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	<title>Malitalia &#187; Laura Aprati</title>
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	<description>Mafia, ndrangheta e camorra: in Italia è in corso un conflitto, silenzioso e inarrestabile. Malitalia racconta storie di vittime e carnefici per riflettere e riflettersi nello stato in cui siamo. Un percorso scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, scandito dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e Pietro Grasso.</description>
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		<title>Iustizia, iustiziae</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 13:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Maria Capua Vetere]]></category>
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		<description><![CDATA[La giustizia, come la sanità e le pensioni, è una voce importante sia del bilancio dello Stato che della vita civile del paese. Una buona giustizia, efficace ed efficiente, è il segno distintivo di una democrazia.
Ma come si può fare giustizia, efficace e efficiente, quando ogni anno ci sono oltre 5000 nuovi procedimenti attivati? E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9302" class="wp-caption alignleft" style="width: 294px"><a href="http://www.malitalia.it/2012/02/iustizia-iustiziae/civilecapuavetere/" rel="attachment wp-att-9302"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/civilecapuavetere.jpg" alt="" width="284" height="177" class="size-full wp-image-9302" /></a><p class="wp-caption-text">da casertaweb</p></div>
<p><strong>La giustizia, come la sanità e le pensioni, è una voce importante sia del bilancio dello Stato che della vita civile del paese</strong>. Una buona giustizia, efficace ed efficiente, è il segno distintivo di una democrazia.<br />
Ma come si può fare giustizia, efficace e efficiente, quando ogni anno ci sono oltre 5000 nuovi procedimenti attivati? E quando esistono situazioni al limite del paradosso?<br />
<strong>Come quella del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere</strong>, zona “rossa” ad alto rischio criminalità dell’area casertana. Ma anche ad alto rischio cause di lavoro visto che l’interland è pieno di aziende che in questo momento di crisi sono i sofferenza. Insomma un Tribunale con un cumulo di problemi, denunciati con dettaglio dall’Associazione Nazionale Magistrati,sottosezione di Santa Maria Capua Vetere, sia al Consiglio Superiore della Magistratura, al Ministero della Giustizia e alla sezione ANM di Napoli.<br />
<strong>Che dire dei dati che emergono da questa relazione?</strong><br />
Tribunale in un’area,eufemisticamente, difficile. Siamo tra Caserta, Castelvolturno,Casal di Principe. In questo Tribunale sono 90.532 i procedimenti civili, di cui 32.337 di lavoro e previdenza e 57.285 i  procedimenti penali. L’organico del Tribunale è composto da 94 magistrati, di cui 1 Presidente, 8 presidenti di sezione, 1 presidente della sezione lavoro, 71 giudici e 13 giudici della sezione lavoro (dati ANM)<br />
Sempre l’ANM sottolinea la difficoltà di gestire,m con personale carente, la mole di lavoro determinato dalla forte presenza della criminalità organizzata ed infatti presso i sei collegi che si occupano del dibattimento penale risultano pendenti, alla data del 30.6.2011, 799 processi penali, di cui oltre 100 aventi ad oggetto reati di criminalità organizzata di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Tra tali ultimi processi molti risultano di particolare complessità per numero di imputati e di imputazioni. <strong>Infatti 21 processi sono a carico di oltre 10 imputat</strong>i. Ben 5 processi penali pendenti sono, invece, a carico di oltre 60 imputati.Nell’anno 2010 risultano sopravvenuti 363 nuovi processi penali, di cui 58 aventi ad oggetto reati di criminalità organizzata di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Solo nel primo trimestre dell’anno 2011 risultano sopravvenuti ben 102 processi, di cui 18 di provenienza dalla DDA di Napoli.Quattro dei sei collegi penali stanno, tuttora, celebrando processi con oltre 60 imputati; mentre gli altri due collegi stanno celebrando processi con un numero di imputati superiore a 40.<br />
Ma la cosa che desta maggior clamore è il pensiero che il <strong>Tribunale Civile sia dislocato in un palazzo che è stato costruito per l’edilizia residenziale e cioè doveva essere un condominio di famiglie (di proprietà del fratello di Nicola Cosentino, ex sottosegretario e coordinatore PDL Campania).</strong> La sistemazione era provvisoria. Dura da 10 anni. La palazzina non ha le necessarie strutture per i portatori di handicap e quindi può capitare che l’udienza si tenga al di fuori del palazzo stesso, per strada o in macchina, per esempio (come documentato anche da corriere.it).<br />
Oppure che durante l’estate le udienze diventino un appuntamento per i condomini vicini. Una specie di teatro delle disgrazie altrui. Niente privacy. Rinvii lunghissimi. Un archivio che ha sede negli scantinati, poca aerazione, senza luce.<br />
<strong>Ora la nostra giustizia non gode di buona pubblicità</strong>. Passano decenni perché si arrivi alla fine di un processo e ciò non sancisce la ragione o il torto (è il caso di 109 operai della ex SVAR di Latina che dal 2000 attendono i soldi del fallimento e pur avendo in mano la sentenza non riescono ad ottenere nulla). Ma è anche vero che forse nulla si è fatto anche per migliorare la situazione delle sedi giudiziarie.<strong> Non sarebbe il caso di occuparsi prima di questo ancor prima di processo lungo o breve o di prescrizione?  </strong></p>
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		<title>Come curare la sanità</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 17:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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La spesa sanitaria  rimane la voce più importante nella spesa corrente delle Regioni (75% di media), e risulta in continua crescita. Nel 2010 è stata di 113,5 miliardi (7,3% del Pil) e nel 2011 di circa 115 miliardi (7,2% del Pil sulla base delle attuali previsioni di crescita). E’ la farmaceutica ospedaliera a presentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/02/come-curare-la-sanita/sanita1/" rel="attachment wp-att-9274"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/02/sanità1.jpg" alt="" width="225" height="225" class="alignleft size-full wp-image-9274" /></a></p>
<p><strong>La spesa sanitaria  rimane la voce più importante nella spesa corrente delle Regioni (75% di media), e risulta in continua crescita.</strong> Nel 2010 è stata di 113,5 miliardi (7,3% del Pil) e nel 2011 di circa 115 miliardi (7,2% del Pil sulla base delle attuali previsioni di crescita). <strong>E’ la farmaceutica ospedalier</strong>a a presentare andamenti che continuano a travalicare in tutte le regioni gli obiettivi attribuiti. Rispetto al valore obiettivo di 2,5 miliardi, la spesa ha raggiunto i 5,4 miliardi (al netto del pay-back), il 5,1 per cento del FSN contro il tetto previsto del 2,4 per cento. Superiori al 6 per cento i valori registrati in Piemonte, Friuli, Toscana e Sardegna (dati estrapolati dalla relazione della Corte dei Conti del 2011).<br />
<strong>La sanità italiana è stata sempre al centro dei grandi affari di corruzione, contiguità e malaffare.</strong> Dall’affaire Poggiolini (dove i soldi sbucarono anche  dai puff del salotto di lady sanità), a Provenzano  anzi Zi Binnu è stato il primo a capire quale business fossero le cliniche convenzionate e le forniture e gli appalti ospedalieri. Sino ad arrivare all’omicidio Fortugno, costruito sulla gestione sanitaria della ASL di Locri. O ancora lo scandalo della casa di Cura Santa Rita di Milano o il crack del San Raffaele per non parlare dell’arresto del Governatore della Regione Abruzzo, Ottaviano del Turco. Ma anche tutti i problemi della giunta Marrazzo,nel Lazio, partono dal rapporto con uno dei più grandi imprenditori del settore.  La sanità è come un grande lago raggiunto da affluenti come i costi,gli sprechi, e forniture e gli appalti.<br />
La sanità “governa” le regioni, i rapporti interpersonali. Governa anche i media, là dove chi è padrone di giornali ha fatto investimenti nelle cliniche e per esempio  i media sono merce di scambio con il politico di turno che gestiste la sanità pubblica. Governa la vita sociale ed economica di molti italiani.<br />
E anche se è un settore determinante, anche se pesa sul bilancio dello Stato quanto le pensioni, sembra che nessuno voglia metterci mano. </p>
<p>Abbiamo chiesto al Professor<strong> Cesare San Mauro</strong>, professore associato di diritto dell&#8217;economia all&#8217;università del Salento, di chiarirci alcuni punti.</p>
<p><strong>-Professore i costi della sanità sono pari a quelle delle pensioni eppure è difficile per qualsiasi governo riuscire toccarli. Lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p>Il tema centrale è quello dell’efficienza degli ospedali pubblici. Un obiettivo che potrà essere raggiunto solo nella misura in cui si prenderà finalmente atto che, attualmente, gli ospedali sono troppi, specie quelli nei piccoli centri, molti dei quali tenuti in vita con motivazioni meramente campanilistiche. La soluzione è puntare sulla specializzazione delle strutture ospedaliere: serve un numero ridotto di grandi ospedali, che non vuol dire sopprimere l’offerta sanitaria nei piccoli centri, dove, piuttosto, si dovrà investire in strutture di pronto intervento. Insomma, si dovrà, giocoforza, andare verso un modello di medicina specializzata, nel quale i grandi ospedali e i grandi policlinici che fanno tutto non hanno più senso, a maggior ragione nell’ottica dell’efficienza e della sostenibilità della spesa pubblica sanitaria.</p>
<p><strong>-In questi giorni,professore, su face book, nascono gruppi di protesta contro i costi delle strutture convenzionate</strong></p>
<p>Partiamo dalla spesa pubblica nazionale: a gravare di più, con tutte le conseguenze negative del caso per i conti pubblici, sono soprattutto alcune voci sulle quali è necessario intervenire in modo incisivo. Innanzitutto l’elefantiasi della pubblica amministrazione, rispetto alla quale molto è stato fatto ma ancora molto si dovrà fare. A cominciare dalla riduzione degli organi collegiali. Sono favorevole, ad esempio, alla cancellazione dei consigli e delle giunte provinciali che svolgono oggi funzioni che potrebbero essere, senza problemi, coperte da tecnici decentrati sul territorio dalle Regioni. In secondo luogo la spesa sanitaria che, in alcune Regioni, ha raggiunto picchi del tutto intollerabili e insostenibili. Al riguardo occorre intervenire sui profitti delle strutture private accreditate in regime di convenzione. Un fenomeno non più limitato solo agli ospedali, ma ormai dilagante anche in altri settori di intervento, come ad esempio i centri di fisioterapia e i laboratori di analisi cliniche. Niente da ridire, invece, sull’ospedalità privata che offre servizi a costo zero per il Servizio sanitario nazionale.</p>
<p><strong>-Come si spezza il rapporto tra sanità e corruzione e cosa si può fare?</strong></p>
<p>Non possiamo non prendere atto che, nell’ultimo quarto di secolo, molti scandali, anche di grandi dimensioni, sono ruotati intorno al mondo della sanità pubblica. Ed è proprio per questo che ridurre e razionalizzare la spesa sanitaria non potrà che ridurre il rischio che tali fenomeni continuino a ripetersi<br />
.<br />
Ridurre e razionalizzare la spesa sanitaria. Utopia o possibile realtà? Il decreto delle semplificazioni ha creato un albo nazionale per gli appalti. Sarà questo un deterrente degli sprechi nel settore e magari migliorerà anche il servizio all’utente finale?<br />
(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Chi manovra i trasporti?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 15:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Migliaia di TIR bloccano prima la Sicilia e poi le autostrade italiane e pongono il problema del trasporto su gomma
Anni fa, dopo la guerra, quando in Italia i treni erano quasi un lusso per pochi, si pensò che solo il trasporto su gomma avrebbe salvato il Paese. Tutte le merci potevano e dovevano solo spostarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/chi-manovra-i-trasporti/tir/" rel="attachment wp-att-9195"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/TIR.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-9195" /></a></p>
<p><strong>Migliaia di TIR bloccano prima la Sicilia e poi le autostrade italiane e pongono il problema del trasporto su gomma</strong><br />
Anni fa, dopo la guerra, quando in Italia i treni erano quasi un lusso per pochi, si pensò che solo il trasporto su gomma avrebbe salvato il Paese. Tutte le merci potevano e dovevano solo spostarsi con i camion e poi più tardi con gli autoarticolati in stile americano.<br />
Il Paese negli ultimi 50 anni è sempre più diventato dipendente dai mezzi di trasporto. La rete ferroviaria non è cresciuta ed ha migliorato, solo di poco, il servizio ai passeggeri. Tutte le nostre merci, soprattutto quelle legate all’agroalimentare, si muovono su strade ed autostrade. Tanto che il settore è legato al concetto di servizio pubblico ( vedasi anche l’intervento del ministro Cancellieri nei momenti più caldi dei blocchi).<br />
Ma non si scherza neanche in Europa poiché la strada è il mezzo di trasporto principale nell’Unione, tanto per i passeggeri quanto per le merci. Infatti si conta attualmente circa un veicolo ogni due abitanti e il trasporto di merci su strada rappresenta oltre i due terzi del tonnellaggio totale. La comunità Europea ha concentrato i suoi sforzi sul contenimento dei molteplici costi del trasporto su strada indicando, anche, come lo sviluppo dei trasporti deve rispettare i requisiti di sicurezza, ma anche di protezione ambientale. Inoltre, molti aspetti legati ai trasporti sono oggetto di una normativa europea, quali la concorrenza fra trasportatori, l’accesso alla professione, le condizioni di lavoro o ancora le norme tecniche dei veicoli.<br />
<strong>I dati Eurostat </strong>( anche se in riferimento al biennio 2009/2010) chiariscono come, nonostante tutti gli sforzi comunitari per promuovere il trasporto su rotaia, le merci nella Ue a 27 viaggino ancora prevalentemente su strada: in termini di tonnellate/chilometro (tkm), nel 2009 le strade europee hanno assorbito 1.690 miliardi di tkm rispetto ai 370 miliardi delle reti ferroviarie, ovvero oltre quattro volte tanto. Nel 2009, il trasporto merci su strada è stato inoltre il modo dominante in tutti gli Stati membri, ad eccezione di Estonia e Lettonia. Eppure, proprio nel 2009 tutti gli Stati membri hanno mostrato cali nel proprio trasporto stradale di merci rispetto al 2008, ad eccezione di Bulgaria (+16%) e Polonia (+10%). Le maggiori diminuzioni sono state registrate in Romania (-39%), Lettonia (-34%), Estonia, Irlanda e Cipro (tutti -27%). Sei Stati rappresentano il 70% del trasporto merci stradale dell&#8217;Unione europea: si tratta di Germania (308 miliardi di tonnellate / km, -10% rispetto al 2008), Spagna (212 miliardi di tonnellate / km, -13%), Polonia (181 miliardi di tonnellate / km, +10%), Francia (174 miliardi di euro tonnellate / km, -16%), Italia (168 miliardi di tonnellate / km, -7%) e Regno Unito (140 miliardi di tonnellate / km, -13%). </p>
<p><strong>La crisi ha avuto risvolti importanti sul settore,</strong> compreso anche il trasporto su rotaie, ma nel nostro Paese il trasporto su gomma rimane la modalità dominante, anche perché la rotaia ha subito un arretramento ben più consistente (-25,3%), scendendo a “sole” 17,8 miliardi di tonnellate per chilometro. Il trasporto ferroviario è comunque entrato in crisi in tutti i Paesi dell&#8217;Unione, ad eccezione dell&#8217;Estonia, dove è rimasto praticamente stabile.<br />
Questa fotografia del trasporto pubblico, che si lega anche ai taxi e agli autobus cittadini, serve a scoprire che la nostra classe politica non ha mai investito in un cambio di rotta anzi ha reso il Paese ancora più schiavo rispetto agli approvvigionamenti di materie prime. Lo abbiamo visto con i blocchi dei giorni scorsi quando il mancato arrivo di materiali ha bloccato i turni negli impianti FIAT. Come sempre quando si crea un monopolio, o meglio si utilizza un unico strumento si crea anche una struttura di potere e di ricatto. Una struttura che può essere anche “manovrata” a seconda delle necessità. Come d’altra parte si creano gli “schiavi” del trasporto e cioè autisti pronti a manipolare i fogli viaggio per poter fare più trasferimenti possibili nell’arco di una stessa settimana ( con un aumento di incidenti che ricadono poi sulla spesa pubblica e sul cittadino).<br />
<strong>Non ci sono rimedi immediati se non la ricerca di un giusto bilanciamento tra trasporto su gomma e rotaia</strong>. Questo equilibrio eviterebbe di essere sotto scacco di una sola categoria, permetterebbe lo sviluppo di alcune aree ( esempio il porto di Gioia Tauro che doveva essere il legame tra Mediterraneo e centro Europa non è mai decollato anche per la mancanza di una rete distributiva intelligente) e la conseguente crescita dell’occupazione.<br />
<strong>Ancora una volta parliamo di una visione politica lungimirante e non legata agli interessi del breve termin</strong>e ( come forse dimostrano i blocchi in Sicilia dove dietro l’apparenza di una rivolta contro il governo Monti potrebbero celarsi, invece, interessi strettamente politici e di breve respiro).</p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>La scuola sarà sempre meglio della merda</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 13:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Il titolo di questo articolo può sembrare irrispettoso o forse volgare. E’ invece tratto da “Lettere ad una professoressa “ di Don Lorenzo Milani, anno 1967.
