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	<title>Malitalia &#187; Nicola Lillo</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Manganellate all’indignata: i pm aprono un’inchiesta per identificare il poliziotto</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 15:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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L&#8217;ipotesi di accusa è quella di lesioni volontarie. L&#8217;episodio avvenuto il 12 ottobre davanti alla sede della Banca d&#8217;Italia di Bologna
 La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di lesioni volontarie, per gli scontri del 12 ottobre scorso fra polizia e indignati davanti alla sede della Banca d’Italia di Bologna, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8232" href="http://www.malitalia.it/2011/10/manganellate-all%e2%80%99indignata-i-pm-aprono-un%e2%80%99inchiesta-per-identificare-il-poliziotto/indignata_er/"><img class="alignnone size-full wp-image-8232" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/10/indignata_er.jpg" alt="" width="295" height="216" /></a></p>
<p>L&#8217;ipotesi di accusa è quella di lesioni volontarie. L&#8217;episodio avvenuto il 12 ottobre davanti alla sede della Banca d&#8217;Italia di Bologna</p>
<p> La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di <strong>lesioni volontarie</strong>,<strong> </strong>per gli scontri del 12 ottobre scorso fra polizia e indignati davanti alla sede della Banca d’Italia di Bologna, in merito al colpo di manganello ricevuto in pieno volto da Martina, studentessa di Lettere, in seguito alla carica della polizia verso la folla di studenti e precari.</p>
<p>La Procura ha messo, dunque, <strong>al vaglio il comportamento della polizia </strong>in quei momenti concitati davanti a Bankitalia, delegando le indagini alla Digos di Bologna, che sta visionando le immagini e i video di quella mattinata per individuare il poliziotto autore del gesto. La ragazza non ha ancora sporto denuncia, ma il <strong>pm Morena Plazzi</strong> ha aperto d’ufficio il fascicolo, seppure contro ignoti, vista la rottura di quattro denti inferiori sin dalla gengiva, che comportano quindi <strong>lesioni permanenti nella masticazione.</strong> In più la giovane riportò anche il rischio per alcuni denti superiori e il labbro tumefatto.</p>
<p>“Non avevo mai visto una violenza del genere per azioni di questo tipo, era un gesto simbolico il nostro”, dichiarò Martina alcuni giorni dopo gli scontri. “E’ stata un’aggressione fisica e totalmente ingiustificata” aveva accusato Patrizio Del Bello, collaboratore dell’<strong>avvocato Simone Sabbatini </strong>che segue il caso della ragazza, puntando il dito verso il <strong>Settimo Reparto Mobile della Polizia</strong> di Bologna, che “è stato protagonista di alcuni episodi simili”. Ricordando alcuni casi, come quello dell’anno scorso al Motor Show, dove una ragazza perse un dente e “prima ancora una giovane studentessa, in Stazione, subì un colpo che le procurò una lussazione all’anca. E sempre procedendo a ritroso, ricordo la manifestazione del Cpt, dove un’altra giovane ricevette una grave ferita alla testa”. E Del Bello si chiede se “c’è qualcuno nel Settimo Reparto Mobile che sfugge al controllo dei capi?”.</p>
<p>Intanto, però, proprio in merito alla vicenda della giovane ragazza, citata da Del Bello, che riportò una ferita alla testa il 6 aprile del 2009, inizierà il <strong>processò per il carabiniere del battaglione autore </strong>di quel gesto, sempre per lesioni volontarie e con l’aggravante dell’uso di arma. La giovane, all’epoca ventiduenne, che protestava davanti al rettorato ricevette una manganellata in testa, riportando un trauma cranico e una prognosi di quaranta giorni. Le indagini condotte dal pm Plazzi tramite la polizia giudiziaria, hanno individuato il carabiniere, che è stato citato a giudizio nell’ottobre del 2012. In quella situazione non ci fu, infatti, alcun disposizione per caricare da parte del responsabile del servizio, e in un momento di spinte e confusione, <strong>partì il colpo</strong> verso la giovane, che era di schiena, <strong>con un tonfa</strong>.</p>
<p>Sugli scontri davanti a Bankitalia e per la successiva irruzione nella sede dell’Unep della Corte d’appello di alcuni giorni fa continuano le indagini sul fronte opposto. Ci sono, infatti,<strong> quattro indagati per i tafferugli</strong>, tra questi anche <strong>Gianmarco</strong> <strong>De Pieri</strong>, leader storico del centro sociale Tpo.</p>
<p>Per De Pieri l’accusa è di <strong>istigazione a delinquere finalizzata all’invasione di edificio pubblico</strong>. Gli altri reati ipotizzati a seconda dei casi sono <strong>resistenza</strong>, <strong>lesioni</strong> e <strong>manifestazione non autorizzata</strong>. Per due dei quattro indagati ci sono anche le accuse di danneggiamento e rapina per l’irruzione all’Unep. L’accusa di rapina scaturisce dal fatto che a un dipendente sono stati strappati di mano documenti e fascicoli.</p>
<p>(pubblcato su ilfattoquoidiano.it del 29 ottobre 2011)</p>
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		<title>D’Alema alla Festa del Pd: “Frainteso sui gay”</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 11:44:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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Il presidente del Copasir dice che non era sua intenzione offendere nessuno né dire che l&#8217;unione tra persone dello stesso sesso non è prevista dalla Costituzione. &#8220;Era un discorso più ampio dal quale sono state ricavate poche frasi&#8221;. In realtà le stesse cose le aveva già dette nel 2007
 C’erano urla e fischi pronti ad aspettarlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7813" href="http://www.malitalia.it/2011/09/d%e2%80%99alema-alla-festa-del-pd-%e2%80%9cfrainteso-sui-gay%e2%80%9d/dalema/"><img class="alignnone size-full wp-image-7813" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/09/dalema.jpg" alt="" width="295" height="116" /></a></p>
<p>Il presidente del Copasir dice che non era sua intenzione offendere nessuno né dire che l&#8217;unione tra persone dello stesso sesso non è prevista dalla Costituzione. &#8220;Era un discorso più ampio dal quale sono state ricavate poche frasi&#8221;. In realtà le stesse cose le aveva già dette nel 2007</p>
<p> C’erano urla e fischi pronti ad aspettarlo alla Festa dell’Unità di Bologna. Ma alla fine non si è sentito neppure un soffio. Dopo le contestazioni alla festa di Genova da parte di una cinquantina di lavoratori, che hanno interrotto più volte il suo intervento, anche nel capoluogo emiliano romagnolo <strong>Massimo D’Alema</strong> ha rischiato altre aspre <strong>critiche</strong>. Questa volta a scatenare la reazione di alcuni cittadini sono state le parole pronunciate alcuni giorni fa nel corso di un dibattito alla Festa dell’Unità di Ostia, rilanciate ieri da un video su YouTube.</p>
<p>Il <strong>matrimonio</strong>, avrebbe detto D’Alema, “come è previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, <strong>è l’unione tra persone di sesso diverso</strong> finalizzata alla procreazione. Tra l’uomo e la donna, questo dice la Costituzione”. Un polverone che si alza proprio nella città candidata ad ospitare il prossimo Gay Pride. L’associazione omosessuale Arcigay aveva minacciato contestazioni, che sono però poi rientrate, grazie alla disponibilità del presidente del Copasir di incontrare alcuni rappresentanti.</p>
<p>In una saletta della Festa dell’Unità Massimo D’Alema, il presidente nazionale <strong>Arcigay</strong> <strong>Paolo Patanè</strong>, e la presidente cittadina <strong>Arcilesbica</strong> <strong>Elisa</strong> <strong>Manici</strong>, hanno intrattenuto una discussione di circa quaranta minuti. I tre si sono confrontati apertamente. Paolo Patanè aveva definito in giornata le parole dell’ex premier come “affermazioni talmente rozze da risultare incredibili. In qualunque Paese dell’Unione queste sarebbero le tipiche dichiarazioni di un esponente di estrema destra con smanie religiose, ma in Italia sono le dichiarazioni di un leader del Pd, ovvero di un partito che si dice progressista e di sinistra”. Per poi aggiungere che “non è vero che in tempi di crisi i diritti civili sono secondari, caro D’Alema: la sua è un’<strong>affermazione degna della più retriva cultura stalinista</strong>”. Le spiegazioni e giustificazioni di D’Alema non hanno però soddisfatto i due rappresentanti delle associazioni. Patanè e Manici hanno preferito chiudere il banchetto delle loro associazioni aperto alla Festa dell’Unità e manifestare con bandiere e in modo silenzioso vicino al palco in cui lo stesso D’Alema stava parlando con un premio Nobel per la pace, Shirin Ebadi, ospite della festa.</p>
<p>Il presidente del Copasir davanti ai due ha comunque <strong>chiesto scusa</strong>, parlando di un equivoco, con la promessa di un’azione politica da parte del Pd per allargare i diritti degli omosessuali. Dall’altra parte l’auspicio di Arcigay affinché il Pd si affermi come forza riformista e laica, sposando la battaglia per l’uguaglianza sociale e civile dei cittadini. “Chiedo scusa – ha detto D’Alema – se ho creato un equivoco.<strong> Non ho mai inteso dire che la Costituzione impedisce i matrimoni tra omosessuali</strong>, cosa che non urta in nulla la mia sensibilità”.</p>
<p>Ma in realtà non è la prima volta che il <strong>binomio D’Alema-matrimonio omosessuale</strong> crea imbarazzi e polemiche. Se ieri, infatti, di equivoco si trattava non si spiega come <a href="http://www.gay.it/channel/attualita/23770/D-Alema-no-al-matrimonio-gay.html">mai già <strong>nel</strong> <strong>2007</strong> davanti ad alcuni studenti disse, da ministro degli Esteri, cose forti: “Io non sono cattolico, ma avverto il fascino della fede e il cardinal Martini ti comunica il senso di questo fascino…”.</a> Per poi aggiungere: “No, <strong>non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali</strong> perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. <a href="http://www.gay.tv/news/attualita/massimo-dalema-i-matrimoni-gay-offenderebbero-il-sentimento-religioso-di-tanti/">Il <strong>matrimonio tra omosessuali</strong>, </a>perciò, <strong>offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente</strong>. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali. Mi accontenterei di fare la legge…”. Parole che sono state pronunciate nuovamente e in fotocopia alcuni giorni fa.</p>
<p>“Non so – ha detto ieri a Bologna – se il Pd proporrà il matrimonio tra gay, questo è abbastanza difficile come punto di sintesi. Il Pd si deve battere perché le persone che convivono vedano riconosciuti i loro diritti civili e sociali. E si batterà per affermare questi diritti indipendentemente dalle alleanze di governo future”. D’Alema ha ricordato poi la creazione di un’apposita <strong>commissione del Pd</strong> che sta elaborando una<strong> proposta per allargare i diritti degli omosessuali</strong>. Ma ha preferito non dichiarare pubblicamente ed esplicitamente la sua posizione circa i matrimoni gay. Motivo? “Non bombardare dall’esterno il lavoro della commissione” si giustifica.</p>
<p><strong>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 14/09/11)</strong></p>
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		<title>Abusi edilizi in Salento</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/08/abusi-edilizi-in-salento/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 12:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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Si macinano chilometri e chilometri lungo la litoranea salentina. Strade strette e spesso tortuose. Da Otranto, lungo tutta la costa Adriatica, fin giù, a Santa Maria di Leuca. Per poi proseguire verso nord, passando da Gallipoli e Porto Cesareo.
 Il Salento, la “terra del sole, del mare e del vento”, cantata dai gruppi di tarantella, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a rel="attachment wp-att-7649" href="http://www.malitalia.it/2011/08/abusi-edilizi-in-salento/abusi-edilizi/"><img class="alignnone size-full wp-image-7649" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/08/ABUSI-EDILIZI.jpg" alt="" width="163" height="113" /></a></p>
<p>Si macinano chilometri e chilometri lungo la litoranea salentina. Strade strette e spesso tortuose. <strong>Da Otranto</strong>, lungo tutta la costa Adriatica, fin giù, a Santa Maria di Leuca. Per poi proseguire verso nord, passando da Gallipoli e Porto Cesareo.</p>
<p> <strong>Il Salento, la “terra del sole, del mare e del vento”,</strong> cantata dai gruppi di tarantella, e ormai meta turistica d&#8217;eccellenza, è una terra da scoprire. Ogni giorno una spiaggia o una scogliera diversa; un paesino dietro l&#8217;altro con i suoi segreti e la sua storia. La terra rossa e i campi di ulivi.</p>
<p> <strong>Ma non solo. Balza all&#8217;occhio anche dell&#8217;altro</strong>. E non è certo un bel vedere. Il Salento, infatti, è al sesto posto nazionale fra le province del mattone selvaggio. Abusi edilizi a non finire; case costruite solo a metà; scogliere deturpate da abitazioni fatiscenti.</p>
<p> Legambiente ha presentato un dossier, Mare Nostrum, che si occupa degli abusi e degli oltraggi al mare e alle sue coste. L&#8217;esito non è piacevole.</p>
<p>Nel comune di Patù, ad esempio, c&#8217;è stato il sequestro di 22 villette abusive. O anche a Santa Maria di Leuca sono state sequestrate lussuose abitazioni a pochi metri dal mare, costruite in violazione delle norme di urbanistica e senza il rilascio dei permessi. E ancora Ugento, dove la guardia di finanza di Lecce ha scoperto una villa abusiva di 450 metri quadrati.</p>
<p> Le costruzioni, di anno in anno, aumentano a vista d&#8217;occhio. Ma la maggior parte delle volte rimangano incompiute. Mostri di cemento in mezzo ai campi, lungo le coste. Colori grigi ed erbacce che ricoprono i mattoni.</p>
<p> A Porto Cesareo, nel 2009, il comune ha autorizzato la costruzione di un albergo, sul perimetro di un&#8217;area naturale protetta e a pochi metri di distanza dalla antica torre di avvistamento di Torre Lapillo, dove il mare è cristallino per davvero. Nonostante la lotta di chi chiedeva l&#8217;abbattimento dell&#8217;hotel, la struttura è stata comunque portata a termine e l&#8217;albergo ha aperto al pubblico. Legambiente ha denunciato che si tratterebbe di “una concessione, in deroga al piano regolatore vigente, che ha permesso di costruire 3,8 metri cubi su un metro quadrato, in poche parole, anziché far costruire 700 metri cubi ne hanno autorizzati la bellezza di 2770”.</p>
<p> <strong>La Puglia è la quarta regione in Italia per abusivismo</strong>. Le infrazioni accertate nel 2010 sono state 1505, il 13 per cento di quelle nazionali. Sulla costa pugliese, di ben 865 chilometri, quest&#8217;anno sono avvenuti 270 sequestri e 535 persone denunciate o arrestate.</p>
<p> Una piaga che deve essere sanata con abbattimenti. Per il turismo del Salento e dell&#8217;Italia intera. A nulla servono ipotesi di condono, se non a continuare a costruire a pochi passi dal mare e deturpare costiere che in tanti ci invidiano</p>
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		<title>Estorsioni e camorra</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/06/estorsioni-e-camorra/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 07:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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Avevano costituito anche una società di recupero crediti che, tutto faceva, meno mandare avvisi per raccomandata: nella migliore delle ipotesi erano aggressioni fisiche
Avevano una società di “recupero crediti”, controllata da un’altra società di San Marino, dietro la quale, però, si celavano condotte ricattatorie. Ricatti che non si limitavano a pretese di denaro o minacce verbali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7346" href="http://www.malitalia.it/2011/06/estorsioni-e-camorra/operazione-gico/"><img class="alignnone size-full wp-image-7346" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/operazione-gico.jpg" alt="" width="186" height="139" /></a></p>
<p>Avevano costituito anche una società di recupero crediti che, tutto faceva, meno mandare avvisi per raccomandata: nella migliore delle ipotesi erano aggressioni fisiche</p>
<p>Avevano una <strong>società di “recupero crediti</strong>”, controllata da un’altra società di <strong>San Marino</strong>, dietro la quale, però, si celavano condotte ricattatorie. Ricatti che non si limitavano a pretese di denaro o minacce verbali, ma arrivavano anche all’<strong>aggressione fisica</strong>.</p>
<p>Sono stati arrestati questa mattina i nove componenti del gruppo criminale. Il <strong>Gico, i</strong>l gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata della guardia di finanza, ha emesso infatti nove ordinanze di custodia cautelare in carcere per<strong> estorsione, con l’aggravante mafioso</strong>; tre delle quali a soggetti già detenuti. I nove erano dediti ad attività estorsive nella zona romagnola e in provincia di Pesaro-Urbino. Sono per lo più <strong>persone di origine campana</strong>.</p>
<p>Il Nucleo di Polizia Tributaria della guardia di finanza di Bologna, insieme alla questura della provincia di Pesaro e Urbino, ha eseguito le catture a Petriano (PU), Castelfranco Emilia (Modena), Brusciano (Napoli), Rimini e San Leo (Rimini).</p>
<p>Al vertice del gruppo c’era<strong> Francesco Vallefuoco</strong>, già in carcere per reati simili. Così come altri due dei nove soggetti arrestati: <strong>Salvatore Leonetti</strong> e <strong>Pasquale Perrone</strong>, che erano in contatto con Vallefuoco. Quest’ultimo era già detenuto grazie all’<strong>operazione dello scorso 22 febbraio a Modena</strong>, quando furono arrestate cinque persone, indagate per tentata estorsione e lesioni, con l’aggravante mafiosa. Gli indagati, in quell’indagine, avevano ricorso alla forza intimidatrice che derivava dalla loro appartenenza o vicinanza al <strong>Clan dei casalesi</strong>.</p>
<p>Sarebbero comunque Perrone e Leonetti i punti di contatto tra le indagini condotte dal Gico a Bologna e quelle della questura di Pesaro e Urbino. Ed erano loro inoltre a fare la “<strong>manovalanza</strong>”, a chiedere insistentemente il denaro e a compiere aggressioni fisiche.</p>
<p>L’attività del gruppo di Vallefuoco era comunque connessa al <strong>compimento di condotte di natura ricattatoria.</strong></p>
<p>Un episodio in particolare ha interessato un<strong> imprenditore di Urbino</strong>, che veniva ripetutamente intimidito al fine di versare una cifra superiore ai <strong>70 mila euro</strong>. L’imprenditore era debitore di quella cifra a C.M., rappresentante pubblicitario dell’arredamento (anch’egli arrestato), il quale senza attendere l’iter fallimentare per ottenere il credito, aveva preferito rivolgersi all’agenzia di recupero crediti; agenzia controllata da una società di <strong>San Marino</strong>, dietro la quale si celavano pestaggi e la cui compagine societaria è cambiata più volte.</p>
<p>La società, infatti, non si è limitata solamente a pretese di denaro e minacce verbali, estese anche ai collaboratori, ma è arrivata addirittura all’<strong>aggressione fisica della vittima</strong>. Inoltre la <strong>richiesta di denaro</strong> non si fermava al debito di 70 mila euro, ma era <strong>comprensiva di una provvigione</strong> per il “servizio” del gruppo criminale.</p>
<p>L’indagine è durata qualche mese ed è il frutto della collaborazione della polizia e della guardia di finanza, coordinati dal Procuratore della Repubblica, direzione distrettuale antimafia, <strong>Roberto Alfonso</strong>, e dal sostituto<strong> Enrico Cieri</strong>.</p>
<ul>
<li> </li>
</ul>
<p>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 28 giugno 2011)</p>
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		<title>Mafioso tenta di simulare un suicidio per non tornare in cella</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 18:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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Il medico legale chiarisce i dubbi della Procura: &#8220;Voleva essere un gesto dimostrativo&#8221;. In passato era stato scoperto mentre ballava anche se, secondo le certificazioni, sarebbe stato invalido e costretto a muoversi su una carrozzina.
