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	<title>Malitalia &#187; Redazione Malitalia</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>&#8220;Le Mani sulla città&#8221;&#8230;storie di acque , cemento e disguidi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 17:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Giuliano Girlando)
Correva l&#8217;anno 1963 e Francesco Rosi veniva premiato con il Leone d&#8217;Oro a Venezia per il film &#8220;Le mani sulla città&#8221; , un film di impegno civile, è una spietata denuncia della corruzione e della speculazione edilizia dell&#8217;Italia degli anni sessanta la cui didascalia del film dice: «I personaggi e i fatti sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/02/le-mani-sulla-citta-storie-di-acque-cemento-e-disguidi/tivoli/" rel="attachment wp-att-9315"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/tivoli.jpg" alt="" title="tivoli" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9315" /></a></p>
<p>(di Giuliano Girlando)</p>
<p><strong>Correva l&#8217;anno 1963 e Francesco Rosi veniva premiato con il Leone d&#8217;Oro a Venezia per il film &#8220;Le mani sulla città&#8221;</strong> , un film di impegno civile, è una spietata denuncia della corruzione e della speculazione edilizia dell&#8217;Italia degli anni sessanta la cui didascalia del film dice: «I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce».Ambientato a Napoli c&#8217;è Edoardo Nottola personaggio spregiudicato che ricopre un doppio ruolo, in quello che si potrebbe ben considerare conflitto d&#8217;interessi. costruttore edilizio e  consigliere comunale della città in questione, e porta avanti il suo piano di speculazione edilizia che cambierà per sempre il volto della città. Tutto inizia con un crollo di un palazzo fatiscente dove muoiono due operai , un bambino resta ferito al punto che perderà le gambe. E&#8217; scandalo e i politici di sinistra subito accusano: dietro a tale tragedia non c&#8217;è il destino, ma Edoardo Nottola, consigliere comunale e costruttore edile, con il figlio che lavora all&#8217;ufficio comunale per le opere pubbliche. Nessuno riuscirà a fermarlo , ne il suo partito ne il consigliere dell&#8217;opposizione De Vita, sarà eletto assessore all&#8217;edilizia con la benedizione curiale e farà partire la speculazione edilizia. Ho preso un classico del cinema come esempio per iniziare un racconto. <strong>Tivoli è nota come la città della ville , città d&#8217;arte e di turismo e città termale. </strong>Le Terme Acque Albule sono da anni una risorsa della città ma un luogo dove i partiti hanno fatto serbatoio elettorale con clientelarismo di vario tipo. Dal 2001 inizia un percorso di privatizzazione con la prima giunta con sindaco Marco Vincenzi ,attualmente consigliere comunale del pd e assessore ai lavori pubblici alla Provincia di Roma , e si costituisce una SPA il cui 40% delle quote finiscono alla FINCRES SPA , il cui consigliere è Bartolomeo Terranova. In quegli anni Marco Vincenzi è dipendente delle Terme Acque Albule come direttore sanitario e ha ricoperto il ruolo dal 1993 al 1996 di amministratore delle Terme quando erano pubbliche. Diventa doppiamente dipendente dopo l&#8217;incarico di direttore sanitario delle Terme di Aprilia altra SPA fino al 2007 di cui il 53% è in mano alla FINCRES SPA. Nel novembre del 2008 a seguito di una emergenza causa dissesto idrogeologico , si verificano nelle zone di Tivoli Terme e Villalba il fenomeno della subsidenza e sinkhole ,dove delle case private subiscono crolli e danneggiamenti . Si scoprirà con una indagine geologica che il fenomeno è causato dallo spostamento delle falde acquifere , dovute all&#8217;estrazione del travertino nelle vicine cave che ha portato un abbassamento del terreno e un cambiamento del sottosuolo.<br />
<strong>E&#8217; ormai riconosciuta critica la situazione di tutta l&#8217;area per l&#8217;abbassamento del suolo dovuto alla sua stessa natura e all&#8217;eccessivo &#8220;emungimento&#8221; di acqua da parte delle cave di travertino.</strong><br />
Almeno 140 edifici sono seriamente danneggiati e attualmente non esiste alcuna certezza sulle strategie da adottare per arginare il fenomeno né è possibile prevedere quanto ancora durerà lo stato attuale di solidità apparente.<br />
 Esiste la possibilità che il travertino nel sottosuolo ceda improvvisamente a causa di fratture e cavità carsiche al suo interno nonché alla diminuzione della pressione dell&#8217;acqua estratta quotidianamente dalle cave e riversata nel fiume Aniene.<strong>Per questa ragione la giornalista di Rainews Maddalena Carlino farà un inchiesta dal titolo &#8220;Vite Crepate&#8221; e durante il documentario pone una domanda significativa a Marco Vincenzi che nel 2008 ricopre il ruolo di capogruppo del partito democratico in consiglio comunale e assessore alla mobilità della provincia di Roma :&#8221;Lei ad oggi ricopre il ruolo di direttore sanitario del Fonte Santo Spirito ad Aprilia dove l&#8217;azionista di maggioranza è sempre la Fincres Spa?&#8221; .</strong>La risposta è disarmante : &#8220;Senta scusi abbia pazienza , può chiudere la telecamera..lei è veramente una maleducata ,lei mi ha detto che stiamo facendo una intervista sulla subsidenza,io vorrei capire chi l&#8217;ha pagata ,io vorrei capire chi l&#8217;ha pagata comunque se ne può anche andare ,abbia pazienza ma non so chi la paga, vada a provocare qualcun altro , vada no la subsidenza&#8230;lei deve chiudere la telecamera&#8221; , cercando di togliere la stessa dalle mani della giornalista di Rainews , di fatto evitare di rispondere alla domanda. Questa ovviamente è la prima parte della storia e per chi vorrà seguirla , le parti successive si arricchiscono di particolari :<strong>ad oggi Maddalena Carlino è giornalista di YOUDEM,la televisione digitale del Partito Democratico , pagata quindi dallo stesso partito di Marco Vincenzi.</strong></p>
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		<title>La poca trasparenza dei partiti,nella gestione delle risorse</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/02/la-poca-trasparenza-dei-partitinella-gestione-delle-risorse/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 07:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Quando il caso scoppia sui giornali allora tutti a porsi domande spesso pleonastiche. Finche&#8217; lo fanno i non addetti ai lavori la cosa si può capire e giustificare. Invece quando i &#8220;commentatori&#8221; sono nel giro e pontificano cadendo dalle nuvole, allora il fastidio diventa insopportabile perché ci si trova difronte all&#8217;ipocrisia elevata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/02/la-poca-trasparenza-dei-partitinella-gestione-delle-risorse/margherita-3/" rel="attachment wp-att-9298"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/margherita.jpg" alt="" title="margherita" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9298" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Quando il caso scoppia sui giornali allora tutti a porsi domande spesso pleonastiche</strong>. Finche&#8217; lo fanno i non addetti ai lavori la cosa si può capire e giustificare. Invece quando i &#8220;commentatori&#8221; sono nel giro e pontificano cadendo dalle nuvole, allora il fastidio diventa insopportabile perché ci si trova difronte all&#8217;ipocrisia elevata a sistema. E tutto ciò non aiuta il cittadino elettore ad avere fiducia nei partiti che, e&#8217; bene sottolinearlo, sono &#8211; meglio dovrebbero essere &#8211; gli assi portanti della democrazia.</p>
<p>Mi riferisco alle casse della disciolta Margherita, “Democrazia è Libertà”, che hanno prese strade lontane e  personali. Com&#8217;è stato possibile una cosa del genere? </p>
<p>Una premessa mi pare doverosa. <strong>Nei partiti il primato della politica veleggia su tutto, com&#8217;e&#8217; giusto che sia. I soldi sono importanti per raggiungere gli obiettivi prefissati. Come arrivano, o come vengono gestiti, diventa &#8220;un dettaglio&#8221; a volte marginale per i più, a cui si applicano e appigliano solo i &#8220;rompiscatole&#8221; che sempre ci sono in un contesto associativo.</strong> Più le leadership alla guida del partito o del movimento sono forti, più la delega e&#8217; totale, specialmente sulle risorse;  particolarmente quando l&#8217;organizzazione naviga con il vento in poppa. A sua volta il Capo delega a uomini di sua fiducia la gestione del &#8220;tesoro&#8221; senza nulla chiedere. L&#8217;importante e&#8217; che al momento opportuno i soldi ci siano. Punto.</p>
<p><strong>Nella vecchia Balena bianca divisa tra corrent</strong>i, con vari &#8220;cavalli di razza&#8221;, pare ci fosse la regola che la gestione della pecunia dovesse essere affidata al soggetto che avesse assoluta fama di onesta&#8217;, non solo intellettuale, riconosciuta da tutti. Certe operazioni non potevano essere pubblicizzate, ci voleva allora un proboviro sopra le parti per amministrare. Altri tempi, anche se la questione era la stessa: poca trasparenza e, soprattutto, cortine fumogene da elevare a tutto spiano sui conti. Idem per gli altri partiti. Nella famosa requisitoria di Bettino Caxi al Parlamento, ai tempi di Mani pulite, il tema era lo stesso in merito alla gestione dei soldi, soprattutto di quelli incamerati illegalmente. &#8220;Chi e&#8217; senza peccato scagli la prima pietra&#8221; disse, in sintesi, Craxi ai partiti. Ma c&#8217;era allora l&#8217;area comunista che non accettava l&#8217;omologazione che il segretario del Psi voleva far passare. Una zona immacolata  nell&#8217;immoralità generale? Anche il granitico Pci  di  Palmiro Togliatti ebbe i suoi problemi di cassa. Il tesoriere se la portò via, ma non perché era un “mariuolo”, ma un contestatario irriducibile. Non accettava le meline normalizzatrici e poco rivoluzionarie, a suo parere, del Migliore. Il ribelle era l&#8217;ex partigiano Giulio Seniga che portò via 421 mila dollari con cui finanziò la testata Azione comunista e poi fondò la casa editrice  Azione comune. La dirigenza del partito comunista non denunciò mai il furto perché quei soldi venivano da Mosca. </p>
<p><strong>Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita,  non può proprio essere paragonato a Seniga</strong>. Lui i soldi li ha presi per intascarseli. Ha fatto tutto da solo? Sarà la magistratura ad accertarlo. Resta il fatto che i cicli storici passano, i governi e i leader dei partiti si alternano, ma l&#8217;oscurità amministrativa delle formazioni politiche non muta. </p>
<p><strong>Il tesoriere del Pd, Antonio Misiani, dalle colonne del Corriere della Sera ha ipotizzato la presentazione di una proposta di legge contenente norme di trasparenza sui fondi detenuti dai partit</strong>i. Tra l&#8217;altro la proposta dovrebbe contenere una norma che affida ad una sezione speciale della Corte dei conti il controllo dei bilanci delle formazioni politiche e i rendiconti delle spese elettorali. In caso di controlli con esito negativo stop immediato a rimborsi e provvidenze. Siccome la tematica della trasparenza è particolarmente sentita dall&#8217;opinione pubblica specialmente nel momento attuale, conoscendo le lungaggini degli iter legislativi, si potrebbe ipotizzare un decreto legge di un solo comma che affida alla Corte dei conti il controllo appunto dei bilanci dei partiti. Sarebbe particolarmente utile e positivo se gli attuali sostenitori del Governo, Pdl, Pd, Terzo polo, imponessero loro stavolta a Monti un decreto di tal genere. Oppure basterebbe inserire una piccola norma nelle varie leggi omnibus, tipo milleproroghe, che pure il Parlamento durante l&#8217;anno emana. Francamente non credo che ciò avverrà. Già sento la ridda di voci che parlano di autonomia, privacy e compagnia bella, lese irrimediabilmente&#8230; <strong>Purtroppo se ne riparlerà alla prossima puntata: al prossimo scandalo.</strong>  </p>
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		<title>Alzare la guardia in Molise</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Paolo De Chiara) 
Il Molise non è più un&#8217;isola Felice. Da troppi anni si continuano a sentire queste parole utilizzate, soprattutto, dalla classe politica (formata da imputati, indagati e condannati) per mettere sotto al tappeto i tanti problemi della seconda Regione più piccola d&#8217;Italia. E problemi si riscontrano anche per quanto riguarda la presenza [...]]]></description>
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<p>(di Paolo De Chiara) </p>
<p><strong>Il Molise non è più un&#8217;isola Felice.</strong> Da troppi anni si continuano a sentire queste parole utilizzate, soprattutto, dalla classe politica (formata da imputati, indagati e condannati) per mettere sotto al tappeto i tanti problemi della seconda Regione più piccola d&#8217;Italia. E problemi si riscontrano anche per quanto riguarda la presenza delle organizzazioni criminali. E&#8217; proprio in un passaggio della relazione della Direzione Nazionale Antimafia del dicembre 2010 si legge: &#8220;si registrano da tempo tentativi di infiltrazione da parte di appartenenti a qualificati sodalizi attivi nelle Regioni limitrofe ed interessi al settore dell&#8217;illecito smaltimento dei rifiuti, al reimpiego dei proventi in immobili ed attività commerciali nelle località della costa, nonchè al controllo degli appalti pubblici&#8221;. <strong>E su questi temi sono intervenuti il Procuratore della DDA di Campobasso Armando D&#8217;Alterio e il Sostituto Procuratore Rossana Venditti.</strong> Per D&#8217;Alterio in Molise ci sono persone che hanno collegamenti con la &#8216;ndrangheta e con i casalesi. &#8220;Questo sta a significare due cose: uno, l&#8217;attenzione che dobbiamo avere per le infiltrazioni criminali nell&#8217;ambito del territorio e dell&#8217;Impresa; e l&#8217;altro, il fatto che conferma ancora una volta la necessità di alzare la guardia, perchè il Molise è terra che è già oggetto degli intenti predatori delle altre criminalità&#8221;. Il pm Venditti contesta in ogni apparizione pubblica l&#8217;affermazione &#8220;Isola Felice&#8221;. In Italia non ci sono. Le realtà locali sono invase dagli interessi criminali. &#8220;Questa affermazione non voglio più sentirla. Mi sembra un&#8217;espressione che ci ha già danneggiati abbastanza&#8221;.     </p>
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		<title>Filmano i camorristi che gli chiedono il pizzo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Vincenzo Iurillo)
Nell’ordinanza a sua firma il Gip di Napoli Antonella Terzi lo definisce “un eroe”. Per mesi Filippo Nocerino, imprenditore edile di Ercolano, ha filmato attraverso una telecamerina nascosta nell’orologio i camorristi che pretendevano una tangente sulle sue attività. E ha denunciato i soprusi subiti, per la seconda volta in pochi anni. Già qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/5TfirRM9bpY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>(di Vincenzo Iurillo)<br />
