Rione Sanità, gioie e dolori

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Al Rione Sanità vive gente che fa schifo. Hanno facce brutte, fanno una vita di merda e sono pochi. Una minoranza. Un foruncolo purulento sul corpo di un grande quartiere. Una Napoli che è Napoli mille volte. Con le sue gioie e i suoi dolori. Le bellezze antiche che ti si parano davanti sfrontate ogni volta che infili la testa nell’androne di un palazzo. E vedi antiche scale seicentesche, archi e cortili costruiti per le carrozze. Ti fermi incantato e ti sembra di sentire il vociare di spagnoli e francesi, nobili e sapienti artigiani, uomini di chiesa e lazzari. Il bello e il brutto di terrazze abusive, plastiche, allumini anodizzati, pub, centri abbronzanti, motorini “smarmittati”…Nel brutto campano quelli che fanno schifo. I camorristi. Vuoi vederli? Basta fare un giro in alcuni vicoli del Rione. Arrampicarti su per via Santa Maria Antesaecula. Qui “ebbe i nobili natali” Antonio de Curtis, Totò. La sua foto è dovunque, nei bar e nelle pizzerie. La casa dove nacque è abbandonata. E’ una piazza di spaccio di notte sorvegliata da ronde in motorino. E’ guerra nei quartieri di Napoli e i le case dei boss sono presidiate come quelle dei rais delle milizie a Beirut. Le facce degli estranei che passano sotto i “fortini” sono controllate da sguardi rapidi ed esperti. Sono giovani che stazionano lì tutto il giorno, hanno la barba all’ultima moda hipster, le magliette strette e le braccia tatuate. “’A meglia parola è chella ca nun se dice”, è il messaggio sull’avambraccio di uno dei guardiani. Campano così, i camorristi, quelli che fanno schifo. Con l’alito fetente della morte sul collo. Ora il male che hanno seminato lo possono vedere in faccia ogni volta che passano in Piazza Sanità, proprio vicino alla chiesa di San Vincenzo ‘o munacone. E’ un pezzo di marmo bianco spezzato con scritte poche parole: “Genny Cesarano, vittima innocente. Difendi la vita”. Gennaro, detto Genny, 17 anni e un solo sbaglio (un furto di legno per il “focarone” di Sant’Antonio, che gli era costata una “messa in prova”) fu massacrato all’alba del 6 settembre. Crivellato di colpi da un commando della camorra a pochi metri dalla chiesa. “Mi devo riprendere Forcella e quelli della Sanità sono con noi”, aveva decretato un boss in ascesa. E fu guerra. Di lui, della sua gioventù, dei suoi sogni rimane un cippo. E le lacrime di Antonio, il padre, venditore di gadget ai concerti per campare la moglie e i tre figli. Il marmo spezzato è stato benedetto pochi giorni fa da due preti, padre Antonio Loffredo e Alex Zanotelli. Che hanno passato l’aspersorio agli amici di Genny. Ragazzi e ragazze con le lacrime agli occhi e i jeans a vita bassa.

Alla Sanità, intesa come Rione, vive un esercito di angeli. E sono preti, suore e ragazzi. Volontari giovani e vecchi che si sono rimboccati le maniche per dare una speranza a chi vuole vivere. Don Antonio Loffredo è il parroco della chiesa del “munacone”, camicia, jeans e “vieni pigliamoci il caffè”. Figlio di un imprenditore e ragazzo scapestrato assai (“se proprio deve continuare gli studi, meglio un istituto tecnico”, fu il giudizio dei suoi insegnanti alle medie), sceglie di “indossare la tonaca al posto del doppiopetto”. Ma nel dna ha stampato i cromosomi dell’uomo che sa far fruttare pure le pietre. E allora, stanco di dare l’estrema unzione ai morti di camorra, decide di mettere su cooperative, imprese sociali, mobilita energie, chiede aiuti, organizza, apre il mondo a ragazzi mai usciti dal loro vicolo con i viaggi all’estero. Dal 2003 lo affianca Alex Zanotelli, che ha scelto proprio la Sanità per continuare la sua missione. Ci vorrebbe un libro intero per descrivere il “miracolo” della Sanità, delle imprese sociali e dei posti di lavoro. Meglio far parlare i protagonisti. Rosaria Di Costanzo, 30 anni, insieme ad altri volontari organizza il doposcuola per 50 bambini del Rione. “Tutti strappati alla strada”. Parliamo di famiglie disgregate, di bassi dove è impossibile studiare, di quel giorno che hanno sparato per strada proprio mentre lei era con i bambini. Ma una scena ci dice più di mille racconti. Un ragazzo bussa alla porta, è alto e ha i capelli rossi. “Chiedo scusa, posso prendere una palla?”. Richiude e ringrazia. Un piccolo lord. Rosaria sorride. “In altri tempi avrebbe aperto, preso la palla e ci avrebbe guardato storto”. La salutiamo. Rossana Masi, 50 anni e un bel sorriso. E’ una volontaria di “Tutticolori”, insieme ad altri volontari, si occupa del doposcuola per i ragazzi delle superiori. “Abbiamo organizzato questo luogo proprio come una casa, i ragazzi vengono qui e studiano. Li aiuto io per le lingue, c’è l’architetto in pensione per la matematica, e insegnanti che dopo il loro lavoro vengono qui”. Suor Lucia, aiutata da giovani universitari volontari, si occupa dei pomeriggi di un centinaio di bambini. “Fanno i compiti, giocano. Trovano la serenità”. Un signore le vuole parlare: “Ho dei giocattoli nuovi da regalare, quando posso portarli?”. La suora ringrazia. “Butta il seme che germoglia”, ci dice. Vecchia Chiesa dell’Immacolata. Luogo di culto abbandonato, dal 2003 è diventato un teatro di 81 posti con un cartellone di riguardo. Ci sono ancora gli altari e antiche sculture, il palco e una palestra per la danza. Carlo Geltrude ha 25 anni, è attore ma anche uomo delle pulizie. Sogna di entrare all’Accademia del Teatro Mercadante. Con altri insegna teatro ai bambini e ai ragazzi. Ci racconta dei sacrifici e di come Roberto Saviano sia stato affascinato dai loro sforzi. “Finanzia alcuni nostri progetti”. Anna è la sua ragazza. Tiene a raccontarci che Saviano la sta aiutando sostenendo economicamente i suoi studi. “Voglio laurearmi e diventare educatrice per bambini in difficoltà”. La Chiesa è affollata di ragazzi e gente della Sanità. Si prega per Genny. Un’orchestra di archi e fiati suona musiche di Piovani e Morricone. La “Vita è bella” e “Mission”. La speranza e la ribellione invocata dai due sacerdoti nelle omelie. Paolo Acunzo, direttore d’orchestra. “E’ la Sanitàensemble, sono tutti ragazzi e ragazze del Rione. La musica contro la camorra è un’arma straordinaria”. Mentre il clarino di un “guaglione” suona “Gabriel’s oboe”, hanno tutti le lacrime agli occhi. Genny vive, la Sanità vuole vivere. Questi sono gli eserciti che devono occupare Napoli.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 9 ottobre 2015)