 Aveva legato una corda intorno al collo e l’altra estremità al corrimano della scala. Poi si era lanciato giù con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7166" href="http://www.malitalia.it/2011/06/mafioso-tenta-di-simulare-un-suicidio-per-non-tornare-in-cella/giovannini_rullo_er/"></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-7171" href="http://www.malitalia.it/2011/06/mafioso-tenta-di-simulare-un-suicidio-per-non-tornare-in-cella/cella/"><img class="alignnone size-medium wp-image-7171" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/cella-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p>Il medico legale chiarisce i dubbi della Procura: &#8220;Voleva essere un gesto dimostrativo&#8221;. In passato era stato scoperto mentre ballava anche se, secondo le certificazioni, sarebbe stato invalido e costretto a muoversi su una carrozzina.</p>
<p> Aveva legato una corda intorno al collo e l’altra estremità al corrimano della scala. Poi si era lanciato giù con la sua <strong>carrozzina</strong>. Siamo nel gennaio 2010 e <strong>Silvio Balsamo</strong>, condannato in via definitiva per <strong>mafia</strong> e omicidio e agli arresti domiciliari, si suicida nella sua abitazione. Ma ora la Procura ha accertato che si trattava solo di una<strong> messa in scena finita tragicamente</strong>. Il suo obiettivo infatti era fingersi pazzo per evitare di tornare in carcere.</p>
<p>Nella consulenza del medico legale incaricato di ricostruire l’evento si legge, infatti, di un <strong>impiccamento “atipico e incompleto”</strong>. Voleva compiere un gesto dimostrativo, poi scaturito nella morte. Per rendere più plausibile il tentativo di suicidio aveva <strong>cosparso di sale il cappio</strong> per accentuare l’impronta del nodo scorsoio sul collo e renderlo quindi compatibile con un inizio di strangolamento.</p>
<p>Silvio Balsamo è stato <strong>condannato nel 2003 dalla Corte d’Assise di Catania </strong>per reati di associazione mafiosa. Era legato al <strong>clan catanese di Giuseppe Ferone</strong>, ed implicato nell’omicidio di Massimiliano <strong>Ternullo</strong>. Veniva considerato un soggetto pericoloso, e dalla sua casa di Imola continuava a intrattenere ottimi rapporti con il capo della cosca Ferone, a cui era affiliato.</p>
<p>Il 42enne si trovava in cella a Ragusa già nel 2000, quando chiese di verificare al centro di eccellenza di <strong>Montecatone</strong>, in provincia di Imola, la diagnosi di “paraparesi agli arti inferiori di natura da determinare”. Il permesso fu accordato e il mafioso arrivò in Emilia Romagna nell’ottobre del 2000.</p>
<p>Tre mesi dopo approda nella struttura di Montecatone anche <strong>Mauro Menarini</strong>, 52 anni, responsabile del Dipartimento di Medicina Riabilitativa ed Unità Spinale, che nel 2001 sottopone il mafioso ad alcuni esami. Diagnosi: <strong>“siringomielia dorsale”</strong>. Viene accertata così l’impossibilità per Balsamo di camminare e viene costretto a girare su una sedia a rotelle.</p>
<p>Ma in realtà il mafioso godeva di ottima salute. Il medico, immediatamente sospeso dal ruolo clinico e organizzativo che ricopriva, è stato arrestato il 6 dicembre scorso con l’<strong>accusa di aver rilasciato certificazioni false</strong> che attestavano la grave invalidità e per <strong>truffa</strong>. Arresto poi commutato in <strong>obbligo di dimora</strong>.</p>
<p>Il procuratore aggiunto<strong> Valter Giovannini </strong>e il pm <strong>Lorenzo Gestri </strong>hanno iscritto nel registro degli indagati anche il primario<strong> Augusto Costa</strong>, per false dichiarazioni, avendo espresso troppi “non ricordo” durante le audizioni. Le indagini stanno per essere concluse.</p>
<p>Ma è anche indagata<strong> Ilja Gardi</strong>, vicepresidente del Montecatone Rehabilitation Institute, per <strong>intralcio alla giustizia</strong>, in quanto avrebbe tentato di “controllare” preventivamente le audizioni dei vari testimoni, come medici e operatori sanitari, convocati in Procura. Gardi, insieme con Costa, avrebbero aiutato Menarini, che nel corso di dieci anni avrebbe redazzo certificati medici falsi al mafioso riscontrando una <strong>patologia irreversibile, con un’invalidità del 100 per cento</strong> e di conseguenza incompatibile con la detenzione in carcere. Con quei certificati, infatti, il mafioso aveva ottenuto gli <strong>arresti domiciliari </strong>e una <strong>pensione Inps </strong>da circa mille euro al mese.</p>
<p>Grazie ad una perquisizione del gennaio 2010 messa a segno dalla Polizia nella casa di Balsamo, gli agenti della Squadra mobile e del commissariato di Imola, avevano però trovato importanti riscontri all’ipotesi della finta malattia: centinaia di <strong>cateteri nuovi di zecca</strong> e due <strong>filmati</strong>, realizzati in casa,<strong> in cui l’uomo era ripreso mentre si alzava</strong> dalla sedia a rotelle camminando normalmente, e un altro in cui <strong>ballava la “macarena”</strong> con un’amica. Nel novembre 2008 era stato inoltre sorpreso a guidare un’auto dai vigili urbani. Partecipava quindi a balli di gruppo, guidava l’auto, aveva una normale vita, anche sessuale.</p>
<p>E così il <strong>rischio era quello di dover tornare in carcere</strong>. La pena da scontare, infatti, sarebbe terminata nel 2023. L’unica via da tentare per evitare la galera, secondo Balsamo, era quella di <strong>simulare la pazzia</strong>. Ci furono infatti <strong>due tentativi di suicidio, entrambi sventati</strong>, che erano stati messi in atto con un’ingestione di farmaci.</p>
<p>La terza volta invece <strong>ha tentato di impiccarsi, ma è finita in tragedia</strong>. Prima di lanciarsi giù dalle scale con la carrozzina e la corda legata al collo aveva telefonato ad un’amica, inconsapevole del piano del mafioso, che sarebbe dovuta arrivare a casa sua per sventare la morte all’ultimo minuto. Ma la donna non sarebbe poi arrivata</p>
<p> (pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 13 giugno 2011)</p>
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		<title>Arrestata l’amica di un camorrista ,lavorava al bar della caserma dei carabinieri</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 06:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Blogna]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
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La donna è accusata di aver coperto e ospitato un latitante. Con lei arrestato anche l&#8217;uomo che deve scontare una pena di 4 anni e sei mesi di carcere
Era ricercato per una condanna definitiva a 4 anni e sei mesi per associazione a delinquere di stampo camorristico, finalizzata al narcotraffico, e questa notte Carmine Balzamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7118" href="http://www.malitalia.it/2011/06/arrestata-l%e2%80%99amica-di-un-camorrista-lavorava-al-bar-della-caserma-dei-carabinieri/carabinieri1/"><img class="alignnone size-full wp-image-7118" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/06/carabinieri1.jpg" alt="" width="295" height="216" /></a></p>
<p>La donna è accusata di aver coperto e ospitato un latitante. Con lei arrestato anche l&#8217;uomo che deve scontare una pena di 4 anni e sei mesi di carcere</p>
<p>Era ricercato per una <strong>condanna definitiva a 4 anni e sei mesi</strong> per associazione a delinquere di stampo <strong>camorristico</strong>, finalizzata al narcotraffico, e questa notte <strong>Carmine Balzamo</strong>, 32 anni originario di Torre Annunziata, è stato arrestato a Bologna dai Carabinieri. Insieme a lui sono stati arrestati un 40enne pregiudicato di Bari e una donna di 29 anni di Nocera Inferiore, che <strong>lavorava</strong> <strong>nel</strong> <strong>bar interno della caserma</strong> proprio dei carabinieri.</p>
<p>Balzamo girava indisturbato per la città. Aveva infatti a disposizione per i suoi spostamenti <strong>documenti falsi</strong>, che gli garantivano una piena libertà di movimento. Sono ora in corso accertamenti per verificarne la provenienza.</p>
<p>L’indagine, avviata dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, aveva come obiettivo sin dall’inizio la <strong>cattura del ricercato</strong>. Ma poi si è incrociata alle verifiche avviate dai carabinieri di Bologna nei confronti della donna, N. S., <strong>fiancheggiatrice di Balzamo</strong> e vera factotum per il ricercato a Bologna. La ragazza era stata di recente assunta dalla ditta che gestisce il bar interno della <strong>Caserma Manara di via dei Bersaglieri</strong>. “Nonostante il suo comportamento sul luogo di lavoro risultasse irreprensibile” afferma l’Arma, i carabinieri hanno comunque avviato delle verifiche, in seguito ad alcune voci che la avvicinavano a personaggi non del tutto limpidi.</p>
<p>In un caso in particolare la donna era andata all’estero, grazie ad un’assenza per un infortunio avuto proprio sul luogo di lavoro. Gli investigatori, verificando i suoi spostamenti, si sono così incrociati con il Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata, che erano invece sulle trace del narcotrafficante Balzamo, latitante da oltre un anno. I due infatti erano <strong>insieme in viaggio nei Paesi Bass</strong>i. Verifiche successive hanno così portato ad individuare <strong>l’appartamento</strong> <strong>della</strong> <strong>giovane</strong> in zona di via del Pratello, in cui <strong>viveva con il latitante</strong>.</p>
<p>E così questa notte i Carabinieri hanno atteso che Balzamo uscisse di casa per bloccarlo. Sono poi entrati nell’appartamento mentre dalla finestra veniva lanciato un involucro, che conteneva circa un etto di hashish. Nella casa sono stati catturati la donna e D. G., un barese pregiudicato di quarant’anni che abita nello stesso condominio.</p>
<p>Grazie alle perquisizioni è stata trovata della droga e strumenti utili per la vendita, come un bilancino di precisione. In tutto sono stati<strong> sequestrati tre etti di hashish</strong> e circa <strong>mille euro in contanti</strong>.</p>
<p>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it 8 giugno 2011)</p>
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		<title>Bologna: un sindaco in panda</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 07:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[auto blu]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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Dice addio alle auto blu e opta per Panda a metano ecologiche. In Comune poi ci andrà in autobus o bicicletta, senza utilizzare le auto di rappresentanza.
Sembrerebbe una scelta politica messa in atto dai grillini, che qui a Bologna hanno ottenuto un grande risultato con ben tre consiglieri comunali eletti. Ma non è il Movimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7001" href="http://www.malitalia.it/2011/05/bologna-un-sindaco-in-panda/autoblu/"><img class="alignnone size-full wp-image-7001" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/autoblu.jpg" alt="" width="270" height="186" /></a></p>
<p><strong>Dice addio alle auto blu e opta per Panda a metano ecologiche</strong>. In Comune poi ci andrà in autobus o bicicletta, senza utilizzare le auto di rappresentanza.</p>
<p>Sembrerebbe una scelta politica messa in atto dai grillini, che qui a Bologna hanno ottenuto un grande risultato con ben tre consiglieri comunali eletti. Ma non è il Movimento Cinque Stelle a dirlo, bensì il nuovo sindaco della città, l&#8217;uomo del Partito Democratico Virginio Merola.</p>
<p><strong> Verranno dunque vietate le auto di rappresentanza per le missioni interne sia per gli assessori che per il sindaco</strong>. Per viaggi fuori dal territorio provinciale, invece, continueranno ad essere utilizzate.</p>
<p> Nel centro solo Panda a metano. Sono cinque le utilitarie già a disposizione del Comune. Una scelta, quella di Virginio Merola, che è stata presa e comunicata ben prima della presentazione ufficiale della nuova giunta. Una giunta composta al 50 per cento da donne, come aveva promesso e da diversi giovani. Una ventata di freschezza, secondo alcuni. Secondo altri, maligni, invece, un semplice modo per poter controllare meglio determinate materie assegnate.</p>
<p> <strong>Il gesto del primo cittadino è sicuramente simbolico</strong>. Ma dimostra anche l&#8217;importanza attribuita all&#8217;ambiente, al traffico e ai trasporti. Lo smog, infatti, è un problema che assilla la città da tempo. Nel programma è presente anche la volontà di cancellare i pass auto dei politici per accedere al centro storico. Saranno così circa 290 le persone che non potranno più accedere con l’auto al cortile di Palazzo d’Accursio.</p>
<p> Il sindaco poi ha garantito che andrà ogni giorno in Comune con la bici o con l&#8217;autobus. L&#8217;obiettivo di Merola infatti è quello di fare sentire il più possibile la sua vicinanza alla gente. Dopo i cinque anni di Cofferati e il breve mandato di Delbono la cittadinanza sembrava non avere più fiducia nella politica. Le elezioni hanno però dimostrato il contrario. Sarà compito di Merola ora mantenere le promesse. Non bisogna dimenticare, però, che anche l&#8217;ex sindaco Cofferati si recava ogni mattina in Comune in bicicletta. Ma questo non fece comunque sbocciare l&#8217;amore della città per un sindaco considerato sceriffo e costantemente rinchiuso nel Palazzo.</p>
<p><strong> Queste scelte della nuova giunta si inquadrano in un progetto più vasto. Ciò l&#8217;intenzione di pedonalizzare il centro storico. Idea che ha creato un forte dibattito in città, non ancora sopito e che porterà probabilmente a qualche rottura.</strong></p>
<p> Intanto il neosindaco parte con piccoli gesti significativi sulla riduzione dei privilegi della poltica, la lotta allo smog, e la gestione del traffico nel centro storico. Temi cari alla cittadinanza e che sono stati campo di battaglia nel corso della campagna elettorale.</p>
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		<title>I pm: La grande truffa del Civis studiata per fare un favore al gruppo Fiat</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 07:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[FIAT]]></category>

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Nell&#8217;inchiesta travolto l&#8217;ex sindaco Giorgio Guazzaloca, ma anche Piero Collina presidente di quel colosso che è il Consorzio coop costruzioni e l&#8217;ex dg del Comune. Ecco le carte dove i magistrati ricostruiscono quanto sarebbe accaduto
 Accordo corruttivo. È questa la frase che compare più volte nel capo d’imputazione relativo all’inchiesta sull’appalto del Civis, il discusso tram [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6984" href="http://www.malitalia.it/2011/05/i-pm-la-grande-truffa-del-civis-studiata-per-fare-un-favore-al-gruppo-fiat/guazzaloca-11-strillo/"><img class="alignnone size-full wp-image-6984" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/guazzaloca-11-strillo.jpg" alt="" width="220" height="96" /></a></p>
<p>Nell&#8217;inchiesta travolto l&#8217;ex sindaco Giorgio Guazzaloca, ma anche Piero Collina presidente di quel colosso che è il Consorzio coop costruzioni e l&#8217;ex dg del Comune. Ecco le carte dove i magistrati ricostruiscono quanto sarebbe accaduto</p>
<p> <strong>Accordo corruttivo</strong>. È questa la frase che compare più volte nel capo d’imputazione relativo all’inchiesta sull’appalto del <strong>Civis</strong>, il discusso tram su gomma a guida ottica.</p>
<p>E dal documento emergono nuovi dettagli sull’inchiesta portata avanti dal procuratore aggiunto <strong>Valter</strong> <strong>Giovannini</strong> e dal sostituto procuratore <strong>Antonello</strong> <strong>Gustapane</strong>.</p>
<p>Gli indagati per ora sono in tutto diciassette, tra questi l’ex sindaco di Bologna dal 1999 al 2004, <strong>Giorgio</strong> <strong>Guazzaloca</strong>, l’ex dg del Comune <strong>Enrico</strong> <strong>Biscaglia</strong> e anche <strong>Piero</strong> <strong>Collina</strong>, presidente del Ccc (Consorzio cooperative costruzioni).</p>
<p>Gli accordi corruttivi che vengono evidenziati sono quelli conclusi da <strong>Piero Collina</strong>, <strong>Vincenzo</strong> <strong>Lasalvia</strong>, dirigente Irisbus, <strong>Alberto, Marta e Maria Fiorentino</strong> (quest’ultima cognata di Gian Luca Galletti, parlamentare Udc e braccio destro di Casini), Angelo e Pietro <strong>Maresca</strong>, con Guazzaloca e l’ex direttore generale di Palazzo d’Accursio Enrico Biscaglia. Oltre a loro, che sono tutti indagati, avrebbero partecipato anche altri pubblici ufficiali ancora non identificati. Il tutto con l’obiettivo di far ottenere l’appalto a Irisbus, con l’approvazione di tre delibere comunali dell’ottobre 2000, ottobre 2002 e marzo 2003.</p>
<p>E sarebbe stato <strong>Claudio Comani</strong>, project manager per il Civis e principale referente del progetto all’interno di Atc, a modificare il capitolato speciale d’appalto per spianare la strada ad Irisbus. Comani, infatti, insieme a Guazzaloca, Biscaglia, Maurizio <strong>Agostini</strong> (Presidente del cda Atc dal 1999 al 2005) e Paolo <strong>Vestrucci</strong> (ex consigliere del cda Atc), nominati dall’ex sindaco, e in concorso con altri pubblici ufficiali non identificati – secondo gli accordi conclusi con Collina, i Maresca e Fiorentino per vincere la gara d’appalto, vista la partecipazione all’appalto di altre aziende come Bombardier, Apts, Lohr, Ganz-Ciro Menotti – avrebbe redatto il capitolato speciale d’appalto in modo da indurre le ditte invitate a non presentare l’offerta e lasciare in pista solo Irisbus. Convincendo di conseguenza gli altri iniziali offerenti a ritirarsi dalla gara.</p>
<p>Secondo l’accusa, fu dunque lui, d’intesa con Guazzaloca, Biscaglia, Agostini e Vestrucci a modificare il capitolato finale d’appalto, rispetto a quello che era stato sottoposto alla Via (Valutazione di impatto ambientale) da parte della Provincia di Bologna e ignorando le prescrizioni imposte dall’assessorato ai Trasporto di <strong>Palazzo Malvezzi</strong>.</p>
<p>Nel capitolato finale venne dato infatti poco rilievo alla capacità di carico e di espandibilità, proprio perché i mezzi Irisbus erano deboli da questo punto di vista. Vennero assegnati, infatti, sostiene la Procura, quattro e cinque punti su 100, anziché 10 e 15 come richiesto obbligatoriamente dalla Provincia. Furono dunque inseriti requisiti, sostengono i pm, che in quel momento erano in possesso del solo sistema di trasporto prodotto da Irisbus.</p>
<p>Sempre loro, con altri pubblici ufficiali non identificati, avrebbero falsamente riferito al consiglio di amministrazione di <strong>Atc</strong> che la commissione giudicatrice per l’appalto aveva dato un punteggio complessivo all’unica partecipante di 752 punti, quando in realtà ammontava a 452 punti sui complessivi 730. E il punteggio era basso sia rispetto al livello di sperimentazione, che di affidabilità del sistema di trasporto proposto. Ma anche quello relativo al livello di rischio di tecnologia di trasporto non era soddisfacente.</p>
<p>Dalle carte emerge come Guazzaloca, leader politico e amministrativo di Agostini, Comani e Vestrucci, d’intesa con Biscaglia e altri pubblici ufficiali, avrebbe voluto concludere il contratto di appalto prima della scadenza del suo mandato anche disattendendo le richieste di approfondimento formulate dalla Provincia e dal comune di San Lazzaro di Savena, omettendo risultati di test, elementi fondamentali riguardanti i veicoli Civis usati in altre città come <strong>Rouen o Clermont</strong> in Francia. Omettendo inoltre di far esaminare al cda di Atc le relazioni sul Civis. Il tutto con la consapevolezza che il progetto era differente da quello oggetto della procedura di V.I.A., non rispettando diversi requisiti.</p>
