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	<title>Malitalia &#187; Good News !</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Reggio Calabria Caput mundi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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“Per me Reggio Calabria è caput mundi”. Non ha dubbi Santo Versace. Se pensa alla sua terra si emoziona e crede che sia “fondamentale che il Sud decolli”. Quello che manca oggi in Italia è l’attenzione per il Meridione, “ricco di risorse e enormi potenzialità”. Si parte da qui, dalla sua terra, per capire lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/reggio-calabria-caput-mundi/_dsc7763-copy-2/" rel="attachment wp-att-9175"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC7763-copy-2-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9175" /></a></p>
<p><strong>“Per me Reggio Calabria è caput mundi”</strong><strong>. Non ha dubbi Santo Versace.</strong> Se pensa alla sua terra si emoziona e crede che sia “fondamentale che il Sud decolli”. Quello che manca oggi in Italia è l’attenzione per il Meridione, “ricco di risorse e enormi potenzialità”. Si parte da qui, dalla sua terra, per capire lo spirito di un uomo di successo, semplice nel modo di porsi. Lo incontriamo a Roma, siamo con una troupe di Sky Atlantic che sta svolgendo a Roma, come in diverse altre capitali mondiali, una inchiesta sul potere. Ci dà appuntamento prima in un ristorante vicino a Fontana di Trevi, poi andiamo nei suoi negozi di via Condotti. Ci accoglie, ci sorride e lascia da parte ogni formalità.<br />
Per lavoro vive tra Roma e Milano, ma segue tutto quello che succede in Calabria. Santo Versace, il fratello di Gianni e Donatella, peraltro, è presidente fondatore di Altagamma (associazione delle imprese italiane di alta gamma).  Ha dato il nome ed ha contribuito alla stesura della legge Reguzzoni – Versace che disciplina l’architettura del Made in Italy, oltre ad avere introdotto l’obbligo della tracciabilità delle lavorazioni tessili.<br />
<strong>Ma il suo impegno è anche quello politico.</strong> Dopo il divorzio col Pdl e con Berlusconi, oggi fa parte di Alleanza per l’Italia. Non ha alcun problema, “fatemi qualsiasi domanda, certo” non esita a dire. E la nostra attenzione si sposta subito alla Calabria, allo scioglimento del Comune di Reggio. Versace è un uomo di classe e moderato:<strong> “Sicuramente la magistratura dovrà fare luce su quanto è accaduto negli anni e la commissione d’accesso chiarirà come stanno le cose”.<br />
Intanto, però, bisogna stare attenti alle enfatizzazioni e alla disinformazione. “Si tratta di territori particolari, alle volte capita che non ci si espone in maniera diretta. I prestanome sono quelli che prendono gli accordi”. </strong>Motivo per cui non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, prima di avere delle prove certe. “Il problema è sempre la classe dirigente. Soprattutto al Sud – spiega ancora – noi abbiamo bisogno di persone trasparenti in politica, dobbiamo pretendere il meglio”. Un ruolo fondamentale per l’onorevole Versace è certamente quello dell’informazione. “C’è bisogno che la gente sappia”. Senza cadere in facili generalizzazioni, però.<br />
Per quanto riguarda il governo tecnico di Monti, il presidente di Altagamma non ha dubbi: “Ho sempre auspicato che arrivasse un primo ministro come Monti. Uomini come lui e Passera sono in realtà dei grandi politici”. A differenza di poco tempo fa “<strong>questo governo non ha bisogno di pubblicità. A questo governo non serve l’audience perché non ha bisogno di vetrine, solo di fare. E sicuramente le persone che sono al governo sanno fare”. </strong><br />
Vorremmo fargli tante altre domande. Il tempo che ci dedica è tanto, quasi due ore per le vie di Roma, un saluto alla gente che lo incontra per strada, un sorriso a noi. Ma alla fine abbiamo preferito parlare con l’uomo, non con il politico, né con il presidente di Altagamma. <strong>È sempre bello scoprire che un uomo di potere come lui, sta in mezzo alla gente con estrema semplicità. </strong></p>
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		<title>Ma il cielo è sempre più blu</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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(di Domenico Logozzo)
“Ho ritrovato la mia terra più bella di quanto non sospettassi io stesso, coi suoi altopiani interni che paiono d&#8217;una contrada boreale d&#8217;Europa, e la vecchia consunta sponda greca del Mar Jonio”.Così scriveva Corrado Alvaro nel maggio del 1938 della nostra bella ed amata Calabria.Sensazioni positive.Come quelle che suscita oggi la splendida costa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/gioiosa-ionica/" rel="attachment wp-att-9160"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/gioiosa-ionica-300x188.jpg" alt="" title="gioiosa ionica" width="300" height="188" class="alignleft size-medium wp-image-9160" /></a></p>
<p>(di Domenico Logozzo)<br />
<strong>“Ho ritrovato la mia terra più bella di quanto non sospettassi io stesso, coi suoi altopiani interni che paiono d&#8217;una contrada boreale d&#8217;Europa, e la vecchia consunta sponda greca del Mar Jonio”</strong>.Così scriveva Corrado Alvaro nel maggio del 1938 della nostra bella ed amata Calabria.Sensazioni positive.Come quelle che suscita oggi la splendida costa calabrese attraverso la foto pubblicata su facebook da un cultore del passato e del presente di Gioiosa Jonica,come Luciano Linares D’Aragona.Un benemerito della comunità gioiosana che con umiltà e passione mette in luce le bellezze di una terra troppo infangata ed umiliata.Ingiustamente abbandonata.<strong>Colpevolmente ghettizzata.</strong>La foto è stata scattata alle 11.45 di martedì 24 gennaio 2012 sulla spiaggia di Marina di Gioiosa Jonica.Fantastica.Con le pietre brillanti,il mare limpido,il cielo  blu ,quel “cielo sempre più blu” cantato  da Rino Gaetano,un figlio della costa jonica ,un crotonese che ha onorato la Calabria.<br />
Questa immagine conserviamola.Nella mente e nel cuore.E tiriamola fuori nei momenti in cui sentiamo il bisogno di ammirare i doni che madre natura ha dato alla Calabria.Per non dimenticare le nostre limpide e forti origini. Natura da amare.Da rispettare.Beni dell’umanità.Quanti ci sono nella parte estrema e più profonda e più ignorata d’Italia!Riportali alla luce.Il miracolo dei Bronzi si è compiuto nei primi anni Settanta a pochi  chilometri di distanza da qui,nel mare di Riace.Luoghi e tesori esplorati e da esplorare che la Calabria deve mantenere integri.<strong>Esaltare.Non deturpare.Non far deturpare.Da nessuno .E per nessun motivo!</strong> E quando,alla vigilia della stagione estiva,come da decenni accade,ci verranno  a dire – e lo faranno sapere a tutto il mondo -,che “il mare calabrese è inquinato”, che bisogna stare attenti :”è sporco, ci sono problemi per la salute dei turisti,grossi problemi per la balneabilità”, rispondiamo per le rime.Facciamoci sentire.Questa foto tiriamola fuori,mostriamo il vero volto della Calabria pulita,limpida,da ammirare e da amare.Le campagne pubblicitarie si fanno attraverso la promozione della realtà,non con i…fumetti che costano molto e producono poco.Una foto come questa vale milioni di euro! Ma attenzione:non prestiamo il fianco ai nemici dello sviluppo turistico calabrese.Facciamo funzionare i depuratori,costruiamone di nuovi,la raccolta dei rifiuti sia all’altezza della situazione,facciamo sì che la nostra terra sia davvero un modello di accoglienza e che la parola che con il sorriso viene più frequentemente usata con gli ospiti:”Favorite”,sia davvero la parola chiave per “favorire” l’avvio di un rapporto diverso e proficuo con l’industria del forestiero.Il turismo può e deve essere efficacemente una carta vincente per la nostra terra che i denigratori ad oltranza vorrebbero eternamente in ginocchio.Per sfruttarla ed impoverirla ulteriormente<br />
Ripartenza.Deve essere questo l’obiettivo primario.La  sfavillante foto del mare d’inverno di Marina di Gioiosa Jonica è un invito a riflettere e ad agire.Onda su onda,per far salire la Calabria verso posizioni economiche,sociali e culturali più consone alle sue effettive capacità di progettare e di fare bene.Mettendo in condizione di non nuocere le forze antisociali che vorrebbero questa nostra terra per sempre succube degli influssi  <strong>paralizzanti del clientelismo e dell’arroganza politico-mafiosa che tanti guai hanno provocato.</strong>Fin dal lontano passato,come viene ampiamente testimoniato,anche  nei primi Anni Cinquanta,dai resoconti parlamentari dei grandi giornali del Nord.Accese sedute alla camera sul problema della criminalità organizzata.Dalla “Stampa” di Torino del 6 ottobre 1955 riprendiamo questo intervento del parlamentare del Pci,Mario  Alicata,che è stato segretario regionale in Calabria e sindaco di Melissa: “Abbiamo ragione quando diciamo che la causa della delinquenza calabrese è da ricercarsi nella corruzione e nell&#8217;intrigo degli agrari reggini. Mentre la caccia ai latitanti (167, pare, e in gran, parte per cause d&#8217;onore) prosegue con mano dura che contrasta con le indulgenze di un recentissimo passato, non si è considerato che la maggior  parte del reati in Calabria negli ultimi tempi sono stati di estorsione. Ciò vuol dire, in chiare parole, questo: che la mafia è stata rafforzata dagli agrari reggini per arrestare la legittima emancipazione delle masse di braccianti e lavoratori troppo duramente trattati e ora questa mafia è forte e prepotente, e ricattatrice. E’ in atto una vera e propria rissa tra varie clientele politiche per salvare i rispettivi capi elettori dalla scure di Marzano. E&#8217; in queste clientele che bisogna colpire, è la corruzione che bisogna stroncare. Capi mafia legati ad uffici pubblici impongono una taglia del 10 &#8211; 15 per cento sui fondi destinati alla ricostruzione delle case distrutte dall&#8217;alluvione dello scorso anno. Ma ciò è solo un aspetto della corruzione. Non parliamo di quanto succede nei mercati degli agrumi e del bergamotto.<strong> L&#8217;Aspromonte non è soltanto un mito di banditi, significa anche un pugno di lavoratori che combattono contro la prepotenza agraria e le  sopraffazioni”</strong>.L’immagine pulita della foto gioiosana è un richiamo forte e deciso a determinare le condizioni per rendere così bella e splendente la Calabria dei buoni e dei giusti!</p>
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		<title>E&#8217; la musica, che passione</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 20:13:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lucca]]></category>
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“Mi piace parlare di me usando una metafora: bere questa avventura come un bicchiere d’acqua e, quando lentamente finisco di bere, avere ancora sete”. Girolamo Deraco è certamente uno che ha le idee chiare. A 35 anni ha già un brillante curriculum. Vive di musica e per la musica. Ed è instancabile. Va via dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/e-la-musica-che-passione/dsc_4618/" rel="attachment wp-att-8973"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC_4618-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-8973" /></a></p>
<p><strong>“Mi piace parlare di me usando una metafora: bere questa avventura come un bicchiere d’acqua e, quando lentamente finisco di bere, avere ancora sete”</strong>. Girolamo Deraco è certamente uno che ha le idee chiare. A 35 anni ha già un brillante curriculum. Vive di musica e per la musica. Ed è instancabile. Va via dalla Calabria, da Cittanova, giovanissimo per continuare a studiare a Lucca. “A 13 anni cominciavo già a scrivere le prime cose, quando poi vai avanti e capisci che dopo la chitarra, il flauto riesci a suonare qualsiasi cosa, ti poni il problema”. Più che un problema Deraco ha scoperto di avere orecchio ma, soprattutto, un grande talento. A 18 – 19 anni “si parlava di me come un talento”. E non a caso aggiungiamo noi. Le sue scelte, infatti, sono state tutte il frutto di una lunga meditazione. A cominciare dalla possibilità di mettersi a studiare composizione. Prendere una decisione del genere alla sua età era molto difficile, per l’impegno che tale scelta comportava. “Io studiavo Ingegneria all’università, dopo un anno dall’inizio dei corsi, ho chiamato a casa e ho comunicato ai miei la mia decisione”. Difficile spiegare una passione. “Ci ho messo dieci mesi prima di scegliere e chiamare quello che sarebbe diventato il mio maestro”. Dopo la lunga meditazione, Deraco ha scelto di studiare composizione (che prevede un corso di 10 anni di conservatorio). Ma lì, aiutato dal suo talento che veniva sempre più allo scoperto, “ho iniziato anche a giocare di testa e l’ho capito quando ho cominciato a fare pianoforte”. La tecnica da sola non sarebbe bastata a fargli raggiungere i risultati sperati in pochissimo tempo, bruciando tutte le tappe. “Io vivo nella città di Puccini – e Deraco adora la musica di Puccuni – è un mio grande maestro. Una notte lo sognai con uno spartito aperto mentre mi diceva: ecco, si fa così. Ed io: ho capito, maestro”. Aveva certamente capito. Deraco si è diplomato in composizione, all’istituto superiore di studi musicali Boccherini di Lucca, con il massimo dei voti, lode, menzione e borsa di studio con il maestro Rigacci, (unico compositore dal 1848, anno della fondazione dell’istituto Boccherini, ad avere conseguito questa votazione). <strong>“Oggi scrivo tutti i giorni e quando materialmente non lo posso fare, perché in viaggio o impegnato, registro tutte le idee che mi vengono in mente”</strong>. Il crescendo di soddisfazioni l’ha certamente aiutato a non mollare mai. Ha cominciato a frequentare corsi e seminari con grandi maestri nazionali e internazionali. Finalista e vincitore di numerosi concorsi. Ha ottenuto diverse borse di studio tra cui quella in composizione con il Maestro Corghi, all’Accademia Chigiana di Siena, nel 2008-2009 e, nel 2010, anche il Diploma di merito. Ma le sue radici non le dimentica, anzi. L’arte e la composizione si rifanno spesso alle sue origini. Deraco è nato nella terra che ha ospitato la cultura greca, cuore pulsante della Tragedia. Riconoscendo nello studio di composizione un percorso umano, il giovane compositore trova lo stimolo proprio nel teatro. “Provare nella finzione a creare la realtà” spiega. Fin da studente, questo tipo di passione, lo porta a comporre numerose opere liriche: (Poster- Gas, Il Linchetto; Checkinaggio, Lacrime di Coccodrillo) oltre a numerose opere per bambini: (Abbecedario, Little Puppets’ Symphony, Peppe Pezzi, La Fattoria degli Animali Cantanti). Tante altre le collaborazioni lo portano a comporre per artisti di chiara fama internazionale: Kuhn, Alessandrini, Krams, Brand, Alberti, Cabassi, Sicoli, Caiello. E per le più svariate formazioni ed orchestre, fra cui: Orchestra Haydn, Pomeriggi Musicali, Orchestra sinfonica Sanremo, Orchestra di Fiati di Delianuova. La sua musica è stata, inoltre, eseguita in importanti festival in Italia, Germania, Austria, Finlandia, Russia, Missouri e New Mexico – USA. Da ottobre 2009 è compositore in residence dell’Accademia di Montegral del M° Kuhn e la sua musica è pubblicata da Sconfinarte. Non è facile dedicarsi con tanta costanza e impegno alla musica. “Ci vuole una grande determinazione, grandissima. Se non capisci te stesso – ci dice – non puoi spiegarti agli altri. Ma tutto ciò può funzionare solo con una grande onestà”. L’onestà e la semplicità non gli mancano. I suoi occhi esprimo al massimo la sua passione per la musica, soprattutto quando ne parla e cerca di spiegare la musicalità in tutte le cose che ci circondano. Arrivati nella sua casa di Cittanova, dove ha passato le vacanze di Natale, ci accoglie assieme alla madre con un grande sorriso. La donna, stretta ad un figlio che vede pochissimo e di cui non saprebbe nemmeno spiegare la grandezza nel panorama musicale italiano e straniero, corre a prendere una vecchia foto di Girolamo. Cappelli ricci e lunghi, abbigliamento insolito per un compositore, chitarra elettrica in mano. “Avevo iniziato pure col rock, è passata una vita”. A noi sembra che sia passato veramente poco per tutte le grandi cose realizzate. Deraco oggi compone anche le musiche per lo spettacolo teatrale dedicato all’indimenticabile poeta calabrese Lorenzo Calogero con la regia di Nino Cannatà, amico e compagno di classe, anche lui partito dai piedi dell’Aspromonte. I due vorrebbero tentare un rivoluzione culturale in Calabria: “perché è la cultura che può sconfiggere l’illegalità, non basta parlare sempre di ‘ndrangheta”. <strong>L’ultimo riconoscimento, Deraco l’ha avuto proprio a Reggio Calabria il 30 dicembre 2011. Primo premio per il concorso di Composizione e primo premio per la migliore esecuzione della composizione con “l’acqua muta”, composizione originale per coro a cappella su un testo di Gianni Buda. La premiazione è avvenuta nell’ambito del XIV concorso nazionale di Composizione o Elaborazione di canti natalizi in vernacolo calabrese a cura dell’Organizzazione cori Calabria – Feniarco. </strong><br />
Nelle sue composizioni, specie quelle studiate per il teatro, ordine e disordine si alternano. La confusione accompagna lo spettatore prima inerme poi partecipe e quasi protagonista della vicenda. Ritrovarsi, però, è sempre una bella scoperta! In Freak (ludus circense per orchestra sinfonica di fiati) questi livelli si colgono a partire dalle parole del brano. Come ribadisce Deraco con ironia: “Siamo tutti un po’ freak….e questo è quanto!”.<br />
<strong>Ecco Freak col megafono e i suoi giochi linguistici:</strong><br />
&#8220;Signore&#8230; e Signore&#8230;<br />
&#8230;benvenuti a questo ludus circense!!! Benvenuti!<br />
&#8230;benvenuti a questo spettacolo tutto d&#8217;un fiato, d&#8217;afflati&#8230;<br />
Benvenuto a tutti!!!<br />
Questo, è uno spettacolo dove potrete finalmente ascoltare&#8230;<br />
giocolardi, saltimbocca, trappisti e pagliai<br />
mini e canigatti&#8230; cavilli nani e pony expressi<br />
sono tutti qui per noi!<br />
&#8230;benvenuto!!! Benvenuti a tutto!!!<br />
Qui&#8230;<br />
qui si! &#8230;che potrete vedere persone che dicono quello che non dicono<br />
e pensano quello che pensate senza pensarlo&#8230;<br />
qui si! &#8230;si che si può cantare senza dire una parola<br />
e parlare del niente come se tutto fosse e fosse qui!<br />
Qui&#8230; anche voi potete fare rumore (mima un applauso dirigendolo)<br />
&#8230;e non badate a chi non vi sente&#8230;<br />
perchè non c&#8217;è peggior cieco di chi non vuol!<br />
Benvenuti! Benvenuto a tutti noi<br />
in questo show fatto di reality irreali<br />
che realmente sapranno darvi quello che noi non vi siete mai detti&#8230;<br />
&#8230;forza gente! &#8230;sognate insieme a voi!!!<br />
Sognatevi e svegliateci&#8230;<br />
sveglie sonanti!!!<br />
Noi!!! &#8230;sognatevi, sogniamoci freaks di tutto il mondo!!!<br />
Sognate chiunque voi siate &#8230;sognate! (mima un applauso)<br />
&#8230;e questo è quanto!&#8221;</p>
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		<title>Lorenzo Calogero,poesia in multimedia</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 16:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Campidolgio]]></category>
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Negli anni ’80, Carmelo Bene &#8211; uno degli artisti più poliedrici nella storia del teatro – aveva espresso il desiderio di dedicare un recital al “più grande poeta italiano del ‘900”. Ma prima di lui, Giuseppe Ungaretti affermava: “Con la sua poesia, ci ha diminuiti tutti”. Fino alla fine degli anni ’60, molti articoli della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/lorenzo-calogeropoesia-in-multimedia/lorenzo-calogero/" rel="attachment wp-att-8910"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/lorenzo-calogero.jpg" alt="" width="259" height="195" class="alignnone size-full wp-image-8910" /></a></p>
<p><strong>Negli anni ’80, Carmelo Bene &#8211; uno degli artisti più poliedrici nella storia del teatro – aveva espresso il desiderio di dedicare un recital al “più grande poeta italiano del ‘900”.</strong> Ma prima di lui, Giuseppe Ungaretti affermava: “Con la sua poesia, ci ha diminuiti tutti”. Fino alla fine degli anni ’60, molti articoli della stampa nazionale si riferivano a Lorenzo Calogerocome il ’nuovo Rimbaud italiano’ mentre cresceva l’ammirazione di Luzi, Montale e, in generale, della critica italiana e straniera. L’incarnazione del poeta maledetto si è per un certo periodo accostata all’immagine che Calogero ha lasciato di lui. Una vera scoperta dopo la pubblicazione postuma delle sue opere nella collana ’poeti europei’ a cura di Roberto Lerici editore e Giuseppe Tedeschi.<br />
