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	<title>Malitalia &#187; Notizie dal mondo</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Sgarbi sceglie il suo vice con un concorso pubblico.</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 07:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Giuseppe Pipitone)
&#8220;E&#8217; la prima volta in Italia che si fa una selezione pubblica per la nomina di un vicesindaco&#8221;, dice il primo cittadino di Salemi. &#8220;Ho pensato a una soluzione che superi i confini della politica tradizionale e il disorientamento dei partiti&#8221;. Alessandra Notarbartolo, tra le fondatrici di &#8220;se non ora quando&#8221;, attacca: &#8220;Nessuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/sgarbi-sceglie-il-suo-vice-con-un-concorso-pubblico/small_110203-191105_bast291110spe_0037/" rel="attachment wp-att-8845"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/small_110203-191105_bast291110spe_0037.jpg" alt="" title="small_110203-191105_bast291110spe_0037" width="295" height="152" class="alignleft size-full wp-image-8845" /></a></p>
<p>(di Giuseppe Pipitone)</p>
<p>&#8220;<strong>E&#8217; la prima volta in Italia che si fa una selezione pubblica per la nomina di un vicesindaco&#8221;, dice il primo cittadino di Salemi. &#8220;Ho pensato a una soluzione che superi i confini della politica tradizionale e il disorientamento dei partiti&#8221;. Alessandra Notarbartolo, tra le fondatrici di &#8220;se non ora quando&#8221;, attacca: &#8220;Nessuna richiesta di professionalità, nessun titolo o esperienze attinenti. E&#8217; una vergogna&#8221;</strong></p>
<p>Un concorso pubblico per scegliere il vicesindaco. A partecipare potranno essere soltanto le donne di un età compresa tra i 25 e i 45 anni: l’età e il sesso sono infatti i requisiti fondamentali pena l’esclusione dalla selezione. Il curioso bando è stato indetto dal critico d’arteVittorio Sgarbi, che dal 30 giugno 2008 è sindaco della città di Salemi. Non riuscendo a mettersi d’accordo con i consiglieri comunali per scegliere il suo nuovo vice, Sgarbi ha deciso di bandire il provocatorio concorso. “E’ la prima volta in Italia che si fa una selezione pubblica per la nomina di un vicesindaco – dice il primo cittadino di Salemi -. Dopo un incontro con i consiglieri comunali di maggioranza, verificate le difficoltà politiche per la scelta, nella prospettiva di rilanciare l’attività amministrativa in un momento di particolare attenzione per la prossima pubblicazione del bando del progetto Case a 1 euro, ho pensato a una soluzione che superi i confini della politica tradizionale e il disorientamento dei partiti”.</p>
<p><strong>Nella nota diffusa dal comune di Salemi </strong>sono contenuti tutti i dettagli per la partecipazione all’inedito bando pubblico. Le domande di partecipazione dovranno corredate di curriculum e foto e dovranno essere spedite entro il 20 gennaio alla mail ufficiale del sindaco di Salemi (vittoriosgarbi@cittadisalemi.it). Le donne partecipanti dovranno essere lontane da qualsiasi partito politico. Entro il 30 gennaio saranno scelte dieci partecipanti che verranno esaminate da un apposita commissione “I curricula – spiega Sgarbi – verranno esaminati da una commissione composta dal consigliere comunale Fabrizio Gucciardi, dall’ingegnere Giuseppe Ilardi, dall’avvocato Fabio Cinquemani, con il “concorso esterno” di Gianni Pompeo e <strong>Italo Bocchino,</strong> ovvero il sindaco di Castelvetrano e il deputato del Fli”.</p>
<p><strong>Immediata è arrivata la smentita del capogruppo dei finiani alla Camera che in un comunicato scrive di “non essere mai stato contattato dal Comune di Salemi in merito alla nomina del vicesindaco né ho intenzione di prender parte ad alcuna commissione, ritenendo che le scelte dei vertici amministrativi degli enti locali spettino alla responsabilità della politica e che non possano essere sostituite da attività concorsuali”.</strong></p>
<p>Più seccata invece la replica del sindaco di Castelvetrano Gianni Pompeo che recentemente era entrato in polemica con il sindaco di Salemi rispetto all’atteggiamento irriguardoso tenuto da quest’ultimo nei confronti del prefetto di Trapani Marilisa Magno.</p>
<p>“Mi ero riproposto di non replicare più alle trovate di Sgarbi – ha detto il sindaco di Castelvetrano – ma a questo punto mi sembra che stia superando il limite.<strong> E’ evidente che non ci sarà alcun concorso e la sua è soltanto una volgare provocazione.</strong> Ha tirato in ballo sia me che l’onorevole Bocchino soltanto perché i nostri cognomi hanno un’assonanza con parole volgari che rimandano a concetti sessuali. Credo che anche Cinquemani sia stato inserito in questa fantomatica commissione solo per la connessione del cognome con pratiche sessuali. Sgarbi con le sue trovate vuole soltanto irridere le istituzioni”.</p>
<p>Il sindaco di Salemi però sembra convinto della possibilità di scegliere il suo vice mediante concorso: “La decisione di indicare una donna – ha aggiunto – risponde alle necessità di garantire le quote rosa e le pari opportunità. Sono invitate a partecipare al concorso le donne che non abbiano esplicite implicazioni di partito”.</p>
<p>Parole che non sono piaciute neanche ad <strong>Alessandra Notarbartolo</strong>, una delle fondatrici del movimento Se Non Ora Quando? “A parte la evidente incostituzionalità, – dice la Notarbartolo -visto che esiste una legge che regola le quote rosa, a parte il chiaro contrasto con le pari opportunità, che ricordo non valgono solo per le donne ma per tutte le categorie con difficoltà di rappresentanza, i criteri di ammissibilità al concorso sono vergognosi. Nessuna richiesta di professionalità specifiche, nessun titolo o esperienze attinenti. La restrizione dell’età a 45 anni, poi, – continua la Notarbartolo – è un chiaro segnale del baratro etico e culturale in cui versa questo paese. Trovo gravissimo che il sindaco Sgarbi possa fare impunemente una dichiarazione del genere. Trovo gravissimo che venga addirittura istituita una commissione di valutazione (per valutare cosa, mi domando, visto che non è richiesto alcun titolo? prenderanno le misure seno-fianchi-cosce?) e trovo grave anche la demonizzazione dei partiti, chiaramente strumentale in questo caso, che testimonia l’arroganza di quel potere ormai slegato da ogni forma di democrazia partecipata”.</p>
<p>(pubblciato su ilfattoquotidiano.it del 29 dicembre 2011)</p>
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		<title>Chiesa ora et futura</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 07:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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“Arrivo in curia e mi sembra un aereo che gira sull’aeroporto, in procedura di attesa in quota”. Sono le parole di un prelato nordamericano riportate da Marco Politi nel suo ultimo libro “Joseph Ratzinger. Crisi d un papato” (ed.Laterza).
Si legge ancora “ il governo centrale della Chiesa è come avviluppato in un’atmosfera di routine,incertezza,mancanza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/chiesa-ora-et-futura/paparaztinger/" rel="attachment wp-att-8814"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/paparaztinger-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" class="alignleft size-medium wp-image-8814" /></a></p>
<p><em>“Arrivo in curia e mi sembra un aereo che gira sull’aeroporto, in procedura di attesa in quota”.</em> Sono le parole di un prelato nordamericano riportate da Marco Politi nel suo ultimo libro “Joseph Ratzinger. Crisi d un papato” (ed.Laterza).<br />
Si legge ancora “ il governo centrale della Chiesa è come avviluppato in un’atmosfera di routine,incertezza,mancanza di un affaccio al futuro”.<br />
Ma cosa sta succedendo a Santa madre Chiesa? Cosa succede al Papa e che anno sarà il 2012?<br />
Lo abbiamo chiesto a Marco Politi,internazionalmente riconosciuto come uno dei massimi esperti di questioni vaticane.</p>
<p><strong>-Politi,cosa è successo alla Chiesa e al papa in questo 2011?</strong><br />
Il 2011 è stato contraddistinto dalle primavere arabe che hanno aperto nuovi scenari, portano dei cambiamenti, delle speranze e anche dei rischi. Eppure Papa Ratzinger non  ha mai fatto interventi importanti sulla questione. Ciò dimostra, in maniera plastica,che a questo pontificato manca una visione geopolitica definita. Benedetto XVI è un grande intellettuale, un grande predicatore ma non ha il temperamento del “governante”.  Si nota l’assenza della Santa Sede soprattutto a livello internazionale dove è quasi sparita dai media. In 6 anni questo papato ha attraversato tante crisi come non era accaduto a nessun altro pontefice negli ultimi 100 anni. Con una citazione sprezzante su Maometto ha provocato uno scontro violento con l’Islam; elogiando Pio XII e togliendo la scomunica al vescovo negatore della Shoah ha causato una serie di cause con l’ebraismo; le sue frasi sull’Aids hanno suscito reazioni di protesta in tutto il pianeta.</p>
<p><strong>-Lei parla anche di un papato di contraddizione</strong><br />
Certo abbiamo molte situazioni in cui si dimostra una sorta di doppio livello. Prendiamo ad esempio la questione pedofilia. Da una parte abbiamo una lettera dura del papa che condanna i vescovi che non hanno “sorvegliato”. Chiede norme più severe e che i preti colpevoli si sottomettano alla giustizia civile, esigendo che sia data assoluta priorità alle vittime. D’altra parte il Papa non ha dato l’indicazione di aprire inchieste sugli abusi del passato in ogni parte del mondo. Ha esposto bene la teoria ma non ha fornito immediate indicazioni pratiche. Gli archivi vaticani sono chiusi e in Italia non esiste nemmeno un numero verde a cui rivolgersi. In Belgio, Olanda, Germania gli episcopati hanno aperto indagini. In Italia no. La conduzione del governo papale è frammentaria. Non ci si occupa dei gravi problemi interni, uno dei quali è, per esempio, la carenza di preti. E’ vero che tra il 2004 e il 2009 sono aumentati di circa 5000 unità ma, nello stesso periodo, i cattolici sono aumentati di 15 milioni. Quindi nel nord dell’emisfero si ha un prete, che deve seguire 4/5 parrocchie e si consuma nello stress. Sta crollando il sistema capillare di presenza del sacerdote nei quartieri, nelle piccole e grandi città, un sistema di influenza della Chiesa costruito in millenni. Inoltre Benedetto XVI non affronta il problema delle donne. Sull’Osservatore Romano anche la storica  Lucetta Scaraffia sottolinea l’insufficiente partecipazione delle donne alle decisioni nella Chiesa. E’ un nodo che questo papato non affronta né risolve. Eppure le religiose nel mondo sono la fanteria della  Chiesa, attivissime nelle scuole, negli ospedali, nei centri di assistenza, nel servizio nelle diocesi.  Tra il 2004 e il 2009 c’è stato un calo di 40.000 presenze negli ordini religiosi femminili. La forte diminuzione significa che molte donne non trovano più, nell’istituzione cattolica, un lavoro gratificante e soprattutto la realizzazione della loro vita. Durante il suo viaggio in Germania Benedetto XVI ha tenutyo uno splendido discorso al parlamento federale sul apporto tra Diritto e Potere. Ad Erfurt ha affrontato il problema degli agnostici, dicendo che cercano di più dio di quanto non lo facciano i credenti. Ma non ha risposto a nessuno degli interrogativi posti dalla base ma anche dal presidente tedesco Wulff come, per esempio, la questione della comunione per i divorziati risposati o un progresso dei rapporti ecumenici. E quando il papa è ripartito i giornali tedeschi hanno titolato “Meno di meno”. I sondaggi hanno rivelato che per 4 tedeschi su 5 il suo viaggio non era importante.</p>
<p><em>“Joseph Ratzinger non doveva diventare papa. Non poteva. Secondo le regole non scritte dei conclavi una personalità così “polarizzante” non sarebbe mai riuscita ad ottenere i due terzi dei voti per essere eletto. Invece il 19 aprile del 2005, dopo una elezione tra le più rapide dell’ultimo secolo, il tedesco Ratzinger si affacciò sorridente alla Loggia delle Benedizioni”</em></p>
<p><strong>-Politi ma chi è Papa Ratzinger?</strong><br />
Non è come lo disegna lo stereotipo. E’ una persona sensibile, colta, attenta ad ascoltare, anche piena di ironia ed umorismo. Nei suoi scritti sottolinea che “Il cristianesimo non è un pacchetto di divieti”  e nella sua ultima enciclica parla di economia improntata all’etica. E al suo biografico ufficiale, il giornalista Peter Seewald, ha confidato se un prete è veramente innamorato di una donna  e vuole formare una famiglia, è giusto che questa strada…. Inoltre è l’unico Papa che ha messo nero su bianco la sua volontà di dimettersi qualora le sue condizioni “fisiche, psichiche e mentali” non gli consentissero di continuare la sua opera. Una scelta lucida, razionale. Ma poi manca della presenza quotidiana nella strategia religioso-politica della Santa Sede . E’ uno studioso che si è contornato di personaggi eminentemente teorici come lui, come il Segretario di Stato. Il risultato è un papato bloccato.</p>
<p><strong>-Cosa succederà nel 2012?</strong><br />
Sicuramente il Papa riprenderà i suoi viaggi internazionali. Si era sparsa la voce nel 2009 che si sarebbe mosso solo in Europa vista anche la fragilità della sua salute. Ma dopo il viaggio nel Benin e quelli programmati in primavera a Cuba e nel Messico c’è la volontà di essere più presente nel vasto impero cattolico, considerando che il consenso intorno a lui è molto calato.  Persino in Italia dove si attesta al 49%. Sicuramente è un Papa che ha spaccato e diviso il mondo cattolico. E’ poi esploso un altro problema: larghi strati di credenti vivono secondo punti di riferimento diversi da quelli dettati dal Vaticano ( divorzio,aborto, rapporti prematrimoniali, fecondazione). I fedeli procedono oramai in coscienza e autonomia. Wojtyla, con la sua personalità e la sua capacità mediatica riusciva a comunicare un orizzonte di valori. Con Benedetto XVI si assiste ad uno scisma silenzioso che porta una grande massa di cattolici lontana dai vertici ella Chiesa. C’è poca partecipazione in questo papato. Il collegio cardinalizio si è riunito solo 3 volte in 6 anni, manca il dibattito e sistematicamente le scelte del Papa sono solitarie. Se questo doveva essere un papato di transizione, cioè movimento verso una fase nuova di assestamento, non se ne vede l’approdo.</p>
<p>Forse la sua elezione nasce dalla volontà, come racconta un cardinale, “di garanzie dottrinali”: frutto di un riflesso di paura davanti al mondo moderno, che ci riporta indietro a prima del Concilio Vaticano II, quando si chiedeva la condanna dei mali moderni. Ma Papa Giovanni XXIII guardava alla realtà con occhio diverso, aperto, e così aprì la Chiesa ad un nuovo cammino.<br />
<strong>Oggi lo scisma sommerso</strong>, la mancanza di leadership, la lontananza dalla vita quotidiana di cui parla Marco Politi pone la domanda se il modello di Chiesa verticistica, nato dal  Concilio di Trento di oltre 500 anni fa, sia ancora in grado di reggere al trasformarsi del mondo e dei cattolici stessi. </p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>La guerra dimenticata ai confini del Texas</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 10:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[narcotraffico]]></category>
		<category><![CDATA[Texas]]></category>

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(di Luca Rinaldi)
I fondatori sono quasi tutti ex militari, e dalla loro base al confine col Texas tentano di prendersi tutto il Messico, partendo da nord. Sono i narcotrafficanti dei Los Zetas, già in contatti con la &#8216;ndrangheta calabrese, come testimoniano alcune inchieste delle Procure italiane, che negli ultimi quattro anni hanno fatto 40mila vittime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/la-guerra-dimenticata-ai-confini-del-texas/300px-mexican_drug_cartels_2008/" rel="attachment wp-att-8722"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/300px-Mexican_drug_cartels_2008.jpg" alt="" title="300px-Mexican_drug_cartels_2008" width="300" height="225" class="alignleft size-full wp-image-8722" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>I fondatori sono quasi tutti ex militari</strong>, e dalla loro base al confine col Texas tentano di prendersi tutto il Messico, partendo da nord. <strong>Sono i narcotrafficanti dei Los Zetas</strong>, già in contatti con la &#8216;ndrangheta calabrese, come testimoniano alcune inchieste delle Procure italiane, che negli ultimi quattro anni hanno fatto 40mila vittime e hanno fatto perdere le tracce di circa 10mila persone.</p>
<p>Una guerra dimenticata fatta di ex militari travestiti da narcotrafficanti, ragazzi figli del disagio che per il guadagno facile preferiscono la via dello spaccio di sostanze stupefacenti e illegali, ma fatta anche di collusioni con la stessa polizia e la politica.</p>
<p><strong>Lunedì hanno arrestato uno dei &#8220;re&#8221; dell&#8217;organizzazione</strong>, ne ho documentato l&#8217;arresto e approfondito la storia su Linkiesta. Raul Lucio Hernandez Lechuga, meglio conosciuto come El Lucky (Il Fortunato) è stato fermato e trovato in possesso di un autentico arsenale da guerra. Una guerra che sta lasciando sul campo militari, narcotrafficanti, ma anche tanti innocenti, principalmente coloro che questa rete, che spadroneggia dal Messico al resto del mondo, vorrebbero smantellarla.</p>
<p>Una guerra civile di cui si parla poco, ma che, purtroppo, riguarda anche il nostro Paese, uno degli approdi fondamentali del narcotraffico internazionale e tra le prime piazze per lo spaccio di sostanze stupefacenti. E, volenti o nolenti, la storia del cosiddetto &#8220;utilizzatore finale&#8221;, vale per tutti. <strong>Ogni giorno il provento del narcotraffico è la prima voce nei bilanci delle holding mondiali del crimine.</strong><br />
Ogni mattina anche io mi sveglio e penso alla possibilità di una legalizzazione, anche per scopi medici. Finchè questa non arriverà, e le droghe, anche leggere, rimarranno illegali, tutti gli acquirenti non faranno che finanziare le holding criminali. Questo non significa che, come ho trovato scritto su un forum che riprendeva un mio articolo, con tanto di minacce annesse, &#8220;chi fuma i cannoni è mafioso&#8221;, ma che &#8220;chi fuma i cannoni&#8221;, si fa complice di un fatturato criminale.</p>
<p>Sarebbe infatti ora che anche le parti politice, nel nostro Paese e non solo, andassero a discutere seriamente di questi temi e di <strong>come togliere terreno alle organizzazioni criminali che su narcotraffico e prostituzione fanno affari d&#8217;oro.</strong>(da lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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		<title>Vagliela a spiegare la Calabria a Bruxelles</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 20:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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( di Francesco Rende)
 Qui a Bruxelles la pioggia fa meno male. La prima triste constatazione di chi vede la Calabria dall’esterno, come me durante questa mia esperienza lavorativa nel cuore dell’Europa, è la rassegnazione di chi ormai è abituato a tutto: le ultime devastazioni causate dalle precipitazioni stagionali aprono una ferita profonda in chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/11/vagliela-a-spiegare-la-calabria-a-bruxelles/calabria-3/" rel="attachment wp-att-8499"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/calabria.jpg" alt="" title="calabria" width="177" height="285" class="alignleft size-full wp-image-8499" /></a></p>
<p>( di Francesco Rende)<br />
 <strong>Qui a Bruxelles la pioggia fa meno male</strong>. La prima triste constatazione di chi vede la Calabria dall’esterno, come me durante questa mia esperienza lavorativa nel cuore dell’Europa, è la rassegnazione di chi ormai è abituato a tutto: le ultime devastazioni causate dalle precipitazioni stagionali aprono una ferita profonda in chi vive in Calabria, ancor di più se si pensa ai morti ed ai milioni di euro di danni che ogni anno fa il maltempo da Lagonegro a Villa San Giovanni. Un male stagionale, così come stagionali sono le precipitazioni e le piogge che si abbattono sulla nostra regione.<br />
<strong>Cosa ci permette, quindi, di non essere in grado di affrontare l’ordinario? Per quale strana ragione qualsiasi cosa succeda diventa emergenza? E’ questa una delle più grosse contraddizioni della nostra terra, che rende a noi calabresi, giovani e non, difficile spiegare a tutto il resto d’Italia, d’Europa, del mondo, spiegare perché nonostante tutti gli aiuti e i sussidi ci troviamo ancora in coda ad ogni graduatoria. </strong>Lavorare a Bruxelles vuol dire anche questo: dover spiegare l’inspiegabile, dover trovare una ragione valida e plausibile ad un ponte che crolla sotto il peso dell’acqua, in una terra che ancora grida vendetta per i morti del camping “Le Giare” di Soverato e che come ogni inverno deve affrontare “l’emergenza pioggia”. Il bollettino ogni anno parla di paesi inghiottiti dal fango, collegamenti interrotti, morte e devastazione: una regione che si definisca “civile”, una politica realmente al servizio del cittadino, dopo la prima volta avrebbe fatto in modo che tutto questo non fosse mai più accaduto. In Calabria purtroppo tutto questo non accade: la pioggia, nella punta d’Italia, da amica degli agricoltori e benefattrice dei campi diventa nemica del territorio, si trasforma in falce nera che tutto avvolge e porta via con sé. Perché, però, nel resto del mondo non succede? Perché paesi come il Belgio, costantemente falciati dalle precipitazioni atmosferiche, non convivono con emergenze di questo tipo? Cosa ci impedisce di affrontare la normalità?<br />
