Ragionevolezza, la carta vincente

(di Elia Fiorillo)

Tra pitonesse stritolanti, falchi che beccano amici e nemici, corvi che sorvolano il campo in attesa del momento propizio e colombe ritenute comunque “cacasotto”, si è consumata la nera estate del Pdl. Uno zoo per certi versi illogico, che certo teme per la sorte di Silvio Berlusconi, ma anche – e forse soprattutto – per il proprio interesse di parte. E’ come se fosse scoppiata nel Pdl un’epidemia oratoria per difendere-ingraziandosi il “condannato” Silvio. Senza valutare le conseguenze di talune richieste e minacce che andavano ad impallinare proprio l’uomo che si voleva proteggere. Senza considerare le responsabilità oggettive del Pdl nell’Esecutivo e nel Paese. Senza rammentare le tappe e le circostanze che hanno portato, prima alla riconferma emergenziale di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, eppoi all’atipico sposalizio governativo con il nemico di sempre, il Pd. Ma, soprattutto, senza soppesare lo “stato dell’arte” del Paese dove le tre “d”, disoccupazione, deindustrializzazione, debito pubblico, incombono in modo drammatico.

Per fortuna l’ultimo Consiglio dei ministri, che ha approvato tra l’altro l’abolizione dell’Imu, ha rappresentato una sorta di salutare stop a tutti gli sfascisti. Certo, un altolà limitato nel tempo che servirà però ad arrivare al nove di settembre, data della riunione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che valuterà la decadenza da senatore di Berlusconi, con uno spirito non da guerra totale. I “rapaci” dovranno adesso dare il passo alle “colombe” che forse potranno ancora, con la ragionevolezza ed il buon senso, salvare il Governo, ma anche l’immagine di quello che, a secondo dei periodo storici, è stato definito: Sua Emittenza, l’Unto del Signore, Berluscaz, il Caimano, il Tappone, ecc..

La Giunta farà bene a vagliare spassionatamente sul piano tecnico le memorie difensive dell’ex presidente del Consiglio, al di là delle ipotesi inverosimili di soluzioni “politiche” della controversia. E, soprattutto, sul congetturato vizio costituzionale della legge Severino, votata anche dal Pdl. Eminenti costituzionalisti, anche non legati ideologicamente al partito del Cavaliere, si sono espressi per vizi costituzionali della normativa che dovrebbe farlo decadere da parlamentare.

Ipotizziamo solo per un attimo che la Giunta definisca la decadenza da parlamentare del fondatore di Forza Italia. L’Uomo di Arcore potrebbe imboccare la via dello scatafascio governativo e della rivolta di piazza. E’ vero che alcuni radicalismi perseguiti in questi anni gli hanno giovato in termini elettorali. Ma siamo sicuri che il giocare duro nell’attuale congiuntura gli risolverebbe il problema, sia personale che politico? Sul piano privato porterebbe a casa solo la magra soddisfazione della rottura di tutto quello che è sfasciabile, senza però ripristinare alcunché a suo vantaggio. Niente da fare, comunque, per il seggio parlamentare. Sul terreno politico passerebbe per incosciente, a dir poco. Lui che ha assunto l’immagine del “responsabile” difronte al Paese. Prima, sotto l’incalzare dello spread, dimettendosi da premier, eppoi governando con i nemici di sempre, proprio per l’eccezionalità del momento storico.

L’”Uomo contro tutti” – anche e soprattutto i suoi se non eseguono “democraticamente” (sic) gli ordini -, Peppe Grillo, non a caso parla di elezioni immediate e spera nel furore catastrofico del Tappone. Il “Porcellum” stavolta gli va bene perché nel caos totale conseguente all’espulsione di Silvio dal Senato, con il “Pd meno elle” lacerato, pensa che il suo Movimento possa fare bingo accaparrandosi il premio di maggioranza. Se gli scenari restano questi potrebbe pure darsi. Eppoi?

Il buonsenso vorrebbe che il Capo della nuova di zecca Forza Italia pensi senza emotività agli interessi personali e di partito. Provi fino in fondo la strada “tecnica” per evitare la decadenza da parlamentare. Ma se non ci dovesse riuscire, l’unica carreggiata da percorrere non è la “disubbidienza civile” difronte ad un pseudo torto subito. Ma l’ubbidienza totale alla Legge, con tutto quello che ciò comporta. I dieci milioni di cittadini suoi elettori, e non solo, potrebbero molto apprezzare questo gesto di avvedutezza. In questo modo di agire avrebbe certo più credibilità il suo progetto di riforma della magistratura.

Nel Pd il Congresso, con le relative logiche democratiche di conquista del potere, incombe. I cavalli, purosangue o meno, sono in corsa. Meglio non fare commistioni, nei limiti del possibile, tra questioni di Congresso e questioni legate all’alleato Silvio ed al Governo Letta. Un voto a breve, senza una legge elettorale decente e con la crisi ancora molto vicina al nostro orizzonte, significherebbe fare carachiri. Insomma, ragionevolezza, per il bene dell’Italia.