La terra dei fuochi e le sue vittime

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Oggi si sono svolti i funerali solenni in onore di Roberto Mancini, poliziotto. Li ha officiati Don Maurizio Patriciello che, insieme a uomini e donne di Caivano, è giunto a Roma per rendere omaggio ad un uomo, un servitore dello Stato, che per anni ha lavorato in Campania, in quella che tutti oggi chiamiamo “la terra dei fuochi”. Era arrivato tra loro nel 1994, quando i riflettori erano spenti e solo pochi parlavano e scrivevano di ciò che succedeva. Lavora all’anticamorra e sege inchieste sui casalesi e le ecomafie. Pedinamenti,intercettazioni e nel 1996 deposita alla DDA di Napoli un’informativa. Al centro dell’indagine i rapporti che l’avvocato Cipriano Chianese (il broker dei rifiuti arrestato nuovamente il 10 dicembre scorso per estorsione con l’aggravante mafiosa e coinvolto nel processo per avvelenamento delle falde e disastro ambientale) intratteneva con alcuni dei nomi più importanti della camorra, fra questi Bidognetti. L’avvocato, “il signore delle ecomafie” è un professionista insospettabile che, per conto dei Casalesi, gestiva il rapporto con le aziende e organizzava il trasporto e lo sversamento dei rifiuti nelle discariche.
Roberto Mancini ne parla nel 1996. La sua informativa rimane sepolta per anni. Il PM della DDA di Napoli,Alessandro Milita, la mette agli atti e riparte da lì e dalla testimonianza di Mancini per il processo per disastro ambientale.

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Ma nel frattempo, nel 2002, al poliziotto viene diagnosticato un linfoma non Hodgkin e viene anche certificato che è “per causa di servizio”. Un indennizzo di 5000 euro che come dice Monika,la moglie di Roberto,” ci hanno fatto comodo almeno ci siamo comprati la macchina per andare a Perugia per le cure”. Un’elemosina. Monika è una donna forte che, pur nel suo dolore, ha la forza di ricordare anche chi, come Roberto, ha combattuto il tumore. Come Teresa di Pompei.E di chiedere a tutti di non abbassare la guardia, di lottare per la Terra dei fuochi e per gli altri siti avvelenati. Chiede di non mollare come non ha mai mollato suo marito.
E le sue parole si scontrano con la cruda realtà raccontata da Antonio Giordano,oncologo e ricercatore, che studia da anni, anche con fondi del governo americano ciò che accade nella sua terra e che dice :”Ogni giorno in Campania si producono oltre ventimila tonnellate di rifiuti speciali e tossici di cui nessuno parla. Non meno del 30%, circa 5000 tonnellate, sono prodotti in evasione,cioè in nero,e quindi smaltiti illegalmente”.

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Giordano è anche molto critico con la politica e sul ruolo che ha avuto negli ultimi venti anni nella gestione dei rifiuti, nella ricerca della verità e delle connivenze.
Il medico aggiunge “Oggi non c’è politico,medico o giornalista che non riconosca il problema dei rifiuti tossici. Non è stato sempre così. Quarant’anni fa mio padre veniva isolato da uomini delle Istituzioni e da quegli esponenti della classe medica che facevano della politica un punto di riferimento e di partenza per le loro carriere. Lo stesso è accaduto a me stesso quando ho cominciato ad indagare sulla questione ambientale. Allora mi fu detto che era meglio non scoperchiare quel “vaso di Pandora” perché non avrei cambiato un sistema radicato, ma al contrario avrei creato un forte allarme sociale nella cittadinanza. Oggi quegli stessi colleghi
denunciano con decisione. Nessuna sorpresa. Alcuni dei negazionisti di ieri sono sostenitori della causa ambientale di oggi. Si tratta della natura umana, e forse di parecchi fondi che la Comunità Europea – proprio perché si è scoperchiato quel vaso di Pandora – potrebbe stanziare. La realtà è che difficilmente si lotta in prima persona per un questione giusta,ma si è sempre pronti a seguire la corrente quando quella questione che si è scelto di non vedere per scelta o per indifferenza diventa”hot”o”trendy”.Proprio come sta accadendo con la triste vicenda dei rifiuti tossici.”
E pone anche un ulteriore problema: chi gestirà le bonifiche? Chi ha inquinato?