In merito alla polemica sui giornalisti sciacalli e puttane.

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In merito alla polemica sui giornalisti sciacalli e puttane.
Non voglio mostrare il mio tesserino da giornalista, non serve, anche perché non lo trovo. Preferisco mostrarne un altro.
Quello che vedete è tratto da internet perché il documento vero l’ho smarrito da anni. Si tratta della foto di un porto d’armi, l’autorizzazione a portare con sé una pistola per difesa personale. Trattasi di un documento che ho portato in tasca alla fine degli anni Ottanta del secolo passato, insieme al tesserino dell’Ordine dei giornalisti.
In un’altra tasca ospitavo una Calibro nove.
Il motivo è presto detto: da giornalista mi occupavo anche di camorra, e soprattutto di un paese dove i boss eleggevano sindaci, ammazzavano, erano padroni del territorio. Portare la pistola mi fu consigliato da chi si occupava di sicurezza. Detto questo, continuai, insieme ad altri giornalisti, ad occuparmi di quella realtà. Grazie anche alla ostinazione di un Presidente della Repubblica, che appena appena si chiamava Sandro Pertini, e al lavoro di magistrati e forze dell’ordine, quel clan venne debellato. I motivi di sicurezza cessarono e la pistola (mai usata, per fortuna mia) abbandonata insieme al porto d’armi lasciato scadere e mai più rinnovato.
Dopo una ventina di anni, e tanti articoli e reportage scritti da grandissime puttane, quel paese ha avuto sindaci non camorristi e votati liberamente, la realtà è cambiata (pur fra mille problemi) e in un bene dei boss, prima inviolabile, è stato aperto un laboratorio artigiano.
Che significa? Che i boss passano e i giornalisti restano. Che la battaglia giornalistica per raccontare e affermare verità è lunga e rischiosa, soprattutto al Sud. Che passano gli anni e nel frattempo la vita tua e degli sventurati che ti stanno accanto è condizionata dagli eventi che stai mettendo su un cazzo di giornale, ma poi, se resisti, alla fine vinci.
Loro passano. Tu, acciaccato, con il peso degli anni e di un lavoro che ti piace sempre meno, ci sei.
Ho visto passare grandi personaggi politici che avevo raccontato e che mi avevano sommerso di querele miliardarie (c’era la liretta)…sì, passare, nel senso di appartenere al passato, mentre tu, nonostante tutto, sei ancora nel presente.
Passeranno anche i Di Battista e i Di Maio, con la loro corte di Taverna, Lenzi, Casalino e Bonafede. Finanche Sibilia, il sottosegretario “sopracciò”. Torneranno ad essere le nullità che erano.
E noi, puttane e sciacalli, infimi e spelacchiati, ci saremo ancora. Con i nostri vizi e le nostre infinite contraddizioni. L’immoralità di alcuni, troppi, e il religioso senso etico della professione di tanti altri. I nostri limiti, le crisi, le divisione e le gelosie, ma ci saremo ancora. E voi non ci sarete più, travolti dalla vostra pochezza, respinti dal Paese e da quel popolo che ha riempito i vostri discorsi e che avete preso bellamente per i fondelli.
Voi sarete gli ex potenti.
E quanti di noi avranno resistito continueranno ad esserci e a raccontare il nuovo potere che vi avrà sostituito. Come va fatto. Come ci piace. E anche loro, i Nuovi, continueranno a chiamarci sciacalli pennnivendoli, cani da riporto, puttane. Perché così fanno, e così hanno sempre fatto, i potenti di ogni risma e colore.
“…Gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”.
Crepate in pace!