E’ questa la difficoltà più grande: trovare un perché. <strong>Parli con un ragazzo di Sarajevo e ti dice che, a pochi anni dalla conclusione da una delle guerre più sanguinose degli ultimi anni, loro sono pronti ad entrare in Europa con una economia salda, che gli permetterebbe di posizionarsi ben fuori dall’obiettivo convergenza </strong>(gli aiuti destinati alle regioni che hanno bisogno di mettersi al pari con l’Europa, che la Calabria spreca da anni senza ottenere un benché minimo risultato), mentre tu pensi che nei tuoi paesi ai lati del marciapiede spesso c’è la spazzatura, perché dopo anni di “emergenza” ancora non sappiamo che fine far fare ai nostri rifiuti. Pensi che l’ufficio di rappresentanza della sua regione è una piccola stanza con due computer al secondo piano di un palazzo, che organizza ogni tipo di attività senza mai fermarsi un attimo ed allargandosi sempre più alle altre nazioni, mentre quello della Regione Calabria si trova al centro di Schumann, nel cuore della politica europea, ma è desolatamente chiuso ed inattivo da non si sa quanto tempo ormai, nonostante l’affitto sia stato pagato anticipatamente anche per tutto il 2013.<br />
Guardi le strade ampie, i treni che ti collegano in ogni parte della nazione in meno di un’ora, osservi i mezzi del trasporto pubblico passare senza soluzione di continuità e, soprattutto, scopri quasi con sorpresa che qui tutti non solo pagano il biglietto, ma sono abbonati.<br />
<strong>Aveva ragione Banfield quando, parlando del Sud Italia, teorizzò il “familismo amorale”</strong> e disse che il problema era, soprattutto, culturale: perché di quell’abisso culturale di cui ci siamo nutriti in questi anni è figlia anche la politica che non solo non trova le risposte adeguate, ma che nemmeno dimostra di volerle cercare. Nemmeno il consenso interessa più alla classe dirigente calabrese: per quello ci sono i boss, che stando alle risultanze dei procedimenti giudiziari sono il principale bacino elettorale a cui si rivolgono, come questuanti in cerca di carità, inconsapevoli di essere burattini in mano ad un gioco molto più grande di loro che avvelena le loro terre e i loro figli.<br />
<strong>La Calabria da Bruxelles è  un pugno in pieno stomaco</strong>, un gancio al fianco che toglie il respiro: non basta lodare la buona cucina, il sole, i paesaggi da favola e le bellezze artistiche e naturali di una terra troppo bella per essere vera. Aprire un giornale, vedere quello che accade, è troppo anche per chi ha ancora la speranza di vedere cambiare la propria terra: l’amarezza e la frustrazione vanno di pari passo con la rabbia che ti porta il sentirti impotente, troppo piccolo. Capisci in un solo secondo perché sei andato via e perché, nonostante tu raccolga sempre delle importanti soddisfazioni, il tuo primo pensiero è sempre rivolto a quel lembo di terra racchiuso tra Jonio e Tirreno.<br />
Qualche anno fa, un ristoratore di Cetraro alle prese con dei turisti inglesi mi chiese di aiutarlo in una traduzione immediata: i suoi clienti volevano sapere perché  una terra così bella vivesse in quello stato di abbandono. Quando tradussi la loro domanda, mi guardò con uno sguardo carico di amara rassegnazione: <strong>“Raccontagli questa storia: di’ loro che quando Dio creò la Calabria, si rese conto che tra la bellezza delle coste ed i paesaggi sconfinati delle sue montagne, aveva fatto un lavoro troppo bello, e che per compensare la disparità con tutto il resto d’Italia creò i calabresi</strong>”. Ho tradotto tutto, ma dopo il risolino amaro della comitiva la rabbia dei miei vent’anni si scagliò contro il proprietario del ristorante: “Ne riparleremo quando, prendendo un treno o un aereo per lasciare casa tua, ci ripenserai”, mi disse. Aveva ragione, su tutta la linea: ma spero vivamente che la mia generazione sia in grado di non far ascoltare mai più ai ventenni del domani una frase del genere.  </p>
<p>(pubblicato su  Il Quotidiano della Calabria il  26/11/2011)</p>
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		<title>Napoleoni:&#8221;Siamo senza piano B&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 14:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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L’economista Loretta Napoleoni  pessimista sul nostro futuro e sull’euro. Mentre le mafie decidono cosa fare dei propri soldi e chi appoggiare alle prossime elezioni.
 E’ depressa Loretta Napoleoni. Tornata dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, non nasconde il suo pessimismo. E parla dell’Argentina e di come ci siano voluti ben 5 governi per risalire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8292" href="http://www.malitalia.it/2011/11/napoleonisiamo-senza-piano-b/loretta/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8292" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/loretta-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>L’economista Loretta Napoleoni  pessimista sul nostro futuro e sull’euro. Mentre le mafie decidono cosa fare dei propri soldi e chi appoggiare alle prossime elezioni.</p>
<p> E’ depressa Loretta Napoleoni. Tornata dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, non nasconde il suo pessimismo. E parla dell’Argentina e di come ci siano voluti ben 5 governi per risalire la china.</p>
<p>E per ripartire si era iniziato dal baratto, dice, nel centro di Buenos Aires in un grande capannone dove si andava per scambiare ciò che si aveva.</p>
<p>E noi siamo vicini.</p>
<p><strong>Papandreou si dimette per un governo di coalizione. Cosa succede?</strong></p>
<p>Vedremo come reagiranno le borse. Ci potrebbe anche essere un ulteriore calo. Certamente la situazione è veramente difficile. E  non è detto che fare un governo di coalizione nazionale . Questo vale anche per l’Italia e forse non servirà un governo tecnico. Il problema è un problema politico perché la destra   oramai allo sbando e la sinistra prende questa occasione per andare al potere. Ma poi a breve ci potremmo trovare come la Grecia. Certo all’inizio l’Europa sarà contenta perché  tutti odiano Berlusconi. Il problema è che nessuno ha un piano B e cioè se non si riesce a rispettare ciò che ci ha chiesto la Comunità Europea cosa facciamo? Nessuno lo sa e nessuno si  premurato di dare una risposta a questa domanda. Perchè non pensare di uscire dall’euro? Perché non stampare della carta moneta come garanzia?</p>
<p><strong>Professoressa lei si occupa anche di mafia. Cosa sta facendo il crimine organizzato ora?</strong></p>
<p>Le mafie capiscono prima degli altri cosa succede ma certamente anche loro sono preoccupate in questo momento. Hanno investito e comperato nelle grandi città, e non solo, della nostra Italia.Loro hanno costruito in base ad un parassitismo economico. Certo il default sarebbe rigenerante, sarebbero spazzate via ma il costo sociale è troppo alto. E certamente stanno mettendo al riparo tutti i beni liquidi, in Europa ma anche nelle Americhe e in Australia. E soprattutto stanno decidendo chi appoggiare alle prossime elezioni.Avremmo bisogno di un default pilotato, come in Islanda, che salvaguardi le fasce deboli.</p>
<p><strong>Secondo Berlusconi non c’ la crisi, i ristoranti sono pieni</strong></p>
<p>E’ allucinante quanto ha detto. Non ha il polso della situazione reale.</p>
<p> Ed è allucinante si se come dice lo stesso Pisanu, per ora ancora nel PDL, bisognerebbe occuparsi non tanto di chi ancora riesce ad andare al ristorante ma di chi ogni giorno di più ricorre alla mensa della Caritas per sopravvivere.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Montenegro elettrico</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 15:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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(da Podgorica)
Se la patonza deve girare, come il Cavaliere insegna, anche gli affari devono fare il loro giro di valzer. E il Montenegro è l’Eldorado per aziende e banche italiane. “Qui una volta circolavano i rubli degli oligarchi russi, oggi tocca agli italiani”, ci racconta Marko Vesovic, un giovane giornalista che da anni indaga su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8029" href="http://www.malitalia.it/2011/10/montenegro-elettrico/copertina-della-rivista-127626_tn/"><img class="alignleft size-full wp-image-8029" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/copertina-della-rivista-127626_tn.jpg" alt="" width="216" height="240" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>(da Podgorica)</strong></p>
<p><strong>Se la patonza deve girare, come il Cavaliere insegna, anche gli affari devono fare il loro giro di valzer. E il Montenegro è l’Eldorado per aziende e banche italiane</strong>. “Qui una volta circolavano i rubli degli oligarchi russi, oggi tocca agli italiani”, ci racconta Marko Vesovic, un giovane giornalista che da anni indaga su mafie e affari nel suo paese. Lavora per il quotidiano Dan (Il Giorno), un foglio poco gradito ai gruppi di potere padroni del Montenegro. La redazione è un bunker, un riquadro in prima pagina informa che sono passati oltre duemila giorni dall’assassinio di Dusko Jovanovic, il direttore del quotidiano.</p>
<p><strong>Tortuga dei Balcani negli anni Novanta del secolo passato</strong>, quando dalle insenature di Bar partivano le navi cariche di sigarette di contrabbando per camorra e Sacra corona unita, poi Montecarlo dei Balcani da quando il Paese separò le sue sorti da quelle della Serbia di Milosevic. Comunque sempre il regno di Milo Djukanovic, l’uomo che è stato per un ventennio l’artefice dei destini del Montenegro. Dal 21 dicembre 2010 non è più primo ministro, ma non è fuori dalla politica.</p>
<p><strong>Al governo c’è un suo pupillo, Igor Luksic, 34 anni</strong>, il suo partito è maggioranza, e gli affari, quelli che contano, devono necessariamente passare attraverso la Prva Banka di suo fratello Aco. È il forziere di famiglia, dicono a Podgorica, arricchito, sostiene la Dea (l’antidroga americana), dai soldi del narcotrafficante internazionale Darko Saric.</p>
<p><strong>Per il New York Times, Milo Djukanovic è “un affarista senza scrupoli</strong>”, che le procure antimafia di Napoli e Bari volevano arrestare per contrabbando internazionale di sigarette e per aver fornito coperture e aiuti ad almeno 15 criminali. L’inchiesta fu archiviata nel 2009 perché Milo era un capo di governo ed era coperto dall’immunità. “E adesso cosa succederà – ci chiede il giovane collega Vesovic – Milo non è più primo ministro, lo processeranno?”.</p>
<p>Improbabile, perché nel frattempo il Montenegro è diventato terra di conquista di grandi aziende italiane. La svolta con la visita di Berlusconi il 17 marzo di due anni fa. Pacche sulle spalle, barzellette, foto e soprattutto contratti.</p>
<p><strong>La copertina di Monitor del 23 settembre è un fotomontaggio di Milo e Berlusconi che ballano</strong>, sullo sfondo due belle ragazze (il riferimento è alle gemelline Knezevic), roulette e tavoli da poker. “Orge, elettricità e altre storie” è il titolo. Perché al di là di fidanzate bellissime e giovanissime, è il business dell’energia il vero obiettivo dell’Italia in Montenegro.</p>
<p><strong>Al centro il grande affare di Terna</strong> per la costruzione di un elettrodotto che dovrà collegare Tivat a Villanova (Pescara), 415 chilometri di rete, di cui 390 sottomarini, che vedono la società italiana investire 760 milioni di euro assieme ai montenegrini che ne impegnano 100. Protestano giornali, gruppi ecologisti e partiti di opposizione in Montenegro, ma a Terna assicurano che l’affare porterà un risparmio sulla bolletta energetica italiana di 225 milioni di euro l’anno a partire dal 2015, quando l’energia prodotta sarà di almeno 1000 megawatt.</p>
<p>Affare conveniente, ma sul quale la magistratura italiana vuole vederci chiaro: il 15 dicembre dell’anno scorso, il pm della procura di Pescara Gennaro Varone, ha mandato i carabinieri negli uffici del comune per sequestrare tutti gli atti relativi all’elettrodotto.</p>
<p><strong>L’inchiesta va avanti, ma c’è un altro business che vale la pena ricostruire, l’acquisto del 43% della società energetica elettrica montenegrina Epcg, da parte del colosso A2a, la multiutility dei comuni di Milano e Brescia.</strong></p>
<p>Un accordo top secret, visto che i Comuni e le migliaia di piccoli risparmiatori, ancora oggi, non possono prendere visione del protocollo di intesa che ha portato all’acquisto delle quote della Epcg, e al 39,49% della miniera di carbone di Pljevlja. Il grosso della somma (più di 300 milioni di euro) è stato depositato nella banca dei Djukanovic, la Prva Banka. Il presidente del consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, durante l’assemblea degli azionisti, alla domanda di un investitore sul perché venisse utilizzato l’istituto tanto chiacchierato, ha risposto che la banca era un’istituzione storica con cent’anni di attività.</p>
<p><strong>In realtà, la Prva non ha cent’anni di vita: è stata rifondata nel marzo del 2007, grazie all’acquisizione della società Monte Nova, una partecipata di Ako Djukanovic</strong>. Altro particolare interessante: al momento dell’accordo la Prva è in grosse difficoltà finanziarie, al punto che la Banca centrale del Montenegro è costretta a intervenire con un generoso prestito di 44 milioni di euro.</p>
<p>L’acquisizione da parte di A2A del pacchetto azionario di EPCG, rivela non poche sorprese: nel maggio del 2009 la quotazione del titolo è di 4,498 euro, mentre nel mese di settembre quando a Milano decidono di comperare il 43,7% della società montenegrina, la quotazione vola a quota 8,092 euro per azione. Nel mese di novembre il titolo scende a quota 4,50; fino al crollo di oggi: 2,50 euro per azione. Perché A2A ha acquistato il pacchetto azionario pagando il prezzo più alto dal maggio 2009, pur sapendo che il titolo tre mesi prima aveva una quotazione inferiore di almeno 4 euro ad azione? Misteri, “orge, elettricità e altre storie”.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 5 ottobre 2011)</p>
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		<title>La verità di Katarina: “Valgo 3 milioni ma non ricatto B. Sono la first lady”</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 13:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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Il racconto della fidanzata del premier, dal Bronx di Podgorica alla villa di Arcore. &#8220;Il giorno del suo compleanno mi ha dato l&#8217;anello di fidanzamento&#8221;. Fede dice che lo tengo sotto scacco? E&#8217; soltanto invidia, non si ricatta la persona che si ama&#8221;
Signora Katarina posso farle qualche domanda?
Si, ma faccia in fretta che sto partendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8005" href="http://www.malitalia.it/2011/10/la-verita-di-katarina-%e2%80%9cvalgo-3-milioni-ma-non-ricatto-b-sono-la-first-lady%e2%80%9d/knezevic_strillo/"><img class="alignleft size-full wp-image-8005" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/knezevic_strillo.jpg" alt="" width="220" height="96" /></a></p>
<p>Il racconto della fidanzata del premier, dal Bronx di Podgorica alla villa di Arcore. &#8220;Il giorno del suo compleanno mi ha dato l&#8217;anello di fidanzamento&#8221;. Fede dice che lo tengo sotto scacco? E&#8217; soltanto invidia, non si ricatta la persona che si ama&#8221;</p>
<p><strong>Signora Katarina posso farle qualche domanda?</strong><br />
Si, ma faccia in fretta che sto partendo per Arcore.<br />
<strong>Ad Arcore, dicono alcuni intimi di Berlusconi, lei fa la cameriera, è vero?</strong><br />
Sono menzogne, bugie di chi vuole male a me e al mio amore.<br />
<strong>Chi è il suo amore, mi perdoni?</strong><br />
Lui, Silvio Berlusconi…<br />
<strong>E lei non è la sua cameriera?</strong><br />
No, quante volte lo devo dire. Io sono la fidanzata ufficiale di Berlusconi, lo scriva, per favore, e cercate almeno per una volta di evitare di dire menzogne.<br />
<strong>Ma lei ad Arcore cosa fa?</strong><br />
Arcore è la mia casa, visto che lei insiste le do una notizia, l’altra sera, nel cuore dei festeggiamenti per il suo compleanno il Presidente mi ha regalato l’anello di fidanzamento, siamo fidanzati ufficialmente.<br />
<strong>Le faccio i miei auguri, e quando vi sposate?</strong><br />
È come se gia fossimo marito e moglie, sposati, uniti dall amore, il resto sono convenzioni pure e semplici.<br />
<strong>Quindi lei è la nuova fist lady italiana?</strong><br />
Sono l’unica donna di Silvio Berlusconi, la sua fidanzata.<br />
<strong>E il bunga bunga, le serate allegre con le altre donne? Lei legge i giornali italiani…</strong><br />
Menzogne, cose che non voglio neppure sentire, malignità. Io lo amo e questo basta.<br />
<strong>È vero, come dicono alcune testimoni che lei e le sue sorelle ricattate Berlusconi?</strong><br />
Non si puo ricattare l’uomo che si ama.<br />
<strong>È vero che Berlusconi vi ha versato 750mila euro?</strong><br />
Così poco… e se fossero tre milioni?<br />
<strong>Lo dica lei quanti sono.</strong><br />
Penso di valere molto di piu di quella cifra.<br />
<strong>Quanti anni aveva quando ha conosciuto Berlusconi?</strong><br />
Non so, non ricordo, ma non e questo che conta. Il nostro e un amore grandissimo, il resto sono balle, invenzioni, malignita.<br />
<strong>Eppure Emilio Fede, almeno stando a quanto rivelato da una ragazza che frequentava Arcore, insisterebbe nel dire che lei tiene sotto scacco Berlusconi.</strong><br />
Emilio Fede? E chi è?<br />
<strong>Un’altra ragazza racconta di quando lei si spogliava durante le cene e si metteva nuda in mezzo al tavolo.</strong><br />
Invidia di chi voleva essere la prima donna. Silvio ha scelto me e questo provoca invidie e veleni.<br />
<strong>Ricorda quella scena di gelosia, quando si buttò dalle scale?</strong><br />
Si puo cadere dalle scale anche se si è bevuto troppo e si perde l’equilibrio.<br />
<strong>Un’ultima domanda: presto la vedremo accanto al premier durante le visite ufficiali?</strong><br />
Penso di sì, sono la fidanzata ufficiale di Silvio Berlusconi.<br />
***<br />
Sono da poco passate le sei di sera, quando finiamo di parlare con <strong>Katarina</strong>. Ha fretta, deve volare per Milano direzione Arcore, dove c’è l’amore suo. <strong>Berlusconi</strong> è gia da due ore nel capoluogo lombardo, a <strong>Milanello</strong> per incoraggiare i suoi alla vigilia della sfida con la Juventus. Questa intervista è stata resa possibile grazie all’aiuto di un amico della ventenne Katarina, <strong>Nebojsa Sodranac</strong>, 38 anni, giornalista sportivo di <em>InTv</em>, uno dei piu seguiti network del Montenegro. È qui che Katarina, appena diciassettenne, ha iniziato a lavorare. Piccole interviste a calciatori minori, comparsate, primi passi verso la ricerca del successo a tutti i costi. Quella voglia matta di fuggire da <strong>Murtovina</strong>, il Bronx di Podgorica. Una lunga strada polverosa attraversata da camion sgangherati e vecchie macchine. Poco a che vedere col lusso del centro della città, con le Mercedes, i suv Toyota guidati da bellezze mozzafiato. Un market che vende di tutto, strade strette e case con le serrande sbarrate. Sono case di appuntamento, ci dice il taxista, vieni qui, paghi e trovi quello che vuoi. Piu in là dei locali di lap dance, una pretenziosa caffetteria e una pizzeria.</p>
<p>In una strada stretta di terra battuta ci sono una ventina di casette basse, quella di <strong>Milorad Knezevic</strong>, una vita a spaccarsi la schiena nei cantieri dell’edilizia come muratore, ha il cancello sbarrato. Sulla verandina un dondolo abbandonato da tempo. Non si vedono i segni della ricchezza portata dal fidanzamento della ventenne Katarina con uno degli uomini più ricchi del mondo. Non ci sono, dice una vicina, sono andati via. Dove è impossibile saperlo. Qui la gente parla poco e si divide quando deve giudicare Katarina, la sua gemella, Slavica e Zorica. Le sorelle che hanno fatto fortuna in Italia. Per alcuni la fidanzata ufficiale di Berlusconi è la terribile Katarina, per altri è la regina d’Italia. “Ha fatto bene a far perdere la testa al vostro presidente”, ci dice ridendo una donna che vende mele all’angolo della strada. Due partiti, giudizi contrastanti, alimentati a metà settembre dalla lettura di un articolo sul quotidiano di Zagabria <em>Jutranji List</em>, che per primo ha raccontato delle tre sorelle e del ricatto.</p>
<p>Berlusconi, si legge, le presenta come le nipotine dell’ex premier montenegrino <strong>Djukanovic</strong> ed era completamente soggiogato dalla loro bellezza. La storia del ricatto, scrive lo <em>Jutranji</em>, nasce quando Slavica, la maggiore delle sorelle, filma alcuni incontri. Scene di sesso, orge, ammucchiate, scrive il quotidiano croato. Disprezzo, invidia, ammirazione, sono i sentimenti che le “sorelline italiane”, come le chiamano, suscitano al Market, allo Shas, i locali alla moda, tra le ragazze che il venerdì notte tirano fino a tardi stordendosi di musica e Bacardi. Tutte hanno speso una fortuna per vestirsi e fasciare la loro bellezza nei tubini neri italiani. Qui <strong>Katarina Knezevic</strong> è un mito. Il sogno che si e realizzato. Comunque.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 2 ottobre 2011)</p>
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		<title>L&#8217;Antimafia senza confini</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 07:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il 25 ottobre, nelle sessione plenaria del parlamento europeo, sara’ discusso il rapporto sulla criminalita’ organizzata presentato dalla Commisione liberta’ civili, giustizia e affari interni che e’ stato presentato ieri a Strasburgo da Sonia Alfano (Idv) ed approvato all’unanimita’ con 49 si e 2 astenzioni.
