L’antimafia allegra. Con i soldi pubblici

Gerbera

(Di LUCIO MUSOLINO )
Prima è toccato a Rosy Canale, simbolo antimafia e fondatrice di “Donne di San Luca”, condannata a 4 anni di carcere in primo grado per la gestione dei fondi. Poi al “Museo della ’ndrangheta”, il cui presidente Claudio La Camera è indagato per peculato, falso e truffa. E ora a far brutta figura è il Coordinamento nazionale “Riferimenti ” di Adriana Musella: bilanci da capogiro che si reggono solo grazie alle centinaia di migliaia di euro elargiti dalla politica per attività antimafia. A darne notizia è stato il sito internet del Corriere della Calabria che ieri mattina ha pubblicato la contabilità di “Riferimenti ” dal 2011 al 2014. Il giornale locale parla di soldi spesi in magliette “in numero sufficiente a vestire un reggimento, fiori costati quanto lo stipendio annuale di un impiegato, compensi e rimborsi a familiari”. Ma anche hotel, viaggi, ristoranti e taxi pagati con finanziamenti pubblici. TRA SOLDI della Regione, della Provincia di Reggio Calabria, fondi comunitari e fondi del ministero dell’Istruzione, tra il 2011 e il 2012 nelle casse dell’associazione sarebbero finiti circa 400 mila euro. Grazie anche a un protocollo da 130 mila euro siglato nel dicembre 2010 tra il Consiglio regionale (targato centrodestra e Scopelliti) e Adriana Musella, vicinissima al presidente del Senato Piero Grasso che, ogni 3 maggio, è in Calabria per l’anniversario dell’uccisione del padre Gennaro. Non solo convegni istituzionali, qualche incontro nelle scuole e “settimane bianche dell’antimafia” a Folgaria. Nelle pieghe del bilancio trovano spazio pure 60mila euro di tipografia per la realizzazione di calendari e di un libro (poi rivenduti in gran parte alla Regione), 11mila euro per omaggi e addobbi floreali, 23 mila euro per le magliette distribuite durante la manifestazione “Gerbera Gialla” e quasi 5 mila euro di targhe. Con i soldi della Regione poi sono state pagate le bollette dei cellulari (5mila e 900 euro), quelle del telefono fisso (2mila euro) e dell’energia elettrica (844 euro). Ma anche 1.778 euro all’Apple Store di Roma dove la Musella avrebbe speso pure 141 euro al negozio di abbigliamento “Zara”. Altri 2mila euro all’Ikea di Milano, 500 euro per il meccanico d el l’auto e 1.300 euro per il carrozziere. Alla voce “pranzi e cene”, inoltre, ci sono 7mila e 200 euro di cui 2.000 spesi alla Locanda di Molinara e 1.500 al ristorante “I Tre Farfalli” di Regge, all’epoca –scrive il Corriere della Calabria – “di proprietà del cognato della presidente (Musella, ndr), Salvatore Neri” che, da Riferimenti, ha percepito altri 6 mila euro in tre anni. BEN 16MILA EURO, invece, i compensi pagati da Riferimenti a Francesco Tortorella, di professione grafico ma anche figlio di Adriana Musella. “Perché non dovrei fare lavorare mio figlio? Sono un ente pubblico? Io sono un’associa – zione e mi affido a chi mi tratta meglio – si difende la Musella –. Non c’è un’indagine giudiziaria. Questa è macchina del fango”. Ma spese allegre e gettoni a figli e parenti fanno discutere e sono un altro duro colpo alla credibilità dell’antimafia in Calabria.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 26 febbraio 2016)