Dalla Camera al carcere la ‘fuitina’ di Francantonio

++ Genovese: deputato si è costituito in carcere Messina ++

Poteva beffare tutti, fare come il suo ex concorrente nel business dei traghetti sullo Stretto, Amedeo Matacena, o come Marcello Dell’Utri: riparare a Dubai e poi nell’ospitale Libano. Lo aveva anche detto in mattinata con la faccia triste e ancora la voglia di scherzare: “Quasi quasi vado in aeroporto e mi prenoto un volo per Beirut”. Non lo ha fatto e tutto è finito poco dopo le nove della sera, quando l’onorevole Francantonio Genovese si è costituito al carcere di Gazzi, a Messina. Ad accompagnarlo la moglie Chiara Schirò e l’avvocato. Una triste processione. Ma prima una corsa avventurosa e un po’ ridicola tra Scilla e Cariddi. Sono passati quindici minuti dalle sei della sera quando Francantonio Genovese sbarca all’aeroporto di Reggio Calabria. Da poco la Camera dei Deputati ha votato a stragrande maggioranza per il suo arresto. Non ci sono più speranze, sono saltate tutte le promesse di un rinvio a dopo le europee, le mediazioni sono finite. Un suv lo aspetta all’uscita dello scalo, poi di corsa a Villa San Giovanni dove prenderà, ironia della sorte, uno dei traghetti di famiglia. Direzione Messina. La Guardia di Finanza, che aveva il compito di pedinare il deputato, arriva tardi, quando Francantonio è già alla vista della Madonna della Lettera. È la fine di un’epoca, il crollo di un regno fatto di soldi, voti e potere. Genovese lo capisce già nel primo pomeriggio, quando i suoi fedelissimi gli riferiscono di una lunga telefonata tra Matteo Renzi e Roberto Speranza, il capogruppo delle afflitte armate piddine di Montecitorio. Messaggio lapidario: “Nessun rinvio, si vota subito e con voto palese”. Pochi capannelli intorno all’ex re di Messina. E LUI, Francantonio Genovese, figlio e nipote di ex ministri e deputati, bersaniano quando è servito e renziano quando gliel’hanno chiesto, pronuncia parole amare. “Trovo tutto ciò molto sgradevole”, dice quando capisce l’aria che tira. Onorevole, è una sconfitta per il Pd…“Vi prego, siamo di fronte ad una clamorosa ingiustizia, non me lo aspettavo. Il gioco di chi vince e chi perde non mi interessa, perché qui muore la politica”. Poi basta. L’arrivo nella sua Messina e l’attesa fino a tarda sera, in casa, con famiglia e avvocati. È stata una giornata di alti e bassi, speranze e disillusioni. Le voci di dentro del Pd davano per certo un rinvio del voto a dopo le europee, qualcuno si era spinto fino a giurare che mai e poi mai si sarebbe accettato il voto palese, che bastavano trenta deputati per chiedere la tutela della segretezza e poi il gioco era fatto. E Genovese si era convinto. No, lui, il potente, l’intoccabile, il numero uno della eterna casta siciliana, non avrebbe subìto l’onta della galera. Lui no, perché dalla sua c’era e c’è il pachetto di 20mila voti che da anni è proprietà esclusiva della famiglia. QUANDO FRANCANTONIO si è ricandidato alla Camera alle ultime politiche, di voti ne ha rastrellati 19590, solo mille in meno, un piccolo scarto utile a riaffermare le differenze gerarchiche, per Franco Rinaldi, il cognato, eletto al Parlamento regionale siculo. Un sistema di potere formidabile, quello della Genovese family, che da sempre ha avuto un posto in prima fila nel grande teatro della politica. Il papà Luigi, è stato deputato della Democrazia Cristiana, lo zio, Nino Gullotti, era uno dei politici siciliani cui la Democrazia Cristiana doveva sempre riservare un posto da ministro. E lui, l’onorevole Francantonio è stato l’uomo che ha proiettato negli anni Duemila la storia e la forza della famiglia. Undicimila tessere del Pd di sicura fede sulle 12mila in possesso del partito nell’intera provincia di Messina. Politica e denari, con il controllo dello Stretto e dei traghetti che l’attraversano, in società con i Franza, l’altra potente famiglia della città. Un binomio che ha battezzato la nascita di Franzantonio. Un ben di dio di consensi che ora, dicono a Messina, fa gola ad Angelino Alfano. I suoi, fedelissimi e lungimiranti, hanno votato no all’arresto, e Franzantonio, il dente avvelenato contro Renzi e gli ingrati del suo partito, alle europee si toglierà più di un sassolino dalle scarpe. E per il Pd saranno dolori. Finisce una storia e finisce nel peggiore dei modi con accuse pesantissime: associazione a delinquere, truffa, peculato. Era il grande scialo della formazione professionale, con Genovese and family padroni degli inutili corsi siciliani, un business da 400 milioni di euro. Francantonio Genovese, scrivono i pm nella richiesta di arresto, “è al vertice del sodalizio criminale”che ha divorato i fondi della formazione, gestendo un bottino da 6 milioni annui grazie alla gestione di corsi inutili e sigle fittizie. Un reticolo “diffuso, ben avviato e adeguatamente potente”.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiani del 16 maggio 2014)