 Il rapporto prevede l’estensione del reato di associazione mafiosa, per ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7996" href="http://www.malitalia.it/2011/10/lantimafia-senza-confini/parlamento-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7996" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/parlamento1-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p><strong>Il 25 ottobre</strong>, nelle sessione plenaria del parlamento europeo, sara’ discusso il rapporto sulla criminalita’ organizzata presentato dalla Commisione liberta’ civili, giustizia e affari interni che e’ stato presentato ieri a Strasburgo da Sonia Alfano (Idv) ed approvato all’unanimita’ con 49 si e 2 astenzioni.</p>
<p><strong> Il rapporto prevede l’estensione del reato di associazione mafiosa, per ora presente solo in Italia, a tutti i paesi della Comunita’</strong> ma soprattutto prevede l’istituzione di una commissione parlamentare antimafia europea. Se il 25 ottobre approvera’ il rapporto  la Commissione dovrà essere istituita entro tre mesi e gia’ dopo sei mesi dovrà presentare i primi  risultati su &#8220;le organizzazioni criminali che operano attraverso le frontiere e sulle appropriazioni di fondi pubblici e le contaminazioni dell&#8217;economia legale e del sistema finanziario&#8221; europei.</p>
<p><strong>Fenomeni oramai di importanza fondamentale nell’economia europea e che, nella scorsa primavera, erano stati denunciati, proprio al Parlamento Europea dal Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso</strong>.</p>
<p>Un’altra richiesta, contenuta nel rapporto, e’ l&#8217;istituzione della Procura europea, che integri la Corte europea di giustizia, potenzi Eurojust, l&#8217;agenzia antifrode Olaf ed Europol, con particolare attenzione alla criminalità organizzata transnazionale.</p>
<p><strong>E  proprio sul crimine organizzato Transcrime</strong>, il centro interuniversitario sul crimine organizzato dell’Universita’ Cattolica di Milano e dell’Universita’ di Trento, ha recentemente presentato a Budapest i risutati preliminari di un’analisi esplorativa sull’evoluzione del fenomeno negli ultimi dieci anni con particolare riferimento alle confische dei beni in Italia. Il professor Ernesto Savona, presidente di Transcrime, parla del rapporto come di una base importante di discussione all’interno del Parlamento ma pone qualche perplessita’ per un’approvazione in breve tempo.</p>
<p>L’argomento e’ in effetti ancora di difficile assorbimento da parte di molti Stati anche se come dice la dottoressa <strong>Anna</strong> <strong>Canepa</strong>, magistrato della Direzione Nazionale Antimafia, “Questo rapporto e’ un atto di grande consapevolezza, un passo avanti per la lotta al crimine organizzato. Finalmente si e’ preso coscienza che il fenomeno non e’ solo italiano, e del Sud in particolare. Adesso se si arrivera’ ad una Commissione Europea Antimafia essa dovra’ vigilare, essere uno stimolo ed un osservatorio e rifuggire dal diventare una delle tante istituzioni. Solo allora servira’ veramente”.</p>
<p> <strong>Sicuramente un passo avanti</strong>, sicuramente una presa di coscienza e la volonta’ di uniformare leggi e tipologie di intervento. Un impegno forte che deve essere portato avanti da tutti i governi altrimenti corriamo il rischio di trovarci di fronte a situazioni contraddittorie come ricorda <strong>l’On.le Laura Garavini</strong>, capogruppo del PD in Commissione Antimafia ed eletta a Berlino “Sulla confisca dei beni, per esempio, la Germania ha promulgato una legge che permette la confisca sul proprio territorio relativamente a procedimenti in corso in altri Paesi. L’assurdo e’ che proprio il nostro Governo non ha recepito la normativa quadro europea che ha inserioto questa nuova opportunita’ ”</p>
<p><strong>Come dire: una lotta alla mafia a fasi alterne</strong>.</p>
<p>Un altro punto nodale, e di scottante attualita’, del rapporto presentato ieri e’ “l’impegno a stabilire norme per assicurare l&#8217;incandidabilità di persone condannate per reati di partecipazione a organizzazioni criminali o commessi nell&#8217;ambito delle stesse compresi i reati di favoreggiamento e corruzione”, chiedendo agli stati membri di stabilire norme analoghe per le elezioni nazionali. Un impegno che,forse, non sara’ accolto con molta facilita’.</p>
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		<title>Le opposizioni in Siria. Cosa sta accadendo</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/07/le-opposizioni-in-siria-cosa-sta-accadendo/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 06:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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(di Antonella Appiano)
Le “correnti” dell’Opposizione in Siria. La Conferenza di Dialogo Nazionale e la Conferenza di Istambul. Per fare un po’ di chiarezza fra Opposizione e Conferenze.
  Le “correnti” dell’Opposizione organizzata sono tre. Due in Patria e una all’estero.
In patria c’è quella dei dissidenti siriani, composta da circa 200 intellettuali indipendenti, che da marzo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/07/le-opposizioni-in-siria-cosa-sta-accadendo/damasco-piazza-al-merjeh/" rel="attachment wp-att-7564"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/07/damasco-piazza-Al-Merjeh-300x225.jpg" alt="" title="damasco-piazza-Al-Merjeh" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-7564" /></a></p>
<p>(di Antonella Appiano)<br />
<em>Le “correnti” dell’Opposizione in Siria. La Conferenza di Dialogo Nazionale e la Conferenza di Istambul. Per fare un po’ di chiarezza fra Opposizione e Conferenze</em>.<br />
  Le “correnti” dell’Opposizione organizzata sono tre. Due in Patria e una all’estero.<br />
In patria c’è quella dei dissidenti siriani, composta da circa 200 intellettuali indipendenti, che da marzo, si sono dichiarati disposti a tenere aperto il dialogo con la leadershep di Damasco. Circa 200 personalità e intellettuali fra cui il cristiano Michel Kilo, l’alauita Lu’ay Husayn e l’alauita Aref Dalilah. Gli ultimi due, nell’aprile scorso, avevano incontrato Butayna Sha’ban, la Consigliera Presidenziale, in merito alla <strong>“Conferenza di Dialogo Nazionale” promossa dal governo,</strong> una novità da parte della leadership al potere, che, prima di oggi, non ha mai riconosciuto alcuna forma di dissenso. Durante la conferenza, che si è tenuta regolarmente a Damasco, dal 10 al 13 luglio, il governo ha ribadito l’impegno a intraprendere riforme politiche. Sono stati invitati esponenti dell’opposizione e della società civile, intellettuali, artisiti e religiosi. Ma Michel Kilo, Fayez Sara, Lu’ay Husayn e Aref Dalilah non hanno partecipato dichiarando che “le condizione necessarie per un vero dialogo sono la fine della repressione violenta e la liberazione di tutti i prigionieri politici”.<br />
<strong>“Il gruppo di Aref Dalilah” </strong>ha proposto al governo una soluzione politica in otto punti. La prima richiesta è appunto la fine delle violenze. E anche una conferenza nazionale in cui siano invitati rappresentati di tutti i gruppi, anche chi organizza le proteste della strada. Questa corrente vuole convincere le autorità di Damasco ad accettare i punti del documento programmatico. E, nello stesso tempo, convincere chi manifesta che, se la leadership accetterà, si aprirà una fase nuova. Il gruppo sottolinea anche il pericolo di un cambiamento parziale, di un “regime change” come è avvenuto in Egitto, dove tuttora non si sono ancora svolte libere elezioni..</p>
<p>La seconda corrente in patria è quella dei“<strong>Comitati siriani di Coordinamento locale</strong>“, Lccs, una specie di piattaforma che, da maggio, ha riunito gli organizzatori delle manifestazioni anti-regime nel Paese. Anche questo“gruppo” ha proposto un programma politico. In sintesi, chiede, attraverso una transizione pacifica, la fine del mandato presidenziale di Bashar Al- Assad e un cambiamento totale del sistema politico. Secondo un organizzatore della capitale è necessario che le autorità “accettino la richiesta altrimenti il Paese rischia lo scoppio di una guerra civile”. Chi dovrebbe guidare la transizione?</p>
<p>Nel manifesto dei Comitati di coordinamento locale si legge che il compito spetterebbe “ a un comitato composto da rappresentanti civili e militari”, per un per periodo non più lungo di 6 mesi.</p>
<p>Infine c’è l’opposizione all’estero. Molti dei loro esponenti hanno partecipato alla conferenza di Antalya, in Turchia, che si è tenuta dal 31 maggio al 2 giugno. Fra i promotori, i firmatari dell’”Iniziativa nazionale per il cambiamento”. Un gruppo di cira 150 dissidenti siriani- creato da Radwan Zyaada, un 35enne, che vive negli Stati Uniti da 4 anni, ricercatore alla George Washington University- che esclude ogni possibile trattativa con Bashar-al Assad e ne chiede le dimissioni.<br />
Gli oppositori siriani all’estero, circa 300, si sono riuniti di nuovo, sabato 16 luglio in una ”Conferenza di Salvezza Nazionale” ad Istambul , per redigere una road map e creare una “Struttura di coordinamento permanente dell’opposizione”.La conferenza è stata promossa da personalità indipendenti e partiti politici, fra cui, l’avvocato e dissidente storico Haithem Al Maleh. La Turchia – che ospita anche esponenti dei Fratelli Musulmani in esilio- è stata quindi di nuovo sede di un incontro dell’opposizione siriana.</p>
<p><strong>Il cambiamento dell’ atteggiamento del Presidente Erdogan e del suo partito Akp </strong>(un partito islamico moderato considerato un modello per una larga fascia dei sunniti siriani e per gli Stati Uniti) nei confronti di Bashar-al-Assad, dopo gli ottimi rapporti degli ultimi anni, secondo alcuni osservatori, è il segnale di una politica espansiva neo-ottomanana del governo di Ankara nell’area del Medio Oriente.</p>
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		<title>La Francia e le tradizioni militari: che cosa rimane dei cittadini?</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 09:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[14 luglio]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>

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(di Martina Castigliani da Parigi)
E se la Francia non facesse più la sfilata militare del 14 luglio per la festa nazionale? Eva Jolie, l’appena eletta candidata per il partito “Europe écologie- Les verts” in Francia, ha osato proporre questo cambiamento il giorno stesso in cui il paese si preparava ai festeggiamenti ufficiali. “ Mi sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/07/la-francia-e-le-tradizioni-militari-che-cosa-rimane-dei-cittadini/14-luglio/" rel="attachment wp-att-7525"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/07/14-luglio.jpg" alt="" title="14 luglio" width="247" height="204" class="alignleft size-full wp-image-7525" /></a></p>
<p>(di Martina Castigliani da Parigi)<br />
<strong>E se la Francia non facesse più la sfilata militare del 14 luglio per la festa nazionale?</strong> Eva Jolie, l’appena eletta candidata per il partito “Europe écologie- Les verts” in Francia, ha osato proporre questo cambiamento il giorno stesso in cui il paese si preparava ai festeggiamenti ufficiali. “ Mi sono immaginata per un attimo che”, ha dichiarato Eva Jolie, anche deputata al Parlamento Europeo, “la sfilata di uomini e forze armate fosse sostituita da bambini, studenti, famiglie e semplici cittadini. Perché la Francia è un paese di cittadini in primo luogo e non più una potenza coloniale che ha bisogno di mostrare la sua grande potenza”. Una provocazione dunque, che non suona come nuova dalle parti della politica francese.<br />
<strong>La sfilata militare del 14 luglio è una tradizione storica per la Francia</strong>, istituita dal lontano 1880 e ogni anno vede le delegazioni delle forze armate sfilare davanti agli occhi attenti di politici e cittadini. E ogni anno non mancano le discussioni. “Certo la forza militare è importante”, ha affermato la Jolie, “ma non mi sembra che rappresenti al meglio lo spirito del 14 luglio. Sono i cittadini a dover essere al centro”.<br />
Insomma parole che da semplice e annuale polemica si sono trasformate in una provocazione che colpisce al cuore lo stato già provato dai recenti avvenimenti. La fallita spedizione in Libia, che in primavera avrebbe dovuto dimostrare lo strapotere di Sarkozy a livello militare, è solo uno dei tanti presupposti per parlare del grande costo bellico che deve affrontare la Francia in un periodo di crisi generalizzata per l’Europa. Di certo però, quello che sembra ancora intoccabile sono le tradizioni, terreno sacro per un paese che non è pronto a fare passi indietro. Durissime infatti le risposte dei politici francesi che hanno attaccato la Jolie, proprio là dove era più facile ovvero sulla sua doppia nazionalità.  È stato infatti niente meno che il Primo Ministro François Fillon il quale ha dichiarato: “Eva Jolie ha una doppia nazionalità, norvegese e francese e per questo non è di certo una persona ad avere una vera cultura delle tradizioni e dei valori francesi.” Affermazioni pesanti, che vanno ad inserirsi nell’annoso dibattito sul razzismo in Francia, proprio quando il 14 luglio di quest’anno era dedicato all’anti-razzismo.<br />
Fillon infiamma dunque il dibattito, facendo ricadere il tutto su una questione di nazionalità e amore per una cultura, quando la questione della Jolie riguardava essenzialmente il diritto di un paese di festeggiare i suoi cittadini e la sua storia senza tirare in ballo l’esercito e il passato coloniale. Ancora una volta la Francia delle tanto sbandierate libertà e diritti mostra la sua rigidità e chiusura, smentendo la sua stessa natura. </p>
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		<title>Svizzera, uno snodo per la ‘ndrangheta</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 06:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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E&#8217; interessante la sola presenza della &#8216;Ndrangheta in Svizzera, lo è ancora di piu&#8217; la reazione a questo fenomeno della Confederazione Elvetica.Non è un posto come un altro, il Ticino, i Grigioni, il Vallese: qui i clan non si comportano come nel resto del mondo dove si sono espiantati, come in Spagna o in Portogallo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/07/svizzera-uno-snodo-per-la-%e2%80%98ndrangheta/svizzera/" rel="attachment wp-att-7415"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/07/svizzera.jpg" alt="" title="svizzera" width="238" height="212" class="alignleft size-full wp-image-7415" /></a></p>
<p><strong>E&#8217; interessante la sola presenza della &#8216;Ndrangheta in Svizzera, lo è ancora di piu&#8217; la reazione a questo fenomeno della Confederazione Elvetica.</strong>Non è un posto come un altro, il Ticino, i Grigioni, il Vallese: qui i clan non si comportano come nel resto del mondo dove si sono espiantati, come in Spagna o in Portogallo. Hanno imparato ad annullarsi totalmente in favore del capitale, a essere in sintonia con  la politica e i responsabili dell&#8217;ordine pubblico, e non per connivenza, anzi, per buona condotta.<br />
E&#8217; un paese a sé la Svizzera, capace di isolarsi anche se la geografia l&#8217;ha messa al centro di tutto.<br />
 Anche l&#8217;operazione &#8220;Crimine 2&#8243;, quella che a Marzo ha spopolato l&#8217;hinterland milanese con le sue retate colossali, si è spinta fino al cantone San Gallo, nei luoghi definiti &#8220;centro logistico e snodo di transito&#8221; dall&#8217;Osservatorio sul crimine organizzato di Ginevra.<br />
<strong>Tra quelli che fanno affari in Svizzera c&#8217;è anche chi non l&#8217;ha scelto, Giuseppe Nirta, ad esempio,</strong> ha fatto di quel paese la sua prigione dopo che ragazzi del suo clan avevano incominciato a tirare uova marce a quelli di un clan avversario, e poi le uova erano diventati bossoli. I soldi del boss Nirta, come quelli del suo coevo settantaduenne Giovanni Tegano, sono negli hotel, nelle abitazioni di lusso, nell&#8217;arte e nei progetti legati al turismo. Della &#8216;Ndrangheta sono anche grandi quantità di azioni in diverse società quotate alla borsa di Zurigo, così ha scritto l&#8217;Osservatorio.<br />
 Sei anni fa, la conferenza sul crimine organizzato di Ginevra riunì una ventina di esperti, fra cui alcuni rappresentanti dell&#8217;Europol e della commissione parlamentare italiana anti-mafia. Sul programma c&#8217;era un punto con scritto &#8220;Mafia calabrese o &#8216;Ndrangheta&#8221;, non è passato inosservato, eppure, in molti, ne hanno parlato piu&#8217; come un&#8217;occasione che come un problema, dalla bocca di un politico svizzero è uscito: &#8220;teniamo tutti presente che alcuni, forse molti, paesi impegnati nella lotta contro il terrorismo ritengono opportuno servirsi dell&#8217;aiuto del crimine organizzato&#8221;.<br />
E&#8217; una mafia che si fa piu&#8217; complessa, rimanendo dannatamente violenta, la sentiamo di meno perché ci assomiglia sempre di piu&#8217;, perchè indossa la normalità. <strong>Per un politico svizzero la &#8216;Ndrangheta è solo un ottimo cliente delle banche, una liquidità che arricchisce l&#8217;economia, un aiutino contro i pericoli terroristici, in fondo lì faide e omicidi non ne hanno mai fatte, neppure estorto denaro ad un povero orologiaio</strong>.<br />
E&#8217; dannatamente difficile percepire che quella ricchezza prodotta non è loro, che quell&#8217;economia gonfiata non ha nessuna intenzione di tradursi in benessere ed emancipazione, che è solo sfruttamento, i soldi non sono per le persone, i soldi sono solo per i soldi, per farne altri, come bestie da riproduzione intensiva.<br />
 Dopo la Conferenza incominciano a girare innumerevoli dichiarazioni, una è del massimo esponente dell&#8217;Osservatorio, <strong>Nicolas Giannakopoulos: «Purtroppo, i buoni progressi fatti durante gli anni Novanta sono andati persi. Oggi ci si concentra poco sul fatto di tradurre in giustizia i colpevoli. Si pensa invece maggiormente a come utilizzare questi gruppi criminali per lottare contro un altro tipo di criminalità</strong>. L&#8217;attuale orientamento dei governi in ambito di crimine organizzato non è chiaro. Talvolta hanno bisogno e si servono di questi gruppi criminali, altre volte invece li combattono. Questo atteggiamento implica una cattiva gestione del problema e non può che essere un invito ad adottare accordi sottobanco. Ci auguro solo una cosa, di non abituarci.»</p>
<p>(pubblicato da LaVoce2009)</p>
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		<title>Esclusivo: La Commissione Europea spende soldi pubblici in jet privati, feste e hotel di lusso.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 20:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Fondi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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(Bureau of Investigative Journalism)
Secondo le ultime cifre ottenute dal Bureau of Investigative Journalism la Commissione Europea ha speso milioni di Euro di fondi pubblici per finanziare viaggi a bordo di jet privati, vacanze in lussuosi resort, feste e doni griffati Tiffany. 
