Corrado Passera, il ritorno in politica con “Italia Unica”

passera

(di Elia Fiorillo)

Già ai tempi di Scelta Civica si vociferava che avesse in testa una sua idea-progetto e, quindi, non poteva aderire alla nascente creatura di Mario Monti. Alle elezioni politiche del 2013 il disegno – alla fine accettato dal premier Monti – che Scelta Civica si presentasse alle urne per la Camera dei deputati “opportunisticamente” divisa tra le sue varie anime, mentre invece al Senato con un listone unico che comprendeva l’Udc di Casini, il Fli di Fini, Italia Futura di Montezemolo e i movimenti del mondo cattolico, a Corrado Passera non era proprio piaciuto. Lui, l’ex banchiere approdato alla politica, riteneva quel passo un errore marchiano. Prevedeva divisioni e strumentalizzazioni.

Mentre altri ministri tecnici del governo Monti, dopo l’esperienza politica, tornarono a fare i loro vecchi mestieri, Passera si concesse un periodo sabbatico. Non di riposo, ma di studio e di contatti. L’uomo è di pasta dura. Quando ha in testa un proponimento, non molla. E l’ex super-ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e trasporti in testa aveva l’obiettivo chiaro della continuazione della sua esperienza politica. Gira l’Italia in lungo ed in largo per creare legami, sondare, spiegare i suoi proponimenti.

Il 23 febbraio 2014, all’Aranciera di San Sisto in Roma, l’ex amministratore delegato di Banca Intesa rompe gli indugi ed esce allo scoperto “facendo un accenno ad alcune delle proposte del nostro programma, esempio del lavoro fatto in questi mesi che approfondiremo e arricchiremo ancora nel nostro viaggio”. Con molta probabilità i risultati per il Parlamento di Strasburgo sono diventati per lui un grande incentivo all’azione. Scelta Civica crolla dall’8,3% delle politiche allo 0,7 % delle europee. Un disastro. Ma ci sono altri dati non meno preoccupanti: il boom mai visto del Partito Democratico con il 40,8%, Forza Italia al 16,8% superata dal Movimento 5 Stelle con il 21,1%. Per non parlare dei non votanti e delle schede nulle e bianche. Insomma, c’è da lavorare parecchio perché gli spazi da occupare ci sono, eccome, per un movimento che s’impegna a tutelare gli interessi dei “moderati” anti PD e soprattutto anti Renzi, visto quest’ultimo come un populista della peggior specie, anche perché è stravincente. Ma per fare tutto ciò nessuna ipotesi di alleanze preventive con chicchessia. Il motto è andare avanti da soli, poi si vedrà. Proprio l’incontrario di come si era mosso il professor Monti. Certo, la voglia di rivincita sul professore bocconiano c’è tutta, ma quando hai deciso di essere leader di un partito… tutto fa brodo. Nel senso che anche le inimicizie vanno sopite: puntare al consenso più ampio possibile prima di tutto.

Per ri-presentare il suo movimento Corrado Passera ha scelto gli Studios di via Tiburtina a Roma, già Stabilimenti De Paolis, dove sono stati girati film di successo come “La meglio gioventu’”. E lui, come Renzi, ha sempre puntato sulla “meglio gioventù” nel suo lavoro di manager che di banchiere. Si laurea alla Bocconi eppoi all’età di 26 anni consegue un master in Business Administration a Filadelfia e comincia a lavorare per la McKinsey. A 37 anni diventa direttore generale dell’Arnoldo Mondadori editore. A 38 anni è co-amministratore delegato del Gruppo Olivetti eppoi a 42 anni comincia la sua carriera di banchiere come amministratore delegato e direttore generale del Banco Ambrosiano Veneto. Un suo ex capo area di Banca Intesa, Domenico Gregori, diceva maliziosamente di lui: “punta sui che hanno su per giù la sua età. E più invecchia e più il concetto di gioventù si allarga, come l’età dei suoi collaboratori”. Chissà se capiterà la stessa cosa al rottamatore per eccellenza, al primo nemico politico di Passera, Matteo Renzi.

Il programma di “Italia Unica”, esposto dal suo fondatore nella “giornata unica” – come recita l’invito alla kermesse romana – di sabato scorso, prevede un sistema bipartitico, una sola Camera, semplificazione del Governo, un’importanza strategica ai Comuni. Eppoi sburocratizzazione del Paese e detassazione quanto più possibile. Impegno solenne, inoltre, a rimediare “ai disastri fatti sia con il centralismo esasperato che con il federalismo pasticciato”. C’è, inoltre, un dettagliato piano di 400 miliardi per far ripartire l’economia. Infine, una parola d’ordine sui partiti: fuori dalle imprese pubbliche, dalla sanità, dalla Rai. Tutto deve ruotare nell’Italia Unica passeriana sulla “meritocrazia”. “Chi merita merita, chi no no”è lo slogan che si legge sulle magliette dei giovani dello staff.

Nella rosa dei primi aderenti a Italia Unica c’è Giulia Bongiorno, l’avvocato del Divo Giulio (Andreotti), Giorgio Guerrini, ex presidente di Confartigianato, Mario Caccia, viceministro con Monti, ma c’è anche Giovanna Salsa moglie del fondatore ed altri nomi illustri. A differenza del prof. Monti i linguaggi, anche reconditi, della politica Corrado Passera li conosce tutti. Da amministratore di Intesa San Paolo lo trovavi sempre presente nei dibattiti e confronti sia dei sindacati che dei partiti. I giornali non hanno dato troppo risalto alla “giornata unica” di Passera. C’è da scommettere che ci sarà un crescendo di notizie e di risultati elettorali su Italia Unica. Quell’8.3% ottenuto da Scelta Civica alle politiche aspetta di essere ricollocato.