiero.Il turismo può e deve essere efficacemente una carta vincente per la nostra terra che i denigratori ad oltranza vorrebbero eternamente in ginocchio.Per sfruttarla ed impoverirla ulteriormente<br />
Ripartenza.Deve essere questo l’obiettivo primario.La  sfavillante foto del mare d’inverno di Marina di Gioiosa Jonica è un invito a riflettere e ad agire.Onda su onda,per far salire la Calabria verso posizioni economiche,sociali e culturali più consone alle sue effettive capacità di progettare e di fare bene.Mettendo in condizione di non nuocere le forze antisociali che vorrebbero questa nostra terra per sempre succube degli influssi  <strong>paralizzanti del clientelismo e dell’arroganza politico-mafiosa che tanti guai hanno provocato.</strong>Fin dal lontano passato,come viene ampiamente testimoniato,anche  nei primi Anni Cinquanta,dai resoconti parlamentari dei grandi giornali del Nord.Accese sedute alla camera sul problema della criminalità organizzata.Dalla “Stampa” di Torino del 6 ottobre 1955 riprendiamo questo intervento del parlamentare del Pci,Mario  Alicata,che è stato segretario regionale in Calabria e sindaco di Melissa: “Abbiamo ragione quando diciamo che la causa della delinquenza calabrese è da ricercarsi nella corruzione e nell&#8217;intrigo degli agrari reggini. Mentre la caccia ai latitanti (167, pare, e in gran, parte per cause d&#8217;onore) prosegue con mano dura che contrasta con le indulgenze di un recentissimo passato, non si è considerato che la maggior  parte del reati in Calabria negli ultimi tempi sono stati di estorsione. Ciò vuol dire, in chiare parole, questo: che la mafia è stata rafforzata dagli agrari reggini per arrestare la legittima emancipazione delle masse di braccianti e lavoratori troppo duramente trattati e ora questa mafia è forte e prepotente, e ricattatrice. E’ in atto una vera e propria rissa tra varie clientele politiche per salvare i rispettivi capi elettori dalla scure di Marzano. E&#8217; in queste clientele che bisogna colpire, è la corruzione che bisogna stroncare. Capi mafia legati ad uffici pubblici impongono una taglia del 10 &#8211; 15 per cento sui fondi destinati alla ricostruzione delle case distrutte dall&#8217;alluvione dello scorso anno. Ma ciò è solo un aspetto della corruzione. Non parliamo di quanto succede nei mercati degli agrumi e del bergamotto.<strong> L&#8217;Aspromonte non è soltanto un mito di banditi, significa anche un pugno di lavoratori che combattono contro la prepotenza agraria e le  sopraffazioni”</strong>.L’immagine pulita della foto gioiosana è un richiamo forte e deciso a determinare le condizioni per rendere così bella e splendente la Calabria dei buoni e dei giusti!</p>
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		<title>Appuntamento con il boss/16</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 21:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Bisogna stare attenti. Molto attenti. In mezzo a questa storia ci sono uomini di fiducia, tanti uomini di fiducia. Non si tratta di un boss comune, questo è chiaro. L’invisibile, ‘u siccu, Alessio è uno, nessuno e centomila. Ha tante maschere che ha saputo indossare a seconda delle circostanze. Si è sempre mostrato “un buono” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss16/attachment/1/" rel="attachment wp-att-9148"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/1-300x216.jpg" alt="" title="1" width="300" height="216" class="alignleft size-medium wp-image-9148" /></a></p>
<p><strong>Bisogna stare attenti. Molto attenti.</strong> In mezzo a questa storia ci sono uomini di fiducia, tanti uomini di fiducia. Non si tratta di un boss comune, questo è chiaro. L’invisibile, ‘u siccu, Alessio è uno, nessuno e centomila. Ha tante maschere che ha saputo indossare a seconda delle circostanze. Si è sempre mostrato “un buono” con chi gli poteva essere utile. Mai nervoso, almeno apparentemente. Questa è una storia in cui si incontrano politici, imprenditori, faccendieri, amministratori, cittadini collusi o, semplicemente, conniventi. Questa è la storia di chi custodisce troppi segreti di Cosa nostra per essere catturato. La sua forza è quello che ha raccolto in tutta la sua vita. Non solo gli omicidi, no. Certe volte serve sparare altre volte non c’è bisogno. Di lui si conosce tutto e niente. Si conoscono i vizi e le passioni, che probabilmente sono cambiate. <strong>Quello che ha lasciato sono le 14 lettere, i 14 pizzini dove sono gelosamente nascosti i nomi dei suoi referenti. Un codice linguistico poco originale, per come l’aveva inventato Provenzano. Una scrittura chiara e molto più asciutta rispetto a quella dell’ex padrino.</strong><br />