La nostra inchiesta rivela che i membri della Commissione Europea hanno usato soldi dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7063" href="http://www.malitalia.it/2011/06/esclusivo-la-commissione-europea-spende-soldi-pubblici-in-jet-privati-feste-e-hotel-di-lusso/unione-europea/"><img class="alignleft size-full wp-image-7063" title="unione europea" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/unione-europea.jpg" alt="" width="286" height="176" /></a></p>
<p>(Bureau of Investigative Journalism)</p>
<p><strong>Secondo le ultime cifre ottenute dal Bureau of Investigative Journalism la Commissione Europea ha speso milioni di Euro di fondi pubblici per finanziare viaggi a bordo di jet privati, vacanze in lussuosi resort, feste e doni griffati Tiffany. </strong></p>
<p>La nostra inchiesta rivela che i membri della Commissione Europea hanno usato soldi dei contribuenti per finanziare viaggi a bordo di jet privati e regalare ai loro ospiti gioielli acquistati da Tiffany, il tutto mentre l’Europa affrontava tagli alla spesa pubblica e piani di salvataggio del FMI.</p>
<p><strong>L’inchiesta del Bureau of Investigative Journalism rivela che:</strong></p>
<p>·        Oltre 7,5 milioni di Euro sono stati spesi dai membri della Commissione per viaggi a bordo di jet privati tra il 2006 e il 2010.</p>
<p>·        Il presidente José Manuel Barroso e otto suoi assistenti hanno speso ben 28mila Euro per un soggiorno di quattro notti al New York Peninsula Hotel, hotel dove le suite costano in media 780 Euro a notte.</p>
<p>·        Tra i regali ricevuti dagli ospiti e gli oratori della Commissione tra il 2008 e il 2010 si possono trovare prodotti di lusso come gioielli di Tiffany, gemelli e penne stilografiche per un valore di oltre 20mila Euro.</p>
<p> ·        Solo nel 2009 più di 300mila Euro sono stati spesi per eventi mondani che l’Unione Europea ha descritto come “cocktail parties”. Emblematico un evento tenutosi ad Amsterdam e finanziato dalla REA (l’Agenzia Esecutiva per la Ricerca) costato 75mila Euro. La scaletta dell’evento prevedeva: “una notte che vi stupirà come nessun’altra..tecnologia all’avanguardia, arte dalle sfumature stimolanti mischiata a cocktail di tendenza, performance mozzafiato e top DJ”.</p>
<p>Lo studio del Bureau è partito in concomitanza con la richiesta della Commissione Europea di incrementare il proprio budget del 4,9%.</p>
<p>In un momento in cui il FMI mette in atto piani di salvataggio per centinaia di miliardi di Euro per aiutare paesi alle prese con forti i debiti pubblici o impegnati in vasti programmi di privatizzazione.</p>
<p> Nel 2009 la Commissione Europea ha speso soldi pubblici per finanziare soggiorni per dipendenti e familiari in resolt a cinque stelle in Papua Nuova Guinea e Ghana. In un’occasione una delegazione Vietnamita ha spedito uno staff di 44 persone nel lussuoso Palm Garden Resort per un evento teso ad “aiutare la cooperazione interna”.</p>
<p> “E’ estremamente frustrante vedere con quanta facilità la Commissione Europea spende soldi pubblici – milioni di Euro – in jet privati e hotel di lusso. Tutto ciò rende il divario tra i cittadini e i burocrati dell’Unione ancora più ampio e profondo,” ha dichiarato Martin Ehrehauser, Europarlamentare e membro della Commissione per il controllo dei bilanci.</p>
<p><strong>Iain Overton, editore del Bureau of Investigative Journalism, afferma: “Le nostre rivelazioni, non solo fanno emergere forti questioni sullo spreco di soldi dei contribuenti europei da parte della Commissione, ma pongono dubbi sull’affidabilità dell’Unione Europea per quanto riguarda le sue spese.”</strong></p>
<p> ( MEDIA ENQUIRIES :Caelainn Barr, the Bureau of Investigative Journalism, <a href="mailto:caelainnbarr@tbij.com">caelainnbarr@tbij.com</a>; Federico Gatti,the Bureau of Investigative Journalism, Iain Overton, editor the Bureau of Investigative Journalism, <a href="mailto:iainoverton@tbij.com">iainoverton@tbij.com</a>. NOTE:Il Bureau of Investigative Journalism è una società no-profit che fa base a Londra. Il suo scopo è rafforzare e sostenere il giornalismo investigativo. Le nostre inchieste sono state ampiamente riportate da media nazionali e internazionali. Nel recente passato il Bureau ha collaborato insieme con il Financial Times e la BBC a inchieste vincitrici di premi internazionali.I dati dell’inchiesta sulle spese della Commissione sono stati presi dal Sistema di Trasparenza Finanziaria dell’Unione Europea (FTS). Tutti i dati sono stati verificati dagli appositi dipartimenti della Commissione.)</p>
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		<title>Potrà Silvio risollevarsi?</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/05/potra-silvio-risollevarsi/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 17:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[sconfitta]]></category>
		<category><![CDATA[voto amministrativo]]></category>

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(di Martina Castigliani)
Il risultato di Berlusconi alle elezioni municipali italiane fa discutere la Francia. Da Liberation a Le Figaro, é la stessa espressione a essere utilizzata: una sconfitta « cinglante », come cocente, pungente e sferzante. I giornali, comparsi questa mattina nel territorio francese, dedicano ampie analisi politiche all&#8217;avvenimento elettorale italiano, nel tentativo, ancora una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7033" href="http://www.malitalia.it/2011/05/potra-silvio-risollevarsi/voto/"><img class="alignleft size-full wp-image-7033" title="voto" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/voto.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a></p>
<p>(di Martina Castigliani)</p>
<p><strong>Il risultato di Berlusconi alle elezioni municipali italiane fa discutere la Francia.</strong> Da Liberation a Le Figaro, é la stessa espressione a essere utilizzata: una sconfitta « cinglante », come cocente, pungente e sferzante. I giornali, comparsi questa mattina nel territorio francese, dedicano ampie analisi politiche all&#8217;avvenimento elettorale italiano, nel tentativo, ancora una volta, di poter trovare spiegazioni alla confusa e disordinata situazione italiana. È soprattutto la caduta di Milano a far discutere, città vista come roccaforte del potere del primo ministro italiano. Napoli é il secondo esempio della delicata situazione oltre confine, ma cio&#8217; che interessa gli analisti é soprattutto vedere come dal centro di un cosi&#8217; grande potere sia potuta nascere una tale contestazione.</p>
<p><strong>« Toujours lui » titolava il Liberation di qualche mese fa</strong>, con una foto di Silvio Berlusconi e di Ruby in prima pagina: tuoujours lui, sempre lo stesso e ancora una volta lui. É questo lo spirito con cui i francesi parlano del nostro Presidente del Consiglio, con toni stanchi e quasi disinteressati per una popolazione di elettori che continua ad appoggiare una figura cosi controversa. É per questo che i francesi oggi si sono dilungati nella descrizione della sconfitta elettorale di Berlusconi, quasi rincuorati che quell&#8217;eccezionalità della politica di oltralpe possa essere finalmente reinserita negli schemi tradizionali. La sinistra si prende Milano, con un gesto che a questo punto sembra molto di più che simbolico, afferma Éric Jozsef per Liberation.</p>
<p><strong>Molto lucida invece l&#8217;analisi de Le Figaro</strong>, che individua nella campagna precedente le elezioni tutti gli errori commessi dal partito di maggioranza. É la volgarità dei toni che ha caratterizzato il percorso dei candidati del Pdl a fare scalpore: se da una parte Letizia Moratti non ha fatto che accusare il suo avversario, Pisapia ha trasmesso un&#8217;immagine pacifica, di buon umore e tranquillità. Ha sbagliato tutto Berlusconi, dice Le Figaro, volendo mettersi capolista nella sua città e trasformando le elezioni comunali in un vero e proprio test sul suo governo. Test che a quanto pare lo ha dato nettamente per sconfitto.</p>
<p><strong>« Berlusconi peut-il rebondir?</strong> », é invece la domanda a cui cerca di rispondere Le Monde. Potrà Silvio Berlusconi risollevarsi da questo duro colpo? É il dubbio che hanno tutti: in un contesto politico normale, un tale risultato sarebbe bastato a inclinare il potere del primo ministro, ma i francesi hanno imparato che dall&#8217;Italia ci si puo aspettare di tutto. Del resto, la stessa Francia ha ben poco da insegnare. Le utlime settimane hanno portato un duro colpo all&#8217;immagine politica del paese, a causa dello scandalo sessuale di cui é stato vittima Dominique Strauss-Kann, potenziale candidato per le elezioni presidenziali 2012: quella difficile commistione tra affari, politica e vita privata ha contaminato anche la Francia. Con la sola differenza che il candidato Strauss-Kann é condannato a scomparire dalla scena politica per sempre, mentre con Berlusconi non si può mai sapere.</p>
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		<title>Caso Strauss-Kahn: possibile trasformazione della vittima in carnefice?</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/05/caso-strauss-kahn-possibile-trasformazione-della-vittima-in-carnefice/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 21:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Strauss-Kahn]]></category>
		<category><![CDATA[Vittime]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
 
(di Elia Fiorillo)
             Tutto può essere quando si gira intorno al potere, quello vero. Tutto può accadere quando in primo piano  c&#8217;è un&#8217;istituzione come il Fondo monetario internazionale che governa le sorti delle finanze mondiali il cui capo stava per essere candidato a presidente della Repubblica francese. Nessuna ipotesi può essere scartata, né deve esserlo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-6951" href="http://www.malitalia.it/2011/05/caso-strauss-kahn-possibile-trasformazione-della-vittima-in-carnefice/strausskahn/"><img class="alignleft size-full wp-image-6951" title="STRAUSSKAHN" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/STRAUSSKAHN.jpg" alt="" width="265" height="190" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>(di Elia Fiorillo)</strong></p>
<p>          <strong>   Tutto può essere quando si gira intorno al potere, quello vero</strong>. Tutto può accadere quando in primo piano  c&#8217;è un&#8217;istituzione come il Fondo monetario internazionale che governa le sorti delle finanze mondiali il cui capo stava per essere candidato a presidente della Repubblica francese. Nessuna ipotesi può essere scartata, né deve esserlo. Ma, d&#8217;altronde, proprio per via dell&#8217;importanza del personaggio in questione e per quello che rappresenta, non si può nemmeno propendere per un garantismo dal sapore, sotto sotto,   assolutorio, che fa correre  il rischio di  trasformare la presunta vittima in carnefice. In casi del genere il più debole, quello che ha subito,  lo diventa sempre di più e si viene a trovare in situazioni drammatiche dovendo dimostrare, <em>“al di là di ogni ragionevole dubbio” &#8211; </em>meglio<em> “più che al di sopra di ogni ragionevole dubbio” -, </em>il torto subito in una condizione, appunto, di estrema fragilità. <strong>Certo, c&#8217;è la giustizia che fa il suo corso, che è riuscita a rincorrere il potente e spedirlo nelle patrie galere trattandolo senza riguardo alcuno, come avrebbe fatto con qualsiasi cittadino. </strong>C&#8217;è chi ha parlato di accanimento della polizia per via delle foto segnaletiche distribuite ai giornalisti e per i filmati che ritraggono l&#8217;ormai ex direttore della FMI con gli occhi sbarrati dalla sorpresa o forse sbigottimento  per quello che gli sta capitando. Siamo a New York, una città che è molto attenta e sensibile verso la parità difronte alla legge. Sarà pure puritana la Grande Mela, ma questo non c&#8217;entra per un indiziato di tentato stupro. </p>
<p>             <strong>La bilancia sotto sotto però  pende da una parte</strong>. Penzola a favore del Grande Uomo per via dei soldi che ha, per gli avvocati che si può permettere, per la cauzione che può pagare. Per gli amici importanti che non lesinano difese a suon di lettere ai giornali che lo presentano come  un <em>“appassionato di sesso</em>”.<em> “So what?”, “e allora?”, </em>si chiedono, che problema c&#8217;è?<em> </em>Nessun problema se il trasporto sessuale irrefrenabile non invade altrui libertà. Mi auguro che in quel “<em>so what” </em>non ci sia un razzismo inconscio che considera reato veniale quell&#8217;azione “<em>di passione sessuale” </em>(sic) perpetrata su una nera cameriera ignorante che non è riuscita a comprendere la gratificazione per  quell&#8217;atto concesso dal principe.</p>
<p>             <strong>Altro discorso va fatto per la famiglia di Strauss-Kahn</strong>. E&#8217; capibile e giustificabile l&#8217;apprensione per il loro caro e l&#8217;incrollabile certezza nella sua innocenza. I precedenti contro di lui ci sono però. Quella con Piroska Nagy è una storia non proprio consensuale liquidata dalla terza moglie di Dominique, Ann Sinclair, famosa giornalista, come <em>&#8220;l&#8217;avventura di una notte che non rovinerà&#8217; il nostro matrimonio&#8221;</em>. Pare però che non ne sia uscita bene Piroska Nagy che oltre il danno ha subito la beffa di dover fare le valigie e lasciare il FMI. Se non si è proprio <em>rovinata</em> da quella storia poco c&#8217;è mancato.</p>
<p>             <strong>Se il complotto c&#8217;è stato per incastrare Dominique Strauss-Kahn è stato ordito puntando, a quello che si sa, su un soggetto particolarmente debole: una donna di colore, immigrata, con un figlio a carico, cameriera al Sofitel di Manhattan.  Insomma, uno di quei soggetti </strong><em><strong>“che non hanno voce”</strong> </em>anche in una metropoli che si dice e vuol essere democratica, dove l&#8217;uguaglianza di fronte alla legge è un principio fondamentale, ma per converso dove gli estremi sono tali senza mezze misure: ricchezza e povertà, ad esempio. Dovrebbe essere un gioco da ragazzi, per gli avvocati di grido ingaggiati dal potente Dominique, dimostrare il tranello in cui è incappato il loro assistito. Circuito da una donna pagata per inguaiare il probabile candidato alla successione di Nicolas Sarkozy. Gli avvocati sono fiduciosi nella totale assoluzione. Sembra pretattica. Se invece non lo fosse  e cioè che non è stato l&#8217;ex direttore del FMI ad essere circuito, ma la povera cameriera nera, allora la situazione per la vittima paradossalmente si aggrava. Già i giornali scrivono che Dominique ha ingaggiato un esercito di segugi per scovare quello che nasconde la povera cameriera. Tutta la sua vita verrà scandagliata in cerca di fatti, situazioni che possono demolire il personaggio. C&#8217;è da tremare al solo pensiero degli interrogatori che la cameriera subirà per provare il suo stato di vittima. Insomma, se era un&#8217;adescatrice da complotto l&#8217;assicurazione sicura doveva averla. Ma se, come pare, è proprio una povera vittima che è stata in balia del satrapo per sessanta minuti ed è uscita dalla camera d&#8217;albergo in stato confusionale, soccorsa dai colleghi e portata in ospedale, allora i guai per lei sono appena cominciati.</p>
<p>              <strong>Credo che questa donna abbia bisogno, per non essere letteralmente stritolata, degli stessi mezzi che ha messa in campo  Dominique Strauss-Kahn</strong>. Anche una <em>troupe</em> di esperti in comunicazione per curare la sua immagine. Forse è il caso che i mezzi le vengano dati dalle tante organizzazioni che si battono per la parità di fronte alla legge.</p>
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		<title>Destra e sinistra pari sono, faranno i conti con noi</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 11:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
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(Di FRANCESCA PACI)
Gli &#8220;indignados&#8221; snobbano il voto: ci vuole tempo per cambiare il sistema
Non ci sono maxischermi da cui seguire gli exit poll in Puerta del Sol. La batosta dei socialisti di Zapatero lascia gli «indignados» indifferenti quanto l’affermazione del Partido Popular. Alle 21,30 al centro della piazza gremita decine di persone alzano le braccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6947" href="http://www.malitalia.it/2011/05/destra-e-sinistra-pari-sono-faranno-i-conti-con-noi/soagna/"><img class="alignleft size-medium wp-image-6947" title="soagna" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/soagna-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a></p>
<p>(Di FRANCESCA PACI)</p>
<h2>Gli &#8220;indignados&#8221; snobbano il voto: ci vuole tempo per cambiare il sistema</h2>
<p>Non ci sono maxischermi da cui seguire gli exit poll in Puerta del Sol. La batosta dei socialisti di Zapatero lascia gli «indignados» indifferenti quanto l’affermazione del Partido Popular. Alle 21,30 al centro della piazza gremita decine di persone alzano le braccia agitando le mani come si usa per approvare un’idea dell’assemblea. I risultati elettorali non c’entrano. Il Comitato Informazione annuncia il vincitore di questa domenica 22 maggio: il popolo spagnolo che ha fatto sentire la sua voce e continuerà. Evviva.</p>
<p><strong>«Ho votato scheda bianca e me ne vanto, tra i due litiganti il terzo gode</strong>» commenta Eduardo Ramirez, insegnante, 38 anni, un palloncino in mano con la scritta «Somos l@s invisibles», siamo gli invisibili. Il 15 maggio sono usciti dall’ombra e oggi celebrano la sconfitta dei politici che seppure ancora in sella dovranno fare i conti con la sfida popolare al bipartitismo.</p>
<p>A onor di cronaca la web-tv autogestita Emitiendo 24 horas aggiorna i risultati dello spoglio. Nessuno però sembra particolarmente interessato alle percentuali di quelli che comunque governeranno. A differenza della Tahrir egiziana, la piazza madrilena non puntava alla caduta di un tiranno e non ha bisogno dell’urlo catartico della liberazione.</p>
<p><strong>«Tutti si aspettano che succeda qualcosa e invece non succederà niente perché sapevamo di non poter cambiare il sistema in una settimana</strong>», osserva l’educatore per l’infanzia José Ramon. La notte dorme qui e il mattino corre a timbrare il cartellino: «Resterò finché deciderà l’assemblea, è un sacrificio ma ne vale la pena». L’amica e collega Michela divide con lui la tenda e la certezza d’aver segnato un punto, pazienza se per il momento se ne avvantaggeranno i conservatori: la rivoluzione procede con metodo.</p>
<p><strong>«È una vittoria di Pirro per i popolari</strong>, hanno battuto i socialisti ma devono affrontare la piazza» osserva lo scrittore Lorenzo Silva che ambienta il suo nuovo romanzo <em>La strategia dell’acqua</em> (Guanda) nella Spagna contemporanea, tra cervelli in fuga dalla disoccupazione e sindaci beccati a nascondere centinaia di migliaia di euro nella spazzatura. Il finale della protesta è aperto, concede: «Certo non ci sono leader né obiettivi chiari, Puerta del Sol è energia pura un po’ come in Egitto». Ma finora tiene: «Temevo che la nostra gioventù fosse diventata apatica e invece ha sorpreso tutti. Oggi può esercitare una pressione e chissà, magari far ripensare la legge elettorale».</p>