<strong>Da circa 10 anni,</strong> però, la ricerca e lo studio sulle opere e sulla vita del poeta che fece scoppiare in Italia il ’caso Calogero’ si sono fatti più insistenti, grazie all’impegno del gruppo sperimentale Villanuccia, che ha a cuore la lettura e la diffusione della lirica calogeriana. A 100 anni dalla nascita e 50 dalla scomparsa del poeta calabrese (avvenuta il 25 marzo 1961), è stato portato a compimento un vero e proprio percorso di sperimentazione artistica con l’obiettivo di realizzare diverse operazioni creative, compresa un’opera teatrale, come chiave di lettura della lirica calogeriana, per accompagnare lo spettatore verso il mondo immaginifico della sua poesia. E niente, in questo viaggio sperimentale e sempre nuovo, può essere lasciato al caso.<br />
A partire dal nome del gruppo che si occupa dello studio di Calogero. <strong>Villa Nuccia, è sempre un nuovo punto di partenza e di arrivo, perché legata ai continui ricoveri del poeta presso la casa di cura di Catanzaro</strong>. Calogero si è fatto consumare dalla voglia di pubblicare le sue opere, da una professione che non gli piaceva, come quella del medico, ma che continuava faticosamente ad esercitare dopo che le grandi case editrici gli hanno brutalmente sbattuto la porta in faccia. Gli amori finiti e quelli mai cominciati ma, soprattutto, l’incomprensione verso il Calogero (poeta con tutto quello che implicava la poesia) l’hanno portato a tentare più volte il suicidio, idea che la sua nevrosi coltivava disperatamente. Ma nemmeno questo ha mai frenato la voglia di raccontarsi analiticamente.<br />
Tutti questi stati d’animo, questa rabbia, la voglia di riscatto, l’incomprensione, la depressione, il turbamento, l’amore, la passione, la morte, i suoi studi scientifici, la logica come l’analisi, la filosofia, la ricerca maniacale di se stesso, gli occhi carichi della luce e dei colori della sua terra, sono vivi nella scena teatrale grazie allo spettacolo ’Città fantastica, il lungo canto di Lorenzo Calogero’ – opera video teatrale del regista Nino Cannatà con un adattamento dei testi dall’opera di Lorenzo Calogero.<br />
<strong>Il poeta del Sud più profondo d’Italia, rivive anche per l’impegno di due giovani calabresi, che sono nati come Calogero ai piedi dell’Aspromonte.</strong> Il regista Nino Cannatà e il compositore Girolamo Deraco vogliono ridare voce al poeta di Melicuccà, che non ha mai accettato compromessi. Grazie alla collaborazione del teatro Belli di Roma, della Regione Calabria, del Comune di Melicuccà, dell’associazione Villanuccia, è stato possibile portare l’opera video teatrale in scena per rivivere la poetica calogeriana.<br />
“La messa in scena si avvale della multimedialità – come scelta naturale del regista &#8211; per svelare, attraverso le stesse immagini che il fiume dei versi custodisce, quel sogno che il poeta meditò nell’intero arco della vita, in quanto creatore di un sistema poetico unico e originale”.<br />
<strong>Lo spettacolo al teatro Bell</strong>i, si è svolto lo scorso novembre, ha ottenuto l’adesione del presidente della Repubblica e il patrocinio del Comune di Roma, della provincia di Reggio Calabria e dell’Università Lumsa di Roma, ed ha visto in scena uno dei maggiori protagonisti del teatro italiano, Roberto Herlitzka, nonché la partecipazione di Lydia Mancinelli, attrice e musa ispiratrice di Carmelo Bene. La produzione, piuttosto originale, realizzata in collaborazione con Carlo Emilio Lerici, per la regia di Nino Cannatà, con le musiche originali del compositore Girolamo Deraco, eseguite dall’Opus Ensemble, per la direzione del maestro Alessandro Cadario, contiene un brano tratto da un abbozzo di partitura ritrovato in un quaderno manoscritto del poeta; elemento essenziale nel processo di svelamento degli innumerevoli orizzonti che il congegno poetico calogeriano cela in sé in quanto riproposizione della Parola, nelle sue dimensioni più originarie, ovvero quelle del suono e dell’immagine.<br />
Le celebrazioni per l’anno calogeriano sono terminate con la tavola rotonda in Campidoglio, nella sala del Carroccio, a cui hanno partecipato anche i familiari del poeta calabrese e al &#8220;progetto Calogero&#8221; è stata conferita una medaglia. La serata è stata allietata anche da un intermezzo musicale eseguito al flauto da Carmela Calipari, dell’Orchestra Giovanile di Fiati di Delianuova, con un brano composto da Deraco, l’autore delle musiche dello spettacolo. Ripercorrendo le tappe principali della cultura calabrese, che trova solide radici nella Magna Grecia, la valorizzazione di Calogero in tutta Italia e non solo, tiene sempre presente il Sud, la casa del poeta, la villetta di Melicuccà, che sarebbe il luogo ideale per realizzare una fondazione.<br />
“Per noi Calogero è diventato un punto di riferimento – afferma il compositore Deraco – il suo modo di fare arte in questo momento di crisi è il solo punto di riferimento che possono avere i giovani. La sua poesia è di avanguardia. Pensare che nel cuore dell’Aspromonte è nato e vissuto un poeta come lui e che noi siamo figli di quella estetica ci spinge a studiarlo”. L’opera teatrale s’intreccia perfettamente con la vita del poeta e con la sua poesia in gran parte inedita.<br />
Per godere appieno lo spettacolo bisogna perdersi e poi tentare tutte le strade per ritrovarsi nei molteplici livelli della poesia calogeriana. Un concetto meglio sintetizzato così: “Un viaggio con tutte le implicazioni ad esso connesse in termini di rischio, di scacco, di naufragio, di approdo. <strong>Tutta la produzione lirica di Calogero, è infatti, un interminabile viaggio nelle non delimitabili plaghe dell’essere, nell’inesausta ricerca di percepire l’istante, in cui l’essere, seppure a lembi, si epifanizza”. Lucia Calogero, dai “Quaderni del ‘57”. </strong></p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Contro la ‘ndrangheta  si schiera la Nazionale di calcio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 18:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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Tutto pronto per domenica prossima, giorno in cui la Nazionale di calcio italiana si allenerà su un terreno confiscato dalla magistratura ai boss calabresi. La Figc ha infatti assunto l’impegno di portare gli Azzurri a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, accogliendo la proposta dell’associazione Libera, dopo l’incontro di don Luigi Ciotti con il presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8307" href="http://www.malitalia.it/2011/11/contro-la-%e2%80%98ndrangheta-si-schiera-la-nazionale-di-calcio/rizziconi/"><img class="alignnone size-full wp-image-8307" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/rizziconi.jpg" alt="" width="251" height="201" /></a></p>
<p><strong>Tutto pronto per domenica prossima</strong>, giorno in cui la Nazionale di calcio italiana si allenerà su un terreno confiscato dalla magistratura ai boss calabresi. La Figc ha infatti assunto l’impegno di portare gli Azzurri a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, accogliendo la proposta dell’associazione Libera, dopo l’incontro di don Luigi Ciotti con il presidente Abete e il commissario tecnico Cesare Prandelli.</p>
<p><strong>Un impegno dal chiaro valore simbolico, in una terra dove la presenza mafiosa è forte.</strong></p>
<p>La storia del campetto di calcio a cinque dove gli Azzurri si alleneranno, inizia dal lontano 1994. <strong>Ci troviamo sui terreni di Teodoro Crea (latitante fino al 2006), esponente di spicco dell’omonima cosca di Rizziconi</strong>, quelli che comandano nel piccolo centro di ottomila anime. Di quel terreno i Crea ne volevano fare una discarica di rifiuti, ma i loro piani sono falliti con il sequestro avvenuto nel ’94.</p>
<p>In seguito, nel 2000, parallelamente al commissariamento del Comune per infiltrazione mafiosa, quei terreni vengono confiscati e successivamente affidati al Comune nel 2002, grazie all’impegno dei tre commissari Francesca Crea, Maria Laura Tortorella e Salvatore Fortuna.</p>
<p><strong>La terna commissariale non si ferma e decide di fare diventare quel terreno un simbolo dell’impegno contro la mafia.</strong> Decidono dunque di portare avanti un progetto per la costruzione del campetto di calcio investendo 200 milioni di vecchie lire. Il 16 maggio 2003 i lavori al campetto sono già finiti e all’inaugurazione è stato invitato don Luigi Ciotti, presente insieme a tutte le forze politiche locali e regionali, oltre che ai massimi vertici delle forze dell’ordine. All’inaugurazione partecipano i bambini delle scuole cittadine e viene organizzata una grande spaghettata con i prodotti di Libera.</p>
<p>I problemi iniziano nei mesi successivi all’inaugurazione. <strong>Nessuno voleva giocare. Il 27 agosto del 2004, arrivano anche i primi danneggiamenti e atti di vandalismo</strong>. Il messaggio che le mafie lanciano è  inequivocabile: su quel terreno non deve giocare nessuno, bisogna lasciarlo abbandonato, magari distruggerlo.</p>
<p>Nel 2006, il Comune di Rizziconi viene nuovamente commissariato a seguito delle dimissioni della maggior parte dei consiglieri comunali. Ecco che il prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena, invita gli “ex commissari” Tortorella e Crea a guidare ancora una volta l’Ente. I due, con il sostegno del prefetto di Reggio Calabria, s’impegnano subito per il ripristino dell’impianto.</p>
<p><strong>Nel 2007, il 21 maggio, il campo viene inaugurato per la seconda volta, con una partita di calcio giocata da due squadre, capitanate da don Luigi Ciotti e Francesco Forgione, allora presidente della Commissione parlamentare antimafia</strong>.</p>
<p>Negli anni successivi, fino ad oggi in sostanza, quel campo è stato utilizzato solo per qualche piccola partita locale. Il resto è solo incuria, degrado e abbandono. I riflettori dei media si sono ancora una volta spenti.</p>
<p>Si riaccenderanno domenica però, alla presenza della Nazionale al completo. Intanto, grazie al rizziconese Renato Naso, nasce da poco una scuola di calcio che coinvolge 120 ragazzi del posto.</p>
<p><strong>“Io credo che questo gesto da parte della nazionale sia molto importante – spiega don Pino De Masi – dire che ci siamo anche noi in questa battaglia. Si tratta di un gesto di incoraggiamento per chi lavora contro la ‘ndrangheta. La dimostrazione che il calcio può lavorare per costruire”. Sullo stesso filo per don De Masi, che è il referente di Libera in Calabria, corrono la memoria e il riscatto. La memoria con la presenza, domenica, di numerose vittime delle mafie, come i genitori di Domenico Gabriele (Dodò), morto durante mafia a Crotone a soli 11 anni.</strong></p>
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		<title>Ecoplan, un piano sostenibile</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 19:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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Secondo il rapporto diramato nei giorni scorsi da Confartigianato gli investimenti in economia ‘green’ si affermano come ’motore’ della tenuta delle PMI, facendo registrare in un anno un aumento del 6%, ovvero + 4.854 imprese ‘verdi’. 
Negli stessi giorni, IR Top, società di consulenza specializzata nelle pubbliche relazioni con investitori finanziari, ha reso pubblica una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8130" href="http://www.malitalia.it/2011/10/ecoplan-un-piano-sostenibile/calabria-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-8130" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/calabria-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>Secondo il rapporto diramato nei giorni scorsi da Confartigianato gli investimenti in economia ‘green’ si affermano come ’motore’ della tenuta delle PMI, facendo registrare in <strong>un anno un aumento del 6%, ovvero + 4.854 imprese ‘verdi’. </strong></p>
<p>Negli stessi giorni, IR Top, società di consulenza specializzata nelle pubbliche relazioni con investitori finanziari, ha reso pubblica una ricerca dalla quale si ricava che <strong>il fatturato dell’economia verde italiana sarebbe superiore al resto d’Europa del 35%</strong>.</p>
<p>L’azienda <strong>Ecoplan</strong> di <strong>Domenico Cristofaro</strong>, non può competere ancora con un settore in forte crescita ma ha un valore aggiunto: <strong>la green economy non deriva dalle cosiddette energie rinnovabili, bensì dalla manifattura, c’è di mezzo un vero e proprio processo produttivo e i materiali utilizzati sono esclusivamente quelli riciclati.</strong></p>
<p>Non a caso <strong>la tecnologia utilizzata da Ecoplan è unica al mondo</strong>. E si basa sulla scommessa che il geometra-imprenditore Cristofaro ha voluto fare.Intelligenza, onestà, intuizione, uniti al coraggio l’hanno portato a concretizzare un sogno, mettere in piedi l’azienda. <strong>Diventare imprenditore a Polistena, nella Piana di Gioia Tauro, per dare un contributo alla sua terra facendo dell’ambiente una scelta di sviluppo</strong>. Cristofaro studia, si diploma e inizia a lavorare come geometra nei cantieri fino a quando non arriva l’occasione della vita: <strong>nel 1994 costituisce la società e approfittando della legge 44 per l’imprenditoria giovanile nel Mezzogiorno presenta il suo progettino d’impresa</strong>. Tra il ’97 e il 2000 arriva il via libera, la sua idea è assolutamente nuova: il riutilizzo della sansa esausta e di altri scarti industriali, fra cui quelli derivanti dalla produzione dei pannolini per bambini, riutilizzati per la realizzazione di pannelli, lastre, pavimentazioni interne e esterne, allestimenti vari.</p>
<p><strong>La sansa è il sottoprodotto del processo di estrazione dell’olio di oliva, composto dai residui della polpa, dalle buccette, e dai frammenti di nocciolino</strong>. L’elemento chiave del ciclo di produzione riguarda la gestione delle temperature, delle velocità, della pressione, nonché le caratteristiche di partenza delle<strong> ’materie prime-seconde’ utilizzate, sia dalle resine che dalle cariche vegetali</strong>. Il raffreddamento degli impianti avviene a ciclo chiuso, non vi sono quindi acque reflue di produzione. <strong>Gli scarti di formazione vengono macinati e reimmessi nel ciclo produttivo, per cui non si produce alcun tipo di rifiuto</strong>. Inoltre i pannelli di ecomat non contengono colle di nessun genere, per cui non emettono formaldeide o altre sostanze nocive alla salute.</p>
<p>L’azienda ritira e ricicla i propri prodotti a fine ciclo vita, abbattendo i costi di acquisto dei nuovi. Credere in un progetto di sviluppo e di legalità ha portato l’imprenditore a superare anche la malattia che l’ha violentemente colpito nel 2003. “<em>Dal letto dell’ospedale dov’ero ricoverato</em> – ci dice – <em>continuavo a fare telefonate, non volevo interrompere quel sogno che si stava facendo realtà</em>”.</p>
<p>E poi c’era il mutuo, un prestito di cinque miliardi di vecchie lire ottenuto impegnando i beni di famiglia. Una vera e propria ’lucida follia’, come egli stesso la definisce. <strong>Dopo tanti sacrifici, a 45 anni arrivano per Domenico le prime soddisfazioni, più morali che economiche.</strong> Fra i riconoscimenti più importanti di Ecoplan, il premio ’<em>Fondazione sviluppo sostenibile</em>’; ’<em>Innovazione amica dell’ambiente al Sud</em>’; ’<em>Ambiente e legalità 2011</em>’ di Legambiente e Libera e il premio ’<em>CaraLabria</em>’ sempre di Legambiente.</p>
<p>Testardo come ogni calabrese, pur conoscendo i rischi, <strong>Cristofaro ha deciso di restare nella sua regione, cogliendo questa scelta come una opportunità</strong>. Le difficoltà sono tante quando si intraprende la strada della legalità “<em>e le soddisfazioni arrivano molto lentamente</em>” spiega. La ‘ndrangheta non ha bussato ancora alla porta di Ecoplan, “<em>sanno che ci sono debiti e problemi</em>” aggiunge. Ma di una cosa è sicuro “<em>qualora scegliessero di bussare, troveranno una risposta decisa, non bisogna cedere mai all’arroganza. </em><strong><em>Ribellarsi alla criminalità paga sia da un punto di vista morale che economico</em></strong>”.</p>
<p><strong>I pannelli di Ecoplan invadono i mercati nazionali e internazionali, l’interesse è soprattutto dei designer al Nord. </strong>Mentre al Sud il prodotto è venduto soltanto a qualche comune per la pavimentazione dei lidi nelle spiagge. Oggi, attratto dall’azienda ancora in fase di star-up si trova qualche venture capitalist, che potrebbe rappresentare un socio strategico per la crescita di quella che ancora è una microazienda che fattura una piccola parte del potenziale effettivo.</p>
<p><strong>La scelta di Domenico, che è soprattutto etica, è in piena sintonia con i principi della fondazione a cui Ecoplan aderisce</strong>: <strong>Symbola</strong>. Il nome che per i greci significava ’mettere insieme’ le due parti spezzate di un oggetto, per la fondazione vuol dire unire esperienze diverse accomunate dalla scommessa sulla qualità, consolidando e diffondendo il modello di sviluppo della soft ecnomy, un’economia della qualità in cui i territori incontrano le imprese, dove si stringono alleanze tra saperi, nuove tecnologie, tradizione e dove la competitività si alimenta di formazione, di ricerca, di coesione sociale e rapporti positivi con le comunità. Anche la ’e’ del logo stilizzata è frutto di una scelta grafica precisa: la continuità del cerchio e una freccia verso il basso che indica l’uscita dalle difficoltà e lo sguardo rivolto al futuro. In fondo la filosofia di Ecoplan è riassunta nella frase che ripete spesso Cristofaro citando Huxley “<em>L’esperienza non è ciò che succede a un uomo, ma quello che un uomo realizza utilizzando ciò che gli accade</em>”. </p>