La nostra scuola ha attraversato momenti migliori. Oggi la crisi, le riforme che si sono succedute soprattutto negli ultimi anni, l’hanno mortificata. Forse si vede un po’ di luce con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/la-scuola-sara-sempre-meglio-della-merda/alicudi/" rel="attachment wp-att-9134"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/alicudi.jpg" alt="" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-9134" /></a></p>
<p><strong>Il titolo di questo articolo può sembrare irrispettoso o forse volgare. </strong>E’ invece tratto da “Lettere ad una professoressa “ di Don Lorenzo Milani, anno 1967.<br />
La nostra scuola ha attraversato momenti migliori. Oggi la crisi, le riforme che si sono succedute soprattutto negli ultimi anni, l’hanno mortificata. Forse si vede un po’ di luce con le dichiarazioni del Ministro Profumo che apre a nuovi concorsi ( i primi ad essere banditi dopo oltre 13 anni).<br />
Ma la nostra scuola è sopravvissuta e sopravvive grazie alla tenacia di maestre ed insegnanti che amano il loro lavoro che per loro è una passione.<br />
<strong>La amano anche quando la sede scolastica è disagiata, quando il tessuto sociale è sfaldato o oppresso da leggi criminali. Lo amano anche quando hanno in classe figli di capi clan.</strong> Lo amano anche quando la fatica degli spostamenti è insopportabile. Quando gli anni si fanno sentire. Quando per andare ad insegnare devi attraversare il mare e stai delle ore sul pontile ad aspettare le barca che ti porterà a destinazione.<br />
Sono storie di ieri ad ascoltarle ma invece sono le storie di oggi.<br />
<strong>Alicudi, la più occidentale delle Eolie, </strong>è un isolotto di poco più di cinque chilometri quadrati. A tre ore dal porto di Milazzo ti appare bellissima quando la frequenti durante le vacanze. Cosa ben diversa è abitarci durante l’inverno in cui il vento freddo porta verso l’alto l’odore salmastro del mare. Un’isola in cui si trasporta  tutto a dorso di mulo. Dove se hai bisogno dei  Carabinieri devi andare a Filicudi e dove l’ufficio postale apre ogni due giorni. Qui lo Stato è un’entita astratta e l’unica presenza che dà l’idea di appartenere ad uno Stato è la scuola. Ma molto è cambiato da quando, quattordici anni fa, è arrivata la maestra Teresa.<br />
<strong>Teresa Perre, nasce in Calabria e nel 1969 si trasferisce a Milano</strong>. Qui inizia il suo percorso da insegnante. Ad un certo punto decide di tornare nel suo Sud e fa domanda di trasferimento a Messina, così vicina alla sua regione. Ma non considera che la provincia comprende anche le isole. Ed è così che considerato il suo punteggio viene mandata ad Alicudi. E per lei questo trasferimento diventa una missione.Il primo giorno a scuola si rende subito conto di essere arrivata in un avamposto della scuola italiana. Insomma un po’ come nel famoso far west i primi esploratori ( ricordate Balla con i lupi e Kevin Costner?). Una stanza con il soppalco. 14 bambini assiepati tutti insieme in una pluriclasse. Alcuni di loro non sanno ancora né leggere né scrivere. Chi di noi sarebbe rimasto pur potendosene andare dopo un anno? Forse nessuno. Teresa rimane. Capisce che deve provare a trasformare la mentalità di quei bambini ( e dei loro genitori) che pensano sia meglio lavorare che andare a scuola. Piano piano realizza il suo sogno e ,in una piccola casa eoliana pulita e ordinata, ricava lo spazio per poter insegnare.<br />
<strong>Teresa dice sempre “che in queste aree così distanti da tutto la scuola è un bene essenziale. La scuola preserva dalle violenze, dai soprusi. Insegna a vedere la vita non chiusa nell’ambito dello spazio dell’isola”</strong>.Pensate all’isolamento che si vive in tale luogo. Pensate a quanto è ristretto anche lo spazio in cui si muovono i ragazzi. La scuola è la loro aria per respirare e crescere.<br />
E Teresa si è fatta in quattro perché questa scuola sopravvivesse, tenuto conto che finite la scuola dell’obbligo chi vuole proseguire deve spostarsi a Lipari. La maestra Teresa porta anche l’innovazione e la tecnologia sullo scoglio di Alicudi. Le video conferenze, i documentari. Insomma lo Stato,anche a sua insaputa, grazie alla maestra Teresa garantisce la cultura ( e forse anche la legalità visto che viene anche minacciata). Riesce a motivare i suoi giovani alunni a guardare oltre l’orizzonte a cercare nuove possibilità. Teresa Perre dice  “la scuola si pone come edificio pubblico, come luogo in cui confluiscono i bisogni dell’isola, diventa un punto di riferimento per i ragazzi e per le famiglie”. E la maestra festeggia anche il primo laureato proveniente da Alicudi. In questo ultimo anno Teresa va solo due volte a settimana nell’isola (non l’ha mai voluta lasciare quell’isola maledetta e fantastica) ma che fine farà la scuola, quel faro quel punto di riferimento cha ha permesso a tanti ragazzi di non perdersi, di non essere sopraffatti, di avere una vita vera davanti a sé? Cosa vuole fare lo Stato di questo piccolo lembo di Italia anche se sono rimasti solo tre alunni? Solo la scuola, e quindi l’istruzione e la cultura,possono dare gli strumenti per poter scegliere cosa fare del proprio futuro. Solo la scuola è un baluardo contro i criminali e le violenze. <strong>Solo la scuola ti insegna ad aprire le porte che la vita ti pone davanti. </strong>Solo la scuola ti fa capire che c’è qualcosa di diverso dall’abbrutimento di trasportare merce con i somari o i muli.  Don Milani criticava il sistema scolastico già negli anni sessanta ma molto di quello che lui diceva è ancora valido e realistico. Perché, come si legge in Lettera a una professoressa, e come disse Lucio che aveva 36 mucche nella stalla, “la scuola sarà sempre meglio della merda”.</p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Favori a Matteo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 07:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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25 milioni di euro, 99 beni immobili (con un’estensione di terreni pari a circa 150 ettari),  8 autovetture( tra cui due Suv) ,  17 automezzi agricoli (trattori ed autocarri),  86 tra conti correnti e rapporti bancari di altra natura e 3 società (interi capitali sociali e pertinenti complessi aziendali e alberghieri  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/favori-a-matteo/matteo-estero/" rel="attachment wp-att-9085"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/matteo-estero.jpg" alt="" width="254" height="198" class="alignleft size-full wp-image-9085" /></a></p>
<p><strong>25 milioni di euro, 99 beni immobili (con un’estensione di terreni pari a circa 150 ettari),  8 autovetture( tra cui due Suv) ,  17 automezzi agricoli (trattori ed autocarri),  86 tra conti correnti e rapporti bancari di altra natura e 3 società (interi capitali sociali e pertinenti complessi aziendali e alberghieri </strong> (la A.S.A. Srl Azienda Siciliana Alberghiera, esercente l’attività di “alberghi e motel con ristorante” ‘, la NICOSIA Francesco &amp; Vincenzo s.n.c., esercente l’attività di “costruzione di edifici residenziali e non residenziali e la VILLA ESMERALDA di Di Salvo Piacentino  Giuseppa &amp; C. s.n.c. esercente l’attività di assistenza residenziali per anziani.)</p>
<p><strong>Un vero e proprio bottino</strong> quello che porta a casa il Questore della Provincia di  Trapani, dott.Carmine Esposito, grazie alle indagini, svolte congiuntamente dalla Divisione Anticrimine della stessa Questura e dal Nucleo di PT della Guardia di Finanza di Trapani.</p>
<p>La misura di prevenzione personale e patrimoniale nei confronti Michele Mazzara  nasce da indagini (criminologiche e patrimoniali) basate su i risultati acquisiti, dagli organi della polizia giudiziaria, dal 1996 e nell’ambito di vari  procedimenti penali già pendenti presso la D.D.A. di Palermo. </p>
<p>Per capire l’importanza di questi sequestri basti ricordare che <strong>Michele Mazzara è stato indicato da molti collaboratori di giustizia </strong>( come Francesco Milazzo,killer della cosca di Paceco, Vincenzo Sinacori,capo del mandamento mafioso di Mazara del Vallo) vicino al capo mandamento di Trapani, all’epoca latitante, Vincenzo Virga e al capo mafia di Paceco Filippo Coppola. I collaboratori hanno parlato del suo ruolo chiave nella gestione della latitanza dello stesso capo mafia mazarese (Virga), e <strong>soprattutto nell’appoggio logistico della latitanza di Matteo Messina Denaro, rappresentante provinciale di “cosa nostra” trapanese </strong>. Per l’ultimo boss Mazzara aveva organizzato covi sicuri per il suo soggiorno e anche riunioni nell’area di Dattilo, nel comune di Paceco, ed esattamente in alcuni degli immobili sequestrati.</p>
<p>Quindi un uomo che piano piano ha scalato la società economica, tanto di diventare un importante imprenditore nel settore agricolo e della commercializzazione dei prodotti ( ma in maniera spesso occulta) e d’altro canto ha sempre più consolidato il rapporto con “ ‘ u siccu”, l’ultimo padrino,<strong>Matteo Messina Denaro che in qualche modo deve risentire di tutta l’attività investigativa che colpisce la rete dei suoi “sostenitori” che siano sindaci, commercianti o ricchi imprenditori.</strong><br />
Poco a poco, con costanza e puntualità, si assestano i colpi all’ultimo latitante di Cosa Nostra e la strategia è quella di recidere i legami con la sua cerchia di adepti ma anche quella di bloccare le attività economiche quelle che, a regime, sostengono l’organizzazione e permettono al boss di sottrarsi alla cattura.</p>
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		<title>L&#8217;Italia tra Napolitano e Cosentino</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 11:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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In Italia in questi giorni si sta giocando un derby. Il Paese sta scegliendo se essere come Schettino ( codardi, paurosi, impreparati all’emergenza e pronti ad abbandonare tutto e tutti pur di salvare se stessi- come tanti dei nostri uomini pubblici) o come il comandante De Falco ( quelli che hanno un senso della cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/litalia-tra-napolitano-e-cosentino/defalcoschettino/" rel="attachment wp-att-9064"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/defalcoschettino.jpg" alt="" width="276" height="182" class="alignleft size-full wp-image-9064" /></a></p>
<p><strong>In Italia in questi giorni si sta giocando un derby</strong>. Il Paese sta scegliendo se essere come Schettino ( codardi, paurosi, impreparati all’emergenza e pronti ad abbandonare tutto e tutti pur di salvare se stessi- come tanti dei nostri uomini pubblici) o come il comandante De Falco ( quelli che hanno un senso della cosa pubblica, che hanno l’etica del sacrificio e che vivono pensando che gli altri vengano prima di se stessi).<br />
E’ un derby che mette a confronto l’Italia mediatica e superficiale e quella silenziosa e coraggiosa. Quella che non abbandona nessuno. Quella che ha permesso a questo Paese di non cadere nel baratro. Quella che non si è adeguata al mondo della “Milano da bere” e che se ne è fregata di essere diversa e di essere considerata “fessa” perché non aveva capito come girava il mondo. Quella Italia che ha continuato a credere nei valori, nell’etica e nel rispetto degli altri.<br />
Un derby che si gioca tutto nell’area di Napoli, forse un segno del destino. E i due comandanti hanno forse la stessa età ( quindi sono cresciuti nello stesso periodo storico). Inefficienza e capacità. I due volti del nostro Sud e quindi della nostra Italia.<br />
<strong>L’Italia oggi sta giocando un derby importante e deve scegliere se essere Schettino o De Falco che è un po’ come dire se vogliamo essere come Napolitano o Cosentino.  </strong></p>
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		<title>Bossi vs.Maroni , la Lega in palio</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 19:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Dopo il voto su Cosentino tutti a tessere le lodi dell’ex Ministro Maroni. Adesso poi che Bossi vorrebbe negargli i comizi scatta anche l’applauso.
Certo è il meno peggio ma del meno peggio vorrei ricordare che ( soprattutto nel campo della legalità e delle mafie):
-	Non ha sciolto per infiltrazioni mafiose il comune di Fondi (Latina) pur [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/bossi-vs-maroni-la-lega-in-palio/maroni/" rel="attachment wp-att-9011"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/maroni.jpg" alt="" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-9011" /></a></p>
<p><strong>Dopo il voto su Cosentino tutti a tessere le lodi dell’ex Ministro Maroni. Adesso poi che Bossi vorrebbe negargli i comizi scatta anche l’applauso.</strong><br />
Certo è il meno peggio ma del meno peggio vorrei ricordare che ( soprattutto nel campo della legalità e delle mafie):<br />
-	Non ha sciolto per infiltrazioni mafiose il comune di Fondi (Latina) pur avendo una relazione dettagliata di un suo Prefetto che riferiva fatti non parole<br />
-	Non ha sciolto per lo stesso motivo il comune di Nardodipace (Vibo Valentia) che è stato sciolto dall’attuale Ministro Cancellieri a 30 giorni dal suo insediamento<br />
-	Ha votato contro l’arresto di Cosentino,Papa ed altri fino ad un mese fa<br />
-	Si è vantato degli arresti dei latitanti mentre toglieva risorse alle forze dell’ordine.<br />
E queste sono delle piccole cose. Poi sicuramente è un uomo contro la casta  e i privilegi anche se molti del suo ufficio si recavano a fare commissioni personali con l’auto di servizio. E per la regola del “tengo famiglia” la sua ex portavoce è in forza alla Società Milan Football Club e la notizia è uscita proprio mentre si votava sull’arresto di Cosentino.<br />
Della legalità ho il dubbio che non gli interessi molto e se ha votato contro il deputato del PDL lo ha fatto, presumibilmente,  semplicemente per tornaconto personale.<br />
Ultima domanda che è poi una provocazione, <strong>ma siamo certi che Berlusconi abbia deciso di appoggiare Bossi nella guerra di potere della Lega?</strong><br />
Ora scegliamo il meno peggio ma almeno conosciamolo meglio e non facciamo abbagliare dallo specchietto della legalità. E’ una balla.</p>
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		<title>Vite sospese</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 06:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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Secondo uno studio dell’Eures solo nel 2009 ci sono stati 357 suicidi per disoccupazione. Un bollettino di guerra che rischia di aggravarsi.
357 suicidi per disoccupazione. Uno al giorno, praticamente. Questi sono i dati emersi da una ricerca Eures (il centro studi economici e sociali) sull’Italia in crisi. E risalgono al  2009 ma anche nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/vite-sospese/crisi-4/" rel="attachment wp-att-9001"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/crisi1-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" class="alignleft size-medium wp-image-9001" /></a></p>
<p><strong>Secondo uno studio dell’Eures solo nel 2009 ci sono stati 357 suicidi per disoccupazione. Un bollettino di guerra che rischia di aggravarsi.</strong><br />
357 suicidi per disoccupazione. Uno al giorno, praticamente. Questi sono i dati emersi da una ricerca Eures (il centro studi economici e sociali) sull’Italia in crisi. E risalgono al  2009 ma anche nel 2010 e 2011 non è andata molto meglio delineando una fotografia dell’Italia che evidenzia come al sud i suicidi siano in maggior numero di lavoratori rimasti disoccupati  mentre al Nord si trovano più gli imprenditori che si uccidono.<br />
Cosa succede nel nostro Paese? Si vedono gli effetti dell’onda d’urto della crisi. E’ un po’ come vedere un territorio dopo il passaggio di uno tsunami. Vedi le case distrutte, i corpi a terra e si fa il conto delle vittime.<br />
Questa è l’Italia di oggi. <strong>La crisi iniziata nel 2008 incomincia (perché ci dobbiamo aspettare altro)  a far vedere i propri colpi  adesso.</strong> Le aziende fino a poco tempo fa avevano ancora qualche margine di manovra, oggi hanno dato fondo ad ogni loro  riserva. E’ di dicembre 2011 l’intervista di un imprenditore della zona di Mestre che dichiarava di non aver potuto pagare le tredicesime ai suoi operai e di vedersi costretto a breve alla chiusura. Lo scorso anno era ricorso ad un fido in banca per poter pagare i lavoratori e permettergli un Natale decente. Questo anno niente fido nonostante debba ricevere dallo Stato ( o meglio da Enti Locali del Veneto) il pagamento di una fornitura risalente a alla prima parte del 2011. Perché gli Enti e lo Stato oramai pagano con oltre 6 mesi di ritardo e questo perché prima pagano e prima le loro casse si vuotano. Insomma un cane che si morde la coda e chi non ce la fa a sostenere questo corto circuito soccombe.<br />
Una lunga scia di morte e desolazione. Torniamo indietro all’ottobre 2010 un trentottenne laureato con merito all’Università Cattolica di Milano e disoccupato, si è lanciato da un treno in corsa verso Ostuni, sua città d’origine . Aveva tentato diversi concorsi per un lavoro stabile, aveva svolto lavori occasionali, aveva lavorato nelle campagne pugliesi sino ad approdare ad un call center a Milano. E poi aveva perso anche questo lavoro e l’unica soluzione che ha intravisto è stata la morte.<br />
Nell’aprile 2011 un quarantenne che da tempo non riusciva a trovare lavoro, sposato e padre di due figli, si è ucciso lanciandosi dal punto più alto del cavalcavia che collega Agrigento con Porto Empedocle.<br />
 A Catania a maggio,  un trentottenne si è tolto la vita  gettandosi in mare con la sua auto. E non ci vergogna nemmeno più di morire o di non farcela, tanto che il ragazzo lo aveva annunciato su Facebook.<br />
E poi ancora a giugno un giovane giornalista pubblicista del brindisino si è impiccato nella casa dove abitava con madre e fratello.<br />
<strong>Mentre al Nord abbiamo 30 casi di suicidio, solo in Veneto, dal 2008. Come il caso dell’imprenditore padovano che si è ucciso perché non riusciva a riscuotere i suoi crediti privati e quelli pubblici (che ammontavano a circa 300 mila euro).</strong></p>
<p>Il bollettino di questa guerra racconta che negli ultimi giorni ben cinque gli imprenditori si sono tolti la vita.. A Trani un piccolo commercianti di  49 anni si è impiccato nel box che utilizzava come deposito del suo piccolo negozio di climatizzatori. È successo a Trani. Antonio era vittima dell’usura a cui era ricorso per tenere in vita la sua piccola attività.<br />
A Robecco sul Naviglio un piccolo imprenditore di 64 anni si è sparato un colpo alla tempia, nel suo furgoncino  all&#8217;ingresso della ditta individuale.<br />
A Catania il titolare, quarantasettenne,di una concessionaria di moto Honda, si è tolto la vita ingoiando un&#8217;intera scatola di antidepressivi.<br />
Ad Ascoli Piceno un agricoltore si è ucciso impiccandosi nel magazzino dove teneva gli attrezzi per i campi. “Temeva di non farcela, di non superare le difficoltà del 2012”, hanno raccontato i parenti.<br />
E ancora un pensionato di Bari di 74 anni, gestore di alcuni negozi in città, si è ucciso gettandosi dal quarto piano del suo palazzo, in un&#8217;elegante zona del capoluogo pugliese.<br />
Le difficoltà, la paura di non farcela, la sensazione di non avere un futuro, la perdita totale della propria stima. Queste sono le sensazioni più forti che prova chi  vive la realtà della crisi di oggi dove un sistema bancario tarato più sulla grande azienda che sulla piccola e una rete criminale ricca e potente stringono il cappio intorno a chi lotta ogni giorno per sopravvivere.<br />
<strong>Un punto importante è anche legato all’inadeguatezza di reggere il peso di un tracollo così improvviso e devastante. </strong>Eravamo abituati ad una società opulenta dove tutto era possibile e non si doveva rinunciare a nulla e siamo stati catapultati in un mondo dove non si getta più nulla. Dove si fa la spesa con il contagocce. Dove il pane, che una volta si gettava anche fresco, viene consumato fino all’ultima  mollica.<br />
Avevamo dimenticato la miseria che invece è tornata tra noi, forse con un abito diverso ma è sempre lei.<br />
E se al Nord non reggono quelli che fino a ieri erano piccoli proprietari con le spalle coperte al sud muore chi non riesce a portare finanche un pezzo di pane a tavola.<br />
<strong>Due mondi sopraffatti dalla stessa crisi e non vale consolarsi con gli studi che dicono che al sud si supererà meglio questo momento perché si è più abituati ad avere poco e a stringere la cinghia!</strong></p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>L’Italia delle emergenze</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 08:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Piove e l’Italia frana, in tutti i sensi. Frana perché l’acqua si porta via tutto, i muri non tengono, le case crollano. Frana perché la burocrazia e l’ignoranza di Enti e funzionari non permette di uscire dall’emergenza in tempi normali e non biblici.
