Trapani e l’agorà contro la mafia

(di Laura Spanò)
Il 10 gennaio 2014 sarà una data da ricordare a Trapani. In Piazza Notai alle spalle di Palazzo Cavarretta, sede del Consiglio Comunale, si è riscritta una pagina di storia di questa città. Per la prima volta si è parlato di mafia apertamente e questo a memoria non era mai successo, ma soprattutto si è detto un “No” fermo e deciso alla mafia, difendendo e sottolineando la vicinanza a tutti coloro, a partire dai magistrati oggetto di intimidazioni pesanti, di Procura e Tribunale, che la combattono giorno dopo giorno con il loro lavoro. L’iniziativa di solidarietà “Trapani dice NO” sposata da oltre cento tra: Associazioni, Movimenti, familiari vittime della mafia, sindacati, professionisti, politici (ma a titolo personale), imprenditori, società sportive come la Pallacanestro e Pallavolo Trapani, giornalisti, partiti, sacerdoti ma soprattutto la società civile trapanese, è riuscita in questo intento. L’Agorà coordinata dal giornalista Santo Della Volpe ha visto così sfilare volti noti e meno noti, tutti però a fare rete contro il giogo mafioso che qui ancora è palpabile, data anche la presenza ingombrante e deleteria del boss latitante Matteo Messina Denaro, che come si apprende in queste ore avrebbe chiesto a Totò Riina il tritolo per far saltare in aria il procuratore aggiunto Teresa Principato, che coordina le indagini per la sua cattura .
“Avvertiamo le pressioni, ma andiamo avanti”. Ha ribadito il Procuratore Marcello Viola in apertura della manifestazione. “Il clima che si respira in Procura è quello di un ufficio che lavora a pieno regime, in serenità, e, spero di potere dire, con efficacia”. Per Viola la scelta dei trapanesi di scendere in piazza al fianco dei magistrati rappresenta:”Un segnale positivo e importante. I magistrati – ha sottolineato il Procuratore Viola – non devono cercare consensi, ma questi momenti, oltre a fornire conforto morale, dimostrano che il lavoro che si sta facendo ha risvolti positivi”. Viola ha poi confermato di essere stato convocato, il 20 gennaio a Roma, dalla Commissione parlamentare antimafia. “Questo è un momento decisivo – ha ribadito Viola nel suo intervento – per la lotta alla criminalità organizzata perché si deve incidere su certi versanti della borghesia, dell’imprenditoria e delle istituzioni. La mafia – ha concluso – non è certamente sconfitta, ma va contrastata ogni giorno”.
Tanti gli interventi che si sono succeduti a cominciare da quello del presidente della sezione di misure prevenzione del Tribunale Piero Grillo, che ha ricordato quanto il Tribunale di Trapani in questi ultimi anni sta facendo per la lotta alla mafia; all’on Claudio Fava, vice presidente della Commissione Parlamentare antimafia, il quale ha assicurato: “Attenzione al “caso Trapani” “ribadendo la necessità di fare luce sulle tante, troppe linee d’ombra delle vicende trapanesi”. “Sono stato a Trapani per la prima volta trent’anni fa ma ho l’impressione che la situazione attuale non sia molto diversa da quella di oggi” – facendo un collegamento tra due trasferimenti distanti oltre 30 anni. quello di Ninni Cassarà, ucciso poi dalla mafia, e di Giuseppe Linares. “Trasferimenti non voluti dai due interessati – ha detto Fava – ed inspiegabili. In una provincia che da due decenni non riesce a catturare il latitante Matteo Messina Denaro la presenza di Linares e di quanti conoscono il territorio era necessaria”. Lo stesso parlamentare, ha chiamato in causa il senatore Antonio D’Alì e la sentenza che lo ha assolto dai reati a lui ascritti. “Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza ma ci rimane il dubbio sulla prescrizione e su ciò che è accaduto fino al 1994″.