<p>La Ecoplan ha già vinto una prima sfida. L’ha vinta già qualche anno fa, quando <strong>una grossa multinazionale piemontese s’interessò all’azienda, mandò i suoi delegati a Polistena per acquistarla</strong>. <strong>Cristofaro congedò i responsabili della multinazionale</strong> con una frase di <strong>Corrado Alvaro</strong>: “<em>è anche troppo quello che sono riuscito a combinare: meridionale, povero, scrittore</em>”. In questo caso semplicemente imprenditore. </p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>L’arte di Lucifaro antidoto sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 11:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Corica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Corpo e terra segnano la sua produzione artistica, mirano a portare alle radici, alla nascita  dell’opera frutto di ricerca, analisi e indagine scientifica. Ritorno alle origini dunque. A qualcosa di tangibile, concreto, esperienza visibile ma &#8211; nello stesso tempo &#8211; spirituale, esaltante. Saro Lucifaro è anche questo. Le sue opere, in mostra a Cittanova in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corpo e terra segnano la sua produzione artistica, mirano a portare alle radici, alla nascita  dell’opera frutto di ricerca, analisi e indagine scientifica. <strong>Ritorno alle origini dunque. A qualcosa di tangibile, concreto, esperienza visibile ma &#8211; nello stesso tempo &#8211; spirituale, esaltante. Saro Lucifaro è anche questo</strong>. Le sue opere, in mostra a Cittanova in provincia di Reggio Calabria, sono cariche di simbolismo. Mostrano quella dualità che caratterizza l’artista moderno che trova ispirazione nel mondo classico-antico. L’antichità richiama le origini, la storia di ognuno di noi; presuppone la ricerca, l’indagine scientifica. L’opera diventa la sintesi di un processo di razionalizzazione lungo e complicato. L’obiettivo, al contrario, è l’immediatezza. L’osservatore deve percepire subito l’essenza dell’opera, interpretare la comunicazione artistica. Non si può, per il maestro che questa volta ha dedicato la sua mostra all’artista cittanovese scomparso Michele Guerrisi, prescindere dalla tradizione. Una passione che arriva prestissimo per Lucifaro, di origine siciliana ma calabrese d’adozione, comincia ad interessarsi all’arte sin da bambino, a soli 7 anni, «codificavo le mie forme» ci dice «a 7-8 anni giocavo con l’argilla, le prime opere sono arrivate quando avevo 17 anni. La bellezza, nel pieno senso filosofico, attraversa le sue produzioni, le sculture e i dipinti che, grazie alla ragione e all’interpretazione ci portano indietro fino alle radici, così come accompagnano ognuno per mano nel viaggio introspettivo. La curiosità, la predisposizione a vivere questo tempo «il mio tempo» sono il filo conduttore delle opere di Lucifaro che pone così la figura all’osservatore, perché tenga conto di tutti i fenomeni culturali nel tempo. La spinta fino alla ricerca estetica esibisce il gusto di un bello non fine a se stesso. «Io pongo il problema filosofico al centro di una visione finale. L’arte figurativa – spiega il maestro – e le arti visive devono essere frutto di una operazione ragionata e non di istintività e immediatezza». <strong>In una società, soprattutto quella del Sud e calabrese in particolare, dove si combatte contro la criminalità quotidianamente, spingersi a rappresentare la cultura della gente significa in un certo senso provare a dare gli strumenti per superare una condizione sociale</strong>. Le opere del maestro Lucifaro si trovano sia in Italia che all’estero in diverse collezioni pubbliche e private. Egli comunque non dimentica la terra che l’ha adottato. E si pone al suo pubblico con una semplicità disarmante. È con la stessa semplicità che nascono capolavori come Baphomet che rievoca l’opposizione uomo/donna; Figura seduta, «masse enormi realizzate attraverso lo spazio circostante»; Pomona al mare, esemplare scultura che fa capire quanto tempo un artista ci metta prima di arrivare a sintetizzare in opera un pensiero, «ci vogliono ore e ore di travaglio» spiega il maestro; Madre in bronzo, dove appare un contrasto tra la morbidezza del volume e la rigidità della linea; Nascita di Gesù o Cristianità ma anche l’Ultima cena sono ricchi di simbolismo. «Morte e crescita accompagnano l’uomo nel suo percorso – afferma Lucifaro – e il suo cammino per la vita». La classicità dello spazio verso la futilità del momento danno alle opere di Lucifaro un carattere deciso. Le linee geometriche pronunciate, il rigore scientifico applicato non mascherano l’amore per tutto ciò che è vita. Le opere di Lucifero si possono leggere a partire dai quattro elementi (fuoco, acqua, aria e terra): questi motori della vita animano le sculture e i dipinti del maestro, si fondono in essi e si colgono attraverso il simbolismo e le forme geometriche, soprattutto del triangolo che fa da sfondo ad ogni opera, specie in pittura. A Cittanova a farla da padrona è stato il mezzobusto dedicato a Michele Guerrisi. Ma sono tantissime altre le opere che il maestro ha realizzato, altre sono ancora incompiute. L’ispirazione gli arriva dall’esterno ma l’elaborazione di una sensazione, una emozione, la trascrizione di questa a memoria futura hanno bisogno di tempo, di elaborazione, di ritorno alla mitologia. La sensibilità che il maestro dimostra l’aiuta di certo, la stessa semplicità che ti stupisce quando l’incontri per caso al pub a bere una birra, invitandoti a brindare alla vita.</p>
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		<title>Teatrozeta e la voglia di rinascere</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 18:55:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
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L’Aquila è anche questo: teatro e cultura. Da sempre direi. Da quando oltre 40 anni fa il Teatro Stabile portava in scena Ronconi, Proietti. Quando tutte le grandi compagnie calcavano quelle tavole. Ora il teatro non c’è più, ingoiato nella buia notte del 6 aprile del 2009. Ma la voglia di recitare, di amare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7224" href="http://www.malitalia.it/2011/06/teatrozeta-e-la-voglia-di-rinascere/teatrozeta/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7224" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/teatrozeta-300x76.jpg" alt="" width="300" height="76" /></a></p>
<p><strong>L’Aquila è anche questo: teatro e cultura</strong>. Da sempre direi. Da quando oltre 40 anni fa il Teatro Stabile portava in scena Ronconi, Proietti. Quando tutte le grandi compagnie calcavano quelle tavole. Ora il teatro non c’è più, ingoiato nella buia notte del 6 aprile del 2009. Ma la voglia di recitare, di amare la cultura e di farla crescere quella no  non è stata ingoiata.</p>
<p><strong>Manuele Morgese</strong>, attore di grande esperienza, ha così voluto fortemente la rinascita di Teatrozeta, che avrà trecento posti a sedere e circa 100 mq di palco. E tutto questo nella periferia che sta diventando città ( al posto di quella antica che non c’è più). A Monticchio a circa 15 chilometri dalla città. In una frazione che una volta era solo per gli operai della zona e per qualche famiglia contadina.</p>
<p>Il progetto è stato finanziato da ARCUS Spa ( società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo),da Banca Etica da aziende private ed è riuscita a far sedere allo stesso tavolo anche istituzioniin alti casi lontane.</p>
<p><strong>E tra la commozione</strong> di artisti come Riccardo Raim che ha raccontato di come molti abbiano scoperto la bellezza di L’Aquila solo dopo il terremoto o della vice direttrice del Goethe Institute che ha voluto ricordare quanto siano forti i legami tra la Germania e questa parte di Abruzzo, nell’aria frizzante della montagna aquilana, si inaugura questo frutto dell’amore per il teatro, per la parola e soprattutto per la città e i suoi abitanti.</p>
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		<title>Torre Annunziata, non solo camorra</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 10:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Torre Annunziata]]></category>

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(di Marina Bisogno)
È tutto pronto per il rilancio culturale di Torre Annunziata. Sabato 21 Maggio, infatti, i maggiori siti archeologici oplontini saranno visitabili per l’intera giornata, grazie al contributo  degli esperti delle associazioni Archeoclub, Madonna della Neve e S. Francesco di Paola, Centro studi Nicola d’Alagno, associazione Real Fabbrica d’armi e Terme Vesuviane. Collaborano anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-6832" href="http://www.malitalia.it/2011/05/torre-annunziata-non-solo-camorra/oplonti/"><img class="alignleft size-full wp-image-6832" title="oplonti" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/oplonti.jpg" alt="" width="267" height="189" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>(di Marina Bisogno)</p>
<p><strong>È tutto pronto per il rilancio culturale di Torre Annunziata</strong>. Sabato 21 Maggio, infatti, i maggiori siti archeologici oplontini saranno visitabili per l’intera giornata, grazie al contributo  degli esperti delle associazioni Archeoclub, Madonna della Neve e S. Francesco di Paola, Centro studi Nicola d’Alagno, associazione Real Fabbrica d’armi e Terme Vesuviane. Collaborano anche la Proloco Oplonti, la Misericordia di Torre, l’associazione Mc Naught, l’associazione ex Allievi Salesiani, nonché l’associazione Pietra lavica vesuviana.Collaborano la Pro Loco Oplonti, la Misericordia Torre Annunziata, l’Ass.Mc Naught e l’Ass.Ex Allievi Salesiani, l’Ass.Pietra Lavica Vesuviana.</p>
<p><strong>Le aree aperte al pubblico per l’occasione hanno segnato la storia della città, eclissata nel tempo dalla solita incuria locale</strong>. L’iniziativa è stata promossa dallo Strillone e dall’associazione Esseosse, con il patrocinio dell’assessorato alla cultura e al turismo torrese. L’intento è quello di riappropriarsi di una città pregna di spunti, di frammenti di antichità, il cui valore è spesso dimenticato, offuscato dalle notizie di degrado e malavita. Torre Annunziata, purtroppo, fa parlare di sé solo per fatti di cronaca nera. Una sorta di luogo comune, un’opinione generalista dettata dal comportamento dei più. Eppure, in silenzio, opera una minoranza, la cui voce è spesso roboante. È la gente perbene, onesta che prova a riprendersi il proprio territorio. <strong>“ Pranzammo a Torre Annunziata con la tavola disposta proprio in riva al mare. Tutti coloro erano felici d&#8217;abitare in quei luoghi, alcuni affermavano che senza la vista del mare sarebbe impossibile vivere. A me basta che quell&#8217;immagine rimanga nel mio spirito.” scriveva Goethe</strong> nel suo “Viaggio in Italia” a proposito di Torre Annunziata. Si, proprio Goethe, che come Totò rimase incantato dalla potenza mediterranea della città. Che cosa resta oggi di quel quadro disegnato dalla natura? Di quelle bellezze mozzafiato, delle urla dei pastai e della gente comune a Piazza Ferrovia? Poco o niente, ma l’impegno civile restituisce dignità alla città dimenticata, perché come scrisse Calvino “l’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”</p>
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		<title>Mamme della Sanità cuoche a domicilio</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 07:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Alessandro Chetta e Marco Perillo)
 «Il nostro ragù contro i mali del rione»Quattro signore della difficile zona dei Cristallini ingaggiate per pranzi e cene sociali nel quartiere 
NAPOLI – «Il genere maschile è invidioso della potenza femminile di generare. Si è ritagliato per sé il potere, la guerra, la politica: spazi di governo minori di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-6433" href="http://www.malitalia.it/2011/04/mamme-della-sanita-cuoche-a-domicilio/ragumamme-190x130/"><img class="alignleft size-full wp-image-6433" title="ragumamme--190x130" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/ragumamme-190x130.jpg" alt="" width="190" height="130" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>(di Alessandro Chetta e Marco Perillo)</strong></p>
<p> <strong>«Il nostro ragù contro i mali del rione</strong>»<em>Quattro signore della difficile zona dei Cristallini ingaggiate per pranzi e cene sociali nel quartiere </em></p>
<p>NAPOLI – «<em>Il genere maschile è invidioso della potenza femminile di generare. Si è ritagliato per sé il potere, la guerra, la politica: spazi di governo minori di fronte all’immensità di far nascere</em>». La pensa così Erri De Luca nel suo «Le rivolte inestirpabili». Una frase sulla potenza di genere che sembra scritta per le vulcaniche mamme del Rione Sanità di Napoli, o in questo caso della zona dei Cristallini, enclave suggestiva ma sfigurata dalle piazze o dai «bassi» dello spaccio di droga. Una vita, quella delle giovani donne del popolare rione, spesso in salita come le scale di basolato mangiato dal tempo che salgono fino a Capodimonte.</p>
<p><strong>COPYRIGHT SOCIALE </strong>- Ecco: stanche della routine e dei luoghi comuni sul ghetto-Sanità, le mamme si sono organizzate. Sono quattro, tutte sulla trentina: le due Dora, Mary, Nunzia, tutte sposate e con figli. Al quartetto si aggiunge la preziosa supervisione ai fornelli di Miluccia, 63 anni, <em>mater matuta</em> del vicolo. Entusiasmo, solidarietà e grande perizia culinaria rappresentano la chiave per migliorarsi. Come? Attraverso un singolare progetto: cucinare i piatti «cult» della tradizione napoletana (quelli che in molti non sanno preparare più come si deve, dal ragù alla genovese) in occasione di pranzi e cene. Tavolate organizzate nel quartiere ma, nel caso, i sapori si possono esportare anche nelle zone più borghesi della città. Le mamme-cuoche della Sanità vantano un copyright sociale: a lanciare l&#8217;idea del catering fai-da-te è l&#8217;associazione «La casa dei Cristallini».</p>
<p><strong>L&#8217;ASSOCIAZIONE</strong> &#8211; Il consesso nasce nel 2002 sotto l’ala di don Antonio Loffredo, sacerdote dell’immenso quartiere e macchina della solidarietà. Gli operatori sfruttano – nel senso che fanno fruttare per progetti e vitalità &#8211; una palazzina nel seminascosto vico Cristallini. Entriamo: ci fanno strada Gina Buonsangue, l’unica operatrice effettiva, e il presidente Elena Iannotti Della Valle. I volontari sono dieci. Cinque le ragazze del servizio civile. Lavorano coi bambini. Le pareti della casa sono affrescate dai dipinti degli ospiti del laboratorio estivo: russi, srilankesi, slovacchi. Il fiotto di colori a tempera ci porta al primo piano, sede delle attività. È qui che i ragazzi e le ragazze – dagli 8 ai 18 anni – vengono ogni pomeriggio. Un’esperienza che ricorda da vicino quella pionieristica della Mensa dei bambini proletari di Montesanto, nel ’73-76. Le mamme fanno gruppo durante i momenti di aggregazione. «Cosa possiamo fare?» hanno chiesto a Elena e Gina. Una scuola di cucito fu la prima idea, mutuata dai corsi del centro Hurtado di Scampia. Bocciata. «Le signore non avevano tempo e voglia di seguire corsi. Così siamo andate sul sicuro». La cucina. «Sì, ai fornelli sono delle artiste &#8211; argomenta Gina &#8211; e le capacità culinarie erano già, diciamo così, pronte per l’uso».</p>
<p><strong>PASSAPAROLA </strong>- La promozione del catering di quartiere si affida al passaparola. «Per ora &#8211; ricorda Dora Cardamone, 36 anni e due figli &#8211; abbiamo cucinato per un paio di cene». Enormi tavoli da 40 persone. Pentoloni da grande mensa e quantità industriali di cibo da preparare. «Una bella prova del cuoco&#8230; il record lo abbiamo raggiunto con gli otto chili di alici fritte per l&#8217;associazione L&#8217;Altra Napoli. Diciamo anche che , oltre al gusto di cucinare in maniera retribuita (tra i 40 e i 60 euro a cena, <em>ndr</em>), a me piace stare con le persone, conoscere gente, essere felice con loro mangiando bene». «Ci divertiamo», aggiunge Nunzia, 31 anni, due figli, tratti somatici che ricordano l&#8217;est europeo più che i Vergini, «è importante per noi &#8211; prosegue &#8211; riuscire ad abbandonare per un attimo il ruolo di casalinghe». Fornelli a parte, da mamme tengono costantemente d&#8217;occhio i figli: cercano di tenerli lontani, lontanissimi, dal lato oscuro della Sanità, che inevitabilmente incombe: «Spero che studino &#8211; afferma Vittoria, che non è cuoca bensì fotografa provetta, «laureata» al corso di Sergio Siano &#8211; e vadano all’università, per poi trovarsi un lavoro decente». Amare sempre il proprio quartiere «però anche aprirsi &#8211; dice &#8211; conoscere il mondo». Infine, la sovrana del ragù, Miluccia: «Portiamo avanti con entusiasmo il progetto anche perché può essere utile per diffondere un&#8217;immagine positiva della nostra zona, i Cristallini: è così bella, non permettiamo a nessuno di vederla associata solo alla camorra». Un luogo, tra l&#8217;altro, amato da Eduardo, che vi ambientò la commedia<em> Il cilindro</em>. «Per le tante iniziative messe in campo per i Cristallini &#8211; riprende Miluccia &#8211; ringraziamo Gina e Elena». E poi, necessaria postilla: «Col mio ragù fanno un figurone&#8230;è obiettivamente irresistibile: ovunque è <em>nu&#8217; successone</em>».</p>
<p><strong>LE FONTI DI FINANZIAMENTO</strong> &#8211; Donne grate ad altre donne, le due factotum della Casa dei Cristallini, che pure fa i conti con la crisi di risorse (anche se il catering <em>mammifero</em> si autofinanzia) . Tante iniziative, anche campi estivi. Chi paga? Le fonti sono varie, e tutte fanno capo a privati. Tre su tutte: la fondazione Banconapoli per l’assistenza all’infanzia, l’associazione L’Altranapoli, nata nel 2004 dopo l’omicidio dell’ingegner albanese, consuocero di Dario Fo, la fondazione Cannavaro-Ferrara, attiva nel fundraising. Chi vuol saperne di più &#8211; sulle mamme cuoche e sul resto può scrivere una mail a <em><a href="mailto:casadeicristallini@libero.it">casadeicristallini@libero.it</a></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>(pubblicato su corrieredelmezzogiorno.it il 30 marzo 2011)</em></p>
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		<title>Oltre le mutande</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 12:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Massimo Gramellini)
Mentre una casta di subrettine aspiranti onorevoli domina la scena mediatica, negli angoli meno illuminati della società le loro coetanee stanno dando la spallata definitiva al predominio del maschio. Qualsiasi statistica racconta ormai il sorpasso fra i sessi: le ragazze si laureano di più, conquistano più borse di studio, ottengono più posti come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/02/oltre-le-mutande/donne-2/" rel="attachment wp-att-5854"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/02/donne.jpg" alt="" title="donne" width="225" height="224" class="alignleft size-full wp-image-5854" /></a></p>
<p>(di Massimo Gramellini)<br />
Mentre una casta di subrettine aspiranti onorevoli domina la scena mediatica, negli angoli meno illuminati della società le loro coetanee stanno dando la spallata definitiva al predominio del maschio. <strong>Qualsiasi statistica racconta ormai il sorpasso fra i sessi: le ragazze si laureano di più, conquistano più borse di studio, ottengono più posti come ricercatrici.</strong> Ma poiché lo fanno senza dimenare il sedere in televisione, non esistono. La civiltà dello spettacolo funziona così: tutto ciò che esce dal quadrilatero intrattenimento-sport-giornalismo-politica non dà visibilità e quindi non rientra nel dibattito pubblico.</p>
<p>Questa distorsione altera la percezione della realtà, al punto che oggi in Italia si scontrano due opinioni palesemente fasulle. <strong>La prima è l’opinione Così Fan Tutti</strong>: ogni uomo è un maiale e ogni donna una escort, e chi fa la morale al Silvio e alle sue amichette stia bene attento, perché gli scateniamo dietro un segugio che rivelerà al popolo i suoi altarini sessuali. La seconda è l’opinione Pochi ma Buoni: i virtuosi esistono e coincidono coi nemici del Silvio, una minoranza destinata a perdere sempre.</p>
<p><strong>Per fortuna il mondo reale è un’altra cosa ed è fatto, anche in Italia, da uomini e donne che amministrano il proprio corpo con pudore e dignità,</strong> che non votano necessariamente tutti dalla stessa parte, che hanno sogni piccoli o grandi ma comunque diversi dal bunga bunga. E passano la vita a cadere e a rialzarsi, senza che nessuna tv, rivista o inchiesta si occupi mai del loro faticoso e glorioso cammino.</p>
<p>(pubblicato su La Stampa del 12 febbraio 2011)</p>
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		<title>Onesto? No grazie!</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 13:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Francesca Barzini)
La notizia è piccola da cercare e da apprezzare per tirarsi su di morale. In tempi cupi una chicca. Meritava la prima pagina, ma è comparsa sulle pagine romane di un quotidiano nazionale. Il suo nome è Emanuele Totori. La sua qualifica professionale è assistente presso una ex municipalizzata che a Roma distribuisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/01/lavori.jpg" alt="" title="lavori" width="273" height="185" class="alignleft size-full wp-image-5407" />(di Francesca Barzini)<br />
<strong>La notizia è piccola da cercare e da apprezzare per tirarsi su di morale. </strong>In tempi cupi una chicca. Meritava la prima pagina, ma è comparsa sulle pagine romane di un quotidiano nazionale. Il suo nome è <strong>Emanuele Totori.</strong> La sua qualifica professionale è assistente presso una ex municipalizzata che a Roma distribuisce acqua ed energia elettrica. Il Totori vien mandato a verificare per conto dell’azienda alcuni lavori del sistema fognario in periferia. Il ragazzo (è a contratto quindi si presume giovane, ma non sappiamo) va e controlla. Prende appunti e misure.</p>
<p><strong>La ditta appaltatrice è solita fare lavori per l’azienda</strong>. Dopo qualche mese arriva il conto e l’assistente vede che ci sono delle incongruenze… Segnala che il conto è troppo salato rispetto a quanto effettuato. Il conto cala. <strong>Il Totori viene lodato? Viene premiato per aver fatto risparmiare il datore di lavoro? Niente affatto. Viene trasferito e si vuole aprire un provvedimento disciplinare. Coraggio! Le mosche bianche un giorno avranno la meglio…</strong><br />
<em>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 5 gennaio 2011)</em></p>
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		<title>Ricicla plastica nelle terre di Gomorra</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/12/ricicla-plastica-nelle-terre-di-gomorra/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 08:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Nello Trocchia)
Per Legambiente è l’ambientalista dell’anno.