Nell’ordinanza a sua firma il Gip di Napoli <strong>Antonella Terzi lo definisce “un eroe”.</strong> Per mesi Filippo Nocerino, imprenditore edile di Ercolano, ha filmato attraverso una telecamerina nascosta nell’orologio i camorristi che pretendevano una tangente sulle sue attività. E ha denunciato i soprusi subiti, per la seconda volta in pochi anni. Già qualche anno fa, Nocerino fece arrestare e condannare un boss. Grazie al coraggio di questo costruttore, qualche settimana fa si è compiuta l’operazione ‘Vento’, condotta dal pm della Dda Vincenzo D’Onofrio e dai carabinieri della Compagnia di Torre del Greco e della Tenenza di Cercola. Ben 28 arresti e un sequestro di beni per un valore di circa 5 milioni di euro, che hanno colpito cinque clan camorristici del napoletano. <strong>Allegati agli atti dell’inchiesta, anche il file video di cui il nostro sito vi mostra in esclusiva un brano. Le immagini sono confuse, ma l’audio è chiaro.</strong> E’ il 20 ottobre 2011. Nella zona di piazza Carlo III a Napoli, l’imprenditore si è aggiudicato la ristrutturazione della facciata di un’ala dell’ex Albergo dei Poveri. E’ un appalto pubblico di circa 450mila euro. Il clan pretende una tangente di 22mila euro. Gli intermediari della camorra, come si ascolta nitidamente, sul punto sono implacabili. Dicono di ‘avere il capitolato’, dunque sanno l’importo dell’appalto e non ammettono sconti, vogliono la cifra che hanno ‘chiuso’, un pizzo da 22mila euro. L’imprenditore si oppone, dice “non è possibile, comme se fa?”. E i camorristi: <strong>“Non ce ne fotte niente”  </strong></p>
<p>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it)</p>
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		<title>Le talpe della ‘ndrangheta arrivano fin dentro la guardia di finanza</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Luca Rinaldi)
Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla &#8216;ndrangheta era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/le-talpe-della-%e2%80%98ndrangheta-arrivano-fin-dentro-la-guardia-di-finanza/ombra_forze_dell_ordine/" rel="attachment wp-att-9257"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Ombra_forze_dell_ordine-300x262.jpg" alt="" title="Ombra_forze_dell_ordine" width="300" height="262" class="alignleft size-medium wp-image-9257" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla &#8216;ndrangheta</strong> era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker. Una presenza, quelle delle talpe, che è costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.<br />
<strong>«Quasi 200 mila euro per il solo Mongelli sono decisamente troppi</strong>. Inoltre Mongelli è in grado di intervenire in favore dei Lampada solo condizionando a sua volta altri colleghi direttamente operativi. Insomma, la netta impressione è che Mongelli sia non solo il corrotto, ma anche il collettore attraverso il quale vengono convogliate somme di denaro ad altri pubblici ufficiali». Così scriveva il Giudice per le indagine preliminari del Tribunale di Milano Giuseppe Gennari, firmando l’ordinanza di custodia cautelare che il 30 novembre scorso coinvolse il clan della ‘ndrangheta Valle-Lampada (operativo in Lombardia da oltre vent’anni), due giudici calabresi e un appartenetente alla Guardia di Finanza.<br />
<strong>È proprio Mongelli che «interviene in favore dei Lampada»</strong> per ammorbidire i controlli delle Fiamme Gialle sull’attività di videopoker del sodalizio. L’intuizione investigativa secondo cui Mongelli a sua volta avrebbe condizionato altri colleghi troverebbe riscontro nell’operazione che ieri mattina ha portato al fermo di altre cinque persone nella seconda tranche dell’operazione del novembre scorso, tra cui, appunto altri tre finanzieri.<br />
Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Nella conferenza stampa indetta il giorno successivo agli arresti di novembre e come riportato anche da Linkiesta, Boccassini dichiarò «ci sono lavori in corso, non solo a Catanzaro ma anche a Milano. Di talpe probabilmente ce n’è stata più di una».<br />
<strong>Una presenza, quelle delle talpe,</strong> costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Soffiate di informazioni sulle indagini direttamente agli indagati e chiusure di occhi sui controlli. In questa occasione gli occhi di alcuni “infedeli” della Guardia di Finanza si sarebbero chiusi, secondo le accuse, proprio nei controlli sui videopoker, attività che fruttava al clan Valle-Lampada profitti per circa 30mila euro al giorno.<br />
Come detto, oltre al finanziere Luigi Mongelli, nell’ordinanza di novembre venivano citati i nomi di altri tre colleghi dello stesso, Michele Di Dio, Michele Noto e Luciano Russo, che sono stati tratti in arresto insieme al direttore dell’hotel Brun di Milano (dove il clan Valle-Lampada avrebbe pagato soggiorni al giudice del tribunal di Palmi Giancarlo Giusti) e a Domenico Gattuso, che, secondo l’accusa, avrebbe aperto numerose società per conto dei Lampada e avrebbe gestito contatti istituzionali con un ruolo nella fuga di notizie riguardo a un’indagine della magistratura calabrese.<br />
<strong>I tre militari arrestati ieri mattina avrebbero portato a casa una cifra attorno ai 40mila euro a testa incassati dal clan per il tramite di Mongelli per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker del sodalizio installate a Milano e nell’hinterland, staccate dal sistema dei Monopoli di Stato per eludere i controlli del fisco.</strong><br />
Lo scorso novembre erano stati arrestati Giulio Lampada, ritenuto «il regista di tutte le operazioni» e il fratello Francesco, gestori di bar e locali, e veri e propri imprenditori nel settore dei giochi di azzardo, la moglie di quest’ultimo, Maria Valle (ai domiciliari), suo fratello Leonardo, il presidente delle misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giuseppe Giglio, il cugino medico Vincenzo, il consigliere regionale della Calabria Francesco Morelli (Pdl), l’avvocato Vincenzo Minasi, il maresciallo della Guardia di Finanza Luigi Mongelli e un “fedelissimo”, Raffaele Fermino. Nell’ordinanza si facevano poi i nomi di due funzionari che «hanno mostrato di intrattenere relazioni di speciale privilegio e compiacenza con i Lampada»: il direttore di un’agenzia Unicredit di Milano e quello di un’agenzia di Paullo del Credito Bergamasco.<br />
<strong>Negli interrogatori dell’avvocato Minasi emergerebbe anche il nome dell’ex capo del Sismi Niccolò Pollari come uno dei contatti all’interno dei servizi segreti, ma, visto il tenore delle dichiarazioni dello stesso Minasi, rimane una pista tutta da verificare. </strong></p>
<p>(pubblicato su www.linkiesta.it e su lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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		<title>Il Cavaliere, il Senatur e&#8230;  il potere che non c&#8217;e&#8217; più&#8217;.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Siamo agli stracci che volano. Bossi non e&#8217; uomo che usa eufemismi per apostrofare qualcuno. E&#8217; Berlusconi il suo obiettivo attuale. Una &#8220;mezza calzetta&#8221; che non vuol mandar giù i professorini &#8220;usurpatori&#8221; del governo legittimo.  Quando hai assaporato le logiche del potere, quello &#8220;che non logora chi ce l&#8217;ha&#8221;,  Andreotti docet, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/il-cavaliere-il-senatur-e-il-potere-che-non-ce-piu/maroni-2/" rel="attachment wp-att-9242"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/maroni1.jpg" alt="" title="maroni" width="254" height="198" class="alignleft size-full wp-image-9242" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Siamo agli stracci che volano.</strong> Bossi non e&#8217; uomo che usa eufemismi per apostrofare qualcuno. E&#8217; Berlusconi il suo obiettivo attuale. Una &#8220;mezza calzetta&#8221; che non vuol mandar giù i professorini &#8220;usurpatori&#8221; del governo legittimo.  <strong>Quando hai assaporato le logiche del potere, quello &#8220;che non logora chi ce l&#8217;ha&#8221;,  Andreotti docet, allora stare all&#8217;opposizione e&#8217; faticoso.</strong> Certo, il carisma e&#8217; cosa importante. Aiuta. Potere reale e carisma sono meglio pero&#8217;. Insomma, per Bossi &#8220;mala tempora currunt&#8221;. E la prova provata delle difficoltà del Senatur sono le sue corse in avanti, eppoi il comando &#8220;d&#8217;indietro tutta&#8221;. Una per tutte e&#8217; l&#8217;imbavagliamento del Bobo Maroni. Dopo il suo voto per la galera a Cosentino, ecco subitanea la sconfessione dell&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno che parte dal &#8220;cerchio magico&#8221; di Bossi. Solo dopo una manciata di ore, che fanno capire al vecchio capo da dove soffia il vento, parte la telefonata conciliatoria. Nessun calcio in c&#8230;, come previsto da copione, ma mano tesa da stringere a Roberto Maroni. Eppoi, cambio di guardia a Montecitorio tra il capogruppo leghista Reguzzoni e Giampaolo Dozzo. Operazione che sa tanto di risarcimento danni. La cosa preoccupante per l&#8217;Umberto e che le sue colorite uscite, veri e propri siluri sparati a destra e a manca, non colpiscono più nel segno come una volta. Prendersela con il Cavaliere e ipotizzare rotture in Lombardia per far saltare Formigoni, sono minacce non ben meditate che servono solo ad alzare cortine fumogene. Una specie di collante per provare a ricompattare il popolo padano a cui le annunciazioni miracolistiche non bastano più. Un modo per trovare unita&#8217; individuando un nemico da abbattere.</p>
<p>	<strong>Maroni per il momento si e&#8217; portato a casa un pareggio, ma già si prepara a giocare altre partite che potenzialmente lo vedono vincente. </strong>Il suo codice di comportamento è quello di mai criticare il capo, da una parte,  anche se certe sue uscite sono inaccettabili. Dall&#8217;altra, dare un&#8217;immagine della Lega &#8211; e di se stesso &#8211; di pragmatismo operativo, senza fronzoli, né esasperazioni pretestuosamente divisorie. Una realtà in movimento, che punta al benessere del popolo padano non staccato dal resto del Paese, ne&#8217; dell&#8217;Europa. Un modo di muoversi felpato ed efficace, già sperimentato al dicastero dell&#8217;Interni dove i successi sulle varie mafie non sono stati mai enfatizzati come vittorie personali o leghiste, ma d&#8217;efficenza dello Stato. Ragionevolezza nell&#8217;operatività, senza per forza spaccare. Insomma, in primo luogo risoluzione delle questioni al di la&#8217; delle ideologie. Un viatico indiretto sul modo di operare  di Maroni pare venga dal sondaggio fatto da radio Padania sull&#8217;azione del governo Monti e subito – ovviamente &#8211; cancellato dal sito legista. Una percentuale alta di leghisti approverebbe la concretezza operativa, anche se dolorosa, di Monti. Altro che opposizione e “tutti a casa” come ripete in un ossessionante leitmotiv Calderoli.  La vera grana tosta che Maroni si troverà d&#8217;avanti, e le prime avvisaglie già si sono viste, e&#8217; una tematica tutta meridionale, ovvero attribuita alle popolazioni del Sud: il familismo amorale di Edward C. Banfield. Certe ipotesi successorie del Senatur, avvallate dal &#8220;cerchio magico&#8221; nell&#8217;ottica della conservazione del potere interno,  non lasciano presagire niente di buono.  </p>
<p>	<strong>Da questo punto di vista il Cavaliere Berlusconi ha giocato meglio le sue carte designando, in periodo non sospetto, Angelino Alfano suo erede</strong>. E, da navigato imprenditore, sa bene che il momento non è propizio per colpi di testa – anche se la voglia c&#8217;è tutta –,  per staccare  la spina ai supponenti professorini. Nemmeno le provocazioni colorite prese a prestito da alcuni dei suoi dal dramma della nave Costa Concordia, “capitano, c&#8230;, salga a bordo”, lo smuovono. Lui, l&#8217;ex Caimano, sa bene che ha tempo fino a marzo per tessere la sua tela. C&#8217;è da riassemblare il partito. Cosa difficile anche per uno navigato come lui, senza il potere che gli veniva dall&#8217;essere inquilino  di Palazzo Chigi. C&#8217;è da rafforzare la leadership di Angelino Alfano, che non può vivere più di luce riflessa. C&#8217;è da ipotizzare nuove alleanze per le amministrative che, ovviamente, dovranno tenere anche per le politiche. C&#8217;è da ricostruire un po&#8217; tutto quello creato in un ventennio. </p>
<p><strong>C&#8217;è da scommettere però che lui, Silvio da Arcore, quello che fu “il presidente operaio”, non mollerà</strong>. Bossi e Berlusconi, mai così vicini come in questo momento, con identici problemi da dipanare.</p>
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		<title>Un nuovo appuntamento di Malitalia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 12:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Da oggi, alle 17.00, parte la rubrica di Enrico Fierro sul blog Malitalia. Riflessioni, storie, notizie, idee, confronto, sull’attualità. Particolare attenzione a tutti fatti a cui spesso, per questioni di tempo e spazio, i quotidiani nazionali dedicano poche righe e senza approfondimento. La rubrica sarà arricchita dall’esperienza del giornalista de ‘Il Fatto’nonché autore di Malitalia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/un-nuovo-appuntamento-di-malitalia/fierro/" rel="attachment wp-att-9238"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/fierro-225x300.jpg" alt="" title="fierro" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9238" /></a></p>
<p>Da oggi, alle 17.00, parte la rubrica di Enrico Fierro sul blog Malitalia. Riflessioni, storie, notizie, idee, confronto, sull’attualità. Particolare attenzione a tutti fatti a cui spesso, per questioni di tempo e spazio, i quotidiani nazionali dedicano poche righe e senza approfondimento. La rubrica sarà arricchita dall’esperienza del giornalista de ‘Il Fatto’nonché autore di Malitalia. Fierro vi proporrà,ogni settimana, interessanti letture della società e dell’attualità.<br />
Dopo il successo dei “Racconti di Malitalia”, con la storia a puntate di Matteo Messina Denaro, questo è il secondo modo di proporvi notizie e opinioni diverse dagli altri. Ricordiamo inoltre, che la storia dell’ultimo padrino è stata proposta in 21 appuntamenti e tutti i racconti saranno parte integrante di un libro, che sarà il primo e-book su Matteo Messina Denaro.<br />
Da stasera, dunque, non perdete il primo approfondimento di Enrico Fierro, dedicato al movimento dei forconi. Come sempre, potrete interagire inviando dei messaggi o commentando le notizie direttamente dal blog. Continuate a seguirci con la Rubrica di Enrico Fierro e con tutte le altre storie di Malitalia. </p>
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		<title>Appuntamento con il boss/21</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 21:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Matteo Messina Denaro, l’adorato capo di Cosa Nostra trapanese, quello per cui si prega la Madonna di Lourdes. L’uomo invisibile ( come il titolo di un libro) o un camaleonte ( come un altro saggio su di lui).