Immediata la replica del difensore di D’Alì, l’avvocato Gino Bosco. “I processi, per fortuna – ha spiegato il legale – non si fanno in piazza ma nelle aule dei Tribunali. E noi replichiamo solo in quella sede”. A chi criticava l’assenza del parlamentare trapanese: “Mi assumo – ha detto Bosco – la responsabilità dell’assenza del senatore D’Alì in questa manifestazione. Lui avrebbe voluto esserci per confrontarsi con i cittadini ma io, dopo alcuni spiacevoli fatti accaduti di recente, gli ho consigliato di non presentarsi”. Ci sono poi stati i momenti dedicati a chi per diversi motivi pur avendo aderito alla manifestazione non erano presenti fisicamente come l’ex Prefetto di Trapani Fulvio Sodano. Questo un passaggio del suo toccante messaggio ai trapanesi. “Oggi da questo piccolo fazzoletto di terra premiata dalla natura ma più tristemente nota per la sua atavica condizione di subordinazione alla mafia ed alla criminalità organizzata ci giunge chiaro, forte e positivo l’invito a coltivare la speranza contro ogni rassegnazione e a prendere parte a una ambiziosa iniziativa portata avanti da un numero sempre più crescente di associazioni e di uomini liberi con l’orgoglio ormai noto che si spera possa allargarsi come una forma di epidemia positiva, al resto del territorio italiano. E’ un invito rivolto specie a chi riveste ruoli di responsabilità civile”. In Piazza anche i politici. Come il senatore Maurizio Santangelo, neo-portavoce del M5S, che nel suo intervento ha chiamato in causa il sindaco di Trapani, Vito Damiano. Santangelo, ricordando le parole del primo cittadino in una scuola. “Damiano – ha detto l’esponente del M5S – ha invitato a non parlare di mafia per non darle importanza”. Immediata la replica del sindaco. “Non tollero illazioni”, ha detto, confermando che la sua frase venne strumentalizzata. “Intendevo dire che dobbiamo parlare di mafia ma a chi sa comprendere di cosa si tratta, altrimenti avremo solo marionette che dicono ciò che gli mettiamo in bocca”. Santangelo ha controreplicato invitando il sindaco ad impegnarsi “affinché nelle scuole di Trapani si dica un no secco alla mafia”.
A portare la sua solidarietà ai magistrati c’era anche Sonia Alfano presidente della Commissione antimafia europea. A mio parere gli uffici giudiziari di Trapani sono strategici in Italia. Qui sono stati emessi importanti provvedimenti di confisca di beni mafiosi. A Trapani ci sono eccellenze che lavorano per garantire la giustizia. Ai magistrati Marcello Viola, Piero Grillo, Andrea Tarondo e ai loro colleghi grande solidarietà. Entro gennaio sarò sentita a Roma in Commissione Antimafia e in quella sede chiederò attenzione sui temi della sicurezza e delle questioni sociali del trapanese”.
Presente anche Sandra Amurri giornalista de “Il Fatto quotidiano” la quale rispondendo a chi faceva notare la scarsa presenza di cittadini (oltre un centinaio) ha sottolineato che: “molti trapanesi non sono presenti per timore, perchè si trovano stritolati tra la mafia e la mala politica che li ricattano c’è invece – ha detto – la necessità di fare, ciascuno nel proprio ambito, il proprio dovere, quando questo diventerà la normalità allora saremo riusciti a cambiare davvero le cose”. A dire NO, forte e deciso alla mafia anche chi con questa ha dovuto davvero scontrarsi: Elena Ferraro e Nicola Clemenza, imprenditori di Castelvetrano che con grande coraggio si sono ribellati ai mafiosi. In Piazza entrambi hanno ribadito “che questo è possibile e che non bisogna avere paura di fare il proprio dovere”.
La conclusione dell’Agora è stata affidata a Rino Giacalone. “Io non ho contato nessuno, nè il numero di associazioni, nè i cittadini”. Giacalone invece ha al contrario fatto notare che “Gli amministratori di questa città dovrebbero tenere conto di quello che è accaduto stasera. Questa è un’iniziativa che nasce dalla gente, dai cittadini. Hanno aderito in tanti, anche alcuni partiti politici”. E a tal proposito chiaro è stato il suo intervento “Io non mi scandalizzo per questo, il problema non sono i partiti ma la presenza di certi uomini nei partiti. Se vogliamo affrontare le nuove mafie dobbiamo fare memoria e impegno. Quello di stasera è un grande evento avvenuto senza fondi pubblici, senza appalti, senza tavole imbandite. Stasera è solo il primo passo, questa rete deve continuare a lavorare per cambiare davvero la nostra città”.
Deciso e forte è stato il suo messaggio a tal proposito. “I responsabili della Trapani insanguinata sono ancora in giro. Hanno arrestato i mafiosi, hanno arrestato i sicari ma i veri mandanti, i burattinai sono ancora in giro. Aprire il caso Trapani deve servire a questo, a eliminare dalle istituzioni questi soggetti. In questa città non vogliamo più primi cittadini che dicono che la mafia non esiste, non vogliamo più primi cittadini che dicono che l’antimafia è peggio della mafia, non vogliamo più primi cittadini che, in un momento come questo, quasi si dimenticano di pronunciare la parola mafia”. “Diamoci un appuntamento – ha concluso Giacalone rivolgendosi anche ai tanti giovani presenti – per continuare questo percorso, che si facciano avanti per prendere parte attiva in questa rete”.