La libertà di stampa in Molise

IorioMolise

Se volete fare un tuffo nel disgusto e vedere da vicino di quali aberrazioni sia capace la politica quando viene piegata gli interessi di pochi ras di provincia, dovete fare una vacanza in Molise. Ne vale la pena, perché oltre all’aria buona e all’ottimo cibo, qui è possibile ammirare le gesta di Iorio, Angelo Michele, vecchio capataz della Dc, poi del Ppi, infine di Forza Italia e del Pdl. Eterno presidente della Regione, senatore, macinatore di voti, insomma padrone della vita e della morte dei molisani. E allora scoprirete come la libertà di stampa non vale un tubo, saprete di editori pluripregiudicati e falliti che obbediscono alle direttive del ras, di concorsi truccati per far vincere i soliti amici, di avvenenti direttrici di tv locali pronte ad obbedire ai desiderata del padrone. Manuela Petescia è la direttrice di “Telemolise e Telemolise 2”, due tv in una regione che conta poco più di 300mila abitanti. Audience bassissima, ma fedeltà politica a Angelo Michele Iorio altissima. La direttrice lo “informava, aggiornava e consultava sui contenuti e il taglio delle notizie e sulla linea editoriale delle due emittenti”. Insomma, peggio che in una repubblica delle banane. Ma poco male, Iorio era il padrone, “il referente politico”, piaceva dire alla direttora, e la linea editoriale era solo “formalmente autonoma”. E allora vai con i servizi, le interviste lunghissime, i monologhi di Michele, gli attacchi alla rachitica opposizione. E se in quelle due tv qualche giornalista tentava di raddrizzare la schiena, peggio per lui. “Lo licenzieremo”, promettevano direttora ed editore. Tanta fedeltà assoluta, totale, da far morire di invidia Padre Pio, in cambio di cosa? Denari, soldi, moneta contante, sempre prelevata dalla disastrate casse della Regione.E così alla società proprietaria delle due tv, la Regione sborsa 241 mila euro per il noleggio dei ripetitori. Servivano alla Protezione civile, la giustificazione . Tutto scritto, nero su bianco, nelle carte dell’inchiesta sul “sistema Iorio”, firmate dal procuratore capo Armando D’Alterio e condotta dalla Squadra Mobile di Campobasso. L’inchiesta è finita con una trentina di indagati, insieme a Iorio, l’ex assessore alla formazione professionale Gianfranco Vitagliano (per aver utilizzato l’auto blu per scopi privati), funzionari, editori e giornalisti. Come Ignazio Annunziata, plurifallito, pluripregiudicato, giornalista abusivo con il pallino della raccolta di dossier, e padre-padrone del free-press “Gazzetta del Molise”. Anche lui bussava a denari. “Prometteva ed effettuava costante campagna elettorale a favore di Iorio…e gli consentiva l’esercizio del rispettivo indirizzo tramite direttive intese a garantire a Iorio un complessivo supporto mediatico”. In cambio fioccavano inserzioni pubblicitarie e soldi. Tanti, 90mila euro, per il progetto “Quick reporter 2.0”, per la fornitura di una piattaforma multifunzionale per la gestione di una redazione giornalistica. Chi pagava? “Molise Acque”, sì, avete letto bene, in pratica l’ente che deve assicurare che l’acqua scorra ogni giorno nelle case dei molisani. Uomo potentissimo, Annunziata, ma anche generoso. Un giorno regalò al presidentissimo Michele Arcangelo Iorio due abiti che gli costarono 1100 euro, “a remunerazione – scrivono i pm – delle utilità promesse ed erogande dello Iorio”. Generoso certo, ma anche pericoloso. Perché quando in Molise, dove i conti della sanità sono devastati da scelte scellerate e clientelari, arriva l’ispettore da Roma, si scatena l’inferno. Come in un racconto di Sciascia, bisogna fermare il ficcanaso, e allora il dottor Angelo Percopo, direttore generale della A. S. Re.M dei Campobasso, chiama lo spericolato editore della “Gazzetta” e gli commissiona una “campagna di stampa diffamatoria” contro l’ispettore. Dossier e minacce di pubblicare inesistenti filmati hard, anche contro la direttore di Telemolise che si era rifiutata di mostrare nella rassegna stampa la “Gazzetta”. Infine, se lo schifo non ha ancora abbattuto il lettore, lo scandalo dei concorsi alla protezione civile. In corsa consiglieri provinciali, sindaci ed ex, attivisti e propagandisti di Iorio. A loro le domande venivano mostrate il giorno prima.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano)