La pista segreta

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“E’ a Paceco che si deve cercare la loggia segreta dove mafia, politica e impresa hanno trovato la migliore sede dove compensare i loro interessi criminali”. Si tratta della classica voce “dal sen fuggita”. Un massone che ben conosce alcuni segreti e che però ha chiesto che il suo nome resti segreto. Più ci si addentra a scoprire i più nascosti intrecci illegali, sempre di più Trapani dimostra di essere, e non tanto per dire, terra di misteri, di mafia e massoneria. Lo sanno bene i magistrati delle Procure di Palermo e Trapani, lo sanno bene i commissari della commissione parlamentare antimafia che da tempo hanno puntato i riflettori sulla provincia di Trapani, lo “zoccolo duro” di Cosa nostra, la terra del latitante Matteo Messina Denaro, la provincia dove da decenni la mafia ricicla i propri guadagni che arrivano dal narcotraffico e dove ha trovato occasione di reinvestire fiumi di denaro nelle imprese: i sequestri e le confische che non hanno sosta dimostrano quanto ricca è stata la mafia e quanto ricca lo è ancora. Mafia, massoneria e politica da sempre hanno stretto un accordo, tenendo da assedio le città, determinandone ogni evoluzione. La commissione nazionale antimafia di recente dopo avere invano atteso un segno di disponibilità ha deciso di acquisire per via giudiziaria le liste degli ordini delle diverse massonerie presenti in provincia di Trapani. Per la verità l’acquisizione delle liste è a più largo raggio, ma la commissione nazionale antimafia vuol vedere chi sono i trapanesi iscritti nelle logge di questa provincia. A sequestrate le liste sarà lo “Scico” della Guardia di Finanza. La presidente della commissione Rosy Bindi ha chiesto alle Fiamme Gialle di sequestrare gli elenchi degli iscritti, dal 1990 a oggi, alle logge di Calabria e Sicilia delle seguenti associazioni massoniche: Grande Oriente d’Italia, Gran Loggia Regolare d’Italia, Serenissima Gran Loggia d’Italia, Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. Il provvedimento è stato assunto in seguito alla mancata consegna degli elenchi più volte richiesti dalla Commissione alle quattro obbedienze. Paceco è un centro agricolo che dista pochi chilometri da Trapani, qui affonda le radici una delle “famiglie” mafiose più antiche della provincia, “famiglia” che fu tanto potente da comandare per anni direttamente sul territorio del capoluogo, con Vito “Nasca” Sugamiele e poi con la famiglia Marino, quella di Mommo “u nanu” ammazzato da Matteo Messina Denaro nel 1986. Il pentito Francesco Milazzo ha bene raccontato la storia della cosca di Paceco, una storia che resta attualità, perché anche a Paceco il latitante Matteo Messina Denaro è tornato per rimettere a posto un po’ le cose, riallacciando rapporti anche con uomini d’onore , come quelli appartenuti alla cosca della “famiglia” Minore che erano finiti “posati” dopo le guerre di mafia che hanno segnato la scalata della mafia corleonese guarda caso Paceco è “patria” di diverse logge massoniche: alcune ufficiali altre nascoste, una costola di queste logge è stata scoperta dalla Finanza dentro una banca, la “Senatore Pietro Grammatico”, finora l’unica banca in Italia finita sotto sequestro per inquinamento mafioso. La banca che pare abbia finanziato a cuor leggero imprenditori notoriamente in odor di mafia come il professore Filippo Coppola, “u prufissuri”. Coppola avrebbe avuto anche in mano le chiavi decisionali della banca, il collaboratore di giustizia Nino Birrittella ai magistrati ha raccontato come a lui fu detto chiaramente che per avere concesso un prestito era con “u prufissuri” che doveva andare a parlare. Anni addietro durante una perquisizione ripiegato all’interno di una agenda i carabinieri scoprirono una strana “lista”, in totale 14 nomi, al rigo numero 7 il nome di Vito Marino, non sono indicate le generalità anagrafiche ma sembra essere proprio il figlio di Mommo u nanu, Vito Marino l’imprenditore al centro di una indagine su una maxi truffa da 50 milioni di euro, latitante dal giugno dell’anno scorso dopo la condanna all’ergastolo patita assieme a suo cugino Salvatore Marino per la strage della famiglia Cottarelli, Angelo Cottarelli, di 56 anni, la compagna Marzenna Topor, polacca di 41 anni, e il figlio sedicenne Luca. Furono sgozzati e uccisi nell’agosto 2006 nella loro casa alla periferia di Brescia. La colpa di Angelo Cottarelli sarebbe stata quella di essere stato socio, “infedele” di Vito Marino per la maxi truffa da questi ordita. I due cugini Marino sono latitanti ma ogni tanto hanno fatto avvertire la loro presenza come quando la scorsa estate una serie ripetuta di incendi dolosi hanno mandato all’aria i raccolti nei terreni a loro confiscati. Dunque a Paceco si nasconderebbe la “loggia coperta” inseguita da magistrati e investigatori convinti che la sua scoperta potrebbe rappresentare anche un utile contributo non solo per disvelare accordi scellerati e criminali ma forse anche trovare le più recenti tracce dei passaggi del latitante Matteo Messina Denaro. A Paceco c’è la mafia più antica, quella che dal controllo dei latifondi è passata all’edilizia, sovvenzionata anche dalla banca Grammatico, ma a Paceco è radicata la presenza della massoneria.

