Sangue infetto, tribunale Napoli ammette parti civili

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(di Elisabetta Cannone)

Il processo, adesso, non sembra così impossibile. L’ultima vittoria da parte dei legali delle vittime di sangue infetto è stata ottenuta nell’udienza di ammissione di costituzione delle parti civili che si è svolta a Napoli, che ha riconosciuto tale diritto agli eredi delle vittime, alle associazioni nazionali (no invece quelle regionali), e la partecipazione come parte civile anche del ministero della Salute. Sono state escluse invece come responsabili civili la case farmaceutiche Kedrion e Novartis.
La vicenda su cui dovrà fare chiarezza in merito alle responsabilità penali il tribunale di Napoli è quella relativa al contagio di centinaia di pazienti emofilici che per curare la loro patologia hanno usato, tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’90 emoderivati infetti dai quali hanno contratto malattie quali epatite B e C, oltre al virus dell’Hiv. Molti di loro sono deceduti a causa di queste patologie, anche in età molto giovane, in media 40 anni.
Nel corso dell’udienza sono state riproposte le eccezioni degli avvocati degli imputati Poggiolini ed altri già presentate in udienza preliminare: la incompetenza territoriale, capi di imputazione troppo generici e reati che sarebbero prescritti.

“Come avvocati delle parti civili – afferma l’avvocato Ermanno Zancla – ho richiesto un brevissimo rinvio per una replica accurata alle richieste degli avvocati della controparte. Ci sarà un’altra udienza il 12 ottobre. Quello che abbiamo ottenuto oggi, per noi legali delle parti civili – continua Zancla – rappresenta già un buon risultato: i parenti e gli eredi delle vittime morte per cirrosi avranno diritto a essere presenti. Se ci dovessero dare ragione anche il prossimo 12 ottobre significherebbe iniziare finalmente il processo”.