Il cronista, i giudici e lo sbirro: così si riapre il caso Moro

caso moro

Un giornalista parlamentare appassionato di trame oscure, un ex ispettore di polizia, due morti “che parlano” e un mistero che dura da 36 anni, quello del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro. La notizia, frutto di un dettagliato servizio di Paolo Cucchiarelli (Ansa), piomba nelle redazioni alle 13:13 di domenica con un primo “lancio”, alle 13:50 un servizio più lungo racconta lo sfogo dell’ex ispettore di polizia Enrico Rossi. L’ex poliziotto, baby-pensionato dal 2012 a soli 56 anni, proprio perché qualcuno lo ostacolava nel suo lavoro, ha indagato sui due misteriosi personaggi a bordo della Honda blu presenti il 16 marzo 1978 in via Fani, il giorno di quella che le Brigate Rosse battezzarono “operazione Fritz”, l’uccisione della scorta e il rapimento dell’onorevole Aldo Moro. L’ex poliziotto, in forza all’antiterrorismo di Torino, dice di essere stato boicottato, parla della sparizione di importanti reperti, tra questi due pistole, e di una perquisizione fatta a casa dell’uomo che guidava la Honda. PERSONAGGIO ormai morto, come l’altro soggetto seduto alle sue spalle, che nel 2011, malato di cancro e sul punto di morire, rivela il suo ruolo in via Fani in una lettera anonima inviata ai giornali. “La mattina del 16 marzo ero su di una moto e operavo alle dipendenze del colonnello Guglielmi, con me alla guida della moto c’era un altro uomo proveniente come me da Torino”. L’anonimo, scrive Cucchiarelli, forniva elementi per rintracciare il guidatore della Honda. E nei giornali è il panico. Le rivelazioni sono sconvolgenti. Il periodo per aprire nuovi fronti sull’affaire Moro, o fronti già esplorati dalle inchieste ma mai arrivati a un punto certo, è dei più favorevoli, visto che il Parlamento si appresta a istituire una nuova Commissione di inchiesta sul caso. Cucchiarelli ha già messo le mani in uno dei misteri italiani più torbidi, la strage alla Banca dell’Agricoltura del 12 dicembre 1969, col libro Il segreto di Piazza Fonta na (editore Ponte alle Grazie). La sua tesi sulle due bombe esplose nella banca, una innocua, quella anarchica destinata a esplodere a banca chiusa, e una assassina, messa da destra e servizi deviati, che realmente scoppiò provocando la strage, suscitarono feroci polemiche. “Quella di Cucchiarelli – disse in una intervista a Gianni Barbacetto del Fatto Gerardo D’Ambrosio, all’epoca giudice istruttore a Milano – è la tesi, 40 anni dopo, degli opposti estremismi che noi magistrati di Milano non volemmo seguire, e allora ci scipparono l’inchiesta mandandola il più lontano possibile, a Catanzaro”. Cucchiarelli, ovviamente, respinse attacchi e polemiche. ANCHE SUL CASO Moro, il mistero della Honda farà salire la temperatura. L’ispettore Rossi dice che fu boicottato, la Procura di Roma, che ha annunciato di voler riaprire il fascicolo e di voler sentire l’ex poliziotto, archiviò per mancanza di riscontri la notizia sulle rivelazioni inerenti i due presunti agenti del Sismi a bordo della moto. Notizie vere, già accertate, ma con parti importanti ancora tutte da approfondire: è questo l’eterno gioco dei misteri che ruotano attorno all’uccisione di Moro. Il colonnello Camillo Guglielmi, morto anche lui qualche anno fa, esisteva ed era davvero in via Fani quel giorno. Alle nove del mattino perché, sostenne, invitato a pranzo da un altro militare, il colonnello D’Ambrosio. Il quale colonnello, sentito nel 1991 dal pm Luigi De Ficchy, smentì ogni invito, anzi, disse che Guglielmi si presentò all’improvviso, che si trattenne pochi minuti e poi scese in strada dicendo “deve essere successo qualcosa”. Guglielmi era uomo dei servizi dal 1972, faceva parte della VII divisione, quella che controllava la struttura di Gladio. Chi erano i due a bordo della moto? Francesco Cossiga, all’epoca ministro dell’Interno, parlò di due fanatici di Autonomia Operaia che sapevano del rapimento e volevano mettersi in mostra. Le Br hanno sempre respinto l’ipotesi di una presenza di uomini dei servizi. L’avvocato Giuseppe De Gori, legale della Dc, parlò di “due agenti del Mossad a bordo della Honda”. Misteri che difficilmente potranno essere chiariti dai due motociclisti, meno che mai dal colonnello, sono tutti e tre morti. Rimane l’ex ispettore Rossi. A lui il racconto di un pezzo mancante delle verità ancora inesplorate sull’affaire Moro.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 25 marzo 2014)