La storia di Leonardo è quella di tanti che sino imbattuti prima in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/l%e2%80%99italia-delle-emergenze/marina-di-campo/" rel="attachment wp-att-8886"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/marina-di-campo.jpg" alt="" width="290" height="174" class="alignleft size-full wp-image-8886" /></a></p>
<p><strong></strong><strong>Piove e l’Italia frana,</strong> in tutti i sensi. Frana perché l’acqua si porta via tutto, i muri non tengono, le case crollano. Frana perché la burocrazia e l’ignoranza di Enti e funzionari non permette di uscire dall’emergenza in tempi normali e non biblici.<br />
La storia di Leonardo è quella di tanti che sino imbattuti prima in una catastrofe ambientale e poi nell’emergenza e nella ricostruzione. Uno spaccato del Paese in cui viviamo.<br />
<strong>Leonardo Conti ha, anzi aveva, un’attività commerciale (bar e ombrelloni) sul Lungomare Nomellini  di fronte alla spiaggia di Marina di Campo. </strong>.La notte del 7 novembre 2011  l’acqua gli ha portato via tutto il giardino con sdraio, ombrelloni,tavolini,cabine,spogliatoio,alberi etc. ( circa 80 mila euro di danni). Tutto questo non perché l’acqua del Fosso Bovalico, che scorreva a fianco della sua proprietà abbia esondato ma solo perché il muro/argine, costruito dopo l’alluvione del 2002, non ha retto e l’acqua ha eroso, lateralmente, il terreno e trascinato via tutto.<br />
Una storia dell’Italia di oggi dove non sai come fare a risollevarti dopo una calamità naturale. Non sai non perché non vuoi perché Leonardo non cerca soldi pubblici per risistemare la sua attività. Vuole fare da solo  e a riacquistare tutto ciò che serve per la sua attività ( la stagione estiva a l’Elba inizia fra tre mesi. Ma non è così semplice.<br />
Leonardo finora ha parlato con l’Unione dei Comuni, la Protezione Civile,il Comune di Campo all’Elba,la Provincia di Livorno,la Regione Toscana ( e altri enti potrebbero essere coinvolti come per esempio il Genio Civile con il quale, per ora, lui non ha ancora avuto a che fare) senza riuscire a trovare il bandolo della matassa.<br />
<strong>Leonardo, racconta, che tutti gli Enti che sono andati nella sua proprietà per visionare la situazione hanno espresso pareri diversi.</strong> L’unico su cui tutti concordano è che lui non può operare sulla sua proprietà altrimenti rischia una denuncia e che il muro/argine potrà essere ricostruito dopo l’ennesimo studio tecnico/geologico ( gli studi però erano già stati fatti dopo l’alluvione del 2002 ndr) che richiederà tempi lunghi..<br />
Inoltre l’ultimo ingegnere ( in rappresentanza della Provincia di Livorno)  che ha visitato la proprietà di Leonardo ha asserito che la sua attività, questa estate, potrà aprire costruendo una piccola staccionata di legno che divida il fosso dal suo giardino ( che non può essere ricostruito definitivamente se non si ricostruisce il muro). E se dovesse piovere questa estate?O ci fosse una mareggiata cosa succederebbe con un semplice divisorio in legno?<br />
<strong>In queste condizioni e senza indicazioni precise come fa Leonardo a pensare di riaprire l’attività? E oltre i danni subiti quanti ne dovrà ancora subire? E ultima domanda perché non c’è un interlocutore unico che spieghi cosa fare e in quanto tempo farlo? Si supera così l’emergenza? E quanti Leonardo ci sono tra la Liguria,la Toscana, la Sicilia solo per parlare degli ultimi casi?</strong></p>
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		<title>Equitalia, equa veramente?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 14:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Oggi l’annuncio dell’ennesimo pacco bomba contro Equitalia. Alla sede di Perugia. Ma la battaglia inizia da lontano con i piccoli imprenditori e professionisti sardi ( di cui forse ci siamo dimenticati) che iniziano “le danze” contro la società che deve riscuotere le tasse o le multe non pagate.
Il problema  sono le modalità di riscossione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/equitalia-equa-veramente/equitalia/" rel="attachment wp-att-8882"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/equitalia.jpg" alt="" width="226" height="223" class="alignleft size-full wp-image-8882" /></a></p>
<p><strong>Oggi l’annuncio dell’ennesimo pacco bomba contro Equitalia</strong>. Alla sede di Perugia. Ma la battaglia inizia da lontano con i piccoli imprenditori e professionisti sardi ( di cui forse ci siamo dimenticati) che iniziano “le danze” contro la società che deve riscuotere le tasse o le multe non pagate.<br />
Il problema  sono le modalità di riscossione. Non voglio entrare nella polemica sollevata da Grillo ( e che oggi ha trovato un alleato nell’onorevole Stracquadanio che parla di <strong>“pizzo di Stato”</strong>). Le bombe gli atti violenti sono da condannare, a prescindere come direbbe Totò,e non risolvono il problema.<br />
Negli ultimi quotidiani, giornali on line si sono occupati della questione raccontando le storie dei molti che sono incappati nella morsa di Equitalia.<br />
Il fermo amministrativo dei mezzi, compresi quelli da lavoro, riguarderebbe &#8211; stando al sito Agoravox -oltre 6 milioni di autoveicoli. Ma se non lavori come paghi?<br />
<strong> Un commerciante barese,</strong> per esempio, ha chiesto di poter rateizzare le somme dovute, come è previsto: ma la casa gli è stat pignorata comunque. A Genova una famiglia con tre bambini piccoli si è vista mettere il proprio appartamento all&#8217;asta per un debito di circa 15 mila euro.<br />
Ci si può trovare anche la <strong>casa pignorata per un debito irrisori</strong>o ( anche se una sentenza della Cassazione del 2010 impedisce pignoramenti per importi inferiori agli 8000 euro). Ma soprattutto lo si scopre magari quando è già all’asta e non si ha più il tempo per fare opposizione. Ma la società, cioè Equitalia, dice “di non avere l’obbligo della comunicazione” .<br />
Piuttosto bizzarro perché poi tutto può nascere da una disattenzione o anche da altri errori da parte di uffici dello Stato.<br />
Infatti spesso gli stessi uffici statali tardano o non trascrivono i pagamenti delle multe a tutto discapito del cittadino. Faccio un esempio. Faccio richiesta del rinnovo del mio passaporto a gennaio del 2010 (si fa ogni 10 anni). Mi chiamano dalla questura perché ci sono dei problemi perché non risultano pagate delle multe antecedenti al 1999 ( quindi a rigor di bazzica già controllate alla data del precedente rinnovo). Non risultano pagate. Faccio la ricerca e piano piano ritrovo tutte le carte necessarie. La domanda è: se non avessi mantenuto tutte le ricevute? E perché il pagamento delle mie multe non è stato trascritto? Se è vero che noi cittadini dobbiamo essere ligi e pagare tutto ciò che è dovuto perché lo Stato non è così attento e veloce ad annotarlo? Altra cosa spesso, per piccoli imprenditori e professionisti, il ritardo nei pagamenti di tasse e multe è dovuto al mancato o ritardato pagamento da parte di Enti Pubblici.<br />
<strong>E allora che fare?</strong>Magari forse prima riordiniamo tutte le carte dello Stato, tutti gli uffici. E noi cittadini ,intanto, continueremo a “investire” su professionisti che sappiano come aiutarti a districarti nella giungla di multe,tasse,opposizioni. Su face book c’è la pubblicità di un’agenzia che ti aiuta a non pagare Equitalia (è scritto proprio così sulla pagina sponsorizzata)!</p>
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		<title>Il Tg1, una poltrona per uno “straniero”?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 10:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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E’ arrivata, a dicembre, al Presidente Garimberti una lettera di autocandidatura alla direzione del TG1.
Chi la scrive è un collega della Stampa Estera,Wolfgang Achtner, da tanti anni in Italia, autore di documentari e decente di giornalismo. Certo stupisce un po’ che qualcuno, che non sia italiano e che non sia legato alle varie cordate (interne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2012/01/il-tg1-una-poltrona-per-uno-%e2%80%9cstraniero%e2%80%9d/achtner/" rel="attachment wp-att-8878"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/achtner.jpg" alt="" width="257" height="196" class="alignleft size-full wp-image-8878" /></a></p>
<p><strong>E’ arrivata, a dicembre, al Presidente Garimberti una lettera di autocandidatura alla direzione del TG1.</strong><br />
Chi la scrive è un collega della Stampa Estera,Wolfgang Achtner, da tanti anni in Italia, autore di documentari e decente di giornalismo. Certo stupisce un po’ che qualcuno, che non sia italiano e che non sia legato alle varie cordate (interne ed esterne all’azienda) ambisca a dirigere quello che una volta era il TG di riferimento nazionale.</p>
<p><strong>Perché?</strong><br />
Dice Achtner “Sono serissimo: io vorrei ottenere quell’incarico. Vi sembra una follia? E allora riflettiamo sullo stato dell’informazione televisiva in questo Paese, dove chi non è affiliato ai partiti viene messo da parte dal sistema e dove nessuno tutela gli interessi dei cittadini . Questo è la contraddizione principale del sistema, che io vorrei venisse affrontata in maniera trasparente e risolta, una volta per tutte. Non è un mistero che i giornalisti, nei tg della Rai, vengano assunti in base all’affiliazione politica e, quindi, sanno che per fare carriera devono curare gli interessi dei loro “sponsor” politici. La conseguenza di questo stato di cose è che<strong> i tg della Rai sono qualitativamente scadenti</strong> perché non c’è nessuno in grado di produrre un servizio conforme allo standard qualitativo giornalistico/tecnico dei principali telegiornali mondiali, vedi BBC, CNN, Al Jazeera, tanto per fare alcuni nomi.<br />
In verità, l’aspetto più grave di questa situazione sta nel fatto che i tg Rai trasmettono propaganda invece di informazione. Dal punto di vista strettamente tecnico, invece di essere costruiti con immagini e interviste girate appositamente e un testo strettamente collegato, per poi essere montati con cura, i servizi sono costruiti con un testo copiato da un agenzia ANSA o del televideo che viene illustrato con una “spruzzatina di immagini” – questo è il gergo tecnico usato dai colleghi della Rai –  cioè un montaggio approssimativo di immagini generiche e d’archivio.<br />
Se chiedeste ai colleghi giornalisti delle grandi reti mondiali cosa pensano dei tg Rai, vi direbbero che nessuno delle persone che ci lavorano, direttori compresi, potrebbe durare più di mezz’ora in un vero telegiornale. E questa situazione è comune a tutti i tg italiani, incluso quello de La7. Perlomeno, quel tg non è fazioso ma, premesso che era cosi prima dell’arrivo di Mentana, questo non basta</p>
<p><strong>Ed è per questo che Wolfgang si è deciso a scrivere a Garimberti. Solo una provocazione?<br />
</strong></p>
<p>Ecco di seguito la lettera inviata al Presidente</p>
<p>Alla cortese att.ne<br />
del Dott. Paolo Garimberti,<br />
Presidente, Consiglio d’Amministrazione Rai,<br />
ROMA </p>
<p> 							Roma, 12 dicembre 2011 </p>
<p>Gent.mo Dott. Garimberti,<br />
Le scrivo per informarLa ufficialmente che sono interessato e disponibile ad accettare l’incarico di direttore del TG1 della Rai.<br />
Credo di avere tutte le carte in regola per questo incarico: sono indipendente politicamente, la mia carriera di giornalista televisivo include oltre vent’anni di esperienza con alcune delle principali testate giornalistiche televisive mondiali, tra cui l’ABC News, la CNN e la Press TV, sono uno dei pionieri del videogiornalismo &#8211; il giornalismo televisivo praticato da un giornalista che effettua da solo le riprese per i suoi servizi sul campo – e autore di numerosi documentari d’attualità. Inoltre, ho una notevole esperienza nel campo della formazione: sono l’autore dell’unico testo accademico sul giornalismo televisivo in italiano e, oltre ad essere stato titolare di corsi universitari, ho gestito corsi di formazione per videogiornalisti e sulla comunicazione televisiva per il Gruppo Espresso e altri importanti aziende italiane.<br />
Nel momento in cui un nuovo governo è al lavoro per salvare il Paese, sono convinto che un buon esito dipenda da una consapevole partecipazione dei cittadini italiani e questo richiede una buona informazione, in particolar modo televisiva, che attualmente non c’è. Per cui, ritengo che sarebbe indispensabile offrire agli italiani quello che in questo Paese è sinora sempre mancato: un telegiornale pubblico comparabile per qualità giornalistica e tecnica ai migliori telegiornali internazionali, come la BBC, la CNN, o Al Jazeera International, tanto per fare alcuni esempi.<br />
In base alla mia consolidata esperienza internazionale in campo televisivo, Le posso assicurare che, salvo rarissime eccezioni, quello che passa per informazione televisiva in Italia è pura propaganda politica. Inoltre, l’opinione condivisa dai colleghi stranieri è che i TG Rai sono scadenti anche dal punto di vista tecnico.<br />
Sono convinto che senza un giornalismo televisivo degno del nome – che abbia uno standard giornalistico e tecnico paragonabile a quello dei telegiornali americani e dei principali paesi europei – non potrà mai esservi in questo Paese un sistema democratico compiuto né un sistema economico sano.<br />
Come ho accennato all’inizio della mia lettera, mi sono permesso di contattarLa perché – animato dallo stesso spirito di servizio di cui ha parlato il Prof. Mario Monti – desidero informare il CdA della Rai che sono a disposizione per risanare e ricostruire il TG1 e il sistema informativo dell’azienda pubblica, uniformandolo a quello dei principali telegiornali pubblici e privati degli altri paesi occidentali.<br />
Sono certo che sarei in grado di rimotivare i buoni giornalisti che sono stati scoraggiati e emarginati negli ultimi anni; inoltre, sono convinto che si potrebbe creare una specie di bottega rinascimentale, dove un TG1 Rai rinato potrebbe diventare un punto di attrazione per i migliori elementi del Paese, quelli che oggi vengono esclusi per fare posto a persone scelte sulle base della loro affiliazione politica invece che delle loro capacità.<br />
La ringrazio per l’attenzione e Le invio i miei più<br />
Distinti saluti,<br />
Wolfgang Achtner</p>
<p>Wolfgang Achtner<br />
Italy &amp; Vatican Correspondent<br />
c/o Associazione della Stampa Estera in Italia,<br />
Via dell’Umiltà 83/c &#8211; 00187 Roma<br />
tel.: 06-675911, fax: 06-67591262<br />
cell.: 3335922915<br />
e-mail: wachtner@yahoo.com</p>
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		<title>Tv,cultura e nuova comunicazione</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 13:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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Oggi è tutto un fiorire, sulla stampa e su face book, di commenti sulla nuova era della comunicazione.
Tutti oggi parlano del fatto che c’è un futuro per la televisione come nei libri o nei programmi televisivi.