Poche tracce, tanti segnali, qualche avvistamento e anche qualche mormorio su una possibile trattativa per arrestarlo. Uomini che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss21-2/oittp-mafia-denaro-identikit-3/" rel="attachment wp-att-9226"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/matteo-messina-denaro-265x300.jpg" alt="" title="OITTP-MAFIA-DENARO-IDENTIKIT" width="265" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9226" /></a></p>
<p><strong>Matteo Messina Denaro, </strong>l’adorato capo di Cosa Nostra trapanese, quello per cui si prega la Madonna di Lourdes. L’uomo invisibile ( come il titolo di un libro) o un camaleonte ( come un altro saggio su di lui).<br />
Poche tracce, tanti segnali, qualche avvistamento e anche qualche mormorio su una possibile trattativa per arrestarlo. Uomini che lo cercano. Un gruppo lo ha inseguito per anni proprio da Trapani, adesso il gruppo fa capo a Palermo.Scelte di azione da accettare, anche quando non si condividono. E chissà che Matteo non si sia sentito più forte per questa scelta, che abbia riacquistato un margine sugli uomini che gli stanno alle costole. Ma nessuno ha mai smesso di cercarlo tantomeno quel <strong>“cacciatore” </strong>che ha dedicato il suo lavoro a questa ricerca.<br />
C’è chi la definisce una caccia al tesoro e chi una partita a scacchi.<strong> E’ una partita per la legalit</strong>à, per ridefinire quali sono i confini con l’illegalità. Come quell’imprenditore che per descrivere il perché aveva creato un consorzio, per sfuggire ai soprusi dei mediatori collusi con la mafia, racconta che “il proprio campo deve essere sempre pulito, senza erbacce proprio per segnare la differenza con quello del vicino mafioso”.<br />
Ecco questa è la partita che si gioca: <strong>definire quel confin</strong>e e se scrivere qualche racconto su Matteo, senza avere la pretesa di descriverne completamente la figura né tantomeno avere la presunzione di poterlo prendere senza essere sbirri, può aiutare a segnare quel confine ne siamo contenti.<br />
Grazie di averci seguito e magari torneremo presto a scrivere di Matteo.<br />
La redazione di Malitalia</p>
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		<title>Appuntamento con il boss/20</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 21:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Un uomo che ha scelto questa vita e quindi non può avere nessuna attenuante. Un uomo che, per questa vita, non ha rapporti con la sua famiglia e con sua figlia. Un uomo che ha visto assottigliarsi la rete dei suoi “sostenitori”.Hanno preso il fratello Salvatore, che aveva preso il posto del n.121 dei pizzini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss21/coppaamerica/" rel="attachment wp-att-9215"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/coppaamerica.jpg" alt="" title="coppaamerica" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-9215" /></a></p>
<p><strong>Un uomo che ha scelto questa vita e quindi non può avere nessuna attenuante</strong>. Un uomo che, per questa vita, non ha rapporti con la sua famiglia e con sua figlia. Un uomo che ha visto assottigliarsi la rete dei suoi “sostenitori”.Hanno preso il fratello Salvatore, che aveva preso il posto del n.121 dei pizzini di Zi Binnu , e  poco tempo fa anche un sindaco amico. Uno che pubblicamente predicava contro la mafia e che invece si è adoperato per Matteo.<br />
Il terreno inizia a scottare intorno a lui. <strong>Quando nel 2005 viene arrestato l’imprenditore Nino Birrittella</strong> e inizia a parlare escono fuori: la trasformazione della mafia agricola e imprenditoriale, il business dell’agroalimentare (la storia della Despar e di Vincenzo Virga), gli appalti e la Coppa America. Nino racconta non solo di come si truccano gli appalti ma anche di come risparmiare nelle forniture, di chi le deve fare, di quale percentuale si deve versare. E lui queste cose le sa bene perché era proprio lui a cooptare gli imprenditori nel sistema. Era lui imprenditore, in crisaglia grigia, a costringere gli altri a piegarsi ai voleri della famiglia di Trapani.<br />
Nino parla della politica e dei colletti bianchi che aiutano i mafiosi. Se tu estorci e chiedi il pizzo devi anche dargli la consulenza su come scalare il pizzo dai costi dell’azienda. Nino parla anche se poi rimane solo e racconta di come la mafia voleva far fuori <strong>il Prefetto che si era opposto ai loro interessi</strong> ( perché allora Nino era ancora Cosa loro). Su tutto questo aleggia sempre Matteo Messina Denaro, l’adorato capo di Cosa Nostra trapanese, quello per cui si prega la Madonna di Lourdes.</p>
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		<title>Porta Portese, viaggio  nel mercato romano senza regole</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:50:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Livia Parisi)
E&#8217; il mercato delle pulci più grande d&#8217;Europa, affollato la domenica da oltre 1350 venditori ambulanti, 730 di questi abusivi. &#8220;Il Comune solo con i permessi potrebbe recuperare oltre un milione di euro l&#8217;anno&#8221; dichiarano gli operatori ai nostri microfoni, che aggiungono: &#8220;Siamo evasori, ma sembra che nessuno se ne preoccupi&#8221;
“Porta Portese è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/GuHZ8dil9Hs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>(di Livia Parisi)</p>
<p><strong>E&#8217; il mercato delle pulci più grande d&#8217;Europa</strong>, affollato la domenica da oltre 1350 venditori ambulanti, 730 di questi abusivi. &#8220;Il Comune solo con i permessi potrebbe recuperare oltre un milione di euro l&#8217;anno&#8221; dichiarano gli operatori ai nostri microfoni, che aggiungono: &#8220;Siamo evasori, ma sembra che nessuno se ne preoccupi&#8221;<br />
<strong>“Porta Portese è una sorta de Cambogia. Una jungla senza regole’”</strong>. Maurizio Cavalieri, presidente dell’associazione operatori di Porta Portese non usa giri di parole per esprimere l’esasperazione dei commercianti di uno dei mercati storici più famosi al mondo.<br />
Risale al 1959 l’ultimo atto amministrativo dello storico emporio romano nato nell’immediato dopoguerra come nuova sede della borsa nera che si teneva a Campo De Fiori. <strong>Secondo il censimento del 2008 erano 1100 i venditori ambulanti, ma attualmente sarebbero almeno 1350: oltre 500 quelli con licenza</strong>, anche se in alcuni casi assegnate senza bando; circa 730 sono invece i “frequentatori abituali” definiti, loro malgrado, “tollerati”. “Siamo tollerati, ma in qualsiasi momento potremmo esser cacciati via. Perché essere abusivi significa essere senza diritto e senza tutela”, spiega ancora Cavalieri. Eppure l’amministrazione comunale “solo con i permessi domenicali – continua Cavalieri – potrebbe recuperare oltre un milione di euro l’anno”. Senza permessi, ma anche senza doveri fiscali. Si definiscono infatti “condannati all’evasione” e rivendicano:“Vogliamo pagare”.</p>
<p><strong>Eppure la situazione è la stessa da 50 anni.</strong> Anzi, è peggiorata. A pesare sull’umore già nero degli ambulanti, la “concorrenza” dei rom che, dopo l’orario ufficiale di chiusura vengono qui a vendere il frutto del rovistaggio nei cassonetti. “Il controllo dei vigili c’è fino alle 14. Ora sono passate ed è nato un altro mercato, abusivo come il nostro”, denunciano.</p>
<p>Qualcosa però si sta muovendo. Il dialogo con l’Assessore comunale al Commercio, Davide Bordoni, è aperto e l’annosa questione è finita nelle mani di una Commissione mista Comune-Municipio XVI. <strong>Bocciata l’ipotesi di una collocazione alternativa, gli operatori chiedono la creazione di un’associazione che legittimi i venditori storici dell’usato</strong>: unica garanzia per far sì che chi viene autorizzato, sia vincolato a commercializzare rigorosamente solo l’usato e che Porta Portese conservi la sua originaria vocazione di mercatino delle pulci.</p>
<p>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it)</p>
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		<title>Appuntamento con il boss/19</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 21:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Francesco Messina Denaro]]></category>
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Troppe vite spezzate, troppo dolore ha lasciato dietro di sé Matteo. Perché questo è il suo nome. Né Alessio, né Diabolik,né ‘u siccu.
Matteo.Matteo Messina Denaro figlio di Francesco, campiere e boss. Uno che ha sempre comandato e che è morto da latitante. L’anno trovato, vestito di tutto punto, in campagna disteso e “apparecchiato” come se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss19/scrittemessinadenaro/" rel="attachment wp-att-9205"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/scrittemessinadenaro.jpg" alt="" title="scrittemessinadenaro" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9205" /></a></p>
<p><strong>Troppe vite spezzate, troppo dolore ha lasciato dietro di sé Matteo. Perché questo è il suo nome. Né Alessio, né Diabolik,né ‘u siccu.</strong><br />
Matteo.Matteo Messina Denaro figlio di Francesco, <strong>campiere e boss</strong>. Uno che ha sempre comandato e che è morto da latitante. L’anno trovato, vestito di tutto punto, in campagna disteso e “apparecchiato” come se fosse già dentro la bara.<br />
Una famiglia, quella dei Messina Denaro, che ha fatto la storia della Sicilia Occidentale. Quella Sicilia misconosciuta ai più. Dove qualcuno, molti anni fa, diceva che “la mafia non esiste” (emulato anni dopo sempre da un servitore dello Stato, questa volta a Milano).<br />
<strong>Quella Sicilia Occidentale dove la massoneria, insieme alla mafia, la fa da padrona</strong> e decide della vita e della morte di chi è gli è più scomodo. Quella Sicilia Occidentale che ha visto morire Mauro Rostagno per volontà di Cosa Nostra perché bisognava eliminarla “la camurria”.<br />
Questo è il terreno di coltura di Matteo, giovane figlio di boss avvezzo alle armi sin da piccolo. Lo stesso Matteo che il Questore <strong>Rino Germanà </strong>incontra, a Castelvetrano, la mattina del 14 settembre 1992 quando la mafia proverà ad ucciderlo. Matteo che si occupa delle stragi del 1993 a Roma e Firenze. Matteo che tiene i contatti con Zio Binnu, Bernardo Provenzano, fino alla sua cattura e che è feroce di rabbia per i pizzini ritrovati nel covo. Lui che fa attenzione  a tutto, che non lascia tracce. Matteo, il pupillo di Totò Riina il capo dei capi. Matteo che adesso è rimasto l’ultimo boss da scovare e arrestare. L’ultimo padrino. La sua faccia con i Ray Ban campeggia su libri, fotografie. La sua sembra la storia di un romanzo ed è invece la storia di un mafioso, di un uomo che ha vissuto sul dolore, sul lutto, l’intimidazione,la violenza e il sangue. <strong>Un uomo che ha scelto questa vita e quindi non può avere nessuna attenuante.</strong></p>
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		<title>Giornalisti senza tutela, altro che casta</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 12:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
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I giovani precari del giornalismo, i ragazzi pagati 4 euro a pezzo e che spesso rischiano la vita sono in piazza oggi per dire NO allo sfruttamento, NO alle mafie
Piazza Montecitorio, giovedì 26 gennaio, dalle ore 14: sit-in di solidarietà per il collega Giovanni Tizian, giornalista precario sotto scorta per le inchieste sulle mafie al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/giornalisti-senza-tutela-altro-che-casta/giornali-3/" rel="attachment wp-att-9199"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/giornali.jpg" alt="" title="giornali" width="195" height="165" class="alignleft size-full wp-image-9199" /></a></p>
<p><strong>I giovani precari del giornalismo, i ragazzi pagati 4 euro a pezzo e che spesso rischiano la vita sono in piazza oggi per dire NO allo sfruttamento, NO alle mafie</strong></p>
<p>Piazza Montecitorio, giovedì 26 gennaio, dalle ore 14: sit-in di solidarietà per il collega Giovanni Tizian, giornalista precario sotto scorta per le inchieste sulle mafie al Nord, ma anche per “rompere” la solitudine di lavoratori “invisibili” e senza tutele, per chiedere l&#8217;immediata approvazione della proposta di legge sull&#8217;equo compenso per il lavoro giornalistico autonomo e per sostenere una trattativa sul mercato del lavoro che cancelli il “precariato a vita” e la deregulation selvaggia di questi anni.<br />
L&#8217;iniziativa è promossa dal Comitato “Giornalisti senza tutele: altro che casta”, costituito per l’occasione dai giornalisti freelance, autonomi e parasubordinati di Stampa Romana e dal coordinamento precari “Errori di stampa” di Roma, ma è aperta all’adesione e partecipazione di tutti quanti, singoli ed organizzazioni, la condividano.<br />
Fa parte della campagna “Io mio chiamo Giovanni Tizian” &#8211; promossa dall’associazione daSud – ed è in sintonia con la maratona “Altrochecasta”, organizzata il 22 gennaio a Occupy-Liberazione.<br />
Noi giornalisti senza contratto e “invisibili” non siamo una “casta”, come molti credono,  né dei “privilegiati”, come ci ha definito un mese fa anche il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero. </p>
<p><strong>Dignità e rispetto</strong><br />
Il giornalismo italiano ha cambiato volto: gli autonomi e i precari sono ormai più numerosi degli assunti, oltre 24 mila rispetto a 19 mila. Essendo un “costo”di gran lunga inferiore a quello di un contrattualizzato, si va affermando la tendenza a sostituire i dipendenti che lavorano in redazione con gli “atipici” esterni alla redazione. Le nostre firme sono sulle principali testate italiane, contribuiamo per oltre il 50% alla realizzazione di quotidiani, periodici, radio, tv, online: eppure siamo spesso sottopagati, quasi sempre senza tutele. Realizziamo inchieste sulla mafia e le sue infiltrazioni al nord, corrispondenze di guerra, reportage da Gaza e dalle rivolte in Iran o Maghreb. Lavoriamo in trincea, fuori dalle redazioni, senza contratto, pagati a pezzo con compensi quasi sempre irrisori, a volte anche di pochi euro e liquidati a distanza di mesi, o con Co.co.co spesso “capestro”, spesso senza percepire nemmeno un fisso al mese e per giunta con clausola di esclusiva.</p>
<p><strong>Lavoro senza tutele</strong><br />
Il 26 gennaio ci ritroviamo in piazza accanto a Giovanni Tizian perché non si può essere pagati 4 euro ad articolo e, come sovrapprezzo, finire sotto scorta. Né si può vivere sotto minaccia, com’è capitato a Rosaria Malcangi, vittima di un’intimidazione dinamitarda in Puglia, o come capita in vari modi ad altri colleghi. Né si può farla finita come Pierpaolo Faggiano, suicida lo scorso giugno: a 41 anni veniva ancora pagato soltanto 6 euro a pezzo.<br />
Il precariato sottopagato non è più limitato al “periodo di prova”, cui segue un’assunzione: può invece durare una vita intera, privandoci di un presente dignitoso, rubandoci i sogni, le prospettive di un futuro. A 30 anni, ma anche a 40 e più anni, si corre a caccia di notizie per garantire ai cittadini un bene primario come l’informazione; senza tutele contrattuali,  previdenziali, assicurative; umiliati da compensi non adeguati al lavoro svolto e da condizioni di lavoro che spesso offendono anche la dignità personale, prima che professionale.<br />
E, quando le testate chiudono o sono in stato di crisi, come purtroppo sta accadendo sempre più spesso, i primi a essere “dismessi” sono i non contrattualizzati, che non possono beneficiare nemmeno di ammortizzatori sociali. “Scaricati” da un giorno all’altro, dopo anni di lavoro.</p>
<p><strong>Subito la legge sull’equo compenso: no contributi a chi sfrutta</strong><br />
Un lavoro sempre precario, oltre a ledere la dignità personale, rende il giornalista più vulnerabile, in quanto più facilmente oggetto delle pressioni degli editori.<br />
E un’informazione sotto ricatto è un gravissimo danno anche per i cittadini e la democrazia. Chiediamo quindi al Parlamento una rapida approvazione della proposta di legge sull’equo compenso per il lavoro giornalistico “non dipendente”, che ha come riferimento<br />
l’art. 36 della Costituzione, in discussione alla Camera: prevede, tra l’altro, che il rispetto dei compensi minimi debba essere requisito necessario per l’accesso a qualsiasi contributo pubblico da parte delle aziende editoriali.<br />
Chiediamo che si aprano tavoli di trattativa, a livello nazionale e regionale (con i Ministeri e gli assessorati competenti), per stabilire regole certe in un mercato del lavoro sempre più selvaggio e adeguate misure di welfare.</p>
<p><strong>Comitato promotore “GIORNALISTI SENZA TUTELE: ALTRO CHE CASTA”<br />
(Freelance, autonomi e parasubordinati di Stampa Romana ed Errori di stampa)</strong></p>
<p>Per contatti:<br />
26gennaio@gmail.com<br />
http://www.facebook.com/groups/freelance.collaboratori/<br />
erroridistamparm.blogspot.com/<br />
http://www.facebook.com/groups/111399755597984/</p>
<p>Ufficio stampa: Valeria Calicchio cell. 347.1739345<br />
Per interviste: Raffaella Cosentino cell. 333.7401795</p>
<p>Articolo 21; Associazione Stampa Romana; Commissione Nazionale Lavoro Autonomo Fnsi; Coordinamento giornalisti precari e freelance dell&#8217;Assostampa Friuli Venezia Giulia; DaSud (Associazione antimafie); Diritto di Critica; Gruppo di lavoro sul precariato del Consiglio Nazionale dell&#8217;Ordine dei giornalisti; Malitalia; Occupy Liberazione; Ordine nazionale dei giornalisti; Pagina Facebook  Giornalisti freelance-http://freelance20.ning.com/ ; Radio 100 passi; Re:Fusi &#8211; Coordinamento dei giornalisti atipici freelance precari del Veneto; SottoPRESSione &#8211; Rete nazionale Coordinamenti giornalisti atipici freelance precari; Youth Press</p>
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		<title>Mario Francese</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 07:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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(di Claudia Benassai)
Correva l’anno 1976. Le lancette dell’orologio segnavano le 21.15. Mario Francese cronista di cronaca giudiziaria del Giornale di Sicilia stava rientrando a casa. Gli ultimi minuti della sua vita si sono consumati davanti casa sua. I passi per tornare a casa sono stati bruscamente interrotti da quattro colpi di pistola che lo hanno [...]]]></description>
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<p>(di Claudia Benassai)<br />
<strong>Correva l’anno 1976. Le lancette dell’orologio segnavano le 21.15</strong>. Mario Francese cronista di cronaca giudiziaria del Giornale di Sicilia stava rientrando a casa. Gli ultimi minuti della sua vita si sono consumati davanti casa sua. I passi per tornare a casa sono stati bruscamente interrotti da quattro colpi di pistola che lo hanno raggiunto alle spalle e lo hanno freddato con una tremenda lucidità. <strong>Ma chi era Mario Francese? </strong>Le sue cronache sono state definite coraggiose. La sua personalità quella di un lucido profeta: “La mafia è come una congregazione di mutua assistenza che ha suoi uomini in ogni struttura dell’apparato dello Stato e della società dove li infiltra, nell’apparente rispetto della legalità, per ricavarne vantaggi puntando sulla corruzione, sull’omertà, sul rispetto. Attraverso il suo sviluppo, la mafia ha fornito negli anni possibilità di lavoro illegale o legalizzato, solidarietà, assistenza, collaborazione in ogni iniziativa le cui finalità non sono in contrasto con i principi dell’”organizzazione”. Queste parole sono state impresse su carta in un periodo nel quale per la mancanza di collaboratori di giustizia il ritratto della mafia non era solo oscuro, ma era anche accompagnato da una cappa plumbea.<strong> Ed è così che una voce solitaria e coraggiosa tesse le fila della storia stragista della mafia corleonese.</strong> La Cosa Nostra che alza la posta  in gioco, elimina i rivali, inaugura sequestri e punta al controllo degli appalti pubblici, nel clima desolante della ricostruzione del Belice, che mette in gioco una “ballata di miliardi” e tutta l’invettiva di Totò Riina che con orchestrazioni ricche di complicità e connivenze corre verso l’arricchimento lasciando non solo una scia di distruzione e morte ma anche la puzza del compromesso morale. Intanto mentre i pezzi battuti e picchiati sulla macchina da scrivere si sono fermati a trentasei anni fa e lo spessore professionale di un giornalista è rimasto intrappolato tra le maglie di una giustizia che è arrivata troppo tardi, resta però l’essenza del giornalismo che traspare dalla parola audace e battagliera di un uomo che si è identificato perfettamente con la missione del giornalismo: cercando, raccontando, ricostruendo storie che solo in un tempo troppo lontano per lui, si sarebbero rivelate dirompenti e travolgenti agli occhi della società civile. In particolare, ancor di più importanti, per chi si affaccia timidamente nel mondo dell’informazione, in cui ti raccontano che tutto è precario e succube di un’informazione aleatoria, sensazionalistica, fast food. dove il piglio critico è eluso da notizie frammentate, divise anni luce dalle ricostruzioni attente tipiche del filatelico Mario Francese che hanno gettato lustro al giornalismo, servendo solo il principio di una stampa libera, curiosa, attenta, scevra da condizionamenti e sudditanza. Le storie offerte al lettore da Mario Francese, oggi come allora, sono quasi assenti dalla stampa, riaffiorano grazie  all’impegno di professionisti dell’informazione, anonimi, precari, minacciati. Quindi restano gli ideali che sono perseguiti dai precari dell’informazione che anche se inglobati nella macchina veloce della stampa guardano alla tensione morale di giornalisti come lui. <strong>Giornalista con la schiena dritta</strong>. Giornalista che ha consumato la suola da scarpe tra i palazzi di giustizia e le realtà di una Sicilia che allora moriva tra taciti accomodamenti e terribili stragi, malvisto dai mafiosi che lo definivano “cornuto”e lo etichettavano come nemico dei mafiosi. <strong>L’auspicio oggi è che al silenzio della mafia, non corrisponda il silenzio sulle vittime di mafia. </strong></p>
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		<title>Appuntamento con il boss/18</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 21:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Il filo di Arianna,lungo e sottile, forse condurrà verso un’uscita. Ma quale? e Alessio ha pensato al momento in cui qualcuno potrebbe stringergli le manette ai polsi?
