Munnizza trapanese

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(di Marco Bova)

Il processo sulla «Falsa Munnizza» ha avuto inizio dinanzi il Tribunale di Trapani. Poche necessarie procedure burocratiche e tutto rinviato alla prossima udienza a causa di una mancata comparizione di un imputato. Si tratta del procedimento scaturito da un inchiesta della Dda di Palermo sul presunto sistema “illegale” di raccolta e smaltimento dei rifiuti gestito dall’allora Ato Tp1 Terra dei Fenici in diversi comuni della parte nord della provincia di Trapani. I fatti contestati risalgono al biennio 2010-2012 e vedono come imputati per il reato di «traffico illecito di rifiuti» Salvatore Alestra, ex direttore dell’Ato Tp1 Terra dei Fenici, Orazio Colimberti, direttore dell’area Sud dell’Aimeri Ambiente e Salvatore Reina, capo impianto del cantiere di Trapani per conto dell’Aimeri. A processo anche Michele Foderà, amministratore di fatto della Sicilfert di Marsala, Pietro Foderà, socio e responsabile dei conferimenti nella Sicilfert e Caterina Foderà, responsabile amministrativo della stessa azienda. Ad Alestra e Colimberti, inoltre, viene contestato anche il reato di «corruzione».
Un procedimento concettualmente diviso in due, sul quale le difese degli imputati stanno meditando se sollevare un criterio di competenza territoriale. L’intera inchiesta, infatti, si sviluppa a cavallo fra i territori di Marsala e Trapani. Nella ricostruzione dei magistrati, per quanto riguarda il reato di corruzione, Colimberti avrebbe commesso una serie di assunzioni illecite per favorire alcune persone segnalate da Alestra e dal senatore Nino Papania. La posizione di quest’ultimo è stata stralciata e in questi giorni tornerà all’esame della «Giunta per le immunità» di Palazzo Madama la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni delle telefonate tra l’ex parlamentare e i suoi co-indagati. Utile ricordare come i nomi di Colimberti ed Alestra, oltre ad essere i più blasonati tra gli imputati in questo procedimento, sono quelli che rimandano ad altre vicende. Infatti, Colimberti (già direttore generale dell’Amia) lo scorso anno è stato arrestato nell’ambito di un inchiesta della Procura di Trani con l’accusa di aver tentato di truccare una gara d’appalto, mentre il nome di Alestra emerge dalle conversazioni contenute nei carteggi giudiziari che hanno disposto il sequestro per mafia di Michele Mazzara.

Tornando al processo sulla «munnizza», la parte più intricata riguarda il secondo filone, quello che fa riferimento al «traffico illecito di rifiuti». L’intera vicenda, ruota attorno al presunto «falso conferimento in discarica» di oltre 47 mila tonnellate di rifiuti provenienti dai comuni dell’Ato presso la Sicilfert, azienda specializzata nella produzione di composto e concimi. Secondo gli inquirenti, dentro i furgoni giunti nella discarica di contrada Maimone non c’erano «rifiuti biodegradabili di cucine e mense», così come scritto nelle distinte, bensì rifiuti non differenziati. Ed’ è lì’ che si innesta un meccanismo perverso che ruota attorno al ruolo del controllore e del controllato. Infatti, secondo l’accusa la Sicilfert avrebbe tratto profitto «dal mancato smaltimento di rifiuti» mentre l’Aimeri avrebbe eluso il rischio di sanzioni legato al mancato rispetto dei limiti di raccolta differenziata imposta dal capitolato d’appalto. Proprio per questo, ad entrambe le aziende, è stata riconosciuta la responsabilità civile ed in caso di condanna saranno obbligate a risarcire le parti civili.

In aula l’accusa viene rappresentata dal pm della Dda Carlo Marzella; giudice Alessandra Camassa. Nella prima udienza sono state ammesse come parti civili i comuni di Marsala ed Erice, le associazioni Codici, Codici onlus, il Movimento difesa del Cittadino di Marsala e l’associazione antiracket Paolo Borsellino onlus. Inoltre in aula era presente un legale del Ministero dell’Ambiente e dell’Assessorato all’Ambiente che ha preannunciato la richiesta di parte civile che verrà formalizzata nella prossima udienza. Tutto rinviato al 24 marzo.
(pubblicato su TP24)