Antonio Diana è il titolare della Erreplast, un&#8217;azienda del casertano che trasforma le bottiglie recuperate con la raccolta differenziata. In una terra dove la gestione dei rifiuti è una continua emergenza e dove suo padre Mario fu ucciso dalla camorra
“Per fare l’imprenditore nel casertano, bisogna superare evidenti ostacoli. Manca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2010/12/ricicla-plastica-nelle-terre-di-gomorra/bottiglie-di-plastica-rullo/" rel="attachment wp-att-5353"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/bottiglie-di-plastica-rullo.jpg" alt="" title="bottiglie-di-plastica-rullo" width="190" height="130" class="alignleft size-full wp-image-5353" /></a></p>
<p>(di Nello Trocchia)</p>
<p><strong>Per Legambiente è l’ambientalista dell’anno.<br />
Antonio Diana è il titolare della Errepla</strong>st, un&#8217;azienda del casertano che trasforma le bottiglie recuperate con la raccolta differenziata. In una terra dove la gestione dei rifiuti è una continua emergenza e dove suo padre Mario fu ucciso dalla camorra<br />
<strong>“Per fare l’imprenditore nel casertano, bisogna superare evidenti ostacoli. Manca un quadro di riferimento chiaro, un modello di sviluppo. E c’è l’ingerenza della camorra</strong>”. Antonio Diana, titolare della Erreplast, un’azienda di Gricignano d’Aversa che si occupa del riciclo di materie plastiche, racconta la sua esperienza. Nella terra dove domina il clan dei Casalesi e dove le strade sono invase dalla spazzatura, Antonio risponde con il lavoro quotidiano, insieme al fratello Nicola. E per le sue attività nel riciclo dei rifiuti, quest’anno è stato nominato da Legambiente ambientalista dell’anno. E’ lui che ha ricevuto più voti, tra i candidati prescelti.</p>
<p><strong>Erreplast nasce nel 1997</strong>. L’azienda seleziona e tratta bottiglie di plastica: le trasforma in preziose scaglie, che poi tornano nel ciclo industriale e vengono usate nel settore dell’abbigliamento e del tessile. L’impianto dei Diana potrebbe trattare ogni anno 20mila tonnellate di bottiglie. “Ma funziona al 50% – racconta Antonio – perché non ci arriva un quantitativo di bottiglie sufficiente per farlo andare a regime. Spesso dobbiamo prendere la plastica da fuori regione, sembra una contraddizione ma è così”. E l’emergenza rifiuti in Campania non aiuta: diminuiscono infatti i volumi di materiale differenziato e anche la qualità.</p>
<p><strong>La camorra ha segnato la storia di famiglia</strong>: il padre Mario Diana è stato ammazzato dal clan nel 1985 perché, da imprenditore, non volle piegarsi al volere della cosca. “Pesano più gli atti concreti che le parole – spiega Antonio – il dolore si porta dentro: non riesco a renderlo con una dichiarazione”. Due anni fa per quell’omicidio sono stati condannati in primo grado i vertici dei Casalesi. Nella requisitoria il pm Antonello Ardituro ha fatto cenno ai figli Antonio e Nicola Diana, anche loro imprenditori: “Non si sono fatti fagocitare: è un importantissimo dato sociale e processuale, ha grande rilevanza per quella terra”. I fratelli Diana si sono costituiti parte civile: “Una cosa normale – commenta Antonio – e le cose normali sono quelle che sorprendono di più in queste terre”. L’azienda Erreplast e l’idea del riciclo viene dall’esperienza del padre: “Lui negli anni ’80 era avanti di venti anni da lui abbiamo imparato il metodo, l’educazione e il profilo imprenditoriale: già all’epoca le sue aziende recuperavano scarti industriali”.</p>
<p><strong>In queste terre andare via o restare è una scelta di vita</strong>. Mai pensato di mollare tutto? “Sì, qualche volta. Ma noi proseguiamo un percorso e pensiamo si possa fare impresa dalle nostre parti”. Per fare l’imprenditore, ogni tanto, si deve evitare di aprire la porta, “qualcuno non lo ricevi e vai avanti”. Da anni i Diana lavorano solo con i privati: “Niente appalti con la pubblica amministrazione”, ammette Antonio. Spesso negli appalti sono favorite le aziende di famiglia di politici-imprenditori che hanno banchettato per anni con la camorra e divorato risorse pubbliche.</p>
<p>Con le altre aziende del gruppo, Antonio Diana ha 200 dipendenti: <strong>“Non ho mai voluto un direttore del personale – precisa – la redditività la fanno gli uomini e il rapporto con loro è fondamentale</strong>”. In un altro impianto si occupa dal 2006 anche di selezionare i rifiuti di imballaggio (plastica, alluminio e banda stagnante). “Anche in questo comparto paghiamo il prezzo dell’emergenza: all’inizio l’impianto lavorava al 30% delle sue potenzialità. Dal 2008 abbiamo introdotto un incentivo per i comuni: non pagano nulla per depositare questi materiali, se rispettano le specifiche dei rifiuti da conferire. Ma nonostante ciò, continuiamo a lavorare al 50% delle nostre possibilità”.</p>
<p>Antonio denuncia le conseguenze delle inefficienze nella gestione dei rifiuti: “Paghiamo un prezzo altissimo come cittadini. Con un’adeguata raccolta la regione Campania potrebbe risparmiare ogni anno 100 milioni di euro, secondo i dati del Conai (Consorzio nazionale imballaggi, ndr): verrebbero cancellati i costi del conferimento in discarica e recuperati i ricavi delle vendite di imballaggi riciclati”. E forse le strade campane inizierebbero a svuotarsi dai rifiuti. <strong>Tra questi ci sono anche le bottiglie di plastica. Le stesse che l’azienda dei Diana importa da altre regioni. Paradosso di un’emergenza infinita. In una terra che ospita l’ambientalista dell’anno di Legambiente.</strong>(pubblicato da ilfattoquotidiano.it del 28 dicembre 2010)</p>
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		<title>Napoli: sotto l’albero una good news</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 10:19:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[(Alessandro Chetta)
7 quartieri riciclano a ritmi scandinavi
La raccolta differenziata nella città dell’eterna crisi rifiuti non è una chimera. Lo dimostrano i dati diffusi da un rapporto del Wwf Campania sui 7 quartieri di Napoli che hanno sperimentato il porta a porta con progetti-pilota: Bagnoli, Ponticelli, Centro direzionale, Chiaiano, Colli Aminei, San Giovanni a Teduccio, Rione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/differenziata.jpg" alt="" title="differenziata" width="233" height="216" class="alignleft size-full wp-image-5325" />(Alessandro Chetta)<br />
<strong>7 quartieri riciclano a ritmi scandinavi</strong><br />
La raccolta differenziata nella città dell’eterna crisi rifiuti non è una chimera. Lo dimostrano i dati diffusi da un rapporto del Wwf Campania sui 7 quartieri di Napoli che hanno sperimentato il porta a porta con progetti-pilota: Bagnoli, Ponticelli, Centro direzionale, Chiaiano, Colli Aminei, San Giovanni a Teduccio, Rione Alto, per un totale di circa 130 mila abitanti. Aree della terza città d’Italia dove si raggiunge il 66,09% di differenziata. Percentuali quasi scandinave che però se spalmate sul resto dei popolosi quartieri fermi al palo provocano un brusco ritorno alla realtà del 18% per cento di riciclo. Un po’ pochino. Tirando le somme: senza questi sette quartieri – dai quali sono esclusi quelli più borghesi cioè Vomero, Chiaia, Posillipo &#8211; la media di raccolta differenziata a Napoli, già non alta, sarebbe sottozero.</p>
<p>Nel dettaglio: il quartiere di Bagnoli, ex bacino dell’Italsider, tocca punte «giapponesi» del 91%. Ciò vuol dire, secondo il report degli ambientalisti, che sulle 3519 tonnellate di rifiuti prodotti da gennaio a settembre dai 19mila bagnolesi ben 3206 non vanno in discarica. Seguono il Centro direzionale, alveare di uffici, con l&#8217;84,23% per 2349 abitanti, Chiaiano, sede della megadiscarica cittadina (al confine con Marano) che raggiunge il 72,63%. Ancora: Colli Aminei (68,4%), Ponticelli (65,4%), Rione Alto (64,68%), San Giovanni a Teduccio (50,15%). Numeri forniti dal Wwf Campania nel dossier Rifiuti in Campania: ricominciamo dai cittadini , nel giorno in cui è stato convertito in legge il decreto rifiuti elaborato nei giorni della guerriglia di Terzigno, a novembre. <strong></p>
<p>Secondo le nuove norme toccherà al governatore Stefano Caldoro scegliere i commissari ad acta per la costruzione dei termovalorizzatori di Napoli est e Salerno, scelti tra prefetti, magistrati e professori universitari. Al dossier è allegata una video inchiesta e una tabella in cui viene tracciata la griglia dei diversi siti in cui vengono portati i materiali differenziati una volta raccolti in strada. Spesso finiscono nelle aree industriali dell&#8217;hinterland: Caivano, Arzano, Pozzuoli, e nel Casertano</strong>. L&#8217;umido finisce però tutto fuori regione anche per la mancanza di siti di compostaggio in regione. Un autogol clamoroso se si considera che le macchine per lavorare il compost sono state acquistate dalla giunta Bassolino due anni fa dalla ditta dell’imprenditore piemontese Francesco Galanzino.</p>
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		<title>Una buona Regione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 01:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scelta storica in Emilia Romagna: i consiglieri regionali hanno deciso di decurtare tutte le loro indennità del 10%, dal primo gennaio 2011. La proposta di ridurre i costi della politica, avanzata dalla maggioranza del centrosinistra e sottoscritta anche dal Popolo della libertà (Pdl), Lega Nord e Udc, è stata infatti approvata all&#8217;unanimità. «L&#8217;Emilia Romagna è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/soldi.jpg" alt="" title="soldi" width="209" height="241" class="alignleft size-full wp-image-5304" /><strong>Scelta storica in Emilia Romagna: i consiglieri regionali hanno deciso di decurtare tutte le loro indennità del 10%, dal primo gennaio 2011.</strong> La proposta di ridurre i costi della politica, avanzata dalla maggioranza del centrosinistra e sottoscritta anche dal Popolo della libertà (Pdl), Lega Nord e Udc, è stata infatti approvata all&#8217;unanimità. «L&#8217;Emilia Romagna è la prima regione in Italia a prendere questa decisione», afferma Marco Monari, capogruppo del Partito democratico (Pd). E lo ha fatto con 44 sì, nessun no e zero astenuti: tutti uniti e compatti per il progetto di legge, quindi. <br />
<strong>Una sola la voce critica, ma comunque compatta con la maggioranza di sinistra. Quella dei consiglieri del movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo che avrebbero voluto un taglio del 50% cassando del tutto l&#8217;indennità di fine mandato, anch&#8217;essa in questo caso diminuita del 10%.</strong> L&#8217;altro appunto riguarda la scelta di abrogare il vitalizio, una sorta di pensione alimentata da un meccanismo annuale deleterio per le casse regionali, solo dalla prossima legislatura, cioè dal 2015. Con una decisione, quindi, che non tocca le loro tasche ma quelle dei futuri consiglieri. Il testo approvato irrigidisce anche i rimborsi di trasporto, con la conseguente verifica delle presenze al lavoro dei consiglieri regionali.</p>
<p>Questa scelta da parte della Regione, un passo «storico» secondo il segretario regionale del Partito democratico Stefano Bonaccini, arriva dopo il taglio del 10% agli assessori regionali, voluto dal presidente della Regione Vasco Errani. <strong>Il testo era nei cassetti già da sei mesi, ed è stato sottoscritto trasversalmente da Roberto Sconciaforni, Federazione della sinistra, Gian Guido Naldi, Sinistra e Libertà, Liana Barbati, Italia dei Valori e dall&#8217;opposizione con Marco Lombardi e Andrea Pollastri del Pdl, Mauro Manfredini della Lega Nord e Silvia Noè dell&#8217;Udc. </strong><br />
Applausi a scena aperta all&#8217;approvazione della legge regionale. Ma chi ha poca voglia di festeggiare è Giovanni Favia, del movimento Cinque Stelle, che accusa: «Abbiamo depositato e firmato una proposta di legge per far tornare la politica a un servizio per la collettività e non a un modo per arricchirsi enormemente e senza meriti. Il testo approvato è estremamente più blando e ben poco efficace rispetto a quello cestinato dal Pd che avevamo avanzato noi». In ogni caso, aggiunge, «dobbiamo smetterla di cullarci nella superiorità della Regione Emilia Romagna: non siamo i più virtuosi d&#8217;Italia, ma i meno scandalosi. <strong>La politica è un servizio civile, non la via più facile per fare soldi».</strong><br />
(pubblicato su lettera43)</p>
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		<title>L&#8217;antimafia che produce a casa del latitante Messina Denaro</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 20:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Castelvetrano]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>

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		<description><![CDATA[La pioggia degli ultimi giorni rischiava di diventare un&#8217;alleata della mafia, per fortuna è spuntato il sole, ed ha illuminato un uliveto nelle campagne di Castelvetrano, in contrada Seggio Torre, confiscato ai mafiosi del clan palermitano dei Sansone. Si è potuta fare la prevista raccolta di olive e si è potuto mandare un messaggio preciso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4619" title="olivo catelvetrano" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/olivo-catelvetrano.jpg" alt="" width="194" height="259" />La pioggia degli ultimi giorni rischiava di diventare un&#8217;alleata della mafia, per fortuna è spuntato il sole, ed ha illuminato un uliveto nelle campagne di Castelvetrano, in contrada Seggio Torre, confiscato ai mafiosi del clan palermitano dei Sansone. Si è potuta fare la prevista raccolta di olive e si è potuto mandare un messaggio preciso ai mafiosi e ai loro complici, ma anche alla società civile in generale. Cioè quello che combattere la mafia è possibile, batterla altrettanto se viene privata delle sue &#8220;casseforti&#8221; che possono essere non solo il denaro contante e sonante, i palazzi e le imprese ma anche i terreni una volta gestiti dai boss e dai loro campieri altrettanto mafiosi.</p>
<p><strong>Non bisogna poi dimenticare che tutto questo, la raccolta delle olive, che verranno spremute e l&#8217;olio finirà nelle bottiglie di Libera Terra, la festa fata con i ragazzi tra gli alberi una volta di proprietà mafiosa, accade in un territorio che è rinomato per le malefatte del capo mafia latitante Matteo Messina Denaro,</strong> per la presenza di complici in ogni punto della città dove è risultato utile che ci fosse un complice, per il silenzio assordante che per anni c&#8217;è stato attorno a Cosa Nostra, dove spesso si è sentito parlare di legalità, così in generale, senza pronunciare la parla mafia o fare il nome di Messina Denaro. Chi lo ha fatto ne ha pagato le conseguenze: un proprietario di albergo morto ammazzato per essersi messo contro il boss, oppure un consigliere comunale che ha avuto la casa bruciata per avere auspicato pubblicamente la cattura del boss. Ce ne è voluto di tempo perchè le cose poco alla volta siano cambiate e per fare dire al sindaco Pompeo che il giorno della cattura del capo mafia in città si farà gran festa. Bene!</p>
<p>Meno bene quello che però oggi si racconta in provincia di Trapani. Dove agli imprenditori si chiede legalità e trasparenza, si chiede di prendere le distanze da Cosa Nostra mentre si scopre che certi politici nelle campagne  elettorali ultime hanno fatto festa con le escort e la cocaina messe a disposizione anche dalla mafia, o comunque festini hard in uno scenario dove sarebbero comparsi soggetti mezzi compari o compari del tutto del ricercato Matteo Messina Denaro. La politica resta la grande assente dalla rivoluzione antimafia che si vorrebbe fare muovere in provincia di Trapani, anche con gesti come quelli fatti nei terreni di contrada Seggio, è una politica che regala grandi parole e promesse, e però poi ci sono le amministrazioni, come accade alla Provincia regionale, che sfuggono alle costituzioni di parte civile nei processi di mafia.<br />
Ci sono processi in corso a Trapani dove gli imprenditori costituitisi parte civile si sono ritrovati da soli, Confindustria è unica presente nel più importante dei processi in corso, quello in corso a Marsala contro il &#8220;re&#8221; dei supermercati Giuseppe Grigoli e il latitante Matteo Messina Denaro.</p>
<p><strong>Grigoli ha gestito il marchio Despar espandendosi da Castelvetrano a mezza Sicilia, poche settimane prima dell&#8217;arresto è riuscito a inaugurare un maxi centro commerciale alle porte di Castelvetrano, costruito in un battibaleno,</strong> nel processo contro di lui, nonostante il capo di imputazione faccia riferimento ai danni causati al territorio, non c&#8217;è nessun ente locale costituito, a cominciare dal Comune di Castelvetrano. Stiamo parlando della stessa politica rimasta silenziosa dinanzi all&#8217;improvviso riaprirsi dell&#8217;indagine sul delitto Rostagno, da dove emerge che soggetti ancora in vista, all&#8217;epoca dell&#8217;omicidio del giornalista e sociologo erano anche i suoi bersagli dagli schermi di Rtc, perchè anche amici di mafiosi e di massoni. Stiamo parlando di una politica che continua a tollerare che soggetti che facevano parte della famosa loggia coperta Iside 2, scoperta negli anni &#8216;80, dove erano iscritti boss, collusi, corrotti, funzionari di Stato, bancari e banchieri, hanno potuto tranquillamente fare carriera e sedere ancora oggi su poltrone di grande peso.</p>
<p>Stiamo parlando di una politica che ha messo alla Provincia regionale a capo della commissione lavori pubblici un soggetto sotto processo con l&#8217;accusa di avere favorito l&#8217;associazione mafiosa, l&#8217;alcamese Pietro Pellerito, e capo del collegio sindacale una giovane commercialista, Cinzia Puma, che nel frattempo per un periodo, ha fatto il capo del collegio sindacale dell&#8217;impresa del boss mazarese Mariano Agate, che quando è stata sequestrata si è scoperto che i suoi libri contabili erano pieni di irregolarità, come i 5 mila euro di stipendio al mese che venivano elargiti ai figli del capo mafia, assunti come dipendenti nell&#8217;azienda del padre in carcere dalla metà degli anni &#8216;90, nonostante la cella ha continuato a fare l&#8217;imprenditore e non solo questo, ha continuato a dare ordini a Cosa Nostra. C&#8217;è una politica che resta in silenzio dinanzi alla condanna a sette anni di un funzionario pubblico, Francesco Nasca, ex agenzia del Demanio, che per conto dello Stato doveva occuparsi dei beni confiscati, ma era di più in confidenza con l&#8217;antistato.</p>
<p>Questa è una sintesi veloce di quello che accade in provincia di Trapani. Ma di positivo c&#8217;è anche altro, molto altro. Ci sono le confische che non restano più inutilizzate da quando un prefetto, Fulvio Sodano, oltre che mettere alla porta quel funzionario del Demanio, mise in moto la macchina apposta inceppata, e il Governo Berlusconi nel 2003 lo ringraziò trasferendolo subito da Trapani. C&#8217;è l&#8217;associazione Libera che fa sentire ogni giorno la sua presenza. Ci sono i politici anche e gli imprenditori che cercano di sottrarsi al giogo mafioso, e chi lo vuole ci riesce e lo dimostra. Ci sono inquirenti e investigatori, magistrati, giudici, poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti della Dia ogni giorno in prima linea, magari tra loro ci può essere la mela marcia, ma non ci sono più quei &#8220;cani attaccati&#8221; dei quali ha parlto il pentito Giuffrè. I simboli mafiosi oggi hanno vita non facile.</p>
