Elezioni a Gomorra City: c’è il medico odiato dai boss

renatonatale

Si vota a Casal di Principe, ma non è un’elezione come un’altra. “Qui ci sono solo macerie, adesso comincia la ricostruzione, inizia il nostro lungo dopoguerra”. Parla Renato Natale, il medico, al quale mille “casalesi”, nel senso di abitanti di Casale, hanno chiesto di candidarsi a sindaco del paese. Perché lui, Renato, il medico che non ha mai tempo, diviso com’è tra il suo ambulatorio, che chiude puntualmente alle 18:30 e il Centro Jerry Masslo di Castel Volturno, dove cura immigrati di tutte le lingue e di tutti i colori, i “casalesi”, quelli cattivi della camorra, li combatte da trent’anni. AMICO FRATERNO di don Peppe Diana (nella fiction di Rai Uno sul prete ucciso dalla camorra c’è la figura del “dottore”), Renato è stato sindaco comunista di Casale per undici mesi nel 1993. In paese ancora ricordano i camion di letame di bufala che la camorra gli scaricava sotto il portone del municipio o, tanto per gradire, a pochi metri dall’ambulatorio. Il dottore doveva morire, rivelarono alcuni anni fa dei pentiti di camorra, i boss avevano progettato un attentato che poi fallì, ma per puro caso. “Trent’anni, Renato non ha mollato mai”, ci dice Francesco Saudino, 22 anni, studente universitario candidato in una delle due liste che sostengono il medico. Gli altri, i politici che erano pappa e ciccia con la camorra dei Bidognetti, dei Sandokan e degli Zagaria, sono finiti in galera e sotto processo. Il Comune è in dissesto finanziario, in vent’anni è stato sciolto ben tre volte per le collusioni con la camorra. Cristiano Cipriano, l’ex sindaco, è finito in galera con l’accusa di rapporti con i boss, così un suo assessore e un consigliere comunale di maggioranza, una intera classe politica è stata decapitata. “Solo macerie”, Renato Natale allarga le braccia e anticipa la domanda del giornalista. “Chi me lo fa fare? L’amore per Casale, che non è il regno della camorra, ma il paese della gente che ha resistito contro la dittatura militare dei camorristi. Qui abbiamo quattro medaglie d’oro al valor civile di uomini uccisi perché si opponevano. Don Peppe Diana, Mimmo Noviello, Federico Del Prete, Salvatore Nuvoletta, un sacerdote, un imprenditore, un carabiniere, un sindacalista. E gli altri, i vivi, quelli che hanno resistito alla dittatura militare della camorra nelle parrocchie, nelle cooperative sui beni riconquistati ai boss, nei sindacati, anche nei partiti. Avevamo di fronte uno Stato complice, la politica connivente, e ora siamo qui”. UN FIUME in piena, Renato. “Con le operazioni di polizia e della magistratura la camorra è stata destrutturata, insieme al sistema politico connivente, ora se lo Stato vuole davvero vincere deve fare un vero e proprio Piano Marshall per queste terre. Ci vogliono soldi per le scuole, centri di aggregazione per i ragazzi, per rilanciare una economia alternativa a quella criminale che riesce ancora a dare lavoro, altrimenti perdiamo”. Sei candidati, un fiorire di liste civiche, gli uomini di Nick Cosentino per la prima volta alle corde. Parliamo con un altro Natale, Enrico Maria, giovane studente universitario e imprenditore nel settore autonoleggio con filiali nei paesi dell’Est. È candidato a sindaco per la destra e i suoi manifesti campeggiano nella sede di Forza Italia. “Ma noi siamo Forza Silvio, è lui che ci ha autorizzato direttamente da Roma, Silvio e la signora Pascale”. Nelle quattro liste che vi sostengono avete anche dei consiglieri della passata amministrazione sciolta per camorra. “E mica eravamo tutti camorristi?”. Cosa pensa di Renato Natale? “Siamo anche parenti, penso che il suo tempo sia passato e che la lotta all’illegalità va fatta, certo, ma non in modo drastico, ci vuole gradualità”. Renato Natale, Casal di Principe e le sue macerie. “Anche civili, morali, qui per anni la gente si era ritirata dalla politica, la riteneva, e giustamente, una cosa sporca, aveva perso fiducia nello Stato e nelle istituzioni, e non a torto. Ma bisogna ricominciare, voglio che i casalesi, quelli veri, la maggioranza, si riapproprino del loro Comune. Non ho voluto simboli di partito nelle due liste che mi sostengono, perché nel nostro dopoguerra non ci dovranno essere steccati ideologici e di parte. Dobbiamo ricostruire tutto, rilanciare il nome di Casal di Principe nel mondo, siamo terra di eccellenza per i nostri prodotti, le nostre intelligenze. NON SOLO Sandokan, ma giovani, intellettuali, professionisti, artigiani dalla lunga sapienza professionale”. Rinascere, è la parola d’ordine sulla bocca dei ragazzi che affollano le sue liste. Mirella Letizia, referente di Libera, è in prima linea. “Non potevo fare a meno di sostenere in prima persona un vero simbolo della resistenza casalese dell’ultimo trentennio come Renato”. Michele Cantiello, 38 anni, sposato, due figli, una carriera di astrofisico a Baltimora alla John Hopkins University, poi alla Washington State University: “Casale deve rinascere, mi candido, sto con Renato”. C’è la fila al primo piano del Municipio per la raccolta delle firme per le liste, e già questo è un buon segno. A maggio capiremo se Casal di Principe ha davvero deciso di non essere più la capitale di Gomorra.
(pubblicato su Il Fatto del 27 aprile 2014)