Il peso dell’Antimafia, Commissioni a confronto.

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(di Marco Bova)
Due Commissioni Antimafia, due approcci differenti. In Sicilia la differenza è evidente e gli effetti pure. C’è quella parlamentare, presieduta da Rosy Bindi, lo scorso mese ha disposto il sequestro di tutti gli elenchi delle logge massoniche che hanno paventato la violazione della privacy. E c’è quella regionale, presieduta dal dimissionario Nello Musumeci che ieri ha presentato alla stampa gli esiti di una ricerca sulla percezione del fenomeno mafioso tra i giovani preadolescenti. Uno studio non «valido scientificamente», condotto su un «campione non rappresentativo, per stessa ammissione del professore Orazio Liciardello, ordinario di Psicologia sociale all’Università di Catania che svolto la ricerca gratuitamente.
L’indagine a costo zero nasce su input della Commissione e su 157.863 studenti spalmati nelle scuole medie siciliane è stata rivolta ad un campione di 166 individuati tra i comuni di Barcellona Pozzo di Gotto, Capizzi, Palagonia e Paternò. Le domande rivolte ai ragazzi che non sapevano di essere esaminati – erano basate su elementi metaforici. Una tecnica efficace in cui a contare è l’orientamento delle risposte. Dagli esiti, in buona sostanza, «i giovani non credono che lo Stato sia più efficiente, più dinamico, più forte e deciso della mafia». La ricerca secondo il professore Licciardello «meriterrebbe approfondimento e ci vorrebbero tempi e risorse che noi non avevamo. Al lavoro hanno collaborato anche altre due assistenti e anche loro non sono stati pagati. Le condizioni non erano delle migliori ma possiamo pur sempre agire basandoci su questi dati parziali».
La ricerca sarà completata con i risultati dei test sottoposti ad alcuni studenti dell’Università di Palermo che nell’ultima sessione di febbraio hanno svolto gli esami. Alla fine dei conti però il dossier rischia di diventare carta straccia. Negli anni in molti si sono interrogati sulla percezione del fenomeno mafioso sviluppato tra i giovani. Tra questi il Centro Pio La Torre che da oltre un decennio conduce questa ricerca. «In Sicilia c’è già uno strumento per intervenire concretamente – dice Toto Cordaro, vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia – ed è la legge regionale 15/2009 che aveva previsto l’ora di legalità nelle scuole siciliane. Una legge che non è mai stata applicata, né con Lombardo, nè con Crocetta». Sarà anche per questo che gli esiti della ricerca non si tradurranno in proposte legislative ma «verranno trasmessi al presidente dell’Assemblea regionale – dice Musumeci – ai comuni interessati, al governo regionale e alle istituzioni scolastiche, che rappresentano gli interlocutori privilegiati per approntare i rimedi».
Dopo la presentazione il leader del movimento Diventerà Bellissima si è fiondato in aula per sparare a zero contro il «cerchio magico» del governatore Rosario Crocetta. «In Sicilia esiste una cricca. Che da dieci anni è impegnata nell’attribuzione di incarichi di sottogoverno e alla stessa formazione dei governi. Un gruppo che usa l’antimafia come clava contro gli avversari politici». Silurate anche contro Antonio Fiumefreddo, presidente dimissionario di Riscossione Sicilia che alcuni giorni fa aveva contribuito ad un inchiesta della procura di Catania su nove dipendenti dell’ente, accusati di agevolare tre deputati regionali che avevano debiti col Fisco, tra cui Musumeci. «E’ la mafia dell’antimafia», ha detto, in un intervento corposo, terminato con le dimissioni dalla presidenza della Commissione regionale Antimafia per annunciare la candidatura alle primarie siciliane del centrodestra. Era il 2017 e in Sicilia la politica non aveva concluso i giochi di potere legati alla lotta alla mafia. Un labirinto di fatti, indagini e iconografie tipico delle leggendarie tragedie greche.