<p>&#8220;<strong>Tutti purtroppo &#8211; sottolinea il questore Gualtieri &#8211; citano Castelvetrano come simbolo della presenza di Matteo Messina Denaro, della mafia insomma. Io oggi ribalterei il concetto. Castelvetrano è il simbolo della lotta alla mafia, perchè qui, l&#8217;azione di contrasto dello Stato è forte per i motivi che sappiamo. </strong>E&#8217; sinegica, perchè è un&#8217;azione che vede in campo più forze specializzate della polizia dello Stato (al momento su questo territorio sono concentrate diverse forze di polizia impegnate nella cattura di Matteo Messina Denaro, ma anche per scardinare la rete di fiancheggiatori del boss, ndr) e la Questura di Trapani &#8211; continua il Questore Gualtieri &#8211; la fa naturalmente da padrone. Per cui in questi giorni è motivo di soddisfazione per noi sapere che la lotta alla mafia non viene fatta solo da forze di polizia, ma da tutte le forze sane della società. Naturalmente il segnale simbolo come dice sempre il mio amico don Luigi Ciotti presidente nazionale di Libera, e che rappresenta questa giornata è un simbolo che deve fare da sprone a tutti gli operatori economici. Perchè è vero che Libera è riuscita a creare questo circolo virtuoso e soprattutto a creare nei giovani questa voglia e questa capacità di realizzare sulle terre e sui terreni confiscati, ma anche gli altri operatori a cui tagliano l&#8217;albero a cui vengono a far mancare la manodopera debbono capire che è il momento di dire no. <strong>E&#8217; il momento di non piegarsi ad un albero tagliato, perchè ci saranno cento altri alberi in cui le olive crescono bene. Ma se cedono al ricatto del caporale mafioso di turno, tutto quello che noi facciamo qua andrà perso. Quindi questa giornata è anche l&#8217;occasione per dire seguiamo l&#8217;esempio di Libera, seguiamo l&#8217;esempio di questi giovani e rompiamo con certe logiche di schiavitù mafiosa</strong>&#8220;.</p>
<p>Si faccia festa dunque, vera festa nonostante tutto, cominciando dai terreni di contrada Seggio che la scorsa estate sono stati attraversati da uno strano incendio, si è sviluppato esattamente dentro i confini dell&#8217;area confiscata nonostante questa fosse libera da sterpaglie e le sterpaglie c&#8217;erano invece nei terreni vicini che però il fuoco ha risparmiato. Terreni dove lavoreranno i giovani di una coop. &#8220;I terreni di contrada Seggio Torre &#8211; dice Maria Teresa Buccino Nardozzi, referente di Libera Castelvetrano &#8211; gestiti temporaneamente da Libera per tutelarli, presto saranno riassegnati in via definitiva ad una nuova cooperativa di Libera Terra che nascerà attraverso bando pubblico e che gestirà altri terreni in provincia di Trapani. <strong>Da questi terreni &#8211; dice ancora Maria Teresa Buccino Nardozzi &#8211; rinascerà l&#8217;olio della Liberazione</strong>, e sappiamo quanto questo possa essere importante per la nostra Provincia. Ma sopratutto è importante il riutilizzo di un bene confiscato. Questo è di sicuro il danno maggiore che si può infliggere alla mafia, ed è anche il miglior sostegno che si può fornire all&#8217;economia di un territorio e ai giovani disoccupati che lo abitano&#8221;.</p>
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		<title>Un addio amaro</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 08:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Angela Corica)
OGGETTO: Dimissioni da Calabria Ora con preavviso previsto da contratto
Mi sbagliavo quando pensavo che le cose sarebbero rimaste come prima. Dopo le dimissioni del direttore Pollichieni ho creduto che stringendo i denti, avremmo potuto continuare a lavorare senza condizionamenti e con serenità. Certo sarebbe stato difficile dato che uscivamo da una esperienza entusiasmante, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4480" title="calabria ora" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/calabria-ora.bmp" alt="" />(di Angela Corica)</p>
<p>OGGETTO: Dimissioni da Calabria Ora con preavviso previsto da contratto</p>
<p><strong>Mi sbagliavo quando pensavo che le cose sarebbero rimaste come prima. Dopo le dimissioni del direttore Pollichieni ho creduto che stringendo i denti, avremmo potuto continuare a lavorare senza condizionamenti e con serenità</strong>. Certo sarebbe stato difficile dato che uscivamo da una esperienza entusiasmante, brillante. Avevamo lavorato bene e i risultati erano sotto gli occhi di tutti. Questa è rimasta solo una mia illusione perché, nei fatti, da luglio ad oggi le cose sono evidentemente cambiate  dentro al giornale, sia per quanto riguarda l’organizzazione interna, sia sul piano dei contenuti. Con questa lettera annuncio le mie dimissioni (con 30 giorni di preavviso come da contratto), limitandomi quindi a svolgere il mio lavoro esclusivamente personale e fuori dalla redazione, (sempre come da contratto) perché la situazione è diventata insostenibile. Ricordo inoltre che io, da contratto, non dovrei partecipare ai turni in redazione, come invece faccio da oltre un anno. Io esco perché contesto la linea editoriale del giornale che non mi è chiara già dall’arrivo del nuovo direttore Sansonetti.</p>
<p><strong>Credo che in questo senso vi sia disorganizzazione fra le redazioni che,senza l’efficace coordinamento del passato, utilizzano le pagine come un grande contenitore in cui mettere i pezzi senza avere una linea definita, chiara</strong>. Motivo per cui c’è il pericolo di essere contraddittori anche fra le redazioni stesse che non sono orientate in alcun modo. Ci era stato detto che a breve, dopo l’estate, sarebbe stato risolto questo problema e che il direttore si sarebbe impegnato ad incontrarci tutti per discutere o ridefinire questo punto. Ciò non è accaduto. E io ne prendo atto. Ritengo che le critiche, del tutto fuori luogo, che in questi mesi ho sentito rispetto alla precedente direzione si sono rilevate esclusivamente strumentali, perché tutti quelli che vogliono fare questo lavoro sanno bene che bisogna fare sacrifici rispetto ai contratti, ma accettano di farli perché pensano di avere una prospettiva, così come ho fatto io, dovendomi adesso ricredere di fronte ai passi indietro che il giornale mi fa fare nel caos generale.</p>
<p>Da mesi è stata intavolata una discussione fra il Cdr e la proprietà per consentire alle redazioni, rimaste orfane di giornalisti e redattori, di lavorare nella serenità. E quindi garantire un contratto basato sull’operato dei singoli giornalisti, che sono sempre quelli che hanno stretto i denti la scorsa estate, sopportando l’incomunicabilità dallo stesso Comitato di redazione e lungaggini inspiegabili. La comunicazione, infatti, fra il Cdr e le redazioni non è certamente stata quella attesa dai collaboratori che del resoconto delle riunioni sapevano ben poco e sempre in ritardo. Nelle poche assemblee, oltre ai principi generali &#8211; su cui tutti abbiamo convenuto &#8211; non si è riscontrato nessun risultato concreto. <strong>Al punto tale che l’altro ieri sono stata chiamata, non dai colleghi, ma dall’amministrazione, a partecipare ad una nuova discussione «per parlare della situazione contrattuale» direttamente con la proprietà. Smentendo quindi ogni principio a cui fino ad oggi avevamo fatto ricorso. Mi è stato fatto chiaramente capire che il Cdr, che oggi soffre dell’assenza di altri due suoi componenti dimissionari che si sono però dimenticati di comunicarlo ai colleghi che ancora aspettano risposte, non ha avuto e quindi non ha alcun ruolo vero e credibile</strong>.</p>
<p>Nonostante ciò, un collega del Cdr durante una delle prime riunioni, ha richiamato i colleghi (me compresa) per avere accettato qualche spicciolo in più (150 euro sic!) dalla proprietà, firmando quindi un nuovo contratto a settembre, prima che le trattative con il Cdr fossero chiuse. Il collega forse non sapeva che la mia presenza in redazione è stata del tutto arbitraria dato che, con un contratto di collaboratore con la Cec, ho assicurato turni e presenze in redazione quotidiane e firmato le pagine. Cosa che non potevo fare, cosa della quale mi sono pentita, vista la grave crisi di immagine e di contenuti del giornale. Oggi però, ad una settimana dal silenzio del Cdr che ancora deve comunicare la data dell’assemblea dei giornalisti e cosa ne è stato del Piano che si è cercato di stilare, la proprietà chiama e i giornalisti dovrebbero rispondere ad un invito allettante. Non posso accettare di firmare un nuovo contratto perché il problema delle redazioni non si risolve con soldi in più ai giornalisti e ai collaboratori. Non ho accettato lo pseudo aumento di settembre perché non ne ho fatto una questione esclusivamente economica ma perché chiedevo che fosse quantomeno riconosciuto il lavoro di chi non si è potuto prendere neppure un giorno di corta. Sempre in attesa che questo stato di assestamento passasse.</p>
<p><strong>Oggi tante certezze che avevo crollano, io non mi sento più sicura all’interno di un giornale che non mi tutela. Non avrei la forza, né la voglia, né il coraggio di espormi come prima. Di fare inchieste anche rischiose. Perché oggi (vedi il caso Musolino) nessuno nel giornale sarebbe dalla mia parte.</strong> E’ inutile continuare a lavorare per un giornale da un territorio così difficile quando i colleghi del Cdr, la proprietà e il direttore, non lo riconoscono questo lavoro fatto di rinunce, di sacrificio, di pericolo e di passione. Mi dimetto perché quelle garanzie oggi non le ho più, anzi penso di essere stata ampiamente presa in giro (da luglio ad oggi). E oltre il danno la beffa: il declassamento della redazione di Gioia Tauro a ufficio di corrispondenza. Scelta che, se solo fosse stata dettata da una logica non economica di tagli, avrebbe potuto anche essere condivisa. Ma nessuno ci ha voluto spiegare perché questa decisione quando il giornale nella Piana di Gioia Tauro ha continuato ad essere, pur tra mille difficoltà, punto di riferimento. Però anche questa condizione sarebbe durata poco, perché al lettore non possono bastare le nostre tre, quattro, cinque o sei (dipende dalla giornata) paginette. Serviva essere chiari subito. Evidentemente il giornale ha cambiato anche la sua linea rispetto alla cronaca e alla politica. E questo i lettori non lo possono sopportare. Ci eravamo ritagliati uno spazio perché eravamo diversi, eravamo leali e obiettivi.</p>
<p>La mia scelta è arrivata tardi, purtroppo. Avrei dovuto avere la forza di farlo prima. Ho firmato insieme ad altri colleghi il documento di solidarietà a Musolino, querelato dal direttore e poi licenziato, perché il collega non poteva essere lasciato solo in quel momento. <strong>Penso a lui e penso a quello che è accaduto a me due anni fa. Cosa avrebbe fatto il giornale per me oggi, se qualcuno mi avesse sparato contro la macchina un’altra volta? Perché è stata pubblicata solo la risposta del direttore rammaricato e non la lettera di noi giornalisti per il sostegno a Musolino? Questa non è informazione</strong>. Ed io non posso continuare. Lascio con amarezza e tanta difficoltà un giornale che mi ha dato spazio e che in quasi tre anni mi ha fatto crescere professionalmente e come persona. E proprio perché non voglio perdere quegli insegnamenti,che devono rimanere intatti e lucidi nella mia testa, che oggi scelgo di lasciare, di non confondermi più. Non ci sono le condizioni di andare avanti, perché le cose denunciate da Pollichieni nel suo editoriale si sono puntualmente verificate. La mia scelta è maturata in questi mesi e vista la mia giovane età e la mia inesperienza ho voluto sperare ma inutilmente. Finchè ho creduto che si trattasse di una condizione di passaggio sono rimasta al mio posto.<br />
Distinti saluti</p>
<p><em>Cinquefrondi (Rc), 31 ottobre 2010<br />
Angela Corica</em></p>
<p>*Questo articolo è catalogato tra le &#8220;Good News&#8221; perché dimostra che un&#8217;Italia diversa esiste. Esistono l&#8217;etica, la dignità,la coerenza, il coraggio&#8230; ci vogliono far credere che tutto questo sia sparito e che siamo diventati tutti uguali nel male. Non è vero.</p>
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		<title>Braccato dalla camorra scrive alla figlia: &#8220;Potrai giudicarmi quando sarai grande&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 13:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Casal di Principe]]></category>
		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Val. Err. Il Messaggero.it del 24 settembre 2010)
Lettera di un 45enne di Casal di Principe in fuga dai clan, che cambia città ogni settimana, alla piccola Carol, 2 anni appena. A volte la geografia può segnare un destino. E nascere a Casal di Principe può significare avere la vita già scritta. Per Valerio è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4044" title="casaldiprincipe" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/09/casaldiprincipe.jpg" alt="" width="259" height="194" />(di Val. Err. Il Messaggero.it del 24 settembre 2010)</p>
<p><strong>Lettera di un 45enne di Casal di Principe in fuga dai clan, che cambia città ogni settimana, alla piccola Carol, 2 anni appena. </strong>A volte la geografia può segnare un destino. E nascere a Casal di Principe può significare avere la vita già scritta. Per Valerio è andata esattamente così. <strong>La strada, da giovanissimo, poi la delinquenza in un’escalation senza ripensamenti. Sempre dritto in una direzione: più o meno vicino ai clan, gente finita male, lontano dal rispetto delle regole e della legge. Così ha conosciuto il brivido della ricchezza e poi il freddo dell’indigenza. Le accuse e le condanne. E oggi, che ha circa 45 anni e ne dimostra un po’ di più, paga quelle scelte.</strong> Sta scontando una pena a vita che gli è stata inflitta dal tribunale della mala. E’ costretto a fuggire per evitare di essere ucciso in una di quelle lotte intestine tra clan campani che nascono per un niente e non finiscono mai.</p>
<p>Valerio cambia città e pensione quasi ogni settimana, di notte non può dormire e aspetta l’alba leggendo qualsiasi libro gli capiti in mano. Fuma sigarette e porta via le cicche, casomai a qualcuno venisse la fantasia di raccoglierle per estrarne il Dna. E ancora, se deve rivelare un segreto lo scrive su un biglietto per non essere intercettato, lo mostra al suo interlocutore, poi ne fa una pallina e la ingoia.</p>
<p><strong>Qualche volta si maledice per non aver capito prima quali fossero le cose importanti della vita. Ad esempio Carol, la sua bambina, che ha visto solo per pochi mesi. Prima che le cosche lo costringessero a diventare uno dei pochi latitanti di fatto, non ricercato dalla polizia ma dai clan.</strong>La sua storia è anche simile a quella di altri padri separati. Che non riescono a vedere i figli per la conflittualità e i rancori che hanno lasciato in famiglia. Perché Valerio, uomo della ”mala”, non va più d’accordo con la sua ex compagna. Dice che non è questo a impedirgli di vedere la sua bambina. Se gli si chiede, quali siano i motivi, preferisce la diplomazia: «Le ragioni riguardano il contesto in cui sono cresciuto e il paese dal quale vengo, Casal di Principe. E in minima parte la conflittualità tra e me e la mamma della mia bambina».</p>
<p>Parla poco, questo campano pieno di tatuaggi che hanno anche significati religiosi. Dice di avere in mente le troppe cose che non ha mai detto a sua figlia. Teme di non poterle dire mai più. Per questo le ha scritto una lettera e l’ha consegnata al giornale della città in cui vive la sua famiglia, Roma.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><strong>A Carol, mia figlia.</strong>Ciao bambina mia, hai appena compiuto 2 anni, e il papà sa che ora non puoi leggerla questa mia. Ma devi sapere piccola mia che una lettera scritta su un giornale come Il Messaggero rimane per sempre, potrai continuare a leggerla nell’emeroteca di qualsiasi biblioteca. E adesso vado a darti il mio cuore, con una promessa: non parlerò mai di tua madre e sarò sincero.</p>
<p><strong>Quando nascesti, mentre mamma era in sala travaglio</strong>, un’altra signora che stava per partorire perse il bambino. Il padre impazzì di dolore, e insieme ad alcuni parenti iniziò a devastare il reparto. Tu non eri ancora nata, e la mamma sentendo quel trambusto si spaventò immensamente. Il tuo battito si fermò: accorsero in dieci tra medici ed infermieri, credo che fossero anche loro spaventati per quello che era successo. Vi portarono in sala operatoria per un cesareo, io ero terrorizzato, soprattutto per tua madre. Ero talmente spaventato che dissi al chirurgo: «Prima la madre, dottore». Lui mi rassicurò: «Tutte e due».</p>
<p><strong>Appena nata un’infermiera ti portò fuo</strong>ri, avvolta in un asciugamano, da me. Mi disse: «Può baciarla se vuole». Ma non lo feci, amore mio, non ti baciai. Non perché non ti amassi già, ma perché volevo essere sicuro che avessi ancora una madre. Sai, oggi quella frase al chirurgo non la direi più. Ti amo tanto. Ma usare la parola “amore” è troppo semplice, Carol. Ti amo; e vivere senza vederti è un po’ come essere una pianta che non viene mai annaffiata.</p>
<p><strong>Perché non viviamo insieme? Potresti chiedermi</strong>. Perche io e tua madre non stiamo insieme a te? Potrei spiegartelo ma dovrei parlare di tua madre, ed ho promesso di non farlo. Se il destino ci aiuterà ad incontrarci, io ti dirò la mia versione della nostra storia. Per ora devi accontentarti di quella di tua madre. Ma sappi che solo quando avrai modo di sentire anche me potrai deciderai chi condannare e chi assolvere. Ma non potrai mai decidere chi amare, perché questo sentimento non si può governare e lo scoprirai purtroppo anche a tue spese.</p>
<p><strong>Papà tuo in questo momento è in una serie infinita di gu</strong>ai: ma tuo padre, Carol, è una persona estremamente intelligente e ne verrà fuori. Anche se esiste l’incognita dell’imprevisto. Ed è questa incognita che mi spinge oggi a lasciarti una lettera. Non pensare, ti prego in ginocchio, che non abbia passato un solo istante della mia giornata per tutta la vita ad amarti, desiderarti e a sentirmi a metà senza di te. Anzi nulla, senza di te.</p>
<p><strong>Sei diventata bellissima; lo sei sempre stata</strong>. Qualcuno ti chiamava con il mio nome al femminile, per quanto mi somigliavi. Ma è impossibile; papà tuo non è bellissimo: forse hai preso dalla mamma e qualcuno ti chiamava così per guadagnarsi i miei favori. Carol, ho combattuto per te in tribunale: ho fatto allontanare alcuni assistenti sociali che si occupavano di noi. Ma alla fine il giudice ha detto che ha sempre visto i vitelli seguire le vacche e mai i tori.</p>
<p><strong>Combatti sempre</strong>, non arrenderti mai, non rinunciare mai ai tuoi diritti, soprattutto, non arrenderti mai. Perché, amore grandissimo, ogni fallimento vale mille volte più del non aver combattuto. Credevo in Dio e più di una volta sono stato privilegiato; perché a differenza di molte persone, ho avuto dimostrazioni certe della sua esistenza. L’ho anche sfidato e lui ha vinto. Ma oggi, per quello che mi sta accadendo con te, talvolta sono tentato di dubitare della sua presenza.</p>
<p>Ti Amo</p>
<p>Tuo Padre V.G.</p>
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		<title>Mafia “sott’olio”</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 14:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Partanna, la città di Rita Atria.
Partanna teatro di faide mafiose.
Partanna cittadina della Sicilia occidentale, la patria della mafia “dura e pura”, quella di Matteo Messina Denaro. 