C’è chi inneggia alla nuova comunicazione imposta da Monti (oddio e io che pensavo che con lui fossimo tornati a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/tvcultura-e-nuova-comunicazione/televisione/" rel="attachment wp-att-8861"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/televisione.jpg" alt="" width="259" height="195" class="alignleft size-full wp-image-8861" /></a></p>
<p>Oggi è tutto un fiorire, sulla stampa e su face book, di commenti sulla nuova era della comunicazione.<br />
Tutti oggi parlano del fatto che <strong>c’è un futuro per la televisione come nei libri o nei programmi televisivi.</strong><br />
C’è chi inneggia alla nuova comunicazione imposta da Monti (oddio e io che pensavo che con lui fossimo tornati a quella che era stato lo stile di Moro e Berlinguer per esempio!).<br />
Oppure c’è chi dice che <strong>è finita l’era dei talk show urlati</strong> ( e verrebbe da chiedergli perché ci partecipava o ancora perché ha partecipato a scriverli e realizzarli).<br />
Ancora di più su face book si trovano commenti ai programmi da abolire e appaiono,non ci crederete, trasmissioni come quelle della Dandini o di Saviano ( si salvano solo Iacona e la Gabbanelli).<br />
<strong>Cosa è successo? E’ finita l’era berlusconiana</strong> alla quale tutti ci eravamo adeguati anche perché non farlo costava fatica. Ci siamo liberati dal peso di non dover dire certe cose delle icone comunicative perché altrimenti saremmo stati presi per berlusconiani e non sia stato mai!<br />
Oggi, finalmente liberi dal peso del berlusca diciamo ciò che è stato evidente per oltre 20 anni. E cioè che si poteva comunicare diversamente. <strong>Solo che se lo dicevi fino ad un mese fa eri un uomo morto ora sei uno intelligente e trendy!</strong><br />
Forse il nostro vero dramma è tutto qui: non abbiamo il coraggio delle nostre idee ( oddio qualcuno l’ha avuto ma credo che abbia pagato a caro prezzo questa scelta).<br />
E quindi viva la nuova era della comunicazione! E adesso via tutta la paccottiglia berlusconiana e porte aperte al “nuovo” (che poi si rifà al vecchio)<br />
Aveva ragione Giambattista Vico quando parlava di corsi e ricorsi storici: torna di moda uno stile che avevamo, tutti o quasi, buttato alle ortiche con l’ascesa del venditore di Arcore!</p>
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		<title>Libero taxi in libero mercato</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 16:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[casta]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
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Il momento economico per l&#8217;Italia è molto difficile. Lo è per il presidente del Consiglio Mario Monti, chiamato a gestire una fase delicatissima. Ed è ancora più difficile se si pensa che, in un editoriale, il Washington Post  sostiene che il futuro dell&#8217;economia mondiale dipenderà dalla capacità dell&#8217;Europa di risolvere la sua crisi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/libero-taxi-in-libero-mercato/sordi-taxi/" rel="attachment wp-att-8837"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/sordi-taxi.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-8837" /></a></p>
<p><strong>Il momento economico per l&#8217;Italia è molto difficile</strong>. Lo è per il presidente del Consiglio Mario Monti, chiamato a gestire una fase delicatissima. Ed è ancora più difficile se si pensa che, in un editoriale, il Washington Post  sostiene che il futuro dell&#8217;economia mondiale dipenderà dalla capacità dell&#8217;Europa di risolvere la sua crisi del debito e probabilmente non riuscirà a farlo fino a quando l&#8217;Italia non rimetterà in ordine i suoi conti.<br />
Una battaglia e una scommessa quella a cui si sta dedicando il Presidente del Consiglio. Una scommessa perché tra gli obiettivi della fase 2 del governo ci sono le liberalizzazioni.<br />
Campo minato, lobby in azione,spinte, pressioni e c’è già chi giura che Monti non ce la farà. Molta della carta stampata ha già titolato che l’uomo che ha battuto Bill Gates cadrà sotto i colpi di tassisti farmacisti, notai….Non c’è che dire, il cammino sembra segnato ma sarebbe opportuno ricordare che il professore potrebbe riservarci qualche sorpresa come la domenica della conferenza stampa sulla manovra dove, per tutto il pomeriggio, lanci di agenzia avevano fornito notizie su cosa si stava decidendo e poi gran parte di quello annunciato e pubblicato su siti on line non era presente nel discorso del Presidente Monti.<br />
<strong>Quindi attenti ma intanto proviamo a capire cosa ruota, per esempio, intorno al mondo dei taxi sui quali, forse, si deciderà proprio oggi in Consiglio dei Ministri.<br />
16 dicembre giornata di sciopero generale</strong>. Non ci sono mezzi in giro. La scelta è tra andare a piedi o chiamare un taxi. Non se ne trovano. Per 20 minuti provo con tutti i radio taxi. Niente da fare: o i centralini sono occupati o non ti rispondono proprio o dopo 10 minuti di attesa al telefono ti dicono “non ci sono taxi disponibili”. Alla fine stremata in netto ritardo su tutto provo il telefono di un posteggio ed oplà il taxi c’è ed arriva in pochi minuti.<br />
Ma come non c’erano taxi? Chiedo al tassista che mi spiega che forse al posteggio ci sono quelli che non hanno il radio taxi (oramai delle mosche bianche) e comunque mi dice che pochi conoscono i numeri dei posteggi, che non viene fatta la pubblicità giusta sul servizio. E soprattutto mi dice che le cooperative, che raccolgono il maggior numero dei taxi, è contraria al numero unico che ridurrebbe questi contrattempi, chiamiamoli così, e che aprirebbe il mercato a tutti senza discriminazione su chi ha la radio o meno.<br />
<strong>Natale altra ricerca affannosa di un taxi</strong>. Una signora molto gentile mi risponde che “è Natale sono pochissimi a lavorare”. Perdo quasi la speranza di trovare un mezzo quando in una deserta Piazza Mazzini, a Roma, arriva un taxi. Un miraggio ma un viaggio veramente interessante nel mondo del trasporto della capitale.<br />
Il Comune di Roma obbliga al riposo forzato tra Natale e Capodanno per cui degli 8000 taxi in circolazione ce ne dovrebbero essere solo 4000 divisi nei vari turni.<br />
Ma il problema , <strong>secondo il mio tassista natalizio, è che mentre una volta ognuno lavorava per sé adesso il business sono le cooperative. Mi dice “ si faccia un conto su una cooperativa con 2000/2500 macchine. Ognuna paga 170 € mese (<em> una media di oltre 350000 euro mensili ndr</em>). Per entrare nella cooperativa  si pagano dagli 8000 ai 12000 euro ( una parte sono la quota di ingresso ed una parte per l’impianto radio)”.</strong> Che dire un bel volume d’affari!<br />
Insomma gestire una cooperativa di taxi è un potere e se ne era già accorto Bersani (la città di Roma bloccata per giorni dalla rivolta dei tassisti e che fece il giro del mondo) e ne sta sentendo la presenza anche Monti.<br />
I taxi non si liberalizzano non solo perché ce ne sono a sufficienza ma soprattutto perché si toglierebbe il predominio di alcuni così come non si vuole il numero unico perché in questo modo il cliente non dovrebbe passare per i numeri dei radio taxi .<br />
Secondo il tassista natalizio le macchine a sufficienza ci sono ( 8000 taxi e circa 4000 vetture noleggio con conducente) ma non sono utilizzati con cognizione.<br />
<strong>Ma soprattutto si è contrari alle liberalizzazioni perché finiribbe “l’affare” delle cooperative. Una gestione che porta nelle tasche delle cooperative, solo a Roma,  oltre 500 mila euro mese per un giro d’affari annuo di oltre 50 milioni di euro.</strong> Il problema infatti è che ci sono tanti tassisti che non solo hanno pagato la licenza ma hanno versato una quota di ingresso “salata” per entrare nelle cooperative e che ogni mese, al di là di quanto incassano, devono la loro quota di “affiliazione” che serve, tecnicamente, per coprire le spese di servizio e assistenza. Se il mercato si liberalizza hanno paura che non recupereranno più quanto hanno speso (perché sanno che devono rimanere vincolati alla loro centrale radio)  e chi è a capo delle cooperative sa che perderà il proprio potere, che significa soldi, vantaggi elettorali, scambi di favori. Insomma la rappresentazione del familismo amorale di Banfield. <strong>Una fotografia della “famiglia” da proteggere a tutti i costi. E chi è disponibile a perdere tutto questo?</strong></p>
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		<title>Racconto di Natale</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 21:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[
Piccola cronistoria di un Natale dell’Italia di oggi.
Quella Italia fatta di tante storie di lavoratori, precari, disoccupati.
C’è chi ha festeggiato la notte di Natale su una torre alla stazione di Milano. Questo è il racconto di tre donne, precarie, di età diversa ( questo perché il precariato,in Italia, non è appannaggio solo dei giovani).
Le tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/racconto-di-natale/natale/" rel="attachment wp-att-8828"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/natale.jpg" alt="" width="240" height="166" class="alignleft size-full wp-image-8828" /></a></p>
<p><strong>Piccola cronistoria di un Natale dell’Italia di oggi.<br />
Quella Italia fatta di tante storie di lavoratori, precari, disoccupati</strong>.<br />
C’è chi ha festeggiato la notte di Natale su una torre alla stazione di Milano. Questo è il racconto di tre donne, precarie, di età diversa ( questo perché il precariato,in Italia, non è appannaggio solo dei giovani).<br />
Le tre donne lavorano, a contratto, per un’azienda televisiva italiana. <strong>Hanno 30, 45 e 60 anni. Vite diverse, necessità diverse con un lavoro a contratto.</strong> Quando ne finisce uno hai sempre il magone che non se ne trovi un altro. Sempre con il fiato sospeso, mai una volta che tu riesca a pensare al futuro e certe volte il futuro è semplicemente il mese dopo.<br />
Le tre donne finiscono un contratto a maggio e aspettano ansiosamente di riiniziare a lavorare. Per due di loro un mese di contratto in estate poi il nulla.<br />
Ad un certo punto, ad ottobre, si apre uno spiraglio. Partirà un nuovo format e quindi ecco le nostre donne lavorare per un mese e mezzo alla ricerca di storie, personaggi. Certo non è come andare in fabbrica, non è un lavoro usurante, non ci si alza alle 5 di mattina. Ma sempre lavoro è.<br />
E cosa succede a quasi 10 giorni da Natale? Una telefonata e tutto finisce: il format non si farà possono andare a casa. Tanti saluti e grazie. Un mese e mezzo di lavoro per niente, senza neanche un  rimborso spese. Solo una scrollata di spalle per dire “ beh questo è il lavoro dei free lance, lo sapete che si rischia sempre”.<br />
A casa senza sapere se ci sarà un’altra possibilità e poi in fondo” è Natale adesso si ferma tutto, ci sono le feste ad anno nuovo vediamo”.<br />
<strong>Come se per mangiare, pagare bollette, compare le medicine si possa aspettare l’anno nuovo.</strong></p>
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		<title>Chiesa ora et futura</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 07:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[dottrina]]></category>
		<category><![CDATA[Papa ratzinger]]></category>
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“Arrivo in curia e mi sembra un aereo che gira sull’aeroporto, in procedura di attesa in quota”. Sono le parole di un prelato nordamericano riportate da Marco Politi nel suo ultimo libro “Joseph Ratzinger. Crisi d un papato” (ed.Laterza).
Si legge ancora “ il governo centrale della Chiesa è come avviluppato in un’atmosfera di routine,incertezza,mancanza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/chiesa-ora-et-futura/paparaztinger/" rel="attachment wp-att-8814"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/paparaztinger-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" class="alignleft size-medium wp-image-8814" /></a></p>
<p><em>“Arrivo in curia e mi sembra un aereo che gira sull’aeroporto, in procedura di attesa in quota”.</em> Sono le parole di un prelato nordamericano riportate da Marco Politi nel suo ultimo libro “Joseph Ratzinger. Crisi d un papato” (ed.Laterza).<br />
Si legge ancora “ il governo centrale della Chiesa è come avviluppato in un’atmosfera di routine,incertezza,mancanza di un affaccio al futuro”.<br />
Ma cosa sta succedendo a Santa madre Chiesa? Cosa succede al Papa e che anno sarà il 2012?<br />
Lo abbiamo chiesto a Marco Politi,internazionalmente riconosciuto come uno dei massimi esperti di questioni vaticane.</p>
<p><strong>-Politi,cosa è successo alla Chiesa e al papa in questo 2011?</strong><br />
Il 2011 è stato contraddistinto dalle primavere arabe che hanno aperto nuovi scenari, portano dei cambiamenti, delle speranze e anche dei rischi. Eppure Papa Ratzinger non  ha mai fatto interventi importanti sulla questione. Ciò dimostra, in maniera plastica,che a questo pontificato manca una visione geopolitica definita. Benedetto XVI è un grande intellettuale, un grande predicatore ma non ha il temperamento del “governante”.  Si nota l’assenza della Santa Sede soprattutto a livello internazionale dove è quasi sparita dai media. In 6 anni questo papato ha attraversato tante crisi come non era accaduto a nessun altro pontefice negli ultimi 100 anni. Con una citazione sprezzante su Maometto ha provocato uno scontro violento con l’Islam; elogiando Pio XII e togliendo la scomunica al vescovo negatore della Shoah ha causato una serie di cause con l’ebraismo; le sue frasi sull’Aids hanno suscito reazioni di protesta in tutto il pianeta.</p>
<p><strong>-Lei parla anche di un papato di contraddizione</strong><br />
Certo abbiamo molte situazioni in cui si dimostra una sorta di doppio livello. Prendiamo ad esempio la questione pedofilia. Da una parte abbiamo una lettera dura del papa che condanna i vescovi che non hanno “sorvegliato”. Chiede norme più severe e che i preti colpevoli si sottomettano alla giustizia civile, esigendo che sia data assoluta priorità alle vittime. D’altra parte il Papa non ha dato l’indicazione di aprire inchieste sugli abusi del passato in ogni parte del mondo. Ha esposto bene la teoria ma non ha fornito immediate indicazioni pratiche. Gli archivi vaticani sono chiusi e in Italia non esiste nemmeno un numero verde a cui rivolgersi. In Belgio, Olanda, Germania gli episcopati hanno aperto indagini. In Italia no. La conduzione del governo papale è frammentaria. Non ci si occupa dei gravi problemi interni, uno dei quali è, per esempio, la carenza di preti. E’ vero che tra il 2004 e il 2009 sono aumentati di circa 5000 unità ma, nello stesso periodo, i cattolici sono aumentati di 15 milioni. Quindi nel nord dell’emisfero si ha un prete, che deve seguire 4/5 parrocchie e si consuma nello stress. Sta crollando il sistema capillare di presenza del sacerdote nei quartieri, nelle piccole e grandi città, un sistema di influenza della Chiesa costruito in millenni. Inoltre Benedetto XVI non affronta il problema delle donne. Sull’Osservatore Romano anche la storica  Lucetta Scaraffia sottolinea l’insufficiente partecipazione delle donne alle decisioni nella Chiesa. E’ un nodo che questo papato non affronta né risolve. Eppure le religiose nel mondo sono la fanteria della  Chiesa, attivissime nelle scuole, negli ospedali, nei centri di assistenza, nel servizio nelle diocesi.  Tra il 2004 e il 2009 c’è stato un calo di 40.000 presenze negli ordini religiosi femminili. La forte diminuzione significa che molte donne non trovano più, nell’istituzione cattolica, un lavoro gratificante e soprattutto la realizzazione della loro vita. Durante il suo viaggio in Germania Benedetto XVI ha tenutyo uno splendido discorso al parlamento federale sul apporto tra Diritto e Potere. Ad Erfurt ha affrontato il problema degli agnostici, dicendo che cercano di più dio di quanto non lo facciano i credenti. Ma non ha risposto a nessuno degli interrogativi posti dalla base ma anche dal presidente tedesco Wulff come, per esempio, la questione della comunione per i divorziati risposati o un progresso dei rapporti ecumenici. E quando il papa è ripartito i giornali tedeschi hanno titolato “Meno di meno”. I sondaggi hanno rivelato che per 4 tedeschi su 5 il suo viaggio non era importante.</p>
<p><em>“Joseph Ratzinger non doveva diventare papa. Non poteva. Secondo le regole non scritte dei conclavi una personalità così “polarizzante” non sarebbe mai riuscita ad ottenere i due terzi dei voti per essere eletto. Invece il 19 aprile del 2005, dopo una elezione tra le più rapide dell’ultimo secolo, il tedesco Ratzinger si affacciò sorridente alla Loggia delle Benedizioni”</em></p>
<p><strong>-Politi ma chi è Papa Ratzinger?</strong><br />
Non è come lo disegna lo stereotipo. E’ una persona sensibile, colta, attenta ad ascoltare, anche piena di ironia ed umorismo. Nei suoi scritti sottolinea che “Il cristianesimo non è un pacchetto di divieti”  e nella sua ultima enciclica parla di economia improntata all’etica. E al suo biografico ufficiale, il giornalista Peter Seewald, ha confidato se un prete è veramente innamorato di una donna  e vuole formare una famiglia, è giusto che questa strada…. Inoltre è l’unico Papa che ha messo nero su bianco la sua volontà di dimettersi qualora le sue condizioni “fisiche, psichiche e mentali” non gli consentissero di continuare la sua opera. Una scelta lucida, razionale. Ma poi manca della presenza quotidiana nella strategia religioso-politica della Santa Sede . E’ uno studioso che si è contornato di personaggi eminentemente teorici come lui, come il Segretario di Stato. Il risultato è un papato bloccato.</p>
<p><strong>-Cosa succederà nel 2012?</strong><br />
Sicuramente il Papa riprenderà i suoi viaggi internazionali. Si era sparsa la voce nel 2009 che si sarebbe mosso solo in Europa vista anche la fragilità della sua salute. Ma dopo il viaggio nel Benin e quelli programmati in primavera a Cuba e nel Messico c’è la volontà di essere più presente nel vasto impero cattolico, considerando che il consenso intorno a lui è molto calato.  Persino in Italia dove si attesta al 49%. Sicuramente è un Papa che ha spaccato e diviso il mondo cattolico. E’ poi esploso un altro problema: larghi strati di credenti vivono secondo punti di riferimento diversi da quelli dettati dal Vaticano ( divorzio,aborto, rapporti prematrimoniali, fecondazione). I fedeli procedono oramai in coscienza e autonomia. Wojtyla, con la sua personalità e la sua capacità mediatica riusciva a comunicare un orizzonte di valori. Con Benedetto XVI si assiste ad uno scisma silenzioso che porta una grande massa di cattolici lontana dai vertici ella Chiesa. C’è poca partecipazione in questo papato. Il collegio cardinalizio si è riunito solo 3 volte in 6 anni, manca il dibattito e sistematicamente le scelte del Papa sono solitarie. Se questo doveva essere un papato di transizione, cioè movimento verso una fase nuova di assestamento, non se ne vede l’approdo.</p>
<p>Forse la sua elezione nasce dalla volontà, come racconta un cardinale, “di garanzie dottrinali”: frutto di un riflesso di paura davanti al mondo moderno, che ci riporta indietro a prima del Concilio Vaticano II, quando si chiedeva la condanna dei mali moderni. Ma Papa Giovanni XXIII guardava alla realtà con occhio diverso, aperto, e così aprì la Chiesa ad un nuovo cammino.<br />