E questo qualcuno è quell’uomo che lo segue dal momento della sua fuga? Domande, dubbi, dilemmi che girano nella sua testa come in molti di noi. Questa storia avrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss18/matteoappuntamento/" rel="attachment wp-att-9179"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/matteoappuntamento.jpg" alt="" title="matteoappuntamento" width="223" height="226" class="alignleft size-full wp-image-9179" /></a></p>
<p><strong>Il filo di Arianna,lungo e sottile, forse condurrà verso un’uscita</strong>. Ma quale? e Alessio ha pensato al momento in cui qualcuno potrebbe stringergli le manette ai polsi?<br />
E questo qualcuno è quell’uomo che lo segue dal momento della sua fuga? Domande, dubbi, dilemmi che girano nella sua testa come in molti di noi. Questa storia avrà mai fine? E quale sarà questa fine?<br />
Intanto c’è chi ha superato le stragi,le  bombe e gli attentati e ancora può raccontare molto. C’è chi non ha mai perso le sue tracce. E continua ad accumulare notizie. <strong>Forse Alessio non ha mai incontrato gli occhi del suo “cacciatore” o forse si. E forse ne conosce lo sguardo e il modo di sentire. Sa che anche lui è solo</strong>. Combatte la sua guerra  e qualche volta pensa di essere stato abbandonato da tutti. Alessio questo non lo pensa mai invece.<br />
La loro è certamente una partita a scacchi. E’ certamente la battaglia del bene contro il male ( e ognuno di loro pensa di essere dalla parte giusta). Dura dal 1993 questa guerra. E ogni colpo inferto al suo patrimonio è un colpo inferto a lui, alla sua latitanza,alle sue ricchezze, al suo onore e al suo potere. Si sente accerchiato ma non ha nessuna intenzione di mollare ma sa che anche l’altra parte non mollerà la presa. Troppo alta la posta, troppo importante arrivare all’obiettivo. Troppi uomini morti ci sono tra Alessio e la Legge. <strong>Troppe vite spezzate, troppo dolore. Per scelta o perché stretto nell’angolo, alla fine dovrà cedere.</strong></p>
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		<title>Appuntamento con il boss/17</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 21:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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La morte del padre è stato quindi l’inizio, quello vero. I lavoretti erano cosa da niente per Alessio che aveva le idee chiare: arrivare ad essere il capo. U zu Cicciu gli ha lasciato una bella eredità: ammazzare la gente quando c’è bisogno e ‘fottere’ chiunque se serve a raggiungere gli obiettivi. Trapani è sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss17/labirinto/" rel="attachment wp-att-9152"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/labirinto.jpg" alt="" title="labirinto" width="257" height="196" class="alignleft size-full wp-image-9152" /></a></p>
<p><strong>La morte del padre è stato quindi l’inizio, quello vero</strong>. I lavoretti erano cosa da niente per Alessio che aveva le idee chiare: arrivare ad essere il capo. U zu Cicciu gli ha lasciato una bella eredità: ammazzare la gente quando c’è bisogno e ‘fottere’ chiunque se serve a raggiungere gli obiettivi. Trapani è sempre la stessa, non a caso ancora è possibile fare il necrologio du zu Cicciu sul giornale. La città si è mai chiesta se dietro ci possa essere Alessio?<br />
Ah, già. Lui è anche Diabolik. Lo è così tanto da architettare stragi e omicidi. Giocare d’astuzia è il suo forte. Come quella partita a scacchi col poliziotto che lo insegue: una mossa ciascuno, lentamente, senza sbagliare. Qualsiasi errore potrebbe essere fatale. <strong>“I Torquemada da strapazzo” non sono riusciti a fermarlo, è vero</strong>. Nessuno fino ad oggi è riuscito a capire da dove iniziare questa storia che sembra infinita. Ci sono una serie di tracce, ma potrebbero anche essere un depistaggio?<br />
Chi lo sa. Intanto a Trapani i suoi occhi potrebbero nascondersi dietro al volto di chiunque. La sua volontà è sovrana e quei picciotti staranno facendo a gara per soddisfare ogni suo desiderio. Il suo padrino, Totò Riina, non ha mai lasciato la moglie da sola, a parte quando è stato strettamente necessario. A tradire Provenzano ci si è messa di mezzo pure la malattia che l’ha costretto ad arrivare fino in Francia, quando gli uomini della polizia erano già sulle sue tracce. Quella Bibbia consumata che ha lasciato nel suo covo, è frutto di una lunga meditazione e di una profonda fede? Ma per cosa? Quelle letture giustificavano i morti ammazzati? Dell’ultimo padrino, invece, non vi è traccia da un sacco di tempo. <strong>Quei pizzini fino al 2006 e quei beni sequestrati la scorsa settimana. Siamo entrati in un labirinto. Il filo di Arianna,lungo e sottile, condurrà mai qualcuno verso l’uscita?</strong></p>
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		<title>In ricordo di Cesare Terranova e Paolo Borsellino</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 20:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Jana Cardinale)
&#8220;Un momento di esaltazione della memoria, soprattutto nei confronti dei giovani, ai quali vorremmo trasmettere i valori impersonati da questi due illustri colleghi uccisi barbaramente dalla mafia, proprio perché hanno fatto bene il loro lavoro&#8221;.Sono le parole del presidente del Tribunale di Marsala, Gioacchino Natòli, presente ed emozionato, sabato 21 gennaio, alla cerimonia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/in-ricordo-di-cesare-terranova-e-paolo-borsellino/404186_3037516027284_1544500349_32804662_80408566_n/" rel="attachment wp-att-9171"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/404186_3037516027284_1544500349_32804662_80408566_n-300x225.jpg" alt="" title="404186_3037516027284_1544500349_32804662_80408566_n" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-9171" /></a></p>
<p>(di Jana Cardinale)<br />
<strong>&#8220;Un momento di esaltazione della memoria, soprattutto nei confronti dei giovani, ai quali vorremmo trasmettere i valori impersonati da questi due illustri colleghi uccisi barbaramente dalla mafia, proprio perché hanno fatto bene il loro lavoro&#8221;</strong>.Sono le parole del presidente del Tribunale di Marsala, Gioacchino Natòli, presente ed emozionato, sabato 21 gennaio, alla cerimonia di scopertura  delle riproduzioni fotografiche dei giudici Cesare Terranova e Paolo Borsellino, in occasione del 43° anniversario dell&#8217;apertura del Tribunale lilibetano. Accanto a Natòli, Anna Palma, presidente della Fondazione Cesare Terranova, che ha ribadito: <vogliamo ricordare e presentare ai giovani di queste scuole due persone che hanno interpretato nel giusto modo i veri valori della legalità, invitando tutti a praticarli giornalmente>. Sabato scorso alla manifestazione voluta dall&#8217;Associazione Nazionale Magistrati, dall’Amministrazione Comunale guidata da Renzo Carini, dalla presidenza del Tribunale e dalla Procura della Repubblica, erano presenti tutte le autorità militari, civili e religiose, nonché i giovani rappresentanti di alcuni istituti medi e superiori di Marsala, pronti a conoscere meglio e da vicino i due giudici vittime della mafia, figure immortali animate dall’amore per la propria terra e per la sua crescita nel rispetto delle regole civili e giuridiche. <strong>&#8220;Marsala si impegna a ricordare”</strong>, così come è stato sottolineato dal presidente dell’Anm, Marcello Saladino – ha voluto costituire un piccolo e significativo segnale per contribuire a scardinare sul territorio di riferimento gli effetti perversi prodotti dal cosiddetto &#8220;psichismo mafioso&#8221;. La cerimonia,  cui ha preso parte anche Manfredi Borsellino, attento, più volte citato dal sindaco che lo ha invitato a tornare spesso nella città in cui suo padre prestò un servizio importante ed apprezzato, incontrando più volte i ragazzi delle scuole, è stata organizzata in un particolare momento di perplessità &#8211; e anche di sconforto &#8211; sulla stabilità del Tribunale cittadino, a causa delle notizie divulgate nelle scorse settimane sulla possibile soppressione dell’istituzione, in procinto di essere accorpata a quella di Trapani. Notizie che però ben presto sono state raggiunte da tutte le rassicurazioni necessarie, anche da quella relativa all’inaugurazione del nuovo Tribunale, atteso da qualche anno, alla quale ben presto potranno assistere i marsalesi, assieme a quella del nuovo carcere, proprio in sostegno di quello che è il 5° Tribunale in Sicilia per mole di lavoro. Marsala ha voluto ricordare, dunque,<strong> Terranova e Borsellino</strong>, così come ha istituzionalizzato il ricordo di Paolo Borsellino nel giorno della strage e così come ha lavorato fino ad ottenere da poco, un finanziamento di 900 mila euro per utilizzare un bene confiscato alla mafia, che diventerà un centro per ragazze madri aperto all’impegno di tutti. In una giornata dalla pioggia esitante, sabato, piazza Borsellino è stata illuminata da quella scopertura preziosa, carica di emozione, seguita da applausi e riconoscenza, tra i volti commossi dei presenti e le note impagabili dell’Inno d’Italia, colonna sonora di un tributo doveroso a<strong> Cesare Terranova e Paolo Borsellino: procuratore della Repubblica a Marsala fino al 1973, il primo, che si occupò del &#8220;mostro&#8221; Michele Vinci, ucciso assieme al maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso, e procuratore capo a Marsala dal 1986, dove per cinque anni guiderà una delle Procure più impegnate sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, il secondo.</strong></vogliamo></p>
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		<title>Ma il cielo è sempre più blu</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Domenico Logozzo)
“Ho ritrovato la mia terra più bella di quanto non sospettassi io stesso, coi suoi altopiani interni che paiono d&#8217;una contrada boreale d&#8217;Europa, e la vecchia consunta sponda greca del Mar Jonio”.Così scriveva Corrado Alvaro nel maggio del 1938 della nostra bella ed amata Calabria.Sensazioni positive.Come quelle che suscita oggi la splendida costa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/gioiosa-ionica/" rel="attachment wp-att-9160"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/gioiosa-ionica-300x188.jpg" alt="" title="gioiosa ionica" width="300" height="188" class="alignleft size-medium wp-image-9160" /></a></p>
<p>(di Domenico Logozzo)<br />
<strong>“Ho ritrovato la mia terra più bella di quanto non sospettassi io stesso, coi suoi altopiani interni che paiono d&#8217;una contrada boreale d&#8217;Europa, e la vecchia consunta sponda greca del Mar Jonio”</strong>.Così scriveva Corrado Alvaro nel maggio del 1938 della nostra bella ed amata Calabria.Sensazioni positive.Come quelle che suscita oggi la splendida costa calabrese attraverso la foto pubblicata su facebook da un cultore del passato e del presente di Gioiosa Jonica,come Luciano Linares D’Aragona.Un benemerito della comunità gioiosana che con umiltà e passione mette in luce le bellezze di una terra troppo infangata ed umiliata.Ingiustamente abbandonata.<strong>Colpevolmente ghettizzata.</strong>La foto è stata scattata alle 11.45 di martedì 24 gennaio 2012 sulla spiaggia di Marina di Gioiosa Jonica.Fantastica.Con le pietre brillanti,il mare limpido,il cielo  blu ,quel “cielo sempre più blu” cantato  da Rino Gaetano,un figlio della costa jonica ,un crotonese che ha onorato la Calabria.<br />
Questa immagine conserviamola.Nella mente e nel cuore.E tiriamola fuori nei momenti in cui sentiamo il bisogno di ammirare i doni che madre natura ha dato alla Calabria.Per non dimenticare le nostre limpide e forti origini. Natura da amare.Da rispettare.Beni dell’umanità.Quanti ci sono nella parte estrema e più profonda e più ignorata d’Italia!Riportali alla luce.Il miracolo dei Bronzi si è compiuto nei primi anni Settanta a pochi  chilometri di distanza da qui,nel mare di Riace.Luoghi e tesori esplorati e da esplorare che la Calabria deve mantenere integri.<strong>Esaltare.Non deturpare.Non far deturpare.Da nessuno .E per nessun motivo!</strong> E quando,alla vigilia della stagione estiva,come da decenni accade,ci verranno  a dire – e lo faranno sapere a tutto il mondo -,che “il mare calabrese è inquinato”, che bisogna stare attenti :”è sporco, ci sono problemi per la salute dei turisti,grossi problemi per la balneabilità”, rispondiamo per le rime.Facciamoci sentire.Questa foto tiriamola fuori,mostriamo il vero volto della Calabria pulita,limpida,da ammirare e da amare.Le campagne pubblicitarie si fanno attraverso la promozione della realtà,non con i…fumetti che costano molto e producono poco.Una foto come questa vale milioni di euro! Ma attenzione:non prestiamo il fianco ai nemici dello sviluppo turistico calabrese.Facciamo funzionare i depuratori,costruiamone di nuovi,la raccolta dei rifiuti sia all’altezza della situazione,facciamo sì che la nostra terra sia davvero un modello di accoglienza e che la parola che con il sorriso viene più frequentemente usata con gli ospiti:”Favorite”,sia davvero la parola chiave per “favorire” l’avvio di un rapporto diverso e proficuo con l’industria del forestiero.Il turismo può e deve essere efficacemente una carta vincente per la nostra terra che i denigratori ad oltranza vorrebbero eternamente in ginocchio.Per sfruttarla ed impoverirla ulteriormente<br />