<p>Tra l’aprile del 2004 e giugno 2005, inoltre, Agostini, Comani e Vestrucci, d’intesa con Guazzaloca, Biscaglia e altri pubblici ufficiali non identificati, pur essendo consapevoli che il progetto era difforme da quello sottoposto alla <strong>Valutazione di Impatto Ambientale</strong>, avrebbero fatto adottare al consiglio di amministrazione di Atc una serie di decisioni per portare avanti i lavori, senza alcuna cautela per gli interessi dell’amministrazione pubblica, visto il carattere innovativo del Civis.</p>
<p>Fin qui l’impegno da parte di Guazzaloca, Biscaglia, Agostini, Vestrucci, Comani e altre pubblici ufficiali non ancora identificati per portare avanti i lavori del Civis.</p>
<p>E in cambio, secondo la Procura, ci sarebbero somme di denaro e altre utilità consegnate dai beneficiari, come Vincenzo Lasalvia, Giuseppe Amaturo, Salvatore Martelli, Pierre Fleck (dirigenti di Irisbus Italia Spa dal 2002 ad oggi), Alberto, Maria, Marta Fiorentino e Angelo e Pietro Maresca.</p>
<p>Un esempio è la nomina a Presidente del Cda di <strong>Leasys Spa </strong>di Giorgio Guazzaloca, una società partecipata al 48% da Enel FM spa e dal 52% da Fidis Servizi Finanziari spa, partecipata a sua volta al 100% da <strong>Fiat Auto spa</strong>.</p>
<p>O ancora la consegna a Comani da parte di<strong> Collina, presidente di CCC</strong>, di 315 mila euro. Per Collina l’accusa è di corruzione e concorso nell’inadempimento dei contratti per le pubbliche forniture. Nel mirino degli investigatori ci sarebbe infatti l’accordo, formalizzato nel febbraio 2005, tra una società per gli inquirenti riconducibile all’ex membro del Cda di Atc Claudio Comani, la T.E.SI srl, e Ccc. Un accordo per una prestazione professionale per progettazione e direzione dei lavori del cantiere per un immobile in via Marco Emilio Lepido. Un’attività per cui la società ricevette, dal 2004 al 2007, quei 315 mila euro. Un progetto rilevato da Ccc da Coopcostruzioni, che a sua volta l’aveva rilevato da un’altra proprietà che però aveva aperto il rapporto con la società riconducibile a Comani già dal 2002.</p>
<p>Altro denaro fu poi consegnato, come ha raccontato ieri <em>il Fatto Quotidiano</em>, tra il settembre 2004 e maggio 2011 a pubblici ufficiali ancora da identificare nelle fasi di programmazione, deliberazione ed esecuzione del <strong>Civis</strong>. Circa un milione di euro passato nelle casse della Maresca e Fiorentino Spa per l’acquisto di un capannone per la manutenzione dei Civis, poi acquistato dalla Alpi Srl, persona giuridica distinta dalla<strong> Maresca e Fiorentino Spa</strong>, ma in cui figurano alcuni dei suoi soci. E altri soldi destinati a prestazioni come l’acquisto di attrezzature per la manutenzione del Civis, pubblicizzazioni, assistenza ai mezzi e addestramento dei conducenti effettuati dal 1999 al 2004, prima che il progetto del Civis esistesse a Bologna. L’ipotesi della Procura è che quelle prestazioni non siano state effettivamente compiute. Secondo la Procura, dunque, Maresca e Fiorentino sarebbero stati intermediari tra Irisbus e pubblici ufficiali ancora da identificare.</p>
<p>Proprio ieri sono stati perquisiti gli studi di due commercialisti di Maresca e Fiorentino, <strong>Enrico Frasnedi</strong> e <strong>Giampaolo Galletti</strong>, fratello di <strong>Gian Luca Galletti</strong>, ex assessore nella giunta Guazzaloca, attuale parlamentare Udc e braccio destro di <strong>Pier Ferdinando Casini</strong>. I due però non risulterebbero indagati. Ora la Procura è in attesa dell’esito delle numerose <strong>perquisizioni</strong> di ieri che potrebbero dire molto sull’esito dell’inchiesta.</p>
<p>(pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 28 maggio 2011)</p>
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		<title>Ndrangheta, 30 arresti in Emilia. Blitz iniziato all’alba</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 20:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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Da San Luca, località nella locride ad alta densità mafiosa, a Bologna. Droga portata in grandi quantità grazie ai numerosi viaggi dalla Calabria al capoluogo emiliano romagnolo. Gli inquirenti non sembrano avere elementi per affermare l’appartenenza dei soggetti coinvolti nell’operazione di questa mattina a cosche della ‘ndrangheta. Di sicuro c’è che gli uomini provengono da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a rel="attachment wp-att-6980" href="http://www.malitalia.it/2011/05/ndrangheta-30-arresti-in-emilia-blitz-iniziato-all%e2%80%99alba/carabinieribologna/"><img class="alignnone size-full wp-image-6980" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/carabinieribologna.jpg" alt="" width="295" height="216" /></a></p>
<p>Da <strong>San</strong> <strong>Luca</strong>, località nella locride ad alta densità mafiosa, a <strong>Bologna</strong>. Droga portata in grandi quantità grazie ai numerosi viaggi dalla <strong>Calabria</strong> al capoluogo emiliano romagnolo. Gli inquirenti non sembrano avere elementi per affermare l’appartenenza dei soggetti coinvolti nell’operazione di questa mattina a cosche della <strong>‘ndrangheta</strong>. Di sicuro c’è che gli uomini provengono da aree ad alta densità mafiosa. L’ambiente potrebbe essere, infatti, quello vicino alla cosca<strong> “Mirta-Strangio”</strong>.</p>
<p>All’alba di oggi i <strong>Carabinieri</strong> di Bologna, che hanno lavorato assieme ai colleghi dei Comandi Provinciali di Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Ravenna, Forlì, Rovigo e Reggio Calabria hanno eseguito 25 ordinanze di custodia cautelare, 15 in carcere e 10 agli arresti domiciliari, che fanno parte delle 32 emesse dal <strong>Gip Pasquale Giannitti</strong>, di cui 21 in carcere e 11 ai domiciliari. Inoltre ci sono state 59 perquisizioni; il tutto su richiesta del procuratore aggiunto di Bologna <strong>Massimiliano Serpi</strong>. Gli arrestati appartengono a un’organizzazione criminale per lo più composta da soggetti di origine calabrese.</p>
<p>L’operazione, denominata <strong>“Marte”</strong> dal cognome di uno dei promotori, ha avuto inizio grazie al controllo di possibili infiltrazioni mafiose calabresi nel tessuto economico e produttivo della provincia di Bologna. Le indagini sono iniziate nell’ottobre del 2008 dopo il monitoraggio di una pizzeria d’asporto nel quartiere San Donato. Successivamente è emerso che la droga proveniva parte dall’area calabrese di San Luca e parte dall’Albania e dall’Olanda. <strong>Droga</strong> che veniva distribuita, confezionata e venduta ai clienti.</p>
<p>Le <strong>basi logistiche</strong> in città erano differenti: un’abitazione di via Porrettana a Casalecchio di Reno, un locale di via San Donato, un’abitazione di via Scandellara, un garage di via Massarenti e uno di via Pontevecchio, e un locale di via Emilia a San Lazzaro.</p>
<p>Dalle indagini è emersa con chiarezza l’esistenza di una <strong>fascia intermedia</strong> di personaggi indispensabili all’esistenza del consorzio criminale. Incensurati, alcuni con un titolo di studio universitario, che ricevevano quantitativi costanti di cocaina, provvedendo in proprio a piazzare il prodotto. Sono <strong>300 gli acquirenti</strong>, segnalati alla Prefettura di Bologna. Tra questi ci sono molti professionisti, come avvocati, commercialisti, medici, infermieri, attori, commercianti. Un “uso di cocaina trasversale”.</p>
<p>Mentre per tre arrestati l’accusa è di <strong>associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti</strong>, sui i restanti grava quella di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.</p>
<p>Gli investigatori del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Bologna avevano avviato le indagini concentrandosi soprattutto sugli spostamenti da San Luca a Bologna di <strong>Antonio Marte</strong>, da cui il nome dell’Operazione; trentenne nato a Locri, in provincia di Reggio Calabria e residente a Benestare. E di <strong>Saverio Salvatore Pizzata</strong>, 41enne di Locri e residente a San Luca.</p>
<p>Viaggi durante i quali ascoltavano in macchina le canzoni del <strong>cantante calabrese Angelo Furfano</strong>; testi che riproducono l’antagonismo fra forze dell’ordine e delinquenti. Esaltano i malandrini e prendono in giro le forze dell’ordine: “da tutti i carabinieri sono ricercato, in tutte le caserme sono schedato, sono pericoloso non sono un bambino ho gli artigli pronti come un lupo”; o ancora “venite brigadiere a prendere la mia pelle. Sento una voce portata dal vento, la voce di un uomo che sta morendo, avvolto pieno di sangue i un cappotto c’è il corpo freddo di un uomo morto”.</p>
<p>Il gruppo si approvvigionava di <strong>cocaina</strong> in Calabria, per poi trasportarla a Bologna e distribuirla ad acquirenti stabili, che a loro volta la rivendevano. Antonio Marte si occupava soprattutto del reclutamento dei corrieri per i viaggi dalla Calabria e degli abituali <strong>acquirenti</strong> come Alessandra Barretta, neo laureata in scienze politiche e rappresentante per la vendita al dettaglio di ricambi per auto o <strong>Giuseppe D’Uva</strong>, gestore di un distributore di benzina. Saverio Salvatore Pizzata, invece, si occupava di gestire direttamente i “carichi” di <strong>cocaina</strong> provenienti dalla Calabria prima di immettere la droga nel tessuto bolognese.</p>
<p>Molto redditizia ad esempio si è rivelata l’attività di un <strong>distributore di benzina di via Massarenti</strong> gestito da Giuseppe D’Uva, che era considerato un importante punto di smistamento della cocaina. D’Uva infatti riceveva la droga e poi riforniva i suoi numerosissimi clienti.</p>
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		<title>Bologna al voto in salsa verde Lega.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 10:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Voto]]></category>

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		<description><![CDATA[Bologna la dotta, la grassa. E la rossa? È un rosso sbiadito ormai quello che distingue quella “vecchia signora dai fianchi un po&#8217; molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli”, cantata da Francesco Guccini.Si avvicinano le elezioni amministrative di questo weekend e la tensione sale, e quel rosso potrebbe sbiadire ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6820" href="http://www.malitalia.it/2011/05/bologna-al-voto-in-salsa-verde-lega/bologna-alvoto/"><img class="alignnone size-full wp-image-6820" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/bologna-alvoto.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a><strong>Bologna la dotta, la grassa. E la rossa?</strong> È un rosso sbiadito ormai quello che distingue quella “vecchia signora dai fianchi un po&#8217; molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli”, cantata da Francesco Guccini.Si avvicinano le elezioni amministrative di questo weekend e la tensione sale, e quel rosso potrebbe sbiadire ancora di più. Alcuni si sfregano le mani, consapevoli di potercela fare non avendo nulla da perdere. Altri, invece, sentono il fiato sul collo e una paura matta di non raggiungere obiettivi che anni fa sarebbero stati ovvi ed aspettati.</p>
<p> <strong>Stiamo parlando della Lega Nord, in tandem con il Pdl, e del Partito Democratico</strong>. Manes Bernardini, leghista e candidato del centrodestra, 38 anni, contro Virginio Merola, candidato del centrosinistra, 56 anni.</p>
<p> Se Pier Luigi Bersani e i suoi uomini sono convinti di farcela al primo turno, Umberto Bossi, arrivato in città la scorsa settimana dopo 14 anni, non è da meno. Ma se per il Pd il ballottaggio potrebbe essere un pericolo, per la Lega Nord si tratterebbe dell&#8217;occasione giusta per conquistare la Rossa Bologna. </p>
<p><strong>Domenica scorsa in piazza Maggiore si sono presentate più di 2000 persone per il senatur, Giulio Tremonti, il più leghista del Pdl, e Manes Bernardini. </strong>Sfottò a parte diretti al candidato Merola per il suo cognome meridionale, la serata è stata un evento notevole per il Carroccio. Radunare tante persone in una città che è stata la capitale del Comunismo in Italia e non solo non è impresa da poco. E il Pd trema all&#8217;idea di potersi scontrare al ballottaggio con Pdl-Lega, che a quel punto investirebbe ogni minimo sforzo in questa impresa. </p>
<p><strong>Manes Bernardini, avvocato giovane con la faccia pulita, non è un leghista tipo</strong>: toni contenuti, non xenofobi, né intolleranti. Potrebbe piacere anche ad elettori di diverso orientamento politico, stanchi di una città ferma con il commissariamento di Anna Maria Cancellieri, e vogliosi di ripartire. La sua impresa per conquistare la città sembrerebbe essere facilitata proprio dal suo sfidante, quel Virginio Merola salito alle cronache nazionali per le numerose gaffe. A partire dal calcio, quando intervistato dai giornalisti auspicò il ritorno in seria A del Bologna Fc. Peccato però che la squadra sia già da alcuni anni nella massima serie. E poi gli scudetti, quanti ne ha vinti? “Uno” risponde sicuro. Dimenticandosene altri sei. Alcuni giorni fa avrebbe fatto anche di peggio: “Negli anni Settanta fumavo le canne, come tutti”. Frase che ha creato scompiglio tra le fila del Pd e non solo. Ma proprio ieri sera, la serata conclusiva di questa campagna elettorale ha portato in città davanti a diecimila persone il leader del Pd Pier Luigi Bersani, ma soprattutto l&#8217;ex Premier Romano Prodi, che galvanizza il pubblico e si riprende una piazza che storicamente appartiene alla sinistra.</p>
<p><strong> Erano intorno alle 15 mila, invece, le persone accorse nella stessa piazza la settimana scorsa per Beppe Grillo e successivamente per Nichi Vendola.</strong> Il Movimento Cinque Stelle punta a superare la soglia del 10 per cento; obiettivo non impossibile per i ragazzi del comico genovese, capitanati da Massimo Bugani, fotografo bolognese, che però non sembra dimostrare troppe conoscenze sulla città (non conosceva il nome di Dossetti, né il percorso del chiacchierato Civis, il tram su gomma). Gli altri contendenti alla carica di sindaco sono il civico Daniele Corticelli, Stefano Aldrovandi (sorretto dal Terzo Polo) e Angelo Maria Carcano, che ha come capolista l&#8217;ex fidanzata e segretaria dell&#8217;ex sindaco Flavio Delbono, dimessosi per lo scandalo fatto scoppiare proprio da Cinzia Cracchi per le vacanze fatte con soldi della Regione. I loro voti saranno indubbiamente fondamentali per un ballottaggio che farà schierare in città tutte le forze politiche nazionali, da una parte e dall&#8217;altra.</p>
<p>Oltre a loro nella corsa ci saranno anche Montella, Terra e Avanzi, rispettivamente de La Destra, Partito Comunista del Lavoratori e Forza Nuova.</p>
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		<title>Prodi: “L’Ulivo è morto .li eredi sanno solo litigare”</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 17:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Prodi]]></category>
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Dal centrosinistra attuale, passando per il federalismo, le divisioni sindacali, l’unità d’Italia e la morte di Osama Bin Laden. Parla a ruota libera l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, nel corso della presentazione di un libro a Bologna.
Sollecitato dalle domande dei presenti, l’ex premier ha risposto ad ogni curiosità e questione posta. Nella Sala dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6758" href="http://www.malitalia.it/2011/05/prodi-%e2%80%9cl%e2%80%99ulivo-e-morto-li-eredi-sanno-solo-litigare%e2%80%9d/prodi1/"><img class="alignnone size-full wp-image-6758" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/prodi1.jpg" alt="" width="295" height="216" /></a></p>
<p>Dal centrosinistra attuale, passando per il federalismo, le divisioni sindacali, l’unità d’Italia e la morte di Osama Bin Laden. Parla a ruota libera l’ex Presidente del Consiglio<strong> Romano Prodi</strong>, nel corso della presentazione di un libro a<strong> Bologna</strong>.</p>
<p>Sollecitato dalle domande dei presenti, l’ex premier ha risposto ad ogni curiosità e questione posta. Nella S<strong>ala dei Poeti della Facoltà di Scienze Politiche</strong>, insieme a <strong>Paolo Pombeni e Alessandro Barbano</strong>, vicedirettore del <em>Messaggero</em> e autore del libro “Dove andremo a finire”, Prodi ha risposto con una battuta a chi domandava un parere sull’attuale classe dirigente del centrosinistra, eredi dell’esperienza dell’Ulivo: “quando uno è morto gli eredi non fanno che litigare e più grosso è il patrimonio che lascia e più litigano”.</p>
<p>Riferendosi alle politiche del <strong>Pd</strong> e di tutto il centrosinistra ricorda come oggi il problema sia “tornare ad avere visioni di lungo periodo, avere un riformismo su temi concreti, a cominciare dal lavoro e dall’immigrazione. Invece nella politica di oggi è tutto concentrato su problemi più stretti, ma che non coinvolgono l’ansia di tutte le famiglie”.</p>
<p>Prodi sottolinea, guardando alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, come la festa sia “stata vera e genuina,<strong> l’inno di Mameli </strong>ormai piace a tutti, anche perché ci si è accorti che le ipotesi diverse sono peggiori”. Assist perfetto per una stoccata al federalismo fiscale, che “fino a due anni fa era una torta che tutti volevano mangiare, oggi ci siamo accorti che i problemi sono più grossi delle soluzioni”.</p>
<p>Per l’ex premier è una contraddizione di cui la <strong>Lega</strong> si è accorta da tempo: “Non ha cambiato il vocabolario, ma ha cambiato i contenuti. Si diceva che tutte le regioni ci avrebbero guadagnato, ma non può esistere una percentuale superiore al 100%”.</p>
<p>Se si guarda indietro di un solo giorno gli argomenti e gli spunti possono essere tanti. Le divisioni sindacali, le polemiche e il turbinio di dichiarazioni che hanno contrassegnato la festa del Primo Maggio sono terreno fertile per una critica, non tanto ai sindacati, ma al governo. La presenza, infatti, di interessi di una parte spesso finisco per essere più forti e visibili di quelli comuni, e questo è dovuto al fatto che “quello che manca è l’arbitrato forte del Governo. Gli interessi particolari non sono un’anomalia dell’Italia, è solo più debole il potere del Governo”. “Ci sono stati questi litigi – continua Prodi – ma se poi si va a vedere a fondo si nota come per qualcuno questo significhi una marcia indietro. Noi abbiamo il dovere di difendere alcuni diritti fondamentali”. Per il professore, infatti, se un governo non si cura di ragionamenti di questo tipo, il dibattito viene abbandonato solo a chi difende interessi, seppur legittimi, particolari.</p>
<p>Riferendosi poi alla notizia del giorno, l’uccisione di <strong>Osama Bin Laden</strong>, l’ex premier avrebbe dichiarato che la morte del leader di Al Qaeda sarebbe la “fine di un incubo”. Una speranza, infine, che è nel cuore di tutti: “mi auguro che sia anche l’inizio del declino del terrorismo internazionale”.</p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano Ed.Emilia Romagna)</p>
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		<title>Rocky a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 11:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>

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Dopo 66 anni di nuovo a Bologna. Quel 21 aprile del 1945 aveva appena 23 anni. Roque “Rocky” Riojas è tornato in città, come veterano della “34esima Red Bull Division”.
