La religione rimane Cosa Nostra

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(di Chiara Caprio)

La storia di Oppido Mamertina non è ancora finita. Prima la processione della Madonna delle Grazie che rende omaggio al boss locale. Oggi un video sul Fatto Quotidiano che mostra come l’intera processione venga organizzata e gestita dalle famiglie. Qualche giorno fa, a 600 chilometri di distanza, i mafiosi rinchiusi nel carcere di Larino, in Molise, si rifiutano di partecipare alla messa. Indicono lo “sciopero della comunione” contro la scomunica lanciata dal Papa. Ma perché proprio i mafiosi sono così interessati al quello che succede nelle sagrestie e nelle chiese del Sud? A che cosa è dovuta tutta questa presunta devozione? La storia del legame tra Chiesa Cattolica e organizzazioni criminali non inizia oggi. Uno dei casi più famosi fu quello di padre Mario Frittita e degli altri tre preti siciliani che incontrarono più volte il mafioso Pietro Aglieri, all’epoca un latitante con problemi di travaglio interiore. Aglieri era ricercato dalle forze dell’ordine e quattro preti lo incontravano di nascosto. In questi giorni tutti i giornali dedicano pagine alla Calabria, quella terra dove l’intreccio tra criminalità e Chiesa è presente fin nei rituali di iniziazione, come tonnellate di libri e ricerche hanno spiegato. A fare molte di queste ricerche, che siano in Calabria, Sicilia o in terra di Camorra, è stato Isaia Sales, professore di Storia delle Mafie all’Università di Suor Orsola Benincasa di Napoli. Autore del saggio “I Preti e I Mafiosi”, Sales è convinto che “i mafiosi si credano più religiosi delle altre persone, perché in diretta connessione con un dio che perdona tutti.”

Come fanno i mafiosi a credersi dei bravi fedeli?
Loro non si concepiscono come assassini, ma come persone che applicano delle sentenze, uccidono dei mezzi uomini, non degli uomini. I mafiosi rappresentano l’espressione più estrema e negativa della cultura religiosa popolare, strumentalizzando ai loro fini il concetto di perdono per non avere sensi di colpa nei confronti delle persone e della società. Danno la loro interpretazione ma hanno avuto largo spazio grazie ad alcune interpretazioni che la Chiesa ha dato nei decenni passati. Non si sentono differenti dagli altri cattolici. Credono che il perdono sia possibile perché assolto nel rapporto individuale con Dio. Sono convinti di dover riparare il peccato commesso verso Dio e la Chiesa, la loro concezione di perdono non tiene conto della società.

A cosa è dovuto invece l’intreccio tra Chiesa e ‘Ndrangheta?
In Calabria non c’è nulla di diverso rispetto alle altre regioni, come la Sicilia o la Campania. I giornali se ne accorgono ora ma sono secoli che si svolgono quelle processioni e che la Chiesa Cattolica rende omaggio alle famiglie mafiose attraverso queste funzioni.

Ma è una prerogativa della Chiesa Cattolica?
E’ un’interpretazione del catechismo della Chiesa Cattolica. Usano il concetto di perdono, perché per loro è molto comodo. Una religione che capisce le intenzioni di chi ammazza è funzionale. Ma non se la sono inventata loro. Hanno trovato spazio per via dell’interpretazione che dà la Chiesa stessa. In fondo, non hanno fatto strappi rispetto a quella che è la concezione storica di perdono della Chiesa Cattolica.

La popolazione però crede molto nella Chiesa. Ha un ruolo importante, quindi che impatto ha a livello sociale e culturale il fatto di collaborare in questo modo con le famiglie mafiose?
Nel corso della storia come potevano le persone reagire alle mafie se il prete, il sindaco, il maresciallo dei carabinieri andavano sempre a braccetto con i mafiosi? Oggi il maresciallo non ci va più, il sindaco a volte e il prete, beh, il prete se non ci andasse farebbe davvero la rivoluzione. Quello sì che sarebbe un grandissimo passo in avanti per la lotta alla mafia. Quando ho parlato della necessità della scomunica in Calabria per la prima volta, qualche anno fa, un vescovo locale fece un comunicato contro questa mia posizione. Ma la scomunica non ha un valore solo teologico, è anche sociale e civile. Se tu interrompi queste relazioni hai dato un grande segnale, come ha fatto il Papa.

Papa Francesco ha scomunicato i boss. Serve a qualcosa?
La posizione del Papa è uno spartiacque. Come fu l’omelia di Sagunto del cardinale Pappalardo. Anche in quell’occasione i mafiosi del carcere dell’Ucciardone di Palermo non andarono a messa in segno di protesta, esattamente come è successo ora a Larino. Loro sanno quanto è importante avere la copertura della Chiesa e reagiscono in modo piccato, perché la Chiesa ha sempre coperto e non può venire meno a questo tacito patto. L’esempio più famoso in Calabria è quello del Santuario di Polsi in Calabria. Tutti sanno cosa succede . E questo avviene con l’avallo di preti e vescovi oppure con il loro silenzio. Sono fatti che hanno radici nella storia. Oggi se ne parla perché non c’è più tolleranza da parte della società civile. Bisogna dire che ci fu già in passato un grande dibattito interno alla Chiesa e il Cardinal Poletti disse che non c’era bisogno di alcuna scomunica perché gli assassini sono già scomunicati per la Chiesa. Mi riferisco allo stesso cardinale che poi diede seppelimmento a Enrico De Pedis della Banda della Magliana nella Chiesa di Sant’Apolinnare a Roma. Ci sono molti silenzi e molte contraddizioni. E ci è voluto un Papa straniero, anche perché il delitto di mafia non è contemplato come tale dal diritto canonico. Si accetta che la mafia sia una struttura di peccato, ma convivono diverse interpretazioni. Ora certo la posizione del Papa porta verso una modifica del diritto canonico.

Come dovrebbero comportarsi i preti, i vescovi, gli uomini di Chiesa, ora che questa scomunica è in vigore?
Bisognerà cambiare molto l’atteggiamento dei preti in prima linea. Spesso infatti è lì che il confine tra connivenza, paura e silenzio si fa sottile. Ci sono anche questioni familiari di mezzo. Tradizionalmente in Sicilia ogni famiglia ha almeno un prete tra i parenti, e così accade anche in Calabria. Meno nella Camorra. Nel caso di Oppido Mamertina c’era un prete tra i presenti che è parente del boss che è stato omaggiato. Poi ovviamente ci sono tutti quei preti che nascondono la propria vigliaccheria dietro il concetto di peccato e perdono. Ed è anche per questo che non è solo un problema familiare. E’ un problema di cultura popolare, e religione e mafia sono parte integrante della cultura popolare. Se non ci fossero gli assasini, non dovrebbe nemmeno esserci una Chiesa a perdonare.