Ripartenza.Deve essere questo l’obiettivo primario.La  sfavillante foto del mare d’inverno di Marina di Gioiosa Jonica è un invito a riflettere e ad agire.Onda su onda,per far salire la Calabria verso posizioni economiche,sociali e culturali più consone alle sue effettive capacità di progettare e di fare bene.Mettendo in condizione di non nuocere le forze antisociali che vorrebbero questa nostra terra per sempre succube degli influssi  <strong>paralizzanti del clientelismo e dell’arroganza politico-mafiosa che tanti guai hanno provocato.</strong>Fin dal lontano passato,come viene ampiamente testimoniato,anche  nei primi Anni Cinquanta,dai resoconti parlamentari dei grandi giornali del Nord.Accese sedute alla camera sul problema della criminalità organizzata.Dalla “Stampa” di Torino del 6 ottobre 1955 riprendiamo questo intervento del parlamentare del Pci,Mario  Alicata,che è stato segretario regionale in Calabria e sindaco di Melissa: “Abbiamo ragione quando diciamo che la causa della delinquenza calabrese è da ricercarsi nella corruzione e nell&#8217;intrigo degli agrari reggini. Mentre la caccia ai latitanti (167, pare, e in gran, parte per cause d&#8217;onore) prosegue con mano dura che contrasta con le indulgenze di un recentissimo passato, non si è considerato che la maggior  parte del reati in Calabria negli ultimi tempi sono stati di estorsione. Ciò vuol dire, in chiare parole, questo: che la mafia è stata rafforzata dagli agrari reggini per arrestare la legittima emancipazione delle masse di braccianti e lavoratori troppo duramente trattati e ora questa mafia è forte e prepotente, e ricattatrice. E’ in atto una vera e propria rissa tra varie clientele politiche per salvare i rispettivi capi elettori dalla scure di Marzano. E&#8217; in queste clientele che bisogna colpire, è la corruzione che bisogna stroncare. Capi mafia legati ad uffici pubblici impongono una taglia del 10 &#8211; 15 per cento sui fondi destinati alla ricostruzione delle case distrutte dall&#8217;alluvione dello scorso anno. Ma ciò è solo un aspetto della corruzione. Non parliamo di quanto succede nei mercati degli agrumi e del bergamotto.<strong> L&#8217;Aspromonte non è soltanto un mito di banditi, significa anche un pugno di lavoratori che combattono contro la prepotenza agraria e le  sopraffazioni”</strong>.L’immagine pulita della foto gioiosana è un richiamo forte e deciso a determinare le condizioni per rendere così bella e splendente la Calabria dei buoni e dei giusti!</p>
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		<title>Appuntamento con il boss/16</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 21:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Bisogna stare attenti. Molto attenti. In mezzo a questa storia ci sono uomini di fiducia, tanti uomini di fiducia. Non si tratta di un boss comune, questo è chiaro. L’invisibile, ‘u siccu, Alessio è uno, nessuno e centomila. Ha tante maschere che ha saputo indossare a seconda delle circostanze. Si è sempre mostrato “un buono” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss16/attachment/1/" rel="attachment wp-att-9148"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/1-300x216.jpg" alt="" title="1" width="300" height="216" class="alignleft size-medium wp-image-9148" /></a></p>
<p><strong>Bisogna stare attenti. Molto attenti.</strong> In mezzo a questa storia ci sono uomini di fiducia, tanti uomini di fiducia. Non si tratta di un boss comune, questo è chiaro. L’invisibile, ‘u siccu, Alessio è uno, nessuno e centomila. Ha tante maschere che ha saputo indossare a seconda delle circostanze. Si è sempre mostrato “un buono” con chi gli poteva essere utile. Mai nervoso, almeno apparentemente. Questa è una storia in cui si incontrano politici, imprenditori, faccendieri, amministratori, cittadini collusi o, semplicemente, conniventi. Questa è la storia di chi custodisce troppi segreti di Cosa nostra per essere catturato. La sua forza è quello che ha raccolto in tutta la sua vita. Non solo gli omicidi, no. Certe volte serve sparare altre volte non c’è bisogno. Di lui si conosce tutto e niente. Si conoscono i vizi e le passioni, che probabilmente sono cambiate. <strong>Quello che ha lasciato sono le 14 lettere, i 14 pizzini dove sono gelosamente nascosti i nomi dei suoi referenti. Un codice linguistico poco originale, per come l’aveva inventato Provenzano. Una scrittura chiara e molto più asciutta rispetto a quella dell’ex padrino.</strong><br />
<em>“Per il discorso di suo nipote che vuole un aiuto con una ditta di gelati che ha sede da me, il VC non mi ha detto niente e penso che non sa niente se no me l’avrebbe detto, quindi io ho avuto accennato questo discorso solo da lei, ma con il solo suo accenno non posso fare nulla. Quindi la prossima volta mi faccia sapere il nome della ditta dei gelati, il nome di suo nipote, ed il tipo di aiuto che vuole, avendo ricevuto questi dati mi muoverò per risolvere il tutto. Se vuole fare prima può mandare questi dati a 121e così già lui si adopererà per risolvere il tutto”.</em><br />
Alessio è convinto che può fare quello che vuole. Per altre cose, però, servono gli “insospettabili”. O c’è uno insospettabile o non si fa nulla. Sa fin dove si può spingere a seconda degli affari. Queste sue attenzioni lo rendono invisibile. Chissà quanti insospettabili l’hanno incontrato lungo tutta la sua latitanza…<strong>E gli rimane il sospetto che quel cacciatore che lo insegue qualcosa in mano ce l’abbia…..</strong></p>
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		<title>Autodichia e privilegi dei deputati</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 13:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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(di Elia Fiorillo)
Confesso che il termine &#8220;autodichia&#8221; non l&#8217;avevo mai sentito pronunciare. Colpa mia. Credo che come me molti italiani non si siano mai imbattuti in esso. Significa: &#8220;capacità degli organi costituzionali di risolvere, all&#8217;interno della propria amministrazione, le controversie concernenti personale dipendente, senza adire tribunali esterni&#8221; (Wikizionario). Il termine “autodichia” l&#8217;ho appreso leggendo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/autodichia-e-privilegi-dei-deputati/camera-dei-deputati/" rel="attachment wp-att-9156"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/camera-dei-deputati.jpg" alt="" title="camera dei deputati" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-9156" /></a></p>
<p>(di Elia Fiorillo)</p>
<p><strong>Confesso che il termine &#8220;autodichia&#8221; non l&#8217;avevo mai sentito pronunciare</strong>. Colpa mia. Credo che come me molti italiani non si siano mai imbattuti in esso. Significa: &#8220;capacità degli organi costituzionali di risolvere, all&#8217;interno della propria amministrazione, le controversie concernenti personale dipendente, senza adire tribunali esterni&#8221; (Wikizionario). Il termine “autodichia” l&#8217;ho appreso leggendo del malumore di un po&#8217; di nostri rappresentanti al Parlamento. Il problema posto è se sia giusto che i parlamentari vadano in pensione a sessant&#8217;anni. Mi riferisco, s&#8217;intende, ai vitalizi dei deputati e non dei comuni mortali. I sessant&#8217;anni quelli, i lavoratori comuni, maschi e femmine che siano, se li sono già lasciati dietro da un pezzo. </p>
<p><strong>Per farla breve, un po&#8217; di onorevoli, pare diciotto, hanno presentato ricorso avverso alla delibera dell&#8217;Ufficio di presidenza della Camera che il 14 dicembre dello scorso anno ha riformato il sistema dei vitalizi ai deputati.</strong> La discussione in fatto di pensionamenti è ancora in corso e si può ben capire il perché. Prima del pronunciamento dell&#8217;Ufficio di presidenza il vitalizio, in base  alle legislazioni compiute, veniva concesso al raggiungimento dei cinquant&#8217;anni d&#8217;età. Oggi, al di là delle legislature, si dovrebbe andare in pensione a sessant&#8217;anni. E qui entra in campo l&#8217;autodichia ed il “Consiglio di giurisdizione” che fu istituito dal presidente della Camera Luciano Violante nel 1998. E&#8217; un organo di primo grado che consente di presentare “&#8230;ricorsi e qualsiasi impugnativa, anche presentata da soggetti estranei alla Camera, avverso gli atti di amministrazione della Camera&#8230;” (art. 1 del regolamento per la tutela giurisdizionale non concernente i dipendenti). </p>
<p>Insomma, i diciotto parlamentari designati dal Popolo, sentendosi defraudati hanno fatto ricorso al Consiglio che è composto da tre deputati. Presidente è Giuseppe Consolo di Futuro e libertà per il terzo polo. Deputati membri sono: Tino Iannuzzi del Pd e Ignazio Abrignani del Pdl. Ci sono poi tre membri supplenti che sostituiscono i titolari in caso d&#8217;impedimento di questi ultimi. C&#8217;è anche il Consiglio di giurisdizione d&#8217;appello il cui presidente è Maurizio Paniz del Popolo della liberà, con quattro deputati membri. Onorevoli che giudicano ricorsi di altri onorevoli? Si, proprio così. E la materia del contendere non è di poco conto. E&#8217; argomento sensibile nell&#8217;opinione pubblica che sulla propria pelle ha subito modifiche all&#8217;età pensionabile proprio ultimamente dal governo Monti. </p>
<p><strong>La maggior parte dei nomi dei diciotto inquilini “ricorrenti” di Montecitorio non si conoscono.</strong> Top secret. Pare che tra gli appellanti ci sarebbero rappresentanti un po&#8217; di tutto “l&#8217;arco costituzionale”, come si diceva una volta. C&#8217;è la privacy che non va violata. L&#8217;unico che ha rotto il fronte del silenzio e che  ha ammesso il passo fatto – e comunque va apprezzato per questo &#8211; è l&#8217;ex sottosegretario del governo Berlusconi, Roberto Rosso, di cinquantuno anni, alla sua quinta legislatura. Il suo ragionamento è che i diritti acquisiti non si possono toccare, sono intangibili. Dalle sue argomentazioni difensive parrebbe che i parlamentari siano diventati dei soggetti che non hanno più parità di diritti con gli altri cittadini. Ne hanno di meno di diritti, non di più. Insomma, tutto l&#8217;incontrario di quello che nell&#8217;immaginario collettivo si ritiene. </p>
<p>I deputati, i parlamentari in generale, di responsabilità ne hanno tante legate al loro delicato ufficio. Non sono cittadini comuni. Hanno scelto loro di fare i rappresentanti del Popolo. Oneri ed onori, come si sul dire. E gli oneri, al di là di quello che si può pensare, per il parlamentare scrupoloso, sono superiori agli onori. Lavorare per il bene comune non è cosa facile. Le altra qualità che un rappresentare del Popolo deve avere è di essere opportuno e realista. Opportuno, non opportunista. Pensare che con un ricorso possa ribaltare una situazione  che con sano realismo l&#8217;Ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha assunto, non solo non è opportuno, è  anacronistico. </p>
<p><strong>Il Governo in carica ha messo le mani nelle tasche dei soliti noti, lavoratori dipendenti in primis</strong>; ha toccato l&#8217;età pensionabile “senza se e senza ma”; si sta battendo per operazioni di liberalizzazioni epocali per “salvare l&#8217;Italia” &#8211; e ci auguriamo per farla anche crescere -, eppure qualche rappresentante di quei soggetti tartassati si sofferma sul proprio particolare, invocando i “diritti acquisiti”. Sarà interessante seguire l&#8217;iter del ricorso per capire come andrà a finire.  Se cioè i diritti acquisiti sono tali per il ceto politico e non per i comuni cittadini. </p>
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		<title>Appuntamento con il boss/15</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 21:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Nino Giuffrè]]></category>
		<category><![CDATA[stragi del 1993]]></category>
		<category><![CDATA[Totò Riina]]></category>

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La gente muore e lui continua a vivere. Continua a circolare per la Sicilia e per il mondo intero mentre  qualcuno ancora si chiede se “la perquisizione tempestiva del covo di Riina avrebbe evitato le stragi del 1993”.
Una domanda alla quale non si riesce a rispondere  anche perché nessuno sa cosa avesse il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss15/totoriina/" rel="attachment wp-att-9144"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/totòriina.jpg" alt="" title="totòriina" width="258" height="195" class="alignleft size-full wp-image-9144" /></a></p>
<p><strong>La gente muore e lui continua a vivere.</strong> Continua a circolare per la Sicilia e per il mondo intero mentre  qualcuno ancora si chiede se “la perquisizione tempestiva del covo di Riina avrebbe evitato le stragi del 1993”.<br />
Una domanda alla quale non si riesce a rispondere  anche perché nessuno sa cosa avesse il capo dei capi nel suo archivio. Qualcuno racconta che fu sua moglie ad andare a prendere le carte quella notte del gennaio 1993. La casa era rimasta incustodita,chissà mai perché, e lei era entrata a portare via documenti. Qualcun altro fece il lavoro più duro cioè quello dei mobili, per esempio.<br />
<strong>Ma il buon Giuffrè,il  pentito,</strong> dice che sicuramente tutto adesso è in mano di Alessio, il pupillo di Riina.<br />
Solo a lui possono essere arrivate quelle carte, prove concrete di accordi, traffici, affari. Solo a lui a cui pare che il capo avesse confidato che erano stati i massoni a far mettere le bombe “i massoni vòsiru ca ci fici chistu”.<br />
E lui adesso mantiene i segreti e quelle carte sono forse la sua assicurazione sulla vita. Chi deve morire perché questa polizza scada? O morirà anche lui latitante come il padre Ciccio? Ogni 30 novembre qualcuno ricorda la sua morte con un necrologio. Qualche volta solo “in ricordo di te” o anche, in latino “Spatium est  ad nascendum  et spatium est ad morendum …………” in ricordo di colui che ha insegnato tutto <strong>“ grazie a lui ho capito tante cose che di solito non vengono dette verbalmente, ma solo con un sorriso, uno sguardo, un gesto”. E Alessio cosa avrà trasmesso?</strong></p>
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		<title>Appunatmento con il boss/14</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 21:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Lui è ancora libero. Non importa se per comandare si deve passare sui cadaveri di decine di persone. Quelle sono mosche. Non contano a nulla. Non sono nessuno di fronte al potere feroce del boss. Ma cosa vuol dire essere il boss?
