Il distacco da colmare tra “la politica e la gente”

renzi e pd

(di Elia Fiorillo)

Nel Pd c’è stata solo una parentesi unitaria, quella che portò all’elezione del presidente della Repubblica e alla rottura del Patto del Nazzareno. Poi tutto è tornato come prima, anzi peggio di prima. La minoranza dei democrat, con in testa Bersani, diserta la riunione dei parlamentari voluta da Renzi per mettere a punto le riforme. Nessun alibi i dissidenti vogliono dare al segretario del partito. I confronti dovrebbero servire anche ad amalgamare posizioni, accettando punti di vista diversi da quelli del Capo. Ma il Jobs act è l’esempio che per il presidente del Consiglio non si tratta su tematiche che lui ritiene nevralgiche, anche sotto l’aspetto mediatico.

Non è solo Laura Boldrini, nella sua qualità di presidente della Camera, a storcere il naso perché il Governo non ha tenuto minimamente conto delle posizioni sulla materia espresse dal Parlamento. Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro, va giù duro contro il suo segretario di partito: “Quella sui licenziamenti collettivi era l’unica richiesta che il Pd aveva formulato all’unisono, Camera e Senato. Non tenerne conto significa che il Governo se ne infischia del Parlamento”. Per non parlare poi dei Sindacati dei lavoratori volutamente ignorati; meglio scientemente contrastati su tutta la delicata tematica.

Alle accuse interne ed esterne che gli vengono mosse dell’”uomo solo al comando” Matteo Renzi non si preoccupa più di tanto. L’importante per lui è portare a casa risultati per “uscire dalla palude”. Le sue indubbie capacità manovriere l’hanno condotto a centrare risultati significativi. Per i suoi avversari “molto fumo e poco arrosto”. Indubbiamente il “renzismo” ha dato un’accelerazione salutare alla politica. Resta il problema del distacco abissale tra “la politica e la gente”. Politica nel senso di “governo della città” e non di populismo fatto di trovate ad effetto, dove la comunicazione diventa basilare per dare voce alle viscere dei cittadini. Certo, i populisti – non solo nell’opposizione – crescono, anche nei consensi demoscopici, e la politica crolla sempre di più. Dovrebbe essere il contrario. Chi vuole essere ricordato come un vero leader, al di là dei consensi personali, deve puntare a che la politica trionfi. C’è bisogno, allora, di un lento processo d’individuazione, ma anche di formazione, dei quadri da portare a ”governare la città”. Mettendo da parte i tanti faccendieri esperti in voto di scambio. Puntando su donne e uomini che si siano impegnati nel “sociale” senza nulla chiedere. Costruendo con loro reti di condivisione per la gestione della “polis”. Un processo che i padri fondatori della Repubblica conoscevano bene e che ha funzionato fino ad una certa epoca. Insomma, impegnarsi seriamente a fare politica.

L’”uomo solo al comando”, illuminato quanto si vuole, è la negazione della democrazia e della politica, che poi sono le facce della stessa medaglia. Roberto Saviano, l’autore del bestseller Gomorra, aveva invitato a non andate a votare alle primarie Pd in Campania tenutesi, dopo ben quattro rinvii, domenica scorsa. “I candidati – secondo Saviano – sono espressione della politica del passato. Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio“. In lizza il decaduto sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e l’europarlamentare Andrea Cozzolino, politici non proprio nuovi e certo discussi. Ha vinto De Luca incorso ultimamente negli strali della legge Severino perché condannato per abuso d’ufficio, ma anche per i problemi d’incompatibilità tra la carica di sindaco e di viceministro che rivestiva durante il governo Letta. Nelle precedenti elezioni regionali era già stato battuto dal presidente in carica della Regione Campania Stefano Caldoro.

Pare che Renzi una spallata a quei nomi, poi apparsi in lista, volesse darla. Ha provato a sentire un po’ in giro donne e uomini della cosiddetta società civile per trovare un candidato alternativo: un noto giornalista napoletano impegnato nel sociale e altri soggetti illibati. La risposta è stata no. Se non hai dietro un vero partito, una squadra che sia tale, non serve “un uomo solo al comando”.