Qui la notte  del 29 ottobre del 2008 una macchina prende fuoco.  Un uomo e una donna, guardano , dalla finestra, la loro auto in fiamme. Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2010/09/mafia-%e2%80%9csott%e2%80%99olio%e2%80%9d/consorzio-terre-belicine/" rel="attachment wp-att-3821"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/09/consorzio-terre-belicine-156x300.jpg" alt="" width="156" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3821" /></a></p>
<p><strong>Partanna, la città di Rita Atria.<br />
Partanna teatro di faide mafiose.<br />
Partanna cittadina della Sicilia occidentale, la patria della mafia “dura e pura”, quella di Matteo Messina Denaro. </strong><br />
Qui la notte  del 29 ottobre del 2008 una macchina prende fuoco.  Un uomo e una donna, guardano , dalla finestra, la loro auto in fiamme. Sono terrorizzati, abbracciati. Hanno chiamato i vigili ma devono arrivare da Mazara del Vallo e ci vorrà tempo. E allora l’uomo prende un sifone dell’acqua e prova a spegnere l’incendio dall’alto. <strong>Quell’uomo si chiama Nicola fa l’insegnante elementare da 20 anni a Castelvetrano. Ha una moglie, una bimba di tre anni ed un’altra in arrivo</strong>. “ Sono circondato dalle donne” dice Nicola e gli sorridono gli occhi. La notte del 29 ottobre ha scelto definitivamente da che parte stare. Se mai avesse avuto un dubbio quella notte è sparito. Ha scelto la legalità ed ha scelto la sua terra. Quella notte rimarrà nella sua memoria perché proprio quel giorno nasce “il Consorzio di Tutela Valli Belicine”. Alla riunione di sottoscrizione erano stati invitati 70 aziende se ne presentano 150 e da allora sempre di più hanno deciso di non voler più sottostare al giogo mafioso ed hanno scelto di essere liberi da chi acquistare le sementi, da chi acquistare il concime o le bottiglie. <strong>Si sono “ribellati” in 243 che oggi producono olio ma anche vino, che hanno in mente di trasformare il triangolo tra Partanna, Palermo Agrigento </strong>( in tutto 12 comuni) in un esercito culturale che parli non solo agli agricoltori ma a tutti. Nicola dice che la prima grande vittoria di questo consorzio non è stata quella di guadagnare ma di risparmiare perché acquistando in comune hanno ridotto i costi del 40% potendo così vendere il loro prodotto ad un prezzo adeguato. “Sempre superiore ai 3 euro a cui si vendeva prima l’olio” dice Nicola ”perché una delle prime cose che abbiamo subito denunciato è il fatto che quel prezzo si otteneva solo con la mano d’opera in nero, con le truffe, con lo sfruttamento”. Nicola parla come un fiume in piena: del suo territorio, della identità, di Selinunte e dei reperti archeologici che raccontano di come l’olio è stato sempre alla base dell’economia di questo lembo di Sicilia <strong>“qui l’economia legale &#8211; continua- è sparita per troppo tempo e ha lasciato il posto al malaffare.</strong> Qui non si poteva vendere l’olio o il vino se non passavi per il sensale. Noi abbiamo dimostrato che possiamo vendere, e acquistare, anche senza di loro. Su internet si trova tutto. Puoi scrivere in Francia e farti mandare le bottiglie e i tappi che ti servono senza pagare sensalie e a prezzi migliori. Eppoi io scrivo a tutti, magari con il mio francese scolastico ma scrivo a tutti”. Ed infatti ha scritto al Presidente del Consorzio del Saint Emilion per parlargli della sua terra , del suo “terroir” . Ha convinto un tedesco a diventare suo socio. Vuole far adottare le piante di olivo. E chiama tutti, parla con tutti. Adesso si devono assolutamente vendere i 14mila litri di olio che rimangono perché “ dobbiamo dare i soldi in mano ai nostri soci. Così saranno ancora più convinti che si può fare”. Le resistenze,in questo territorio, sono tante: quando gli hanno incendiato la macchina non ha avuto solidarietà da nessuno. “Se tu sorvoli questo triangolo e fai una foto dall’alto hai anche l’immagine antropologica dei luoghi. Rustici non finiti, erbacce. Noi vogliamo che si veda la differenza tra il nostro terreno e quello degli altri. Dobbiamo averne cura.<strong> Anche il terreno ci deve distinguere, ci deve essere un segno preciso. E poi lo dobbiamo trattare bene il nostro ambiente perché è il nostro futuro”. </strong>E così il consorzio segue regole precise: le olive vanno molite appena raccolte,nello stesso frantoio ( a due fasi), sempre nelle ore notturne e l’olio prodotto è stoccato  in unico silos. Si coltiva solo “Nocellara del Belice” e Nicola è fiero che il loro olio è stato usato da due grandi chef per un loro dolce “ non ci potevo credere, come era buono!”. Pensano anche alla fitodepurazione ma anche un turismo “sostenibile”. E il Consorzio non vuole fermarsi, anche se magari qualche socio andrà via, vuole fare di più. E superare i confini del triangolo Partanna, Palermo, Agrigento. Certo le difficoltà degli ultimi due anni sono state tante e Nicola dice che se non ci fosse stato il sostegno delle forze di polizia si sarebbero forse arresi perché, come ha scritto al Ministro Maroni, “ in questi luoghi la società pseudo civile ti lascia solo e il don di turno ha ancora il suo peso. Ecco perché la mafia culturale è la più pericolosa e bisogna fissare nel territorio sociale il volto umano e amicale della Giustizia.”. A marzo 2010 l’operazione Golem II ha portato in carcere 18 persone della rete più stretta del boss Matteo Messina Denaro tra cui il fratello Salvatore. Proprio in questa occasione Nicola stringe un’amicizia, forte e vera,  con gli uomini della Squadra Mobile di Trapani e di loro dice “ sono state le parole di questi uomini, e del loro capo il dott. Linares, che ci hanno dato il coraggio di continuare. Non ci hanno fatti sentire soli. Perché il pericolo maggiore è proprio quello di sentirsi soli e abbandonati, di essere considerati degli invalidi  da lasciare indietro”.<br />
<strong>E adesso l’olio del Consorzio è sbarcato a Venezia alla Mostra del Cinema, con l’aiuto della Sicilia Film Commission &#8211; Addiopizzo e Libero Futuro &#8211;  a dimostrazione che, volendo, partendo da una bottiglia di olio si può cambiare la vita di una società intera</strong>. Come dice Don Luigi Ciotti la mafia si batte con le politiche sociali e con il lavoro e Nicola ricorda che “ questo anno a Partanna mancano 10 milioni di euro per la crisi dei prezzi agricoli e il Consorzio dimostra che uniti si può fare fronte anche a situazioni  come questa”. Luigi Enaudi diceva che “la libertà economica permette la libertà politica” ed essere liberi economicamente vuol dire anche non dover sottostare al “don” di turno.</p>
<p>(pubblicato su www.strozzatecitutti.info il 7 settembre 2010)</p>
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		<title>Vita da operaio</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 17:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guglionesi 23 agosto. Una giornata d’altri tempi. Tempi che sembrano sepolti dal “grande fratello” imperante nella società italiana. Il 23 agosto è l’occasione per vivere un pomeriggio indimenticabile. Una delle fan, tramite facebook, del  libro/documentario “Malitalia storie di mafiosi, eroi e cacciatori”, organizza la presentazione nel teatro di questo piccolo paese, vicino a Termoli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3801" href="http://www.malitalia.it/2010/09/vita-da-operaio/quarto-stato/"><img class="alignleft size-full wp-image-3801" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/09/quarto-stato.jpg" alt="" width="243" height="200" /></a><strong>Guglionesi 23 agosto. Una giornata d’altri tempi.</strong> Tempi che sembrano sepolti dal “grande fratello” imperante nella società italiana. Il 23 agosto è l’occasione per vivere un pomeriggio indimenticabile. Una delle fan, tramite facebook, del  libro/documentario “Malitalia storie di mafiosi, eroi e cacciatori”, organizza la presentazione nel teatro di questo piccolo paese, vicino a Termoli. <strong>Circa 3000 abitanti molti dei quali sono operai nello stabilimento FIAT.</strong> Decido di accettare l’ospitalità di Lucia e suo marito che mi vengono a prendere in stazione a Termoli e mi portano nella loro casa, una casa della Fiat, perché qui la Fabbrica Italiana Automobili Torino è anche questo. Entro in un piccolo mondo fatto di ordine, cortesia, calore.</p>
<p><strong>Tre ragazzi, Antonino Andrea e Pierpaolo, mi aspettano per il pranzo: pollo arrosto peperoni e insalata. Mi sento a casa, come se ci fossi stata sempre lì con loro. Si respira la dignità di una famiglia italiana normale</strong>: un solo stipendio, un po’ di campagna da coltivare, il rispetto per i genitori che sono riusciti a dare un tetto ad ognuno dei quattro figli. Al caffè ci raggiungono Antonino e Maria, i suoceri di Lucia. Lui operaio Fiat in pensione, 33 anni passati nell’azienda molti dei quali come sindacalista prima della FLM e poi FIOM, lei  (chiamata da tutti Nilde Iotti) una battagliera casalinga che ha sempre seguito il marito ed allevato i figli avuti da giovanissima “ a ventuno anni li avevo già tutti e quattro”.</p>
<p>Una coppia d’altri tempi ma che non ha perso il senso della realtà, che ha seguito i cambiamenti della società. Modesta ma fiera. Antonino racconta della visita di Pertini, il Presidente partigiano, e di Gianni Agnelli allo stabilimento di Termoli. L’unica volta che la proprietà si è fatta vedere quaggiù. Lo sciopero di 30 giorni davanti ai cancelli è lontano nel tempo. Oggi anche qui la FIAT licenzia ma organizzare uno sciopero è più difficile, anche un giorno è un costo troppo grande per chi ha un unico stipendio per “reggere” una famiglia e lo conferma Gianluca il figlio, operaio FIAT “per successione” e sindacalista per lo stesso motivo. Nonni attenti verso i nipoti che trattano come persone grandi. Si parla di tutto intorno a quella tavola: di politica, scuola, televisione&#8230; con quella normalità che sembra quasi desueta in una società dove gli argomenti più gettonati sono  X Factor e veline.<br />
<strong>Due generazioni a confronto ma la stessa dignità. Maria mi chiede se mi può dare del tu perché mi dice “siamo tutti uguali, no?”.</strong> La sera sono tutti presenti al teatro, con i 3 nipoti e Antonino, che non ha dimenticato le abitudini di sindacalista, fa un giro della sala e conta rapidamente i presenti.<br />
<strong>La notte dormo nel letto ceduto da uno dei ragazzi. Me ne vado, la mattina dopo, accompagnata dal loro sorriso e da una carezza sul cuore.</strong></p>
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		<title>Grazie di esistere</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 11:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Massimo Gramellini )
La spiaggia di Mazzaforno, vicino a Cefalù, è una spiaggia come poche, nel senso che la natura si è particolarmente impegnata nel farla bella, ma è una spiaggia come tante: fra lattine, cartoni e materassini abbandonati, ogni mattina d’estate assomiglia a una discarica. Una di quelle spiagge in cui i bagnanti arrivano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3696" href="http://www.malitalia.it/2010/08/grazie-di-esistere/images/"><img class="alignleft size-full wp-image-3696" title="images" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/08/images.jpg" alt="" width="270" height="187" /></a>(di Massimo Gramellini )</p>
<p><strong>La spiaggia di Mazzaforno, vicino a Cefalù, è una spiaggia come poche, nel senso che la natura si è particolarmente impegnata nel farla bella, ma è una spiaggia come tante: fra lattine, cartoni e materassini abbandonati, ogni mattina d’estate assomiglia a una discarica. Una di quelle spiagge in cui i bagnanti arrivano, guardano, si adeguano.</strong> Nel peggiore dei casi gettano qualcosa sulla sabbia anche loro. Nel migliore borbottano: contro gli spazzini che non spazzano, i poliziotti che non puniscono, i politici che se ne infischiano. E i tempi &#8211; oh, i tempi! &#8211; che non sono mai quelli di una volta. Succede così pure a Mazzaforno. Soltanto che lì c’è la signora Grazia. Che non si adegua e non borbotta. Ma ogni mattina d’estate china la schiena e, munita di guanti e sacchi neri, incomincia a raccogliere le tracce della maleducazione altrui.</p>
<p>Perché lo fa? Abita poco lontano e la spiaggia di Mazzaforno è l’angolo di terra che le è stato affidato. Certo gli spazzini, certo i poliziotti, certo i politici: per non parlare dei tempi. Però a lei le colpe del mondo non sembrano una buona ragione per limitarsi a denunciarle senza fare niente. Lei fa. Quel poco che può, che poi è tanto, è tutto, perché chi pulisce davanti a casa propria, dice il proverbio, è come se pulisse il mondo intero. <strong>Grazie di esistere, Grazia. E grazie a Elisabetta e Giovanni, i lettori che mi hanno raccontato questa piccola, infinita storia di un’Italia che si rifiuta di deprimersi ed è ancora capace di reagire.</strong> Pubblicato su La Stampa del 26 agosto 2010</p>
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		<title>Riace, dove l&#8217;integrazione è ora un sogno possibile</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 18:07:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Guido Ruotolo – La Stampa)
Nella stessa Calabria di Rosarno la solidarietà riporta un paese alla vita
Riace è quell’imprevisto che ti costringe a rimettere in discussione delle certezze. Del resto è successo a un famoso e illustre maestro della macchina da presa, Wim Wenders, che era venuto da queste parti per raccontare un’esperienza di solidarietà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2293" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/05/riace01g1-300x227.jpg" alt="" title="riace01g" width="300" height="227" class="size-medium wp-image-2293" /><p class="wp-caption-text">(Integrazione a Riace- La Stampa)</p></div>
<p>(di Guido Ruotolo – La Stampa)</p>
<p><strong>Nella stessa Calabria di Rosarno la solidarietà riporta un paese alla vita</strong><br />
Riace è quell’imprevisto che ti costringe a rimettere in discussione delle certezze. Del resto è successo a un famoso e illustre maestro della macchina da presa, <strong>Wim Wenders</strong>, che era venuto da queste parti per raccontare un’esperienza di solidarietà con gli immigrati, a Badolato. Un film con Ben Gazzara nella parte di un sindaco. <strong>Poi è accaduto che una comparsa, un attore, un ragazzino afghano, sulla spiaggia di Scilla, partecipando alla scena di uno dei tanti sbarchi di clandestini, si è rivolto al regista: «È molto bello quello che stai facendo. Ma io sono venuto qui per te. Se sei una persona seria, devi venire a Riace, al mio paese». </strong></p>
<p>Racconta il regista: «Il Volo non poteva essere solo un film di fiction, con attori &#8211; grandi e piccoli &#8211; a prendersi tutta la scena. Era necessario che la fiction indietreggiasse per far posto alla realtà. Come posso fare un film sui rifugiati senza coinvolgerli in prima persona?». Ecco, come possiamo continuare a parlare di clandestini, rifugiati, politiche di accoglienza o inviti all’esclusione senza sentirli respirare, senza ascoltare le loro emozioni, i sogni, i problemi della loro vita quotidiana di emigranti? <strong>Questi sono giorni di blitz contro i caporali sfruttatori di immigrati e gli squadroni della ’ndrangheta di Rosarno. E Riace, a un centinaio di chilometri a Nord di Reggio, sulla costa ionica, è un bel respiro profondo e una presa di distanza da tutto questo senso di morte.</strong> Qui si sperimenta una solidarietà concreta con il contributo del ministero dell’Interno.</p>
<p>Riace sta in quella rete di enti locali (duecento) che fanno parte del «Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati» (Sprar), di quel programma di reinsediamento dei rifugiati. In tempi di leggi «<em>ad escludendum</em>», di rancori e dispetti contro gli stranieri extracomunitari, questa è una esperienza da preservare gelosamente. Riace è una comunità &#8211; «di 200 nuovi cittadini» dice il sindaco Mimmo Lucano &#8211; di 110 palestinesi del campo profughi di Al Tanaf, tra l’Iraq e la Siria, terra di nessuno. E poi di curdi, afghani, eritrei, serbi rom che sta ripopolando un paese arroccato nell’entroterra e destinato a un lento e inesorabile abbandono. <strong>Mimmo il sindaco è un entusiasta.</strong> Sembra un ragazzino felice di poter raccontare la sua avventura. Parla di loro, della comunità di stranieri accolta qui, del fatto che grazie a loro Riace è tornata a crescere e adesso sfiora le duemila anime («ma a Santena, Torino, ci sono più riacesi che a Riace»). </p>
<p>Parla di loro come di una grazia ricevuta. Attenzione, Mimmo avverte molto una «crisi identitaria» delle comunità «agropastorali» della fascia ionica. Denuncia le speculazioni degli Anni 80 e 90 lungo il litorale, quando appunto le comunità locali pensavano di traslocare sul mare, di sviluppare una vocazione turistica e residenziale, avendo a modello le varie Rimini e Riccione. E dunque per lui l’ospitalità agli stranieri non è solo un fatto di civiltà, ma è una necessità per poter far vivere la sua Riace. Comunque, per farla breve, il nuovo inizio di Riace, Badolato, Caulonia ha una data precisa. No, non il 18 agosto del 1972 quando furono ritrovati in mare i famosi Bronzi di Riace. No, ma il primo luglio del ’98, quando si spiaggiò una nave con 300 curdi iracheni e turchi. Si comincia a praticare una solidarietà militante. </p>
<p>«Erano gli anni di Ocalan &#8211; ricorda il sindaco &#8211; e molti curdi sbarcati sulle nostre coste erano militanti del Pkk. Divento sindaco di Riace nel 2004. Con loro, con i rifugiati, inizia una nuova primavera del paese: riaprono vecchie botteghe, si mette in moto un turismo solidale, le scuole si ripopolano». Squilla il telefono del Comune di Riace. È una studentessa che chiama dalla Germania, per la sua tesi di laurea, vuole venire a Riace e chiede un appuntamento al sindaco. Dunque, il Programma nazionale di aiuto ai richiedenti asilo prevede una quota di 16 euro (adesso 20) pro capite al giorno (commenta il sindaco: «A noi 20 euro, per i Cie 80, 100 euro»). Lucano non si scoraggia: vitto, alloggio, scolarizzazione, spese mediche. Il Comune non dichiara bancarotta. <strong>«Vuole conoscere i risultati: questa economia dell’accoglienza produce lavoro, attività, progetti. Oggi 43 rifugiati lavorano nei laboratori, nelle scuole, alla mensa».</strong></p>
<p>Il centro antico di Riace. La scuola, l’asilo: 30 bambini, 12 stranieri. Akim e Sonia, afghani, senza genitori. C’è la bimba serba ed eritrea. Il ristorante «Taverna Donna Rosa». Venti giorni prima delle elezioni del 2009 (la giunta del sindaco riconfermata). La vetrata della porta d’ingresso: due fori di proiettili. Due cani randagi adottati dal figlio del sindaco vengono ritrovati avvelenati. Morti. E Riace come reagisce? Murales sul muro del ristorante: «Cuntru a ’ndrangheta ndì tingimu i mani». Contro la ’ndrangheta ci sporchiamo le mani. Quel vetro è un’opera d’arte: impronte colorate di mani. Dal portone dell’Associazione Città Futura (dove si svolgono corsi per imparare l’italiano) esce un omone. È senza una gamba. È un uomo afghano, con un paio di buste per la spesa piene, che porta senza rinunciare a imbracciare le stampelle. «Ero al Centro di Gradisca &#8211; dice &#8211; sono qui da due mesi con i miei sei figli». </p>