<em>“Per il discorso di suo nipote che vuole un aiuto con una ditta di gelati che ha sede da me, il VC non mi ha detto niente e penso che non sa niente se no me l’avrebbe detto, quindi io ho avuto accennato questo discorso solo da lei, ma con il solo suo accenno non posso fare nulla. Quindi la prossima volta mi faccia sapere il nome della ditta dei gelati, il nome di suo nipote, ed il tipo di aiuto che vuole, avendo ricevuto questi dati mi muoverò per risolvere il tutto. Se vuole fare prima può mandare questi dati a 121e così già lui si adopererà per risolvere il tutto”.</em><br />
Alessio è convinto che può fare quello che vuole. Per altre cose, però, servono gli “insospettabili”. O c’è uno insospettabile o non si fa nulla. Sa fin dove si può spingere a seconda degli affari. Queste sue attenzioni lo rendono invisibile. Chissà quanti insospettabili l’hanno incontrato lungo tutta la sua latitanza…<strong>E gli rimane il sospetto che quel cacciatore che lo insegue qualcosa in mano ce l’abbia…..</strong></p>
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		<title>Autodichia e privilegi dei deputati</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 13:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Confesso che il termine &#8220;autodichia&#8221; non l&#8217;avevo mai sentito pronunciare. Colpa mia. Credo che come me molti italiani non si siano mai imbattuti in esso. Significa: &#8220;capacità degli organi costituzionali di risolvere, all&#8217;interno della propria amministrazione, le controversie concernenti personale dipendente, senza adire tribunali esterni&#8221; (Wikizionario). Il termine “autodichia” l&#8217;ho appreso leggendo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/autodichia-e-privilegi-dei-deputati/camera-dei-deputati/" rel="attachment wp-att-9156"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/camera-dei-deputati.jpg" alt="" title="camera dei deputati" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-9156" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Confesso che il termine &#8220;autodichia&#8221; non l&#8217;avevo mai sentito pronunciare</strong>. Colpa mia. Credo che come me molti italiani non si siano mai imbattuti in esso. Significa: &#8220;capacità degli organi costituzionali di risolvere, all&#8217;interno della propria amministrazione, le controversie concernenti personale dipendente, senza adire tribunali esterni&#8221; (Wikizionario). Il termine “autodichia” l&#8217;ho appreso leggendo del malumore di un po&#8217; di nostri rappresentanti al Parlamento. Il problema posto è se sia giusto che i parlamentari vadano in pensione a sessant&#8217;anni. Mi riferisco, s&#8217;intende, ai vitalizi dei deputati e non dei comuni mortali. I sessant&#8217;anni quelli, i lavoratori comuni, maschi e femmine che siano, se li sono già lasciati dietro da un pezzo. </p>
<p><strong>Per farla breve, un po&#8217; di onorevoli, pare diciotto, hanno presentato ricorso avverso alla delibera dell&#8217;Ufficio di presidenza della Camera che il 14 dicembre dello scorso anno ha riformato il sistema dei vitalizi ai deputati.</strong> La discussione in fatto di pensionamenti è ancora in corso e si può ben capire il perché. Prima del pronunciamento dell&#8217;Ufficio di presidenza il vitalizio, in base  alle legislazioni compiute, veniva concesso al raggiungimento dei cinquant&#8217;anni d&#8217;età. Oggi, al di là delle legislature, si dovrebbe andare in pensione a sessant&#8217;anni. E qui entra in campo l&#8217;autodichia ed il “Consiglio di giurisdizione” che fu istituito dal presidente della Camera Luciano Violante nel 1998. E&#8217; un organo di primo grado che consente di presentare “&#8230;ricorsi e qualsiasi impugnativa, anche presentata da soggetti estranei alla Camera, avverso gli atti di amministrazione della Camera&#8230;” (art. 1 del regolamento per la tutela giurisdizionale non concernente i dipendenti). </p>
<p>Insomma, i diciotto parlamentari designati dal Popolo, sentendosi defraudati hanno fatto ricorso al Consiglio che è composto da tre deputati. Presidente è Giuseppe Consolo di Futuro e libertà per il terzo polo. Deputati membri sono: Tino Iannuzzi del Pd e Ignazio Abrignani del Pdl. Ci sono poi tre membri supplenti che sostituiscono i titolari in caso d&#8217;impedimento di questi ultimi. C&#8217;è anche il Consiglio di giurisdizione d&#8217;appello il cui presidente è Maurizio Paniz del Popolo della liberà, con quattro deputati membri. Onorevoli che giudicano ricorsi di altri onorevoli? Si, proprio così. E la materia del contendere non è di poco conto. E&#8217; argomento sensibile nell&#8217;opinione pubblica che sulla propria pelle ha subito modifiche all&#8217;età pensionabile proprio ultimamente dal governo Monti. </p>
