Nick ‘o mericano e la Reggia di Caserta

nickche corre

E’ patrimonio dell’Unesco, “è una delle creazioni planimetriche più armoniche, più logiche, più perfette dell’architettura di tutti i tempi”, per rubare le parole dell’architetto Gino Chierici, ma negli uffici della Prefettura di Caserta ignorano a chi siano state date le chiavi di accesso della Reggia. “Che l’onorevole Cosentino fosse in possesso delle chiavi lo abbiamo appreso dai giornali”, ci risponde la dottoressa Immacolata Delle Curti, viceprefetto vicario. Insistiamo e chiediamo lumi sulla disponibilità di quelle tre chiavi di accesso all’opera vanvitelliana trovate dai carabinieri in casa Cosentino. “Sono qui da un anno e non sapevamo, e poi sarà la magistratura a fare gli accertamenti del caso. La saluto”. E salutiamo.
A Caserta funziona così. Qui il potere dell’onorevole detenuto Nicola Cosentino è ancora intatto. Potere granitico e borbonico. L’onorevole voleva fare jogging senza essere disturbato? Accontentiamolo. L’onorevole desiderava ricrearsi polmoni e muscoli falcando un pezzo di storia? Perché no. Ecco le chiavi. Donate in busta chiusa e con regolare intestazione all’illustrissimo onorevole Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia e Finanze, da sua eccellenza Ezio Monaco, nel 2008 prefetto di Caserta, non manca biglietto di accompagnamento e firma in calce: “Affettuosamente Ezio”. E così l’onorevole omaggiato da funzionari dello Stato e camorristi, per anni ha potuto allenarsi tra le lussureggianti piante del Bosco vecchio, passando per le meraviglie del Giardino inglese, e buttando ogni tanto l’occhio alle fontane e alla Castelluccia, il piccolo castello dove il giovane Ferdinando IV di Borbone fantasticava battaglie sempre vittoriose. Le tre chiavi, cancello lato Reggia, lucchetto cancelli alloggi, e cancello garage, sono state trovate dai carabinieri in un portapenne nello studio dell’ex onorevole sottosegretario. Sono il simbolo del potere di Nick ‘o mericano, ma soprattutto della sconfitta dello Stato ai tempi del dominio di Nick e della sua family, in quella che chiamano Terra di Lavoro. Con i prefetti Cosentino ha sempre avuto un buon rapporto e quando erano in sintonia con il suo sistema di potere li promuoveva onorevoli. Sua eccellenza Maria Elena Stasi fu molto generosa con i Cosentino e la Aversana Petroli in materia di certificazioni antimafia, e nel 2008 vola a Montecitorio. Un anno fa viene condannata a due anni per turbativa d’asta, due anni di interdizione dai pubblici uffici e un anno di divieto a contrattare con la pubblica amministrazione, per aver aiutato un consigliere regionale vicino al clan del casalesi ad aggiudicarsi un appalto. L’ex prefetto ed ex onorevole è ora indagata per concussione ed estorsione nell’inchiesta che ha nuovamente portato in galera l’ex sottosegretario di Berlusconi. La vicenda è nota ma è indicativa del clima che si respirava negli anni di Re Nick. C’è un tecnico comunale scomodo che non viene incontro ai desiderata di Cosentino, va rimosso subito. Convocano il sindaco del Comune in prefettura e Nick gli ordina di punire quell’impiegato che ha alzato troppo la cresta. “Mi sta dando troppo fastidio e se tu mi fai questo piacere ti sarò riconoscente, posso anche darti una mano politicamente, ti sto vicino, se ti serve qualcosa vieni qua”. La donna presente, un viceprefetto che poi sarebbe diventato prefetto, riferisce il sindaco, “non disse una parola, parlò solo Cosentino”. E questo bastava a Caserta: la parola di Nick. Che manovrava prefetti e commissari ai tempi della grande emergenza rifiuti in Campania. Una intercettazione del 14 marzo 2005 parla da sola. Napoli è sommersa di monnezza, bisogna scaricare nel Casertano. Al telefono il sub commissario all’emergenza De Blasio impartisce ordini a un funzionario: “Il prefetto dice che bisogna scaricare di notte perché glie l’ha detto Nicola Cosentino”. Nick, l’uomo che aveva le chiavi della Reggia e comandava pure la monnezza.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 19 aprile 2014)