Dario era un giovane studente d’architettura. Siciliano pure lui. Urlava la sua rabbia quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appunatmento-con-il-boss14/via-georgofili/" rel="attachment wp-att-9128"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/via-georgofili.jpg" alt="" title="via georgofili" width="270" height="187" class="alignleft size-full wp-image-9128" /></a></p>
<p><strong>Lui è ancora libero.</strong> Non importa se per comandare si deve passare sui cadaveri di decine di persone. Quelle sono mosche. Non contano a nulla. Non sono nessuno di fronte al potere feroce del boss. Ma cosa vuol dire essere il boss?<br />
Dario era un giovane studente d’architettura. Siciliano pure lui. Urlava la sua rabbia quando parlava della morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Era pieno di vita e innamorato. Francesca si è salvata miracolosamente da quella furia omicida.<br />
 Ancora sembra di vederlo in via dei Georgofili, pronto a spezzare per sempre la storia d’amore dei due universitari che sognavano di passare la vita assieme. <strong>Essere boss significa colpire a colpi di pistola e mitraglia, mettere il tritolo e fare saltare in aria chiunque e velocemente. Distruggere tutto.</strong><br />
Francesca non vedrà mai più Dario dopo quel giorno. Negli occhi di sua madre tanto dolore per quella storia d’amore finita tragicamente e per la vita del giovane studente. Sua figlia è distrutta. E quella donna non si da pace. Pensa e ripensa ad Alessio. Alla sua spavalderia. Ai suoi vestiti firmati che all’inizio servivano a dargli un tono, un carattere che non aveva. In fondo quel giorno in via dei Georgofili è stato mandato. È stato a sua volta comandato. E tutti questi omicidi commissionati ed eseguiti alla perfezione l’hanno reso importante, un uomo d’onore a suo dire.<br />
Un uomo d’onore che si nasconde come i topi quando passano le forze dell’ordine. Un uomo d’onore che forse non sta sotto terra ma che ha perso per sempre la libertà, la libertà vera. Di decidere cosa fare della sua vita senza doversi guardare per sempre le spalle, senza rischiare di essere catturato e buttato in una cella dove rimanere fino alla fine della sua vita. Quel boss, potente, coi vestiti firmati, con gli occhiali alla moda, con la pistola in mano, pronto a sparare ai nemici, non ha mai vissuto. Si è accontentato di sopravvivere per avere le mani sulla provincia, per comandare con l’appoggio di qualche politico. <strong>E se i suoi referenti politici, ammesso che ci siano, perdessero potere? Sarebbe anche lui da solo, in mezzo alla strada, nudo. A fare la fine di Riina (che credeva di essere intoccabile) e di Provenzano (che gli somiglia così tanto). Può davvero morire latitante?</strong></p>
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		<title>Sono disposto a darmi fuoco</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 13:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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(di Paolo De Chiara)
“La camorra ha iniziato, ma le Istituzioni stanno continuando il lavoro”. Non usa mezzi termini il testimone di giustizia Luigi Coppola per spiegare la sua situazione. Difficile e drammatica per lui e per la sua famiglia. La famiglia Coppola, per una scelta coraggiosa e dignitosa, è costretta ad elemosinare un posto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/sono-disposto-a-darmi-fuoco/luigi-coppola/" rel="attachment wp-att-9124"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/luigi-coppola-300x162.jpg" alt="" title="luigi coppola" width="300" height="162" class="alignleft size-medium wp-image-9124" /></a></p>
<p>(di Paolo De Chiara)<br />
<strong>“La camorra ha iniziato, ma le Istituzioni stanno continuando il lavoro”.</strong> Non usa mezzi termini il testimone di giustizia Luigi Coppola per spiegare la sua situazione. Difficile e drammatica per lui e per la sua famiglia. La famiglia Coppola, per una scelta coraggiosa e dignitosa, è costretta ad elemosinare un posto per dormire. Tutto è cominciato nel 2001. Luigi era un commerciante di auto a Boscoreale, in provincia di Napoli. Stanco delle vessazioni della camorra, denuncia le estorsioni e l’usura. Grazie alle sue denunce si aprono le porte del carcere per alcuni esponenti camorristici locali. Oggi la famiglia Coppola è stata abbandonata dallo Stato. Ritornati nella loro terra, dopo aver girato il Paese, hanno toccato con mano la diffidenza della gente comune. “Un giorno sono entrato insieme alla mia scorta in un noto ristorante di Pompei. A me e mia moglie è stato impedito di sederci a tavola”. Nel gennaio del 2010 il Viminale ha revocato la scorta e la vigilanza fissa. Per lo Stato l’imprenditore Coppola non rischia nulla. Solo per un ricorso al Tar viene risparmiata la scorta. Non è facile, nel BelPaese, la vita dei testimoni di giustizia. Per l’europarlamentare Sonia Alfano: “le loro storie, purtroppo, sono tutte uguali: eroi civili che hanno denunciato i fatti criminosi che hanno subito o di cui sono venuti a conoscenza e che, dopo i processi (le cui sentenze quasi sempre si soffermano sulla nobiltà del loro gesto) sono stati abbandonati dallo Stato, estromessi dai programmi di protezione, lasciati senza sicurezza e senza mezzi di sostentamento”. Luigi Coppola, membro della consulta anticamorra del comune di Boscoreale e coordinatore di uno sportello antiracket, continua la sua solitaria battaglia. “Sono anche disposto a darmi fuoco davanti al Viminale. E’ un mese che ho lasciato l’albergo per motivi economici e nessuno si è curato di noi”.<br />
<strong>Coppola, a chi si riferisce?</strong><br />
“Allo Stato”.</p>
<p><strong>Cosa chiede allo Stato?</strong><br />
“Di essere ricevuto e di cercare una soluzione al mio grosso problema. Nel momento in cui lo Stato mi abbandona definitivamente sotto il profilo della sicurezza la camorra metterà in atto il proprio atto criminale”.</p>
<p><strong>Ha ricevuto altre minacce?</strong><br />
“Sto vivendo temporaneamente presso l’abitazione di mio fratello. Ultimamente si sono registrati degli sgradevoli episodi. Qualcuno, scambiando mio fratello per me, gli ha dato del cornuto. C’è stata una regolare denuncia fatta da mio fratello”. </p>
<p><strong>Esiste una petizione promossa dal comitato per la tutela dei testimoni di giustizia, tra i firmatari Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, Angela Napoli, Giuseppe Lumia, Elio Veltri. A che punto siamo?</strong><br />
“Non ricordo bene se siamo a 1300 o 1400 adesioni. C’è l’intenzione, entro questo mese, di portarla all’attenzione del Capo dello Stato per vedere se almeno lui ci riceva”.</p>
<p><strong>Nel luglio scorso Sonia Alfano ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica per illustrare la situazione dei testimoni di giustizia. Siete stati ricevuti dal Capo dello Stato?</strong><br />
“No, l’incontro non c’è mai stato. A parte la lettera dell’onorevole Alfano, mi ci sono recato personalmente al Quirinale. Insieme a mia moglie abbiamo fatto lo sciopero della fame, ma in tre giorni e tre notti nessuno si è visto. Ho avuto una sola risposta dal Quirinale. In quei giorni sono scesi dei funzionari che mi hanno comunicato che il Capo dello Stato non può interferire in decisioni che devono essere prese da altri organi dello Stato”.</p>
<p><strong>Il neo ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, ha dichiarato che “si interesserà al caso”.</strong><br />
“Il ministro ancora non si è interessato. L’altro giorno sono stato ricevuto dal senatore Giuseppe Lumia e prima dell’incontro sono riuscito ad ascoltare le dichiarazioni della Cancellieri alla Camera dei Deputati, un’interrogazione a risposta immediata sull’altro caso del testimone di giustizia Cutrò. Il ministro ha risposto anche sugli altri testimoni, affermando che il Viminale si è sempre preso cura dei testimoni e nulla sarebbe stato lasciato al caso. Io sono la prova che tutto ciò è falso e sfido la Cancellieri a smentirmi”.</p>
<p><strong>Lei era un rivenditore di automobili a Boscoreale. Nel 2001 denuncia l’estorsione e l’usura della camorra…</strong><br />
“E viene decapitato definitivamente il clan Pisacane di Boscoreale, vengono tratti in arresto un reggente del clan Cesarano, più due suoi cognati. In più vengono arrestati appartenenti al clan Gionta di Torre Annunziata e numerose persone che avevano fatto usura nei miei confronti. In totale 30 persone. Per pagare la camorra fui costretto ad acquisire denaro a tassi usurai. Grazie alle mie dichiarazioni è stato anche sciolto il Comune di Boscoreale per infiltrazioni camorristiche”.</p>
<p><strong>Nel 2002 venite inseriti nel programma di protezione per i testimoni di giustizia…</strong><br />
“Grazie al sostituto procuratore Giuseppe Borrelli, che lavora attualmente presso la Procura di Catanzaro. Prima stava alla Dda di Napoli. Prima di lui, chi aveva preso la situazione in mano non aveva ritenuto opportuno attivare nessuna misura di sicurezza. In quel periodo ho subito due aggressioni e ci sono i referti ospedalieri che lo provano”.</p>
<p><strong>Nel 2007 la famiglia Coppola rientra in Campania, precisamente a Pompei. </strong><br />
“Avevamo scelto Pompei perché ritenuta tranquilla”.</p>
<p><strong>E come siete stati accolti dalle Istituzioni, dalla gente?</strong><br />
“Peggio della camorra. Al sindaco sono state portate delle petizioni che sono state girate alla Direzione Distrettuale Antimafia e all’ex prefetto di Napoli. Il sindaco non ha mai dimostrato sensibilità nei nostri confronti, anche quando siamo stati costretti a vivere nelle auto blindate”.</p>
<p><strong>Come spiega la frase “a voi non si loca e non si vende…”.</strong><br />
“Mi auguro che sia solo un fattore di paura, ma non credo che il Comune di Pompei possa avere paura. Questa è discriminazione”.</p>
<p><strong>Dopo i vari gradi di giudizio, nel 2009, i processi aperti grazie alla sua testimonianza arrivano in Cassazione.</strong><br />
“Ventitre di loro vengono definitivamente condannati per associazione di stampo mafioso. Da un mesetto è uscito il reggente, il braccio destro del clan Pisacane. Stiamo parlando di un clan che fino ad oggi non ha prodotto pentiti e che ha tutta la voglia di rimettersi in piedi, di riprendersi il territorio per continuare con la droga, con le estorsioni e con l’usura”.<br />
Per lo Stato la famiglia Coppola non rischia nulla. Viene revocata la vigilanza fissa e la scorta.<br />
“Alla revoca mi oppongo con un ricorso al Tar. La scorta viene mantenuta, ma la vigilanza non viene rimessa. La camorra dà il proprio segno di apprezzamento con proiettili inesplosi e una bottiglia incendiaria. Attualmente ho ancora la scorta, ma so che stanno operando per eliminarla”.</p>
<p><strong>Oggi come vive la famiglia Coppola?</strong><br />
“A carico di mio fratello e di mia madre, senza un centesimo. Il 24 gennaio le banche mi iscriveranno al recupero crediti e sarà per me la morte civile. E se tutto questo avverrà mi darò fuoco davanti al Viminale”.</p>
<p><strong>Lei ha due figlie.</strong><br />
“Frequentano il liceo”</p>
<p><strong>A scuola come vengono trattate?</strong><br />
“Non bene. Vengono viste come degli appestati dai loro amici, sicuramente condizionati dai genitori”.</p>
<p><strong>L’ex sottosegretario Mantovano le disse: “cerchiamo di non prenderci il dito, la mano e il braccio”.</strong><br />
“Ho presentato regolare denuncia alla Procura di Roma”.</p>
<p><strong>Esiste lo Stato nei suoi territori?</strong><br />
“Stato è una parola troppo grossa. La camorra ha preso il posto dello Stato”.</p>
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		<title>Cronaca di una giornata di lotta</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 07:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[arance]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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(di Arturo Lavorato)
“Mi fa male la gola… ho parlato troppo” dice Ibrahim, massaggiandosi sotto il mento. “Anche a me” gli fanno eco sorridendo Ahmed e Lamin, marocchino uno e senegalese l’altro. Sono braccianti di Rosarno. Per tutta la giornata hanno parlato a giornalisti che prendevano appunti, davanti a telecamere, per telefono con le radio… Ibrahim, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/cronaca-di-una-giornata-di-lotta/bo-2/" rel="attachment wp-att-9111"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/bo-2-300x224.jpg" alt="" title="bo - 2" width="300" height="224" class="alignleft size-medium wp-image-9111" /></a></p>
<p>(di Arturo Lavorato)<br />
<strong>“Mi fa male la gola… ho parlato troppo” </strong>dice Ibrahim, massaggiandosi sotto il mento. “Anche a me” gli fanno eco sorridendo Ahmed e Lamin, marocchino uno e senegalese l’altro. Sono braccianti di Rosarno. Per tutta la giornata hanno parlato a giornalisti che prendevano appunti, davanti a telecamere, per telefono con le radio… Ibrahim, ch’è della Costa d’Avorio, in francese, perché si sente più sicuro ad esprimere i propri pensieri. Lamin e Ahmed più temerari affrontano il microfono in italiano, parlando anche alla piazza, agli italiani presenti e ai loro fratelli che a centinaia sono venuti da Foggia, da Rosarno e da altri luoghi. <strong>Mentre Momo, un altro bracciante della Costadavorio</strong>, scandisce al megafono slogan con uno strano accento del nord, 300 africani volgono le spalle alla basilica di Santa Maria Maggiore per esporre striscioni, cartelloni, manifesti di cartapesta, in direzione del Ministero degli Interni. Molti di loro hanno viaggiato tutta la notte in autobus. Ma non sembrano affatto stanchi. Ancora dopo l’imbrunire continuano a ballare musica afro e martellare sui jambé.<br />
Siamo a Roma, a Piazza Esquilino. 13 gennaio 2012, da poco passato il secondo anniversario della rivolta di Rosarno. Siamo nel bel mezzo della campagna di mobilitazioni cominciata il 7 gennaio nella piana di Gioia Tauro, alla seconda zona industriale di San Ferdinando, con l’occupazione simbolica della terra da parte di numerosi braccianti africani ed associazioni aderenti ad“Africalabria, uomini e donne senza frontiere, per la fraternità”. La campagna culminerà il 21 e il 22 con la vendita in piazza in molte città italiane delle arance di <strong>“Ingaggiami contro il lavoro nero”</strong>. Una giornata molto intensa quella del 13, cominciata la mattina, appena sbarcati da Rosarno e Foggia, direttamente davanti alMinistero dell’Agricoltura, per sollevare il problema dell’intero sistema agroindustriale dominato dalla Grande Distribuzione Organizzata quale generale circuito di sfruttamento in cui si colloca la drammatica situazione dei braccianti immigrati stagionali che vagano per le regioni del sud Italia. Una questione affrontata da diverse realtà nazionali in un percorso coordinato di mobilitazione e lotta che dura ormai da due anni. “La terra è la sola sorgente che non si prosciuga mai / Ma la sorgente della terra  è muta ormai / Perché gli agrumi non sono pagati al  giusto prezzo”. Sono alcuni versi di una poesia che Ibrahim ha scritto per l’occasione e che recita in piazza. Sintetizza le ragioni dei braccianti e dei piccoli contadini, due istanze che si vanno progressivamente intrecciando in questo percorso che attraversa tutta l’Italia e coinvolge associazioni di solidarietà come Finis Terrae, l’Osservatorio antirazzista Pigneto Prenestino, le Brigate di Solidarietà Attiva… associazioni contadine come ARI – Associazione Rurale Italiana, Campi Aperti, Terra Terra, La Ragnatela, i Gruppi d’Acquisto Solidali che da Napoli a Brescia acquistano le arance di SOS Rosarno, la campagna lanciata da EquoSud… Centri sociali come l’ex-Snia di Roma e il Cartella di Reggio e poi ancora la Flai CGIL, Rifondazione Comunista, realtà dell’autorganizzazione come l’Assemblea dei Lavoratori Africani di Roma fino a tutte le realtà della piana di Gioia Tauro, ormai numerose e dislocate in vari paesi, che aderiscono ad“Africalabria, donne e uomini senza frontiere, per la fraternità”. Tutti assiepati insieme a centinaia di braccianti sul marciapiede antistante il Ministero dell’Agricoltura e Foreste, mentre una delegazione viene ricevuta ad interloquire con alcuni funzionari (c’è consiglio, il ministro non può). L’agricoltura non è una sola, i piccoli contadini rappresentano la maggioranza degli operatori, soprattutto in regioni come la Calabria, e le loro ragioni non possono essere rappresentate da organizzazioni egemonizzate da grossi proprietari e magnati dell’agroindustria. Come succede per laConfédération paysanne i Francia, il sindacato agricolo aderente alla Via Campesina, vogliono che le realtà associative che li rappresentano in Italia siano ascoltate dal governo. Vogliono poter incidere sulle politiche agricole, a cominciare dalla PAC (politica agricola comunitaria) che dal 2013 distribuirà 400 miliardi di fondi per sette anni e che fino ad oggi, soprattutto con le ultime riforme, ha premiato la grande proprietà e l’industria. Se qualcosa può cambiare, bisogna fare in fretta perché siamo in dirittura d’arrivo per l’entrata in vigore della nuova stagione.<br />
Uscita la delegazione, gli slogan esplodono ancora più forti <strong>“AGRICOLTURA SI – LAVORO NERO NO – LAVORO NERO NO – LAVORO NERO NO!”. </strong>“Abbiamo avanzato le istanze riassunte nella doppia piattaforma su agricoltura contadina e diritti dei lavoratori immigrati. Siamo stati ricevuti con grande cortesia, ma per dirci soddisfatti attendiamo l’interlocuzione diretta col ministro nel merito delle questioni poste”. Il gruppo si muove quindi in un corteo improvvisato verso piazzale Esquilino. Tra gli sguardi stupiti di passanti e automobilisti che non capiscono bene, questa torma festosa di italiani e africani si muove dietro lo striscione che recita “il vostro made in Italy è macchiato del nostro sangue”, Momo continua ad agitare dal megafono “SA-NA-TO-RIA-SA-NA-TO-RIA” finché si arriva ai piedi di Santa Maria Maggiore e comincia il secondo round:Ministero degli Interni.<br />