<p><strong>La maggior parte dei nomi dei diciotto inquilini “ricorrenti” di Montecitorio non si conoscono.</strong> Top secret. Pare che tra gli appellanti ci sarebbero rappresentanti un po&#8217; di tutto “l&#8217;arco costituzionale”, come si diceva una volta. C&#8217;è la privacy che non va violata. L&#8217;unico che ha rotto il fronte del silenzio e che  ha ammesso il passo fatto – e comunque va apprezzato per questo &#8211; è l&#8217;ex sottosegretario del governo Berlusconi, Roberto Rosso, di cinquantuno anni, alla sua quinta legislatura. Il suo ragionamento è che i diritti acquisiti non si possono toccare, sono intangibili. Dalle sue argomentazioni difensive parrebbe che i parlamentari siano diventati dei soggetti che non hanno più parità di diritti con gli altri cittadini. Ne hanno di meno di diritti, non di più. Insomma, tutto l&#8217;incontrario di quello che nell&#8217;immaginario collettivo si ritiene. </p>
<p>I deputati, i parlamentari in generale, di responsabilità ne hanno tante legate al loro delicato ufficio. Non sono cittadini comuni. Hanno scelto loro di fare i rappresentanti del Popolo. Oneri ed onori, come si sul dire. E gli oneri, al di là di quello che si può pensare, per il parlamentare scrupoloso, sono superiori agli onori. Lavorare per il bene comune non è cosa facile. Le altra qualità che un rappresentare del Popolo deve avere è di essere opportuno e realista. Opportuno, non opportunista. Pensare che con un ricorso possa ribaltare una situazione  che con sano realismo l&#8217;Ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha assunto, non solo non è opportuno, è  anacronistico. </p>
<p><strong>Il Governo in carica ha messo le mani nelle tasche dei soliti noti, lavoratori dipendenti in primis</strong>; ha toccato l&#8217;età pensionabile “senza se e senza ma”; si sta battendo per operazioni di liberalizzazioni epocali per “salvare l&#8217;Italia” &#8211; e ci auguriamo per farla anche crescere -, eppure qualche rappresentante di quei soggetti tartassati si sofferma sul proprio particolare, invocando i “diritti acquisiti”. Sarà interessante seguire l&#8217;iter del ricorso per capire come andrà a finire.  Se cioè i diritti acquisiti sono tali per il ceto politico e non per i comuni cittadini. </p>
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		<title>Appuntamento con il boss/15</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 21:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Nino Giuffrè]]></category>
		<category><![CDATA[stragi del 1993]]></category>
		<category><![CDATA[Totò Riina]]></category>

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La gente muore e lui continua a vivere. Continua a circolare per la Sicilia e per il mondo intero mentre  qualcuno ancora si chiede se “la perquisizione tempestiva del covo di Riina avrebbe evitato le stragi del 1993”.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss15/totoriina/" rel="attachment wp-att-9144"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/totòriina.jpg" alt="" title="totòriina" width="258" height="195" class="alignleft size-full wp-image-9144" /></a></p>
<p><strong>La gente muore e lui continua a vivere.</strong> Continua a circolare per la Sicilia e per il mondo intero mentre  qualcuno ancora si chiede se “la perquisizione tempestiva del covo di Riina avrebbe evitato le stragi del 1993”.<br />
Una domanda alla quale non si riesce a rispondere  anche perché nessuno sa cosa avesse il capo dei capi nel suo archivio. Qualcuno racconta che fu sua moglie ad andare a prendere le carte quella notte del gennaio 1993. La casa era rimasta incustodita,chissà mai perché, e lei era entrata a portare via documenti. Qualcun altro fece il lavoro più duro cioè quello dei mobili, per esempio.<br />
<strong>Ma il buon Giuffrè,il  pentito,</strong> dice che sicuramente tutto adesso è in mano di Alessio, il pupillo di Riina.<br />
Solo a lui possono essere arrivate quelle carte, prove concrete di accordi, traffici, affari. Solo a lui a cui pare che il capo avesse confidato che erano stati i massoni a far mettere le bombe “i massoni vòsiru ca ci fici chistu”.<br />
E lui adesso mantiene i segreti e quelle carte sono forse la sua assicurazione sulla vita. Chi deve morire perché questa polizza scada? O morirà anche lui latitante come il padre Ciccio? Ogni 30 novembre qualcuno ricorda la sua morte con un necrologio. Qualche volta solo “in ricordo di te” o anche, in latino “Spatium est  ad nascendum  et spatium est ad morendum …………” in ricordo di colui che ha insegnato tutto <strong>“ grazie a lui ho capito tante cose che di solito non vengono dette verbalmente, ma solo con un sorriso, uno sguardo, un gesto”. E Alessio cosa avrà trasmesso?</strong></p>
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