La Santa, grande holding criminale

ndrangheta

“L’inchiesta della Procura di Milano ci offre un documento straordinario, per la prima volta sentiamo dalla diretta voce di uomini della ‘ndrangheta pronunciare le parole del giuramento di affiliazione. Qui non ci sono pentiti che raccontano, non ci sono mediazioni, sentiamo le voci, vediamo i volti, abbiamo una cognizione diretta e infallibile”. Enzo Ciconte studia da anni struttura, dinamiche, linguaggi e tradizioni della ‘ndrangheta, mafia delle sue terre che approfondisce come docente in molte università e autore di saggi importanti.
Gli appassionati del folklore mafioso impazziranno…
“Altro che folklore, qui siamo di fronte a novità importanti.
Il rituale del giuramento si richiama molto alle tradizioni degli albori della ‘ndrangheta. Ci sono i capi e il cerchio formato, così il picciotto che viene battezzato non può vedere chi ha alle spalle. Ma vengono pronunciati i nomi di tre massoni”.
Nel giuramento tradizionale della ‘ndrangheta la simbologia è diversa, si richiama più alla Chiesa, ed è un Santo, San Michele Arcangelo, a bruciare nelle mani dell’affiliato.
“Certo, ma qui siamo ad un livello diverso, si giura per l’affiliazione alla Santa, qualcosa di superiore e di più raffinato. Torniamo ai tre massoni citati, Mazzini, La Marmora e Garibaldi. Due di questi sono generali, uomini in divisa, rappresentanti quindi della legge e dello Stato. Nel giuramento di affiliazione alla ‘ndrangheta, insieme ai santi si evocano i famosi tre cavalieri spagnoli che sbarcati in Sicilia si divisero per fondare la mafia sull’Isola, la ‘ndrangheta in Calabria e la camorra in Campania, e uno dei dogmi imposti all’affiliato era ed è quello di ripudiare ogni contatto con le divise, gli sbirri, lo Stato. Una figlia di ‘ndrangheta non potrà mai sposare un carabiniere o un finanziere. Nella Santa le cose sono diverse”.
Un livello superiore.
“Direi un livello di elite, che la ‘ndrangheta usa per entrare in contatto con mondi che le possono tornare utili. A differenza del picciotto dell’Aspromonte, il “santista” potrà relazionarsi con uomini in divisa, magistrati, insomma allargare e affinare il suo sistema di contatti”.
Quando nasce la Santa?
“Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, quando i vecchi boss decisero di allargarsi e di varcare i confini della Calabria. La Santa prende corpo quando la ‘ndrangheta si pone l’obiettivo di trasformarsi da criminalità agro-pastorale a grande holding criminale. Un ruolo importante, forse ancora sottovalutato negli studi e nell’analisi, furono i sequestri di persona, quando le famiglie di ‘ndrangheta cominciano ad entrare in contatto con gli apparati dello Stato. L’allarme sociale per i rapimenti era altissimo e sul territorio cominciarono a muoversi, oltre a Polizia e Carabinieri, anche servizi segreti e strani mediatori. Il contatto con la massoneria fece il resto e fu il veicolo per entrare rapporto con settori della finanza, dell’imprenditoria, della politica e con pezzi dello Stato”.
Perché la Santa in Lombardia?
“Perché è lì che si fanno i soldi. La ‘ndrangheta è una organizzazione perfettamente capitalistica, punta in alto, ai mercati che contano. E sulla piazza di Milano non puoi mandare a fare trattative il picciotto semianalfabeta, hai bisogno di un livello più sofisticato. In Lombardia sono stanziati i livelli alti della ‘ndrangheta”.
Che però non dimentica le tradizioni.
“Certo, il collante ideologico è fondamentale in una organizzazione che ha sue filiali in tutto il mondo che conta. Il boss o il picciotto che partono dalla Calabria e vanno a Lambrate devono trovare casa e accoglienza, per così dire”.
Nell’inchiesta di Milano durante la cerimonia di affiliazione alla Santa viene evocata una pistola e una pasticca di cianuro. L’affiliato che sbaglia deve giudicarsi e sopprimersi da sé.
“Anche questa è una novità, la Santa porta ai massimi livelli la richiesta di fedeltà assoluta dell’affiliato”.
Sembra la scena di un film
“Ma è realtà, per anni negata. Ricordo la polemica di Bobo Maroni contro Saviano e la richiesta di un risarcimento televisivo. La verità è che la ‘ndrangheta in Lombardia elegge sindaci, consiglieri comunali e regionali. La Lega l’ha sempre combattuta a chiacchiere, ma non l’ha mai contrastata nei comuni che pure amministrava”.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 19 novembre 2014)