<strong>“La questione dei documenti e quella dei prezzi sono due facce della stessa medaglia. Se il prezzo non è sufficiente, i contadini non raccolgono le arance e noi restiamo disoccupati. Se noi siamo irregolari, anche se raccolgono non ci possono assumere…” </strong>così Diallo spiega l’intreccio che lega lo status giuridico dei migranti alle sorti dell’agricoltura contadina. Una massa di irregolari, o di regolari sempre esposti alla minaccia di ricadere nel limbo della clandestinità, fa il gioco di un sistema che usa sistematicamente la manodopera irregolare (in agricoltura l’incidenza più alta) per alimentare un circuito agroindustriale (primo settore economico in Italia) che scarica sulla manodopera l’abbassamento dei costi di produzione e costruisce i profitti abbassando i prezzi alla fonte, lasciando spazi di realizzazione solo a latifondisti, grossi commercianti e Grande Distribuzione.  Sanatoria, adozione dell’articolo 18, abolizione della Bossi Fini sono dunque i contenuti fondamentali avanzati al Viminale, assieme a dispositivi come gli indici di congruità, che verificano la commisurazione tra prodotto realizzato e manodopera impiegata. La lotta al caporalato non può prescindere da questi passaggi, come afferma lo stesso Ivan, camerunense, uno dei leader dello sciopero di Nardò di quest’estate: “con lo sciopero abbiamo ottenuto una legge nazionale contro il caporalato. Ma se chi denuncia non può essere regolarizzato, questa legge non serve a niente”. È sostanzialmente il tema dell’articolo 18, sollevato anche dall’avvocato Arturo Salerni dell’associazione Progetto Diritti: <strong>“&#8221;Pensiamo che oggi si debba arrivare a una modifica dell`articolo 18 del Testo unico sull`Immigrazione per chi denuncia lo sfruttamento e la criminalità. La regolarizzazione per grave sfruttamento favorisce l`emersione e una sanatoria porterebbe a un recupero contributivo e fiscale&#8221;.</strong> “Ma la questione dei braccianti stagionali è anche una questione di accoglienza”, dice un esponente di Africalabria dal microfono. “A due anni dalla rivolta a Rosarno non è cambiato niente da questo punto di vista, se non che, per evitare lo scandalo delle grandi concentrazioni nelle ex-fabbriche lungo la nazionale, gli africani sono costretti a rifugiarsi nei casolari più interni, senza acqua e senza luce, col rischio perenne che il tetto gli crolli sulla testa… Una situazione che richiede interventi d’emergenza”.<br />
Tutti temi avanzati dalla delegazione ricevuta al Ministero dal Prefetto Pria, in attesa, anche qui, di un’interlocuzione diretta col Ministro che affronti concretamente il merito delle questioni. Un’interlocuzione incoraggiata dalle recenti dichiarazioni aperturiste del Ministro della Cooperazione e dell’Integrazione Andrea Riccardi, circa la necessità di &#8221;allungare da sei mesi ad un anno il tempo per poter cercare un nuovo lavoro&#8221; per gli immigrati disoccupati nel quadro delle procedure previste dalla Bossi-Fini. Lo stesso ministro sarà oggi a Rosarno, su sollecitazione diretta del sindaco Elisabetta Tripodi e, riteniamo, delle manifestazioni in atto. Un esito concreto sembra già profilarsi, con la prossima realizzazione, vicino al campo container di 120 posti già esistente, di una tendopoli per 250 persone circa, volta a decongestionare i siti più critici.<br />
A fine giornata, gli africani tornano agli autobus consapevoli che la lotta è solo all’inizio. Continuerà nelle campagne da cui sono venuti, per i diritti, un’accoglienza degna, condizioni di lavoro rispettose… ma continuerà anche, già dal giorno dopo, nelle grandi città dove si collocano gli snodi principali di quellaGrande Distribuzione Organizzata, che governa tutto questo sistema di sfruttamento che parte dai campi e arriva ai banchi dei supermercati, schiacciando i braccianti, strozzando i piccoli contadini e consegnando i territori contemporaneamente all’abbandono e alle speculazioni degli accaparratori:<br />
“Chiudono i piccoli negozi e cresce la quota dei supermercati e centri commerciali così come alla chiusura delle piccole aziende agricole si accompagna una progressiva concentrazione delle terre. In questa situazione, che ha visto la Superficie Agricola Utilizzata dimezzarsi in 30 anni, il governo pensa bene di alienare i terreni agricoli di proprietà pubblica. Un altro regalo agli accaparratori, siano latifondisti, affaristi legati alle speculazioni edilizie o finanziarie, o ancora magnati dell’agrobusiness. Ma quelle terre sono nostre!”. Tuona la denuncia di un esponente di EquoSud davanti al centro commerciale Auchan di Casal Bertone. È laseconda giornata della resistenza contadina e bracciantile, dopo i palazzi del potere la protesta si sposta davanti ai templi della Grande Distribuzione Organizzata, vera controparte economica di questo fronte. Succede a Roma, come a Napoli, a Bologna, a Torino&#8230; Tutti in piazza con le arance di SOS Rosarno, biologiche di produttori piccoli della piana che assumono regolarmente la manodopera. L’alternativa in piazza intrecciata con la denuncia e la protesta. Una circostanza che a Roma infastidisce molto la security del centro commerciale e le forze dell’ordine, presenti in numero addirittura superiore che non il giorno prima in piazza, nervose ad intralciare gli associati dei gruppi d’acquisto che insieme ai membri di EquoSud e Africalabria, agli africani e ai militanti del c.s.o.a. ex-Snia e dell’Osservatorio Antirazzista Pigneto-Prenestino dispongono le cassette di arance etiche all’ingresso del centro commerciale per distribuirle ai passanti, esponendo il prezzo trasparente e quello che comporta: “40 € al giorno più contributi per ogni bracciante assunto”.<br />
<strong>“Negli ultimi 20 anni 16.000 aziende agricole hanno chiuso in Calabria</strong>. Nel 1995 ogni ettaro di agrumeto produceva 300 quintali per un prezzo di 500 lire al kg e un utile finale di 10 milioni. Oggi ogni ettaro produce in media 400 quintali a 0,15 € al kg con un utile di 2.000 euro. Le clementine, che sono il cuore economico dell’agrumicultura della piana, vengono pagate sugli alberi anche a 11-12 centesimi ai commercianti che poi le rivendono alla Grande Distribuzione! Uno scandalo che coinvolge anche la Coop, la prima istanza della Grande Distribuzione italiana, che vanta progetti di fare trade e impone codici di condotta sulla sostenibilità ecologica e sociale per poi pagare le clementine a 25 centesimi al kg!”.<br />
Una denuncia cui fa eco ancora una volta Ibrahim, esponente di quella manodopera immigrata a bassa qualifica che continua a crescere come peso relativo nella composizione della manodopera agricola, con i suoi versi che ben sintetizzano il concetto di sovranità alimentare, uno dei leitmotiv di queste giornate:<br />
La terra nutre il suo uomo<br />
La produzione  va male<br />
Perché i prezzi sono al ribasso<br />
Le terre s’impoveriscono<br />
I  dirigenti si arricchiscono<br />
La terra nutre il suo uomo<br />
I contadini sono feriti<br />
Quando il cerchio dei ricchi si espande<br />
I contadini muoiono<br />
Quando il cerchio dei ricchi si espande<br />
Le piantagioni muoiono<br />
Il popolo piange<br />
I governanti ridono<br />
Perché le tasche  sono  piene<br />
Le cime abbellite<br />
La base distrutta<br />
Ma comunque<br />
La terra nutre l’uomo</p>
<p>Non ci sono paesi forti senza un’agricoltura forte<br />
Un uomo che ha fame non è un uomo libero.<br />
Facciamo in modo che i nostri popoli non abbiano fame per la felicità delle repubbliche<br />
 e il successo del pianeta terra…………………<br />
Vigiliamo!<br />
(Ibrahim – combattente della giustizia)</p>
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		<title>Appuntamento con il boss/13</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 21:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio]]></category>
		<category><![CDATA[San Vito Lo Capo]]></category>
		<category><![CDATA[sbirri]]></category>

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		<description><![CDATA[
E qualche traccia Alessio l’ha lasciata. Nei covi, nelle case che ha frequentato come quell’albergo a San Vito  Lo Capo dove  lo sbirro, il nemico n.1, ha messo i sigilli.
Eppure era stato attento a tutto. Ma quello non lo molla. E’ una guerra tra due  uomini, due stili di vita distanti anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss13/san-vito/" rel="attachment wp-att-9115"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/san-vito.jpg" alt="" title="san vito" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9115" /></a></p>
<p><strong>E qualche traccia Alessio l’ha lasciata.</strong> Nei covi, nelle case che ha frequentato come quell’albergo a San Vito  Lo Capo dove  lo sbirro, il nemico n.1, ha messo i sigilli.<br />
Eppure era stato attento a tutto. Ma quello non lo molla. E’ una guerra tra due  uomini, due stili di vita distanti anni luce : uno, uomo di Istituzione, anche quando è difficile e pericoloso esserlo, che ha fatto una scelta etica, quella di essere “il bene” e che oggi appare anacronistica ( e lui in qualche modo, forse per il suo modo di parlare, sembra di un altro secolo). L’altro, che incarna tutto ciò che il male può essere: crudele, senza scrupoli, dedito al potere con la stessa fede di una religione, con un’alta percezione di se stesso, con la presupponenza di chi sa di essere al sopra di tutto e di tutti e di avere tutti in mano, tranne lui “il cacciatore”. E un giorno dovrà farci i conti con questo uomo che vive nell’ombra, che porta avanti il suo lavoro perché lo ha scelto e che lo vive come una missione.<br />
<strong>Lo sbirro ha idee certe su cosa fare contro la mafia e il malaffare</strong>. Ha studiato Alessio, la sua vita. E Alessio ha studiato la sua, le sue frequentazioni. Magari finanche i figli. Perché i due si spiano. Guardano le mosse dell’altro. Si scrutano da lontano. Alessio è sicuro che non sarà mai raggiunto. L’altro ha un unico pensiero in mente :trovarlo! E’ il suo ultimo  la sera ed il primo al mattino. <strong>Alessio invece guarda un altro tramonto, un altro giorno è passato e lui è ancora libero</strong>. </p>
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		<title>Diritto di replica</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[confische]]></category>
		<category><![CDATA[D'Alì]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Messina Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Trapani]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA
Ricevo incarico da parte dell&#8217;Onorevole Giuseppe Maurici, presidente del
Consorzio Asi di Trapani, di dare diffusione al suo pensiero all&#8217;esito delle
operazioni che hanno condotto al sequestro di numerosi beni nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione
denominata &#8220;panoramic&#8221; eseguita in data odierna ad opera della Polizia di Stato e
della Guardia di Finanza di Trapani a carico dell&#8217;imprenditore Michele Mazzara.
Nonostante nella nota [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA</p>
<p>Ricevo incarico da parte dell&#8217;Onorevole Giuseppe Maurici, presidente del<br />
Consorzio Asi di Trapani, di dare diffusione al suo pensiero all&#8217;esito delle<br />
operazioni che hanno condotto al sequestro di numerosi beni nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione<br />
denominata &#8220;panoramic&#8221; eseguita in data odierna ad opera della Polizia di Stato e<br />
della Guardia di Finanza di Trapani a carico dell&#8217;imprenditore Michele Mazzara.<br />
Nonostante nella nota diffusa a margine della conferenza stampa, tenutasi<br />
presso la Questura di Trapani, non si offra agio di riscontrare quanto divulgato da<br />
alcuni organi di informazione (in particolare Corriere.it e Rai) circa pretesi<br />
rapporti di frequentazione del Presidente Maurici con alcune delle persone<br />
interessate dal provvedimento giurisdizionale, lo stesso intende precisare di non avere<br />
mai avuto alcun legame con detti soggetti, nè amicale nè economico nè,<br />
tantomeno, di cointeressenza in vicende illecite. L&#8217;Onorevole Giuseppe Maurici, al quale<br />
mai è stato formalizzato alcun invito a comparire, peraltro, già da tempo ha<br />
palesato alle Autorità di Polizia la propria disponibilità ad essere sentito in<br />
merito a questi stessi fatti, se ciò possa addurre qualche elemento di utilità per<br />
indagini in corso.</p>
<p>Confidando nella Vostra disponibilità alla pubblicazione della presente nota,<br />
spero che alla stessa possa essere attribuita il medesimo rilievo rispetto alle<br />
notizie divulgate in data odierna.</p>
<p>L&#8217;occasione è gradita per inviare cordialità.</p>
<p>Salvatore Longo, avvocato in Trapani.</p>
<p>COMUNICATO STAMPA SEN.D’ALI’<br />
Gentile direttore,</p>
<p>con riferimento ad eventuali note di stampa che dovessero comparire sulla operazione di sequestro di beni effettuata questa mattina a Trapani, ove,  evidentemente al solo fine di enfatizzarne la risonanza mediatica, dovesse essere utilizzato il mio nome, data la mia palese estraneità  di fatto a qualsiasi vicenda alla stessa operazione collegata La invito ad evitare che ciò possa accadere, riservandomi nell&#8217;eventualità ogni utile azione a difesa della mia immagine.<br />
E ciò anche riguardo ad eventuali erronei riferimenti della appartenenza o vicinanza politica al PDL ed a me di persone invece per le quali sono riportati nelle indagini riscontri di contatti con il titolare dei beni oggetto di sequestri e che notoriamente appartengono ad altra formazione politica.<br />
La mia richiesta di cortese attenzione e&#8217; estesa a tutte le forme di diffusione giornalistica, comprese quelle on-line, sulle quali chiedo di porre immediata attenzione, anche ai fini di tempestivi interventi correttivi su quanto già dovesse essere già pubblicato</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Appuntamento con il boss/12</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss12/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 21:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Dna]]></category>
		<category><![CDATA[Trapani]]></category>

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Le cose non sono cambiate a Trapani. La realtà è sempre la stessa. I modus operandi sono sempre identici. Le stragi sono un brutto ricordo ma non sono servite a cancellare il fenomeno mafioso che, probabilmente, può essere attenuato e non debellato. Cosa nostra non è né la ‘ndrangheta né la camorra e il fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss12/dna/" rel="attachment wp-att-9081"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/dna.jpg" alt="" title="dna" width="235" height="215" class="alignleft size-full wp-image-9081" /></a></p>
<p><strong>Le cose non sono cambiate a Trapani.</strong> La realtà è sempre la stessa. I modus operandi sono sempre identici. Le stragi sono un brutto ricordo ma non sono servite a cancellare il fenomeno mafioso che, probabilmente, può essere attenuato e non debellato. Cosa nostra non è né la ‘ndrangheta né la camorra e il fatto che si sia resa così invisibile la rende ancora più forte e impenetrabile. La filosofia della nuova Cosa nostra sta in Alessio, nelle sue ragioni che quasi legittimano l’organizzazione.<br />
<strong>Alessio si occupa di tutto e ciò diventa normale nelle piccole realtà. </strong>Non a Palermo ma a Trapani, dove le vie di comunicazione sono sempre precarie, dove gli interventi strutturali arrivano tardi, dove la comunicazione è solo locale e non interessa i media nazionali. Quaggiù è normale che gli imprenditori vadano a cercare i mafiosi e non viceversa. Chi ha bisogno di lavorare ha bisogno di persone come Alessio, che gli garantiscono questa possibilità. Oggi Cosa nostra non è rappresentata solo dalla parte armata, ma assistiamo all’attualizzazione di un pensiero antichissimo.<br />
Nel Dna di Alessio ci sono i metodi di una filosofia mafiosa che in parte si è dato da solo. Intelligente quanto ipocrita nella lettura della realtà. Una realtà che non esiste, che è sbagliata, che quel cacciatore tenta di riportare alla normalità. E lui sa tutte queste cose. <strong>Guarda dal buco della serratura il mondo e si sente il sovrano della sua provincia. Quello che lo circonda è suo, frutto di omicidi e sangue</strong>. Quante lacrime sopra questa ricchezza che non serve a nessuno. Le regole sono ormai sconvolte. Ma avrà lasciato qualche traccia e quel cacciatore che non dorme la notte per mettere a posto i pezzi del puzzle, sa di poter seguire anche la strada dei suoi averi, <strong>dove lo porterà?<br />
</strong></p>
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		<title>Donato Lezzi, sindaco eroe: Il politico è un umile servitore</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Domenico Logozzo)
“Politico significa umile servitore. Datemi la vostra fiducia e onorerò fino in fondo il mio mandato&#8221;, queste parole pronunciate  da Donato Lezzi nel discorso elettorale dell’11 giugno 1999 e ricordate con una lapide posta nella piazza principale di Torino di Sangro, debbono essere il filo conduttore dell’azione limpida e lineare di quanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-9049" title="iezzi" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/iezzi-274x300.jpg" alt="" width="274" height="300" />(di Domenico Logozzo)</p>