<p><strong>Gli «indignados» non hanno fretta</strong>. Le scatole in cui raccolgono i desideri dei cittadini sono colme ma per organizzarli in forma di proposta politica ci vorrà tempo. «Ho votato perché non sono qualunquista ma per un partito piccolo», spiega Sara, responsabile dell’orto biologico in cui sono stati piantati pomodori, lattuga e il cartello «Yes we camp». Il messaggio è chiaro: cresceremo. Chi pensava che il movimento M-15 svanisse così, schiacciato tra l’avanzata dei popolari e lo smacco dello stesso Zapatero che a suo tempo aveva fatto sognare la riscossa ai socialisti europei oscurati dal neoliberismo, deve ricredersi. La contrapposizione destra-sinistra è roba passata, almeno oggi in Puerta del Sol.</p>
<p><strong>«Vogliamo un sistema proporzionale più rappresentativo</strong>», insiste il grafico Carlos Yanel. Gli «indignados» rivendicano partecipazione. Il diciottenne Ricardo ha disertato convinto il suo primo voto, l’impiegata Carmen si è tappata il naso mettendo la X sul partito socialista e il pensionato Juan Pablo ha fatto lo stesso con il Pp. Molti hanno optato per la scheda-protesta come il matematico trentanovenne José Riballa che, all’uscita dell’Instituto San Isidro, auspica una nuova stagione politica: «Ho scelto Isquierda Unida, ma l’importante è che la finta democrazia in cui viviamo sia stata smascherata. Spero che inizi un mutamento culturale tipo il ’68». Tra un anno tocca alle politiche, il tempo stringe.</p>
<p><strong>«Siamo un cantiere aperto</strong> che per ora non chiude, decidiamo cosa fare giorno per giorno ed è assai più onesto delle promesse bugiarde del governo» taglia corto Raul, uno dei «portavoz». La piazza Tahrir di Barcellona ha fatto sapere che non smobiliterà fino al 15 giugno, da Saragoza Radio Acampada rilancia sine die.</p>
<p>Poi certo ci sono tutti gli altri. I soddisfatti dello status quo (pochi) e gli «indignandos» non accampati, la maggioranza silenziosa degli spagnoli che disprezza il malgoverno, lo stallo economico e l’arroganza della politica ma dubita dell’efficacia rivoluzionaria della repubblica indipendente di Puerta del Sol. Basta allontanarsi qualche metro dalla colorata tendopoli madrilena per ascoltare voci differenti, specie ora che la decisione «popolare» di restare qui fino a domenica prossima rischia di mettere a dura prova la compiacenza dei negozianti.</p>
<p>«Cosa possono ottenere di più? È ora di tornare a lavorare» lamenta don Pedro, titolare d’uno degli storici caffè della piazza. Secondo il presidente dell’associazione commercianti di Madrid Hilario Alfaro il giro d’affari è già calato del 40 per cento.</p>
<p><strong>«Ci dispiace, serviva una scossa</strong>, in fondo protestiamo anche per loro» concede Angelica, avvocato, 25 anni, t-shirt con un punto di domanda sul petto. Lo dice anche Mafalda sul cartello affisso al banco della Commissione Legale dietro cui la ragazza raccoglie firme contro i politici inquisiti per corruzione: «Pare che se uno non s’impegni a cambiare il mondo, il mondo poi cambi lui». La «joventud sin futuro» ha messo mano al presente, domani si vedrà.</p>
<p>(pubblicato su La Stampa del 23 maggio 2011)</p>
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		<title>I superlatitanti di mafia e camorra? Sono a Berlino</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 07:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Alessandro Chetta)
«Potrebbero vivere in Germania» ipotizzano gli artisti. Sono i latitanti più pericolosi della mafie italiane, per ora «intrappolati» in effigie nel poster ideato dal museo Cam di Casoria, opera simbolo della nuova esposizione di scena a Berlino. E l&#8217;azzardo &#8211; tra l&#8217;altro non fantascientifico &#8211; circa la fuga degli imprendibili nei lander teutonici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6739" href="http://www.malitalia.it/2011/05/i-superlatitanti-di-mafia-e-camorra-sono-a-berlino/latitanti44/"><img class="alignleft size-medium wp-image-6739" title="latitanti44" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/latitanti44-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a></p>
<p>(di Alessandro Chetta)</p>
<p><strong>«Potrebbero vivere in Germania</strong>» ipotizzano gli artisti. Sono i latitanti più pericolosi della mafie italiane, per ora «intrappolati» in effigie nel poster ideato dal museo Cam di Casoria, opera simbolo della nuova esposizione di scena a Berlino. E l&#8217;azzardo &#8211; tra l&#8217;altro non fantascientifico &#8211; circa la fuga degli imprendibili nei lander teutonici rappresenta la nuova provocazione di Antonio Manfredi, vulcanico direttore del museo d&#8217;arte contemporanea dell&#8217;hinterland napoletano. <strong>Dal 13 maggio al 3 giugno il Cam presenta alla Kunsthaus Tacheles di Berlino la nuova mostra dal titolo <em>May be &#8211; Cam in Berlin</em>,</strong> a cura dello stesso Manfredi, organizzato da<strong> </strong>Barbara Fragogna<strong> </strong>e con il sostegno del Goethe Institut<strong> </strong>di Napoli. Il cordone culturale che lega il Cam con la Germania non è di oggi: all&#8217;inizio di febbraio <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/1-febbraio-2011/museo-cam-batte-bandiera-tedescachiediamo-asilo-culturale-merkel--181376469051.shtml?fr=correlati">la struttura museale di Casoria, trascurato dalle istituzioni regionali e nazionali, chiese asilo politico alla Merkel</a>.</p>
<p>L’inaugurazione si terrà venerdì 13 alle 19 e domenica 15 in occasione dell’Internationaler Museumstag. «<strong>L’evento, come suggerisce il titolo, pone, attraverso un’installazione studiata ad hoc &#8211; spiega Manfredi &#8211; la provocatoria ipotesi di un’infiltrazione mafiosa in Germania»</strong>, tra l&#8217;altro già messa abilmente in scena nel film <em>Una vita tranquilla </em>con Toni Servillo, che, appunto, veste i panni, di un boss che per sfuggire a vendette e alla polizia apre un ristorante vicino Francoforte. La folla di personaggi è costituita dai 14 latitanti tra mafiosi, camorristi e affiliati alla ‘ndrangheta, <strong>come Matteo Messina Denaro, primula rossa di Cosa nostra</strong>, e Michele Zagaria, numero uno assoluto del clan dei Casalesi dopo gli arresti di Antonio Iovine detto<em> &#8216;O Ninno </em>e Mario Caterino soprannominato <em>&#8216;A botta</em>. Il Cam continua ad operare nel solco della denuncia della malavita organizzata, filtrata attraverso l&#8217;ironia dell&#8217;arte contemporanea. La precedente installazione era costituita<a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/15-marzo-2011/pena-morte-camorristil-ultima-cam-napoli-come-texas-190228518779.shtml"> da enormi manifesti 6&#215;3 firmati da Sebastiano Deva</a> e affissi in diversi punti di Napoli su cui campeggiava la scritta «Pena di morte (civile) per i camorristi». Durarono poco. Il sindaco rosetta Iervolino li fece rimuovere in poche ore.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-6742" href="http://www.malitalia.it/2011/05/i-superlatitanti-di-mafia-e-camorra-sono-a-berlino/zagaria44/"><img class="alignleft size-medium wp-image-6742" title="zagaria44" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/zagaria44-97x300.jpg" alt="" width="97" height="300" /></a></p>
<p><strong>Il percorso della mostra berlinese prosegue attraverso gli scatti</strong>, tra gli altri, di Fulvio Di Napoli (una coppia di bambini minaccia una coetanea bendata con una pistola), Monica Biancardi<strong> </strong>(una donna dal volto coperto da un velo che urla il suo dolore e lo strazio per la morte delle vittime della camorra), il provetto Mario Spada e poi l&#8217;icastico Sergio Riccio<strong>.</strong> Lo spazio della New Gallery della Tacheles, inoltre, si plasma attraverso le opere in mostra per divenire una «Wunderkammer» per l’artista Sebastiano Deva con oggetti, video e foto forniscono notizie sul mondo criminale nella camera delle meraviglie. la trasferta berlinese del Cam sancisce un manifesto, non scritto ma iscritto nei fatti, che sancisce il filone sull&#8217;estetica dell&#8217;antimafia di cui fa idealmente parte anche l&#8217;artista Rosaria Iazzetta<strong> </strong>che ha lavorato alle Vele di Scampia e ad Ercolano.</p>
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		<title>Arresti di massa di immigrati: la nuova strategia francese</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 06:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Martina Castigliani)
Continua l’odissea degli immigrati che da Lampedusa, tentano di raggiungere amici e parenti in terra francese. Se i treni alla frontiera non possono più essere fermati, la politica del pugno di ferro da parte del governo Sarkozy continua indisturbata.  La nuova tecnica utilizzata: arresti di massa per permettere il rimpatrio. È la grave [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6735" href="http://www.malitalia.it/2011/05/arresti-di-massa-di-immigrati-la-nuova-strategia-francese/tunisini-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-6735" title="tunisini" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/tunisini.jpg" alt="" width="286" height="176" /></a></p>
<p>(di Martina Castigliani)</p>
<p><strong>Continua l’odissea degli immigrati che da Lampedusa, tentano di raggiungere amici e parenti in terra francese</strong>. Se i treni alla frontiera non possono più essere fermati, la politica del pugno di ferro da parte del governo Sarkozy continua indisturbata.  La nuova tecnica utilizzata: arresti di massa per permettere il rimpatrio. È la grave denuncia fatta dal giornale <strong>Liberation</strong>, che all’inzio della settimana ha dedicato la prima pagina proprio a questa grave situazione. <strong>Secondo il quotidiano, 146 tunisini sono stati arrestati a Marsiglia dal 16 aprile e di questi, 105 sono stati liberati nel giro di breve tempo, 22 rimandati in Italia d’accordo con le autorità locali.</strong> Lo scandalo più evidente riguarda quello che è successo lo scorso weekend a Marsiglia, quando decine di tunisini provenienti dall’Italia sono stati arrestati in seguito ad un controllo d’identità. La procedura prevede una custodia di 48 ore prima della vera detenzione: in quelle ore che precedono l’incarcerazione, le autorità possono rispedire l’immigrato ritenuto colpevole nel paese di transito, in questo caso l’Italia. L’unico ostacolo nella procedura è dato dal fatto che è necessario passare per un tribunale. Sabato scorso, dei 30 tunisini che dovevano comparire davanti al giudice 17 erano già stati rimpatriati, mentre per gli altri 13 il via libera italiano non è arrivato in tempo. Per un giorno intero, come la domenica successiva con altri 22 tunisini, gli imputati sono stati posti a giudizio senza che si sia trovato un appiglio consistente che permettesse l’incarcerazione. Tutti rilasciati è il verdetto finale.  La dinamica del weekend eccezionale dei tribunali di Marsiglia non sembra però così scandalosa e la situazione si ripete in queste stesse ore in molte città francesi. Liberation riporta le parole dell’avvocato Philippe Petrollier: <strong>“Questo fenomeno incredibile, non può che farci pensare ad una vera e propria operazione politica. L’opinione pubblica francese è molto sensibile in questo momento al tema immigrazione e Sarkozy non fa che autorizzare arresti di massa che possano tranquillizzare la gente, anche se poi non servono a niente.”</strong> Un’immensa operazione di distrazione, che possa tranquillizzare gli animi di cittadini impauriti, a questo fa pensare la scelta francese. Italia e Francia fanno la voce forte, sbandierando politiche severe e irreprensibili, ma senza che oltre lo sfogo mediatico si arrivi a risultati concreti. Ciò che più spaventa è il fatto che entrambi i governi non si preoccupino della possibilità che l’opinione pubblica possa rendersi conto della verità. Risale ad una settimana fa la lettera firmata Sarkozy e Berlusconi, indirizzata a José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, perché si valuti l’opportunità di ristabilire il controllo delle frontiere interne, modificando temporaneamente l’accordo di Shengen. <strong>Possibile che la sola possibilità per aiutare queste persone sia di rispedirle a casa loro?</strong></p>
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		<title>La crescita delle destre nazionaliste ed i nuovi nemici dell&#8217;Europa.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 15:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Perrella</dc:creator>
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Alla faccia di chi dice che l&#8217;Europa non ha radici comuni che l&#8217;attraversino, c&#8217;è un fenomeno che di questi tempi sta crescendo sempre più rumorosamente negli angoli più disparati del vecchio continente. In Finlandia come in Italia, in Francia come in Ungheria. Mentre nelle democrazie di mezzo mondo tanti partiti storici tremano dalle fondamenta, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6683" href="http://www.malitalia.it/2011/04/la-crescita-delle-destre-nazionaliste-ed-i-nuovi-nemici-delleuropa/finlandia/"><img class="alignnone size-full wp-image-6683" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/finlandia.jpg" alt="" width="273" height="185" /></a></p>
<p>Alla faccia di chi dice che l&#8217;Europa non ha radici comuni che l&#8217;attraversino, c&#8217;è un fenomeno che di questi tempi sta crescendo sempre più rumorosamente negli angoli più disparati del vecchio continente. In Finlandia come in Italia, in Francia come in Ungheria. Mentre nelle democrazie di mezzo mondo tanti partiti storici tremano dalle fondamenta, le destre europee ultra nazionaliste prosperano. E pensare che la Lega Nord sia uno dei tanti “segni particolari” del nostro Paese non è propriamente esatto. Gli spot anti-Europa, le “sparate” (fuor di metafora) sulla questione immigrazione, i continui colpi menati alle fondamenta di un governo di cui costituisce gran parte dello scheletro elettorale ogni volta che si parla dell&#8217;impegno italiano in missioni di guerra a carattere internazionale. Ma una forza che detiene l&#8217;11% almeno delle preferenze degli italiani è meglio averla come alleata scomoda ed invadente che come opposizione.</p>
<p><strong>Alla luce di ciò, quello che è accaduto questo mese in Finlandia sa un po&#8217; di dejà vu</strong>: alle elezioni crollano i centristi dell&#8217;uscente Mari Kiviniemi, mentre vincono di misura i conservatori della Coalizione nazionale con il 20,4%, tallonati dai Socialdemocratici (19,1%) e soprattutto dal partito dei “Veri Finnici”: un gruppo politico che raccoglie l&#8217;eredità del Partito Rurale, presentandosi con un programma dalla forte impronta anti-europea e xenofoba. Un balzo senza precedenti per la Finlandia, paese virtuoso che con l&#8217;UE ha sempre avuto ottimi rapporti, e che ora vede un movimento ultra nazionale a fare (a pieno titolo, peraltro) la voce grossa all&#8217;interno della nuova coalizione di governo guidata da Jyrki Katainen. Una forza politica in aperto contrasto con le manovre di aiuto ai paesi membri in difficoltà, tacciati come “scialacquatori”, che non manca di destare preoccupazioni a Bruxelles.</p>
<p><strong>Altro caso di forte inflazione nazionalista</strong>, che non mancherà di avere ripercussioni anche dalle nostre parti, è quello francese. Qui, infatti, il “Front National” capitanato dalla carismatica leader Marine Le Pen ha già stracciato il partito del presidente Sarkozy alle elezioni amministrative, ed è data dai sondaggi come già qualificata al secondo turno delle elezioni politiche del 2012, indipendentemente da chi sia il suo avversario, con il 22% dei voti. In una Francia che sente forte la il peso della questione immigrazione e non sempre disposta a condividere la linea dura adottata da Sarkozy nella questione libica, la politica del “le français, avant tout” si sta mostrando vincente. Una leader che parla al cuore e alla pancia dei suoi elettori, cavalcando l&#8217;onda lunga delle paure che investono un popolo già di per se molto attaccato alla propria patria; tra le sue battaglie, quella per la reintroduzione della pena di morte. Per avere un&#8217;idea più chiara di quali siano le idee e le simpatie politiche delle Le Pen, basta ricordare un episodio: il 14 marzo scorso si è recata a Lampedusa in compagnia di Mario Borghezio (si, proprio lui), per andare a raccontare a migranti che hanno speso (e per poco non hanno perso) i risparmi di una vita in un viaggio della (di)speranza che in Europa non ce n&#8217;è per tutti.</p>
<p><strong>A proposito di leghisti d&#8217;esportazione, il filone xenofobo</strong> sta attecchendo molto bene anche in Svizzera: un paese già di per se non molto aperto ai confinanti, che definisce “ratt” i molti italiani che vi si recano ogni giorno per lavoro dalla Lombardia e dal Piemonte. Qui, nel Canton Ticino, stravince con il 30% delle preferenze (più 8% in tre anni) la Lega dei Ticinesi. Un movimento politico che, per parola del leader Giuliano Bignasca, passa poche differenze con il Carroccio, con cui ha ottimi rapporti. Nel mirino della Lega ci sono i 48 mila frontalieri italiani che lavorano in Svizzera: primo obiettivo, ridurli a 35 mila in tre anni. Un tipo simpatico al pari dei suoi modelli padani: storicamente anti-europeo, nel &#8216;93 viene “condannato dalla Corte di Lugano per aver impiegato una dozzina di operai jugoslavi senza permesso di lavoro”; passerà alla storia anche per la sua dichiarazione “troppi neri in nazionale” e per la taglia posta sugli autovelox (costatagli una condanna per “pubblica istigazione alla violenza e ingiuria”). E sulle euro-trattenute, in un&#8217;intervista per il blog beppegrillo.it, dice: “non rompetegli le palle sul segreto bancario, noi facciamo in modo che tutti quelli che hanno i soldi qua in Svizzera paghino ogni anno il 12,5% di tasse sui dividendi dei capitali”.</p>
<p><strong>In Ungheria, invece, sta succedendo qualcosa di più complesso.</strong> Con quello che è stato definito un “putsch costituzionale” il primo ministro Viktor Orban, leader del partito Fidesz, ha visto l&#8217;approvazione del nuovo testo costituzionale che porta il suo nome. Una costituzione all&#8217;insegna del “Dio, Patria, Famiglia” di fascistissima memoria, ferma su posizioni ultra conservatrici su questioni come la fede e l&#8217;aborto. Istanze tanto retrive da suscitare l&#8217;attenzione di Amnesty International, che ha esortato l&#8217;Unione Europea a “garantire conformità” tra l&#8217;ordinamento ungherese e le “norme europee in materia di discriminazione”.</p>
<p><strong>Non è facile interpretare un tale mutamento politico su scala tanto vasta</strong>. C&#8217;è però un&#8217;innegabile omogeneità nella crescita, in Europa, di movimenti nazionalistici che stanno gradualmente acquistando credibilità e peso politico, sia nei singoli stati che nell&#8217;intera Unione. Partiti che fanno leva sulle paure dell&#8217;europeo medio: un cittadino che per sua natura è votato a guardare alla sicurezza del domani, una sicurezza che ora più che mai vede vacillare, e che forse l&#8217;appartenenza ad una patria può ancora garantire. Poco importa se il tuo vicino di casa diventa il tuo primo nemico.</p>