<p>Nisia la serba arriva da Bolzano. C’è una ragazza con il velo. Al telaio del laboratorio di tessitura c’è Mona, palestinese. Una donna etiope a quello di ceramica. C’è Shuri che ha 23 anni. In un basso di una stradina, una madonna nera, con un vestito colorato. È seduta sul gradino di una casa, ha un cellulare in mano. <strong>Nella penombra una vecchia di Riace ha in braccio il bambino della ragazza. Una scena bellissima. </strong></p>
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		<title>Nola. La sfida collettiva e la libreria sgarrupata</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2010/04/nola-la-sfida-collettiva-e-la-libreria-sgarrupata/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 11:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da Il Fatto Quotidiano &#8211; di Nando dalla Chiesa)
Questa non è la storia di una persona. E nemmeno quella di un’associazione. È la storia di una sfida collettiva. Generosa, faticosissima. Che ha per teatro una città di trentatremila abitanti, terra natia del presidente della Repubblica ma anche di capi camorra che hanno marchiato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1919" title="Books-Miguel-Herranz" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Books-Miguel-Herranz-300x226.jpg" alt="Books (Miguel Herranz)" width="300" height="226" />(Tratto da <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a> &#8211; di Nando dalla Chiesa)</p>
<p>Questa non è la storia di una persona. E nemmeno quella di un’associazione. È la storia di una sfida collettiva. Generosa, faticosissima. Che ha per teatro una città di trentatremila abitanti, terra natia del presidente della Repubblica ma anche di capi camorra che hanno marchiato a sangue la vita della Campania.<br />
<strong>Nola, un pezzo di storia in provincia di Napoli.</strong> Qui venne a morire Ottaviano Augusto (il Duce ne donò una statua alla cittadinanza), qui presero il via i moti risorgimentali del ’20-’21. Qui fondò il suo impero Carmine Alfieri, alla guida della “Nuova famiglia” per contestare vittoriosamente la supremazia criminale a Raffaele Cutolo. Nola, che oggi schiera le sue buone fanterie per riconquistare spazi alla legalità negli anni più difficili, quelli della crisi economica e dei fulmini contro la giustizia.</p>
<p><strong>Rosaria Barone</strong> è una signora che non ha nulla dell’imprenditrice. Modesta e sempre sotto traccia, ha in centro una libreria della catena Guida. Alla cassa uno dei tre figli. Si visita tutto in due minuti. Chi arriva dalla grande città la direbbe una libreria sgarrupata. Niente pile di volumi di successo, niente classifiche dei titoli più venduti, nessuna frenesia estetica. Per una ragione semplice. <strong>Qui di libri non se ne vendono.</strong> Drammaticamente. Basta leggere le statistiche, basta leggersi Tullio De Mauro. La Campania e il sud della provincia. Ci sarebbe da dire punto e basta.</p>
<p>Rosaria, che due anni fa ha preso questa libreria in passivo, <strong>il punto e basta invece non lo dice.</strong> E ha stretto una santa alleanza con un gruppo di insegnanti donne per promuovere la lettura, la cultura, e reggere lo scontro con la celebre tivù deficiente, i cui studi appaiono ogni giorno inondati da ragazzi del sud (anche se qui, un po’ campanilisticamente, dicono che sono soprattutto ragazzi siciliani).</p>
<p>Come? <strong>La ricetta è quella di invitare sul posto persone conosciute, di chieder loro di presentare i propri libri a Nola e farle incontrare con gli studenti delle superiori.</strong> I quali si presentano “già imparati”, ovvero con lettura dei libri (e film e discussioni) alle spalle, aiutati dalle prof e da generosi sconti della libreria. Facile, si dirà. No, invece. È un’impresa titanica. Perché a Nola sono pochissime le persone famose che ci vogliono andare.<br />
<em>“Mi creda, a volte viene lo sconforto. Telefonate su telefonate, segreterie, case editrici, richiami, ci mandi un fax, abbiamo perso la mail, settimane, mesi per poi sentirsi dire di no. O personaggi televisivi a cui paghiamo faticosamente il viaggio e l’ospitalità che all’ultimo momento ti dicono che l’incontro coi ragazzi no, magari mi fermo mezz’ora in libreria. Non te lo dice nessuno ma si capisce: mica sono gli studenti del famoso liceo di Roma o Milano… Eppure è qui il luogo del bisogno. Qui serve che i personaggi famosi ci aiutino a farli leggere, in definitiva promuoviamo i loro libri, ma loro ci rispondono che tanto i libri li vendono lo stesso”</em>. Una mancanza di generosità che porta però a perdersi spettacoli entusiasmanti, le domande geniali che nascono in crogiuoli sociali inesplorabili.</p>
<p><em>“Sarebbero mai possibili risultati come questi se non avessimo insegnanti disposti a dare più di quanto ricevano con il loro stipendio? Se non esistesse questa scuola pubblica che continua a prendere schiaffi in faccia dall’alto? Il senso delle istituzioni lo costruiamo sin da qui”.</em></p>
<p>A parlare così è <strong>Pina Buonaiuto</strong>, la preside dell’Iptc “Umberto Nobile”, che con le colleghe dei licei “Medi” di Cicciano e “Albertini” di Nola fa da traino a queste operazioni di sensibilizzazione civile. Sospira Rosaria Barone: <em>“Fortunatamente da pochi mesi la nuova amministrazione comunale ci sostiene, ci daranno dei contributi, prima non l’aveva mai fatto nessuno”.</em> E l’ascoltatore subito si immagina che finalmente sia andato al governo della città il centrosinistra, con uno dei suoi classici, appassionati assessori alla cultura targati Pd. Invece è andato al governo il centrodestra, giusto per capire che non è per definizione una iattura. “Queste sono le cose da sostenere”, spiega il sindaco <strong>Geremia Biancardi,</strong> avvocato Pdl. <em>“È bello vedere i ragazzi mobilitarsi. Guai a non aiutarli in questa età. Pensi che io alla mattina ricevo decine di persone che chiedono un lavoro. E cambiano ogni giorno. Qui la camorra è un fatto imprenditoriale. Un disoccupato può rifiutarsi di spacciare; ma secondo lei ci pensa più di due mesi se deve lavorare in un’impresa o un centro commerciale messi su con i soldi della camorra?”</em>. Annuisce l’assessore ai Beni culturali <strong>Maria Grazia De Lucia</strong>, una prof anche lei. La sensazione è che si stia formando in città una linea di resistenza nuova.</p>
<p>Sensazione che diventa più forte parlando con i rappresentanti dell’Arma, un maresciallo qui in servizio da tempo ma che si attiene ancora alla norma di non farsi fotografare in allegria a feste e ristoranti e un giovane capitano romano che della camorra imprenditrice ha capito tutto in pochi mesi. E poi la giustizia. È da poco arrivato a Nola come procuratore capo <strong>Paolo Mancuso</strong>, che a Napoli ha condotto una lunga lotta ai clan. Insomma, è come se si fosse realizzata una di quelle combinazioni umane (purtroppo sempre provvisorie) che hanno fatto la fortuna civile di città grandi e piccole. Una Nola diversa da quella dove imperversava Carmine Alfieri. Dove anche l’ultimo clan, quello dei Russo, ha appena subito colpi decisivi. Novità grandi, importanti.</p>
<p>E al centro della rinascita, invece di un leader politico o un palazzo di giustizia, una indomita libreria sgarrupata.</p>
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		<title>Puglia tra racket ed estorsioni</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Gianpaolo Balsamo de La Gazzetta del Mezzogiorno)
Bisceglie. Quella inferta nei giorni scorsi dai carabinieri è stata davvero una dura spallata alla mala pugliese e del Nord Barese in particolare. Il volteggiare degli elicotteri sin dalle quattro dell’alba di lunedì scorso, d’altra parte, ha fatto capire che l&#8217;operazione in atto era veramente importante. Rischiarato infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1845" title="carabinieri-elicottero" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/carabinieri-elicottero-300x225.jpg" alt="carabinieri elicottero" width="300" height="225" />(di Gianpaolo Balsamo de La Gazzetta del Mezzogiorno)</p>
<p><strong>Bisceglie.</strong> Quella inferta nei giorni scorsi dai carabinieri è stata davvero una dura spallata alla mala pugliese e del Nord Barese in particolare. Il volteggiare degli elicotteri sin dalle quattro dell’alba di lunedì scorso, d’altra parte, ha fatto capire che l&#8217;operazione in atto era veramente importante. Rischiarato infatti da centinaia di lampeggianti delle auto dei carabinieri, è stato davvero un brutto risveglio per 56 persone (47 di Bisceglie, 6 di Andria, due di Molfetta ed 1 di Bitonto), componenti del sodalizio criminale che da tempo, con agguati, regolamenti di conti, rapine ad esercizi pubblici, spaccio di stupefacenti, estorsioni ed altro, aveva trasformando Bisceglie in una specie di «Bronx», dove a farne le spese erano soprattutto piccoli commercianti, vittime innocenti (a volte anche solo di poche decine di euro) delle scorribande dei criminali il cui unico obiettivo era l&#8217;acquisizione di risorse da destinare all&#8217;acquisto di stupefacenti.</p>
<p><strong>Sessantasei le ordinanze di custodia cautelare</strong> (60 quelle eseguite, sei sono ancora i ricercati) firmate dal gip <strong>Roberto Oliveri del Castillo</strong> del Tribunale di Trani su richiesta del sostituto procuratore <strong>Ettore Cardinali</strong> che ha coordinato l’intensa attività investigativa dei <strong>carabinieri del Nucleo operativo  radiomobile della Compagnia di Trani</strong>, partita all’indomani della gambizzazione di Giovanni Leuci avvenuta il 27 gennaio 2007 nella centrale «piazza del Pesce». L’uomo (soprannominato <em>mazz umbrell</em>), 46enne all’epoca dei fatti, con pesanti precedenti per traffico di sostanze stupefacenti, fu ferito in un agguato da alcuni colpi di pistola calibro 7.65 nella piazza Margherita di Bisceglie.</p>
<p>«<em>Sono state indagini laboriose, lunghe e complesse che hanno visto impegnati i migliori investigatori dell’Arma in servizio al Nucleo operativo della Compagnia di Trani</em>». Così il maggiore <strong>Alessandro Colella</strong> commenta l’operato dei suoi uomini che hanno lavorato in maniera intelligente, discreta e instancabile. «Ed è grazie al loro certosino lavoro di acquisizione di elementi probatori e   di riscontro che è stato possibile definire i rapporti esistenti tra i vari componenti del sodalizio che agivano con spregiudicatezza e determinazione grazie anche alla disponibilità di armi».</p>
<p>Parole di elogio all’operato degli investigatori dei carabinieri di Trani sono<br />
state rivolte anche dal prefetto di Bari <strong>Carlo Schilardi</strong>, dal procuratore <strong>Carlo Maria Capristo</strong> dal colonnello <strong>Antonio Bacile</strong>. All’operazione, denominata «<strong>Ultima soluzione</strong>» hanno partecipato oltre trecento carabinieri, due elicotteri dell’Arma e unità cinofili, coordinati direttamente dal colonnello Antonio Bacile, comandante provinciale dei carabinieri, insieme al tenente colonnello Giuliano Polito, comandante del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri, al maggiore Alessandro Colella (comandante della Compagnia di Trani) e dei tenenti Diego Berlingieri del Nucleo operativo radiomobile e Carlo Santarpia della Tenenza di Bisceglie.</p>
<p>Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare ci sono anche sei donne (alcune spostate o imparentate con personaggi finiti dietro le sbarre) delle quali due (la 29enne Agata Margutti e la 31enne Elisabetta Parisi &#8211; alias Betty -, entrambe di Bisceglie) hanno beneficiato degli arresti domiciliari perché coinvolte in un singolo episodio per aver procacciato clienti al De Vincenzo durante l’attività di spaccio.</p>
<p>Particolare rilevante, acquisito dai militari durante le indagini (sviluppatesi con intercettazioni telefoniche ed ambientali oltre a numerosi e impegnativi servizi di osservazione e pedinamento), è il clima di omertà tra molti biscegliesi, riscontrato a fronte di diversi tentati omicidi compiuti a volto scoperto in pieno centro abitato. E, secondo gli investigatori, proprio questo clima omertoso venutosi a creare col tempo nell’abitato di Bisceglie sarebbe la riprova della forza d&#8217;intimidazione esercitata dai componenti del pericoloso gruppo criminale smantellato lunedì scorso.</p>
<p>Gli arrestati (tra i quali spiccano i nomi del 54enne <strong>Giuseppe Cuocci</strong>, alias «Pinuccio il mofettese» già coinvolto nell’operazione antidroga «Iceberg» del 2000, del 24enne <strong>Nicola De Vincenzo</strong>, coinvolto nell’operazione «New Paradise» del marzo 2007, e del suocero <strong>Natale Caterino</strong> di 56 anni, alias «Lino Caterino», detenuto nel carcere di Spoleto in quanto condannato già nell’ambito del processo «Dolmen», dovranno rispondere, a vario titolo di tentato omicidio, rapina, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, furto e incendio, commessi principalmente a Bisceglie, Trani e Molfetta tra il 2007 e il 2008.</p>
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		<title>Lettera al direttore</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 22:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
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		<description><![CDATA[Caro direttore,
“Non bacio le mani”. È uno slogan denso di significati, pieno di speranza, carico di indignazioni. Non bacio le mani ai boss della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta. Non bacio le mani ai colletti bianchi, ai signori della borghesia mafiosa che ripuliscono il danaro accumulato grazie agli gli omicidi, alle stragi, alla droga, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1822" title="natangelo-malitalia" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/natangelo-malitalia-300x289.jpg" alt="Natangelo Malitalia" width="300" height="289" />Caro direttore,</p>
<p><strong>“Non bacio le mani”.</strong> È uno slogan denso di significati, pieno di speranza, carico di indignazioni. Non bacio le mani ai boss della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta. Non bacio le mani ai colletti bianchi, ai signori della borghesia mafiosa che ripuliscono il danaro accumulato grazie agli gli omicidi, alle stragi, alla droga, al pizzo, agli appalti truccati. Non bacio le mani ai politici eletti con i voti dei boss e a quelli che predicano il futuro e il rinnovamento, agitano le bandiere del riscatto civile e della democrazia incollati alle loro inutili ed eterne poltrone. E non bacio le mani a chi fa antimafia di parte. Quella che se serve a colpire il mio nemico promuovendo l’indignazione, denunciando soprusi e collusioni, voti sporchi e voti comprati, quella che va bene perché emoziona, affascina, indigna, mobilita, offre palchi e luci della ribalta. Ma poi, se a vincere e con gli stessi metodi, le identiche collusioni, gli stessi pacchetti di voti che a Casal di Principe, a Reggio Calabria, a Napoli o a Palermo si spostano come per miracolo divino di elezione in elezione, allora no, va tutto bene, perché questa volta a “salire”, ad occupare la poltrona piu’ prestigiosa al Comune, alla Provincia, alla Regione e finanche al Parlamento è l’amico mio. E allora non mi indigno più, non vedo, non sento, non parlo. Sono una scimmietta saltellante e con gli occhi sbarrati dall’opportunismo. Divento supergarantista. Ora ragiono, valuto, distinguo . <strong>E… le mani questa volta le bacio.</strong></p>
<p><strong>“Non bacio le mani”</strong> è l’iniziativa di un editore calabrese,<strong> Florindo Rubbettino</strong>, che pubblica tanti libri, di diversa natura, di autori con culture e storie diverse, che sulle mafie, sulla loro narrazione, sull’analisi dei fenomeni, hanno mille punti di vista, ma li pubblica quei libri. Partendo proprio dalla Calabria, terra di violenze e contraddizioni, di carnefici, vittime, ma anche di grandi eroi civili, di immense povertà e inesplorate ricchezze, vuole continuare a pubblicarli e a promuoverli. In tutta Italia, in tutte le librerie italiane, quelle piccole e le catene, i grandi supermarket della cultura. <strong>È una sfida, coraggiosa, al limite della più totale incoscienza, perché lanciata nei giorni in cui l’uomo più potente d’Italia, Silvio Berlusconi, capo del governo, ma anche editore della più grande e ricca casa editrice italiana, e detentore dell’informazione tv, di giornali, agenzie di stampa, siti web, dice che no, così non va.</strong> Che pubblicare libri sulla mafia, finanziare film e fiction che parlano di camorre, ‘ndranghete, boss e malacarne, è un vero danno che si fa al bel nome dell’Italia. Che scrittori grandi e piccoli, da Saviano al più sfigato blogger del più sperduto anfratto della Calabria, sono la peste che ammorba l’immagine del Paese all’estero.</p>
<p>Insomma, come dicono a San Luca, come ripetono a Casal di Principe, come sussurrano a Corleone e nelle mille altre capitali della mafiosità italica, la mafia non esiste e se c’è è perché qualcuno ne parla e ne scrive. Maledetti infangano il nome dell’Italia, ma anche della nostra terra. Quante volte ci siamo sentiti ripetere questo ritornello in giro per i luoghi piu’martoriati del Sud. Quante belle voci, e non solo di politici, ci hanno detto che no, San Luca non è solo Duisburg, donne ammazzate a Natale, maiali maschi scannati in una porcilaia e bunker, arsenali, armi buone per una guerra. Quante volte a Casal di Principe ci siamo sentiti ripetere che “Saviano è nu strunz” che si è arricchito con “Gomorra” e che lì la camorra non esiste. Pure quando sparano a sei “negri” innocenti, pure quando soffocano la vita delle gente onesta, pure quando tolgono finanche l’aria ai giovani senza più speranze. Basta: i peggiori nemici del Sud sono quei meridionali che non vedono, ciechi che non si accorgono del sangue che scorre, muti di fronte alla violenza, e quegli innumerevoli “paglietta” sempre pronti a cianciare di Magna Grecia, illustri filosofi, tradizioni, culture, ingiustizie storiche subite dalle nobili stirpi meridionali. Storditi dalle loro chiacchiere da quattro soldi non sentono il crepitare dei mitra che seminano morte e desolazione a quattro passi dai loro impolverati salotti.</p>
<p><strong>Rubbettino e il suo giovane staff hanno scelto un’altra strada, quella della parola</strong>. Che sia analisi, approfondimento, reportage giornalistico, ma che sia parola. Narrazione, racconto degli eventi, delle storie, dei drammi di una terra che vive sotto il tallone di ferro di una mafia tra le più ricche, potenti e spietate a livello mondiale. Il contrario del silenzio e dell’omertà berlusconiane. È un grande atto di coraggio che la Calabria, come la Campania e la Sicilia dovrebbero assumere come proprio. <strong>“Io non bacio le mani”</strong> dovrebbe diventare il <em>brand</em> dei migliori prodotti calabresi, dai libri ai giornali che qui vengono stampati ed editati, dalla liquirizia ai peperoncini al tonno. Tutti non baciamo le mani, dei boss, dei politici corrotti, dei trasformisti, dei pavidi e degli opportunisti che agitano la bandiera dell’antimafia per quattro soldi e un lembo di potere. (Da Calabria Ora 21 aprile 2010)</p>
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		<title>Ecco l&#8217;Italia di Emergency</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 15:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Emergency]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Strada]]></category>

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(Tratto da Il Fatto Quotidiano 17/04/2010)
50mila persone a Roma per chiedere la liberazione dei 3 operatori sequestrati in Afghanistan. Strada: &#8220;È una violenza contro i pazienti&#8221;.

