Il Sindaco Marino e le mani sulla città

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(di Elia Fiorillo)

“Anfibologico”, che significa ambiguo, passibile di doppia interpretazione, è l’aggettivo che ha salvato dallo scioglimento il Consiglio comunale di Roma per infiltrazioni mafiose. Il prefetto Franco Gabrielli non è stato d’accordo con le conclusioni della Commissione prefettizia di accesso agli atti, insediata dal suo predecessore Giuseppe Pecoraro. La “discontinuità” tra la Giunta Alemanno e quella dell’attuale Sindaco Marino c’è stata, anche se tardiva. Quindi, “interpretando” l’art. 143 del Testo Unico di legge sugli Enti Locali il Sindaco con la sua Giunta e il Consiglio comunale non vanno a casa.

Per l’Italia è una buona notizia. Lo scioglimento per mafia della capitale d’Italia avrebbe avuto effetti mediatici disastrosi. Nell’immaginario collettivo Roma capitale e Mafia – insieme all’Italia – sarebbero state viste come un binomio inscindibile. Detto questo però resta il problema di come cambiare pagina. Il Sindaco Marino, forte della sua onestà personale non messa in discussione da nessuno in verità, non ha alcuna intenzione di dimettersi. E’ convinto di riuscire a far voltar pagina ad una città dove l’accoppiata Buzzi-Carminati per anni ha tenuto ben salde “le mani sulla città”. Si può pur comprendere il sentimento del primo cittadino; la voglia di riscatto. La rabbia per tutto ciò che è successo, nonostante l’impegno che ritiene aver profuso senza risparmio. Il problema è un altro. Quando non si è andati a casa per un’interpretazione, per un solo aggettivo, che potrebbe essere stato dettato anche dall’opportunità politica – licenziare il governo di Roma per mafia non si fa a cuor leggero – allora una riflessione è d’obbligo.

Qualsiasi azione Marino proverà a mettere in essere, dopo tutto quello che è successo, sarà vista dai romani come qualcosa di tardivo, che si è fatta solo dopo un cataclisma giudiziario pauroso. Insomma, una strada impercorribile per via della salita che ha una pendenza micidiale. Per non parlare poi delle opposizioni che avranno terreno fertile, giorno dopo giorno – qualsiasi iniziativa il Sindaco proporrà – ad alzare i toni di una polemica che non serve a Roma.

Certo, Marino si potrebbe inventare una Giunta di salute pubblica, dove inserire pezzi rilevanti della società civile. Ad esempio grandi conoscitori della macchina amministrativa, della cooperazione, dei servizi, ecc.. Non gente qualunque, ma personaggi che contano. A parte la difficoltà dell’individuazione dei soggetti in questione, ma avrebbe poi la forza e soprattutto la credibilità di gestire una macchina da guerra del genere?

L’uomo è testardo e andrà avanti assorbendo tutte le critiche possibili. Il Pd già diverse volte l’ha mollato e successivamente, per mero opportunismo politico, è stato costretto a difenderlo obtorto collo. Lo scenario cambierebbe di botto se il Sindaco decidesse di dimettersi. Le motivazioni potrebbero essere le più varie: dal Pd che non l’ha sostenuto in modo adeguato, alla responsabilità di lasciare difronte all’ambiguità del giudizio sullo scioglimento del Comune contenuto nella relazione del prefetto Gabrielli. Di motivi per abbandonare ne potrebbe trovare a volontà. Successivamente nel medio lungo periodo potrebbe anche passare per martire. Le sue dimissioni aprirebbero un capitolo nuovo per la politica romana. Nessuno più si potrebbe nascondere dietro il “sindaco onesto ma incapace”. Purtroppo il Sindaco non sentirà ragioni. Andrà avanti con passo forzato fino alla prossime elezioni amministrative facendo, suo malgrado, la campagna elettorale ai pentastellati.