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		<title>Due sordi e un pacco ingombrante.</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 13:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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(di Martina Castigliani)
 Francia e Italia sulla questione migranti.Un dialogo tra due sordi e nel mezzo vite umane in attesa di conoscere le loro sorti. Italia e Francia continuano a scontrarsi sulla questione migranti e tra notizie contrastanti e dichiarazioni, nel weekend è esploso il caos a Ventimiglia, dopo che i treni per la Francia sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6605" href="http://www.malitalia.it/2011/04/due-sordi-e-un-pacco-ingombrante/tunisini-infrancia/"><img class="alignleft size-full wp-image-6605" title="tunisini infrancia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/tunisini-infrancia.jpg" alt="" width="266" height="190" /></a></p>
<p>(di Martina Castigliani)</p>
<p> <strong>Francia e Italia sulla questione migranti</strong>.Un dialogo tra due sordi e nel mezzo vite umane in attesa di conoscere le loro sorti. Italia e Francia continuano a scontrarsi sulla questione migranti e tra notizie contrastanti e dichiarazioni, nel weekend è esploso il caos a Ventimiglia, dopo che i treni per la Francia sono stati improvvisamente cancellati. <strong>Un black out durato qualche ora, in un  pomeriggio delicato</strong>, quando migranti in attesa di raggiungere i loro parenti oltralpe si sono visti ancora una volta chiudere la porta in faccia. Dopo la decisione italiana dei giorni scorsi di accordare permessi di soggiorno temporanei, la Francia sembrava non avere particolari obiezioni: per tutti coloro che si sarebbero presentati con i documenti rilasciati dall’Italia, non ci sarebbe stato bisogno di mostrare il passaporto. Una condizione importante e che certo fa la differenza. Le cose però sono precipitate velocemente, quando domenica i francesi hanno costretto tutti i treni a interrompere il tragitto. A Mentone, sul confine franco-italiano, è stata schierata la Compagnie repubblicaine de securité, per garantire che nessuno oltrepassasse la linea. <strong>I veri problemi sono arrivati intorno alle 12.30 quando è arrivato quello che era stato ribattezzato “treno della dignità”, con a bordo migranti e militanti dei centri sociali provenienti da Genova e dintorni.</strong> Questi ultimi, non appena scoperta l’ennesima chiusura francese hanno cominciato a protestare, occupando i binari e marciando davanti all’ambasciata francese a Ventimiglia al grido di “liberté”. Franco Frattini, il ministro degli esteri italiano ha ricevuto una spiegazione alquanto contorta, sentendosi dire che “i treni sarebbero stati bloccati a causa della manifestazione”, quando questa in realtà ne è stata la conseguenza. Un dialogo tra sordi dunque, dove a risentirne sono ancora una volta i migranti, divenuti un “pacco ingombrante” di cui nessuno vuole occuparsi. Da una parte l’Italia, che con slogan apocalittici cerca di mantenere l’immagine ferma, almeno di fronte ad una parte degli elettori che certamente non vedono di buon occhio questa cosiddetta “invasione”. <strong>Dall’altra una Francia che, in un clima politico molto teso e in aria di campagna elettorale per le prossime presidenziali, non ha bisogno dell’ennesima pubblicità negativa</strong>. Sotto la torre Eiffel non tira una bella aria e da qualche mese Marine Le Pen, la nuova leader del Front National, si sta accaparrando moltissimi consensi, sbaragliando tutti nei vari sondaggi più o meno attendibili. Il messaggio è chiaro: la ventata di ultra destra e razzismo investe anche la Francia e Sarkozy, che si è visto sottrarre dalla Le Pen uno dei punti chiave della sua campagna elettorale, ovvero la sicurezza, non può ammettere passi falsi. Quello che preoccupa veramente tra tattiche politiche, campagne elettorali e solidarietà Front National-Carroccio, è che ci si dimentichi che nel mezzo ci sono esseri umani, che non solo meriterebbero, ma a cui spetterebbe di principio una maggiore considerazione.</p>
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		<title>Un film francese per salvare la faccia agli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 06:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>

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(di Martina Castigliani)
Un paese che si salva a ritmo di tarantella e umanità, riscattato proprio da loro, gli italiani. È questo lo spirito del nuovo film di Philippe Claudel, già conosciuto in Francia come scrittore e cineasta, che ha nel suo cast due grandi nomi dello schermo italiano Stefano Accorsi e Neri Marcoré.  È uscito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6524" href="http://www.malitalia.it/2011/04/un-film-francese-per-salvare-la-faccia-agli-italiani/tous-le-soleil/"><img class="alignleft size-full wp-image-6524" title="tous le soleil" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/tous-le-soleil.jpg" alt="" width="194" height="259" /></a></p>
<p><strong>(di Martina Castigliani)</strong></p>
<p><strong>Un paese che si salva a ritmo di tarantella e umanità, riscattato proprio da loro, gli italiani</strong>. È questo lo spirito del nuovo film di Philippe Claudel, già conosciuto in Francia come scrittore e cineasta, che ha nel suo cast due grandi nomi dello schermo italiano Stefano Accorsi e Neri Marcoré.  È uscito nelle sale a fine marzo e un po’ a sorpresa è riuscito a conquistare l’approvazione del grande pubblico.</p>
<p><strong>Una commedia all’italiana girata tra i vicoli e i ponti di una Strasburgo a prim</strong>avera, dove l’Italia diviene la protagonista, senza cadere mai, o almeno non troppo, nello stereotipo. Forse era proprio questa la soluzione: per saper raccontare gli italiani all’estero, per poterne riportare l’essenza solo due attori italiani avrebbero saputo come fare. Pochi luoghi comuni, niente “pizza mafia e mandolino”, solo un po’ di tarantella che utilizzata con classe e maestria rivela tutta una gioia di vivere e una passione per la vita stessa, che diciamocelo pure a volte può essere solo italiana. Ed è così che anche le ridacchiate nella sala buia del cinema di qualche parigino dall’aria snob, non ci disturbano più di tanto, perché se siamo noi a far ridere per una volta e non le nostre caricature, almeno sappiamo quello che facciamo.</p>
<p><strong>Insomma c’è dell’orgoglio nel ritrovare in una storia così semplice e fine le tracce di un’Italia, che forse lo abbiamo scordato, ma esiste ancora ed ha un suo valore.</strong> Stefano Accorsi è professore universitario di musica, rimasto vedovo presto con una figlia Irina che non ha pressoché conosciuta la madre. A casa con i due abita il fratello di Accorsi, Crampone (uno splendido Neri Marcoré) che fa la parte dell’anarchico svitato che vive in accappatoio in casa, rifugiato a Strasburgo da quando Berlusconi ha vinto le elezioni in Italia. Marcoré non esce mai, se non per andare agli uffici immigrazione per chiedere lo status di rifugiato politico, perché lui viene da un paese “che non esiste più”. Irina ad un certo punto scopre l’amore, stravolgendo la vita familiare e facendo capire allo stesso Accorsi di essere proprio lui quello bisognoso d’aiuto.</p>
<p><strong>Una commedia all’italiana dal sapore dolce e amaro insieme</strong>, capace di raccontare storie di un oltre confine in realtà molto vicino. Il rischio di cadere nel cliché è grandissimo e specie se la nuova moda nel resto del mondo è ridere degli italiani e delle loro sventure. Claudel è molto abile in questo e persino il tema del Berlusconismo, tra un sorriso e l’altro riceve il giusto trattamento. È l’amarezza di un popolo che da anni vive in questa condizione politica a tratti surreale. Marcorè vive in accappatoio dentro casa perché è talmente abbattuto da quello che c’è fuori che a poco vale la pena continuare e l’unica sua occupazione è incitare la postina con idee rivoluzionarie. Sarà pure una commedia all’italiana, storia un po’ d’amore e un po’ no, sarà che Claudel ci racconta bene e ci fa passare per un popolo ancora dignitoso, ma quell’italiano con l’accappatoio che non sa più che fare se non scappare, forse dobbiamo stare attenti a non diventarlo anche noi. <strong>Sempre se non lo siamo già</strong>.</p>
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		<title>Torre Annunziata e il mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 11:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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(di Marina Bisogno)
Continuano le proiezioni di stampo sociale presso il Caffè letterario Nuovevoci di Torre Annunziata: domenica è stata la volta di Water di Deepa Mehta, regista indiana. Il film racconta la storia di Chuya, una ragazzina di appena otto anni, che ritrovatasi vedova di un marito che nemmeno conosce, viene allontanata dalla sua famiglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6360" href="http://www.malitalia.it/2011/03/torre-annunziata-e-il-mondo/sonia-gandhi/"><img class="alignleft size-full wp-image-6360" title="sonia gandhi" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/03/sonia-gandhi.jpg" alt="" width="181" height="278" /></a></p>
<p>(di Marina Bisogno)<br />
Continuano le proiezioni di stampo sociale presso il Caffè letterario Nuovevoci di Torre Annunziata: <strong>domenica è stata la volta di Water di Deepa Mehta, regista indiana</strong>. Il film racconta la storia di Chuya, una ragazzina di appena otto anni, che ritrovatasi vedova di un marito che nemmeno conosce, viene allontanata dalla sua famiglia e trasferita in un ashram, luogo di ritrovo per vedove indù. Al di là delle dinamiche cinematografiche, che evidenziano l’atrocità di una condizione innaturale e spietata, <strong>la regista apre una finestra sulle tradizioni del suo Paese, rendendo partecipi gli spettatori di una folclore incomprensibile ma reale</strong>. Secondo le disposizioni del Codice di Manu, <strong>le donne indiane appartengono prima al padre e poi al marito, ed in caso di morte di quest’ultimo, la sposa ha solo tre possibilità: immolarsi sulla pira durante la cerimonia di cremazione, vivere di stenti, o sposare, con l’approvazione della famiglia del defunto, il fratello di questo.</strong> Con la morte dello sposo il destino della donna è segnato: una vita non vita, a cui molte sopperiscono col suicidio. Il primo a criticare con fervore quest’usanza è Gandhi, che sostiene l’assurdità di una vita senza amore.<br />
Il film è ambientato nel 1938 e lascia intendere il superamento della consuetudine indù proprio con l’affermazione della filosofia del mahatma, ma sul finale la regista avverte che in alcune zone dell’India le vedove sono ancora realtà. Infatti nel 2000, una folla di centinaia di fanatici ha sabotato il set di Water minacciando di morte la regista e due delle sue attrici. La lavorazione venne sospesa per motivi di pubblica sicurezza e poté riprendere soltanto cinque anni dopo, nello Sri Lanka, avvolta nel più profondo segreto. <strong>Salman Rushdie, scrittore e saggista, dal canto suo, è stato tra i sostenitori della pellicola, perché “film affronta un argomento serio e difficile, vale a dire come le donne vengono schiacciate da religioni atrofizzate e da dogmi sociali.</strong> Al tempo stesso però – ed è questo uno dei suoi grandi meriti – la storia è raccontata dall’interno attraverso gli occhi delle protagoniste, offrendoci un quadro completo del dramma della loro vita e toccando irrimediabilmente il nostro cuore”. Nonostante i movimenti femministi degli anni Ottanta, la ratifica nel 1993 della Convenzione delle Nazioni Unite sull&#8217; eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, Amnesty International denuncia il persistere a tutt&#8217;oggi di tali discriminazioni all&#8217;interno della famiglia e della società. I templi e gli ashram sono ancora stracolmi di vedove di tutte le età, che, cacciate dalla famiglia del marito defunto e respinte da quella natale, si guadagnano uno piatto di riso in cambio di giornate spese a recitare mantra in suffragio o ad elemosinare. <strong>Tra le caste colte queste discriminazioni sono molto più rare: Sonia Maino Gandhi, infatti, è leader del principale partito politico indiano, e sono moltissime le managers, le leaders politiche e le personalità femminili di spicco nel panorama indiano attuale, come ad esempio Pratibha Patil, attuale presidente dell’India.</strong></p>
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		<title>Se vince il rais, attaccherà la Tunisia</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 12:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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“In questo momento Gheddafi è come un animale ferito, una belva capace di tutto e può essere molto pericoloso”. Raouf Khalsi, 58 anni, è “redacteur en chef” di “Le Temps”, uno dei più letti quotidiani tunisini. “La crisi libica ha determinato una situazione esplosiva per tutta l’area e per la Tunisia in particolare. Anche l’Italia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/03/se-vince-il-rais-attacchera-la-tunisia/tunisia/" rel="attachment wp-att-6301"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/03/tunisia.jpg" alt="" width="232" height="217" class="alignleft size-full wp-image-6301" /></a></p>
<p><strong>“In questo momento Gheddafi è come un animale ferito, una belva capace di tutto e può essere molto pericoloso</strong>”. Raouf Khalsi, 58 anni, è “redacteur en chef” di “Le Temps”, uno dei più letti quotidiani tunisini. “La crisi libica ha determinato una situazione esplosiva per tutta l’area e per la Tunisia in particolare. Anche l’Italia, paese vicinissimo alle coste nordafricane, è in pericolo, Ghedddafi è stato chiarissimo riferendosi al governo del vostro Paese: Berlusconi mi ha tradito”. Raouf Khalsi conosce bene la situazione politica italiana, per molti anni è stato corrispondente dalla Tunisia del Corriere della Sera, ci parla della Libia e dell’Europa, della risoluzione Onu e dei bombardamenti. </p>
<p><strong>Signor Khalsi, lei dice che la guerra in Libia può creare situazioni di pericolo anche nei paesi confinanti, come giudica l’intervento delle forze internazionali?. </strong><br />
“Tardivo ma giusto, perché mette in sicurezza lo spazio aereo e tenta di neutralizzare la forza aerea di Gheddafi che è molto importante”.</p>
<p><strong>Di quanti caccia dispone ancora il Colonnello?</strong><br />
“Almeno 250 aerei Mirage di costruzione francese. Il vertice francese ha avuto con il  governo libico sempre un atteggiamento schizofrenico, negli anni passati ha armato Gheddafi, oggi è il più tenace sostenitore dell’attacco. Direi che il rapporto tra la Francia e la riva sud del Mediterraneo è stato sempre passionale. Negli anni del colonialismo i francesi avevano in mano la Tunisia e il Marocco, oggi puntano a diventare protagonisti politici sulla scena del Maghreb”.</p>
<p><strong>Come giudica l’atteggiamento del governo italiano?</strong><br />
“Sinceramente mi sfuggono i motivi dell’esitazione del vostro governo ad avere subito una posizione più decisa nei confronti del vertice libico. Berlusconi ha molti problemi interni, ma dà anche l’impressione di essere piuttosto compromesso dal punto di vista politico con Muammar Gheddafi. Ma c’è da dire che il Colonnello è stato accolto bene anche a Parigi, e anche gli Usa negli ultimi tempi hanno fatto appelli all’amicizia. Insomma, Lockerbie è stata dimenticata in fretta. I commentatori europei e statunitensi si sono sempre attardati sugli aspetti folkloristici del personaggio Gheddafi dimenticando che questo signore ha delle fortissime ambizioni territoriali sull’Africa e ideologiche sul mondo arabo”.</p>
<p><strong>Temete che i bombardamenti possano provocare un esodo di massa di profughi alla frontiera tunisina?</strong><br />
“Dall’inizio dei disordini 90mila rifugiati sono arrivati dalla Libia, erano uomini e donne di tutte le nazionalità, non volevamo e non potevamo mandarli indietro. Con il concorso della Croce Rossa internazionale e delle organizzazioni non governative abbiamo allestito un campo profughi a Ras El Jidir. Per il momento in quella tendopoli sono ospitate 25mila persone, ma la paura dei tunisini è che Gheddafi possa resistere a lungo fino a riprendere in mano la situazione, e questo potrebbe preludere ad un attacco alla Tunisia”.</p>
<p><strong>Mi sembra una previsione francamente pessimistica</strong>.<br />
“E’ uno scenario possibile. Gheddafi non ha mai amato la Tunisia, ai tempi di Habib Buorguiba voleva a tutti i costi che la Libia si unisse al nostro Paese, una ipotesi che il governo dell’epoca ha sempre respinto. Non dimentichiamo che la Libia ha organizzato diversi complotti contro Bourguiba, nel 1979 ci fu un tentativo di colpo di Stato e nel 1987 Gheddafi inviò un commando nella città di Gafsa per abbattere il regime tunisino. Con l’avvento di Ben Alì tutto è cambiato, i due si somigliano molto e sono diventati amici”.</p>
<p><strong>Qual è la situazione politica in Tunisia dopo la rivoluzione dei gelsomini?</strong><br />
“Le giro la domanda? Qual era la situazione politica dell’Italia dopo la caduta del fascismo, come siete riusciti a ricostruire la vostra democrazia? Dateci tempo, tutte le rivoluzioni passano attraverso gli stessi processi, anche la nostra ha bisogno di tempo per mettere in circolo tutte le sensibilità politiche, culturali e religiose. Sono nati molti partiti, a luglio si voterà per la Costituente che organizzerà la elezioni e stiamo ancora discutendo su quale forma dare al nuovo Stato. Repubblica parlamentare o presidenziale? La rivoluzione ha due mesi di vita, sappiate solo che la nostra forza è il livello di istruzione dei nostri giovani, i veri protagonisti del cambiamento”.</p>
<p><strong>La Tunisia rischia di avere una forte presenza di partiti islamisti?</strong>“Siete voi europei ad esagerare con queste paure, noi siamo un Paese aperto, fin dai tempi di Bourguiba ebrei, cristiani, musulmani e ortodossi vivevano insieme senza conflitti. Si faccia un giro su facebook e vedrà come i tunisini non hanno nessuna intenzione di farsi governare da estremisti islamici. Vinceranno le forze moderate e liberali, questa è la mia previsione”.</p>
<p><strong>Signor Khalsi, parliamo di libertà della stampa tunisina dopo la rivoluzione.</strong>“Oggi siamo liberi e vigili, raccontiamo e analizziamo l’evolversi della situazione politica e sociale. E  diamo voce a tutti, questo è l’unico modo per arginare gli estremismi”. </p>
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		<title>Al confine con la Tunisia dove aspettano l’onda di profughi</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 11:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

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Tunisi –  “Cosa accadrà adesso noi non lo sappiamo. Quanta gente scapperà dalla Libia non possiamo prevederlo. Quali saranno le conseguenze sui flussi migratori della decisione sulla no fly zone e dell’ordine imposto a Gheddafi di ritirarsi non siamo in grado di valutarlo”.
