Sangue infetto: al via il processo

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(di Elisabetta Cannone)
Si farà. A mettere assieme le parole fine e inizio a una drammatica vicenda sanitaria andata avanti per decenni è stata l’ordinanza del giudice monocratico della VI sezione penale del tribunale di Napoli, Giovanna Ceppaluni. Il giudice ha infatti stabilito l’avvio del processo contro Guelfo Marcucci, Duilio Poggiolini e altri in merito al cosiddetto scandalo sangue infetto. A distanza di ventisette anni, dopo lo spostamento di competenza territoriale dal nord, Trento, al sud, Napoli, il trasferimento in tir dei relativi faldoni e nonostante gli strenui tentativi della difesa di rendere tutto nullo, i vertici delle case farmaceutiche accusate di aver commercializzato tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’90 emoderivati infetti che causarono la morte di centinaia di emofilici e il contagio di diverse migliaia di epatite B, C e Hiv dovranno rispondere delle loro eventuali responsabilità penali.
La decisione storica della dottoressa Ceppaluni, dello scorso lunedì, ha dato di fatto ragione ai legali delle parti civili. Eccezioni di non poco conto, come spiega uno dei legali, l’avvocato palermitano Ermanno Zancla: “Il giudice ha respinto tutte le eccezioni preliminari formulate dai difensori degli imputati – commenta alla fine dell’udienza il penalista – : la nullità del decreto che dispone il giudizio, la prescrizione della maggior parte dei capi di imputazione e soprattutto la richiesta di incompetenza per territorio che avrebbe comportato un ulteriore spostamento di sede del processo. Questione collegata – aggiunge il legale – al momento della prescrizione del primo decesso avvenuto a Napoli e che ne aveva radicato qui la competenza. In particolare il giudice ha confermato la nostra tesi secondo cui il reato di omicidio plurimo contestato comporta il raddoppio dei tempi anni di prescrizione ordinaria. Fatto che ci da un certo respiro per il futuro consentendoci di andare avanti con un processo a Napoli e che non si prescrive”.
Stessa soddisfazione è stata espressa anche dall’avvocato Pasquale Vaccaro di Fedemo (Federazione emofilici): “Per la Federazione la decisione del giudice significa poter finalmente tutelare gli interessi di tutti i propri assistiti, di quegli emofilici che hanno subito e continuano a subire danni fisici, e degli gli eredi che hanno patito un danno morale e patrimoniale. A questo si aggiunge ovviamente la necessità di punire chi effettivamente ha posto in essere le condotte identificate dal capo di imputazione di omicidio colposo. Con il processo si cercherà di dipanare una matassa lunghissima. Noi ci saremo per fare battaglia, per ottenere un risultato e capire di chi è la colpa”.
All’entusiasmo per quanto ottenuto fa eco il commento critico di Luigi Ambroso, presidente del Comitato 210/92, anche lui parte civile, “ricordiamoci che la magistratura non ha ancora aperto la seconda fase di processi – precisa il numero uno del Comitato -, quelli che riguardano le industrie straniere, detentrici all’epoca di più dell’80 del mercato: ora non ci sono più scuse, perciò ci attendiamo dalla Procura di Napoli l’immediata formulazione dell’avviso di chiusura indagini a carico dei dirigenti stranieri”.
All’apertura dell’udienza, il giudice Ceppaluni, aveva rigettato la richiesta del difensore di Duilio Poggiolini, l’avvocato Daniela De Leo, che aveva chiesto una nuova perizia sulle condizioni di salute del proprio assistito dopo la notizia del sequestro trasferimento della clinica privata abusiva e del suo trasferimento altra struttura.
“Sono molto contento – ha concluso l’avvocato Zancla – perché il processo finalmente si farà, dopo tanti anni e delusioni. A Trento dopo il successo all’udienza preliminare, alla prima udienza il tribunale dibattimentale trasmise gli atti qui a Napoli. Oggi temevamo che potesse succedere di nuovo. Invece ora la competenza per territorio non è più in discussione, non può più essere sollevata. Ormai il processo si fa a Napoli: il 9 novembre ci sarà la richiesta dei mezzi di prova”.