L&#8217;ottantanovenne da Kansan City si guarda intorno con uno sguardo vispo e giovane, del tutto estraneo alla sua età. La prova di questa freschezza interiore è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6657" href="http://www.malitalia.it/2011/04/rocky-a-bologna/rocky/"><img class="alignnone size-full wp-image-6657" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/rocky.jpg" alt="" width="230" height="219" /></a></p>
<p><strong>Dopo 66 anni di nuovo a Bologna</strong>. Quel 21 aprile del 1945 aveva appena 23 anni. Roque “Rocky” Riojas è tornato in città, come veterano della “34esima Red Bull Division”.</p>
<p>L&#8217;ottantanovenne da Kansan City si guarda intorno con uno sguardo vispo e giovane, del tutto estraneo alla sua età. La prova di questa freschezza interiore è anche il fatto che Rocky è un utente di facebook, e proprio grazie al web è riuscito a ritrovare amici italiani.</p>
<p><strong>Sono tante le persone accorse ieri sotto le due Torri per scattare una foto insieme al soldato</strong>, per stringergli la mano o per farsi autografare il libro che narra anche la sua storia: “Il Bracciale di sterline. Cento bastardi senza gloria, una storia di guerra e di passioni” del collaboratore del Carlino Matteo Incerti e della giovane cronista Valentina Ruozi, edito da Aliberti e presentato proprio ieri alla libreria Feltrinelli.</p>
<p><strong>Per Rocky è una “stupenda sensazione stare qui</strong>. Volevo tornare in questi luoghi, ed ora il sogno si è avverato. Non ricordo molto di questa città; ero impegnato a scovare i nemici e non riuscivo a guardami intorno”. Il veterano della US Army sbarcò a Salerno nel settembre del 1943. Poi combatté a Montecassino, Anzio, sulla Linea Gotica e liberò Bologna e Reggio Emilia. “Starò in Italia alcuni giorni – continua &#8211; e vorrei vedere il più possibile. Ringrazio Dio di poter parlare e raccontare oggi queste cose. Vorrei parlare con ogni persona qui presente, sorridere e narrare quei giorni”.</p>
<p><strong>Poi si avvicina all&#8217;orecchio e sussurra: “nel vedere certi luoghi mi sono messo a piangere, è stata un&#8217;emozione fortissima”.</strong>Una delle sue richieste era quella di salire sulla torre degli Asinelli, non curante dei 300 scalini. Ma appena qualcuno gli ha rivelato l&#8217;assenza di un ascensore ha esclamato: “Dannazione!”, e il desiderio diventa irrealizzabile. “È una grande gioia essere qui – conclude -. Un&#8217;emozione immensa. È il viaggio di una vita, non saprei che altro dire. Ci sono tantissime persone amichevoli, che mi rendono felice. È fantastico”.</p>
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		<title>Immigrati: sosta a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 11:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati]]></category>
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Tre o quattro giorni ancora e riusciranno ad ottenere il permesso di soggiorno di sei mesi. Il tempo utile alla questura per preparare i documenti e saranno definitivamente liberi di muoversi. È passata la prima notte e i diciannove tunisini, arrivati sabato scorso al Centro Beltrame di via Sabatucci a Bologna, non vedono l&#8217;ora di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6507" href="http://www.malitalia.it/2011/04/immigrati-sosta-a-bologna/tunisini/"><img class="alignnone size-full wp-image-6507" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/tunisini.jpg" alt="" width="246" height="185" /></a></p>
<p><strong>Tre o quattro giorni ancora e riusciranno ad ottenere il permesso di soggiorno di sei mesi</strong>. Il tempo utile alla questura per preparare i documenti e saranno definitivamente liberi di muoversi. È passata la prima notte e i diciannove tunisini, arrivati sabato scorso al Centro Beltrame di via Sabatucci a Bologna, non vedono l&#8217;ora di ripartire verso altre mete, come Francia, Germania e Belgio. </p>
<p><strong>Chokri si trova bene nel dormitorio</strong>: “è bello qui. Sono fuggito dalla Tunisia perchè non c&#8217;era da mangiare, né da lavorare”. I ragazzi sono da poco più di due mesi in Italia. Dopo lo sbarco a Lampedusa sono stati portati quasi immediatamente a Bologna, al Centro per l&#8217;identificazione e l&#8217;espulsione di via Mattei. Poi la sorpresa dei giorni scorsi: il rilascio. Nel suo paese Chokri, dopo aver finito gli studi, non era riuscito a trovare un lavoro e da qui la scelta di partire. Secondo il giovane “eravamo trentacinque tunisini nel Cie, ma non so perchè abbiano scelto proprio me. Ma fra quattro giorni me ne andrò”.</p>
<p> <strong>Abdeslam sorride e ha voglia di parlare</strong>: “la mia meta è la Francia, dove ho amici. Mi sono comunque trovato bene nel Cie, e anche qui. Ho però fame, non mangio da ieri sera”. Un operatore spiega, infatti, che “l dormitorio non distribuisce i pasti, non abbiamo alcuna mensa; il cibo lo portano la sera i volontari”.</p>
<p> I diciannove tunisini trascorrono la giornata scherzando fra loro, alcuni sono più loquaci di altri, come Ahmed, che però non vuole farsi fotografare: “ho 23 anni e una fidanzata in Francia che voglio raggiungere. In Tunisia passavo la giornata girando per la città, non c&#8217;è lavoro, nè soldi per mangiare”. Al suo fianco c&#8217;è Bilal, insieme sono sbarcati a Lampedusa e da lì sono stati portati ad Agrigento, per poi arrivare a Bologna. “<strong>Voglio dire grazie all&#8217;Italia – afferma -. Sono stato bene: c&#8217;è da mangiare e posto per dormire, sigarette, caffè, medicine. Ora voglio andare a Ventimiglia, per poi arrivare finalmente in Francia, dove c&#8217;è la mia famiglia”.</strong></p>
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		<title>Graffitari a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 21:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[graffiti]]></category>

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È una lotta che va avanti da anni quella che il Comune di Bologna porta avanti contro i writer. Dalla giunta di Sergio Cofferati, ai pochi mesi da sindaco di Flavio Delbono. Ed anche il commissario Anna Maria Cancellieri sembra non voler scherzare.
 Da tempo infatti è attiva una squadra speciale anti-graffiti, chiamata Pandora. Numerose le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6449" href="http://www.malitalia.it/2011/04/graffitari-a-bologna/grafitari/"><img class="alignnone size-full wp-image-6449" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/04/grafitari.jpg" alt="" width="236" height="172" /></a></p>
<p>È una lotta che va avanti da anni quella che il Comune di Bologna porta avanti contro i writer. Dalla giunta di Sergio Cofferati, ai pochi mesi da sindaco di Flavio Delbono. Ed anche il commissario Anna Maria Cancellieri sembra non voler scherzare.</p>
<p> <strong>Da tempo infatti è attiva una squadra speciale anti-graffiti, chiamata Pand</strong>ora. Numerose le fotografie, i rilievi fatti da agenti in borghese, i sopralluoghi di 300 vigili di quartiere, supportati dai filmati delle telecamere di sorveglianza. Elementi inseriti in un fascicolo aperto dalla Procura.</p>
<p>Fino ad oggi sono state schedate più di 11 mila tag, le firme che i writer fanno sui muri. L&#8217;idea è quella di creare un archivio delle firme dei graffitari e provare a colpirli. Il nuovo regolamento di polizia urbana prevede, infatti, sanzioni fino a 500 euro per chi imbratta palazzi storici con l&#8217;obbligo di ripulire i muri e la denuncia per danneggiamento.</p>
<p><strong>Colpirne uno sarebbe “un caso esemplare” dichiara la Cancellieri, che può contribuire a far smettere gli altri.</strong></p>
<p> Ma a sentire i diretti interessati la percezione di questa guerra è ben diversa. E anche l&#8217;idea che dietro ci sia una sorta di organizzazione di graffitari in contatto fra di loro fa ridere i ragazzi.</p>
<p><strong>Siamo riusciti a contattare due writer, S. e M., che da anni fanno parte di “crew” (gruppi) a Bologna.</strong></p>
<p> “Ho visto gli articoli di questi giorni sui giornali – dichiara S. -, ma a un certo punto ho preferito non continuare la lettura. Le scritte sui muri ci sono da anni, le vedo da quando sono nato. E c&#8217;è chi li pulisce, fa parte del gioco”. Per M. “questa lotta è ridicola; ci sono problemi più importanti e gravi. Le tag e i disegni si esprimono visivamente e sono sotto gli occhi di tutti, motivo per cui si presta tanta attenzione al problema e si fa campagna elettorale”.</p>
<p> <strong>“Mi arrabbio – continua S. &#8211; quando sento dire che chi scrive sui muri lo fa perchè ha dei problemi familiari o sociali</strong>. I graffiti possono essere fatti da tutti, non c&#8217;è una scuola. Non so se sia giusto o meno, per la legge sicuramente non lo è, ma non mi sembra di fare una cosa malvagia, quando lo faccio non ci penso, eticamente non lo sento”. Secondo il writer si tratta di una “controcultura”, innata nelle persone. “Ci sono ragazzi che vanno contro. Se nessuno scrivesse sui muri mi sembrerebbe strano. Ci sarebbe un&#8217;omologazione”. E scrivere sui monumenti? “Quella è una stupidaggine, ma purtroppo c&#8217;è chi lo fa. Io inoltre quando vedo un muro pulito non faccio tag”.</p>
<p>“È comunque una cosa controversa fare il writer – ammette -, ci penso spesso”.</p>
<p>Anche M. è contro le scritte su monumenti o sui palazzi storici, “c&#8217;è gente che comunque se ne disinteressa, magari in una serata in cui scorre tanto alcool e non si è lucidissimi. Il 90 per cento dei palazzi storici, poi, sono pieni di messaggi politici, che devono arrivare agli studenti, una sorta di bacheca, ma questo non c&#8217;entra nulla con i graffiti”. “Il senso di tutto ciò – continua &#8211; c&#8217;è e non c&#8217;è, è una cosa soggettiva, di sicuro irrazionale”.</p>
<p><strong> Tra le tante soluzioni pensate nelle città c&#8217;è anche quella di concedere degli spazi aditi a disegni e tag</strong>, molto spesso in periferia o nelle grigie zone industriali. Ma a sentire i ragazzi non è questa la soluzione. Per S. “gli spazi dati in periferia sarebbero positivi, ma farei comunque tag nel centro, ha un altro valore, piace. La bellezza di quello che facciamo si capisce solo fra i writer, chi ne è fuori non riesce a cogliere subito il senso”. “Più che investire sforzi – dichiara M. &#8211; e soldi per rintracciarci, basterebbe ripulire più velocemente certi posti. Il muro con una tag, infatti, attira di più rispetto a quello pulito. Inoltre questa attenzione mediatica stimola alcune persone a disegnare ancora di più, per apparire il giorno dopo sui giornali”.</p>
<p>“Io non so se sia giusto o meno – continua -. È un mio modo di espressione, che ti avvolge 24 ore su 24. Non faccio male a nessuno, credo di portare qualcosa in più in certe situazioni. Si tratta di un linguaggio autoreferenziale, che può essere apprezzato fra noi writer; non è solo voglia di trasgredire”.</p>
<p> Ma una soluzione c&#8217;è? “No, non c&#8217;è. La Cancellieri con questa guerra può fare un po&#8217; più paura, ma noi andiamo avanti, anche se ci dovessero fermare una o due volte, non per ripicca, ma perchè lo facciamo da sempre”, dichiara S.</p>
<p>E anche M. è sulla stessa linea di pensiero: “I graffiti ci sono dagli anni &#8216;70 e Bologna è un luogo importante, come Milano o Roma, una sorta di capitale. Ha una sua storia, una sua evoluzione, non è una moda nata l&#8217;estate scorsa. Possono darci anche quartieri da disegnare, ma non si risolve così. È un problema che semplicemente non puoi risolvere. Si fa stare in silenzio un writer, ma l&#8217;altro è già pronto ad agire”.</p>
<p>Per M. “potrebbe anche esserci un dialogo”, ma sarebbe infruttuoso. “È una subcultura, non è controllabile. Così si crea una cappa di odio, sembra sia solo questo il problema. <strong>Ma è una caccia al nulla, soldi buttati. Si è arrivati al limite? E allora si può pulire qualche muro in più”.</strong></p>
<p> (pubblicato su ilfattoquotidiano.it del 3 aprile  2011)</p>
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		<title>Il Cavaliere lascia la Dotta</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 13:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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Mentre le amministrative si avvicinano, la tensione tra i partiti che non sono ancora riusciti a trovare un candidato sale giorno dopo giorno. Perché il prossimo appuntamento elettorale non è, infatti, esclusivamente il momento in cui una forza politica può radicarsi su un territorio.  Il risultato delle urne è destinato a diventare anche il termometro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6325" href="http://www.malitalia.it/2011/03/il-cavaliere-lascia-la-dotta/bologna-4/"><img class="alignnone size-full wp-image-6325" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/03/bologna1.jpg" alt="" width="274" height="184" /></a></p>
<p><strong>Mentre le amministrative si avvicinano, la tensione tra i partiti che non sono ancora riusciti a trovare un candidato sale giorno dopo giorno</strong>. Perché il prossimo appuntamento elettorale non è, infatti, esclusivamente il momento in cui una forza politica può radicarsi su un territorio.  Il risultato delle urne è destinato a diventare anche il termometro sull&#8217;operato del governo e dell&#8217;opposizione. Su questo fronte, il centrodestra italiano sta vivendo un momento di caos. Nelle maggiori città italiane che dovranno cambiare sindaco, da Trieste a Napoli, passando per Milano e Bologna, il Pdl non ha ancora una strategia chiara e, soprattutto, non ha candidati certi.</p>
<p><strong>Sotto le Due torri, per esempio, i nodi da sciogliere sono ancora molti</strong>ssimi. Lega Nord e Popolo della Libertà non riescono a trovare un nome da far correre che vada bene a tutti, e i due partiti sembrano sempre più in rottura. «Andare spaccati vuol dire regalare la città a Virginio Merola». È intorno a questa frase del deputato Udc, Gian Luca Galletti, che ruota la scelta di un candidato a sindaco del centrodestra a Bologna. E se l&#8217;Udc, insieme a Fli e all&#8217;ex sindaco Giorgio Guazzaloca, ha deciso di appoggiare il civico ed ex amministratore delegato di Hera, Stefano Aldrovandi, il Pdl si guarda intorno disperatamente.</p>
<p><strong>La Lega, invece, un nome lo ha. È Manes Bernardini</strong>, consigliere regionale, che continua senza troppi patemi, a preparare la sua lista e la campagna elettorale. Sono diversi i cartelloni pubblicitari presenti nelle vie della città marchiati Carroccio, già criticati dal centrosinistra come xenofobi. Ma il Pdl locale, al momento, sembra non voler appoggiare il candidato leghista. Si attende una decisione dall&#8217;alto. Sui giornali felsinei ogni giorni vengono prospettati, tra voci e smentite, incontri tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi che avrebbero l&#8217;obiettivo di riuscire a trovare un accordo. Ma, visti anche gli impegni e le preoccupazioni di natura internazionale e giudiziaria del premier, i due alleati non stanno giungendo ad alcun risultato.</p>
<p><a href="http://www.lettera43.it/foto/11604/2/anna-maria-cancellieri.htm"><br />
</a>Il coordinatore regionale del Pdl, Filippo Berselli, non immaginava di certo di trovarsi in una situazione del genere. A causa dello statuto locale, le mani del deputato sono legate, «altrimenti avremmo deciso da un mese», ha fatto sapere. E così Bologna per il Pdl pare già persa nonostante l&#8217;evidente crisi del Partito democratico dopo lo scandalo che ha costretto a dimettersi l&#8217;ex sindaco Flavio Delbono. Dopo aver bruciato i primi due candidati, Giancarlo Mazzuca e Giuliano Cazzola, il partito di Berlusconi ha provato a corteggiare l&#8217;attuale commissario prefettizio Anna Maria Cancellieri, che dopo un&#8217;indecisione iniziale, ha declinato l&#8217;invito, con il dispiacere di tanti cittadini. Un “briscolone”, come dicono in città, che avrebbe certamente ribaltato ogni pronostico e aspettativa. E l&#8217;interesse dei vertici di Roma nei confronti della Dotta sembra ormai scemato definitivamente.</p>
<p><strong>Ora sono diverse le carte sul tavolo per il Popolo della Libertà, anche se non sono vincenti come la</strong> <strong>Cancellieri.</strong> Le ipotesi sono o un accordo con Bernardini e il conseguente appoggio con una lista del Pdl; oppure una lista separata della Lega col Pdl che appoggia il civico Aldrovandi, scelto anche dal politologo Paolo Pombeni e dal leader di Intermedia Giovanni Consorte. La decisione deve e dovrebbe arrivare in fretta, con l&#8217;indicazione della via da seguire segnata dalle stanze di Roma. La lista Pdl sembrerebbe essere già pronta, ma per raccogliere le firme bisogna avere un candidato a sindaco; il nome non c&#8217;è ancora e il termine finale per presentare il tutto è il 14 aprile.</p>
<p>In via Rivani, invece, sede del Pd a Bologna, arrivano buone notizie, anche se i democratici non rinunciano mai a mettersi i bastoni tra le ruote. Il candidato del centrosinistra, Virginio Merola, il 25 marzo ha commesso una gaffes calcistica: «Spero che il Bologna vada in serie A», scatenando le ire dei tifosi rossoblu, visto che la squadra di casa lotta nella massima serie da qualche anno. Ma il politico starebbe comunque raccogliendo molti consensi in città. La strada verso la conquista del Comune sarebbe facilitata anche grazie all&#8217;appoggio Amelia Frascaroli, sorretta da Sel. </p>
<p><strong>Ma il Pd, dicono i maligni, potrebbe vincere per mancanza dell&#8217;avversario.</strong></p>
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		<title>Ferrara sì, Ferrara no</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/02/ferrara-si-ferrara-no/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 13:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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Ferrara sì, Ferrara no. L&#8217;Elefantino, come ama firmarsi, torna in televisione. Su Rai1, alle 20,30, in primissima serata, nello spazio che fu un tempo di Enzo Biagi.