Fernando Calado, responsabile dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), non azzarda previsioni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/03/al-confine-con-la-tunisia-dove-aspettano-l%e2%80%99onda-di-profughi/profughi-tunisia-pezzo/" rel="attachment wp-att-6275"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/03/profughi-tunisia-pezzo.jpg" alt="" width="295" height="152" class="alignleft size-full wp-image-6275" /></a></p>
<p><strong>Tunisi –  “Cosa accadrà adesso noi non lo sappiamo</strong>. Quanta gente scapperà dalla Libia non possiamo prevederlo. Quali saranno le conseguenze sui flussi migratori della decisione sulla no fly zone e dell’ordine imposto a Gheddafi di ritirarsi non siamo in grado di valutarlo”.</p>
<p><strong>Fernando Calado, responsabile dell’Oim </strong>(Organizzazione internazionale per le migrazioni), non azzarda previsioni. Come tutti i responsabili delle organizzazioni umanitarie non governative, degli analisti di questa parte del Nordafrica, e finanche dei governi che confinano con l’inferno libico, si aspetta solo il peggio. <strong>“Perché Gheddafi è imprevedibile</strong>”, è il giudizio che Phlippe Hugon, analista politico internazionale, affida alla stampa tunisina. “Con l’annuncio del cessate il fuoco, il Colonnello tenta di guadagnare tempo. Il suo obiettivo è quello di continuare a gestire la parte della Libia che in questi giorni di contrattacco ha riconquistato”.</p>
<p>Punterà, continua Hugon, a fare pressioni sui vertici politici francesi e sulla comunità internazionale, ma <strong>“la situazione è ancora incerta, perché fino a questo momento, al di là delle dichiarazioni anche del suo ministro degli Esteri, non ha messo in campo atti concreti di ritiro delle truppe”.</strong>Gheddafi, è il timore che si raccoglie anche sulla sponda tunisina, è ancora forte dal punto di vista militare. Ha in mano l’aviazione, dai 10 ai 12 mila soldati più le truppe mercenarie, dispone di carriarmati e missili terra aria. La reazione del Colonnello sarà dura. Per questa ragione i Paesi che confinano con la Libia nei giorni scorsi sono stati invitati a tenere aperte le frontiere per facilitare l’esodo dalla Libia.<br />
Nelle ore passate, calcolano le autorità di frontiera, almeno 300 mila persone sono fuggite dal Paese. Si tratta di libici, ma anche di lavoratori tunisini, nigeriani, egiziani e di altre nazionalità terrorizzati dalla repressione delle truppe e delle milizie fedeli al Colonnello. I profughi fuggono verso la Tunisia, l’Egitto, l’Algeria e il Niger.</p>
<p>Secondo notizie raccolte negli ambienti delle organizzazioni umanitarie, <strong>giovedì scorso è stato segnalato un convoglio di 70 camion zeppi di lavoratori africani e diretto verso il Niger</strong>, mentre sulla frontiera egiziana premono i profughi libici terrorizzati dalla repressione scatenata da Gheddafi e dall’imminente escalation del conflitto. L’Onu ha calcolato che dall’inizio della crisi non meno di 400 mila persone sono scappate dalla Libia, “ma si trattava di una stima destinata al grande pubblico”, ammette un funzionario. Le frontiere tunisine più esposte sono quella di Jidir, Gabes e Djerba, dove sono state allestite tendopoli, requisite scuole e alberghi per accogliere i rifugiati, almeno 90 mila dall’inizio della crisi libica. Non solo lavoratori tunisini, ma anche egiziani e africani accolti dal nuovo governo tunisino, e soprattutto dalla gente comune, con grande spirito di solidarietà. Le storie che i profughi raccontano sono terribili. “Eravamo dei bersagli viventi”, racconta per telefono Nadir, un giovane lavoratore egiziano. “Ora voglio solo tornare nel mio Paese e fuggire per sempre dalla guerra. Le milizie di Gheddafi non fanno distinzioni, per loro chi è contro il Colonnello è un nemico da abbattere”.</p>
<p>Cosa accadrà adesso è difficile dirlo, di quale entità sarà la marea umana che si abbatterà sulle frontiere tunisine, egiziane e nigeriane non è possibile stabilirlo. Bisogna aspettare la reazione di Gheddafi e dei suoi macellai all’intervento della Francia e degli altri Paesi che gli impongono la ritirata.</p>
<p>Di sicuro, già adesso, il Movimento Internazionale Croce Rossa e Mezza Luna Rossa, si sta organizzando al confine. In attesa della ondata in fuga.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 20 marzo 2011)</p>
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		<title>La rivoluzione fragile della Tunisia</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 19:39:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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Il terrore è che presto la guerra civile in Libia si scaricherà anche sulla Tunisia i suoi effetti devastanti. La macelleria di Gheddafi va avanti e riverserà migliaia di profughi sull’Egitto e sulla fragile rivoluzione tunisina. “Non sono solo gelsomini – ci diceva uno studente universitario a Tunisi- ancora una volta il mondo arabo pagherà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/03/la-rivoluzione-fragile-della-tunisia/jasminerevolution/" rel="attachment wp-att-6267"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/03/jasminerevolution.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-6267" /></a></p>
<p><strong>Il terrore è che presto la guerra civile in Libia si scaricherà anche sulla Tunisia i suoi effetti devastanti</strong>. La macelleria di Gheddafi va avanti e riverserà migliaia di profughi sull’Egitto e sulla fragile rivoluzione tunisina. “Non sono solo gelsomini – ci diceva uno studente universitario a Tunisi- ancora una volta il mondo arabo pagherà un prezzo altissimo agli interessi dell’Occidente , alle distrazioni dell’Europa e al disinteresse della vostra opinione pubblica”. E’ giovedì e lo studente Whaid è assieme ad un centinaio di persone che protestano. C’è Hillary  Clinton e per alcune frange dei nuovi movimenti sorti al’improvviso dopo la cacciata di Ben Alì, la visita è poco gradita. “Il vostro mondo chiede agli arabi di tenere fuori dalla politica dei governi le punte più radicali dell’estremismo islamico, ma quale aiuto state dando ala nostra rivoluzione? Perchè l’Occidente, la Nato, l?unione europea non sono intervenuti prima per fermare il macellaio Gheddafi?” dice una studentessa di architettura..<br />
<strong>Il piccolo corteo blocca il centro amministrativo e politico della città</strong>, il traffico è impazzito, ma la presneza dei poliziotti e dei militari è discreta. Dalla fola slogan contro gli USA ,  foto al carcere irachena di Abu Ghraib, parole estreme di rabbia. Anche la stampa è contro la presenza della Clinton. “Quale nuova minaccia inventeranno ora gli USA per tenere in scacco la Tunisia? Loro hanno fabbricato Ben Alì perché lo ritenevano il baluardo contro l’integralismo. <strong>Madame Clinton cosa è venuta a fare, cosa ci ha portato? E qui forse per tastare il polso della Libia?</strong>” Anche l’atteggiamento italiano nei confronti del colonnello Gheddafi oggi, e del deposto Ben Alì ieri, non piace agli osservatori tunisini. Kaled Guermiz, columinst del quotidiano Le Temps, ieri ha scritto un commento duro fin dal titolo “Il geniale ministro Franco Frattini”. “<strong>Il ministro degli Esteri italiano – si legge- ha appena proposto, per regolare il problema libico, di organizzare un summit europeo, arabo, africano. Ammirevole, solo che ha dimenticato di precisare che lo faranno nel 3011 su Marte”.</strong> L’editorialista non ha apprezzato l’atteggiamento temporeggiatore del governo italiano sulla Libia. “Quello che Frattini voleva dire veramente è  diamo un semaforo verde a Gheddafi  per annientare il popolo libico, come ha fatto del resto un certo Mussolini”.<br />
La rivoluzione tunisina è fragilissima. Lo ammettono in tanti, e negli ambienti più divesri:dagli universitari agli operatori economici, tutti temono che il ciclone che si sta abbattendo sulla Libia possa travolgere anche la Tunisia che faticosamente tenta di darsi un futuro dopo gli anni di ben Alì e del suo clan.. Il professor Rammah Mourad è un raffinato intellettuale che ricopre l carica di Conservatore della Medina di Kairouan, la prima capitale dell’Islam nell’Africa del Nord. Lo incontriamo nel suo ufficio e parliamo della nuova tunisia. Parliamo dei sussulti che scuotono  il suo Paese, della crisi libica  e del rischio che anche su questa sponda del mediterraneo tanto vicina all’Italia l’integralismo islamico prenda forme e conquisti spazi di potere politico. Sorride:“non è nella nostra tradizione, qui da noi non si è mai sviluppata quella lacerazione tra mondo politico e religioso che sta devastando il Medio Oriente”. E ci racconta con l’orgoglio dell’uomo di studi che ama la sua terra, di Kairouan, dell’influenza dei sunniti sulle arti e le scienze, ci parla di come gli archi della grande moschea cittadina siano sorretti da colonne romane recuperate nel  corso dei secoli dagli architetti sunniti. Su uomini come il signor Mourad si sta tentando faticosamente di costruire la nuova realtà tunisina. <strong>“Kairouan – ci dice- è patrimonio dell’umanità, siamo orgogliosi di questo, ma il vecchio regime non ha mai investito nei beni culturali, per la Medina della città, un luogo bellissimo, metteva a disposizione solo 250mila euro l’anno. Una miseria. La verità è che Ben Alì ha puntato tutto sul turismo balneare favorendo così solo i grandi network mondiali del divertimento a basso costo. Ora si cambia”.</strong>E’ la rase che senti ripetere quasi in modo ossessivo. Si cambia, ma come? Ben Alì è stato cacciato, il suo partito cancellato ( “Read decagè” cè scritto con lo spray sui muri), ma buona parte dell’apparato statale legato al precedente regime è rimasto intatto. Cosa potrà accadere con partiti che si richiamano all’Islam più radicale ( ieri eravamo a Suisse, città turistica della costa e abbiamo visto un corteo di almeno 400 persone organizzate da uno di questi movimenti) e con la Libia in guerra, è un mistero.</p>
<p>(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 19 marzo 2011)</p>
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		<title>Il Mediterraneo brucia</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 07:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
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		<description><![CDATA[Algeria, Tunisia, Egitto e adesso la Libia. Un fiume in movimento e come dice Cherifa Boutta, psicologa da Algeri, “cerca la democrazia, la libertà da sola non c’è nessuno che è venuto ad esportare la democrazia”. E il pensiero corre inevitabilmente alla guerra in Iraq e alle ragioni addotte da Bush per quella guerra. Parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/02/libia.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-5993" /><strong>Algeria, Tunisia, Egitto e adesso la Libia</strong>. Un fiume in movimento e come dice Cherifa Boutta, psicologa da Algeri, “cerca la democrazia, la libertà da sola non c’è nessuno che è venuto ad esportare la democrazia”. E il pensiero corre inevitabilmente alla guerra in Iraq e alle ragioni addotte da Bush per quella guerra. Parole  e sensazioni di due donne, professioniste e cittadine attive, come Cherifa Boutta, dall’Algeria, e Souad Tikri, dalla Tunisia che a Roma, alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, hanno raccontato e spiegato cosa vuol dire vivere in questi paesi.</p>
<p><strong>Donne uomini e bambini in piazza </strong>per chiedere ai tiranni di andare via. Tunisia e Egitto hanno cacciato i loro anche se la transizione sarà dura e non senza ripercussioni e colpi di coda. Per l’Algeria è ancora molto difficile la polizia è ancora molto forte.<br />
<strong>Ma adesso si muove anche la </strong>Libia. Lì dove sembrava impossibile contestare Gheddafi, capo indiscusso despota e dittatore. Ma la gente sembra non avere più paura o meglio la disperazione, la fame, la frustrazione sono più forti della paura ed allora in strada anche se la polizia ti carica e ti spara addosso.<br />
E la polizia è forte e determinata soprattutto in paesi come l’Algeria dove come ha detto la Boutta “il sistema politico è un sistema mafioso, di intrecci di interessi”. Le donne sono state il motore di queste battaglie e anche loro sono scese in piazza per la dignità, l’uguaglianza e la giustizia. L’altra grande arma è stata face book. Le riunioni, le piazze, le marce sono tutte state convocate via internet (infatti in Egitto per giorni lo Stato ha chiuso i canali internettiani).</p>
<p><strong>E poi c’è lo Yemen e ancora non si sa bene cosa sta succedendo a Sanaa</strong>. Ma la fascia del Mediterraneo sino al Medio Oriente sono una bomba pronta ad esplodere con i siriani che saranno nel mezzo e con Israele che già si prepara a fronteggiare l’Iran che oggi ha spedito navi da guerra, attraverso il canale di Suez, verso il Mediterraneo. La guerra all’Iraq, e quindi il cambiamento di equilibri di allora, incomincia a dare i suoi frutti. L’area è stata martoriata da una guerra che dura da troppo tempo, che ha aperto nuove strade al terrorismo e a gruppi imprenditoriali e finanziari che hanno a cuore solo i loro interessi e non gli equilibri mondiali.<br />
La stabilità di un’area da sempre in tempesta, è oramai fragilissima e noi siamo di fronte a tutti questi paesi. Da noi arriveranno i profughi e già si vedono i primi segnali. La caduta di dittature porta sempre con sé un’ondata di emigrazione forzata basti ricordare l’Albania e la fine della dittatura di Enver Hoxa che nel 1991 portò circa 30000 profughi sulle coste pugliesi. Dobbiamo essere pronti e capaci di assistere queste persone e non solo gridare all’allarme e dire che l’Europa ci ha lasciati soli. </p>
<p><strong>Il problema è politico e il Ministro dell’Interno, Maroni, lo sa benissimo e sa benissimo che l’Italia ha un “trattato di amicizia” con la Libia che pone ben altri problemi.</strong> Ci sono accordi economici importanti dietro quell’accordo ( dal gas, alle grandi opere) e questo ci stritola tra quella che sarà la volontà dell’Europa e le richieste “dell’amico Gheddafi”, quello che è venuto a piantare la sua tenda sfilare a Roma con i suoi cavalli berberi.</p>
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		<title>Il video di Malitalia alla London School of Economics</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 22:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crimine organizzato]]></category>
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Italian Week per festeggiare l&#8217;Unità d&#8217;Italia con una settimana di incontri. E si parla anche di mafia e crimine organizzato. Difficile parlare dell&#8217;Italia e dei suoi problemi mentre scoppia lo scandolo del Presidente del Consiglio rinviato a giudizio per prostituzione minorile e concussione, con deputati e senatori che scelgono la casacca a cui appartenere per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/7W9cTCVaD90?hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/7W9cTCVaD90?hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Italian Week per festeggiare l&#8217;Unità d&#8217;Italia con una settimana di incontri. E si parla anche di mafia e crimine organizzato. Difficile parlare dell&#8217;Italia e dei suoi problemi mentre scoppia lo scandolo del Presidente del Consiglio rinviato a giudizio per prostituzione minorile e concussione, con deputati e senatori che scelgono la casacca a cui appartenere per una promessa economicca o di poltrona.</p>
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		<title>Bogotà-Milano, un ponte di coaina</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 11:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Luca Rinaldi)
Ormai nell&#8217;ambiente lo sanno tutti, la vera forza di un&#8217;organizzazione criminale non si misura a Palermo, a Reggio Calabria, Napoli o Milano, ma dai carichi che si vanno a recuperare e si fanno arrivare a dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano.Non è un caso infatti che prima di sequestrare 1.130 chili di cocaina, i carabinieri abbiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/02/bogota-milano-un-ponte-di-coaina/sgroiincolombia/" rel="attachment wp-att-5933"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/02/sgroiincolombia-300x168.jpg" alt="" title="sgroiincolombia" width="300" height="168" class="alignleft size-medium wp-image-5933" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)</p>
<p><strong>Ormai nell&#8217;ambiente lo sanno tutti, la vera forza di un&#8217;organizzazione criminale non si misura a Palermo, a Reggio Calabria, Napoli o Milano, ma dai carichi che si vanno a recuperare e si fanno arrivare a dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano.</strong>Non è un caso infatti che prima di sequestrare 1.130 chili di cocaina, i carabinieri abbiano registrato una telefonata in lingua spagnola tra colombiani e italiani. La conversazione intercettata avveniva tra i venditori colombiani e la persona che faceva da trait d&#8217;union tra Bogotà e Milano. Perchè, l&#8217;intercettato  Marcello Sgroi sapeva bene che &#8220;Milano è in mano ai calabresi&#8221;. Non usa troppi giri di parole con i narcotrafficanti colombiani il pregiudicato di 58 anni, che con le sue telefonate ha messo sulla strada giusta il Nucleo investigativo. Insieme a Sgroi, 58 anni ci sono altre 16 persone coinvolte a vario titolo nel traffico internazionale di stupefacenti venuto alla luce con l&#8217;operazione denominata &#8220;Marcos&#8221;.<br />
Oltre ai 16 arresti ci sono state 17 perquisizioni tra Milano, Parma e Reggio Calabria. Oltre a Marcello Sgroi sono arrivate le notifiche delle ordinanze di custodia cautelare in carcere anche per Massimiliano De Curtis, 38, Domenico Vottari, 42 e Moreno Fuscaldo, 33 oltre a zio e nipote della famiglia calabrese dei Paviglianiti e due vecchie conoscenze delle forze dell&#8217;ordine: Samantha Lottici, 35 con precedenti per truffa e Francesco Granato 34,, compagno della Lottici.<br />
<strong>L&#8217;INCHIESTA </strong>-  Siamo nel 2007 quando in Italia devono arrivare cinque tonnellate di cocaina. Ad organizzare la transazione è Marcello Sgroi, vecchia conoscenza delle carceri colombiane e italiane sempre per traffico di stupefacenti. Sgroi è l&#8217;intermediario tra i cartelli colombiani e Antonino Paviglianiti, legato alla cosca omonima. Insomma, i colombiani vendono a Paviglianiti e Sgroi fa da mediatore, tranquillizzando i narcos d&#8217;oltreoceano: &#8220;In Italia è tutto comandato dai siciliani e dai calabresi. Milano, ad esempio, è in mano ai calabresi, e noi siamo molto legati ai calabresi. Quando verrai qui, vedrai che li conosceremo tutti e andremo in Calabria&#8221;.</p>
<p>http://www.youtube.com/embed/LkdlIkcmEqw</p>
<p><strong>E&#8217; la DEA </strong>(Drug Enforcement Administration) che si mette sulle rotte del narcotraffico. Il grosso quantitativo di droga tra Colombia e Italia ha due crocevia che sono Venezuela e Polonia. Gran parte del traffico, giusto perchè la potenza delle cosche si misura dai contatti con i cartelli del narcotraffico sudamericano, è destinato alla &#8216;ndrangheta. Così i carabinieri italiani hanno il compito di identificare l&#8217;organizzazione dei trafficanti in Italia.<br />
LA TRANSAZIONE &#8211; La trattativa per portare quei 5.000 chili di droga in Italia non è semplice, allora Sgroi funge da garante per i buoni rapporti tra i narcos colombiani e le &#8216;ndrine. Lo stesso Sgroi, come documentato anche dalle foto contenute nei fascicoli dell&#8217;inchiesta, si reca più volte in Sud America per organizzare al meglio le questioni logistiche. Proprio in virtù di questi incontri si decide che il carico passi, almeno inizialmente da 5.000 a 1.000 chili, così il 18 febbraio 2009 atterrano all&#8217;aeroporto di Varsavia con un dc-10 polacco 1.130 chili di cocaina per il valore di 50 milioni di euro. Carico acquistato in gran parte da cosche calabresi della Locride e della piana di Gioia Tauro, fra cui proprio Marco e Antonio Paviglianiti, di 26 e 58 anni.</p>
<p><strong>Ad aspettare il carico dei Tir </strong>dove nascondere la cocaina che sarebbe poi stata trasportata a Milano e nell&#8217;hinterland, dove sono attive altre cosche c&#8217;è lo stesso Sgroi che deve però tornare in Italia a mani vuote. Ma quella tonnellata di cocaina non lascerà l&#8217;aeroporto di Varsavia a bordo dei Tir come previsto, perchè verrà sequestrata dalle autorità polacche.<br />
Se il colpo fosse andato a buon fine il meccanismo sarebbe girato senza troppi problemi sulla scia di altre  attività legali: Paviglianiti compra dai colombiani, Sgoi intermedia e ridistribuisce ad altri grossisti che poi avrebbero smerciato agli spacciatori per la vendita al dettaglio. I grossisti in questo caso sono Domenico e Antonio Vottari, due &#8216;fornitori ufficiali&#8217; dello spaccio in salsa meneghina. Emergono poi altri nomi come quello di Luciano Bertelli, pensionato, incensurato, ma finanziatore del traffico illecito e sorpreso più volte al telefono con Sgroi.<br />
<strong>GLI ARRESTI E I REATI </strong>- In 4 anni le indagini svolte hanno portato a 16 ordinanze di custodia cautelare, 18 arresti in flagranza di reato, 47 denunciati a piede libero e 35 perquisizioni personali e domiciliari in Lombardia, Emilia Romagna e Calabria. I reati contestati ai 16 arrestati nella notte tra domenica e lunedì sono traffico e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Per Paviglianiti, Sgroi e Bertelli è stata contestata anche l&#8217;aggravante per l&#8217;ingente quantità.<br />
<strong>CHI CI AVEVA PROVATO ANCHE IN POLITICA </strong>- Come succede spesso, qualcuno nel giro dei boss, ci aveva provato anche con la politica. E&#8217; il caso di due degli arrestati nell&#8217;operazione &#8220;Marcos&#8221; appena descritta: sono Massimiliano De Curtis e Moreno Fuscaldo. I due si erano inseriti nella lista &#8220;Progetto sociale di destra&#8221;, che sosteneva il candidato sindaco Liborio Fraccica alle elezione del 6 e 7 giugno a Garbagnate e Cesate.<br />
L&#8217;avventura politica, fortunatamente, terminava all&#8217;apertura delle urne: i 281 voti presi non sono stati sufficienti nè per accedere al consiglio comunale, nè per mandare Fraccica, titolare di un&#8217;armeria, a fare il sindaco.<br />
<strong>I (recenti) PRECEDENTI </strong>- Già lo scorso 10 dicembre il Gico della Guardia di finanza aveva sequestrato circa 600 kg di cocaina proveniente da Panama diretta in Lombardia, in cui era stata riscontrata una autentica Joint-venture del traffico di stupefacenti.<br />
Pochi giorni dopo sempre nelle zone dell&#8217;hinterland milanese il 14 dicembre, un’operazione della squadra mobile di Milano e della Direzione Distrettuale Antimafia, esegue 16 ordinanze di custodia cautelare che colpiscono i rampolli della ’ndrangheta che opera a sud di Milano. Da Buccinasco a Corsico, da Cesano Boscone a Casorate Primo organizzavano un traffico di cocaina che non si limitava allo spaccio di zona, ma faceva parte organicamente del business principe della ‘ndrangheta calabrese al nord. Business, quello della cocaina, che piazza la ‘ndrangheta tra i leader mondiali in materia e in continuo dialogo con i grandi cartelli della droga internazionale.<br />
Le basi erano proprio i comuni a sud del capoluogo lombardo dove dagli accertamenti predisposti dal gip milanese Gaetano Brusa, su richiesta del pm Alessandra Dolci, hanno colpito in particolare le famiglie Barbaro e Pangallo di Platì (Reggio Calabria).<br />
Il meccanismo che emerge dalle indagini pare essere chiaro: la cocaina veniva comprata in grossi quantitativi, da 1 o 2,5 chilogrammi da alcuni fornitori, i quali la importavano dall’estero, e poi rivenduta in Italia da altre persone che la spacciavano al dettaglio ai consumatori, andando così a oliare l’ingranaggio affaristico-criminale delle ‘ndrine.<br />
<strong>Una ‘cupola’ per la maggior parte di ragazzi poco più che vent’enni, fra gli arresti, tutti avvenuti con l’accusa di detenzione e spaccio di droga, figurano tra gli altri: Antonio Pangallo, 24 anni; Rocco Santo Perre, 25 anni e braccio destro di Francesco Barbaro; Giuseppe Pangallo, 27 anni e Domenico Barbaro di 37.</strong>(http//lucarinaldi.blogspot.it)</p>
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		<title>In fuga da Il Cairo in fiamme</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 15:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Cairo]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta]]></category>

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		<description><![CDATA[
(di Nicola Lillo)
«Un clima da guerriglia spaventoso. Una tensione continua. Non sono stata fortunata, di più».