<strong>Oggi lo scisma sommerso</strong>, la mancanza di leadership, la lontananza dalla vita quotidiana di cui parla Marco Politi pone la domanda se il modello di Chiesa verticistica, nato dal  Concilio di Trento di oltre 500 anni fa, sia ancora in grado di reggere al trasformarsi del mondo e dei cattolici stessi. </p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Come si nasce oggi, in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 22:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Leoluca Orlando]]></category>
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“Presentare i dati di un’inchiesta sui punti nascita in Italia proprio alla vigilia di Natale è un viatico, un augurio alla nostra sanità dove ci sia più salute e meno interessi  e meno politica.”Queste le parole  del Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e i le cause dei disavanzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/come-si-nasce-oggi-in-italia/neonatologia/" rel="attachment wp-att-8790"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/neonatologia.bmp" alt="" class="alignleft size-full wp-image-8790" /></a></p>
<p><strong>“Presentare i dati di un’inchiesta sui punti nascita in Italia proprio alla vigilia di Natale è un viatico, un augurio alla nostra sanità dove ci sia più salute e meno interessi  e meno politica.”</strong>Queste le parole  del Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e i le cause dei disavanzi sanitari regionali, Leoluca  Orlando,presentando nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati un’inchiesta sui punti nascita italiani.<br />
La prima mappatura dettagliata delle forme di assistenza assicurate a partorienti, nascituri, madri e neonati nel nostro Paese. Dove si evidenzia anche gli aspetti legali per capire quanti sono i casi di negligenza personale del medico e quanti i casi dove il disservizio è dovuto alla struttura.<br />
<strong>Il primo dato che balza agli occhi è fornito dalle rilevazioni dell’Ania</strong>. L’associazione delle assicurazioni registrano che dal 1995 al 2005 il numero dei sinistri denunciati è passato complessivamente da poco più di 17.000 a circa 28.500, con un incremento del 65%. In particolare, i sinistri denunciati legati alla copertura dei singoli medici hanno fatto registrare un aumento più sostenuto, passando da 5.798 del 1995 a 12.374 del 2005 (+134%), mentre i sinistri denunciati legati alla copertura delle strutture sanitarie, sono passati da 11.444 a 16.085, con una crescita del 41%.<br />
L’elaborazione delle risposte fornite degli assessorati costituisce una vera e propria fotografia &#8220;realistica&#8221; della situazione dei punti nascita italiani, grandi e piccoli da cui emergono livelli assistenziali molto difformi. I database riportano i questionari relativi a 460 punti nascita diversi (sui 570 presenti in Italia) ma quelli effettivamente valutabili sono stati 344. Sono stati esclusi dall’analisi quelli “difettosi” ovvero che mancano di una più risposte.<br />
<strong>Per la realizzazione dello studio sono stati interessati gli assessorati regionali</strong>. Dai questionari,formulati per evidenziare gli aspetti tecnico-organizzativi, è emerso che nei punti nascita esaminati ( distribuiti sul territorio di 17 regioni, fatta eccezione per Umbria, Calabria, Sardegna e Liguria,  delle quali si registra mancata o incompleta risposta), si effettuano in media circa 90 parti al mese: si va dai 28 parti al mese delle piccole strutture ai quasi 290 di quelle più grandi.<br />
Il primo risultato originale riguarda l&#8217;elaborazione statistica che è stata effettuata: in genere si tende a classificare i punti nascita in funzione del numero dei parti mentre nella elaborazione a disposizione della Commissione è stata fornita una classificazione secondo raggruppamenti, &#8220;cluster&#8221;, che permettono di caratterizzare il punto nascita non solo secondo il numero dei parti/anno, ma comprendendo anche il numero di letti accreditati, medici e ostetriche/i in organico, numero di parti/mese. Tale classificazione permette quindi di suddividere gli ospedali in tre classi:</p>
<p>•	Il cluster ‘A’ consiste di 249 unità relativamente più piccole per numeri assoluti (letti, medici, ostetrici e parti) e rappresenta da solo il 72.4% dei punti nascita valutati. La classe A appare quella più interessante per la Commissione per vari aspetti di criticità e caratterizzata da punti nascita &#8220;fragili&#8221; per numero di parti, di medici/ostetrici. All&#8217;interno della classe A convivono difformità di assistenza molto importanti. In media vi si hanno 56 parti/mese, 19 posto letto accreditati, 9 medici e 10 ostetrici in organico. In particolare si contano 86 presidi nei quali si compiono mediamente non più di 500 parti/anno, 122 presidi nei quali il numero di parti /anno si attesta tra 501 e 1000 e 41 punti nascita con più di 1000 parti / anno.</p>
<p>•	Il cluster ‘B’ è formato da 74 unità medio-grandi (21.5% dei punti nascita valutati), con in media 136 parti/mese, 39 posti letto accreditati, 18 ginecologi e 23 ostetrici in organico.</p>
<p>•	Nel cluster ‘C’ confluiscono i presidi maggiori (solo 18 nell’insieme dei punti nascita valutati, il 5.2%): in media i parti per mese sono 288, i posti letto accreditati 65, i medici in organico 23 e gli ostetrici in organico 52. Sono quelli che concentrano più casi di patologia materna preesistente o insorta durante la gravidanza, maggiori percentuali di gravidanze di pazienti immigrate, età materna più elevata, parto analgesia e terapia intensiva neonatale.</p>
<p><strong>La fotografia presentata oggi mette anche in luce le problematiche legate alla professione medica e di come l’emersione di tanti casi di malasanità abbia portato ad un’acuirsi del sistema di “medicina difensiva” che molti medici utilizzano per prevenire le possibili cause penali.</strong> Oppure molti di loro ricorrono a polizze assicurative ma è emerso, per esempio, che esiste un’unica assicurazione in Italia che è disponibile a fornire i propri servizi ai ginecologi con costi superiori ai 12mila euro l’anno. E questo perché non esistono tabelle certe relative al rapporto cure decesso o lesioni gravi del paziente. E ancor di più in neonatologia.</p>
<p>Teresa Petrangolini, di Cittadinanzattiva, ha posto l’attenzione su tre fattori specifici: sicurezza, case di cura private e umanizzazione del servizio. Altro punto dolente e su cui intervenire è il parto indolore che è anche uno strumento per diminuire l’accesso al parto cesareo ( che in alcune strutture e in alcune aree è superiore al 44%).</p>
<p><strong>Il Ministro Balduzzi</strong> parla della convinzione diffusa “che il fulcro del servizio sanitario sia l’appropriatezza e questo ancor di più se parliamo di punti nascita. Il Ministero deve avere il ruolo di propulsione, di indirizzo ma anche di monitoraggio poiché è importante passare dall’effettivamente praticato al continuamente valutato e rivalutato. Esiste una differenziazione territoriale spinta sulla quale lavorare”. Questo deve essere il compito della buona politica.</p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Riciclaggio, quanto ci costa</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 18:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[narcotraffico]]></category>
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Il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, e’ sempre stato un servitore dello Stato ma in questo momento ,se mai fosse possibile,lo e’ ancora di piu’..
E’ stato appena pubblicato il suo ultimo libro “Soldi sporchi” che mette a nudo meccanismi,luoghi,persone che fanno del riciclaggio oggi la piu’ grande azienda italiana. Piu’ di Eni,Unicredit e Intesa San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/pietro-grasso-la-ricchezza-senza-confini/grasso-2/" rel="attachment wp-att-8703"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/grasso.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-8703" /></a></p>
<p><strong>Il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, e’ sempre stato un servitore dello Stato ma in questo momento ,se mai fosse possibile,lo e’ ancora di piu’.</strong>.<br />
E’ stato appena pubblicato il suo ultimo libro “Soldi sporchi” che mette a nudo meccanismi,luoghi,persone che fanno del riciclaggio oggi la piu’ grande azienda italiana. Piu’ di Eni,Unicredit e Intesa San Paolo. Questa industria , in Italia, ogni giorno produce 440 milioni di euro che significano 17 milioni l’ora, 285 mila al minuto e 4750 al secondo.<br />
 In Italia ci sono circa 270 miliardi di imponibile evaso pari a circa 120 miliardi di tasse non pagate. La corruzione si attesta tra i 50 e 60 miliardi. Il giro d&#8217;affari delle mafie e&#8217; di circa 180 miliardi. Pensando a queste somme ci si rende conto di come esista un mondo economico parallelo che puo&#8217; comandare e dirigere intere nazioni.<br />
1/3 della nostra economia e&#8217; dal sommerso e non produce nulla per il Paese<br />
Quello che emerge dalla parole di Pietro Grasso e&#8217; infatti che nel mondo globale tale e&#8217; anche l&#8217;economia e la finanza legata al crimine organizzato ha trovato il suo posizionamento dal Delaware allo &#8220;spallone&#8221; polacco. Dalla funzionaria di banca di Napoli (legata alla famiglia Iorio) al consulente finanziario. Oramai, dice Grasso,citando la Comunita&#8217;  Europea &#8220;non c&#8217;e&#8217; traffico criminale senza corruzione o abuso&#8221;.<br />
<strong>&#8220;Oggi-dice il Procuratore-dobbiamo impegnarci per rendere giustizia a tutti quei cittadini che pagano e contribuiscono a far andare avanti il Paese&#8221;.</strong>Pietro Grasso ricorda la legge Rognoni-La Torre (approvata non tanto per l&#8217;omicidio La Torre quanto per quello del Prefetto Dalla Chiesa) e di come il boss Bagarella avesse detto &#8220;Cominciate a mandare i soldi in Germania perche&#8217; fra poco non ne sentirete neanche l&#8217;odore&#8221;. Questo serve a capire come i mafiosi abbiamo intuito, prima di tutti, l&#8217;importanza di trovare vie alternative per investire i propri bene. Il crimine organizzato e&#8217; oramai collegato a professionisti (commercialisti, funzionari di banca,avvocati, intermediatori finanziari) che sanno esattamente dove portare i soldi, come farli sparire. In una delle ultime operazioni della Procura di Reggio di Calabria c&#8217;e&#8217; l&#8217;intercettazione di un avvocato che consiglia di non fare societa&#8217; in Svizzera ma negli USA poiche&#8217; in Svizzera  non esiste piu&#8217; il segreto bancario ( e Grasso fa notare che l&#8217;avvocato era a conoscenza  di un accordo bilaterale appena stipulato).<br />
Un&#8217;altra chicca, se cosi&#8217; si puo&#8217; dire, citata dal Procuratore Grasso, e&#8217; l&#8217;atollo di Nuru, nel Pacifico, dove ci sono, praticamente solo banche dove si possono versare soldi senza alcun problema. Tanto piccolo l&#8217;atollo che il Presidente ha la sede in un grattacielo a Melbourne ma possiede una flotta di Boeing pur non avendo un aeroporto!<br />
<strong>Un altro dato del riciclaggio riguarda per esempio i soldi del narcotraffico che secondo Antonio Maria Costa,  della Direzione della Nazioni Unite sul Crimine e la Droga, hanno salvato numerose banche. Si parla di circa 400 milioni di dolalri.</strong>D&#8217;altra parte alla fine degli anni 70 il Capo dei cartelli colombiani provo&#8217; a negoziare la sua liberta&#8217; offrendosi di ripianare il debito pubblico della sua nazione. <strong>E Pietro Grasso dice &#8220;Non vorrei che succedesse anche qui&#8221;.</strong>I colombiani oggi, per esempio, usano il know how italiano per riciclare e lavare i loro soldi. Non esportiamo solo il made in Italy, quindi!<br />
Un&#8217;altro esempio della capacita&#8217; di organizzazione del crimine organizzato e&#8217; dato anche dal &#8220;fenomeno&#8221; delle banconote da 500 euro (cioe&#8217; la loro mancanza sul mercato). Infatti se devi trasportare soldi e&#8217; piu&#8217;; facile, meno ingombrante e meno pesante farlo con quel taglio. Un esempio 10 milioni di euro in banconote da 500 pesano solo 1 kg. e 800!<br />
L’allarme arriva anche da Banca di Italia e la Dott.ssa Anna Maria Tarantola evidenzia come nelle aree con più alta densità criminale l’impresa paga più caro il credito. “La presenza del crimine organizzato scoraggia gli sforzi fisici ed umani delle imprese. E’ un fardello pesante per la crescita e lo sviluppo. C’è in queste aree la distruzione del capitale sociale. In uno studio, voluto proprio da Bankitlia, si evince , per esempio, come in Calabria il fenomeno ‘ndranghetistico abbia rallentato la formazione delle nuove generazioni ed abbia influito su una  massiccia emigrazione da quella terra”<br />
Paghiamo dazio a questa situazione perche&#8217;, dice il Procuratore, &#8221; non ci e&#8217; stato imposto il rigore. La ricerca del consenso elettorale si e&#8217; basata su sgravi e agevolazioni. E&#8217; stato smantellato il falso in bilancio. Oggi tutto e&#8217; in vendita. Si pensa di poter usare il denaro per acquistare la propria liberta&#8217;. D&#8217;altra parte si e&#8217; appena scoperto che 188 mila italiani con una denuncia di redditi di circa 20mila euro l&#8217;anno hanno macchine di grande cilindrata&#8221;.<br />
Insomma è vero quello che si legge nel libro “viviamo in mezzo ai soldi sporchi, quelli del crimine e spesso li alimentiamo senza saperlo”.<br />
<strong>Regole certe, adeguate risorse, armonizzazione delle  prevenzione e repressione. Queste le armi  di cui dotarsi per combattere un fenomeno  che inquina il mercato e condiziona la vita economica e sociale di intere nazioni</strong>.</p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>Zagaria,il re del cemento</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 18:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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“Oggi è come tirare un sospiro di sollievo. Questa mattina mi è tornata in mente la frase di Giovanni Falcone che dice che la mafia è un fenomeno umano che ha un inizio e una fine. Io ci ho sempre creduto  ma questa mattina mi è sembrata più vera”. Chi parla,con forza ed emozione, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8607" href="http://www.malitalia.it/2011/12/il-re-del-cemento/arresto-zagaria6/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8607" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/Arresto-zagaria6-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>“Oggi è come tirare un sospiro di sollievo. Questa mattina mi è tornata in mente la frase di Giovanni Falcone che dice che la mafia è un fenomeno umano che ha un inizio e una fine. Io ci ho sempre creduto  ma questa mattina mi è sembrata più vera”. Chi parla,con forza ed emozione, è Lorenzo Diana, ex senatore oggi presidente della Rete per la legalità e Direttore del Mercato Ortofrutticolo di Napoli. Ma Lorenzo Diana è nato proprio a Casapenna, in provincia di Caserta, dove questa mattina alle 11.30 è finita la lunga latitanza di Michele Zagaria “capastorta”, l’ultimo boss dei casalesi ancora libero. Fino a oggi. Lorenzo Diana è cresciuto, anche politicamente, proprio nel triangolo di Gomorra, Capasenna-S.Cipriano d’Aversa-Casal di Principe. Tanta parte, questi luoghi, hanno nella sua vita che proprio in questo angolo di Campania qualcuno decise come ucciderlo. Oggi dopo le prime indiscrezioni al telefono mi ha subito detto “E’ vero, è vero. E’stato preso!”.</p>
<p>Una  liberazione.</p>
<p><strong>-Ieri gli arresti politico economici. Oggi l’ala militare. Che sta succedendo?</strong></p>
<p>Quello che  è successo oggi è straordinario ed è la fotografia di come, in Campania, si sia perfezionato il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. E’ stato sferrato un attacco alla  camorra su più fronti: su quello militare e su quello politico economico. Oltre tutto si attaccano anche i patrimoni. Si attacca tutta la filiera.</p>
<p><strong>-E’ finita?</strong></p>
<p>No , è però  una grande sconfitta. Con l’arresto di oggi finisce una generazione, quella cresciuta con Antonio Bardellino. Anche il procuratore De Raho dice, giustamente,che il clan non  è morto. Non bisogna abbassare la guardia. Già adesso, in questo momento, qualcuno ha preso il posto di Zagaria ma certo non ha la sua esperienza dovrà avere il tempo, se mai gli verrà concesso, di prendere in mano completamente il clan che adesso è una bestia ferita.</p>
<p><strong>-Chi è  Michele Zagaria?</strong></p>
<p>Un boss con una grande capacità imprenditoriale e di infiltrazione. Sicuramente cresciuto, insieme al clan stesso, grazie alle coperture politiche ed economiche che stanno emergendo proprio in questi giorni. Pensate che il raggio di azione del clan è non  legato al solo territorio campano. Un esempio per tutti qualche mese fa si è scoperta una finanziaria che tramite il prestito era entrata in partecipazione di circa 150 aziende in Veneto. E ricordiamo le attività commerciali acquisite in Umbria, Abruzzo, Roma e Emilia Romagna. Pensiamo al ciclo del cemento e dei lavori edili, agli appalti. Sono diventati imprenditori  e si sono infiltrati ovunque. Una struttura forte e temibile che ha resistito ad arresti, confische sequestri. E questo perché ha beneficato, per troppo tempo, di coperture anche eccellenti. Ma oggi inizia un’altra pagina</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/EN87n3ZlyyQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>-Ora cosa bisogna fare?</strong></p>
<p>Bisogna ridare fiducia alle persone che abitano questi territori e che si sono sentiti appartenenti  ad uno stato sociale rappresentato dal clan. Si sono identificati in loro. Questa non è semplicemente una gioco a guardie e ladri. Non è solo repressione che fa vincere la guerra: ci vuole la presenza dello Stato nel sociale e soprattutto bisogna dare un segnale: la magistratura non va elogiata solo quando tocca l’ala militare ma anche quando tocca i politi, i colletti bianchi quelli che fino ad oggi si sono sentiti intoccabili.</p>
<p><a href="http://www.malitalia.it/2011/12/il-re-del-cemento/lepore/" rel="attachment wp-att-8608"><img src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/12/lepore.jpg" alt="" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-8608" /></a></p>
<p>Quello che dice Lorenzo Diana è proprio vero bisogna debellare una mentalità quella che ha permesso al clan di crescere indisturbato dagli anni 70 ad oggi. Quella mentalità che si è nutrita del rispetto e della sudditanza di una popolazione che viveva il clan come una specie di sportello sociale o di centro per l’impiego.</p>
<p>D’altra parte Zagaria è stato arrestato questa mattina in un villino al centro di Casapesenna che, a dire il vero, non è  New York e quindi in molti sapevano chi era nascosto in quel bunker , isolato da 5 metri di cemento armato.</p>
<p>Nell’ultima visita a Casal di Principe, con l’allora capo della Mobile di Caserta Rodolfo Ruperti, si parlava proprio di quanto il clan facesse ricadere sul territorio, in vario modo, e cioè circa 900mila euro al mese!</p>
<p>E adesso lo Stato deve dimostrare che non sa solo colpire l’ala militare e  quella politica.</p>
<p>(pubblicato su www.lindro.it)</p>
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		<title>L’Aquila, sola e dimenticata</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 14:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Protezione Civile]]></category>
		<category><![CDATA[smaltimento]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoto]]></category>

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Venerdì scorso a Roma c’è stato un bell’incontro su L’Aquila e la sua ricostruzione. Il Rettore, il Vescovo ausiliario, la presidente dei giovani imprenditori, l’Assessore comunale e il grande giornalista.