La commissione nazionale antimafia possiede già le liste degli appartenenti alle logge della provincia di Trapani. Venti logge appartenenti a diversi ordini, oltre 500 iscritti. Sembrano numeri enormi, ma il prefetto di Trapani Leopoldo Falco, sentito, prima del suo trasferimento a Roma, all’epoca della “missione” condotta a Trapani dalla commissione nazionale antimafia, ebbe a dire che quelli censiti erano solo una parte, piccola o grande non si sa, ma certamente altri nomi nel tempo sono sfuggiti e rimasti “oscurati”.

La lettura dei nomi fornisce il quadro più aggiornato di come molti centri del potere pubblico, della politica, delle istituzioni, siano oggi affidati ad affiliati alla massoneria. Per carità nulla di illecito e di criminale e però viene da chiedersi se alla fine l’appartenenza alla massoneria non costituisca una sorta di titolo o requisito preferito per coprire le caselle di questi poteri che spesso le indagini hanno dimostrato sapersi trasformare da poteri pubblici a poteri privati.

I massoni. Il nome che fa tremare i polsi è quello di Francesco Messina Denaro, di 55 anni, conosciuto come Gianfranco Messina, arrestato nell’ottobre scorso dalla Guardia di Finanza di Catania nell’ambito dell’operazione “Bloody money” che ha portato all’arresto di cinque persone, tra imprenditori e dirigenti medici, accusate di aver dirottato pazienti in dialisi dalle strutture pubbliche a quelle private; procuratore speciale per la Sicilia della Diaverum Italia Srl, società, con sede ad Assago (Milano), che gestisce centri di dialisi in tutta Europa, suo nonno Francesco e il nonno del boss Salvatore erano fratelli; risulta iscritto alla loggia Italo Letizia 345. Altri nomi: Salvatore Stuppia, attuale assessore a Castelvetrano e che è stato di recente in lizza per la candidatura a sindaco della sua città, un altro assessore Girolamo Signorello, Pietro Barresi, Tommaso Bertolino e Gaetano Accardo, ex consiglieri comunali a Castelvetrano, Angelo Bulgarello, assessore a Partanna, alla massoneria appartiene il noto musicista Andrea Certa, loggia Philadelphon la stessa dove risulta scritto l’attuale direttore del Luglio Musicale Trapanese ed ex consigliere comunale a Trapani Giovanni De Santis, nell’elenco della loggia Cronos risultano l’attuale consigliere comunale di Erice Nino Marino e Paolo Ruggirello cugino dell’omonimo deputato regionale. In altre logge risultano inseriti l’oramai anziano ex sindaco di Valderice Giuseppe Coppola, l’ex presidente del Consiglio comunale di Trapani Leonardo Gianno, l’ex assessore al Comune di Erice Alberto Cardillo, l’attuale consigliere Vito Mannina, assieme ad avvocati e cardiologi, è definitivamente caduto il tabù della massoneria al maschile, tra gli iscritti anche donne in carriera.

Da altre liste in possesso di commissari dell’antimafia si colgono altri nomi di maggiorenti di ieri e di oggi della politica trapanese, come il marsalese ed ex senatore Psi Pietro Pizzo, l’attuale deputato regionale Nino Oddo, di uno dei leader di Sicilia Futura a Trapani, l’ex repubblicano Livio Daidone e con lui l’avv. Maurizio Sinatra in predicato di essere prossimo candidato sindaco a Erice, o di importanti burocrati come l’ex ingegnere capo della Provincia regionale Antonino Candela o l’ex comandante dei vigili urbani di Erice Bartoluccio Sorrentino (anni addietro arrestato e condannato per appalti pilotati e mazzette).

Capitolo a parte sembrano poi meritare i massoni alcamesi, i cui nomi spesso si ritrovano in logge però della provincia di Palermo. Anche Alcamo pare avere una sua tradizione di segretezza, si dice che alla massoneria palermitana sia appartenuto l’ex sindaco Sebastiano Bonventre. Ma ad Alcamo troviamo anche un’altra tradizione, la marcata presenza di ordini cavallereschi, ordini che si richiamano a tradizioni di decadute case reali, e anche lì una infinità di alcamesi in fila tra mantelli e spade.

Oggi le indagini condotte tra Palermo e Trapani, sono finalizzate a seguire le tracce di una sorta di super loggia “capace di influire direttamente sugli uffici pubblici come per esempio la prefettura, il Comune di Trapani, la Camera di commercio, l’ospedale”.

“Qui a Trapani – ha detto don Luigi Ciotti, presidente di Libera, proprio di recente, durante una sua visita in città – c’è una massoneria che impasta tutto, che qui ha reso la legalità malleabile, che ha fatto un tutt’uno con quella politica che non gradisce chi non si volta dall’altra parte dinanzi alle malefatte, a Trapani è vero ci sono belle realtà che stanno dalla parte giusta ma ci sono segnali inquietanti, segmenti di massoneria, criminalità organizzata e mafia tesi solo a distruggere questa terra, è ora di alzare la voce dinanzi a chi sceglie prudenti silenzi, l’omertà uccide la verità e la speranza delle persone”.

(pubblicato sul mensile S numero di marzo 2017)