E alla fine le lacrime lasciano il posto al sorriso. Si piange e si ride in Piazza San Giovanni, dove decine di migliaia di persone si sono strette attorno ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1732" href="http://www.malitalia.it/2010/04/ecco-litalia-di-emergency/images1/"><img class="alignleft size-full wp-image-1732" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/images1.jpg" alt="" width="130" height="130" /></a></p>
<p>(Tratto da <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2474882&amp;yy=2010&amp;mm=04&amp;dd=18&amp;title=ecco_litalia_di_emergency" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a> 17/04/2010)</p>
<p><strong>50mila persone a Roma per chiedere la liberazione dei 3 operatori sequestrati in Afghanistan. Strada: &#8220;È una violenza contro i pazienti&#8221;.<br />
</strong><br />
E alla fine le lacrime lasciano il posto al sorriso. Si piange e si ride in Piazza San Giovanni, dove decine di migliaia di persone si sono strette attorno ad uno straccio bianco e ad un uomo che si presenta sul palco con una giacca sgualcita più della camicia che gli esce dai jeans, ma che sa dire parole chiare. Quelle che prima di arrivare alla testa toccano il cuore.</p>
<p>E’ <strong>Gino Strada</strong>, il medico delle guerre, il fondatore di &#8220;Emergency&#8221;. Si sorride amaro ad un toscanaccio &#8220;Post scriptum: maremma merluzza la festa che non organizzo appena torno&#8221;. E’ la promessa finale che uno dei tre operatori illegittimamente sequestrati dai servizi segreti in Afghanistan ha inviato ai suoi. La legge uno dei familiari di <strong>Matteo Pagani</strong>, sequestrato insieme a <strong>Matteo Dell’Aira</strong>, il coordinatore medico dell’ospedale di Laktar e al medico <strong>Marco Garatti</strong>. &#8220;Qui in Afghanistan l&#8217;uomo vive con la guerra ogni giorno. I bambini non piangono più. Nemmeno quando hanno un braccio pendolante e ormai senza vita. E non riesco più a guardarli negli occhi perché impazzirei sapendo che non c&#8217;è una spiegazione. Mi chiedo se ho fatto bene ad allungare la mia permanenza qui di altri due mesi, sarò diventato matto? Poi però mi accorgo di quanto serva restare&#8221;. Questa è &#8220;Emergency&#8221;. &#8220;Il vero orgoglio italiano&#8221; si legge su un cartello. In piazza ci sono giovani e anziani, pacifisti della prima ora con le loro bandiere arcobaleno, e giovani con migliaia di bandiere bianche dell’ong di Strada. Donne anziane e ragazze giovanissime che si sono tappate la bocca con un nastro adesivo bianco e il simbolo di &#8220;Emergency&#8221;.</p>
<p>Uomini che si sono incatenati. &#8220;Perché ormai – dice uno di loro venuto da Napoli – tutto è in catene, anche chi porta cure e pace all’estero. Il paese delle guerre umanitarie odia l’umanità&#8221;. Gino Strada è sul palco, provato e commosso. La piazza è il più grande riconoscimento per una vita spesa in giro per il mondo a curare le piaghe di guerre e terrorismi. Un impegno costante, 11 anni in Afghanistan, ad aprire ospedali, formare infermieri e medici del posto, a portare sollievo ma anche scienza e lavoro. La gente di San Giovanni, quelli che indossano le magliette bianche con su scritto “Io sto con Emergency” lo segue da anni, ha visto come lavora, nel paese delle eterne chiacchiere dove alle parole non seguono mai comportamenti e azioni coerenti, ha visto le cose vere che quest’uomo ha realizzato. E questo basta a tutti.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="288" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/aQhJez_BcZ4&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="288" src="http://www.youtube.com/v/aQhJez_BcZ4&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>E’ commosso, Strada, quando parla della violenza. &#8220;Contro i pazienti del nostro ospedale chiuso. Dove li hanno mandati, chi li sta curando? I soldati sono entrati nelle corsie, eppure ci sono stati feriti che hanno scelto di farsi 600 chilometri per farsi curare a Kabul dai nostri medici. Hanno usato la violenza contro <em>Emergency</em>, hanno gettato fango su di noi, bugie, quegli uomini che sono stati arrestati con accuse infamanti li conosco da anni, ci trattano così perché pensano che noi siamo contro la loro parte. Ma noi non siamo da nessuna parte&#8221;.<br />
Già, è questo che i <strong>La Russa</strong>, i <strong>Frattini</strong>, i giornali governativi non hanno capito, o forse hanno capito fin troppo bene. &#8220;Noi siamo contro l’idea della guerra – prosegue Strada – la Costituzione dice che l’Italia, non i governi, ma tutto il Paese ripudia la guerra. E noi siamo in Afghanistan per curare tutti, talebani e talebini, <strong>Osama</strong> e <strong>Obama</strong>&#8220;. San Giovanni come per incanto si fa muta. Tutti gli occhi sono puntati su Strada, che parla del miracolo di 10mila afgani, uomini e donne, che in questi giorni hanno firmato appelli di solidarietà ad &#8220;Emergency&#8221;. &#8220;Siamo lì da anni, ci conoscono tutti e quando una macchina con le nostre insegne passa per i villaggi, capita spesso di doversi fermare perché invitati a bere un thé. Ci conoscono tanti leader, il vicepresidente dell’Afghanistan, il ministro dell’Interno, quello della Difesa, tutti dicono che l’arresto dei nostri tre amici è una montatura.<strong> Staffan De Mistura</strong>, l’inviato dell’Onu, ha detto pubblicamente che le Nazioni Unite stanno lavorando con noi per la soluzione del caso. <em>Io sto con Emergency</em>&#8220;.<br />
Conclude così il suo intervento, Gino Strada. La piazza si stringe intorno all’organizzazione che in questi giorni è stata attaccata, lasciata sola da un governo che non si sta preoccupando fino in fondo di tutelare la vita di tre cittadini italiani nelle mani di una forza straniera. &#8220;Che noi paghiamo, aiutiamo, dove noi siamo andati a fare una guerra umanitaria&#8221;, dice con triste ironia l’attrice <strong>Lella Costa</strong>. Amica da sempre, come tanti artisti, di <em>Emergency</em>. Una tra i 350mila italiani che hanno firmato appelli e petizioni per la liberazione dei tre cooperanti italiani. Sul palco si avvicendano cantanti come <strong>Daniele Silvestri</strong>, artisti come<strong> Moni Ovadia</strong>, vecchi amici di strada come <strong>Vauro</strong>, e <strong>Diego Cugia</strong>. Che fa <em>Jack Folla </em>e gioca con le parole di &#8220;un paese dove tutto è capovolto, dove un mafioso è un eroe, dove un soldato mercenario è un eroe, e dove un chirurgo è invece un bombarolo. Che dire? Manco le cazzate sono più quelle di una volta&#8221;.</p>
<p>Gli eroi, chi sono oggi? Per l’invisibile <em>Jack</em>, &#8220;sono quelli che si donano, come i medici di <em>Emergency</em>&#8220;.<br />
Oggi ristretti in una prigione afgana, &#8220;ma voi – dice con parole ferme <strong>Cecilia Strada </strong>– ce li dovete restituire liberi senza l’ombra di un’accusa. Noi non tollereremo che rimanga il benché minimo dubbio sul loro operato&#8221;. Tra la folla tanti politici, <strong>Nichi Vendola</strong>, <strong>Piero Fassino</strong>, <strong>Rosa Calipari</strong>, <strong>Guglielmo Epifani</strong>, <strong>Paolo Ferrero</strong>. &#8220;L’Italia migliore, l’Italia dell’articolo 11 della Costituzione è con Gino Strada ed <em>Emergency</em>, gli altri sono in guerra – dice Nichi Vendola – Gino ci ricorda i nostri doveri, quelli che vengono smarriti in questa notte della Repubblica&#8221;. Canta Fiorella Mannoia, da sola, coraggiosamente, inizia ad intonare &#8220;Ah che sarà che sarà, quel che non ha governo né mai ce l&#8217;avrà, quel che non ha vergogna né mai ce l&#8217;avrà, quel che non ha giudizio…&#8221;. La manifestazione è finita. Sul palco e a fianco di Gino Strada e di <em>Emergency </em>manca una donna, <strong>Teresa Strada</strong>. Al suo nome le braccia si levano in alto. Molti si asciugano gli occhi.</p>
<p><strong>Le testimonianze degli operatori di <em>Emergency</em> raccolte da <em>Caterina Perniconi</em></strong><em>:</em><br />
<strong>Alberto Landini</strong>:<a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2474890.html" target="_blank">&#8216;Le accuse non esistono&#8217; </a><br />
<strong>Stefania Calza</strong>: <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2474893.html" target="_blank">&#8216;Quando torni non sei più lo stesso&#8217;</a><br />
<strong>Paolo Grosso</strong>: <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2474895.html" target="_blank">&#8216;Ho curato con loro, sono complice&#8217;</a><br />
<strong>Michele Usuelli</strong>: <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2474896.html" target="_blank">&#8216;E&#8217; un privilegio lavorare lì&#8217;</a></p>
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		<title>Malitalia al Liceo Vittoria Colonna</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 22:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Fierro]]></category>
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		<category><![CDATA[Laura Aprati]]></category>

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		<description><![CDATA[(Scritto da Giulia Falzone 3 Q)
Eccoci qui, aula magna gremita di studenti, professori un po’ preoccupati per l’esito dell’incontro: chissà se i ragazzi si comporteranno “bene”, faranno attenzione.. ma appena prende il microfono Laura Aprati,giornalista e autrice del libro insieme a Enrico Fierro,il vocio presente in aula si placa, l’attenzione si focalizza su di lei, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1726" href="http://www.malitalia.it/2010/04/malitalia-al-liceo-vittoria-colonna/aprati-fierro-3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1726" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/Aprati-Fierro-3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>(Scritto da Giulia Falzone 3 Q)<br />
Eccoci qui, aula magna gremita di studenti, professori un po’ preoccupati per l’esito dell’incontro: chissà se i ragazzi si comporteranno “bene”, faranno attenzione.. ma appena prende il microfono Laura Aprati,giornalista e autrice del libro insieme a Enrico Fierro,il vocio presente in aula si placa, l’attenzione si focalizza su di lei, una donna minuta, ma che con poche parole riesce subito a trasmetterci l’amore che prova per il suo lavoro,quel giornalismo vero, di denuncia, che non si piega al più forte, non resta in silenzio.<br />
Ci racconta in breve qual è lo scopo del libro, quello di portare alla luce realtà come quella della Calabria, della Sicilia e della Campania.Posti in cui tutto passa sotto il controllo della mafia, dove &#8211; come detto dallo stesso Fierro &#8211; i nostri coetanei non hanno un futuro,non hanno speranze: o diventano complici o vengono sottoposti a una discriminazione sociale non indifferente, ogni loro scelta potrebbe costargli la vita, ogni loro scelta deve rispettare gli interessi dei boss.<br />
Mentre i due giornalisti parlano raccontando con la fierezza e il coraggio di chi nella vita ha fatto una scelta, di chi sa di essere dalla parte giusta &#8211; quella DELLA LEGALITA’ &#8211; i ragazzi sono sempre più catturati dalle storie di mafiosi, di boss della droga. Vengono i brividi a rendersi conto di quanto le organizzazioni siano ben costruite e diramate nel territorio, che hanno un proprio codice, dove ogni componente ha un ruolo specifico, donne mafiose che insegnano alle elementari per fuorviare le nuove generazioni sono il simbolo di quanto non si tratti di semplici apparati criminali ma di una vera e propria mentalità,che fonda le sue basi sull’omertà di chi sa ma non parla. E lo Stato come cerca di contrastare questa piaga dell’Italia?<br />
Non le contrasta, perché purtroppo il “potere lega la mafia allo Stato”, quindi sta a noi risolvere il problema,cambiare le cose, perché si possono cambiare!<br />
Finché la scuola offrirà a noi studenti opportunità di questo tipo,che ci permettono una conoscenza reale dei fatti,di usufruire ancora di un’informazione libera.. Finché avremo la possibilità di avere una cultura e finché esisteranno persone pronte a denunciare queste situazioni&#8230; allora la mafia potrà essere combattuta, e forse un giorno debellata completamente, ma bisogna volerlo,bisogna volere e vivere la LEGALITA’!</p>
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		<title>La lezione di Giannetto</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 07:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Se volete vedere una sinistra che vince andate a Lamezia Terme, Calabria. Oppure recatevi a Pietrasanta, provincia di Lucca. Entrambi i viaggi non saranno sprecati, perché sia a Lamezia che a Pietrasanta, la vittoria è fatta di pochi, semplici ingredienti. Persone perbene candidate, uomini al di fuori e al di sopra dei giochi dei partiti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1681" href="http://www.malitalia.it/2010/04/la-lezione-di-giannetto/gianni-speranza-3/"><img class="alignleft size-full wp-image-1681" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/gianni-speranza2.jpg" alt="" width="124" height="99" /></a>Se volete vedere una sinistra che vince andate a Lamezia Terme, Calabria. Oppure recatevi a Pietrasanta, provincia di Lucca. Entrambi i viaggi non saranno sprecati, perché sia a Lamezia che a Pietrasanta, la vittoria è fatta di pochi, semplici ingredienti. Persone perbene candidate, uomini al di fuori e al di sopra dei giochi dei partiti, popolari, nel senso che sono riconosciuti dalla propria comunità, apprezzati per il loro presente e per il loro passato specchiato. Uomini politici, nell’accezione più nobile del termine, che hanno scelto linee chiare, nette, discriminanti. Insomma, chi ha votato per Gianni Speranza sapeva quale era il progetto, sapeva dove stavano gli amici e anche i nemici, sapeva con chiarezza che ogni passo dell’amministrazione, ogni scelta, sarebbe stata ispirata da una sola filosofia: cacciare la ‘ndrangheta, tenere fuori dal comune della terza città calabrese i politici che in questi anni hanno strizzato l’occhio ai boss e ingrassato i loro portafogli, migliorare la qualità della vita.</p>
<p>Per questo Gianni, Giannetto perché nel sud i diminutivi ti si appiccicano addosso, è stato combattuto: minacciato dalla ‘ndrangheta, osteggiato dai poteri forti della città, inviso ai notabili del PD che, con la sola eccezione del parlamentare ed ex Prefetto di Reggio, Luigi De Sena, e di Rita Borsellino, non l’hanno sostenuto. Quando Agostino Saccà e Agazio Loiero, in compagnia di Nicola Adamo e della parlamentare lametina Doris Lo Moro andarono a mettere la prima pietra ( finta ovviamente) di quella che doveva essere la “Cinecittà” della Calabria, Giannetto era sindaco. Decisero di non invitarlo neppure. Lui non se ne ebbe a male e continuò per la sua strada. Quella della concretezza e della pulizia. Anche per questo, in una Calabria dove due settimane fa il centrodestra ha stravinto, lui ha vinto con il 65,3% dei voti. A Pietrasanta da anni imperava il centro destra degli affari e del cemento. L’ex sindaco ha riprodotto in gigantografie le foto del suo arresto. Hanno perso, sconfitti da un centrosinistra che ha riscoperto i valori della trasparenza, con le primarie, della democrazia e del rapporto con la società civile.</p>
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		<title>Non bacio le mani</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 07:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Malitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Non bacio le mani]]></category>
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		<description><![CDATA[Non bacio le mani è il claim della campagna di sensibilizzazione  antimafia promossa dalla Rubbettino Editore, un invito a promuovere la  lettura come strumento di conoscenza utile a contrastare i fenomeni  mafiosi.
All&#8217;inizio la campagna interesserà le librerie  Feltrinelli e le librerie della Calabria, le  librerie del gruppo Arion e una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1528" title="nonbaciolemani_banner_340x140" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/nonbaciolemani_banner_340x140-300x123.gif" alt="Banner" width="300" height="123" />Non bacio le mani è il <em>claim</em> della campagna di sensibilizzazione  antimafia promossa dalla <strong>Rubbettino Editore</strong>, un invito a promuovere la  lettura come strumento di conoscenza utile a contrastare i fenomeni  mafiosi.</p>
<p>All&#8217;inizio la campagna interesserà le librerie <strong> Feltrinelli</strong> e le librerie della Calabria, le  librerie del gruppo <strong>Arion</strong> e una serie di librerie indipendenti.</p>
<p>La lettura che aiuta a conoscere meglio la realtà che ci circonda, a  capire a fondo quello che succede in un Paese come il nostro in cui il  malaffare è ovunque presente e, spesso, si nasconde dietro forme  inconsuete e, spesso, ingannevoli.<br />
La cultura come strumento di libertà,  che aiuta a non abbassare la testa, a non baciare le mani.<br />
La Casa editrice da sempre impegnata su questo fronte propone cinque  recenti titoli sulle mafie per aiutare il lettore ad approfondire  l&#8217;argomento, per meglio capire cosa è e come combatterlo.</p>
<p>I titoli suggeriti sono: <strong>&#8216;Ndrangheta</strong> di Enzo Ciconte,  <strong>Malitalia. Storie  di mafiosi, eroi e cacciatori</strong> di Laura Aprati ed Enrico Fierro, <strong>Storia  Criminale</strong> di Enzo Ciconte, <strong>Il Gotha di Cosa Nostra. La mafia del dopo  Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine</strong> di Piergiorgio  Morosini e <strong>Peppino Impastato. Una vita contro la mafia</strong> di Salvo Vitale.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, realizzata anche con il sostegno della Provincia di  Catanzaro, sarà lanciata in tutte le principali librerie italiane, sulla stampa e mediante il sito web <a href="http://www.nonbaciolemani.it" target="_blank">www.nonbaciolemani.it</a>, dal prossimo 19  aprile.<br />
Il progetto sarà  illustrato in una conferenza  stampa, che si terrà a  Catanzaro, venerdì 16 aprile alle ore 17,00 alla Casa delle culture  (Palazzo Amministrazione Provinciale di Catanzaro)  alla presenza del  Presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro e dell&#8217;editore  Florindo Rubbettino.</p>
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		<title>Banche, quando il denaro non è tutto</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 16:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good News !]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>

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		<description><![CDATA[Una domenica mattina. Agosto a Roma. Niente ferie si lavora e allora l’unico refrigerio si trova in piscina. Una bella, di un albergo a “la page”. Uno sfizio per compensare la stanchezza, lo stress, il caldo, i postumi di un brutto incidente&#8230;
La piscina è in alto, domina la città, è silenziosa, pochi gli ospiti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1603" title="woman-work-bank" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/04/woman-work-bank-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Una domenica mattina. Agosto a Roma. Niente ferie si lavora e allora l’unico refrigerio si trova in piscina. Una bella, di un albergo a “la page”. Uno sfizio per compensare la stanchezza, lo stress, il caldo, i postumi di un brutto incidente&#8230;<br />
La piscina è in alto, domina la città, è silenziosa, pochi gli ospiti e poi arriva una specie di Pippi Calzelunghe, con lentiggini capelli rossi e un incedere un po’ incerto, l’aria spavalda di chi ha in pugno il mondo.<br />
Poggia le sue cose sul lettino e poi chiede al bagnino di spalmarle la crema sulle spalle. Lancio un’occhiata all’amica che mi accompagna. Pensiamo, ma non lo diciamo, “la solita viziata”.</p>
<p>Mai pensiero fu più sbagliato. Più tardi al bordo della piscina capiamo il perché del suo camminare un po’ sbilenca. Ha avuto un ictus. Antonietta è una giovane donna di 37 anni che a 33 è stata colpita all’improvviso  da qualcosa che le ha stravolto la vita. Istruttrice di nuoto, vitale, bella, brava economista. La vita davanti e poi il buio, il gelo di una parte di te che non funziona, non risponde ai comandi.</p>
<p>Quanti si arrenderebbero, quanti cadrebbero in depressione. Ma lei no vuole vivere e lotta con i denti per tornare ad essere quella che era e trova un alleato inaspettato: la banca in cui lavora. Che non la lascia sola, che non le chiede di lasciare l’azienda, che la continua a pagare mentre lei si cura tra la Svizzera e la gelida Chicago pre Obama (dove va da sola). Poi finalmente torna a lavorare e la banca le trova una collocazione adeguata vicino ad un centro riabilitativo.</p>
<p>Lei vive sola, forse qualche volta volendo strafare per dimostrare, come se ce ne fosse bisogno, che lei può farcela. Lavora e pensa al suo futuro, ai suoi obiettivi professionali e lavora come tutti i suoi colleghi.<br />
In una società dove la discriminazione è forte, dove essere portatori di un handicap ti esclude, dove lavora chi è giovane e forte e dove le banche, tutte, sono “truffatrici e usuraie”. Le banche, oggi, spesso non guardano ai bisogni dei propri clienti, quando è possibile ne sfruttano i depositi, sono contigue ai sistemi criminali. Capita di sovente che, nell’ambito della criminalità organizzata, chi denuncia e passa nella legalità si veda chiudere i conti dalla banca.</p>
<p>Insomma le banche oggi sono il diavolo. Eppure questo “diavolo” è stato capace di dare una speranza a chi pensava di aver perso tutto e forse anche se stessa.</p>
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