Sembrava tutto bello e vero. E di vero c’erano le descrizioni della città, quella della zona rossa, abbandonata. Delle persone, allontanate dalle loro case e che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8517" href="http://www.malitalia.it/2011/11/l%e2%80%99aquila-sola-e-dimenticata/laquila1/"><img class="alignleft size-full wp-image-8517" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/laquila1.jpg" alt="" width="277" height="182" /></a></p>
<p><strong>Venerdì scorso a Roma c’è stato un bell’incontro su L’Aquila e la sua ricostruzione.</strong> Il Rettore, il Vescovo ausiliario, la presidente dei giovani imprenditori, l’Assessore comunale e il grande giornalista.</p>
<p><strong>Sembrava tutto bello e vero</strong>. E di vero c’erano le descrizioni della città, quella della zona rossa, abbandonata. Delle persone, allontanate dalle loro case e che vivono oggi nelle abitazioni del Progetto CASE , che per essere provvisorie costano un patrimonio quasi 3000 € a metro quadrato! Dei giovani che non hanno più luoghi di aggregazione ma che continuano a studiare nell’Università della cittadina abruzzese. Tutti parlano della mancanza di socialità e dell’ospedale ( un bene primario) che non è ancora stato ristrutturato.</p>
<p><strong>Ma quello che crea allarme riguarda, per esempio, il fatto che una grande azienda,la Iacorossi, si era dichiarata disponibile a ripulire la città dalle macerie, come contributo alla ricostruzione</strong>. Non se ne è fatto nulla perché, mi dicono, c’è un problema  su come e dove smaltire i rifiuti. Ma a quasi tre anni dal terremoto ancora non sappiamo come fare? La risposta  mi esce spontanea “e allora chiamate i casalesi, loro si che sanno come fare”. Lo so  è eccessiva come provocazione ma è  pensabile che dopo tutto questo tempo, a forza di veti e burocrazia varia, la città sia ancora piena di detriti?</p>
<p><strong>Ma a questa notizia si somma anche quella dello stanziamento dei 90 milioni di euro per la creazione della “zona franca” che doveva aiutare l’imprenditoria</strong>. “La zona franca non si farà e i soldi sono lì, fermi” dice, sconsolata, la presidenti dei giovani di Confindustria di L’Aquila. Forse bisognerebbe prendere atto che quel progetto non andrà in porto e invece bisognerebbe pensare come utilizzare quei fondi!</p>
<p><strong>E ancora c’è una grande azienda nazionale che crea e produce animazione per bambini che vorrebbe aprire una sede a L’Aquila.</strong> Ma….ma ci sono vincoli, carte, risposte che non arrivano e forse sfuma l’investimento e quindi un po’ di occupazione per la città…..</p>
<p>E chissà quante altre cose ci sono che non conosciamo, che non dicono, che rimangono nelle secrete stanze. Quante proposte sono arrivate prima al Governo centrale, al Capo della Protezione Civile o al Commissario Straordinario e sono state fatte cadere o messe da parte. C’erano, forse, altri interessi da privilegiare? E quali sono gli interessi di oggi che non fanno almeno ripulire la città?</p>
<p><strong>I giovani imprenditori, la scorsa settimana, hanno mostrato due pannelli: uno per il terremoto e la ricostruzione a L’Aquila, l’altro per l’esperienza di Umbria e Marche.</strong></p>
<p><strong>Forse bastava copiare.</strong></p>
<p><strong>(pubblicato su <a href="http://www.lindro">www.lindro</a>)</strong></p>
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		<title>Mafia:le mele marce</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 03:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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12,5 miliardi di euro: tanto vale il business dell&#8217;agroalimentare per la criminalità organizzata. Dopo il settore edile, i rifiuti e il traffico di droga, il controllo si è esteso anche a questo settore, che ogni anno in Italia produce circa il 10% del Pil. Questi dati sono tratti dal primo rapporto Eurispes-Coldiretti sui crimini agroalimentari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8491" href="http://www.malitalia.it/2011/11/mafiale-mele-marce/melemarce/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8491" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/melemarce-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p><strong>12,5 miliardi di euro: tanto vale il business dell&#8217;agroalimentare per la criminalità organizzata</strong>. Dopo il settore edile, i rifiuti e il traffico di droga, il controllo si è esteso anche a questo settore, che ogni anno in Italia produce circa il 10% del Pil. Questi dati sono tratti dal primo rapporto Eurispes-Coldiretti sui crimini agroalimentari in Italia</p>
<p><strong>Don Luigi Ciotti, presidente di Libera-nomi e numeri contro le mafie, dice “le mafie ce la danno a bere &#8211; e a mangiare &#8211; grazie a infiltrazioni profonde e consolidate in vari comparti del settore agroalimentare</strong>. E che a tutto questo come consumatori paghiamo un prezzo doppio: in termini di soldi &#8211; perché il prezzo delle merci sale per assicurare un margine di interesse a più persone &#8211; e soprattutto in termini di salute.”</p>
<p>Proprio qualche giorno fa la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, seguendo una pista investigativa della Squadra Mobile di Caserta e la Dia di Roma, ha svelato una vera e propria alleanza tra camorra e mafia siciliana per il controllo del trasporto dell&#8217;ortofrutta e del traffico delle armi. E’ stato anche arrestato Gaetano Riina, fratello del più famoso Totò “il capo dei capi” .Il procuratore aggiunto, della DDA del capoluogo campano, Federico Cafiero De Raho ha anche evidenziato come al centro dei traffici ci fosse il Mercato Ortofrutticolo di Fondi in provincia di Latina (dove nelle casse venivano occultati anche dei fucili mitragliatori).</p>
<p>Insomma le mafie hanno in mano la gestione di tutta la filiera dell’orto frutta. I siciliani pensano alle produzioni e i casalesi al marketing e il trasporto.</p>
<p>“<strong>Non è solo il controllo del territorio ma così le mafie gestiscono l’intero comparto agroalimentare. Una vera e propria economia” Lo dice Lorenzo Diana</strong>, ex senatore e da poco Presidente del CAAN (mercato ortofrutticolo di Napoli) e Presidente della rete della Legalità.</p>
<p>“Le infiltrazioni in questo settore nascondono anche traffico d’armi e di droga. Bisogna stare attenti agli usi impropri del mercati. Controllare gli appalti e subappalti e anche i facchinaggi. D’altra parte la gestione del settore agroalimentare  intrinseca al sistema mafioso che nasce proprio come criminalità rurale”</p>
<p>Cosa si può fare?</p>
<p>“Ci vuole maggiore trasparenza, maggior controllo sulle aziende che lavorano in questi grandi centri ortofrutticoli. Bisogna richiedere l’antimafia per chiunque voglia lavorare con noi.E poi dobbiamo anche far entrare chi è  rimasto fuori e cioè agevolare gli appalti proprio a quelle imprese estorte dal sistema criminale e mafioso. Bisogna interrompere il sistema clientelare che si è instaurato. Poi bisogna controllare gli accessi abusivi, A Napoli gli accessi ufficiali sono solo 2000. Se tutto fosse stato in regola non avremmo una struttura che, aperta appena 6 anni fa, ha oggi 51 milioni di debiti contro i 40 di patrimonio.”</p>
<p>L’agroalimentare ha un grande fascino per le mafie vedasi le operazioni al mercato di Vittoria in Sicilia o anche l’informativa del prefetto Frattasi su Fondi. Ma va anche ricordato che <strong>Giuseppe Grigoli, il “cassiere” di Matteo Messina Denaro, l’ultimo boss di Cosa Nostra, gestiva una catena di supermercati. Da mafia agricola a mafia imprenditoriale passando per le nostre tavole.</strong><br />
(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>I  Gattopardi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 08:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Berlusconi: le luci della ribalta si spengono e lui sente la fine avvicinarsi.
Non so perché sono giorni che lo vedo aggirarsi,Berlusconi, tra Palazzo Grazioli e Monte Citorio. Ascolto le sue dichiarazioni e mi par di vedere un fantasma.
E’ un uomo alla fine che nel suo voler essere sempre in video ( che è stata la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8404" href="http://www.malitalia.it/2011/11/i-gattopardi/berlusconibandana/"><img class="alignleft size-full wp-image-8404" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/berlusconibandana.bmp" alt="" /></a></p>
<p><strong>Berlusconi: le luci della ribalta si spengono e lui sente la fine avvicinarsi</strong>.</p>
<p>Non so perché sono giorni che lo vedo aggirarsi,Berlusconi, tra Palazzo Grazioli e Monte Citorio. Ascolto le sue dichiarazioni e mi par di vedere un fantasma.</p>
<p>E’ un uomo alla fine che nel suo voler essere sempre in video ( che è stata la sua malattia di sempre), somiglia tanto ad Al Capone,interpretato da De Niro, nel film “Gli Intoccabili” quando, arrestato, dice al poliziotto Kevin Costner, in senso dispregiativo “Sei tutto chiacchiere e distintivo” .</p>
<p>Ecco Berlusconi  è così: un uomo alla fine della sua carriera. <strong>Messo da parte dai mercati e da un uomo che lui ha sempre ridicolizzato anche perché  lo considerava vecchio e rimbambito.</strong></p>
<p>Un uomo che cerca di riconquistare lo spazio sui giornali oramai tutti al seguito di SuperMario e del suo programma ( che  anche un po’ il suo ma che a tutti sembra un altro chissà perché).</p>
<p><strong>Un uomo che dice “La democrazia è sospesa  in questo paese</strong>” sperando di sollevare polemica, ma nessuno se lo fila. E che non vedendo reazione dice “Noi stacchiamo la spina quando vogliamo”. <strong>Una minaccia in stile mafioso</strong> ma anche l’emblema  di un uomo in preda ad una crisi di nervi. Un uomo che cerca disperatamente ancora di farsi sentire.</p>
<p>I riflettori si sono spenti su di lui. Ogni tanto  si accende una luce ma oramai le tavole del teatro della politica sono calcate da altri.</p>
<p><strong>Certo il berlusconismo con la sua voglia di apparire è ancora tra noi</strong>. C’è  ancora quello che vuole fregare l’altro e sentirsi così più furbo, c’ è chi pensa che fatta la legge trovato l’inganno, c’è qualcuno, come l’On.le Laboccetta che ha come assistente parlamentare il figlio di un mafioso e gli sembra normale e siede pure in Commissione Antimafia.</p>
<p>C’ ancora la ragazzina tutte curve che pensa che il fisico  è il suo passaporto per il futuro  e non le interessa se deve passare per un letto o per il divano…..</p>
<p>Ma si avverte il cambiamento e Berlusconi sa che non può far spegnere i riflettori su di lui altrimenti sarà la fine, ma è già finito. Il giorno in cui Giorgio Napolitano ha diramato un comunicato ufficiale in cui si metteva nero su bianco il momento delle dimissioni del premier.</p>
<p><strong>L’uomo dell’apparire messo all’angolo dall’uomo del silenzio. L’uomo da cinepanettone e l’uomo del teatro di Eduardo. Parole contro sostanza.</strong></p>
<p>E quello che brucia ancora di più a Berlusconi è che questo governo sotto sotto sembra la vendetta di Romano Prodi, basta guardare bene tra le pieghe dei curriculum dei vari ministri.</p>
<p>E così il nuovo, l’imprenditore che scende in politica per cambiare il mondo viene esautorato da quell’asse DC-PCI che ha governato l’Italia dal dopoguerra e che negli ultimi venti anni sembrava assopito. <strong>Ma i Gattopardi, quelli veri, sono sempre vivi.</strong></p>
<p><strong>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</strong></p>
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		<title>Monti contro i veti incrociati</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 03:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Oggi il Senato dà il primo via libera al governo dei tecnici, la lega è nettamente contraria e fa suo lo slogan degli indignados “ il governo di quei poteri che hanno costruito questa crisi”
 Oggi il Presidente del Consiglio Mario Monti ha presentato il suo programma  al Senato ed ha ottenuto la fiducia.
