Calatafimi-Segesta, sindaco in manette

Ferrara Nicolò

Appena lo scorso 31 gennaio è scaduto il termine entro il quale le amministrazioni locali dovevano adeguarsi nel dotarsi di un programma triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza. In tantissime pubbliche amministrazione può dirsi che nei mesi precedenti è stato l’argomento principe, in mezzo a quelli a proposito di sopravvivenza economica e tasse, e il sindaco di Calatafimi Segesta, Nicolò Ferrara, 57 anni, imprenditore, delle norme anticorruzione ne aveva fatto una bandiera, tanto che da presidente del consorzio provinciale per la legalità e lo sviluppo aveva organizzato un incontro per amministratori e funzionari in prefettura a Trapani. Tutto questo accadeva appena nel dicembre scorso, quando Ferrara era già indagato per il reato per il quale stamattina i poliziotti della Squadra Mobile di Trapani sono andati ad arrestarlo, accusa corruzione, falso e turbativa d’asta, indagato a piede libero anche per abuso d’ufficio. Arresti domiciliari ha deciso il gip Fontana che ha accolto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura, dai pm Trinchillo e Belvisi. Una mazzetta da 3 mila euro presa da un imprenditore, Francesco Fontana, che agli investigatori ha raccontato poi ogni cosa, per favorirlo nell’aggiudicazione di un’asta pubblica per l’acquisto di mezzi auto compattatore comunale. Solo che a quell’asta alla fine si presentò anche un altro imprenditore e un’altra offerta e a quel punto agendo da padre padrone del comune Ferrara ordinava di fermare tutto e non aggiudicare più nulla, semmai vendita diretta di quegli automezzi. E ai sensi di quale norma? Chiedeva al telefono (perché tutto avveniva al telefono) l’impiegato, “tu metti ai sensi della vigente normativa”, tanto così era abituato a fare il sindaco Ferrara come ancora tradiranno le intercettazioni. Davanti ai pm che l’hanno voluto sentire nelle scorse settimane Ferrara ha ammesso di avere preso quei soldi, dapprima ha detto per fare beneficenza, ma quei soldi li aveva presi molto tempo prima della gara e quando ancora non si sapesse dell’asta pubblica, poi ha cambiato versione, soldi in parte usati per saldare suoi debiti. Nonostante l’avviso di garanzia in tasca però è rimasto sindaco. Intercettazioni avviate dopo che qualcuno aveva cercato di imporre assunzioni all’impresa Simaco di Palermo che stava facendo lavori pubblici nell’area artigianale del Comune. E questo aspetto ha preso un altro filone di indagini: a finire ai domiciliari oggi sono stati anche i titolari di questa impresa, Ettore ed Enrico Crisafulli, 69 e 32 anni, padre e figlio, accusati di intestazione fittizia di beni.

CRISAFULLI Ettore n. PA 15.2.1945

Ettore Crisafulli in passato è stato indagato a Palermo per mafia, ha collaborato nel periodo in cui di appalti parlava Angelo Siino, il braccio destro di Totò Riina, poi Crisafulli è tornato a fare truffe e bancarotta. Per evitare un sequestro dell’impresa l’aveva intestata ad altri, ma a svelare come funzionava ogni cosa agli investigatori è stato il figlio, Enrico che un giorno ha mandato una mail a decine e decine di indirizzi, anche ad un poliziotto della Mobile di Trapani, lo stesso che indagava sui fatti di Calatafimi, dicendo per filo e per segno cosa faceva il padre, salvo poi cercare di mettere a tacere tutto raccontando a quel poliziotto che la mail era partita a causa di un virus. In totale sono 11 gli indagati, tra prestanomi dei Crisafulli e impiegati complici di Ferrara. Perquisizioni sono state condotte a Palermo, Roma, Calatafimi e Salaparuta.