Troppi “non ricordo”. Ora la deputata Pd rischia l’incriminazione

michelacampana

Troppi non ricordo. Tanti da mutarsi in reticenza. La deposizione come testimone della deputata Pd Micaela Campana alla 128esima udienza di Mafia Capitale è un disastro. Certamente politico. Sicuramente giudiziario. C’è il rischio che l’onorevole, membro della segreteria nazionale del Pd e fedelissima di Matteo Renzi, potrebbe essere indagata per falsa testimonianza dalla Procura di Roma. Secondo i pm la sua deposizione è stata scandita “da una serie di bugie e reticenze smentite dal contenuto degli atti”.
I magistrati potrebbero chiedere ai giudici del tribunale, in sede di requisitoria, la restituzione del verbale di deposizione della parlamentare al fine di procedere per falsa testimonianza. Era stata la difesa di Salvatore Buzzi a inserire la giovane deputata, nell’elenco dei testimoni. Punti cruciali dell’interrogatorio i rapporti con Buzzi, le intercessioni per stabilire un incontro col sottosegretario all’Interno Bubbico e la presentazione di una interrogazione parlamentare.
Elementi che ruotano intorno al grande tema dei rapporti tra la politica e la Coop 29 giugno, le protezioni e gli scambi di favori. Soldi e assunzioni. Finanche, ed è questa la parte più miserabile, un trasloco, roba da qualche centinaio di euro. Bisognava esserci lunedì scorso nell’aula bunker di Rebibbia per assistere alla testimonianza della deputata, moglie separata dell’ex assessore Pd Daniele Ozzimo, già condannato per corruzione in un filone della maxi inchiesta a due anni e due mesi di reclusione, in abbreviato.
Lei, inizialmente sicura, nega l’autorizzazione alla ripresa televisiva. Uno degli avvocati di Salvatore Buzzi, Piergerardo Santoro, incalzante ed impietoso nelle domande. La Presidente Rosanna Ianniello spazientita per i troppi non ricordo. “Lei è una persona giovane, sono fatti che risalgono a pochi anni fa, le vicende legate a Buzzi hanno suscitato un grande clamore, come è possibile che lei non ricorda? Come spiega questo non ricordo continuo”. Silenzio. E ancora: “Non faccia ipotesi, lei ha assunto impegni con Buzzi?”. Risposte imbarazzate e imbarazzanti. Di nuovo: “Le ricordo che l’obbligo del testimone è dire la verità. Lei sa che la deposizione di un teste viene valutata da un tribunale per capire se è veritiera oppure no e adotta i provvedimenti di competenza…”. L’onorevole nel panico: “Certo”. La Presidente spazientita: “Lei è anche nella Commissione giustizia della Camera e dovrebbe sapere che il testimone risponde dei fatti di cui è a conoscenza… quindi”. Altri silenzi. Imbarazzo quando il pm Luca Tescaroli legge un sms inviato dalla Campana a Buzzi: “Bacio grande capo”. Perché, chiede il magistrato, lei che è un parlamentare si esprime con soggezione e rispetto verso un imprenditore? Risposta: “Quel grande capo è un segno di rispetto perché Buzzi lo conosco da tempo, è un modo di rivolgersi nei confronti di una persona più grande di me”.
Rispetto a parte, rimangono ancora senza una risposta convincente i rapporti tra la deputata Campana e l’impero di Buzzi. Perché si attivò per fissare un appuntamento tra Buzzi e il sottosegretario Bubbico? “Fu lui a chiedermelo ma non so di cosa dovessero parlare”. Perché promise a Buzzi di presentare una interrogazione parlamentare sulla vicenda del centro di Castelnuovo di Porto? “Ma io non la presentai”. Memoria corta anche sulle “segnalazioni” da persone da assumere alla 29 giugno. Cortissima sul trasloco di mobili e masserizie del cognato fatto dalla coop. Troppi vuoti di memoria che spazientiscono la Iannello: “Le ricordo per la quarta volta che mentire sotto giuramento è un reato”.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 19 ottobre 2016)