Il destino degli infedeli del Viceré Vicienz:dannati per sempre, come in Nord Corea

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Che Carmelo, Nello per gli amici, Mastursi sia il Giuda di Vincenzo De Luca, non ci credono neppure i sampietrini di Santa Lucia. Perché Nello a Vicienz deve tutto. Carriera, potere, destino di “burocrate servente”, le foto in riva al mare con la ministra Boschi. Tutto. Che poi Nello abbia “m inacciato” il viceré in bilico – addirittura “in concorso” con un altro fedelissimo deluchiano, l’avvocato Giuseppe Vetrano da Avellino, che in campagna elettorale si incaricò di coordinare le liste zeppe di impresentabili a sostegno del futuro governatore –è una cosa che lascia allibiti. Perché in quella potente macchina di potere costruita che è il “sistema” De Luca, c’è posto solo per chi professa e pratica fedeltà assoluta. Gli infedeli sono destinati a una terribile damnatio memoriae in salsa salernitana. Un solo dato è certo allo stato attuale delle conoscenze su quel maledetto imbroglio della Campania, ed è l’enorme mole di bugie messa in campo per nascondere la verità all’opinione pubblica. Riepiloghiamo. La polizia arriva nella casa salernitana di Mastursi il 19 ottobre per una perquisizione, De Luca è a Milano all’Expo dove si trattiene fino al 21. Rientrato in Campania, il 29 ottobre il governatore sa di essere indagato, tanto che il suo legale scrive al procuratore di Roma per chiedere di interrogarlo. Nel frattempo Mastursi vaga nervoso per i meandri del palazzo della Regione a Santa Lucia, il 6 novembre decide di dimettersi e il giorno dopo ne parla con De Luca. Tra i due, scrive Il Mattino, volano parole grosse. IL 9 NOVEMBRE una nota d el l ’Ufficio stampa della Giunta, comunica le dimissioni del fedelissimo giustificandola con “l’impossibilità di coprire contemporaneamente il ruolo di responsabile politico del Pd regionale e un ruolo istituzionale del tutto assorbente per i carichi di lavoro e i ritmi…”. Ringraziamenti finali per “la ollaborazione e il lavoro di questi mesi”. Un linguaggio che neppure nella Corea del Nord del “presidente eterno” Kim Il-sung. Una montagna di menzogne e un sacrificio, quello di un uomo dell’apparato che ha sbagliato. Non è il primo. Anche Alfredo D’Attorre, oggi fuori dal Pd e impegnato a ricostruire la sinistra, fu tra i fedelissimi di De Luca. Gli dedicò finanche un testo filosofico-sociologico sull’obbedienza. Gli disse male e da segretario dei Ds salernitani fu esiliato in Calabria. Nello Mastursi, invece, la politica l’ha masticata da ragazzo. E sempre con i vincenti. Anni Ottanta, il giovane Nello è accanto a Carmelo Conte, ministro salernitano e plenipotenziario di Craxi per il Sud.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano 12 novembre 2015)