Un discorso difficile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8396" href="http://www.malitalia.it/2011/11/monti-contro-i-veti-incrociati/montiministro/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8396" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/montiministro-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>Oggi il Senato dà il primo via libera al governo dei tecnici, la lega è nettamente contraria e fa suo lo slogan degli indignados “ il governo di quei poteri che hanno costruito questa crisi”</p>
<p> Oggi il Presidente del Consiglio Mario Monti ha presentato il suo programma  al Senato ed ha ottenuto la fiducia.</p>
<p>Un discorso difficile il suo,di fronte ad una platea con convinti sostenitori e quelli invece che lo sono obtorto collo . D’altra parte proprio ieri sera Berlusconi non aveva fatto mancare il suo messaggio “costituiremo un governo ombra per controllare proporre”. Quasi una minaccia completata dalla dichiarazione di oggi”La democrazia è sospesa scenderemo nuovamente in piazza” quasi un contraltare alle dimostrazione degli studenti e dei Cobas.</p>
<p>Monti, dopo le formule di ringraziamento, dice “ L&#8217;Europa sta vivendo i giorni più difficili dagli anni del secondo dopoguerra. Il progetto che dobbiamo alla lungimiranza di grandi uomini politici, quali furono Konrad Adenauer, Jean Monnet, Robert Schuman e &#8211; sottolineo in modo particolare &#8211; Alcide De Gasperi è sottoposto alla prova più grave dalla sua fondazione&#8230;&#8230;<strong><em>Nel ventennio trascorso l&#8217;Italia ha fatto molto per riportare in equilibrio i conti pubblici, sebbene alzando l&#8217;imposizione fiscale su lavoratori dipendenti e imprese, più che riducendo in modo permanente la spesa pubblica corrente</em></strong>.”</p>
<p>Ha parlato di riforme da quella delle pensioni, al lavoro e ha detto “L&#8217;obiezione che spesso si oppone a queste misure è che esse servono, certo, ma nel breve periodo fanno poco per la crescita. È un&#8217;obiezione dietro la quale spesso si maschera &#8211; riconosciamolo &#8211; chi queste misure non vuole, non tanto perché non hanno effetti sulla crescita nel breve periodo (che è vero che non hanno), ma perché si teme che queste misure ledano gli interessi di qualcuno. Ma, evidentemente, più tardi si comincia, più tardi arriveranno i benefìci delle riforme.”</p>
<p><strong>Ma come  è stato recepito questo discorso da chi vive l’economia?</strong></p>
<p>Michel Martone,docente alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione della LUISS a Roma e ordinario di Diritto del Lavoro, è un economista della nuova generazione.</p>
<p><strong> </strong><strong>-Professore  come le  sembrato questo programma?</strong></p>
<p>Un programma ambizioso. Una ricerca di equilibrio tra le richieste e le proposte che gli sono arrivate da partiti e parti sociali. Pensioni, lavoro,liberalizzazioni, patrimoniale. Sacrifici diversi che spesso colpiranno spesso la stessa persona ma dall’altro lato ha parlato di crescita con l’incentivazione al lavoro per i giovani. Una riforma degli ammortizzatori sociale, aiuto alle donne per entrare e rimanere nel mondo del lavoro. E lo farà andando a tagliare alcuni privilegi</p>
<p><strong> </strong><strong>-Quali sono i pericoli o comunque contro cosa si scontra questo programma?</strong></p>
<p>Sicuramente l’Italia dei veti è il peggior nemico di Monti e del suo governo. Oggi mentre lui presentava il suo porgramma in piazza c’erano già manifestanti che contestavano il governo (quello dei poteri forti, delle banche etc…). Il problema è che spesso il nostra Paese è paralizzato da veti incrociati ma adesso non è più possibile rimandare le riforme.</p>
<p> <strong>-Cosa le piace di Monti e del suo governo?</strong></p>
<p>La sua serietà e la serena audacia riformista.</p>
<p> E noi speriamo che questa “serena audacia riformista” ci aiuti a cambiare il passo, a voltare pagina e che Monti riesca a coinvolgere e convincere tutti che  questo il modello da seguire.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Ha perso questo governo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Fiorello, nel suo show su RAI 1, ha descritto così Mario Monti :“È alto 1,75, ha un sacco di capelli e ha la stessa moglie da 40 anni…”. Sembra forse eccessivo iniziare in questo modo un articolo ma proprio quelle parole servono per capire perché molti italiani sono disposti ad affidarsi a lui- il 78% degli intervistati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8384" href="http://www.malitalia.it/2011/11/ha-perso-questo-governo/niola1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8384" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/niola1-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p><strong>Fiorello, nel suo show su RAI 1, ha descritto così Mario Monti :“È alto 1,75, ha un sacco di capelli e ha la stessa moglie da 40 anni…”.</strong> Sembra forse eccessivo iniziare in questo modo un articolo ma proprio quelle parole servono per capire perché molti italiani sono disposti ad affidarsi a lui- il 78% degli intervistati secondo il sondaggio di ieri di Demopolis, mentre soltanto il 22% degli italiani preferirebbero le elezioni subito, secondo la statistica dello scorso 11 novembre dell’Istituto Piepoli &#8211; a Mario Monti, il tecnocrate, per uscire da questa crisi.</p>
<p><strong>​Un uomo normale che non ha bisogno di ’trucco e parrucco’</strong> per essere intervistato, che ha una vita privata di cui si sa ben poco. Una necessità di normalità, di valori condivisi che fa diventare eccezionale il suo comportamento.</p>
<p>Anche in Grecia è successo più o meno lo stesso. E quindi cosa succede quando la politica abbandona il campo? La <strong>fotografia di oggi è affidata a Marino Niola, antropologo e docente universitario</strong>.<br />
“Non è che la politica abbia abdicato al suo ruolo ma è questa politica che ha perso. Quella degli ultimi 17 anni che ha dato di sé un’immagine penosa. Il cittadino comune pensa che chi siede in Parlamento sia un inetto, un incapace. Dei buoni a nulla insomma. L’idea che si ha è quella del Parlamento dei peggiori. E qui non si parla dei vecchi politici che avevano scelto questa strada come proprio mestiere, ma di quelli arrivati in parlamento negli ultimi 15 anni: dei mestieranti. Infatti chi ha una professione non si butta nella mischia della politica. C’è una forte disistima verso la classe politica e una disapprovazione, come d’altra parte è successo anche in Grecia.”</p>
<p><strong>Tecnocrati o tecnici?<br />
</strong>Tecnico perchè i tecnocrati sono quelle persone che pensano che con la tecnologia si possa risolvere tutto. Monti è un grande tecnico, stimatissimo e tutti abbiamo l’idea consolidata, e non solo percepita, che lui sappia dove mettere le mani quando si parla di economia</p>
<p><strong>Ma in fondo Monti rappresenta proprio quelle banche che, per molti, sono state causa di questa crisi<br />
</strong>Ma cosa c’è di meglio? E quelli che dicono queste cose hanno proposto una soluzione?</p>
<p><strong>1993 governo Ciampi oggi governo Monti, si può fare un paragone?<br />
</strong>Sono molto simili, ma oggi Monti trova un paese peggiore di quello che trovò Ciampi, che per me rappresenta il miglior governo dell’età repubblicana. Oggi l’Italia è livida, depressa, divisia, sull’orlo di una crisi di nervi. Monti è una figura di primissimo piano ma rispetto ad allora raccoglie il Paese in un momento molto più drammatico. Abbiamo avuto altre crisi ma mai siamo stati così in basso dal punto di vista della moralità.</p>
<p><strong>Di chi la colpa di tutto ciò?<br />
</strong>In questi 20 anni c’è stato uno scardinamento delle nostre tradizioni e della nostra storia. Anche la sinistra per paura di sentirsi diversa ha gettato il bambino con l’acqua sporca. C’è stato un disastro formativo ed un allontanamento dalla realtà della politica, della televisione e di molti giornali. Potremmo dire, con una frase che Pasolini mette in bocca a Orson Welles nel film ’La ricotta’, che “l’Italia ha il popolo più analfabeta con la borghesia più ignorante d’Europa”</p>
<p><strong>Quindi siamo perduti?<br />
</strong>No, assolutamente: c’è una grande risposta e reazione da parte del popolo che non quello che viene raccontato nelle televisioni. Intanto anche perché il baricentro dell’informazione non transita più solo attraverso il tubo catodico. I giovani usano molto il web e anche quando guardano la Tv sanno discernere cosa guardare e cosa no. Quindi non siamo perduti.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Come decrescere felici</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 11:38:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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Robert Kennedy, nel 1968, diceva”Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-8351" href="http://www.malitalia.it/2011/11/come-decrescere-felici/pallante/"><img class="alignleft size-full wp-image-8351" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/pallante.bmp" alt="" /></a></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Robert Kennedy, nel 1968, diceva”</em><em>Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”</em><em> </em></p>
<p>E chissà se al CNEL (Comitato Nazionale Economia e Lavoro) hanno pensato a queste parole presentando il progetto su “benessere equo e sostenibile” e quando, insieme all’ISTAT, hanno individuato i 1<em>2 </em> indicatori del benessere e cioè: ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni.<em></em></p>
<p>Ma possiamo pensare ad una nuova economia? Usciremo da questa crisi e come? E quanto dobbiamo crescere per vedere la luce?</p>
<p>Forse c’è un modo nuovo di leggere questa crisi e c’è anche una ricetta nuova, alternativa che farà molto discutere: la decrescita felice.</p>
<p>Cosa vuol dire ? Semplicemente “meno e meglio” come il titolo del libro di Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la decrescita felice.</p>
<p><strong>Quindi Professore meno è meglio?</strong></p>
<p>Certamente si. Questa non è una crisi finanziaria ma un crisi economico produttiva. Oggi produciamo più di quello che consumiamo e negli anni ci siamo sempre più indebitati perché  c’è stata una spinta ad acquistare e questo per far fronte ad un’offerta maggiore della domanda. L’utilizzo di tecnologie sempre più performanti ha spinto sempre più verso il taglio del lavoro e l’aumento della produzione. Ma a cosa serve tutto ciò se poi non c’è richiesta? E ogni politica che parla di crescita non fa che aggravare questa situazione</p>
<p><strong>E quindi cosa dovremmo fare?  </strong></p>
<p>Liberare risorse per riacquistare denaro. Faccio un esempio in Italia, per riscaldare le nostre case, consumiamo 300 kwh per metro quadrato. In Germania viene data l’abitabilità sole se non si superano i 70 kwh anno per m.quadrato. In sintesi il rapporto, in media, è 15 kwh7anno in Germania e 200 in Italia. Gli sprechi energetici di edifici mal coibentati fanno crescere il pil ma comportano un peggioramento della qualità della vita perché fanno aumentare le emissioni di CO<sub>2</sub> e le spese per l’acquisto di fonti fossili. Gli unici a trarne vantaggio sono i bilanci delle aziende energetiche. E i partiti politici.</p>
<p> <strong>Ci può spiegare meglio….</strong></p>
<p>Se nei paesi industrializzati la quota della produzione agricola di sussistenza fosse rimasta significativa, si sarebbe valorizzata la biodiversità e la fertilità dei suoli, ma le vendite si sarebbero limitate alle eccedenze, il pil sarebbe cresciuto di meno e la base imponibile sarebbe stata molto inferiore rispetto a quella di un’agricoltura basata sulla monocultura e finalizzata alla vendita. La crescita del pil comporta la crescita degli introiti fiscali, di cui i partiti attraverso le pubbliche amministrazioni definiscono l’entità, stabiliscono i contributi percentuali a carico delle differenti classi di reddito e decidono gli usi finali (una quota significativa dei quali destinata agli emolumenti dei propri rappresentanti nelle pubbliche amministrazioni e nelle aziende da esse partecipate). Pertanto la crescita del pil è un interesse specifico degli imprenditori, dei commercianti, dei professionisti, dei partiti e delle aziende a cui i partiti commissionano i lavori pubblici, delle quali spesso sono i principali azionisti, direttamente (cooperative) o indirettamente (banche, ex municipalizzate trasformate in società private a prevalente capitale pubblico).</p>
<p> <strong>E cosa dice dei rifiuti?</strong></p>
<p>Che andrebbero ridotti e questo si può fare migliorando l’utilizzo delle risorse. Lo sa che nell’Oceano pacifico galleggia tanta plastica grande quanto il continente americano?</p>
<p> <strong>Un consiglio?</strong></p>
<p>Essere meno bulimici. Negli ultimi anni abbiamo fagocitato qualsiasi cosa ci venisse venduta. Abbiamo vissuto per la quantità. Oggi  è tempo della qualità. E’ come mangiare di meno e più variato e quindi con più gusto. E dobbiamo ridurre l’impronta tecnologica. Tutto questo non vuol dire tornare indietro ma solo ottimizzare le nostre risorse.</p>
<p> Questa crisi potrebbe quindi essere un’opportunità per cambiare stili di vita, gestione delle risorse. E’ un  cambio culturale come lo fu il passaggio dall’economie della campagna a quella delle industrie. Forse lo schock di questa crisi globale potrebbe invece essere una svolta.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Berlusconi,rendiconto alla rovescia</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 03:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
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 Oggi il voto alla Camera ha sancito la fine della maggioranza ma non, forse, quella di Berlusconi. Non si arrenderà. Già le voci a lui vicine dicono “ma in fondo erano questi i voti che ci aspettavano”. Il buon Malgieri , che non ha votato, preso poi dalla paura, perché solo di questo si può [...]]]></description>
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<p><a rel="attachment wp-att-8311" href="http://www.malitalia.it/2011/11/berlusconirendiconto-alal-rovescia/cameradeputati/"><img class="alignleft size-full wp-image-8311" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/cameradeputati.bmp" alt="" /></a></p>
<p> Oggi il voto alla Camera ha sancito la fine della maggioranza ma non, forse, quella di Berlusconi. Non si arrenderà. Già le voci a lui vicine dicono “ma in fondo erano questi i voti che ci aspettavano”. Il buon Malgieri , che non ha votato, preso poi dalla paura, perché solo di questo si può trattare, entra in aula, dopo la conta, e dice “Scusate ero in bagno ma avrei votato si.”</p>
<h6><em>La deputata del PD Laura Garavini ci dice “Teoricamente adesso Berlusconi dovrebbe dimettersi. Se non lo fara&#8217; le opposizioni, compatte, presenteranno una mozione di sfiducia. ”</em></h6>
<h6><em> Renzo Lusetti dell’UDC ; “ Deve salire al Quirinale. Il nostro timore  è che  Berlusconi voglia chiedere la fiducia si prima al Senato ma sei lui non si dimette entro stasera noi domani mattina siamo pronti con la mozione”.</em></h6>
<h6><em> Ma abbiamo chiesto al Professor Massimo Teodori cosa succederà adesso.</em></h6>
<h6><em> - Secondo lei cosa farà Berlusconi?</em></h6>
<h6><em>Cercherà ostinatamente  contro i suoi stessi amici e alleati di restare in sella come presidente del Consiglio per andare alla Camera e, guardando negli occhi i cosiddetti &#8220;traditori&#8221;, denuciarne pubblicamente tutti i &#8220;benefits&#8221; che hanno da lui ricevuto. Ormai è in preda ad un raptus che non ha più nulla di politico. Stagno d&#8217;Alcontres ha dichiarato stamattina al &#8220;Corriere della Sera&#8221; che le fila berlusconiane sono piene di ricattatori. Il Cavaliere cercherà a sua volta di ricattare i ricattatori. Che spettacolo!!!</em></h6>
<h6><em> - Cosa potrebbe fare il Presidente Napolitano?</em></h6>
<h6><em>Difficile dire fin dove si potrà spingere. Cercherà in ogni maniera di far dimettere Berlusconi e, se non ci riesce, chiederà che si vada subito al voto di fiducia che sancirebbe inevitabilmente la fine del presidente del Consiglio.</em></h6>
<h6><em> - Governo tecnico o elezioni?</em></h6>
<h6><em>Le due opzione, stasera, hanno la stessa probabilità. Si farà il governo tecnico (o di unità nazionale) solo se Napolitano sarà sicuro che possa avere in entrambi i rami del parlamento la maggioranza assoluta dei membri, cioè 316 alla Camera e 162 al Senato. Cosa possibile solo se un consistente gruppo del centrodestra voterà a favore</em></h6>
<p> E mentre raccogliamo questa intervista sentiamo Paolo Cirino Pomicino chiuderne un’altra dicendo “che il desiderio non si impossessi della ragione” pensando alla possibilità di un Berlusconi che voglia ostinatamente resistere sulla sua posizione.</p>
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		<title>L&#8217;Italia s&#8217;è desta</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 08:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[BTP]]></category>
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Ieri  l’editoriale di Eugenio Scalfari si chiudeva con una frase del nostro inno “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”.
In settimana un imprenditore di Quarrata, Pistoia, Giuliano Melani, 51 anni titolare di  un’agenzia di leasing, legata a Unicredit, comperava una pagina sul Corriere della Sera per dire agli italiani “salviamoci da soli, comperiamo i nostri titoli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8303" href="http://www.malitalia.it/2011/11/litalia-se-desta/acquisto-btp/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8303" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/acquisto-btp-300x209.png" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p><strong>Ieri  l’editoriale di Eugenio Scalfari si chiudeva con una frase del nostro inno “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”.</strong></p>
<p>In settimana un imprenditore di Quarrata, Pistoia, Giuliano Melani, 51 anni titolare di  un’agenzia di leasing, legata a Unicredit, comperava una pagina sul Corriere della Sera per dire agli italiani “salviamoci da soli, comperiamo i nostri titoli di Stato”.</p>
<p><strong>Oggi l’On.le Stafano Graziano del PD</strong>, in mattinata annuncia di aver acquistato 5000 euro di BTP. “E’ un gesto di responsabilità. Noi che possiamo, insieme a professionisti e imprenditori dobbiamo farlo, per ridare fiducia al Paese e a noi stessi. Un modo anche di riprenderci una parte del debito pubblico che  in mano straniere.  E’ un’occasione per la classe dirigente di dare un esempio , sperando che molti italiani facciano lo stesso, ognuno nelle sue possibilità. Sarebbe un grande segnale, per i mercati, per l’Europa e per noi stessi”.</p>
<p><strong>A ruota si susseguono iniziative simili</strong>. La Destra  propone di pagare l’indennità di carica dei consiglieri regionali  con I BOT.  “Un modo concreto ed efficace per contribuire concretamente sui costi della politica, dando un segnale di responsabilità e fiducia nei confronti del Paese proprio da quella classe dirigente che per prima deve credere nelle possibilità della nazione”.</p>
<p><strong>E Italo Bocchino  dichiara di aver acquistato 20.000 euro di Btp</strong>. &#8221;E&#8217; un momento molto delicato per l&#8217;Italia e noi parlamentari per primi dobbiamo dimostrare di avere fiducia nei confronti della nostra grande economia&#8221;. E Bocchino calcola che  &#8216;&#8217;se tutti i deputati e i senatori facessero altrettanto, potremmo acquistare nelle prossime ore 20 milioni di Buoni del Tesoro”.</p>
<p>Un segno da parte della casta. Di quella casta che non si era voluta tagliare i privilegi e che adesso si rende conto che se il Paese deve essere salvato loro sono i primi a dover scendere in campo.</p>
<p>Oggi in un articolo, a firma  di Massimo Brambilla, Executive Director di Fredericks Michael &amp; Co.,  società di consulenza con sede a New York, si legge  “Un osservatore esterno, neanche dotato di particolari capacità intellettuali, giungerebbe semplicemente alla conclusione che, in uno scenario economico in contrazione quale l’attuale, uno dei principali obiettivi della politica economica dovrebbe essere fornire alle nuove imprese quello di cui hanno bisogno per nascere e prosperare vale a dire capitale, una normativa ed una tassazione favorevoli e un mercato da cui attingere competenze. Purtroppo non sembra che la classe politica italiana sia in grado di giungere alla medesima conclusione”.</p>
<p><strong>I nodi stanno arrivando al pettine, come dice l’On.le Graziano, e ci vorrebbe una posizione di saggezza, termine non esistente nel vocabolario del Presidente Berlusconi.</strong></p>
<p>Ci vorrebbe quel senso della res pubblica che sembra oramai perso nelle nebbie della nostra storia. Quel senso che ha spinto il Presidente Napolitano ad acquistare di tasca sua due biglietti per la Festa del Cinema di Roma. Certo 50 euro ci sembrano una piccola cosa. Ma tanti piccoli gesti hanno fatto il nostro Stato.</p>
<p><strong>E adesso vediamo quanti parlamentari acquisteranno i BTP per capire se è stato solo un gesto isolato e se l’Italia s’è desta veramente</strong>.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Napoleoni:&#8221;Siamo senza piano B&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 14:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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L’economista Loretta Napoleoni  pessimista sul nostro futuro e sull’euro. Mentre le mafie decidono cosa fare dei propri soldi e chi appoggiare alle prossime elezioni.
