Grasso, leader e simbolo della sinistra libera e uguale

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(di Elia Fiorillo)

Tempo di decisioni non più procrastinabili. Le Politiche si avvicinano e traccheggiamenti o posizioni non chiare possono compromettere sia la credibilità dei personaggi politici in campo, sia l’andamento del voto. L’hanno ben compreso il ministro Angelino Alfano e il pontiere, ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia.

Due situazioni ben diverse, un’unica decisione: “bye bye” – per il momento – a candidature e leadership partitiche.
L’ex pupillo di Silvio Berlusconi ci ha pensato su non poco prima di dichiarare che non si sarebbe candidato alle prossime elezioni e, soprattutto, avrebbe lasciato la guida del suo partito. Sì, avrebbe continuato a fare politica, ma questo non sarebbe stato il suo primo lavoro. Dal ministro degli Esteri e dal segretario di Alternativa popolare non ci si sarebbe aspettato il passo indietro. Sono cariche di prestigio che non lasciano prevedere “dietrofront”. Anzi, si può ipotizzare in quelle posizioni solo inequivocabili “avanti tutta”. C’era poco da fare però. O continuare come se niente fosse, come se i sondaggi sfavorevoli non esistessero e non fossero veritieri anche i risultati delle elezioni regionali siciliane, vera cartina di tornasole delle elezioni politiche del 2018, o viceversa ragionare e pensare al futuro. Quello personale, si capisce.

Una più che prevedibile batosta alle Politiche avrebbe significato il deprofundis per l’Angelino. L’addio – meglio l’arrivederci momentaneo – un modo per provare a ricalcare domani le stesse scene solo però con un possibile cambio di compagnia, al di là della coreografia. E il nuovo cast potrebbe essere quello dell’ex Cav.. Un ritorno in famiglia che non poteva essere fatto d’amblé ma che aveva bisogno di tempi e riti appropriati.

Il ritorno a casa potrebbe interessare anche Roberto Formigoni e Gabriele Albertini che andrebbero a confluire nel raggruppamento di Stefano Parisi. Con le sue “Energie per l’Italia” l’ex amministratore di Fastweb si sta preparando ad accordi con il centro-destra per le prossime elezioni. Maurizio Lupi invece pare tentato a correre da solo, ma il ritorno a casa non va escluso. Quasi sicuramente rimarranno con il centro-sinistra il ministro della salute Beatrice Lorenzin, il presidente della Commissione Affari esteri di Montecitorio Fabrizio Cicchitto, la sottosegretaria ai Beni culturali Dorina Bianchi e il deputato Sergio Pizzolante.

Più o meno la stessa cosa è avvenuta a Giuliano Pisapia, convinto che l’esperienza gestionale unitaria della sinistra milanese potesse essere esportata a Roma capitale. Niente di più sbagliato. Quello che pensava di poter federare la sinistra renziana con l’altra che fa capo a Speranza, Bersani e compagni si è ritrovato nel suo Campo progressista o gli uni o gli altri. Ma, forse, né gli uni né gli altri ci hanno mai creduto veramente. Hanno assecondato il federatore per convenienza. E il suo terreno d’azione si trasformava, di volta in volta, in “reazionario” o “progressista” a seconda di chi ci entrava dentro. Se era D’Alema ad immettersi, per Renzi il tutto si modificava in “Campo reazionario”. Insomma, alla fine Pisapia si è accorto che nel suo fondo ci pascolava solo lui.

Il colpo di grazia alle ipotesi federative di Pisapia l’ha dato il presidente del Senato Pietro Grasso. Una sterzata a trecentosessanta gradi che può rivoluzionare l’assetto politico del nostro Paese. La nascita della nuova formazione politica “Liberi e uguali”, certo nelle intenzioni dell’ex magistrato, dovrebbe ricompattare la sinistra del nostro Paese. Una ricomposizione però con il ridimensionamento di leader come Renzi e D’Alema, e non solo.

Grasso, ospite da Fazio a “Che tempo che fa”, afferma con chiarezza i suoi intendimenti: “Ho una visione più ampia che quella di guidare una ridotta di sinistra: io penso alla ricostruzione del Paese”. E, ancora: “E’ una vita che ho posizioni di guida, ho guidato magistrati, processi, credo di poter guidare una formazione politica. Sono abituato a discutere e poi prendere decisioni. Se ne accorgeranno tutti”.

Una minaccia o una promessa? Un modo per dire che lui proverrà a voltare pagina. A Matteo Renzi la “cosa” grassiana non piace proprio. Altre rogne all’orizzonte. Dietro il presidente del Senato ci vede il nemico di sempre baffino D’Alema.

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