Alcamo, voto di scambio

Il magistrato Marcello Viola in una foto d'archivio del 28 ottobre 2010. Un vertice tra il procuratore Francesco Messineo, l'aggiunta Teresa Principato e i pm Marcello Viola e Geri Ferrara che indagano su presunti festini a luci rosse a base di droga a cui avrebbero partecipato uomini dell'entourage del premier Silvio Berlusconi è in corso negli uffici della Procura di Palermo. ANSA / FRANCO LANNINO

Il magistrato Marcello Viola . ANSA / FRANCO LANNINO

Di Marco Bova

Chieste condanne a tappeto nel processo per voto di scambio sulle elezioni amministrative di Alcamo del 2012. Il procedimento è noto (http://www.tp24.it/2016/01/16/cronaca/papania-e-il-voto-di-scambio-ad-alcamo-una-storia-di-miseria-e-meschinita/97252) si svolge dinanzi al giudice per le udienze preliminari Lucia Fontana e tra gli imputati spicca il nome dell’ex senatore Nino Papania (Pd). Con lui, alla sbarra Massimiliano Ciccia (suo collaboratore), Giuseppe Bambina, Filippo Renda e Giuseppe Galbo. Nella giornata di ieri i pubblici ministeri Franco Belvisi ed Anna Trinchillo hanno concluso la requisitoria. Per tutti gli imputati è stata chiesta la condanna, ma la notizia principale è l’uscita di scena di uno dei personaggi principali del procedimento: il consigliere comunale di Alcamo, Antonio Nicolosi.

La sua posizione è stata stralciata e per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio che, in caso di accoglimento del giudice, porterebbe Nicolosi ad essere giudicato senza le agevolazioni del rito abbreviato: la riduzione di un terzo della pena. Scelta analoga è stata fatta dal pensionato Giuseppe Milana. «La decisione – dice l’avvocato di Nicolosi, Baldassare Lauria – è legata ad un fatto puramente tecnico. La contestazione processuale è quella di aver creato un’associazione a delinquere che attraverso più episodi avrebbe alterato le operazioni di voto, vediamo come si esprime il giudice». Anche durante la requisitoria il pubblico ministero Belvisi aveva ripercorso le accuse mosse al consigliere comunale parlandone come il «caposaldo dell’associazione a delinquere». «La posizione di Nicolosi in questo teorema è fondamentale – continua Lauria – ma sono certo che svolgendo un rito ordinario (ascoltando i testi in aula e approfondendo alcuni punti) alcune cose potrebbero chiarirsi».

In udienza c’è stato spazio anche per i difensori delle parti civili, di quei cento cittadini riconosciuti come vittime, del comune di Alcamo e dell’ex candidato della lista civica Abc, Niclo Solina. Per gli altri imputati i pm Belvisi e Trinchillo hanno chiesto la condanna. A partire dal’ex senatore Nino Papania. Per lui sono stati chiesti 2 anni e 4 mesi di reclusione per l’accusa di concorso esterno in associazione a delinquere. Un sistema fatto di «allusività esplicita ed elettori fidelizzati», hanno detto i magistrati, chiedendo la condanna per Massimiliano Ciccia (1 anno e sei mesi), Giuseppe Bambina (2 anni e sei mesi), Filippo Renda e Giuseppe Galbo (1 anno e otto mesi). «Mi pare una richiesta esorbitante – afferma Vincenzo Catanzaro, avvocato di Papania – in questo processo non c’è una prova, non c’è l’associazione a delinquere e lo spiegherò alla prossima udienza». Durante la requisitoria i pm hanno finito per citare il video acquisito agli atti (pubblicato da tp24 la scorsa settimana, questo è il link https://www.youtube.com/watch?v=mS_lDORKw5Q) in cui compaiono Nicolosi, Papania e Sebastiano Bonventre, all’epoca candidato sindaco, poi eletto con uno scarto di 39 voti. «Quelli sono discorsi di rito che Papania avrà ripetuto 40 volte – continua Catanzaro – sono clausole di stile, per me quel video è il nulla più assoluto». Processo rinviato a giovedì prossimo per l’audizione dei legali degli imputati.