 E’ depressa Loretta Napoleoni. Tornata dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, non nasconde il suo pessimismo. E parla dell’Argentina e di come ci siano voluti ben 5 governi per risalire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8292" href="http://www.malitalia.it/2011/11/napoleonisiamo-senza-piano-b/loretta/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8292" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/loretta-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>L’economista Loretta Napoleoni  pessimista sul nostro futuro e sull’euro. Mentre le mafie decidono cosa fare dei propri soldi e chi appoggiare alle prossime elezioni.</p>
<p> E’ depressa Loretta Napoleoni. Tornata dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, non nasconde il suo pessimismo. E parla dell’Argentina e di come ci siano voluti ben 5 governi per risalire la china.</p>
<p>E per ripartire si era iniziato dal baratto, dice, nel centro di Buenos Aires in un grande capannone dove si andava per scambiare ciò che si aveva.</p>
<p>E noi siamo vicini.</p>
<p><strong>Papandreou si dimette per un governo di coalizione. Cosa succede?</strong></p>
<p>Vedremo come reagiranno le borse. Ci potrebbe anche essere un ulteriore calo. Certamente la situazione è veramente difficile. E  non è detto che fare un governo di coalizione nazionale . Questo vale anche per l’Italia e forse non servirà un governo tecnico. Il problema è un problema politico perché la destra   oramai allo sbando e la sinistra prende questa occasione per andare al potere. Ma poi a breve ci potremmo trovare come la Grecia. Certo all’inizio l’Europa sarà contenta perché  tutti odiano Berlusconi. Il problema è che nessuno ha un piano B e cioè se non si riesce a rispettare ciò che ci ha chiesto la Comunità Europea cosa facciamo? Nessuno lo sa e nessuno si  premurato di dare una risposta a questa domanda. Perchè non pensare di uscire dall’euro? Perché non stampare della carta moneta come garanzia?</p>
<p><strong>Professoressa lei si occupa anche di mafia. Cosa sta facendo il crimine organizzato ora?</strong></p>
<p>Le mafie capiscono prima degli altri cosa succede ma certamente anche loro sono preoccupate in questo momento. Hanno investito e comperato nelle grandi città, e non solo, della nostra Italia.Loro hanno costruito in base ad un parassitismo economico. Certo il default sarebbe rigenerante, sarebbero spazzate via ma il costo sociale è troppo alto. E certamente stanno mettendo al riparo tutti i beni liquidi, in Europa ma anche nelle Americhe e in Australia. E soprattutto stanno decidendo chi appoggiare alle prossime elezioni.Avremmo bisogno di un default pilotato, come in Islanda, che salvaguardi le fasce deboli.</p>
<p><strong>Secondo Berlusconi non c’ la crisi, i ristoranti sono pieni</strong></p>
<p>E’ allucinante quanto ha detto. Non ha il polso della situazione reale.</p>
<p> Ed è allucinante si se come dice lo stesso Pisanu, per ora ancora nel PDL, bisognerebbe occuparsi non tanto di chi ancora riesce ad andare al ristorante ma di chi ogni giorno di più ricorre alla mensa della Caritas per sopravvivere.</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>DIA, tagli strategici?</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/dia-tagli-strategici/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 06:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[finanziaria]]></category>
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		<category><![CDATA[Ministero Interno]]></category>
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Con un piccolo comma nascosto nel DDL stabilità il Governo toglie i soldi agli agenti della Direzione Investigativa Antimafia. Depotenziare e poi chiudere è questa la paura di chi ci lavora.
 “Sull’antimafia il Governo lascia cadere la maschera. La scelta di sopprimere dal 2012 il trattamento economico accessorio per il personale della Direzione investigativa antimafia è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8284" href="http://www.malitalia.it/2011/11/dia-tagli-strategici/diafoto/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8284" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/diafoto-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p>Con un piccolo comma nascosto nel DDL stabilità il Governo toglie i soldi agli agenti della Direzione Investigativa Antimafia. Depotenziare e poi chiudere è questa la paura di chi ci lavora.</p>
<p><strong> “Sull’antimafia il Governo lascia cadere la maschera. La scelta di sopprimere dal 2012 il trattamento economico accessorio per il personale della Direzione investigativa antimafia è gravissima ed è destinata a segnare la fine di questo importante strumento antimafia pensato e voluto da Giovanni Falcone. I tagli alla DIA, aggiunti a quelli imposti a forze dell’ordine e magistratura, compromettono fortemente l’efficienza del contrasto alle mafie” dice Laura Garavini</strong>, capogruppo Pd in Commissione Antimafia.</p>
<p>La DIA (Direzione Investigativa Antimafia)nasce, su volontà di Giovanni Falcone, nell’ambito  del Dipartimento della Pubblica Sicurezza con la legge 30 dicembre 1991, n. 410. Sul sito del Ministero si legge :” è un organismo investigativo con competenza monofunzionale, composta da personale specializzato a provenienza interforze, con il compito esclusivo di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata, nonché di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative esclusivamente a delitti di associazione mafiosa o comunque ricollegabili all’associazione medesima. In particolare, le attività di investigazione preventiva sono finalizzate a definire le connotazioni strutturali, le articolazioni e i collegamenti interni ed internazionali, gli obiettivi e le modalità operative delle organizzazioni criminali. Sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, il Ministro dell’Interno riferisce, ogni sei mesi, al Parlamento. Al vertice della D.I.A. è preposto un Direttore, scelto a rotazione tra i Dirigenti della Polizia di Stato e gli Ufficiali Generali dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, che abbiano maturato specifica esperienza nel settore della lotta alla criminalità organizzata.”</p>
<p><strong>Ma perchè tanto allarme e tanto rumore sulla DIA in questi giorni?</strong></p>
<p>Il sindacato SILP CGIL nei giorni scorsi ha fatto sentire la sua voce con un presidio a Piazza delle Cinque Lune , a Roma, a qualche metro dal Senato perché, come ci racconta un agente della DIA, vista l’ordinanza di Alemanno dopo i fatti del 15 ottobre nel centro di Roma non è possibile manifestare né avere un presidio. E così loro hanno trovato spazio nella piazza vicina, guardati a vista da loro colleghi in tenuta antisommossa. E da martedì prossimo ci ritorneranno in attesa che venga discusso,l’articolo 4 comma 21 del DDL 2968.</p>
<p><strong>Quell’articolo prevede la cancellazione del trattamento economico accessorio,stabilito per leg</strong>ge (che va dai 200 ai 500 euro a seconda della qualifica ) , che rappresenta un taglio di circa il 20% dello stipendio base di un agente (tra i 1400 e i 1800 euro). Il totale ammonta a circa 13 milioni di euro. La DIA nel 2001 aveva uno stanziamento di 28 milioni di euro, nel 2011  sceso a 19,5 di ci sono stati versati solo 15 milioni. Insomma il tentativo di depotenziare la struttura economicamente  evidente.</p>
<p><strong>Fabio Falcone, segretario regionale della SILP CGIL, non ha dubbi sulla volontà di “chiudere” la DIA</strong> e parla con amarezza di un governo che ha fatto della sicurezza il suo cavallo di battaglia e dice dovrebbero “Promettere meno per essere più credibili” (frase di Alcide De Gasperi). Eppoi continua quasi come un fiume in piena “Noi siamo una struttura che rappresenta un risparmio, riuniamo tre forze di polizia. Una volta magari sullo stesso caso si incontravano anche 15 uomini e in qualche caso non si capiva se davanti avevi il mafioso che cercavi o magari un collega. Ma nel tempo tutto questo  è stato e viene dimenticato. <strong>E così pian piano si sono delegati a società esterne alcuni dei servizi che noi effettuavamo (es. posizionamento cimici, strumenti per intercettazioni).</strong> Abbiamo fatto un conto, quello semplice della casalinga con la spesa:  è risultato che l’affidamento all’esterno ha portato a lievitare i costi di 10 volte. Ogni volta che abbiamo fatto notare questa cosa veniamo tacitati perché quei soldi non escono dal Ministero dell’Interno ma da quello della Giustizia, Ma, scusate, non paga sempre il nostro Stato? In più può capitare, per esempio, che siano messe delle cimici  in casa di un criminale. Questa persona se ha dubbi chiede ad una struttura qualificata di bonificargli la casa e spesso la struttura a cui si rivolge è la stessa che gliele ha messe! Sicuramente sono tutte società serie ma perchè non possiamo fare noi quello che  è sempre stato il nostro lavoro? Perché lo Stato deve pagare noi e strutture private? Che poi si voglia, in qualche modo, depotenziare e chiudere la DIA lo vediamo anche dall’investimento nelle nuove tecnologie. Nel 94/95 si spendeva (facendo il raffronto con le lire) circa 1 milione di euro, Questo anno ne sono stati investiti solo 10 mila.”</p>
<p><strong>La scorsa settimana hanno portato all’attenzione della stampa estera</strong> il problema e dice Falcone “i giornalisti stranieri hanno capito benissimo quali sono i nostri dubbi e le nostre perplessità”. Con loro anche Luigi de Ficchy, procuratore di Tivoli, Roberto Centaro, senatore di Grande Sud e Rosa Calipari, deputata del Pd.</p>
<p>Falcone continua” Da martedì saremo ancora dinanzi al Senato aspettando che si discuta il comma che riguarda il trattamento economico transitorio, ma noi vorremmo che alla DIA venissero dati gli uomini di cui ha bisogno (da 1500 a 3000) con provenienza da ROS,SCO e GICO e che fosse svincolata dal Dipartimento dell’Interno e posta direttamente sotto la DNA (Direzione Nazionale Antimafia).”</p>
<p>Richieste difficili in tempi di vacche magre ma soprattutto difficili perché darebbero un ruolo e un’indipendenza troppo “vistose” ad una struttura che nel tempo, con le sue operazioni, ha dato fastidio a molti.</p>
<p>Difficile anche perché al Dipartimento si aspetta la sentenza della Cassazione per i funzionari condannati per il G8 e perchè si è sentita molto la mancanza del Prefetto Manganelli, Capo della Polizia, assente per questioni private, tornato a pieno regime al suo posto ma che deve, sicuramente, riprendere le fila della situazione.</p>
<p><strong>Gli uomini della DIA chiedono di essere ascoltati, non vogliono lasciare il loro lavoro. Ma si sentono abbandonati  proprio da quello Stato che hanno scelto di servire.</strong></p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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		<title>Banche,libera nos a malo</title>
		<link>http://www.malitalia.it/2011/11/banchelibera-nos-a-malo/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 02:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[conti correnti]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
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Borse in caduta libera. Crisi conclamata. Un imprenditore del Nord Est, Enrico Frare, acquista una pagina su Il Corriere della Sera, e pubblica la sua foto nudo con la scritta “ogni giorno in Italia un imprenditore rischia di rimanere in mutande” e tutto per colpa delle banche “che non concedono più credito”.
E le banche non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8261" href="http://www.malitalia.it/2011/11/banchelibera-nos-a-malo/banche/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8261" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/banche-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a></p>
<p><strong>Borse in caduta libera</strong>. Crisi conclamata. Un imprenditore del Nord Est, Enrico Frare, acquista una pagina su Il Corriere della Sera, e pubblica la sua foto nudo con la scritta “ogni giorno in Italia un imprenditore rischia di rimanere in mutande” e tutto per colpa delle banche “che non concedono più credito”.</p>
<p><strong>E le banche non si fermano davanti a nulla</strong>: in Liguria nonostante il disastro avvenuto in questi giorni gli istituti di credito hanno continuato ad addebitare sui conti le rate dei mutui di case che non esistono più e a persone che hanno perso tutto. Così come avvenuto a L’Aquila dopo il terremoto fino all’intervento di un decreto legge.</p>
<p><strong>A Palmi</strong>, in provincia di Reggio Calabria, vengono rinviati a giudizio, per usura, nei confronti di un imprenditore,Nino De Masi , gli ex direttori e dirigenti di Antonveneta e Banca Nazionale del Lavoro..</p>
<p><strong>A Milano</strong> la Procura rinvia a giudizio,per frode fiscale da 245 milioni di euro, i vertici di Unicredit.</p>
<p><strong>La Cassa di Risparmio di L’Aquila</strong> , agenzia romana di Corso Vittorio Emanuele e i suoi direttori,sono implicati nella truffa da 300 milioni di euro del Madoff dei Parioli.La stessa Cassa che Adusbef anni fa indicò come tra le banche che applicavano tassi usurai.</p>
<p>Ad oggi le banche in Italia sono <strong>1739  con 33645 sportelli</strong> ( attualmente in diminuzione, fonte Comuni Italiani), oltre 400 le Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali con più di 4.000 sportelli 1 milione di soci 31.000 collaboratori e oltre 5 milioni di clienti.</p>
<p>Inoltre in  Italia vi sono<strong> 85 milioni di conti correnti</strong> e  tre banche detengono il 50% del mercato. E i servizi bancari, nel nostro Paese, sono i più costosi d’Europa e un conto corrente costa circa 100 € in più rispetto alle nazioni europee. </p>
<p>Il dato emergente è che le banche finanziano per il 70% le grandi aziende ( anche se cariche di debiti) mentre lasciano solo il 30% al resto dei loro clienti. Questo perché una società con migliaia di dipendenti e indebitata fino al collo non fallirà mai, salvo che non ci sia una volontà politica. Le grandi aziende fanno guadagnare molto in termini di servizi e di flussi di denaro ( e nelle filiali si trovano  tabelle riservate proprio per questo). Un artigiano dà sicuramente maggiori garanzie ma le banche non voglio parcellizzare il rischio e i costi e così il piccolo viene lasciato indietro, anzi se possibile anche vessato. <strong>Per la famosa legge “sii forte con i deboli e debole con i forti”.</strong> Abbiamo poi assistito,negli ultimi vent’anni, ad una trasformazione delle banche che fanno sempre più finanza che economia. E questo, adesso, sta riaprendo un grande dibattito sul ruolo delle aziende di credito. Già negli anni ’60 si era aperta una discussone sul tema tra due grandi banchieri:Raffaele Mattioli, Presidente della COMIT- la Banca Commerciale Italiana-, e Enrico Cuccia, Direttore di Mediobanca.Il punto era la  necessità di separare il credito commerciale dal credito finanziario. Questo rapporto poi privilegiato tra grandi aziende e banche è diventato un circolo vizioso con l’unica via di fuga della collocazione in borsa quando c’era necessità di uscire dall’angolo.</p>
<p>Ma il problema delle banche è anche quello delle collusioni e compiacenze con il sistema criminale e una recente sentenza della Cassazione, la n.2490/2001, ha sottolineato che “<em>questo rende</em> <em>legittimo il convincimento del tribunale che operatori bancari, particolarmente fiscali ed attentissimi nella elargizione di prestiti, scoperture bancarie e mutui ipotecari, operando secondo abituali prassi creditizie , avrebbero dovuto accertare senza difficoltà le qualità sociali ed economiche di clienti tanto particolari, soprattutto presso agenzie poste nell’ambito di municipalità di assai ridotte dimensioni demografiche, tali dovendosi ritenere i comuni di 26.000 abitanti, regolandosi di conseguenza rispetto ai richiesti mutui”.</em></p>
<p>Vale a dire che nei piccoli centri i direttori di banca, i funzionari sanno esattamente chi hanno davanti e il più delle volte chiudono gli occhi.</p>
<p>Per tornare all’usura  il tasso massimo è più alto per i piccoli clienti anziché per i grandi e non esiste più  lo stato di bisogno anzi  è solo un aggravante. <strong>Oggi il tasso massimo per alcune operazioni senza che sia usura è il 26,25%!</strong></p>
<p><strong>(pubblicato su <a href="http://www.lindro,it">www.lindro,it</a>)</strong></p>
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		<title>Verso la fine</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 14:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Aprati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Borse]]></category>
		<category><![CDATA[crisi mondiale]]></category>
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		<category><![CDATA[Grecia]]></category>

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Le Borse affondano. La Grecia sull’orlo del collasso e l’Italia appena dietro.
Loretta Napoleoni, appena arrivata a Londra dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, dice “Siamo arrivati alla fine. Se il Governo greco cade è come se avessero fatto il referendum e questo vorrà dire che il Paese è senza soldi “
 
-Quindi la Grecia  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8257" href="http://www.malitalia.it/2011/11/verso-la-fine/borse/"><img class="alignleft size-full wp-image-8257" src="http://www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/borse.bmp" alt="" /></a></p>
<p><strong>Le Borse affondano. La Grecia sull’orlo del collasso e l’Italia appena dietro</strong>.</p>
<p><strong>Loretta Napoleoni</strong>, appena arrivata a Londra dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, dice “Siamo arrivati alla fine. Se il Governo greco cade è come se avessero fatto il referendum e questo vorrà dire che il Paese è senza soldi “</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>-Quindi la Grecia  in default?</strong></p>
<p>Non proprio perché  noi abbiamo un’unica moneta e non siamo come Argentina e Islanda che hanno potuto dichiarare fallimento avendo la loro sovranità nazionale.</p>
<p><strong> -Quali scenari?</strong></p>
<p>Non si può dire potrebbe anche succedere qualcosa da oggi all’apertura del  G20. Comunque la BCE non potrà continuare a comperare i nostri titoli per molto e oltretutto lo deve fare sul mercato secondario perché non lo può fare direttamente. Siamo in una situazione da guerra mondiale. E se la Grecia  “cad” ci sarà la rivoluzione. E noi seguiremo a ruota. Siamo nel baratro. Nessuno, anche in Europa, ha pensato ad un piano B. Sono degli incoscienti.</p>
<p> <strong>-E Stai Uniti e Australia?</strong></p>
<p>La situazione è  più tranquilla anche se ci sono problemi. Oggi l’Australia ha tagliato i tassi di interesse. Per ora  la situazione è stabile ma certo se succede qualcosa in Europa anche loro saranno trascinati.</p>
<p> L’appuntamento è per questa settimana alla fine del G20, quando Loretta Napoleoni ci farà il punto sulla situazione e sulle possibili evoluzioni</p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.lindro.it">www.lindro.it</a>)</p>
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