<p><strong>“Politico significa umile servitore. Datemi la vostra fiducia e onorerò fino in fondo il mio mandato&#8221;</strong>, queste parole pronunciate  da Donato Lezzi nel discorso elettorale dell’11 giugno 1999 e ricordate con una lapide posta nella piazza principale di Torino di Sangro, debbono essere il filo conduttore dell’azione limpida e lineare di quanti sono impegnati in politica, ma anche una lezione per ii giovani che entrano in politica con l’intento di cambiare il vecchio modo arrogante e clientelare di conquistare e gestire il consenso. Non il “potere” per imporre gli interessi di parte e trarre utili personali. A discapito del bene di tutti .Lavorare per creare condizioni di vita migliori per tutti. <strong>Ricordare l’esempio di Donato Lezzi,il giovane sindaco che è stato ucciso da un treno mentre stava controllando la stabilità di un ponte ferroviario minacciato dall’alluvione del 25 gennaio 2003</strong>, è un dovere per quanti credono nella sana e giusta amministrazione della cosa pubblica. Donato,il giovane e generoso politico  &#8220;umile servitore dei cittadini&#8221;. A viso aperto.A testa alta. Mani sempre pulite in un mondo politico dove purtroppo  ieri come oggi mostra poca chiarezza ed è al centro di grandi inchieste della magistratura. Donato ieri è stato sempre lontano dagli affaristi e sempre vicino a chi aveva bisogno. Sempre in prima fila. Non si è mai defilato. Non ha mai dato segni di cedimento. Uomo rispettoso delle leggi e delle istituzioni. Quanta differenza con i tanti, troppi politici che sono divenuti strumenti operativi degli intrighi tangentisti, dei condizionamenti mafiosi. La democrazia indebolita.Lo Stato tradito. Il sindaco di Torino di Sangro lottava per una democrazia sempre più forte ed uno Stato sempre più presente e capace di difendere i fedeli servitori. Donato ha lottato con le unghie e con i denti per far crescere il suo piccolo paese. Amava il suo territorio. L&#8217;ha difeso, fino al sacrificio estremo. Ci ha rimesso la vita. Ha lasciato  la giovane moglie Cinzia Cannone e i suoi tre bimbi, Giulio, Damiano e Simona. Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli ha conferito la medaglia d’oro al valor civile. Un eroe.<br />
<strong> Sono passati quasi dieci anni da quel maledetto pomeriggio di fine gennaio</strong>. Ma la memoria non può essere cancellata. Ci si dimentica troppo in fretta di chi fa il proprio dovere, dei coraggiosi gesti d’altruismo in quest’epoca in cui tutto si fa velocemente. E si valuta superficialmente. Purtroppo.Ma non è giusto. E’ un grave segno di irriconoscienza. Una comunità che vuole crescere nel rispetto della legalità,deve ricordare con orgoglio  uomini politici come Lezzi, dotati di grandi doti di coerenza, umiltà e dedizione ai bisogni della collettività. L’Abruzzo deve essere fiero del suo “sindaco eroe” e il 25 gennaio prossimo dovrà essere una giornata di riflessione per quanti credono nella politica dei fatti. <strong>Nella politica  pulita ricordare Donato per dare forza a chi crede nelle idee di rinnovamento, contro tutte le “cricche” che alimentano la malapolitica e infangano i buoni ed i giusti che in Abruzzo lavorano e si sacrificano, mettendo al primo posto l’onestà e gli interessi collettivi. Donato Lezzi per questo si è battuto. Sempre. Coerentemente. </strong>Generosamente. Altruista. E ci ha rimesso la vita. Non dimentichiamolo. Onoriamo il suo pensiero,con pensieri, atti politici ed amministrativi positivi.</p>
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		<title>Appuntamento con il boss/11</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 21:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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“A me sembrava un ragazzo simpatico, come gli altri”. Così si parla di Alessio. Simpatico di buone maniere, fascinoso. Amato dalle donne che si fanno in quattro per lui “ti prego non dirmi di no desidero tanto farti un regalo…..sei la cosa più bella che ci sia”. Donne sempre e ovunque a Selinunte come in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss11/selinunte-2/" rel="attachment wp-att-9068"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/selinunte.jpg" alt="" title="selinunte" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9068" /></a></p>
<p><strong>“A me sembrava un ragazzo simpatico, come gli altri”</strong>. Così si parla di Alessio. Simpatico di buone maniere, fascinoso. Amato dalle donne che si fanno in quattro per lui <strong>“ti prego non dirmi di no desidero tanto farti un regalo…..sei la cosa più bella che ci sia”.</strong> Donne sempre e ovunque a Selinunte come in Venezuela. Un uomo a cui piace essere amato, sentire il suo potere di “maschio” italiano, anzi siciliano. E se Alessio avesse una pagina su face book così ci scriverebbe? E cosa gli direbbero le sue donne? Lo adulerebbero? E quale maschera sceglierebbe per celare il suo volto?<br />
Ma nessuno può permettersi di commentare “gli occhi” di una delle sue donne. Chi tocca i fili della corrente muore, la sentenza viene eseguita senza se e senza ma.<br />
<strong>Non si può contraddire nessuno dei desideri o voleri di Alessio.</strong><br />
E intanto lui continua a girare con donne bellissime anche se quella che è parte di lui non l’ha vista nascere (o almeno così si dice). E’ a Castelvetrano  e lo aspetta. Chissà come se lo immagina lei, se lo vede come lo vedono tutti. Cosa sente e come si sente ad essere la figlia di Alessio, Diabolik o ‘u siccu. Quale identità gli piace di più. E i suoi amici cosa pensano di lei. La figlia del boss. Lo aspetta e nessuno sa quando lo vedrà. Alessio è così accorto che neanche questo legame di sangue lo ha spinto a commettere errori.<strong> Come può un padre stare lontano dalla propria figlia si chiede il “cacciatore” che, padre anche lui, cerca di entrare nella sua mente. Lui farebbe qualsiasi cosa per i suoi di figli, rischierebbe la vita e la libertà. Perchè Alessio no?</strong></p>
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		<title>Appuntamento con il boss/10</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 21:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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Per essere “uno che comanda” non c’è bisogno di avere in mano le sorti di tutta la regione. A lui basta la sua terra, il controllo totale della “sua” Trapani. Sa benissimo che ci sono dei cacciatori sulle sue tracce da anni. Conosce i nomi e i volti di chi lo insegue. E i suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/appuntamento-con-il-boss10/polizia-2/" rel="attachment wp-att-9031"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/polizia.jpg" alt="" title="polizia" width="225" height="225" class="alignleft size-full wp-image-9031" /></a></p>
<p><strong>Per essere “uno che comanda”</strong> non c’è bisogno di avere in mano le sorti di tutta la regione. A lui basta la sua terra, il controllo totale della “sua” Trapani. Sa benissimo che ci sono dei cacciatori sulle sue tracce da anni. Conosce i nomi e i volti di chi lo insegue. E i suoi nemici sanno che quella in corso è una vera guerra. Alessio è un personaggio furbo,un uomo intelligente, un mafioso che è riuscito a coniugare le vecchie regole di Cosa nostra con una nuova mafia globalizzata, moderna. Il poliziotto sa che è in corso una partita a scacchi col boss.<br />
<strong>Per questo ad Alessio</strong> non interessa e non conviene essere il numero uno. A lui “basta” la provincia. Questa consapevolezza lo rende ancora più invisibile, ancora più forte. Quando lui manca, se manca, la sua famiglia – quella di sangue – può continuare a vigilare su tutto, tenendo d’occhio anche quel poliziotto che lo cerca senza sosta.<br />
Il poliziotto sa che “la cattura di un latitante ti prende tutto, il tempo e l’anima. Tu sei il cacciatore, lui la preda. Impari a conoscere tutto di lui, entri finanche nella sua psicologia. Osservi i familiari, i loro spostamenti, cerchi di decifrarne i cambiamenti d’umore, le abitudini di una vita che mutano all’improvviso, serve anche questo. Devi essere un po’ psicologo e un po’ assistente sociale”.<br />
E mentre quel cacciatore pensa a tutte queste cose, gli sembra ancora di vedere i suoi occhi. D’incrociarli di nuovo al bar. Come quando Alessio era ancora libero di girare per Trapani e provincia e di sfidare con lo sguardo quel cacciatore che è diventato il nemico di una vita. Destini ed esperienze diverse. Ma entrambi guardano verso la stessa direzione …..</p>
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		<title>La ‘ndrangheta in Piemonte compie quarant’anni</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 02:50:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Malitalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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(di Luca Rinaldi)
Quello dell’operazione Minotauro, datata giugno 2011, che ha portato all’arresto di 151 presunti affiliati alla ‘ndrangheta, è solo l’ultimo capitolo della lunga storia dell’infiltrazione della criminalità organizzata in Piemonte. Prima i confini degli anni Sessanta, poi il 13 giugno 1983, quando venne assassinato il procuratore della Repubblica Bruno Caccia fino ai presunti rapporti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/la-%e2%80%98ndrangheta-in-piemonte-compie-quarant%e2%80%99anni/piemonte/" rel="attachment wp-att-9027"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/piemonte-300x198.jpg" alt="" title="piemonte" width="300" height="198" class="alignleft size-medium wp-image-9027" /></a></p>
<p>(di Luca Rinaldi)<br />
<strong>Quello dell’operazione Minotauro, datata giugno 2011, che ha portato all’arresto di 151 presunti affiliati alla ‘ndrangheta, è solo l’ultimo capitolo della lunga storia dell’infiltrazione della criminalità organizzata in Piemonte.</strong> Prima i confini degli anni Sessanta, poi il 13 giugno 1983, quando venne assassinato il procuratore della Repubblica Bruno Caccia fino ai presunti rapporti odierni fra ‘ndrangheta e politica.<br />
<strong>Il 13 giugno del 1983</strong> a Torino veniva assassinato per mano della ‘ndrangheta il procuratore della Repubblica Bruno Caccia. Uno con cui, riferì Domenico Belfiore, condannato come mandante del delitto, «non si poteva trattare». Sibillina quella frase di Mimmo Belfiore da Gioiosa Ionica. Uomo di ‘ndrangheta in trasferta a Torino, dove gestiva un bar proprio sotto il tribunale del capoluogo piemontese, in affari con i Gonnella esponenti di Cosa Nostra.<br />
Sibillina al punto che i magistrati nella sentenza di condanna di colui che era diventato un referente di primo piano per le ‘ndrine calabresi in Piemonte, scriveranno «Egli [Bruno Caccia, nda], poté apparire ai suoi assassini eccessivamente intransigente soltanto a causa della benevola disposizione che il clan dei calabresi riconosceva a torto o a ragione in altri giudici. Perché questo clan aveva ottenuto in quegli anni la confidenza o addirittura l’amicizia di alcuni magistrati». Le famiglie mafiose da Torino e dal Piemonte non se ne sono mai andate, anzi, hanno spesso affari con la pubblicazione amministrazione e amicizia con la politica.<br />
<strong>Così se nel 1963 arriva in Piemonte spedito al confino Rocco Lo Presti</strong>, soprannominato il padrino di Bardonecchia (che sarà poi il primo comune del Nord Italia sciolto per infiltrazioni mafiose), l’8 giugno 2011 va in porto l’operazione “Minotauro” con l’arresto di 151 presunti affiliati alla ‘ndrangheta in tutto il Piemonte, a Milano, Modena e Reggio Calabria. Le indagini sono partite dalle dichiarazioni del pentito Rocco Varacalli, e per il procuratore di Torino Giancarlo Caselli, come ebbe a dire durante la conferenza stampa lo stesso 8 giugno, dimostra «l’amorevole intreccio tra criminalità organizzata e politica». Un intreccio prosegue Caselli che «dà a quest&#8217;inchiesta un risvolto inquietante». Il risvolto inquietante sono i contatti con la politica e gli appalti delle aziende delle cosche nella Pubblica Amministrazione. Risvolti inquietanti che già Roccuzzo Lo Presti, organico al clan Mazzaferro aveva importato nel freddo Piemonte negli anni ’60. Lo Presti aprì proprio a Bardonecchia un negozio di abbigliamento, per poi prosperare in altri settori come ediliza, autotrasporti, bar, le immancabili sale da gioco e la ristorazione. Per i giudici è Lo Presti a «portare la mafia a Bardonecchia», e non a caso si era accasato con i Mazzaferro, già attenzionati nel 1976 dopo l’ottenimento di appalti per la costruzione del traforo del Frejus.<br />
<strong>Altre due inchieste, la prima nel 1984 e la seconda verso la fine del 1994</strong>, vedono i clan infiltrarsi negli appalti pubblici nell’alta Val di Susa, fino allo scioglimento del comune di Bardonecchia il 28 aprile del 1995. Dopo un’ inchiesta molto approfondita della prefettura il Consiglio dei Ministri scioglie il Consilio comunale, ravvisando «l’esistenza di condizionamento degli amministratori da parte della criminalità organizzata». Già nella relazione della Commissione Parlamentare Antimafia del 1994, si censivano le presenza persistenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e dei casalesi, mettendo poi in risalto quelle «situazioni sospette» nel settore finanziario. Già nel 1994 emergeva quella “zona grigia” fatta di professionisti, politici e funzionari pubblici su cui la mafia si appoggia per trasformare l’illecito in apparentemente lecito. Così gli anni ’90 e i primi anni 2000, viste anche le ghiotte occasioni degli appalti e in particolare dei subappalti per le Olimpiadi invernali di Torino 2006 e per il Tav, le cosche tra lavoro nero e gare al massimo ribasso tornano sulla scena pubblica.<br />
Una ‘ndrangheta quella insediata in Piemonte, che fa poco rumore, ma che ormai è una presenza storica. Presenza che porta all’insediamento delle nove locali scoperte dagli investigatori nel giugno scorso durante l’operazione “Minotauro”. L’indagine restituisce la fotografia di quei nuclei strutturati di famiglie che rispondono al vertice calabrese, ma che sul territorio negli anni si sono ricavate una propria autonomia, soprattutto per quanto riguarda i contatti con amministratori pubblici e politica locale.<br />
Non è un caso che l’indagine prenda le mosse dalle indicazioni del collaboratore di giustizia Rocco Varacalli, organico alle famiglie di Natile di Careri, che nel 2008 iniziò a ricostruire i traffici di stupefacenti delle ‘ndrine tra il Sud America, la Calabria e alcune città del nord Italia. Inoltre emergono sempre dalle deposizioni del collaboratore di giustizia le falle in cui le ‘ndrine vanno ad inserirsi nell’economia: subappalti, servizi, facchinaggio e piccole commesse pubbliche, che sommate all’amicizia con il politico o l’amministratore arrivano anche più facilmente dalle parti di quelle aziende apparentemente senza macchia a cui vengono affidati i piccoli subappalti senza gara pubblica.<br />
<strong>Nel racconto del pentito Varacalli,</strong> intervistato a viso scoperto nel programma “Presa Diretta” di Riccardo Iacona, trovano posto poi anche nomi e cognomi non solo di mafia ma anche di politica. Nelle carte dell’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino emergerà su tutti, perché tra gli indagati, Nevio Coral, già sindaco di centrodestra di Leinì (Torino) per 30 anni e suocero dell&#8217;assessore regionale alla Sanità Caterina Ferrero, del Pdl, che poco tempo prima di questa operazione firmò le proprie dimissioni per un caso di tangenti. Nevio Coral avrebbe, secondo l’accusa, procacciato voti tra gli esponenti della ‘ndrangheta per l’elezione del figlio, poi diventato sindaco della stessa Leinì nel marzo 2010 e dimessosi lo scorso dicembre.<br />
<strong>Tra le pieghe dell’inchiesta emergeranno i rapporti poco convenienti tra il boss di Rivoli Salvatore De Masi e alcuni esponenti politici regionali</strong>. Dalle carte emergerebbe infatti che «Tra la fine di gennaio e il febbraio 2011 (De Masi, nda) si è incontrato direttamente o tramite intermediari con l&#8217;onorevole Gaetano Porcino dell&#8217;Idv (il suo nome emergerà anche in occasione dell’inchiesta sul clan Valle-Lampada sull’asse Milano-Reggio Calabria), con l&#8217;onorevole Domenico Lucà del Pd, con il consigliere regionale del Pd Antonino Boeti, con l&#8217;assessore all&#8217;Istruzione di Alpignanno Carmelo Tromby, sempre dell’Idv». Nessuno di questi è stato indagato dalla procura di Caselli, ma nell’ordinanza si legge appunto di incontri poco convenienti e addirittura in una occasione Lucà chiama il boss Demasi in cerca di voti per Fassino alle primarie del Partito Democratico per la candidature a sindaco di Torino.<br />
Allo stesso modo, inconsapevolmente, fa sapere la stessa, Claudia Porchietto, assessore al Lavoro della Regione Piemonte (all’epoca dei fatti, nel 2009, candidata alla presidenza della provincia di Torino per il Pdl), incontra al Bar Italia nel centro del capoluogo piemontese Franco D’Onofrio, considerato dai magistrati «responsabile provinciale della Cosca di Siderno». Il padrino del “Crimine torinese”. I magistrati non indagano la Porchietto considerandola estranea, anche perché l’incontro tra I due dura solo pochissimi minuti, ma è però preceduto da una chiacchierata tra lo stesso D’Onofrio, Giuseppe Catalano e il nipote Luca consiglere comunale del Pdl ad Orbassano. Riconosciuta l’estraneità della Porchietto il gip Silvia Salvadori, che firma l’ordinanza non può fare a meno di classificare l’episodio come «altamente rappresentativo dell’influenza che la ‘ndrangheta assume nella vita democratica».<br />
<strong>I boss in Piemonte,</strong> si interessano di tutta la regione, e in consiglio comunale ad Alessandria si sarebbe seduto addirittura seduto un “picciotto”: nell’ambito di un’altra operazione antimafia, denominata “Maglio” ed eseguita pochi giorni dopo “Minotauro”, gli inquirenti sono arrivati ad arrestare il consiglieri Giuseppe Caridi, del Pdl. Caridi, stando alle indagini dei Carabinieri, avrebbe ricevuto la dote di “picciotto” con cui era stato ammesso ufficialmente a partecipare alle attività della “locale” guidata da Bruno Francesco Pronestì.<br />
<strong>Quarant’anni di mafia in Piemonte che torneranno probabilmente a fare rumore alla conclusione del processo scaturito proprio dall’operazione “Minotauro”</strong>. Intanto, dall’emiciclo di coloro che di solito fanno strali contro chi viene pizzicato in scomoda compagnia, arriva il più solido garantismo e la convinzione che spesso, in campagna elettorale, può capitare di stringere le mani sbagliate. Certo, quando capita ai soliti, come notano gli inquirenti della direzione distrettuale antimafia di Milano nel caso di Gaetano Porcino dell’Idv «sarà uno sfortunato caso».</p>
<p>(pubblicato su lucarinaldi.blogspot.com)</p>
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