Scandalo, orrore, vergogna. I giornali gridano indignati. Smorfie di disgusto su bocche che dicono: “Hai visto?! Giuliano Ferrara in Rai, al posto che fu di Biagi. Senza parole!”, mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6081" href="http://www.malitalia.it/2011/02/ferrara-si-ferrara-no/ferrara/"><img class="alignnone size-full wp-image-6081" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/02/ferrara.jpg" alt="" width="262" height="193" /></a></p>
<p><strong>Ferrara sì, Ferrara no</strong>. L&#8217;Elefantino, come ama firmarsi, torna in televisione. Su Rai1, alle 20,30, in primissima serata, nello spazio che fu un tempo di Enzo Biagi.</p>
<p><strong>Scandalo, orrore, vergogna</strong>. I giornali gridano indignati. Smorfie di disgusto su bocche che dicono: “Hai visto?! Giuliano Ferrara in Rai, al posto che fu di Biagi. Senza parole!”, mentre si fa segno di no con la testa, ormai è un abbandono a se stessi senza più alcuna speranza.</p>
<p>Ma perchè Giuliano Ferrara no e Michele Santoro sì. Perchè Travaglio sì, Floris sì e i tutti i programmi schierati da una parte vanno bene, mentre il direttore del Foglio no? Due pesi e due misure, che rappresentano al meglio la deriva manichea verso cui la società italiana è approdata. <strong>Come ha detto il direttore del Tg di La7, Enrico Mentana, “in televisione c&#8217;è spazio per tutti”.</strong> Non è chiaro, dunque, lo scomodarsi per un programma come quello di Ferrara. Diverso il caso in cui i programmi televisivi vengano cancellati, censurati e rimossi dal palinsesto per motivi politici: qui sì che è bene mobilitarsi. Ma scandalizzarsi per un programma tv che non rappresenta le nostre idee, che non è conforme ai nostri ideali – non sempre pervenuti -, condotto da un personaggio istrionico e riottoso del nostro panorama giornalistico e televisivo, pare solo una trovata politica, coerente e continuativa con i cori da stadio, con la guerra per bande e la divisione della società nel bianco e nel nero. Un dubbio e una domanda però sorgono. E questa volta rivolta al pubblico di destra, e ai politici che lo rappresentano. Da mesi al centro del dibattito politico in tema di telecomunicazione il contraddittorio è sicuramente un argomento scottante. <strong>In Rai non è possibile, infatti, esprimere un parere o descrivere fatti senza che il giorno successivo qualcuno sbotti chiedendo la presenza di un giornalista, di un politico o addirittura di un comico o satirico che dir si voglia, a seconda dei casi, che rappresenti e punzecchi l&#8217;altra parte politica. </strong>O la richiesta che si critichi la sinistra e poi la destra, volgendo l&#8217;attenzione continuamente da una parte e dall&#8217;altra come in un partita di tennis, con conseguente torcicollo e giramento di testa.</p>
<p>Ma se questo vale per Luca e Paolo a Sanremo, rei di aver criticato troppo Silvio Berlusconi; se il contraddittorio è richiesto per Travaglio, per Vauro o per Saviano nel suo “Vieni via con me” condotto insieme a Fabio Fazio. Se il contraddittorio vale per tutti quei programmi che ospitano un politico con una casacca di un colore e nel quale deve necessariamente essere presente un&#8217;altro peone di altro colore. Se in tutti questi casi nella Rai e nelle stanze della politica si fa un gran vociare, una sequela di critiche e invettive, con titoli di giornali e articoli che chiedono il “giusto ed equo trattamento di entrambe le parti politiche”; <strong>ebbene, considerata l&#8217;assurdità di tali richieste, ma per quale motivo questa regolina sporca, deviante, ridicola e snervante per il telespettatore, non vale anche per Giuliano Ferrara?</strong></p>
<p>La risposta è sempre la stessa: nella guerra mediatica cui siamo giornalmente sottoposti anche questo fa parte del conflitto. Usare costantemente due pesi e due misure, due approcci diversi a secondo degli interessi di parte, senza voler guardare al problema con un occhio più lucido e meno stanco da questo can-can.</p>
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		<title>Bologna : rumore infernale</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 21:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>

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Il rumore è infernale, gli odori sono molto forti, mentre il terreno e le polveri hanno una concentrazione di materiali pericolosi enormemente superiore ai numeri consentiti dalla legge. In via Magellano, nel quartiere Borgo Panigale a Bologna, c&#8217;è una ditta, la Gironi Rottami, specializzata in attività di deposito, recupero e lavorazione di materiali ferrosi, rifiuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6065" href="http://www.malitalia.it/2011/02/bologna-rumore-infernale/fiume-reno/"><img class="alignnone size-full wp-image-6065" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/02/fiume-reno.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a></p>
<p><strong>Il rumore è infernale</strong>, gli odori sono molto forti, mentre il terreno e le polveri hanno una concentrazione di materiali pericolosi enormemente superiore ai numeri consentiti dalla legge. In via Magellano, nel quartiere Borgo Panigale a Bologna, c&#8217;è una ditta, la Gironi Rottami, specializzata in attività di deposito, recupero e lavorazione di materiali ferrosi, rifiuti pericolosi e non, che ha creato e continua a creare molti problemi agli abitanti della zona.</p>
<p>I cittadini si sono rivolti al Movimento 5 Stelle, che lo scorso 4 febbraio ha presentato un&#8217;interrogazione regionale per chiedere di revocare la concessione demaniale dei terreni alla Gironi e di procedere alle bonifiche.</p>
<p> Nel luglio dello scorso anno i grillini pubblicarono un video, “Rumore Infernale”, con interviste ai cittadini e le immagini della ditta. La conseguenza fu una querela per diffamazione nei confronti degli autori, tra cui Massimo Bugani, candidato sindaco del Movimento, e degli abitanti intervistati. </p>
<p>Nei mesi successivi sono però arrivate le prime conferme alle tante lamentele. Andrea Defranceschi, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, dichiara che «<strong>non si parla di un sito potenzialmente inquinato, ma è inquinato. Non abbiamo nulla contro Gironi, ma non è tollerabile che un&#8217;azienda del genere sia vicina a delle case, ad un parco pubblico e sulle rive del fiume Reno». </strong></p>
<p>Ad ottobre, infatti, un&#8217;ispezione dell&#8217;Arpa ha riscontrato il superamento dei limiti di rumorosità di circa il 65%. Mentre a novembre sono stati raccolti alcuni campioni di terreno e di polvere depositata sui mobili e sui balconi delle abitazioni che si affacciano sull&#8217;azienda. Le analisi hanno rivelato una presenza di piombo, rame, cadmio e zinco nettamente superiore, anche di dieci volte, ai limiti previsti dalla legge.</p>
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		<title>Inefficace testamento?</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/02/inefficace-testamento/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 19:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[testamento biologico]]></category>

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Una normativa sulla fine della vita umana. A leggerla così vengono i brividi: il diritto che assurge all&#8217;etica, che fa proprio un ambito con cui nulla deve avere a che fare. Ma un problema etico c&#8217;è, più di uno. Nei casi di malattie gravissime entra in gioco la disponibilità o meno all&#8217;esistenza; il dovere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6033" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/02/testamentobio.jpg" alt="" width="265" height="190" /><br />
<strong>Una normativa sulla fine della vita umana</strong>. A leggerla così vengono i brividi: il diritto che assurge all&#8217;etica, che fa proprio un ambito con cui nulla deve avere a che fare. Ma un problema etico c&#8217;è, più di uno. Nei casi di malattie gravissime entra in gioco la disponibilità o meno all&#8217;esistenza; il dovere di curare sempre e comunque. E ancora la volontà del malato di scegliere con una “dichiarazione anticipata di trattamento” quelle che saranno le sue cure, o quella che sarà la sua morte nel momento in cui tale volontà non potrà essere espressa.</p>
<p>Raffaele Calabrò, senatore Pdl, ha presentato un disegno di legge che approderà alla Camera dei Deputati. Il ddl Calabrò prevede l&#8217;istituzione della “dichiarazione anticipata di trattamento” che può essere sottoscritta da chiunque, con la possibilità di rifiutare cure mediche “non efficaci”. Ma vieta al tempo stesso l&#8217;assistenza al suicidio o ogni forma di eutanasia. <strong>Non si può infatti sospendere l&#8217;alimentazione e l&#8217;idratazione artificiale, poiché vengono considerate come “forme di sostegno vitale” e non cure mediche</strong>. </p>
<p>Ed è già partito il dibattito – anche se un po&#8217; in sordina a causa degli eventi di politica internazionale e nazionale che hanno preso il sopravvento sui media italiani.Come ha giustamente affermato il direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara, la legge è “pasticciata, irrimediabilmente sbagliata”. Non fa altro che dire “al cittadino: fai pure testamento ma sappi che non sarà vincolante, e anche su due punti cruciali come l&#8217;idratazione e la nutrizione di persone in stato vegetativo, la tua volontà non verrà ascoltata”.L&#8217;introduzione del testamento biologico è, dunque, una novità per il nostro ordinamento. Ma una novità anche rispetto alle normative di altri stati sugli stessi temi. Infatti siamo i primi ad aver introdotto un testamento di fine vita con una rilevanza quasi nulla. Lo si redige, ma a tempo dovuto non avrà alcun valore nei “due punti cruciali”.</p>
<p> Basterebbe rifarsi a un concetto. Quello della circolarità del diritto. Guardando cioè le normative di altri Stati, che già consentono l&#8217;uso del testamento biologico, e da queste partire. <strong>Basterebbe volgere gli occhi al nord: in Olanda, Belgio e Danimarca.</strong>In quest&#8217;ultimo Paese il testamento biologico (living will) è riuscito a porre un freno all&#8217;accanimento  terapeutico su persone divenute incapaci di intendere e di volere. Nonostante diversi tentativi di riforma ancora oggi in Danimarca l’eutanasia riguarda i malati terminali, in quanto le disposizioni del living will hanno effetto obbligante nei confronti dei medici solo per quei pazienti. Le norme penali che puniscono l’aiuto al suicidio e l’omicidio su richiesta, inoltre, rimangono, ma viene prevista una clausola di non punibilità per i medici che hanno agito sotto “l’influenza di una forte emozione”.</p>
<p>In Olanda l’eutanasia era un fenomeno diffuso e sommerso; il potere dei medici, nelle “zone d’ombra” dell’intervento dello Stato, di fatto incontrollabile. Si è così intervenuti per far emergere il fenomeno regolamentandolo, senza lasciarlo nella clandestinità.</p>
<p>In Belgio si è guardato al modello olandese. La legge venne adottata nei primi anni del 2000 ed è basata sul principio del rispetto del pluralismo etico che è proprio della società belga. Qui il testamento di vita è valido per 5 anni ed ha tutti gli effetti sui medici curanti e su quelli che dovranno valutare la malattia.</p>
<p>La caratteristica di queste normative è che si tratta di leggi monitorate. Cioè di norme che ogni anno vengono valutate, studiate, discusse e controllate dal parlamento o da organi incaricati. Si tenta così di affinarle, di limarle e migliorarle.</p>
<p><strong>Perchè non guardare a quei Paesi? Perchè non aprire un dibattito serio, coinvolgendo esperti, medici, giuristi? Che l&#8217;Italia non sia ancora pronta a questo passo?</strong></p>
<p>L&#8217;unica speranza è che su certi temi non ci sia la solita guerra per bande e le solite strumentalizzazioni, “un clima da stadio e da regolamento dei conti”, come ha detto Ignazio Marino del Pd, che non aiuta a creare un profondo e vero confronto etico e culturale.</p>
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		<title>La condanna della Giudice</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 07:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Nicole Minetti]]></category>
		<category><![CDATA[Ruby gate]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Giudice]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra pochi giorni compirà 25 anni ed è su tutte le pagine dei giornali. Anche in televisione, a L&#8217;Infedele su La7, nella stessa trasmissione in cui Silvio Berlusconi è intervenuto telefonicamente con toni aspri contro il programma di Gad Lerner. A quanto pare spazientito anche dalla sua presenza in studio.  Sara Giudice è una delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/01/sara-giudice.jpg" alt="" title="sara giudice" width="276" height="183" class="alignleft size-full wp-image-5681" /><strong>Tra pochi giorni compirà 25 anni ed è su tutte le pagine dei giornali</strong>. Anche in televisione, a L&#8217;Infedele su La7, nella stessa trasmissione in cui Silvio Berlusconi è intervenuto telefonicamente con toni aspri contro il programma di Gad Lerner. A quanto pare spazientito anche dalla sua presenza in studio.  Sara Giudice è una delle tante donne che fanno parte del Popolo della Libertà. Iscritta a Forza Italia da quando aveva 18 anni, poi confluita nel Pdl, è dal 2006 consigliera di zona a Milano. Suo padre, Vincenzo, è stato presidente del consiglio comunale a palazzo Marino. Lei ha conseguito una laurea, poi un master e ora si occupa di marketing in una multinazionale. <br />
<strong>Sostiene il suo partito e il Presidente del Consiglio</strong> organizzando gazebo, facendo volantinaggio, occupandosi dei problemi del suo quartiere a Milano. La gavetta che spetta a chi vuole intraprendere la carriera politica.  Ma da quando è scoppiato il caso Ruby ha iniziato a storcere il naso. Ha fatto sentire la sua voce con una raccolta firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti, consigliere regionale in Lombardia, indagata per favoreggiamento della prostituzione.<br />
Il sospetto è che tanto sdegno nasconda un interesse nei confronti di Futuro e libertà e del Terzo polo e l’attenzione che è riuscita a catalizzare aiuti il suo passaggio. Intanto il partito non la lascia e lei dichiara di non volersene andare. Anzi, Roberto Jonghi Lavarini, presidente del circolo Destra per Milano, l’ha proposta come vice coordinatrice del Pdl in Lombardia. </p>
<p><strong>Per quale motivo ha lanciato una raccolta di firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti? </strong><br />
Innanzitutto questa non è una battaglia contro la persona, che neppure conosco. Ma è contro il “modello Minetti”. Non è un modello positivo. Non è la classe dirigente per questo Paese e che l&#8217;Itala vuole. Bisogna valorizzare le persone che hanno un curriculum diverso. </p>
<p><strong>A che punto è la raccolta di firme?</strong><br />
Siamo arrivati a sei mila. </p>
<p><strong>Come ha reagito il Pdl lombardo?</strong><br />
È stata definita un&#8217;iniziativa fuori dal partito. Non è stato capito né lo spirito né il senso della raccolta delle firme.</p>
<p><strong>C&#8217;è un problema di libertà nel Popolo della Libertà, una mancanza di dialogo?</strong><br />
C&#8217;è bisogno di dialogo. È evidente che ci sono voci e ambienti inascoltati. Le problematiche dei giovani che non si osservano, per esempio. Non sto parlando in senso politico, mi riferisco invece ai modelli. Che esempio dà una classe dirigente come quella della Minetti?</p>
<p><strong>Lunedì 24 gennaio 2011 era ospite a L&#8217;Infedele su La7. Che cosa pensa dell&#8217;intervento di Berlusconi? A quanto pare non era molto contento della sua presenza in studio.</strong><br />
Noi aspettiamo una risposta dal Premier. Non deve essere dispiaciuto. Vogliamo solo una risposta, e basta. La petizione è stata firmata al 90% da persone di centrodestra e non di sinistra. Persone scontente. Non si vuole condannare il Presidente del consiglio. Berlusconi ha definito le donne in studio “cosiddette signore”, non è stato molto galante. Assolutamente, non lo è stato. In studio c&#8217;erano donne eccellenti, come Ilaria D&#8217;Amico, una brava giornalista. Persone che meritano rispetto. E la sottoscritta si è sentita tirata in ballo.<br />
Il Premier ha inoltre elencato il curriculum di Nicole Minetti: una ragazza “intelligente, preparata, seria. Laureata con il massimo dei voti, 110 e lode, si è pagata gli studi lavorando, è di madre lingua inglese e svolge un apprezzato lavoro in Regione”. Non è proprio quello che pensa lei.<br />
Non lo penso io né le 6 mila persone che hanno firmato la petizione. Ma anche tanta altra gente in tutto il Paese. Contesto il fatto che Minetti sia stata catapultata in Regione senza un minimo di gavetta. Non è mai stata interessata alla politica. Non ha mai fatto sentire la sua voce. Si è improvvisamente innamorata della politica.</p>
<p><strong>Minetti deve dimettersi, quindi. E secondo lei Berlusconi dovrebbe dimettersi?</strong><br />
Noi non chiediamo le dimissioni del Premier, ma una risposta a questa domanda: quale generazioni vuole per le istituzioni, per il futuro di questo Paese? Se sceglie il “modello Minetti” siamo pronti ad andarcene, a uscire dal partito. Io e tanti altri giovani del Popolo della Libertà.</p>
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		<title>Ragazze di strada</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 19:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Col freddo o con la pioggia. Con la neve o la nebbia. Qualunque sia la condizione meteorologica della serata le ragazze di strada sono sempre lì, sul marciapiede ad offrire il loro giovane corpo a quelli che chiamano “i clienti”. Tremano e saltellando cercano di allontanare il freddo pungente della notte bolognese.
