Un disegno per uscire dal carcere

(di Jana Cardinale)
Disegnare, per “coprire” con il talento un passato da dimenticare, da guarire. Nasce così “Fumetti Ristretti”, il libro di Pietro Rasa, un detenuto della Casa Circondariale di Trapani, in carcere per rapina, che con una matita e con la grande voglia di riscattarsi e ricominciare, chiede perdono e prova a raccontare la propria vita, con il sostegno degli insegnanti della sezione carceraria dell’Istituto “Sciascia” di Erice, che hanno scoperto il suo genio. Pietro in carcere sta studiando, ha chiesto pennelli e colori per ravvivare quella struttura che separa il mondo dal mondo di chi vi è recluso, e spera anche, un giorno, di rifarsi una vita, anche una famiglia, e di andare via dall’Italia, magari. “Un gran lavoratore, un genio della matita”, lo definiscono in carcere, “una persona che in seguito alle difficoltà estreme, seguite alla perdita del lavoro e all’incapacità e all’impossibilità di trovarne un altro, in un momento di forte difficoltà familiare, ha ceduto alla tentazione e ha commesso l’errore che lo ha segnato. Adesso dal carcere, privo dei propri affetti, della propria libertà, e di uno sguardo vero sul mondo, che si impegna a immaginare migliore e diverso, chiede perdono e lavora su se stesso, grazie alla scuola, agli insegnanti che hanno subito intravisto il suo talento. E alle sue vignette, dotate di vita propria, che sbucavano all’improvviso, tra una lezione e l’altra, alla lavagna, sui fogli sparsi, per raccontare quello che non sempre è semplice dire.

Curatrice del suo libro è la professoressa Antonella Parisi, già autrice di “Sapori al Fresco – Ricette e briciole di vita dalla Casa Circondariale di Trapani”, scritto sempre con lo scopo di portare fuori dalle mura carcerarie “la voce di chi voce non ha”. Pietro Rasa è un vignettista d’eccezione, e attualmente sta dipingendo le mura del campetto di calcio del carcere con gigantografie dei piu importanti calciatori di serie A. Il suo libro è stato presentato sia in carcere che in giro per la provincia di Trapani, e si avvale della prefazione dello scrittore Marzo Rizzo. Qualche giorno fa è stato presentato anche a Marsala, e Pietro, per la prima volta c’era, grazie al permesso accordatogli dal magistrato di sorveglianza, dal direttore del carcere, dal comandante della Polizia Penitenziaria e dal capo area educatore, che lo seguono, ormai da anni, tutti i giorni. Un’occasione per parlare di ascolto, di perdono responsabile, di riscatto, di occasioni per ricominciare, come quelle che Pietro chiede. Del suo libro, e della situazione assai critica delle carceri italiane in generale, hanno parlato il sostituto procuratore Andrea Norzi, il Senatore del M5S e vice presidente della Commissione cultura Fabrizio Bocchino e il coordinatore provinciale di Libera, Salvatore Inguì, mentre a leggere passi scelti è stato Massimo Pastore, accompagnato con la chitarra da Francesco Di Giovanni. L’iniziativa, che ha coinvolto un vastissimo pubblico, colpito da un’atmosfera quasi sconosciuta, legata all’incontro ravvicinato con una persona che chiede di essere riammessa in società, e lo chiede con umiltà e con forza, è stato impreziosito dalla volontà degli alunni del corso serale dell’Istituto alberghiero di Erice, che hanno deciso di contribuire all’evento offrendo al termine dell’incontro un piccolo rinfresco, il cui Marsala in degustazione è stato donato dalle Cantine Pellegrino, che con lo stesso slancio hanno aderito all’iniziativa. Un momento di incontro collettivo, organizzato per “accogliere” Pietro Rasa e ricordare al contempo Salvatore Coppola, editore trapanese scomparso quasi due mesi fa, che del libro, gratuitamente, aveva curato l’editing e la stampa.
“Belle? Brutte? Non è in base a questo criterio che spero guarderete le mie vignette – scrive nel libro Pietro Rasa – che vogliono essere piuttosto un momento di dialogo fra due mondi incompatibili e inconciliabili… Il fumetto, l’unico strumento da me padroneggiato. Voci spiritose, sarcastiche, autoironiche, di protesta. Voci di un’infanzia lontana nel tempo e ancora aperta alla scelta di sentieri dove la vita non è “una stanza chiusa da sbarre”. Grazie alla Direzione della casa Circondariale di Trapani e l’aiuto morale ed economico dei professori oggi ho potuto realizzare questa mia piccola composizione che in qualche modo allevia la sofferenza di questa carcerazione. Sono felice, perché non avrei mai immaginato di poter realizzare tutto questo, di poter raggiungere i cuori e la sensibilità del mondo esterno. Forse non sono più solo e nel carcere di San Giuliano per un attimo mi sento “vivo”, ascoltato. E mentre mi ascoltate dico anche a nome dei miei compagni di sventura, che tutti noi abbiamo bisogno di perdono. Quello delle leggi che non abbiamo rispettato e quello degli uomini che abbiamo offeso”.
Il ricavato dalla vendita di questo libro viene affidato a padre Gaspare Gruppuso, cappellano del carcere, che lo utilizzerà per i detenuti e per le loro famiglie, e che durante l’incontro ha detto: .