Adriana Torregrossa, 47 anni, ci racconta i giorni tumultuosi vissuti al Cairo dalla sua terra d&#8217;origine, la Sicilia. È infatti a Catania, dove vive la sua famiglia.
Professoressa di Storia dell&#8217;Arte, residente a Bologna dal 1985, ha insegnato al Liceo Righi, [...]]]></description>
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<p>(di Nicola Lillo)<br />
<strong>«Un clima da guerriglia spaventoso. Una tensione continua.</strong> Non sono stata fortunata, di più».<br />
Adriana Torregrossa, 47 anni, ci racconta i giorni tumultuosi vissuti al Cairo dalla sua terra d&#8217;origine, la Sicilia. È infatti a Catania, dove vive la sua famiglia.<br />
Professoressa di Storia dell&#8217;Arte, residente a Bologna dal 1985, ha insegnato al Liceo Righi, al Copernico ed anche a Porretta Terme. Ventisei anni in città, intervallati da alcuni periodi di insegnamento fuori dall&#8217;Italia: in Marocco, ad Addis Abeba in Etiopia e in Egitto, prima ad Alessandria e quest&#8217;anno proprio al Cairo.</p>
<p><strong>Il 27 gennaio la scuola italiana in cui insegna decide di chiudere</strong>. È una scuola paritaria la Leonardo da Vinci; comprende classi dalla materna al liceo. Tanti gli studenti, italiani e italo-egiziani.<br />
Gli scontri nelle strade del Cairo, la guerriglia urbana non permettevano di continuare le lezioni. </p>
<p><strong>Adriana vive a duecento metri da piazza Tahrir</strong>, il vero fulcro della protesta e degli scontri che si fanno sempre più frequenti e violenti, con morti e feriti. «Ho visto i carri armati entrare in città, i lacrimogeni e ho sentito gli spari. Ho vissuto una pagina di storia nelle peggiori situazioni. Stavo chiusa in casa, la tentazione di uscire c&#8217;era, ma la paura era troppa». </p>
<p>Situazioni pericolose potevano verificarsi in qualunque circostanza. E girare per le strade della città non era certo un&#8217;ottima idea. Il rischio era di venire derubati di tutto. E come fuggire allora da una città in subbuglio? «Ho chiesto aiuto più volte all&#8217;Ambasciata. Mi rispondevano dicendo che non potevano venire a prendermi, quello non era il loro compito. “Dovete venire da soli” dicevano, ma era impossibile».</p>
<p><strong>È stato il papà di una sua alunna a darle un aiuto</strong>. Un maresciallo dei Carabinieri che lavora all&#8217;Ambasciata, ma che ha agito «a livello personale e privato» specifica la professoressa. Il maresciallo, infatti, avrebbe parlato con il portiere dello stabile in cui Adriana viveva, indicando di accompagnarla in Ambasciata lungo precise strade, quelle dove era facile evitare i fermi.<br />
«Quando sono arrivata a destinazione il carabiniere ha chiamato un tassista che conosceva. Al Cairo, infatti, ora non c&#8217;è che l&#8217;anarchia ed è pericoloso affidarsi a persone ignote. Sono così riuscita ad arrivare in aeroporto, che dista un&#8217;ora dalla città». </p>
<p>«Sembrava un accampamento, con persone da tutto il mondo. Una sorta di campo profughi, con un tendone dove vendevano acqua e cibo». Dopo 24 ore, il 4 febbraio, finalmente il volo che aveva prenotato la ha riportata a casa.<br />
Adesso Adriana si gode la vicinanza dei parenti, in attesa però della chiamata dalla scuola Leonardo da Vinci, pronta a ripartire per continuare il suo lavoro. </p>
<p>(pubblicato su Il Resto del Carlino il 14 febbraio 2011)</p>
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		<title>Anni bui e anni di speranza</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 18:52:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Questo è il titolo dell’incontro che si è tenuto giovedì 10 febbraio alla London School of Economics, nella settimana dedicata all’Unità d’Italia.
Una settimana a capire cosa è l’Italia. Ne hanno discusso Bill Emmott ma anche Gianluca Vialli e per finire Marco Travaglio e Antonio Padellaro. Il 10 si è parlato di crimine organizzato: cosa è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/02/anni-bui-e-anni-di-speranza/london-italian-week_res/" rel="attachment wp-att-5861"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/02/London-Italian-Week_res-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-5861" /></a></p>
<p>Questo è il titolo dell’incontro che si è tenuto giovedì 10 febbraio alla London School of Economics, nella settimana dedicata all’Unità d’Italia.<br />
<strong>Una settimana a capire cosa è l’Italia.</strong> Ne hanno discusso Bill Emmott ma anche Gianluca Vialli e per finire Marco Travaglio e Antonio Padellaro. Il 10 si è parlato di crimine organizzato: cosa è cambiato nelle mafie,il ruolo della finanza mondiale nella loro crescita. Con me Laura Garavini, deputata del PD e membro della Commissione Antimafia, l’imprenditore calabrese Antonino Di Masi, il prof.Federico Varese dell’Università di Oxford, il Procuratore Aggiunto della DNA Dott. Alberto Cisterna ( in collegamento dall’Italia). Il tutto moderato da Fabio Cavalera, corrispondente da Londra del Corriere della Sera.<br />
<strong>Londra, la City, da sempre sono state la meta dei “mafiosi” più attenti ai mutamenti dei tempi</strong>. Vale la pena ricordare Sindona e Calvi con la sua misteriosa morte sotto il ponte dei Frati Neri, proprio a Londra. Questa città, internazionale e multietinica, è anche la patria della massoneria che molto ha a che fare con le mafie.<br />
Una città dove il crimine organizzato italiano, ma anche quelli emergenti come  russo e la cinese, hanno trovato un terreno fertile per investimenti e soprattutto per il riciclaggio dei capitali ottenuti con il traffico di droga, finanziamenti illeciti, aste truccate, traffico d’armi.<br />
<strong>Qui tutto si trasforma e prende la forma di un doppiopetto grigio e ben stirato, inappuntabile e “formalmente” non indagabile</strong>.<br />
Ma è importante sottolineare che soprattutto mi hanno colpito alcune cose: la partecipazione alla vita italiana anche di chi ha deciso di lasciare la sua terra definitivamente ( una ragazza catanese ha detto <strong>“ ho rinunciato ai miei genitori e a mio fratello. Vivo qui da 15 anni a Catania andavo nella stessa scuola cattolica delle figlie di Santapaola e nel mio palazzo abitava Calderone”</strong>) e di chi, legandosi alle parole di Pippo Fava, chiede “ <strong>ma chi usa chi? E’ Dell’Utri ha usare la mafia o il contrario</strong>?”. Domanda attuale perché è oramai innegabile il legame, coeso, tra le due forze. Come è stato anche evidente nella discussione relativa alla Commissione Antimafia che ha cercato di fare luce sulle liste elettorali e che, come confermato dall’On.le Garavini, ha visto l’omertà di alcune Prefetture rispetto ai dati richiesti. Fra queste fa spicco quella di Milano e il Prefetto Lombardi che ha sempre detto “a Milano la mafia non esiste” e smentito dall’indagine “Crimine” che ha portato all’arresto di 302 ‘ndranghetisti (la maggior parte al Nord). A onor di verità bisogna ricordare che il Prefetto Lombardi è lo stesso che ha favorito la signorina Polanco ( conosciuta come Marysthell nell’indagine Ruby-gate e fidanzata con un narcotrafficante) nella richiesta di un passaporto italiano.<br />
Un altro aspetto è il cambiamento delle mafie. Secondo il professor Varese esse non sono cambiate, non si sono evolute e su questo forse le posizioni non sono tutte univoche. <strong>Forse non è cambiata l’anima ma certamente hanno cambiato il vestito e il modo di presentarsi cercando di sovvertire il detto “che il vestito non fa il monaco”.</strong></p>
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		<title>Mafia speaks English</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 08:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Criminalità organizzata]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Federico Gatti)
Con un fatturato annuo di 170 miliardi di Euro non è un mistero che la Mafia sia ormai un influente investitore globale, specialmente nella finanza Europea. 
Per la prima volta, però, questo tema è stato affrontato a due passi dal nuovo epicentro finanziario del riciclaggio e il punto di partenza da dove esportare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5524" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/01/ruggiero-300x199.jpg" alt="" title="ruggiero" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-5524" /><p class="wp-caption-text">Al centro il Prof. Ruggiero</p></div>(di Federico Gatti)<br />
Con un fatturato annuo di 170 miliardi di Euro non è un mistero che la Mafia sia ormai un influente investitore globale, specialmente nella finanza Europea. </p>
<p><strong>Per la prima volta, però, questo tema è stato affrontato a due passi dal nuovo epicentro finanziario del riciclaggio e il punto di partenza da dove esportare gli interessi economici in tutto il continente: la City di Londra.</strong></p>
<p>In un convegno intitolato “The City of Mafia: Finance and Criminal Organisations Connections”, organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà London, tenutosi mercoledì scorso alla SOAS University, si è parlato di come, all’ombra dei grattacieli del Regno, i proventi illeciti entrino nella finanza che conta sotto forma di hedge funds, o vengano reinvestiti nel settore edile, energetico o altro ancora.</p>
<p>A onor del vero, la presenza della Mafia nel Regno Unito non è una novità; il settore della ristorazione, dei locali e quello delle scommesse sono già da tempo territorio fertile per Cosa Nostra, Camorra e &#8216;Ndrangheta.</p>
<p>Già nel dicembre 2009 l’Observer denunciò in un articolo intitolato British Connection, Italian Mafia funds UK good for doing business, la presenza di numerose attività commerciali gestite dalle famiglie mafiose, citando la società londinese di scommesse Paradise Bet Ltd, alla quale fu sospesa la licenza dopo che venne coinvolta in un’inchiesta sulla famiglia barese di Savino Parisi.</p>
<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/01/aula068-300x199.jpg" alt="" title="aula068" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-5520" /> Ma ciò che è emerso al convegno organizzato dai ragazzi di SEL Londra è un’immagine lontana dagli stereotipi del classico insediamento mafioso all’estero, è un ritratto di una nuova forma di organizzazione criminale, capace di insediarsi e condizionare i salotti dell&#8217;alta finanza continentali.</p>
<p><strong>Per farlo la Mafia ha cambia il pelo, ma non il vizio</strong>. In uno scenario globalizzato come quello Londinese, dei due aspetti principali che hanno caratterizzato la Mafia nell’ultimo secolo – il controllo del territorio e il monopolio della violenza &#8211; non rimane nulla, al loro posto viene sfruttato un mezzo più sottile e occulto: il fare mafioso.</p>
<p>Quello a cui si assiste è <strong>“un processo di mutua promozione tra il crimine organizzato e l’economia ufficiale nel Regno Unito, in un preciso scambio di servizi,”</strong> afferma il professor Vincenzo Ruggiero, sociologo e co-direttore del Crime and Conflict Centre alla Middelsex University, ospite dell’incontro. </p>
<p>Da una parte l’imprenditore mette sul piatto un modo veloce per riciclare denaro e realizzare proficui investimenti, dall’altro la Mafia offre la sua disponibilità a fare altri tipi di servizi, come l’ottenere concessioni edilizie, fornire autorizzazioni per parchi eolici, trasportare rifiuti tossici in Romania o armi nel continente nero. </p>
<p><strong>Uno “scambio di favori</strong>” internazionale che smuove centinaia di milioni di Euro ogni anno. </p>
<p>Come se non bastasse, in questa commistione d’intenti e interessi, si assiste ormai da qualche tempo ad un capovolgimento di ruoli, “non è più l’organizzazione criminale a convincere esponenti rispettabili dell’alta finanza a realizzare proventi illeciti, viceversa, è l’imprenditore a dire al mafioso come diventare un criminale finanziario,” afferma Ruggiero. </p>
<p>Tutto ciò, come al solito, avviene grazie al drammatico ritardo delle istituzioni, questa volta Europee, nel monitorare questo fenomeno.<br />
Enrico Incisa, uno dei portavoce di Flare Network presenti al dibattito, pone l’accento su fatto che “l’attenzione delle istituzioni europee si è focalizzata su questo problema solo nel 2009, con l’entrata in vigore del programma di Stoccolma,” un vasto programma sulla sicurezza nell’Unione Europea in cui venne inserita la priorità politica di combattere la criminalità organizzata grazie ad una maggiore cooperazione internazionale in materia di applicazione delle leggi.<br />
<strong>“I governi Europei &#8211; continua Incisa – si stanno rendendo conto solo ora che le organizzazioni criminali stanno condizionando non solo la nostra vita quotidiana ma persino gli equilibri del libero mercato, come sta succedendo in Germania, nel mercato immobiliare, notoriamente in mano alle ‘ndrine Calabresi.”</strong><br />
Un ritardo forse causato dalla mancanza di una Polizia Europea, voluta da molti e temuta da altri, o dalla incapacità di esplorare i confini tra economia lecita ed illecita, sta di fatto che a grappoli negli ultimi anni si sono avuti casi di frodi internazionali a vantaggio della criminalità organizzata.</p>
<p>Un esempio eclatante, citato durante l’incontro da Ignazio Passalacqua, Consigliere  Provinciale della provincia di Trapani ed esponente di Sinistra Ecologia e Libertà in Marsala, è stato il caso che coinvolse il cosiddetto “Signore del Vento”, Vito Nicastri. </p>
<p>Allora venne a galla una truffa resa possibile grazie alla mobilitazione di capitali in mezza Europa, comprese banche del Regno Unito. Ma anche un preciso disegno volto a sfruttare carenze legislative da una parte e ingenti sussidi statali dall’altra.</p>
<p><strong>Società con sede nel Regno Unito, in Spagna, Olanda e via dicendo, facevano gli interessi di Messina Denaro e compagni, in cambio di autorizzazioni facili e investimenti che nel lungo periodo erano destinati a fruttare milioni di Euro</strong>.</p>
<p>In quell’occasione Roberto Scarpinato, procuratore generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta, intervenendo ai microfoni della BBC per commentare il maxisequestro dello scorso settembre, sottolineò come la truffa miliardaria fosse stata portata avanti da una lobby finanziaria internazionale, che agì secondo un preciso metodo mafioso, e che nella quale la Mafia, per come la conosciamo, non era che un anello di una catena che intrecciava istituzioni e membri dell’alta finanza.</p>
<p>Ecco la faccia della nuova Mafia, professionisti capaci di trovare interlocutori internazionali con cui estendere i propri interessi, sempre più simile ad una multinazionale senza scrupoli.</p>
<p>The City of Mafia: Finance and Criminal Organizations Connections, promosso da Sinistra Ecologia e Libertà London.</p>
<p>Presso la Khalilli Lecture Theatre, della School of Oriental and African Studies, University of London</p>
<p>Ospiti: Prof. Vincenzo Ruggiero, Director del Crime and Conflict Centre at Middlesex University, Lorenzo Bodlero, responsabile della comunicazione di FLARE (Freedom, Legality and Rights in Europe), Enrico Incisa, responsabile delle ricerche di FLARE, Federico Ippoliti, esperto di anti-mafia e Ignazio Passalacqua, rappresentante di SEL di Marsala.</p>
<p><em>Guarda il Video dal sito www.ustream.tv</em><br />
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