A Bologna c&#8217;è un&#8217;associazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/01/prostitute.jpg" alt="" title="prostitute" width="213" height="237" class="alignleft size-full wp-image-5676" /><strong>Col freddo o con la pioggia. Con la neve o la nebbia</strong>. Qualunque sia la condizione meteorologica della serata le ragazze di strada sono sempre lì, sul marciapiede ad offrire il loro giovane corpo a quelli che chiamano “i clienti”. Tremano e saltellando cercano di allontanare il freddo pungente della notte bolognese.<br />
<strong>A Bologna c&#8217;è un&#8217;associazione di volontariato che quattro sere a settimana si preoccupa di queste giovani donne abbandonate a loro stesse.</strong> È il gruppo dell&#8217;”Albero di Cirene”, una Onlus di volontariato che ha la sede nella parrocchia Sant&#8217;Antonio di Savena in via Massarenti. Il progetto è stato denominato “Non sei sola”, ed ha come obiettivo l&#8217;aiuto alle ragazze di strada. </p>
<p>Elena, da due anni nel gruppo dei volontari, racconta che “le ragazze si sentono solo chiedere: quanti soldi vuoi? Noi, invece, cerchiamo di umanizzare il rapporto, chiediamo il loro nome, come stanno, se hanno bisogno di qualsiasi cosa”.<br />
Bologna presenta infatti una forte concentrazione di queste ragazze, la maggior parte delle quali è vittima della tratta internazionale degli esseri umani. Sulle strade delle città italiane si vedono sia giovani dell&#8217;est Europa, rumene, albanesi ed ucraine, sia africane, soprattutto nigeriane. I ragazzi della parrocchia di don Mario Zacchini cercano di restituire dignità umana, negata dagli sfruttatori e dai clienti, offrendo aiuto ai loro bisogni e sensibilizzando l&#8217;opinione pubblica.<br />
Piccoli gruppi di volontari escono quattro giorni a settimana in strada per incontrare le ragazze; instaurano un rapporto di fiducia, le ascoltano, offrono loro latte caldo, tè, caffè e biscotti. Pregano in inglese e cantano canzoni. Ormai si conoscono per nome. È da molti anni che portano avanti queste relazioni.</p>
<p><strong>“Le ragazze rumene, ucraine e albanesi – racconta Riccardo, da 5 anni fra i volontari e uno dei coordinatori del gruppo – sono sempre controllate da alcune macchine; è più difficile instaurare un rapporto con loro</strong>”. Differente la situazione per le nigeriane. “Queste giovani donne sono assoggettate alla loro “madame”. Arrivano in Italia nei barconi o alcune volte in aereo, grazie alla mafia nigeriana che procura i documenti e si occupa di tutti i trasporti. Arrivate nelle città cui sono destinate, poi, la “madame” inizia a controllarle, ma sempre a distanza”. Chi è la madame? “A volte capita che sia una vecchia prostituta, che ripropone il modello di sfruttamento a cui era stata sottoposta”.<br />
Solitamente dopo quattro o cinque anni le ragazze riescono a liberarsi dal vincolo che hanno con la “madame”. Un debito che va dai 60 ai 70 mila euro. Con i soldi guadagnati, però, oltre a dover pagare il loro “capo”, dovranno anche occuparsi delle spese per il cibo, per i vestiti, i trasporti, l&#8217;affitto ed anche il marciapiede, che chiamano “joint”, dal quale non possono spostarsi, altrimenti andrebbero nel territorio di un&#8217;altra ragazza, rischiando le botte. Il marciapiede è in mano alle organizzazioni malavitose, che impongono un dazio sulla zona in cui ogni sera attendono i loro clienti.</p>
<p>Raggiunta la somma richiesta dalla “madame” sono finalmente libere. Ma non di vera libertà si tratta. Le giovani, infatti, conoscono poco la lingua, non sanno come muoversi in città, se non per spostarsi da casa al proprio marciapiede. Inoltre molte di loro abitano fuori Bologna: Casalecchio, Castelfranco, Parma, Ferrara o anche a Verona, Padova, Rovigo. Ogni giorno prendono il treno, arrivano in città, si fanno portare sul loro marciapiede da quelli che chiamano i “papagiri”, clienti che fanno anche da autisti, e a notte inoltrata ritornano in stazione per andare verso casa. Persa questa routine si sentono spaesate. Senza documenti, il più delle volte, sono costrette a continuare ad andare in strada. O in altri casi si trasformano esse stesse in “madame”. “Dicono tutte di avere ventun&#8217; anni – ci confessa Elena &#8211; ma in realtà vanno forse dai 16 ai 27, o anche più”.<br />
Perchè non fuggono da questa situazione? Perchè non si affidano al gruppo di volontari, alle case di accoglienza, per un vero inserimento nella società? <strong>“Non è per nulla facile – continua Elena – portarle via dalla strada. È soprattutto una questione religiosa. Le ragazze sono assoggettate alla “madame” anche attraverso un rito voodoo, una sorta di magia, un rito che se non viene rispettato porta malocchio, sfortuna. Incredibile, ma vero”.</strong></p>
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		<title>Giovani e Terrorismo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 13:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[.Si è scritto di tutto. Titoli in prima pagina, corsivi, accuse, attacchi. E dopo pochi giorni è già scemata tutta l&#8217;attenzione mediatica. Interessa meno, adesso. Ora che la manifestazione trasversale c&#8217;è stata, la pratica è sistemata. Anche se di trasversale, la protesta di fronte all&#8217;ambasciata brasiliana a Roma per la non estradizione dell&#8217;ex terrorista Battisti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/01/battisti.jpg" alt="" title="battisti" width="203" height="248" class="alignleft size-full wp-image-5456" />.<strong>Si è scritto di tutto</strong>. Titoli in prima pagina, corsivi, accuse, attacchi. E dopo pochi giorni è già scemata tutta l&#8217;attenzione mediatica. Interessa meno, adesso. Ora che la manifestazione trasversale c&#8217;è stata, la pratica è sistemata. Anche se di trasversale, la protesta di fronte all&#8217;ambasciata brasiliana a Roma per la non estradizione dell&#8217;ex terrorista Battisti, aveva ben poco. <strong>Come alle Poste, uno ad uno i partiti a presenziare. A chiedere giustizia. Non assieme, però. Meglio evitare brutti incontri.</strong> Separati a protestare, divisi. Ma con lo stesso intento, sebbene urlato a bassa voce e all&#8217;unisono. Mai con troppa convinzione: “Ridateci Battisti”. E l&#8217;Italia si meraviglia per la scelta del presidente del Brasile, Lula. Strabuzza gli occhi. È incredula.</p>
<p>Ma Cesare Battisti, prima di ringraziare la Francia e poi il Brasile, per il tempo trascorso fuori dalle patrie galere del Paese che lo ha condannato con sentenze definitive all&#8217;ergastolo, dovrebbe essere riconoscente nei confronti dell&#8217;intellighenzia nostrana. Di un mondo intellettuale ancorato ai luoghi comuni degli anni di piombo.<br />
<strong>Come diversi quotidiani hanno fatto notare, prima della decisione di Lula, e prima ancora della strenua difesa che la Francia ha adottato a favore di Battisti, in Italia duemilacinquecento persone firmarono nel 2004 un appello che definiva l&#8217;arresto in Francia di Battisti “uno scandalo giuridico e umano”. </strong>La rivista on line Carmilla raccoglieva le firme di scrittori, come Vittorio Evangelisti, Massimo Carlotto, Laura Grimaldi, Tiziano Scarpa; di parlamentari dei Verdi e di Rifondazione Comunista, del vignettista Vauro, ed altri ancora, tra professori universitari e giornalisti. <strong>Tra questi un ancora sconosciuto Roberto Saviano, il quale oggi ammette che “la vicenda Battisti ha molte contraddizioni processuali e ambiguità. Va risolta attraverso il diritto”. Affermazione pilatesca, che si bacia bene con quella del vignettista Vauro, il quale citando involontariamente Scajola, afferma di non aver mai firmato quell&#8217;appello. “Fu un mio amico che appose la mia firma, convinto che avrei aderito. Ma questo non mi deresponsabilizza. Tanto più che poi non ritirai la firma, sempre per rispetto a quell&#8217;amico”. Una firma a sua insaputa</strong>; lasciata in quell&#8217;elenco per di più solo in onore dell&#8217;amicizia. Per null&#8217;altro? E sono altre le giustificazioni indecise e imbarazzate, oltre che imbarazzanti.</p>
<p>Poi dai uno sguardo in rete. Sui social network, su Facebook e leggi critiche, asprissime, nei confronti della scelta brasiliana. Continui a leggere e scorri i post. Fin quando ti imbatti in diverse lodi, in frasi ambigue, in testi di totale appoggio allo “scrittore” Battisti, al “rivoluzionario”. All&#8217;uomo coccolato dalla sinistra radical chic parigina. E cala lo sconforto.<br />
<strong>Soprattutto perchè i più sono ragazzi che, come chi scrive, quegli anni terribili non li ha vissuti. Ne ha solo sentito parlare. Forse li ha studiati. Forse no</strong>.<br />
C&#8217;è chi non appoggia, né stigmatizza il terrorismo di quegli anni. Quell&#8217;area grigia che con la sua falsa, e illogica, presunzione di essere super partes, non fa altro che legittimare quelle morti. Quelle bombe. O c&#8217;è chi senza cognizione di causa ama riportare le rivendicazioni di attentati, di morti ammazzati, ponendosi in tutto e per tutto dalla parte del terrorismo.<br />
L&#8217;attrazione per il terrorismo rosso. O nero. C&#8217;è stata, in quegli anni. C&#8217;è tuttora.<br />
Nei licei la Storia, quella con la S maiuscola, finisce nella maggior parte dei casi nel secondo dopoguerra. Poco tempo e programmi lunghi. Gli ultimi sessant&#8217;anni della nostra storia sono ignoti. Si conosce per sentito dire. O non si sa del tutto.<br />
Mentre lo sguardo vispo e sveglio di un falso intellò attrae. Le Brigate Rosse, che di rosso avevano solo il sangue fatto sgorgare a fiumi, piacciono. Piacciono a giovani a cui nessuno ha spiegato quegli anni. Quei protagonisti. Quegli uomini e quelle donne, perchè tali erano e sono, che per un ideale hanno dato il peggio di loro stessi, dispensando solo morte.<br />
<strong>Chi erano? Chi sono, oggi? Cosa volevano? Domande. Ma le risposte i giovani di oggi non sanno darsele. Comporterebbe troppa fatica cercare di capire, di studiare. Più semplice affidarsi agli slogan. Al sentito dire. All&#8217;indole ribelle che accompagna ciascun adolescente</strong>.<br />
Che piaccia o no, questi ragazzi (noi) sanno poco di quegli anni. Quasi nulla. Si riprendono ciò che non sanno, ciò che non gli è stato insegnato, con le loro mani, con le loro teste. Sbagliando; senza alcuno che possa mostrare loro la realtà dei fatti.</p>
<p>E se un uomo, autore di quattro omicidi e con due ergastoli sulle spalle, riesce a sfuggire alla Giustizia del nostro Paese; se riesce a trovare aiuto, conforto e solidarietà in una parte dell&#8217;intellighenzia nostrana, nella Francia e nel Brasile, risulta tutto ancora più complicato ed inspiegabile.</p>
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		<title>Bologna: PD in crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 08:48:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il Partito Democratico nazionale con una mano accarezza l&#8217;alleanza con il terzo polo e al tempo stesso guarda all&#8217;Idv di Di Pietro e a Vendola, a Bologna la situazione è analoga. Confusione,critiche, iniziative personali e timori che sfaldano i ranghi del partito.
Poco più di tre settimane e salterà fuori un nome. Il 23 gennaio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/primarie.jpg" alt="" title="primarie" width="276" height="182" class="alignleft size-full wp-image-5371" />Se il Partito Democratico nazionale con una mano accarezza l&#8217;alleanza con il terzo polo e al tempo stesso guarda all&#8217;Idv di Di Pietro e a Vendola, a Bologna la situazione è analoga. <strong>Confusione,critiche, iniziative personali e timori che sfaldano i ranghi del partito.</strong><br />
Poco più di tre settimane e salterà fuori un nome. Il 23 gennaio il centrosinistra bolognese saprà, infatti, chi sarà il suo uomo per la corsa a sindaco. E i sondaggi che circolano iniziano a schiarire le idee.<br />
Nelle ultime rilevazioni su Bologna, commissionata dai vertici nazionali dei Democratici, il candidato del Pd, Virginio Merola, guadagna consensi. Un 42-43% che non dà comunque sicurezza. La gara resta apertissima e la sua sfidante, l&#8217;ex dirigente della Caritas, Amelia Frascaroli, civica sostenuta da Sel e da un pezzo del Partito Democratico vicino all&#8217;ex premier Romano Prodi, lo tallona a soli 5,5 punti di distacco. Un 37-38% che fa preoccupare i vertici del Pd. I cinque punti di vantaggio non sono sufficienti per dormire sonni tranquilli, anche perchè i voti di differenza, vista la base elettorale non molto ampia, sono pochi. Il terzo sfidante, Benedetto Zacchiroli, è lontano dai big con un 6-7%. </p>
<p><strong>Per Amelia Frascaroli, galvanizzata dalle percentuali rilevate, “nulla è scontato – afferma – diamoci dentro e vinciamo”. </strong>Ma anche Zacchiroli sembra soddisfatto: “inviterei i miei sfidanti a non sentirsi così saldi nei loro risultati”. Potrebbe essere lui l&#8217;ago della bilancia della competizione elettorale, anche se esclude di poter convergere su uno dei due candidati in corsa.</p>
<p><strong>Un Pd ancora sulle spine che è costretto ad affrontare grane interne ed esterne.</strong>Una è arrivata da Roma, con le dichiarazioni sulle primarie del segretario di partito, Pier Luigi Bersani. In un&#8217;intervista a Repubblica avrebbe, infatti, affermato di essere pronto ad archiviare le primarie, se servirà per fare l&#8217;alleanza con il terzo polo, e che lo strumento andrà rivisto per le amministrative poiché “può inibire rapporti più aperti e più larghi non solo con i partiti ma con la società civile”. Non bastano quindi i timori per un possibile flop di partecipazione e, forse, anche di risultato. Contribuiscono anche i vertici di Roma a creare scompiglio nel Pd locale. E le parole dei tre candidati sono, infatti, di forte critica. Di opinione contrapposta invece, il vescovo ausiliare di Bologna, Ernesto Vecchi, che si butta nell&#8217;agone politico. “Le primarie disorientano i bolognesi a me non sono mai piaciute, fin dall&#8217;inizio. Scimmiottano l&#8217;esperienza americana, ma non sono previste dalla nostra Costituzione, secondo me disorientano la gente”. La sua proposta, invece, ricade sull&#8217;attuale commissario Anna Maria Cancellieri. “Sarebbe l&#8217;ideale per la città, perchè le parti sono messe male. Questa città ha bisogno di essere governata, di un sindaco che supplisca alle pecche dei precedenti”.</p>
<p><strong>Ma non bastano le dichiarazioni prima di Bersani, poi della Curia bolognese</strong>. È lo stesso candidato Pd Virginio Merola che surriscalda gli animi. Prima con una dichiarazione nei confronti del sindaco di Firenze, Matteo Renzi: “è il metodo, è il tono che non mi convince. Renzi molto spesso assomiglia a qualcuno che vuol fare un golpe, non riesce a farlo ma vive di rendita sul messaggio”. Il “sindaco rottamatore” paragonato a un “golpista”. Una dichiarazione tagliente che ha creato disagio all&#8217;interno del partito. </p>
<p><strong>E Merola continua a suon di dichiarazioni: “Non escludo che ci possa esser una lista del sindaco</strong>”. Parole che hanno fatto scatenare un altro putiferio. Per Raffaele Donini, segretario provinciale del Partito Democratico, il “discorso è prematuro, alle elezioni la lista del Pd, pur se aperta alla società civile, ci sarà”. Ma il sogno di Merola è quello “di essere sostenuto da una lista civica al posto delle liste con i simboli di partito e quindi del Pd, di Sel e dell&#8217;Idv, di realizzare subito il nuovo Ulivo”. Secondo il candidato democratico, infatti, bisognerebbe allargare la coalizione di centrosinistra ad una rappresentanza di non iscritti al Pd, di persone impegnate civicamente in città. “Questo sarebbe un passaggio essenziale”. L&#8217;obiettivo di Merola è di smarcarsi dal partito provando a costruire un profilo civico di candidatura. Anche se, come afferma il politologo Gianfranco Pasquino, “le possibilità che un candidato con una lunga storia di partiti, dal Pci al Pds ai Ds, con approdo nel Partito Democratico, diventi civico sono praticamente nulle”. È certo comunque che il Pd non potrà scomparire e campeggerà sulle schede elettorali. </p>
<p>Un&#8217;altra grana arriva dalla Federazione della sinistra, che riunisce Pdci e Prc. Fuori dalla coalizione, ha dichiarato di voler appoggiare la candidatura di Amelia Frascaroli, spostando 4mila voti presunti a favore della civica sostenuta da Sel. Scelta che preoccupa un Pd già in grave crisi di identità. Ma ciò che ha fatto innervosire maggiormente i vertici del Partito Democratico è l&#8217;annuncio del tradimento del patto fondamentale delle primarie: l&#8217;impegno a sostener il candidato che le vince. Infatti avrebbero comunicato che in caso di vittoria di un altro candidato si ritroverebbe con le mani libere.<br />
Una decisione che fa infuriare il Pd, ma non solo. Anche Sel è pesantemente critica nei confronti di questa scelta: “inficia lo scopo delle primarie e ne corrompe le fondamenta”.<br />
Una confusione che il Pd stesso ha in parte contribuito a creare. <strong>Si quieterà solo il 23 gennaio. Il giorno delle primarie; quando sarà possibile conoscere l&#8217;identità del candidato di centrosinistra scelto dai cittadini bolognesi.</strong></p>
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		<title>Una buona Regione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 01:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scelta storica in Emilia Romagna: i consiglieri regionali hanno deciso di decurtare tutte le loro indennità del 10%, dal primo gennaio 2011. La proposta di ridurre i costi della politica, avanzata dalla maggioranza del centrosinistra e sottoscritta anche dal Popolo della libertà (Pdl), Lega Nord e Udc, è stata infatti approvata all&#8217;unanimità. «L&#8217;Emilia Romagna è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/soldi.jpg" alt="" title="soldi" width="209" height="241" class="alignleft size-full wp-image-5304" /><strong>Scelta storica in Emilia Romagna: i consiglieri regionali hanno deciso di decurtare tutte le loro indennità del 10%, dal primo gennaio 2011.</strong> La proposta di ridurre i costi della politica, avanzata dalla maggioranza del centrosinistra e sottoscritta anche dal Popolo della libertà (Pdl), Lega Nord e Udc, è stata infatti approvata all&#8217;unanimità. «L&#8217;Emilia Romagna è la prima regione in Italia a prendere questa decisione», afferma Marco Monari, capogruppo del Partito democratico (Pd). E lo ha fatto con 44 sì, nessun no e zero astenuti: tutti uniti e compatti per il progetto di legge, quindi. <br />
<strong>Una sola la voce critica, ma comunque compatta con la maggioranza di sinistra. Quella dei consiglieri del movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo che avrebbero voluto un taglio del 50% cassando del tutto l&#8217;indennità di fine mandato, anch&#8217;essa in questo caso diminuita del 10%.</strong> L&#8217;altro appunto riguarda la scelta di abrogare il vitalizio, una sorta di pensione alimentata da un meccanismo annuale deleterio per le casse regionali, solo dalla prossima legislatura, cioè dal 2015. Con una decisione, quindi, che non tocca le loro tasche ma quelle dei futuri consiglieri. Il testo approvato irrigidisce anche i rimborsi di trasporto, con la conseguente verifica delle presenze al lavoro dei consiglieri regionali.</p>
<p>Questa scelta da parte della Regione, un passo «storico» secondo il segretario regionale del Partito democratico Stefano Bonaccini, arriva dopo il taglio del 10% agli assessori regionali, voluto dal presidente della Regione Vasco Errani. <strong>Il testo era nei cassetti già da sei mesi, ed è stato sottoscritto trasversalmente da Roberto Sconciaforni, Federazione della sinistra, Gian Guido Naldi, Sinistra e Libertà, Liana Barbati, Italia dei Valori e dall&#8217;opposizione con Marco Lombardi e Andrea Pollastri del Pdl, Mauro Manfredini della Lega Nord e Silvia Noè dell&#8217;Udc. </strong><br />
Applausi a scena aperta all&#8217;approvazione della legge regionale. Ma chi ha poca voglia di festeggiare è Giovanni Favia, del movimento Cinque Stelle, che accusa: «Abbiamo depositato e firmato una proposta di legge per far tornare la politica a un servizio per la collettività e non a un modo per arricchirsi enormemente e senza meriti. Il testo approvato è estremamente più blando e ben poco efficace rispetto a quello cestinato dal Pd che avevamo avanzato noi». In ogni caso, aggiunge, «dobbiamo smetterla di cullarci nella superiorità della Regione Emilia Romagna: non siamo i più virtuosi d&#8217;Italia, ma i meno scandalosi. <strong>La politica è un servizio civile, non la via più facile per fare soldi».</strong><br />
(pubblicato su lettera43)</p>
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		<title>E la P3 va in barca</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 08:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sette ordinanze di custodia cautelare, quattro delle quali nei confronti di uomini della Guardia di finanza accusati di aver chiuso un occhio durante una verifica fiscale in cambio di mazzette. Ci sono novità nell&#8217;inchiesta che vede coinvolta la Rimini Yacht di Giulio Lolli, scomparso dall&#8217;inizio delle indagini, portate avanti dalla Procura di Bologna e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5196" title="yacht" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/yacht.jpg" alt="" width="270" height="187" /><strong>Sette ordinanze di custodia cautelare, quattro delle quali nei confronti di uomini della Guardia di finanza accusati di aver chiuso un occhio durante una verifica fiscale in cambio di mazzette.</strong> Ci sono novità nell&#8217;inchiesta che vede coinvolta la Rimini Yacht di Giulio Lolli, scomparso dall&#8217;inizio delle indagini, portate avanti dalla Procura di Bologna e di Rimini. <strong>Un intrigo da milioni di euro, che vede coinvolte barche fantasma, investigatori corrotti, il faccendiere Flavio Carboni, il maggior imputato Lolli sparito nel nulla e il suicidio di un ex generale della Finanza Angelo Cardile (membro del consiglio di amministrazione di Rimini Yacht).</strong></p>
<p>Intrecci complessi e soldi a fiumi verso paradisi fiscali, come quel conto aperto in Svizzera con una riserva di 700 mila euro. Il gip di Bologna, Pasquale Gianniti, ha accolto la richiesta della Procura del capoluogo emiliano romagnolo e ha disposto sette ordinanze di custodia cautelare. Una in carcere per il 45enne Giulio Lolli, titolare della Rimini Yacht, irreperibile da tempo e accusato di aver sottratto cinque milioni di euro dalle casse della sua spa, in parte intascati e in parte versati in conti a San Marino. Le altre sei persone sono tutte membri delle forze dell&#8217;ordine: per loro sono stati chiesti gli arresti domiciliari. Quattro finanzieri, di cui due tenenti colonnelli di Bologna, Enzo Di Giovanni, 45 anni, e Massimiliano Parpiglia, 40 anni, e due marescialli, dei quali non sono stati resi noti i nomi. Ci sono poi altri due indagati, ex consulenti di Lolli: Giorgio Baruffa, commercialista di 60 anni e Alberto Carati, ragioniere 42enne. L&#8217;ipotesi è quella di corruzione e rivelazione di segreto d&#8217;ufficio in concorso per una verifica fiscale che la Procura ritiene essere stata ammorbidita in cambio di mazzette. I problemi economici della Rimini Yacht erano, infatti, notevoli. E la società è coinvolta anche in un&#8217;altra inchiesta, portata avanti dalla Procura di Rimini, per una maxi truffa di yacht venduti a più clienti e spesso inesistenti.</p>
<p><strong>Un evento misterioso ha accompagnato le indagini degli inquirenti. Nel luglio scorso, infatti, un generale della Finanza in pensione ed ex membro del cda di Rimini Yacht, Angelo Cardile, allora indagato, si è sparato un colpo di pistola in testa durante una perquisizione domiciliare</strong>.  Cardile sarebbe stato in accordo con i consulenti di Lolli e i due ufficiali indagati per &#8220;addomesticare&#8221; un controllo fiscale. L&#8217;obiettivo era di non far emergere le difficoltà finanziarie della società, informando per tempo sulla data della verifica. Un controllo anomalo, nel corso del quale i finanzieri avrebbero chiuso più volte gli occhi: non ispezionarono, infatti, la base di Rimini e non segnalarono matrici di assegni verso società di San Marino contenute nella sede legale di Bologna, istituita appositamente per la verifica fiscale concordata, quindi, dietro la promessa di denaro. Una cifra fra i 200 e i 300 mila euro. Un&#8217;immagine falsata dei conti sarebbe servita per evitare il fallimento e riuscire a ottenere credito dalla Banca Popolare di Spoleto con la mediazione, secondo i pm, del faccendiere Flavio Carboni. Ma lo scorso agosto la società romagnola, specializzata nella compravendita di imbarcazioni di lusso, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Bologna. L&#8217;ipotesi di corruzione si basa sulle dichiarazioni di una “gola profonda” interna al Rimini Yacht. È questa persona a raccontare inoltre le serate di Lolli, Cardile, Massimiliano Parpiglia e Giorgio Baruffa: cene con la presenza di escort di lusso nei migliori ristoranti emiliano romagnoli.</p>
<p><strong>C&#8217;è un intreccio curioso in questa storia. Sono tanti, infatti, i contatti tra Lolli e Carboni, l&#8217;unico a essere rimasto in carcere nell&#8217;inchiesta P3 dopo gli arresti domiciliari concessi a Pasquale Lombardi. Lolli era considerato il maggiore commerciante italiano di barche di lusso a motore: presidente della Rimini Yacht, un&#8217;impresa che nel 2007 era riuscita a fatturare 32 milioni di euro. In un&#8217;altra inchiesta, portata avanti dalla Procura di Rimini, è indagato per truffa e falso.</strong> Il meccanismo che utilizzava era di far aprire con documenti contraffatti leasing milionari a nome degli acquirenti e poi incassare le somme. Agli armatori non restava che un foglio di carta senza alcun valore. Sarà lo stesso Lolli a chiedere l&#8217;intervento di Carboni, per cercare di smuovere le banche. <strong>Secondo la “gola profonda”, era diventato socio di Intermedia, facente capo a Giovanni Consorte, lo stesso della nota intercettazione con Piero Fassino («Abbiamo una banca»), con una partecipazione di due milioni di euro.</strong> Ma, dopo un litigio, Lolli avrebbe ripreso i suoi soldi da Intermedia. Sarebbe stato proprio Consorte ad indicare a Flavio Carboni la Rimini Yacht per acquistare una barca. I contatti fra Lolli e il faccendiere sardo sono finiti nell&#8217;indagine romana sulla P3. In un&#8217;intercettazione, un certo Paolo chiama per sollecitare l&#8217;intervento in suo favore da parte di Carboni. Il quale rassicura dicendo che tutto sarà fatto: «Non chiedo nulla&#8230;cioè non voglio nulla». Ma il presentino arriva, e in fretta. Una barca Betram da due milioni di euro che Carboni elogia parlando con Denis Verdini e una Aston Martin. Il tutto per sbloccare un finanziamento della Banca Popolare di Spoleto dove, guarda caso, sedeva come presidente del consiglio di amministrazione un amico di carboni, Giovanni Antonini.</p>
<p>Intanto il Tribunale del Riesame, un mese e mezzo fa, ha rigettato il ricorso presentato dall&#8217;avvocato di Lolli, contro il sequestro di un&#8217;Aston Martin data a Flavio Carboni, del Bertram e di altri beni. Il legale bolognese aveva chiesto di togliere i sigilli al patrimonio del suo cliente. Una richiesta che i giudici non avrebbero potuto accettare vista l&#8217;assenza, tuttora, del principale protagonista, Giulio Lolli. Il quale sembra essere stato avvistato in mezzo mondo. Un&#8217;indagine, dunque, complicata e di dimensioni colossali. Il tutto ruota intorno a lui, che viene descritto come un manager senza scrupoli, disposto a tutto pur di allargare il suo patrimonio. Un uomo capace di tessere legami anche con il faccendiere Carboni, con il quale si scambiava numerose telefonate, millantando conoscenze politiche e contatti, che forse non esistevano. <strong>Finora, nessuno sa se Lolli sia scappato con la “cassa” o se abbia deciso di fuggire per paura di qualcuno. E di chi? Gli inquirenti sospetterebbero da tempo la funzione di Rimini Yacht come &#8220;macchina lava soldi&#8221; provenienti da organizzazioni malavitose. Un&#8217;ipotesi che renderebbe ancora più oscura questa vicenda.</strong></p>
<p><em>(pubblicato su <a title="Lettera43 Link" href="http://www.lettera43.it/articolo/4288/e-la-p3-va-in-barca.htm" target="_blank">www.lettera43.it</a>)</em></p>
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		<title>Bologna, piovono poltrone</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 07:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[ Ventidue contratti firmati e prorogati in barba al decreto Brunetta. Gli incarichi sarebbero stati sottoscritti al comune di Bologna dal commissario Anna Maria Cancellieri l&#8217;8 aprile 2010. A dare la notizia è il sito di Antonio Amorosi, ex assessore alle politiche abitative della città emiliana dal 2004 al 2006, che pubblica online alcuni documenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5178" title="0cancellieri" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/0cancellieri-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /> <strong>Ventidue contratti firmati e prorogati in barba al decreto Brunetta. Gli incarichi sarebbero stati sottoscritti al comune di Bologna dal commissario Anna Maria Cancellieri l&#8217;8 aprile 2010.</strong> A dare la notizia è il sito di Antonio Amorosi, ex assessore alle politiche abitative della città emiliana dal 2004 al 2006, che pubblica online alcuni documenti pubblici che attesterebbero la proroga di assunzioni per 13 dirigenti con contratto di lavoro a tempo determinato e nove alte specializzazioni. I dirigenti erano già in carica durante il mandato dell&#8217;ex sindaco Flavio Delbono, dimessosi per aver pagato con i soldi del Comune una serie di viaggi con la sua compagna e segretaria Cinzia Cracchi. Ma sarebbero dovuti decadere con lui, proprio al momento delle dimissioni. Secondo il Testo unico degli enti locali (Tuel), infatti, gli incarichi dirigenziali e di alta specializzazione, ovviamente a tempo determinato, «non possono avere durata superiore al mandato elettivo del sindaco». Nell&#8217;atto del commissario dell&#8217;8 aprile 2010, in occasione della riorganizzazione temporanea dell&#8217;ente, si legge, invece, «la conferma, fino al 31/10/2011, dei rapporti dirigenziali e di alta specializzazione a tempo determinato in essere». E in allegato si leggono i nomi delle persone che hanno vantato la proroga del loro contratto.</p>
<p><strong>Una misura che va addirittura ben oltre il commissariamento della città. In aggiunta a questo, il decreto Brunetta prevede che il numero dei dirigenti a tempo determinato debbano essere al massimo l&#8217;8% della dotazione organica</strong>. Il comune di Bologna poteva dunque assumere, in forza dei 94 dirigenti a tempo indeterminato, un massimo di otto persone. Ma in tutto ne sono state prese 22. In un parere della Corte dei Conti, il n.44 del 2010, sezione della Puglia, viene spiegato come il decreto legislativo 165/2001 stabilisca percentuali massime di incarichi dirigenziali a personale assunto a tempo determinato entro il limite del 10% della dotazione dei dirigenti appartenenti alla prima fascia e dell&#8217;8 per cento di quelli appartenenti alla seconda. In questo caso, la percentuale da prendere in considerazione è quella dell&#8217;8 per cento, perché, come spiega la Corte dei Conti, «la percentuale più elevata è prevista per la dirigenza statale di prima fascia che non trova previsione equipollente nell&#8217;amministrazione locale». Ma sono solo dettagli nel caso del comune di Bologna, perché il numero di dirigenti con contratto a tempo determinato è abbondantemente superiore al massimo consentito. I documenti sono già stati portati in Procura e presso la Corte dei conti per una denuncia. Una situazione decisamente imbarazzante, soprattutto per una città che ha già visto lo scandalo Delbono e subito le dimissioni e il successivo commissariamento.</p>
<p>Da parte sua, il comune di Bologna fa sapere che alcuni dei dirigenti che hanno avuto la proroga del contratto c&#8217;erano già con Sergio Cofferati, quindi ben prima di Delbono, e sono stati nuovamente confermati perchè «la macchina amministrativa deve andare avanti». Anche se i dirigenti con rapporto fiduciario, cioè capo di gabinetto, direttore generale, capo ufficio stampa e portavoce hanno concluso il loro lavoro con la caduta del sindaco. <strong>Per capire la gravità della situazione, basta guardare indietro di poche settimane. A Parma, infatti, sono stati iscritti nel registro degli indagati per il medesimo fatto l&#8217;ex sindaco Pietro Ubaldi, l&#8217;attuale sindaco Pietro Vignali e molti dirigenti di quel comune</strong>. L&#8217;ipotesi di reato è abuso d&#8217;ufficio. L&#8217;ente pubblico avrebbe infatti sottoscritto contratti a tempo indeterminato e determinato senza che le persone avessero i titoli richiesti e violando inoltre il decreto Brunetta. Sommando tutti i loro compensi il danno erariale ammonterebbe a tre milioni e 200 mila euro. Una situazione analoga, dunque, a quella che è stata denunciata a Bologna.</p>
<p><em>(pubblicato su <a title="Lettera43 Link" href="http://www.lettera43.it/articolo/4232/bologna-piovono-poltrone.htm" target="_blank">www.lettera43.it</a>)</em></p>
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		<title>Nicoletta Mantovani e l’abuso di ufficio</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 08:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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		<description><![CDATA[ È abuso di ufficio l&#8217;ipotesi di reato contestata dalla Procura di Bologna a Nicoletta Mantovani, ex assessore comunale alla cultura e vedova del tenore Luciano Pavarotti. Tra gli iscritti sul registro degli indagati anche un funzionario dell&#8217;amministrazione comunale e il regista Stefano Salvati, autore di diversi videoclip di musicisti, tra i quali Vasco Rossi.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5149" title="mantovani" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/mantovani.jpg" alt="" width="183" height="275" /> <strong>È abuso di ufficio l&#8217;ipotesi di reato contestata dalla Procura di Bologna a Nicoletta Mantovani, ex assessore comunale alla cultura e vedova del tenore Luciano Pavarotti</strong>. Tra gli iscritti sul registro degli indagati anche un funzionario dell&#8217;amministrazione comunale e il regista Stefano Salvati, autore di diversi videoclip di musicisti, tra i quali <strong>Vasco Rossi</strong>.</p>
<p>Il tutto ruota intorno ad un&#8217;assegnazione gratuita di un&#8217;ampia e prestigiosa area di Palazzo dei Notai, storico edificio che si affaccia su Piazza Maggiore, la piazza centrale della città.<br />
Secondo il pm Giuseppe Di Giorgio, lo spazio – un intero piano di 244 metri quadri &#8211; sarebbe stato affidato al regista senza alcun bando di gara, come si prevede per legge per i beni pubblici. Una concessione ritenuta illecita. Ed è per questo che è indagato il funzionario dell&#8217;amministrazione che avrebbe apposto la sua firma sull&#8217;atto di assegnazione.</p>
<p><strong>Secondo la Procura fu la stessa Mantovani a muoversi in favore di Salvati per concedergli gratuitamente l&#8217;ampia area, per un uso temporaneo. L&#8217;idea era quella di creare un progetto per i giovani artisti. Ma in seguito alle dimissioni dell&#8217;ex sindaco Flavio Delbono e del commissariamento del Comune, il progetto è naufragato</strong>.</p>
<p>Salvati avrebbe dovuto lasciare Palazzo dei Notai il 25 marzo 2010, ma non abbandonò i locali.<br />
Il commissario Anna Maria Cancellieri sollevò il caso già al suo arrivo in città. Ma solo nel mese di agosto viene notificata un&#8217;ordinanza di sfratto dal Comune. Sfratto dovuto al fatto che “le attività previste in quei locali prestigiosi – si legge nell&#8217;ordinanza &#8211; non avrebbero ottenuto il sostegno dell’amministrazione in carica e che risulterebbero a carattere esclusivamente privato”.</p>
<p><strong>La Mantovani si difende affermando che i locali erano vuoti e inutilizzati da tempo; si trattava solo di un’assegnazione temporanea e in cambio i beneficiari avrebbero dovuto eseguire dei piccoli lavori. Molte domande comunque restano senza risposta, sarà la magistratura a fare luce</strong>.</p>
<p>Nicoletta Mantovani era stata chiamata a Palazzo d&#8217;Accursio dall&#8217;amico Flavio Delbono. Poi coinvolto nello scandalo del Cinzia-Gate.<br />
La Procura bolognese è impegnata anche su altri fronti che investono la politica locale.<br />
L&#8217;ex sindaco nei giorni scorsi ha, infatti, presentato la richiesta di patteggiamento a un anno, sette mesi e dieci giorni. Il 31 gennaio ci sarà il verdetto del gup. Intanto ha staccato un assegno da 46 mila euro per la Regione Emilia Romagna come risarcimento del danno patrimoniale e di immagine. Ha inoltre allegato una lettera aperta alla città. Un lettera auto-assolutoria in cui chiede scusa e prova a giustificare se stesso: “Non ho mai preso mazzette. Ho servito la città mettendo a disposizione le mie conoscenze in ambito economico. Nel mio pur breve mandato Bologna non è stata amministrata da un sindaco corrotto e lo dimostrerò”.</p>
<p>Bisognerà quindi attendere fine gennaio per vedere se il gup Bruno Perla accoglierà la richiesta di Delbono. L&#8217;accordo sul patteggiamento riguarda l&#8217;ipotesi di truffa aggravata e peculato, reato quest&#8217;ultimo che in caso di condanna superiore a tre anni comporta l&#8217;interdizione perpetua dai pubblici uffici. <strong>Pericolo che per ora Delbono ha evitato, ma che rischia di ripresentarsi in caso di condanna per corruzione, che la procura porta avanti in un&#8217;altra indagine. La sua paura infatti è di perdere anche il posto all&#8217;università, motivo questo che lo ha portato a patteggiare.</strong></p>
<p><em>(pubblicato su <a title="Lettera43 Link" href="http://www.lettera43.it/articolo/4122/bufera-sulla-mantovani.htm" target="_blank">lettera43</a> del 12 dicembre 2010)</em></p>
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		<title>Caccia allo sbirro</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 08:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Caccia allo sbirro, un sito dove è possibile denunciare “le azioni di controllo, intimidazione e l’infiltrazione degli sbirri e dei loro collaboratori nei partiti e nelle iniziative dei comunisti, degli antifascisti, degli antimperialisti e negli organismi delle masse popolari”. Il sito venne oscurato lo scorso anno, dopo un&#8217;inchiesta aperta dalla Procura di Bologna. Una pagina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5145" title="bastasbirri" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/bastasbirri.jpg" alt="" width="207" height="179" /><strong>Caccia allo sbirro</strong>, un sito dove è possibile denunciare “<em>le azioni di controllo, intimidazione e l’infiltrazione degli sbirri e dei loro collaboratori nei partiti e nelle iniziative dei comunisti, degli antifascisti, degli antimperialisti e negli organismi delle masse popolari</em>”. Il sito venne oscurato lo scorso anno, dopo un&#8217;inchiesta aperta dalla Procura di Bologna. Una pagina web in cui poter controllare i controllori, per svelare le identità dei membri delle forze dell&#8217;ordine: si invitava a identificare gli agenti ritratti in foto e video. Oggi quel sito c&#8217;è ancora, con altre foto riversate al suo interno.<br />
<a title="Site Link" href="http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2010/com.10.12.11.html" target="_blank">www.nuovopci.it</a><br />
<a title="Site Link" href="http://cacciaallosbirro.awardspace.info" target="_blank">cacciaallosbirro.awardspace.info</a></p>
<p>Il procuratore di Bologna li definì “fatti di una gravità straordinaria”, spiegando che “è evidente il contenuto intimidatorio e cercare di porvi dei correttivi è il nostro compito fondamentale”. Ma dopo l&#8217;oscuramento le immagini sono ancora sulla rete.<br />
Sul sito “Nuovo Pci” si legge un appello per “cacciare gli infiltrati, gli spioni e i collaboratori della polizia politica e delle agenzie private. Impediamo che questi personaggi servi degli sfruttatori, degli assassini, dei massacratori delle masse popolari in Iraq, in Afghanistan, in Libano, in Palestina, torturatori di Guantanamo e di Abu Ghraib, picchiatori degli operai, facciano il loro sporco mestiere. Rendiamo il loro mestiere sempre più difficile e sempre meno allettante arruolarsi in queste bande per coloro che ancora non sono stati assoldati dalla borghesia imperialista”.<br />
Il 22 dicembre, intanto, si svolgerà l&#8217;udienza preliminare al Tribunale di Bologna per i quattro indagati nell&#8217;inchiesta della pm Morena Plazzi. I tre uomini e una donna, residenti a Milano e Napoli, sono indagati per istigazione a delinquere, calunnia e violazione della privacy. Secondo gli inquirenti orbiterebbero nell&#8217;area dei Comitati d&#8217;appoggio alla resistenza per il comunismo. <strong>E proprio alcuni giorni fa è comparso un appello che esorta a proseguire l&#8217;attività di schedatura dei poliziotti, invitando “i compagni perseguiti di comportarsi con onore negando ogni collaborazione con i magistrati e poliziotti della Repubblica Pontificia”.</strong>“10, 100, 1000 Caccia allo sbirro” si legge sul sito. E basta seguire i link nella pagina web per arrivare al blog che contiene le numerose fotografie dei poliziotti. L&#8217;invito è quello di “contribuire ed arricchire il sito”, inviando nuove foto e i dati corrispondenti. Vengono indicate diverse città e le foto degli agenti, con la richiesta del nome, cognome, grado, zona operativa ed abitazione.<br />
Un&#8217;iniziativa forte, al limite dell&#8217;eversione.<br />
L&#8217;udienza preliminare, intanto, si svolgerà a breve, ma il sito con le foto continua ad essere accessibile in rete, nonostante l&#8217;iniziale oscuramento. <strong>Con un semplice click è infatti possibile guardare tutte le immagini degli agenti. Mettendo in pericolo la loro incolumità</strong>.</p>
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		<title>Cancimino si, Ciancimino no</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 02:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Ciancimino]]></category>
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		<description><![CDATA[ Le ultime dichiarazioni di Massimo Ciancimino hanno creato una spaccatura fra la Procura di Caltanissetta e quella di Palermo. La prima infatti avrebbe dichiarato di non voler più sentire il figlio di Don Vito. “Lo sentiremo ancora e le sue dichiarazioni vanno valutate caso per caso”, dicono invece da Palermo.
Tutti questi valzer di foto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/mciancimino.jpg" alt="" title="mciancimino" width="258" height="196" class="alignleft size-full wp-image-5075" /> <strong>Le ultime dichiarazioni di Massimo Ciancimino hanno creato una spaccatura fra la Procura di Caltanissetta e quella di Palermo.</strong> La prima infatti avrebbe dichiarato di non voler più sentire il figlio di Don Vito. “Lo sentiremo ancora e le sue dichiarazioni vanno valutate caso per caso”, dicono invece da Palermo.<br />
Tutti questi valzer di foto, identificazioni, nomi gettati in pasto all&#8217;opinione pubblica, rischiano di incrinare la credibilità di Ciancimino, e soprattutto le indagini sulla trattativa fra Cosa Nostra e lo Stato.<br />
Il tutto ruota intorno ad un uomo, descritto così dallo stesso Ciancimino: <strong>“Brizzolato, con occhiali, alto circa 1,75 – 1,80, sempre ben vestito, si permetteva di arrivare senza appuntamento e veniva a trovare mio padre anche mentre questi si trovava agli arresti domiciliari”. È l&#8217;identikit del misterioso signor Franco. Lo 007 che avrebbe seguito le fasi della trattativa aperta tra Cosa Nostra e lo Stato. </strong>Dichiarazioni che vengono fatte circa un anno fa davanti ai magistrati. Da allora il signor Franco ha assunto un&#8217;aria sempre più misteriosa.</p>
<p>Una serie di nomi, fotografie, riscontri e riconoscimenti che non hanno fatto chiarezza sulla figura di questo personaggio. Fino ad arrivare all&#8217;ultima dichiarazione, in ordine di tempo, che vede coinvolto Gianni De Gennaro, oggi direttore del Dis, l&#8217;organismo di raccordo dei servizi segreti, il quale secondo Massimo Ciancimino era nell&#8217;entourage del signor Franco.<strong> “Non mi lascio intimidire” afferma De Genn</strong>aro. Ma davanti ai pm, in un secondo momento, Ciancimino avrebbe fatto retromarcia, attribuendo questa indicazione al padre Don Vito. Una dichiarazione, dunque, de relato, che indica il già collaboratore di Giovanni Falcone nel &#8216;92 -&#8217;93, e direttore della direzione investigativa antimafia, vicino a questa figura oscura introdotta in questa storia di stragi e morti proprio da Ciancimino. Parole che hanno, inoltre, creato una rottura fra le Procure di Palermo e Caltanissetta, in un momento per altro delicato per il figlio dell&#8217;ex sindaco di Palermo, a causa di alcune intercettazioni fra quest&#8217;ultimo e un uomo legato ad una cosca di &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Ma andiamo con ordine.<br />
<strong>Nel mese di marzo, nel corso del contro esame della difesa del Generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei Carabinieri accusato di aver coperto la latitanza del boss Bernardo Provenzano, Ciancimino afferma che “a tutt&#8217;oggi non l&#8217;ho ancora identificato, ma ho riconosciuto altri soggetti legati a lui”</strong>. Sta parlando del Signor Franco, o Carlo, l&#8217;uomo che faceva da collegamento tra Don Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel novembre del 2002, le istituzioni e capi mafia come lo stesso Provenzano. Le indagini continuano e i pm sequestrano un apparecchio portatile di Ciancimino jr nel quale era stata copiata la rubrica. Compaiono un numero di cellulare sotto la dicitura: Franco Papà, ora disattivato e due utenze fisse, per contattare la stessa persona. Uno non è più attivo, l&#8217;altro fa capo a una sede dell&#8217;ambasciata degli Stati Uniti.</p>
<p><strong>A maggio Ciancimino dichiara di avere una foto del Signor Franco, stampata su un rotocalco, nel quale viene ritratto in una pubblica manifestazione</strong>. Con lui compaiono anche altre persone, tra cui un noto esponente politico. Dopo pochi giorni verrà pubblicata una foto sul sito de La Repubblica, che titola: “Ecco la foto del signor Franco”. Sarebbe lui il misterioso funzionario dei servizi segreti. Ma c&#8217;è un errore. La foto, estratta dal giornale romano di quartiere Parioli Pocket, ritrae un uomo in secondo piano &#8211; mentre in primo piano ci sono Bruno Vespa e Gianni Letta – che non ha nulla a che fare con il Signor Franco. Si tratta, infatti, di un dirigente della Bmw Italia, ritratto in occasione di un evento ufficiale. L&#8217;uomo si era dichiarato esasperato e indignato, non si aspettava di certo di finire sui giornali per simili motivi. “Le immagini in questione furono scattate – si afferma in un comunicato &#8211; in occasione di un evento ufficiale organizzato da Bmw Italia spa nel 2003, presso villa Almone, residenza dell&#8217;ambasciatore della Repubblica Federale di Germania a Roma”. Un grave scambio di persona.</p>
<p><strong>Ma sbuca un altro nome: Gross</strong>. In un verbale di fine giugno, infatti, davanti al procuratore aggiunto di Palermo Ingroia e ai pm Di Matteo e Guido, sembra che Ciancimino abbia rotto gli argini della paura, confessando indizi molto importanti per arrivare ad identificare il misterioso 007.<br />
<strong>Il suo nome compare in una lista di dodici nomi, politici e investigatori, contenuti in una lettera che Ciancimino sostiene sia stata scritta e spedita dal padre a se stesso nei primi anni Novanta</strong>. Tra questi quello dell&#8217;ex questore Arnaldo La Barbera, del funzionario del Sisde Bruno Contrada, del funzionario dell&#8217;Aisi Narracci e uno israeliano: Gross. Accanto a questo una freccia che indica il nome di De Gennaro, già numero uno della Polizia e capo del Dis. </p>
<p>E la caccia della Procura continua. Vengono disposti accertamenti al Ministero degli Interni, dove avrebbe lavorato per anni Moshe Gross, ebreo di origine rumeno, vissuto a Milano per venti anni commerciando diamanti con la moglie. Oggi ha 84 anni e vive nella capitale israeliana. Ma non c&#8217;è ancora alcuna certezza sulla figura del signor Franco.</p>
<p><strong>Intanto le indagini sui tre numeri di telefono inciampano in un dettaglio di non poco conto: il cellulare, già sequestrato dai carabinieri in una precedente indagine per riciclaggio, non avrebbe restituito i tre numeri, che non compaiono nella dettagliata relazione redatta dai carabinieri al termine dell&#8217;analisi del telefono. Quando sono stati annotati nella memoria? È il tema su cui si stanno avviando accertamenti informatici. </strong><br />
Affianco al Signor Franco e al suo collaboratore, chiamato “il capitano”, ci sarebbe anche il nome di Lorenzo Narracci. Lo 007 del servizio segreto civile che i pm di Caltanissetta hanno messo sotto accusa per concorso in strage dopo le dichiarazioni di Spatuzza. Ciancimino dice di averlo visto con il misterioso agente dei servizi segreti. E poi c&#8217;è “il capitano”, l&#8217;agente dell&#8217;Aisi, Rosario Piraino, indagato per violenza privata con l&#8217;aggravante di aver favorito Cosa Nostra. Ciancimino dice di aver avuto una sua visita nel 2005, quando era ai domiciliari. “Non è il caso che tu prenda argomento di carabinieri o di rapporti con Berlusconi” gli disse. E sarebbe tornato nel 2009, nella casa di Bologna, per altre minacce. Ma Piraino respinge ogni accusa.</p>
<p>Da ultimo Gianni De Gennaro, il quale indicato da Ciancimino come uomo dell&#8217;entourage del signor Franco, secondo le parole del padre Vito, annuncia querela.<br />
<strong>Un turbinio di nomi, dunque, che ruotano intorno alla figura del signor Franco, o Carlo. Un mistero che sembra di giorno in giorno doversi infittire.</strong>È notizia di ieri, poi, riportata dal Corriere della Sera e e da La Stampa, un&#8217;intercettazione fra Girolamo Strangi e lo stesso Ciancimino. Strangi sarebbe il commercialista che, secondo la Dda reggiana, seguì gli affari a Verona e Milano della famiglia di &#8216;ndrangheta dei Piromalli, della Piana di Gioia Tauro. Indagini che potrebbero mettere a rischio la già precaria credibilità di Ciancimino.<br />
Questi, infatti, avrebbe chiesto di cambiare 100 mila euro in contanti in 70 mila euro in assegno. I due avrebbero poi parlato di un giro di fatturazioni e di un viaggio in Francia dove Massimo si sarebbe recato per recuperare il denaro. Secondo la Procura di Reggio Calabria probabilmente si tratta di riciclaggio. Intanto Ciancimino si difende affermando di non conoscere il legame del commercialista con la mafia. Sarà compito della magistratura fare chiarezza anche su questa storia.</p>
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		<title>Bologna chiama ‘ndrangheta</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 09:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono 77 i provvedimenti di fermo che il Nucleo di polizia tributaria e lo Scico della Guardia di Finanza, insieme ai carabinieri del comando provinciale di Cosenza, stanno eseguendo in varie regioni italiane nei confronti di presunti &#8216;ndranghetisti.
L&#8217;accusa è l&#8217;appartenenza a un&#8217;organizzazione di trafficanti internazionali di droga legata alla &#8216;ndrina Muto e Chirillo di Cetrano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/12/ifinanza-bologna.jpg" alt="" title="ifinanza bologna" width="264" height="191" class="alignleft size-full wp-image-5018" />Sono 77 i provvedimenti di fermo che il Nucleo di polizia tributaria e lo Scico della Guardia di Finanza, insieme ai carabinieri del comando provinciale di Cosenza, stanno eseguendo in varie regioni italiane nei confronti di presunti &#8216;ndranghetisti.<br />
L&#8217;accusa è l&#8217;appartenenza a un&#8217;organizzazione di trafficanti internazionali di droga legata alla &#8216;ndrina Muto e Chirillo di Cetrano, in provincia di Cosenza.<br />
<strong>Sei di questi fermi sono stati eseguiti in Emilia Romagna, regione impregnata di mafia. Tre sono a Bologna, uno a Ferrara, Piacenza e Ravenna</strong>.<br />
Gaetano Saffioti, imprenditore calabrese, da anni testimone di giustizia, in un&#8217;intervista di alcune settimane fa aveva, infatti, dichiarato che da alcune procure d&#8217;Italia sarebbero arrivate novità sul fronte della lotta alla mafia. Soprattutto nelle regioni del Nord, su tutte l&#8217;Emilia Romagna. <strong>“Ci saranno arresti? Si, ce ne saranno”. Dichiarazioni che il pm Musti, la quale prima di essere trasferita alla Procura di Modena nel 2009, aveva lavorato alla Dda di Bologna, commenta così: “Mi sembra come prevedere che domani sorgerà il sole”. Ma Saffioti non aveva torto.</strong>Grazie anche alle sue denunce all&#8217;autorità giudiziaria le indagini stanno portando ad ottimi risultati. La sua azienda ha lavorato nelle province emiliano-romagnole per molti anni, e proprio nell&#8217;Emilia rossa delle Cooperative, sono sorti tanti problemi. “L&#8217;Emilia Romagna non ha infiltrazioni, ma è del tutto impregnata di mafia!”. E proprio a Bologna, il 20 novembre scorso è stato arrestato Nicola Acri, uno dei killer più pericolosi della &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Intanto il pm della Dda Marco Mescolini ha disposto il sequestro preventivo di un negozio di via Castiglione, in pieno centro a Bologna, oltre a tre pizzerie tra il capoluogo emiliano romagnolo e il vicino comune di Calderara. I locali comunque non verranno chiusi. Saranno, infatti, affidati ad una gestione terza per garantire la continuazione dell&#8217;attività.<br />
<strong>Due dei tre arrestati erano i titolari del negozio e di una pizzeria. Gli inquirenti sono però convinti del fatto che anche gli altri locali sarebbero loro riferibili, tramite dei prestanome. I tre, con precedenti di piccolo spessore, avrebbero avuto un ruolo di logistica. Tenevano la cocaina per l&#8217;organizzazione mafiosa. Droga che veniva poi ceduta agli spacciatori. </strong>I nomi sono quelli di Francesco Galdi, di 36 anni, del Cosentino e residente a Bologna, come Gerardo Giordano, salernitano. Fermato anche Giovanni Battista Romano, di 39 anni, considerato uno dei corrieri della droga.<br />
Domani il pm Mescolini chiederà la convalida dei fermi al gip, emessi per associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di droga.</p>
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		<title>Antimafia a Bologna</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 02:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Lillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una tre giorni di dibattito e informazione sulle mafie nel nostro Paese, ma in una struttura che è frutto di mafia. Dal 26 al 28 novembre si terrà il festival “Politicamente Scorretto” ideato dallo scrittore Carlo Lucarelli. La giornata di domenica 28 novembre sarà del tutto dedicata a un “focus sulla Calabria, lanciando una sfida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4923" title="casadellaconoscenza" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2010/11/casadellaconoscenza.jpg" alt="" width="300" height="195" /><strong>Una tre giorni di dibattito e informazione sulle mafie nel nostro Paese, ma in una struttura che è frutto di mafia. Dal 26 al 28 novembre si terrà il festival “Politicamente Scorretto” ideato dallo scrittore Carlo Lucarelli. La giornata di domenica 28 novembre sarà del tutto dedicata a un “focus sulla Calabria, lanciando una sfida culturale alla ‘ndrangheta”.</strong> Un&#8217;iniziativa pregevole e interessante, soprattuto in una terra, l&#8217;Emilia Romagna, in cui si parla poco del fenomeno criminale e che solo negli ultimi giorni, grazie all&#8217;arresto del boss Nicola Acri, sta scoprendo il malaffare mafioso. Tanti gli ospiti importanti, tra cui Don Luigi Ciotti, Gherardo Colombo, Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Sergio Rizzo, il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. Il tutto si terrà nella Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno. E qui sorge un grosso problema.</p>
<p><strong>La struttura, infatti, è stata costruita da una ditta del gruppo Ciampà, a cui è stato ritirato il certificato antimafia ed è coinvolta nell&#8217;inchiesta sui rifiuti tossici Black Mountains. </strong>Anche Angela Napoli, membro della Commissione parlamentare Antimafia, si è chiesta come fosse possibile che una società senza certificato antimafia potesse avere appalti in Emilia.<br />
Ed infatti non si parla solo della Casa della Conoscenza di Casalecchio, ma ci sono altre gare vinte in Regione. Tra queste la parziale ristrutturazione dell&#8217;Istituto Cineca, che garantirà la diretta web di tutto l&#8217;evento di Lucarelli.</p>
<p>Il blogger Antonio Amorosi, ex assessore alle politiche abitative della giunta Cofferati, porta avanti da tempo il suo impegno di informazione e lotta alla mafia. È lui uno dei primi a evidenziare il problema a Bologna e in Regione. Sentito da Malitalia, afferma che <strong>“se a Milano i boss facevano le riunioni nel circolo ARCI dedicato a Falcone e Borsellino, qui a Bologna si fanno le iniziative antimafia in una struttura costruita da chi sicuramente le credenziali antimafia non ha”.</strong>La ditta Ciampà Paolo srl di Giovanni Ciampà e Cmp Costruzioni Spa non potrebbe partecipare a nessuna gara pubblica. E invece ne vince, soprattutto a Reggio Emilia.</p>
<p>Dopo lo scandalo dell&#8217;inchiesta Black Mountains, riguardante lo smaltimento di rifiuti tossici mischiati con altri materiali da costruzione, gli appalti sono comunque numerosi: oltre alla Casa della Conoscenza e la ristrutturazione della Cineca di Bologna, &#8211; si legge dal blog antonioamorosi.it &#8211; un “appalto da 1,8 milioni di euro affidato il 26 ottobre 2006 da Acer (azienda casa Emilia Romagna) alla Cmp Costruzioni Spa per la costruzione di 32 alloggi e 16 autorimesse a Budrio, lavori per l’Ampliamento di laboratori esistenti e aggiunta di due piani nuovi del CINECA di Bologna e il 26 marzo 2007 la Cmp del Gruppo Ciampà vince un appalto di Acer da 3,7 milioni di euro per realizzare 40 alloggi a Forlì”.</p>
<p>“Appare amaramente incongruo organizzare le iniziative antimafia in luoghi costruiti da società con tali credenziali &#8211; scrive Amorosi sul suo blog -. Una società coinvolta in una inchiesta per rifiuti tossici ha le credenziali per costruire un edificio pubblico? Per quanto Carlo Lucarelli sia in buona fede, per quanto sia lodevole il suo intento e di indiscutibile e accreditata qualità quella dei suoi invitati, qui in Emilia la solidarietà non dobbiamo darla solo al sud ma anche a noi stessi”.<br />
<strong>Parole forti che cercano di dare uno scossone alla società civile e alle istituzioni locali, gran parte delle quali ancora oggi non vedono certe pericolose realtà criminali, o alla peggio, fanno finta di non vedere.</strong></p>
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